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DALLE 14:32 DI DOMENICA 22 MARZO 2020

ALLE 04:28 DI GIOVEDì 02 APRILE 2020

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Black&White Stories: la top five del 2012
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Cosa rende un gol storico? La classifica di un anno speciale
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Siamo tutti d’accordo che il 2012 sia l’anno dal quale il nostro meraviglioso ciclo è partito. Non solo perché ha ospitato il primo degli 8 scudetti di fila, ma anche per il modo del tutto eccezionale con il quale lo abbiamo vissuto. Giorno dopo giorno, è stata un’emozione crescente che significava qualcosa di più profondo della pur importantissima ricongiunzione con la Juventus vincente del passato. L’anno solare lasciava infatti già intendere che il percorso fosse solo all’inizio, che altre tappe sarebbero arrivate, anche se nessuno – neanche il più inguaribile degli ottimisti – avrebbe potuto immaginare la sequenza di vittorie che stiamo ancora vivendo e vogliamo proseguire.
Alla fine del 2012, Hurrà Juventus propose un gioco, più che un bilancio, sulla top ten dei gol realizzati. Chiedendosi quali siano le caratteristiche che rendono speciale una rete. La bellezza dell’esecuzione, certamente (se il dibattito sul bel gioco divide, quello sulla qualità di un gol è solitamente più morbido). L’originalità della giocata, forse (che è altra cosa dal fascino, è il mai visto prima, è il piacere dell’inedito, materia rara e perciò degna di essere preservata). Oppure, più concretamente, la sacrosanta importanza ai fini del risultato (perché c’è poco da fare: se vale una vittoria decisiva, anche un tocco a porta vuota assume toni leggendari).
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Già allora, qualsiasi fosse l’idea prevalente, si avanzava un “sospetto”. Che determinati gol sappiano andare oltre le ragioni della stretta attualità e si proiettino immediatamente nel futuro, diventando nel tempo momenti da collezione. Ve ne riproponiamo la metà di quelli scelti allora. Divertitevi ad accostare le sensazioni di allora e quelle di oggi in un juventinissimo Ritorno al futuro…
FIORENTINA-JUVENTUS 0-5 ANDREA PIRLO
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La Signora travolge la Viola sul proprio campo con un sonante 0-5, punteggio storico, mai visto prima. L’eccezionalità della serata è ben rappresentata da Andrea Pirlo che si scambia la parte con Mirko Vucinic: stavolta è lui a presentarsi a tu per tu con il portiere per trasformare in rete la geniale invenzione del montenegrino con un morbidissimo tocco. E d’incanto si capisce che un gol di Andrea Pirlo non alla Andrea Pirlo è sempre per definizione il gol di un Maestro.
JUVENTUS-LAZIO 2-1 ALESSANDRO DEL PIERO
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Di punizioni perfette il 10 bianconero ne ha regalate talmente tante che ogni dibattito su quale sia la più bella o la più importante rischia di diventare un esercizio accademico che non mette d’accordo nessuno. Questa è la più sorprendente, però, nessun dubbio. Perché Alex la tira precedendo Pirlo che lo affianca al momento della battuta e in quella frazione di secondo inganna Marchetti, lasciandolo inchiodato alla linea di porta. E’ esagerato dire – col senno di poi – che in quell’istante abbiamo capito che avremmo vinto lo scudetto?
JUVENTUS-ROMA 4-0 ARTURO VIDAL
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Un gol, anzi due. Impossibile separarli, anche a costo di allargare un po’ la Top Five con un numero supplementare. Quarto minuto, Vidal si getta su un pallone che attraversa l’area di rigore e Juve-Roma prende già una direzione ben precisa. Altri 4 minuti e il cileno inventa un tiro folgorante e non è una definizione esagerata. Probabile che di Arturo siano restate tante altre cose nella nostra memoria tifosa. Fate spazio, questa doppietta velocissima lo merita.
CAGLIARI-JUVENTUS 0-2 MIRKO VUCINIC
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Probabile che siano talmente tante le immagini della felicità di Trieste – la notte dello scudetto numero 30 – che si finisca per dimenticarsi del gol sblocca-partita. Lo realizza Vucinic su un lancio calibrato di Bonucci. Tutto appare splendidamente giusto, anche perché arriva dopo appena 6 minuti, risparmiando una discreta dose d’ansia per gli altri 84.
JUVENTUS-TORINO 3-0 CLAUDIO MARCHISIO
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Il primo derby dello Stadium non si scorda mai, tanto meno il primo gol se lo realizza un ragazzo che li gioca già da bambino. Particolare non secondario: il cross per il tuffo di testa di Marchisio lo disegna Sebastian Giovinco, pure lui prodotto del vivaio bianconero. E conferma una tradizione che dal Delle Alpi all’Allianz, passando per l’Olimpico, a oggi conta in 24 gli anni trascorsi dall’ultima volta che la Juve ha perso in casa contro i cugini
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COVID-19, le misure adottate da Juventus
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I provvedimenti adottati da Juventus in ottemperanza ai DPCM ed ai decreti del Ministero della Salute
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A seguito del DPCM del 9 marzo 2020, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deciso di sospendere sino al 3 aprile 2020 tutte le competizioni sportive calcistiche organizzate sotto sua egida.
Juventus continua a monitorare la situazione relativa al Coronavirus (Covid-19) conformandosi alle disposizioni impartite delle Autorità competenti. Pertanto, preso atto del DPCM del 4 marzo 2020 e degli altri provvedimenti straordinari ancora in vigore per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus, la Società ha adottato una serie di misure di prevenzione che abbracciano tutte le attività del Club.
ATTIVITÀ APERTE AL PUBBLICO
In ottemperanza alle disposizioni del Dpcm dell’8 marzo 2020, lo Juventus Museum sarà chiuso al pubblico fino al 3 aprile, salvo diversa disposizione ministeriale.
Gli interventi di sanificazione delle superfici dei luoghi di lavoro vengono effettuati con regolarità attraverso l’utilizzo di prodotti disinfettanti a base alcolica od ipoclorito di sodio.
È stata infine operata la sanificazione di ogni sede Juventus, dei pullman delle diverse squadre e di ogni indumento utilizzato dagli atleti tramite tintorie industriali.
JUVENTUS STORE
Gli Juventus Store di Torino, Milano e Roma sono al momento chiusi, in ottemperanza al DPCM dell’11 marzo 2020.
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ATTIVITÀ AGONISITCA
A seguito del DPCM del 9 marzo 2020, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deciso di sospendere sino al 3 aprile 2020 tutte le competizioni sportive calcistiche organizzate sotto sua egida.
Prima Squadra Maschile e Femminile – agg. 12.03.2020
Tre i giocatori risultati positivi al COVID-19: Daniele Rugani, Blaise Matuidi e Paulo Dybala. Per tutti e tre è scattato l’isolamento domiciliare volontario.
La partita di Champions League fra Juventus e Olympique Lione, inizialmente prevista per il prossimo 17 marzo, è rinviata a data da destinarsi

