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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA TUTTE LE NOTIZIE IN TEMPO REALE

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DALLE 09:43 DI DOMENICA 12 GENNAIO 2020

ALLE 11:15 DI MARTEDì 14 GENNAIO 2020

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Nuovi eroi, storie di persone comuni e straordinarie
Insigniti da Mattarella dell’Ordine al merito, Rai3 li racconta

12 gennaio 2020 09:43

Trenta puntate per raccontare le storie di cittadini e cittadine insigniti dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, in quanto rappresentativi della più alta espressione dei valori che definiscono la Nazione, il suo impegno civile e il forte senso di comunità. Nuovi Eroi, il format originale prodotto da Stand by Me e Rai3 con la preziosa collaborazione del Quirinale, torna su Rai3 dal 13 gennaio dal lunedì al venerdì alle 20:25. Trenta puntate inedite per trenta straordinarie storie di eroi comuni – spesso sconosciuti al grande pubblico, ma esempio virtuoso per tutto il Paese – narrate attraverso le testimonianze del protagonista e di amici, familiari, colleghi, e da immagini, filmati privati e repertorio di cronaca, perché le loro vicende s’intrecciano molto spesso con momenti cruciali della nostra Storia recente.La voce fuori campo che guida il racconto è quella di Veronica Pivetti, mentre i passaggi decisivi della vita del protagonista di puntata sono ricostruiti attraverso suggestive rievocazioni. Nella prima settimana (13-17 gennaio) cinque storie di cittadini coraggiosi e determinati, che hanno sposato cause importanti: Roberto Morgantini, che nel 2015 decide di creare a Bologna delle “cucine popolari”, non soltanto delle semplici mense per i poveri ma luoghi di incontro, di ritrovo, di cultura per tutti i senzatetto; Suor Elvira Tutolo, una missionaria originaria di Termoli che da 30 anni in Africa dedica la sua vita ai bambini di strada per cercare loro una famiglia e strapparli dalla violenza e dalle armi; Gaetano Fuso, ex poliziotto affetto da Sla, che in Puglia ha fondato un’associazione per permettere alle persone nella sua stessa situazione di andare al mare in una spiaggia adeguatamente attrezzata; Roxana Roman, proprietaria del Roxy Bar a Roma che, dopo aver subito un’azione mafiosa, ha deciso di denunciare i Casamonica e, infine, Igor Trocchia, allenatore di una squadra di calcio di Bergamo che è stato il primo in Italia a decidere di ritirare la sua squadra da un torneo dopo che uno dei suoi ragazzi è stato oggetto di insulti razzisti.In ogni puntata le immagini della consegna dell’onorificenza al merito civile svoltasi al Quirinale alla presenza del presidente Mattarella. Un Ordine nazionale, istituito nel 1951, destinato a “ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, dell’economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari”. Nuovi eroi è un format originale prodotto da Stand By Me e Rai3. Produttore creativo Simona Ercolani, capoprogetto Andrea Felici, scritto da Gaspare Baglio, Alessandro Chiappetta, Lorenzo De Alexandris, Raffaele Di Placido, Francesca Mattioli, Nunzia Scala. Regia di Claudio Pisano.

Il futuro, questo sconosciuto a metàSaggio filosofico di Iaquinto e Torrengo

TRIESTE12 gennaio 202015:36

SAMUELE IAQUINTO E GIULIANO TORRENGO, ‘FILOSOFIA DEL FUTURO. UN’INTRODUZIONE’ (Raffaello Cortina Editore, pag.171; 17 euro)Il presente avanza secondo l’idea che il tempo scorra, dunque che sia composto da un passato, ormai inaccessibile, e da un futuro, che può essere condizionato dalle nostre scelte (del presente). E’ il concetto comune del tempo sul quale Iaquinto e Torrengo si sono interrogati da un punto di vista filosofico per aumentare la comprensione profonda del futuro, e più in generale del tempo. Filosofia più che fisica, cui di diritto spetterebbe la speculazione intorno al tempo.Ma questo assunto che può sembrarci così scontato e semplice schiude inquietanti interrogativi: siamo sicuri che il futuro non sia già scritto? Oppure che risieda nient’altro che in una ristretta gamma di possibilità alternative? Qualcosa tuttavia sta cambiando nelle discipline in questi anni e i due autori lo segnalano: se filosofia e fisica dialogano, nuove scoperte da parte di quest’ultima potrebbero imporre radicali revisioni del nostro modo di pensare al tempo.Per meglio analizzarlo, si pongono i cosiddetti ‘esperimenti mentali’, che prendono in esame circostanze alternative a quelle comuni nel tentativo di ampliare la comprensione di un dato fenomeno o evento, appunto.Così il filosofo Derek Parfit ipotizza che un giorno dobbiamo andare su Marte, pianeta dove siamo già stati in passato ma che abbiamo raggiunto sempre e solo con navicelle spaziali. Stavolta invece si verrà teletrasportati: uno scanner ci disintegrerà per poi ricomporci sul pianeta di destinazione. Il sistema funziona e noi ci ritroviamo su Marte. Il quesito posto è: siamo la persona che è sopravvissuta al teletrasporto oppure ne siamo un’altra ricreata che crede di essere noi, seppur identica a noi? Siamo sempre nell’ambito della filosofia, ma ci sono anche esperimenti mentali tratti dalla fisica, come quello che discende dalla teoria della relatività speciale secondo la quale il tempo rallenta a mano a mano che ci si avvicina alla velocità della luce. E’ questo: supponiamo di avere una sorella gemella, questa subito dopo la nascita viene fatta salire a bordo di una navicella che viaggia quasi alla velocità della luce e spedita nello spazio. Quando torna, è molto più giovane di noi. E’ un esperimento che forza la nostra immagine intuitiva del mondo, secondo cui il tempo scorrerebbe ovunque alla stessa velocità.Il libro sviscera l’argomento tempo da diversi punti di vista: dunque affronta gli interrogativi sollevati da metafisica, logica, etica, psicologia, economia, soffermandosi inoltre sul dibattito filosofico contemporaneo sui viaggi nel tempo.

100 anni nascita Bufalino, al via le iniziativeL’autore ricordato nella scuola di Vittoria dove insegnò

VITTORIA12 gennaio 202012:56

– Al via le manifestazioni per il centenario della nascita di Gesualdo Bufalino (15 novembre 1920-14 giugno 1996), lo scrittore di Comiso balzato agli onori della cronaca letteraria per ‘Diceria dell’untore’, pubblicato da Sellerio nel 1981 e vincitore del premio Campiello.
La prima iniziativa per ricordare Gesualdo Bufalino ad opera della Fondazione a lui intestata ha avuto luogo nella scuola dove ha insegnato per 25 anni, l’Istituto Magistrale ‘Giuseppe Mazzini’ di Vittoria. “Era un professore che scuoteva, che toccava la coscienza degli studenti” ha ricordato il professor Gaetano Bonetta, suo allievo negli anni ’60’, oggi docente ordinario di pedagogia dell’Università di Catania. “E’ stato un plasmatore di soggettività umane – ha aggiunto Bonetta – che ha caratterizzato la relazione nel gruppo classe”.
Oltre a Bonetta hanno ricordato il Bufalino professore la docente universitaria Lisiana Giordano, altra sua allieva, il direttore scientifico della Fondazione Nunzio Zago e la ricercatrice Barbara Distefano.

Siani, a teatro è festa tutti i giorniIn giro con Felicità tour, meglio un abbraccio vero che un like

NAPOLI12 gennaio 202020:11

Per Alessandro Siani le feste non finiscono mai, o meglio, come racconta soddisfatto il popolare artista napoletano, “in teatro può essere festa tutti i giorni”. E i numeri lo confermano: 40 sold out e 38mila spettatori in un solo mese al Teatro Diana, il suo one man show ‘Felicità Tour’ sta battendo tutti i record e da fine gennaio riparte per i palcoscenici delle principali città italiane, stavolta puntando verso Nord, da Parma (29 gennaio) all’Arcimboldi a Milano (“dal 2 al 4 febbraio…abbiamo aggiunto una data anche se c’è Sanremo…”) fino ad approdare al Quirino di Roma (dal 20 al 23 febbraio).E così Siani spiega una ricetta semplice a base di empatia: ”Voglio regalare agli spettatori felicità e momenti di condivisione vera, almeno ci provo. L’utilizzo della parola tour nel titolo rimanda proprio a questo, alla tanta felicità che gira intorno a noi e che a volte abbiamo persino timore a vivere con gli amici più cari. Oggi la condivisione è solo virtuale, nella vita reale ce n’è ben poca. A me viene sempre in mente la vecchia ‘comitiva’. Ci si organizzava per trascorrere insieme una serata, con il solo desiderio di ridere e divertirsi. Una volta a tenere banco nel gruppo era l’amico più spiritoso, ora vedo i ragazzi raccogliersi intorno ad un telefonino, fissando un video sullo schermo. Il teatro è l’antidoto al mondo virtuale: deve essere protetto anche per questo! Personalmente a un like sui social preferisco l’abbraccio e la foto con un fan a fine spettacolo, un ‘protocollo’ a cui sono abituato e che amo moltissimo. E mi interessa sempre l’opinione degli spettatori”.Un monologo in napoletano in puro stile Siani che da un anno si rinnova, tra tic e manie, poveri e ricchi, nuove tendenze e vecchie differenze: ma al Nord si perdono qualche battuta? ”Ho sempre notato che quando cercavo di italianizzare una parola o una frase intraducibile, esprimermi insomma in maniera meno calda, l’effetto non era lo stesso: diciamo che il desiderio di napoletanità è ovunque molto alto, si aspettano da me quell’accento, quel gesto. Il mio dialetto comunque è una via di mezzo tra il napoletano dei nostri nonni e quello che parlano i nipoti. Già da TeleGaribaldi sono stato un po’ il precursore. Intanto torno ad essere solo sul palco, accompagnato dal maestro Umberto Scipione, e spero di farmi conoscere meglio da alcune platee, oltre l’immagine del Siani al cinema”.Con ‘Il giorno più bello del mondo’, ha incassato in autunno 6 milioni e 400mila euro. Insomma, se la sala è insidiata dall’offerta delle piattaforme e le uscite sono studiate come in un risiko dai distributori, anche grazie alla lunga militanza teatrale Alessandro Siani vanta un suo pubblico per ogni stagione. ”E’ stato un ottimo anno per il cinema – nota – la strada è quella giusta: i buoni risultati sono iniziati con l’estate e poi sono andati avanti per i film italiani”. Sul set tornerà a maggio con Christian De Sica. Prima il Natale su Sky (“la più bella esperienza mai fatta in tv”), poi l’abbraccio della sua città (anche tre spettacoli in un giorno, repliche fino al 26 gennaio con una data appena aggiunta, il 22), per Siani adesso è solo ‘Felicità tour’: ”Vent’anni anni fa esordivo qui al Diana, è un’emozione ripensare ai miei inizi proprio su questo palco. Il teatro resta per me meraviglia assoluta”. Tra le tappe, Firenze (Verdi 30 gennaio), Padova (Gran Teatro Geox 31 gennaio), il ritorno a Torino (Alfieri, 1 e 2 febbraio), Varese (Openjobmetis, 6 febbraio), Lugano (Palazzo Congressi, 7 febbraio), Zurigo (9 febbraio), Genova (Carlo Felice, 11 febbraio) Bologna (Europauditorium, 15-16 febbraio).

Morrissey, il 20 marzo “I Am Not A Dog On A Chain”Nel nuovo disco la partecipazione della leggenda Thelma Houston

12 gennaio 202013:05

– “I Am Not A Dog On A Chain” è il 13/o album in studio da solista che Morrissey pubblicherà il 20 marzo. Si tratta della sua terza uscita per Bmg e segue l’album di cover dello scorso anno “California Son”. Prodotto dal produttore vincitore del Grammy Award Joe Chiccarelli (Beck, The Strokes, The Killers), è stato registrato allo Studio La Fabrique di Saint-Rémy-de-Provence, in Francia e al Sunset Sound di Hollywood, in California.
“Ho prodotto – spiega Chicarelli – quattro album in studio per Morrissey. Questo è il suo album più audace ed avventuroso. Ha allargato ancora una volta i confini, sia musicalmente che con le liriche. Ancora una volta dimostrando come sia a suo agio come cantautore e cantante. In verità, nessuno può essere Morrissey a parte… Morrissey!”.
Morrissey ha annunciato l’uscita dell’album condividendo il primo singolo “Bobby, Don’t You Think They Know?”. La canzone vede la partecipazione di Thelma Houston leggenda della Motown, che è meglio conosciuta per la sua interpretazione di “Don’t Leave Me This Way” che salì in vetta alla Billboard Hot 100 nel 1977.
“Una delle più grandi gioie per me in questo ambiente è avere l’opportunità di collaborare con altri grandi artisti” ha dichiarato Thelma Houston. “Adoro la sfida di vedere se ciò che io faccio può funzionare con ciò che stanno facendo. A volte funziona, a volte no. Penso che la miscela di ciò che Morrissey sta cantando e ciò che io sto cantando funziona davvero su “Bobby”. Ed è stato molto divertente lavorare con M anche in studio!”.

