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Carissimi, i segreti di una famiglia
Enigmi e sentimenti nel romanzo ‘epistolare’ di Letizia Muratori

18 novembre 2019 11:08

LETIZIA MURATORI, CARISSIMI (LA NAVE DI TESEO, PP.224, EURO 17) – Le radici che fanno da zavorra al presente, la sincerità sbandierata e le falsità nascoste dalla cortesia apparente, le parole taglienti e i ricordi che fanno male, la solitudine di ognuno e il desiderio di contrastarla con il calore familiare: il sapore agrodolce di “Carissimi”, il nuovo libro di Letizia Muratori edito da La nave di Teseo, è già racchiuso tutto nel titolo, e subito rafforzato dall’autrice, capace di scavare con le parole nei segreti dell’anima.
Con la sua struttura originale – il libro è una raccolta di lettere che i vari personaggi si scrivono gli uni con gli altri, intervallata da momenti di narrazione più classica, in terza persona – “Carissimi” invita alla lettura di una storia che indaga la famiglia, mettendo sotto i riflettori la complessità dei rapporti, le fragilità, le bassezze, le ripicche e il bagaglio di quel pesante non detto che ogni persona si porta dietro, e ancora quei segreti di famiglia che forse è meglio non rivelare; ma nel libro c’è spazio anche per l’amore con tutte le sue trasformazioni.
La trama del romanzo vede al centro Nurit Camerini, diciottenne che sa di essere nata da un’inseminazione artificiale.
Contrariamente da quanto accade di solito, la ragazza ha conosciuto dai genitori il nome del padre biologico, Giorgio Amati, facendo in tempo, prima che quest’ultimo morisse, a instaurare un rapporto epistolare con lui. Ora decide di ricercare le proprie radici attraverso la realizzazione di un documentario che coinvolga tutta la famiglia Amati, i figli di Giorgio e sua moglie, ma anche i suoi fratelli in Israele.
Per contattarli, Nurit sceglie di scrivere lettere nelle quali fa domande indiscrete, precise, sollevando più di un malumore e molti ricordi: non tutte le persone a cui scrive – i “carissimi” del titolo – reagiscono infatti allo stesso modo nei confronti di questa ragazza che, pur non volendosi porre come una parente acquisita, è determinata a conoscere e a trovare sincerità in questa nuova famiglia, lontana eppure in qualche modo a lei vicina.
La dimensione familiare nelle mani dell’autrice diviene dunque terreno d’indagine, quasi di studio, per esplorare sentimenti e frustrazioni, peccati nascosti e mancanze affettive, ma anche per andare indietro nel tempo, dentro quella grande Storia di cui tutti siamo figli. Il risultato è un libro che, nel solco di una lunga parabola spazio-temporale (dalle leggi razziali a internet, dall’Italia a Israele), coinvolge e apre prospettive e spunti di riflessione, anche su noi stessi e sui nostri rapporti familiari: sarà forse possibile ritrovarsi e riconoscersi nello scontro tra caratteri, nel confronto tra delusioni e aspettative e in quelle differenze, anche linguistiche, che da sempre separano, anche se mai definitivamente, le generazioni dei nonni, dei padri e dei figli.

Tv: torna L’amica Geniale, la giovinezza di Lila e LenùSul set della seconda stagione, sugli schermi in primavera

NAPOLI18 novembre 2019 11:08

– Era il 30 agosto, un’ estate fa… Una passeggiata sul set nel cuore di Napoli in una piazza dei Martiri d’altri tempi.Tra insegne ai negozi anni Sessanta, comparse in abiti d’epoca, vecchie automobili e lambrette, lo slargo cambiava volto, sotto gli occhi incuriositi di passanti e turisti. In questa giornata di una stagione trascorsa, si è girata la sesta puntata della seconda stagione della serie tv (la messa in onda su Rai1 è prevista per la primavera 2020) de ‘L’amica Geniale – storia del nuovo cognome’: basata sul secondo volume della quadrilogia di Elena Ferrante dedicata al racconto dell’amicizia tra le due protagoniste Lila (Gaia Girace) e Lenù (Margherita Mazzucco), pubblicata negli Stati Uniti da Europa Editions, che vede, così come la prima, dietro la macchina da presa Saverio Costanzo (“Private,” “La solitudine dei numeri primi,” “Hungry Hearts”).
Per sei episodi, mentre Alice Rohrwacher (“Lazzaro felice”, “Le Meraviglie”) ha curato la regia del quarto e del quinto. I mesi sono passati le riprese sono terminate in Toscana e nel frattempo la scrittrice ha dato in stampa il suo nuovo libro che non ha nulla a che vedere con la storia di Lila e Lenù, ‘La vita bugiarda degli Adulti’ (sempre edito e/o). La nuova serie tv, è prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Wildside e da Domenico Procacci per Fandango, in collaborazione con Rai Fiction e HBO Entertainment, in coproduzione con Umedia.
Soggetto e sceneggiature sono di Elena Ferrante, Francesco Piccolo, Laura Paolucci e Saverio Costanzo. Paolo Sorrentino e Jennifer Schuur sono i produttori esecutivi. Fremantle sarà il distributore internazionale in associazione con Rai Com.
A metà settembre sono invece iniziate le riprese a Pisa, ora concluse, per un totale di 4 settimane (Elena la si vedrà con i capelli tagliati – come racconta il libro di Ferrante verrà ammessa alla prestigiosa Università Normale ndr). Costanzo durante le riprese del sesto episodio a Napoli è in camicia di lino verde, ferma il ciak più di una volta (qualche passante attraversa il campo perchè sfuggito a un set apparentemente blindato, i curiosi sono centinaia impossibile chiudere) nonostante i problemi alla viabilità limitata per le riprese, va detto che al ‘pronti, azione’ cala un religioso silenzio in piazza e dietro le transenne. L’Amica geniale nella città partenopea come anche Caserta dove sono ubicati gli studi nell’area ex Saint Gobain del capoluogo della Reggia vanvitelliana (dove è stato ricostruito un intero rione del capoluogo campano riprodotto e riportato alle sue origini urbanistiche su un’area di 25mila metri quadrati dallo scenografo Giancarlo Basili) ha portato anche tanto lavoro, compresa una scuola di operai e apprendisti scenografi.
La bionda Elena, per tutti Lenù (Margherita Mazzucco), attraversa con passo calmo Piazza dei martiri, poco prima si sofferma a guardare la vetrina di un negozio di occhiali, la gonna blu è sotto al ginocchio, la camicetta è bianca abbottonata, i capelli raccolti in una coda di cavallo sono legati con un fermaglio. A puntargli gli occhi addosso un gruppo di ragazzi. A poca distanza imponente sorge il negozio elegante della sua amica Lila che diventerà anche mamma (girate poco prima le scene che la vedono con il figlio in braccio…) ma chi ha letto il libro conosce la storia della gravidanza, delle violenze del marito… Come spiega lo stesso Costanzo: “Gli eventi del secondo capitolo de L’amica geniale riprendono esattamente dal punto in cui è terminata la prima stagione. Lila ed Elena hanno sedici anni e si sentono entrambe in un vicolo cieco. Lila si è appena sposata ma, nell’assumere il cognome del marito, ha l’impressione di aver perso sé stessa. Elena è ormai una studentessa modello ma, proprio durante il matrimonio dell’amica, ha capito che non sta bene né nel rione né fuori.
Nel corso di una vacanza a Ischia le due amiche ritrovano Nino Sarratore (Francesco Serpico), vecchia conoscenza d’infanzia diventato ormai studente universitario di belle speranze.
L’incontro apparentemente casuale, cambierà per sempre la natura del loro legame, proiettandole in due mondi completamente diversi. Lila diventa un’abile venditrice nell’elegante negozio di scarpe della potente famiglia Solara al centro di Napoli; Elena, invece, continua gli studi ed arriverà a partire per frequentare l’università a Pisa. Le vicende de L’amica geniale ci trascinano nella vitalissima giovinezza delle due ragazze, dentro il ritmo travolgente con cui si tallonano, si perdono, si ritrovano”. Dopo diversi ciak a Ischia: “qui spiega – Costanzo – Alice ha girato gli episodi 4.5. Una scelta voluta e che sono felice abbia accettato perchè ritenevo fosse come un momento a parte ma anche rivelatore, della vita di queste due amiche, rivali, che sono brave, e inevitabilmente anche cattive ragazze. Ogni volta che rileggo i libri di Elena Ferrante non è un caso, colgo nuove sfumature”. Sul set Fiat d’antan, Lancia, un Duetto, l’autobus Viberti, il 128, da piazza Plebiscito a Capo Posillipo. C’è poi la salumeria Carracci, di Stefano, marito di Lila, con tanto di Poster che campeggiano in bella vista dietro il bancone.
L’atmosfera di decadenza verrà riproposta anche nella seconda serie il cui le due protagoniste Lila ed Elena si muovono in un contesto storico compreso tra il 1961 e il 1967.

Tv: L’amica Geniale-Storia del nuovo cognome in numeri

NAPOLI18 novembre 2019 11:08

– Sono terminate da poche settimane le riprese de la serie L’amica Geniale – Storia del Nuovo Cognome, la cui messa in onda è prevista nella primavera del 2020 su Rai1, girate in gran parte tra Napoli, Caserta, Ischia e La Toscana (soprattutto Pisa). Tratto dal best seller dal titolo omonimo, secondo libro della quadrilogia di Elena Ferrante (Edizioni E/O). Dietro la macchina da presa torna Saverio Costanzo (ep.1,2,3,6,7,8) che condivide l’onore per le puntate girate ad Ischia con Alice Rorhwacher (ep. 4,5), sorella di Alba voce narrante della prima stagione.
Nei panni delle protagoniste Gaia Girace e Margherita Mazzucco, intanto cresciute e diventate giovani donne che Elena Ferrante descrive fra i seni che si gonfiano e i cuori che si fanno carichi di responsabilità. Una serie Hbo e Rai Fiction, prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Wildside e da Domenico Procacci per Fandango, in collaborazione con Rai Fiction e HBO Entertainment, in coproduzione con Umedia.
Soggetto e sceneggiature sono di Elena Ferrante, Francesco Piccolo, Laura Paolucci e Saverio Costanzo. Paolo Sorrentino e Jennifer Schuur sono i produttori esecutivi. Fremantle sarà il distributore internazionale in associazione con Rai Com. Ma ecco alcuni numeri. Attori: 125 fra principali e secondari Comparse: circa 8500 maggiorenni e 860 minorenni.
Bambini nel cast: 860 circa. Costumi: 2.000 circa tra realizzazioni originali e di repertorio. Paia di scarpe: 1.700 circa. A Napoli il Rione ricreato dalla scenografia di Giancarlo Basili Basili si estende su una superficie di circa 26 mila metri quadrati di cui 6 mila per la ricostruzione delle nuove palazzine. In totale dunque ci sono 26 edifici. Per il rione “vecchio”, usato anche nella prima stagione, la troupe tecnica, composta da 150 persone, ha creato 20 mila metri quadrati di set costruiti in oltre 100 giorni di lavorazione. Sono state costruite inoltre 15 palazzine, 5 set di interni, una chiesa e un tunnel. Utilizzati una ventina di lavoratori tra falegnami, stuccatori, stampatori, montatori, pittori e aiuti. Sono oltre mille i pezzi di di arredamento d’epoca utilizzati. I costumi sono Antonella Cannarozzi. La sceneggiatura è firmata dalla stessa Ferrante, Francesco Piccolo, Laura Paolucci e Saverio Costanzo. Paolo Sorrentino e Jennifer Schuur sono i produttori esecutivi.

