Arriva AI FOR HEALTH il progetto Microsoft per la salute
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ARRIVA AI FOR HEALTH: IL NUOVO PROGETTO MICROSOFT PER LA SALUTE CON L’AUSILIO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

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ARRIVA AI FOR HEALTH

ARRIVA IL NUOVO PROGETTO MICROSOFT AI FOR HEALTH: PROGRAMMA DI 5 ANNI CON INVESTIMENTO DI 40 MILIONI DI $

AGGIORNAMENTO IN “TECNOLOGIA”/”SCIENZA”/”MEDICINA SALUTE E BENESSERE” DELLE 05:53 DI DOMENICA 02 FEBBRAIO 2020

ARRIVA AI FOR HEALTH

Un programma di cinque anni e un investimento di 40 milioni di dollari che farà leva sull’Intelligenza Artificiale (AI) per aiutare ricercatori e organizzazioni ad affrontare le sfide in ambito medico e sanitario. Lo ha lanciato Microsoft, si chiama ‘AI for Health’ e si focalizzerà su tre aree chiave: Ricerca, Dati sanitari globali e Salute equa, per ridurre le disuguaglianze. “Con l’Intelligenza Artificiale abbiamo la possibilità di risolvere alcuni dei più grandi problemi dell’umanità – ha spiegato Brad Smith, Presidente di Microsoft – Dare la possibilità di utilizzare uno strumento così potente agli esperti che ogni giorno affrontano sfide può accelerare senz’altro la creazione di nuove soluzioni e migliorare l’accesso alle cure da parte delle popolazioni più svantaggiate”.
Grazie ad AI for Health, spiega l’azienda, “Microsoft lavorerà per garantire che le organizzazioni no-profit, le università e gli istituti di ricerca abbiano accesso alle tecnologie più avanzate, a risorse ed esperti affinché possano implementare l’AI e accelerare così la Ricerca, agevolando il raggiungimento di risultati e migliorando l’accesso alle cure”.
Microsoft, inoltre, “potenzierà le collaborazioni già consolidate con le diverse organizzazioni per contribuire a risolvere le problematiche più urgenti come la sindrome della morte in culla, la lebbra, o rilevare la retinopatia diabetica per prevenire la cecità e costruire un ecosistema che consenta la condivisione sicura dei dati biomedici”. Le prime organizzazioni a entrare nel programma AI for Health sono BRAC, Fred Hutchinson Cancer Research Center, Intelligent Retinal Imaging Systems (IRIS), Novartis Foundation, PATH e il Seattle Children’s Research Institute. TECNOLOGIA  MEDICINA, SALUTE E BENESSERE SCIENZA

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Device smart a quota 3 miliardi nel 2023
Analisti, smartphone in testa ma è boom di auricolari e speaker

24 gennaio 2020 06:22

– Nel 2023 saranno commercializzati oltre 3 miliardi di dispositivi smart tra smartphone, pc e tablet, smartwatch e bracciali da fitness, smart speaker, auricolari e cuffie. Lo prevedono gli analisti di Canalys, che evidenziano l’incremento – “nonostante le incertezze economiche e politiche” – rispetto ai 2,4 miliardi del 2019.Con 1,5 miliardi di unità consegnate nel 2023, gli smartphone rappresenteranno la metà del mercato smart. A crescere di più sarà però il segmento degli auricolari e cuffie, per cui gli esperti prevedono un +32% a quota 490 milioni di unità nel 2020, per poi salire a 726 milioni nel 2023. Seconda categoria per crescita è quella degli smart speaker: +21,7% quest’anno a 150 milioni di pezzi, che arriveranno a 196 milioni tra quattro anni.

Guardando sempre al 2023, gli analisti prevedono che gli smartwatch e le smartband consegnati nel mondo raggiungeranno i 215 milioni di unità. I computer fissi e portatili messi in commercio saranno 249 milioni; i tablet 115 milioni. ANDROID ACCESSIBILITà ACQUISTA SU AMAZON

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Pfas alterano la coagulazione del sangue
Ricerca italiana scopre legame con le malattie cardiovascolari

24 gennaio 202011:50

– Individuato il legame tra inquinamento da Pfas, le sostanze chimiche che possono essere presenti in vernici, farmaci e presidi medici, e malattie cardiovascolari. Una ricerca italiana ha scoperto che questi inquinanti possono attivare le piastrine, rendendole più suscettibili alla coagulazione e predisponendo a un aumento del rischio cardiovascolare. La ricerca è dell’università di Padova sotto la guida di Carlo Foresta, ordinario di endocrinologia, con i gruppi di Luca De Toni e Andrea Di Nisio. La ricerca, pubblicata sull’International Journal of Molecular Sciences, nasce dalle osservazioni riportate sia in studi internazionali che dal Servizio Epidemiologico Regionale del Veneto che indicano un aumento del rischio cardiovascolare associato all’inquinamento da Pfas, i composti perfluorurati che vengono utilizzati per rendere resistenti ai grassi e all’acqua molti prodotti, dai tessuti ai rivestimenti per contenitori di alimenti.

Facebook, impegno costante per trasparenza E’ il commento della società dopo il procedimento di inottemperanza avviato dall’Autorità Antitrust nei suoi confronti

4 gennaio 202016:20

“Stiamo esaminando la decisione dell’Autorità. L’anno scorso abbiamo fatto dei cambiamenti – anche alle nostre Condizioni d’uso – per chiarire ulteriormente come Facebook realizza i suoi guadagni”. E’ quanto fa sapere Facebook, commentando il procedimento di inottemperanza avviato dall’Autorità Antitrust nei confronti della società. “Questi cambiamenti – spiega un portavoce – fanno parte del nostro impegno costante per dare alle persone maggiore trasparenza e controllo sulle loro informazioni”.L’Antitrust ha avviato un procedimento di inottemperanza nei confronti di Facebook per non aver attuato quanto prescritto dall’Autorità il 29 novembre 2018. L’Autorità aveva accertato la scorrettezza della pratica commerciale di Facebook di omessa adeguata informativa in sede di registrazione al social network, della raccolta e dell’uso a fini commerciali dei dati. Per l’Antitrust la carenza di informazione persiste, e risulta inoltre, che Facebook non abbia pubblicato la dichiarazione rettificativa. Facebook rischia una nuova multa di un importo fino a 5 milioni di euro.In dettaglio, l’Antitrust spiega che a novembre del 2018 aveva accertato la scorrettezza della pratica commerciale di omessa adeguata informativa agli utenti consumatori, in sede di registrazione al social network, della raccolta e dell’utilizzo a fini commerciali dei dati da essi forniti e, più in generale, delle finalità remunerative sottese al servizio, viceversa enfatizzandone la gratuità. Con la conseguenza di indurre i predetti utenti ad assumere una decisione di natura commerciale che, altrimenti, non avrebbero preso. La decisione si fondava sulla valutazione che il patrimonio informativo costituito dai dati degli utenti di Facebook, in ragione della profilazione dei medesimi ad uso commerciale e per finalità di marketing, acquista un valore economico idoneo a configurare l’esistenza di un rapporto di consumo, anche in assenza di corrispettivo monetario. Peraltro il provvedimento è stato confermato sul punto dal Tar. Oltre a sanzionare Facebook per 5 milioni di euro, l’Autorità aveva vietato l’ulteriore diffusione della pratica ingannevole e disposto che la società pubblicasse una dichiarazione rettificativa sulla homepage del sito internet aziendale per l’Italia, sull’app Facebook e sulla pagina personale di ciascun utente italiano registrato. Nonostante l’avvenuta rimozione del claim “è gratis e lo sarà per sempre” dalla home page, il problema però, secondo l’Antitrust, nella sostanza resta.

Amazon testa acquisti a rate in ItaliaDilazione a interessi zero per utenti registrati da oltre 1 anno

24 gennaio 202013:44

Amazon sta testando in Italia le vendite con pagamenti rateali. Alcuni utenti – spiega l’azienda – stanno già avendo la possibilità di comprare prodotti a rate, a interessi zero. Il colosso del commercio elettronico non ha fatto annunci in merito, ma una pagina del sito per l’assistenza clienti spiega come funziona la rateizzazione.

Gli acquisti a rate sono consentiti soltanto su determinati prodotti nuovi (non usati o ricondizionati) venduti e spediti da Amazon, escludendo quindi le aziende esterne che si appoggiano alla sua piattaforma di e-commerce. Per fruirne, l’utente deve essere residente in Italia e avere un account su Amazon attivo da almeno un anno, a cui è associata una carta di credito o di debito (non prepagata) che scada almeno 20 giorni dopo la data prevista per il pagamento dell’ultima rata. Altro requisito – si legge – è che l’utente abbia “una buona cronologia di pagamenti”.

La dilazione di pagamento – almeno per ora – sembra consistere in cinque rate mensili. L’utente non può chiedere una suddivisione diversa dell’importo da pagare, ma può decidere di saldare in anticipo una o tutte le rate rimanenti. Al momento non è noto quando la possibilità di rateizzare – già attiva in altri Paesi – sarà resa disponibile a tutti gli utenti italiani.

Privacy: Garante, serve task force europea su Tik Tok”Necessaria azione coordinata contro rischi per dati utenti”

24 gennaio 202016:12

Sui rischi per la privacy che pone Tik Tok, il social network che consente di creare e condividere audio, video e immagini, usato da milioni di utenti, in gran parte giovanissimi, il Garante per la privacy italiano ha chiesto al Comitato europeo per la protezione dei dati personali (Edpb), che riunisce tutte le Autorità privacy dell’Unione, di attivare una specifica task force.
Il Garante segnala la necessità di procedere “in maniera forte e coordinata, anche in considerazione della delicatezza e della rilevanza di questo tipo di piattaforme, rivolte soprattutto alle fasce di utenti più giovani”.Nella lettera inviata al Comitato, il Presidente dell’Autorità Garante, Antonello Soro, sottolinea come siano già pervenute all’Autorità italiana “alcune segnalazioni in merito alle possibili vulnerabilità che presenta questa app per smartphone e come anche altre Autorità, come l’Ico inglese e l’Ftc americana, abbiano già proceduto ad avviare indagini autonome”. Soro ha chiesto che la questione venga posta all’attenzione della prossima riunione plenaria, che si terrà a Bruxelles il prossimo 28-29 febbraio, del Comitato (Edpb) che riunisce tutti i Garanti privacy europei.

Verdone, su Amazon la mia vita tragicomica in streamingVita da Carlo tra novità italiane. “Ho una Treccani di aneddoti”

24 gennaio 202009:40

“Non ho un taccuino, io ho una Treccani di aneddoti. La follia abita sotto casa mia, è un continuo. Qualche mattina fa sono saliti degli operai e si sono messi a filmare casa mia in diretta sui social, commentando i quadri, chiedendomi di sorridere, mentre io ero in abbigliamento da casa e tutto imbarazzato. Uno di loro mi ha passato il telefono: ‘parla con mamma Rosa l’hanno appena operata al femore’… E non è niente, tutte a me capitano”: un Carlo Verdone travolgente ha tenuto a battesimo la presentazione dell’affondo italiano di Amazon Prime Video, in missione per conto di Bezos, presenti Jennifer Salke (capo Amazon Studios) e James Farrell (capo internazionale serie originali) per spiegare a talent, produttori e stampa quanto la strategia ‘local’ e dunque un importante impegno anche con le produzioni made in Italy serva alla strategia globale della piattaforma di streaming, tra i player più importanti. “Bisogna guardare al futuro, al nuovo modo di fruire dei contenuti e così anche io mi affaccio con piacere nella nuova realtà”, ha detto Verdone annunciando Vita da Carlo, la docu serie prodotta da Aurelio e Luigi De Laurentiis (Filmauro) per Prime Video, una delle novità presentate oggi da Nicole Morganti capo produzione non fiction Italia e da Georgia Brown, direttore serie Original in Europa.
“E’ un’idea di Nicola Guaglianone e Menotti che sceneggeranno con me e Pasquale Plastino. Sarà divertente perché avrò la grande libertà di raccontare senza freni il mio pubblico e il mio privato. Se qualcuno mi seguisse durante una mia giornata tipo almeno 4-5 volte avrebbe boati di risate”. In Vita da Carlo, ancora in preparazione e senza previsioni di tempi streaming, Verdone (che ha in uscita al cinema il nuovo film Si vive una volta sola con Anna Foglietta, Rocco Papaleo e Max Tortora) ha in mente una sfida “con me stesso: riuscire ad essere traducibile fuori dell’Italia, devo incuriosire anche chi in altri paesi non mi conosce. Ma sono sicuro di farcela a farmi capire chi sono e lo farò essendo estremamente sincero. Sarà una specie di autoanalisi filmata. Chi non conosce la mia vita non può capire: da tanti anni sono un punto di riferimento per cose incredibili. Un mese fa – ha detto facendo ridere tutti – mi ferma una persona: ‘lei c’ha bisogno di un papa? E mi presenta un tipo vagamente somigliante a Wojtyla. E poi: gli interessa Ratzinger? E dalla macchina esce un tale pure lui somigliante che mi dice ‘se vuole parlo anche tedesco’. Ma vi rendete conto?”. Una parte importante di Vita da Carlo sarà relativa alla sanità. “Ho la fama di povero ipocondriaco mentre sono un appassionato serale che studia gli atti dei congressi medici e avendo azzeccato sei diagnosi importanti sono molto richiesto: all’ora di cena c’è sempre qualche amico che mi chiama chiedendo consigli persino di ginecologia e mammografie che non sono terreno mio, mentre su gastroenterologia, reumatologia e sistema nervoso ho una grande competenza. Poi certo dico sempre di chiedere conferma al medico ma siccome ci prendo cominciano ad odiarmi. Insomma ho una vita movimentata e questo racconterò”.
Tra i progetti Amazon Prime Video Celebrity Hunted, un reality di strategia con 8 personaggi famosi (tra cui Totti, Fedez, Santamaria) fuggiti dal Colosseo e inseguiti ovunque andrà in streaming dal 13 marzo, mentre è in preparazione la serie fiction Bang Bang Baby creata da Andrea Di Stefano con protagonista la 15enne Alice (Arianna Becheroni) tra mafia e Milano da bere, ambientata negli anni ’80, Dinner Club uno show food con Carlo Cracco in viaggio con con una brigata di celebrity (tra cui Littizzetto e Sabrina Ferilli) alla scoperta di cucine straniere (seconda metà del 2020) e il debutto nel documentario musicale con Ferro con protagonista Tiziano Ferro (fine giugno). Alla presentazione anche Fedez, social brand ambassador della piattaforma con l’obiettivo di far aumentare gli abbonati (100 milioni nel mondo).

