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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA TUTTE LE NOTIZIE IN TEMPO REALE

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DALLE 10:11 DI GIOVEDì 21 NOVEMBRE 2019

ALLE 13:06 DI LUNEDì 25 NOVEMBRE 2019

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Musica: Uryupin e Baryshevsky al Tratro Comunale di Bologna
Doppio debutto il 23 novembre per stagione sinfonica

BOLOGNA21 novembre 2019 10:11

– Penultimo appuntamento con un doppio debutto per la stagione sinfonica del Teatro Comunale di Bologna, sabato 23 novembre alle 20.30: per la prima volta infatti sia il direttore Valentin Uryupin che il pianista Antonii Baryshevskyi suoneranno nella settecentesca Sala del Bibiena. Entrambi ucraini, trentaquattrenne il primo trentunenne il secondo, Uryupin e Baryshevskyi interpreteranno la Fantasia slava in sol minore per pianoforte e orchestra di Ottorino Respighi (un brano del 1903 eseguito per la prima volta proprio a Bologna, al Teatro Duse), il Concerto N. 2 per pianoforte e orchestra Op. 102 di Dmitrij Shostakovich (prima esecuzione nel 1957 a Mosca, solista il figlio del compositore, Maksim) e la Sinfonia N. 3 in re maggiore Op. 29 “Polacca” di Piotr Ilic Ciajkovskij, l’unica delle sei sinfonie del compositore russo sviluppata in cinque movimenti e risalente al 1875. Per Antonii Baryshevskyi si tratta di un ritorno a Bologna dove già si esibito per il festival Pianofortissimo e per i Concerti di Musica Insieme.
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Alchimia e scienza, il Museo di Medicina si mostra al pubblicoAlla Sapienza di Roma il 24/11 apertura straordinaria con il Fai

ROMA21 novembre 201911:38

– Una sorta di “wunderkammer”, una speciale camera delle meraviglie composta da 10000 oggetti databili dal ‘400 al ‘900 per scoprire l’evoluzione del pensiero medico occidentale: domenica 24 novembre dalle 10 alle 18 sarà possibile visitare gratuitamente il Museo di Storia della Medicina all’Università La Sapienza di Roma grazie all’apertura straordinaria organizzata dai volontari del FAI. La collezione del museo, unica in Italia, si è formata grazie ad acquisizioni e donazioni nel tempo, anche con il contributo di alcuni collezionisti d’eccezione, come il tenore Evan Gorga o il medico fondatore Adalberto Pazzini, e permette di viaggiare dalla preistoria alla medicina genomica.
In un vero e proprio “gabinetto delle curiosità”, il pubblico potrà osservare arredi e rivestimenti di pareti in stucco intorno a strumenti medici originali, oggetti con rilevante valore magico o riguardanti la medicina dei primitivi, e poi il laboratorio dell’alchimista, una farmacia del secolo XVIII, un laboratorio della strega, la ricostruzione di una tipica spezieria romana di evo moderno, e poi vasi da farmacia, ferri chirurgici, farmacie portatili.

Tv: Domina, serie sull’antica Roma con Smutniak su Sky OriginalCast, Liam Cunningham e Isabella Rossellini. Costumi di Pescucci

21 novembre 201912:20

– S’intitola Domina la nuova serie che andrà in onda su Sky Original che racconta la politica e il potere nell’antica Roma, vista attraverso gli occhi delle donne.
Protagonista Kasia Smutniak e un grande cast internazionale con Liam Cunningham e con la partecipazione di Isabella Rossellini.
Grandi talenti italiani nel cast tecnico, tra cui il premio Oscar Gabriella Pescucci ai costumi. In corso le riprese a Roma.
Domina è una serie prodotta da Fifty Fathoms (Fortitude) e Sky Studios, con Cattleya nel ruolo di executive production service. Un dramma epico e un racconto attuale nei 10 episodi che seguono la vita e l’ascesa di Livia Drusilla, che dopo l’assassinio di Giulio Cesare e numerose avversità riesce a diventare imperatrice. Le riprese sono in corso presso i Cinecittà Studios di Roma. A interpretare la protagonista Livia Drusilla sarà Kasia Smutniak. Liam Cunningham (Il Trono di Spade) è nel ruolo di Livio, il padre di Livia. Matthew McNulty (Misfits) è il futuro imperatore Gaio, Christine Bottomley è Scribonia, Colette Tchantcho (The Witcher) è Antigone, Ben Batt (Captain America: Il primo vendicatore) è Agrippa, Enzo Cilenti (Free Fire) è Tiberio Nero, mentre Claire Forlani (Vi presento Joe Black) interpreta Ottavia. Insieme a loro, anche la partecipazione di Isabella Rossellini nel ruolo di Balbina. La serie è stata ideata e scritta da Simon Burke (Zen, Fortitude) e alla guida di un gruppo di registi c’è l’acclamata regista australiana Claire McCarthy (Ophelia, The Luminaries). Nel cast tecnico figurano, inoltre, grandi eccellenze italiane di rilievo internazionale, a partire dal Premio Oscar Gabriella Pescucci (L’età dell’innocenza, C’era una volta in America) che curerà i costumi della serie, Luca Tranchino (Prison Break) a cui è affidato il production design, Katia Sisto (Penny Dreadful) al make up e Claudia Catini (Trust: Il rapimento Getty) all’hair design.

Barbara Bonansea si racconta, ‘Il mio calcio libero’Storia e pensieri dell’attaccante di Juve e Nazionale

22 novembre 201909:20

BARBARA BONANSEA, IL MIO CALCIO LIBERO (RIZZOLI) . Ha vinto quattro scudetti, tre volte la Coppa Italia e altrettante la Supercoppa, gioca al centro dell’attacco nella Juventus, ed è stata protagonista con l’Italia nel giugno scorso ai Mondiali di calcio femminile in Francia. E’ Barbara Bonansea, diventata una delle calciatrici italiane più note e apprezzate e che ora si racconta nel volume ‘Il mio calcio libero’ scritto con il giornalista Marco Pastonesi, pubblicato da Rizzoli. Quello di Bonansea non è un semplice libro autobiografico, ma una confessione dell’amore smisurato di questa ragazza piemontese, nata a Pinerolo nel 1991, per lo sport e il calcio in particolare. “Avevo tre o quattro anni al massimo -scrive- e i miei pomeriggi trascorrevano con gli occhi incollati al prato, attratta da un desiderio fortissimo di giocare, ma ancora muto. Il primo a dargli voce fu l’allenatore di mio fratello: un giorno si avvicinò e mi chiese se non ero stufa di guardare gli altri giocare. Sono entrata in campo e, da allora, nessuno è più riuscito a farmi uscire”. Questo libro apre una finestra sul mondo interiore di Bonansea, nel quale lo sport occupa un posto di primo piano, o forse è il primo piano. L’atleta sembra parlare con sè stessa, quasi una seduta di autocoscienza, alla ricerca della sua via. Poi la confessione, diretta e libera come un canto: “Adoro il calcio, amo lo sport -scrive in un altro passaggio. Se non ci fosse stato il calcio mi sarei dedicata, che ne so, all’atletica, credo che la mia specialità ideale sarebbero potuti essere i 200 metri; o al pattinaggio, al tennis o al beach volle- alla ginnastica -parallele asimmetriche, corpo libero…non sono uno spettacolo di bellezza? – ma non al rugby perchè neppure conosco le sue regole, non al basket nè al ciclismo perchè, lo confesso, non mi piacciono. Lo sport mi ha cambiato la vita. Se non ci fosse stato lo sport, forse sarei diventata, che ne so, una teppistella o una suora, ma c’era il calcio, si vede che doveva andare così”. ‘Il mio canto libero è un libro dedicato a tutte le bambine e le ragazze che vorrebbero entrare in un mondo quasi totalmente al maschile e che si sono stufate di star lì solo a guardare, ma anzi hanno deciso di entrare in campo e non uscirne più.

E’ da Oscar la fine dolorosa di un matrimonioIl 18 novembre esce film con Scarlett Johannson e Adam Driver

21 novembre 201913:14

– In poche sale dal 18 novembre (con Cineteca di Bologna) e poi dal 6 dicembre in streaming su Netflix uno dei film da non perdere in questa stagione e che secondo i rumors, dopo il passaggio in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, tra i favoriti per gli Oscar. E’ Storia di un matrimonio (Marriage Story) di Noah Baumbach, il racconto doloroso e implacabile della fine di un matrimonio. Ogni divorzio e’ doloroso specie se non c’e’ un vero motivo scatenante ma solo il riconoscere che c’e’ stato l’amore e ora non c’è più rende traumatico il distacco, se poi c’e’ di mezzo un figlio la scelta di separarsi e’ ancora piu’ complicata.
Accade cosi’ a Adam Driver e Scarlett Johansson, regista off di Broadway e attrice californiana di serie tv, con un figlio di otto anni. “A volte un film e’ un segno del destino – ha detto la 34enne vedova nera degli Avangers, l’attrice piu’ pagata del mondo secondo le classifiche di Forbes, 56 milioni di dollari – volevo lavorare con Baumbach e ci siamo incontrati, non sapevo il tema del progetto e quando me lo ha proposto e’ stato davvero un po’ uno shock, mi stavo separando (dal secondo marito Romain Dauriac dopo Ryan Reynolds, ndr) e lui non lo sapeva. Ho accettato il ruolo di Nicole e ho messo tutta me stessa ben piu’ che nei film precedenti”. “Ho scelto gli attori prima di scrivere i dialoghi e abbiamo tutti contribuito”, ha detto Baumbach, anche lui con esperienza di divorzio (Jennifer Jason Leigh e’ la ex moglie, Greta Gerwig l’attuale partner, ndr). “Senza rendere pubblico il mio privato – ha aggiunto la Johansson – la mia Nicole cerca semplicemente di essere riconosciuta come persona, non piu’ definita dal matrimonio ma come identita’. Ama moltissimo Charlie ma non vuole sentirsi plasmata da lui, soffocata, corretta anche con i piccoli appunti che le fa sul suo lavoro di attrice”. Il racconto e’ doloroso e compassionevole al tempo stesso persino quando le cose che entrambi pensavano di risolvere accordandosi tra loro prendono un’altra piega, quella in mano a giudici e avvocati, con una svolta drammatica che tira fuori il peggio di loro perche’ a quel punto e’ la competizione tra i legali a provocarlo (Laura Dern interpreta Nora, la divorzista che tutti potrebbero temere). “Ad attirarmi di questo personaggio – ha raccontato l’attrice che ha una figlia di 5 anni – e’ proprio l’elemento di amore che in piena crisi familiare e quando la scelta di voler divorziare e’ definitiva, sembra riemergere. Trovo che sia molto bello continuare a provare sentimenti, sguardi amorevoli e umanita’ proprio quando invece stai rompendo tutto: secondo me e’ un aspetto di verita’ che e’ la bellezza di Marriage Story: ci vuole coraggio a rendersi conto che una storia e’ finita, ricostruire se stessi e far si che questo nutra una felicita’ reciproca, aiutando in questo modo i figli. Cosi’ i piccoli gesti di affetto continuando ad alimentare il senso dell’unita’ della famiglia che resta nonostante tutto”.

Donatella Versace guest editor magazine Baroness con saga NataleSei puntate, foto e video Sarah Baker, con Helena Christensen

21 novembre 201913:22

– Per le Christams Holidays 2019 Donatella Versace ha collaborato come guest editor alla seconda edizione di Baroness, magazine londinese fondato da Matthew Holroyd e dal direttore di Dazed & Confused Isabella Burlet che tratta temi di arte, moda e politica. Questa edizione racconta una storia di moda concepita ed illustrata da Sarah Baker, scrittrice e e artista a tutto tondo che spazia dalla fotografia, al cinema, al teatro fino al mondo delle fragranze.
Ispirandosi principalmente ai romanzi rosa, cita Jackie Collins come una delle sue eroine personali. Il suo talento come narratrice, unito ai codici iconici di Versace, si traduce in un’ esibizione di prosa e immagini. Divisa in sei capitoli, la storia segue le vicende delle protagoniste Angelina e The Baroness, interpretate da Sarah Baker e Helena Christensen, coinvolte in scandali e vicende tumultuose. Trasmettendo un sentimento nostalgico, questo racconto rielabora l’ideale di femme fatale e lo stravolge secondo una nuova prospettiva, celebrando il sostegno, la forza e la complicità femminile.
“Sono entusiasta di collaborare con Sarah Baker – commenta Donatella Versace – per questo nuovo progetto: è un’artista visionaria e sa esattamente come rappresentare al meglio la donna Versace. I miei abiti sono disegnati per infondere forza a chi li indossa e allo stesso modo è stata concepita questa Holiday Saga”.
Gli abiti da sera e gli accessori sono al centro della scena, resa più glamour dagli oggetti d’arredo della collezione Versace Home. I codici iconici del brand, come la Medusa, la Greca, e la firma di Gianni Versace, sono presenti in tutte le immagini. Una sposa in Atelier Versace è la protagonista dell’ultima scena di questa storia e i regali di nozze, che spaziano dalle sneaker Chain Reaction alle borse Virtus.

Masina e la speranza che abbiamo di durareAmori e dolori nello studio di uno psicoanalista

21 novembre 201914:04

EMILIO MASINA, LA SPERANZA CHE ABBIAMO DI DURARE (EMERSIONI- CASTELVECCHI, PP. 193 EURO 19.50)    Un analista e la sua affollata solitudine, le vite degli altri che entrano ed escono dalla stanza ovattata del suo studio,gli amori, gli umori, le angosce. Quelle dei pazienti e anche le sue personali che alla fine, inevitabilmente, si intrecciano. Che fare, poi, se fra tante emozioni nel rigore dei rapporti medico-paziente si fa strada un sentimento diverso, qualcosa che a tradimento si insinua nel terapeuta al punto da metterlo di fronte alla tentazione di cedere all’illusione di un amore?Incentrato sulla storia di Lavinia, affascinante e affermata professionista che per effetto del transfert si innamora del suo analista, “La speranza che abbiamo di durare”, debutto in narrativa dello psicoanalista Emilio Masina, apre uno squarcio sul dietro le quinte di uno dei mestieri più intriganti e meno conosciuti, mestiere solitario e addirittura “pericoloso”, ci dice l’autore per bocca del suo personaggio, “come quello del palombaro che si cala a grandi profondità, fra vorticose correnti”. Dimenticatevi il Giovanni Mari, alias Sergio Castellitto, protagonista della fortunata serie tv In Treatment: il dottore di questo romanzo “ha il fisico pesante degli psicoanalisti che pensano poco al corpo”, non abbraccia i suoi pazienti, non gli presta i vestiti se arrivano bagnati all’appuntamento. E’ un freudiano rigoroso, gli incontri per la terapia soggiacciono a regole precise. Parole, gesti, sguardi: tutto qui è calibrato e misurato. Come pure i mobili e gli oggetti che popolano la stanza, sempre lì e sempre uguali a dare l’immagine di una nicchia di pace dove il paziente può approdare come un naufrago e sentirsi rassicurato, dare respiro alla propria umanità dolente, trovare attraverso la terapia ( il protagonista la definisce “quasi come una forma di spiritualità laica” ) una strada che lo aiuti nella difficile arte del vivere.
Dietro la cortina del controllo, però, qualcosa in questo caso si incrina. Una marea montante di emozioni sembra premere violenta per venire alla luce, rumoreggia e smuove quasi come la scossa di terremoto che a un certo punto interrompe una seduta e porta la bella Lavinia, impaurita, ad abbracciare il suo algido analista. Che poi a dire il vero così algido non è. Anzi: confuso dalla sua stessa esistenza, fatica a non farsi sedurre. O chissà forse immagina di essere stato sedotto, in un intrigo di emozioni e di percezioni, di pensieri, di sogni, di illusioni che pagina dopo pagina finiscono per colorare di giallo la cronaca delle sedute.Nel rovello del medico sul singolo percorso d’analisi (“Riuscirò a salvarla? Abbiamo ancora la speranza di durare?”) si fanno largo le riflessioni dell’autore sui tormenti di una disciplina insediata dai veloci mutamenti della società, dalla crisi economica e identitaria di un paese in evidente declino.
Alla fine, tra passioni consumate e amori negati, tra i dubbi e le speranze, resta l’immagine di un cielo romano inondato di sole, una luce che a dispetto di tutto suona come un inno d’amore per la psicoanalisi. Perché grazie al cielo – potremmo dirla con il protagonista di questa storia- facendo ricorso al cuore e alla mente “Tutto è ancora possibile”

Morto a 62 anni il regista brasiliano Fabio BarretoEra in coma dal 2009. Diresse ‘Lula, il figlio del Brasile’

SAN PAOLO21 novembre 201914:48

– Il regista brasiliano, Fabio Barreto, è morto la notte scorsa all’età di 62 anni presso l’Ospedale Samaritano, nel Zona Sud di Rio de Janeiro, dove si trovava ricoverato.
Secondo l’ufficio stampa del nosocomio, la famiglia non ha autorizzato il rilascio di dettagli sul decesso. L’uomo era in coma da quando subì un incidente d’auto nel dicembre 2009.
Figlio del regista Luiz Carlos Barreto e della produttrice Lucy Barreto, Fabio Barreto ha diretto il suo primo lungometraggio, ‘India, la Figlia del Sole’, nel 1984. Nel 1995 diresse ‘Il quadriglio’, nominato all’Oscar come miglior film straniero nel 1996.
L’ultimo suo lavoro, poco prima di soffrire il grave incidente stradale, fu ‘Lula, il figlio del Brasile’ (2010), dedicato alle umili origini dell’ex presidente della Repubblica.

A Rimini ‘Capodanno più lungo del mondo’ nel segno FelliniLuminarie ispirate al Maestro.In piazza Coez, Reunion Dj storici

OLOGNA21 novembre 201916:01

– oez in concerto in Piazzale Fellini, la reunion dei Dj delle storiche discoteche, una grande mostra dedicata a Federico Fellini nel centenario della nascita e le grandi mongolfiere illuminate in Piazza Cavour. Questi gli elementi di spicco dell’edizione 2019 del ‘Capodanno più lungo del mondo’ a Rimini.
Un investimento da 550.000 euro – di cui 350.000 sostenuto dal Comune, il resto da contributi dalle categorie – per festeggiare l’inizio del 2020, centenario della nascita del Maestro del Cinema. E proprio dalla mostra “Fellini 100 e la Dolce vita Exhibition” – al debutto il 14 dicembre – è tratto il tema scelto per le luminarie e per gli eventi a partire dal 30 novembre fino al 20 gennaio.
L’ultima notte dell’anno avrà al centro il tradizionale concerto di Piazzale Fellini a Marina Centro dove si esibirà Coez. Dopo i fuochi d’artificio per la mezzanotte sul mare, la festa si sposterà in centro storico per la Rimini Dance Reunion con i Dj delle storiche discoteche degli anni ’80 e ’90.
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Tv: riprese a Roma per Domina, nuova serie Sky Original +RPT+Smutniak protagonista con Liam Cunningham e Isabella Rossellini

21 novembre 201916:16

– +++ RIPETIZIONE CORRETTA NEL TITOLO E NEL TESTO +++ S’intitola Domina la nuova serie Sky Original (RPT nuova serie Sky Original) le cui riprese sono in corso a Roma: racconta la politica e il potere nell’antica Roma, vista attraverso gli occhi delle donne. Protagonista Kasia Smutniak e un grande cast internazionale con Liam Cunningham e con la partecipazione di Isabella Rossellini. Grandi talenti italiani nel cast tecnico, tra cui il premio Oscar Gabriella Pescucci ai costumi. La serie sarà in esclusiva su Sky in Italia, nel Regno Unito, in Germania e in Spagna.
Domina è una serie prodotta da Fifty Fathoms (Fortitude) e Sky Studios, con Cattleya nel ruolo di executive production service. Un dramma epico e un racconto attuale nei 10 episodi che seguono la vita e l’ascesa di Livia Drusilla, che dopo l’assassinio di Giulio Cesare e numerose avversità riesce a diventare imperatrice. Le riprese sono in corso presso i Cinecittà Studios di Roma. A interpretare la protagonista Livia Drusilla sarà Kasia Smutniak. Liam Cunningham (Il Trono di Spade) è nel ruolo di Livio, il padre di Livia. Matthew McNulty (Misfits) è il futuro imperatore Gaio, Christine Bottomley è Scribonia, Colette Tchantcho (The Witcher) è Antigone, Ben Batt (Captain America: Il primo vendicatore) è Agrippa, Enzo Cilenti (Free Fire) è Tiberio Nero, mentre Claire Forlani (Vi presento Joe Black) interpreta Ottavia. Insieme a loro, anche la partecipazione di Isabella Rossellini nel ruolo di Balbina. La serie è stata ideata e scritta da Simon Burke (Zen, Fortitude) e alla guida di un gruppo di registi c’è l’acclamata regista australiana Claire McCarthy (Ophelia, The Luminaries). Nel cast tecnico figurano, inoltre, grandi eccellenze italiane di rilievo internazionale, a partire dal Premio Oscar Gabriella Pescucci (L’età dell’innocenza, C’era una volta in America) che curerà i costumi della serie, Luca Tranchino (Prison Break) a cui è affidato il production design, Katia Sisto (Penny Dreadful) al make up e Claudia Catini (Trust: Il rapimento Getty) all’hair design.

Italia Independent rende occhiali ‘spaziali’ con Star WarsNuova collezione in edizione limitata per adulti e bambini

TORINO21 novembre 201916:42

– Star Wars approda sugli Eyewear con Italia Indipendent. L’azienda presenta la collezione con un’edizione limitata di occhiali a mascherina, composta da 90 pezzi. Ispirata agli stormtrooper, le unità d’assalto dell’Esercito imperiale, impreziosito da una finitura fotoluminescente.
Per i piccoli fan, Italia Independent ha invece creato una collezione completa di occhiali da sole e da vista caratterizzati da qualità altissima e confort di calzata. Tutti gli occhiali, caratterizzati da colori accattivanti per un look unico, sono impreziositi da loghi Star Wars e Italia Independent in basso rilievo sulle aste e dettagli colorati sui musi e sulle aste.

Al via la seconda stagione di Britannia su Sky AtlanticDrama storico a tinte fantasy

21 novembre 201920:45

Britannia, 45 d. C. – I Romani hanno conquistato la regione. Tra saccheggi e razzie, interi villaggi sono stati distrutti e chi è sopravvissuto deve sottostare al dominio degli invasori. Solo una ragazza, secondo una profezia, può risollevare le sorti del suo popolo e portare la Britannia alla libertà. Ci riuscirà? Torna con l’attesa seconda stagione Britannia, il drama storico a tinte fantasy targato Sky Original al via con i nuovi episodi il 22 novembre, tutti i venerdì alle 21.15 su Sky Atlantic e in streaming su NOW TV.
Sono passati ormai due anni dall’invasione della Britannia ad opera dei Romani. Con l’aiuto di Amena (Annabel Scholey, I Medici, Being Human), regina dei Celti, il generale Aulo (David Morrissey, The Walking Dead, The Missing) sta tentando di romanizzare le tribù locali, procedendo alla soppressione violenta di qualsiasi tentativo di opporsi al processo. Non pochi dubbi sorgono però sul comportamento di Aulo, che sembra avere un piano oscuro e segreto. Un piano che risveglia i fantasmi del passato di Amena e rende ben più pericolosa la sua minaccia nei confronti dei Druidi.
Cait (Eleanor Worthington Cox, Maleficent, Enfield – Oscure presenze), una giovane ragazza addestrata dal Druido Divis (Nikolaj Lie Kaas, Angeli e Demoni, The Killing), è la sola speranza per i Celti. Il suo destino è quello di portare a compimento la profezia che libererebbe la Britannia dall’invasione romana. Ma una guerra civile tra i Druidi, messa in atto dai fratelli Veran e Harka (entrambi interpretati da Mackenzie Crook, Pirati dei Caraibi, Il Trono di Spade), potrebbe ostacolare il compiersi degli eventi.
BRITANNIA è una serie originale Sky, creata e scritta da Jez Butterworth (Spectre) e Tom Butterworth (Tin Star) e da James Richardson (Monsters) e prodotta dalla Vertigo Films in collaborazione con la Neal Street Productions. VAI ALLE NOTIZIE IN TEMPO REALE

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Camila Cabello per la prima volta in Italia
Il 24 giugno 2020 al Mediolanum Forum di Milano.

1 novembre 201917:10

– La cantautrice di origini cubane Camila Cabello, più volte nominata ai Grammy Awards, annuncia oggi le date europee del suo The Romance Tour, che partirà a maggio del prossimo anno. La popstar farà tappa per la prima volta in Italia il 24 giugno 2020 al Mediolanum Forum di Milano.
I biglietti per il concerto italiano saranno disponibili in anteprima per gli iscritti a My Live Nation a partire dalle ore 10.00 di giovedì 28 novembre su http://www.livenation.it. La messa in vendita generale avrà invece inizio a partire dalle ore 10.00 di venerdì 29 su http://www.ticketmaster.ithttp://www.ticketone.it e in tutti i punti vendita autorizzati.
Dopo il successo del primo album da solista “Camila” con la hit planetaria “Havana” (4xplatino in Italia) , il 6 dicembre uscirà il secondo disco della superstar, intitolato “ROMANCE” (SYCO/Epic Records), già disponibile per il pre-order qui: https://SMI.lnk.to/romance.
A inaugurare il progetto, il singolo ufficiale attualmente in rotazione radiofonica, “Liar” (170 milioni di stream), la hit “Señorita” con Shawn Mendes (certificata DOPPIO PLATINO in Italia), che ha raggiunto ad ora oltre 2 miliardi di stream e conquistato la prima posizione nella classifica Billboard Hot 100 e i brani “Shameless”, “Cry For Me” e “Easy”, tutti già in digitale e immediatamente disponibili con il pre-order.
Leg europea | 2020.

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Mika in tour dopo tre anni, il debutto a Torino
Domenica sera la prima di 12 date nei palasport italiani

ORINO22 novembre 201909:26

Mika apre a Torino il suo Revelation Tour, tournée di 12 date nei palasport italiani.
L’appuntamento è domenica 24 novembre al Pala Alpitour per presentare al pubblico il suo quinto album, ‘My Name Is Michael Holbrook’ (Universal Music).
“I brani parlano di temi molto seri e personali, ma offrono musica di grande gioia e colore – spiega la star inglese – Mi sono concentrato sull’idea di diventare un adulto senza perdere umanità, calore, il senso dei colori e dell’eccentricità”. Mika torna sul palco dopo tre anni. “Sarà uno spettacolo ricco di sorprese – dice – L’ho cambiato quattro volte. Questo tour doveva essere diverso dagli altri e quindi ho disegnato un set che ricorda un’immensa installazione d’arte, grandi illustrazioni e foto sospese nell’aria. Il palco è tutto proteso verso il pubblico, e mi lancia in una dimensione quasi onirica e intima”. Sul palco Timothy Van Der Kuil alla chitarra, Max Taylor al basso, Wouter Van Tornnhout alla batteria, Mitchell Yoshida al pianoforte.

Tato, il futurista che inventò l’aeropitturaLa Camera dei Deputati apre Palazzo Valdina alle sue opere

21 novembre 201917:39

– L’ artista bolognese Guglielmo Sansoni aveva appena 23 anni, nel 1919, quando conobbe Filippo Tommaso Marinetti, il vulcanico fondatore del Futurismo. Fu un incontro tanto desiderato che gli cambiò non solo la vita ma anche il connotato anagrafico più importante. Soltanto pochi mesi dopo il giovane pittore celebrò in modo plateale, con tanto di necrologio sul giornale, il proprio funerale seppellendo metaforicamente la sua vecchia identità per rinascere con il nome di Tato. Una firma legata a doppio filo agli anni gloriosi dell’ aeropittura, che proprio lui contribuì a fondare e a far decollare negli anni Trenta in modo prepotente ponendola tra i filoni di maggior fascino dell’ avanguardia. Per ricordare i cento anni di quella circostanza cruciale per il destino artistico di Tato la Camera dei Deputati ha aperto le porte di Palazzo Valdina con la mostra che fino al 6 dicembre riunisce una trentina di opere in cui protagonista è l’ aereo, il mezzo meccanico che più di altri riassumeva i concetti di dinamismo, energia e velocità cantati dal Futurismo. I quadri – una trentina tra oli su tela, tempere su carta, dipinti su ceramica provenienti da collezioni privati e scelti dal curatore Salvatore Ventura con il coordinamento di Cornelia Bujin – sono la celebrazione del nuovo modo di osservare la realtà, dall’ alto, seguendo le evoluzioni di velivoli militari, offrendo all’ osservatore lo stesso punto di vista dell’ aviatore, restituendo distorte e ricurve le forme della natura, del paesaggio e degli edifici delle città.