Scrittori britannici a Bookcity per Tour dell’amiciziaJojo Moyes, Follett, Lee Child e Kate Mosse

8 novembre 201912:46

– “Il mondo sarebbe un posto di gran lunga migliore se i politici leggessero i libri”. Ne è convinta Jojo Moyes, protagonista del ‘Tour dell’amicizia’, un giro iniziato da Bookcity Milano che farà tappa a Madrid, Berlino e Parigi, con cui lei e altri tre romanzieri bestseller britannici dichiarano il proprio amore per l’Europa e il dissenso verso la Brexit. “I libri permettono di mettersi nei panni degli altri, e i leader di oggi non sono empatici: non leggono e ne sono fieri, non so nemmeno se Trump abbia letto i suoi libri”, ha sorriso Moyes, autrice di romanzi come ‘Io prima di te’, tradotti in quaranta Paesi, affiancata da Ken Follett, Lee Child e Kate Mosse in conferenza stampa e poi sul palco del Teatro Carcano, dove hanno risposto alle curiosità dei lettori in platea. “Mia moglie è una politica, è brava, ha grande empatia”, è intervenuto Follett, marito di una esponente laburista. “Nella mia esperienza i buoni politici leggono libri”, ha confermato Child, il creatore della saga di Jack Reacher, ricordando che “Obama è un buon lettore come Clinton, avido di letteratura e appassionato di thriller: c’è una gran differenza fra loro e Bush o Trump, in gran parte proprio legata ai libri”. E per Kate Mosse, che ha firmato romanzi storici come ‘I codici del labirinto’, “in un momento difficile, in cui il popolo è diviso e non si ascolta più, le storie fungono da ponte, fanno capire che, in mezzo fra chi strilla a destra e a sinistra, c’è anche altro”.
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Follett, chi vuole Brexit teme nuovo referendumRomanziere britannico, imbarazzato che mio Paese rifiuti Europa

18 novembre 201912:48

– Un nuovo referendum sulla Brexit “mi piacerebbe, perché questa volta andrebbe diversamente. Chi vuole la Brexit non vuole un altro referendum, sa che perderebbe”. E’ l’opinione di Ken Follett, protagonista con altri tre romanzieri bestseller britannici del ‘Tour dell’amicizia’, un giro in quattro Paesi europei iniziato da Bookcity Milano con cui gli scrittori vogliono dichiarare il proprio amore all’Europa e il dissenso verso l’uscita dall’Ue.
“C’è una possibilità, forse” di un nuovo referendum, “lo dovrebbe chiedere il Labour, ma non credo che vincerà le elezioni, quindi è una chance ridotta”, ha ammesso Follett a meno di un mese dal voto, affiancato al Teatro Carcano da Lee Child, Jojo Moyes e Kate Mosse. “Sono imbarazzato – ha spiegato l’autore di bestseller come ‘I pilastri della terra’ – che il mio Paese voglia rifiutare il suo posto in Europa, e che gli inglesi dicano di stare bene da soli. Io da solo non sto bene”.

Un ‘naso elettronico’ può salvare i libri rovinatiFiuta gli odori e individua le malattie della carta

18 novembre 201912:59

– Un naso elettronico potrà aiutare a curare i libri e a salvarli sin dai primi segni del degrado della carta. I vecchi volumi emanano odori così diversi che vanno da quelli più piacevoli (come gli odori di mandorle, caramello e cioccolato) a quelli più cattivi (come quelli di formaldeide, vecchi vestiti e spazzatura). Secondo gli studiosi portoghesi dell’Università di Aveiro fiutandoli è possibile capire quali parassiti li hanno colpiti e, di conseguenza, come intervenire prima che sia troppo tardi. La carta è composta principalmente da cellulosa, insieme ad altri componenti vegetali e additivi che ne migliorano le proprietà. La cellulosa è resistente all’invecchiamento, ma gli altri componenti sono molto più vulnerabili al degrado causato da calore, umidità e luce. Prima del 1845, spiegano gli studiosi, la carta era costituita principalmente da stracci di cotone e lino, che erano forme relativamente pure di cellulosa e quindi abbastanza stabili. Da quell’anno in poi, invece sono stati sviluppati processi per produrre carta da fibre di pasta di legno. Questa è meno resistente di quella in cotone, ma con il vantaggio che il legno è un materiale più economico e più facilmente disponibile.
Nello studio i ricercatori hanno analizzato 19 libri pubblicati dal 1567 al 2016. Li hanno classificati e hanno rilevato i gas con un naso elettronico contenente sei sensori che collegavano selettivamente diversi composti organici volatili. Questo nuovo metodo, spiegano, permette di aiutare a identificare meglio tutti quei libri che necessitano di una particolare conservazione e cura.

Giallini-Proietti in commedia natalizia, ciak a gennaio’Io sono Babbo Natale’, alla regia Edoardo Falcone

18 novembre 201913:18

– Partiranno a gennaio le riprese del nuovo film scritto e diretto da Edoardo Falcone (Se Dio Vuole), una commedia natalizia dal titolo provvisorio “Io sono Babbo Natale”. Protagonisti d’eccezione Marco Giallini e Gigi Proietti. Prodotto da Lucky Red e Rai Cinema con 3 Marys, il film sarà interamente girato a Roma.
Ettore (Marco Giallini) è un ex galeotto dalla vita turbolenta e sgangherata. Ha scontato 5 anni di carcere per una rapina commessa con dei complici di cui non ha mai rivelato i nomi. Alle spalle ha una relazione finita male con Laura, da cui ha avuto una figlia che non ha mai potuto conoscere. Non ha grandi alternative se non quella di continuare a fare il rapinatore. È così che si ritrova a casa di Nicola (Gigi Proietti), un amabile signore che non ha niente di valore che si possa rubare. In compenso ha una bizzarra rivelazione da fare ad Ettore: dichiara infatti di essere Babbo Natale. Ettore è decisamente scettico: Nicola sarà davvero chi dice di essere? Dopo il successo de “La befana vien di notte”, a Natale 2020 una divertente commedia per tutta la famiglia, ricca di effetti speciali, sull’amicizia, sul valore degli affetti e sulla generosità.

Successo a Hollywood per Il Traditore, parte la campagnaAnche Sorrentino a premiere del film di Bellocchio con Favino

18 novembre 201913:45

– Parte alla grande la campagna per la nomination all’Oscar straniero del candidato per l’Italia, Il Traditore di Marco Bellocchio. Il 17 novembre il debutto al Chinese Theatre di Hollywood è stato un successo, presenti il regista e Pierfrancesco Favino che ne è lo straordinario protagonista nel ruolo di Tommaso Buscetta. Erano presenti tra gli altri Paolo Sorrentino, Martha De Laurentiis, John Savage, il montatore Pietro Scalia. La lunga campagna di promozione verso il traguardo degli Academy Awards 2020, continua già stasera a San Francisco e prosegue subito per New York.
“Bellocchio non è solo un maestro del cinema italiano ma uno dei più grandi cineasti viventi del mondo”, così lo ha presentato al pubblico eccellente di Los Angeles, prima della proiezione, Michael Barker, presidente e co-fondatore di Sony Pictures Classics, che ha acquisito il film per la distribuzione in America, e il pubblico gli ha reso omaggio con un lungo applauso.
“Sono orgoglioso di essere qui e colpito da quest’accoglienza così calorosa, ma spero soprattutto che questo film vi piaccia e vi emozioni”, il grazie di Bellocchio che ha lasciato a Favino il compito di ‘orientare’ il pubblico americano alla visione di un film che – ha detto – “mostra il vero volto della mafia, niente di cool ma solo un gruppo di persone ignoranti”.
Evento promosso con Sony Pictures Classic, il film è stato presentato nella sezione World Cinema dell’AFI Fest 2019 alla presenza di Paolo Del Brocco, Rai Cinema e Simone Gattoni, Kavac Film, e di Anastasia Michelagnoli per IBC Movie di Beppe Caschetto, produttori de Il traditore. Dopo il successo al Festival di Cannes, venduto in oltre 50 Paesi, il film è ora candidato a 4 European Film Awards premi EFA nelle categorie più importanti (Miglior Film, Regista, Attore Protagonista, Sceneggiatura). Il film è prodotto da Ibc Movie, Kavac Film con Rai Cinema, in coproduzione con Ad Vitam Production (Francia), Match Factory Productions (Germania), Gullane (Brasile), distribuito in Italia da 01 Distribution, e venduto nel mondo da Match Factory.

Portici Bologna candidati a Unesco, via a piano di gestioneRaccoglie attività di tutela, obiettivo candidatura nel 2021

BOLOGNA18 novembre 201913:49

– La cabina di regia per la candidatura dei portici di Bologna all’Unesco ha firmato il 18 novembre in Comune il protocollo d’intesa per la gestione, la tutela, la conservazione e la fruizione dei portici della città.
Si tratta di un passaggio importante verso la stesura definitiva del dossier, che sarà sottoposto alla valutazione del Consiglio direttivo della Commissione nazionale italiana per l’Unesco.
L’obiettivo è ottenere la candidatura per l’Italia nel 2021, dopo che quella di quest’anno tocca, invece, a Padova Urbs Picta (la decisione nella riunione Unesco di Fuzhou, in Cina, nell’estate 2020).
Il piano di gestione è parte integrante del dossier ed è stato redatto sotto la supervisione e il supporto tecnico-scientifico del Mibact e con il contributo della Fondazione Carisbo. Al suo interno è descritto il sistema di gestione e di coordinamento delle attività di tutela, conservazione, comunicazione e fruizione in atto e in programma relative ai portici, tra cui interventi, restauri, azioni di contrasto al vandalismo grafico e proposte dei cittadini. Oltre al Comune, che è il soggetto referente per l’Unesco, hanno firmato il protocollo il segretario generale del Mibact per l’Emilia-Romagna, la Soprintendenza alle Belle Arti, la Regione, la Città metropolitana, l’Università di Bologna, l’Arcidiocesi, la Banca d’Italia, le Fondazioni Carisbo e Del Monte, la Camera di Commercio, Acer, il comando dei carabinieri dell’Emilia-Romagna e Bologna Welcome.

Montessori, consigli per bimbi feliciIn italiano le lezioni tenute in Sri Lanka nel periodo bellico

18 novembre 201914:02

– MARIA MONTESSORI, TUTTO QUELLO CHE DOVRESTI SAPERE SUL TUO BAMBINO (Garzanti, pp.160, 15 Euro.
Traduzione di Monica Salassa). L’autonomia, per far sì che il bambino cresca con le sue forze e le sue conquiste seguendo il suo naturale impulso creativo; i cinque sensi come “porte” dalle quali far entrare nella mente la conoscenza; la necessità di evitare inutili repressioni in favore della possibilità di sperimentare il mondo circostante; la disciplina intesa come un non problema se l’educazione si fonda sulla giusta libertà, su un ambiente idoneo e su una attività adatta alle varie fasi dell’età. Sono alcuni dei concetti espressi nel libro di Maria Montessori “Tutto quello che dovresti sapere sul tuo bambino” (Garzanti), nato da un ciclo di lezioni tenute in Sri Lanka nel 1944 e pubblicato in una prima edizione nel 1948 a Colombo. Nel volume, organizzato all’epoca da Anthony Gnana Prakasam, un avvocato con laurea in Pedagogia, vengono raccolti i principi alla base del celebre metodo educativo che Maria Montessori insegnò nei suoi corsi quando, in contrasto con il regime fascista, nel 1939 lasciò l’Europa per poi raggiungere il subcontinente indiano.
In agili capitoli, questi principi sono presentati al lettore in modo straordinariamente semplice, permettendo davvero di farsi un’idea chiara sul pensiero montessoriano. Eppure il libro è stato per anni trascurato, in quanto ritenuto di minore importanza rispetto al resto della produzione della studiosa: dopo diverse edizioni (tra cui la prima indiana nel 1961 e quella in lingua inglese del 1989), ora questo volume viene tradotto in italiano per la prima volta colmando dunque una lacuna. In questa piccola guida, in cui si affronta lo sviluppo fisico e psicologico del bambino nei primi anni di vita, si possono trovare tanti consigli pratici, suggerimenti, riflessioni che seppur legate alla società e agli studi dell’epoca risultano ancora oggi attuali. “Il bambino ha un modo di agire che l’adulto non può imitare. Se l’adulto ha intenzione di aiutare il bambino deve imparare da lui”, si legge per esempio tra le pagine dedicate ai bambini da 0 a 3 anni.
Al centro del metodo la gioia e la serenità del bambino, nella convinzione che quest’ultimo sia “il costruttore e il creatore dell’uomo adulto”: ecco perché genitori e insegnanti dovrebbero aiutare i piccoli ad “aiutarsi da soli”, favorendo indipendenza ed evitando inutili repressioni, per far sì che, in modo sicuro ma naturale, il bambino faccia esperienza del mondo e di se stesso seguendo le proprie inclinazioni, a partire dalle primissime fasi della vita. VAI ALLE NOTIZIE IN TEMPO REALE

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Torna Serena Dandini e convoca gli Stati Generali