VIRUS MISTERIOSO CINA: SALGONO A 4 LE VITTIME
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VIRUS MISTERIOSO CINA: SALGONO A 4 LE VITTIME

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VIRUSMISTERIOSO CINA

IL VIRUS MISTERIOSO SIMILE ALLA SARS FA LA QUARTA VITTIMA

AGGIORNAMENTOIN “MONDO” DELLE 04:24 DI MARTEDì 21 GENNAIO 2020

VIRUS MISTERIOSO CINA: SALGONO A 4 LE VITTIME

La Cina ha annunciato di aver registrato la quarta vittima a causa del virus misterioso simile alla Sars. Secondo le autorità sanitarie locali la vittima è un 89enne. L’uomo, stando a quanto riferito in un comunicato stampa è deceduto nella città di Wuhan, il focolaio da dove si è diffuso il virus, dopo aver accusato difficoltà respiratorie. MONDO Home Mappa del sito

NUOVO CEPPO CORONAVIRUS CINA
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NUOVO CEPPO CORONAVIRUS CINA: SEGNALATI ALTRI 17 CASI

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NUOVO CEPPO CORONAVIRUS CINA

SEGNALATI ALTRI 17 CASI, DI CUI 3 GRAVI, RELATIVI AL NUOVO CEPPO DI CORONAVIRUS SIMILE ALLA SARS, IN CINA

AGGIORNAMENTO IN “MONDO”/”ULTIM’ORA”/”SCIENZA”/”MEDICINA SALUTE BENESSERE” DELLE 07:15 DI DOMENICA 19 GENNAIO 2020

NUOVO CEPPO CORONAVIRUS CINA

PECHINO
– la Cina riferisce oggi di 17 nuovi casi del misterioso virus simile alla Sars, di cui tre in gravi condizioni, aumentando le paure in vista delle vacanze del Capodanno lunare quando centinaia di milioni di persone si sposteranno all’interno del Paese.
Il virus – un nuovo ceppo di coronavirus che gli umani possono contrarre – sta causando allarme per la sua connessione con la Sindrome respiratoria acuta grave (Sars), che ha ucciso quasi 650 persone in Cina e a Hong Kong nel 2002-2003.
Dei 17 nuovi casi nella città centrale di Wuhan – ritenuta l’epicentro dell’epidemia – tre sono descritti come “gravi”. Il virus ha infettato in tutto 62 persone a Wuhan, di cui otto in gravi condizioni, 19 guarite e dimesse dall’ospedale e il resto ancora in isolamento a ricevere cure. Due persone sono morte finora a causa del virus. Home Mappa del sito SCIENZA MEDICINA, SALUTE E BENESSERE

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DALLE 10:52 DI GIOVEDì 09 GENNAIO 2020

ALLE 09:43 DI DOMENICA 12 GENNAIO 2020

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Lady Gaga, io stuprata più volte all’età di 19 anni
Confessione popstar durante intervista con Oprah Winfrey

NEW YORK09 gennaio 2020 10:52

Lady Gaga è stata stuprata ripetutamente all’età di 19 anni. Lo ha ricordato la stessa popstar durante un’intervista con Oprah Winfrey. L’artista ha aggiunto anche che in seguito alle violenze subite ha sviluppato disturbi post-traumatici da stress.
Il periodo coincide con l’avvio della sua carriera, quando all’improvviso si è ritrovata ad essere una star e a girare il mondo. “A causa di questo – ha detto – non sono riuscita ad elaborare ciò che mi era accaduto”.

La cerimonia degli Oscar sarà di nuovo senza presentatoreIl 9 febbraio. Nel 2019 formula era stata premiata da ascolti

NEW YORK09 gennaio 202012:42

– Per il secondo anno consecutivo la cerimonia di assegnazione degli Oscar, il 9 febbraio prossimo, sarà senza presentatore. Lo ha annunciato Karey Burke, presidente di ABC Entertainment, il network che manda in onda la cerimonia.
La decisione è stata presa d’accordo anche con Academy of Motion Picture Arts and Science (ente che organizza gli Oscar).
L’anno scorso la formula aveva dato i suoi frutti in termini di ascolti e quindi è stato deciso di ripeterla. Ha aiutato anche inoltre a contenere i tempi di durata dello show. “Lo scopo principale – ha spiegato la Burke – è di far rientrare lo show nelle tre ore. I produttori hanno deciso saggiamente di non avere un presentatore e di far sì che i film siano i veri protagonisti”.
Lo scorso anno la cerimonia è stata vista da 29 milioni e 600mila telespettatori con un incremento del 12% rispetto al 2017.

Da Emma Dante alla Merini, a teatro sarà anno delle donneProve d’attrice per Angiolini, Lazzarini, Guarnieri, Ricci

10 gennaio 202009:42

A due anni dall’esplosione mondiale del #metoo, nel pieno del fiorire di campagne contro femminicidio e gender-gap, si può forse davvero parlare di una nuova ondata di consapevolezza femminile che in qualche modo si riflette e cresce anche sui palcoscenici del teatro italiano.
Dove a scorrere i cartelloni dei primi mesi del 2020, sembra sempre più saldo e promettente un “teatro delle donne”, che dalle donne è diretto, scritto, recitato o che le donne racconta a platee che non siano, però, per forza esclusivamente “rosa”.
Titolo molto atteso è certo “Misericordia”, nuovo spettacolo di Emma Dante, regista che all’universo femminile si dedica spesso in diverse declinazioni, da successi come “Le sorelle Macaluso” all’Eracle femmina al Teatro greco di Siracusa. Questa volta la Dante porta in scena la forza delle donne condannate a lottare per sopravvivere, a combattere con ogni possibile risorsa per emergere dal degrado e dallo squallore in cui la società pare averle relegate, con la storia di Anna, Nuzza e Bettina, che lavorano a maglia di giorno e si vendono la notte, e del povero orfano menomato che vive con loro (debutto 14 gennaio al Piccolo di Milano).
Dopo il successo di “In nome del padre” è alla Madre, figura spesso intoccabile, a volte soffocante nei confronti dei figli, altre escludente verso i padri, che Mario Perrotta dedica il secondo capitolo della sua trilogia sulla famiglia, con la consulenza di Massimo Recalcati (dal 7 gennaio al Piccolo poi in tournée). Laura Curino e Lucia Vasini raccontano invece le storie de “L’anello forte” che Nuto Revelli, cantore di un’Italia contadina d’altri tempi, assegna alle donne: memorie di lavoro e tenacia, storie struggenti di soprusi ed emancipazione dove in campagna prima e nell’industria poi si affrontano i desideri di autonomia e libertà per un futuro diverso per se stesse e per i propri figli (maggio al Gobetti di Torino).
Ci sono poi i grandi omaggi. Ai dieci anni della scomparsa la Merini rivive in scena con Milvia Marigliano in “Alda. Diario di una diversa” (maggio, Duse di Genova). Vivian Maier, astro della street photography americana, è al centro di “Tutt’intera” di Guillame Poix con Tamara Bartolini e Michele Baronio (febbraio, India di Roma). Mary Anderson, che inventò il tergicristallo, Maria Curie, Nobel per la fisica, Tina Anselmi, primo ministro della Repubblica Italiana, Tina Modotti, fotografa di guerra, sono tutte in palcoscenico in “Se non posso ballare… non è la mia rivoluzione”, il nuovo spettacolo di Lella Costa ispirato a “Il catalogo delle donne valorose” di Serena Dandini (tournée al via il 25 gennaio dal Teatro Trivulzio di Melzo – MI).
L’attualità irrompe poi con l’indagine teatrale di Carlotta Corradi sullo scandalo delle “baby squillo” dei Parioli in “Nel bosco” (dal 9 gennaio all’India). O con il tema del femminicidio in “Scene di violenza coniugale / atto finale” di Gérard Watkins, per il quale Elena Serra firma una regia nello spazio di un vero appartamento (dal 20 gennaio alla Galleria d’arte Franco Noero di Torino).
Tahar Ben Jelloun, tra le voci più alte e libere della letteratura araba, apre una finestra sulla condizione femminile nel suo mondo con “Creatura di sabbia” interpretato da Raffaella Azim (febbraio, Duse di Genova). Da una storia vera, Anna Della Rosa ne “L’angelo di Kobane” di Henry Naylor diventa la giovane Rehana che in un villaggio della Siria sogna di diventare avvocato, ma si ritrova in prima linea contro l’ISIS (marzo, Brancaccino di Roma e poi tournée).
Elena Sofia Ricci torna al teatro e affronta il tema dell’Olocausto nei panni di Sylvia, l’ebrea, casalinga, improvvisamente colpita da paralisi dei “Vetri rotti” di Arthur Miller (febbraio, Eliseo di Roma e poi in tournée), inaugurando una lunga galleria di bellissime occasioni per una prova d’attrice. Come “Il nodo” di Johnna Adams, in cui Ambra Angiolini e Ludovica Modugno si fronteggiano sul tema dell’educazione dirette da Serena Sinigaglia, a sua volta regista che solo nei prossimi sei mesi vanta il record personale di ben 11 spettacoli in scena. Ma c’è anche “Harper Regan. Due giorni nella vita di una donna” per Elena Russo Arman con cui Elio De Capitani ha fatto conoscere in Italia la scrittura di Simon Stephens (giugno, Elfo Puccini di Milano). O la madre e la figlia attiviste politiche de “L’eclisse” Joyce Carol Oates che Francesco Frongia affida a Ida Marinelli ed Elena Ghiaurov (marzo, Elfo Puccini). Per la Ghiaurov c’è anche l’ossessione del tempo che passa di “Jezabel”, da uno dei romanzi più noti di Irène Némirovsky per la regia di Paolo Valerio (febbraio, Rossetti di Trieste e poi in tournée). E ancora Mascia Musy è “Anna dei miracoli” che William Gibson ha tratto dalla storia vera della sordo-cieca Helen Keller e della sua insegnante Anne Sullivan, per la regia di Emanuela Giordano (dal 9 gennaio al Duse di Genova e poi in tournée). Fino a due grandissime signore del palcoscenico italiano: Anna Maria Guarneri e Giulia Lazzarini, in un cult di risate e noir come “Arsenico e vecchi merletti” di Joseph Kesserling, dirette da Geppy Gleijeses (dal 7 gennaio al Quirino Gassman di Roma e poi in tournée).

