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ALLE 11:08 DI LUNEDì 18NOVEMBRE 2019

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Arte: due dipinti del Mastelletta alla Pinacoteca di Bologna
Donati da storico arte Eugenio Busmanti, mercoledì presentazione

BOLOGNA 15 Novembre 2019 22:25

– Due tele di Andrea Donducci detto ‘Il Mastelletta’ (1575-1655), ‘Sansone e Dalila’ e ‘L’offerta di Abigail a David’, donate alla Pinacoteca nazionale di Bologna per lascito testamentario dello storico dell’arte Eugenio Busmanti, saranno presentate al pubblico mercoledì 20 novembre (ore 17) nella sede di via Belle Arti dalla Società di Santa Cecilia-Amici della Pinacoteca nazionale, associazione nata per sostenere le attività del museo e incrementarne le collezioni. I dipinti fanno parte del percorso espositivo e vanno ad integrare il fondo di opere dell’artista bolognese già presenti in collezione, provenienti dalle soppressioni napoleoniche e dalla donazione Zambeccari. I due grandi dipinti con storie bibliche, in esemplare stato di conservazione, compaiono nell’inventario (1638) della collezione romana del marchese/banchiere Vincenzo Giustiniani e sono pressoché coevi delle due tele che il pittore realizzò per la Cappella dell’Arca nella Basilica di San Domenico, subito dopo il suo rientro a Bologna.

Mostre: a Trieste il Dorfles inedito, tra disegni e lettereAperta alla Biblioteca nazionale ‘Il segno rivelatore di Gillo’

TRIESTE16 novembre 201914:44

– Ha i pantaloni a quadri e un naso grande. E’ un ‘bue’ seduto, realizzato con varie tecniche, tra cui biro e pastelli. Ha naso e orecchie grandi come gli altri disegni di animali e creature fantastiche che Gillo Dorfles realizzava per i suoi nipoti, Giorgetta e Piero. Rivela anche uno spaccato inedito della sua vita privata, con le immagini improvvisate per gioco, la mostra artistico-documentaria “Il segno rivelatore di Gillo”, inaugurata ieri alla Biblioteca statale Stelio Crise di Trieste, ideata e curata da Marianna Accerboni e promossa dall’Associazione Culturale Gillo Dorfles di Milano.
In mostra ci sono 90 anni della sua pittura, dai primi lavori del 1910 a quelli realizzati nel 2000. Varie le opere su carta, che ‘esprimono il segno’ e che sono esposte per la prima volta.
Ed è così che a metà degli anni 50 dalla sua fantasia nascono, per i nipoti, “l’uccello dell’inferno”, “la mucca alata con stivaletti” e anche un occhio speciale “per vedere il futuro”.
Esposti anche i bozzetti per stoffe da arredamento, realizzati tra gli anni ’30 e ’50, da cui sono stati tratti i motivi per la collezione di illycaffè, e quelli firmati nel 2009 da cui gli allievi della Scuola per mosaicisti del Friuli di Spilimbergo hanno ispirato le loro opere. Accanto ai disegni, anche la parte documentaria: una trentina di suoi libri nell’edizione originale, la rassegna stampa con i tributi per i suoi 100 anni e alcune foto che lo ritraggono con Andrea Bocelli o Renzo Piano. In esposizione anche le lettere autografe del ’46 inviate da Letizia Fonda Savio, figlia di Svevo, e dalla sorella Dora al direttore de La Lettura in polemica con un articolo di Gillo; 5 lettere autografe uscite dai cassetti di casa Dorfles del pittore triestino Arturo Nathan a Gillo, che lo invitava a una critica “prudente” e ancora riviste come L’Italia Letteraria del 1930 con i primi articoli di critica di Gillo.
“E’ stata mia l’idea di una prima mostra a Trieste – ha spiegato la nipote di Dorfles, Giorgetta – l’allestimento ha un’impostazione privata e per realizzarlo ho tirato fuori i disegni che mia madre aveva conservato nei decenni. Gillo era un uomo riservato non espansivo, ma questo era il suo modo per esprimersi: giocare con l’arte come ha sempre fatto nella vita”.

Gianni, fotografo che scatta immagini come nell’OttocentoWorkshop in sua bottega con studiosi Usa per salto nel passato

PALERMO16 novembre 201915:17

– Un salto nel passato di oltre 160 anni, senza usare la macchina del tempo? E’ possibile farlo varcando la soglia della bottega del fotografo Gianni Cusumano, 35 anni, a Castelbuono sulle Madonie nel palermitano. Lui, che contemporaneamente a questa passione fa anche il consulente economico per alcuni enti, usa per realizzare le sue immagini il “collodio umido”, una tecnica in voga soprattutto tra il 1850 e il 1880. Poi tramontata con l’avvento dei processi “a secco”, sostituiti, infine, con il procedimento della gelatina-bromuro d’argento, che consentì anche ai dilettanti, con maggiore semplicità, di dedicarsi alla fotografia. Insomma iniziò la massificazione degli scatti. Ma Cusumano ferma il calendario. E ora la sua tecnica è materia di workshop tenuti da Mark Osterman e France Scully in collaborazione con il George Eastman Museum di New York presso la sua bottega. Gianni nato a Porto Empedocle, il comune da cui Andrea Camilleri ha preso spunto per creare l’immaginaria Vigata, ha vissuto per anni tra Atene e Londra e poi nel 2013 è ritornato in Sicilia. “La passione per la fotografia ce l’ho da bambino, ma mentre i mie coetanei si limitavano a guardare le immagini io mi chiedevo come fossero state realizzate dal punto di vista tecnico – racconta – Cercavo una mia indipendenza delle industrie fotografiche. E cosi il primo banco otico lo costruii con le mie mani. Quello che uso adesso l’ho comprato negli Usa”. Le sue immagini ritraggono la natura o si concentrano sui primi piani che fa su commissione. “Ho sempre vissuto in grandi città, ora abito immerso nella natura in un piccolo borgo medievale situato in uno dei parchi più grandi della Sicilia. – dice – Amo il colore delle foglie, il ritorno degli uccelli, il vento del nord, il tempo del grano e quello del raccolto”. Il suo approccio alla fotografia, attraverso l’antica tecnica del collodio umido, riflette “la lentezza del posto in cui trascorro la gran parte delle mie giornate. Mi piace perdermi nel silenzio della natura, – spiega – fotografandone le forme: ulivi, con tronchi nodosi e rami flessibili, instancabili osservatori delle generazioni umane che si susseguono”. “Adoro anche fare ritratti: la tensione che si crea tra il mio occhio e il soggetto davanti a me si trasforma in una lastra unica e irripetibile”, prosegue. “In passato le persone vivevano con poche immagini che conservavano per tutta la vita e le lasciavano ai loro figli come testimonianza della loro esistenza – osserva – Il processo fotografico che pratico ci riappropria della materialità perduta”. Per ogni scatto la posa dura dai 12 ai 14 secondi. Poi l’intero processo, dalla pulizia del vetro all’applicazione della vernice, richiede metodi lunghi e laboriosi che sono decisivi per ottenere buoni risultati. Ma il tic tac delle lancette nella bottega di Cusumano si è fermato a centinaia di anni fa.