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Il Responsabile del Settore Medico, Dott. Stefanini, in ottemperanza a quanto disposto dal Gruppo Scientifico dei medici sportivi di Serie A, ha comunicato, esplicato e disposto per le Prime Squadre Maschile e Femminile le seguenti 21 regole che valgono anche per dirigenti, personale tecnico e addetti ai lavori.
NON BERE DALLA STESSA BOTTIGLIA
Non bere dalla stessa bottiglietta, borraccia, bicchiere né in gara né in allenamento, utilizzando sempre bicchieri monouso o una bottiglietta nominale o comunque personalizzata, e non scambiare con i compagni altri oggetti come asciugamani, accappatoi, ecc.
NON MANGIARE NELLO SPOGLIATOIO
Evitare di consumare cibo negli spogliatoi.
GLI INDUMENTI
Riporre oggetti e indumenti personali nelle proprie borse, evitando di lasciarli esposti negli spogliatoi o in ceste comuni.
I FAZZOLETTI DI CARTA
Buttare subito negli appositi contenitori i fazzolettini di carta o altri materiali usati come cerotti, bende, ecc.
LAVARSI LE MANI
Lavarsi accuratamente le mani il più spesso possibile: il lavaggio e la disinfezione delle mani sono decisivi per prevenire l’infezione. Le mani vanno lavate con acqua e sapone per almeno 20 secondi e poi, dopo averle sciacquate accuratamente, vanno asciugate con una salvietta monouso; se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol al 60%.
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SERVIZI IGIENICI
Evitare, nell’utilizzo di servizi igienici comuni, di toccare il rubinetto prima e dopo essersi lavati le mani, ma utilizzare salviette monouso per l’apertura e la chiusura dello stesso.
DISPENSER E DISINFETTANTE
Favorire l’uso di dispenser automatici con adeguate soluzioni detergenti disinfettanti, sia negli spogliatoi, sia nei servizi igienici.
NON TOCCARSI OCCHI, NASO, BOCCA
Non toccarsi gli occhi, il naso o la bocca con le mani non lavate.
TOSSIRE NEL BRACCIO
Coprirsi la bocca e il naso con un fazzoletto – preferibilmente monouso – o con il braccio, ma non con la mano, qualora si tossisca o starnutisca.
CAMBIO D’ARIA
Arieggiare tutti i locali il più spesso possibile.
PULIRE TAVOLI, SEDIE, RUBINETTI
Disinfettare periodicamente tavoli, panche, sedie, attaccapanni, pavimenti, rubinetti, maniglie, docce e servizi igienici con soluzioni disinfettanti a base di candeggina o cloro, solventi, etanolo al 75%, acido paracetico e cloroformio.
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COSA FARE IN PISCINA
In caso di attività sportiva o allenamento in vasca, richiedere un costante monitoraggio dei parametri chimici (cloro o altre soluzioni disinfettanti) e dei parametri fisici (fra cui il pH o la temperatura, che influisce sul livello di clorazione) .
COSA FARE AI PRIMI SINTOMI
Gli atleti che manifestino sintomi evidenti di infezione respiratoria e/o febbre devono immediatamente abbandonare il resto della squadra, possibilmente, isolarsi, e avvisare il medico sociale nelle squadre professionistiche o il responsabile medico della federazione nei raduni federali, che provvederà a rivolgersi, se ne sussistesse l’indicazione, al Numero 112 o al Numero 1500 del Ministero della Salute operativo 24 ore su 24, senza recarsi al Pronto Soccorso.
VACCINARSI CONTRO L’INFLUENZA
Per chi non fosse ancora vaccinato contro l’influenza, ricorrere il più rapidamente possibile il vaccino antiinfluenzale, in modo da rendere più semplice la diagnosi e la gestione dei casi sospetti.
I CONTATTI A RISCHIO
Informarsi dagli atleti e dal personale societario se ci sono stati eventuali contatti in prima persona o all’interno del proprio ambito familiare con persone rientrate da zone a rischio o in quarantena.
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LO SCREENING MEDICO SPORTIVO
Utilizzare la visita medico-sportiva quale fondamentale strumento di screening, attraverso un’attenta anamnesi ed esame obiettivo per l’individuazione di soggetti potenzialmente a rischio immunitario o con sintomatologia.
I RADUNI DELLE NAZIONALI
In caso di raduni nazionali o di atleti o di manifestazioni di circuito internazionale autorizzate anche all’estero, prevedere sempre la presenza di un Medico di Federazione che possa valutare clinicamente, a livello preventivo, tutti i partecipanti, identificando eventuali soggetti a rischio e adottando le più idonee misure di isolamento, seguendo adeguate procedure gestionali secondo gli indirizzi del Ministero della Salute.
I MEDICI SOCIALI
Lo staff medico deve monitorare con attenzione i Paesi verso cui si è diretti o da cui si rientra, secondo le indicazioni del Ministero della Salute. La FMSI ha istituito un collegamento diretto e indirizzi di posta elettronica specifica per tutti i Medici Federali, che sono il punto di riferimento delle Società e degli Atleti, per un più efficace coordinamento delle informazioni grazie alla linea diretta fra Ministero della Salute, Ministero dello Sport, Coni e FMSI.
NIENTE PREMIAZIONI
Evitare premiazioni o altre forme di contatto con il pubblico (es. club o manifestazioni varie)
IL RISCHIO DELLE INTERVISTE
Utilizzare un unico microfono nelle interviste da disinfettare ogni volta (quindi non vari microfoni tenuti in mano dal giornalista)
EVITARE IL CONTATTO CON I TIFOSI
Uscire dal centro di allenamento e/o dallo stadio nel bus della squadra o sull’auto privata evitando il contatto fisico con tifosi (es. evitare selfie, autografi e abbracci).
Prima Squadra Femminile – AGGIORNAMENTO 10.03.20
La FIGC dispone la sospensione e il rinvio a data da destinarsi di tutte le gare della Divisione Calcio Femminile (Campionato Serie A femminile TIMVISION, Campionato Nazionale femminile Serie B, Campionato Nazionale femminile Primavera, Coppa Italia femminile TIMVISION) in programma durante tutto il periodo di vigenza delle prescrizioni imposte dal D.P.C.M. del 9 marzo 2020 e, comunque, sino a quando le disposizioni statali non modificheranno le stesse.
Anche gli allenamenti della Prima Squadra Femminile sono sospesi, a data da destinarsi.
Under 23 – AGGIORNAMENTO 9.03.2020
Sospeso fino al 3 aprile il campionato di Serie C, sono fermi anche gli allenamenti della squadra.
Settore giovanile