Abel Ferrara ospite a festival Porretta TermePremio Elio Petri da giuria presieduta da Veltroni

BOLOGNA21 novembre 201917:43

– Il regista Abel Ferrara sarà l’ospite d’onore al Festival del cinema di Porretta Terme, nel Bolognese, che dal 7 al 14 dicembre, presenterà una sua retrospettiva e conferirà al regista il premio alla carriera. Il 6 dicembre, a 25 anni dalla scomparsa di Gian Maria Volonté, sarà inaugurata una mostra fotografica proveniente dalla Csc-Cineteca nazionale di Roma.
Previsto anche il premio Elio Petri (nel 1971 a Porretta presentò con Volontè ‘La classe operaia va in paradiso’), con una giuria presieduta da Walter Veltroni che sceglierà tra sei titoli: Claudio Bonivento con ‘A mano disarmata’, Fratelli D’Innocenzo con ‘La terra dell’abbastanza’, Claudio Giovannesi e ‘La paranza dei bambini’, Andrea Zaccariello con ‘Non sono un assassino’, Marco Bellocchio e ‘Il traditore’, Valerio Mastandrea con ‘Ride’. ‘Fuori dal giro’ è una selezione di film che hanno avuto una minore distribuzione, presentati dagli stessi registi. Ci sarà anche la prima italiana di ‘Dance again with me Heywood!’, con tra gli interpreti James Ivory.

I dipinti di Vesna Pavan in film ‘Give them wings’Tra le opere Mony Money, New Life, CCCP e Ritratto

21 novembre 201917:45

– Alcuni quadri di Vesna Pavan, poliedrica artista di origini friulane e milanese di adozione, sono stati selezionati per la scenografia del film ‘Give them wings’, prodotto da Sean Cronin, Paul Hodgson e Ian Carter e Lorenzo Carvelli, la cui uscita nelle sale anche in Italia è prevista nel 2020.
Per valorizzare le ambientazioni dei personaggi principali il direttore della scenografia ha scelto alcune opere della Pavan tra cui: Mony Money, New Life, CCCP, Ritratto, Orient e Number.
La sceneggiatura, tratta dall’omonimo libro, narra la straziante autobiografia del paraplegico Paul Hodgson, tifoso di calcio, la cui vita è condizionata dal rifiuto del padre Norman, che non è mai riuscito ad accettare la sua disabilità. In seguito l’ interruzione della burrascosa relazione con Jane, assistente sanitaria incaricata di occuparsi di sua madre Alice, malata di Alzheimer, e la successiva morte di Alice stessa lasceranno il giovane in un turbine di debiti e disperazione.
Solo grazie al sostegno degli amici, soprattutto Ian, e alla passione per la sua squadra Paul riuscirà a riprendere in mano la sua vita e ricostruirà anche il rapporto con suo padre.
Ambientato nella cittadina di Darlington nel nord del Regno Unito, Give them wings è diretto dall’attore e regista Sean Croning e vede la partecipazione di attori inglesi tra cui Bruce Payne, Debra Stephenson, Jonhatan Hansler, Toyah Willicox, Bill Fellows e il giovane Daniel Watson nel ruolo di Paul. La direzione della fotografia è di Tero Saikkonen.

Marco Bocci, racconto la periferia senza pregiudiziIn sala dal 28 novembre ‘A Tor Bella Monaca non piove mai’

22 novembre 201909:22

Una storia di periferia romana, quasi senza pistole e alcun pregiudizio, arriva al cinema con ‘A Tor Bella Monaca non piove mai’, esordio alla regia di Marco Bocci tratto dal suo romanzo omonimo edito da DeA Planeta. Un libro e un film che mette in scena storie di vita ordinaria di questo quartiere romano dalla cattiva fama e dove vivono invece tante persone per bene che cercano solo di vivere in maniera onesta.
“Sono cresciuto a Tor Bella Monaca – spiega l’attore – e volevo raccontare questo quartiere romano in modo diverso, alternativo dove non c’è solo cronaca nera”. Il film, in sala dal 28 novembre con Altre Storie/Minerva, racconta la vita di due fratelli, Mauro Borri (Libero De Rienzo) e Romolo Borri (Andrea Sartoretti) e della loro famiglia che vive a Tor Bella Monaca.
Tra i personaggi, l’ex fidanzata di Mauro, Samantha (Antonia Liskova), che lo ha lasciato per un dottore più anziano, ma benestante. Ma Mauro non ci sta e vuole così trovare al più presto il modo di riconquistarla e iniziare a “vivere” una vita vera. Così quando due suoi amici gli propongono di rapinare la mafia cinese di quartiere la tentazione di Mauro di lasciarsi coinvolgere è troppo forte anche se lui non ha la natura del delinquente. D’altronde il suo stesso fratello Romolo ne sa qualcosa di crimine e redenzione in quanto ex delinquente pentito che da anni cerca una seconda opportunità. Anche per i miti e anziani genitori dei due fratelli le cose non sono facili. Il padre Guglielmo (Giorgio Colangeli), che ha una bassissima pensione da artigiano e ha investito tutto in una piccola bottega nel quartiere, è alle prese con un inquilino moroso e strafottente che non lo paga. “Ho scritto questa storia perché volevo raccontare una periferia vera dentro la quale si incrociano tante vite, tanti personaggi, ognuno col suo percorso, ognuno diverso dall’altro ma ognuno indispensabile per il prossimo – spiega Bocci oggi a Roma -. Per farlo sono partito dalle mie esperienze più intime. Tanti personaggi, tanti perdenti, tanti sconfitti che però sanno vivere senza abbandonare la speranza, allegri e positivi, come le immagini che li raccontano, una rinascita, un’apertura, una luce forte e presente a marcare che c’è sempre una sana via di fuga”. E conclude Bocci, noto per il ruolo del commissario Nicola Scialoja in Romanzo Criminale e del vicequestore Domenico Calcaterra nella serie TV Squadra antimafia: “molte cose del film come del libro le ho tratte dalla mia vita. È il caso, ad esempio, del negozio affittato da mio padre, ex artigiano, a un uomo che non pagava mai. Io allora dicevo a me stesso: ora vado là e gli stacco la testa, ma poi non lo facevo, non avevo il carattere per fare queste cose”

Sceneggiatore sardo firma Dracula western su LanciostoryA dicembre l’uscita della nuova serie a fumetti

CAGLIARI21 novembre 201917:56

– Uno sceneggiatore sardo sbarca sulle pagine della storica rivista a fumetti Lanciostory.
Gianluca Piredda, 43 anni, giornalista, scrittore e autore, dal 2 dicembre firmerà i testi della nuova serie dedicata a Dracula. Creata e scritta da Piredda e disegnata da Luca Lamberti “Dracula in the west”, questo il titolo, “presenta una rilettura del mito del vampiro di Bram Stoker che, scampato allo scontro finale, fugge lontano per poi arrivare in America”, racconta lo sceneggiatore.
“È l’Ottocento, siamo in pieno West. Qui Dracula è stanco, stufo della sua vita da fuggitivo e le tenebre iniziano a stargli strette. Ma non può sottrarsi alla sua natura. In queste avventure – spiega ancora l’ideatore della serie – il Principe della notte incontrerà e affronterà le creature mitologiche della tradizione nativo-americana”.
Gianluca Piredda già collabora con Aurea Editoriale, la casa editrice che pubblica Lanciostory e Skorpio: su quest’ultima rivista ha già firmato il fumetto Freeman e Journey of Dracula.
Sempre per l’Aurea, poi, sta scrivendo Dago, il Giannizzero nero, famoso personaggio creato da Robin Wood e Alberto Salinas, pubblicato in Argentina. La prima storia di “Dracula in the west” che uscirà a dicembre è introduttiva della nuova serie che, promette Piredda, sarà “di puro intrattenimento, leggera, senza troppi riferimenti storici e rimandi alla realtà, il cui unico scopo è quello di divertire”.

Sindacati a Franceschini, confermi fondi Fus per La FeniceCgil, Cisl , Uil,Fials, Fondazioni aiutino il Teatro La Fenice

VENEZIA21 novembre 201918:38

I Sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Fials hanno scritto al ministro di beni culturali e turismo Dario Franceschini, chiedendo che venga mantenuto l’intero importo del Fondo Unico per lo Spettacolo assegnato alla Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, “nonostante le rappresentazioni siano minori di quelle previste per l’assegnazione dei fondi a causa dei gravi danni subiti dall’alluvione degli scorsi giorni”.
I sindacati chiedono anche che si valutino eventuali stanziamenti extra FUS per il ripristino dei danni alle strutture che sin da ora si manifestano come ingenti, ed anche un’anticipazione delle risorse dovute al teatro, rispetto alle normali previsioni. ” Questo è necessario per salvaguardare il patrimonio materiale e immateriale espresso da questo importante teatro – concludono i sindacati Ma chiediamo anche a tutti i restanti teatri di proporre uno spettacolo, che esuli dalla normale programmazione e che venga offerto al pubblico dichiarando che l’incasso verrà devoluto alla Fenice di Venezia.”

I fregi dei Carracci dialogano con la modernitàDal 22 novembre percorso espositivo a Palazzo Fava a Bologna

BOLOGNA21 novembre 201918:42

– Una mostra mette in dialogo gli affreschi dei Carracci con 31 opere d’arte moderna e contemporanea provenienti dalla collezione della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, molte mai esposte al pubblico: un confronto tra epoche e stili alla ricerca di affinità tematiche.
E’ ‘Il fregio dei Carracci-Opere a confronto’, in programma dal 22 novembre al 16 febbraio a Palazzo Fava, in occasione delle celebrazioni per i 400 anni dalla morte di Ludovico Carracci.
Alla base c’è un lavoro di ricerca nei caveaux, condotto da Benedetta Basevi e Mirko Nottoli, storici dell’arte di Genus Bononiae, per individuare opere con attinenze tematiche. Così, ad esempio, ‘Il Dittatore folle’ di Galileo Chini, dipinto in occasione delle celebrazioni per l’arrivo di Hitler nel 1938, rimanda al minaccioso Polifemo incontrato da Enea in Sicilia, mentre i nudi di Nicola Samorì documentano il ciclico ritorno del classico nella storia dell’arte, analogamente a quanto fecero i tre Carracci allo scadere del Cinquecento.

Il Traditore in sala a Ny, prove da OscarPierfrancesco Favino, film profondamente italiano sulla mafia

NEW YORK22 novembre 201909:24

‘Il Traditore’ di Marco Bellocchio fa prove da Oscar con una prima uscita in sala a New York. L’occasione è Italy On Screen Today Film Fest, il festival, alla quarta edizione, ideato e diretto da Loredana Commonara per l’associazione Artistic Soul. Il film, sulla vita di Tommaso Buscetta, il primo pentito della Mafia, con Pierfrancesco Favino nel ruolo del protagonista, è stato scelto dall’Italia per concorrere agli Oscar 2020 nella categoria miglior film internazionale. Il Traditore (The Traitor in inglese), inoltre, è stato anche acquistato dalla Sony per la distribuzione nelle sale cinematografiche americane e la cui uscita è prevista per il 31 gennaio 2020, poco più di una settimana prima della cerimonia degli Oscar.
Bellocchio non si sbilancia facendo previsioni sulla serata più importante per il cinema, Favino invece pensa in positivo forte dell’originalità del film. “E’ un film profondamente italiano – ha detto – che mostra una faccia della mafia che non si vede in altre pellicole. Dopo averlo visto non si esce con il desiderio di emulare il personaggio Buscetta bensì con il desiderio di non fra parte di quel mondo”. “E’ un film completamente diverso dalla mafia italo-americana – gli fa eco Bellocchio -. Noi raccontiamo la mafia italiana, in particolare quella siciliana”.
Durante Italy On Screen Today Film Fest, Pierfrancesco Favino e Marco Bellocchio hanno ricevuto anche il premio ‘Wind of Europe International Award’, un riconoscimento sotto l’Alto Patronato delle EU conferito agli artisti che rappresentano la cultura europea nel mondo. “Sono felice – ha detto Favino durante un incontro con la stampa – di portare il cinema italiano nel mondo”, mentre Bellocchio ha detto di essere pronto per l’avventura negli Stati Uniti. La proiezione de Il Traditore, che si è tenuta al Walter Reade Theater-Lincoln Center, ha registrato il tutto esaurito.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Ciak per ‘Karate Man’ di Fragasso
Protagonista il vero campione Claudio Del Falco

21 novembre 201919:12

Inizio riprese a Roma per ‘Karate Man’ con protagonista il campione di kickboxing Claudio Del Falco già in “MMA Love Never Dies” prodotto dalla società Statunitense Adler Entertainment . Claudio, soprannominato “Iron Man nazionale”, prima di cominciare le riprese del film non ha mancato di vincere il campionato mondiale Master di karate svoltosi il 3 novembre all’ Unified World Championship W.T.K.A. di Marina di Carrara. Karate Man è diretto da Claudio Fragasso (Palermo Milano solo andata) con la sceneggiatura sarà di Rossella Drudi e prodotto da Alberto De Venezia per Ipnotica Produzioni e da Anne Garcia per Ponnto Production.
 Tra i protagonisti: un inedito Franco Nero, il pluricampione mondiale di karate, Stefano Maniscalco e il regista Stefano Calvagna.
 La colonna sonora sarà a cura del maestro Demo Morselli.

Pompei: Osanna, in un libro tutte le nuove scoperteDa Leda e il Cigno ai mosaici di Orione guida ai nuovi tesori

1 novembre 201919:34

– «Come ogni città viva Pompei è un sistema di relazioni, un fluire incessante di cambiamenti, un laboratorio di sperimentazioni, di emozioni, di conoscenza.» Da pochi mesi impegnato nel secondo mandato alla guida del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna fa il punto sui restauri e le nuove scoperte resi possibili nel sito archeologico campano dal Grande Progetto finanziato anche grazie ai 150 milioni dell’Unione Europea.E a dieci anni dal crollo della Schola Armaturarum che nel novembre del 2010 sembrò segnare il punto più basso nella gestione della città antica Patrimonio Unesco, racconta le nuove entusiasmanti scoperte che hanno accompagnato in questi anni la ripresa degli scavi archeologici. Dallo stupefacente affresco di Leda e il Cigno agli splendidi mosaici della Casa di Orione, dallo scheletro del fuggiasco al tesoro della fattucchiera, un patrimonio di bellezza che costituisce anche un carico di nuove informazioni al servizio degli storici. Un libro “scientifico”, chiarisce Osanna, ma scritto con “un linguaggio divulgativo” , destinato agli specialisti e nello stesso tempo accessibile dal grande pubblico. Pubblicato da Rizzoli (Pompei e il Tempo ritrovato, pp. 448, euro 20) con un ricco corredo di immagini, il volume sarà in vendita da martedì 26 novembre 2019.

Sarà dedicata al Coraggio l’undicesima edizione di Libri ComeA Roma 12-15 marzo 2020. Annunciati Grossman e Sepulveda

21 novembre 201920:20

– Sarà dedicata al Coraggio l’undicesima edizione di Libri Come, la festa del libro e dei lettori che si svolgerà all’Auditorium Parco della Musica di Roma da giovedì 12 a domenica 15 marzo 2020.
Tra gli ospiti stranieri che hanno già confermato la loro partecipazione: David Grossman , Luis Sepulveda, Michael Dobbs, Ben Lerner, Jan Brokken.
Il tema e le prime novità dell’edizione 2020 sono state annunciate stasera all’ Anteprima di Libri Come che ha visto protagonista lo scrittore Andre Aciman con il suo nuovo libro ‘Cercami’ (Guanda).
La tradizionale mostra che ogni anno Libri Come riserva al disegno e al fumetto sarà dedicata alla vignettista Ellekappa.
La manifestazione, prodotta dalla Fondazione Musica per Roma, è da dieci anni una delle manifestazioni più importanti della stagione culturale romana e nazionale che ha collezionato oltre 350 mila presenze di pubblico.

Coldplay, Everyday Life ponte oriente-occidenteEsce nuovo album e band suona in Giordania con streaming

22 novembre 201909:22

E’ un viaggio dall’alba al tramonto e attraverso le culture, quello che i Coldplay hanno intrapreso con il nuovo album, ‘Everyday Life’, in uscita domani. L’ottavo lavoro da studio della band di Chris Martin, Guy Berryman, Jonny Buckland e Will Champion, è diviso in due parti speculati, ‘Sunrise’ e ‘Sunset’, e prova a rappresentare anche un punto incontro tra oriente e occidente, con ospiti speciali nelle nuove canzoni ma anche temi dedicati ai diritti umani, alle discriminazioni sociali o di religione e alla povertà. In totale, le tracce contenute nella scaletta di ‘Everyday Life’ sono sedici e i lavori per la realizzazione del disco hanno direttamente a che vedere anche con l’Italia, visto che sono cominciati proprio in Toscana, in una villa in quel di Bolgheri, provincia di Livorno. ‘Sunrise’ è poi il brano al quale i Coldplay hanno affidato l’apertura del disco, seguita da quella ‘Church’ che fissa da subito una delle direttrici fondamentali dell’album intero. La canzone è infatti quella che contiene un estratto del brano ‘Jaga Ji Laganay’ di Amjad Sabri, cantante pakistano, rappresentante della tradizione Sufi e ucciso in un attentato da estremisti Talebani in Pakistan. ‘Trouble in town’, invece, è il brano i cui proventi andranno in beneficenza a due associazioni no profit, una dedicata ai bambini del Sud Africa (Acfs) e una che si occupa di persone accusate ingiustamente di crimini (Innocent Project). L’oriente dei Coldplay è anche quello di ‘Arabesque’, scritta assieme a Femi Kuti, musicista nigeriano e figlio di Fela Kuti, musicista, attivista per i diritti umani e a sua volta figlio di Funmilayo Ransime Kuti, una delle prime attiviste per i diritti delle donne. Spiazzante anche la nuova ‘When I need a friend’ che include un parlato del documentario ‘Everything is incredibile’, dedicato ad un anziano poliomielitico dell’Honduras che con vecchie biciclette e materiale di scarto ha costruito un elicottero. ‘Guns’ e ‘Orphans’ aprono la seconda parte dell’album, quella del tramonto. La seconda delle due canzoni è anche il singolo che ha anticipato il disco al completo e che alla voce ‘autori’ vede la partecipazione di Moses Martin, figlio tredicenne di Chris. La sorella di Moses, Apple Martin, ha invece partecipato ai cori. Tra reminiscenze pop e richiami ai primi Coldplay, nella scaletta dell’album ha trovato spazio anche un poema in arabo. L’opera in questione è ‘Bani Adams’, firmata da un poeta iraniano e il cui primo verso è stato anche letto da Obama in occasione del Capodanno persiano del 2009. Speciale, nel nuovo disco dei Coldplay, anche la copertina che si rifà ad una foto del 1919, raffigurante il gruppo musicale del bisnonno del chitarrista Jonny Buckland. Per celebrare il ponte musicale creato tra cultura occidentale e orientale, proprio nel giorno dell’uscita del disco, domani, i Coldplay terranno due concerti esclusivi in Giordania che saranno trasmessi in diretta streaming su YouTube. ‘Coldplay: Everyday Life- Live in Jordan’, questo il titolo del concerto, si svolgerà ad Amman secondo il ritmo dell’album, ovvero dall’alba al (quasi) tramonto, con la prima parte alle cinque del mattino (ora italiana) e la seconda a partire dalle tre del pomeriggio. Altro live suggestivo è quello che la band ha in programma per lunedì prossimo, questa volta a Londra, all’interno del Museo di Storia Naturale.

Coldplay, nessun tour, troppo inquinamentoDomani esce nuovo album ma band rinuncia a tournee mondiali

22 novembre 201909:21

La band britannica Coldplay ha deciso di non fare tour nel mondo a causa di preoccupazioni ambientali.
Il frontman Chris Martin ha detto alla BBC giovedì che la band non andrà in tour per promuovere il suo ultimo album, Every Day Life, in uscita domani, perché vuole impiegare del tempo per determinare come un tour può essere green. Ha detto: “Sarremmo delusi se non fosse carbon neutral”.

Pompei: lunedì 25 in programma tre inaugurazioni agli ScaviRiaprono Casa Leda e il Cigno,Terme Centrali,Casa Amorini Dorati

OMPEI21 novembre 201921:05

– Riaprono negli scavi di Pompei (Napoli) la Via del Vesuvio, con la Casa di Leda e il Cigno e le Terme Centrali, per la prima volta visitabili, e la Casa degli Amorini dorati. Le inaugurazioni si terranno lunedì 25 novembre (ore 11).
La riapertura di via del Vesuvio avviene con il completamento degli interventi di messa in sicurezza dei fronti di scavo che stanno interessando i 3 km di perimetro che costeggia l’area non scavata dell’antica città, nell’ambito del Grande Progetto Pompei. La restituzione alla fruizione della strada e degli edifici che vi si affacciano, permetterà al pubblico di ammirare, per la prima volta, la domus di “Leda e il cigno” rinvenuta nel corso degli scavi alla Regio V.
Inoltre, a seguito dei recenti restauri, sarà accessibile anche il complesso delle Terme Centrali, mai finora visitato dai turisti. Riapre al pubblico, infine, anche la Casa degli Amorini Dorati al termine degli interventi di manutenzione.

Charlotte Salomon, la vita è teatroCapolavoro di artista morta ad Auschwitz. Prima volta in Italia.

22 novembre 201909:32

– CHARLOTTE SALOMON, VITA? O TEATRO? (CASTELVECCHI, 818 PAG. ) In diciotto mesi, tra il 1940 e il 1942, una fragile ragazza dalla vita segnata dalla morte, dipingerà disperatamente più di mille tempere dai colori di una straordinaria intensità e di una modernità sconvolgente. Atto 1, 1913 si parte dal buio di una famiglia travolta da un’onda di dolore. Suicida prima di tutto la zia che si lascia annegare, e così inizia la storia dipinta su fogli di carta velina come una graphic novel ante litteram.
Suicida poi la madre, che lei credeva morta d’influenza e infine la nonna. Charlotte era nata il 16 aprile 1917 da genitori entrambi ebrei: Albert Salomon è chirurgo e professore universitario, Franziska Grunwald, infermiera. Ma quando la nonna si uccide è il settembre del 1939 ed è solo in quel momento che lei prende coscienza della sua vicenda familiare, ed è già esploso nella sua vita anche il dramma delle persecuzione nazista. La giovane Charlotte è costretta a fuggire a Nizza, con un nonno freddo : ‘il simbolo della gente contro cui dovevo battermi”, scrive, ”una persona che non aveva mai provato autentica passione per niente”. In un paese straniero di cui non conosce la lingua ma sempre quella Costa Azzurra straordinario coacervo d’arte e di artisti di cui sembra respirare l’ossigeno a pieni polmoni. A Berlino ha frequentato l’accademia d’arte . Nel suo sangue l’anima espressionista e una vocazione musicale che la trascende si liberano per dare vita ad un capolavoro assoluto che ora per la prima volta viene pubblicato in Italia da Castelvecchi con meritevole sforzo.
Carattere fortemente espressionista, ma c’è tutta l’ispirazione dell’opera di Chagall – con le donne in abito da sposa ricorrenti – l’ispirazione per il sogno che invade la vita vissuta, la dolcezza di una vita quotidiana dai colori qui sbiaditi che sembra solo un sogno irraggiungibile. Le stanze nude con il pavimento di legno che fanno pensare a Van Gogh, il blu delle donne chiuse in cerchio alla Matisse. Le sue donne dagli occhi tristi ela testa inclinata che hanno qualcosa di Picasso.
Charlotte racconta la sua piccola vita quotidiana, le sue delusioni, ”E adesso volevamo essere felici”, dicono le sue donne dai volti straordinari, ripetuti in una sequenza ossessiva di espressioni ad elevata intensità emotiva. E c’è l’ospedale, è c’è il potere e la prepotenza nazista e c’è quella morte, c’è persino Roma aeterna città divina. ”Qui potete vederlo come certe donne alla finestra in preda ai sogni e alla malinconia”, scrive citando Nietzsche per il pianista delle sue pagine. Ogni tavola è un quadro, un dono per il suo amato, l’uomo alla finestra, Amadeus Daberlohn. Gli scrive, in una lettera del febbraio 1943 finora inedita che chiude il volume, ”La mia vita è incominciata quando mia nonna ha deciso di mettere fine alla sua”.
”Fu allora che cominciai a lavorare a queste pagine e mi sentii terribilmente infelice quando mi resi conto che la mia vecchia disperazione, a proposito di certe persone, riprendeva il sopravvento e mi ricacciava piano piano in uno stato di letargia simile alla morte, se…” Nel 1943, è il 10 ottobre, ha 26 anni e aspetta un bambino: muore ad Auschwitz.

Casey Affleck padre post-apocalitticoAttore, Light of My Life è solo una storia per i miei figli

22 novembre 201909:36

A lui, uomo di oltre quarant’anni (Casey Affleck), tocca fare anche la mamma alla figlia Rag (Anna Pniowsky) di undici anni e spiegarle con grande imbarazzo che se un domani vedrà del sangue tra le gambe non deve preoccuparsi troppo. E questo poi in un mondo post-apocalittico, alla deriva, dopo che un virus ha sterminato gran parte della popolazione femminile e dove la figlia deve nascondersi. A raccontare tutto questo è ‘Light of My Life’ diretto, scritto ed interpretato da Casey Affleck, già film di apertura ad Alice nella città e in sala dal 21 novembre con Notorious Pictures. “Un lavoro – dice oggi a Roma l’attore premio Oscar per Manchester by the sea – che parte proprio dalle storie che raccontavo per la buonanotte ai mie figli e nipoti e in cui, alla fine, parlo un po’ di me”.
Siamo in un futuro prossimo dove una misteriosa malattia ha ucciso la maggior parte delle donne, sterminando quasi del tutto la popolazione femminile, e reso, anche per questa innaturale assenza, molto più violenti e brutali gli uomini sopravvissuti.
Rag e suo padre cercano però di sopravvivere nascondendosi tra i boschi del Midwest pieni di neve. Al padre poi il compito di nascondere la figlia, a cui fa tagliare i capelli per farla sembrare un maschio e soprattutto quello di darle un’etica e i mezzi per sopravvivere da sola in caso lui venisse meno. Ma, nonostante precauzioni e accorgimenti, i due si troveranno a un certo punto ad affrontare una situazione che farà precipitare in un attimo il loro precario equilibrio. “Noi tutti cerchiamo di proteggere i nostri figli dal mondo, una cosa del tutto normale – spiega Affleck oggi a Roma -. Mentre scrivevo la sceneggiatura avevo un bambino molto piccolo perciò conosco bene cosa sia la voglia di proteggerli ed educarli. Anche se va detto – sottolinea – che il vero pathos nel film non viene tanto dalla minacce di questo mondo alla deriva, ma dall’inevitabile perdita d’innocenza”. Per quanto riguarda poi le tematiche del film e il suo significato più intimo, Affleck spiega come abbia fatto tesoro dell’esperienza sul set con Gus Van Sant in ‘Gerry’.
“Ogni volta gli chiedevo dove stavamo andando – dice – lui mi spiegava che non lo sapeva affatto e che bisognava lasciar andare avanti le cose da sole”. Tanti i film e i libri a cui si è ispirato Casey Affleck come ‘I am legend’ o ‘La strada’ di Corman McCarty, “ma ho sempre cercato di essere originale per quanto possibile” dice l’attore 44enne che viene da una famiglia di artisti. Perché tanti film in Usa con un futuro negativo? “Forse perché non ci sono aspettative positive negli States”.
Film femminista? “Forse sì, anche se non sono uno scrittore capace di indicare un particolare messaggio politico. Tiro solo fuori cose personali nei miei film”. L’Oscar? “Non credo abbia cambiato troppo la mia vita. Alla fine mi piace essere al servizio di una storia, ma ancor più forse stare sia avanti che dietro la macchina da presa. E questo per raccontare storie che parlano di me e di come vedo la vita”.

Pane e salame, immagini da raccolte ArchiginnasioLa loro evoluzione storica in 11 bacheche a Bologna

BOLOGNA22 novembre 201911:23

– Pane e salumi, due elementi fondamentali e caratteristici della gastronomia bolognese, sono al centro di una mostra ideata da Alessandro Molinari Pradelli, in programma dal 23 novembre al 16 febbraio alla Biblioteca dell’Archiginnasio. La loro evoluzione storica verrà illustrata in 11 bacheche attraverso disegni, incisioni, libri, opuscoli e bandi. È la prima di una serie di esposizioni documentarie incentrate sulla storia della cucina petroniana.
Partendo dalle incisioni di Annibale Carracci delle ‘Arti per via’ e passando per la produzione artistica di Giuseppe Maria Mitelli, si arriva al Novecento, con i disegni di Alessandro Cervellati. Tutto il materiale esposto, sia quello mostrato in originale sia quello riprodotto per motivi di conservazione, proviene dalle collezioni della Biblioteca dell’Archiginnasio.
Molinari Pradelli, giornalista-scrittore, studioso di enogastronomia, è autore di quasi un centinaio di pubblicazioni sulla storia della cucina, le tradizioni popolari e la civiltà contadina.