Lucio Fontana, l’ispiratore di altri mondiA Monfalcone peso e influenza del padre dello Spazialismo

12 gennaio 202013:23

– “Non vengo per distruggere, ma per creare un modo nuovo per la pittura”. Questo diceva di sé Lucio Fontana, l’autore dei celebri tagli e dei buchi sulla tela, padre geniale dello Spazialismo e fonte di stimoli e suggestioni per molti altri grandi nomi dell’arte della seconda metà del Novecento. Al pittore italiano, nato nel 1899 in Argentina, e ai “mondi oltre la tela, tra oggetto e pittura” è dedicata la mostra che la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone propone fino al 2 marzo. I curatori Giovanni Granzotto e Leonardo Conti hanno selezionato una trentina di sue opere tra tele, ceramiche e carte, per mettere in luce le tematiche che, tra la fine degli anni ’40 e il 1968, l’ anno della sua morte a Varese, hanno rappresentato un modo radicalmente diverso di concepire la pittura. Il lavoro di Fontana visto, quindi, come un incipit della ricerca artistica contemporanea. Una lezione per altre figure – da Piero Manzoni a Agostino Bonalumi e Enrico Castellani, da Alberto Biasi a Gianni Colombo, da Mario Deluigi a Tancredi e Morandis, da Roberto Crippa a Gianni Dova, sino a Giuseppe Santomaso, Ettore Spalletti, Nunzio, Ben Ormenese, Sandro Martini, Riccardo Licata, Gastone Biggi e altri ancora – attraverso le quali i curatori hanno costruito con una cinquantina di loro opere il percorso espositivo in cui si possono riconoscere i mondi del maestro.

Rosi, Imparato, Andò per un coraggioso Eduardo’Ditegli sempre di sì’, sottile gioco delle parti su filo follia

12 gennaio 202014:31

– Davanti a uno spettacolo della qualità di questo ”Ditegli sempre di sì”, che si replica all’Ambra Jovinelli di Roma sino al 19 gennaio, prima di una lunga tournée che arriverà allo Strehler di Milano dal 18 marzo al 5 aprile, bisogna riconoscere il coraggio di Roberto Andò nel leggere Eduardo prescindendo dall’invadente ricordo che ancora abbiamo di lui attore, ma ancor prima quello di Carolina Rosi, che oggi guida la compagnia che fu di Luca De Filippo e si ritrova ad essere l’erede di quella famiglia, nello scegliere un regista di alta personalità.
E il risultato c’è, con un testo che resta molto divertente ma lascia spazio a ombre inquietanti giocando sul sottile confine tra chi, come Michele Murri appena uscito di manicomio, si aggrappa a una razionalità estrema, ed è pazzo, e chi, sano, ha fissazioni, passioni, sofferenze che possono arrivare ad apparire assurde, forse anche folli, a cominciare da Luigi Strada, poeta e attore mosso da un sacro fuoco. I due erano i ruoli con cui Eduardo e Peppino duellavano in scena, lasciando spazio anche a eventuali improvvisazioni, con la forza espressiva del napoletano. Oggi abbiamo un Gianfelice Imparato che torna a interpretare Michele dopo vent’anni e trova una sua personale, vera e poetica chiave umana e moderna, e Edoardo Sorgente che ne offre il contraltare in una prova d’attore quale macchietta forse anche un po’ folle, che recitano in italiano, avendo Andò recuperato la traduzione che Eduardo preparò per la versione televisiva di ”Ditegli sempre di sì”.
Con Milano, alcune delle tappe principali della tournée di ”Ditegli sempre di sì” saranno: Modena 23-26 gennaio; Caserta 14-16 febbraio; Pontedera 22-23 febbraio; Cuneo 1 marzo; Carrara 7-8 marzo; Parma 21-22 aprile; Locarno 23-24 aprile.

Il Nucleo, torniamo perché abbiamo qualcosa da direNuovo singolo ‘Cellule impazzite e album in primavera

12 gennaio 202020:16

E’ tempo di tornare in scena per Il Nucleo, la band emiliana che dopo la reunion annunciata lo scorso anno si ripresenta ora con un singolo e con un album in arrivo. “Tornare a suonare assieme è stata una cosa naturale – raccontano – e ci siamo subito trovati in sintonia appena entrati in sala prove”. L’avventura del gruppo, ‘esploso’ con brani come ‘Sospeso’ e ‘Meccanismi’ e nato nel 1998 quando Andrea Zanichelli, Luca Canei, Mauro Buratti e Marcello Presi hanno deciso di mettere in piedi una nuova band mischiando la loro attitudine rock a quella elettronica, si era interrotta nel 2010, quando i quattro avevano annunciato di volersi prendere una pausa dopo un decennio fortunato, anche su quel fronte live che aveva visto la band confrontarsi con palcoscenici importanti.Oggi, a segnare il ritorno del gruppo, è un singolo intitolato ‘Cellule impazzite’, anticipatore di un album di inediti previsto per la prossima primavera e che s’intitolerà ‘Oltre’. “In dieci anni cambiano tante cose – commenta Andrea Zanichelli, frontman del gruppo – e sicuramente è cambiato il contesto musicale che ci sta attorno. E’ anche vero, però, che il periodo è propizio ad un certo tipo di musica italiana e anche noi abbiamo la nostra da dire”. Abituata a sperimentare attorno al suo suono, la band che all’attivo ha tre album (‘Il Nucleo’ del 1999, ‘Meccanismi’ del 2003 ed ‘Essere romantico’ del 2005), conserva anche per il ritorno in scena quel tradizionale mix tra rock ed elettronica, in senso pop.”Nel nuovo album ci sarà tutta la nostra storia – conferma Zanichelli – forse con un po’ meno sintetizzatori. Mi piace pensare a questo nuovo album come al nostro primo”. Il nuovo mappamondo della scena musicale italiana attuale, quello dell’indie che qualcuno è convinto non esista più, a tutto vantaggio di un pop italiano dai confini molto più variabili, potrebbe anche essere un terreno fertile per chi, come Il Nucleo, ha sempre cercato di non essere etichettato in un genere piuttosto che in un altro. “Il Nucleo ha sempre viaggiato su una strada ‘scomoda’ – dice in proposito Zanichelli – perché siamo sempre stati nel mezzo tra pop ed indie, prendendo anche non poche sberle. Il contesto musicale di oggi potrebbe essere paradossalmente più semplice da affrontare, anche se resta il fatto che noi siamo tornati a suonare assieme solo perché pensiamo di avere qualcosa da dire. Ho continuato a scrivere e quando i cassetti hanno cominciato ad essere troppo pieni, la cosa più naturale da fare è stata quelle di chiamare gli altri e tornare in sala a suonare”.Dopo la pubblicazione dell’album, Il Nucleo tornerà anche a suonare dal vivo, prima per qualche data estiva e in autunno per un tour nei club. “La lezione più importante che abbiamo imparato – sottolinea sempre la voce del gruppo – è quella della necessità di affrontare tutto con calma e per gradi. Dal vivo, di base saremo sempre noi quattro, ma ai concerti ci stiamo ancora pensando”.

Paola Iezzi, esce il brano ‘Ltm’ feat. Myss KetaSi rinnova la collaborazione tra le due artiste

12 gennaio 202015:26

– Si intitola ‘LTM’ il nuovo singolo di Paola Iezzi, con il featuring della rapper e performer italiana Myss Keta. Le due artiste erano già apparse insieme sul palco dello scorso ‘Pride’ di Bologna, in qualità di madrine della manifestazione. Successivamente Paola, invitata da Myss Keta, ha preso parte, come guest, alle riprese del video de ‘Le ragazze di Porta Venezia – The Manifesto’.
Ascoltando il brano, che nasce dalla collaborazione di Paola Iezzi con Myss Keta, Dario Pigato, Simone Rovellini, e Stefano Riva, che è anche il giovane produttore del pezzo, si scopre che ‘Ltm’ è l’acronimo di “La Tua Mamma”. La traccia, di ambientazione esotica con echi caraibici, si struttura su un serrato beat reggaeton, sul quale risuonano armonie e strumenti tipici delle foreste sudamericane come il kuisi o gaita colombiana, un tipico strumento a fiato, ricavato dallo stelo di un cactus e utilizzato soprattutto per suonare la cumbia.
Utilizzando l’espediente dell’ironia e la figura della “mamma” come metafora, Paola, supportata dal featuring di Myss Keta, parla della donna di oggi e della donna del futuro. Una donna che non ha più paura dei propri “poteri”, della propria femminilità e avvenenza e delle proprie ambizioni.

A Sanremo un ‘passaggio’ anche per Mara VenierZucchero, Mika e Ultimo attesi sul palco esterno al teatro

13 gennaio 202009:51

– Capitan Amadeus chiama a bordo anche Mara Venier: per la signora della domenica di Rai1 si prepara un ‘passaggio’ sul palco dell’Ariston al Festival di Sanremo (4-8 febbraio). Sarebbe questa la “sorpresa” evocata oggi dallo stesso conduttore e direttore artistico in un videomessaggio di saluto a Domenica in, al quale Venier ha risposto laconicamente: “Non so nulla, non dico nulla”. In ogni caso la conduttrice, da domani anche al timone di Chiamate Mara 3131 su Radio2, è attesa a Sanremo per condurre la tradizionale puntata di Domenica in che chiude la settimana del festival ospitando i cantanti in gara.
A due giorni dalla conferenza stampa ufficiale di Sanremo, in programma il 14 gennaio al Teatro del Casinò, il toto-ospiti coinvolge anche il grande palco che sarà allestito all’esterno dell’Ariston, per un festival ‘allargato’ a tutta la città: come anticipa SanremoNews, Zucchero e Mika dovrebbero esibirsi in piazza Colombo, salvo poi fare una puntatina sul palco ‘ufficiale’ di Sanremo 70. Sorte analoga anche per Salmo, già dato ufficialmente tra gli ospiti della prossima edizione.
Confermati Fiorello, Roberto Benigni, Tiziano Ferro, Christian De Sica con gli altri attori del cast del film di Fausto Brizzi La mia banda suona il pop (Diego Abatantuono, Massimo Ghini, Donatella Finocchiaro e Paolo Rossi), all’Ariston ci saranno anche Al Bano e Romina e con ogni probabilità Massimo Ranieri e Fabio Rovazzi. Nel mosaico di voci femminili, fil rouge del festival, ‘sbloccata’ la presenza di Rula Jebreal, entrerebbe anche Sabrina Salerno, mentre sono date per certe Antonella Clerici, Diletta Leotta, Emma D’Aquino, Laura Chimenti e ancora Francesca Sofia Novello, fidanzata di Valentino Rossi, e Georgina Rodriguez, compagna di Cristiano Ronaldo. L’ospite internazionale finora confermato è Lewis Capaldi.

Parma 2020: Mattarella, la cultura cresce nel dialogoIl Capo dello Stato cita Verdi, Toscanini e Stendhal

PARMA13 gennaio 202009:06

“La cultura definisce il segno distintivo di ogni comunità ed è tutt’altro che una condizione statica, immobile, inerte. Perché si nutre di confronto, si sviluppa nel dialogo e nelle relazioni”. E’ con queste parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che hanno preso il via, dal Teatro Regio di Parma, uno dei templi della musica italiana, le iniziative per la nuova città Capitale italiana della Cultura per l’anno appena iniziato.

Un discorso breve, ma di tono elevato, preceduto e dunque ispirato dal Va’ Pensiero di Giuseppe Verdi, interpretato dal coro e dall’orchestra filarmonica intitolata ad Arturo Toscanini. Due grandi personaggi della storia culturale parmense che il Capo dello Stato non ha mancato di ricordare come esempi.

Il compositore, “illustre figlio di questa terra” la cui musica fu “al servizio dell’ideale risorgimentale del nostro Paese”. Il direttore d’orchestra, esule durante il fascismo, “diede un segno di rinascita al nostro Paese con il concerto della liberazione per la riapertura della Scala nel 1946”.

