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Golf:AT&T,pioggia rinvia festa Mickelson
‘Lefty’ vicino a ennesimo titolo PGA. Casey, “

11 febbraio 2019 06:01

– La pioggia e il buio rinviano di qualche ora il quarantaquattresimo successo in carriera sul PGA Tour di Phil Mickelson. A Monterey (California), nell’AT&T Pebble Beach di golf, “Lefty” è a un passo dall’ennesimo trionfo sul massimo circuito americano. Gara rinviata alle 17:00 (ora italiana) con il player a stelle e strisce che a due buche dal termine vanta tre colpi di vantaggio (-18 sul totale) sul britannico Paul Casey (-15), chiamato però a completarne ancora tre. “Non è finita”, le dichiarazioni dell’inglese. Ma tutto è nelle mani di Mickelson. “Finora è stata una grande settimana, spero di chiuderla al meglio”. Dopo aver superato per cinquecento volte il taglio in carriera Mickelson insegue, all’età di quarantotto anni, un’altra vittoria sul PGA Tour. Per entrare ancor di più nell’Olimpo del golf mondiale.
Snowboard:Seehauser resta ‘Re Obereggen’Nella categoria femminile successo per Tamara Frigo

11 febbraio 201910:21

– Simon Seehauser si riconferma Re dello Snowpark di Obereggen. L’atleta locale ha vinto domenica nel cuore del comprensorio del Latemar, lo storico contest di snowboard ‘King of Obereggen’. Alle sue spalle il giovane snowboarder lituano Kostas Turcinavicius e il bolzanino Thomas Venzo che ha lottato fino all’ultimo per il podio. Nella categoria femminile successo per Tamara Frigo di Bolzano.
Nella disciplina Ski-Freestyle gradino più alto del podio per l’azzurro Angelo Blaglevi, seguito dal tedesco Simon Abele proveniente dall’Algovia in Baviera e dall’altoatesino Niklas Oberrauch. Il livello della competizione si è confermato di grande levatura tecnica, certificata dalla presenza da alcuni dei migliori atleti nazionali ed esteri. Numeri spettacolari che hanno reso il ‘King of Obereggen’ un evento elettrizzante grazie ai rider, accomunati dalla medesima passione per la neve e lo snowboard, nonostante il vento e la dolce nevicata. Il prossimo evento si svolgerà ad inizio marzo.
15 anni senza Pantani, Pirata ed eroe maledettoIl 14 febbraio 2004 fu trovato morto. Nel ’98 vinse Giro e Tour

11 febbraio 201909:26

Con il tempo, pur diventando leggenda, il mito non è riuscito a spazzare via le ombre, né a dissipare i dubbi. Sulla morte di Marco Pantani, arrivata il 14 febbraio di 15 anni fa a privare lo sport italiano di un eroe seppure della categoria “maledetti”, si è fatta luce solo fino a un certo punto e ci sono volute almeno due inchieste per arrivare al verdetto della Cassazione: il Pirata non è stato ucciso. La Corte suprema ha sentenziato una volta per tutte, per sempre, ma la famiglia del corridore non ha mai accettato il verdetto, mentre i suoi tifosi di sempre continuano a discutere. In questi 15 anni senza Pantani si è sempre dibattuto sulla fine ingloriosa di un campione che rilanciò il ciclismo. La verità è sempre appartenuta a qualcuno, però.

Vincitore nello stesso anno (1998) del Giro d’Italia e del Tour de France, Pantani venne ritrovato senza vita nel residence ‘Le Rose’ a Rimini, pochi anni dopo le sue ultime pedalate in alta quota. Una fine con tante domande senza risposta che, solo pochi anni prima, nessuno avrebbe potuto prevedere e neppure immaginare.

La parabola del Pirata, che – sempre secondo quanto ha stabilito la Cassazione nel 2017 – morì per ingestione involontaria di cocaina, aveva cominciato ad assumere la traiettoria sbagliata il 5 giugno 1999. Dopo la grande impresa ai piedi del santuario di Oropa, Pantani continuò a dare spettacolo. Arrivò solo sull’Alpe di Pampeago e a Madonna di Campiglio. Poi, sabato 5 giugno 1999, alle 7,25 del mattino, dopo un controllo “a tutela della sua salute”, il suo ematocrito risultò del 52%, contro il 50% del limite massimo concesso. Fu quello l’inizio della fine del Pantani atleta. Una caduta senza appigli.
La vita di Marco, in pochi minuti, venne sconvolta: il Pirata affogò nel fango e nella disperazione, trovando riparo nelle amicizie sbagliate e in altre sedicenti vie d’uscita. Da eroe sportivo si trasformò in una specie di sinistro paladino della solitudine, facendosi travolgere dalla tragedia. Ha provato a ritrovare un sentiero di salvezza e a imboccarlo, non c’è riuscito, cadendo nel baratro.
Su Marco se ne sono dette e scritte tante: è stato definito il carnefice di se stesso, è stato accostato a Coppi e Bartali, è stato stato trasformato in un simbolo di riscatto, dopo i tanti infortuni che ne hanno segnato la carriera. Ha dato e avuto tanto dal ciclismo, ha regalato emozioni forti, palpitazioni, dispensato entusiasmo, ha acceso i sogni, andando oltre il limite. Forse troppo.
Discese ardite ne ha regalate tante, sono però mancate le risalite. In 15 anni il suo silenzio definitivo e imperfetto è stato assordante. Pirata e uomo, campione e colosso di argilla a uso e consumo di gente senza scrupoli o senza pudore. La sua fine era già scritta, nessuno forse ha cercato di spiegare i perché.         [print-me title=”STAMPA”]

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