Montalbano, nel 2020 tre nuovi episodi diretti da ZingarettiAttore ha partecipato ad incontro al Politeama di Catanzaro

CATANZARO16 novembre 201915:49

– Nel 2020 andranno in onda tre nuovi episodi del Commissario Montalbano diretti da Luca Zingaretti, dopo la scomparsa di Alberto Sironi, storico regista della fiction di Raiuno campione di ascolti. Lo ha annunciato lo stesso attore romano nel corso di un incontro svoltosi nel Teatro Politeama di Catanzaro. “Abbiamo lavorato – ha detto Zingaretti – con tutto il cast storico di questa serie di cui siamo particolarmente orgogliosi. Un grande successo per la Rai”.
Intervistato da Fabrizio Corallo, Zingaretti ha affrontato tanti argomenti e raccontato una miriade di episodi ed aneddoti che lo hanno accompagnato nella sua carriera, parlando, in particolare, del suo rapporto con Andrea Camilleri e con Sironi.
“Fate bene ad applaudirlo – ha detto facendo riferimento al regista – perché in vita di applausi non gliene hanno fatti molti”.
Presentato dal sovrintendente del Teatro Politeama, Gianvito Casadonte, Zingaretti ha instaurato col pubblico un rapporto di forte intensità emotiva e simpatia.

Morto Falqui: Brachetti, fu lui a lanciarmi in ItaliaIl noto trasformista apparve in tv nel varietà Al Paradise

16 novembre 201917:31

– “In quel caldo pomeriggio, nella pesante penombra che caratterizzava sempre la sua casa, gli parlai dei miei numeri e dei miei personaggi. Così lui mi prese come ospite fisso di Al Paradise, varietà del sabato sera. Lo spettacolo era il mio ritorno in Italia dopo 5 anni all’ estero e grazie a lui ci tornavo dalla porta principale. Fu un’esperienza bellissima e ricca di insegnamenti . Nella vita passano pochi treni delle occasioni fortunate e uno di quelli lo guidavi tu, grazie Antonello!” A ricordare gli esordi della carriera artistica in Italia è Arturo Brachetti, artista poliedrico già conosciuto all’estero negli anni Settanta/Ottanta ma ancora sconosciuto in Italia, dove fu lanciato proprio grazie all’intuizione di Antonello Falqui.
“Nel luglio 1984, in T-shirt e pantaloncini suonavo il campanello di una casa signorile dei Parioli. Ero molto ansioso.
Un signore alto, austero, severo mi venne ad aprire. Era Falqui, il Regista con la R maiuscola della televisione italiana. Era il mio idolo fin da bambino, quando vedevo sullo schermo “Studio Uno, regia di Antonello Falqui” e sognavo di appartenere a quel mondo”. Brachetti era già conosciuto a Parigi per la sua arte di trasformista, poi nel resto dell’Europa ma non in Italia e Falqui lo lanciò. Quest’anno tra l’altro, Brachetti festeggia 40 anni dal debutto di Parigi, al Paradin Latin, avvenuto nell’aprile del 1979. Brachetti era molto legato a Falqui, che andava sempre a vederlo al Sistina quando era in tour. VAI ALLE NOTIZIE IN TEMPO REALE

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Malore Matsumoto, migliorano condizioni padre Capitan Harlock
Riscontrata alterazione elettrolitica, resta in ospedale

TORINO16 novembre 201918:25

– Migliorano le condizioni del maestro Leiji Matsumoto. Nel pomeriggio il celebre disegnatore giapponese, ricoverato ieri sera alle Molinette di Torino in prognosi riservata, è stato estubato. L’82enne, in Italia per celebrare i 40 anni di Capitan Harlock, suo personaggio più celebre, è sveglio e cosciente. Lo si apprende da fonti sanitarie.
Matsumoto era arrivato in pronto soccorso in condizioni critiche e, dopo essere stato sottoposto a tutti gli esami diagnostici per escludere una patologia cerebrale, era stato trasferito nel reparto di Rianimazione 2. Qui gli è stata riscontrata un’alterazione elettrolitica per la quale è stato immediatamente trattato. Intubato, è stato estubato oggi intorno alle 16 ed è giudicato in fase di miglioramento. Rimarrà ricoverato alle Molinette in osservazione ancora per qualche giorno, assistito dall’equipe dell’Anestesia e Rianimazione 2 diretta dal dottor Roberto Balagna.