Su Rai3 da giovedì 21 novembre in prima serata

18 novembre 201919:46

In questo mare di virtualità dove galleggiamo come naufraghi, gli ‘Stati Generali’, il nuovo programma che vede il ritorno ogni giovedì dal 21 novembre per sei prime serate su Rai3 di Serena Dandini con una variegata flotta di ‘amici’, sono un luogo dove chiunque può intervenire e portare la sua istanza, in una specie di riunione di condominio.
Ospiti fissi e special guest intervengono ogni settimana in un rimbalzo, dice la padrona di casa’ “dadaista tra realtà e deformazione satirica”. Il programma è stato presentato dal direttore di Rete Stefano Coletta che sottolinea la durata della messa in onda gli Stati Generali: dalle 21.20 a mezzanotte “ma – aggiunge – è la tv delle Ragazze, è qualcosa di diverso, è necessario che la tv pubblica abbia il diritto di leggere, criticare, ridere, piangere sulla nostra contemporaneità”. Dandini ” tra i protagonisti anche tanti uomini a cominciare dal ritorno di Neri Marcorè, che farà anche satira politica, nella serata del debutto farà una parodia del premier Conte”. Corrado Guzzanti? “Non lo vedremo nella prima puntata, ma non è detto che non ci sarà nelle prossime, è un’effetto attesa. Con lui non si può mai sapere”.   Gli Stati Generali aggiunge “sarà una satira su quello che non va, una fotografia dei tempi che viviamo, di confusione e mancanza di speranze, sogni”. Dandini cerca di dare ordine a questa varia umanità, coadiuvata da Martina Dell’Ombra (Federica Cacciola), tuttofare sovranista e “influencer semplice”, il cui ruolo è tentare di inserire contenuti che ritiene attuali e più moderni di quelli proposti dalla conduttrice e lanciare teaser di scoop inesistenti. Nel cast fisso Lucia Ocone impegnata in parodie varie. Torna la signorina Vaccaroni di Cinzia Leone, guida nei meandri della politica economica, mentre Elio e Rocco Tanica animeranno la parte musicale. Stati Generali proporrà una serie di inedite “Storie scellerate” di Franca Leosini, interpretata da Germana Pasquero. Poi tanti ospiti annuncia Dandini: “Verrà a trovarci anche Ascanio Celestini. Nella prima ci sarà Dario Argento, ci spiegherà cosa è la paura”. Ma le sorprese non sono finite: Giorgia reciterà, Impacciatore ci sarà dalla seconda puntata. Lucia Ocone farà una donna delle caverne”. E infine si lascia sfuggire: “ci sarà Marco Mengoni, stavolta in uno schema non prevedibile”. Tra i fissi ancora: Edoardo Ferrario sarà l’immancabile Sondaggista “che – spiega Dandini – ci terrà aggiornati sui volatili umori del popolo italiano. Non mancheranno incursioni di vecchi compagni di strada come Lillo, protagonista di ‘video. Viene mostrata una clip: Marcorè, con felpa ‘Diccì’ imita Andreotti. Partecipano anche molti altri personaggi che varieranno di settimana in settimana. Inoltre ci saranno i contributi video di The Pills, le Sbratz e Natalino Balasso che porterà le ragioni del Nord Est. E vengono presentate le copertine di Starmale. Si siederanno sul divano rosso di Serena Dandini ospiti internazionali e persone fuori dal comune che stanno dando un contributo significativo alla nostra società. La sigla finale sarà affidata all’improvvisazione di Elianto, geniale cantante di strada.TGLercio, in edizione speciale, fornirà le breaking news.
Gustav Hofer e Luca Ragazzi, documentaristi di talento, saggeranno in 4 minuti gli umori delle piazze

Amadeus, il mio Sanremo internazionale piacerà ai giovani’Nuovo’ Dopofestival solo su RaiPlay. In città una ‘walk of fame’

8 novembre 201919:58

– Potrebbe salire da 20 a 24 il numero dei Big in gara a Sanremo 2020 (4-8 febbraio): lo annuncia Amadeus, impegnato nel “lavoro di selezione”, “difficilissimo” perché “la qualità dei brani è alta” e guidato dall’idea che le canzoni “possano avere lunga vita” dopo l’Ariston. La rosa sarà ufficializzata il 6 gennaio, durante la puntata speciale di Soliti ignoti dedicata alla Lotteria Italia. “In una serata già importante ho pensato di dare i nomi dei cantanti e anche di averli tutti insieme in studio al Teatro delle Vittorie, sarà una grande festa”, promette il direttore artistico e conduttore incontrando la stampa in occasione della Milano Music Week. Gli otto Giovani si conosceranno il 19 dicembre, mentre nella tradizionale conferenza stampa di metà gennaio a Sanremo sarà annunciato il cast dei conduttori. Massimo riserbo sui nomi.Il fronte ospiti potrà contare sulla presenza di Fiorello, protagonista in questi giorni del boom di RaiPlay, mentre si tratta per il ritorno di Tiziano Ferro. E si punta anche a personalità “di respiro internazionale”, promette Amadeus: “Faremo in modo di avere artisti attuali che possano essere sul palco”. In cima alla lista dei sogni c’è sempre Lady Gaga. Quanto al cast fisso, sarebbe sfumata la possibilità di vedere sul palco Monica Bellucci, mentre nei rumors di queste ore si rincorrono i nomi di Chiara Ferragni (celebrata nel documentario di Elisa Amoruso Chiara Ferragni Unposted, che arriva il 28 novembre su Amazon dopo l’anteprima alla Mostra di Venezia) e di Diletta Leotta.”Siamo nella fase calda e più importante del festival, ci stiamo occupando delle selezioni di Sanremo Giovani e poi è la fase in cui arrivano anche tutte le proposte dei big”, spiega Amadeus. All’Ariston “deve esserci la musica tradizionale sanremese d’autore, ma anche quello che piace ai giovani. Questa è la forza che ha avuto Sanremo negli ultimi anni, riportare i giovani”. “Da Baglioni in poi – insiste – non si torna indietro, lì si è aperta la porta a cose nuove che sono quelle che i ragazzi ascoltano”. E se per i Big non ci saranno eliminazioni, i Giovani si confronteranno in “duelli già dalla prima puntata”, “fino alla sfida finale”. “Chi vincerà – sottolinea ancora Amadeus – secondo me dovrebbe avere di diritto l’accesso al Sanremo successivo come big”. Dalla rosa intanto si è sfilato Devil A, che ha scelto di entrare nella scuola di Amici di Maria De Filippi. al suo posto la commissione ha ammesso per le semifinali – ospitate da Marco Liorni a Italia sì – Simona Severini. La tradizione dialogherà con l’innovazione: anche per questo il Dopofestival sarà sostituto dall”Altro Festival’ che andrà in onda solo su RaiPlay: “Da un lato abbiamo il teatro Ariston e contemporaneamente l’Altro Festival con un linguaggio più vicino al web e ai giovani”. Per l’edizione numero 70, Sanremo avrà anche la sua speciale ‘walk of fame’: “Un red carpet con i nomi dei 69 vincitori collegherà il palco dentro all’Ariston ad un palco fuori dal teatro, allestito in piazza Colombo, per un festival della canzone italiana diffuso in città”, annuncia Amadeus.

Cinema: Abel Ferrara ospite d’onore 18/o Festival PorrettaMostra fotografica ricorda Volontè, premio intitolato a Petri

BOLOGNA18 novembre 201915:08

– Il regista statunitense Abel Ferrara sarà l’ospite d’onore della 18/a edizione del Festival del Cinema di Porretta Terme (Bologna), in programma dal 7 al 14 dicembre, che gli dedicherà una retrospettiva di otto film: Ferrara – hanno reso noto gli organizzatori – terrà una masterclass e l’8 dicembre riceverà il Premio alla carriera.
Inoltre il 6 dicembre saranno 25 anni dalla scomparsa di Gian Maria Volontè, per il quale a settembre è partita una campagna social per ottenere un ‘Google Doodle’ a lui dedicato (una versione modificata del logo di Google che viene visualizzata sulla home page in occasione di particolari ricorrenze) alla vigilia della manifestazione. Il Festival lo ricorderà anche con una mostra fotografica, una rara selezione di scatti dai set dei film che lo hanno visto protagonista, grazie ai materiali provenienti dagli archivi della Csc-Cineteca nazionale di Roma.
Proprio a Porretta, alla Mostra Internazionale del Cinema Libero, nel 1971 fu presentato in anteprima mondiale il film ‘La classe operaia va in paradiso’, di Elio Petri, poi premiato con la Palma d’oro a Cannes.
E proprio nel nome di Elio Petri Porretta ha ideato un Premio nazionale, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, che intende promuovere la valorizzazione e conservazione del suo patrimonio cinematografico e audiovisivo, ma anche premiare un’opera contemporanea in cui “sia evidente il lascito della sua eredità autoriale, con tematiche di denuncia sociale e politica in linea con il suo cinema”. In concorso sono 6 opere: Claudio Bonivento, ‘A mano disarmata’; Fratelli D’Innocenzo, ‘La terra dell’abbastanza’; Claudio Giovannesi, ‘La paranza dei bambini’; Andrea Zaccariello, ‘Non sono un assassino’; Marco Bellocchio, ‘Il traditore’; Valerio Mastandrea, ‘Ride’.

Mps: banca apre suo museo e archivio a visite guidateAl via dal 30/11, obbligatoria prenotazione online

SIENA18 novembre 201915:12

– Parte sabato 30 novembre ‘Invito al Monte’, l’iniziativa attraverso la quale la banca Mps torna ad aprire al pubblico il museo e l’archivio storico in piazza Salimbeni a Siena attraverso una serie di visite guidate e gratuite.
Da domani gli interessati potranno iscriversi all’appuntamento scegliendo tra cinque diversi orari di ingresso. Da dicembre poi, spiega una nota, mese per mese, saranno comunicate le date e le modalità di prenotazione dei successivi appuntamenti. Le visite saranno a numero chiuso solo su prenotazione obbligatoria online. I visitatori potranno vedere il percorso espositivo del museo di Banca Mps che si snoda attraverso i diversi corpi di fabbrica che componevano l’antico castellare Salimbeni: il fondaco, luogo di compravendita delle merci; l’ampio cortile della Dogana, fulcro del palazzo; la famosa scala progettata dall’architetto fiorentino Pierluigi Spadolini; la sala di studio e consultazione, la galleria peruzziana e infine la pinacoteca, riallestita in anni recenti seguendo i più moderni standard museali. Qui i visitatori potranno ammirare la collezione che Banca Mps ha acquisito nel corso dei secoli, con opere realizzate da artisti senesi o legati alla città, e visitare anche l’archivio storico dove sono custoditi numerosi documenti antichi e libri mastri e contabili risalenti ai primi anni di attività della banca.

Moda: Brioni celebra 75/o scegliendo Brad Pitt come testimonialSeguirà una campagna a gennaio 2020

8 novembre 201915:13

– Per festeggiare i suoi primi 75 anni, Brioni, maison della moda maschile di lusso nata a Penne (Abruzzo) annuncia che Brad Pitt è il nuovo ambasciatore del marchio. “Icona del cinema e di stile – spiega dell’azienda in una nota – interprete di ruoli cinematografici tra i più memorabili di tutti i tempi, Pitt incarna e rinforza il legame di Brioni con Hollywood. Brad Pitt è considerato uno degli attori più versatili, influenti ed ammirati del cinema contemporaneo ed è stato recentemente protagonista in ‘C’era una volta a… Hollywood’ di Quentin Tarantino e in ‘Ad Astra’ di James Grey. Pitt, vincitore di un premio Oscar come produttore cinematografico, è un grande appassionato di arte e architettura”. Pitt ha scelto di indossare Brioni in occasione di numerosi eventi, tra cui il 72° Festival di Cannes e la 76a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, sigillando uno stretto legame con il brand.
La collaborazione tra Brioni e Brad Pitt segnerà l’inizio delle celebrazioni del 75/o anniversario del brand con una campagna pubblicitaria che verrà lanciata a gennaio 2020.

Chiavi città Firenze a regista Andrej KoncalovskijCerimonia in Palazzo Vecchio il 28/11

IRENZE18 novembre 201915:15

– Le Chiavi della città di Firenze allo sceneggiatore, regista e produttore cinematografico russo Andrej Končalovskij. La cerimonia si terrà il 28 novembre nel salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio.
A consegnare le chiavi a Končalovskij sarà il vicesindaco Cristina Giachi.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Un quadro di Jean Calogero donato al Comune di CataniaFigli dell’artista regalano ‘Cattedrale’. Sindaco, città grata

CATANIA18 novembre 201915:28

– Un’opera di grande impatto visivo ed emotivo quella regalata a Catania dai figli dell’artista Jean Calogero. Il 18 novembre, alla presenza del sindaco Salvo Pogliese, gli eredi del grande pittore catanese, Patrizia e Massimiliano, hanno donato il quadro ‘Cattedrale’, opera di 120 per 90 centimetri, che raffigura uno scorcio della piazza principale della città, osservata da una finestra, con l’usuale personalità pittorica dell’artista siciliano ammantato di surrealismo.
“Catania tutta è grata per aver ricevuto un regalo così importante – dice Pogliese – con la donazione di questa opera, oltre tutto, si colma un vuoto dato che la nostra città, che ha dato i natali al maestro, non possiede alcun lavoro dell’artista che tanto lustro ha dato alla nostra comunità”. La cerimonia ha fatto da prologo all’apertura della personale “Jean Calogero – omaggio a Catania” curata da Luigi Nicolosi che sarà inaugurata il 23 novembre alla Galleria d’arte moderna (Gam) nell’ex monastero di Santa Chiara.

