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DALLE 08:58 ALLE 18:13

DI GIOVEDì 06 DICEMBRE 2018

SOMMARIO

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Internet: Corte Strasburgo difende uso link ipertestuali
Ungheria ha sbagliato condannando sito d’informazione

Arrestato il capo finanziario Huawei. è la figlia del fondatoreAzienda, fiduciosi imparzialità autorità Usa-Canada

YouTube, ecco i video più visti del 2018Da Martina Attili a X Factor ai creator come iPantellas

Huawei: popolare grazie a telefoni, ora in pole per 5GFondata nel 1987 da un ex ufficiale dell’esercito cinese

Ue vara piano anti fake news e accusa la Russia’Mosca spende 1 miliardo l’anno per diffondere disinformazione’

Russia, Yandex presenta suo telefonoDispositivo di fascia medio-bassa, ma a bordo ha Android

Parlamento Gran Bretagna torna all’attacco di FacebookMail sequestrate svelano sospetti di ‘giochi’ pubblicitari

Finlandia, droni Google per le consegneWing consegnerà fino a 10 chilometri di distanza – Google: dipendente fa errore su uno spot, costa 10 mln di dollari
Ha piazzato un finto banner pubblicitario su migliaia di siti

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La Corte europea dei diritti umani difende l’uso dei link ipertestuali, cioè il rinvio a del materiale presente su internet da parte dei siti d’informazione. I giudici hanno evidenziato l’importanza di questo espediente “che consente di dirigere il lettore verso informazioni già pubblicate altrove o di attirare l’attenzione sulla loro esistenza” e che “deve essere considerato diversamente da altre operazioni tradizionali di pubblicazione che i media fanno”.
La Corte di Strasburgo, in una sentenza ancora non definitiva, ha quindi stabilito che l’Ungheria, condannando per diffamazione un sito d’informazione molto popolare, www.444.hu, per aver inserito in un articolo un link ipertestuale a un’intervista pubblicata su youtube che conteneva delle affermazioni inesatte, ne ha violato la libertà d’espressione. Nella sentenza la Corte ha stabilito che l’uso in un articolo di un link ipertestuale che conduca a materiale che contiene affermazioni diffamatorie non deve portare automaticamente i tribunali nazionali a condannare per diffamazione il sito che ha pubblicato il ‘collegamento’. I giudici nazionali devono invece analizzare ogni caso singolarmente in base a 5 criteri.
In particolare deve essere accertato se il giornalista ha manifestato la sua approvazione o il suo sostegno per il contenuto a cui rinvia il link ipertestuale. Se ha inserito nel suo articolo contenuti provenienti dal link ipertestuale, senza approvarli. Se invece al contrario ha semplicemente inserito il link ipertestuale senza riprenderne i contenuti o sostenerli. Inoltre deve essere valutato se il giornalista poteva sapere che il contenuto del link ipertestuale era diffamatorio o illegale. Infine i tribunali nazionali devono accertare se il giornalista ha agito in buona fede, rispettando l’etica della professione. Nel caso del sito ungherese la Corte di Strasburgo ha evidenziato che la pubblicazione del link ipertestuale è avvenuta senza alcun commento in merito al suo contenuto, o ripetizione dello stesso nell’articolo. Inoltre i giudici sottolineano che nel momento della pubblicazione il giornalista non poteva sapere che il link ipertestuale conduceva a un’intervista che conteneva affermazioni diffamatorie visto che non c’era denuncia e il processo non si era ancora svolto.

Le autorità canadesi hanno arrestato a Vancouver il direttore finanziario della cinese Huawei Technologies, Meng Wanzhou, che ora rischia l’estradizione di Usa, dove è in corso un’indagine per accertare se il colosso cinese ha violato le sanzioni all’Iran. Lo rende noto il dipartimento di giustizia canadesi. La Cina ha chiesto al Canada il rilascio di Meng Wanzhou, un caso che aggiunge tensione tra Pechino e Washington e che minaccia complicare i colloqui commerciali. “Siamo convinti e fiduciosi che le autorità canadesi e statunitensi raggiungeranno senza dubbio una conclusione corretta e imparziale. Huawei rispetta tutte le leggi e le regole dei Paesi in cui opera, incluse quelle in materia di controllo delle esportazioni delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti e dell’Ue”: dice Huawei. L’azienda ha specificato che “non sono a conoscenza di illeciti” e che “sono state fornite poche informazioni riguardo le accuse”.L’arresto di Wanzhou, figlia del fondatore della società, è destinato probabilmente ad aumentare le tensioni tra Usa e Cina nel campo tecnologico, dopo la recente tregua sui dazi. Venerdì e’ prevista l’udienza in cui il giudice deciderà se rilasciarla su cauzione. In ogni caso e’ stata arrestata su richiesta degli Usa, che intendono chiedere l’estradizione. Huawei, uno dei piu’ grandi produttori cinesi di telefonini, e’ finita nel mirino delle autorita’ americane per timori legati alla sicurezza: l’acquisto e l’uso di telefonini Huawei e’ stato vietato nelle agenzie governative. L’arresto ha dato il colpo di grazia alle Borse asiatiche, aggiungendo un nuovo elemento di incertezza allo stop and go nei negoziati commerciali fra Stati Uniti e Cina.