Coez, primo italiano a registrare Spotify singlesAll’estero coinvolti Ed Sheeran, Taylor Swift e Sam Smith

09 gennaio 202012:58

– Spotify ha scelto Coez per il lancio degli Spotify Singles in Italia. Il cantautore, in esclusiva per la piattaforma, ha registrato una versione inedita di “La tua canzone”, tratta dal suo ultimo album E’ sempre bello, e la cover “Via” di Claudio Baglioni presso gli iconici Abbey Road Studios di Londra. I due singoli sono già disponibili.
Il programma Spotify Singles prevede la realizzazione in esclusiva per Spotify di alcuni brani rivisti da artisti famosi: una canzone propria e la cover di un brano, scelto per aver rappresentato qualcosa di importante per il percorso dell’artista.
L’iniziativa è già partita in molti Paesi: ad oggi sono stati coinvolti ben 185 artisti (tra quelli coinvolti ci sono Ed Sheeran, Taylor Swift e Sam Smith), che hanno registrato più di 600 Singles, per un totale di 23 ore di musica e quasi 3 miliardi di ascolti.
“Sono molto contento di essere il primo artista a portare in Italia Spotify Singles – afferma Coez -. Per l’occasione abbiamo scelto due brani molto diversi tra loro: il primo è la reinterpretazione di La tua canzone. Abbiamo cercato di dare una nuova chiave di lettura, più morbida rispetto alla versione rock del disco, solo con piano e voce. Mentre per il secondo pezzo, abbiamo scelto una cover degli anni ’70 di Claudio Baglioni: Via. Anche in questo caso abbiamo cercato un ritmo diverso rispetto al pezzo originale, precisamente drum and bass, fornendo una nuova chiave interpretativa, nel rispetto dello spirito del pezzo”.
“Singles è un omaggio ai 45 giri. Per il debutto del programma in Italia abbiamo scelto Coez che, con la sua scrittura, ha dato il via in Italia a un genere crossover tra rap e pop con cui ha dominato le classifiche, collezionando oltre 20 dischi di platino e diventando un portavoce della sua generazione, oltre che un simbolo del nuovo cantautorato italiano”, ha dichiarato Federica Tremolada, Managing Director, Southern and Eastern Europe di Spotify.

Reggia Caserta: oltre 40 mila visitatori per feste NataleIn continuo incremento presenze in complesso vanvitelliano

CASERTA09 gennaio 202013:27

– Oltre 40mila persone hanno scelto la Reggia di Caserta per le festività natalizie appena trascorse. Un trend di crescita costante quello registrato dal Complesso vanvitelliano che, dall’istituzione dei musei autonomi voluta nel 2014 dal Ministro dei Beni e delle Attività culturali e per il Turismo Dario Franceschini, ha raddoppiato il numero di visitatori nel periodo compreso tra il 24 dicembre e il 6 gennaio. La Reggia di Caserta si conferma così un formidabile attrattore culturale e turistico. I dati dei biglietti delle feste lo attestano: dai 22444 nel 2014 ai 43813 di quest’anno.
Sono stati il 30 dicembre e il 2 gennaio i giorni di apertura ordinaria che hanno fatto registrare la maggiore affluenza, con 4518 presenze nel penultimo giorno del 2019 e 4619 nel secondo giorno del 2020 (primo giorno di apertura dell’anno della Reggia di Caserta). Non solo numeri, però. La Direzione della Reggia di Caserta ha infatti avviato in questi mesi una valutazione delle potenzialità e criticità del complesso.

Giornalisti: morto Italo Moretti, storico volto Rai86 anni, ex direttore Tg3, raccontò orrori regimi in Sud America

09 gennaio 202013:45

– E’ morto a Roma, all’età di 86 anni, il giornalista Italo Moretti. Volto storico della Rai, era stato a lungo inviato in Sud America. Lo rende noto il Tg3.
Iniziò la sua carriera a 17 anni, collaborando a Perugia con le redazioni locali dei quotidiani nazionali. Entrò in Rai nel 1966. Si occupò di sport, cronaca, politica interna e politica estera. Nel 1968 iniziò il suo lavoro in America Latina.
Raccontò le delicate situazioni di quegli anni in Cile, Argentina e Uruguay.
Nel 1976 Italo Moretti entrò nella redazione del Tg2 continuando a dedicarsi al Sud America, ma anche alla politica di Portogallo e Spagna. Nel 1987 fu nominato vide-direttore del Tg3 di cui diventò poi direttore nel 1995. Dal ’96 al ’98 fu condirettore della Tgr.

La Rai perde un volto storico e interprete del giornalismo televisivo. Addio a Italo Moretti, famoso inviato della Rai in Sud America. Aveva 86 anni. È stato conduttore del Tg2 e direttore del Tg3. E’ morto a Roma all’età di 86 anni.Nella sua vita è sopravvissuto a una sciagura aerea nello scalo di Addis Abeba, vicenda di cui fece un reportage che gli valse il Premio Saint-Vincent. Ha sempre inseguito la verità sul caso Alpi-Hrovatin, e non a caso è stato anche presidente del Premio Ilaria Alpi per il giornalismo televisivo.Originario di Giulianova, in Abruzzo, classe 1933, aveva iniziato la sua carriera a soli 17 anni collaborando a Perugia con le redazioni locali dei quotidiani nazionali. Intelligente, tenace, entrò in Rai nel 1966. Nella sua lunga carriera si è occupato di sport, cronaca, politica interna ma soprattutto di politica estera. Nel 1968 iniziò il suo lavoro in America Latina. Da Cile, Argentina e Urugua, ha raccontato i regimi golpisti e autoritari di quei paesi, documentando la tragedia dei desaparecidos. Nel 1976 Italo Moretti passò alla redazione del Tg2 continuando a dedicarsi al Sud America, ma anche alla politica di Portogallo e Spagna.Nel 1987 fu nominato vice-direttore del Tg3 di cui diventò poi direttore nel 1995. Dal ’96 al ’98 fu condirettore della Tgr Italo Moretti è stato anche scrittore . Tra i tanti riconoscimenti anche la Colomba d’Oro per la pace, il Microfono d’Argento, il Premiolino, il Premio Scarfoglio. Tra i messaggi di cordoglio alla famiglia quello congiunto della Federazione Nazionale della Stampa italiana e l’Usigrai che ricordano Italo Moretti come “un uomo che ha davvero onorato con il suo impegno e la sua passione per il giornalismo la funzione del servizio pubblico, che ha contrastato ogni forma di oscurità, oscurantismo e bavaglio, in Italia e non solo. Milioni di italiani hanno conosciuto attraverso i suoi reportage gli orrori e le atrocità delle dittature in America Latina”.Tanti i messaggi di cordoglio alla famiglia: il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’Informazione e all’Editoria, Andrea Martella sottolinea in nota: “La scomparsa di Italo Moretti segna una perdita significativa. Non solo per il mondo del giornalismo che da tempo lo colloca tra i suoi principali maestri, ma anche per tanti italiani che grazie alla sua professionalità e al suo certosino lavoro di inchiesta hanno potuto beneficiare di un eccellente servizio pubblico”. Ma tiene a rilevare anche “un sentimento di gratitudine nei confronti di questo grande giornalista che ha interpretato il suo ruolo senza mai risparmiarsi bensì addentrandosi in realtà sociali, luoghi e vicende di particolare complessità e drammaticità. Tra gli esempi emblematici di questo suo taglio, l’impegno costante per far luce sull’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin”.In una dichirazione congiunta il presidente e l’ Ad Rai tengono a rilevare: “Italo Moretti, cronista attento, inviato delle vicende politiche e sociali dell’America Latina, indimenticato direttore del Tg3, è stato un modello per tutti i giornalisti. La sua passione per la notizia in tutte le sue declinazioni, il suo respiro internazionale e la sua capacità di comunicare con il pubblico trasferendo competenza, credibilità e emozione hanno dato orgoglio e lustro alla Rai”. Infine in un comunicato congiunto la Federazione Nazionale della Stampa italiana e l’Usigrai ricordano Italo Moretti come “un uomo che ha davvero onorato con il suo impegno e la sua passione per il giornalismo la funzione del servizio pubblico, che ha contrastato ogni forma di oscurità, oscurantismo e bavaglio, in Italia e non solo. Milioni di italiani hanno conosciuto attraverso i suoi reportage gli orrori e le atrocità delle dittature in America Latina”.

A Riad in scena la forza delle donne nello show LeilaIl 16 gennaio al King Fahd Stadium e in diretta su tv nazionale

RIAD11 gennaio 202021:45

Al King Fahd Stadium, che accoglie più di 30 mila persone, in scena il 16 gennaio (e in diretta sulla tv nazionale) “Leila, the Land of Imagination”, spettacolo senza precedenti in Arabia Saudita ideato e creato da Balich Worldwide Shows. Team tutto al femminile capitanato dalla Creative Director italiana Anghela Alò per celebrare una nuova generazione di donne in Arabia Saudita. Lo show chiude la Riyadh Season, il festival con più di 100 eventi artistici e sportivi, in 12 zone della capitale, che ha ospitato milioni di visitatori, grazie anche alle recenti aperture verso il turismo straniero.
“Leila è il simbolo della nuova generazione femminile saudita che vive una realtà mutevole, in profondo cambiamento. Il concetto dello spettacolo potrebbe essere ripreso in un’unica frase: le linee del terreno e le linee della mano sono le stesse. Il futuro, che è alle porte, è nelle mani di Leila ma, per poterlo conoscere, ha solo bisogno di dare libero sfogo alla sua immaginazione” dice Anghela Alò.
Lo show è costituito da 7 segmenti principali con performance di danza e teatro, ma anche numeri acrobatici, di parkour, videoproiezioni, film, ologrammi ed effetti speciali, sia acquatici che pirotecnici, che hanno coinvolto circa 500 artisti, 300 membri del team provenienti da 26 paesi diversi, oltre 90 ballerini, più di 600 costumi, 260 elementi scenici straordinari, musiche originali e produzioni video spettacolari.
Nel team centinaia di professionisti sauditi, danzatori folcloristici e artisti locali. Il più giovane di tutti è un acrobata di 8 anni, giovane promessa del panorama saudita. Ma vede anche la partecipazione di artisti speciali come Samira Al Khamis, la prima ballerina saudita, lo scrittore saudita Youssef Al Mohaimeed, la cantante Amel Sdiri, il calligrafo Mohammed Khodr. Lo show verrà trasmesso dalla tv nazionale saudita dalle 20:30 ora locale. Su http://www.instagram.com/balichws/?hl=it il racconto social dalle 18:30 ora italiana.

Fellini 100 anni: il successo, gli attori, le donnePillole a tema per ricordare il maestro del cinema

11 gennaio 202019:54

Federico Fellini e il successo, le donne, i film e poi la sua amata Giulietta, suo porto e approdo. Pillole a tema per ricordare il maestro del cinema che ha sempre confuso sogno e realtà, in occasione dei cento anni dalla sua nascita (20 gennaio).Leggi anche FELLINI, 100 ANNI DOPO DIARI E SOGNI IN LIBRERIA    IL SUCCESSO – Fellini lo ha ottenuto essendo solo se stesso e attingendo esclusivamente alla sua vita, senza indicare strade, giudicare, voler essere un maestro di pensiero. “Non faccio film – diceva – per dibattere tesi o sostenere teorie. Faccio film alla stessa maniera in cui vivo un sogno che è affascinante finché rimane misterioso e allusivo, ma che rischia di diventare insipido quando viene spiegato”. Chi avrebbe mai scommesso che questo ragazzo di provincia che avrebbe poi conquistato quattro Oscar? E tutto questo raccontando solo se stesso. “Sono autobiografico anche quando parlo di una sogliola” aveva detto con un certo orgoglio e molta onestà il regista di Rimini parlando della sua creatività. Ma nell’immaginario collettivo il suo premio più grande è stato l’Oscar alla carriera ricevuto nel ’93 dalle mani di Sofia Loren e di un Marcello Mastroianni visibilmente commosso. E questo al teatro Dorothy Pavillon di Los Angeles dove tra il pubblico c’era una piangente Giulietta Masina. “Per favore, sedetevi, restate a vostro agio – aveva detto allora Fellini -. Che posso dire? Beh, non me lo aspettavo davvero… Vorrei naturalmente, prima di tutto, ringraziare tutte le persone che hanno lavorato con me. Non posso nominare tutti, quindi lasciate che faccia un solo nome, quello di un’attrice che è anche mia moglie. Grazie, carissima Giulietta, e per favore, smettila di piangere!”.