Musica: Ron chiude a Bologna il tour su Lucio DallaNel corso della serata cantante riceverà la ‘Turrita d’Argento’

OLOGNA18 novembre 201915:44

– “Lucio!! Il tour”, l’omaggio che Ron sta dedicando da poco meno di due anni all’amico di sempre, Lucio Dalla, si concluderà il 23 dicembre all’Europauditorium di Bologna, proprio nella città di Dalla e in uno dei teatri che il cantautore ha calcato più volte. Per l’occasione il Sindaco di Bologna, Virgilio Merola, conferirà a Ron la Turrita d’Argento della città “per la sua carriera così importante per la musica italiana – ha spiegato l’assessore alla cultura, Matteo Lepore, alla presentazione della serata – e per la nostra città, in modo particolare come autore di bellissime canzoni, tra le quali Piazza Grande”.
Nel corso della serata, Ron renderà omaggio a Lucio Dalla, oltre che con alcuni dei suoi brani più importanti, da ‘Anna e Marco’ a ‘Henna’ a ‘Tutta una vita’, con uno spettacolo dal taglio molto teatrale, attraverso racconti di vita e con l’aiuto di foto e video, che culminerà con l’inedito ‘Almeno pensami’.
“Un brano importante, – ha detto – non una di quelle canzoni che si fanno e si lasciano lì, per vedere cosa succede nel tempo.
Lucio non è riuscito a inserirla nel suo ultimo disco perché, poi, se ne è andato. Ho messo le mani su questa canzone con grande rispetto”.
A proporgliela per il Festival di Sanremo di 2 anni fa, Claudio Baglioni, 4 giorni prima dell’inizio della kermesse: “Non ne sapevo nulla, non la conoscevo. E’ stata per me un’emozione enorme. Sanremo è stato un palco importantissimo per questo brano – ha detto Ron – e lo è stato anche per me. Un palco che mi ha fatto stare a volte anche molto male, perché Sanremo non è mai una cosa tranquilla e serena. Però con ‘Almeno pensami’ ho trovato una grande tranquillità, ho sentito Lucio presente, e questa cosa credo che sia arrivata anche a casa, nelle case degli italiani che si sono emozionati come mi sono emozionato tantissimo anch’io. Da quel Sanremo – ha concluso il cantante – è partita l’idea di andare in giro a cantare Lucio.
Non l’avevo mai fatto prima. Cantare Lucio è stato strepitoso, me ne sono accorto proprio cantando. Mai mi sarebbe venuto in mente che un giorno avrei fatto dei concerti per Lucio”.

Helen Mirren, non sono perfetta, ma è volto L’Oreal nel mondoLa diva premio Oscar si aggiunge a Fonda, Moore, MacDowell

8 novembre 201915:58

– “Non sono perfetta e mai lo sono stata, ma ho sempre avuto un bell’ aspetto e desidero mantenerlo. Ho sempre amato il brand L’Oréal Paris e sono veramente felice di diventarne ambasciatrice e di entrare a far parte di un gruppo di talenti di questo calibro. Spero di poter ispirare altre donne nella ricerca della fiducia in sé, valorizzando al massimo il loro aspetto naturale”. Parola di Helen Mirren, 74 anni, attrice vincitrice del premio Oscar nel 2007 con The Queen, acclamata per la sua interpretazione in moltissimi film e in numerose produzioni teatrali della Royal Shakespeare Company, che dopo aver sfilato con movenze glamour da vera professionista nel defilé de L’Oreal a Parigi, e dopo essere stata promossa ambasciatrice L’Oreal UK per skincare, make up e haircare, diventa testimonial del colosso francese della bellezza a livello globale.
Helen Mirren, che nel suo paese, la Gran Bretagna, è considerata icona e simbolo nazionale, si aggiunge quindi alle altrettanto mature colleghe Jane Fonda, Julianne Moore e Andie MacDowell, che rappresentano il fascino delle donne non più giovanissime. “Helen Mirren – precisa una nota dell’azienda – dimostra che la bellezza e il raggiungimento di un traguardo non nascono solo da dentro, ma sono anche frutto del giusto approccio: l’allure può crescere con il passare degli anni”.

Musica: concerto Giovanni Allevi a Bologna per Face3DIl 18 dicembre al Manzoni per ricerca chirurgia facciale

OLOGNA18 novembre 201916:05

– “Sono felicissimo ed emozionato per questo concerto a fianco della più grande scultrice italiana contemporanea come Rabarama, la cui opera regala meraviglie, per dare una mano all’associazione Face3d”. Così il pianista Giovanni Allevi ha presentato ‘Concerto per un Sorriso’, in programma il 18 dicembre a Bologna al teatro Manzoni, a favore dell’associazione onlus che sostiene la Chirurgia maxillo-facciale adulta e pediatrica per la cura e la ricostruzione dei volti gravemente lesionati per traumi, patologie oncologiche e malformazioni congenite, per la ricerca e lo sviluppo delle nuove tecnologie 3D e 4D.
Rabarama (Paola Epifani) donerà una sua opera creata espressamente, ‘Kintsugi’, un pezzo unico in terracotta. Allevi presenterà ‘Hope’, il disco appena pubblicato che è in testa alla hit parade di musica classica, con l’orchestra sinfonica Italiana e il coro dell’Opera di Parma.

Moda: arriva il primo denim stretch biodegradabileA lanciarlo in Italia è Candiani Denim

8 novembre 201916:39

– Candiani Denim, azienda lombarda di Robecchetto con Induco (Mi), lancia il denim stretch ‘biodegradabile’. L’innovativa tecnologia sviluppata e brevettata che realizza la nuova fibra naturale che sostituisce il poliestere nel tessuto elasticizzato si chiama Coreva. In pratica si sostituisce la fibra elastica sintetica con una fibra vegetale, ricavata dalla gomma naturale. In questo modo la tela denim per la prima volta prodotta senza l’utilizzo di plastiche e micro plastiche, i cosiddetti gli elastomeri sintetici ottenuti comunemente dal petrolio, senza comprometterne l’elasticità, le qualità fisiche e la durata. Il primo brand che ha potuto utilizzare questa nuova tela stretch è l’olandese Denham, partner fidelizzato e storico della tessitura italiana, con una collezione totalmente prodotta attraverso la tecnologia Coreva.
“In un mondo dove le risorse stanno diminuendo – spiega Alberto Candiani, global manager e titolare dell’azienda – e c’è un eccesso ingestibile di capi di abbigliamento da smaltire, è un dovere di tutti guardare ad un consumo e ad una produzione sostenibili, con una massima attenzione a risorse rinnovabili, materiali biodegradabili e compostabili. Il mondo del denim dev’essere in prima linea in questa rivoluzione, non perché ci sia una domanda, semplicemente perché è corretto farlo”.

Subsonica, il nostro viaggio a ritroso nel tempoEsce ‘Microchip temporale’. E da marzo 2020 in tour

18 novembre 201920:00

– A vent’anni da ‘Microchip emozionale’ i Subsonica rispolverano i brani di quell’album per ‘Microchip temporale’. Il progetto discografico è quello in uscita venerdì 22 novembre e per il quale la band torinese ha coinvolto una lunga lista di colleghi, per rivedere in chiave aggiornata pezzi chiave per la carriera dei Subsonica. Con Samuel e soci si sono messi al lavoro, tra gli altri, anche Achille Lauro, Motta, Coez, Cosmo ed Elisa. Dal mese di marzo la band tornerà anche in tour, con partenza il 5 marzo da Padova.”Abbiamo fatto un viaggio a ritroso nel tempo – hanno spiegato i Subsonica – scegliendo alcune delle voci italiane di oggi che sentiamo più vicine. Siamo riusciti, in questo modo, ad osservare la nostra storia da fuori, scegliendo di collaborare con artisti che hanno tutti un linguaggio musicale molto forte”. A mettere la voce in ‘Microchip temporale’ ci hanno infatti pensato Willie Peyote (‘Sonde’), Nitro (‘Colpo di pistola’), ma anche Elisa per ‘Lasciati’, Motta per ‘Tutti i miei sbagli’, Lo Stato Sociale sulle note di ‘Liberi tutti’ e ancora Cosmo (‘Disco labirinto’), Achille Lauro (‘Il mio DJ’). Spazio anche per le voci di Ensi che ha cantato ‘Il cielo su Torino’, Fast Animals and Slow Kids per ‘Albe meccaniche’, Miss Keta su ‘Depre’ e Gemitaiz che ha detto la sua in occasione di ‘Perfezione’. “Lavorando con altri artisti – hanno detto i Subsonica – ci siamo accorti di quanto la nostra musica sia stata un punto di riferimento anche per artisti che oggi hanno l’età nostra di allora”. Ad anticipare il lavoro al completo è stata la nuova versione di ‘Aurora sogna’, con Coma Cose e Mamakass, seguito poi da ‘Il mio DJ’ con Achille Lauro.”La nostra band – hanno spiegato – è nata nei tempi in cui c’erano ancora le grandi religioni, intese come grandi divisioni di generi musicali in cui credere. Per questo motivo alcune canzoni hanno assunto un carattere quasi sacro, come ‘Aurora sogna’. Non pretendiamo che tutti abbiano avuto lucidità per seguire i cambiamenti nella musica negli ultimi vent’anni, ma chi ci ha seguito ha capito il nostro percorso”. Con il nuovo album, i Subsonica torneranno anche in tour nei club la prossima primavera, con partenza il 5 marzo da Padova e gran finale l’8 aprile all’Alcatraz di Milano. “Non consideriamo la musica come qualcosa di intoccabile – ha sottolineato la band – perché in un certo senso scriviamo la colonna sonora della vita delle persone che ci ascoltano. Abbiamo affrontato questo progetto con leggerezza e si è sviluppata una collaborazione reciproca con i nostri colleghi, esattamente come succedeva nei nostri anni Novanta”. In occasione del tour, i Subsonica hanno assicurato che sul palco ci sarà spazio anche per numerosi ospiti del nuovo album.

All’Opera di Roma Un romano a MarteMix di generi nel lavoro composto dal giovane Vittorio Montalti

18 novembre 201917:14

– Un lavoro a cavallo tra opera lirica e teatro musicale, che trae spunto dal flop della messa in scena teatrale a Milano nel 1960 di “Un marziano a Roma” di Ennio Flaiano per diventare flusso di immagini oniriche e astratte su un tessuto sonoro fortemente legato alla contemporaneità. E’ un omaggio al mitico scrittore e alla capitale “Un romano a Marte”, composta dal giovane musicista Vittorio Montalti su libretto di Giuliano Compagno, che il Teatro Nazionale presenta in prima assoluta venerdì 22 novembre.
Il nuovo allestimento del Teatro dell’ Opera di Roma mette insieme una squadra di energie giovani, con il regista Fabio Cherstic; Giuliano Toccafondo, che firma scene costumi e video, scenografo Gianluigi Toccafondo, e il cast ‘interno’ di voci emergenti. Sul podio alla guida dell’ orchestra dell’ Opera di Roma il maestro americano John Axelrod, che torna al Costanzi quattro anni dopo aver diretto “Ascesa e caduta di Mahogonny” di Weill-Brecht. “Ultima opera in cartellone della stagione 2018-2019, Un romano a Marte è nata interamente in questo teatro – ha detto il sovrintendente Carlo Fuortes -. L’ opera ha vinto un concorso per giovani compositori bandito nel 2015. Montalti nel frattempo ha scritto altre opere, è giovane ma è tra gli autori che si stanno affermando maggiormente. In questo modo rispondiamo a una missione che è quella di fare nuovo teatro contemporaneo, che in Italia si fa poco”.