Ingresso gratuito Villa Bardini per compleanno CollodiIl 24/11, in occasione dell’anniversario della nascita

FIRENZE22 novembre 201914:20

Domenica 24 novembre ingresso gratuito a Villa Bardini in occasione dell’anniversario della nascita di Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini, nato 193 anni fa a Firenze il 24 novembre 1826.
Sarà così possibile visitare le due mostre allestite in villa una delle quali è dedicata proprio al capolavoro di Collodi, Pinocchio. Il provvedimento è stato disposto dalla Fondazione Cr Firenze e dalla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron.
La mostra ‘Enigma Pinocchio. Da Giacometti a LaChapelle’ (aperta fino al 22 marzo), a cura di Lucia Fiaschi, è un viaggio nell’arte contemporaneo dedicata all’enigmatico burattino di legno. ‘Corpo a Corpo’ (fino al 12 gennaio) è invece un omaggio alla tradizione classica con lo sguardo contemporaneo di 35 artisti internazionali. L’ingresso al giardino Bardini è a pagamento.
Domenica 1 dicembre l’ingresso alla villa e al giardino è invece gratuito poiché il complesso aderisce all’iniziativa del ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo che prevede l’ingresso gratuito nei luoghi della cultura ogni prima domenica del mese.

Vasco invade le sale e raddoppia al Circo MassimoImmagini e suoni di due estati rock in sala tre giorni dal 25/11

22 novembre 201919:22

Sono 315 le sale in tutta Italia dove Vasco NonStop Live 018+019 risuonerà eccezionalmente solo per tre giorni, 25, 26 e 27 novembre distribuito da QMI Stardust. Come promesso, dopo la pubblicazione di “Se ti potessi dire”, l’ultima nuova canzone che spopola in radio e streaming, arriva nei cinema di tutta Italia a fine novembre, il 25, 26 e 27, il music film “Vasco NonStop Live” che racchiude la storia dei primi due tour NonStop Live. 2018 e 2019. Il primo capitolo della storia cominciata dopo il record mondiale di Modena Park. Da giugno 2018 con 9 concerti (Torino, Padova, Roma, Bari e Messina) a giugno di quest’anno, con l'”impresa” compiuta dei 6 concerti a San Siro e dei 2E20 a Cagliari. Complessivamente 17 concerti per oltre 900.000 spettatori che lo hanno confermato Re degli Stadi per due estati di seguito. Il music film è ideato e diretto da Pepsy Romanoff che ha fedelmente registrato immagini, suoni, colori e parole dei momenti più significativi. Intanto l’enorme richiesta ha portato a raddoppiare lo show al Rock in Roma del 19 giugno, già sold-out con un nuovo grande concerto il 20 sempre al Circo Massimo. Come precedentemente annunciato, il 2020 sarà un’annata particolare per il Komandante, che ha scelto i festival per il suo Non Stop Live: il 10 giugno Vasco aprirà Firenze Rocks alla Visarno Arena, il 15 giugno chiuderà gli i-Days al MIND Milano Innovation District (area expo), il 19 e 20 giugno sarà al Rock in Roma al Circo Massimo e, come evento conclusivo, si esibirà il 26 giugno all’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola.

Un docufilm racconta la partita di calcio Bertolucci-Pasolini’Centoventi contro Novecento’ in prima nazionale a Bologna

OLOGNA22 novembre 201912:56

– La partita che cambiò il destino del cinema italiano” è al centro del docufilm ‘Centoventi contro Novecento’ di Alessandro Scillitani e Alessandro Di Nuzzo, che – dopo l’anteprima di fine settembre a Milano Calciocity – sarà presentato in prima nazionale al Cinema Teatro Galliera di Bologna martedì 26 novembre (ore 21.30), in occasione del primo anniversario della morte di Bernardo Bertolucci.
“Marzo 1975. In una domenica di primavera – ricorda il regista Alessandro Scillitani – sul campo del parco della Cittadella di Parma, si affrontano due singolari squadre di calcio: la rappresentativa della troupe di ‘Salò o le centoventi giornate di Sodoma’ di Pier Paolo Pasolini contro quella di ‘Novecento’ di Bernardo Bertolucci. Due film che segneranno la storia del cinema italiano e che si stanno girando negli stessi giorni, a pochi chilometri di distanza. Sarà una partita epica, leggendaria nei racconti della gente di cinema che vi partecipò, ma praticamente sconosciuta al pubblico”.
“Ricostruendo minuziosamente la storia di quella domenica e la memoria ancora viva dei protagonisti – aggiunge lo sceneggiatore Alessandro Di Nuzzo – il film tocca diversi argomenti: l’atmosfera dei set di quei due grandi film del cinema italiano, il rapporto contrastato fra Pasolini e il suo ex allievo Bertolucci, il legame fra quest’ultimo e le radici parmigiane e contadine. Su tutto aleggia, come un filo rosso, il rapporto fra Pier Paolo Pasolini e il calcio: passione inesauribile, pratica continua e quasi ossessiva, espressione di pura vitalità, addirittura di una felicità possibile”.
Dopo la ‘prima’ di Bologna seguiranno varie presentazioni del docufilm fra Emilia, Friuli, Lombardia e Toscana.

Musica: anche Foo Fighters agli I-Days a Mind MilanoBiglietti in anteprima dal 25/11, in vendita dal 27 novembre

22 novembre 201912:57

– Ci saranno anche i Foo Fighters agli I-Days in programma la prossima a Mind, il Milano Innovation District che sta sorgendo sull’area in cui si è svolta l’Expo.
Il gruppo di Dave Grohl si esibirà il 14 giugno, due giorni dopo System of A Down e Korn il 12 giugno mentre Billie Eilish tornerà sul palco milanese dove già si è esibita la scorsa estate il 17 luglio.
I biglietti per i Foo Fighter saranno in vendita in anteprima dalle 10 di lunedì prossimo, 25 novembre, per 48 ore per i possessori di carte Intesa Sanpaolo sul sito www.ticketone.it/intesasanpaolo (per 48 ore) mentre la vendita generale partirà dall 11 di mercoledì 27 novembre su www.livenation.it, www.ticketmaster.it e www.ticketone.it.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Nasce l”Auditel delle emozioni’
Progetto della Rai con l’università di Torino

TORINO22 novembre 201920:44

Nasce l’Auditel delle emozioni. E’ una piattaforma, messa a punto dal dipartimento di Informatica dell’università di Torino e dalla direzione Ict della Rai, che permette di monitorare e analizzare le emozioni, i conflitti, i dibattiti e le passioni dei telespettatori sui social media. Il progetto M.emo.Rai – che verrà sperimentato su un campione di programmi televisivi del servizio pubblico – analizza i dati provenienti dai canali Auditel e Twitter: la misura delle emozioni viene elaborata da un motore intelligente, linguisticamente informato basato su reti neurali.”La necessità di diffondere una cultura dell’Intelligenza Artificiale presso le imprese può trasformare questa collaborazione in un’occasione di sviluppo per il Piemonte”, sottolinea il rettore Stefano Geuna. “Saremo in grado di interpretare con più precisione il gradimento dei telespettatori e questo fornirà un supporto straordinario per il marketing che si occupa dell’offerta di contenuti”, spiega Massimo Rosso, direttore Ict della Rai.Oggi la valutazione del gradimento sui programmi televisivi viene basata su dati forniti da Auditel, l’organismo di controllo che misura ogni giorno le performance editoriali e pubblicitarie della televisione italiana. Negli ultimi tempi, a questa valutazione si affiancano il monitoraggio e l’analisi dei commenti dei telespettatori sui canali social, in particolare Twitter, con specifico riguardo al sentiment generico espresso (positivo, negativo o neutro); al momento però non vengono considerate le emozioni sollecitate dalle trasmissioni andate in onda e le dinamiche sociali di comunità che si generano intorno al dibattito vivo e quotidiano online.M.EMO.RAI, sperimentata su un campione di programmi televisivi, permetterà di sviluppare un innovativo modello di previsione del gradimento, soprattutto legato a nuove trasmissioni e proposte RAI. Il servizio It fornirà misure quantitative del contenuto emotivo prodotto sui social media, oltre ad indicatori aggiuntivi relativi al contenuto dei discorsi online, eventuali fenomeni di linguaggio abusivo e di odio, ironia e sarcasmo. Per mettere a punto M.EMO.RAI, i ricercatori hanno fatto ricorso a metodi e algoritmi di analisi di Intelligenza Artificiale per il riconoscimento automatico di emozioni, ironia e linguaggio offensivo e per l’analisi di reti complesse, mutuati dalla linguistica computazionale e dalla computational social science. “Il Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino ha una lunga tradizione sul tema Intelligenza Artificiale che parte dagli anni ’70” sottolinea il direttore del Dipartimento di Informatica Guido Boella.

Vittoria Puccini, indosso la toga nel ‘Processo’ / VIDEOSu Canale 5 dal 29 novembre, nel cast anche Francesco Scianna

23 novembre 201910:31

Mantova. Sul greto del fiume viene ritrovato il corpo di una ragazza, Angelica Petroni (Margherita Caviezel). L’indagine viene affidata a Elena Guerra che era intenzionata a prendersi un anno sabbatico per salvare il matrimonio. Inizia così Il Processo, un legal thriller con protagonisti Vittoria Puccini e Francesco Scianna, due legali che si faranno la guerra in aula, in arrivo su Canale 5 in quattro prime serate, dal 29 novembre, prodotto da Lucky Red. C’è una vittima, una giovane di soli 17 anni e un’imputata Linda Monaco (Camilla Filippi) , figlia di uno degli uomini più potenti della città (Tommaso Ragno).
Questa serie, fa notare Vittoria Puccini, che veste i panni della pm Elena,  che da sempre si divide tra cinema e tv, “non vuole rappresentare la giustizia italiana. Non c’è un messaggio sociale. La legge mi ha sempre affascinato. Vengo da una famiglia, da parte di mio padre, di avvocati. Da bambina guardavo i processi in tv, mi interessavano molto. Mi sono iscritta a Giurisprudenza e non ho dato nemmeno un esame! Finalmente ho potuto indossare la toga”. Ma confessa: “Mai nella mia carriera ho ho dovuto fare tanto esercizio di memoria”. Nel cast anche Simone Colombari, Maurizio Lastrico (che interpreta il marito di Elena), Euridice Axen, con la partecipazione straordinaria di Ragno e Roberto Herlitzka.
Puccini tiene a sottolineare che “è stato un privilegio avere in questa serie un padre come Roberto Herlitzka che ha il ruolo tra l’altro di un famoso magistrato antimafia. Nessun attore è stato fuori posto. La verità verrà svelata solo nell’ultimo episodio. E’ interessante proprio questo, che andando avanti, come avviene nella realtà, ci si divide tra innocentisti e colpevolisti, ma si cambia anche idea in continuazione. E’ una storia che mi ha catturata: anche io volevo sapere chi è l’assassino. Elena è una donna caparbia, che inizierà a perdere il controllo man mano che la verità verrà a galla. La cosa affascinante è che è una storia raccontata dal punto di vista dei protagonisti, quello che lo spettatore vede è quello che loro vivono”. Prosegue Puccini: “Elena Guerra non è la classica pm vestita in tailleur, è un pubblico ministero con un carattere un po’ fuori dagli schemi. Ho parlato con tanti magistrati: uno mi ha anche detto che le pm donna sono più brave. Ho parlato anche con una pm antimafia”.
Ambientata a Mantova, questa seria che vira sul procedural racconta un coro di personaggi che gravitano intorno a un unico, drammatico evento: l’omicidio brutale di Angelica, una diciassettenne coinvolta in affari più grandi di lei. La pm Elena Guerra (Puccini), che scopre di avere un legame con la vittima; Ruggero Barone (Scianna), avvocato rampante per il quale il processo rappresenta l’occasione della vita; Linda Monaco (Filippi), unica gelida imputata che si proclama innocente… Tutti camminano in bilico, perennemente sul filo di un rasoio: quello di un processo il cui esito deciderà il nuovo corso della vita di ciascuno.
Tra Ruggero ed Elena comincia una guerra spietata. Una sfida a colpi di testimonianze, prove, passi falsi e indagini senza sosta. Ogni volta che uno dei due sembra prevalere, la situazione si ribalta. Fino a quando Ruggero arriva a scoprire un segreto di Elena e a usarlo contro di lei. Sulla donna si apre così un’indagine che ne potrebbe compromettere la carriera.
Elena è in frantumi sotto ogni punto di vista, anche su quello personale. La pm comincia a dubitare di tutti, persino di se stessa: è davvero sicura che Linda sia colpevole? O la sua è solo un’ossessione? Anche per Ruggero le cose non sono tanto semplici. Ormai sempre più invischiato con la sua assistita, vorrebbe convincerla a rivelare al processo elementi che svierebbero i sospetti su Gabriele Monaco, ma Linda si rifiuta di coinvolgere suo padre. Nonostante sia fuori dal processo, Elena continua la sua indagine, sostenuta dal fido assistente Andreoli (Simone Colombari), fino a quando, inaspettatamente, scoprirà con Ruggero Barone le verità sull’omicidio e forse proprio insieme riusciranno a dare ad Angelica la giustizia che merita.
Dice Scianna: “Anch’io ho visto dei documentari. Mi sono confrontato con un avvocato penalista che mi ha dato molte delucidazioni. Questo personaggio non subisce il campo minato, ma usa la strategia dello show per confondere un po’ le carte”. Puccini la vedremo poi al cinema:  gennaio esce “18 regali’ dalla storia vera di Elisa Girotto, una donna che ha scoperto mentre era incinta di essere malata di un tumore al seno e ha lasciato per la figlia da scartare ogni anno fino al 18° compleanno. E sempre a inzio 2020 sarà sul set di una nuova serie televisiva.

Garrone, la favola di Pinocchio in sala dal 19 dicembre /TRAILERBenigni poetico Geppetto nel film dal romanzo di Collodi

22 novembre 201913:58

La favola che ha emozionato intere generazioni torna al cinema a Natale. Arriverà in sala dal 19 dicembre (anticipando rispetto alla data del 25/12) l’atteso nuovo film di Matteo Garrone ‘Pinocchio’, prodotto da Archimede, Rai Cinema, Jeremy Thomas in associazione con Hanway Films e Le Pacte. Sceneggiato dallo stesso Garrone con Massimo Ceccherini (anche nel cast nel ruolo della Volpe), il film tratto dal romanzo di Collodi vede protagonista Federico Ielapi nel ruolo del burattino, mentre Geppetto è Roberto Benigni. Mangiafuoco è interpretato da Gigi Proietti, mentre il Gatto è Rocco Papaleo.
Il trailer rimanda alla storia che tutti conoscono e si aspettano di ritrovare nel film di Garrone, con una grande cura nella ricostruzione delle scene e degli ambienti, che ricorda la magnificenza del Racconto dei Racconti, mentre Benigni, che pure a Pinocchio aveva dedicato un film nel 2002, sembra perfettamente e poeticamente calato nel babbo del burattino. La sfida è anche sul trucco e gli effetti visivi, il primo affidato al designer Mark Coulier, i secondi a One of Us e Chromatica.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Al via il restauro della Pietà di Michelangelo a Firenze
Lavori ‘in diretta’, visibili a pubblico in museo del Duomo

FIRENZE22 novembre 201914:44

– Al via il 23 novembre il restauro della Pietà di Michelangelo dell’Opera del Duomo a Firenze: il pubblico potrà vedere tutte le fasi dell’intervento grazie ad un cantiere ‘aperto’. La fine dei lavori è prevista entro l’estate 2020. Il restauro, finanziato dalla Fondazione Friends of Florence sotto la tutela della Soprintendenza, è stato affidato a Paola Rosa, coadiuvata da un’equipe di professionisti, che ha già svolto interventi su opere di Michelangelo.
L’approccio, si spiega, sarà quello di un intervento ‘minimo’, volto a non stravolgere la visione ormai consolidata nell’immaginario collettivo di una superficie ‘ambrata’ della scultura: l’immagine che si deve mantenere, come precisato da Rosa, è quella di un gruppo scultoreo non in ‘bianco e nero’, ma sottilmente modulato e ‘colorato’ dal variare della ‘pelle’ della materia e dalle tracce di lavorazione. L’obiettivo è migliorare la lettura del capolavoro.

il Gigante del Nilo, ecco il ‘papà’ di Indiana JonesZatterin racconta la storia di Giovanni battista Belzoni

22 novembre 201915:14

MARCO ZATTERIN,”IL GIGANTE DEL NILO”(MONDADORI OSCAR STORIA P.P 356, 15 EURO)- Due secoli fa, a inizio Ottocento, l’Europa, ancora scossa dai fremiti delle turbolenze napoleoniche, riscopriva l’antico Egitto. Era uno dei tanti effetti delle spedizioni del condottiero francese, che si era spinto fino alle sponde del Nilo. Nasceva così l'”egittomania” moderna. In quel mondo, popolato di esploratori, avventurieri, viaggiatori, spie, diplomatici, militari, beduini e mercanti senza scrupoli, si è mosso con un ruolo da protagonista, troppo a lungo negletto, Giovanni Battista Belzoni da Padova (1778 – 1823). “Il gigante del Nilo. Storia e avventure del Grande Belzoni”, edito da Mondadori, è il libro che Marco Zatterin, giornalista, vice-direttore de La Stampa, ha voluto dedicare alla figura rocambolesca di Belzoni, per sottrarla al rischio di un oblio immeritato. Con lo stesso intento la città di Padova ha organizzato in questi giorni la mostra “L’Egitto di Belzoni”.
L’interesse è più che motivato. Del resto, che il personaggio racchiudesse in sé gli ingredienti per un best seller sul grande schermo lo avevano capito due uomini di cinema del calibro di George Lucas e Steven Spielberg, che a Belzoni si sono ispirati per il loro Indiana Jones.
Di umili origini, figlio di un barbiere, Belzoni sognava fin da bambino il mondo e l’esotico, ispirandosi al via vai di viaggiatori del Grand Tour diretti a Venezia, che passavano sotto le finestre di casa sua nel quartiere Portello a Padova. Con un fisico possente e una statura di due metri e dieci Belzoni, dopo varie peripezie, tra cui un soggiorno a Roma e un’infarinatura di ingegneria idraulica, si stabilisce a Londra.
Lì si conquista fama e successo, esibendosi nei teatri e nei circhi nel numero del “Sansone Patagonico e in quello della “Piramide”, in cui si caricava sulle sue spalle una dozzina di artisti. A Londra incontrerà la giovane Sarah, sua futura moglie e compagna di mille avventure. I casi della vita lo portano in Egitto, dove nasce l’amore a prima vista per le piramidi e i faraoni. Diventerà un pioniere dell'”egittomania”, da cui poi scaturirà la moderna egittologia. Belzoni si improvvisa archeologo autodidatta. Sua la scoperta della grande camera mortuaria nella piramide di Chefren, che dai tempi di Erodoto era considerata un ammasso inaccessibile di pietre. Sua la scoperta di sei tombe monumentali nella Valle dei Re. È lui che riporta alla luce il grande tempio di Ramsete II ad Abu Simbel, sepolto sotto una coltre plurisecolare di sabbia.
I risultati di questa attività sono esposti in alcuni dei principali musei del mondo, a cominciare dal British Museum di Londra. Eppure la fama di Belzoni è controversa. In un mondo dominato dalle due super-potenze dell’epoca, Inghilterra e Francia, il “gigante del Nilo” si muoveva in autonomia come un lupo solitario. Forse anche per questo ha dovuto fare i conti in vita con critiche e detrattori, interessati a dipingerlo come uno spregiudicato tombarolo. Morì a soli 45 anni nel tentativo di raggiungere Timbuctù nel cuore dell’Africa. Il libro di Zatterin, lettura lieve e scorrevole, restituisce un’immagine nitida di Belzoni, che ci fa amare il personaggio e il mondo ormai scomparso e quasi fiabesco in cui lui si muoveva.

E’ ufficiale, il Victoria’s Secret show non si faràDopo critiche sessiste azienda sospende e cerca riposizionamento

22 novembre 201914:52

– Dopo le indiscrezioni di fine luglio, ‘anticipate’ dalla modella australiana Shanina Shaik, ora arriva l’ufficialità: gli angeli si fermano, il Victoria’s Secret show, la annuale sfilata evento di lingerie con le più belle e statuarie modelle del mondo, viene annullata dopo 23 anni.
L’onda lunga del #metoo, la lotta al sessismo è tra i fattori che costringono l’azienda allo stop e a ripensare tutta la comunicazione del brand. Ad ottobre è stato presentato uno spot con la prima modella con taglia 46, Ali Tate-Cutler, e ad agosto la prima modella trans, la brasiliana Valentina Sampaio: segnali per far capire la svolta nel segno di una maggiore inclusività in tempi in cui questo è un valore primario della società.
Mentre il mercato non sta premiando il gruppo L Brands (a cui fa capo Victoria’s Secret) con un vistoso calo degli utili netti.
Ad abbandonare Victoria’s Secret sono state soprattutto le millennial, ovvero un terzo delle donne che guardano al mercato dell’abbigliamento intimo. Nel 2018 hanno preferito spendere in reggiseni sportivi piuttosto che pizzi e merletti. Ma non è tutto: i legami di Les Wexner (proprietario del gruppo) con il miliardario Jeffrey Epstein, il satrapo suicida in carcere a New York accusato di traffico sessuale e associazione a delinquere finalizzata al traffico sessuale, hanno messo nell’occhio del ciclone l’azienda, ora in crisi di immagine.

60 anni della Carosello Records, da Gaber a VascoLibro Pucci e Laffranchi, 60 canzoni che leggono il loro tempo

2 novembre 201915:08

– CAROSELLO RECORDS 60×60 – VALORE ALLA MUSICA (CAROSELLO, PP 235, EURO 29,90) “Mi ricordo gli uffici della Carosello in pieno centro con la saletta di registrazione interna. Ricordo anche Giuseppe Gramitto Ricci, un signore dal bell’aspetto di altri tempi che probabilmente male sopportava i miei jeans, il capello lungo le scarpe da tennis ma con me, quelle volte che ci siamo incontrati nel suo ufficio presidenziale, è sempre stato gentilissimo”. Così Vasco Rossi ricorda gli anni con la Carosello, cui è dedicato il volume “Carosello Records 60×60 Valore alla musica”, disponibile in esclusiva su Amazon.
Attraverso la narrazione dei giornalisti Andrea Laffranchi e Federico Pucci, il volume ripercorre i primi 60 anni dell’etichetta musicale. Era il 1959 quando, nello storico palazzo di Galleria del Corso 4, nel centro di Milano, Giuseppe Gramitto Ricci diede i natali all’etichetta, parte dello storico gruppo editoriale Curci. La nascita della Carosello coincide con un momento di svolta della musica italiana, quello del cantautorato: “Quando a Sanremo esplode ‘Nel blu dipinto di blu’, anche in Italia – racconta Federico Pucci – arriva un cambiamento culturale e industriale: non ci sono più gli autori da una parte e gli interpreti dall’altra. Quello è l’evento scatenante. Non contavano più solo la scrittura musicale ma anche le incisioni, perché il pubblico voleva sentire “Volare” cantata da Modugno, e non in un’altra interpretazione. Lì si comprende che le edizioni non bastavano più, e di lì a poco Curci (che aveva fatto emergere Modugno come autore) dà vita a Carosello”.
Questi 60 anni sono ripercorsi attraverso le 60 canzoni più rappresentative, da ‘Libertango’ di Astor Piazzolla a ‘L’Italiano’ di Toto Cutugno, accompagnate da foto e documenti storici, ma anche da dichiarazioni inedite di artisti come Coez, Tommaso Paradiso e Vasco, che con Carosello esordì al Festival di Sanremo con Vado al massimo e Vita Spericolata. “Ricordo ancora con affetto – scrive ancora il rocker a proposito del fondatore – quella volta che mi telefonò perché era un po’ preoccupato. Ci credo! Stavo soggiornando da una decina di giorni, e forse più, al Principe di Savoia, l’albergo milanese di lusso, room service h24. Chiaro che io ci stavo benissimo da ‘rockstar’, mentre lui pensava al conto che saliva vertiginosamente”. Per Vasco, legato alla Carosello dal 1982 al 1987, l’etichetta era un luogo di libertà artistica, la stessa – si legge nel libro – che trovò con il suo teatro-canzone Gaber, arrivato in Galleria del Corso su suggerimento di Mina.
Ed è forse questa, a ripercorrere la storia a ritroso, la caratteristica più evidente della Carosello: “gli artisti di cui raccontiamo – sottolinea Pucci – sono gli attori del proprio discorso creativo, hanno lo spazio per sviluppare a livello discografico concetti come il Teatro Canzone o il crossover rap-pop, senza seguire necessariamente la strada più facile. Da questo consegue un’altra caratteristica, ovvero la capacità di leggere di volta in volta il proprio tempo: si potrebbe dire di tante case discografiche col senno di poi, ma cogliere momenti di svolta epocale o individuare e promuovere voci che in un modo o nell’altro raccontano una generazione, come Vasco Rossi o Tommaso Paradiso, questo non si può dire di tutti”.

Maratona di spettacoli per riapertura teatro Piccinni a BariCostruito a metà dell’800, si inaugura dopo nove anni restauri

BARI22 novembre 201915:40

– “Signori e Signore, il Piccinni”: è l’invito tutto teatrale che il Comune di Bari ha rivolto alla città per annunciare la riapertura il 5 dicembre del teatro comunale chiuso da circa nove anni per lavori di restauro e adeguamento alle normative sulla sicurezza. L’evento sarà celebrato con tre giorni di festa, che coincideranno con la ricorrenza di San Nicola che – ha sottolineato il sindaco Antonio Decaro – “per i baresi rappresenta sempre un momento di coesione, di appartenenza, di orgoglio cittadino”. Gli eventi, la cui organizzazione è stata curata dalla regista Licia Lanera, si svolgeranno fuori e dentro il teatro, saranno dedicati alla città ma soprattutto avranno per protagonisti i baresi e saranno gestiti da artisti baresi e prevedono una maratona di musica classica e jazz e spettacoli di prosa.
Inaugurato nel 1854, il teatro fu intitolato al musicista barese Niccolò Piccini, dopo che la regina Maria Teresa d’Asburgo, moglie di Ferdinando II delle Due Sicilie, negò il suo nome. Il ‘nuovo’ Piccini ha 775 posti a sedere, dei quali 290 in platea, e 485 tra i tre ordini di palchi e il loggione.

Il primo l’album di Natale di Robbie WilliamsThe Christmas present, duetti con Rod Stewart e Bryan Adams

2 novembre 201915:41

– E’ uscito venerdì 22 novembre The Christmas present (Columbia Records / Sony Music Uk), il primo album di Natale di Robbie Williams.
The Christmas Present, disponibile in digitale, 2cd e 2lp è un doppio album composto da “Christmas Past” e “Christmas Future”, con al suo interno sia brani inediti, sia grandi classici della tradizione natalizia, eseguiti con alcune speciali guest star. L’album è stato anticipato in radio dal singolo Time for change. Il primo disco, Christmas Past, include i classici “Winter Wonderland” (con i cori eseguiti dal coro Lma), “Santa Baby” in duetto con la cantante tedesca Helene Fischer, “Let It Snow! Let It Snow! Let It Snow!”, una cover di “The Christmas Song” (resa celebre da The Nat King Cole Trio), “Merry Xmas Everybody” di Slade featuring Jamie Cullum, “It’s A Wonderful Life”, in cui Robbie duetta con suo padre Peter Conway. Nel disco 2, Christmas Future include gli inediti Time For Change, Home, Fairytales featuring Rod Stewart e Bad Sharon con il campione di box Tyson Fury, e le cover di Christmas (Baby Please Come Home) in duetto con il cantautore canadese Bryan Adams e I Believe In Father Christmas.
La versione deluxe include quattro bonus track, compreso il duetto con Rod Stewart sulle note di It Takes Two. “Sono davvero felice del mio primo album di Natale. Ne ho fatti tanti nella mia carriera – commenta Williams – e realizzare questo disco è un altro sogno che si avvera. È stato davvero divertente registrarlo e non vedo l’ora di farvelo ascoltare”.
The Christmas Present è il tredicesimo album in studio di Robbie Williams e aggiunge un nuovo importante traguardo nella carriera di uno degli artisti più amati del mondo. Scritto e registrato in diverse location tra cui Londra, Stoke-on-Trent, Los Angeles e Vancouver, questo album vede Robbie lavorare ancora una volta con il suo collaboratore di vecchia data Guy Chambers, che ha prodotto la maggior parte del progetto assieme a Richard Flack.

Jack Savoretti, special edition per Singing to StrangersDisponibile dal 6 dicembre

22 novembre 201915:47

– Uscirà venerdì 6 dicembre 2019 “Singing To Stangers Special Edition” (Bmg) di Jack Savoretti, l’artista anglo italiano che conclude un anno da record con il repack del fortunato disco uscito a marzo 2019. Il disco ha debuttato al primo posto della classifica Uk e che conta ad oggi già tre Dischi D’oro.Nel 2019 inoltre, un sold out alla Wembley Arena di Londra a conclusione di un tour che per mesi lo ha portato in tutta Europa e collaborazioni con artisti del calibro di Kylie Minogue, Mika e Sigma.
“Singing To Strangers Special Edition, include al suo interno tre tracce inedite: “Closer”, “che, nonostante io sia spesso via, sarò lì con loro la mattina di Natale. – racconta Savoretti – Volevo che avessero questa canzone come colonna sonora di ogni Natale”.
“Singing To Strangers Special Waiting For The Sun” e un brano natalizio, “Christmas Morning” è una toccante ballata scritta dall’artista per i suoi figli: “Volevo rassicurarli” rivela.
L’album include anche il featuring con Mika “Youth & Love” e il duetto con Kylie Minogue “Music’s Too Sad Without You”; la straordinaria performance di “Human” dei The Killers con Ward Thomas live alla Wembley Arena, ma anche il singolo “Candlelight” nella versione della Radio 2 Ken Bruce Piano Session e infine la collaborazione con Sigma in “You and Me as One”. “Volevo che questo fosse effettivamente un album nuovo, non solo un insieme di out-takes. Doveva essere un lavoro a sé, e allo stesso tempo un passo verso il prossimo album. Voglio che la gente dica : ” Aspetta… cosa farà ancora e con chi?”.