Paestum nel segno di Palmira: “Il mondo non dimentichi”La figlia del direttore ucciso, “grazie a voi riposa in pace”

PAESTUM16 novembre 201918:44

– A più di quattro anni dalla tragedia che vide la devastazione del sito archeologico di Palmira, e la barbara uccisione del suo direttore, l’archeologo Khaled al Asaad, lentamente, la Siria della cultura comincia a rialzare la testa. La scorsa settimana, racconta alla Borsa del turismo archeologico di Paestum l’archeologo Paolo Matthiae, ha riaperto le porte, rinnovato e modernizzato, lo splendido museo di Aleppo, “forse il più importante del Paese, almeno per le opere del periodo pre-classico”.
E tra gli operatori, gli studenti, persino la gente più semplice, sottolinea commosso lo scopritore di Ebla, “si percepisce un entusiasmo che emoziona”. Non è ancora così, purtroppo, nella Palmira di Khaled al Asaad, dove il parco archeologico per il quale il grande direttore sacrificò la vita porta i segni feroci delle mutilazioni inferte dall’Isis. Anche lì però, anche a Palmira, fa notare Mohamad Saleh, ultimo direttore dell’Ufficio del Turismo, qualcosa si muove: “Trecento famiglie sono tornate in città, è stata riallacciata l’acqua, ripristinata l’elettricità, sono state aperte due scuole e anche qualche negozio”.
La vita tenta, lentamente di tornare alla normalità anche se il parco archeologico rimane sfregiato (“Ci sono tornato una sola volta- dice Saleh- terribile vederlo senza il grande tempio di Bahl”) e anche se è impossibile dimenticare. Anzi,”Non si deve” avverte commosso Mounir Bouchenaki, archeologo algerino, per tanti anni presidente dell commissione Unesco e poi dell’Iccr: “Non si deve dimenticare la distruzione di Palmira così come non si deve dimenticare l’attacco al Museo del Bardo, che furono strage di persone e di monumenti ma anche di tanti operatori della cultura”.

E’ da Oscar la fine dolorosa di un matrimonioIl 18 novembre esce il film con Scarlett Johannson e Adam Driver

18 novembre 201909:30

In poche sale dal 18 novembre (con Cineteca di Bologna) e poi dal 6 dicembre in streaming su Netflix uno dei film da non perdere in questa stagione e che secondo i rumors, dopo il passaggio in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, tra i favoriti per gli Oscar. E’ Storia di un matrimonio (Marriage Story) di Noah Baumbach, il racconto doloroso e implacabile della fine di un matrimonio. Ogni divorzio e’ doloroso specie se non c’e’ un vero motivo scatenante ma solo il riconoscere che c’e’ stato l’amore e ora non c’è più rende traumatico il distacco, se poi c’e’ di mezzo un figlio la scelta di separarsi e’ ancora piu’ complicata. Accade cosi’ a Adam Driver e Scarlett Johansson, regista off di Broadway e attrice californiana di serie tv, con un figlio di otto anni.”A volte un film e’ un segno del destino – ha detto la 34enne vedova nera degli Avangers, l’attrice piu’ pagata del mondo secondo le classifiche di Forbes, 56 milioni di dollari – volevo lavorare con Baumbach e ci siamo incontrati, non sapevo il tema del progetto e quando me lo ha proposto e’ stato davvero un po’ uno shock, mi stavo separando (dal secondo marito Romain Dauriac dopo Ryan Reynolds, ndr) e lui non lo sapeva. Ho accettato il ruolo di Nicole e ho messo tutta me stessa ben piu’ che nei film precedenti”. “Ho scelto gli attori prima di scrivere i dialoghi e abbiamo tutti contribuito”, ha detto Baumbach, anche lui con esperienza di divorzio (Jennifer Jason Leigh e’ la ex moglie, Greta Gerwig l’attuale partner, ndr). “Senza rendere pubblico il mio privato – ha aggiunto la Johansson – la mia Nicole cerca semplicemente di essere riconosciuta come persona, non piu’ definita dal matrimonio ma come identita’. Ama moltissimo Charlie ma non vuole sentirsi plasmata da lui, soffocata, corretta anche con i piccoli appunti che le fa sul suo lavoro di attrice”.Il racconto e’ doloroso e compassionevole al tempo stesso persino quando le cose che entrambi pensavano di risolvere accordandosi tra loro prendono un’altra piega, quella in mano a giudici e avvocati, con una svolta drammatica che tira fuori il peggio di loro perche’ a quel punto e’ la competizione tra i legali a provocarlo (Laura Dern interpreta Nora, la divorzista che tutti potrebbero temere). “Ad attirarmi di questo personaggio – ha raccontato l’attrice che ha una figlia di 5 anni – e’ proprio l’elemento di amore che in piena crisi familiare e quando la scelta di voler divorziare e’ definitiva, sembra riemergere. Trovo che sia molto bello continuare a provare sentimenti, sguardi amorevoli e umanita’ proprio quando invece stai rompendo tutto: secondo me e’ un aspetto di verita’ che e’ la bellezza di Marriage Story: ci vuole coraggio a rendersi conto che una storia e’ finita, ricostruire se stessi e far si che questo nutra una felicita’ reciproca, aiutando in questo modo i figli. Cosi’ i piccoli gesti di affetto continuando ad alimentare il senso dell’unita’ della famiglia che resta nonostante tutto”.

Tv: The young pope nella top ten migliori miniserie del TimeLa classifica su produzione ultimo decennio

6 novembre 201920:11

– The young pope di Paolo Sorrentino è tra le migliori dieci miniserie televisive degli ultimi dieci anni, secondo una classifica stilata dal Time, che segnala “l’enorme impiego di idee e mezzi per creare format di un’ora o mezz’ora”, che diventano “meraviglie di una stagione con una forma d’arte tutta loro”. Secondo il Time le miniserie “richiedono una narrazione e uno sviluppo del personaggio più efficienti di uno spettacolo progettato per durare anni. E poiché non rimangono abbastanza a lungo da logorare il loro benvenuto, alla fine sono spesso più soddisfacenti”.
Il Time rileva che le reti di produzione “sembrano utilizzare la designazione di “serie limitata” per testare concetti a lungo termine. Miniserie popolari come Downton Abbey e Big Little Lies sono state rinnovate per due o più stagioni, ed è più difficile che mai definire cosa non rientra in questa categoria. Per essere una miniserie deve essere definita tale prima del suo debutto. M ala miniserie può avere sequel, come Top of the Lake e The Young Pope, ma non può essere una storia singola e continua che abbraccia più stagioni o una serie che è stata cancellata dopo una sola”.