Lo sconosciuto Marco Polo emerge in inedito che lo raccontaDocumento del 1323 scoperto da ricercatore Università di Venezia

VENEZIA18 novembre 201917:30

– Una nuova scoperta su Marco Polo si fa strada attraverso i secoli fino a noi grazie al lavoro di un’equipe di giovani studiosi dell’Università Ca’ Foscari Venezia che hanno ritrovato al locale Archivio di Stato un documento, finora ignoto e inedito, che fornisce nuove informazioni sulla biografia del commerciante-viaggiatore, dopo il suo ritorno nella città lagunare, e un anno prima della morte.
Una scoperta importante perché aggiunge un nuovo tassello alla sua vita e ai suoi rapporti con gli ordini religiosi.
Marcello Bolognari, da poco laureato a Ca’ Foscari e borsista dell’ateneo veneziano nel quadro del progetto “Biflow”, ha rinvenuto un nuovo documento in cui compare il nome di Marco Polo. Il documento è datato al 1323 e riguarda l’accettazione di alcuni lasciti testamentari di Giovanni dalle Boccole da parte dei frati predicatori del convento veneziano di SS. Giovanni e Paolo, riuniti in capitolo. Tra i testimoni di questa accettazione vi è il famoso viaggiatore “Marco Paulo de confinio Sancti Iohannis Grisostomi”: si tratta senza ombra di dubbio del Marco Polo conosciuto, che, come noto, risiedeva in quella zona della città, dove il padre Nicolò e lo zio Maffeo avevano acquistato una casa. A riprova dell’identità, bisogna ricordare che, nel lungo elenco dei frati riportati, figurano Benevenuto e Centorio, ossia i domenicani di SS. Giovanni e Paolo espressamente nominati da Marco Polo nel suo testamento dell’anno seguente, recentemente riedito per le cure di Attilio Bartoli Langeli.
La pergamena offre informazioni nuove sulla vita, poco o nulla documentata, di Marco Polo dopo il ritorno a Venezia.
Traccia il disegno, sommario ma significativo, di un uomo non solo attivo nella gestione delle attività commerciali di famiglia, ma pure coinvolto nella vita religiosa contemporanea, in particolare quella dell’ordine domenicano (che tra XIII e XIV secolo agiva nel cuore delle vicende della società urbana italiana, specie in ambito simbolico-culturale).
Il documento offre un appiglio documentario all’affascinante ipotesi che, dopo il rientro a Venezia dalla prigionia genovese, Polo si sia dedicato alla revisione dell’opera (redatta a Genova con Rustichello da Pisa, negli anni intorno al 1298), lavorando in collaborazione con i Domenicani di SS. Giovanni e Paolo; tale revisione è testimoniata dalla fisionomia della redazione latina cosiddetta Z, che numerose testimonianze suggeriscono prodotta a Venezia, in ambito appunto domenicano.

Musica: Paul McCartney è la ‘sorpresa’ di Glastonbury 2020E’ arrivata la conferma sulla partecipazione al festival

ONDRA18 novembre 201917:37

– L’inossidabile Paul McCartney non si ferma, nonostante i 77 anni, ed è pronto a salire da grande protagonista sul palco del festival estivo più famoso d’Inghilterra (e non solo), quello di Glastonbury. La sua partecipazione è una delle ‘sorprese’ dell’edizione 2020 (dal 24 al 28 giugno), la 50/a della kermesse musicale. Non poteva mancare l’ex Beatle, figura-simbolo del pop britannico.
“Siamo incredibilmente emozionati nell’annunciare che Paul McCartney si esibirà come attrazione principale sul palco Pyramid nel sabato sera di Glastonbury 2020”, si legge sul profilo Twitter ufficiale degli organizzatori. Sir Paul, che ha subito risposto dal suo account “ci vediamo la prossima estate!”, ha già suonato e cantato proprio lì nel 2004, in una indimenticabile performance durante la quale aveva ripercorso la sua intera carriera musicale, dai tempi dei ‘Fab Four’ ai successi più recenti come solista.

Vecchi, da Canale 5 alle favole con il lupo cattivoDal 21 novembre con BookRoad, proventi devoluti in beneficenza

19 novembre 201908:37

Un “esordio da favola” per il giornalista e scrittore Francesco Vecchi, volto noto di Mediaset e conduttore da anni del programma ‘Mattino 5’: dal 21 novembre sarà infatti in libreria ‘La vera storia del lupo cattivo’ (BookRoad Editore), in cui Vecchi racconta proprio in forma di favola “come il lupo è diventato cattivo e soprattutto perché”.
E’ “una storia di paura perché racconta di un personaggio di paura”.
I proventi della vendita di questo libro per l’infanzia saranno devoluti in beneficenza al progetto scelto per il 2019-2020 dalla Fabbrica del Sorriso, ovvero per sostenere l’attività della Cooperativa Sociale Parco del Mulino di Livorno. Con il progetto “Io qui lavoro” sostenuto da Mediafriends, la cooperativa si pone l’obiettivo di dare a ragazzi con disabilità una vera possibilità lavorativa che li aiuti ad essere autonomi, a garantirsi un futuro e a diventare una risorsa per la società.
Vecchi ha già pubblicato due romanzi, pluripremiati, con Leone Editore.

S. Cecilia, Beatrice Rana con Chopin e StravinskijGiovane pianista salentina in recital per Stagione da Camera

8 novembre 201917:51

– Beatrice Rana, talentuosa pianista protagonista di esibizioni nei maggiori teatri del mondo e ospite delle principali orchestre internazionali, torna a Santa Cecilia mercoledì 20 novembre per un recital con brani di Chopin, Albèniz e Stravinskij nel cartellone della Stagione da Camera. La giovanissima artista salentina proporrà un viaggio tra le pagine più significative della letteratura pianistica.
In apertura i dodici Studi op. 25 di Chopin, tra i pezzi più difficili e suggestivi dell’intero repertorio per piano. Spazio quindi al mondo di Albéniz, del quale verrà eseguito il Terzo Volume del suo capolavoro Iberia. A completare il mosaico, Stravinskij con Tre movimenti da Petruška, trascrizione per pianoforte del celebre balletto composta dallo stesso autore.
Con questa composizione, che Beatrice Rana ha inciso per Warner Classic e pubblicato lo scorso 25 ottobre, Stravinskij trasporta il pianoforte in pieno Novecento, allontanandolo dal cliché romantico di strumento salottiero e sentimentale.
Allieva dei corsi di perfezionamento dell’Accademia Nazionale sotto la guida di Benedetto Lupo, Beatrice Rana nel 2011 si è aggiudicata a soli 18 anni il primo premio al Concorso internazionale di Montreal e ha esordito a 21 anni con l’Orchestra di Santa Cecilia nel 2015. Tra i riconoscimenti, vanta un “Gramophone Award” nel 2017 per la sua incisione delle Variazioni Goldberg.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Maggio: choc Pereira, voglio più incassi, alzo biglietti
Sovrintendente: “Dobbiamo puntare sul turismo internazionale”

FIRENZE18 novembre 201919:34

– “La brutta notizia è che non posso ingaggiare cantanti come Stoyanova, Meli, Domingo, senza alzare i prezzi. Non posso portare cantanti come questi per 120 euro, non è possibile. Devo rischiare che il pubblico diminuisca ma devo avere più incassi e prometto che gli incassi non saranno di meno, forse le persone saranno meno, ma non gli incassi”.
Così, con una cura-choc per i conti, Alexander Pereira, nuovo sovrintendente del Maggio presenta il festival 2020. “La cosa più importante è puntare sul turismo internazionale”, ha spiegato. D’accordo con lui il sindaco Dario Nardella. “Non sono particolarmente preoccupato dell’aumento dei prezzi dei biglietti del Maggio – ha detto Nardella – ho sostenuto la decisione del sovrintendente Pereira perché nei grandi teatri europei ci sono biglietti molto più costosi di Firenze: a Salisburgo si arriva a oltre i 400 euro, la Scala ben oltre i 200 euro e il costo medio dei biglietti di Firenze è al di sotto della media italiana”.

Seigner, Polanski? Chi è accusato non è già colpevoleEsce in Italia ‘L’ufficiale e la spia’ sul caso Drefus. “L’antisemitismo è ancora attuale”

18 novembre 201919:55

– “A tutte le polemiche della vigilia alla fine ha risposto il pubblico in Francia con le sue 400mila presenze in sala (è in testa al box office, ndr). Il fatto è che ‘L’ufficiale e la spia’ è un film ancora molto attuale perché parla di razzismo e antisemitismo, ma soprattutto di uomini molto stupidi e cattivi nonostante i molti progressi fatti”.Così l’attrice Emmanuelle Seigner parla a Roma del film del marito, Roman Polanski, in sala dal 21 novembre con 01 in 350 copie che, nonostante il Leone d’argento a Venezia, non è mai davvero uscito dal cono d’ombra delle polemiche (non ultime le accuse di Valentine Monnier di essere stata stuprata dal regista a Gstaad nel 1975). Ma su questi temi la Seigner oggi all’incontro stampa preferisce non rispondere se non dicendo: “Il fatto che Polanski sia accusato non vuol dire che sia colpevole”. Mentre il produttore italiano Luca Barbareschi non manca di dire la sua sul destino di questo lavoro e del suo autore: “Non è certo una coincidenza, ogni volta che Polanski fa un film qualcuno si alza e dice la sua. Ma che un ministro della cultura francese come Franck Riester sconsigli addirittura di non vedere il film è davvero gravissimo”.’L’ufficiale e la spia’ è la storia di innocenza e pregiudizio di cui è protagonista Alfred Dreyfus (Louis Garrel), ufficiale dell’esercito francese che il 5 gennaio 1895 viene pubblicamente degradato perché accusato di aver agito come spia per la Germania e condannato all’ergastolo sull’isola del Diavolo. Fra i testimoni della sua umiliazione c’è Georges Picquart (Jean Dujardin), un ufficiale promosso a dirigere l’unità di controspionaggio militare. Sarà lui, con grande coraggio, a scoprire le false accuse, ammantate di antisemitismo, a Dreyfus e a fare una lunga battaglia per la sua liberazione.Lavorare con Polanski? “E’ un regista che dà indicazioni estremamente precise, ma allo stesso tempo ti lascia molta libertà a patto che tutto alla fine rientri nelle sue linee. Adoro lavorare con lui, è come scegliere il miglior chirurgo possibile” dice ancora la Seigner, classe 1966, moglie del regista con cui ha avuto due figli, Morgane e Elvis. Divertente, infine, notare come l’attrice smentisca oggi a Roma la tesi sostenuta al Lido a settembre. “Questo film – dice – non vuole evocare il caso giudiziario di mio marito. Roman non avrebbe infatti avuto alcun interesse a richiamarlo e metterlo sotto una lente d’ingrandimento”. Al Lido sempre la Seigner ricordava invece quanto Polanski fosse esperto sia di persecuzione che d’innocenza. Motivo di questo cambio di fronte? Molto probabilmente le ultime accuse della Monnier che, su tutto, ha trovato sconveniente il fatto che ‘J’accuse’ avesse l’intenzione di evocare il caso giudiziario del regista con tanto di happy-end.

Contagiati, la malattia come disagio di vivereVirus, ossessioni, solitudini in 12 brevi storie di Andrea Mauri

18 novembre 201920:02

– La paura della malattia che diventa ossessione, il virus che con violenza separa gli amanti, e i padri e le madri dai propri figli, la quarantena come estrema difesa per non riuscire a non contaminarsi, il “diverso” come qualcuno da allontanare per preservarsi, la solitudine come arma di protezione. Sono dodici, tutte tormentate e visionarie, le brevi storie che Andrea Mauri svela nel suo libro “Contagiati” (pp.122, Euro 12), edito da Ensemble. Appassionanti, ma scarni, potenti ma di grande semplicità, i racconti appaiono come grida di aiuto per uscire da una prigione di malattie, manie e ossessioni, in cui ogni personaggio si trova ingabbiato mentre anela la libertà.
Molto spazio è dato dall’autore alla dimensione della quarantena, descritta e “osservata” con attenzione: la quarantena appare infatti come un isolamento forzato del corpo ma anche dell’anima, un luogo mentale e fisico claustrofobico che può accrescere strane percezioni e condurre verso la pazzia, una modalità difensiva per allontanare da coloro che sono sani i “diversi”, pericolosi untori portatori di terribili, sconosciute malattie.
Poco importa se in questi racconti Mauri presenti vicende che sembrano poco probabili, perché tutte hanno il sapore della verità: ciò che arriva al lettore è un autentico senso di angoscia che invece si percepisce in modo chiarissimo. Dietro l’ossessione per la malattia, dietro il sospetto dei virus che compromettono la salute, c’è il disagio di rapporti forse incapaci di essere del tutto sinceri, l’alienazione dei tempi moderni e il male di vivere radicato nell’animo in profondità.
Con una scrittura asciutta e piena di ritmo e un registro capace di tenere alti il pathos e l’intensità, Mauri lega il lettore alla pagina, mentre offre con le sue attente parole la descrizione di un contagio – più mentale che fisico – che in fondo può riguardarci tutti, così insidioso da stravolgere amori, amicizie e legami familiari.