I SUOI FILM – Sogno, fumetto, circo e fantasia, ovvero l’idea che nel mondo c’è sempre un po’ di magia, anche se si fosse all’inferno. Gran parte dei film di Fellini seguono questa surreale grammatica con l’aggiunta ovviamente del vento come colonna sonora. E questo da LO SCEICCO BIANCO, esordio del 1952, fino a GINGER E FRED del 1985, terz’ultimo lavoro nel segno della nostalgia. In mezzo, in ordine di tempo, troviamo I VITELLONI con protagonisti cinque perditempo in una città di provincia tanto simile a Rimini; LA STRADA, premio Oscar come miglior film in lingua straniera con la storia di due artisti di strada (Anthony Quinn e Giulietta Masina) e , nel 1957 LE NOTTI DI CABIRIA, altro premio Oscar per il film straniero, protagonista ancora la Masina (Palma d’oro a Cannes) che sceglie la prostituzione come rimedio alla povertà. È ancora Palmares nel 1960 con LA DOLCE VITA (Oscar per i costumi e Palma d’oro a Cannes) uno dei film più conosciuti al mondo anche solo per la scena della Ekberg che fa il bagno nella fontana di Trevi. 8½, forse il suo film più maturo e intimo, si porta a casa due premi Oscar, miglior film straniero e per i costumi. Di scena la storia di un regista in crisi (Mastroianni). Anche in GIULIETTA DEGLI SPIRITI del 1965 tracce di autobiografia. Qui troviamo una donna tradita dal marito (Masina) a cui viene in soccorso la vicina (Sandra Milo). Con ROMA Fellini torna poi al passato, quello di un giovane di provincia che arriva alla stazione Termini nel 1939 e con AMARCORD, infine, va ancora più dentro alla sua memoria: quella dell’infanzia in famiglia. LE DONNE – Fellini, come è noto, amava le donne abbondanti, quelle che negli anni Sessanta si chiamavano ‘maggiorate’, e così non a caso ha riempito i suoi film di attrici extralarge. È il caso di Anita Ekberg in LA DOLCE VITA, quello di Magali Noel (la mitica Gradisca di AMARCORD) e, su tutte, della generosa tabaccaia Titta (Maria Antonietta Beluzzi) sempre dello stesso film del 1973. Traditore seriale come era, Fellini aveva un’idea della donna del tutto particolare che si lega alla meraviglia. La stessa che ha rappresentato in AMARCORD nella scena in cui una folla, a bordo di piccole imbarcazioni, attende il passaggio nell’Adriatico del transatlantico Rex. Ma una vera sintesi dell’immaginario di Federico Fellini e del suo rapporto con le donne sta tutta nel suo 8½. Qui Guido Anselmi, suo alter ego interpretato da Mastroianni, immagina un’inconfessata fantasia erotica comune a tutti gli uomini: un harem in cui tutte le donne convivono felicemente.

GIULIETTA – Forse il film più bello Federico Fellini non lo ha mai scritto, quello dedicato al suo infinito amore per Giulietta Masina. Sposati il 31 ottobre del 1943, i due restarono insieme tutta la vita. E questo contro tutto e tutti. Tra le cose più dolorose subite dalla Masina, le rivelazione dell’attrice Sandra Milo che dichiarò di avere avuto una relazione durata diciassette anni con Fellini. E anche che il regista sarebbe stato pronto a lasciare la moglie. Eppure la minuta e dolce Giulietta, la donna più lontana dall’idea estetica di Fellini, superò tutto e restò il grande amore del regista come dimostra questo commovente episodio. Ovvero il messaggio che Federico scrisse alla moglie nel 1992 prima di entrare in sala operatoria per un ictus: “Ancora un bacetto prima di addormentarmi. È un grande conforto sapere che quando mi risveglierò ti vedrò vicina a me come sempre, mia adorata Giulietta. Lo so, le parole sono un po’ goffe, convenzionali, ma tu sai di essere veramente la mia vita. A tra poco amore mio, con profonda tenerezza e gratitudine».

GLI ATTORI – “Io avevo bisogno di un italiano, di un amico che accettasse con umiltà di essere come un’ombra rispettosa, che non venisse fuori in modo eccessivo. Così ho preso Mastroianni, lo conoscevo già, ed è stato bravissimo: così allusivo, discreto, simpatico, antipatico, tenero, prepotente. C’è e non c’è. Perfetto”. Così Federico Fellini sulla scelta dell’attore protagonista di 8½ e de LA DOLCE VITA, ovvero quel Marcello Mastroianni che è stato il suo attore feticcio, il suo alter ego. Conservatore con Mastroianni, come con la sua adorata Giulietta Masina, Fellini fu rivoluzionario quando scelse, ad esempio, Paolo Villaggio e Roberto Benigni per LA VOCE DELLA LUNA, suo ultimo film del 1990.

‘Gli anni più belli’ di Claudio Baglioni – IL VIDEORegia di Gabriele Muccino. Il brano dà anche il titolo al suo nuovo film

11 gennaio 202000:32

E’ online il video de ‘Gli anni più belli’, il nuovo brano inedito di Claudio Baglioni, già in radio e in digitale.“Gli anni più belli’ dà anche il titolo al nuovo film di Gabriele Muccino, nelle sale cinematografiche dal 13 febbraio 2020. Ed è stato proprio Gabriele Muccino a dirigere il video del brano, disponibile sul canale ufficiale Youtube dell’artista:Nel video, le immagini di Claudio Baglioni si intrecciano con alcune scene del film del regista romano. ‘Gli anni più belli’ è un brano sulla limpidezza, la vitalità e il richiamo di libertà dei sogni dell’adolescenza; sul valore dell’amicizia e il rapporto tra amore e dolori; sull’esigenza di cercare dentro di noi le energie per vivere il futuro ma anche sulla saggezza e la profondità dell’età matura.
Ed è anche una delle 12 tracce che comporranno il nuovo album di inediti di Baglioni, in uscita nella primavera 2020. VAI ALLA POLITICA VAI ALLE NOTIZIE DEL PIEMONTE VAI ALLE NOTIZIE DAL MONDO VAI ALLA CRONACA VAI ALLO SPORT VAI AL CALCIO

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Campiello, Paolo Mieli presidente giuria 58/ma edizione
Il 29 maggio la cinquina, cerimonia premiazione il 19 settembre

VENEZIA10 gennaio 202011:22

Sarà il giornalista e storico Paolo Mieli il presidente della Giuria dei letterati della 58/a edizione del Premio Campiello, che vedrà il 29 maggio a Padova la selezione della cinquina finalista e il 19 settembre a Venezia la cerimonia di proclamazione del vincitore. Mieli è stato direttore de ‘La Stampa’ e de ‘Il Corriere della sera’ e fino al 2016 è stato presidente di RCS Libri S.p.A. “Come da tradizione – afferma Enrico Carraro, per la prima volta presidente della Fondazione Il Campiello e di Confindustria Veneto – anche quest’anno la Fondazione Il Campiello ha affidato la guida della Giuria dei letterati ad una personalità di alto profilo della cultura italiana. Paolo Mieli, che ringraziamo per aver accettato l’incarico, è uno dei giornalisti più autorevoli e un profondo conoscitore delle vicende storiche del nostro Paese. Siamo certi che saprà coordinare con competenza e autorevolezza i lavori della Giuria. Questo premio è diventato non solo uno dei concorsi letterari più prestigiosi, ma anche una manifestazione culturale tra le più importanti e seguite in Italia e rappresenta l’espressione delle energie e dell’impegno degli imprenditori del Veneto nella promozione della cultura. Voglio infine rivolgere un ringraziamento particolare a Carlo Nordio che con professionalità ed intelligenza ha presieduto la Giuria dei letterati nelle ultime due edizioni”. Gli altri componenti della Giuria sono Federico Bertoni, docente di Critica letteraria e letterature comparate all’Università di Bologna, Daniela Brogi, docente di Letteratura Italiana contemporanea all’Università per Stranieri di Siena, Silvia Calandrelli, direttore di Rai Cultura, Philippe Daverio, storico dell’arte, Chiara Fenoglio, docente di Letteratura Italiana all’Università di Torino, Luigi Matt, docente di Storia della lingua italiana all’Università di Sassari, Ermanno Paccagnini, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea alla Cattolica di Milano, Lorenzo Tomasin, Docente di Filologia Romanza all’Università di Losanna, Roberto Vecchioni, cantautore, ed Emanuele Zinato, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Padova.Al 58/mo Campiello possono partecipare i romanzi pubblicati per la prima volta in volume tra il primo maggio 2019 e il 30 aprile 2020 e regolarmente in commercio. Non sono ammessi saggistica, né poesia, né opere tradotte in italiano da altre lingue.

Ginette Kolinka, ‘Superiamo l’odio’95 anni, sopravvissuta a lager, i ricordi in un libro

10 gennaio 202010:24

GINETTE KOLINKA CON MARION RUGGERI, RITORNO A BIRKENAU (PONTE ALLE GRAZIE, PP. 89, EURO 12,00). Deportata a Birkenau quando aveva 19 anni, fra gli ultimi sopravvissuti ai campi di concentramento dove è stata da aprile del 1944 a giugno 1945, Ginette Kolinka, matricola 78599 come mostra sul braccio tatuato, dice a 95 anni che “l’odio è all’origine di tutti gli orrori”.
“Hitler odiava gli ebrei e voleva sterminare tutti quelli che c’erano in Europa. Questo odio è all’origine di tutto e ai ragazzi che incontro nelle scuole chiedo di rendersene conto. Di capire che quando dicono – come si fa spesso, con leggerezza, quando si è molto giovani – ‘a me stanno sulle scatole gli ebrei o i neri, oppure i musulmani’ si ha già un piede dentro Auschwitz”, spiega la Kolinka in questi giorni in Italia dalla Francia dove vive con ‘Ritorno a Birkenau’ scritto con la giornalista Marion Ruggieri.
Nel libro, pubblicato da Ponte alle Grazie, Ginette, che è una donna luminosa, sorridente e di grande energia, si racconta, dopo 50 anni di silenzio su quello che ha vissuto. A farle riaprire quello che considerava un libro chiuso è stato Steven Spielberg che, dopo il film Schindler’s List, ha creato una fondazione e mandato dei giovani cineasti in giro per il mondo a raccogliere la testimonianza dei deportati. “Quando mi hanno contattata ho rifiutato il colloquio perchè per me la deportazione era una pagina chiusa. Non ricordavo e non avevo voglia di ricordare. Ma hanno talmente insistito che a un certo punto mi hanno convinta. I colloqui mi hanno fatto scoprire un sacco di cose. Ma quando parlo ai giovani cerco anche di divertirli. Faccio battute su quello che, per esempio, vedo al supermercato quando compro la carta igienica: c’è una scelta enorme, diversi spessori, colori, disegni. Io per 15 mesi non ho avuto a disposizione neppure un coriandolo di carta” racconta Ginette che dai primi anni Duemila si dedica a tramandare la memoria della Shoah.
“Le cose sono molto cambiate. All’inizio i ragazzi dicevano ‘Ah, che bello! Viene questa, ci racconta una storia così non c’è lezione’. Adesso c’è più preparazione, anche da parte degli insegnati. I ragazzi ascoltano” afferma.
“Certo, nessuno è perfetto, gli esseri umani non sono fatti soltanto di bontà, ma spero che le manifestazioni di odio siano sempre meno. Che si riescano a tenere sotto controllo in modo da non creare una seconda Auschwitz. Per il momento non vedo questo rischio, però i pregiudizi sono duri a morire. Ebrei e musulmani dovrebbero darsi la mano. Ciascun popolo è stato vittima di altri. Faremmo bene a non detestarci più” è l’invito della Kolinka.
In ‘Ritorno a Birkenau’ uscito in Italia nella traduzione di Francesco Bruno – che purtroppo in copertina riporta il numero di matricola di Ginette con un refuso, un 6 al posto di un 5 – la Kolinka è riuscita a raccontarsi in modo diretto, semplice, ma sono tante anche le cose di cui non ha parlato.
“Non ci penso mica sempre a quello che ho vissuto. E’ difficile ricordare. Quando ne parlo rivedo le cose e le rivivo, ma senza quel dolore. Potevano esserci anche meno venti gradi a Birkenau a febbraio o marzo. Adesso, quando andiamo in visita con gli studenti siamo vestiti di tutto punto, berretto, guanti, sciarpa. Noi non avevamo niente. Dovevamo congelare. Erano previste la fame, la sete, il freddo. Io però non li ricordo, l’unica cosa che mi torna in mente è che quando avevo molto freddo alle mani per scaldarle, durante l’appello, le mettevo sotto le ascelle della compagna che avevo davanti” racconta Ginette che, dopo la guerra, per molti anni ha tenuto un banco di articoli di maglieria al mercato di Aubervilliers, con il marito. La gente “ci vede come esseri sovrannaturali per il fatto che siamo tornati. Quello che abbiamo passato è difficile da credere. Noi stessi abbiamo difficoltà a renderci conto di che cosa ci è stato inflitto”.
Tra le cose che più la fanno ancora soffrire l’aver spinto, dopo il terribile viaggio in treno, il padre, il fratello minore di 12 anni, Gilbert, e il nipote a salire sui camion che portavano i più stanchi al campo senza sapere che così sarebbero finiti direttamente nelle camere a gas. “Sono andati in fumo subito dopo l’arrivo. Ho sempre avuto il rimorso di aver raccontato a mia madre con tanta brutalità quale era stata la sorte degli uomini della famiglia. Certo per me i sentimenti sono una cosa problematica. Per farmi piangere ce ne vuole”.

Berlinale, Jeremy Irons sarà presidente della giuria 2020L’attore: “sono onorato, è un festival che ammiro da tempo”

BERLINO09 gennaio 202018:42

L’attore britannico Jeremy Irons sarà il presidente della giuria della Berlinale 2020. Lo ha annunciato lo stesso festival attraverso una nota. “Sono molto lieto di questo incarico.- ha commentato Irons – E mi sento onorato di poter essere presidente della giuria del festival di Berlino, un festival che ammiro da tempo e che ho sempre frequentato con piacere”. Sulla nomina di Irons è intervenuto Carlo Chatrian, nuovo direttore della Berlinale: “Le figure iconiche che ha interpretato Jeremy Irons e il suo stile inconfondibile mi hanno accompagnato nel mio viaggio nel cinema e mi hanno messo davanti agli occhi la complessita’ della natura umana. Io ammiro Jeremy Irons come uomo, e come artista – ha sottolineato Chatrian – e sono orgoglioso di poterlo salutare come presidente della 70/ma edizione della Berlinale”.