La cultura è anche, ha aggiunto, “più ricca quando si apre alla conoscenza e al rispetto delle differenze”. Capace di generare “un patrimonio che rende tutti più ricchi, di umanità innanzitutto”. E da cui deve arrivare un messaggio positivo, come quello di Stendhal, che proprio nella Certosa di Parma, ha citato il presidente, scriveva che le gioie degli italiani “sono più vive e durano più lungamente”.

La bicicletta, un mito da 150 anniPivato ne racconta la storia seguendo l’evoluzione del Paese

3 gennaio 202011:26

– STEFANO PIVATO, STORIA SOCIALE DELLA BICICLETTA (IL MULINO, PP. 280, 22 EURO) – Se è vero che per molti parlare di bicicletta significa andare col pensiero alle mitiche imprese dei “giganti” Fausto Coppi e Gino Bartali, per tutti – anche per i giovanissimi dei nostri tempi – muoversi pedalando sulle due ruote evoca probabilmente due cose, infanzia e libertà: ecco perché è davvero adatto a ogni generazione il libro di Stefano Pivato, dal titolo “Storia sociale della bicicletta”, edito da il Mulino, nel quale si offre al lettore un ritratto appassionato della bicicletta. Pagine densissime – di capitoli, di dati storici, di aneddoti, anche di fotografie, con un inserto dedicato alle bellissime fotografie di Ezio Quiresi – raccontano un mito lungo 150 anni: del resto è innegabile che la bicicletta – che è molto più di un semplice mezzo di trasporto come si direbbe oggi “sostenibile” – sia stata, fin dalla sua comparsa verso la fine dell’800, uno strumento di svago e di lavoro capace di accompagnare i cambiamenti del nostro Paese, seguendo l’evolversi degli stili di vita degli italiani.
Dapprima il biciclo, poi la trasformazione in triciclo, nel tentativo di risolvere i problemi di equilibrio e di conduzione, infine nel 1897 la forma definitiva con l’invenzione della ruota libera e la scelta, mai più variata, del nome: ecco la bicicletta, emblema di modernità e di comodità, ma anche oggetto che l’autore definisce “perturbante”, capace di dare scandalo.
Con un approccio brillante, Pivato nel libro si sofferma proprio sugli aspetti sociali legati al nuovo veicolo: la bicicletta da subito ha diviso la platea dei possibili fruitori in sostenitori e detrattori, tra chi la considerava un’occasione da cogliere al volo per migliorare la propria quotidianità e chi invece la vedeva come un attentato all’onore delle donne o alla dignità dei preti, o ancora perfino un incentivo alla criminalità.
Quello che è certo è che la bicicletta ha attraversato il ‘900 compiendo una corsa “straordinaria” tra guerre, movimenti politici e ideologie, accompagnando le gesta di campioni-eroi che hanno impresso i propri nomi nella storia del ciclismo e unendo la cultura alta a quella bassa nel nome dello sport (tra cantastorie e grandi intellettuali), e ancora essendo testimone partecipe di tutti i cambiamenti del costume, della società, dell’economia fino ai giorni nostri.
Anche oggi infatti, che con la nuova coscienza ambientalista e “a basso consumo” pedalare diventa una filosofia di vita per esprimere valori ecologici ed etici, la bicicletta è ancora una volta protagonista, simbolo però di antimodernità e di ritorno al passato non globalizzato, più felice e a misura d’uomo. Non può che essere vera quindi l’affermazione di Gianni Brera, riportata all’inizio del libro da Pivato: “Traverso le viti di una bicicletta si può anche scrivere la storia d’Italia”. VAI ALLA POLITICA VAI ALLE PREVISIONI METEO INTERATTIVE

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Amelio, l’agonia di un Craxi senza potere
Favino in Hammamet, ho empatizzato con il leader socialista

13 gennaio 202011:26

– In ‘Hammamet’ di Gianni Amelio, in sala in 430 copie distribuite da 01, il vero gigante è Pierfrancesco Favino, perfetto nel ruolo di Bettino Craxi, una interpretazione, la sua, così grande da mettere pericolosamente in ombra tutto il resto (compresi i personaggi di contorno). Di fatto nel film, che racconta gli ultimi sei mesi del leader socialista esule in Tunisia, nessuna chiara volontà di fare politica, ma casomai di raccontare quell’umanità del leader socialista in esilio e alle prese con le sue molte malattie:”Non ho voluto raccontare il Craxi degli anni d’oro, quello degli anni Ottanta, ma quello di fine secolo scorso – spiega Amelio -.
Racconto la sua agonia, la storia di un uomo che ha perso il potere e va verso la morte. Un uomo pieno di rabbia, rimorsi e desideri, macerato fino all’autodistruzione”.
Il film girato parzialmente nella vera casa di Craxi ad Hammamet (per concessione di Anna moglie del leader), racconta su tutto il rapporto con la figlia Anita (Livia Rossi), vera vestale piena di devozione verso un padre malato pieno di boria e capricci. Una figlia che gli concede anche di incontrare in un albergo ad Hammamet la sua storica amante (Claudia Gerini). Ma tra i personaggi di rilievo, tra passato e presente, ci sono anche il tesoriere ‘cassandra’ del partito, Vincenzo (Giuseppe Cederna), un vecchio amico democristiano (Renato Carpentieri) che va a trovare Craxi nella sua casa e, infine, come una sorta di sua cattiva coscienza (“di antagonista”), il giovane Fausto (Luca Filippi). Ovvero il figlio di quel Vincenzo, ormai morto, che crede fermamente nelle colpe di Craxi anche e soprattutto verso suo padre.
Infine, sul fronte politico, il Craxi raccontato da Amelio ha come ossessione la certezza di essere stato solo lui a pagare per le colpe di tutti e poi l’odio verso l’uso strumentale di certa magistratura politicizzata: “Solo il Pci non è stato toccato da ‘Mani Pulite'” (dice a un certo punto). Per quanto riguarda la famiglia Craxi, sottolinea il regista, “con Anna, la vedova del presidente, ci siamo intesi subito anche perché ho scoperto che è una cinefila. Stefania Craxi (che vedrà il film domani) è invece una donna molto impegnata che ha come unisco scopo il fatto che il padre non sia dimenticato”.
Infine, per quanto riguarda il figlio Bobo, “non l’ho mai incontrato. In compenso – dice con ironia – È uno che scrive molto e so che anche stamani ha scritto qualcosa su un quotidiano sul film, che ha visto ieri, lo leggerò”.
Spiega Favino sulle sedute di trucco alle quali si è sottoposto per cinque ore al giorno: “Credo che truccarsi così tanto ti dia la chiave attraverso la quale ti dimentichi di averlo. A me capitava intorno alla quinta ora, quando mi mettevano sopracciglia e occhiali. In quel preciso momento è come se avessi sorpassato una porta verso l’oblio”. E ancora l’attore: “Questo film ti fa pensare molto al rapporto tra padre e figli, una cosa che mi riguarda personalmente. E io vengo da una generazione i cui genitori trovavano sconveniente mostrare i loro sentimenti verso i figli.
Di Craxi – continua Favino – si può dire tutto meno che non amasse il suo Paese”. E poi conclude: “Faceva parte di una classe politica ricca di linguaggio e di competenze totalmente diversa da quella di oggi. Una volta i politici dicevano ‘noi’.
Oggi dicono ‘io’ e questo è molto triste”.

Incassi: Tolo Tolo supera i 41 milioni, Amelio 2/oIn terza posizione esordisce Piccole donne

13 gennaio 202011:23

– Continua la corsa di Checco Zalone: il suo Tolo Tolo ha superato i 41 milioni totali di incassi mettendo via nel week end appena trascorso, nonostante il calo del 75%, altri 5 milioni 251 mila euro con una media di 4714 euro su 1114 sale. Debutta in seconda posizione Hammamet di Gianni Amelio con Pierfrancesco Favino, Omero Antonutti e Claudia Gerini. Il film dedicato agli ultimi 6 mesi di vita di Bettino Craxi incassa 2 milioni 244 mila in 4 giorni con una media di 4859 euro su 462 schermi. In terza posizione esordisce Piccole donne di Greta Gerwig con Meryl Streep, Emma Watson e Saoirse Ronan. La rivisitazione del capolavoro di Louisa May Alcott incassa 1 milione 597 mila euro (la media sala è di 3759 euro su 421).
Le altre new entry sono City of Crimes di Brian Kirk con Chadwick Boseman, Taylor Kitsch e Sienna Miller (ottavo con 443 mila euro) e Sulle ali dell’avventura di Nicolas Vanier (nono a 285 mila euro).

Arte: Case e Chiese di Milano, il nuovo corso del Fai’Venti inviti da non perdere’ da gennaio a novembre 2020

13 gennaio 202012:33

– Il FAI – Fondo Ambiente Italiano continua la sua indagine sul patrimonio artistico di Milano – dopo il corso “El nost Milan” – attraverso una serie di affondi monografici dedicati a edifici sacri e profani. In ogni lezione verrà esaminato un monumento attraverso plurimi punti di vista, con attenzione sia alla ricostruzione dei contesti storici e artistici che al valore culturale intrinseco del monumento.
Dopo vent’anni di corsi, giunti alla 13/ma edizione, il corso del FAI, curato da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, propone 20 appuntamenti a cadenza settimanale tra gennaio e novembre 2020 alle ore 18 nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano e aspira a porsi come un momento di riflessione sul destino di alcune emergenze monumentali di Milano, a fronte dei problemi della tutela e della crisi delle vocazioni, che hanno portato a riconversioni varie gli edifici sacri della città.
Dopo la collaborazione con il Piccolo Teatro, quest’anno è stato intrapreso un dialogo con un’altra realtà culturale milanese: la Civica Scuola di Cinema “Luchino Visconti”.
Spetterà ad alcuni suoi diplomati la realizzazione di brevi filmati con cui si apriranno tutte le puntate del corso. A queste clip seguirà la lezione affidata, come di consueto, ai giovani studiosi dell’Università Statale di Milano.
A partire dalla chiesa sconsacrata di San Paolo Converso nel centro storico, con le opere di Antonio e Giulio Campi, a San Maurizio al Monastero Maggiore, chiesa di origine paleocristiana sede del più importante monastero femminile benedettino della città; dalla settecentesca Villa Reale, splendido esempio di neoclassicismo milanese con le opere di Luigi Acquisti e Antonio Canova e residenza dei viceré d’Italia, a Santa Maria delle Grazie, nota come tempio del Cenacolo di Leonardo. E ancora, si andrà alla scoperta di Casa Bagatti Valsecchi, frutto di una straordinaria vicenda collezionista di fine ‘800, e di Casa degli Atellani, palazzo del ‘400 restaurato nel 1922 da Piero Portaluppi, con il vigneto che Ludovico il Moro donò a Leonardo da Vinci.

Mostre: al Meis di Ferrara apre ‘1938: l’umanità negata’In modo permanente dal 17/1, dramma leggi razziali e sterminio

FERRARA13 gennaio 202012:36

– Apre in modo permanente dal 17 gennaio al Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah-Meis di Ferrara il percorso multimediale ‘1938: l’umanità negata’, a cura di Paco Lanciano e Giovanni Grasso.
Un’iniziativa promossa dalla Presidenza della Repubblica con il contributo del Ministero dell’Istruzione e il sostegno di Intesa Sanpaolo. Fortemente voluta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la mostra è stata allestita nel 2018 al Quirinale in occasione degli 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali e costituisce la prima parte dell’allestimento del Meis dedicato alla Shoah.
Attraverso l’uso di immagini e filmati d’epoca, documenti originali e installazioni, ‘1938: l’umanità negata’ crea una esperienza immersiva che permette al visitatore di entrare in contatto con il dramma delle leggi razziali, l’esclusione sociale, la persecuzione nazifascista e lo sterminio. Il percorso concepito dai curatori è arricchito al Meis dall’installazione site-specific dell’artista israeliano Dani Karavan, creata per ricordare l’esperienza italiana della Shoah.
Già firma di diverse opere internazionali (il memoriale sui Sinti e i Rom a Berlino, la camminata sui diritti umani a Norimberga, l’omaggio a Walter Benjamin a Portbou e il monumento al deserto nel Negev), Karavan è stato protagonista dell’esposizione al Meis ‘Il giardino che non c’è’.