Geronimo Stilton, un progetto dedicato all’ambienteTante idee green ne ‘Il piccolo libro della Terra’

8 novembre 201920:33

– Dopo il successo di “Mostri di Gentilezza”, Geronimo Stilton lancia un nuovo progetto destinato a tutti i ragazzi delle scuole primarie d’Italia e alle loro famiglie. In collaborazione con WWF Italia, Tutti su per Terra vuole sensibilizzare grandi e piccini sul rispetto dell’ambiente. Dalla scuola al web, dalla famiglia alle librerie, tutti sono invitati a scoprire i gesti quotidiani necessari per proteggere e prendersi cura del nostro pianeta giorno dopo giorno.
Oltre ai tanti eco-consigli e alle attività-gioco, è disponibile in libreria – e scaricabile gratuitamente dal sito per gli aderenti al progetto – Il piccolo libro della Terra in cui i giovani lettori possono trovare tante idee green. Il culmine dell’iniziativa sarà nella Settimana della Terra , fino al 24 novembre, durante la quale si è invitati a compiere quotidianamente un gesto di cura nei confronti della Natura. I ragazzi, le scuole e le famiglie potranno rendere virali le loro attività online attraverso gli hashtag #GeronimoStilton #TuttisuperTerra. Molte sorprese accompagneranno questo stratopico girotondo anche nelle librerie aderenti fino allo speciale evento finale: la Grande Festa di Tutti Su per Terra che si terrà domenica 24 novembre alle 16 al MUSE di Trento, proclamata la città più green d’Italia grazie al miglioramento nella qualità dell’aria, nell’utilizzo di trasporti pubblici e nell’attenzione alla mobilità ciclabile.
Qui i giovani amici potranno assistere a un grande spettacolo a tema e incontrare Geronimo Stilton “in pelliccia e baffi” accompagnato da un ospite d’eccezione: Lorenzo Baglioni , attore, comico, cantante e conduttore su Boing de L’isola degli eroi. La scuola è il primo canale a cui Geronimo si rivolge. Per questo motivo, i docenti hanno la possibilità di registrarsi sul sito http://www.tuttisuperterra.it accedendo a contenuti dedicati ed esclusivi (oltre che a materiali didattici specifici) attraverso i quali i ragazzi potranno imparare tutto ciò che serve su biodiversità, alimentazione, ecosostenibilità, energia e clima.
Sono migliaia gli insegnanti che hanno già aderito al progetto e partecipato a un concorso per vincere una visita di Geronimo “in pelliccia e baffi” a scuola oppure una biblioteca dei suoi libri.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Moccia: nuovo libro con storie di 8 aspiranti scrittori

19 novembre 201911:17

‘La ragazza di Roma Nord’ esce a dicembre per Sem

Calopresti, una favola sugli ‘ultimi’ di ieri e oggiIn sala Aspromonte con Bruni Tedeschi, Fonte e Rubini

9 novembre 201912:04

‘Aspromonte La terra degli ultimi’ di Mimmo Calopresti – già al Taormina Film Fest e in sala con Italian International Film dal 21 novembre – si svolge negli anni Cinquanta ad Africo, luogo di una povertà estrema, inferno di miseria e abbandono nell’inferno stesso della Calabria di quegli anni.
Tratto dall’opera letteraria di Pietro Criaco, ‘Via dall’Aspromonte’ (Rubettino Editore), il film racconta di questo paesino arroccato sulla valle e non collegato da nessuna strada in cui una sera l’ennesima donna muore di parto perché il dottore non arriva. Gli uomini sono ormai esasperati e vanno così a protestare dal sindaco per avere un medico condotto, ma c’è chi, come Peppe (Francesco Colella), pensa bene di ribellarsi e coinvolgere tutti i paesani, gli africoti, nella costruzione di una strada. In questa impresa, che aprirebbe finalmente Africo al mondo, verranno coinvolti anche quei bambini ai quali Giulia (Valeria Bruni Tedeschi), la nuova maestra elementare che viene da Como, vuole insegnare l’italiano. Ma c’è anche chi, come Don Totò (Sergio Rubini), brigante della zona e rappresentante di una sorta di proto ndrangheta, non vuole affatto che questo paese diventi ‘italiano’. “Quando ho cominciato a girare, il tema mi sembrava lontano dall’oggi, ma poi mi sono accorto che i problemi sono sempre gli stessi al Sud, come dappertutto, e che Africo potrebbe essere la capitale del mondo. Insomma gli ‘ultimi’ c’erano allora e ci sono oggi e penso in questo momento agli operai dell’Ilva”. Il film, prodotto da Italian International Film con Rai Cinema e scritto da Calopresti con Monica Zapelli, già autrice de ‘I cento Passi’, con la collaborazione di Fulvio Lucisano che nel film fa un cameo nel finale, per Marcello Fonte, ovvero il ‘poeta’, paesano colto e curioso “dimostra che non bisogna mai smettere di sognare e anche di realizzare i propri sogni”.
Valeria Bruni Tedeschi si identifica totalmente nel personaggio di Giulia, maestrina infelice.”Quando si tratta di infelicità ci sguazzo come un pesce nell’acqua. E poi fare la maestra – aggiunge l’attrice – è stato in qualche modo il mio primo vero lavoro. La facevo sempre quando giocavo con le mie bambole da ragazzina”. Infine Sergio Rubini: “Non c’è che dire: ‘Aspromonte’ è un film molto attuale. Ora che va di moda alzare i muri qui, al contrario, c’è chi pensa di aprire una strada. E poi – conclude – adoro fare il cattivo forse perché non avrei mai il coraggio di esserlo davvero”.

Heather Parisi, per 7 anni picchiata con calci e pugni”Sono andata via da casa. Donne non arrendetevi, siate forti”

19 novembre 201912:24

“Finalmente ho la forza di dare coraggio alle donne che subiscono violenza tra le mura di casa perché anche io l’ho vissuta ma sono riuscita a salvarmi. Non parlerò di luoghi, di date e soprattutto di lui ma cercherò di aggiungere dei dettagli. Io mi sentivo un pugile con le mani legate. Sono stata 7 lunghi anni picchiata con calci, sberle ma soprattutto pugni. Mi minacciava, mi chiamava ‘gallina americana’. Adesso però mi sento forte, mi sento protetta. Io da un giorno all’altro ho preso la borsa e sono andata via da casa per non tornare più. E come ho fatto io dovete fare voi: dovete essere forti, non dovete arrendervi, dovete uscire”. Lo ha detto Heather Parisi questa sera a “Live-Non è la d’Urso”.

Torna la Mazzucco e ci racconta ‘L’Architettrice’Il romanzo esce il 26 novembre per Einaudi

19 novembre 201912:35

– MELANIA MAZZUCCO, ‘L’ARCHITETTRICE (EINAUDI). Melania Mazzucco torna al romanzo storico, alla passione per l’arte e ci regala il ritratto di una straordinaria donna del Seicento, Plautilla, nel suo nuovo romanzo, ‘L’Architettrice’ , in libreria il 26 novembre per Einaudi.
Abilissima a non far parlare di sé , Plautilla, la prima architettrice della storia moderna, nasconde audacia e sogni per poter realizzare l’impresa in grado di riscattare una vita intera: la costruzione di una originale villa di delizie sul colle che domina Roma, disegnata, progettata ed eseguita da lei.
Figlia di Giovanni Briccio, un genio plebeo, osteggiato dai letterati e ignorato dalla corte: materassaio, pittore di poca fama, musicista, popolare commediografo, attore e poeta, Plautilla viene educata alla pittura e lanciata dal padre nel mondo dell’arte come fanciulla prodigio, imponendole il destino della verginità.
La Mazzucco, Premio Strega 2013 con ‘Vita’, tradotta in 27 paesi, che ha scritto per il cinema, il teatro e la radio, ci racconta una donna di umili origini che fatica a emergere nell’ambiente degli artisti romani, dominato da Bernini e Pietro da Cortona. Ma, l’incontro con Elpidio Benedetti, aspirante scrittore prescelto dal cardinal Barberini come segretario di Mazzarino, finirà per cambiare la vita a Plautilla che diventerà molto di più di ciò che il padre aveva immaginato per lei.

Danza: Eisa Jocson svela gli ‘inganni’ del mondo DisneyAl Teatro Massimo di Cagliari prima nazionale di Princess

CAGLIARI19 novembre 201913:03

– Una prima nazionale con la danzatrice e coreografa filippina Eisa Jocson e l’ensemble di Simona Bertozzi. Sono i due appuntamenti con la danza il 20 e 21 novembre alle 21 al Teatro Massimo di Cagliari. Reduce dal riconoscimento internazionale del Premio Hugo Boss per artisti emergenti, Jocson presenta la sua Princess per muovere, attraverso il linguaggio della danza, una critica ai modelli estetici e narrativi della Disney. Assieme a Russ Ligtas, l’artista destruttura il mondo del Fantasy mettendo sotto accusa l’industria dell’intrattenimento e i suoi canoni.
Nella Disneyland di Hong Kong una legione di danzatori delle Filippine è impiegata nel ruolo di animatore professionista.
Esclusi dai ruoli principali, riservati a profili razziali specifici, vengono assegnate loro parti secondarie come una zebra ne “Il Re Leone”, un corallo ne “La sirenetta”, una scimmia in “Tarzan”. In Princess l’immaginario disneyano viene utilizzato per riscrivere il modello culturale dominante nei bambini, quello della principessa bianca. E mettere al centro i danzatori filippini. Da questa posizione di vantaggio infondono il loro essere e immaginano nuove narrazioni di formazione identitaria.
Il 23 novembre, alle 21, e il 24, alle 19, sempre per Sardegna Teatro in collaborazione con il festival Autunno Danza, è la volta di Joie de Vivre, spettacolo di Simona Bertozzi. La coreografa e danzatrice romagnola, vincitrice del Premio Hystrio Corpo a Corpo e del Premio dell’Associazione nazionale critici di Teatro, per le edizioni 2019 firma una coreografia che vede in scena Wolf Govaerts, Manolo Perazzi, Sara Sguotti, Oihana Vesga. Lo spettacolo volge lo sguardo al mondo della natura, al modo in cui la natura prova ad emergere, a diventare rigogliosa, ad esprimere la propria e la nostra felicità.

Laurea honoris causa a Patti Smith a PadovaCerimonia e mini concerto-reading università di Padova il 28/11

PADOVA19 novembre 201913:27

– L’Università di Padova assegna a Patti Smith una laurea honoris causa in “Lingue e Letterature europee e americane”.La sacerdotessa del rock che nei ’70 si traferì dall’Illinois alla New York di Lou Reed e dei Velvet Underground per cominciare una carriera artistica che l’avrebbe portata a essere la Smith che conosciamo, sarà il 28 novembre a Palazzo del Bo dove terrà un concerto-reading. “Per Patti la parola è dialogo fra arte e società,sospesa fra il sussurro religioso e l’ urlo disperato – la motivazione dell’Università di Padova -. Dai suoi esordi come autrice di poesie recitate e di happening punk rock fino alle successive sperimentazioni nel rock alternativo,Patti Smith ha esplorato le virtù espressive della parola in ogni sua forma: recitata, cantata, urlata, sputata, sognata, sussurrata.[…] Nei suoi testi riscontriamo inoltre l’ispirazione che le proviene anche dalle grandi letterature europee e americane fra modernità e contemporaneità.
Patti disse che per lei Rimbaud era come un fidanzato”.

