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Sanremo, 10,6 mln e 56.5% per la finale
In calo rispetto al 2018, ma guadagna 10 punti sulla 4/a serata

SANREMO10 febbraio 2019 08:39

– La serata finale del Festival di Sanremo, che ha incoronato vincitore Mahmood, è stata seguita in media su Rai1 da 10 milioni 622 mila telespettatori con il 56.5%.
Nel 2018 la finale del primo festival diretto da Claudio Baglioni aveva raccolto una media di 12 milioni 125 mila telespettatori pari al 58.3% di share. Si conferma dunque il trend di ascolti in calo rispetto allo scorso anno (un milione e mezzo di spettatori e circa due punti di share). La finale ha però guadagnato 10 punti percentuali rispetto alla quarta serata del festival, quella dedicata ai duetti (46.1%).
La prima parte dell’ultima serata di Sanremo 2019 (dalle 21.26 alle 23.51) ha avuto 12 milioni 129 mila spettatori con il 53.1%; la seconda (dalle 23.54 all’1.34) 8 milioni 394 mila con il 65.2%.
Un anno fa la prima parte della serata finale del festival aveva ottenuto 13 milioni 240 mila spettatori con il 54% di share, la seconda 10 milioni 401 mila con il 68.9%.
Fiera Ragazzi, 1400 espositori a BolognaApre 1 aprile a Bologna con 2 nuovi padiglioni. Tra ospiti Sis

10 febbraio 201914:26

– Due nuovi padiglioni, 1.400 espositori da oltre 80 paesi, un approfondimento speciale sulla cultura afro americana e sulle donne nella letteratura per ragazzi: torna dal 1 al 4 aprile a Bologna la Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi che nella 56/ma edizione avrà la Svizzera paese ospite d’onore. Tra i grandi autori e illustratori ospiti il ceco Peter Sís, il lituano Kęstutis Kasparavičius, gli afroamericani Christopher Myers, Ekua Holmes e Klaas Verplancke. Dall’Argentina arriverà l’illustratore ed editore Diego Bianchi e sono attesi l’inglese Michael Morpurgo, la norvegese Maria Parr, l’autrice bestseller Ruta Sepetys, nata negli Usa da una famiglia di rifugiati lituani, l’americana Nikki Grimes, l’illustratrice Beatrice Alemagna. Alle figure femminili autonome e determinate, portate al centro dell’editoria per l’infanzia dopo decenni di principesse, sarà dedicato l’incontro ‘Time is on their side. Women in Children’s Books’ con fra le altre la norvegese Marta Breen e Beatrice Masini.
Flamenco e Bizet, ecco ‘La Pasion de Carmen’La danza spagnola con la grande opera, in scena a teatro a Roma

10 febbraio 201914:31

– Il flamenco incontra l’opera di Bizet per un mix di danza, musica e colori. Arriva da Madrid a Roma ‘La Pasion de Carmen’ lo spettacolo ispirato al lavoro più suggestivo del compositore e pianista francese: quello che andrà in scena il 12 febbraio al Teatro Italia è lo show, sulle note della celebre opera, raccontato attraverso la musica popolare spagnola e interpretato dal corpo di ballo diretto da Tito Osuna. Il soggetto della Carmen viene presentato mescolando diversi stili del flamenco: la ricerca del colore, sia nella tecnica delle luci che nei costumi della compagnia, domina ovunque sulla scena interpretando con audacia la maestosità dell’Opera di Bizet. Sul palco otto ballerini e un’orchestra madrilena che si esibisce live con chitarra, flauto e due voci.
Osuna. alla quarta generazione di una famiglia dedita al teatro, ha fondato nel 2017 il Ballet flamenco Espanol per rappresentare tutti gli stili della danza ispanica messi in scena da solisti delle migliori compagnie di flamenco del mondo.
Frate Assisi, Sanremo vinto integrazionePer padre Enzo Fortunato è “bella notizia per il Paese”