Weinstein, legali chiedono rimozione giudicedifficile selezione della giuria, troppi conoscono il caso

10 gennaio 202009:45

“Il giudice e’ di parte” e la difesa di Harvey Weinstein ne chiede la rimozione. Il magistrato che presiede sul processo newyorchese contro l’ex produttore di Hollywood si e’ visto recapitare una lettera con la richiesta di farsi da parte per aver minacciato di mandare in prigione l’imputato se non avesse smesso di mandare sms dall’aula del tribunale.
Prevedibilmente il giudice James Burke ha risposto picche: “Non c’era nulla di incendiario o di parte nel rimproverare un imputato che non rispetta i regolamenti della corte”, ha detto il magistrato in apertura dell’udienza: “Non ho alcun pregiudizio verso di lui e anzi, ho fatto il possibile perche’ il vostro cliente abbia il processo equo che si merita”.
Un legale di Weinstein aveva scritto al giudice affermando che i suoi commenti “ne hanno messo in dubbio l’imparzialità”. L’uso dei cellulari in aula è severamente proibito dalla corte, ma l’avvocato aveva sostenuto che Weinstein avrebbe inviato i messaggi prima dell’inizio dell’udienza.
L’avvocato, Arthur Aidala, aveva osservato che le parole del giudice “hanno aggiunto un ulteriore elemento ai molti ingiusti pregiudizi” che il suo cliente ha di fronte. Procede intanto con difficoltà la selezione della giuria: molti dei potenziali giurati sono state esclusi perchè a conoscenza del caso e convinti che Weinstein dovrebbe essere riconosciuto colpevole.
“E’ un procedimento laborioso” ha detto un ufficiale giudiziario al sito Deadline Hollywood davanti a oltre duemila convocazioni inviate per quello che dovrebbe essere un processo di otto settimane. La selezione dovrebbe proseguire la prossima settimana in vista della scadenza del 21 gennaio fissata al momento per la presentazione del caso da parte della procura e della difesa.
Weinstein e’ accusato a New York di violenze e stupro su due donne mentre un altro caso si e’ aperto a Los Angeles con quattro capo di imputazione basati sulle denunce di altre due donne, tra queste una attrice italiana. L’ex boss di Miramax, che ha 67 anni e che rischia dunque di restare a vita in prigione se riconosciuto colpevole, ha sempre sostenuto che con le sue accusatrici il sesso e’ stato consensuale.

Fellini 100 anni: omaggio Vince Tempera con colonne sonoreIl 20 gennaio a Rimini nel giorno del compleanno del maestro

RIMINI11 gennaio 202012:04

– Nel giorno del compleanno Rimini omaggia Federico Fellini con il concerto ‘Buon Compleanno Federico’: lunedì 20 gennaio al Teatro Galli sarà Vince Tempera a rendere onore al regista che in quella data avrebbe compiuto 100 anni, dirigendo, raccontando e suonando le colonne sonore che hanno accompagnato le pellicole di Fellini con la Simphonitaly e con l’Orchestra sinfonica Oles di Lecce e del Salento diretta da Eliseo Castrignanò. Sul palco, insieme a Tempera, oltre 45 elementi.
Tempera proporrà in concerto le musiche di Nino Rota e le colonne sonore che hanno accompagnato le pellicole felliniane, racconterà le atmosfere dei film e, in maniera evocativa, ne spiegherà le musiche. “La suggestione predominante – dice – non era tanto la precisione, quanto la dimensione del sogno; la musica nei film echeggiava in modo onirico, così come era lui in effetti, sia come regista che come uomo. La musica come qualcosa che trasportava, perché Federico Fellini aveva una sua letteratura musicale precisa”.

A tutto Fellini, tra Rimini e il mondoMostre ed eventi, tanti gli omaggi per il centenario

11 gennaio 202015:01

– Le fotografie, gli oggetti personali, le sceneggiature, i disegni, e poi ovviamente tanti, tantissimi fotogrammi, in cui si è espressa tutta la visionarietà del suo genio di cineasta e grande narratore di storie: entrano nel vivo le celebrazioni per il centenario della nascita di Federico Fellini, avvenuta a Rimini il 20 gennaio 1920. A rendergli i primi omaggi è stata la sua città, dove già il 14 dicembre scorso è partita la grande “festa collettiva” nel segno del regista – tante attività riunite sotto l’etichetta ‘Fellini 100′ (e lo speciale logo firmato da Paolo Virzi’) e coordinate dal Comitato Nazionale – con l’inaugurazione di “Fellini 100 Genio immortale. La mostra”, in programma fino al 15 marzo a Castel Sismondo. Una sezione della mostra è dedicata anche alla presentazione del progetto permanente del Museo Internazionale Federico Fellini, che aprirà i battenti a dicembre 2020. Anche Roma rende omaggio al regista, con una selezione di trenta immagini provenienti dalla Fototeca Nazionale (Centro Sperimentale di Cinematografia) che compone la mostra “Federico Fellini. Ironico, beffardo e centenario”, in programma dal 20 gennaio al 28 febbraio alla Biblioteca Angelica. “Ricordiamo Federico Fellini” è invece il titolo del grande convegno internazionale organizzato a Palazzo Reale a Milano il 20 gennaio. Sempre Palazzo Reale ospiterà dal 17 settembre al 15 novembre la mostra “1920 – 2020 Federico Fellini. Un racconto”, che chiuderà l’anno di celebrazioni. Il ricordo di Fellini si celebra anche oltreconfine: da marzo 2020 a marzo 2021 sarà realizzata “Il Centenario. Fellini nel mondo”, esposizione itinerante in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e gli Istituti Italiani di cultura nel mondo che toccherà 10 città, tra cui Mosca, San Paolo, San Pietroburgo, Toronto, Buenos Aires, Tirana, Berlino.

Parte la corsa agli Oscar, lunedì le nominationScorsese, Tarantino, Joker in pole. Polemiche Netflix/studi

NEW YORK11 gennaio 202019:58

A Hollywood potrebbe essere l’anno di “C’era una volta…a Hollywood”. Ma anche la rivincita di “The Irishman” di Martin Scorsese per Netflix snobbato ai Golden Globes, o la vendetta del “Joker” dopo le polemiche seguite all’uscita del film di Todd Phillips ispirato da DC Comics e premiato a Venezia. La corsa agli Oscar dopodomani entra nel vivo quando nella mattina di Los Angeles (primo pomeriggio in Italia) l’Academy annuncerà le candidature per i 24 premi in palio il 9 febbraio.    Molti i concorrenti con pedigree, ma manca quest’anno un chiaro frontrunner. “Parasite” di Bong Joon Ho potrebbe fare storia non solo come il primo film sudcoreano candidato al miglior film straniero, ma anche come miglior film. Gli omaggi alla diversità, nei pronostici della vigilia, si fanno peraltro desiderare: in un anno in cui donne registe hanno sfornato film eccellenti, la categoria del miglior regista sarà probabilmente una cinquina tutta maschile (Pedro Almodovar per ‘Pain and Glory’, Bong Joon Ho, Sam Mendes per ‘1917’, Scorsese e Tarantino) mentre, dopo che a Londra le venti nomination dei Bafta sono andati a attori bianchi, anche la rosa degli Oscar sarà probabilmente altrettanto monocromatica.   Fino a dieci candidature sono a disposizione nella categoria miglior film: oltre a “The Irishman” e “Marriage story” di Netflix, “Once Upon a Time in Hollywood”, “The Joker” e “Parasite”, i papabili includono “1917” (che a sorpresa ha vinto il Golden Globe), “Jojo Rabbit”, “Little Women”, “Marriage story”, “Ford vs Ferrari” e “Knives Out”, tutti vincitori di candidature della Pga, l’associazione dei produttori. Ad indebolire i film Netflix, in questa e altre categorie, è l’opinione di molti giurati, Steven Spielberg in testa, secondo cui il colosso dello streaming non dovrebbe partecipare agli Oscar dopo aver fatto fare una tappa di pochi giorni soltanto nelle sale alle sue produzioni che includono, tra le papabili, anche “I due Papi” e “Dolemite is My Name”.    Quasi tutta bianca la cinquina delle migliori attrici, secondo i pronostici della vigilia: la rosa potrebbe includere Renée Zellweger (Judy Garland in “Judy”), Saoirse Ronan (Jo di “Piccole Donne”), Charlize Theron (“Bombshell”) e Scarlett Joahnnson (“Marriage Story”), con Awkwafina (Golden Globe per “The Farewell”), Cynthia Erivo (“Harriet”), Lupita Nyong’o (“Us”), Alfre Woodard (“Clemency”) a contendersi la quinta candidatura.    Nel ruolo del migliore attore dovrebbero entrare in finale Adam Driver (“Marriage Story”) in competizione con Leonardo DiCaprio (“C’era una volta a… Hollywood”), Taron Egerton (“Rocketman”), Antonio Banderas (“Pain and Glory”) e Joaquim Phoenix (“Joker”). In forse Robert De Niro dopo esser stato snobbato oltre che dai Globes, dalle nominations dei SAG), ma la sua potrebbe essere la sorpresa di lunedì.

Luna Nera, il fantasy in Italia lo fanno le donneLa caccia alle streghe su Netflix. 6 puntate dal 31 gennaio

10 gennaio 202009:52

Un fantasy completamnte made in Italy targato Netflix con un team femminile che ha confezionato un prodotto inedito e forte focalizzato sulla caccia alle streghe nell’Italia del XVII secolo: Luna Nera, in uscita il 31 gennaio 2020 sulla piattaforma e composta da sei puntate. Basato sul primo volume della saga Le Città Perdute di Tiziana Triana che ha appena iniziato le pubblicazioni per la casa editrice Sonzogno, ma la serie è entrata in produzione prima dell’uscita in libreria del romanzo, ha avuto il fondamentale supporto di Francesca Comencini, diventata direttore artistico e regista del progetto insieme a Paola Randi e Susanna Nicchiarelli. In questa appassionante vicenda per ragazzi (ma non solo) ambientata in Italia, la storia dell’Inquisizione prende forma trasportando indietro nel 1600, secolo della Rivoluzione scientifica e del fanatismo religioso: tra grandi avventure, passioni amorose e ingiustizie, La serie narra di streghe del Seicento in un fittizio paesino della Tuscia alle prese con incantesimi e pericoli. Le figure femminili, vere eroine illuminate, in tempi di terrore e di buio della mente.
Susanna Mastroianni ha curato i costumi e Laura Buffoni è il produttore delegato. Le sei puntate, sono state girate nel Lazio per sedici settimane. Anche il team di sceneggiatrici è femminile: oltre alla stessa scrittrice anche Francesca Manieri, Laura Paolucci e Valentina Picciarelli.
La storia ambientata nel Seicento vede una giovane levatrice di nome Ade di 16 anni affrontare le conseguenze di un’infamante accusa di stregoneria. Come si vede nel trailer la giovane è rimasta sola con la responsabilità in più di occuparsi del fratellino piccolo. Dopo la strana morte di un neonato è costretta a fuggire dal proprio villaggio che già diffidava di lei. Troverà rifugio in una comunità di donne, al limitare del bosco, emarginate dalla società in quanto ritenute streghe e che, appunto, dichiarano di avere un potere che gli altri fanno bene a temere (e che si scatenerebbe in concomitanza di una misteriosa eclissi). Ade verrà accolta in questa nuova realtà.
La ragazza si vedrà costretta a fare una scelta: l’amore impossibile per Pietro – figlio del capo dei Benandanti, i cacciatori di streghe – o l’adempimento del suo vero destino, una minaccia per il mondo in cui vive, diviso tra ragione e misticismo”. Il cast unisce esordienti (otto i debutti) e talenti emergenti con grandi interpreti, anche della scena, come Manuela Mandracchia e Federica Fracassi.
I protagonisti della serie sono: Antonia Fotaras (Ade), Giada Gagliardi (Valente), Adalgisa Manfrida (Persepolis), Manuela Mandracchia (Tebe), Lucrezia Guidone (Leptis), Federica Fracassi (Janara), Barbara Ronchi (Antalia), Giorgio Belli (Pietro), Gloria Carovana (Cesaria); Giandomenico Cupaiolo (Sante), Filippo Scotti (Spirto), Gianmarco Vettori (Nicola), Aliosha Massine (Benedetto), Nathan Macchioni (Adriano), Roberto De Francesco (Marzio Oreggi), Martina Limonta (Segesta), Giulia Alberoni (Petra), Camille Dugay (Aquileia), e Gaetano Aronica (padre Tosco). La serie è prodotta da Fandango.