Mostre: due settimane in più per Man Ray a CameraFino al 2 febbraio, già 26.000 i visitatori a Torino

TORINO13 gennaio 202013:39

– È prorogata fino al 2 febbraio la mostra “Wo|Man Ray. Le seduzioni della fotografia”, curata da Walter Guadagnini e Giangavino Pazzola. Due settimane in più di apertura della mostra per un pubblico che ha già confermato il successo con oltre 26 mila visitatori dall’apertura, il 17 ottobre, a inizio gennaio.
“Man Ray, non c’è dubbio, è un grande nome, un grande maestro della fotografia del XX secolo – Con la nostra mostra abbiamo costruito una prospettiva in cui Man Ray è offerto agli spettatori in un modo del tutto nuovo, ed è questa una delle chiavi principali del successo della mostra, oltre al grande fascino delle immagini esposte, capolavori assoluti della fotografia del XX secolo”, commenta Walter Guadagnini.
Il percorso della mostra è tutto dedicato ad un preciso soggetto, la figura femminile, fonte di ispirazione primaria dell’intera poetica di Man Ray, in particolare nella sua declinazione fotografica. Man Ray, ma anche Lee Miller, Berenice Abbott, Dora Maar, Meret Oppenheim. E Kiki de Montparnasse, Nusch Éluard, Juliet (l’ultima moglie): artiste, modelle, amiche, compagne. E le protagoniste della Parigi degli anni Venti e Trenta, Gertrude Stein, Nancy Cunard, Sylvia Beach, Youki Foujita Desnos. Tra le oltre duecento fotografie in mostra, realizzate a partire dagli anni Venti a Parigi fino alla morte avvenuta nel 1976, alcuni dei capolavori che hanno reso celebre il maestro americano a livello internazionale come le leggendarie Le Violon d’Ingres (1924), Noire et blanche (1926) e La Prière (1930).

Il classico del futuro di FendiSilvia Venturini Fendi, i giovani vanno educati alla qualità

13 gennaio 202013:56

– “Back to the future” sulla passerella di Fendi: il tema è sempre quello di stagione, il ritorno al classico, lo svolgimento – affatto banale – parte dai tessuti intramontabili del guardaroba maschile e arriva ai capi più nuovi che cambiano colore alla luce del sole.
“C’è voglia di classico perché è una forma di perenne, abbiamo voglia – spiega Silvia Venturini Fendi – di punti fermi perché abbiamo capito che dobbiamo ridurre e che ci sono ancora i bei tessuti di una volta. I giovani devono essere educati alla qualità, dobbiamo dare loro delle alternative valide: sono abituati a comprare 100 capi che buttano via senza nemmeno metterli in lavatrice, invece devono capire che ci sono investimenti che valgono una vita”.
E cosa c’è in fondo di più sostenibile di un cappotto di Casentino, di un pullover con le trecce, di un pantalone di velluto? Il “classico del futuro” prende questi capisaldi del guardaroba maschile e li trasforma con un gioco di zip.

Lirica: Muccino debutta all’Arena di VeronaRegista di Cavalleria rusticana e Pagliacci

VENEZIA13 gennaio 202014:52

– Debutto sul palcoscenico d’opera dell’Arena di Verona per Gabriele Muccino, regista di Cavalleria rusticana e Pagliacci nella nuova produzione inaugurale del Festival lirico 2020. Muccino si troverà a dirigere più cast nell’alternanza di star del bel canto che la Fondazione sta pianificando, a partire dalla coppia Roberto Alagna e Aleksandra Kurzak, già annunciati per la serata di gala di Cavalleria e Pagliacci dell’8 agosto.

Il Carlo Felice riparte da RossiniTorna l’opera il Barbiere con scene di Luzzati, dirige Casellati

GENOVA14 gennaio 202010:22

– Il Carlo Felice riparte da Rossini. Mercoledì sera ore 20 va in scena Il barbiere di Siviglia, proposto nel colorato e storico allestimento firmato da Lele Luzzati per la regia di Filippo Crivelli e con i costumi di Santuzza Calì. Sul podio dei complessi stabili salirà Alvise Casellati. Il cast prevede nel ruolo di Rosina la giovane Annalisa Stroppa che un anno fa il pubblico genovese ha calorosamente applaudito in Norma. Accanto a lei ci saranno Alessandro Luongo (Figaro), René Barbera (il Conte di Almaviva), Paolo Bordogna (Don Bartolo) e Giorgio Giuseppini (Basilio).
“Il Barbiere – ha detto questa mattina Casellati – è l’opera da cui si deve partire per avvicinarsi alla lirica. E’ un lavoro geniale nel quale Rossini ha ottenuto una mirabile commistione fra parola e musica”. Nonostante la giovane età, Annalisa Stroppa ha al suo attivo 48 recite del Barbiere in dodici produzioni diverse: “Aver cantato in poco tempo tante volte lo stesso personaggio con direttori e registi diversi – aveva detto – è stato molto utile perché ogni volta ho scoperto qualcosa di nuovo del personaggio. Naturalmente cerco di fare mie le idee dei registi, ma nello stesso tempo sono convinta che gli interpreti devono proporre una loro verità”. Il sovrintendente Orazi ha annunciato l’avvio di una stagione musicale al Teatro della Gioventù: “Sabato 18 e sabato 25 il Coro femminile del Teatro diretto da Francesco Aliberti e il Coro di voci bianche diretto da Gino Tanasini offriranno un interessante concerto, punto di partenza di un’attività che vogliamo realizzare con cadenza regolare al Teatro della Gioventù, teatro per il quale stiamo strutturando una stagione di cui daremo presto notizia: si prevedono anche opere da camera che al Carlo Felice non sono possibili e che lì potremmo mettere in scena collocando l’orchestra nella sottostante sala Barabino e collegandola con nuovi sistemi live con il palcoscenico e gli artisti”.

Italia’s Got Talent al via, in giuria Bastianich su Tv8novità nel meccanismo gara, con Comello a Conduzionew

13 gennaio 202015:29

– Italia’s Got Talent, al via dal 15 gennaio : prodotto da Fremantle, in onda tutti i mercoledì alle ore 21.30 in prima visione su TV8, con 7 puntate di Audizioni e 1 Finale live.
Per il nuovo anno, il talent schiera in giuria la new entry: direttamente da Masterchef Italia, Joe Bastianich. Al suo fianco, ritroviamo la campionessa olimpica Federica Pellegrini, la regina della discografia Mara Maionchi e Frank Matano, veterano del gruppo al suo quinto anno dietro il tavolo.
Alla conduzione, per il quarto anno torna Lodovica Comello. La nuova giuria ha come sempre il compito di selezionare i talenti più meritevoli che si alterneranno sul palco: tra ballerini, cantanti, imitatori, illusionisti, contorsionisti, funamboli, comici ed addestratori, ognuno di loro avrà a disposizione 100 secondi per dimostrare di valere almeno 3 “sì” della giuria, così da poter accedere alla fase successiva della gara, o ancora meglio di meritarsi l’ambitissimo Golden Buzzer: posto al centro del tavolo dei giurati, il pulsantone dorato è a disposizione di Federica, Mara, Frank e Joe che hanno la possibilità di schiacciarlo, durante la fase di audizioni, una sola volta per mandare un talento direttamente in finale.
Ma oltre a promuovere, i giudici possono anche “bocciare” una performance premendo il buzzer, il pulsante rosso presente davanti a ciascun giudice: con 4 “buzzate” il concorrente deve automaticamente interrompere la sua esibizione e ascoltare il parere dei giudici, che determinerà come sempre l’esito della sua gara.
Il ballo è la performance più gettonata con il 21%, seguito dal musicista (11%) e dal comico (10%). Il 41% degli iscritti ha un’età compresa tra i 26 e i 41 anni: il concorrente più giovane è un sassofonista di appena 5 anni, che si esibisce su vorticose scale musicali, la più anziana è invece una concorrente di 94 anni che balla in modo indiavolato. Il gruppo più numeroso presente sul palco è di ben 69 persone. Tra le esibizioni originali si segnala quella di un ragazzo di 32 anni, sordo dalla nascita, che oltre a “sentire” la musica, riesce a rappare con straordinario senso del ritmo. O ancora, tra i numeri fuori dagli schemi, in evidenza la sinfonia di Star Wars rivisitata da 30 “obsoleti” floppy disk, un cane che gioca a nascondino, un crew di indiani Sikh che si cimenta in una pericolosissima sfida “all’ultimo cocco”, uno snodatissimo “uomo-ragno” che si aggira per la platea spaventando i giudici e il pubblico, la straordinaria voce di un ventriloquo di Bari che fa cantare al suo inseparabile pupazzo, con intonazione impeccabile, “I’ve got the world on a string” di Frank Sinatra.
Tra le novità anche il pubblico diventa protagonista perché avrà un Golden Buzzer a sua disposizione. Alla fine della settima puntata verrà aperto il televoto e il pubblico potrà votare e scegliere il proprio finalista, diventando ufficialmente il dodicesimo finalista in gara.
Al termine della fase di Audizioni, la gara si chiuderà in diretta da Roma con la finale live, in cui 12 finalisti si sfideranno per il titolo di campione. A decretare il vincitore di questa edizione 2020 sarà l’insindacabile giudizio del pubblico da casa.

Galleria Borghese raccoglie fondi per comprare busto di BerniniServono 8 milioni per il ritratto di Urbano VIII

13 gennaio 202015:37

– La Galleria Borghese ha avviato una raccolta fondi attraverso l’Art Bonus: le donazioni concorrono all’acquisto di un’importante opera di Gian Lorenzo Bernini, il busto in bronzo di Urbano VIII Barberini, eseguito nel 1658 per il cardinale Antonio Barberini e attualmente di proprietà dei discendenti. Il personaggio raffigurato dalla scultura è Urbano VIII, una figura strettamente connessa alle vicende della collezione di Scipione Borghese della quale fu il teorico ispiratore. Così come fu l’ideatore e il commentatore dei temi rappresentati da Gian Lorenzo Bernini nelle monumentali sculture che l’artista realizzò giovanissimo per la Villa Borghese, dove ancora si trovano. L’opera è dunque legata strettamente al luogo che attende di ospitarla. Il costo stimato per l’acquisizione del busto è di 8 milioni di euro. All’opera , assicurano dal museo romano, verrà riservato un posto di massimo rilievo all’interno della collezione e sarà affiancata dall’elenco dei donatori.

Tv: Justin Chambers lascia Grey’s Anatomy, addio a dr KarevL’attore era nel cast dall’inizio della serie nel 2005

NEW YORK13 gennaio 202016:15

– Grey’s Anatomy perde il dr Alex Karev. Justin Chambers ha infatti annunciato che lascerà la serie dopo 16 stagioni. Chambers, 50 anni a luglio, era nel cast dal 2005. “Non è mai il tempo giusto – ha detto lo stesso attore – per dire addio ad uno show e ad un personaggio che ha definito così tanto la mia vita negli ultimi quindici anni. Tuttavia è da tempo che sto cercando di diversificare i ruoli della mia carriera artistica. Ora è il momento, visto che sono prossimo ai cinquant’anni e ho il sostegno di mia moglie e di cinque splendidi figli”.
L’ultimo episodio con Chambers è andato in onda alla fine dell’anno scorso, al momento non è chiaro come la produzione gestirà la sua uscita.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Non solo dance, ecco ‘Living to live again’
Dal mondo clubbing esce il singolo di The Beautiful Sinners

14 gennaio 202010:22

– L’atmosfera pura delle street e dei club newyorkesi in perfetto stile East Coast, con un mix di sound tutti da ballare. Arriva in radio ‘Living to live again’, il singolo dal mondo clubbing di The Beautiful Sinners, che è il nuovo progetto discografico ideato dal giovane producer italiano Manfredi Barbarossa, ispirato al suo EP del 2017 (“Beautiful Sin”), pubblicato dall’etichetta Midi Mood Records con la collaborazione della cantante Sanna Hartfield e del bassista Mauro Pepe. Alcune delle sue precedenti produzioni sono state remixate da Dj come Martin Roth, Alex Dimou, Moodymanc, Tevo Howard e supportate da Joachim Garraud, producer di David Bowie, Kilye Minogue, Culture Club e da Tom Findlay dei Groove Armada.
The Beautiful Sinners strizza l’occhio al mercato internazionale basandosi sulla contaminazione di sonorità che vanno dalla deep house, alla chillout fino all’ hip-hop. ‘Living To Live Again’ è la prima release del brano con il featuring del cantante statunitense Curtis Clark Jr, attualmente anche produttore per tv e cinema di colonne sonore. Il brano è nato per rievocare uno stile musicale come l’house vocale non solo da ballare, ma anche da poter ascoltare in radio. Alla versione radio-edit di ‘Living to live again’ si aggiungeranno anche alcuni remix del brano realizzati da alcuni nomi di punta del panorama dance-oriented italiano.