ASSISI (PERUGIA)10 febbraio 201915:15

– Al festival di Sanremo “ha vinto l’integrazione”. A sottolinearlo è padre Enzo Fortunato, direttore del sito sanfrancescopatronoditalia e della sala stampa del Sacro Convento di Assisi dopo la vittoria di Mahmood con la canzone ‘Soldi’. “Una bella notizia per il nostro Paese” ha aggiunto il francescano.
Secondo padre Fortunato in tutte le canzoni è possibile trovare “una sottile linea di attenzione alla spiritualità”.
“Il brano – ha sostenuto ancora il religioso parlando di quello di Mahmood – offre più di qualche elemento di francescanesimo, perché ci ricorda il padre di Francesco, Pietro Bernardone, che pensava solo al guadagno. Un tema caro al giovane rapper milanese che ha già capito che nella vita c’è altro: la ricerca di senso e di significato, l’affetto, l’amore.
Ha vinto l’integrazione. Con buona pace di qualcuno, questa vittoria ci mostra il futuro del nostro Paese, dove si intrecciano razze, culture, fedi e religioni. Dove la pretesa di un popolo puro è solo dei pazzi”.
Baglioni, tris a Sanremo? Non so”Meno artisti” e “solo televoto se vuole essere evento popolare”

SANREMO10 febbraio 201919:00

– “Un terzo festival? Ci sarebbe tanto lavoro da fare e mi piacerebbe perfino farlo. Ma non ne ho la minima idea perché il troppo storpia”. Claudio Baglioni ha vinto la scommessa del bis a Sanremo, dirottando il festival verso il pubblico giovane. Due dati su tutti: il 63% di share sui ragazzi di 15-24 anni, un podio con un’età media di 25 anni.
Sul futuro lascia la porta aperta, ma non si sbilancia. “A questo punto ho tanto bisogno di ombra, per poi riaccendere i riflettori quando tornerò a fare il mio percorso individuale”. La casacca da direttore artistico, comunque, gli suggerisce già come cambiare il festival, riportando “da 24 a 20 il numero degli artisti in gara” e riducendo “la durata delle puntate”. E soprattutto modificando i meccanismi di formazione delle classifiche: “Se il festival vuole davvero essere una manifestazione popolare, potrebbe essere giudicato solo dal televoto”, dice dopo la rivolta web contro le preferenze delle giurie tecniche che hanno ribaltato il giudizio del pubblico.
Ciampi, giurato Grammy, guarda SanremoCon Baglioni il festival ha fatto passi avanti

Ciampi, giurato Grammy, guarda SanremoCon Baglioni il festival ha fatto passi avanti

