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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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DALLE 06:35 DI GIOVEDì 14 AGOSTO 2019

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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Rof, ovazioni per Equivoco Stravagante
Regia conquista Pesaro, acclamati cantanti e direttore Rizzi

PESARO14 agosto 2019 06:35

– Applausi, risate e ovazioni hanno accompagnato ieri sera il debutto al Vitrifrigo di Pesaro dell’Equivoco Stravagante di Rossini, ultima opera in cartellone dopo Semiramide e Demetrio e Polibio dei tre grandi allestimenti realizzati quest’anno dal Rossini Opera Festival.
L’apprezzamento del pubblico è andato sia ai cantanti – Teresa Iervolino (Ernestina), Paolo Bordogna (Gamberotto), Davide Luciano (Buralicchio), Pavel Kolgatin (Ermanno), Claudia Muschio (Rosalia) e Manuel Amati (Frontino) – che ai registi Moshe Leiser e Patrice Caurier e al direttore d’orchestra Carlo Rizzi, sul podio dell’Orchestra Sinfonica della Rai, che in linea con l’edizione critica dell’opera della Fondazione Rossini hanno eliminato tutte le sovrapposizioni e le volgari licenziosità con cui spesso è stata rappresentata per far ridere, lasciando che parlasse solo la comicità scritta nella partitura e nel testo.

Matera, un giardino, l’arte e l’ambienteUn attrattore turistico nel cuore del Parco della Murgia

MATERA14 agosto 201912:58

– Per i bambini è un’occasione per giocare, rincorrendosi in un labirinto fatto di sacchi multicolori, per gli adulti è un luogo dell’anima, immerso nel cuore del Parco della Murgia, dove arte e simboli del dialogo interculturale invitano a superare pregiudizi, barriere e a tendere la mano della fratellanza tra i popoli. E’ il giardino di Zyz, la più grande installazione di arte contemporanea per l’anno di Matera Capitale europea della cultura 2019 e che è diventata un forte attrattore turistico.
Consente – grazie a una scaletta panoramica – di effettuare foto o selfie con lo sfondo dei rioni Sassi, patrimonio dell’Unesco dal 1993 con il Parco delle chiese rupestri. Il Giardino di Zyz, termine fenicio che significa splendente, indica anche il fiore primigenio della conoscenza e della cultura. E’ stato ideato dall’artista veneziano Gianfranco Meggiato e curato dalla critica e storica dell’arte Daniela Brignone.

Salsi,Verdi è attuale e a teatro meglioInternet o smart phone? Una serata all’opera è diversa

14 agosto 201914:37

– Luca Salsi ha 42 anni, gli piace ascoltare Vasco e il pop “cantato bene” ma è soprattutto uno dei baritoni più quotati del mondo. E a Ferragosto sarà protagonista al festival di Salisburgo della nuova produzione di Simon Boccanegra con la direzione di Valery Gergiev e la regia di Andreas Kriegenburg. Un allestimento moderno, che, assicura il baritono parmigiano, “funziona”. D’altronde “Verdi sono 150 anni che si fa e visto che lui era moderno ci sta la modernizzazione”, è “sempre attuale”. La cosa più importante secondo Salsi è che arrivino le emozioni. Questo cerca di trasmettere quando canta e per questo, è convinto, è meglio andare a teatro che seguire su uno smart phone. “”Un po’ per fortuna, un po’ purtroppo abbiamo la tv, il cinema, internet, la radio – osserva – quindi perché uno dovrebbe andare a teatro? per trascorrere una serata diversa da ogni altra. Quello che funziona è la trasmissione dal vivo delle emozioni” altrimenti bastano i dischi.

Nadia Toffa, la famiglia: ‘Non ci sono parole’. Folla alla camera ardenteI funerali si terrano il 16 agosto. L’ultimo saluto nella cattedrale di Brescia