Brachetti torna ‘Solo’ con 60 personaggiRe del quick-change in scena al Sistina di Roma

ROMA09 gennaio 202016:14

– Dai personaggi dei telefilm a Magritte e le grandi icone della musica pop, passando per Biancaneve e la lotta con i raggi laser in stile Matrix. Tutto in meno di una manciata di istanti. Dopo il trionfale debutto in Europa (oltre di 300.000 biglietti venduti in 300 repliche e innumerevoli sold out), Arturo Brachetti, il più celebre trasformista al mondo, torna il 10 gennaio sul palco del Teatro Sistina di Roma nel suo caleidoscopico one man show “Solo. The Legend of quick-change” (in cartellone fino al 19 gennaio e poi ancora in tournée a Corigliano Calabro -CS, Palermo, Cesena-Fc e Udine).
Un vero e proprio assolo, dopo il trionfo dei suoi precedenti one man show L’uomo dai mille voli e Ciak!, applauditi da 2.000.000 di spettatori in tutto il mondo. Ma anche un ritorno alle origini per Brachetti che in questo spettacolo apre le porte della sua casa, fatta di ricordi e di fantasie. Una casa senza luogo e senza tempo, in cui il sopra diventa il sotto e le scale si scendono per salire.
Così, reale e surreale, tra verità e finzione, magia e realtà, in 90 minuti di show il maestro internazionale di quick-change, uno dopo l’altro indossa, letteralmente, i panni di oltre 60 personaggi, in un viaggio che ripercorre anche la sua storia artistica, da grandi classici come le ombre cinesi, il mimo e la chapeaugraphie, o nuove tecniche come la poetica sand painting, raggi laser e videomapping.

Pitti Uomo: il comfort avvolgente della maglieriaPaesaggi nordici per scelte ecosostenibili

IRENZE09 gennaio 202016:34

– L’inverno fa sognare paesaggi innevati e un guardaroba su cui contare, scelto anche per da brand che nordici non sono. Design minimal, tessuti caldi e tanta maglieria, soprattutto in cachemire, oppure in lana effetto bouclé e mohair, lavorate con linee e design sobri, vivacizzate da inserti jacquard. Brooksfield rinnova il suo stile coinvolgendo la maglieria in una capsule in chiave green.
Malo punta sulla maglieria nei colori dell’autunno. Navigare lancia il girocollo in maglia rigata, fondo lavorato con punto links a rilievo con effetto 3D. La lavorazione è a motivo di trecce all-over. La tecnica vanisè dona inoltre il tipico effetto bicolore. C’è anche il dolcevita rigato a due colori, lavorato con un punto mosso. Invece il girocollo a losanghe sul davanti è in morbido filato cardato. Il maglione dolcevita davanti è in un mix di punti e trecce. Aeronautica militare presenta la nuova collezione e una capsule celebrativa dei 60 anni delle Frecce Tricolori. Lardini pensa alla superficie ghiacciata del lago Bajkal e il volto del lupo siberiano nelle illustrazioni che riproduce sulla maglieria, lavorata ad intarsio. Non mancano avvolgenti cardigan in baby alpaca e giacche-maglia dal taglio sartoriale. Collezione di calze e maglieria sul tema ambiente intitolata Hurracane dal marchio In The Box. Anche Cividini presenta una collezione che punta sulla maglieria in una summa dei suoi must have, coprendo per pesi e tipologia di filati e di lavorazioni ogni necessità maschile. Si parte da polo e girocollo leggeri, colli alti in lana e cotone a tessitura tubica con disegni rubati al clan Rob Roy, fino ai classici colorati ad aerografo oppure con l’utilizzo del jet print, lavorazione tintoriale che unisce alta tecnologia ed artigianato con cui si ottengono risultati coloristici inediti.
Must have sono le maglie tricot in in puro cachemire o in cachemire blend a 12 fili ispirate al tradizionale aspetto dei maglioni da sport d’hiver. Capi tecnici in taffettà di poliestere foderati di puro cachemire con la novità di stagione della fodera in bouclè d’alpaca.

Pitti Uomo: Armani Exchange e lo street style anni NovantaCapsule speciale per uomo e donna dedicata a Pitti

FIRENZE09 gennaio 202016:35

– Dopo il debutto dello scorso giugno, A|X Armani Exchange torna a Pitti Immagine Uomo, con le collezioni uomo e donna autunno/inverno 2020/21. Novità di quest’anno è l’A|X Park. Immaginario scenario in cui stile pop e colore si mescolano alla forte ispirazione anni Novanta, periodo in cui Giorgio Armani ha lanciato questa linea. Rispettando il dna del marchio, lo scenario è quindi lo street style degli anni Novanta presente nelle stampe all over e nelle grafiche con il logo tape o pattern su capospalla e abiti per lei, e nei volumi baggy con dettagli sportivi in bianco, nero, blu e arancio di pantaloni e giacche maschili. La collezione comprende anche la serie ‘back in the years’: felpe con cappuccio, bomber e T-shirt ispirate alle campagne pubblicitarie degli anni Novanta che hanno contribuito a creare il linguaggio visivo di A|X. Infine, presentata anche una esclusiva capsule Pitti, per uomo e donna, in tessuto tecnico rosso e nero, e in blu effetto denim, con dettagli lime fluo e patch logato.

Pitti Uomo: moda green con IED, Consorzio Detox e GreenpeaceSeconda tappa progetto The time is now!, 6 capsule per giugno

FIRENZE09 gennaio 202017:13

– Il progetto The time is now! sulla moda sostenibile, lanciato nelle scorse edizioni di Pitti Uomo entra in una seconda fase che guarda all’identità e alle scelte del cittadino contemporaneo. L’Istituto Europeo di Design, il Consorzio Italiano Implementazione Detox – Cid e Greenpeace Italia, hanno presentato l’evoluzione del progetto The time is now!, che ha visto il lancio di cinque capsule collection sostenibili durante le scorse edizioni di Pitti Immagine Uomo.
“Oggi The time is now! accoglie la sfida del New citizen 1.5, questa la declinazione 2020 del progetto, e indaga il profilo di un cittadino contemporaneo che compie delle scelte e che quindi, con il suo comportamento, è consapevole di poter determinare un cambiamento, non solo nel suo modo di vivere ma anche di riflesso nella società. – hanno detto i responsabili dell’Istituto Europeo di Design, del Consorzio Detox (Andrea cavicchi) e di Greenpeace Italia . “Il cittadino contemporaneo – ha detto Chiara Campione di Greenpeace Italia – è anche cosciente della crisi climatica che affronta il nostro Pianeta, parliamo infatti di un cittadino 1.5, dove l'”1.5″ indica l’aumento massimo della temperatura media globale, secondo gli accordi di Parigi, per limitare i cambiamenti climatici”.
L’evoluzione del progetto The time is now! ha preso il via dall’intenzione di Greenpeace Italia di voler ridisegnare l’identità del proprio Green Market, andando ad inserire al suo interno prodotti che nel loro utilizzo possano orientare comportamenti sostenibili e la riduzione dei consumi. In collaborazione con le aziende impegnate in Detox, selezionate per i processi attenti all’ambiente e che anche quest’anno forniranno i tessuti con cui saranno realizzate le collezioni, è stata lanciata una nuova call agli studenti IED delle Scuole di Moda, Design, e Comunicazione delle sedi di Milano, Roma, Torino, Firenze, Venezia, Cagliari e dell’Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como, dal 2010 nel Network IED, che una volta selezionati, con la guida di Italo Marseglia creeranno 6 capsule che saranno presentate nell’edizione di giugno di Pitti Uomo.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Un avatar robot per visitare a distanza Santa Maria Scala Siena
Controllato in remoto permette a disabili di ‘muoversi’ in museo

FIRENZE09 gennaio 202019:38

Un avatar robotico per permettere a chi ha difficoltà motorie di visitare ‘in remoto’ il complesso museale Santa Maria della Scala di Siena. Si tratta del primo museo dotato di ‘BrainControl Avatar’, servizio unico al mondo messo a punto dall’azienda senese Liquidweb.
Collegandosi con il sistema sarà possibile pilotare a distanza l’avatar robotico per muoversi all’interno degli spazi museali in modo del tutto autonomo, osservare gli oggetti in maniera ravvicinata, ed interagire con il pubblico. Si tratta di un servizio avanzato di accessibilità che pone il Santa Maria della Scala all’avanguardia nel campo dell’innovazione tecnologica e dell’inclusione sociale. Il servizio è rivolto a persone con diversi gradi di disabilità e il dispositivo integra differenti modalità di interazione: dal simulatore di mouse ai puntatori oculari, fino alla modalità Bci (Brain-computer interface), che interpreta e classifica le onde cerebrali generate dal movimento immaginato.

Filarmonica Romana, in scena Raffaele PeIl controtenore il 23/1 con il suo Giulio Cesare, eroe barocco

ROMA09 gennaio 202018:13

– Il controtenore Raffaele Pe in scena il 23 gennaio al Teatro Argentina con il suo “Giulio Cesare, un eroe barocco” nel primo appuntamento del 2020 della Accademia Filarmonica Romana. Il cantante, fra i più appressati della nuova generazione, propone al pubblico della capitale il progetto, inciso su cd per l’ etichetta Glossa, al quale l’ associazione dei critici musicali italiani ha assegnato il premio Abbiati 2019 per la ”rigogliosa ricchezza di mezzi vocali e l’impeccabile proprietà stilistica. Raffaele Pe, 34 anni di Lodi, sarà sul palcoscenico con l’ ensemble La lira Di Orfeo, da lui fondatp nel 2014 per riscoprire e promuovere il repertorio antico e barocco. Dopo la tappa romana, il controtenore sarà impegnato in una internazionale che toccherà il Valletta Baroque Festival e la Wigmore Hall di Londra. Pe conduce il pubblico in un viaggio alla scoperta dei mille volti della figura di Giulio Cesare la cui fortuna barocca produsse ben cinque opere a lui dedicate. La stagione della Filarmonica Romana prosegue fino a maggio con oltre 30 appuntamenti fra musica, danza, teatro. In cartellone, l’integrale dei Quartetti per archi di Beethoven (Il 2 e 20 febbraio, e il 26 marzo), il recital del pianista Denis Matsuev (il 27 febbraio), l’attore Edoardo Pesce protagonista il 13 febbraio di una serata su Marcel Proust. Per la danza dal 12 febbraio al 1 marzo i leggendari Momix saranno al Teatro Olimpico con “Alice”, ispirata alla favola di Lewis Carrol, e da 3 all’ 8 marzo sarà la volta della nuova coreografia di Micha van Hoecke “Shine.
Pink Floyd Moon” con i Pink Floyd Legend dal vivo. Il gran finale è in programma il 10 maggio nei Giardini della Filarmonica con una intera giornata dedicata a Beethoven.

Raffaello: per mostra alle Scuderie è boom di prenotazioniDiecimila richieste già nelle prime 48 ore di prevendita

09 gennaio 202018:21

– Diecimila prenotazioni nelle prime 48 ore di prevendita. Tutto fa pensare ad un avvio da record per “Raffaello”, la rassegna evento in programma dal 5 marzo alle Scuderie del Quirinale a Roma. Le richieste, sottolineano dal museo romano, arrivano da ogni dove, dalla Corea al Giappone, dagli Stati Uniti e da tutti i paesi europei. In mostra 200 capolavori provenienti da tutto il mondo, 50 dei quali frutto della collaborazione con gli Uffizi di Firenze.
Quella delle Scuderie, viene fatto notare, si configura come “la più grande rassegna dedicata ad un artista mai realizzata in Italia”.

Tornano i Delitti del Barlume su Sky con 2 nuove storieCon Timi e Lucia Mascino e Guzzanti il 13 e il 20 gennaio

10 gennaio 202009:48

Torna in tv con due nuovi appuntamenti a gennaio, dopo le feste natalizie, la provincia toscana raccontata da I Delitti del Barlume, la serie di gialli a tinte comedy con protagonisti Filippo Timi e Lucia Mascino, e la regisa ancora una volta Roan Johnson. Una produzione Sky Original coprodotta con Palomar, ispirata al mondo dei romanzi di Marco Malvaldi editi da Sellerio Editore. Saranno due le nuove storie: Donne con le Palle (dall’omonimo racconto di Malvaldi) in onda lunedì 13 gennaio e Ritorno a Pineta, tratto dal mondo del BarLume, lunedì 20 gennaio, entrambe alle 21.15 su Sky Cinema Uno. I due film saranno visibili anche in 4K HDR con Sky Q satellite e disponibile anche on demand su Sky e NOW TV, in una collezione dedicata dove è già possibile recuperare tutte le storie precedenti.
Nel cast i gli attori che hanno reso celebri i personaggi del “BarLume”: Filippo Timi veste ancora i panni di Massimo Viviani, Lucia Mascino quelli del Commissario Fusco, Enrica Guidi è la Tizi, mentre tornano Stefano Fresi e Corrado Guzzanti per interpretare Beppe Battaglia e Paolo Pasquali. Immancabile anche il “quartetto uretra”, capitanato da Alessandro Benvenuti (Emo), insieme ad Atos Davini (Pilade) Marcello Marziali (Gino) e Massimo Paganelli (Aldo).