Nelli e Sabatini direttori nuove collane Polillo editoreDopo morte editore hanno accettato proposta della Rusconi

22 novembre 201915:49

– A 25 anni dalla fortunata intuizione di Marco Polillo – editore e presidente dell’associazione Italiana Editori per tre mandati, scomparso lo scorso 22 ottobre – Divier Nelli e Mariano Sabatini hanno accettato la proposta della Rusconi Libri di ideare e curare le nuove collane della prestigiosa casa editrice fondata nel 1995.
Entrambi scrittori, Nelli con una formazione prettamente editoriale che lo ha già portato a dirigere in passato i ‘Gialli Rusconi’, Sabatini più giornalisticamente connotato, noto anche come autore televisivo al fianco di Luciano Rispoli e per aver riportato Elda Lanza alla fortunata pubblicazione dei suoi romanzi con Salani, si occuperanno del marchio, acquisito dalla Rusconi, con una vocazione alla narrativa di genere crime.
“Con piacere accogliamo la sfida di Maurizio Caimi di contribuire con idee e acquisizioni a un marchio storico di grande raffinatezza, inventato e curato con abnegazione dal suo fondatore. Nel panorama editoriale attuale, Polillo si distingue per l’estrema coerenza, anche grafica, alla mission iniziale e per scelte non commerciali. Ciò non vuol dire che non ci siamo margini per un ponderato rinnovamento” afferma Sabatini.
“Lavoreremo nel solco di quella che è la tradizione della casa editrice, ma con uno sguardo attento al futuro” spiega Nelli.
Fondata a Milano nel 1995, la Polillo Editore è andata conquistando un apprezzamento sempre maggiore grazie alle cinque collane con cui è stata presente sul mercato. La più conosciuta è I Bassotti, “piccola biblioteca del giallo da salvare” che propone ai lettori una selezione di quanto di meglio è stato scritto nel periodo d’oro del giallo classico, dal 1910 al 1950, spesso di autori dimenticati o mai tradotti in Italia. Ne I Jeeves sono pubblicati invece in ordine cronologico, con nuove traduzioni e un’elegante veste grafica, tutti i libri dell’umorista inglese P.G. Wodehouse.

‘Nati 2 volte’, prima donna poi uomoIn sala una storia transgender con Troiano ed Euridice Axen

22 novembre 201919:34

– ‘Nati 2 volte’ di Pierluigi Di Lallo, in sala dal 28 novembre con Zenit Distribution, racconta di un difficile passaggio, dal corpo di donna, non sentito come proprio, a quello di uomo. Tra commedia e dramma il film, ispirato a una storia vera, inizia con il ritorno a Foligno, dopo venticinque anni di auto esilio a Milano, del quarantenne Maurizio (Fabio Troiano).Motivo di questo ritorno nella città natale? Accelerare la procedura di rettifica del certificato di nascita per completare il processo di transizione con cui da donna che era (con il nome di Teresa) è diventato un uomo. L’ufficiale di stato civile che dovrebbe accogliere la semplice operazione burocratica è Giorgio De Santo, il suo primo e unico fidanzato, ma quando se lo ritrova di fronte Maurizio non riesce a dirgli la verità. Parte così tutta una serie di equivoci, che lo porterà a fare i conti con il passato che sperava di essersi lasciato alle spalle. Inoltre, Maurizio si invaghisce di Paula (Axen), attraente paladina dei diritti civili e compagna di Giorgio (Marco Palvetti).”Nascere in un corpo che non senti tuo è un dramma che interessa sempre più persone in Italia – dice il regista -Inoltre, per i pochi fortunati che riescono, dopo sofferenze fisiche e morali inenarrabili, a compiere la transizione verso il genere a cui sentono di appartenere, il calvario non è finito: c’è da affrontare il pregiudizio della gente, l’arretratezza burocratica di uno Stato che non ha ancora varato una normativa esaustiva che li tuteli, ma soprattutto ci sono da superare i fantasmi delle proprie insicurezze, dovute alle scorie di una vita passata a nascondersi dai risolini e dalla violenza non solo verbale delle persone che sono loro più vicine”.”Mi sono preparato come al solito – dice invece Troiano -, ovvero mi sono documentato, ho parlato molto con il regista, ma non ho voluto incontrare il vero Maurizio (ora Simona Toni), sarebbe per me diventato un ostacolo, mi sarei sempre dovuto confrontare con lui, non sarei stato libero”. Nel cast del film, che ha vinto il Premio del Pubblico all’ICFF Italian Contemporary Film Festival di Toronto, anche Rosalinda Celentano, Daniela Giordano, Vittoria Schisano, Riccardo Graziosi, Gabriele Cirilli, Umberto Smaila, Morena Gentile, Tiziana Di Tonno, Laura D’Annibale, Eleonora Pieroni, Nini Salerno, Catena Fiorello e con la partecipazione straordinaria di Francesco Pannofino.

Comune di Zambrone regala libro a diciottenni per compleannoIniziativa sindaco Zambrone. Scelti due volumi di Carmine Abate

ZAMBRONE22 novembre 201916:09

– Il sindaco di Zambrone, Corrado L’Andolina, ha scritto ai suoi 24 concittadini che nel 2019 hanno compiuto o compiranno il diciottesimo anno per comunicare che l’ente regalerà loro un libro. L’autore prescelto è il calabrese Carmine Abate e il libro che sarà regalato ai maggiorenni sarà scelto tra “Le rughe del sorriso” e “L’albero della fortuna”. “Cicerone sosteneva: ‘Una stanza senza libri è come un corpo senz’anima”. E quindi, in occasione del tuo diciottesimo anno – afferma il sindaco L’Andolina nella lettera – ho suggerito all’Amministrazione di assegnarti un libro. Se hai deciso di proseguire il percorso scolastico iscrivendoti all’università, ne farai tesoro e arricchirai la stanza che ospiterà il tuo percorso di studi. Se t’immetterai nel mondo del lavoro, custodirai questo libro nella casa dei tuoi genitori e quando i tempi saranno maturi lo porterai nella tua abitazione”.
Il sindaco spiega poi i motivi dell’iniziativa. “In primis – afferma – perché, per ricordare il noto slogan di una pubblicità di successo, ‘un libro è per sempre’. In secondo luogo, perché ciò arricchirà la tua stanza. Di certo non per il valore commerciale, ma per il mondo che esprime le sue pagine. E poi, perché darà alla tua anima maggiore intensità morale. Il compimento della maggiore età ti spalancherà la porta verso nuove sfide. Dovrai attrezzarti per affrontarle con caparbietà e serenità. Perché il mondo è diventato molto competitivo e una solida base culturale rappresenta pur sempre un buon viatico per proseguire nel migliore dei modi il proprio percorso esistenziale. Si cresce con lo studio, con l’operosità e con la positività. Le negatività non siano il pretesto di una sconfitta definitiva, ma occasione di riscatto ed emancipazione”. I libri hanno la capacità di leggere il nostro animo e di cambiarlo per sempre. Ciò avviene in maniera silenziosa ma efficace. E questo sarà ancora più evidente nel lavoro che è lo strumento più potente per realizzare se stessi, le proprie aspirazioni e per contribuire alla crescita collettiva. Sii dunque sempre fiero di te stesso, della tua laboriosità così preziosa per il tuo paese e per l’Italia. Ama la vita, poni la solidarietà e la libertà alla base del tuo agire”.

La sapienza delle api, inediti di Pamela L. TraversDa Mary Poppins allo studio del mito e del folklore

ANCONA25 novembre 201910:01

PAMELA L. TRAVERS, “LA SAPIENZA SEGRETA DELLE API” (LIBERILIBRI) – Sull’onda di una nuova “marypoppinsmania” globale e di un rinnovato interesse per l’autrice Pamela L. Travers (film come Saving Mr. Banks e Il ritorno di Mary Poppins, ora il musical italiano) la casa editrice Liberilibri pubblica per la prima volta in Italia una serie di testi della scrittrice australiana, tratti da conferenze e articoli di giornale, risalenti a un periodo tra la metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta: “La sapienza segreta delle api”, a cura di Cesare Catà.    Pamela L. Travers, nom de plume di Helen Lyndon Goff, era una donna stramba e coltissima, libera e solitaria, inflessibile e severa, che rifiutava di definirsi una scrittrice per l’infanzia e che preferiva pensarsi come una studiosa di mitologia e folclore. E’ questo aspetto che emerge nella raccolta di inediti, in cui guida il lettore alla scoperta del lato oscuro delle fiabe, Mary Poppins compresa, una storia che in realtà presenta numerosi aspetti legati all’angoscia dei bambini. Una posizione che fa anche comprendere il duro scontro umano e professionale avuto dalla Travers con Walt Disney, nella traduzione cinematografica del suo personaggio più famoso: “due opposte concezioni delle fiabe, due divergenti visioni del mondo, due inconciliabili filosofie” scrive Cesare Catà nell’Introduzione. Catà ha selezionato e tradotto in italiano da “What the Bee knows. Reflections on Myth, Symbol and Story” (questo il titolo originale), pubblicato nel 1989, un florilegio ragionato di 21 testi che rappresentano “il testo più prezioso per tentare di chiarificare e di capire come la sua cultura e la sua vita influirono sulla scrittura di Pamela L. Travers”, e dove emergono, “mescolati insieme sovente in modo inestricabile, elementi biografici importanti della vita dell’autrice e principî essenziali della sua filosofia, del suo credo critico, della sua visione del mondo”. Ovvero: “una profonda conoscenza della mitologia e del mondo delle fiabe; le influenze di Yeats e George Russell, la lezione di Gurdjieff, la filosofia zen, gli studi antropologici, la psicanalisi e l’ermeneutica junghiane, l’astrologia esoterica, Shakespeare, Blake, Keats e la tradizione romantica”.

Mostre: il Novecento visto dagli archivi Fondazione CirulliNarrazione in 19 capitoli con la supervisione di Jeffrey Schnapp

BOLOGNA22 novembre 201916:44

– Non una mostra ma un vero e proprio ‘laboratorio’ di storia e cultura del Novecento, per raccontare il secolo della modernità attraverso un caleidoscopio espositivo che spazia dalle arti figurative al design industriale, dalla pubblicità al cinema, dalla fotografia alla televisione, dai tessuti alle riviste. Apre al pubblico il 23 novembre (fino al 17 maggio) ‘L’archivio animato. Lavori in corso’, un nuovo concept di mostra con il quale la Fondazione Cirulli, sede a San Lazzaro di Savena (Bologna), presenta la sua peculiare identità di luogo di sperimentazione tra archivio e spazio espositivo.
Il progetto, realizzato con la consulenza e supervisione di Jeffrey Schnapp, fondatore e direttore del metaLAB dell’Università di Harvard e figura di riferimento nel campo dell’umanistica digitale, costruisce una narrazione del secolo attraverso i materiali diversi ed eterogenei che compongono la collezione ‘panoramica’ di Fondazione Cirulli, la cui sede è lo storico edificio simbolo dell’architettura moderna italiana progettato e realizzato nel 1960 dagli architetti e designer milanesi Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Dino Gavina.
Il capolavoro artistico, le arti decorative, la comunicazione, il design industriale e la cultura materiale e visiva, e ancora fotografie, disegni, quadri, sculture, oggetti, manifesti, volantini, carteggi, biglietti da visita, tessuti, riviste, libri: sono le forme di comunicazione socio-culturale che compongono le 19 sezioni di mostra, intrecciandole in un racconto polifonico sul Novecento con oltre 200 opere. Così, accanto ad una selezione di ‘Frammenti di ‘900’ con dipinti dei primi tre decenni del secolo, il capitolo dedicato a ‘Il tessuto della modernità’ offre una selezione di progetti grafici per tessuti di arredamento – settore allora in forte espansione – realizzati per la Triennale di Milano negli anni Cinquanta dai più rinomati artisti del panorama italiano, come Gio Ponti, Ettore Sottsass, Lucio Fontana, Enrico Prampolini, Bice Lazzari.
‘Fermo immagine’ racconta attraverso i volti del cinema e della tv anni Sessanta gli entusiasmi del boom economico: un capitolo, quello della televisione, ripreso anche nella sezione ‘Munari, Carboni e la Rai’, che racconta l’innovazione grafica della televisione pubblica ad opera dei due artisti negli anni ’50.
E ancora il racconto della modernità attraverso le produzioni industriali, dalle macchine all’illuministica, la documentazione fotografica della vita nell’entroterra emiliano del Dopoguerra con le immagini di Enrico Pasquali e quelle glamour di Arturo Ghergo, maestro della fotografia italiana. E naturalmente la pubblicità: dal pannello decorativo realizzato da Xanti Schawinsky, maestro del Bauhaus, per il negozio Olivetti di Torino, ai cartelloni pubblicitari originali di inizio secolo scorso, dal design anonimo delle ‘carte pasticcere’ brandizzate, all’evoluzione dei loghi attraverso un’accurata documentazione.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

La ‘verità’ di Banksy in mostra a Genova
A Palazzo Ducale oltre 100 opere e oggetti dell’artista

GENOVA22 novembre 201917:12

– La verità da comunicare alla gente comune, ‘Il secondo principio di un artista chiamato Banksy’, è il tema al centro di una mostra ideata dall’associazione MetaMorfosi, dal 23 novembre al 29 marzo a Palazzo Ducale di Genova, per indagare l’artista visivo contemporeaneo – o gruppo di artisti? L’anteprima del progetto culturale plasmato con il silenzio-assenso dello stesso Banksy è stata presentata nel Sottoporticato di Palazzo Ducale dai tre curatori: Gianluca Marziani, Stefano Antonelli e Acoris Andipa, insieme al presidente di MetaMorfosi Pietro Folena, la direttrice della Fondazione per la cultura Palazzo Ducale Serena Bortolucci, l’assessore regionale alla Cultura Ilaria Cavo e il cultural manager del Comune di Genova Maurizio Gregorini. Più di cento le opere e gli oggetti originali dell’artista esposti, dai dipinti a mano libera della primissima fase della sua carriera a numerosi stencil, dalla scultura ‘Mickey Snake’ con Topolino inghiottito da un pitone a poster da collezione.

A Bologna un tuffo virtuale nei disegni di LeonardoNuovo strumento digitale per esplorarli al Museo Palazzo Poggi

BOLOGNA22 novembre 201917:18

– Al Museo di Palazzo Poggi, a Bologna, dal 23 novembre al 19 gennaio si può fare un tuffo virtuale nei disegni di Leonardo da Vinci: cinque dei più famosi disegni leonardiani – dall’Uomo Vitruviano al Paesaggio del 1473 – potranno essere esplorati grazie a uno strumento digitale ad altissima risoluzione, capace di mostrarne i più piccoli dettagli fino a restituirne l’aspetto tridimensionale.
Curata da Pietro Marani (Politecnico di Milano), la mostra – realizzata in collaborazione con il Museo Leonardiano di Vinci e il Polo Museale Emilia-Romagna – si avvale del lavoro di ricerca di un team del Dipartimento di Architettura dell’ateneo di Bologna che ha messo a punto ‘InSight Leonardo (ISLe)’. È un artefatto comunicativo digitale elaborato per surrogare, indagare, descrivere e comunicare i disegni originali, i loro metodi di rappresentazione e i loro contenuti, riproducendone accuratamente forma, caratteri e aspetto: ‘ISLe’ viene presentato su tavoli touchscreen da 55 pollici con risoluzione 4K.

Michelle Obama, duetto con Ellen DeGeneresEx First Lady canta del suo nuovo progetto basato su Becoming

NEW YORK22 novembre 201918:01

– Michelle Obama si improvvisa cantante e duetta con Ellen DeGeneres. Fresca della nomination ai Grammy per la versione in audiobook del suo bestseller ‘Becoming’, l’ex first lady si è seduta al piano accanto alla DeGeneres e insieme hanno trasformato in note il contenuto di ‘Becoming: A Guided Journal for Discovering Your Voice’, un progetto uscito questa settimana e basato sul memoir che è stata la biografia più venduta della storia.
Michelle ha condiviso il breve video del duetto sul suo profilo Instagram. “Lo scopo del diario (journal) – canta – è per ognuno di scrivere la propria storia, raccontare i propri ricordi, i propri pensieri, idee, impressioni perché ogni storia conta”.

Lispector, tutte le donne, tutti i raccontiPer Feltrinelli l’opera monumentale della grande scrittrice

25 novembre 201909:58

CLARICE LISPECTOR, ”LISPECTOR, TUTTI I RACCONTI” (COMETE. FELTRINELLI, PAG. 560) – Nei racconti di Lispector c’è una ”consapevolezza di genere che trova la strada di un femminismo lontano dall’oggettività programmatica del manifesto militante. Costruito piuttosto attorno alla consapevolezza (”io ero la donna di casa”, il granaio” come meta di un percorso di crescita esistenziale e intellettuale”.   Nei suoi racconti ”si trovano bambine, ragazze, giovani donne, donne mature e poi anziane, donne che attendono la morte: questi racconti sono il loro infinito e lacerato diario intimo, il loro quotidiano, alimentato da chimere e sconfitte, declinato in un unico comprensivo ritratto corale. In definitiva, citando Benjamin Moser, ‘un ritratto indimenticabile di questa grande figura in tutta la sua maestà”, scrive Roberto Francavilla nella bella postfazione a Lispector, il volume appena pubblicato da Feltrinelli che raccoglie in 560 pagine tutti i suoi racconti. Donna di rara sensibilita’ e intelligenza, colta e curiosa, ha saputo cogliere nelle sue opere la meraviglia e l’insensatezza dell’universo trasfigurandola in pagine densissime, poetiche, velate di ironia e di sorriso.Tra l’Ucraina dove era nata ma che aveva lasciato ad appena due anni, e il Brasile dove ha vissuto il resto della vita. Di famiglia ebrea, lei apolide e multiculturale come sancisce la necessità dell’oggi. Morta nel 1977 a soli 57 anni, dopo un grave incidente che aveva avuto dieci anni prima, dopo anni e anni di intensa scrittura intorno all’universo femminile. Madri, figlie. nonne, mogli, nuore, suocere, perno della vita quotidiana arrotolata nel ritmo lento ma inesorabile delle sue storie. ”Ecco vedi”, dichiarò a bruciapelo una vecchia chiudendo il giornale con decisione, ”ecco, io dico solo questo: Dio sa quello che fa”.

Beretta nuovo presidente Filarmonica ScalaEx presidente Lega serie A, è a capo di Unicredit Foundation

MILANO22 novembre 201918:48

– L’ex presidente della Lega di Serie A Maurizio Beretta è stato nominato presidente della Filarmonica della Scala dal consiglio di amministrazione che si è riunito questa sera.
Beretta – che è responsabile del Gruppo UniCredit per gli affari istituzionali e per la sostenibilità e presidente di UniCredit Foundation – succede a Fabrizio Saccomanni, il presidente di Unicredit deceduto improvvisamente lo scorso agosto.
Proprio come sostituto di Saccomanni, Beretta è entrato nel board. La sua nomina dunque è in continuità con la linea dei suoi predecessori e una conferma dell’impegno di Unicredit, che è main partner della Filarmonica.
“Sono orgoglioso di assumere la presidenza di un’istituzione culturale prestigiosa come la Filarmonica e di accompagnarla nel percorso di crescita dei prossimi anni, con il sostegno – ha sottolineato Beretta – del Main Partner UniCredit”.
“Colgo l’occasione – ha aggiunto – per ricordare la figura di Fabrizio Saccomanni, particolarmente legato alla Filarmonica. A lui va il mio pensiero in questo momento come esempio di entusiasmo nel promuovere la cultura umanistica e musicale e di impegno nel sostenere un progetto di grande respiro internazionale”.

Si restaura la Pietà di Michelangelo, cantiere aperto a FirenzeA Museo Duomo intervento su opera che artista tentò distruggere

FIRENZE23 novembre 201911:08

– Restauro a cantiere aperto, sotto lo sguardo dei visitatori, per la Pietà di Michelangelo conservata al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze dove avverrà l’intervento. E’ una delle tre eseguite dal Buonarroti, non finita dal grande artista che ci si volle ritrarre ma che tentò anche di distruggere.Proprio l’intervento eseguito da Tiberio Calcagni poco dopo la sua realizzazione, per riparare ai danni inflitti dal Buonarroti, è uno dei pochi di cui si fa cenno nella storia da romanzo di quest’opera che ora sarà affidata alle cure di Paola Rosa, già esperta di opere michelangiolesche, e della sua equipe. Entro l’estate del 2020 la fine del restauro che, si spiega, sarà rispettoso della visione ormai consolidata di una superficie visibilmente ‘ambrata’ della Pietà, un cambiamento cromatico dovuto probabilmente a un intervento ottocentesco per realizzare un calco.Scolpita in un enorme blocco di marmo bianco di Carrara tra il 1547 e il 1555 circa, quando Michelangelo era alla soglia dei suoi 80 anni, nella Pietà dell’Opera del Duomo, carica di vissuto e sofferenza, a differenza di quella giovanile vaticana e la successiva Rondanini il corpo del Cristo è sorretto non solo da Maria ma anche da Maddalena e dall’anziano Nicodemo, a cui Buonarroti dà il proprio volto. Il capolavoro era destinato a un altare di chiesa romana, ai cui piedi l’artista avrebbe voluto essere sepolto, ma l’opera ha avuto storia fatta di ripensamenti: Buonarroti non solo non la finì, ma in un momento di sconforto tentò di distruggerla e alla fine ne fece dono al suo servitore Antonio da Casteldurante. Quest’ultimo, dopo averla fatta restaurare da Calcagni, la vendette per 200 scudi al banchiere Francesco Bandini, famiglia da cui la Pietà prende anche il nome per distinguersi. Di mano in mano la scultura arriverà poi a Firenze nel 1674, dopo essere stata acquistata da Cosimo III dei Medici, granduca di Toscana, per finire prima nei sotterranei della Basilica di San Lorenzo poi in Cattedrale che lascerà per il Museo dell’Opera del Duomo nel 1981: un trasloco per non arrecare disturbo al culto data la grande affluenza di visitatori e per ragioni di sicurezza.”In passato la Pietà – ha detto Rosa – è stata oggetto soprattutto manutenzioni ma sono sempre state considerate operazioni di routine. L’attuale restauro riguarda l’aspetto estetico, mediante una cauta ripulitura”. L’approccio sarà ‘minimo’: l’immagine che si deve mantenere è di un gruppo scultoreo non in ‘bianco e nero’ ma sottilmente modulato e ‘colorato’ dal variare della ‘pelle’ della materia e dalle tracce di lavorazione. L’obiettivo è migliorare la lettura del capolavoro. L’intervento è finanziato dalla Fondazione Friends of Florence che il presidente dell’Opera Luca Bagnoli ringrazia: “Per noi tutto questo è motivo di orgoglio”. “Siamo tutti emozionati, è un’opera importantissima, carica di significato”, il commento di Andrea Pessina, soprintendente Archeologia, belle arti e Paesaggio di Firenze, Pistoia e Prato.

‘Mostra impossibile’, 45 capolavori di Raffaello in aeroportoRiproduzioni in scala 1:1, viaggeranno in Europa nel 2020

FALCONARA MARITTIMA22 novembre 201920:08

– Una “Mostra impossibile” all’Aeroporto delle Marche (Ancona Falconara) per dare il via alle celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio. E’ quella presentata dalla Regione Marche, in collaborazione con Enit e Aerdorica, società di gestione dello scalo, con il sostegno del Mibact. L’esposizione, ideata e curata da Renato Parascandolo, con la direzione scientifica di Ferdinando Bologna, recentemente scomparso, presenta fino al 6 gennaio 45 dipinti del pittore di Urbino, compreso l’affresco de La Scuola di Atene, riprodotti in scala 1:1 e riuniti insieme, permettendo così di ammirare in un unico allestimento opere disseminate in 17 Paesi diversi, provenienti dai musei più famosi del mondo. Capolavori come la Madonna Conestabile, la Madonna di Terranuova, lo Sposalizio della Vergine, la Madonna del Cardellino, la Deposizione, il Ritratto di Baldassare Castiglione fino alle Stanze Vaticane. Prossima tappa a Parigi, ma la mostra arriverà anche in Russia.

Hit parade, in vetta Tha Supreme con 23 6451Seguono Marracash e new entry Guccini-Pagani, Nannini, Dion

22 novembre 201920:56

E’ il rapper romano Tha Supreme, all’anagrafe Davide Mattei, con la raccolta d’esordio “23 6451” a dominare la classifica degli album più venduti della settimana dal 15 al 21 novembre, secondo i dati di Fimi/Gfk. Inoltre, con 7 brani al vertice della Top Singoli Fimi (dati Fimi/Gfk Italia), con blun7 a swishland al primo posto, dopo aver conquistato la scorsa settimana il secondo posto sul podio degli album più ascoltati in Italia su Spotify nelle prime 24 ore dall’uscita (13.005.922 stream) l’album registra un nuovo record: 23 6451 è il più ascoltato di sempre in Italia su Spotify nella prima settimana, contando 59.533.687 stream.Inoltre nelle prime 24 ore aveva già 7 tracce nella chart Top 200 Global di Spotify e tutti i 20 brani nelle prime 21 posizioni della Top 50 Italia (era comunque un brano in collaborazione con Tha Supreme a figurare alla numero 15, Supreme di Marracash feat. Sfera Ebbasta). Pubblicato da Epic/Sony Music Italy, l’album è stato curato tutto dall’enfant prodige del rap italiano. Diversi invece sono i nomi che hanno collaborato: compaiono strofe di Nitro, Nayt, Lazza, Fabri Fibra, Mara Sattei, Marracash, Dani Faiv, Salmo, Mahmood, Gemitaiz e MadMan, per un totale di 20 tracce.Scivola dal trono sul secondo gradino il rapper Marracash con il suo nuovo album Persona. Sale invece sul podio al terzo posto un’altra new entry della hit, quella composta da Francesco Guccini e Mauro Pagani con Note di viaggio, dedicato alle canzoni di Guccini, arrangiate da Pagani, album primo anche tra i vinili. Ad interpretare 12 brani del cantautore: Giuliano Sangiorgi (Stelle) Malika Ayane (Canzone quasi d’amore), Ligabue (Incontro) Elisa (Auschwitz) Samuele Bersani e Luca Carboni (Canzone delle osterie di Fuori Porta), Manuel Agnelli (L’avvelenata), Carmen Consoli (Scirocco), Nina Zilli (Tango per due), Brunori Sas (Vorrei) e Margherita Vicario (Noi non ci saremo). Quarto gradino per un’altro nuovo ingresso, quello di Gianna Nannini con Differenza, seguito da D.O.C. di Zucchero. Ultimo nuovo ingresso nella top ten, Celine Dion con Courage.Ecco la top ten Fimi/Gfk degli album piu’ venduti della settimana dal 15 al 21 novembre:1) 23 6451, THA SUPREME (EPIC SONY)2) PERSONA, MARRACASCH (ISLAND-UNIVERSAL MUSIC)3) NOTE DI VIAGGIO – CAPITOLO 1: VENITE AVANTI, FRANCESCO GUCCINI, MAURO PAGANI (BMG RIGHTS MANAGEMENT UNIVERSAL MUSIC)4) LA DIFFERENZA, GIANNA NANNINI (CHARING CROSS RECORDS LIMITED SONY)5) D.O.C., ZUCCHERO (POLYDOR UNIVERSAL MUSIC)6) DIARI APERTI (SEGRETI SVELATI) ELISA (ISLAND UNIVERSAL MUSIC)7) 10 YEARS – THE BEST OF, IL VOLO (MASTERWORKS SONY)8) LA BELLA MUSICA, VEGAS JONES (RCA RECORDS LABEL SONY)9) COLPA DELLE FAVOLE, ULTIMO (HONIRO BELIEVE)10) COURAGE, CELINE DION (COLUMBIA SONY)Ecco la classifica dei singoli più scaricati:1) BLUN7 A SWISHLAND, THA SUPREME (EPIC SME)2) DANCE MONKEY, TONES AND I ( ELEKTRA -NEK- WMI)3) FUCK 3X,THA SUPREME (EPIC SME)4) SW1N6O THA SUPREME FEAT. SALMO (EPIC SME)5) SUPREME (L’EGO) MARRACASH, THA SUPREME & SFERA EBBASTA (ISLAND UNI) Infine, la classifica dei vinili:1) NOTE DI VIAGGIO – CAPITOLO 1: VENITE AVANTI, FRANCESCO GUCCINI, MAURO PAGANI (BMG RIGHTS MANAGEMENT UNIVERSAL MUSIC)2) 23 6451, THA SUPREME (EPIC SONY)3) LA DIFFERENZA, GIANNA NANNINI (CHARING CROSS RECORDS LIMITED SONY)4) MISS MONDO, LIGABUE, (WARNER RECORDS WMI)5) THE DARK SIDE OF THE MOON, PINK FLOYD (PARLOPHONE WMI).