LOS ANGELES11 febbraio 201910:06

LOS ANGELES – E’ L’unico giurato italiano ai Grammy e ora è anche membro ufficiale della Recording Academy. Gabriele Ciampi, classe 1976, compositore e direttore d’orchestra, ha il curriculum perfetto per dare un giudizio su un week end decisamente importante per il mondo della musica. Se in Italia si è appena concluso il festival di Sanremo, negli Stati Uniti, nella notte fra domenica e lunedì, si tiene la cerimonia di assegnazione dei Grammy, gli Oscar della musica statunitense. E’ dunque l’occasione giusta per fare un paragone fra le due manifestazioni. “Sanremo si sta avvicinando ai Grammy – dice il compositore italiano, che vive a Los Angeles – quest’anno più che mai perché, esattamente come accade ai Grammy, è stata tolta la divisione fra i big e i giovani”. Il termine di paragone purtroppo, però, finisce qui: “I giovani a Sanremo non hanno saputo cogliere questa opportunità. Troppi gli errori tecnici che ho notato, troppa è stata l’impreparazione”. Come mai? Il problema secondo Ciampi sono i nuovi mezzi di comunicazione contemporanei, che creano fenomeni ma solo raramente affermano musicisti veri: “Con i social chiunque oggi può far sentire il proprio brano, questa è una grandissima opportunità per farti conoscere e apprezzare, ma poi devi studiare”. Il rischio è quello di scimmiottare l’hip hop americano senza nessun apporto artistico: “Non è possibile paragonare l’hip hop statunitense, nato da un movimento di protesta e con una radice solida, con quello italiano che, se non accompagnato dallo studio del canto e della musica, diventa solo uno sfoggio di parolacce. Ho notato molta più grinta e cattiveria fra i big, la Bertè con i suoi arrangiamenti rock, Cristicchi che ha saputo sfruttare la meravigliosa orchestra di Sanremo con una canzone dall’orchestrazione molto italiana, che ha messo in risalto i corni, o Arisa, con i suoi salti vocali molto impegnativi”. E a proposito di voci femminili, Ciampi smorza la polemica che ha colpito Francesco Renga, accusato di maschilismo per aver dichiarato che le voci degli uomini sono più belle di quelle delle colleghe. Ciampi fornisce una spiegazione tecnica precisa: “Nel mio ultimo album Hybrid, uscito lo scorso novembre, ho lavorato solo con donne, esplorando le estensioni vocali femminili. La voce della donna permette di giocare molto di più di quella dell’uomo, che non ha bisogno di grande preparazione ma è meno malleabile. La voce femminile è più creativa, ma è vero che necessita di uno studio maggiore. Per un compositore è meglio lavorare con le voci femminili, che permettono maggior gioco”. Le contestazioni di plagio, invece, una costante sul palco di Sanremo, dipendono secondo il musicista dal sistema di selezione delle canzoni che dovrebbe essere più simile a quello dei Grammy: “Qui negli Stati Uniti il lavoro di selezione, da parte di circa 200 addetti ai lavori, inizia sei sette mesi prima e prende in considerazione circa 20mila brani, nella fase successiva vengono invitati circa 50 musicisti da tutto il mondo”. Fra loro, appunto, l’unico italiano è Gabriele Ciampi. “Noi siamo chiamati a decidere chi farà parte delle categorie principali. C’è dunque alla base un giudizio tecnico, con votazione telematica, che non permette influenze esterne. Certo, la notorietà dell’artista potrebbe avere un ruolo nella partita, ma se il giudizio è meramente tecnico non c’è modo di venire influenzati. E’ per questo che, ad esempio, quest’anno un rapper famoso come Eminem è stato eliminato e invece una giovane artista come H.E.R. ha ottenuto nomination importanti” (miglior album, l’omonimo H.E.R, e migliore nuova artista, n.d.r.). Secondo Ciampi Sanremo dovrebbe cercare di dare le stesse opportunità ai giovani, fino a riuscire a portarli proprio ai Grammy. “Vedo un avvicinamento fra le due manifestazioni. Il festival della canzone va difeso, resta una straordinaria opportunità di partenza per gli artisti italiani ma se il giudizio tecnico avesse un peso maggiore si eliminerebbero anche molte polemiche. Poi Sanremo è del pubblico, ci sta la componente popolare, ma andrebbe un po’ rivista la macchina della selezione precedente”. Sull’operato del direttore artistico Baglioni dice: “Con la sua direzione si sono fatti passi avanti, siamo sulla buona strada, ma se ci sarà un avvicendamento alla direzione artistica, e di solito dopo un paio di anni c’è sempre, mi piacerebbe veder tornare Pippo Baudo, lui è veramente in grado di dare importanza alla voce. Mi piacerebbe poter dare una mano, facendo parte di una giuria tecnica. Il sistema di selezione di Sanremo è troppo macchinoso oggi”. Gabriele Ciampi ha conosciuto la musica nell’azienda di pianoforti di famiglia, “Ma non mi piaceva suonare il piano, ero più interessato a cercare di capire cosa ci fosse dietro a quell’accordo, perché il compositore aveva scritto quella nota in quel punto, da qui la passione per la composizione”.