La sitcom La tata diventerà un musical a BroadwaySerie trasmessa negli anni ’90 in oltre novanta paesi

NEW YORK10 gennaio 202009:50

‘La tata’ approderà su un palcoscenico di Broadway. Secondo quanto scrive Hollywood Reporter è in lavorazione un adattamento musicale della sitcom andata in onda negli anni ’90 e il cui titolo originale è The Nanny. Saranno gli stessi Fran Drescher, nella serie la protagonista nei panni di Francesca Cacace e Peter Marc Jacobson, autore della stessa nonché ex marito della Drescher, ad occuparsi dell’adattamento teatrale. La serie ebbe undici nomination agli Emmy e fu trasmessa in oltre 90 paesi e in trenta lingue.
La trama ruota intorno alla Cacace che dopo essere licenziata dal suo datore di lavoro si ritrova a fare la tata a tre bambini figli di un ricco vedovo di Manhattan. Sempre secondo Hollywood Reporter non c’è ancora un cast o una data di uscita.

Antonio Teti, viaggio nella Virtual HumintLa nuova frontiera dell’Intelligence

10 gennaio 202010:13

ANTONIO TETI, ‘VIRTUAL HUMINT – LA NUOVA FRONTIERA DELL’INTELLIGENCE’ (RUBBETTINO, pp. 166, – Euro 15,00) . All’inizio di un nuovo decennio, non può mancare un viaggio nella Virtual Humint, ovvero la Human Intelligence che rappresenta la metodologia di intelligence basata sulla raccolta di informazioni per mezzo di contatti interpersonali. Ad aprire questa finestra sul futuro con il suo 15/o libro è Antonio Teti, responsabile del Settore Sistemi Informativi e Innovazione Tecnologica dell’ Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, e docente di Cyber Intelligence alla Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia di Roma e di Cyber Espionage e Cyber Counterintelligence alla Luiss “Guido Carli” di Roma e al Master in Intelligence della Unical. “Si tratta – spiega Teti – della tecnica più antica di acquisizione delle informazioni praticata sin dal 4.000 a.C. dai Sumeri per controllare i loro centri abitati”.”Al giorno d’oggi questa tecnica, basata su rapporti ‘reali’, viene ancora praticata nella società attuale, ma stiamo assistendo ad una inarrestabile e rapida migrazione delle pratiche di spionaggio e controspionaggio nel mondo ‘virtuale’ attraverso l’ analisi soprattutto dei profili social e delle informazioni in esse contenute. Nulla di nuovo sotto il sole, si tratta semplicemente di adeguarsi ai continui cambiamenti epocali, che influiscono sia a livello tecnologico che sociale”.
Quattro capitoli che si prefiggono di condurre il comune lettore, quindi anche non esperto di information technology, all’interno dell’intricato mondo dei social media. Si inizia dall’analisi della psicologia dei social media proseguendo con la descrizione delle tradizionali tecniche di human intelligence, fino ad approdare alla descrizione del connubio della humint con il mondo dei social media. ‘Virtual Humint – La nuova frontiera dell’Intelligence’, pubblicato da Rubbettino con la prefazione di Gianfranco Linzi e l’introduzione di Mario Caligiuri, è un libro divulgativo che può essere letto da chiunque sia interessato a comprendere come si possano facilmente acquisire informazioni dal mondo virtuale e come le stese possano essere utilizzare per finalità diverse. Non mancano degli esempi concreti sull’applicazione delle tecniche di virtual humint e la descrizione di esperienze reali condotte a livello mondiale da operatori di intelligence.
“Siamo noi stessi, in maniera inconsapevole – avverte Teti – a fornire materiale informativo. Ogni dato che inseriamo in rete, a partire dai social per finire sul web, può essere accoppiato ad altre informazioni assimilabili nel mondo virtuale per creare un ‘prodotto di intelligence’ utile per applicazioni diverse”.
La virtual humint “non è un pericolo, è solo una tecnica di raccolta di dati nel mondo virtuale. Il vero problema è rappresentato dall’uso che se ne fa”.
Il libro vuole assumere anche la connotazione di un percorso finalizzato alla comprensione di ciò che ci attende in futuro: un mondo virtuale fatto di profili reali o ‘fake’ in cui si confondono dati veri e falsi ma che producono conseguenze nella vita reale di ognuno di noi. Infine l’appello: inserire meno informazioni in rete. “Non bisogna dimenticare che tutto ciò che viene immesso in rete rimane in rete per sempre”.

Mostre e residenze d’artista allo Csac di Parma’Through time: integrità e trasformazione dell’opera’

PARMA10 gennaio 202010:33

– Il Centro studi e archivio della comunicazione (Csac) dell’Università di Parma riapre gli spazi rinnovati e restaurati dell’Abbazia di Valserena con ‘Through time: integrità e trasformazione dell’opera’, un programma di mostre e residenze d’artista realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020, con la partecipazione di Massimo Bartolini, Luca Vitone ed Eva Marisaldi.
L’Archivio-Museo Csac conserva dal 1968 oltre 12 milioni di pezzi suddivisi in cinque sezioni: Arte, Fotografia, Media, Progetto e Spettacolo. Un patrimonio su cui gli artisti sono invitati a riflettere proponendone una propria lettura.
Il primo capitolo vedrà protagonista Massimo Bartolini con un progetto dal titolo ‘On Identikit’, che inaugura il 16 febbraio (fino al 22 marzo) negli spazi della grande Chiesa dell’Abbazia, focalizzato sulle opere di Luigi Ghirri e Luciano Fabro.
Seguiranno Luca Vitone, con ‘Il Canone’ (4 aprile-30 maggio), ed Eva Marisaldi dal 5 settembre al 17 ottobre.

Campiello: al via 58/a edizione, Mieli presidente giuria (2)

Il 29 maggio la cinquina, cerimonia premiazione il 19 settembre

VENEZIA10 gennaio 202011:13

– Sarà il giornalista e storico Paolo Mieli il presidente della Giuria dei letterati della 58/a edizione del Premio Campiello, che vedrà il 29 maggio a Padova la selezione della cinquina finalista e il 19 settembre a Venezia la cerimonia di proclamazione del vincitore. Mieli è stato direttore de ‘La Stampa’ e de ‘Il Corriere della sera’ e fino al 2016 è stato presidente di RCS Libri S.p.A.
“Come da tradizione – afferma Enrico Carraro, per la prima volta presidente della Fondazione Il Campiello e di Confindustria Veneto – anche quest’anno la Fondazione Il Campiello ha affidato la guida della Giuria dei letterati ad una personalità di alto profilo della cultura italiana. Paolo Mieli, che ringraziamo per aver accettato l’incarico, è uno dei giornalisti più autorevoli e un profondo conoscitore delle vicende storiche del nostro Paese. Siamo certi che saprà coordinare con competenza e autorevolezza i lavori della Giuria.
Questo premio è diventato non solo uno dei concorsi letterari più prestigiosi, ma anche una manifestazione culturale tra le più importanti e seguite in Italia e rappresenta l’espressione delle energie e dell’impegno degli imprenditori del Veneto nella promozione della cultura. Voglio infine rivolgere un ringraziamento particolare a Carlo Nordio che con professionalità ed intelligenza ha presieduto la Giuria dei letterati nelle ultime due edizioni”.
Gli altri componenti della Giuria sono Federico Bertoni, docente di Critica letteraria e letterature comparate all’Università di Bologna, Daniela Brogi, docente di Letteratura Italiana contemporanea all’Università per Stranieri di Siena, Silvia Calandrelli, direttore di Rai Cultura, Philippe Daverio, storico dell’arte, Chiara Fenoglio, docente di Letteratura Italiana all’Università di Torino, Luigi Matt, docente di Storia della lingua italiana all’Università di Sassari, Ermanno Paccagnini, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea alla Cattolica di Milano, Lorenzo Tomasin, Docente di Filologia Romanza all’Università di Losanna, Roberto Vecchioni, cantautore, ed Emanuele Zinato, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Padova.
Al 58/o Campiello possono partecipare i romanzi pubblicati per la prima volta in volume tra il primo maggio 2019 e il 30 aprile 2020 e regolarmente in commercio. Non sono ammessi saggistica, né poesia, né opere tradotte in italiano da altre lingue.

Brunori Sas, il mio Cip! in un mondo che urla”Sanremo? La gara non è per me”. “Le Sardine sono scintilla vitale”

11 gennaio 202011:18

Il cinguettio di un tenero e fiero pettirosso in un mondo dove la normalità è gridare. Cip! è il titolo che Brunori Sas ha scelto per il suo nuovo album di inediti. “Non volevo che l’attenzione fosse focalizzata su un concetto piuttosto che su un altro – spiega il 42enne cantautore calabrese -. Questo disco parla di ciò che ho sentito: e come faccio a spiegare ciò che ho sentito? Con un suono. Che è un Cip, ironico, ma deciso con il suo punto esclamativo, in tutto questo gridare che ci circonda”. Undici tracce, registrate tra Milano e la Calabria e prodotte dallo stesso artista con Taketo Gohara, per parlare “dell’Uomo, e non degli uomini”.Un lavoro, anticipato dall’uscita della struggente Per due che come noi e di Al di là dell’amore, che cerca di sfumare divisioni e confini e si muove tra i temi cari all’artista: etica, esistenza, amore, vita, morte. “Stavolta quello che è cambiato veramente è il tono, che definirei più sentimental-patetico. Nel corso del tempo, oltre alle parole, ho capito l’importanza di come trasmetti certe cose. E ho sentito il bisogno di un approccio più pacificato, con il desiderio di guardare il mondo da una prospettiva più ampia e d’insieme. Ed è forse un album anche della mia età, basato su un amore per l’opposizione e l’attrito che si può creare, a patto che questo attrito provochi scintille vitali, altrimenti è inutile” (e tra le scintille delle ultimi tempi cita il movimento delle Sardine: “Ho partecipato alle loro riunioni a Cosenza, condivido la necessità di confrontarsi in carne e ossa. Una visione poetica del mondo contro una politica antipoetica”).Un disco, il quinto, che torna in parte alle origini (“E’ come se fosse il 1/bis per il recupero di una certa sincerità non filtrata dall’ironia a tutti i costi, di quello sguardo un po’ da fanciullino pascoliano che non si dovrebbe mai abbandonare”, dice) e si abbevera alla fonte della tradizione più classica del cantautorato italiano. Ci sono echi di Lucio Dalla, di Francesco De Gregori. “E dire che io arrivo dall’heavy metal, dall’hard rock. E, a dirla tutta, da ragazzo i cantautori mi rompevano un po’: conoscevo le canzoni più popolari perché era necessario saperle quando facevi i falò in spiaggia. Trovarmi a fare il cantautore ha significato anche scoprire tutto un mondo di cose meravigliose che avevo ignorato bellamente fino a 32 anni. C’è stata un’influenza a posteriori”, ammette con il suo tono sempre ironico, anche se aggiunge “ora ascolto poco, “sono in una fase di saturazione”.In molti speravano di vederlo sul palco dell’Ariston, e Brunori non nega di aver ricevuto la “chiamata”. “Sì, è vero. E’ arrivata, ma in gara proprio non mi ci vedo. Evidentemente non l’avverto come esigenza. E immagino che abbia a che fare con il mio carattere e con l’imperativo che mi sono dato: cantare in una condizione emotiva e non competitiva. L’anno scorso sono andato, ma come ospite, e questo mia ha fatto sentire più a mio agio”. A marzo Brunori sarà in tour nei palazzetti: dopo la data zero a Vigevano, il debutto è fissato a Jesolo per il 3 marzo.