Morta M. Cristina Craglia (Delsa), regina degli abiti da sposaTra prime imprenditrici, da ricamo a mano al wedding

BELFORTE DEL CHIENTI22 novembre 201920:28

– E’ morta nella sua casa di Belforte del Chienti la fondatrice della Delsa: Maria Cristina Craglia aveva 86 anni e nel 1969 aveva dato vita alla nota azienda di abiti da sposa. Nata a Tolentino, fin da bambina aveva mostrato la sua creatività: lei stessa raccontava di quando, con la carta da zucchero, realizzava piccoli abiti per le sue bambole. Una creatività che si è unita alla professione dopo gli anni trascorsi in collegio, dalle Clarisse del Colle di San Ginesio, dove aveva imparato l’arte del ricamo. Dopo anni dedicati ai corredi nuziali, ha dato vita nel 1969 ad un piccolo laboratorio a Tolentino. Da lì Craglia è riuscita a creare un’impresa costruita sull’abilità, la grinta e la capacità lavorativa che, a quei tempi, venivano attribuite solo agli imprenditori uomini. Nel 1979 il trasferimento a Belforte del Chienti. Nel 2015 il riconoscimento più importante, quando è stata insignita del titolo di Commendatore dell’Ordine Al merito della Repubblica Italiana.

Su muri Crotone disegni di un misterioso artista, si firma FrogPareti sporche e degradate abbellite da immagini di alta qualità

ROTONE23 novembre 201911:11

– Si firma Frog e nessuno sa chi sia. Sono invece diventati subito oggetto di ammirazione i disegni che questo misterioso artista ha incollato sui muri di Crotone facendoli letteralmente apparire uno di seguito all’altro in varie zone del centro.
Sei finora i disegni che, dal 9 novembre, il misterioso artista ha incollato sui muri sporchi della città. Si tratta, infatti di Poster Art, ovvero disegni realizzati su carta e poi appiccicati sui muri. Il primo disegno apparso era una ‘bambina con il libro’ che si può ancora ammirare in via Raimondi (nei pressi del Duomo). Il giorno dopo è apparso in piazza Lea Garofalo il disegno di una Venere (probabilmente ispirata dal dipinto del Botticelli), incollato al muro del castello che si trova poco dietro a chiosco di un bar. Nelle settimane successive Frog ha fatto apparire altre tre opere tra cui un Cristo con Madonna sotto i portici di piazza Pitagora e infine un Charlie Chaplin apparso sul muro del municipio nella centralissima piazza della Resistenza.

Fumetti: a dicembre la Sardegna arriva sulle pagine di DagoUn episodio ambientato nell’Isola, apripista per progetti futuri

AGLIARI23 novembre 201911:56

– Le coste e le campagne del centro Sardegna, gli scorci di diverse zone del territorio ma anche alcuni costumi e maschere dell’Isola saranno i ‘protagonisti’ di una storia di Dago, il personaggio a fumetti creato nel 1980 dal sudamericano Robin Wood. Il 14 dicembre, infatti, uscirà “Lungo le strade della morte”, un episodio ambientato nell’Isola. La storia, scritta e disegnata dagli argentini Nestor Barron e Sergio Ibanez, verrà pubblicata sul numero 277 del mensile dedicato al personaggio.
Un ‘viaggio’ in Sardegna nel corso del quale il Giannizzero Nero incontrerà “Su ‘Entu”, personaggio di fantasia che si oppone alla dominazione spagnola. Durante l’avventura ci saranno citazioni “in limba” (in lingua sarda), nelle varie tavole si potranno ammirare le coste e le campagne del centro Sardegna. La storia sarà un’apripista per progetti futuri. Infatti, l’Editoriale Aurea, l’editore di Dago, ha lanciato una nuova linea definita “a trazione Italiana”. E’ realizzata da uno staff di autori del Belpaese: Paolo Emilio Petrillo, Silvia Marino, Vincenzo Mercogliano, Edym e Yildrim Orer e il sardo Gianluca Piredda. Proprio lo sceneggiatore e scrittore di Sassari sta realizzando storie ispirate a fatti realmente accaduti e che, pare, potrebbero riportare il Giannizzero Nero sull’Isola con una nuova avventura.
Creato nel 1980 da Wood, Dago è dal 1983 una delle colonne portanti del settimanale Lanciostory nonché uno dei personaggi a fumetti più conosciuto in Italia. Oltre al mensile e alle pubblicazioni monografiche e cartonati a lui dedicati, le storie compaiono settimanalmente su Lanciostory, oltre agli inserti che, periodicamente, appaiono su Skorpio. Nel corso della sua ‘storia’ fumettistica ha visitato tutti i Paesi del Mediterraneo e adesso per la prima volta sbarca in Sardegna.

Umberto Broccoli, racconto 50 anni di Italia in musicaEsce Questa è la storia, viaggio nel ‘900 attraverso le canzoni

23 novembre 201919:55

UMBERTO BROCCOLI, “QUESTA E’ LA STORIA’ (BOMPIANI, PP.528, 40 EURO – A cura di Patrizia Cavalieri)”Basta con il facile, basta con gli slogan. Torniamo al semplice, per cercare di comprendere i fenomeni e la loro genesi e poi comunicarli”. Non è tanto una protesta, quanto un augurio per il futuro, sempre pensando ai giovani, quello che affida in un’intervista Umberto Broccoli, da sempre abituato a indossare con naturalezza la doppia veste di archeologo e di comunicatore. Anche nell’ultimo libro, “Questa è la storia” (Bompiani, pp.528, 40 euro. A cura di Patrizia Cavalieri), lo sguardo è ancora una volta rivolto ai ragazzi, per raccontare, in un appassionante viaggio tra musica e parole, 50 anni di Italia, dal ’38 all’88, attraverso le canzoni. “Questo è un libro di storia, non di musica. Ma le canzoni rispecchiano sempre il Paese e oggi c’è un’altissima percentuale di giovani che riascoltano le canzoni del ‘900, da Battisti ai Beatles”, sottolinea, “ecco perché forse può servire spiegare loro il contesto in cui sono nate, perché è su quel germe, su quei ragazzi che bisogna lavorare”. “Viviamo anni spezzettati, confusi, caotici e il nostro è un Paese allo sbando, che non ha continuità”, osserva l’autore, “questo si rispecchia anche nella musica odierna, così frammentaria, come il rap per esempio. Prima, dagli anni ’50 agli anni ’80, le canzoni avevano una linea armonica e melodica, ora non più”.Il libro raccoglie in parte l’esperienza iniziata nel 2012 sulle pagine del Corriere della Sera e di Sette (nata dalla “folgorazione” di Ferruccio de Bortoli e Pier Luigi Vercesi, all’epoca direttori delle due testate) in cui Broccoli, che era sovrintendente per i beni culturali di Roma Capitale, ha raccontato per cinque anni con il suo personalissimo “metodo” l’Italia utilizzando appunto le canzoni: il risultato è davvero un tuffo nella memoria collettiva, in quella privata del lettore e al tempo stesso nei nodi principali della storia nazionale. Da Grazie dei fiori a Volare, da Una rotonda sul mare a Dio è morto, e poi I giardini di marzo, Impressioni di settembre, Generale, Le ragazze dell’Est, Maledetta primavera, I dubbi dell’amore: impossibile citare tutte le canzoni presenti nel volume che, accanto a una selezione di fotografie emblematiche, accompagnano il racconto di personaggi, eventi politici e sociali accaduti nel ‘900 italiano. “La storia, come diceva Le Goff, non si fa solo con i documenti d’archivio, ma con tutto il resto, la vita quotidiana, le cose immateriali, e anche con le canzoni, che sono una madeleine proustiana: anche se magari il ricordo diretto non c’è, la canzone ti trasporta in quel periodo”, dice. E lei a quale canzone è più legato? “Ce ne sono due: una è Se telefonando di Mina del ’66, un brano dal testo rivoluzionario. Per la prima volta infatti una donna, dopo una storia di sesso, decide di mandare via l’uomo. E’ l’anticamera del ’68”, racconta, “la seconda è invece E ti vengo a cercare di Battiato del 1988: è un brano dedicato a Dio, non a una donna. Battiato ci aveva suggerito che forse verso la fine del millennio avremmo dovuto ritornare al pensiero, al trascendente. Purtroppo non lo abbiamo ascoltato e ora, dopo la sbornia del sensazionalismo, tutto è effimero, più è inutile e più sembra vero”.Da sempre lei si impegna per spiegare in modo accattivante la storia e i grandi temi al grande pubblico, eppure c’è ancora chi, magari tra gli intellettuali, vede questo modo di comunicare con sospetto. “Io non sono un intellettuale, ma un artista, perché lavoro sull’istinto. Non ho mai smesso di fare il mio lavoro, che è lo stesso sia in tv sia all’università: la verità è che non esiste un linguaggio accademico e uno divulgativo, ma solo uno buono o uno cattivo. Se non ti fai capire, se usi paroloni e non li spieghi, vuol dire che non hai contenuti”, afferma Broccoli. “Our essendo nato in accademia, non mi è mai interessato cosa pensassero gli accademici. Gli intellettuali hanno sempre combattuto battaglie di retroguardia. Lo specialismo è ciò che ha ammazzato la cultura”.

Vicino/lontano, la parola chiave del 2020 è ‘passione’A Udine dal 21 al 24 maggio

UDINE23 novembre 201914:03

– È “passione” la parola-chiave scelta dall’associazione vicino/lontano per il 16/o festival, in programma a Udine dal 21 al 24 maggio 2020, con la consueta anteprima musicale a cura della Fondazione Luigi Bon. Passione, spiegano i promotori, è un termine “polivalente e speculare nel duplice aspetto, attivo e passivo, si presta a molte articolazioni, che interessano tutte le discipline e le competenze presenti nel comitato scientifico di vicino/lontano”.
Passione significa anche “accettare la sfida più impegnativa del nostro tempo: trovare nuovi modi di vivere, e convivere, sul pianeta Terra”.
La Giuria del Premio Terzani, impegnata a individuare i candidati all’edizione 2020; il Premio verrà consegnato sabato 23 maggio. Guido Nassimbeni lascia la presidenza a Paola Colombo, Franca Rigoni la vicepresidenza a Paolo Ermano. Entrano nel rinnovato consiglio direttivo Maddalena Bosio, Alberto Cervesato, Luca Pavan, Andrea Schincariol e Andrea Zannini.

Mario Brunello e Bach, the dark side of the musicAl violoncello piccolo l’altro mondo delle Sonate per violino

23 novembre 201919:31

– ”Quando ho suonato al violoncello piccolo il primo accordo della prima sonata per violino mi sono detto: ‘Caspita, Bach mi ha nascosto per metà della mia vita metà della sua musica’ ”. Mario Brunello, tra i massimi violoncellisti viventi, spiega così la meraviglia della scoperta dell’altra faccia del genio della musica, le Sonate e Partite composte dal grande Johan Sebastian per il violino che al violoncello piccolo svelano un nuovo mondo sonoro. Brunello ha pubblicato all’inizio di novembre per l’etichetta Arcana il primo (con due cd) di una collana di tre volumi dedicati a questa particolare rilettura del repertorio bachiano, la prima registrazione al mondo al violoncello piccolo. Un saggio ‘live’ dell’impresa lo ha visto nelle scorse settimane protagonista a Santa Cecilia del primo dei quattro concerti in programma per la stagione da camera, due nel calendario di quella in corso (prossimo appuntamento il 29 gennaio) e due nel 2020-21, in cui proporrà i 12 capolavori – l’esecuzione integrale delle sei Suites per violoncello, delle tre Sonate e delle tre Partite per violino – preceduti, come ha ormai abituato il suo pubblico, da una spiegazione per metterne in luce caratteristiche e peculiarità.Brunello, 59 anni, può permettersi una sfida tanto impegnativa. Vincitore nel 1986 – primo e unico italiano – del celebre concorso Caicovskij di Mosca, si è imposto sulla scena internazionale suonando con i direttori più illustri e le orchestre più prestigiose e collaborando con solisti di livello straordinario. Inventore del Festival “I suoni delle Dolomiti” che ha portato la grande musica in alta quota, l’artista di Castelfranco Veneto parla anche con gli occhi quando racconta il suo rapporto con la montagna. “Chi si mostra perplesso su questa esperienza è perché non l’ha mai fatta – spiega -. Sulle Dolomiti si va a riempire spazi con la musica. Le sei sonate di Bach sono la Bibbia per i violoncellisti. Per tre anni le ho suonate lì dove il profilo delle montagne sembra una partitura. Per il violoncello piccolo ho cercato un’altra immagine e ho scelto l’Etna, perché la musica di Bach è una cascata di note come un fiume di lava”. Vette, colate di magma e poi il deserto, altro grande scenario dove ha portato la sua musica. Il luogo chiuso aumenta l’acustica, dice, ma all’aperto, in un’oasi ambientale, il suono dello strumento è autentico e crea emozioni particolari. Bach, in questo senso, è il non plus ultra. “Le sue cattedrali musicali sono montagne, mai simmetriche ma proporzionali. Lui è riuscito a trasformare la natura in musica, così come Beethoven ha fatto con lo spirito. La foglia è la musica di Bach, perfetta ma a ben guardare composta da due parti che differiscono, equilibrandosi”. Anche la scelta di spiegare i brani per guidare all’ascolto risponde all’approccio da innamorato della montagna. “E’ un modo per dare appigli, come quando si fa una arrampicata, per far sognare ognuno”. Il violoncello piccolo, di dimensioni inferiori al violoncello e accordato un’ottava più bassa rispetto al violino, è una tappa nuova del percorso. “Le suite di Bach per violoncello sono sei – racconta – le suono da 40 anni e le ho incise tre volte. Delle altre sei per violino c’era sempre qualcosa che mi mancava nelle esecuzioni dei grandi violinisti, qualcosa che fosse mio. Per curiosità ho rubato una corda all’arpa di mia moglie Arianna perché non si trovava il mi da aggiungere a un violoncello che avevo a casa e ho provato a sostituirlo. In quel momento ho capito che mi era stata tolta la possibilità di conoscere Bach in tutta la sua meraviglia del repertorio per quattro corde. Il violino ha infinite possibilità tecniche, ma l’altro, dal corpo più grosso, ha possibilità sonore molto più interessanti per questo tipo di musica polifonica”.Brunello ricorda che dal Seicento fino a metà del Settecento il violoncello piccolo era famosissimo e comprendeva varie misure. Usato esclusivamente da Bach in alcune cantate, nel registro tenore-basso con una nota in più rispetto alle quattro corde tradizionali, svolgeva il ruolo del controtenore. Poteva essere da spalla e da gamba. La vera differenza è un’altra. “La prima corda che incontra il violinista è quella acuta, per il violoncello è la corda bassa. Quindi cambia il modo di leggere non la sostanza. Per questo dico che affronto la musica di Bach partendo dal basso”. E’ la rilettura attuale di un patrimonio straordinario del passato, con attenzione filologica ma senza dimenticare la sensibilità personale. “Penso che non si possa tornare a suonare come si faceva ai tempi di Bach. Non posso dimenticare la musica dei Pink Floyd, fanno parte di me”.

Eco, etico, vegano, i termini più usati nella green fashionDal magazine online Higthsnobiety parole ed espressioni in voga

23 novembre 201914:11

– Biodegradabile, ecologico, moda etica, carbonio neutrale, vegano, sono diversi i termini e le espressioni utilizzati nel giornalismo in tema green fashion. A elencare i vocaboli più ricorrenti ci ha pensato il magazine online Hightsnobiety. Ecco una mini guida alle parole più usate.
BIODEGRADABILE significa che un prodotto può degradarsi naturalmente senza effetti negativi sull’ambiente, rilasciando sostanze chimiche dannose. Nella moda si intendono tessuti non sintetici come cotone organico, seta, canapa, quelli senza coloranti e prodotti chimici di finitura.CARBONIO NEUTRALE – Il carbonio, spiega The Guardian, è una scorciatoia per tutti i vari gas serra, anidride carbonica, metano e protossido di azoto, che assorbono ed emettono energia radiante che aumenta la temperatura della superficie terrestre e quindi contribuisce al cambiamento climatico. Una società che s’impegna per la neutralità del carbonio significa che mira a eliminare tutte le emissioni di carbonio dalla propria catena di approvvigionamento. Gucci riconosce che non è possibile andare completamente carbon neutral rispetto al suo modello di business, ha promesso di compensare le sue emissioni con donazioni a Redd + più consistenti, che supporta gli sforzi dei paesi per ridurre le emissioni e a combattere la deforestazione.
MODA CIRCOLARE – si riferisce all’intero ciclo di vita di un prodotto e si concentra su un cerchio di creazione, uso, riciclo, piuttosto che creazione, uso, smaltimento, utilizzo e riutilizzo. PRIVO DI CRUDELTA’ – significa che le aziende non hanno testato ingredienti o prodotti sugli animali durante la fase di produzione. Privo di crudeltà, quindi, significa anche che nessun animale è stato ucciso o ferito in nessun luogo del mondo durante la produzione. Gli articoli che soddisfano questo standard normalmente portano un simbolo a cuore. Ad esempio la lana se priva di miscele sintetiche è biodegradabile, ma ciò non significa che le pecore da cui provengono siano state trattate bene. Peta ha documentato orribili casi di maltrattamenti di ovini in Australia. Il paese produce gran parte della lana merino del mondo. Per i prodotti che non usano affatto animali, il termine è VEGANO.

Musica contro le mafie, selezionati 10 finalistiIn gara il 6 e 7 dicembre a Cosenza per serate conclusive evento

COSENZA23 novembre 201914:40

– Sono stati scelti dalle giurie i 10 artisti ammessi alla finale della decima edizione del premio Musica contro le mafie in programma a Cosenza il 6 e 7 dicembre.
Gli artisti selezionati sono Antonio Carluccio, di Napoli, (con il brano Creature), Chris Obehi di Palermo (Non Siamo Pesci), Chiara Patronella di Grottaglie (Petalo a mari), Micaela Tempesta di Napoli (4M3N), Giovane Werther di Reggio Calabria (Non ho paura), Cadmio di Foggia (Puro), Lorenzo Santangelo, di Roma, (Respiro), Sikania di Agrigento (Siciliano Medio), Cance di Genova (Conosci?) e Romito di Napoli (Cosa ‘e niente).
Le ultime due giornate della 5 Giorni di “Musica contro le mafie” concluderanno il percorso che ha visto 512 brani candidati, 350 artisti ammessi al voto di una giuria di esperti, una giuria social ed una di studenti di varie scuole italiane.
Durante le finali i giudici on stage saranno Roy Paci, Picciotto e Serena Brancale insieme al pubblico, una giuria demoscopica ed una di votanti attraverso una diretta social.

Il viaggio di Enea candidato a Itinerario Culturale d’EuropaAttraversa cinque Paesi e in Italia approda in Salento

BRINDISI23 novembre 201914:48

– Il viaggio di Enea, l’eroe troiano che toccò 5 Paesi alla ricerca di una nuova patria, è candidato al riconoscimento quale Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa: in Italia approdò in Puglia, narra Virgilio che tra l’altro finì i suoi giorni a Brindisi. Qui il progetto La Rotta di Enea è stato presentato il 23 novembre in un convegno dedicato all’autore dell’Eneide, con Paolo Fedeli, accademico dei Lincei, la vicepresidente del Congresso dei poteri locali del Consiglio d’Europa Barbara Toce, il presidente dell’associazione Rotta di Enea, Giovanni Cafiero e l’assessore regionale alla cultura, Loredana Capone, in collaborazione con la Camera di Commercio di Brindisi e Assonautica.
Il viaggio dell’eroe figlio di Afrodite si snoda in Turchia, Grecia, Albania, Tunisia e Italia, con 21 tappe principali in luoghi suggestivi della civiltà mediterranea: l’approdo nel basso Salento è collocato a Castrum Minervae, l’odierna Castro (Lecce), dopo la sosta a Butrinto (Albania). Qui nasce il periplo di Enea nell’Italia meridionale, dall’Adriatico al Tirreno, percorso che oggi il progetto propone con “un forte valore per il rilancio del Mezzogiorno” e con la città di Brindisi, tappa crocieristica, punto di incontro anche con la via Appia che da qui conduce a Roma. “Enea che porta con sé il Palladio, la statua di Atena, divinità protettrice della Città – spiega Cafiero -, in viaggio con il padre Anchise sulle spalle e il figlio Ascanio per mano, rappresenta una metafora che può guidare il rilancio del Mezzogiorno in un contesto Euromediterraneo: fedeli alle proprie tradizioni ma proiettati verso un futuro aperto agli scambi culturali, al turismo, all’economia del mare”.

Fotografia: E-R domina concorso ‘Wiki Loves Monument’Ferrara e Bologna ai primi due posti, Comacchio settima

BOLOGNA23 novembre 201915:47

– La bellezza unica e le atmosfere slow che appartengono da sempre all’Emilia-Romagna hanno conquistato quest’anno la giuria di Wiki Loves Monument che ha premiato la regione con un primo, un secondo e un settimo posto nella classifica italiana delle prime dieci fotografie più belle in concorso per l’edizione 2019. Sul primo gradino del podio, Ferrara con una scatto del Palazzo dei Diamanti e di una bicicletta; sul secondo Bologna con un’immagine dei Portici di San Luca. In settima posizione uno scatto di Comacchio, la ‘Piccola Venezia’ del Ferrarese.
Sono state 215mila, provenienti da 47 nazioni, le immagini caricate sul sito del contest quest’anno, di cui 25.889 sono stati realizzate e caricate da fotografi italiani. Gli scatti sono già disponibili sul database digitale di Wikimedia Commons, che mira a raccogliere, promuovere e valorizzare sul web beni culturali e bellezze artistiche.
Sempre più attiva la partecipazione dei fotografi italiani, tra professionisti ed amatori, che in 925 hanno partecipato a questa 8/a edizione della competizione. L’Emilia-Romagna, rappresentata da 5.643 immagini, è arrivata in finale nazionale con tre suggestive immagini in bianco e nero che ora accedono alla finalissima insieme agli altri Paesi in gara.

Musica: in una graphic novel la storia di Michel Petrucciani’Il pianista dalle ossa di cristallo’ scomparso a 37 anni

BOLOGNA23 novembre 201916:48

– ‘Io sono Michel Petrucciani’ è la graphic novel pubblicata da Curci, con i disegni di Marilena Pasini e il testo di Vanni Masala, che racconta del ‘pianista dalle ossa di cristallo’, Michel Petrucciani, scomparso nel 1999 a 37 anni. Artista prodigio, era affetto dalla nascita dalla osteogenesi imperfetta, incidente genetico noto come ‘Sindrome delle ossa di cristallo’, che non gli permise di superare l’altezza di 102 cm e che lo condizionò per sempre.
Ma è stato tra i più importanti pianisti del jazz, e tra le molte collaborazioni spiccano quelle con Wayne Shorter e Jim Hall, su disco e in concerto. Tra gli aneddoti riportati, nel 1997 Riccardo Muti, direttore musicale della Scala, propose a Petrucciani di suonare insieme un brano di Gershwin ed al suo stupore, gli rispose: ‘Lo chiedo per due motivi: il primo è che quando ho annunciato la mia scelta all’orchestra, tutti si sono alzati in piedi in una standing ovation, il secondo motivo è che Mozart è morto’. Ma il progetto non si realizzò mai.

Matera 2019: i Sassi e la Lucania, ideali per videoclipNella Capitale della Cultura premiato “Lucania Music Video Tour”

MATERA23 novembre 201916:58

– Proporre non solo Matera (Capitale europea della Cultura 2019) con i rioni Sassi ma anche la Basilicata con i suoi paesaggi, come luoghi unici e ideali “per immaginare e dare forma a videoclip musicali”. E’ l’idea alla base del concept “Lucania Music Video Tour” di Fabio Di Ranno con il videoclip del duo synth-pop Tomacelli (Di Ranno/Paterni) “Io Corro”, tra i vincitori del concorso di HubArt Matera 2019, promosso da Rai Com.
Tra le ambientazioni “consigliate” ci sono anche i calanchi di Pisticci (Matera) – dove è stato girato “Io corro” – la città fantasma di Craco (Matera) e il volo dell’Angelo tra Pietrapertosa e Castelmezzano (Potenza).

Tff: Frida Kahlo, artista martire in b/n e a coloriIl docu-film di Troilo in sala dal 25 al 27 novembre

TORINO23 novembre 201917:03

– Un’artista martire piena dei colori dell’America precolombiana. Bellissima, in alcune foto, e per niente bella in altre con quelle sue sopracciglia folte e quella peluria sopra le labbra che non ha mai voluto nascondere. Frida Kahlo, come la racconta ‘Frida. Viva la vida’, docu film di Giovanni Troilo che passa oggi alla 37/a edizione del Torino Film Festival nella sezione Festa Mobile per poi approdare nelle sale italiane in esclusiva il 25, 26, 27 novembre, vive negli opposti. Maledettamente segnata nel corpo (al centro di gran parte dei suoi quadri) e altrettanto libera nella sua vita privata, una sorta di Lou Von Salome messicana. Per questa artista nata nel 1907 il docu-film, prodotto da Ballandi Arts e Nexo digital in collaborazione con Sky Arte e con la partecipazione di Asia Argento, racconta, per quanto possibile, questa icona pop che sembra aver vissuto tre vite. E questo in un lungo viaggio tra le opere, ma anche le fotografie, i vestiti e gli oggetti personali della Kahlo con la colonna sonora originale di Remo Anzovino. Colpita dalla poliomielite a sei anni e vittima poi di un incidente stradale che la lascerà invalida a diciotto, Frida affrontò ben 32 operazioni e convisse sempre con dolori atroci che la perseguitarono fino alla morte. Nonostante questo, grazie alla sua pittura e ai suoi scritti, al suo modo di vestire, al suo stile inconfondibile, nel corso degli anni la Kahlo è diventata un modello di riferimento, un’icona capace di influenzare artisti, musicisti, stilisti.

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A Londra una ‘Walk of Fame’, prima targa per gli Who
Cerimonia coi paladini del rock anni Sessanta a Camden

LONDRA23 novembre 201917:06

– Anche Londra ha la sua ‘Walk of Fame’ in stile Los Angeles, tutta dedicata ai musicisti. E’ stata inaugurata nel quartiere di Camden la ‘Music Walk Of Fame’, una passerella simile a quella americana di Hollywood Boulevard, pavimentata coi nomi di quanti hanno reso grande il cinema e lo spettacolo ‘made in Usa’. Nella capitale britannica invece devono prendere posto quanti hanno fatto la storia del rock e del pop. I primi a ricevere questo riconoscimento sono stati gli Who, grandi protagonisti degli anni Sessanta e Settanta e ancor oggi in attività, nonostante gli oltre 70 anni di età dei suoi due principali componenti.
Il ‘frontman’ Roger Daltrey e il chitarrista Pete Townshend hanno entrambi preso parte, entusiasti, alla cerimonia di inaugurazione della loro targa in granito, che si è svolta a Camden. “Questa iniziativa è una cosa grandiosa per Camden e per Londra, non solo, servirà per questo quartiere e diventerà una attrazione turistica”, ha commentato Townshend, che ha scherzato sul fatto di preferire una ‘walk of fame’ nella zona di Goldhawk Road (ovest di Londra), dove è nata la rock band, “ma da quelle parti non avevano i soldi per farla”. I nomi con cui lastricare la via delle ‘stelle’ musicali, situata tra Chalk Farm Road e Camden High Street, vengono stabiliti da un panel internazionale formato da artisti e giornalisti. I prossimi ad essere onorati sono i Madness, all’inizio del 2020, e sono previste decine di altre targhe nei mesi a venire.