14 agosto 201916:36

La famiglia di Nadia Toffa, l’inviata delle Iene morta ieri per un cancro IL PROFILO ha affidato ai social un messaggio di saluto: “Cara piccola grande Nadia, figlia amata, adorata sorella, dolcissima zia, guerriera potente in ogni sfida, coraggiosa anche nell’ultima, la più difficile. Non ci sono parole per dire il vuoto che lasci in tutti noi”. comincia così il pensiero della famiglia di Nadia Toffa affidato a Twitter. “Si spegne con te una luce calda, cristallina, ma rimane tutto l’amore che ci hai donato, resta ciò che hai costruito con tanta dedizione e determinazione per noi, per tanti. Siamo forti della tua forza. Già un angelo in vita, ora sei libera e serena nell’Amore più grande. Riscaldati dall’abbraccio di tutti”, hanno scritto i genitori e le sorelle della presentatrice, morta a 40 anni dopo una lunga battaglia con il tumore.Intanto procede senza sosta l’omaggio alla camera ardente. La storica conduttrice e inviata delle Iene aveva 40 anni. La camera ardente è stata allestita al teatro Santa Chiara di Brescia. I funerali saranno celebrati venerdì nella cattedrale della città lombarda. A officiare la funzione Padre Maurizio Patriciello, il parroco simbolo della lotta alla “Terra dei Fuochi”: “Nadia ha voluto che fossi io a celebrare il suo funerale. Vado a Brescia volentieri e con grande riconoscenza”.Le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi mesi, e da inizio luglio era ricoverata alla Domus Salutis di Brescia, dove si è spenta nelle prime ore del mattino. Le Iene sui social hanno dedicato un post commosso. “Qualcuno potrebbe pensare che hai perso, ma chi ha vissuto come te, non perde mai – scrivono -. Hai combattuto a testa alta col sorriso, con dignità e sfoderando tutta la tua forza, fino all’ultimo, fino a oggi”. “Fiorire d’inverno”, nel periodo più difficile dell’anno. Nadia Toffa aveva intitolato così il suo libro, uscito a ottobre scorso per Mondadori, in cui aveva raccontato la battaglia contro il cancro, provando a lanciare un messaggio di rinascita e di speranza.

Famiglia di Nadia,si è spenta luce caldaGenitori e sorelle su Twitter, resta l’amore che ci hai donato

BRESCIA14 agosto 201916:58

– “Cara piccola grande Nadia, figlia amata, adorata sorella, dolcissima zia, guerriera potente in ogni sfida, coraggiosa anche nell’ultima, la più difficile. Non ci sono parole per dire il vuoto che lasci in tutti noi” comincia così il pensiero, affidato a Twitter, della famiglia di Nadia Toffa la conduttrice delle Iene morta ieri a 40 anni dopo una lunga battaglia contro un tumore. “Si spegne con te una luce calda, cristallina, ma rimane tutto l’amore che ci hai donato, resta ciò che hai costruito con tanta dedizione e determinazione per noi, per tanti. Siamo forti della tua forza. Già un angelo in vita, ora sei libera e serena nell’Amore più grande. Riscaldati dall’abbraccio di tutti” hanno scritto i genitori e le sorelle della presentatrice diventata simbolo della lotta al cancro.

Tony Driver, antieroe tra Usa e ItaliaAl Lido per la Sic la docu biopic di Ascanio Petrini

14 agosto 201920:31

– Pasquale Donatone, in arte Tony Driver, protagonista assoluto di questo film omonimo di Ascanio Petrini, girato tra Stati Uniti, Messico e Puglia, ha la faccia popolare di chi alla fine non ci sta e si ribella. Un miscuglio perfetto, il suo, di ingenuità e di ostinazione che lo rende alla fine un loser simpatico pieno di buon cuore e sempre pronto al vaffa verso i potenti (su tutti Donald Trump). Questo, in estrema sintesi, il protagonista di ‘Tony Driver’, proposto dalla Settimana Internazionale della Critica al Festival di Venezia, che mette in campo la biopic di questo antieroe destinato inevitabilmente a suscitare simpatia. Ma chi è davvero Tony Driver? All’anagrafe Pasquale Donatone, nato a Bari a metà degli anni Sessanta, a nove anni vola oltreoceano con la famiglia e cresce da vero americano tanto che un giorno decide di cambiare nome e farsi chiamare Tony. Per oltre quarant’anni non torna mai in Italia, fino a quando, ormai tassista di professione a Yuma, un blitz anti-immigrazione alla frontiera con il Messico lo costringe a scegliere: la galera in Arizona o la deportazione in Italia per dieci anni. Tony, responsabile di aver trasportato alcuni clandestini messicani sul suo taxi, decide così di essere estradato ma, rientrato in Puglia, si ritrova a vivere, come un eremita, in una grotta a Polignano a Mare. Per quanto aiutato dalla vicina comunità, Tony resta di fatto un emarginato e guarda ormai all’Italia, da americano, come un piccolo Paese immobile, senza opportunità e senza sogni. “In lui e nella sua storia – racconta il regista nelle sue note – ho trovato un nuovo personaggio capace di muoversi tra il Trevis Bickle di Taxi Driver e Willy il Coyote di Road Runner: un antieroe destinato a perdere, ma anche a provarci. Quando ci siamo incontrati – continua Petrini – Tony viveva in una grotta sul mar Mediterraneo, nel completo rifiuto di ogni cosa, come ‘se la sua astronave fosse precipitata su un altro pianeta e lui fosse bloccato li’, tra rocce e acqua. Ho cominciato a filmarlo per conto mio ma presto mi sono reso conto che i paesaggi profondamente contraddittori della sua storia meritavano una restituzione visiva: doveva essere ambientata qui in Italia ma anche lì, in America”. “Il film – spiegano invece i selezionatori della Settimana Internazionale della Critica – è l’epopea al contrario di un anti italiano che potrebbe essere una sceneggiatura dimenticata di Age e Scarpelli, un film mai fatto di Dino Risi o Ettore Scola. Una commedia all’italiana decostruita, amara e impossibile, un film fuori norma, impossibile da classificare sull’assoluta inutilità delle frontiere”.