Anastacia, debutto in musical con We will rock youPiparo firma show con musiche Queen. Debutto 6/12 ad Amsterdam

7 novembre 201919:28

La parrucca totalmente bianca, quasi scolpita. Le scarpe altissime. E poi la navicella spaziale che la farà addirittura volare sul palco. Sulle note, nientedimeno, dei Queen. Così Anastacia, la regina del soul e del pop, debutta per la prima volta in un musical: We will rock you, successo planetario che cuce insieme 23 hit della band inglese e Freddie Mercury – da Radio Gaga ad I want to break free, We are the champions o Boheamian Rapsody – con il libretto di Ben Elton, on stage il 6 dicembre davanti ai 5 mila spettatori dell’Afas Live di Amsterdam, il tempio del rock olandese. Star mondiale, ma show tutto Made in Italy, diretto e prodotto da Massimo Romeo Piparo (Mamma mia!, Billy Elliot, The school of rock). “Sono diciannove anni che avevo puntato We Will rock, dalla prima volta che l’ho visto in scena al Palladium di Londra”, racconta lui dal baskstage delle prove ad Assisi, prima di trasferirsi tutti in Olanda.”Al tempo, però, avere i diritti sembrava molto complicato, per non parlare di tradurlo in italiano”. Due anni fa, nel pieno del successo internazionale del suo Jesus Christ Superstar con Ted Neeley, l’idea, invece, di proporlo con un grande show europeo. E di chiamare Anastacia per la parte della spietata Killer Queen. Ambientato nel futuro fra 300 anni, in un luogo una volta chiamato Terra e ora diventato Pianeta Mall, dove il rock e la musica dal vivo sono banditi, il musical racconta infatti della caccia della Global Soft, capeggiata appunto da Killer Queen e dal suo collaboratore Khashoggi, alla Resistenza di un gruppo di Bohemians che si nascondono nei sotterranei e che, con l’aiuto del bibliotecario Pop, tramandano ricordi sbiaditi del tempo glorioso nel quale il rock regnava sulla terra. Ad attendere l’arrivo degli eletti che restituiranno la musica al Pianeta, i predestinati Galileo e Scaramouche. “Killer Queen – spiega Piparo – è sempre stata interpretata da un’imponente cantante di colore, con la classica voce Rhythm & blues. Per una volta ho pensato a una performer bianca dalla voce black e la più grande voce soul di sempre è Miss Anastacia. Che si è rivelata anche una donna molto simpatica, di grandissimo spirito”. Primo incontro, in Olanda. “Ho ‘fatto’ Anastacia per un’intera carriera – racconta lei – Oggi, a interpretare un ruolo in musical, sono emozionata come una debuttante. Ma non poteva capitare opportunità migliore. Ho avuto l’onore di cantare con Brian May e Roger Taylor (gli storici chitarrista e batterista dei Queen ndr) e adoro la loro musica, trovo sia il miglior rock di sempre. Appena Brian ha saputo che avrei cantato Killer Queen era estasiato”.Tra hit come A kind of magic, Don’t stop me now, Another One Bites the Dust, il ruolo, dice chi l’ha sentita, “sembra scritto apposta per lei”. Costumi futuristici (“Si è affidata totalmente, il Made in Italy conquista sempre nel mondo”, dice Piparo) e una sola richiesta: grande attenzione alle scarpe, che in scena sono altissime e più volte dovrà fare su e giù per le scale della scenografia disegnata da Teresa Caruso. Con lei, Giorgio Adamo/Flavio Gismondi nei panni di Galileo e Arianna Galletti/Eleonora Facchini in quelli di Scaramouche, orchestra dal vivo del Maestro Emanuele Friello e coreografie di Roberto Croce. “Lo spettacolo sarà in tournée per almeno due anni in Olanda – prosegue Piparo – Anastacia sarà con noi fino a gennaio. Ci lascerà per il suo tour in Nuova Zelanda e poi tornerà (al suo posto Tia Architto). La meraviglia – prosegue il regista – è che tutto questo sta nascendo in Italia, con talenti e maestranze italiane. Per la prima volta insegniamo davvero noi il mestiere a quelli che abbiamo sempre visto come ‘grandi’”. Ma vedremo mai questa versione di We will rock you in Italia? “Diritti a parte – riflette Piparo con una punta di rammarico – nel nostro Paese sta diventando tutto troppo complicato e viene voglia di andarsene. Non c’è riconoscenza. Abbiamo creato un volano economico importante e siamo ripagati e vessati con difficoltà burocratiche. Chi vuole – conclude – verrà a vederlo in Olanda. Per fortuna, un volo low cost costa meno di un Roma-Milano”.