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Oltre a quanto disposto per la Prime Squadra Maschile e Femminile, per il Settore Giovanile è stato indicato come sarà regolata l’attività delle varie formazioni:
Settore giovanile maschile – AGGIORNAMENTO 12.03.20
UNDER 19 – Tutte le gare del Campionato Primavera 1 TIM, SONO sospese fino al 3 aprile prossimo. Sospesi anche gli allenamenti, rinviata a data da destinarsi la partita di Youth League contro il Real Madrid, prevista inizialmente per l’11 marzo.
UNDER17-UNDER15 – attività ufficiale sospesa fino al 03.04
UNDER14-UNDER13 –  attività ufficiale sospesa fino al 03.04
UNDER12-UNDER7 –  attività ufficiale sospesa fino al 03.04
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Settore giovanile femminile – AGGIORNAMENTO 09.03.20
TUTTE le attività (Under 19 compresa) sono sospese fino al 3 aprile. La ripresa degli allenamenti – al momento – è pertanto fissata per il 6 aprile prossimo.
ESPORTS
Le gare della sesta giornata del torneo eFootball.Pro, cui la Juventus partecipa con il suo team, inizialmente in programma per sabato 7 marzo, sono rinviate a data da destinarsi
DIPENDENTI
Ad oggi, alla luce delle ulteriori restrizioni imposte dal DCPM del 11.3.2020 e fatta eccezione per la Sede Principale (HQ), per i centri allenamento (JTC Continassa e Vinovo) e per lo stadio, tutte le altre sedi di lavoro sono state chiuse.
L’attività aziendale presso la Sede Principale (HQ), i centri allenamento (JTC Continassa e Vinovo), nonché lo stadio è stata comunque ridotta al minimo essenziale, ovvero alle sole attività ritenute necessarie e indifferibili (incluse le attività di sanificazione degli ambienti di lavoro).
La presenza di personale dipendente è stata conseguentemente ridotta al minimo necessario.
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Juventus ha infine impartito precise indicazioni ai propri dipendenti, invitandoli ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni igienico sanitarie di seguito riportate:

lavarsi spesso le mani e utilizzare le soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani;

evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;

evitare abbracci e strette di mano;

mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro;

igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);

evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva;

non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;

coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;

non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;

pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;

usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.
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Juventus ha inoltre invitato tutti i dipendenti delle varie sedi a limitarsi agli spostamenti strettamente necessari per motivi di servizio. La Società sta mettendo in atto iniziative e misure concrete a supporto dei propri dipendenti volte a sostenere tutti, anche con particolare riguardo alle famiglie.
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Un anno fa, la Première
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Oggi si celebra l’anniversario della prima gara delle Juventus Women all’Allianz Stadium:

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24 marzo 2019: un anno fa, all’Allianz Stadium, come capita spesso tra quelle mura, scrivevamo una pagina di storia. Un anno fa vivevamo, tutti insieme, le emozioni della Premiére: la prima volta delle Juventus Women allo Stadium.
Una giornata indimenticabile, preceduta da giorni densi di emozioni, scanditi da pensieri e notizie che hanno spinto le ragazze sempre più vicine a vivere un evento senza precedenti e la realtà è stata in grado di andare anche oltre le aspettative, con i tifosi che hanno riempito l’impianto bianconero: 39.000 persone per Juventus-Fiorentina, record di presenze per il calcio femminile italiano.
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Oltre alle emozioni di una splendida giornata di calcio e di sport c’era la tensione di una partita fondamentale, una gara Scudetto. La Fiorentina, infatti, arrivava al cospetto delle bianconere con un punto di svantaggio a quattro giornate dal termine. Il colpo di testa di Pedersen ha indirizzato al meglio pallone e risultato: 1-0 per la Juve e al triplice fischio i punti di vantaggio sono diventati quattro, a tre giornate dal traguardo. Il dolce risvolto calcistico di una giornata storica, preludio del secondo titolo consecutivo per le nostre ragazze, che hanno poi chiuso la stagione mettendo in bacheca anche la Coppa Italia.
«Sembrava di essere dentro un film», il commento, a fine gara di coach Guarino. «Una giornata spartiacque», l’inciso di capitan Gama, specchio della portata dell’evento non solo per i colori bianconeri, ma anche per tutto il calcio femminile italiano, per cui quella data ha rappresentato un momento storico e un nuovo punto di partenza.
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Juventus-Inter, rimborso dei biglietti
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Tutte le informazioni relative alle modalità per il rimborso dei tagliandi emessi per la gara giocata l’8 marzo a porte chiuse
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Vista l’assoluta peculiarità del contesto nazionale, Juventus F.C. ha deciso – in eccezionale deroga alla recente normativa applicabile, nonché alle condizioni contrattuali attualmente in vigore – di rimborsare il prezzo del biglietto singolo acquistato e pagato dai tifosi attraverso i canali di vendita ufficiali per la partita Juventus F.C. vs F.C. Internazionale Milano, disputatasi in data 8 marzo a porte chiuse su ordine della Pubblica Autorità (precedentemente programmata per il 1 marzo 2020, gara valevole per il campionato di SERIE A 19/20).
Queste le modalità con cui i tifosi potranno ricevere, a partire da giovedì 26 marzo 2020 ore 10.00, il rimborso del prezzo versato per il/i biglietto/i per il match Juventus vs Inter:
1. I tifosi che hanno acquistato il biglietto sul sito web Sport.ticketone.it o tramite il call center Ticketone, otterranno automaticamente e senza necessità di richieste, un rimborso pari all’importo indicato sul titolo di accesso, tramite riaccredito sulla medesima carta di credito utilizzata per acquistare i biglietti;
2. I tifosi che hanno acquistato il biglietto in ricevitoria dovranno inviare una comunicazione all’indirizzo PEC di TicketOne restituzione.biglietti.puntivendita@pec-legal.it (è possibile inviare dal proprio indirizzo di posta elettronica ordinaria anche se non certificato PEC). La mail deve contenere:
·       la scansione fronte/retro del biglietto acquistato – o della propria Juventus card (nel caso di caricamento del titolo sulla tessera) – per il quale viene richiesto il rimborso. Il rimborso viene garantito solo se la scansione/immagine del biglietto o della tessera saranno adeguatamente leggibili. SCARICA IL MODULO DI RIMBORSO