Annie Ernaux e l’aborto nei primi anni ’60Esce per L’Orma ‘L’Evento’

19 novembre 201913:55

ANNIE ERNAUX, L’EVENTO (L’ORMA, PP 113, EURO 15,00). Il rapporto tra memoria e scrittura è il fondamento delle opere di Annie Ernaux. A mostrarcelo con maggiore forza è ora ‘L’evento’ che L’Orma editore pubblica, a 19 anni dalla sua uscita in Francia per Gallimard, nella traduzione di Lorenzo Flabbi. Un libro dove il corpo prende il sopravvento sulle elucubrazioni mentali.
Nel 1963 una studentessa francese di 23 anni, scopre di essere incinta e decide di abortire ma è costretta a farlo clandestinamente perché l’aborto in Francia è ancora illegale, la parola stessa non “aveva posto nel linguaggio” . Quella ragazza, che studia lettere all’Università, che va alla ricerca di un medico che accetti di farla abortire, che finisce nelle mani dei cosiddetti “fabbricanti d’angeli”, che se ne va in giro per giorni con una sonda nell’utero, è la Ernaux da giovane. “La prospettiva di abortire non mi spaventava. Mi sembrava una cosa, se non facile, perlomeno fattibile, che non richiedeva nessun particolare coraggio. Una prova come altre” racconta la scrittrice che in uno dei suoi precedenti libri, ‘Memoria di ragazza’ , bestseller in Francia, era tornata ancora più indietro nel tempo, ai suoi 18 anni , alla scoperta del sesso, alla passione e alla bulimia. L’ autofiction sempre con la Ernaux diventa racconto di un’epoca, di una generazione, ci offre un quadro della società. Questa volta ci fa sentire la solitudine di una ragazza che negli anni Sessanta si era “fatta fregare all’ultimo degli ardori” , che non si arrende e segue la sua ossessione di trovare un medico che la possa aiutare “da qualche parte quell’essere doveva pur esistere” dice.
L’autrice culto de ‘Gli anni’, con cui ha vinto in Italia il Premio Strega Europeo nel 2016, non risparmia particolari e dettagli che potrebbero essere anche fastidiosi ne ‘L’evento’.
La stessa Ernaux ne è consapevole: ” Puo’ darsi che un racconto come questo – scrive – provochi irritazione, o repulsione, che sia tacciato di cattivo gusto” ma poi sottolinea: “E se non andassi fino in fondo nel riferire questa esperienza contribuirei a oscurare la realtà delle donne, schierandomi dalla parte della dominazione maschile del mondo”.
Il libro si apre alle soglie del 2000 con una donna in attesa di sapere l’esito di un esame sull’HIV. E’ un’insegnante, il risultato è buono, non è sieropositiva,. Se ne va felice dall’ospedale ma associa quel momento “all’attesa del verdetto dal dottor N. nel 1963” . Da qui parte il viaggio, la discesa agli inferi e la risalita, dentro un evento doloroso che diventa spazio di testimonianza letteraria. E in tutto questo c’è spazio anche per la fierezza.
“Non sapevo se ero stata ai confini dell’orrore o della bellezza. Provavo un senso di fierezza. Forse la stessa dei navigatori solitari , dei drogati e dei ladri, quella di essersi spinti fin dove gli altri non oserebbero mai andare. Può darsi sia qualcosa di quella fierezza ad avermi fatto scrivere questo racconto” dice la Ernaux . Nell’Evento la scrittrice, originaria di Lillebone dove è nata nel 1940, si interroga sul significato della scrittura nella sua vita, mettendosi un po’ a nudo. In una sorta di riflessione in cui diventa la storica di se stessa dice: “Le cose mi sono accadute perchè potessi rendermene conto” e “forse il vero scopo della mia vita è soltanto questo: che il mio corpo, le mie sensazioni e i miei pensieri diventino scrittura, qualcosa di intelligibile e di generale, la mia esistenza completamente dissolta nella testa e nella vita degli altri” dice parlandoci di quali sia per lei il valore della narrazione.

Parma, opera permanente Maurizio Nannucci alla Pilotta190 metri di lunghezza e 55 lettere in neon di vetro di Murano

PARMA19 novembre 201914:27

– Un’opera permanente di Maurizio Nannucci, tra i protagonisti dell’arte italiana degli ultimi decenni, sarà presentata e accesa nel cortile di San Pietro del Complesso monumentale della Pilotta, a Parma, venerdì 22 novembre (ore 16.30). Con i suoi 190 metri di lunghezza e le 55 lettere in neon di vetro di Murano illuminate di luce blu, ‘Sentences. Time, past, present and future’ è la più grande opera permanente realizzata da Nannucci in Italia e vincitrice della quarta edizione dell’Italian Council. Si sviluppa lungo i quattro lati del cortile di uno dei più antichi complessi storici d’Italia, che ospita la Galleria Nazionale, il Teatro Farnese, il Museo Archeologico, la Biblioteca Palatina e il Museo Bodoni, dando vita così a un nuovo ingresso monumentale per l’edificio.
L’opera crea un collegamento ideale tra la storia del Complesso e il presente, tra un’arte secolare e l’arte contemporanea, tra l’esterno e l’interno dell’edificio, invitando chi passa a rallentare, leggere, riflettere sulle parole e l’immagine poetica che generano.
In occasione della presentazione il compositore elettronico e video-artista berlinese Lillevan realizzerà, con la consulenza artistica e la co-organizzazione di Lenz Fondazione, la electronic music performance ‘Eventually Elusive’ – già parte di una tournée che lo vedrà nuovamente ospite anche della 24/a edizione del Festival Natura Dei teatri di Parma – in dialogo con l’installazione di Nannucci.

S. Cecilia, Afkham dirige Wagner e BrahmsE’ la prima italiana di ‘Triumph to exist’ di Magnus Lindberg

19 novembre 201915:29

– Wagner, Brahms e un’incursione nella musica contemporanea con la prima esecuzione italiana di “Triumph to exist”, composta dal finlandese Magnus Lindberg per il centenario della fine della Grande Guerra. E’ il programma del concerto nel cartellone sinfonico di Santa Cecilia del giovane direttore tedesco David Akfham che giovedì 21 novembre alle 20:30 torna a dirigere orchestra e coro dell’Accademia Nazionale dopo tre stagioni (repliche venerdì 22 alle 20:30 e sabato 23 alle 18). Considerato tra i migliori direttori tedeschi della sua generazione, Afkham è stato nominato recentemente Direttore principale e Direttore artistico del Coro e dell’Orchestra Nazionale di Spagna. In passato è stato assistente di Valery Gergiev alla London Symphony Orchestra e di Bernard Haitink alla Royal Concertgebouw Orchestra e alla Chicago Symphony Orchestra. Il concerto nell’Auditorium Parco della Musica si apre con il Preludio e morte di Isotta dal Tristano e Isotta di Richard Wagner. Poi l’opera di Lindberg, su testo in lingua svedese della poetessa finlandese Edith Södergran. Infine, la Terza Sinfonia di Johannes Brahms, che manca dal cartellone ceciliano dal 2010, quando venne diretta da Georges Prêtre per il suo ultimo concerto alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale.

Le Mans 66 debutta in vetta al box officeSeguono Le ragazze di Wall Street e Sono solo fantasmi

8 novembre 201912:02

– Debutto in vetta al box office del weekend appena trascorso, secondo i dati Cinetel, per Le Mans ’66: La grande sfida, di James Mangold e con un cast stellare che comprende tra gli altri Christian Bale e Matt Damon. Il film che rievoca la celebre sfida del 1966, quando sul noto circuito, Ford e Ferrari lottarono per il primato, ha conquistato il primo posto anche in Nord America con 31,5 milioni di dollari. In Italia uscito in 497 sale nel week end ha incassato 1.246.126 euro. La storia è nota. Dall’inizio del decennio l’egemonia Ferrari era senza rivali, ma il rifiuto di Drake a vendere la sua scuderia al colosso americano scatenò la rivalsa che alla fine portò Ford a vincere. Il film ricostruisce il dietro le quinte della sfida seguendo le strade paralelle dell’ex pilota Carroll Shelby che progettò la macchina della riscossa e quella del collaudatore che portò al successo la Ford, il britannico Ken Miles. Nella parte di Enzo Ferrari, Remo Girone. Perde il trono Le Ragazze di Wall Street la commedia sull’avidità e l’arricchimento facile con Jennifer Lopez nel ruolo dell’esperta spogliarellista Ramona, che si ferma al secondo posto con 1.154.957 euro (3.179.472 totali). Segue un’altra new entry Sono solo fantasmi, la commedia horror di Christian De Sica, distribuita da Medusa in oltre 469 copie, omaggio a suo padre Vittorio De Sica, che segna 812.443 euro. Perde una posizione La famiglia Addams che si ferma sul quarto gradino con 684.455 euro (5.792.435 in tre settimane). Slitta al quinto dal secondo posto Il giorno più bello del mondo di e con Alessandro Siani, con 629.748 (5.728.005).
Totale box office 8.700.783 euro, -21,37% rispetto allo stesso periodo del 2018 (11.065.175), -4% rispetto al week end precedente (9.025.855).

Francesca Cavallo, vi racconto una favola di Natale rivoluzionariaLa coautrice delle Ragazze ribelli racconta la sua ultima opera da sola

19 novembre 201914:13

FRANCESCA CAVALLO, ELFI AL QUINTO PIANO (FELTRINELLI, PAG. 128, EURO 14)Francesca Cavallo, la coautrice con Elena Favilli di quel fenomeno da quattro milioni di copie che è stato Storie della Buonanotte per bambine ribelli, affronta il suo primo libro per ragazzi da sola e sceglie l’impiano classico della favola di Natale per raccontare il mondo dal suo innovativo punto di vista. L’abbiamo intervistata per voi.1) Cara Francesca lei definisce Elfi al quinto piano una storia di Natale rivoluzionaria, perché? Per il modello familiare che propone? O per quello di organizzazione sociale?
La definisco rivoluzionaria perché mette al centro di una struttura narrativa classicissima come quella della fiaba di Natale una famiglia birazziale e omosessuale. Molti considereranno questa una provocazione, ma non lo è. È solo un modo di esporre i bambini a personaggi ancora troppo rari nei media, per educarli al rispetto della diversità. Credo che questo di per sé sia un messaggio semplice ma fortemente rivoluzionario, specialmente nel periodo storico che il nostro Paese sta attraversando.2) I temi sociali ed etici ed il ruolo della donna pensa che siano quelli da cui dipende il futuro?Credo che il modello di società in cui viviamo, il patriarcato, sia entrato fortemente in crisi e che richieda un grosso ripensamento. I temi intorno ai quali il bisogno di cambiamento è più impellente sono l’uguaglianza di genere e il rispetto dell’ambiente. Sono temi strettamente interconnessi, perché entrambi sono legati a un’idea di società che non si basa allo sfruttamento selvaggio e violento di persone, animali e cose intorno a noi.3) E sono sempre i bambini che fanno il futuro o i genitori che ne segnano la crescita?Credo che entrambe le cose siano vere. Ovviamente i genitori e gli adulti in generale hanno un’influenza enorme nella formazione delle nuove generazioni. Allo stesso tempo, ogni generazione ha un tema proprio, nuovo, una battaglia o un insieme di battaglie che porta avanti, a volte comprensibili per gli adulti, a volte no. È affascinante vedere il futuro del mondo affacciarsi nello sguardo dei bambini. È una delle ragioni per cui amo il mio lavoro.4) C’è secondo lei qualcosa di cui ai bambini non si può parlare e qualcos’altro di cui sarebbe in qualche modo obbligatorio farlo?Credo che ai bambini si possa parlare di tutto, facendo attenzione a non essere gratuitamente provocatori e rispettando la loro capacità di comprensione di un tema. A età diverse si può parlare ai bambini in modi diversi dello stesso tema. La cosa importante è fare in modo che i bambini non sentano che ci sono degli argomenti tabù dei quali non si può o non si deve parlare e questo riguarda sia questioni familiari private, che temi più generali. Il peso dei tabù e dei segreti è infinitamente maggiore di quello che immaginiamo e genera dei rimossi che hanno conseguenze pericolose sia nella vita privata degli individui che nella vita di un Paese.5) Vive a Los Angeles perché? Le pare che ci sia differenza nel ruolo sociale della donna tra USA e Italia?Vivo a Los Angeles da diversi anni e la adoro. Ho un amore sfrenato per le palme e per i colori di questa città e credo che non ci sia un posto più bello al mondo per persone alle quali piace raccontare storie. La cultura della città è strettamente legata alla narrazione, principalmente dal punto di vista di cinema e tv sicuramente, ma il fatto che il cinema sia l’industria principale la rende un posto molto ospitale per gli artisti. Mi ci sento a casa.Il sessismo è vivo e vegeto anche negli Stati Uniti, ma c’è una maggiore consapevolezza del tema nel dibattito pubblico e nei media. Questo mi ha fatto molto maturare e mi ha aiutato a superare una gran parte della misoginia che ho interiorizzato crescendo.
6) Il libro lo ha scritto da sola, è finita del tutto l’esperienza a 4 mani con Elena Favilli o si tratta solo di un momento della sua storia lavorativa del resto molto ricca e composita ma il sodalizio continua?“Elfi al Quinto Piano” è il mio primo libro “da solista” sì. L’esperienza con Elena Favilli è finita e sono pronta a vedere cosa ha in serbo per me il prossimo capitolo della mia vita.7) Come immagina il suo futuro quale sogno sta inseguendo?Ho fondato una nuova società con la quale, oltre che creare nuovi libri, mi piacerebbe anche produrre per il cinema e la televisione.8) Nel libro c’è una forte critica sociale all’isolamento dovuto alla paura dell’estraneo, qui risolve tutto Babbo Natale ma nella realtà quale pensa possa essere la soluzione?In realtà, nel libro Babbo Natale non risolve nulla, sono i bambini della città a prendere in mano la situazione, ad aiutare Babbo Natale e a dare una lezione agli adulti della città. Nella realtà, credo che si debba costantemente costruire ponti verso gli altri e creare occasioni di confronto con persone diverse da noi. Per isolarsi, spesso, non serve alcuno sforzo. Per incontrare gli altri, invece, soprattutto quelli diversi da sé, bisogna mettere da parte la paura che possa accaderci qualcosa di inaspettato e rendersi un minimo vulnerabili. Credo che se più persone si sforzassero di andare oltre la propria paura dell’ignoto, il mondo sarebbe un posto molto più ospitale.9) Lei crede a Babbo Natale? In cosa crede?Certo che credo a Babbo Natale! Credo che sia fondamentale non farsi vincere dal cinismo, e che molto spesso crescendo ci sia il rischio di diventare cinici perché si ha l’impressione che solo cosi si possa soffrire di meno. Babbo Natale è un personaggio potente, che ci ricorda che credere nella magia nonostante le difficoltà può aiutarci a tenere il cuore aperto e a vivere la nostra vita con slancio.
10) Come passerà il Natale?Come l’ho sempre passato, in Puglia, con la mia grande famiglia. Saremo una quarantina, sarò circondata da bambini di tutte le età e, a un certo punto della serata, verrà a farci visita Babbo Natale in persona.11) La letteratura per ragazzi negli ultimi anni ha prodotto storie che hanno saputo incidere nell’immaginario collettivo più di quanto abbia fatto la letteratura per adulti. Perché a suo avviso?È un fenomeno molto interessante e credo che abbia a che fare con una crescente necessità da parte dei bambini di sentirsi coinvolti e di partecipare ai discorsi del proprio tempo. Credo che alcuni scrittori abbiano risposto a questo bisogno confrontandosi con temi e storie che fino a poco tempo fa non sarebbero stati considerati “adatti” alla letteratura per l’infanzia, che è rimasta per moltissimo tempo una letteratura principalmente d’intrattenimento con un impianto valoriale conservatore. Usciti da questo schema si è scoperto un mercato che non si credeva esistesse.12) Esiste ancora la capacità degli intellettuali di incidere sul loro tempo?Non so chi possa definirsi un intellettuale oggi. Il mondo è cambiato in modo molto profondo e può difficilmente essere compreso con un approccio solo “intellettuale”. L’esposizione a culture ed esperienze diverse richiede un approccio alla conoscenza che passi da più sensi e da una capacità di usare una varietà di strumenti che sarebbero guardati con scetticismo dagli intellettuali di un tempo.Per queste ragioni, credo che oggi siano gli artisti più che gli intellettuali ad avere la capacità di incidere sul tempo che stiamo vivendo.