Tv: Andreatta, Amica Geniale svolta per produzione fictionTerminate riprese del secondo capitolo, da quadrilogia Ferrante

18 novembre 201909:59

– “L’amica geniale per acclamazione di critica e pubblico, segna una svolta nella produzione della fiction italiana. Un traguardo, questo, frutto del lungo percorso di internazionalizzazione della serialità Rai”. Lo ha sottolineato il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta nel corso di una visita sul set a Napoli de L’Amica Geniale Storia del Nuovo Cognome, secondo capitolo tratto dal betseller della quadrilogia di Elena Ferrante, la cui messa in onda è prevista per la primavera del 2020, e le cui riprese sono nel frattempo terminate. Parlando alla presenza del regista Saverio Costanzo e delle due protagoniste Margherita Mazzucco e Gaia Girace e dei produttori Lorenzo Mieli e Domenico Procacci. Una produzione Fandango-Wildside, in collaborazione con Rai Fiction, HBO Entertainment,in coproduzione con Umedia.
“Un budget importante – ha sottolineato Andreatta – uno sforzo produttivo enorme, un’attenzione minuziosa a ogni tassello della realizzazione, dalla scrittura alla regia, dal cast alla produzione. Un grande lavoro di eccellenze italiane. Con Storia del nuovo cognome – ha osservato ancora Andreatta – prosegue e si rafforza l’ambizione di raccontare e portare l’immaginario italiano nel mondo tenendo sempre al centro della narrazione il vissuto del nostro Paese. Una sfida narrativa, produttiva e culturale in piena coerenza con il ruolo di Servizio Pubblico della Rai. È questa una serie di passioni, nell’accezione più ampia e complessa del termine. Vediamo fin dalle primissime immagini nuove tematiche emergere e farsi potenti: l’amore, il rapporto con il corpo, i rapporti famigliari insani, talvolta terribilmente violenti, il rifiuto della propria condizione e l’aspirazione a una vita migliore, la sessualità delle due ragazze fra ragione e sentimento, maternità negata e desiderata, violenza subita e desiderio”.
Nei nuovi episodi esplodono – ha fatto notare Andreatta – “le molte contraddizioni delle vite di Lila e Lenù. Il racconto si fa anche politico, nel senso che emerge il rancore di classe, la contrapposizione fra la borghesia e la classe meno abbiente, dalla quale le nostre due eroine provengono. Il Rione napoletano continua a rappresentare il microcosmo, la parte per il tutto, il concentrato delle trasformazioni sociali in atto, non prive di violenza. Ma la prospettiva si amplia, dal Rione si passa al mondo esterno: le due ragazze oltrepassano definitivamente il tunnel, scoprono e vivono la città caotica e in piena trasformazione”. Molte quindi le novità, stilistiche, narrative e produttive.
Si ritorna anche a Ischia, che sarà presente in due episodi, diretti da Alice Rohrwacher. Vedremo infine Lenù, matricola universitaria, a Pisa. La sfida registica segna un cambio di stile, coerente con il passo del racconto, con gli anni affrontati, i Sessanta. Lila e Lenù sono cresciute, guardano al loro futuro, passano all’azione, prendono in mano le rispettive vite. E manifestano una ribellione e una voglia di riscatto fortissima, sociale l’una, culturale l’altra.

Deneuve e figlia tra famiglia e memoriaIn sala Tutti i ricordi di Claire con Chiara Mastroianni

18 novembre 201910:03

Perché Claire Darling (Chaterine Deneuve), ottantenne un po’ confusa sta svendendo nel giardino della sua grande villa nell’Oise gli oggetti di antiquariato raccolti in una vita? Compresi straordinari automi e quadri di famiglia? Inizia così, con questa inspiegabile follia, ‘Tutti i ricordi di Claire’ di Julie Bertuccelli, in sala dal 21 novembre con Movies Inspired. A chi cerca di fermarla, come il suo storico sacerdote o la figlia Marie (Chiara Mastroianni), accorsa anche per le sue ultime stranezze, dice che fa questo perché è convinta che morirà la sera stessa. Su questo semplice canovaccio si sviluppa il comedy drama di Julie Bertuccelli (Da quando Otar è partito, L’albero, Squola di Babele) da sempre attenta a temi come famiglia, memoria, segreti e sradicamento. E va detto che nel film solo con la giusta lentezza si risale alla vita di Claire, alle sue ombre, al fatto di aver perso un figlio per un incidente, una morte di cui sarebbe, dal suo punto di vista, colpevole il marito. Un fatto doloroso, mai davvero superato, che la fa invecchiare tra le amarezze e un’antipatia molto forte per la figlia Marie. Partita vent’anni prima, quest’ultima è tornata a casa anche per chiudere i conti con Claire, questa madre che ha perso la testa e sembra determinata a suicidarsi e vivere comunque solo un altro giorno.Adattamento del romanzo americano di Lynda Rutledge, ‘Faith Bass Darling’s Last Garage Sale’, ambientato in Texas, Tutti i ricordi di Claire questa volta è trasposto nella provincia francese in un incessante andare e venire temporale. Insomma tanti flash back per questi personaggi che, di volta in volta, aggiungono, almeno apparentemente, un tassello alla loro storia. Grande coraggio infine da parte della Deneuve nell’affrontare questo personaggio di Claire, anziana signora, con grande e professionale disinvoltura. Dice la regista: “Nel libro tante le cose in cui mi sono identificata: i rapporti complessi tra madre e figlia; i morti che ci perseguitano; gli oggetti e i mobili che ci invadono e ci servono da memoria di sostituzione; le menzogne, i segreti e i non detti familiari che ci aggrediscono; la fine della vita che ci attende; la memoria che, di volta in volta, ci forma, imprigiona, soffoca; e l’oblio che ci rattrista eppure ci libera e alleggerisce”. E ancora la Bertuccelli: “Il mio attaccamento agli oggetti proviene, a mia discolpa, da numerose generazioni di appassionati. Le case della mia infanzia erano piene di cimeli incongrui di viaggi, eredità di famiglia, scoperte e collezioni: così tante metafore, sensazioni, tanti legami emotivi, ricordi, simboli di un tempo o di un luogo rimpianto, e riflessi delle nostre vite dai quali è difficile staccarsi. Nonostante tutte le obiezioni che facevo da bambina a questa follia patologica, a questo gusto smisurato per le cianfrusaglie, anch’io ne sono stata contagiata. Per me – conclude – era giunto il momento di rovistare tra quei demoni e affrontare tutto quel disordine che mi apparteneva”.