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Il rimborso viene garantito solo se tutti gli elementi riportati sul modulo scansionato saranno ben leggibili.
Si consiglia di verificare pertanto l’ottima qualità dell’immagine prima dell’invio. Il modulo di rimborso con gli allegati dovranno pervenire a TicketOne entro il 30 aprile 2020;
3. I soci iscritti ad un Official Fan Club che hanno acquistato il singolo biglietto, si dovranno rivolgere al proprio Club – che ha fatto richiesta dei biglietti per loro conto tramite il portale dedicato – al fine di ottenere il rimborso del prezzo specificato sul tagliando. Maggiori informazioni saranno comunicate tramite il portale dedicato JOFC;
4. I tifosi che hanno acquistato tramite Fan Service Juventus riceveranno indicazioni su come procedere tramite e-mail dedicata;
5.  Per il rimborso dei tagliandi della tribuna Legends Club, gli acquirenti verranno contattati tramite mail dall’account di riferimento.
Il rimborso prevede il riaccredito del prezzo del biglietto pertanto sono escluse eventuali commissioni di servizio e/o oneri aggiuntivi applicati dal fornitore del servizio di biglietteria.
Tale iniziativa di rimborso riguarda esclusivamente l’acquisto da parte dei tifosi di singoli biglietti per la partita Juventus vs Inter acquistati tramite i canali ufficiali Juventus. Sono esclusi gli abbonamenti, i pacchetti riguardanti più match o servizi e gli acquisti di singoli biglietti di altre partite ad oggi rinviate (a titolo esemplificativo e non esaustivo Juventus vs Olympique Lyonnais di Champions League e Juventus vs Milan di Coppa Italia): in relazione a tali situazioni, restano ferme le previsioni contrattuali vigenti anche in attesa delle determinazioni ufficiali in merito alle competizioni attualmente sospese. Ulteriori informazioni e comunicazioni saranno pubblicate sul sito Juventus.com.
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Black&White Stories: Brio e Rossi a 18 anni
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Un’intervista del 1975 a due giovani promesse
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Non capita molte volte di essere compagni nelle formazioni giovanili e poi incontrarsi in prima squadra. Tanto meno succede a 7 anni di distanza, dopo una serie di eventi piuttosto nutrita di colpi di scena. Chissà se ci hanno pensato Sergio Brio e Paolo Rossi, classe 1956 entrambi, quando il 5 maggio 1982 si sono trovati a condividere la titolarità nella Juventus che scende in campo a Udine. Chissà se, venticinquenni ormai affermati (due mesi e mezzo dopo e Pablito diventa il capocannoniere del Mundial spagnolo) hanno rievocato quella volta che – insieme a Nicola Zanone – sono stati intervistati da Hurrà Juventuscome promesse del vivaio bianconero. A 18 anni si possono già avere un po’ di idee sul proprio futuro, soprattutto se professionalmente parlando qualche tappa significativa c’è già stata. Ed avere la personalità di esprimerle ad alta voce, con tutto l’entusiasmo della propria età.
SERGIO E PAOLO
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La maglia della prima squadra Brio l’ha indossata tre mesi prima in un’amichevole a Lecco. Viene definito “uno stangone simpaticissimo” e, soprattutto, uno di personalità: “è inoltre assai schietto, e lo dimostra un paio di volte, allorché si dichiara “non d’accordo” con l’intervistatore: ragazzo cioè di forte carattere, che ci ricorda un po’ il Causio prima maniera, quando, sentendosi in un determinato caso intimidito, reagisce quasi con furore, ribaltando così la situazione”. Inevitabile l’accostamento istintivo al Barone, data la stessa provenienza leccese. Anche se vedendo lo sviluppo delle carriere dei due e la personalità, i due sono agli antipodi e non solo per ragioni di ruolo.
Quanto a Paolo Rossi, toscano, un anno prima dell’intervista è stato schierato titolare in una gara di Coppa Italia a Cesena. Le relazioni sul suo conto sono più che positive, peccato che sia già passato sotto i ferri troppe volte, subendo l’asportazione di ben tre menischi. Il ritratto proposto, perciò, è quello di un ragazzo “con un sorriso buono ma con due occhi un po’ tristi”. Si vede che è il suo destino – lo si capirà meglio per l’appunto al Mondiale ’82 – partire da situazioni problematiche e volgerle a proprio vantaggio (alzi la mano chi non ne avrebbe voluto l’esclusione dai titolari azzurri dopo le prime 3 gare, a eccezione naturalmente di Enzo Bearzot)
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IL MODELLO D’ISPIRAZIONE
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Ogni ragazzo che dà calci a un pallone ha un punto di riferimento, un idolo che traccia la strada maestra, almeno idealmente. Può sorprendere quello di Rossi, se non si sapesse che anche l’evoluzione della sua carriera ha avuto una sterzata, sorprendente come quelle che gli permettevano di essere un grande “rapinatore” dell’area di rigore. Lui non nasce come centravanti, bensì come ala, ed ha come modello un campione che ha segnato un’epoca nel Brasile che ha vinto i Mondiali del 1958 e 1962 (e il cui eco, evidentemente, è andato ben oltre l’infanzia di Paolo):   “Un calciatore esiste, per il quale da giovanissimo ho fatto pazzie, e del quale, sia pure in sedicesimo, mi sembra di avere qualche caratteristica, e cioè il grande Garrincha”. Brio è invece più granitico, come richiede la professione dello stopper (oggi si direbbe del centrale difensivo), non ha un solo punto cardinale nel suo processo di apprendimento: “Seguo tutti, negli exploits come negli errori, e cerco di imparare, prendendo, come si dice, un po’ di buon polline da ogni fiore”.
#IORESTOACASA
In tempi di sosta forzata, può essere utile, anche a così tanti anni di distanza, fare un piccolo viaggio nei gusti “culturali” di due ragazzi del 1975. Se qualche giovane d’oggi volesse trarne materia d’ispirazione, sappia in anticipo che sono scelte ovviamente datate, ma estremamente affascinanti.
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“Mi piacciono molto i film drammatici, e fra gli attori che preferisco citerei Dustin Hoffman e Katrine Rose, quella de Il Laureato.· Vedo poco la televisione perché le ore serali le passo davanti ad un libro di scuola. Come letture diciamo il mio conterraneo Pratolini” (Paolo Rossi).
“Fra i miei preferiti vi sono i film polizieschi; come attore uno dei migliori è Alain Delon; l’attrice di cui non perdo un film è Laura Antonelli; leggo parecchio, specie giornali e libri che abbiano come argomento la storia” (Sergio Brio).
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Goal Anatomy | Come segna l’Under 19
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Viaggio all’interno delle reti della squadra di Mister Zauli:

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I momenti di pausa sono da sempre l’occasione per i bilanci. Abbiamo già analizzato la stagione dell’Under 19 fino a questo momento, ora scopriamo i gol realizzati dai ragazzi di Mister Zauli. Tra tutte le competizioni sono 57 le reti messe a segno, così suddivise: 31 in Primavera 1, 9 in Coppa Italia e 17 in Youth League, dove solo il Bayern Monaco ha segnato di più (18) nella fase a gironi.
COME SEGNA LA JUVE
I gol sono arrivati in tanti modi diversi: grazie alla classe, alla grinta e ovviamente al lavoro quotidiano, evidentissimo nella crescita esibita dai bianconeri in stagione.
Sei le reti messe a segno di testa, fondamentale in cui si sono messi in luce gli specialisti Dragusin e Petrelli, oltre a Daniel Leo. Quest’ultimo, che di mestiere fa l’esterno di difesa, è l’unico giocatore, insieme a Marco Da Graca, a essere andato in gol in tutte le competizioni giocate dai bianconeri, ed è anche quello ad aver trovato la rete in tanti modi diversi: di testa, di destro e di sinistro.
Hanno fatto la differenza, spesso, anche gli inserimenti dei centrocampisti, come per esempio quelli di Filippo Ranocchia, autore di cinque gol in stagione e in buona compagnia tra i centrocampisti col vizio del gol: da Ahamada a Tongya, senza dimenticare Fagioli, perfetto, tra l’altro, dal dischetto quando ce n’è stato bisogno.
A referto vanno anche diverse bellissime conclusioni da fuori, come quella di Sekulov in casa del Cagliari, o di Ahamada a Madrid, nella prima bellissima gara di Youth League, oltre ai gol nati da splendidi spunti personali.
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Black&White Stories: il sogno di Marco Storari
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Hurrà Juventus nel 2015 conosceva meglio il portiere bianconero
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Uno dei meriti storici di Hurrà Juventus è stato l’allargamento dello sguardo intorno alla professione del calciatore, raccogliendo e valorizzando la curiosità del tifoso, che   intorno all’idolo della domenica (come si diceva una volta quando quello era il giorno canonico della gara) ha sviluppato una marea di curiosità. Perciò, sin dagli anni ’60, uno dei piaceri del lettore era l’ingresso nella casa dei giocatori, la scoperta della loro vita privata, la conoscenza degli affetti familiari. Un’indagine che permetteva di capire il nesso tra il campo e il fuori, oltre che godere di una sana chiacchierata più rilassata, lontana dagli eventi agonistici con tutti i loro condizionamenti.
Nonostante oggi il calcio sia narrato in tutti gli aspetti e la sensazione prevalente sia quello di sapere tutto o quasi – già solo perché gli stessi atleti si mettono in scena attraverso i social -, nel numero di aprile del 2015 un’intervista a Marco Storari pone in una luce nuova il portiere della Juve.
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Si scopre che c’è la stabilità familiare alla base di una carriera piena di deviazioni di percorso, con ben 12 squadre diverse e, quindi, i relativi traslochi. Una serenità e un’allegria regalate da una moglie e due figli piccoli, uno dei quali “sente” le partite e dice alla mamma che non vuole andare ai giardinetti a dare due calci al pallone: “Sai, questa sera papà gioca e mi devo rilassare prima della partita”.
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I 5 ANNI IN BIANCONERO
Storari arriva alla Juventus nell’estate del 2010. La sua carriera è a un bivio importante. Con la Sampdoria ha appena conquistato i preliminari di Champions League, sfoderando una serie di prestazioni davvero eccezionali, come eccezionale è il risultato conseguito dal club blucerchiato. La Juve punta su di lui, c’è un’emergenza alla quale rispondere: l’infortunio patito da Gigi Buffon al Mondiale sudafricano. Marco arriva a Torino sapendo che partirà come titolare almeno per metà stagione, ma è ben lontano dal prevedere ciò che avverrà. Sarà la Juve la sua esperienza di maggiore continuità, 5 anni sintetizzati così: “Non pensai alla panchina futura, ma solo a quei sei mesi, in quanto ipotizzavo di andare poi a giocare da un’altra parte. Tornato Gigi, invece, ho accettato di rimanere in panchina per vari motivi, soprattutto perché mi sentivo parte di un gruppo competitivo e attratto da un progetto vincente. Avrei fatto il vice al più forte al mondo e ci poteva stare. È stata la decisione migliore”.
LA VOCAZIONE DI UN PORTIERE
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Era abbastanza normale nel passato sentirsi fare un racconto standard dai portieri: avevano scelto nell’infanzia quel ruolo semplicemente perché negli altri non funzionavano. Nel calcio di strada era questa la logica che metteva tutti d’accordo, se non sei bravo con i piedi affidati alle mani se vuoi fare parte del gruppo. Non è il caso di Marco, la vocazione ha altre origini:  “Ha influito il fatto che da bambino cercavo di emulare mio padre che era portiere a livello dilettantistico. Così quando giocavo con lui e con mia sorella gemella, che è una brava calciatrice, mi mettevo sempre in porta. Quando mi iscrissi alla scuola calcio dissi che volevo fare il portiere e non ho più cambiato”.
I CALCI DI RIGORE
Cinque anni in bianconero, 4 scudetti, 1 Coppa Italia vissuta da protagonista (titolare dalla prima gara alla finale), 2 Supercoppe italiane. Un portiere dalle doti precise, su tutte il coraggio, la reattività e la personalità. C’è materia a sufficienza per essere più che soddisfatti, ma anche Marco Storari non sfugge alla regola che governa tutti, il desiderio quasi mai confessato di ogni guardiano della porta:  “L’unica cosa che cambierei è nell’allenarmi a tirare i rigori da subito, perché il mio sogno è fare gol. Ne ho presi tanti, segnati mai”.
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Nota della società
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Intesa con calciatori e allenatore della prima squadra
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Juventus Football Club S.p.A. comunica, in ragione dell’emergenza sanitaria globale attualmente in corso che sta impedendo lo svolgimento dell’attività sportiva, di aver raggiunto un’intesa con i calciatori e l’allenatore della Prima Squadra in merito ai loro compensi per la restante parte della corrente stagione sportiva.
L’intesa prevede la riduzione dei compensi per un importo pari alle mensilità di marzo, aprile, maggio e giugno 2020. Nelle prossime settimane saranno perfezionati gli accordi individuali con i tesserati, come richiesto dalle normative vigenti.
Gli effetti economici e finanziari derivanti dall’intesa raggiunta sono positivi per circa euro 90 milioni sull’esercizio 2019/2020.
Qualora le competizioni sportive della stagione in corso riprendessero, la Società e i tesserati negozieranno in buona fede eventuali integrazioni dei compensi sulla base della ripresa e dell’effettiva conclusione delle stesse.
Juventus desidera ringraziare i calciatori e l’allenatore per il senso di responsabilità dimostrato in un frangente difficile per tutti. SCARICA IL COMUNICATO