Al Rof, risate e ovazioni per Equivoco StravaganteRegia conquista Pesaro, acclamati cantanti e direttore Rizzi

PESARO14 agosto 201920:37

–  Applausi, risate, ovazioni. Questa la ‘colonna sonora’ che ha accompagnato ieri sera il debutto al Vitrifrigo di Pesaro dell’Equivoco Stravagante di Rossini, ultima opera in cartellone dopo Semiramide e Demetrio e Polibio dei tre grandi allestimenti realizzati quest’anno dal Rossini Opera Festival.
L’apprezzamento del pubblico è andato sia ai cantanti: Teresa Iervolino (Ernestina), Paolo Bordogna (Gamberotto), Davide Luciano (Buralicchio), Pavel Kolgatin (Ermanno), Claudia Muschio (Rosalia) e Manuel Amati (Frontino), che ai registi Moshe Leiser e Patrice Caurier e al direttore d’orchestra Carlo Rizzi, sul podio dell’Orchestra Sinfonica della Rai, che in linea con l’edizione critica dell’opera della Fondazione Rossini hanno eliminato tutte le sovrapposizioni e le volgari licenziosità con cui spesso è stata rappresentata per far ridere, lasciando che parlasse solo la comicità scritta nella partitura e nel testo. Composto da Rossini quando non aveva ancora vent’anni, il ‘dramma giocoso per musica in due atti su libretto di Gaetano Gasbarri’ fu rappresentato per la prima volta al Teatro del Corso di Bologna il 26 ottobre del 1811, ma dopo tre sole repliche venne censurato e bloccato dalla prefettura per la sua scabrosità. La storia è quella di Gamberotto, villano ripulito che vuol sistemare la figlia Ernestina, aspirante filosofa, col ricco e vanesio Buralicchio. Ma la fanciulla è ambita anche dal giovane e squattrinato Ermanno, che con l’aiuto dei servi Frontino e Rosalia riesce a farsi assumere come precettore in casa dell’amata conquistandola. I due camerieri per scongiurare il matrimonio combinato ‘informano’ Buralicchio che Ernestina è in realtà Ernesto, un musico castrato che ha cambiato identità per non fare il servizio militare, con conseguente denuncia per diserzione di Ernestina (che non sa nulla del complotto) da parte di Buralicchio, cui seguono l’imprigionamento e la fuga della fanciulla liberata da Ermanno, con lieto fine a fianco dell’amato.
La vicenda si svolge in un’unica scena realizzata da Christian Fennouillat: la casa di Gamberotto, dove troneggia, memento e orgoglio delle sue origini, un quadro agreste raffigurante mucche, e dove gli interpreti si muovono in costumi ottocenteschi realizzati da Agostino Cavalca e ispirati alle caricature del vignettista Honoré Daumier che ne ridicolizzano le fattezze con lunghi nasi, grandi pance e grossi sederi. La scrittura, infarcita di doppi sensi e di trovate, è mirabilmente ‘recitata’ dai cantanti grazie ad una regia al limite del perfezionismo che cura ogni dettaglio. I fermi immagine che bloccano come in un quadro vivente le scene di gruppo, gli ammiccamenti mai volgari, e perfino quello studiatissimo uscire e rientrare sul palco alla fine dello spettacolo, hanno fatto dell’Equivoco pesarese un’opera raffinata e rara da vedere, che nonostante la difficoltà di capire i doppi sensi della lingua ha fatto ridere anche i moltissimi stranieri presenti alla prima.