Intrattenimento e contenuti dei ‘creator’, ecco YouTube Rewind 2018, la classifica dei video più popolari sulla piattaforma video, nell’anno che sta finendo.Per l’intrattenimento, tra i più visti ci sono la performance di Martina Attili a X Factor e quella di Pierfrancesco Favino a Sanremo; ma anche la comicità dei YouTube creator come iPantellas, gli Autogol, i Mates e IlvostrocaroDexter. O la comicità in aiuto del sociale del gruppo dei Comici Sardi Uniti a supporto della SLA.Ecco la Top 10 dei video del 2018 più visti su YouTube:1. Martina Attili e la sua “Cherofobia”2. iPantellas – Tisana (Official Video)3. PER CHI NON LO SLA – Comici Sardi Uniti – official4. Alessandro Borghese giudica le persone5. GLI AUTOGOL – INNO DEI NON MONDIALI – Formentera 2018 (feat.Dj Matrix)6. Young Cagnolino – Bau arf arf arf7. Sanremo 2018 – Pierfrancesco Favino emoziona con il monologo “La notte…”8. CRISTIANO RONALDO REAGISCE AL VIDEO DOVE LO TROVO SU FIFA + CROSSBAR CHALLENGE9. Arriva alla cassa ma non ha soldi per pane e latte, le reazioni della gente (Esperimento sociale)10. MATES – INTERVISTA A CINQUE!

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Ha 31 anni di vita, un fatturato di 92,5 miliardi di dollari e 180 mila dipendenti Huawei, l’azienda con sede a Shenzen, in Cina, al centro di una crescente guerra fredda con gli Usa probabilmente destinata ad aumentare dopo l’arresto di Meng Wanzhou, figlia del fondatore della società.
Huawei è nata nel 1987 grazie a Ren Zhengfei, 74 anni, fondatore ed attuale presidente che fino a cinque anni prima di iniziare questa attività è stato un ufficiale dell’esercito cinese. E’ una società privata detenuta al 100% dai suoi dipendenti.
Il colosso tecnologico è conosciuto principalmente per gli smartphone ma è anche in primo piano nella componentistica per le telecomunicazioni: i prodotti e le soluzioni Huawei sono utilizzati da 45 dei primi 50 operatori mondiali e sono impiegati in oltre 170 nazioni, circa un terzo della popolazione mondiale.
Ed è tra le principali aziende che stanno realizzando infrastrutture e componenti per il 5G (ha aperto collaborazioni anche in Italia). Una tecnologia che nell’immediato futuro offrirà una velocità di connessione mobile maggiore e migliore copertura. Huawei ha investito anche nella ricerca e nei brevetti ed è presenta pure in Italia con circa 850 dipendenti, divisi fra le sedi di Milano e Roma. Nel nostro paese ha un fatturato di circa 1,5 miliardi, 50% realizzato nel segmento consumer (i dispositivi digitali) e il resto suddiviso fra enterprise e carrier.