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Juve in the world: Copenhagen
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La storia della Signora attraverso un viaggio nelle città che la hanno vista protagonista
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La prima visita in un posto mai visto è sempre la migliore. Il piacere della scoperta, il fascino dell’inedito, la curiosità per la novità: chi non ha mai provato questa particolarissima sensazione (e vi invitiamo subito a un test, in questi giorni di doverosa permanenza a casa: la vostra mente vola verso luoghi già visitati o prefigura viaggi futuri?). Nel caso della Juventus di Copenaghen, a rafforzare l’idea che il meglio lo si vive subito ci sono i risultati. Che per la Coppa dei Campioni, il 15 settembre 1982, dicono che la prova d’esordio nella capitale danese è andata più che bene: vittoria per 4-1 sull’Hvidovre, cancellate le ombre del debutto in campionato con la clamorosa sconfitta in casa della Sampdoria per 1-0, ripristinata la fiducia nei confronti della squadra probabilmente più attesa che ci sia mai stata ai nastri di partenza della stagione. Il motivo? Semplice: l’estate del Mundial spagnolo con 6 bianconeri campioni nell’Italia di Enzo Bearzot, con in più i nuovi arrivi di Michel Platini e Zbigniew Boniek, stelle di Francia e Polonia. Michel, per l’appunto, Paolo Rossi, Sergio Brio e Antonio Cabrini firmano il poker della storica prima ufficiale a Copenaghen e la partecipazione corale alla goleada è un’ulteriore indizio di quanto il complesso bianconero sia fortissimo in ogni reparto.
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Non altrettanto positive sono le altre prove in Champions League, risalenti all’ultimo decennio, entrambe sotto la gestione di Antonio Conte. Due pareggi per 1-1 con due avversari diversi – il Nordsjaelland e il Copenaghen -, due inciampi dal peso diverso: il primo ininfluente per la qualificazione nel girone (2012-13); decisivo il secondo, a conti fatti nella classifica finale (2013-14). Similitudini nei due incontri: Juve in svantaggio; Mirko Vucinic e Fabio Quagliarella a rimediare; una quantità di occasioni fallite da produzione industriale. Meglio, decisamente meglio, ciò che è successo la stagione successiva a Malmoe, la città svedese collegata a Copenaghen dal ponte Oresund (come ben sa chiunque non c’è mai stato ma ha seguito la fortunata serie tv The Bridge): 0-2, gol di Llorente e Tevez, nessun problema.
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UN VIAGGIO NEL PASSATO
La prima volta, per la verità, è anche un viaggio nel passato. Perché per il Presidente Giampiero Boniperti la Danimarca è un déjà-vu, un ritorno ai giorni di giugno del lontanissimo 1953, quando la Signora gioca una serie di amichevoli nel Paese, due delle quali a Copenaghen, sconfiggendo il B93 2-1 e l’Alliance 4-2 (e quindi sono 5, tra impegni ufficiali e non, i club della città affrontati nel corso del tempo, non male per un luogo che istintivamente non assoceremmo al calcio…). Quella Juve, del resto, è piena di campioni danesi e la sfida di Coppa dei Campioni è l’occasione per una bella rimpatriata con i compagni di un tempo: Karl Aage Praest, Karl Aage Hansen e John Hansen (ononimi, non fratelli). E proprio John, titolare di un’agenzia pubblicitaria appese le scarpette al chiodo, presenta l’Hvidovre come una “formazione di dilettanti che hanno poca tecnica e grande cuore”. Che corrono il rischio di emozionarsi troppo, perché 45.000 spettatori nel proprio stadio non li hanno mai avuti. Al contempo, è indicativo di cosa significasse affrontare la Juve il particolare premio partita strappato dai giocatori alla società, con una tabella a scalare  dalla vittoria “impossibile” alla sconfitta con uno scarto di gol limitato.
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STORIA DI FINN
In mezzo a quel pubblico entusiasta di vedere la Juve dal vivo, idealmente c’è un tifoso speciale di nome Finn. La sua esistenza è su pellicola perché è uno dei personaggi di Italiano per principianti, film diretto da Lone Scherfig nel 2000. Un’opera di buon successo, distribuita anche nel nostro Paese, che racconta la passione per la lingua italiana di un gruppo di danesi. Finn è un appassionato di calcio, innamorato della Juventus, va alle lezioni sfoggiando con orgoglio la maglia bianconera. Non è quella ufficiale, presenta un colletto a V non ortodosso, ma l’omaggio ai nostri colori è decisamente simpatico.
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Black&White Stories: i tanti Vialli della nostra vita
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Puntata dedicata interamente a Gianluca!
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Per rimanere nell’immaginario collettivo di una tifoseria non c’è solo la fedeltà alla causa, la lunga militanza, l’accumulo di presenze a serie di centinaia. Ci sono giocatori che occupano un grande posto nel cuore della Signora perché di quel cuore sono stati il battito pulsante. Non è la logica dei numeri, per quanto importanti, a definirli. Per provare ad esprimerlo con una formula, loro e la Juve sono una cosa sola proprio perché non sono mai stati una cosa sola.
