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Apple: Nyt, elimina app rivali per controllo parentale
L’azienda, decisione per tutelare privacy e sicurezza utenti

29 aprile 2019 06:28

Una nuova polemica si abbatte su Apple che, come ha riportato nel weekend il New York Times (Nyt), ha rimosso dal suo negozio diverse applicazioni popolari di controllo parentale e di monitoraggio del tempo trascorso e delle attività svolte su iPhone e iPad. Una mossa, evidenzia il quotidiano, che ha fatto seguito all’introduzione di una funzione analoga sviluppata da Apple e chiamata Screen Time.Tempestiva la risposta della compagnia: “Contrariamente a quanto riportato dal Nyt, non è una questione di concorrenza. E’ una questione di sicurezza”. Nel corso dell’ultimo anno – ha scritto il giornale americano – Apple ha rimosso almeno 11 delle 17 applicazioni più popolari di parental control e monitoraggio d’uso, insieme a diverse app meno note. In alcuni casi la compagnia avrebbe imposto agli sviluppatori di eliminare dalle loro app le funzioni che consentono ai genitori di controllare i dispositivi dei figli e di bloccare l’accesso ad alcuni contenuti; in altri casi le app sarebbero semplicemente state eliminate dall’App Store. Apple ha presentato la funzione Screen Time nel giugno scorso, come parte del sistema operativo iOS 12.In una nota in risposta all’articolo del Nyt, Apple spiega di aver rimosso alcune app perché “mettevano a rischio la privacy e la sicurezza degli utenti”. Queste app – spiega – usano una tecnologia “molto invasiva” chiamata Mobile Device Management, che consente di accedere a dati sensibili dei dispositivi mobili come posizione, mail, uso di app e cronologia di navigazione.Tale tecnologia è usata in modo lecito dalle aziende per monitorare i loro dispositivi, ma “è molto rischiosa, e viola le nostre politiche, se usata in app rivolte a utenti privati”. Agli sviluppatori sono stati concessi 30 giorni per modificare le app; chi non l’ha fatto ha subìto la rimozione.

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Web influencer assolta in Germania, non fa pubblicità online
Moglie calciatore Hummels, ha 485mila follower su Instagram

BERLINO29 aprile 201914:16

La web influencer Cathy Hummels, moglie del calciatore Mats Hummels, campione del mondo nel 2014 con la nazionale tedesca e oggi difensore del Bayern, è stata assolta dal tribunale di Monaco dall’accusa di fare pubblicità ingannevole sul proprio profilo Instagram, che vanta ben 485.000 follower.La sentenza chiarisce che Hummels, pubblicando immagini e link a prodotti commerciali, ha comunque utilizzato il suo profilo “per ragioni personali”, non specificando la necessità per gli influencer di indicare l’eventuale scopo promozionale di post e foto di particolari prodotti.Una motivazione che non convince l’associazione di consumatori che la aveva citata in giudizio, come sta facendo per altri web influencer in Germania.

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Huawei costruirà rete 5G in Cambogia
A Pechino firma un memorandum d’intesa con operatore locale

29 aprile 201917:54

Huawei porterà le reti cellulari 5G in Cambogia. L’azienda cinese, sotto la lente d’ingrandimento in Occidente e in Oceania per timori di spionaggio, ha siglato un memorandum d’intesa con l’operatore telefonico Telecom Cambogia per collaborare nello sviluppo delle reti 5G. Lo riferisce l’agenzia cinese Xinhua.La cerimonia per la firma del memorandum si è tenuta a Pechino, alla presenza del primo ministro cambogiano Samdech Techo Hun Sen e del vicepresidente di Huawei Li Jin’ge.Nell’incontro, Hun Sen ha spiegato che il Paese spera di sfruttare appieno le nuove tecnologie per migliorare la velocità delle connessioni internet.”Il 2019 sarà il primo anno dello sviluppo 5G della Cambogia”, ha affermato Huawei in una nota in cui si impegna a collaborare con l’operatore telefonico per “creare un buon ecosistema per lo sviluppo delle nuove reti, e aiutare la Cambogia a diventare un pioniere del 5G nella regione Asean”, l’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico.