Tributo a Prince, star rendono omaggio con concertoA Los Angeles ‘Let’s Go Crazy: The GRAMMY Salute to Prince’

NEW YORK14 gennaio 202010:22

– A quasi quattro anni dalla sua morte, il mondo musicale si unisce per rendere tributo a Prince.
Il concerto chiamato ‘Let’s Go Crazy: The GRAMMY Salute to Prince’ si terrà a Los Angeles il prossimo 28 gennaio e sarà mandato in onda dalla Cbs in una data ancora da destinarsi.
Tra gli artisti che parteciperanno John Legend, Foo Fighters, Alicia Keys, Juanes, Coldplay’s Chris Martin, Usher, Earth, Wind & Fire. Durante la sua carriera il genio di Minneapolis ha vinto sette Grammy Awards ed è stato nominato 38 volte.
Prince è stato trovato morto in un ascensore all’interno del complesso di Paisley Park, sua residenza alle porte di Minneapolis 1l 21 aprile 2016, aveva 57 anni. Il referto dell’autopsia parlò di overdose accidentale di Fentanyl, un potente anti-dolorifico.

S. Cecilia: Caro Pubblico, introduzione ai concertiDirettore, solista o un critico illustrerà i brani

13 gennaio 202018:58

– L’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia accorcia le distanze con gli spettatori dei concerti sinfonici per facilitare l’ ascolto e far apprezzare meglio i brani che verranno eseguiti dall’ Orchestra e dal coro. Dal 16 gennaio ogni appuntamento sarà preceduto da “Caro Pubblico”, una introduzione di una quindicina di minuti durante la quale il direttore d’orchestra, un solista, un musicologo e in alcuni casi il presidente Michele dall’Ongaro illustrerà il programma della serata mettendo in luce caratteristiche e particolarità delle esecuzioni.
L’esordio sarà affidato giovedì 16 gennaio (repliche il 17 e il 18 gennaio) ad Antonio Pappano che sarà sul podio con la solista Janine Jansen per il concerto per violino e orchestra di Mendelsshon. Il maestro guiderà poi l’orchestra nell’Ouverture da Re Stefano di Beethoven e nella Prima Sinfonia di Schubert.
La novità di questa guida all’ascolto nasce proprio dall’espressione “Caro pubblico” con cui il direttore musicale dell’ Accademia Nazionale saluta abitualmente la platea prima dei suoi concerti, in particolare quelli di musica moderna con pezzi più difficili e impegnativi, facendo seguire un approfondimento breve e colloquiale sui brani.
“La grande capacità di Pappano di comunicare con gli ascoltatori e la mia lunga esperienza di tanti anni di programmi radiofonici – ha detto il presidente Dall’Ongaro – ci ha convinti a proporre una spiegazione informale prima di ogni concerto. Il pubblico potrà entrare liberamente anche dopo l’ inizio della chiacchierata, che eviterà i tecnicismi e il linguaggio per addetti ai lavori con l’ obiettivo di essere un punto di riferimento per quanti hanno voglia di condividere le emozioni, le idee e la bellezza della musica classica e, soprattutto di accogliere il pubblico nuovo che sempre di più si sta avvicinando all’Accademia Nazionale”. ‘Caro pubblico’ potrebbe ospitare, con traduzione, anche i direttori e gli autori stranieri in cartellone con loro opere. Si sta pensando di cominciare con il compositore cinese Tan Dun che sarà sul podio il 6, 7 e 8 febbraio per dirigere la prima esecuzione italiana del suo Buddha Passion.

Morta ‘Agnese delle cocomere’, Lucio Dalla le dedicò pezzoA 93 anni è scomparsa una delle figure-simbolo di Bologna

BOLOGNA13 gennaio 202019:15

– Lucio Dalla le dedicò un pezzo, ‘Agnese delle cocomere’, nell’album ‘Luna Matana’ del 2001: a 93 anni è morta Agnese Lelli, una delle figure più note di Bologna, titolare per molti anni di un chiosco in piazza Trento e Trieste (ora gestito dal figlio e dai familiari) aperto fino a tarda notte d’estate e frequentato da artisti e sportivi. Non solo Dalla, ma anche Morandi, Guccini, Carboni, Cremonini, Antonacci, gli Stadio, i calciatori del Bologna, a volte Vasco Rossi, come testimoniano le tante foto di un album dei ricordi visibile anche in rete, e politici come l’ex sindaco Giorgio Guazzaloca.
“Di nuovo insieme, ciao mitica Agnese”, si legge in un post pubblicato sulla pagina Facebook del locale (ora ‘drink, fruit & food’) accompagnato da una foto che ritrae assieme Dalla, scomparso quasi otto anni fa, e Agnese. Tanti i like e i messaggi di cordoglio. I funerali sono in programma giovedì mattina in Certosa.

Moda: Versace Cruise sfilerà il 16 maggio di nuovo negli UsaDopo il defilé del 2 dicembre la maison tornerà in America

13 gennaio 202019:53

– Versace sfilerà di nuovo con la Collezione Cruise 2021, il 16 maggio 2020 negli Stati Uniti. Lo annuncia una nota dell’ufficio stampa della maison, che non indica però, la città americana e la location, dove si svolgerà il defilé.
In linea con la recente scelta creativa di sfilare con la formula co-ed, il direttore creativo, Donatella Versace, svelerà le Collezioni Donna e Uomo con uno show che porterà nuovamente in America il glamour Versace, che ora gravita nell’orbita di Capri Holdings.
Il ritorno di Versace negli Usa si riferisce alla sfilata della collezione pre-fall del 2 dicembre 2019, andata in scena negli spazi dell’America Stock Exchange a New York. Una presentazione quasi commemorativa, piena di ricordi e citazioni di Gianni Versace, il fratello della stilista, celebrato proprio nel giorno del suo compleanno. In pedana era andato uno stile tra il pop e il western. Un tocco di America e un mix di suggestioni in cui lo stile cowboy si combina alla cultura pop europea e al barocco tipico di Versace. La collezione, indossata da un casting di top model, aveva sfilato davanti ad un parterre di celebrity tra cui Uma Thurman, Lupita Nyong’o, Mary J Blige, Kim Kardashian e Kanye West.

Sky: Patriarcato Venezia contro sigla ‘The New Pope’Delegato cultura, inopportuno video musicale in luogo monastico

VENEZIA13 gennaio 202019:55

– Il Patriarcato di Venezia contro Paolo Sorrentino per l’utilizzo “offensivo” di simboli religiosi e una sala della Fondazione Cini dell’isola di San Giorgio per la sigla di “The New Pope”.
In una nota, il delegato del Patriarca per i beni culturali, don Gianmatteo Caputo, sottolinea oggi che “la scena – parte integrante del film – risulta in sé offensiva, mancando oltretutto di un contesto narrativo che ne giustifichi la ragione e il contenuto. Pertanto ciò che viene offerto agli spettatori è solamente una ripresa simile ad un video musicale realizzato in un luogo fondamentale della storia e della tradizione monastica a Venezia, trasformato in una sorta di stage per una danza dal contenuto ammiccante e allusivo, collocata – precisa – sotto il simbolo cristiano per eccellenza, la croce”.
Secondo Caputo “non è necessario scomodare la censura per dire che siamo davanti a un episodio che offende e profana, per il riferimento al simbolo della croce. Sarebbe stato comunque opportuno non concedere, per le riprese – conclude – l’utilizzo di quello spazio ad elevato valore storico e simbolico”.

Mahmood, nuovo album e tourIl primo singolo, dal titolo Rapide, è atteso per il 16 gennaio

13 gennaio 202020:13

– Il 2020 sarà un anno importante per Mahmood: dopo aver annunciato il tour europeo, sono in arrivo un nuovo singolo, un nuovo album e un nuovo tour italiano. Il primo singolo, dal titolo Rapide, è atteso per il 16 gennaio.
E’ sicuramente straordinario il percorso di Mahmood – dalla doppia vittoria a Sanremo Giovani e Sanremo nel 2019, al secondo posto all’Eurovision Song Contest di Tel Aviv, al successo del primo tour europeo e la vittoria del premio per il Best Italian Act agli Mtv EMA dello scorso autunno – in meno di dodici mesi è riuscito a ritagliarsi un suo percorso, frutto di sperimentazioni e contaminazioni.
Queste le date live: 14 aprile Milano, 15 aprile Anversa, 19 aprile Parigi, 20 aprile Amsterdam, 21 aprile Londra, 25 aprile Murcia, 27 aprile Madrid, 3 maggio Monaco, 4 maggio Stoccarda, 7 maggio Colonia, 10 maggio Amburgo, 15 maggio Losanna, 16 maggio Zurigo. Poi di nuovo in Italia a novembre: 4 novembre Firenze, 9 novembre Milano, 13 novembre Napoli, 14 novembre Roma, 17 novembre Torino/Venaria, 19 novembre Nonantola (MO), 21 novembre S. Biagio di Callalta (TV).

Tracy Chevalier, racconto le donne “in eccedenza”La scrittrice a Milano presenta “La ricamatrice di Whinchester”

MILANO14 gennaio 202009:35

Zitelle, o con più garbo definite donne in eccedenza, lo diventarono, e non per scelta, circa due milioni di inglesi negli anni ’30 del secolo scorso, quando la prima guerra mondiale aveva falcidiato gli uomini e non ce ne erano a sufficienza per garantire un matrimonio a tutte. Violet, la protagonista di ‘La ricamatrice di Winchester’ (Neri Pozza Editore, 287 pagine,18 euro), nuovo romanzo di Tracy Chevalier, autrice del best seller ‘La ragazza con l’orecchino di perla’, era una di quelle. Giovani costrette a cercare una strada fuori dal matrimonio e dal destino di badanti per i genitori, rassegnandosi a lavori ingrati per garantirsi l’indipendenza e inventandosi nuovi spazi sociali dove coltivare relazioni adatte a donne sole. Come diventare appunto ricamatrice della Cattedrale di Winchester, un’associazione fondata proprio agli inizi degli anni ’30 per decorare le centinaia di cuscini cuciti per rendere più confortevole la permanenza dei fedeli nella chiesa. “Volevo una storia che parlasse ancora di una donna sulla scia della ragazza con l’orecchino di perla, ma più adulta e ambientata in tempi più vicini ai nostri – spiega Tracy Chevalier a Milano per il lancio del’edizione italiana del suo libro – Violet ha 38 anni ed è una donna costretta suo malgrado ad emanciparsi, porta avanti una battaglia che apre le premesse alle successive conquiste femminili, anche se incredibilmente per certi versi oggi non sembra siano passati 90 anni anni da allora, è vero siamo più libere, abbiamo più opportunità di lavoro e di movimento, ma certe etichettature sono rimaste: parlo con tante mie amiche single e mi raccontano di sentire su di loro spesso tutta la differenza con cui vengono trattate rispetto alle donne sposate”. Violet riesce ad abbattere i pregiudizi del tempo, lavora come dattilografa e impone pure alcune scelte al suo datore di lavoro, si concede ogni tanto incontri con uomini conosciuti nei bar, diventa amica di due donne lesbiche, fino ad innamorarsi di un campanaro sessantenne e sposato. E continuando a ricamare cambia pure la trama della sua vita. Un libro al femminile, dove gli uomini sembrano comparse spaesate di fronte a queste nuove donne. “Si direi che gli uomini sono sorpresi, sembrano pure accettare certi cambiamenti, finché non intaccano delle norme consolidate – spiega la scrittrice – Quando succede si aspettano che la donna torni a comportarsi secondo le vecchie regole”. Tracy, che è nata a Washington ma da decenni vive in Inghilterra, è già al lavoro per il prossimo libro che sarà ambientato in Italia. “Lo avevo promesso durante un mio incontro al Festival della Letteratura a Mantova – ha detto – Si svolgerà a Murano tra i lavoratori e le lavoratrici del vetro”. Come fa sempre con i suoi libri si documenterà con pignoleria e precisione e tornerà quindi spesso in Italia ‘un paese che amo, soprattutto per il suo sole, le bellezze, il cibo’. L’Inghilterra invece le sta procurando qualche dispiacere (‘ma non chiedetemi nulla di Megan’, esclama riferendosi alle vicende dei reali). “Vedo in quel paese molta inquietudine, rabbia, divisioni – ammette – ma credo sia un pò cosi in tutto il mondo”.