Flaiano, ‘Un romano a Marte’ secondo MontaltiAll’Opera di Roma il lavoro premiato per la composizione

24 novembre 201912:07

– Lunghi applausi di un pubblico di appassionati e addetti ai lavori per ”Un romano a Marte” di Vittorio Montalti su libretto di Giuliano Compagno, che ha vinto il premio di composizione bandito dall’Opera di Roma e messa in scena in prima assoluta al Teatro Nazionale con l’Orchestra dell’Opera diretta da John Axelrod e con la colorata e vivace regia di Fabio Cherstich nel cartellone di Contemporaneamente Roma 2019. Il lavoro, sin dal titolo che ne ribalta gli elementi, prende le mosse da ”Un marziano a Roma” di Ennio Flaiano, presentato da Vittorio Gassman al Lirico di Milano proprio il 23 novembre del 1960, esattamente 59 anni fa: quell’insuccesso, secondo uno dei celebri paradossi dell’autore, spesso apocrifi, ”mi ha dato alla testa”.Ora al centro del discorso, più che il marziano Kunt interpretato da Tomofei Baranov), che pure scende dall’alto vestito rosso e giallo come un pompiere, c’è lo stesso Flaiano, descritto nel prologo attraverso quel che non fu (non fascista della prima ora, non antifascista dell’ultima, non di ricca famiglia borghese, non festaiolo, non comunista …). Accanto allo scrittore e il marziano, c’è il personaggio Ilaria Occhini (Rafaela Albuquerque), attrice di classici e protagonista dell’insuccesso che vuole ”dileguarsi in incognito”, e il critico (Gabriele Portoghese), che ha assistito a quella prima e si fa voce narrante di quegli anni, di quell’atmosfera.Vittorio Montalti, 35 anni, diplomato a S. Cecilia a Roma e al Verdi di Milano, ha studiato musica elettronica a Parigi all’Ircam e nel 2010 ha vinto il Leone d’Argento per la Creatività alla Biennale di Venezia. si dice legato all’idea di Berio di Opera come plurale di Opus, ”ovvero molteplicità di lavori e tecniche che, combinati assieme, contribuiscono a generare una grande macchina, al cui processo creativo e alla cui attivazione hanno cooperato molte conoscenze e altrettante capacità umane e artistiche”. E questo, più o meno, appare ”Un romano a roma”: una macchina più che un racconto, un insieme di simboli e segni, di parole e elaborazioni musicali, spesso astratti e giocati sul nonsense, a cominciare da quel che si vede in scena e specie l’attività senza mai sosta di due mimi in camice bianco (quasi infermieri di un qualche manicomio). Gli autori (musica, libretto, regia) mettono troppa carne al fuoco sino all’incongruità (a cominciare dal finale a sorpresa con l’intervento del personaggio di Caterina Martinelli, uccisa dai nazisti nel maggio 1944 durante un assalto a un forno al Tiburtino) e puntano sul realismo, con tanto di nomi e cognomi di personaggi reali e col trucco quasi mimetico per la figura di Flaiano, cui dà corpo e voce Domingo Pellicola, ma rinunciando a qualsivoglia sviluppo narrativo, puntando su rare situazioni, scene e suoni che nell’accumulo e nella successione sembra vogliano rendere un’atmosfera difficile da decifrare, forse quella dichiarata della ”romanità”, che le didascalie, il testo proiettato come sovratitoli in certi casi chiariscono, in altri confondono.Più interessante il tessuto musicale costruito per contrasti e basato sulla commistione tra l’orchestra, l’elettronica e le voci che vanno dal cantato, dal vocalizzo singolo alla frase come destrutturata, al parlato ma tutto senza un vero filo interno, piuttosto sperimentando per blocchi, contrasti e momenti, in un gioco di armonia perduta, che è forse la vera cifra della serata.

Jojo Rabbit, una satira anti-odio sul nazismoIl Tff apre con la commedia nera di Waititi con la Johansson

TORINO23 novembre 201919:27

– Non è certo la prima volta che la sulfurea figura di Adolf Hitler viene cucinata in commedia. È il caso anche di Jojo Rabbit del regista neozelandese Taika Waititi (What We Do In The Shadow), film d’apertura del 37/o Torino Film Festival dopo aver vinto il premio del pubblico a Toronto, in sala dal 16 gennaio 2020. Una singolare commedia nera con un esplicito intento morale: “Non volevo fare un film zuccheroso sul nazismo, ma piuttosto una satira anti-odio” ha detto lo stesso regista che nel film interpreta Hitler.Il film racconta la storia di Jojo (Roman Griffin Davis), un ragazzino di dieci anni nella Germania nazista ormai prossima alla sconfitta, un ragazzino irriducibilmente fedele al Führer, tanto da averlo come amico immaginario. Dopo un incidente durante l’addestramento il giovane, che sembra uscito da Moonrise Kingdom di Wes Anderson, scopre che la madre (Scarlett Johansson) offre rifugio ad una ragazza ebrea. È troppo per lui. Molte delle sue convinzioni cominciano a sfaldarsi, mentre è sempre più frequente in Jojo la domanda: cosa significa davvero essere nazisti? In fondo Jojo, questa una delle tesi del film, è solo un ragazzino che non sa neppure esattamente quello che pensa in un mondo più grande di lui. Per lui e il suo amico Yorki, ci sarà comunque ancora il tempo per la redenzione, mentre il vecchio sistema in cui sono cresciuti crolla sotto gli attacchi degli alleati.Con Jojo Rabbit, torna al cinema la figura di Hitler in maniera ironica dopo film come Lui è tornato e, in chiave più demenziale, Kung Fury. Una lunga linea di lavori che partono dal Grande dittatore di Chaplin fino a La vita è bella di Benigni e Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, ma nel caso dell’Hitler dì Waititi la figura del dittatore ha una chiave molto macchiettistica, in fondo è solo la proiezione di un bambino. Sull’attualità del pericolo della destra ha detto in un’intervista a Toronto il regista Taika Waititi, sangue maori, russo ed ebraico: “Mi sembra oggi di rivivere gli anni Trenta, quando la gente mormorava per strada: ‘Hey, dopo la Prima Guerra Mondiale non commetteremo più gli stessi errori. Il mondo sarà un posto migliore’. Un’illusione. Sta succedendo di nuovo. L’ignoranza e l’arroganza sono un grosso difetto del genere umano. Azzerano la nostra memoria. Ecco perché è importante mettere in circolo esempi come Jojo. Dobbiamo trovare un modo nuovo e immaginifico di reagire e raccontare la storia con S maiuscola. E farci ascoltare dalle giovani generazioni”. Dice, infine, a Torino il giovanissimo attore che interpreta Jojo: “Quando a scuola ci hanno fatto vedere La vita è bella di Benigni nessuno conosceva i lager, tranne un mio compagno che aveva letto Il bambino con il pigiama a righe”. E ancora Griffin Davis:”Il messaggio del film è che ognuno deve guardare la vita con i propri occhi. In questo caso il film insegna ai bambini, con umorismo, cos’è stata la seconda guerra mondiale”.

Sanremo Giovani, i primi 5 finalistiFadi, Fasma, Gassmann, Sentieri e Thomas. La serata il 19/12

23 novembre 201919:32

– Il parterre della serata di Sanremo giovani, in onda in diretta su Rai1, RaiPlay e Radio2 dal Teatro del Casinò il 19 dicembre, inizia a comporsi. Durante il secondo appuntamento di “Sanremo giovani a Italia sì”, sabato 23 novembre su Rai1, sono stati infatti votati dalla Giuria demoscopica e dalla Commissione musicale presieduta dal direttore artistico Amadeus e composta da Claudio Fasulo, Leonardo De Amicis, Massimo Martelli e Gian Marco Mazzi i primi 5 finalisti (il secondo blocco sarà sottoposto al vaglio delle due giurie sabato 7 dicembre) che sono: Fadi (Due noi), Fasma (Per sentirmi vivo), Leo Gassmann (Va bene così), Marco Sentieri (Billy Blu) e Thomas (Ne 80).Al termine delle 4 semifinali si conosceranno quindi i 10 finalisti che poi si sfideranno la sera del 19 per conquistare 5 degli 8 posti disponibili per la sezione Nuove proposte del Festival di Sanremo 2020 (2 saranno invece assegnati agli artisti provenienti da Area Sanremo e 1 spetta di diritto alla vincitrice di Sanremo Young).Il lungo percorso per conquistare un posto al Teatro Ariston è iniziato ad ottobre dopo la prima selezione in cui sono stati ascoltati 842 brani, poi le audizioni dal vivo con 65 partecipanti e la scelta dei 20 semifinalisti per le quattro puntate di “Sanremo giovani a Italia sì”.

Pinocchio, il successo a 193 anni dalla nascita di CollodiBurattino protagonista del film di Garrone, mostre, premi, libri

24 novembre 201911:46

Comparso per la prima volta nel 1881 sul ‘Giornale per i Bambini’, Pinocchio, il più amato burattino di legno del mondo non smette di affascinare giovani e adulti e sorprende ancora con i suoi aspetti più enigmatici. Le avventure della marionetta a cui si allunga il naso quando racconta una bugia, si preparano ad essere le grandi protagoniste del Natale 2019, con l’arrivo del nuovo film di Matteo Garrone, una grande mostra a Villa Bardini a Firenze, nuove edizioni editoriali e premi.
A quasi due secoli, per la precisione 193 anni, dalla nascita del suo autore, Carlo Collodi, pseudonimo del giornalista e scrittore Carlo Lorenzini, nato a Firenze il 24 novembre 1826, ‘Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino’, raccolte in volume nel 1883 con un immediato successo editoriale che segnò una svolta importante nella storia della letteratura dell’Ottocento, si confermano eterne e continuano ad attirare l’attenzione del mondo del cinema, dell’arte, del teatro e dei fumetti.
Collodi che per tre anni, fino al dicembre del 1886 fu direttore del Giornale per i Bambini, pioniere dei periodici italiani per ragazzi, morì, arrivato all’apice del successo, il 26 ottobre 1890, a un mese dal suo 64/o compleanno. Riuscì così a godersi l’immensa fortuna del suo burattino che ha il dono, dopo aver superato numerose prove, di diventare un vero bambino, soltanto per quattro anni.
Per l’anniversario della nascita di Collodi, domenica 24 novembre si può visitare, a ingresso gratuito, a Villa Bardini, la mostra ‘Enigma Pinocchio. Da Giacometti a LaChapelle’ , a cura di Lucia Fiaschi con Ambra Nepi. Aperta fino al 22 marzo 2020, è un viaggio nell’arte contemporaneo dedicata all’enigmatico burattino di legno con 45 opere – tra sculture, dipinti, foto e video lungo la fantasia e la creatività di artisti i più diversi, con opere di Munari, Giacomelli, LaChapelle, Ceroli, Paladino, Calder, Ontani, Toscani, Benigni. Tra questi Sam Havadtoy, con il suo ‘Stalin con naso di Pinocchio’ (2016), che lo ha utilizzato per criticare chi ha oppresso la sua infanzia in Ungheria; mentre il burattino di Francesco De Molfetta ha le fattezze di Hitler.
In libreria per Rizzoli ‘Le avventure di Pinocchio’ (Rizzoli, pp 392, euro 34,90), dipinte e scritte a mano da Marcello Jori in una nuova edizione del grande classico in cui il burattino coloratissimo è inserito in un affresco di vita irrequieta e stravagante. Tra le strenne ‘Le avventure di Pinocchio’ illustrate da Justine Brax (Rizzoli pp 152, euro 25).
Attesissimo, arriva in sala dal 19 dicembre ‘Pinocchio’ di Garrone con nel ruolo del burattino Federico Ielapi, in quello di Geppetto Roberto Benigni, che gli aveva dedicato un film nel 2002, Gigi Proietti in quello di Mangiafuoco e Rocco Papaleo nei panni del Il Gatto. Prodotto da Archimede, Rai Cinema, Jeremy Thomas in associazione con Hanway Films e Le Pacte, il film, sceneggiato dallo stesso Garrone con Massimo Ceccherini, che è anche nel cast nel ruolo della Volpe, il film ci fa ritrovare le emozioni che hanno vissuto intere generazioni.
Roberto Latini mette in scena ‘Mangiafoco’ con Pinocchio che, incuriosito dal Gran Teatro dei Burattini, vende l’abbecedario che tanti sacrifici era costato a Geppetto, per comprare il biglietto ed entrare a vedere lo spettacolo. La piece che ha debuttato il 21 novembre, in prima visione, alla Serra del Sole di Matera, con replica il 22; continua a Milano, al Teatro Studio Melato, con un mese di recite, da giovedì 28 novembre a domenica 22 dicembre.
Lunedì 25 novembre riceveranno il premio ‘Pinocchio di Carlo Lorenzini 2019’, tra le dieci personalità della società civile e militare – che si sono distinte in altrettante categorie, idealmente riconosciute in un personaggio della fiaba di Pinocchio – l’attore Giuseppe Pambieri, la Fiorentina calcio femminile e il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Giangrande.
E tra gli appuntamenti organizzati dal l’Associazione culturale ‘Pinocchio di Carlo Lorenzini’ , domenica 24 novembre ‘omaggio alla casa natale di Lorenzini e una conferenza dedicata al trentennale della caduta del muro di Berlino, con Pinocchio messaggero di Pace. Per le feste natalizie Pinocchio diventa un trenino che passa attraverso le scene del libro al Parco tematico di Rimini.

Don Carlo alla Fenice, Venezia non cede all’acqua altaPrevista marea 140 cm. Sovrintendente, si alza il sipario

VENEZIA23 novembre 201919:39

– Il sovrintendente del Teatro La Fenice, Fortunato Ortombina, guarda le previsioni del Centro maree che annunciano in mattinata acqua alta a Venezia anche il 24 novembre, con una massima di marea prevista di 140 centimetri alle 8.50 e 115 alle 21.40, e dice: “Speriamo bene. Ma noi siamo pronti e domani sera si alza il sipario”.Il 24 c’è l’inaugurazione della stagione con Don Carlo, opera di Giuseppe Verdi, diretta dal maestro Myung-Whun Chung e la regia di Robert Carsen, e nelle parole di Ortombina c’è la gioia del lavoro fatto, da tecnici, professionisti, maestranze, vigili del fuoco, per “restituire la Fenice alla città” ma anche l’intimo timore che le previsioni possano cambiare all’ultimo momento in peggio. E’ troppo recente il ricordo della sera del 12 novembre, quando nel giro di un paio d’ore il livello dell’acqua è improvvisamente schizzato verso l’alto fino a toccare i 187 centimetri. Inutili le pronte segnalazioni. Per motivi di sicurezza – l’acqua è entrata nella sala macchine sotto il piano terra, salvi palco e platea – il Teatro è rimasto chiuso per alcuni giorni e sono ancora aperte le “ferite” lasciate sui muri esterni dalla forza della marea, che ha tolto tratti di intonaco, con rischio di infiltrazioni.”Il Don Carlo – ricorda il sovrintendente – è un’opera difficile da fare in condizioni normali, pensi in queste condizioni”, con le prove fatte a Treviso, mentre “una umanità straordinaria” operava per rendere possibile la riapertura del Teatro. Per Ortombina, l’alzata del sipario va letta come “uno dei segni di una città che non si arrende”. La salvaguardia di Venezia appare come un confronto tra ciò che l’uomo può fare e la forza della natura, dell’imprevedibile. Suona così singolare che il Don Carlo, dramma verdiano ispirato a un lavoro di Schiller, abbia tra le sue cifre proprio il rapporto tra l’uomo – nelle sue diverse rappresentazioni date dai personaggi indicanti il potere, la religione, l’amore o l’amicizia, lo scontro tra padre e figlio – e un’entità superiore. “Puoi chiamarla destino, Dio o imponderabile – dice Ortobina -; è che ognuno è piccolo di fronte al mondo, ma dice anche che ciascuno dei personaggi, nei loro diversi ruoli, cerca di governare il mondo davanti a qualcosa di superiore. Le vicende di Venezia nelle ultime settimane ce lo può spiegare bene questo concetto”.Nell’opera verdiana la dimensione psicologica dei protagonisti si accompagna a temi cruciali come il potere e la Chiesa: “il duetto tra Filippo II e il grande inquisitore – spiega il sovrintendente – è un manuale di analisi politica” che riesce ad essere ancora attuale. E la “contemporaneità di Verdi”, di un compositore “che di fatto era un profeta, che è riuscito a indicare valori dell’umanità che continuano per molte generazioni; che ha saputo guardare dentro di noi 150 anni prima che noi arrivassimo” è uno dei punti forti del percorso di proposta delle opere del maestro di Busseto che La Fenice porta avanti da anni assieme a Chung.

Usigrai, uno spot per dire basta alla violenza sulle donneIn onda domani in tutti tg, gr, siti e account social della Rai

24 novembre 201912:22

– “La violenza contro le donne è una questione maschile, è un dramma causato dagli uomini. Per sconfiggerla è indispensabile cambiare la cultura degli uomini: abituati a un’idea di possesso e incapaci di accettare i rifiuti. Per questo l’Usigrai, il sindacato delle giornaliste e dei giornalisti della Rai, ha realizzato lo spot “#DaUomoAUomo”: volti e voci maschili dell’informazione che parlano “a noi uomini” per fermare l’abominio della violenza sulle donne”. Lo annuncia in una nota l’esecutivo del sindacato dei giornalisti di Viale Mazzini.
“Lo spot – spiega l’Usigrai – andrà in onda lunedì 25 novembre in tutti i tg, giornali radio, siti internet e account social delle testate giornalistiche della Rai. È stato ideato dalla Commissione Pari Opportunità dell’Usigrai (scritto da Piergiorgio Giacovazzo e Danilo Cretara, con la collaborazione di Roberta Balzotti, Carla Monaco e Monica Pietrangeli) con la consulenza di Stefano Ciccone dell’associazione Maschile Plurale. Ed è stato realizzato interamente con risorse interne della Rai: il telecineoperatore Enrico Venier, il montatore Andrea Castagnone, il responsabile della grafica Alessandro Cossu, la regista Silvia Belluscio”.

Gli 80 anni di Tina Turner, una regina del rockTra drammi e rinascite, record di vendite e canzoni leggendarie

25 novembre 201909:33

E’ difficile trovare una storia come quella di Tina Turner, una vita talmente piena di eventi, drammi, tragedie, violenza, ascesa, caduta, rinascita da sembrare scritta da uno sceneggiatore. E invece, Ann Mae Bullock, da Nutbush, Tennessee, oggi cittadina svizzera, martedì 26 novembre compie 80 anni dopo che un biopic, due musical, un paio di scioccanti autobiografie e tante canzoni indimenticabili, l’hanno da tempo consegnata alla leggenda.
Tina è una delle più straordinarie performer mai apparse sui palcoscenici: Mick Jagger, tanto per fare un nome, che è un suo amico fraterno, ha sempre ammesso di averle “rubato” il modo di stare in scena, ai tempi in cui i Rolling Stones erano così giovani da aprire i concerti di Ike & Tina Turner. Le loro performance insieme, a cominciare da quella a Live Aid, sono pagine di storia. Un’icona di bellezza senza tempo, un fascino irresistibile, probabilmente le gambe più belle della storia della musica (e non solo). Una voce inconfondibile, graffiante, immersa nella storia della black music ma perfetta per il pop da classifica, la capacità di resistere a un’esistenza che racchiude almeno tre vite, una naturale empatia sono gli elementi che ne hanno fatto una delle artiste di maggior successo di sempre. Se ora, alla soglia degli 80 anni, fosse necessario trovare una sintesi alla sua vita, si potrebbe dire definirla come un inno alla resilienza. Poco più di un anno fa, suo figlio Craig, avuto quasi adolescente da una relazione precedente a quella drammatica con Ike Turner, si è suicidato a 59 anni.
Ultimo colpo di una vita piena di drammi: Ike Turner, il marito con cui aveva messo su una band che è stata determinante per la nascita del rock’n’roll e che l’ha resa famosa, si rivelò un uomo violento, una sorta di schiavista domestico, che, nonostante il clamoroso successo di brani come “Proud Mary”, “Nutbush City Limits” e “River Deep Mountain High”, trasformò la vita di Tina in un incubo. Come è stato raccontato tante volte, da quell’orrore fuggì senza praticamente nulla, ricominciando da zero. Poi la sua seconda vita da super diva, costruita passo passo con una delle più celebri cover di “Let’s Stay Together” di Al Green, “Private Dancer”, “What’s Love Got To Do With It”, “The Best” in un crescendo clamoroso fatto di record di vendite (si parla di oltre 200 milioni di copie vendute), concerti clamorosi, Grammy Award, il Kennedy Center Honors, gli omaggi di altri artisti (su tutti quello di Beyoncé), ruoli cinematografici indimenticabili, l’Acid Queen di “Tommy”, la Aunty Entity di Mad Max, (accompagnato dal successo mondiale del brano “We Don’t Need Another Hero”).
Negli ormai trent’anni della sua nuova vita ha trovato conforto nel buddismo, è diventata cittadina svizzera trasferendosi sul lago di Lugano, si è sposata con Erwin Bach, un uomo più giovane di lei. Ma evidentemente il suo destino è quello di dover ricominciare. Quando sembrava che finalmente potesse approdare alla serenità è la sua salute a cedere: prima un ictus, poi un tumore all’intestino, infine una grave insufficienza renale che l’ha messa di fronte alla scelta tra dialisi e trapianto. Con la sua proverbiale sincerità, Tina ha ammesso di aver pensato anche al suicidio assistito. Poi il marito le ha donato un rene, restituendole un’esistenza serena. Ora, con la sua celebre collezione di parrucche, circondata dall’amore di un mondo che ha sempre tifato per lei, è arrivata al traguardo degli ottant’anni. Da qualche anno vive un’esistenza più ritirata, anche se si concede qualche apparizione alle sfilate dei più grandi stilisti. La donna che visse tre volte non ha ancora smesso di essere una regina del rock.

Tff ricorda Mario Soldati a 20 anni da scomparsaIl 25 novembre il ‘Soldati’s Day’ con proiezioni e incontri

TORINO24 novembre 201913:51

– Il Torino Film Festival dedica la giornata di domani, lunedì 25 novembre, a Mario Soldati, con proiezioni e interventi dalle ore 13 fino alla sera nella sala 3 del Cinema Massimo, ribattezzata dallo scorso anno ‘Sala Soldati’. La kermesse cinematografica ricorda così, a vent’anni dalla scomparsa, lo scrittore, regista, sceneggiatore, autore televisivo e viaggiatore. Oltre a tre dei suoi film maggiori (Malombra, Fuga in Francia e La provinciale), verranno proiettati spezzoni ed episodi delle sue serie televisive, delle sue inchieste giornalistiche, delle sue interviste.
La Giornata è organizzata in collaborazione con Rai Teche, Rai Movie, Cristaldi Film, Museo Nazionale del Cinema di Torino e Dams dell’Università di Torino, nella cui sede si terrà, il giorno dopo, un convegno di studi sull’autore, e con Sapienza Università di Roma.
Le proiezioni sono intervallate dagli interventi di familiari, amici, studiosi, esponenti del mondo della cultura che porteranno la loro testimonianza sull’autore.

Tormento e Tiromancino insieme per la prima voltaDopo 20 anni amicizia collaborano nel brano Per quel che ne so

24 novembre 201913:57

– Tormento e Tiromancino insieme per la prima volta. Dopo 20 anni di amicizia e stima reciproca, nasce la collaborazione tra i due artisti e il risultato è il brano “Per quel che ne so”, in rotazione radiofonica. La canzone è stata scritta insieme a Federico Zampaglione, Raige, Dutch Nazari e Matteo Di Nunzio, con la produzione degli SDJM.
“Tanti artisti sono coinvolti nella produzione di questo brano, e ognuno ha regalato energie che ti investono quando lo ascolti” racconta Tormento. “Caratteri diversi, esperienze personali, emozioni che si incontrano e si ritrovano unite quando si tratta un argomento così delicato che ci accompagna in ogni istante di questo viaggio. Ognuno alla ricerca di immagini che raccontino la propria visione dell’amore. Immagini, perché le parole da sole non bastano. La musica permette questa magia evocando le sensazioni come un incantesimo”.
“È un onore per me collaborare con i Tiromancino, li seguo da quando ero alle prime armi. La profondità che ha Federico nella scrittura è stata da sempre un’ispirazione. L’atmosfera che crea il suo timbro ha sempre portato la musica italiana in nuovi territori, racchiude le più alte vette e la profondità del mare”, sottolinea ancora Tormento. E Zampaglione aggiunge: “Tormento è una voce storica e unica nella scena hip hop italiana. Ho sempre amato la sua vena soul e la sua scrittura diretta e ispirata. È stato un vero piacere collaborare con un artista come lui, scrivendo e cantando il ritornello di questa canzone”.

Cristiano Malgioglio, nuovo singolo feat. The Jek’Notte perfetta’, nel video è Malena in omaggio alla Bellucci

24 novembre 201914:09

Morbioli, Malgioglio sarà Malena, il personaggio che Monica Bellucci ha interpretato nel film di Tornatore. “Trovo il video geniale, ringrazio Cristiano Malgioglio per questo omaggio a Malena, solo lui poteva pensare a una cosa così originale e divertente”, ha commentato l’attrice.
“Gaetano Morbioli ha realizzato il video in cui ho voluto omaggiare Monica Bellucci e la sua bellezza in ‘Malena’ di Tornatore – sottolinea Malgioglio – e lei appena ha visto il video è impazzita di gioia facendomi i complimenti. L’idea di questa canzone è nata per caso: in uno dei miei tanti viaggi a Cuba ho conosciuto alcuni bravissimi musicisti, uno di questi ha scritto questo brano che ho pensato fosse molto adatto a me e io ho fatto il testo in italiano. Appena ho accennato a Lorenzo Suraci di questa canzone, lui ha trasferito a Diego Calvetti il mood con cui doveva arrangiare il pezzo Notte Perfetta, che è un brano allegro. Diego Calvetti ha proposto i The Jek, giovani ragazzi con cui abbiamo realizzato questa collaborazione”.

C’era una volta… a Hollywood miglior cast a CapriAl festival di dicembre omaggio al film di Tarantino verso Oscar

NAPOLI24 novembre 201915:11

– Va a ‘C’era una volta…a Hollywood’ di Quentin Tarantino il premio per il miglior cast dell’anno di ‘Capri Hollywood – The International Film Festival” che dal 27 dicembre al 2 gennaio inaugurerà la stagione degli Awards 2020. ”Con Leonardo Di Caprio, Brad Pitt, Margot Robbie, uno straordinario gruppo di attori tra i quali anche Emile Hirsch, Margaret Qualley, Timothy Olyphant, Austin Butler, Dakota Fanning, Bruce Dern, Lorenza Izzo e Al Pacino, sono protagonisti dell’ affascinante affresco della Los Angeles ‘cinematografica ‘ del 1969 che ha entusiasmato il pubblico di tutto il mondo” si legge nella motivazione del riconoscimento.
Il film, che si annuncia protagonista a tutti i premi internazionali a cominciare da Golden Globe e Oscar, diretto scritto e prodotto da Tarantino, ha sin qui incassato 366,8 milioni di dollari e in Italia, dove è ancora in sala, 11.8 milioni di euro con Warner Bros Entertainment Italia totalizzando 1.7 milioni di presenze.

Nadia Toffa fino all’ultimo convinta di poter guarireIl ricordo commosso della madre Margherita a Domenica in

24 novembre 201916:44

– Fino all’ultimo Nadia Toffa, l’inviata e conduttrice delle Iene morta di cancro lo scorso 13 agosto a 40 anni, è stata “fiduciosa di poter guarire, tornare a fare le inchieste, condurre. Ma nonostante questo era pronta ad accettare quello che sarebbe successo. In clinica a Brescia c’era un missionario in partenza per il Brasile: le chiese di darle l’estrema unzione e lei disse di sì”. Lo ha raccontato la madre, Margherita, ospite di Mara Venier a Domenica in su Rai1.
Durante l’intervista, segnata dalla commozione, Margherita Toffa – che ha raccolto gli ultimi pensieri di Nadia nel libro ‘Non fate i bravi’ (Chiarelettere), uscito postumo a inizi novembre, i cui proventi saranno destinati alla ricerca contro il cancro – ha ripercorso i momenti più difficili della malattia di Nadia, ma ha anche sottolineato l’allegria e il sorriso con cui la figlia ha sempre affrontato la vita: “Quando scriveva, alcuni testi erano canzoni e si divertiva da matti a cantarle a cappella. Una volta ne ha inciso una come regalo ai fan, le riprese le ho fatte io con il telefonino”. Un brano d’amore che Nadia dedicò “alla persona che amava e che ha allontanato quando ha capito che stava veramente male”. Quel post sui social in cui accusava il compagno di non accompagnarla alle sedute di chemioterapia “non era vero: lui la accompagnava sempre – ha rivelato ancora Margherita Toffa – ma Nadia lo scrisse apposta, con durezza, per allontanarlo. E lui l ha capito, l’ha rispettata in questa scelta”.
Negli ultimi tempi “Nadia dormiva parecchio, ma quando era sveglia lavorava. Diceva ‘mamma è estate, devo avere i servizi pronti per le Iene, altrimenti i cassetti sono vuoti quando riparte il programma. Era convintissima che avrebbe ricominciato, nella sua testa era presentissima. Solo l’ultima sera l’ho vista cambiare, era molto pallida e il respiro si è fatto più affannoso. Non so dove ho trovato la forza di dirle: vola tesoro mio, la mamma è serena”.

Le opere di Blub tornano a CandelaraInstallazioni street artist a Pesaro, 16/a festa delle candele

PESARO24 novembre 201918:18

– Blub, street artist fiorentino, è tornato di notte a Candelara di Pesaro con altre opere nel borgo e all’esterno del centro abitato. Tra i lavori l’installazione del dittico di Natale con il ritratto di Babbo Natale, che indossa una mascherina da sub, e il braccio del Santa Claus mentre scrive sul muro con una bomboletta la frase “Una coscienza risvegliata è un vero dono”. Altra installazione vede ‘fronteggiarsi’ la “Ragazza con l’orecchino” al “Van Gogh”, dedicata alla pittura del Nord Europa. Con il suo progetto #lartesanuotare Blub vuole portare un sorriso alla gente e sensibilizzarla a una riflessione critica sul momento storico che viviamo. L’arte urbana dello street artist torna a Candelara dove, fino al 15 dicembre, nei week end, si svolge la 16/a edizione di “Candele a Candelara”, unica festa italiana dedicata alle fiammelle di cera. Alcune opere di Blub sono proprio lungo le vie principali che conducono al paese.