Pensate a Vialli. Sta da noi 5 anni, vi arriva che ne ha 28 e chiude in bellezza regalandoci una delle immagini più care della nostra storia, alzando al cielo di Roma la coppa dalle grandi orecchie. Ma la ragione del profondo amore che il popolo bianconero ha nei suoi confronti e che ce lo fa sentire nostro (senza spirito di annessione: riconosciamo tutti la grandezza della sua esperienza blucerchiata) risiede probabilmente in un’evidenza che vale solo per alcuni, per i più grandi: i tanti Gianluca che abbiamo vissuto. Per regalarci quest’impressione lui ci ha messo del suo: cambiando look, trasformandosi nell’aspetto e anche nei ruoli, portando i doveri dell’attaccante dall’essere goleador a diventare la coscienza della squadra: il primo difensore per il pressing esercitato e il faticatore a tutto campo, il trascinatore e il suggeritore, il capitano e l’anima.
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PENSIERO STUPENDO
Gianluca è stato un pensiero stupendo e dolce-amaro prima ancora che arrivasse a Torino nell’estate del 1992. A ogni sessione di mercato veniva accostato alla Juve – e per la verità anche ad altri – per un’incontrovertibile verità, l’essere un giocatore dalla qualità enorme e “nuova”. Perché i tanti gol si associavano a una personalità fuori dal comune – e pure fuori dal campo -, sembrava l’elemento perfetto da consegnare ad un allenatore per indurlo a sviluppare idee vincenti. Non solo: c’è stato persino un momento nel quale il suo mancato acquisto era considerato il fattore che definiva le prospettive di una stagione. “Soltanto se fosse venuto Vialli mi sentirei di dire che corriamo per lo Scudetto”, disse Dino Zoff al raduno del 1989-90 e non aveva torto. E attenzione, il meglio con la Sampdoria doveva ancora arrivare per il numero 9: la Coppa delle Coppe e lo scudetto, con titoli di capocannoniere annessi in entrambi le manifestazioni
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COME SI GIUDICA UN GIOCATORE.
“Il gol è l’emozione che non voglio perdere perché sono nato attaccante e continuo a sentirmi tale ma non può essere la misura per valutare il mio gioco. O almeno non può essere l’unica”. Negli ultimi mesi del 1994 Vialli matura nuove consapevolezze. I capelli non ci sono più e la scelta non è solo estetica. Al terzo anno in bianconero, l’idea è di voler dare un taglio netto al recente passato. Fatto di due stagioni complicate, riassumibili in una formula secca: pochi gol + troppi infortuni = giocatore in crisi.
Irreversibile per tanti, che si mettono a far di conto e pesano l’investimento della Juve e la resa del bomber che non lo è più. Non capendo che in una sua dichiarazione c’è già il migliore dei futuri possibili: “Questa è l’unica cosa che conta: contribuire all’azione, aiutare gli altri, saper fare in campo quello che si prova in allenamento”. Si capisce che è arrivato Marcello Lippi alla guida della Juventus?
CREMONA
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Hurrà Juventus, numero di novembre 1994, in copertina Gianluca in azione e in un riquadro il gol in rovesciata nella sua città. Molto più di un gesto tecnico straordinariamente eseguito. In quella memorabile stagione che riporta lo scudetto in casa Juve, quel momento è il rovesciamento di una prospettiva, più personale che di squadra. Una lettrice gli scrive: “Caro Vialli, che significato dai allo splendido gol segnato alla Cremonese?” E lui risponde mischiando saggezza ed ironia, è già anche uno splendido opinionista tv, l’ennesimo “altro” Vialli che ci sarà: “Non intendo attribuire alcun significato particolare a quel gol. È stato bello, lo hanno detto tutti, ma ogni gol fa storia a sé. Tanto per dire, qualche anno fa ne feci uno simile con la maglia della Sampdoria a Empoli: pochi lo ricordano, perché quel giorno era in programma uno sciopero degli operatori televisivi e la mia prodezza rimase … oscurata”.
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Reparto per reparto: in porta
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I facts bianconeri finora in stagione
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La Juve è arrivata alla sosta del campionato con un clean sheet, che significa moltissimo.
Intanto, perchè è parte decisiva di una scintillante vittoria per 2-0 nel Derby d’Italia contro l’Inter, e poi perchè è arrivata al termine di una prova difensiva pressochè perfetta (verranno analizzati i dati della difesa bianconera nella puntata dedicata a questo reparto, la prossima settimana).
Contro l’Inter, un dato che non è una novità: la Signora infatti ha mantenuto la porta inviolata in cinque Derby d’Italia casalinghi consecutivi, per la seconda volta nella storia della Serie A, la prima nel dicembre 1999 (sette in quel caso). E prima di questa gara, la Juventus aveva tenuto la porta inviolata nel 49% delle partite interne contro l’Inter in Serie A (42/86), percentuale che sale al 63% nell’era dei tre punti a vittoria (15/24).
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Otto i tiri subiti, una sola la parata di Szczesny, titolare in questa partita. Un dato che la dice lunga sulla prova difensiva dei bianconeri. I dati dettagliati, sono visibili qui: una volta entrati, è sufficiente selezionare il nome dell’estremo difensore o, se lo desiderate, qualunque altro giocatore per visualizzarne i dati particolareggiati.