Per l’Archivio Alinari una villa museo a FirenzeAllestimento in 27 mesi. Fondazione per valorizzare patrimonio

14 gennaio 202009:36

Il patrimonio Alinari, composto da oltre 5 milioni tra immagini e altri oggetti, sarà destinato alla fruizione pubblica grazie all’allestimento di un nuovo museo, a Villa Fabbricotti a Firenze, in circa 27 mesi. E per gestire e valorizzare l’archivio entro aprile 2020 la Regione Toscana, che ne è divenuta proprietaria il 19 dicembre scorso, approverà un ‘Piano strategico di sviluppo culturale del patrimonio’ ed entro maggio procederà alla creazione di una Fondazione nella quale potrebbe essere coinvolto anche il Mibact. Questo il futuro dell’antica azienda fotografica Fratelli Alinari, fondata a Firenze nel 1852, illustrato oggi dalla Regione che ha così ufficializzato l’acquisizione scattata dopo l’annuncio della vendita della sede storica della società nel maggio scorso. L’archivio comprende fotografie, negativi su lastra di vetro e su pellicola, diapositive, autocromie, cartoline, apparecchi fotografici e 26mila pezzi del fondo stamperia d’arte. Entro maggio 2020 poi sarà acquistato anche il patrimonio di oltre 200mila immagini digitali, con il relativo sistema di catalogazione e indicizzazione: la società F.lli Alinari Idea, ha spiegato la Regione, si è già impegnata a cedere questo patrimonio al prezzo che sarà determinato con valutazione economica e comunque entro i 2,4 milioni previsti dalla legge. Nel suo complesso, il patrimonio, uno dei più grandi del mondo, testimonianza unica della cultura, del paesaggio, dell’arte, della moda italiana tra la seconda metà dell’800 e la prima metà del ‘900, sarà poi esposto nella nuova sede di Villa Fabbricotti appena saranno terminati i lavori necessari per adeguare la struttura. Il valore di tutta l’opera, tra acquisizione e allestimento della sede, è di circa 15 milioni di euro. “Abbiamo reso pubblico un grande patrimonio – ha detto il governatore toscano Enrico Rossi -, abbiamo impedito che si disperdesse, che venisse venduto all’estero, a privati o ad altre istituzioni”: ha “un valore culturale enorme, quello che abbiamo realizzato potrà avere grandi sviluppi ed essere foriero di ulteriori acquisizioni, senza trascurare che, grazie alla sua unicità, il suo valore è destinato a crescere”.

Oscar, Joker sbanca alle nominationSeguono Tarantino, Scorsese, Mendes. Johansson raddoppia

NEW YORK14 gennaio 202009:42

“The Joker” si prende la rivincita dopo le polemiche sulla violenza scoppiate all’uscita nelle sale: il dramma di Todd Phillips sull’arcinemico di Batman ha trionfato alle nomination per gli Oscar portandone a casa 11, piu’ di tutti gli altri film del 2019. Seguono a ruota con 10 candidature ciascuno “C’era una volta…a Hollywood” di Quentin Tarantino, “1917” di Sam Mendes (campione di incassi all’ultimo box office) e “The Irishman” di Martin Scorsese, ma a insidiare il sistema Hollywood si infila a gamba tesa “Parasite” del sudcoreano Bong Joon ho che vince in sei categorie: miglior film, miglior film straniero, miglior regista, sceneggiatura originale, production design ed editing.
Appuntamento al 9 febbraio: come per i Golden Globes, anche la notte degli Oscar sara’ quest’anno uno showdown tra vecchia e nuova Hollywood. Sulla scia delle polemiche tra Scorsese e i film Marvel che hanno dominato l’autunno, “Joker”, che peraltro non appartiene a quella scuderia, diventa il film su un supereroe campione di nominations dopo “The Dark Knight” nel 2008, e potrebbe diventare il primo film tratto dai “comics” nella storia a vincere come miglior film (“Avengers Endgame” e’ candidato per gli effetti speciali).
Due grandi esclusi: Robert De Niro per la recitazione (Al Pacino e Joe Pesci sono in corsa come supporting actors in “The Irishman”) e Greta Gerwig, di nuovo snobbata come regista.
Candidata nel 2018 per “Lady Bird”, la Gerwig resta in gara con “Piccole donne” per il miglior film, migliore sceneggiatura non originale, miglior attrice (Saoirse Ronan) e gli straordinari costumi di Jacqueline Durran. Snobbati anche gli attori di colore: solo la nigeriano-britannica Cynthia Erivo e’ entrata in corsa per “Harriet” e c’e’ poco da stupirsi: pur cercando dal 2015 di essere piu’ inclusiva, la giuria dell’Academy resta al 68% composta da uomini e all’84% di bianchi.
Dopo lo schiaffo dei Golden Globes, in cui su 34 nomination ha incassato due premi soltanto, Netflix si e’ presa la rivincita con oltre 20 candidature tra cui quelle per il miglior film (“The Irishman” e “Marriage Story”), piu’ altre due per lungometraggi a cartoni animati e il dramma vaticano “I due papi”: Jonathan Pryce e Anthony Hopkins sono candidati rispettivamente come attore protagonista e non non protagonista, mentre “American Factory”, finanziato e distribuito da Netflix e candidato tra i documentari, equivale a un invito agli Oscar a Michelle e Barack Obama che lo hanno prodotto.
“Marriage Story” di Noah Baumbach (candidato anche per sceneggiatura e miglior film) domina intanto nelle categorie della recitazione con Adam Driver e Scarlett Johansson protagonisti (quest’ultima anche tra le miglior supporting actresses in “Jojo Rabbit”, la prima attrice in 13 anni a ricevere piu’ di una nomination) e Linda Dern, non protagonista.
Driver se la dovrà vedere con una fitta concorrenza: oltre a Pryce, sono in finale Joaquim Phoenix (“Joker”), Leonardo DiCaprio (“C’era una volta”) e Antonio Banderas (“Pain and Glory”). Tra le donne, oltre Erivo, la Ronan e ScarJo, anche Charlize Theron (“Bombshell) e Renee Zellweger (“Judy”)

Dardust, io tra classica ed elettronica17/1 esce S.A.D. Storm and Drugs, chiude trilogia con 7 e Birth

14 gennaio 202010:26

Dici Dardust e pensi a tanti successi degli ultimi tempi, da Soldi di Mahmood a Riccione e Felicità Puttana dei Thegiornalisti, passando per Se piovesse il tuo nome di Elisa e Nuova Era di Jovanotti, solo per citarne alcuni. Pezzi nei quali c’è immancabilmente il suo tocco. E’ il re Mida dei produttori, il genio della composizione, l’eminenza grigia della musica pop.
Ma Dardust, all’anagrafe Dario Faini, è prima di tutto un compositore e un pianista che si muove da sempre in maniera fluida tra sonorità classiche e l’elettronica più spinta. E lo dimostra anche con il suo nuovo album strumentale: S.A.D. Storm and Drugs, in uscita il 17 gennaio per Sony Music Masterworks e Artist First, che chiude la trilogia iniziata nel 2014 con “7” e continuata nel 2016 con “Birth”.
Il titolo del nuovo lavoro è una rivisitazione corretta dello Sturm und Drang tedesco del Settecento. “Mi piaceva l’idea di essere un po’ irriverente e scorretto. La tempesta, sturm in tedesco, storm in inglese, rimane, perché mi apparteneva molto la sensazione di trovarmi in uno sconvolgimento personale e familiare, nel momento in cui ho scritto questi pezzi, non mediati dalla razionalità. Nello stesso momento mi sono sentito senza riparo dopo la fine di una storia e la perdita della casa di famiglia ad Ascoli Piceno per il terremoto. L’impeto, il drang, è diventato Drugs, ma più legato a una dipendenza affettiva che non alle droghe vere e proprie che non mi appartengono”, racconta Dardust il cui obiettivo era traslare in epoca moderna il concetto espresso dalla rivoluzione culturale settecentesca. “Mi sono sentito un po’ Giovane Werther, un po’ Mark Renton, l’eroe negativo del film cult Trainspotting”.
Il disco, e l’intera trilogia, attraversa l’asse geografico-musicale tra Berlino, Reykjavik ed Edimburgo e riesce nell’intento di unire il mondo pianistico neoclassico a quello che ruota intorno all’elettrica di matrice Nord Europea. “A Berlino devo il mio imprinting musicale legato all’elettronica, a quel mondo che arriva fino a David Bowie, a Brian Eno. La scena irlandese, a partire dai Sigur Ros, mi ha insegnato una modalità più libera e meno ingessata nell’approccio alla forma canzone. Da Edimburgo ho assorbito l’influenza cupa dei luoghi di Trainspotting”.
Come Bowie, che aveva scelto per sé l’alter ego di Ziggy Stardust, Faini ha scelto Dardust. “Più che un alter ego è la mia metà. quella che esplora, che cerca nuovi confini, che va oltre tutto e tutti. E’ più futuribile di Dario, l’immagine che non invecchia”. Come il ritratto di Dorian Gray. “Sì, io mi vedo ancora a suonare a 80 anni il pianoforte con incursioni nell’elettronica, fuori dalle mode del momento”. Con le quali però deve fare i conti quando lavora per il pop. “Uno non esclude l’altro. Ma il progetto Dardust è l’ambizione maggiore.
E l’obiettivo è farlo uscire dai confini italiani”.
Classica ed elettronica. Uno scontro, a volte, più che un incontro. “Passo da una all’altra. Senza scegliere né una, né l’altra. Ma è da lì, in quel passaggio, che può sembrare forzato, che nasce la scintilla vitale – dice ancora Faini -.
Non mi è mai piaciuto che la musica classica, solo perché senza parole, sia considerata musica d’ambiente, di sottofondo.
L’ascolto deve essere attivo, non passivo. E l’incontro-scontro con l’elettronica è come sfondare un muro”. Quel muro che sembra sfondare anche con la foto di copertina, dove appare in bianco e nero con il pugno alzato. Un’immagine che rimanda a quelle delle Pantere Nere alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968. “Il riferimento non era voluto, ma mi piace. Lo considero strapositivo”.
In attesa del tour che partirà a febbraio (“un primo atto più intimista e teatrale, un secondo più colorato e vivace”), anche quest’anno parteciperà a modo suo al festival di Sanremo. L’anno scorso aveva firmato il pezzo vincitore (Soldi di Mahmood), quest’anno quello di Elodie (dal titolo Andromeda, al quale ha lavorato con lo stesso Mahmood) e quello di Rancore (Eden). “Ma al festival non vado, l’anno scorso ho diretto l’orchestra per gli Ex-Otago e mi sono divertito. Stavolta però rimango a casa”.

Manifesto socialista per il XXI secoloDa classe operaia a ecologia, ecco la rivoluzione di Sunkara

14 gennaio 202010:13

BHASKAR SUNKARA, MANIFESTO SOCIALISTA PER IL XXI SECOLO (Editori Laterza, pp. 290, 18 Euro). Un sos per salvare quello che resta di un sogno socialista andato in pezzi, ma anche un’occasione per ripensare il passato alla luce dei fatti del presente e in vista del futuro: arriva forte dagli Stati Uniti la voce di Bhaskar Sunkara, trentenne newyorkese figlio di immigrati, autore del “Manifesto socialista per il XXI secolo”, edito in Italia da Laterza con la traduzione di Alberto Prunetti. Sunkara, fondatore ed editor di Jacobin (rivista che viene pubblicata anche in Italia), è riuscito negli ultimi anni a galvanizzare la sinistra del partito democratico statunitense con le sue idee rivoluzionarie, intrise di un ottimismo contagioso, che questo libro condensa ed espone con un linguaggio brillante e chiaro.
L’autore coltiva il sogno di costruire una nuova società più a misura d’uomo e crede ciecamente nella possibilità di guarire il mondo capitalista dalle sue sofferenze attraverso un socialismo che, se oggi è in difficoltà, di certo non è morto e può avere un futuro se a impegnarsi è la collettività. Essere socialista per Sunkara significa sostanzialmente, come scrive nella premessa, “avere fiducia nella capacità delle persone comuni di dare forma a quei sistemi che plasmano le loro vite”.
Nel libro l’autore dapprima immagina, descrivendola, la vita di un operaio negli Stati Uniti e in Svezia, poi passa ad analizzare la storia del socialismo nei vari Paesi, i suoi protagonisti, i punti deboli e quelli di forza, in una analisi lucida e appassionata. Dall’excursus storico l’autore infine arriva a strutturare una sorta di programma politico, sottolineando che pensare di realizzare davvero un socialismo democratico non è un’utopia, ma un progetto concreto, che parte dalla volontà di incanalare la rabbia e la disillusione di intere classi sociali in qualcosa di costruttivo.
L’idea è quella di iniziare la rivoluzione dagli Stati Uniti e poi allargarsi al mondo: non basta certo discutere di socialismo nelle università e sui social network, ma serve coinvolgere la classe operaia – che comprende chi sta nelle fabbriche, ma anche chi lavora da casa e nei servizi -, cercare strade economiche credibili e alternative al capitalismo per ridistribuire in modo equilibrato la ricchezza, arginare il populismo di destra, lavorare “a un nuovo sistema politico che rappresenti pienamente i cittadini degli Stati Uniti”, sfidando il federalismo, abolendo il Collegio elettorale e spingendo verso un sistema elettorale proporzionale. Con forza Sunkara afferma che il socialismo democratico non può prescindere dalla coscienza ecologista e dall’impegno non più rimandabile nella salvaguardia di un pianeta ormai distrutto dall’inquinamento, dal “dare battaglia per l’eliminazione dell’intolleranza, dello sciovinismo, di ogni forma di pregiudizio all’interno delle nostre organizzazioni”, coltivando fin da subito l’uguaglianza.
Lungi dal pensare che il progetto politico socialista sia semplice da realizzare, lo scrittore ritiene non solo che sia fattibile, ma che oggi sia “la migliore garanzia per la pace”: “le barriere tecniche e politiche del progresso non possono essere sottostimate – scrive in chiusura – ma se vogliamo fare qualcosa di meglio per il mondo in cui tutti abitiamo, le politiche socialiste, intese in senso ampio, ci offrono i migliori strumenti a disposizione”.