Terremoto: quadro Giulia Da Varano torna a CamerinoDipinto ritrae duchessa,rubato 39 anni fa e recuperato Cc Genova

CAMERINO24 novembre 201918:47

– Giulia Da Varano è tornata a casa. Il quadro del Dosso Dossi, vittima di un furto 39 anni fa, che ritrae l’ultima duchessa di Camerino, ha fatto ritorno in terra natia, con una cerimonia a Palazzo Sabbieti. A riportarla nella città ducale i Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Genova, arrivati al quadro al termine di una lunga indagine.
Passo dopo passo è stato spiegato il percorso che ha condotto fino al dipinto, rinvenuto in una galleria di Padova, dal comandante Antonio Quarta: “Indizi inconfutabili e la conferma che si trattasse del dipinto in questione hanno rappresentato un momento bellissimo: siamo contenti di restituirvi questo che per la città è il tassello di un grande mosaico”. Presenti il sindaco Sandro Sborgia, l’assessore regionale Angelo Sciapichetti e molti cittadini. Sborgia (fino all’elezione comandante Nas Marche) ha ringraziato i Cc del Tpc di Genova e Carmelo Grasso, comandante del nucleo Tpc Marche, per il lavoro portato avanti nel periodo del sisma. “E’ stato recuperato un patrimonio artistico importantissimo per tutta la Regione. – ha ricordato il sindaco – Il recupero di questo quadro lo leggo come un tassello di un mosaico più ampio, della ricostruzione.
Torna a casa una camerte e, come lei, speriamo che quanto prima possano tornare tanti camerti costretti a stare lontano in questo momento”. A prendere la parola sottolineando l’importanza e la rarità del ritrovamento di un’opera d’arte a seguito di un furto, anche Corrado Azzolini, direttore del segretariato regionale Mibact della Regione Marche; Claudio Pettinari, rettore Unicam che ha voluto ribadire “la forte vocazione culturale di Camerino. Riaccogliere Giulia Da Varano a Palazzo Sabbieti è un grande gesto simbolico perché il palazzo nasce proprio come edificio di cultura”. L’opera sarà esposta e fruibile gratuitamente al deposito Venanzina Pennesi fino al 6 gennaio nell’ambito del progetto “La bellezza ritrovata”.

Polonia vince Junior Eurosong, Italia 7/a con Marta ViolaAl secondo posto il Kazakistan, terza la Spagna

24 novembre 201919:37

– La Polonia con il brano “Superhero”, interpretato da Viki Gabor, ha vinto la 17/a edizione dello Junior Eurovision Song Contest. Settimo posto per l’Italia, rappresentata da Marta Viola, che ha interpretato il brano “La voce della terra”.
La manifestazione è stata seguita in diretta da Rai Gulp, canale della direzione Rai Ragazzi che da sei anni cura il progetto della manifestazione organizzata dall’Unione Europea di Radiodiffusione. L’appuntamento è stato commentato in diretta da Mario Acampa e da Alexia Rizzadi, che ha interagito con il pubblico da casa: migliaia i messaggi e i commenti ricevuti sui social network con gli hashtag #JESC2019 e #sharethejoy, che si sono ben posizionati tra i trend topic della giornata.
La Polonia, paese organizzatore, ha trionfato a sorpresa, bissando così la vittoria ottenuta lo scorso anno. La giovane cantante Viki Gabor ha ottenuto 278 voti, precedendo il Kazakistan (227 voti) e la Spagna (212 voti). Buon piazzamento per l’Italia, che con Marta Viola, 10 anni, di Chiari (Torino), ha riconfermato il settimo posto dello scorso anno con 129 voti, di cui 65 ottenuti dalle giurie tecniche che hanno votato nei 19 paesi in gara, e 64 dal voto popolare. Il brano “La voce della terra – The voice of the Earth” (musica di Franco Fasano e Marco Iardella e testo di Emilio Di Stefano e Fabrizio Palaferri, edito da Rai Com Edizioni Musicali), rappresenta pienamente uno dei temi molti sentiti dai ragazzi, ovvero quello dell’ecologia.

La Biennale Arte chiude con 600mila visitatoriPresenza giovani ancora in crescita, sono stati il 31%

VENEZIA24 novembre 201919:50

– La Biennale Arte 2019 ha chiuso i battenti a Venezia con un bilancio di quasi 600mila visitatori (593.616), ai quali si aggiungono 24.762 presenze durante la pre-apertura. Nella giornata di chiusura della 58/a Esposizione Internazionale d’Arte, il presidente della Biennale, Paolo Baratta, e il curatore, Ralph Rugoff, hanno incontrato i visitatori, per esaminare il lascito della Mostra, intitolata “May You Live In Interesting Times”, e tracciare le considerazioni su un’edizione che ha richiamato anche quest’anno un grande interesse del pubblico. Importante la presenza dei giovani: i visitatori sotto i 26 anni hanno rappresentato il 31% del totale. Le visite di gruppo sono state il 17% del pubblico complessivo.
“Sono trascorsi ventuno anni dalla riforma della Biennale. La 58/a esposizione internazionale d’arte – ha detto Baratta – ci ha invitato a considerare sempre il corso degli eventi umani nella loro complessità, invito che ci appare particolarmente importante in tempi nei quali troppo spesso prevale un eccesso di semplificazione generato da conformismi e paure”. Per Baratta, “May You Live In Interesting Times” “è un titolo che così interpretato riassume anche le stesse ragioni d’essere di una Biennale. Ma al di là del titolo anche questa Mostra, come tutte quelle che si sono susseguite negli ultimi vent’anni, è stata segnata da una particolare sensibilità al tema del rapporto con il visitatore. Tutte le Biennali, infatti, hanno mirato innanzitutto a rendere partecipe il visitatore alla riflessione sull’arte e sull’indagine che gli artisti contemporanei sviluppano continuamente su se stessi”.

Chanel Miller, tra violenza e rinascitaSi racconta la ragazza che scrisse una lettera al suo stupratore

25 novembre 201909:50

CHANEL MILLER, IO HO UN NOME -UNA STORIA VERA (LA TARTARUGA, PP 458, EURO 19,00) – Stuprata nel 2015, Chanel Miller ha deciso di raccontarsi con il suo vero nome nel memoir ‘Io ho un nome- Una storia vera’, che esce per La Tartaruga nella traduzione di Francesco Vitellini.
Con lo pseudonimo di Emily Doe, la Miller aveva indirizzato a Brock Turner, l’uomo che ha abusato di lei, una lettera potente, pubblicata nel 2016 su BuzzFeed e diventata immediatamente virale. “Appena cinque mesi dopo aver letto la mia dichiarazione in tribunale fu eletto Trump. Fui colpita dalla stessa sensazione che mi aveva colpito quando il giudice aveva detto ‘Sei mesi’. Presa alla sprovvista. Delusa. Distrutta” racconta la Miller che per metà è di origini asiatiche.
“Il mio nome è Chanel. Sono una vittima, non ho nessun problema con questa parola, solo con l’idea che questo sia tutto ciò che sono. In ogni caso, non sono la vittima di Brock Turner. Non sono affatto sua. Non gli appartengo. Sono anche per metà cinese” dice la Miller nel suo libro -manifesto in cui mostra come il trauma della violenza si possa curare con il potere delle parole.
A 22 anni, in quella notte di gennaio del 2015, era andata ad una festa nel campus della Stanford. Aveva bevuto un po’ troppo e si è ritrovata per terra, molestata sessualmente. Salvata da due passanti, il giorno dopo, al risveglio, non ricordava nulla.
Turner, “un atleta di spicco, un ragazzo molto intelligente e bello!” come è stato descritto in molti articoli di giornale, è stato fermato e ha confessato. E’ cominciato così l’iter giudiziario, avvocati, aule di tribunali, appelli, ma il processo non ha reso giustizia alla Miller : Turner è stato condannato a sei mesi, poi ridotti a tre, mentre lei ha vissuto l’isolamento e la vergogna. Come un mantra nella mente di Emily-Chanel risuonavano queste parole: “vali più di tre mesi.
La tua sofferenza vale qualcosa. Vali più di tre mesi”.
“Non sapevo che se una donna è ubriaca quando ha luogo la violenza, non viene presa sul serio. Non sapevo che la mia perdita di memoria sarebbe diventata la sua opportunità. Non sapevo che essere una vittima fosse sinonimo di non essere creduti” spiega nelle oltre 400 pagine del libro in cui sottolinea come in questi casi , “oltre al crimine in sè, la vittima inizi a pensare di se stessa cose degradanti”.
Come viene fatto notare nella quarta del libro: “Le venature in oro sulla copertina rappresentano l’arte giapponese del kintsugi, letteralmente ‘riparazione in oro’, che si usa per valorizzare le crepe degli oggetti di porcellana con una mistura di polvere d’oro e smalto, invece di trattarle come imperfezioni da nascondere. Questa tecnica ci insegna come, benché niente possa tornare al suo stato originario, i frammenti possono dare vita a qualcosa di nuovo e di intero”. Ed è questo che ci dice la Miller, scrittrice e artista, che vive a San Francisco e ha studiato letteratura al College of Creative Studies alla University of California di Santa Barbara, in ‘Io ho un nome’ .
“Quello che non avevo mai detto ad alta voce era che lo stupro ti fa desiderare di trasformarti in legno, dura e impenetrabile” spiega la Miller che però indica delle vie d’uscita, soprattutto nella solidarietà. “Nelle notti in cui vi sentite sole, io sono con voi. Quando le persone dubitano di voi o vi ignorano, io sono con voi. Ho lottato ogni giorno per voi.
Quindi non smettete mai di lottare, io vi credo” scrive, rivolgendosi alle ragazze, nella lettera, riportata in chiusura del libro.

In sala c’è la musica e l’adrenalina di VascoFilm evento con storia dei due tour NonStop Live. 2018 e 2019

25 novembre 201909:45

“La musica non potrà cambiare il mondo ma può cambiare l’umore di una giornata. E non è poco”: il ritratto di Vasco, privato e pubblico, le canzoni e il delirio del pubblico, 23 telecamere puntate sul palco, oltre 100 ore di girato e 2 chilometri di pellicola per due ore di adrenalina pura. E’ il film “Vasco NonStop Live”, distribuito da QMI Stardust in 315 sale solo per tre giorni, 25, 26 e 27 novembre Dopo la pubblicazione di “Se ti potessi dire”, l’ultima nuova canzone arriva nei cinema di tutta Italia il music film che racchiude la storia dei primi due tour NonStop Live. 2018 e 2019. Il primo capitolo della storia cominciata dopo il record mondiale di Modena Park. Da giugno 2018 con 9 concerti (Torino, Padova, Roma, Bari e Messina) a giugno di quest’anno, con l'”impresa” compiuta dei 6 concerti a San Siro e dei 2E20 a Cagliari. Complessivamente 17 concerti per oltre 900.000 spettatori che lo hanno confermato Re degli Stadi per due estati di seguito. Il music film è ideato e diretto da Pepsy Romanoff che ha fedelmente registrato immagini, suoni, colori e parole dei momenti più significativi.
“L’idea, dice il regista, è quella di portare sul grande schermo un concerto diverso dagli altri, un concerto rock ruvido anche nel trattamento dell’immagine. Il girato è stato così riversato in pellicola per dare il senso del tempo e della bellezza della resa cinematografica”. Oltre due ore per vivere l’atmosfera che si respira a ogni suo concerto, ma anche per entrare dentro il processo creativo della scaletta. Nel film infatti c’è tutto quello che avreste voluto sapere su come nascono le scalette “perfette” (da “Cosa succede in città” a “Qui si fa la storia”), che cosa c’è dietro la scelta di ogni canzone. Perché: “La scaletta è come accordare gli strumenti, le canzoni devono essere tutte perfettamente accordate.” La sua musica come non è mai stata raccontata con immagini inedite e, per la prima volta, la voce dei protagonisti.
Vasco è l’attore principale del film, affida i suoi pensieri e le sue emozioni alla telecamera di Pepsy Romanoff e il regista lo ritrae nell’intimità dello studio di registrazione, con Vince Pàstano (il “capo orchestra”), alle prove con tutta la band.
Fino all’esplosione finale del rocker sul palco. Il film prende il via dalla Nave dell’Amore che ha trasformato la Sardegna in isola rock per due notti, dai concerti record di San Siro, da “Qui si fa la storia” per poi muoversi avanti e indietro nel tempo dal palco allo studio. Due ore e venti di film, risultato del montaggio di oltre 100 ore di girato, per lo storytelling di due anni di tour.
Per questo, Pepsy Romanoff, insieme alla sua casa di produzione Except, si è avvalso di un team di oltre 40 professionisti e 23 camere, tra cui 2 Arri Super 16mm. Il montaggio è il frutto di un lavoro di team composto dal giovane talentuoso Davide Olivastri per la parte di racconto narrativo e Dario Garegnani per la parte live.

Prada for adidas inizia con duo sneakers e borsaPacchetto in edizione limitata a 700 pezzi dal 4 dicembre

5 novembre 201911:18

– Un paio di sneakers e una borsa: inizia così – con il pacchetto Prada for adidas Limited Edition – la collaborazione tra i due brand, annunciata poco più di due settimane fa.
La prima fase di questo sodalizio è un tributo alle sneaker Superstar lanciate originariamente nel 1969 e tutt’oggi un emblema dello stile adidas Originals. L’edizione limitata include in abbinamento una nuova silhouette di borsa – Prada Bowling for adidas – che si ispira, con riferimenti al mondo dello sport, alla Bowling Bag di Prada e alla borsa da palestra adidas. Per l’uomo e la donna, il pacchetto – descritto come “un omaggio ai classici senza tempo che trascendono le generazioni” – è proposto in versione limitata esclusiva di 700 pezzi identificati da un numero di serie unico. A partire dal 4 dicembre 2019 il duo sarà in vendita online sui siti adidas.com e prada.com e nei negozi Prada selezionati in tutto il mondo.

The Loudest Voice, ascesa e caduta del capo di Fox NewsCrowe è Ailes, travolto dallo scandalo sessuale. Su Sky dal 4/12

23 novembre 201919:33

– “So bene cosa dirà la gente di me: paranoico, conservatore, grasso”. Inizia così, con il protagonista steso sul pavimento, mentre le tv di tutto il mondo danno la notizia della sua morte per un incidente domestico ricordando le accuse che lo coinvolgevano da tempo, The Loudest Voice – Sesso e potere, la serie con il premio Oscar Russell Crowe (nel cast anche Naomi Watts e Sienna Miller) basata sul bestseller di Gabriel Sherman The Loudest Voice in the Room, che a partire dalle testimonianze di più di 600 persone ha inchiodato Roger Ailes, ceo di Fox News scomparso nel 2017, a uno scandalo sessuale che ne ha travolto carriera e reputazione.La serie esordirà su Sky Atlantic e Now Tv il 4 dicembre alle 21.15. I sette episodi – uno per ciascuno delle tappe cruciali dello scandalo – sono prodotti, fra gli altri, da Tom McCarthy (Il Caso Spotlight) e da Jason Blum (Get Out, Sharp Objects). Accanto a Crowe, irriconoscibile con molti chili in più e quasi completamente calvo, troviamo Naomi Watts nei panni di Gretchen Carlson, anchorwoman di Fox News allontanata dal canale nel 2016 dopo aver intentato – per prima – contro Ailes una causa per molestie sessuali. La donna, sua fiera accusatrice nonché fra le prime paladine del movimento #MeToo, fu capofila di una lunga serie di vittime, più di venti, delle attenzioni indesiderate del potentissimo chairman del canale all news americano, leader de facto del partito repubblicano e media consultant di tutti gli ultimi presidenti repubblicani degli Stati Uniti d’America, da Nixon a Reagan fino allo stesso Donald Trump. Sienna Miller interpreta Elizabeth, la moglie del mogul, e Seth MacFarlane veste i panni di Brian Lewis, ex braccio destro di Ailes a capo delle Pr del canale. E ancora Simon McBurney (La teoria del tutto) è il tycoon Rupert Murdoch, Annabelle Wallis ha il ruolo di una delle accusatrici, Laurie Luhn, contabile di Fox News, e Aleksa Palladino (Boardwalk Empire) è invece la storica assistente di Ailes, Judy Laterza.Ogni episodio di The Loudest Voice, basata sul libro di Sherman, produttore e co-autore di alcuni script della serie, racconta di un avvenimento importante della vita di Ailes, dalla fondazione di Fox News alla trasformazione dell’emittente da piccola rete in uno dei network più influenti della storia. Il tutto grazie alla politica di Ailes che da figura geniale e carismatica ha accresciuto il suo potere e che ha plasmato l’emittente a sua immagine e somiglianza. Dal 1995 al 2016, due decenni di vita vengono raccontati attraverso snodi salienti della sua carriera, ma anche della storia politica del paese, mettendo in evidenza il suo carisma, la sua personalità controversa e le molestie e gli abusi verso le sue dipendenti, che nella miniserie non vengono svelati da subito, anche se la storia è disseminata di riferimenti. Lo show si concentra in particolare su alcuni casi, come quelli che hanno coinvolto appunto Laurie Luhn e Gretchen Carlson.

Taylor Swift trionfa agli American Music Awards e batte il record di Michael JacksonE’ l’artista dell’anno e del decennio, la più premiata di sempre

25 novembre 201911:49

Taylor Swift è l’artista dell’anno agli American Music Awards, il terzo premio per importanza per la musica statunitense. L’artista ha vinto 25 American Music Awards, battendo un record precedentemente detenuto da Michael Jackson, che ne aveva vinti 24. Oltre ad essere incoronata come artista del decennio, Taylor Swift ha vinto sei premi, tra cui video musicale, artista femminile, artista dell’anno. Durante la serata, Taylor Swift è stata protagonista di un’esibizione in cui ha cantato i suoi più grandi successi, Love Story, I Knew You Were Trouble, The Man, Lover.

Incassi: Cetto c’è e balza in testa, 2/o PolanskiTerzo Le Mans ’66. Debuttano Countdown 5/o e Depeche Mode 7/o

25 novembre 201911:51

– Cetto c’è, Senzadubbiamente, a 8 anni dalla sua nomina a sindaco (solo sul grande schermo) e a 16 dalla prima apparizione televisiva del personaggio, torna al cinema e balza in testa al box office italiano con 2 milioni 479 mila euro e la media più alta della top ten: 4072 euro su 609 sale.
Secondo con 1 milione 215 mila euro L’Ufficiale e la spia (J’accuse). Il film di Roman Polanski con Jean Dujardin, Louis Garrel ed Emmanuelle Seigner incassa 1 milione 215 mila euro con la media di 2894 euro su 420 schermi.
Scivola dalla prima posizione al terzo gradino del podio Le Mans ’66: La grande sfida, di James Mangold e con un cast stellare guidato da Christian Bale e Matt Damon: guadagna altri 734 mila euro toccando i 2 milioni 326 mila in 15 giorni.
Le altre nuove uscite sono il thriller Countdown di Justin Dec con Elizabeth Lail e Charlie McDermott che si piazza quinto con un incasso di 385 mila euro e il film-concerto Depeche Mode: Spirits in the Forest di Anton Corbijn che è settimo con 325 mila euro.
Continua la corsa di Joker, 12/o, che con i 234 mila di questa settimana tocca i 29 milioni 107 mila totali in 8 settimane.
In salita gli incassi totali che toccano gli 8 milioni 915 mila euro con un +21.47% sullo stesso periodo dello scorso anno e +1% sulla scorsa settimana.

I volti del cinema, taglio del nastro per l’installazioneOrchestra del Teatro Regio dedica concerto a colonne sonore film

TORINO21 novembre 201920:35

– Con il taglio del nastro dell’installazione che rimarrà in piazza Castello tutto il prossimo anno, parte ufficialmente questa sera – alla vigilia dell’inaugurazione del Torino Film Festival – il programma di Torino città del cinema.
L’installazione ‘I volti del cinema’, formata da 20 pilastri ricoperti da una lamina inox specchiante – creata da Fargo Film con Museo Nazionale del Cinema e Film Commission – richiama le scenografie dei vecchi film con ‘venti attori per 20 pellicole più 1’, il visitatore che si confronta con questi visi a volte sconosciuti. Un sistema di casse audio nascoste all’interno dei pilastri e attivate dal passaggio delle persone, riproduce i brani più famosi delle colonne sonore dei film.
Chiude la giornata il concerto ‘Prendete il posto. Inizia il film’ dell’Orchestra del Teatro Regio, diretta dal maestro Alessandro Molinari che eseguirà 20 composizioni scritte da 20 autori italiani di musiche per film, accompagnate da una proiezione video realizzata dal Museo del Cinema.

Ficarra Picone e Cortellesi alle Giornate di SorrentoAnnunciati anche Favino e D’Amore, 42/a edizione 2-5 dicembre

2 novembre 201916:55

– Ficarra & Picone, Paola Cortellesi, Pierfrancesco Favino, Marco D’Amore, Lillo & Greg, Cristina Donadio sono i primi nomi annunciati tra gli attesi a Sorrento, tra il 2 ed il 5 dicembre, nell’ambito della 42/a edizione delle Giornate organizzate dall’Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) con la collaborazione dell’Anica e il sostegno del Ministero Beni, Attività Culturali e Turismo e del Comune di Sorrento.
Ed ancora Peppino Di Capri per il film “Alessandra, un grande amore e niente più” di Pasquale Falcone, anch’esso a Sorrento insieme ad una parte del cast formato da Sergio Muniz, Rosaria De Cicco, Sara Zanier, Pietro De Silva, Giacomo Rizzo. Un commedia sentimentale che sarà una delle anteprime del programma della manifestazione e che prende “in prestito” per il titolo uno dei più grandi successi di Peppino Di Capri, riarrangiato appositamente per il film.
A questi nomi se ne aggiungeranno numerosi altri, tra i protagonisti del cinema italiano, che prenderanno parte alle convention delle distribuzioni italiane per presentare agli oltre mille accreditati delle Giornate tutti i titoli in uscita nel 2020. A breve saranno annunciati anche i vincitori dei Biglietti d’Oro e delle Chiavi d’Oro Anec, assegnati ai campioni del botteghino, e i premi che l’Anec ha dedicato a Pietro Coccia e Claudio Zanchi, riservati ai migliori talenti del nostro cinema.
Reso noto anche il programma completo delle anteprime per la città di Sorrento, dall’ 1 al 7 dicembre al Cinema Teatro Tasso, che inizia domenica 1 con la proiezione in versione originale sottotitolata di “Cena con delitto” diretto da Rian Johnson e interpretato da un cast di star che annovera Daniel Craig, Chris Evans, Toni Collette, Jamie Lee Curtis, Michael Shannon, Don Johnson e Christopher Plummer.

Nour, Bartolo e la missione di accogliere i migranti”Proteggere persone, non confini”. Castellitto gli dà il volto

ORINO25 novembre 201909:37

– “C’è un grande murales a Lampedusa su cui è scritto: ‘Bisogna proteggere le persone e non i confini’. Bisogna insomma avere paura solo dei muri mentali”. Così oggi al Torino Film Festival un appassionato Pietro Bartolo, storico medico dell’isola e ora parlamentare europeo eletto nelle liste del Pd, che ha salvato e accolto migliaia di migranti provenienti dal nord Africa. Motivo della sua presenza? La presentazione a Festa Mobile di Nour di Maurizio Zaccaro, film tratto da un suo libro (Lacrime di sale) e con protagonista Sergio Castellitto che veste i suoi panni.Chi è Nour? Una ragazzina di dieci anni che viene dalla Siria e che ha affrontato da sola il viaggio verso l’Europa attraverso il Mediterraneo. Insomma una delle tante sopravvissute a un naufragio, ma con un dolore enorme dentro il cuore: sua madre, in Libia, solo alla fine non è stata imbarcata e ora Nour non sa più dove sia. Pietro Bartolo (Castellitto), medico dell’isola, se ne prende però cura in modo particolare. La porta nella sua casa, le si affeziona come a una figlia e cerca in tutti i modi di ricostruire non solo il passato della bambina, ma anche il suo presente e il suo futuro. “Mi sono chiesto come mettere in scena con il dovuto rispetto la storia di Nour – dice il regista – . Sono giunto alla conclusione che nulla, in questo film, poteva essere ricreato in modo posticcio. Nour, per essere credibile, doveva collocarsi a metà strada fra il vero vissuto. Insomma quello che Bartolo descrive nel suo libro è il vero narrato che Castellitto interpreta sullo schermo. Due modi di raccontare il vero e il verosimile in modo da rendere una storia, pur complessa che sia, vicina a tutti, anche se affonda le sue radici nella realtà più dura, scomoda e controversa che si conosca”.Il film, che sarà distribuito da Vision ed è dedicato ad Ermanno Olmi, è firmato Stemal Entertainment, Ipotesi Cinema in collaborazione con Rai Cinema, prodotto da Donatella Palermo ed Elisabetta Olmi. “È stata un’esperienza straordinaria – dice ancora Bartolo -, e sono grato a Castellitto, un grande professionista. Per quanto riguarda il mio lavoro credo, ora più che mai, che sia una missione. Proprio ieri c’è stato un altro naufragio e io credo che non ci si possa assuefare mai a queste cose, perché un naufragio dovrebbe scuotere le coscienze”. E ancora il medico: “Per trent’anni il molo di Lampedusa e stata la mia prima casa. E va detto che devo molto a tutti gli immigrati che ho salvato. Mi hanno cambiato la vita. Io che scrivevo solo ricette mediche mi sono messo a un certo punto a scrivere libri, mi sono poi votato alla politica pur di poter fare qualcosa. I migranti mi hanno addirittura curato da un ictus che è come rientrato di fronte alla mia voglia di tornare in ospedale”. Vera ossessione per Bartolo quella per un bambino che non è riuscito a salvare e ha trovato morto in una sacca per cadaveri: “Aveva i pantaloncini rossi, non lo scorderò mai. Era solo un bambino. Non riesco proprio a dimenticarlo, era solo un bambino”.

Incassi Usa, subito in testa Frozen 2Sul podio Le Mans ’66 e Un amico straordinario con Tom Hanks

24 novembre 201919:28

– Debutto da record al box office nord americano per Frozen 2, il sequel del campione di incassi Disney ancora a firma di Chris Buck e Jennifer Lee, che nel primo week end nelle sale rastrella 127 milioni di dollari, la miglior apertura di sempre per un film di animazione a novembre, quasi il doppio della cifra centrata all’esordio dagli Incredibili nel 2004 (70,4 milioni di dollari). Le principesse Elsa e Anna conquistano anche il quarto posto di sempre per il debutto di un film animato, alle spalle di Alla ricerca di Dory (135 milioni di dollari nel 2016).
Scivola in seconda posizione Le Mans ’66: il film di James Mangold con Matt Damon e Christian Bale, sull’epica sfida tra Ford e Ferrari, porta a casa 16 milioni di dollari, sfiorando in totale i 59 milioni. Sul terzo gradino del podio un’altra new entry, Un amico straordinario (A Beautiful Day in the Neighborhood), il film di Marielle Heller con Tom Hanks nei panni di Fred Rogers, celebre conduttore tv statunitense, con 13,5 milioni di dollari.
Debutta in quarta posizione 21 Bridges di Brian Kirk (9,3 milioni di dollari), seguito da Midway, kolossal bellico di Roland Emmerich, che perde tre posizioni in classifica (solo 4,7 milioni di dollari nel fine settimana, 43,1 milioni in totale).

Fellini dalla A alla Z nel ‘Dizionario’ della nipoteDaniela Barbiani ha raccolto frasi e disegni del grande regista

5 novembre 201911:12

DIZIONARIO INTIMO PER PAROLE E IMMAGINI’ A CURA DI DANIELA BARBIANI, (PIEMME, PP 240, EURO 17.90) – I pensieri, l’ironia, l’intelligenza e l’originalità di Federico Fellini, attraverso le sue parole. L’amore per l’iperbole, i paradossi e soprattutto i disegni, irriverenti ed eccessivi, sarcastici ed eccentrici. Una piccola perla per tutti i felliniani arriva con il “Dizionario intimo per parole e immagini” del grande regista, curato dalla nipote Daniela Barbiani, che ha raccolto le frasi di Fellini su temi come il cinema, la creatività, i sogni, l’arte. Ma anche su nomi noti dal Berlusconi imprenditore che ancora non aveva annunciato la discesa in campo a Roberto Benigni e Marcello Mastroianni. E li ha divisi in tre filoni in ordine alfabetico: Cinema, arte e disegno; Dizionario intimo, sogni e immaginazione; persone, personaggi e luoghi.
E così si scopre un Fellini meno noto: il suo odio-amore, per esempio, nei confronti del Colosseo, “immenso teschio mangiato dal tempo” che comunica “terrore” ma anche “voluttà” o la totale mancanza di interesse per il calcio: “Non ho mai visto una partita di calcio. In questo credo di essere poco italiano”. Ma anche la sua grande autoironia che trapela in molte occasioni dalle pagine del libro, come ad esempio quando descrive la parola ‘felliniano’: “mio padre voleva che diventassi un ingegnere, mia madre un arcivescovo, ma ho fatto di tutto per diventare un aggettivo”. E poi l’incredibile, smisurato, amore per il cinema e tutto ciò che lo circonda, gli attori, le maestranze, la scenografia: “A Cinecittà non ci abito, ma ci vivo!”. E ancora: “Cosa sono i miei film? Non c’è nessuna differenza tra il mio lavoro e la mia vita”. E soprattutto: “il mestiere di regista è un modo di fare concorrenza al padreterno”.
Ma non solo: 30 disegni inediti, sempre divisi per argomento, arricchiscono il libro. Schizzi irriverenti, spinti, ironici, che Fellini disegnava spesso mentre chiacchierava con la nipote, assistente alla regia dei suoi ultimi quattro film, e poi le regalava ammiccando: “questo non farlo vedere ai bambini però”.
Un testo da sfogliare per ritrovare il pensiero del regista ma anche lo spirito di un’epoca, arricchito dai contributi del suo grande amico Pietro Citati e dello scrittore Milan Kundera che ha sempre nutrito nei confronti del regista una grandissima stima, completamente ricambiata, anche se non si sono mai incontrati. Fellini, che su ogni argomento regala sempre racconti ricchi di aggettivi, metafore e aneddoti, lo dimostra con la semplice, asciutta e definitiva frase che dedica a Kundera: “Il più grande scrittore europeo contemporaneo”.