The Irishman, Zaillian a Capri ‘award’ per scriptA dicembre omaggio a film Martin Scorsese aspettando gli Oscar

NAPOLI17 novembre 201918:18

É stato assegnato a ‘The Irishman’ di Martin Scorsese il premio per la miglior sceneggiatura dell’anno di Capri,Hollywood 2019: Steven Zallian, già Oscar per Schindler’s list di Spielberg, ritirerà il riconoscimento nel corso dell’International Film fest sull’isola azzurra che dal 27 dicembre al 2 gennaio, come da tradizione, aprirà la stagione degli Awards 2020. Lo annuncia Tony Renis, presidente onorario della manifestazione:”The Irishman può definirsi la summa del grande cinema di Scorsese e la sua sceneggiatura è uno dei capolavori di Zaillian, talento come pochi della scrittura, collaboratore di lungo corso del maestro italomericano e di tanti altri grandi autori. Questo script – aggiunge – è un lavoro assolutamente perfetto grazie al quale i fuoriclasse De Niro, Pacino e Pesci hanno dato vita ad interpretazioni memorabili”.
Il film prodotto da Netflix, dopo il passaggio in sala, sarà in streeming dal 27 novembre e si annuncia tra i favoriti alle nomination di Golden Globes e Oscar 2020.
Regista, sceneggiatore e produttore statunitense, Zaillian è tra le più influenti personalità di Hollywood ed è molto legato all’Italia dove girerà, a venti anni dal film di Antony Minghella, parte della serie tv tratta da ‘ Il talento di mister Riplay’ dai romanzi di Patricia Highsmith. The Irishman non è il primo gangster movie firmato da Zaillian che ha scritto anche le sceneggiature di ‘America gangster’ di Ridley Scott e ‘Gangs of New York’ di Scorsese. Zaillian è stato autore della miniserie di grandissimo successo ‘The Night Of’ per HBO. Tra i suoi prossimi lavori anche la serie storica Montezuma.
La 24esima edizione di Capri, Hollywood International film festival (che ha assegnato a ‘Il Traditore’ di Marco Bellocchio, film italiano scelto per concorrere all’Oscar, il Capri International feature film) è promossa dall’Istituto Capri nel mondo col sostegno del Mibact-Dg Cinema e della Regione Campania in collaborazione con diversi sponsor privati.

Scala: Tosca soldout, Mattarella a inaugurazione stagioneBiglietti esauriti per tutte le repliche di dicembre

ILANO17 novembre 201917:19

– Tutti pazzi per Tosca: l’opera che inaugurerà il 7 dicembre la stagione lirica della Scala è già esaurita, non solo per la serata inaugurale (a cui saranno presenti fra gli altri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese) ma in tutte le repliche di dicembre.
“Se avessi il doppio dei biglietti, riempirei comunque il teatro” aveva profetizzato il sovrintendente Alexander Pereira lo scorso 4 ottobre quando gli era stato consegnato Al Mattarel il premio per la milanesità. E la profezia si è avverata. Delle nove repliche in programma (senza contare l’anteprima giovani) le prime sei sono già soldout. Mentre per le tre di gennaio – quando la superstar Anna Netrebko lascerà il posto a Saioa Hernández, sono comunque rimasti solo pochissimi biglietti.

17 novembre 201917:50

Dori Ghezzi canta “La canzone di Marinella” con Morgan e Franco Mussida. La performance a “Una storia da cantare” che sabato sera, in prima serata su Rai1, nella puntata dedicata a Fabrizio De André, ha conquistato 4.147.000 spettatori con uno share del 21,1%

Bookcity: organizzatori, straordinaria affluenza di pubblicoConclusa l’8/a edizione con oltre 3.000 autori e 1.500 eventi

MILANO17 novembre 201918:50

– Si è conclusa a Milano l’8/a edizione di BookCity, la grande festa partecipata che ha coinvolto quest’anno oltre 3.000 autori, 1.400 classi di vari istituti scolastici e 400 volontari con più di 1.500 eventi dislocati nelle 250 sedi del territorio urbano e metropolitano.
Oltre al Castello Sforzesco, che rimane il cuore di BookCity Milano, teatri, musei, scuole, università, palazzi storici, librerie, circoli e associazioni culturali, carceri e ospedali, spazi pubblici ma anche case private e negozi, nei diversi quartieri della città, hanno ospitato incontri, dialoghi, spettacoli, mostre ed eventi.
“La straordinaria affluenza di pubblico e l’eccezionale interesse suscitato dalla manifestazione hanno dimostrato che BookCity Milano è la casa dei libri e degli attori della filiera”, si legge nella nota conclusiva degli organizzatori.
“Editori, autori, librai, bibliotecari, agenti, traduttori, illustratori, tutte le professioni che concorrono alla realizzazione di un libro – continua la nota – hanno avuto la possibilità di incontrarsi e di incontrare il pubblico dei lettori e della comunicazione. BookCity per la ricchezza del suo programma si caratterizza come un grande evento culturale capace di unire e di stimolare. È una manifestazione unica che caratterizza in modo originale, anche sul piano europeo, Milano e la sua area”.
Per l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno “BookCity Milano si conferma sempre più una piattaforma globale di dibattito e confronto, capace di spaziare da luoghi e temi della molteplice identità cittadina alle grandi sfide del tempo futuro per l’intero pianeta. Nel 2020 ci dedicheremo al tema dell’ambiente e della sostenibilità globale, in un anno caratterizzato dal protagonismo dei talenti delle donne”.

Box office Usa, primo Le Mans ’66Seconda piazza per Midway, solo 8 milioni per Charlie’s Angels

17 novembre 201919:49

– Weekend senza grandi sussulti al botteghino Usa. Buono il risultato di Le Mans ’66. Il film, diretto da James Mangold, che segue le vicende degli ingegneri e dei membri della scuderia statunitense Ford contro l’avversaria Ferrari, conquista il primo posto con 31,5 milioni di dollari nel primo fine settimana di uscita.
Mantiene il secondo posto con 8,7 milioni Midway, film di guerra di Roland Emmerich, mentre non va oltre la terza posizione Charlie’s Angels, che porta a casa solo 8,6 milioni nella prima settimana di uscita.