Sulle ali dell’avventura per salvare la naturaAdventure movie da storia vera di ‘Birdman’ salvatore oche rare

14 gennaio 202010:19

Dal 1999, l’ornitologo Christian Moullec, soprannominato “birdman”, dedica la sua vita a allevare e salvare esemplari di oche, rimaste orfane, appartenenti a specie rare che rischiano di estinguersi. Diventandone di fatto la figura ‘paterna’, le guida anche in volo, a bordo di un deltaplano a motore, attraverso l’Europa (che solo negli ultimi 30 anni ha perso 430 milioni di uccelli), per mostrare agli stormi le rotte di migrazione più sicure per la nidificazione.
Una straordinaria storia vera, già raccontata dalla stampa di tutto il mondo e in un documentario, che ora approda anche al cinema di fiction, con Nicolas Vanier, un regista e scrittore da sempre appassionato difensore della natura, capace di declinare spesso il tema in film di grandissimo successo come Belle e Sebastien (2013). Una ricetta riuscita anche con Sulle ali dell’avventura, che dopo essere stato visto oltralpe da oltre un milione di spettatori, arriva in Italia dal 9 gennaio con Lucky Red.
Nella sua rilettura, il cineasta, che ha dedicato alla storia anche un romanzo, dallo stesso titolo, edito in Italia da Sperling & Kupfer, e in arrivo nelle librerie il 14 gennaio, mantiene intatto il ritratto della personalità e della missione di Moullec, che ha collaborato alla sceneggiatura e ha seguito le riprese dalla Francia all’Artico, curando in prima persona quelle in volo con le oche. Il racconto si apre a un pubblico ampio diventando un adventure movie per tutta la famiglia, capace di appassionare e commuovere. E’ basato sul rapporto fra un padre e un figlio, la bellezza delle scene nella natura ma anche sul realismo, con tanto di utilizzo di oche vere e non ricreate digitalmente. Tra le carte vincenti del film c’è anche aver affidato il ruolo del protagonista a un interprete versatile come Jean-Paul Rouve, popolarissimo in Francia grazie alla saga comica dei Les Tuche (che in Italia ha ispirato le commedie di Fausto Brizzi, Poveri ma ricchi e Poveri ma ricchissimi), perfettamente a suo agio anche su toni più seri.
Nella storia Rouve è Christian, padre divorziato, scienziato visionario e appassionato, che dopo essersi visto rifiutare i fondi per il suo progetto di salvaguardia delle oche, decide di andare avanti da solo, anche con mezzi non proprio leciti.
Diventa fondamentale in particolare l’aiuto del figlio 14enne Thomas (Louis Vazquez), teenager di città, che dopo aver cercato in tutti i modi di convincere la madre (Melanie Doutey) a non mandarlo in vacanza per l’estate dal padre, in campagna, finisce per farsi coinvolgere in toto dal progetto del genitore. Tanto da trovarsi, in un momento nel quale il viaggio delle oche sembra doversi interrompere, a prendere una decisione fondamentale.
“Non ho la pretesa di cambiare il mondo con un film – ha spiegato Vanier a La Republique du Centre – ma agisco utilizzando i mezzi che mi appartengono: la meraviglia può provocare l’emozione. E dall’emozione può arrivare la voglia di fare qualcosa. In questo film evoco la tragica scomparsa di tante specie di uccelli e attraverso questo il crollo della biodiversità nel mondo. Nello stesso tempo c’è il messaggio di speranza di quest’uomo che utilizza il suo cuore e la sua energia per essere al servizio della natura”.

Jojo Rabbit, satira anti-odio sul nazismoIn sala la commedia nera di Waititi con Scarlett Johansson

12 gennaio 202020:13

Non è certo la prima volta che la sulfurea figura di Adolf Hitler viene cucinata in commedia. È il caso anche di Jojo Rabbit del regista neozelandese Taika Waititi (What We Do In The Shadow), film d’apertura del 37/o Torino Film Festival dopo aver vinto il premio del pubblico a Toronto e ora in sala dal 16 gennaio con la Fox. Una singolare commedia nera con un esplicito intento morale: “Non volevo fare un film zuccheroso sul nazismo, ma piuttosto una satira anti-odio” ha sottolineato lo stesso regista che nel film interpreta Hitler.Il film racconta la storia di Jojo (Roman Griffin Davis), un ragazzino di dieci anni nella Germania nazista ormai prossima alla sconfitta, irriducibilmente fedele al Führer, tanto da averlo come amico immaginario. Dopo un incidente durante l’addestramento, il giovane, che sembra uscito da Moonrise Kingdom di Wes Anderson, scopre che la madre (Scarlett Johansson) offre rifugio ad una ragazza ebrea. È troppo per lui. Molte delle sue convinzioni cominciano a sfaldarsi, mentre è sempre più frequente in Jojo la domanda: cosa significa davvero essere nazisti? In fondo Jojo, questa una delle tesi del film, è solo un ragazzino che non sa neppure esattamente quello che pensa in un mondo più grande di lui. Per lui e il suo amico Yorki, ci sarà comunque ancora il tempo per la redenzione, mentre il vecchio sistema in cui sono cresciuti crolla sotto gli attacchi degli alleati.Con Jojo Rabbit torna al cinema la figura di Hitler in maniera ironica dopo film come Lui è tornato e, in chiave più demenziale, Kung Fury. Una lunga linea di lavori che partono dal Grande dittatore di Chaplin fino a La vita è bella di Benigni e a Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, ma nel caso dell’Hitler dì Waititi la figura del dittatore ha una chiave molto macchiettistica, in fondo è solo la proiezione di un bambino. Sull’attualità del pericolo della destra estremista ha detto in un’intervista a Toronto il regista Taika Waititi, sangue maori, russo ed ebraico: “Mi sembra oggi di rivivere gli anni Trenta, quando la gente mormorava per strada: ‘Hey, dopo la Prima Guerra Mondiale non commetteremo più gli stessi errori. Il mondo sarà un posto migliore’. Un’illusione. Sta succedendo di nuovo. L’ignoranza e l’arroganza sono un grosso difetto del genere umano. Azzerano la nostra memoria. Ecco perché è importante mettere in circolo esempi come Jojo. Dobbiamo trovare un modo nuovo e immaginifico di reagire e raccontare la storia con S maiuscola. E farci ascoltare dalle giovani generazioni”. Ha detto, infine, a Torino il giovanissimo attore che interpreta Jojo: “Quando a scuola ci hanno fatto vedere La vita è bella di Benigni nessuno conosceva i lager, tranne un mio compagno che aveva letto Il bambino con il pigiama a righe”. E ancora Griffin Davis: “Il messaggio del film è che ognuno deve guardare la vita con i propri occhi. In questo caso il film insegna ai bambini, con umorismo, cos’è stata la seconda guerra mondiale”.

Archibugi e Amoruso, eccellenze a HollywoodPremio e film per due registe al festival Los Angeles, Italia

2 gennaio 202016:58

– Francesca Archibugi ed Elisa Amoruso riceveranno il premio ”LA Italia Excellence Award 2020” domenica 2 febbraio, giornata inaugurale di Los Angeles, Italia – Film, Fashion and Art Festival. Le due registe, insieme a Gabriele Salvatores e a Chiara Ferragni, saranno tra gli ospiti della 15/a edizione dell’happening del cinema e dell’audiovisivo italiani a Hollywood promosso dall’Istituto Capri nel mondo con il patrocini del ministero degli Affari Esteri, il sostegno del Mibact (Dg Cinema e Audiovisivo) e la partecipazione di Intesa Sanpaolo, Rai Cinema, Rai Com, Rainbow, Medusa, Iervolino Erntertainment. Nonché del Consolato Generale, l’Ice e l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles.
LA Italia 2020, la kermesse che precede la notte degli Oscar e che coinvolge il Gotha dell’industria globale al Chinese Theatre nel momento più caldo dello showbiz, quest’anno festeggerà, con una retrospettiva, gli 80 anni dell’attore Al Pacino. E sarà teatro della sfida diretta tra Quentin Tarantino (Once Upon a Time in Hollywood) e Martin Scorsese (The Irishman).
Ad annunciare l’omaggio ”losangelino” alle due registe italiane, Marina Cicogna, vice-presidente onoraria della manifestazione che dice: ‘E’ un bel momento per il cinema italiano al femminile ed a LA Italia avremo modo di apprezzare l’ultimo film della Archibugi ‘Vivere’ e le prime due opere della Amoruso ‘Chiara Ferragni – Unposted’ (documentario campione d’incassi 2019) ed il film ‘Bellissime’ che decretano Elisa tra i principali talenti del cinema italiano made in Italy”.
Tra gli altri artisti attesi a LA Italia 2020, Franco Nero, i premi Oscar Nick Vallelonga (Green Book), Mira Sorvino (Mighty Aphrodite), Bobby Moresco (Crash), Barry Morrow (Rain Man) insieme a Diane Warren, Eli Roth, David O. Russell e Robert Davi e Maylin Aguirre.

Incassi Usa, 1917 batte Star WarsDopo i Golden Globes Mendes punta agli Oscar. Terzo Jumanji

12 gennaio 202020:07

– Fresco di vittoria ai Golden Globes per il miglior film drammatico e la miglior regia, in pista per le nomination agli Oscar, 1917 conquista la vetta del box office nordamericano del week end. La storia di un’amicizia tra il sangue e i combattimenti della prima guerra mondiale a firma Sam Mendes ha incassato 36,5 milioni di dollari, scalzando dalla prima posizione Star Wars, L’ascesa di Skywalker, ultimo capitolo della saga, che ha ottenuto 15 milioni di dollari nel fine settimana, superando in totale sul mercato domestico i 478 milioni di dollari. Sul terzo gradino del podio Jumanji: The Next Level (14 milioni di dollari nel week end, per un incasso totale di 257 milioni).
New entry, in quarta posizione, Like a Boss (Amiche in affari), commedia al femminile di Miguel Arteta, con 10 milioni di dollari, seguita da Just Mercy (Il diritto di opporsi), con 10 milioni di dollari, e dalle Piccole donne di Greta Gerwig (7,6 milioni di dollari nel fine settimana, per un totale di 74 milioni sul mercato domestico).

Critics’ Choice, C’era una volta a Hollywood miglior filmPer la tv vincono Succession e Fleabag

13 gennaio 202012:44

C’era una volta a Hollywood di Quentin Tarantino è il miglior film 2019: è stato premiato dai critici di cinema nella 25/ma edizione dei Critics’ Choice Awards che si è tenuta a Los Angeles. Per il film premiato anche Brad Pitt come migliore attore non protagonista (aveva vinto anche il Golden Globe per lo stesso ruolo), lo stesso Tarantino per la migliore sceneggiatura originale e Barbara Ling e Nancy Haighbest per il best production design. Migliore attore Joaquin Phoenix per Joker, migliore attrice Renée Zellweger per Judy.Laura Dern è la migliore attrice non protagonista (Storia di un matrimonio, Marriage Story), mentre miglior giovane attore è Roman Griffin Davis (Jojo Rabbit).Il cast di The Irishman ha vinto come best acting ensemble. Ex aequo per la regia: Sam Mendes per 1917 e Bong Joon Ho per Parasite, film che ha vinto anche come miglior pellicola straniera.Tra i premati anche Greta Gerwig per il miglior adattamento di sceneggiatura (Little Women). Per la tv: miglior drama è Succession (HBO) (premiato anche il protagonista Jeremy Strong), miglior commedia è Fleabag (Amazon) (premiata anche la protagonista Phoebe Waller-Bridge).