Claudio Magris, torna con Le polene

19 novembre 201911:08

Claudio Magris torna con un libro che parla di mare, di donne, di navi e di letteratura. Un gioiello di scrittura e inventiva che è solo apparentemente una storia degli oggetti.CLAUDIO MAGRIS, POLENE. OCCHI DEL MARE (LA NAVE DI TESEO)
Le polene – le statue che decoravano la prua delle navi – in queste pagine emergono dal mito per diventare figure reali, che popolano una galleria di indimenticabili ritratti femminili: sono sirene, dee, donne comuni o veggenti come Cassandra, seduttrici, madri, sono donne perverse, terribili, visionarie. Attraverso le loro forme sensuali, davanti agli occhi del lettore si svolge una storia colta e stravagante, documentata e luminosa: un racconto illustrato di eroine, avventurieri, cimiteri di navi, che riemergono immortali dagli abissi della memoria.
Il mare, reale o fantasioso che sia, diventa occasione per riflettere sulla vita, sulle sue zone di luce e ombra, sull’infanzia e la sua spericolatezza, sulla necessità di un approdo e sul potere della letteratura – da Karen Blixen e Nathaniel Hawthorne a Juan Octavio Prenz e Giuseppe Sgarbi – capace di condurci in ogni tempo, verso un altrove irraggiungibile.In libreria dal 5 dicembre.

Cochi e Renato, la biografia intelligente

19 novembre 201910:10

COCHI E RENATO LA BIOGRAFIA INTELLIGENTE (SAGOMA EDITORE)C’erano una volta Cochi e Renato… con galline, corvi, volpi, pecore che passano davanti con il maglione, indiani ma quelli con le piume non quelli che han fame e canzoni che faran cantar tutta la gente. Aurelio “Cochi” Ponzoni e Renato Pozzetto sono due amici che giocano insieme a Gemonio, lago Maggiore, mentre Milano è sotto i bombardamenti. Due ragazzi con chitarrine in osterie frequentate da alcuni dei maggiori artisti degli anni Sessanta. Due saltimbanchi al debutto nel cabaret. Grazie al loro stile e al caso abilmente manovrato dalla città di Milano, sempre in due, incontrano Dario Fo, Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Marcello Marchesi, Maurizio Costanzo, Paolo Villaggio, Enrico Vaime, entrano al Derby, tempio della comicità, nel mondo della TV e in quello del cinema. E la vita? La vita l’è bela perché dopo vent’anni di separazione si ritrovano, si guardano e si dicono: “Forse siamo ancora in tempo a salvare il mondo dalla serietà”. Ecco, allora, la biografia di Cochi e Renato, la più grande storia di cabaret mai raccontata, farcita di foto incredibili e ricostruita a partire da oltre cinquanta interviste a colleghi, amici e… semplici conoscenti. Insomma una biografia intelligente che non può che portare la firma di due grandi firme in tema di comicità e… milanesità, rispettivamente Andrea Ciaffaroni e Sandro Paté. Dal 28 novembre in libreria.«Una serata al Derby con Cochi, Renato e Jannacci valeva un mese di scuola». Diego Abatantuono«Grazie a Cochi e Renato ho fatto anche io la figura del figo». Enrico Beruschi«Il mio incontro con Cochi e Renato? Un romanzo. Ora ve lo racconto…». Massimo Boldi

Trent’anni senza Leonardo Sciascia e le sue eresieRitratto dello scrittore protagonista di tante battaglie civili

PALERMO18 novembre 201913:11

Negli ultimi giorni della sua vita Leonardo Sciascia aveva scritto all’amico Gesualdo Bufalino: “Ho l’impressione di stare a temperare una matita dalla punta sempre più fine, ma che non riesce più a scrivere”. Quel fatale impedimento era vissuto da Sciascia come la metafora di una vita che si stava inesorabilmente spegnendo e come un ostacolo crudele all’esercizio di una scrittura a cui assegnava un “destino di verità”. E alla quale non rinunciava neppure in punto di morte, tanto da dettare alla figlia Anna Maria la prefazione, uscita postuma, a una raccolta di articoli per il giornale L’Ora di Giuseppe Antonio Borgese, lo scrittore che aveva tanto amato. Sciascia morì, stroncato da una rara forma di leucemia, nella sua casa di Palermo la mattina del 20 novembre 1989. Aveva 68 anni, la gran parte spesi nella testimonianza di un impegno civile votato alla ragione, alla giustizia e all’esercizio di una critica palpitante del potere. La sua è stata la lezione di un intellettuale disorganico ma soprattutto eretico: lo stesso profilo dei protagonisti dei suoi romanzi e dei suoi saggi.
La sua scomparsa, trent’anni fa, ha spento una voce che aveva toccato tanti temi di grande attualità. Sciascia non era stato solo lo scrittore che aveva colto in alcuni libri fondamentali (“Il giorno della civetta” e “A ciascuno il suo”) i caratteri nuovi e antichi della mafia e gli interessi criminali, intrecciati con la corruzione e il potere (“Todo modo”). Era anche il grande nemico dell’impostura (“Il Consiglio d’Egitto”) e l’intellettuale inquieto che aveva attaccato le ingiustizie della giustizia, che aveva riletto il caso Moro con un libro concepito come “opera di verità”. E con la politica era passato attraverso la critica del sistema democristiano, il difficile rapporto con il Pci fino alla rottura con Renato Guttuso e la polemica con Enrico Berlinguer, l’approdo nel partito radicale e l’amicizia con Marco Pannella e infine la denuncia sui “professionisti dell’antimafia” che lo portò sul terreno di uno scontro molto duro prima che, una volta raffreddata la temperatura del confronto, e dopo la scomparsa, affiorassero elementi profetici. Una forza intellettuale straordinaria aveva proiettato Sciascia al centro di una trama di relazioni e di scambi con il mondo della cultura. Intensi quelli con Vincenzo Consolo e Italo Calvino, più recenti quelli con Gesualdo Bufalino che aveva scoperto e lanciato. Con Pier Paolo Pasolini divideva un modo di guardare ai fatti e alle storie che esaltava le loro affinità eretiche. “Gli ultimi eretici” è non a caso il titolo di uno dei tanti convegni che in questi giorni rievocano la figura di Sciascia e la sua concezione di illuminista orgoglioso di trovarsi spesso nella condizione di “contraddire e contraddirsi”.
La sua casa di contrada Noce a Racalmuto, che in questi giorni ha conquistato una nuova forza rievocativa, era per lui un osservatorio della Sicilia come metafora dei mali del mondo.
La sua non era una visione periferica ma questo era il mondo nel quale era cresciuto e si era formato. Prima della Noce, dove passava le sue estati, c’era comunque la casa di Racalmuto che adesso Giuseppe Di Falco ha recuperato riempiendola di libri e facendola diventare un museo.
Ma il vero fondo della memoria è nella palazzina della fondazione intestata a Sciascia che raccoglie le sue carte, i suoi libri, i ritratti degli autori più amati, l’epistolario non ancora completamente esplorato. Forse a questo mondo, che racchiude tutta la sua vita, Sciascia si riferiva quando, ispirandosi a Auguste de Villers de L’isle-Adam, fece scrivere sulla sua tomba: “Ce ne ricorderemo, di questo Pianeta”.

Bookcity: Moyes, mondo migliore se politici leggessero libriRomanziera britannica,non so nemmeno se Trump abbia letto i suoi

17 novembre 201915:33 NOTIZIA AGGIORNATA ALLE 11:10 DEL 18.11.2019

– “Il mondo sarebbe un posto di gran lunga migliore se i politici leggessero i libri”. Ne è convinta Jojo Moyes, protagonista del ‘Tour dell’amicizia’, un giro iniziato da Bookcity Milano che farà tappa a Madrid, Berlino e Parigi, con cui lei e altri tre romanzieri bestseller britannici dichiarano il proprio amore per l’Europa e il dissenso verso la Brexit.
“I libri permettono di mettersi nei panni degli altri, e i leader di oggi non sono empatici: non leggono e ne sono fieri, non so nemmeno se Trump abbia letto i suoi libri”, ha sorriso Moyes, autrice di romanzi come ‘Io prima di te’, tradotti in quaranta Paesi, affiancata da Ken Follett, Lee Child e Kate Mosse in conferenza stampa e poi sul palco del Teatro Carcano, dove hanno risposto alle curiosità dei lettori in platea.
“Mia moglie è una politica, è brava, ha grande empatia”, è intervenuto Follett, marito di una esponente laburista. “Nella mia esperienza i buoni politici leggono libri”, ha confermato Child, il creatore della saga di Jack Reacher, ricordando che “Obama è un buon lettore come Clinton, avido di letteratura e appassionato di thriller: c’è una gran differenza fra loro e Bush o Trump, in gran parte proprio legata ai libri”. E per Kate Mosse, che ha firmato romanzi storici come ‘I codici del labirinto’, “in un momento difficile, in cui il popolo è diviso e non si ascolta più, le storie fungono da ponte, fanno capire che, in mezzo fra chi strilla a destra e a sinistra, c’è anche altro”.

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