Venezia: premio a regista Costa-GavrasPresente fuori concorso alla Mostra con ‘Adult in the Room’

VENEZIA14 agosto 201912:09

– E’ stato attribuito al regista francese di origine greca Costa-Gavras il premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker 2019 della Mostra del Cinema di Venezia. Lo annunciano la Biennale di Venezia e Jaeger-LeCoultre. Il nuovo film doi Costa-Gavras, “Adults in the Room”, con Christos Loulis, Alexandros Bourdoumis, e Ulrich Tukur, sarà presentato Fuori Concorso alla 76/A Mostra del Lido (28 agosto-7 settembre).
La consegna del premio avrà luogo sabato 31 agosto in Sala Grande (Palazzo del Cinema) alle ore 22, prima della proiezione in prima mondiale di “Adult in the Room”. “Sono molte – ha detto il direttore della Mostra, Alberto Barbera – le ragioni per le quali Costa-Gavras merita di essere annoverato fra i grandi registi della modernità, ma una prevale su tutte: l’aver saputo fare della politica un tema affascinante, un soggetto come un altro, da affrontare non fra iniziati consapevoli e già convinti, ma da somministrare al grande pubblico”.

Libertà, la mappa di Salvatore VecaL’agile saggio nella collana Voci di Treccani

14 agosto 201912:32

– SALVATORE VECA, LIBERTA'(TRECCANI LIBRI VOCI, PP 96, EURO 10.00). Libertà positiva e negativa, secondo la famosa distinzione di Isaiah Berlin, libertà dalla paura e dal bisogno, libertà individuale. Salvatore Veca in una preziosa mappa di viaggio tra le teorie sul concetto di ‘Libertà’ mostra come ogni discorso su questo tema connetta “a suo modo la libertà con qualche altra cosa”. E questo qualcos’altro sono cose che contano, che noi consideriamo valori, come la giustizia, la tolleranza, la democrazia, conquistati nel corso del tempo ma non per questo salvi dal rischio della loro perdita e dissipazione.”Anche i valori che più contano per noi possono a un certo punto, in una varietà di circostanze, essere messi ‘in saldo’ sul mercato delle idee, delle credenze e delle convinzioni” spiega Veca nel libro, pubblicato nella collana ‘Voci’ di Treccani che, a partire dall’enorme patrimonio dell’Istituto, “intende diffondere in volumi concisi e di consultazione un sapere che è insieme radice storica e necessità contemporanea, con la riproposizione di temi e parole chiave”.Tra i maggiori filosofi italiani, presidente onorario della Fondazione Feltrinelli, Veca sostiene che la libertà può essere messa a fuoco come fatto, come valore e come senso e ripercorre la sua straordinaria importanza nel nostro lessico civile, etico e politico. Allo studioso piace ricordare anche la lezione di Giorgio Gaber che invitava a riflettere sul fatto che “libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un’opinione, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”. Ma cosa significa per noi essere liberi o libere? E soprattutto “qual è l’area entro la quale una persona è o dovrebbe essere lasciata fare o essere ciò che aspira a fare o essere, senza interferenze da parte di altre persone?” si domanda il filosofo che fa notare, sempre rifacendosi a Berlin, come nessuna libertà sia gratis. In questo percorso che tocca i punti fondamentali di uno dei temi più urgenti del dibattito politico e sociale contemporaneo Veca fornisce gli strumenti e le coordinate per orientarsi tra le diverse teorie con riferimenti anche a John Stuart Mill, Norberto Bobbio e John Rawls.Il filosofo approfondisce il significato di libertà democratica, riflette sulla dimensione etica della libertà e l’idea di uguaglianza e sul suo valore sociale con precisi richiami all’illuminismo che “non è una costruzione dottrinaria priva di connessioni, ma il continuo, rischiarante colloquio che dobbiamo fare con noi stessi e con gli altri” dice nel libro che propone anche tre casi di libertà moderne: quello della libertà religiosa, della libertà economica e della libertà politica. Un viaggio in cui alla fine mostra che “i confini fra noi e gli altri non devono contare. Spesso sono muri fra le persone, ma dovrebbero essere ponti fra le persone. E dovrebbero includere, non escludere. Perché a chiunque può accadere di essere straniero rispetto a qualcuno” dice il filosofo che nei suoi studi ha affrontato i temi della cittadinanza, della giustizia e della laicità.