Cinema: Il Traditore miglior film Sncci,Bellocchio a TriesteFilm uscirà presto in Usa con Sony

13 gennaio 202012:46

– Marco Bellocchio sarà alla serata inaugurale del Trieste Film Festival, venerdì 17 gennaio, per ritirare il premio che il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) ha assegnato a Il Traditore come Miglior film italiano 2019.
Dopo la lunga tenitura in fase di uscita, in Italia il film ha avuto e ha tuttora un’intensa vita – nelle sale d’essai, nelle occasioni pubbliche, nelle manifestazioni culturali, con incontri col pubblico, studenti, cinefili a Bologna, Caserta, Salina, Bobbio.. – culminata nella giornata del 9 dicembre con l’assegnazione della “Laurea honoris causa” a Marco Bellocchio allo Iulm di Milano. Quanto all’estero, dopo le vendite in oltre 70 paesi e gli inviti nei più prestigiosi festival del mondo, il film di Bellocchio su Tommaso Buscetta uscirà prossimamente negli Usa con Sony Pictures.
Il film è prodotto da Ibc Movie, Kavac Film con Rai Cinema, in coproduzione con Ad Vitam Production (Francia), Match Factory Productions (Germania), Gullane (Brasile), distribuito in Italia da 01 Distribution, e venduto nel mondo da Match Factory.

Oscar: al top Joker con 11 candidature10 nomination per Hollywood di Tarantino, 1917, The Irishman

13 gennaio 202016:10

– Sono state annunciate le nomination agli Oscar. La cerimonia di premiazione si terrà domenica 9 febbraio al Dolby Theatre di Los Angeles. Guida Joker con 11 candidature (già vincitore di 2 Golden Globe e del Leone D’Oro a Venezia), The Irishman, C’era una volta a Hollywood e 1917 ne hanno ottenute 10, mentre 6 sono andate a Piccole Donne e Parasite. Tra le curiosità: la doppia candidatura di Scarlett Johannson per due diversi film: Storia di un matrimonio (Marriage Story) come protagonista e Jojo Rabbit come non protagonista. Tra i migliori attori si sfidano Leonardo DiCaprio, Antonio Banderas, Adam Driver, Joaquin Phoenix e Jonathan Pryce. Tra le migliori attrici la sfida è tra Cynthia Erivo (Harriet), Scarlett Johansson, Saoirse Ronan, Charlize Theron e Renee Zellweger. Tra i non protagonisti Brad Pitt, Tom Hanks, Anthony Hopkins Joe Pesci e Al Pacino (entrambi per lo stesso film, The Irishman). Tra le non protagoniste Kathy Bates, Laura Dern, Scarlett Johannson, Florence Pugh e Margot Robbie.

Oscar: Parasite fa la storia e torna in sala a febbraioPrimo sud coreano, film di Bong Jooh Ho ha vinto Palma e Golden

13 gennaio 202019:13

– Parasite è certamente tra i film dell’anno. Dopo aver vinto la Palma d’oro a Cannes, aver vinto il Golden Globe come miglior film straniero è candidato a ben sei premi Oscar, diventando il primo film sud coreano ad entrare nell’Academy. Il film di Bong Joon Ho Parasite, ha conquistato le nomination come Miglior Film, Regia, Film Internazionale, Sceneggiatura Originale, Montaggio e Scenografia. E in occasione della consegna degli Oscar, Academy Two in collaborazione con Lucky Red, riporta in sala Parasite che dal 6 febbraio riuscirà nei cinema di tutta Italia.
Uscito in sala il 7 novembre Parasite è stato visto da oltre 300.00 spettatori, è stato designato Film dell’anno dal Sindacato nazionale critici cinematografici italiani, ha raccolto riconoscimenti dalle associazioni di categoria di tutto il mondo ed è anche candidato ai Bafta in 4 categorie.
Inoltre dal 20 febbraio arriverà in sala, inedito in Italia, il primo capolavoro di Bong Joon Ho Memorie di un assassino – Memories of Murder, un thriller avvincente con Song Kang-ho, in cui il regista miscela perfettamente, proprio come in Parasite i registri comico e drammatico. In un piccolo villaggio, nel 1986, viene trovata una giovane donna brutalmente assassinata. Due mesi dopo, un crimine molto simile, attira l’attenzione dell’opinione pubblica. Lo spettro di un assassino seriale fa sprofondare l’intera regione nel terrore. Due poliziotti locali, tanto brutali quanto impreparati, indagano con mezzi poco ortodossi sugli omicidi. Si unirà a loro un terzo detective, in arrivo direttamente da Seul. Penserà di poter risolvere il caso ma, fra errori e false piste, verrà trascinato negli abissi di un’indagine senza apparente risoluzione

Festival di Cannes, Spike Lee presidente di giuriaE’ il primo nero a ricoprire il ruolo

PARIGI14 gennaio 202010:21

Il regista americano Spike Lee è stato scelto come presidente della giuria del Festival del cinema di Cannes, in programma dal 12 al 23 maggio 2020. E’ il primo nero ad occupare il prestigioso ruolo che lo scorso anno fu del cineasta messicano Alejandro Iñarritu. “Quando sono stato chiamato, non potevo crederci, ero felice, sorpreso e orgoglioso allo stesso tempo”, ha dichiarato Spike Lee, 62 anni. “Sono onorato di essere la prima persona nella diaspora africana” negli Stati Uniti ad assumere questa funzione.

Morto Giampaolo Pansa, giornalista controcorrente Aveva 84 anni. Provocatore fino all’ultimo ha raccontato l’Italia dei vinti

13 gennaio 202013:11

Scrittore, polemista, commentatore, firma dei più importanti quotidiani italiani, dalla Stampa, dove ottenne il suo primo contratto giornalistico, nel 1961, al Giorno, dal Corriere della Sera a Repubblica (di cui è stato vicedirettore) al Messaggero, dall’Espresso a Epoca a Panorama, Giampaolo Pansa, morto a Roma all’età di 84 anni, ha raccontato con acume la società e la politica italiana, mettendo alla berlina i vizi della classe dirigente e soprattutto proponendo un punto di vista controcorrente, sempre in grado di stimolare il dibattito e la riflessione.Basti pensare alle polemiche giornalistiche e storiografiche che hanno sempre accompagnato i suoi libri dedicati alla Resistenza, su tutti Il sangue dei vinti, il saggio del 2003 sui crimini dei partigiani compiuti dopo il 1945 che gli è costato l’accusa di revisionismo. Suoi numerosi scoop, per esempio sullo scandalo Lockeed, ma anche espressioni entrate ella storia come la ‘Balena bianca’, cioè la Democrazia cristiana, o il ‘Bestiario’, titolo di una sua celeberrima rubrica. Piemontese di Casale Monferrato allievo di Alessandro Galante Garrone, Pansa ha esordito nel giornalismo con la Stampa, occupandosi tra l’altro del disastro del Vajont, per passare poi al Giorno, al Messaggero di Roma, al Corriere della Sera (quotidiano con cui era tornato da poco a collaborare), e ancora a Repubblica e all’Espresso con cui ha collaborato dal 1977 al 2008 quando abbandonò polemicamente il Gruppo Espresso, in contrasto con la linea editoriale. Da allora ha scritto per Il Riformista, Libero, Panorama e The Post Internazionale. Una passione per gli anni del fascismo e della Resistenza maturata fin dalla tesi di laurea, Pansa ha firmato innumerevoli romanzi e saggi storici.Nel 2001 ha pubblicato Le notti dei fuochi, sulla guerra civile italiana combattuta tra il 1919 e il 1922, ma anche I figli dell’Aquila, racconto della storia di un soldato volontario dell’esercito della Repubblica sociale italiana. Ha firmato poi il ciclo dei vinti, libri dedicati alle violenze compiute dai partigiani nei confronti di fascisti durante e dopo la seconda guerra mondiale: Il sangue dei vinti (vincitore del Premio Cimitile 2005), Sconosciuto 1945, La Grande Bugia e I vinti non dimenticano (2010).Nel 2011 ha firmato Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri, in cui ritrae l’Italia degli umili tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX attraverso la storia dei propri nonni e genitori. E ancora La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti ( 2012) e Sangue, sesso e soldi . Una controstoria d’Italia dal 1946 ad oggi. Provocatore fino all’ultimo, tra i suoi libri più recenti l’autoritratto intitolato Quel fascista di Pansa e poi con un pamphlet su Salvini “Ritratto irriverente di un seduttore autoritario” Pansa è morto a Roma assistito da sua moglie, la scrittrice Adele Grisendi. Nel 2016 aveva perso il figlio Alessandro, ex ad di Finmeccanica morto di malattia a 55 anni. Un dolore dal quale non si era mai ripreso.

Rai: ecco chi sono i direttori proposti dall’AdDirigenti interni di lungo corso già responsabili di aree cruciali dell’azienda a prescindere dalle aree o dalle etichette politiche

13 gennaio 202012:56

In sintesi, il ‘chi è’ dei nuovi direttori indicati dall’ad Rai Fabrizio Salini in vista del cda di domani. Si tratta di dirigenti interni di lungo, in alcuni casi, lunghissimo corso già responsabili di aree cruciali dell’azienda a prescindere dalle aree o dalle etichette politiche.ANGELO TEODOLI (coordinamento generi) – Nato a Roma il primo gennaio 1956, è un dirigente Rai di lungo corso, un autentico ‘uomo macchina’ della tv pubblica. E’ stato direttore di Rai1, di Rai2 (rete per la quale aveva già curato i palinsesti sotto la direzione di Giampaolo Sodano), direttore dei Palinsesti, responsabile di RaiGold, consigliere di amministrazione Rai Pubblicità, responsabile progetto Fiorello su RaiPlay.STEFANO COLETTA (prime time e Rai1) – Cinquantaquattro anni, dal 1991 in Rai, autore e capoprogetto di programmi di prima e seconda serata e di programmi di servizio sociale, innovatore di programmi tv di successo come Chi l’ha visto, dal luglio 2017 è direttore di Rai3.LUDOVICO DI MEO (Serie tv e cinema e Rai2) – E’ stato vicedirettore del Tg2 e di Rai1, responsabile delle Rubriche e approfondimenti informativi.SILVIA CALANDRELLI (Cultura e Rai3) – 56 anni, mente di Rai Cultura e di Rai Storia, da un anno vicedirettore di Rai3, è stata direttore di Rai Educazione, Rai Cultura e Rai Scuola.FRANCO DI MARE (Day Time) – In Rai al Tg2 e al Tg1, inviato e corrispondente in zone di guerra, autore di servizi e documentari su mafia e criminalità, dal 2003-2004 conduttore di UnoMattina per molte edizioni, è vicedirettore di Rai1 con delega agli approfondimenti e alle inchieste.DUILIO GIAMMARIA (Documentari) – Giornalista, conduttore televisivo e documentarista, 60 anni, lavora in Rai dal 1985, prima a Rai2 e poi per i programmi di approfondimento di Rai3 fino al 1996. Nel 1990 è stato autore e produttore di Extra, primo programma di coproduzione europea. Dal 1998 ha lavorato al Tg1 nella redazione Speciali e successivamente agli Esteri, come inviato speciale (tra l’altro in Iraq a in Afghanistan). Dal 2013 conduce il programma di inchieste Petrolio.ELEONORA ANDREATTA (Fiction) – Nata a Bologna nel 1964, è direttrice Rai Fiction dal 2012, artefice di successi mondiali e della leadership Rai della fiction degli ultimi anni. Già nel 1999 aveva seguito le attività di cinema e fiction alle dirette dipendenze del direttore di Rai1 e l’anno successivo le era stata affidata la responsabilità della struttura Programmazione cinema e fiction della rete. Nel 2006 è diventata responsabile dell’area Coproduzioni e Serie della Direzione Rai Fiction.LUCA MILANO (Ragazzi)- Nato a Roma nel 1958, in Rai dal 1982, da giugno 2017 è direttore di Rai Ragazzi (nella quale confluiscono, oltre ai due canali Rai Yoyo e Rai Gulp, anche le attività di produzione di cartoni animati) e dal 2018 è presidente del gruppo “Kids Media” della UER/EBU, l’unione delle televisioni pubbliche europee. E’ stato a lungo dirigente di Rai Cinemafiction e Rai Fiction, mantenendo un’attenzione particolare alle coproduzioni internazionali e ai rapporti con l’industria audiovisiva indipendente. Nel 2013 è stato nominato vicedirettore di Rai Fiction, con delega su Marketing, Pianificazione e Cartoon.

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