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Lo smartphone pieghevole Motorola potrebbe essere così
Una nuova immagine mostra il prossimo Razr, è a conchiglia

29 aprile 201919:08

Non uno smartphone che si apre in due dal lato lungo per guadagnare le dimensioni di un tablet, ma un telefono a conchiglia, che si sviluppa in verticale e da chiuso è pressoché quadrato. E’ così che potrebbe essere il prossimo cellulare Razr, il primo pieghevole targato Motorola, secondo le indiscrezioni che circolano e che sembrano trovare conferma in una nuova immagine pubblicata sul social network cinese Weibo e ripresa dal sito SlashLeaks.L’immagine mostra come potrebbe apparire il Razr, insieme alla sua scatola triangolare contenente la base di ricarica e altri accessori. A differenza degli smartphone pieghevoli già svelati, come il Galaxy Fold di Samsung e il Mate X di Huawei, il pieghevole di Motorola potrebbe non avere specifiche top di gamma. Stando alle indiscrezioni, infatti, il dispositivo dovrebbe montare un processore Snapdragon 710 di Qualcomm e un quantitativo medio di Ram. Per il Razr non ci sono ancora date ufficiali di lancio, ma lo smartphone è atteso nel corso dell’anno.

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Antitrust: multe per 2,2 mln a Vodafone Wind Fastweb
“Discriminati conti esteri”. Accolti gli impegni presi da Tim

29 aprile 201917:59

L’autorità Antitrust ha deliberato di erogare multe per 800mila euro nei confronti rispettivamente di Vodafone e di Wind e di 600mila euro nei confronti di Fastweb, per aver discriminato gli utenti con conto estero. La stessa Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha accolto gli impegni presi da Tim e ha deliberato di chiudere il procedimento aperto nei suoi confronti senza irrogare alcuna sanzione.In particolare “nell’ambito della commercializzazione di servizi di telefonia fissa e mobile” Vodafone, Wind e Fastweb non consentivano alla clientela “il pagamento dei servizi tramite domiciliazione bancaria su conti correnti accesi presso Banche aventi sede in Paesi dell’Unione Europea diversi dall’Italia e quindi con Iban non caratterizzati dalle iniziali nazionali “IT…”. E’ quanto si apprende dal bollettino antitrust pubblicato oggi. L’antitrust ha contestualmente vietato alle società di proseguire in queste condotte. All’origine di questa “discriminazione dell’Iban”, c’e’ la scelta da parte delle società del sistema di pagamento SEDA, un servizio opzionale e aggiuntivo rispetto al sistema dei pagamenti europeo SEPA, utilizzato prevalentemente da banche italiane.Bene per il Codacons e l’Unione consumatori la sanzione.

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Facebook: in 50 anni utenti morti potrebbero superare i vivi
Studio Università Oxford nel caso social non attragga più iscritti

29 aprile 201919:07

Entro 50 anni gli utenti morti su Facebook potrebbero superare quelli vivi. Il calcolo è frutto di una ricerca dell’Oxford Internet Institute sulla base di uno scenario che al momento però risulta solo una ipotesi. Nel 2100, spiegano i ricercatori, se il social network non attrarrà più iscritti e quindi non ci sarà un ricambio, almeno 1,4 miliardi di utenti saranno morti. E il 2070 sarebbe l’anno di non ritorno, quello in cui gli utenti morti su Facebook saranno più numerosi di quelli vivi.