Vittorio Arrigoni, l’utopista di GazaAutrice, ‘suo ‘Restiamo umani’ va spiegato a nuove generazioni’

MILANO17 novembre 201919:24

– ANNA MARIA SELINI, VITTORIO ARRIGONI, RITRATTO DI UN UTOPISTA (CASTELVECCHI, PP. 200, EURO 18,50) – Mentre proseguono i tentativi di mantenere una tregua nata fragile e subito violata nella Striscia di Gaza, ancora una volta teatro di violenze e lutti, un nuovo libro ripercorre la vita e la morte di un giovane attivista italiano, Vittorio Arrigoni, icona dei ‘Pro-pal’ e bandiera dei sostenitori dei diritti umani e della Striscia, ucciso per mano di un gruppo di presunti salafiti, che lo rapirono nel 2011.
In ‘Vittorio Arrigoni – Ritratto di un utopista”, la sua figura viene delineata da una giornalista che già si era occupata del drammatico caso con un documentario che aveva ricostruito la vicenda in modo accurato. Oggi l’autrice ha però deciso di approfondire nuovamente l’uomo Vittorio – poeta, scrittore, giornalista, attivista quasi eroico – ma anche figlio, fratello e giovane passionale innamorato della vita.
“Ho conosciuto ‘Vik’ nel 2009 a Gaza City ed è stato come scontrarsi con un personaggio in fuga da un romanzo – racconta Anna Maria Selini – Il suo slogan ‘Restiamo umani’, è ormai un’icona nelle manifestazioni per i migranti, in quelle contro i sovranisti (è stato usato recentemente anche da un sindacalista, ‘Zorro’ in polemica con Matteo Salvini, ndR). E’ un messaggio che continua a ispirare, di scottante attualità nazionale e internazionale, talvolta abusato. Ed è per questo che ho ritenuto necessario un libro che spiegasse alle generazioni di oggi cosa ci sta dietro, quale vita, quale persona. Perché non rimanga uno slogan vuoto”. Il volume ripercorre poi tratti delle vicende giudiziarie, e ne sottolinea incongruenze e ‘buchi’. In attesa di una giustizia compiuta almeno della memoria, se non nelle aule dei tribunali.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Amica Geniale, le protagoniste diverse ma speculari
Parlano le giovani attrici Gaia Girace e Margherita Mazzucco

NAPOLI18 novembre 201910:03

Gaia Girace (Lila) e Margherita Mazzucco (Elena) tornano protagoniste nella seconda stagione de L’amica Geniale – Storia Del Nuovo Cognome, una collaborazione fra HBO, Rai fiction, e la produzione di Wildside e Fandango la cui messa in onda è prevista sempre su Rai1 per la primavera del 2020. Sono state a Napoli negli ultimi giorni del set (poi si sono spostate a Pisa a settembre prima del fine ciak) in una calda giornata di fine agosto, interpretano rispettivamente Lila ed Elena, la mora e la bionda.
Diverse, bellissime e speculari al tempo stesso. Gaia e’ inquieta, magnetica, fumantina, geniale, un’indole solitaria, poco interessata alla fama, ma concentrata sul superamento dei propri limiti. Nata a Vico Equense, penisola sorrentina, ha iniziato a studiare recitazione “a 13 anni, alla scuola di teatro e cinema “La ribalta” a Castellammare di Stabia prima di essere scelta per la prima stagione da Saverio Costanzo. Come ha accolto la tua famiglia questa scelta? “Mia madre – risponde la giovane attrice, quasi 16 anni -, è sempre sul set con me. E’ un insegnate di sostegno, mio padre lavora nel campo immobiliare, era più preoccupato all’inizio. Ora entrambi sereni”.
Margherita è l’opposto: abita nel cuore di Napoli, è nata e cresciuta a Piazza del Gesù. E’ piena di amici, pacata, annidata in una famiglia numerosa: “Prima non ci pensavo proprio a fare l’attrice, è stato un caso. Un volantino, poi il provino quasi per sfida e Saverio mi ha scelta. Non è cambiata molto la mia vita – osserva – se non che se prima per strada non mi guardava nessuno ora mi riconoscono tutti. Sono iscritta al quarto anno del liceo classico. Ma adesso si è ovvio che mi piacerebbe continuare a fare l’attrice, magari con un altro film di Costanzo, è stato un regista estremamente paziente, mi ha insegnato tanto, ho scoperto lati di me stessa che non immaginavo di avere”.
Gaia di un anno più giovane frequenta il liceo linguistico, ama il francese, l’inglese e anche l’Italiano, ma – spiega – “siamo state supportate anche da un coach sul set, i professori del liceo quando dovevo saltare le lezioni erano clementi sapevano che dovevo lavorare”. Gaia, diciamolo, è più loquace, una somiglianza impressionante con Sophia Loren, anche se ama molto Audrey Hepburn e nella fisicità, longilinea, ha un che di Margareth Madè, e anche una grazia infinita. A catturare è il magnetismo dello sguardo, un dono prezioso che ci auguriamo non venga sprecato da cattivi consiglieri: “Di certo – dice saggia – dopo l’Amica Geniale con un regista come Saverio, in futuro non voglio buttarmi via accettando proposte che mi squalificano”. Ma proposte arrivano? “Si tante, ma ho un contratto. Comunque bisogna aspettare, valutare, non aver fretta. Soprattutto studiare bene le lingue, continuare ad approfondire la recitazione e terminare il liceo”. Hai un sogno? “Si, andare in America, sto mettendo i soldi da parte, quelli che ho guadagnato con questo lavoro”.
Lia in questo secondo capitolo avrà dai 17 ai 23 anni in più diventa madre. Gaia non ti sei sentita a disagio ad interpretare un personaggio più grande? “No, non ci ho pensato troppo. I bambini mi piacciono molto, secondo l’età non mi ha condizionata, pensavo solo al ruolo, ascoltavo quello che mi diceva Saverio. Certo il fatto che Lia sia una ragazza che ha vissuto delle privazioni, si è sposata quasi bambina, ha vissuto dei maltrattamenti gravi vessazioni, quelli sono aspetti che da ragazza di oggi non vivrei mai”. Sei fidanzata? “No, non ho neanche il tempo. Ma quando non sono sul set vedo anche gli amici. Alcuni di scuola li ho portati qui”.
Nella seconda stagione ritroviamo le due ragazze 16enni sempre legate da una grande amicizia, intraprendere strade diverse. Lila scoprirà che il marito Stefano è molto diverso da quello che sembrava e chi ha letto L’Amica geniale-Storia del nuovo cognome ben sa che la ragazza si ritroverà vittima di violenze quotidiane da parte del coniuge. Inizialmente lavorerà nel negozio di scarpe ma la giovane sentirà sempre di più il peso di aver perso la propria identità. In questa seconda stagione sarà proprio la tematica dell’identità ad essere centrale: le due giovani donne dovranno fare i conti con se stesse. Lenù continuerà a frequentare il liceo classico da studentessa modello e questo la porterà a studiare alla Normale di Pisa. Tuttavia anche quest’ultima non riesce ad essere felice sentendosi inadeguata sia nel rione dove è nata e sia nel nuovo ambiente universitario. Inoltre l’amicizia tra le due donne sarà messa a dura prova a causa di Nino Sarratore, amico di infanzia di cui entrambe sono innamorate, con il quale Lila intraprenderà una relazione durante una vacanza a Ischia. Il neorealismo rimane il punto di partenza, ma viene adeguato al nuovo racconto, a quanto sta succedendo a Lila e Lenù e, soprattutto, all’Italia di quegli anni.