Don Carlo alla Fenice, Verdi ‘vince’ su acqua altaAperta la stagione. Chung, ritrae i chiaroscuri dell’animo umano

VENEZIA25 novembre 201909:30

La Fenice è risorta un’altra volta, dopo la paura dell’acqua alta. Il Don Carlo di Giuseppe Verdi, diretto dal Maestro Myung Whun Chung e con la regia di Robert Carsen, accolto con 10 minuti di applausi ha aperto la stagione lirica, a 28 anni dall’ultima rappresentazione nel teatro veneziano. La ‘prima’ di domenica era stata messa in forse dalla devastante acqua alta del 12 novembre (187 cm su medio mare), che aveva superato le barriere di sicurezza (a 183 cm) e invaso la sala macchine sotto il pianoterra. Per una settimana il teatro, senza corrente elettrica, è rimasto chiuso e le prove spostate a Treviso. Una gara contro il tempo, che ha visto in campo “una umanità straordinaria”, per arrivare il 19 scorso ad ottenere il nullaosta per la riapertura; e poter mettere in scena, a dirla con le parole del regista, uno spettacolo “nero” e psicologico, ambientato nella Spagna del sedicesimo secolo, con sullo sfondo il confronto-scontro tra il potere della religione e quello del Re, dei protagonisti con Dio. Uno scavo in profondità compiuto da Verdi nell’animo umano, con un’opera dark, shakespeariana – ancora Carsen -, ben reso dall’allestimento, dove dominano i costumi e le scene scuri, che ha contribuito a portare in primo piano la potenza della musica e del libretto (Francois-Joseph Mery e Camille du Locle) e le capacità interpretative dei cantanti. Numerosi gli applausi del pubblico in un teatro esaurito. Tra gli interpreti, tre ‘debutti’: Piero Pretti nel ruolo di Don Carlo, Alex Esposito (Filippo II) e Julian Kim (marchese di Posa). Maria Agresta ha interpretato la regina Elisabetta di Valois, Veronica Simeoni la principessa Eboli e Marco Spotti il grande inquisitore. ; Carsen è tornato al teatro veneziano quindici anni dopo la direzione de La Traviata che inaugurò la Fenice ricostruita dopo l’incendio del 1996. Un ritorno coinciso così, sul piano ideale, con la nuova “rinascita” dopo l’alluvione. Tanti i segni di solidarietà e gli aiuti da parte di altri teatri. Oggi l’acqua alta ha coperto parte della città, ma nessun problema per la Fenice. “Si alza il sipario” ha detto il sovrintendente Fortunato Ortombina. Presenti alla serata, tra gli altri, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, e il sindaco Luigi Brugnaro. Quella di Don Carlo è una storia complessa, nera, disperata, dove si intrecciano conflitti tra padre e figlio, (Filippo II e Don Carlo), amori travagliati (Elisabetta, amata da entrambi e che va in sposa a Filippo II), e temi come il potere, nel rapporto-scontro tra quello secolare del sovrano e quello spirituale della Chiesa, nella figura del grande inquisitore; sullo sfondo le istanze d’indipendenza dei popoli, nell’opera le Fiandre. Di forte impatto la scena del rogo dei libri e dell’esecuzione dei ribelli.
Andata in scena in prima assoluta a Parigi nel 1867, in cinque atti con i ballabili, l’opera è stata presentata a Venezia nella versione milanese in quattro atti del 1884. “In questa versione – rileva Carson nelle note di regia – non è la storia che domina, ma la psicologia dei personaggi. Tuttavia, alcuni temi come la religione o il potere sono cruciali e non possono essere ignorati. Così come il contesto politico nel quale si svolge l’azione, segnato dal contrasto tra la Spagna cattolica e la rivoluzione protestante nelle Fiandre”. Per il maestro Chung “Verdi è maestro assoluto nel ritrarre i chiaroscuri dell’animo umano, che la magia della sua musica riesce a trasmettere a chi l’ascolta in modo immediato quanto indelebile”.

Freddie Mercury, 28 anni fa la morte di un mitoLa voce dei Queen, tra rock e lirica

4 novembre 201917:02

24 novembre 201917:02

“La rete degli invisibili” nella ‘ndranghetaDiciassettesimo volume di Nicola Gratteri ed Antonio Nicaso

CATANZARO24 novembre 201913:28

CATANZARO – NICOLA GRATTERI E ANTONIO NICASO, ‘La rete degli invisibili. La ‘ndrangheta nell’era digitale: meno sangue, più trame sommerse’, (MONDADORI, pp 204, EURO 18,00).
Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, tra i massimi esperti di ‘ndrangheta occupandosene ormai da molti anni anche per la sua precedente esperienza di procuratore aggiunto di Reggio Calabria, ed il giornalista e docente universitario Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali, anche lui grande esperto della materia, hanno scritto un nuovo libro in cui analizzano l’evoluzione della criminalità organizzata calabrese, considerata ormai la più pericolosa e diffusa a livello mondiale. Il titolo del volume, che analizza i più recenti passaggi evolutivi della ‘ndrangheta, è “La rete degli invisibili. La ‘ndrangheta nell’era digitale: meno sangue, più trame sommerse” .
“Anche nel sordido mondo della criminalità e dell’illegalità – sottolinea l’editore – la sopravvivenza è regolata dalla legge darwiniana dell’evoluzione e dell’adattamento all’ambiente, come dimostra la storia della ‘ndrangheta che, proprio in virtù della sua straordinaria capacità mimetica, è diventata una delle organizzazioni mafiose più ricche e potenti del pianeta. Ma come sono fatti gli ‘ndranghetisti del terzo millennio? Come vivono? Come si vestono? Come gestiscono i loro affari? Come si riconoscono? Continuando nel loro infaticabile quanto meritorio tentativo di indagare una realtà criminale sommersa e misteriosa e di dare un volto agli ‘invisibili’, Nicola Gratteri e Antonio Nicaso analizzano la ‘ndrangheta 2.0, sempre più collusiva e sempre meno violenta, e i suoi rapporti con i centri di potere economico, politico e finanziario, con la massoneria deviata, il web sommerso ed i social network. Ne descrivono i boss, inclini al basso profilo e ostili ai gesti eclatanti e alle clamorose dimostrazioni di forza, ma attivamente impegnati nello spietato governo del territorio, nella corruzione e nell’infiltrazione delle istituzioni e dell’economia legale e nel soddisfare la ‘domanda di mafia’ legata alla globalizzazione e alla creazione di un unico mercato mondiale in cui imprenditori e operatori economici, in Italia e all’estero, chiedono alla criminalità beni e servizi necessari per abbattere i costi di produzione, elevare i margini di profitto e acquisire competitività”.
Ma l’analisi di Gratteri e Nicaso si sofferma anche su altri aspetti che hanno riguardato di recente la ‘ndrangheta, tra cui quella che lascia intravedere le prime crepe nel secolare e apparentemente inscalfibile muro di omertà dell’organizzazione: ci sono alcuni rampolli di famiglie mafiose che decidono, o convincono i padri a farlo, a collaborare con la giustizia. Ci sono poi mogli e figlie di boss che si ribellano ed affiliati che non hanno più paura di esibire pubblicamente la loro omosessualità, tema che un tempo era un tabù.
“Quella contro la ‘ndrangheta – concludono gli autori de “La rete degli invisibili” – è una battaglia che è possibile vincere, ponendo mano ai Codici, nella speranza di trovare una forte convergenza politica su una battaglia di civiltà, quella contro mafie e corruzione, due mali endemici che costituiscono una zavorra e una gravissima minaccia sul presente e sul futuro del nostro Paese”.

‘Cetto c’è’ e questa volta è sovranistaAlbanese, ormai la mia maschera è superata dalla realtà

24 novembre 201911:43

Con ‘Cetto c’è senzadubbiamente’, in sala dal 21 novembre in oltre 500 copie, la maschera politico-cialtrona creata da Antonio Albanese torna per la terza volta (dopo Qualunquemente e Tutto tutto niente niente) scegliendo la forma politica più estrema: l’essere sovrano. Ma va detto, spiega l’attore che la realtà ormai supera tutto: “Siamo stati scavalcati dalla famiglia reale – dice facendo riferimento allo spot di Emanuele Filiberto di Savoia per la serie Netflix, The Crown – . Non so davvero cosa dire di questa cosa senza troppa dignità se non che supera di molto la mia stessa comicità espressionista”.Ignorante, cafone, maschilista, truffaldino, senza alcun senso dello stato, Cetto La Qualunque torna così, dopo sette anni passati in Germania, decidendo di andare oltre ogni mediazione politica tradizionale proponendosi direttamente come re. E questo anche grazie a una rivelazione, quella che vuole sia figlio illegittimo di un principe locale e quindi del tutto legittimato a fregiarsi del titolo di Re delle due Calabrie. Non manca, a questo proposito nel film anche un vero e proprio referendum: monarchia/repubblica. Per la sceneggiatura, il comico si è fatto affiancare da Piero Guerrera, noto autore televisivo con cui ha scritto i primi due film, mentre alla regia c’è Giulio Manfredonia. Riferimenti a Matteo Salvini, sovranista per eccellenza? “Non guardo certo a una sola persona – dice Albanese- . Faccio un esempio: in Svezia il primo partito è di ultra destra. È vero però che la parola sovranismo sottintende un sovrano e questo mi spaventa un po’ anche per il futuro dei miei figli”.Mentre a domanda diretta, se il film rischia di rendere ancora più popolare Salvini, Albanese replica secco: “Spero proprio di no”. “Fare un personaggio come Cetto che è, allo stesso tempo, volgare, amorale e maschilista – dice -, mi fa vergognare come una bestia quando ci penso e a volte questo mi provoca il torcicollo, un modo per non guardare. E pensare che l’idea di Cetto mi è venuta quando ho visto un giorno un candidato mostrare la foto della moglie del suo concorrente dicendo che era una puttana e dunque il marito un cornuto invotabile”. E che ci sia qualcosa che non va in questa politica, Albanese lo spiega così: “Ci sono ministri della paura. Il 2016, ad esempio, è stato l’anno con il più basso numero omicidi. Ma questa cosa non viene fatta percepire. Si preferisce manovrare il popolo, e questo è da vigliacchi”. Candidarsi in politica? “Non me lo ha chiesto nessuno”.La maschera di Cetto La Qualunque, conclude il regista, “funziona ancora ed era poi giusto raccontare dove si era arrivati in politica”. Nel cast del film anche: Nicola Rignanese, Caterina Shulha e Gianfelice Imparato.

Kassabova, l’instabilità fa crescere i muriLa scrittrice originaria di Sofia in Italia con ‘Confini’

23 novembre 201914:02

KAPKA KASSABOVA, CONFINE-VIAGGIO AL TERMINE DELL’EUROPA (EDT, PP 405, EURO 25,00)Viviamo in un’era di fortificazioni, in un mondo instabile in cui i confini diventano “quasi un mondo sotterraneo”. “Come nelle classiche storie horror l’ingrediente principale è un ambiente instabile, dove è possibile tutto, gli orrori e i miracoli” e “proprio per questa instabilità non ci sarà un’altra cortina di ferro”. E’ la visione di Kapka Kassabova a 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino. “Parliamo di confini apocalittici che rappresentano la paura collettiva. Di confini duri come può essere Messico-America dove mettono i bambini nelle gabbie. E noi viviamo un tempo del mondo di sotto senza saperlo” dice. Grande viaggiatrice e apprezzata scrittrice di origini bulgare, emigrata in Nuova Zelanda dopo il crollo del Muro, la Kassabova, che è nata nel 1973 e oggi vive in Scozia, appartiene all’ultima generazione della cortina di ferro.
Nel suo nuovo libro ‘Confine. Viaggio al termine dell’Europa’, pubblicato da EDT nella traduzione di Anna Lovisolo, esplora i cosiddetti Balcani sud-occidentali. Quel confine tra Bulgaria, Turchia e Grecia considerato una via di fuga dal blocco di Varsavia migliore rispetto al Muro di Berlino, con boschi e montagne affollate di militari, spie e fuggiaschi. “Quando cadde il muro di Berlino al mondo c’erano 16 confini fortificati oggi ce ne sono più o meno 60. Questo fa pensare che il mondo sia più sicuro, ma non è evidentemente così” afferma.
“La parola confine è associata spesso solo ed esclusivamente alla politica, ma io sono più interessata alla terra, alla visione metaforica e simbolica” spiega la scrittrice che ha fatto del confine e delle persone che lo abitano la chiave delle storie del suo libro, accolto come una rivelazione da gran parte della critica anglosassone e vincitore di numerosi premi, che è venuta a presentare in Italia.
“Il confine di cui io parlo nel libro è conosciuto come l’altro Muro di Berlino perché il Muro era una cortina di ferro continua, dalla Finlandia alla Bulgaria. Per cui, quando si parla del Muro di Berlino e si pensa solo alla Germania, la rappresentazione è sbagliata. In particolare la parte di cui mi sono occupata in questo libro era un pezzo particolarmente attivo, di transito, sia durante la Guerra Fredda, sia prima.
Era il posto dove passavano storicamente gli immigrati per andare dall’Asia all’Europa. Fino a pochi anni fa c’erano posti che avevano ancora i cancelli chiusi, non per ragioni politiche ma per l’inerzia del confine e se tu volevi andare a visitare parchi naturali o aree protette nella zona della montagna di Strangia dovevi trovare la pattuglia di confine più vicina e chiedere la chiave”, racconta la Kassabova che si considera una scrittrice di luoghi, che crede nel “potere che hanno i posti perduti, segreti e le persone che nessuno conosce” ed è interessata ai microcosmi e alle voci di chi non viene ascoltato.
Adesso, spiega, “i check point che ci sono in Bulgaria sono i più trafficati in Europa per via del grande commercio dall’Asia.
Ma c’è una differenza sostanziale rispetto a trent’anni fa: la terra è più instabile. Le migrazioni sono un fenomeno che non si può fermare, che è causa e sintomo di instabilità. E per via di tutto questo non sappiamo se domani saremo noi a dover scappare, a trovarci ad attraversare un confine dalla parte cattiva alla parte buona”.
La prima sezione del libro è ambientata in una comunità bulgara di confine “e per me – continua – è stato interessante vedere come la mitologia collettiva di questi posti rifletta la cultura degli inferi, del sotto mondo” dice la scrittrice che ha voluto incontrare tutto lo spettro della società del confine, i fuggitivi, i nativi, le guardie e i fantasmi del confine, cioè quelli che sono dall’altra parte. Il viaggio ha seguito tanto le terre selvagge, quanto il confine. Dal mar Nero al Monte Strangia che è una delle montagne più misteriose e oscure d’Europa, poi attraverso la pianura Tracia e al traffico che c’è in quel confine e ancora fino al massiccio del Rodopoi, il viaggio “è diventato quasi speculare perché il confine è anche uno specchio” sottolinea la Kassabova .

Le tante vite di Frida Kahlo in un docu-filmAl Torino Film Festival e poi in sala dal 25 al 27 novembre

23 novembre 201910:44

– Bellissima, in alcune foto, e per niente bella in altre con quelle sue sopracciglia folte e quella peluria sopra le labbra che non ha mai voluto nascondere, Frida Kahlo già dall’aspetto mostrava una natura selvaggia, proprio come le sue tante vite e i colori dei suoi vestiti.
E va detto che libera, anche sentimentalmente, questa artista messicana nata nel 1907 lo fu davvero come fa vedere ‘Frida. Viva la vida’, docu film di Giovanni Troilo che passa alla 37/a edizione del Torino Film Festival nella sezione Festa Mobile per poi approdare nelle sale italiane in esclusiva il 25, 26, 27 novembre.
Il film, prodotto da Ballandi Arts e Nexo digital in collaborazione con Sky Arte e con la partecipazione straordinaria di Asia Argento, racconta, per quanto è possibile, questa icona pop che sembra aver vissuto tre vite. E questo in un lungo viaggio tra le opere, ma anche le fotografie, i vestiti e gli oggetti personali della Kahlo con la colonna sonora originale di Remo Anzovino.
Colpita dalla poliomielite a sei anni e vittima poi di un incidente stradale che la lascerà invalida a diciotto, Frida affrontò ben 32 operazioni e convisse sempre con dolori atroci che la perseguitarono fino alla morte. Nonostante questo, grazie alla sua pittura e ai suoi scritti, al suo modo di vestire, al suo stile inconfondibile, nel corso degli anni la Kahlo è diventata un modello di riferimento, un’icona capace di influenzare artisti, musicisti, stilisti.
Asia Argento in ‘Frida. Viva la vida’ conduce lo spettatore alla scoperta dei due volti della pittrice, seguendo un fil rouge dato dalle stesse parole dell’artista e tratto da lettere, diari e confessioni private. Si scoprirà così come l’opera della pittrice affondi le sue radici sia nella pittura tradizionale dell’800, nei retablos messicani, che nell’arte e nell’impegno di uomini del suo tempo, dal compagno di una vita, Diego Rivera (da lei sposato due volte), a Trotsky.
Del resto, dopo la rivoluzione del 1910, il Messico aveva provato a riscoprire le proprie origini attraverso l’iconografia pre-colombiana in cui anche Frida esplorò l’identità degli opposti come dolore e piacere, tenebre e luce, vita nella morte e morte nella vita. Nel documentario sarà possibile vedere per la prima volta fotografie, vestiti e altri oggetti personali di Frida conservati negli archivi del Museo Frida Kahlo normalmente non accessibili al pubblico, oltre alle stampe originali delle fotografie scattate da Graciela Iturbide durante l’apertura del bagno di Frida nel 2004.
‘Frida. Viva la Vida’, propone un viaggio in sei capitoli alla ricerca di Frida, nel cuore del Messico, tra cactus, scimmie, cervi e pappagalli, alternando interviste esclusive, documenti d’epoca, ricostruzioni e opere della stessa Kahlo, tra cui gli autoritratti più celebri (da quello con Diego Rivera del 1931 alle Due Frida del 1939, da La colonna spezzata del 1944 al Cervo ferito del 1946).
Ecco, infine, l’ultima frase scritta sul suo diario: “Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più”.

Aciman, ‘Cercami’ come una partitura musicaleLo scrittore all’Anteprima di Libri Come con il nuovo romanzo

22 novembre 201919:44

ANDRE’ ACIMAN, CERCAMI (GUANDA, PP 278, EURO 18,00)Ha una struttura che ricorda quella delle partiture musicali – scandita in ‘Tempo’, ‘Cadenza’, ‘Capriccio’, ‘Da capo’ – e la musica, quella classica in particolare, ha una grande importanza in ‘Cercami’, il nuovo romanzo di André Aciman, che esce per Guanda undici anni dopo ‘Chiamami col tuo nome’, diventato un fortunatissimo film di Luca Guadagnino.
Tornano Elio e Oliver, ma ‘Cercami’ non “è un seguito di Chiamami col tuo nome’ come ha spiegato Aciman che è stato protagonista, il 21 novembre, dell’Anteprima di Libri Come, la festa del libro e dei lettori, all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
“Il quotidiano e il realismo non mi hanno mai interessato. La mia scrittura cerca di essere come quell’armonia e felicità che c’è nella musica” dice lo scrittore che insegna letterature comparate alla City University di New York, vive a Manhattan, ha una passione speciale per il nostro Paese e parla benissimo italiano. “La musica è la forma d’arte più sublime che esista.
Le variazioni Goldberg di Bach o i Quartetti di Beethoven sono il meglio che l’umanità abbia creato” sottolinea.
L’amore, che vive al di là del tempo e delle distanze, è il cuore del romanzo. Ma prima di parlarci della nuova vita di Elio e Oliver, che dopo la loro folgorante passione hanno preso strade diverse, Aciman ci racconta un nuovo travolgente incontro: quello di Samuel, il padre di Elio che sta andando a Roma per rivedere suo figlio, e si imbatte in treno in una giovane fotografa ribelle. Con questa immagine si apre il libro che ci fa riflettere sul tema della paternità.
“Mio padre, un uomo che amava immensamente la musica, ha sposato una sordomuta. Mi sono molto interrogato sul perché di questa scelta. E’ un uomo che mi ha sempre affascinato” racconta lo scrittore che ha parlato del suo nuovo libro all’Auditorium Parco della Musica di Roma, con Marino Sinibaldi, Elena Stancanelli e un appassionato pubblico di lettori e fan.
“Volevo capire chi era questo padre, da dove proveniva il discorso che faceva a suo figlio. Sono parti di una vita o di molte vite che non sono necessariamente connesse ma vanno insieme. La paternità non credo abbia un’influenza, si ripeta.
La persone si formano autonomamente” afferma lo scrittore che ha origini turco-sefardite .
In ‘Cercami’ anche la scrittura di Aciman ha un altro andamento, per brevi momenti. “Di romanzi lunghi ne ho scritti tanti, adesso basta” spiega l’autore che non nasconde “Elio sono io” e Oliver lo rimprovera perché non vuole guardare indietro.
“‘Non voglio parlare al passato. Siamo nel presente’. E’ tipico di Oliver dire questo mentre io sono lontano da tutto ciò” dice Aciman che in Cercami ci mostra Elio, pianista affermato, sentimentalmente irrequieto, che vive a Parigi ed è innamorato di un uomo che ha più o meno l’età del padre. Oliver vive a New York, si è sposato e ha avuto due figli adolescenti, ma il legame con Elio non si scioglierà mai.

La sapienza delle api, inediti di Pamela L. TraversDa Mary Poppins allo studio del mito e del folklore

NCONA22 novembre 201918:19

PAMELA L. TRAVERS, LA SAPIENZA SEGRETA DELLE API’ (LIBERILIBRI) . Sull’onda di una nuova “marypoppinsmania” globale e di un rinnovato interesse per l’autrice Pamela L. Travers (film come Saving Mr. Banks e Il ritorno di Mary Poppins, ora il musical italiano) la casa editrice Liberilibri pubblica per la prima volta in Italia una serie di testi della scrittrice australiana, tratti da conferenze e articoli di giornale, risalenti a un periodo tra la metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta: “La sapienza segreta delle api”, a cura di Cesare Catà.
Pamela L. Travers, nom de plume di Helen Lyndon Goff, era una donna stramba e coltissima, libera e solitaria, inflessibile e severa, che rifiutava di definirsi una scrittrice per l’infanzia e che preferiva pensarsi come una studiosa di mitologia e folclore. E’ questo aspetto che emerge nella raccolta di inediti, in cui guida il lettore alla scoperta del lato oscuro delle fiabe, Mary Poppins compresa, una storia che in realtà presenta numerosi aspetti legati all’angoscia dei bambini. Una posizione che fa anche comprendere il duro scontro umano e professionale avuto dalla Travers con Walt Disney, nella traduzione cinematografica del suo personaggio più famoso: “due opposte concezioni delle fiabe, due divergenti visioni del mondo, due inconciliabili filosofie” scrive Cesare Catà nell’Introduzione. Catà ha selezionato e tradotto in italiano da “What the Bee knows. Reflections on Myth, Symbol and Story” (questo il titolo originale), pubblicato nel 1989, un florilegio ragionato di 21 testi che rappresentano “il testo più prezioso per tentare di chiarificare e di capire come la sua cultura e la sua vita influirono sulla scrittura di Pamela L. Travers”, e dove emergono, “mescolati insieme sovente in modo inestricabile, elementi biografici importanti della vita dell’autrice e principî essenziali della sua filosofia, del suo credo critico, della sua visione del mondo”. Ovvero: “una profonda conoscenza della mitologia e del mondo delle fiabe; le influenze di Yeats e George Russell, la lezione di Gurdjieff, la filosofia zen, gli studi antropologici, la psicanalisi e l’ermeneutica junghiane, l’astrologia esoterica, Shakespeare, Blake, Keats e la tradizione romantica”.

Lispector, tutte le donne, tutti i raccontiPer Feltrinelli l’opera monumentale della grande scrittrice

22 novembre 201918:18

CLARICE LISPECTOR, ”LISPECTOR, TUTTI I RACCONTI” (COMETE. FELTRINELLI, PAG. 560) Nei racconti di Lispector c’è una ”consapevolezza di genere che trova la strada di un femminismo lontano dall’oggettività programmatica del manifesto militante. Costruito piuttosto attorno alla consapevolezza (”io ero la donna di casa”, il granaio” come meta di un percorso di crescita esistenziale e intellettuale”.
Nei suoi racconti ”si trovano bambine, ragazze, giovani donne, donne mature e poi anziane, donne che attendono la morte: questi racconti sono il loro infinito e lacerato diario intimo, il loro quotidiano, alimentato da chimere e sconfitte, declinato in un unico comprensivo ritratto corale. In definitiva, citando Benjamin Moser, ‘un ritratto indimenticabile di questa grande figura in tutta la sua maestà”, scrive Roberto Francavilla nella bella postfazione a Lispector, il volume appena pubblicato da Feltrinelli che raccoglie in 560 pagine tutti i suoi racconti. Donna di rara sensibilita’ e intelligenza, colta e curiosa, ha saputo cogliere nelle sue opere la meraviglia e l’insensatezza dell’universo trasfigurandola in pagine densissime, poetiche, velate di ironia e di sorriso.Tra l’Ucraina dove era nata ma che aveva lasciato ad appena due anni, e il Brasile dove ha vissuto il resto della vita. Di famiglia ebrea, lei apolide e multiculturale come sancisce la necessità dell’oggi. Morta nel 1977 a soli 57 anni, dopo un grave incidente che aveva avuto dieci anni prima, dopo anni e anni di intensa scrittura intorno all’universo femminile. Madri, figlie. nonne, mogli, nuore, suocere, perno della vita quotidiana arrotolata nel ritmo lento ma inesorabile delle sue storie. ”Ecco vedi”, dichiarò a bruciapelo una vecchia chiudendo il giornale con decisione, ”ecco, io dico solo questo: Dio sa quello che fa”.

Venditti e De Gregori, concerto insieme dopo 50 anniAllo stadio Olimpico il 5 settembre i due in concerto evento

22 novembre 201911:53

Antonello Venditti e Francesco De Gregori: i due cantautori che hanno segnalo la storia della musica italiana tornano insieme dopo 50 anni in quello che si annuncia come un concerto evento. Sarà il 5 settembre allo stadio Olimpico di Roma. Una storia comune e diversa cominciata insieme tanti anni fa. I due artisti cominciano a collaborare poco più che ventenni durante un viaggio in Ungheria, scrivono le loro prime canzoni insieme, per arrivare al comune esordio discografico con Theorius Campus dove Antonello incide “Roma Capoccia”, subito grandissimo successo, e Francesco “Signora Aquilone”. Un disco che sancì per entrambi l’inizio del proprio percorso artistico.
Due personalità molto differenti, ma affini. Due stature artistiche diverse, ognuna con la propria poetica. Venditti e De Gregori tornano insieme, nella loro città, là dove tutto iniziò, nella ‘cantina’ della loro musica. La prevendita dei biglietti on line dal 22 novembre e nei punti vendita dal 29/11.

Mattarella all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Universita’ BocconiIl Capo dello Stato all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Universita’ Bocconi

25 novembre 201912:56

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Universita’ BocconiLa formazione “deve suscitare spirito critico e senso di responsabilità che sono i veri antidoti a odio e pregiudizio”, ha spiegato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante l’inaugurazione dell’Anno accademico della Bocconi di Milano, rifacendosi a quanto detto dal presidente dell’Ateneo, Mario Monti.
“Credo di poter dire, oltre a rendere l’Italia un po’ più europea, Lei ha evitato al nostro Paese alcune pericolose sbandate”. Così il presidente della Bocconi, Mario Monti nel ringraziare il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, in un passaggio del suo intervento all’inaugurazione dell’anno accademico. “Con la persuasione o con il richiamo, esercitato talora in frangenti difficili, Lei è riuscito a rendere più consapevoli le forze politiche che l’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea non è solo la realizzazione di un ideale condiviso da tanti italiani, ma è anche un argine contro alcune turbolenze esterne e uno stimolo a decisioni più ponderate a livello nazionale”, ha sottolineato Monti.

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