Berlino, Binoche sui social per amoreL’attrice, il sesso telefonico? È stato tutto molto veloce

BERLINO10 febbraio 201919:44

– Il virtuale permette tutto, anche di spacciarsi per una stupenda 25enne e fare l’amore telefonico con un tuo coetaneo che non hai mai incontrato né incontrerai.
Basta creare un profilo falso, con tanto di foto della giovane tua nemica, proprio quella ragazza per cui sei stata lasciata e che ti ossessiona la mente. Lo fa la cinquantenne Claire (Juliette Binoche) in ‘Who you Think I am’, passato alla Berlinale e film d’apertura della prossima edizione del Biografilm Festival di Bologna (in Italia distribuito da I Wonder Pictures).
E per l’attrice francese premio Oscar anche il primo sesso telefonico sul grande schermo con il coprotagonista, Francois Civil, che aveva interpretato suo figlio nel 2011 in ‘Elles’. “In realtà è stato tutto molto veloce – spiega la Binoche che si ritrova nel film a fare sesso virtuale con Civil mentre è sola in auto -. E devo anche dire che ho sentito Francois un po’ timido e impacciato. Comunque nessun imbarazzo, sono cose che fanno parte di questa professione”.
Mahmood, io italiano faccio Marocco pop”Non piaccio a Salvini? Musica è soggettiva. Eurovision? Forse”

SANREMO11 febbraio 201910:18

La sua espressione incredula, non ha lasciato dubbi. Alessandro Mahmoud, in arte Mahmood, 27 anni, ha vinto a sorpresa il festival di Sanremo con il brano “Soldi”. Una sorpresa soprattutto per lui, rimasto senza parole nel momento clou, perché in realtà le sue quotazioni sono andate crescendo serata dopo serata. “Ancora devo metabolizzare – racconta il giorno dopo, stanco ma contento e già nel turbinio di mille nuovi impegni -. Per me la vittoria era già partecipare, non avrei mai creduto di salire sul podio.
Tantomeno di vincere”. E invece è successo. Al festival è arrivato da outsider, conquistando un pass con la vittoria a dicembre a Sanremo Giovani (e con un curriculum nel quale spuntano brani scritti per Marco Mengoni, Michele Bravi e Elodie). Già Francesco Gabbani aveva fatto doppietta, vincendo prima tra i Giovani (nel 2016 – era Conti – anno in cui parteciparono lo stesso Alessandro, Ermal Meta e Irama) e l’anno dopo tra i Big. Mahmood ha fatto tutto nel giro neanche di due mesi. A spingerlo verso la vittoria, non senza uno strascico di polemiche, è stato soprattutto il voto delle giurie tecniche che hanno ribaltato il televoto (a favore di Ultimo, arrivato secondo, che poi ha attaccato duramente i giornalisti). “Ho capito che qualcosa stavo cambiando quando sabato pomeriggio mi hanno detto che Soldi era il brano più alto in radio”, aggiunge dandosi anche una spiegazione del successo ottenuto. “Forse è piaciuto il sound internazionale del mio pezzo, un brano che non ti aspetti di sentire a Sanremo”. E a proposito di internazionalità, spetta a lui di diritto partecipare all’Eurovision Song Contest: “ci sono tante cose da organizzare, ora decideremo cosa fare”. Sulle reazioni di Ultimo, invece, taglia corto: “Non lo conosco, ma al festival siamo tutti stanchi e sotto stress. Forse non c’è stata neanche la capacità di capire un ragazzo di 21 anni deluso, che ha detto la cosa sbagliata al momento sbagliato”. Oltre alle polemiche sul televoto, la sua vittoria è stata macchiata anche dai commenti razzisti sui social sulle sue origine (è nato a Milano da madre sarda e padre egiziano).
Salvini, poi, gli avrebbe preferito Ultimo e la giornalista Maria Giovanna Maglie ha parlato di “vittoria annunciata, meticciato assicurato”. “Salvini? La musica è soggettiva e ognuno ascolta ciò che vuole. Io comunque sono nato a Milano e sono un ragazzo italiano al 100%”. Mahmood sente la responsabilità di sentirsi rappresentante di una nuova generazione di italiani? “Per me non è una nuova generazione.
Già alle elementari nella mia classe c’erano africani, russi, sudamericani. Per me non è la nuova Italia, ma è già la vecchia”. Alle polemiche, però, preferisce le sette note. “Sono fan della musica moderna, ho ascolti misti, dal cantautorato all’indie e mi sono lasciato contaminare. Il mio è Marocco-pop”.
Neanche a dirlo, la dedica è alla madre che lo ha sempre seguito (con il padre non ha contatti già da molto tempo) e a tutto il suo staff, compreso Dardust e Charlie Charles, che con lui hanno realizzato Soldi. Il 1 marzo uscirà il suo primo Ep Gioventù Bruciata (con il brano omonimo ha vinto Sanremo Giovani). “E poi non vedo l’ora di esibirmi dal vivo. Quello che mi aspetto dal Festival, in fondo, è poter avere la certezza di vivere con la mia musica”.