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A proposito di Szczesny: anche in questa stagione il portierone polacco si conferma quello con la migliore percentuale di parate, 79,8%.
IL FATTORE G1G1
Il 18 dicembre contro la Sampdoria, Gianluigi Buffon ha eguagliato Paolo Maldini come primatista di presenze in Serie A (647 partite e per entrambi non vengono considerati gli spareggi).
Il 15 dicembre contro l’Udinese Super Gigi ha raggiunto Alessandro Del Piero come giocatore più presente nella storia della Serie A a girone unico con la maglia della Juventus, per poi superarlo sempre il 18 dicembre nel match contro la Sampdoria – 479 le partite sin qui in bianconero in A per l’estremo difensore.
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Dati, questi, che rendono la Juve, con 24 reti subite, pur essendo questo un dato in crescita rispetto alla scorsa stagione, la seconda miglior difesa della Serie A, alla pari dell’Inter e con un gol solo subito in meno della Lazio.
Non solo: la Juventus è la migliore difesa della Serie A per quanto riguarda i primi tempi (otto gol subiti): i bianconeri non hanno ancora subito gol nella prima frazione nel 2020.
Undici le partite da lui disputate finora in stagione, tutte positive: sette in campionato (sei vittorie e un pareggio), una in Champions League, la vittoria di Leverkusen a dicembre, tre in Coppa Italia, due vittorie e il pareggio 1-1 nella semifinale di andata a San Siro.
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Buon compleanno, John Elkann!
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Tanti auguri al Presidente di FCA ed Exor, che festeggia i suoi 44 anni.
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Giornata speciale oggi per John Elkann, Presidente di FCA ed Exor (di cui è anche amministratore delegato), che compie 44 anni.
Da parte di tutta la Juventus, i più sentiti e calorosi auguri di buon compleanno!
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Black&White Stories: Bettega e il pallone in rete
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L’esultanza tipica di Bobby-gol
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C’è un’intera generazione di tifosi bianconeri che lo sono diventati per merito di Roberto Bettega. Indagare sulle motivazioni della passione è sempre un tema affascinante, anche perché quando si ha a che fare con straordinari campioni non c’è mai una sola ragione o una sola vittoria a spiegare un “innamoramento” calcistico, la sua nascita e la sua durata nel tempo.
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Nel caso di Bobby-gol si rintracciano innumerevoli fattori a partire dai suoi tanti gol, connessi a un coefficiente elevatissimo di bellezza. Ma ha altrettanto valore quell’esempio di enorme forza espressa in gioventù: quella che lo porta a segnare subito in Serie al suo esordio e a farlo di testa, la sua specialità; e, ancor più, quella che lo porta a rinascere dopo una malattia polmonare che lo blocca nella sua seconda stagione in bianconero quando ha uno score semplicemente fantastico: 15 reti in 23 partite, non male per un ragazzo di 21 anni. E poi, non si può dimenticare l’evoluzione del suo gioco, quel diventare un attaccante che fuori area esprime una raffinatezza e un’eleganza inimitabile, pur continuando a vedere la porta, tanto da conquistare il titolo di capocannoniere nel 1979-80, per di più in un campionato non vincente per la Signora.
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CHurrà Juventus, luglio 1970
Spesso si è parlato nel passato di Bettega anche per uno spiccato senso della misura, una rappresentazione perfetta dello stile Juve nella sua versione più torinese: mai una dichiarazione eccessiva, sia da calciatore che da dirigente nella fase successiva e non meno bianconera della sua vita.  Però, un’eccezione c’era: ed era la felicità espressa quando Roberto diventava Bobby-gol. Spesso, in quei casi, lo si è visto andare a prendere il pallone in fondo alla rete, per poi calciarlo via, lontano. Non era una firma sull’esultanza, com’è tipico dei calciatori di oggi. Piuttosto, era il recupero di un istinto risalente all’infanzia, quando il bambino sognava in grande a bordo campo, mentre osservava i suoi idoli da vicino, Omar Sivori su tutti.
IL RACCATTAPALLE
“Come tutti i ragazzini bianconeri, avevamo la possibilità di essere utilizzati come raccattapalle e facevamo a gara per meritarci quel premio domenicale, allenandoci come indiavolati. Ed un giorno in cui ero di servizio non riuscii a fermare l’impulso: partita Juventus-Santos 5-3 e tre gol di Sivori.
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Io ero dietro la porta della formazione brasiliana. E quando Omar segnò io entrai in campo, presi la palla dal fondo della rete e la sparai verso il centrocampo. Avevo toccato il pallone calciato dal mio idolo, mi ero inserito anch’io nella festa”.
Il racconto di Bettega rievoca i tempi in cui far parte dei “Pulcini” della Juventus garantiva un privilegio. Al Comunale capitava di rado vedere i raccattapalle andare fuori dal proprio posto, anche nei momenti di massima felicità.
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Ma vedere Sivori in elegante divisa nera sconfiggere nientemeno che Pelé (un solo gol per il fuoriclasse brasiliano) regala un’energia incontenibile: Roberto non fa che interpretare ciò che ogni spettatore presente allo stadio avrebbe voluto fare.
OMAR SIVORI, CAPITOLO 2
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Juventus-Santos si gioca il 26 giugno del 1963. Ma la nostra storia ha un’appendice e stavolta non per un gol. Se la rivalità tra Sivori e Pelé era ideale – visto che i due si possono incontrare solo in gare amichevoli per decretare chi fosse il più grande – ben più concreta è quella tra i due argentini più vulcanici del periodo: Omar, per l’appunto, ed Helenio Herrera, l’allenatore dell’Inter. Stavolta, al piccolo Roberto, tocca la parte involontaria dell’uomo-assist, che peraltro da adulto svolgerà benissimo: “Un altro pallone bruciante mi trovai tra le mani, ancora da raccattapalle, in occasione di un altro indimenticabile Juventus-Inter. La palla uscì dal terreno di gioco e andò verso Helenio Herrera che, anziché fermarla, se la fece passare tra le gambe, divaricate di proposito. Io la presi, la diedi a Emoli che stava a due passi, e che la mandò a Sivori, il quale la sparò verso la panchina di H.H.!…”
Buon compleanno, Miralem!
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Il campione bosniaco compie oggi trent’anni.
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Miralem Pjanic oggi spegne trenta candeline, festeggiando il suo quarto compleanno con la maglia bianconera:

In mezzo al campo, Miralem è una sicurezza: sempre pronto a prendersi carico delle responsabilità, in questi anni ha indossato spesso i panni del leader anche fuori dal terreno di gioco con quella voglia di migliorarsi sempre che si sposa alla perfezione con il nostro DNA.
Regista e all’occorrenza combattente, in questa stagione è stato il quarto bianconero per minutaggio, segnando tre reti belle e importanti contro Brescia, SPAL e Bologna, specchio della sua voglia di essere sempre decisivo, unendo eleganze ed efficacia, bellezza e pragmatismo.
In attesa di rivederci in campo, gli auguriamo, tutti insieme, buon compleanno.
Auguri, Miralem!.

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