Il Cenacolo a Brera, Bonisoli blinda la sua controriformaMinistro firma dm, A Firenze l’Accademia passa agli Uffizi

14 agosto 201918:16

– La novità più eclatante riguarda forse il Cenacolo Vinciano a Milano, che passa in gestione a Brera. La più nota e già preceduta dalle polemiche, l’affidamento delle Gallerie dell’Accademia di Firenze agli Uffizi. Con la crisi di governo nel pieno del suo svolgimento il ministro della cultura Alberto Bonisoli blinda la sua controriforma firmando i decreti attuativi della legge di riorganizzazione del ministero che entrerà in vigore il 22 agosto. E se dal Collegio Romano sottolineano che si tratta semplicemente di “ordinaria amministrazione”, critiche e malcontento non mancano con lamentele che arrivano dalle fila dei sindacati e dal consiglio superiore dei beni culturali, che il ministro non ha consultato.
A sancire le novità, è un decreto ministeriale che Bonisoli ha firmato il 13 agosto, e che oltre a chiarire il destino di alcune strutture che erano rimaste ‘appese’ nel decreto di riorganizzazione del Mibac licenziato a luglio dal Consiglio dei ministri, comporta novità per i musei di gran parte d’Italia.
Il punto di partenza è la riorganizzazione della rete museale pubblica, con l’abolizione dei poli museali regionali sostituiti da 10 direzioni territoriali. E qui viene sottolineata da alcuni la prima criticità dell’intervento, perché alcune di queste direzioni sono anche accorpate tra loro (per esempio Piemonte e Liguria, Lombardia e Veneto, Puglia e Basilicata) con un direttore che dovrà occuparsi di realtà anche fisicamente molto lontane tra loro. In alcune regioni le direzioni territoriali non vengono istituite: è il caso del Friuli, delle Marche e dell’Umbria dove i musei territoriali vengono affidati ad un museo a gestione autonoma. Ecco quindi che a Trieste il Castello di Miramare (al quale dopo le polemiche è stata lasciata l’autonomia) si dovrà occupare anche di tutti i musei friulani.
Lo stesso a Perugia dove il Museo Nazionale dell’Umbria, autonomo, diventa plurale e si trasforma nei Musei Nazionali dell’Umbria, assumendo la gestione degli altri musei prima affidati al polo.
E nelle Marche, dove nascono i Musei Nazionali delle Marche.
A Roma dove il Museo Nazionale Etrusco era stato privato – anche qui tra le polemiche – della sua autonomia, il complesso di Villa Giulia risale in sella ritrasformandosi in autonomo, ma questa volta in forma di ‘rete di musei’ (Musei Nazionali Etruschi). Il direttore verrà scelto con un concorso internazionale, nel frattempo  il museo al momento diretto da Valentino Nizzo resterà nell’orbita della direzione generale archeologia. A Venezia la Galleria Franchetti alla Ca’ d’Oro viene affidata al museo autonomo dell’Accademia.
Il caso che fa più scalpore riguarda comunque Milano, e la fragile opera di Leonardo Da Vinci- attualmente gestita dal polo museale della Lombardia- in ogni stagione super gettonata dai turisti anche se le visite, proprio per la grande delicatezza dell’opera, sono da anni contingentate. L’affidamento della sua gestione a Brera, attualmente diretta dall’inglese James  Bradburne, arriva il giorno dopo la notizia del via libera del ministero al progetto di restyling di Palazzo Citterio pensato per ospitare le collezioni del Novecento, con l’obiettivo di farne una ‘Brera Modern’, su modello della britannica Tate Modern. La trasformazione copernicana è avviata. Sempre che un possibile nuovo ministro della cultura non decida di cambiare ancora.