Dafne, down trentenne e giudiziosaA Panorama il film di Bondi con Carolina Raspanti

RLINO10 febbraio 201919:52

– ‘Dafne’ è un film su una vera forza della natura che si chiama Carolina Raspanti, una trentenne portatrice di sindrome di Down e protagonista assoluta di questo secondo lungometraggio di Federico Bondi (Mar Nero, 2008), passato in concorso a Panorama al Festival di Berlino.
Impossibile così pensare a questo lavoro, prodotto da Vivo film con Rai Cinema e in sala dal 21 marzo con il Luce, senza il suo spirito da professorina piena di giudizio e candore. Nel film Carolina è appunto Dafne, una trentenne che lavora che vive con tutta la sua esuberanza insieme ai genitori: Luigi (Antonio Piovanelli) e Maria (Stefania Casini). Quando però la madre Maria muore, gli equilibri familiari vanno a pezzi. Il padre entra in depressione, tormentato, com’è, dalla paura di lasciare sola la figlia alla sua morte. Ma sarà paradossalmente proprio Dafne a dargli la forza di andare avanti con il suo caratterino e le sue perentorie indicazioni come: “Papà non buttarti giù”.
Forzano, ora show e film dal mio libro”Mi aspettano anche Sanremo Young con Clerici e tributo a Dalla”

10 febbraio 201920:16

– Ha scritto un libro a 56 anni, “Come Rocky Balboa”, e a 57 ha iniziato a fare l’attore con il primo reading tratto dallo stesso testo. Ora per Duccio Forzano, reduce dalla sesta regia del Festival di Sanremo, è arrivato il momento di trasformare quell’esperienza in uno spettacolo teatrale e in un film di cui sta scrivendo l’adattamento.
“Non smetterò di fare il regista – precisa – anzi, in questo 2019 mi aspettano altri importanti impegni tv, a partire dall’imminente Sanremo Young con Antonella Clerici, fino a uno spettacolo teatrale che vuole essere un tributo a Lucio Dalla dal titolo ‘L’Angelo bugiardo’, prodotto da Gianni Salvioni e che sarà presentato in prima nazionale domenica 3 marzo a S.
Giovanni Persiceto in provincia di Bologna. Ma ho intenzione, sempre più, di dedicarmi a mettere a disposizione dei giovani tutto quello che ho imparato nella mia vita”. Per questo sta allestendo un canale youtube e preparando un libro fotografico.
Cuaron trionfa con ‘Roma’ ai BaftaIncetta di premi anche ‘La favorita’, Rami Malek miglior attore

NDRA11 febbraio 201901:23

– Vanno a ‘Roma’ del messicano Alfonso Cuaron i riconoscimenti chiave dei Bafta 2019, gli ‘oscar britannici’ assegnati in serata a Londra. La pellicola prodotta da Netflix si aggiudica la corona per il miglior film dell’anno e quella per la regia, categoria in cui Cuaron viene preferito a Spike Lee (‘BlacKkKlansman’), Yorgos Lanthimos (‘La Favorita’) e Bradley Cooper (‘E’ nata una stella’).
Bene anche ‘La favorita’, che sebbene battuto nella corsa per i due premi principe incassa giocando in casa un bel bottino: migliora attrice (Olivia Colman); migliore attrice non protagonista (Rachel Weisz); miglior film britannico; migliore sceneggiatura originale, migliore scenografica; miglior trucco; e ovviamente migliori costumi. Fra gli attori protagonisti vince, come già ai Golden Globe, un altro candidato all’Oscar: Rami Malek, scelto per la sua interpretazione di Freddie Mercury in ‘Bohemian Rhapsody’ in barba alla concorrenza di Bradley Cooper, Christian Bale, Steve Coogan e Viggo Mortensen.         

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