Il cardellino diventa film, in Italia dal 6 dicembreIl best seller Donna Tartt, da Warner Bros. e Amazon Studios

18 novembre 201910:06

– L’attesa trasposizione sul grande schermo del romanzo best seller di Donna Tartt, Il Cardellino sarà da Warner Bros.
Pictures e Amazon Studios in esclusiva digitale in Italia dal 6 dicembre.Diretto dal regista premio BAFTA John Crowley, il film vede un cast multigenerazionale guidato da Ansel Elgort nel ruolo di Theo Decker e Nicole Kidman in quello della Sig.ra Barbour.
Theodore “Theo” Decker aveva 13 anni, quando sua madre venne uccisa dallo scoppio di una bomba al Metropolitan Museum of Art.
La tragedia cambiò il corso della sua vita, conducendolo in una commovente odissea fatta di dolore e colpevolezza, di reinvenzione e redenzione, e persino di amore. Nel mezzo di tutto ciò, si aggrappa ad un tangibile oggetto di speranza, ricordo di quel giorno…il quadro di un uccellino incatenato al suo trespolo, Il Cardellino.La sceneggiatura è del candidato all’Oscar Peter Straughantratta dal romanzo di Donna Tartt (premio Pulitzer del 2014 nella categoria Fiction e della Medaglia Andrew Carnegie for Excellence in Fiction) , apparso per 30 settimane di seguito sulla lista dei libri più venduti del The New York Times.
“Il Cardellino” è una presentazione Warner Bros. Pictures, in associazione con Amazon Studios, una produzione Color Force, un film di John Crowley.
Il film sarà distribuito in Italia da Warner Bros. Home Entertainment in esclusiva digitale per l’acquisto e il noleggio dal 6 dicembre sulle seguenti piattaforme: Apple TV App, Itunes, Google Play, Youtube, Infinity, Sky Primafila, Chili, Rakuten TV, TIMvision, Playstation Store e Microsoft Film&TV.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Sky Uno: primo show per Alessandro Siani
A Natale l’attore protagonista di Stasera felicità

18 novembre 201911:01

– Dopo il record d’ incassi al box office, Alessandro Siani approda in tv, in esclusiva su Sky Uno, per il suo primo tv show da protagonista. Nel periodo natalizio si accenderanno i riflettori di Stasera felicità, serata-evento su Sky Uno, una sorta di one-man-show cinematografico pensato per la Tv e studiato per Siani. Il cinema sarà difatti un riferimento al centro del progetto, che emerge già nella maestosa scenografia-omaggio a “The Truman Show” (curata dallo scenografo Marco Calzavara) e si sviluppa nella fusione continua tra esibizioni e perfomance sul palco e veri e propri cortometraggi firmati da un direttore della fotografia d’eccellenza come Michele D’Attanasio (David di Donatello per Veloce come il vento di Matteo Rovere, collaboratore di grandi registi come Nanni Moretti, Gabriele Mainetti, Mario Martone, e direttore della fotografia de Il giorno più bello del mondo, film con cui Siani è in questi giorni in testa al box office).
Siani, tra sketch, monologhi in studio e momenti di varietà – proporrà uno show che sfrutta idee e tecniche proprie del grande schermo. Sul palco e nei corti grandi ospiti. “Diamo il benvenuto a un grande artista come Alessandro Siani, con il quale abbiamo pensato ad un vero e proprio regalo di Natale per i nostri abbonati – ha detto Nicola Maccanico, executive vice president programming Sky – . Stasera Felicità è un grande spettacolo televisivo e una luminosa celebrazione dell’immaginario cinematografico”. “Sono stracontento di accettare l’invito di una piattaforma prestigiosa ed innovativa come Sky, che vuole festeggiare il Natale televisivo con me ed i suoi abbonati – ha detto Siani -. Proporremo una sorta di cinetv: il cinema e la TV si abbracceranno in uno show che vuole condividere, con leggerezza, la magia del Natale”.

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