La strada di Casa2, nulla è come sembraA Cascina Morra, tornano Boni, Della Rovere, sempre più mistery

14 agosto 201912:50

– A Cascina Morra è accaduto qualcosa. C’è un silenzio pesante nell’aria, mentre agenti e uomini in tuta bianca si muovono accorti, dietro i nastri gialli che delimitano la scena del crimine. Gloria (Lucrezia Lante della Rovere)e i ragazzi assistono sgomenti, sul viso il riflesso azzurrognolo dei lampeggianti. Ma dov’è Fausto (Alessio Boni)? L’uomo siede teso davanti ad un magistrato, nella sala interrogatori. “Cominciamo dall’inizio”, scandisce il magistrato. Il suo atteggiamento è accusatorio e Fausto sembra nascondere qualcosa. Lo spettatore, allora, assisterà a un flashback che riporta i personaggi a tre mesi prima di quella scena, quando Fausto è stato scarcerato. L’uomo viene accolto dalla famiglia che gli dà una splendida notizia: Lorenzo Morra (Eugenio Franceschini) e Irene, che Baldoni (Sergio Rubini) considera sua figlioccia, stanno per sposarsi. Sei prime serate su Rai1 per la fortunata serie La Strada di Casa 2 – primi due episodi lunedì 16 e martedì 17 settembre – coprodotta da Rai Fiction e Casanova Multimedia S.p.A con la regia di Riccardo Donna. Anche in questa seconda stagione l’ambientazione è prevalentemente quella di Cascina Morra, magnifica tenuta agricola nelle vicinanze di Torino, con aperture a scenari internazionali, che ci porteranno in Repubblica Ceca, a Praga e dintorni. Come spiega il regista: “la storia sembra iniziare sulla scena di un crimine, pensiamo di sapere chi sia l’assassino, lo vediamo in piedi con un’arma in mano, è Fausto Morra! Ma non vediamo chi sia la vittima. Invece tutto comincia tre mesi prima, quando tutto deve ancora succedere. Forse quel delitto non è l’inizio, ma la fine della storia. Forse non è un delitto. Un racconto su più piani temporali che si inseguono fino a ricongiungersi al termine della quarta puntata, per poi correre insieme verso l’esplosivo e commovente finale. Tutti, nessuno escluso, possono essere colpevoli in questa storia”. La seconda serie si preannuncia ricca di colpi di scena.La prima puntata si aprirà con Fausto, che verrà ritrovato in un bagno di sangue vicino a un corpo esanime. A rendere ancora più intricato il mistero, ci sarà un suicidio. Tra le new entry troveremo anche il Commissario Concetta Leonardi (Roberta Caronia), donna determinata a risolvere il nuovo mistero che coinvolge la famiglia Morra. Come ci ha già abituato la prima stagione de La strada di casa, anche le nuove puntate mescoleranno l’elemento thriller con quello sentimentale e tematiche di attualità. Elemento di forte originalità lo sguardo che si è voluto dare a tematiche di attualità come l’uso di pesticidi o le truffe nell’ambito dei marchi bio. Il giorno delle nozze tra Irene e Lorenzo, tuttavia, le cose non vanno affatto per il verso giusto. Irene non si presenta all’altare. Intanto, viene fatta un’importante scoperta. Nelle stesse ore in cui Irene è sparita, un bambino è scomparso dalla casa famiglia dove la donna lavorava. Fausto sospetta che i due eventi siano collegati e tenta di approfondire. Ma la verità sembra essere altrove. Irene, affranta dopo aver scoperto un tradimento di Lorenzo, ha lasciato un biglietto d’addio e si è suicidata gettandosi nel fiume.
Ritroviamo Ernesto Baldoni, (Sergio Rubini) che nella prima serie era ossessionato dalla ricerca della verità, che da grande accusatore si è tramutato in grande amico di Fausto. Sarà proprio Baldoni la spalla su cui Fausto potrà contare nell’indagine volta a ritrovare Irene, che per Baldoni ormai è come una figlia, e a capire chi stia mettendo in pericolo l’azienda di Cascina Morra. E così come Fausto, anche Baldoni si scoprirà capace di lottare fino in fondo pur di difendere la propria famiglia. Brillante studentessa di medicina, Milena figlia di Fausto (Benedetta Cimatti) vive un periodo di forte crisi personale: ha infatti intrecciato una relazione con un uomo sposato, e a tratti perfino violento. Fausto, intanto, farà un’altra scoperta che lo porterà a dubitare di una persona di cui pensava di potersi fidare. E’ accanto al cadavere di questa persona che lo ritroviamo all’inizio della prima puntata della seconda stagione.

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