Alla guerra come alla guerra, soprattutto quando ci sono in ballo le elezioni europee. La Commissione Ue ha lanciato il nuovo Piano d’azione contro le fake news, di fronte alla macchina della disinformazione messa in piedi dalla Russia indicata come la responsabile numero uno delle bufale diffuse a tappeto, principalmente online ma anche sui media tradizionali, con l’obiettivo di interferire nel voto in Europa.Un esercito di ‘troll’, un budget annuale di 1,1 miliardi di euro per diffondere disinformazione, con 4.564 casi di fake news identificati dalla task force Ue – soprattutto su migranti, terrorismo, Ue, Ucraina e Siria – sono le cifre messe in luce da Bruxelles a meno di sei mesi dalle europee. “Abbiamo visto tentativi di interferire in elezioni e referendum, con prove che indicano la Russia come fonte primaria di queste campagne”, ha denunciato il vicepresidente della Commissione Ue al digitale, l’estone Andrus Ansip. Ha invitato gli Stati membri ad “essere uniti e mettere insieme le nostre forze per proteggere le nostre democrazie contro la disinformazione”. “La Russia investe un enorme budget, 1,1 miliardi l’anno, a sostegno della disinformazione”, e la sola “fabbrica dei troll di San Pietroburgo impiega mille persone a tempo pieno”.Dati che si intersecano con quelli ricordati dal commissario alla Sicurezza Julian King: Facebook ha ammesso che i profili falsi costituiscono il 3-4% del totale, ossia 60-90 milioni di account. E l’80% di quelli Twitter che hanno diffuso disinformazione nella campagna elettorale Usa 2016 che ha portato all’elezione di Donald Trump sono ancora attivi oggi e postano “oltre un milione di tweet al giorno”. Il piano Ue triplica quasi le risorse a disposizione per le task force contro la disinformazione sotto la guida del Servizio di azione esterna di Federica Mogherini, dagli 1,9 milioni del 2018 a 5 milioni di euro per il 2019. A questa, però, lavorano 14 persone, di cui solo 4 occupate a tempo pieno nel ‘debunking’. Con le nuove risorse arriverà da gennaio qualche effettivo in più.
Prosegue l’autarchia tecnologica russa. Yandex, il colosso della ricerca web paragonabile ad un Google locale, ha annunciato il suo primo dispositivo chiamato Yandex Phone. E’ uno smartphone di fascia bassa, con sistema operativo Android dell’americana Google, con a bordo già una serie di app fornite dalla società. Compreso l’assistente vocale Alissa, concorrente di quelli di Amazon, Google e Apple. Il software, stando a quanto spiega Yandex, dispone già di 34mila funzioni nella lingua locale e può aiutare gli utenti a prenotare taxi e ordinare cibo a domicilio. Il design del telefono è abbastanza semplice, è in vendita a 17.990 rubli, poco più di 200 euro.Yandex si è già cimentata in altri dispositivi tecnologici come gli smart speaker, cuore della domotica, ma anche con i taxi a guida autonoma. La Russia è da tempo impegnata nell’affrancarsi tecnologicamente dagli Usa. Negli anni passati ha eliminato dagli enti governativi i software di Microsoft e Cisco per affidarsi a quelli locali, e per i dispositivi di istituzioni e aziende ha provato anche il sistema operativo Sailfish OS, progettato da Jolla, una società nata dalla una costola di Nokia. E ha messo anche in pratica, a tappe diverse, leggi restrittive nei confronti di grandi aziende come LinkedIn per tutelare e far restare nei confini del paese i dati di utenti e aziende.
Il parlamento britannico torna all’attacco di Facebook e la sua ultima denuncia fa rumore sui giornali del Regno in edicola oggi. L’affondo arriva ancora una volta dal deputato conservatore Damian Collins, presidente della commissioni Media e Digitale alla Camera dei Comuni che da mesi indaga sul tema degli abusi dei dati personali sul web, nonché sulla disinformazione e le ‘fakenews’ online, con un occhio particolarmente critico sul gigante Usa dei social media.Collins ha infatti autorizzato la pubblicazione di alcuni documenti fatti da lui stesso sequestrare d’autorità a un manager di passaggio a Londra, tramite l’uso insolito dei poteri investigativi attribuiti alla commissione, da cui sembrano emergere nuovi indizi di vecchie pratiche di abuso dei profili degli utenti da parte del colosso fondato da Mark Zuckerberg.Le 200 pagine di email interne ora svelate evidenziano in particolare la condivisione – talora a pagamento, si sospetta – di dati personali di utilizzatori di Facebook con altre aziende.Un portavoce della società americana ha negato che Facebook abbia “mai venduto i dati di chicchessia”. Ma secondo Collins il materiale appena reso noto – “nell’interesse pubblico” – “solleva interrogativi importanti sulla gestione dei dati degli utenti” e “problemi chiave” in materia di trasparenza.
Droni Google per le consegne in Finlandia, i primi test ci saranno nel 2019. Wing, questo il nome del servizio, sarà attivato a partire dalla prossima primavera a Helsinki, dove consegnerà pacchi fino a 1,5 chilogrammi di peso, su una distanza massima di circa 10 chilometri. La notizia è riportata dal sito TechCrunch.Le consegne saranno gratis, per un periodo di prova anche se la società a regime intende farlo pagare. Nell’esperimento già effettuato in Australia, sono stati consegnati migliaia di articoli, dal cibo ai prodotti tecnologici, ancora non è noto cosa Wing trasporterà in Finlandia.Il maggior rivale del servizio è ‘Prime Air’ di Amazon, in fase di test dal 2016 in Gran Bretagna. Sia Google, sia Amazon, ad ogni modo non hanno mai condotto test su larga scala negli Usa, anche per le leggi più restrittive nel paese.- Avrà un costo milionario, per Google, l’errore di un singolo dipendente, che martedì scorso, per tre quarti d’ora, ha fatto comparire online un rettangolo giallo al posto dei classici banner pubblicitari. L’episodio è stato confermato da un portavoce dell’azienda al Financial Times, che stima il costo in 10 milioni di dollari.
Il rettangolo giallo è comparso dalle ore 19 alle 19:45 del 4 dicembre su migliaia di siti statunitensi e australiani. A farlo materializzare, un dipendente di Google che stava partecipando a un corso per aiutare i clienti a imparare come usare la piattaforma pubblicitaria dell’azienda.
Il dipendente inavvertitamente ha fatto un ordine per diffondere la sua finta pubblicità, offrendo a chi la ospitava -sempre per errore – un lauto guadagno: 25 dollari ogni mille visualizzazioni, contro un prezzo di mercato di 2 dollari.
Google ha dichiarato che pagherà i siti che hanno ospitato il finto banner pubblicitario.      

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