Attualmente la piattaforma fondata nel 2004 da Mark Zuckerberg ha 2,2 miliardi di utenti e registra una disaffezione da parte dei più giovani ma non un calo vistoso. Lo studio descrive anche un altro scenario, forse più in linea con la realtà, quello in cui gli utenti continueranno ad aumentare del 13% di anno in anno: in questo caso per i ricercatori dell’Oxford Internet Institute ci saranno 4,9 miliardi di utenti morti entro il 2100.
Gli autori dello studio affermano che “il vero numero quasi certamente è a metà dei due scenari”. La ricerca riporta all’attenzione l’importanza dell’eredità digitale. Proprio Facebook di recente ha reso noto che userà l’intelligenza artificiale per individuare i profili di persone che sono decedute, così da evitare – ad esempio – di notificare agli amici il giorno del compleanno di chi non c’è più. La novità, resa nota in un post ufficiale, fa parte di un aggiornamento alla gestione degli account dei defunti che sono stati resi commemorativi.

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Zuckerberg inventa una ‘sleep box’ per la moglie
Luce flebile avverte se è il momento di svegliarsi per i figli

29 aprile 201918:26

Mark Zuckerberg inventa una ‘sleep box’ per far dormire la moglie. “Essere mamma è difficile e da quando abbiamo avuto figli, Priscilla ha difficoltà a dormire tutta la notte. Si sveglia e controlla l’ora sul suo telefono poi non riesce più a riaddormentarsi. Così mi sono messo al lavoro per costruirle quella che ho chiamato la ‘scatola del sonno'”, scrive Zuckerberg in un post su Facebook in cui mostra la sua invenzione.E’ una scatola di legno che emette una luce debole ma “abbastanza visibile – spiega – da farci capire, se si accende, che è arrivato il momento di tenere i bambini. Dal momento che non mostra l’orario – aggiunge – se Priscilla si sveglia nel mezzo della notte sa di poter tornare a dormire senza doversi preoccupare di che ora è. Finora ha funzionato meglio di quanto mi aspettassi”.
Resta da capire se il dispositivo verrà commercializzato. “Un gruppo di amici mi ha detto che vorrebbero qualcosa del genere – conclude Zuckerberg – quindi lo lancerò nel caso in cui un altro imprenditore voglia scommetterci e costruire scatole per far dormire più persone”.

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Scoperte vulnerabilità nei server Microsoft
Individuate da Swascan che ha contattato l’azienda di Redmond

29 aprile 201919:35

Sono state individuate vulnerabilità relative ai server dell’infrastruttura IT di Microsoft, a fare la scoperta la società di sicurezza italiana Swascan. Se sfruttate, queste vulnerabilità “avrebbero potuto facilmente influire sull’integrità, la riservatezza e la disponibilità dei dati trattati, gestiti ed archiviati dai sistemi server interessati”, spiega Swascan che dopo la scoperta ha contattato il Team di Sicurezza di Microsoft Usa.Ecco le debolezze individuate:CWE – 119: Ad ogni processo e applicativo informatico viene assegnato un puntatore con una relativa area di memoria del sistema su cui deve operare. Questa vulnerabilità potrebbe consentire ad un malintenzionato di modificare il puntatore dirottando il processo informatico ad uno spazio di memoria manomesso con un malware, oppure causare il blocco del sistema o la sottrazione di informazioni sensibili.CWE – 94: è una vulnerabilità relativa alla “code injection”. Praticamente questa criticità permette ad un terzo di “inserire” linee di codice all’interno di un altro software o applicativo. Spesso il codice iniettato è malevolo e permette all’attaccante di prendere il possesso del dispositivo, applicativo con privilegi di amministratore.CWE-200: è una vulnerabilità che permette ad una terza parte, senza alcuna autorizzazione, di accedere ad una serie di Informazioni relative alla configurazione del sistema o dati presenti nel sistema. Di fatto è un errore di configurazione del sistema stesso.La società sottolinea l’attenzione di Microsoft ai risultati dei test che ha portato ad una “seria collaborazione”, “questo caso – aggiunge – riflette perfettamente la necessità di collaborazione tra le società di sicurezza informatica ed i fornitori di Software”.          [print-me title=”STAMPA”]

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