Casimiro Piccolo, i suoi segreti tra elfi e fateViaggio nell’universo magico dell’ultimo barone di Calanovella

PALERMO10 gennaio 202019:38

GIUSEPPE RUGGERI, ‘I SEGRETI DI CASIMIRO PICCOLO’ (GIAMBRA EDITORI, PP 35, 8 EURO)”A tavola ci sedevamo curando sempre di apparecchiare il posto di mamam anche dopo la sua dipartita. Io ne avvertivo nitidamente la sua presenza, udivo perfino la sua voce che m’indicava quali fossero le quantità di bevande e cibo che si doveva somministrarle”. Era un rituale che si ripeteva ogni giorno, come raccontava il barone Casimiro Piccolo di Calanovella, fratello della botanica Agata Giovanna e del poeta Lucio e cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che scrisse il famoso romanzo “Il Gattopardo”. Lui non credeva all’esistenza di un confine tra corpo e anima. Alla sua figura è dedicato un libro “I segreti di Casimiro Piccolo”, scritto da Giuseppe Ruggeri,pubblicato da Giambra Editori.L’autore racconta, di aver avuto una notte un dialogo proprio con il fantasma del barone che era “considerato un’autorità in metapsichica e il suo nome era ben noto negli ambienti americani d’oltreoceano. Perfino la rivista americana Atlantic parlava di lui come se fosse un negromante”. Ma oltre a quelle degli spiriti le passeggiate notturne di Casimiro registravano pure la presenza di “strane creature che gli capitava di rinvenire, affermava, ai piedi degli alberi, su una pianta, su un punto indefinito del cielo, ovunque insomma la sua sbrigliata fantasia lo spingesse a immaginarli”. Ed erano proprio questi personaggi a ispirare la vena artistica del barone che nacque a Palermo il 1894 e morì il 4 dicembre 1970. Elfi, fate, gnomi, folletti, streghe, ritratti al ritorno dalle lunghe passeggiate all’interno del parco della villa, prendevano forma nei suoi acquarelli, 34 in tutto realizzati tra il 1943 e il 1970. Sono adesso esposti nella “Casimiroteca” presso la fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella a pochi chilometri da Capo d’Orlando nel Messinese.Scrive Ruggeri: “il barone mi confidò di non aver mai amato la luce. Le persiane della sua stanza restavano sempre chiuse dormiva tutto il giorno e si alzava nel tardo pomeriggio”. Poi vestito in abito scuro e indossando un papillon “disseminava ciotole d’acqua dappertutto, in casa e in ogni angolo del giardino per abbeverare le creature che avrebbe evocato”. E con la sua macchina fotografica cercava di fermare le loro immagini sulla lastra per dar conferma della loro esistenza. “Per Casimiro, la fotografia – ricorda il cavaliere Carmelo Germanà figlio di Giuseppe che fu amministratore della famiglia Piccolo di Calanovella – costituiva un’arte vera e propria alla quale dedicava molto tempo e attenzione. Si faceva inviare le pellicole direttamente dagli Stati Uniti. Casimiro catalogava minuziosamente ogni foto in base ai parametri tecnici. In quei tempi la fotografia era roba per intenditori come lui, che stavano ore e ore prima di realizzare lo scatto e sviluppavano le immagini in camera oscura curando che la resa fosse il più possibile nitida ed esteticamente apprezzabile”.”I fratelli Piccolo, specie Lucio e Casimiro, sono apprezzati e conosciuti dal pubblico a patto che accanto alla loro bravura si parli delle loro stranezze. – sottolinea nella prefazione Andrea Italiano – Ecco, fermandoci a Casimiro, credo che sia finalmente giunto il tempo di superare questo binomio, che alla fine è un ostacolo per il riconoscimento globale della caratura assoluta della sua capacità di essere artista, quindi in nuce visionario, trasgressivo, originale. Folle”. “Ad esempio, quanti guardando i film della saga del ‘Signore degli anelli – prosegue – hanno pensato ai folletti, agli stregoni, agli gnomi di Casimiro? Pochi, anzi pochissimi. Eppure credo che per qualche strana via della conoscenza quei personaggi, le loro fisionomie, persino il loro comportamento, debbono qualcosa alla creatività del nostro nobile artista”.

Tv: C’è posta per te fa 20 anni, tra gli ospiti Johnny DeppDe Filippi torna in prima serata su Canale 5

10 gennaio 202020:48

– La superstar hollywoodiana Johnny Depp è tra gli ospiti di C’è Posta per Te che riparte da sabato 11 gennaio, in prima serata su Canale 5. Tornano protagonisti in Tv i sentimenti, le emozioni, le sorprese, i sorrisi e gli imperdibili ricongiungimenti che Maria De Filippi narra con attenzione, delicatezza, cura, e discrezione. L’amato people show compie 20 anni e inaugura anche la 23° edizione di programmazione (la prima puntata è andata in onda il 12 gennaio 2000). In questi vent’anni “C’è Posta per Te” ha instaurato un rapporto di fiducia con i telespettatori, grazie alla veridicità delle storie e alla straordinaria capacità di storytelling di Maria De Filippi nel raccontare importanti vicende umane.
Ad aprire questa attesissima stagione la grandissima stella di Hollywood Johnny Depp. Il carismatico “pirata” del cinema, è pronto ad ascoltare le vicissitudini, i dolori e le gioie al centro del programma e a mettersi in gioco per regalare ai protagonisti un momento indimenticabile.
Un’ulteriore sorpresa vede in studio per la prima volta insieme la bellissima coppia formata dall’attore Luca Argentero e la sua amata Cristina Marino.
Un successo internazionale – ricorda in una nota Mediaset – che ha visto la vendita del format originale di Maria De Filippi in oltre 24 nazioni tra cui: Spagna, Francia, Grecia, Germania, Portogallo, Libano, Turchia, Marocco, Tunisia, Argentina, Perù, Venezuela, Romania, Bulgaria, Belgio, Canada e USA.
Il programma ideato da Maria De Filippi e Alberto Silvestri, è prodotto da Fascino P.g.t. per Mediaset. Regia: Paolo Pietrangeli.

Cdp, 28,5 mln per nuovo centro YslPalermo, recuperiamo immobile Scandicci e creiamo posti lavoro

FIRENZE10 gennaio 202013:15

– Cassa Depositi e Prestiti investirà 28,5 milioni di euro per la riqualificazione del Palazzo delle Finanze di Scandicci, in provincia di Firenze, che ospiterà un nuovo centro di Yves Saint Laurent per sviluppo e produzione di accessori di pelletteria, nonché formazione di nuovi professionisti. La firma del contratto di locazione di 27 anni è stata annunciata oggi da Fabrizio Palermo, ad di Cdp che è proprietaria dell’immobile, da Francesca Bellettini, ad di Ysl e dal sindaco di Scandicci Sandro Fallani. “Non solo recuperiamo per la collettività un immobile che era trascurato ma creiamo anche posti di lavoro”, ha spiegato Palermo. Il complesso immobiliare, costruito fra il 1991 e il 1994 per il ministero delle Finanze, completato soltanto all’85% e mai utilizzato, è composto da due edifici per una superficie lorda di circa 28.700 mq, e secondo le previsioni sarà consegnato al brand del gruppo Kering nel mese di settembre del 2022.

Dalla quercia al fiume Lete, ecco l’Italia di Dante2021, Franceschini e Poste presentano iniziative nei comuni

10 gennaio 202019:46

-La grande quercia sul delta del Po che secondo la leggenda aiutò il poeta a ritrovare la strada di casa, i luoghi del suo esilio dalla Toscana a tutto il centro nord della penisola, la reggia che fu teatro dell’amore di Paolo e Francesca.Chiamata a raccolta dal Comitato per le celebrazioni, con il sostegno dello Stato ma anche quello di Poste Italiane, l’Italia dei comuni si prepara a celebrare i 700 anni dalla morte di Dante, che ricorrono nel 2021. Ed è un profluvio di iniziative e di progetti, dai festival di lettura agli studi scientifici, dai parchi a tema alle mostre e agli itinerari di scoperta, persino i restauri. Tante idee per ritrovare i luoghi del sommo poeta, ma anche quelli in cui l’autore esiliato della Divina Commedia di fatto non mise mai piede, come il piccolo Pietravairano, 2.906 anime nel casertano, che pure ha voluto essere della partita presentando un progetto che invita “a riveder le stelle” dalle piazze del Sud (“Con Dante non c’entriamo niente, è vero, – si sbraccia appassionata la rappresentante del comune – ma abbiamo il fiume Volturno nelle cui acque si bagna il Lete e la memoria vale per tutti… “).Non poteva essere diversamente perché quello di Dante, sottolinea il presidente del Comitato Nazionale Carlo Ossola, è “davvero un centenario particolare”. Difficile limitarlo ad un luogo solo, con la fuga e l’esilio la geografia delle testimonianze si è ampliata, spiega il professore, e ci permette, anzi, “una rappresentazione molto più aderente alla realtà italiana”. Il progetto immaginato con Poste (Franceschini lanciò la proposta all’ad del Fante alla fine dello scorso ottobre in una affollatissima ed emozionata riunione di sindaci) punta proprio su questo: mettere insieme l’Italia dei comuni, dei centri piccoli e piccolissimi, i borghi, le frazioni. La sorpresa comunque è arrivata da basso, tanto che il Comitato per le celebrazioni ne è stato travolto: “Ci aspettavamo 50 domande di partecipazione, ne abbiamo ricevute addirittura 322 anche dall’estero”, racconta Ossola. Tanto che anche il budget iniziale si è dimostrato insufficiente perché la somma delle richieste “è di 11 volte superiore alle nostre disponibilità”.Una montagna di proposte e di progetti, insomma, che ora, ad un anno dalla partenza, bisognerà capire se e come finanziare tutte. “Il progetto di Poste prevede di puntare su 70 comuni, ma potranno essere anche di più”, anticipa l’ad Matteo Del Fante. Che per il momento mantiene la riservatezza sull’ammontare del suo contributo, ma si dichiara pronto ad aperture. Tant’è, l’impegno globale dello Stato per le celebrazioni dantesche, chiarisce da parte sua Franceschini, è di due milioni di euro (uno aggiunto proprio con l’ultima finanziaria). Ma è certo che pure il Mibact metterà del suo e farà di tutto per trovare ulteriori risorse. Un appello parte dritto al mondo delle imprese: “Poste contribuisce, gli altri facciano altrettanto”, rilancia Franceschini : “Non possono sottrarsi, tutti loro quando vanno all’estero lo fanno forti del prestigio dell’Italia”. Quasi una chiamata alle armi, quella del ministro, che tira in causa treni, aerei, tv: “Mi aspetto di vedere Dante dappertutto”, dice, mentre chiede alla Rai di produrre “qualcosa da far circolare anche fuori dall’Italia”.Nella grande sala del Collegio Romano i sindaci applaudono. Ad ascoltare il ministro con l’ad di Poste e la presidente Bianca Maria Farina (“Ai piccoli comuni dedichiamo sempre un’attenzione particolare”) sono arrivati in 70, ognuno con la sua proposta. Impossibile dare spazio a tutti, l’organizzazione ne ha selezionati quattro. Uno dopo l’altro, emozionati, cercano di spiegare cosa immaginano di realizzare.Con quello che resta della grande quercia di San Brebino frazione di Ariano del Polesine, per esempio, si vorrebbe avviare uno studio sui cambiamenti climatici e in sua memoria (l’alberone è caduto nel 2013) si vorrebbe dare vita a un festival. La rocca di Gradara, ovvero il castello degli amanti Paolo e Francesca, vuole invece essere il punto di partenza per un lavoro interregionale tra Marche ed Emilia Romagna con un focus sulla figura di Francesca da Rimini e tre mostre a Urbino, Gradara e Rimini. Il comune di Mulazzo (Massa Carrara) immagina un parco a tema con tecnologie per coinvolgere i ragazzi “speciali”.Anche chi non ha avuto un ruolo 700 anni fa oggi scalpita per esserci :”La nostra – spiega la delegata di Pietravairano – sarà una memoria interpretata. La Divina Commedia è memoria pure per noi”. Franceschini è d’accordo. A Roma, ricorda, saranno le Scuderie del Quirinale (che a marzo aprono le porte a Raffaello) ad accogliere la grande mostra nazionale. Nel nome di un Paese, sottolinea non a caso il ministro Pd, che di unità e di orgoglio “oggi ha molto bisogno”.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Cinema: nelle sale 5 film di Fellini in versione restaurata
Per celebrare centenario nascita regista il 20 gennaio

BOLOGNA10 gennaio 202013:43

– Cinque film di Federico Fellini sono distribuiti, in versione restaurata, nelle sale cinematografiche di tutta Italia grazie all’impegno congiunto di Cineteca di Bologna, Csc-Cineteca Nazionale e Istituto Luce-Cinecittà (in collaborazione con Rti-Mediaset e Cristaldifilm), per celebrare il centenario della nascita del regista, che cadrà il 20 gennaio.
Da lunedì 13 gennaio sarà possibile vedere sul grande schermo – come amava Fellini, sostenitore della visione in sala – ‘Lo sceicco bianco’, ‘I vitelloni’, ‘La dolce vita’, ‘8½’, ‘Amarcord’. I cinque restauri saranno disponibili per tutto il 2020 e il calendario aggiornato sarà consultabile al link distribuzione.ilcinemaritrovato.it/fellini-100.
Il percorso va dall’esordio solitario di Fellini con ‘Lo sceicco bianco’, dopo la co-regia assieme ad Alberto Lattuada di ‘Luci del varietà’, al successivo ‘I vitelloni’, per giungere a quel personale catalogo di ricordi rappresentato da ‘Amarcord’, passando per più rappresentativi ‘La dolce vita’ e ‘8½’.

Pitti Uomo: un finale tra denim, tute e diviseStreet da Armani Exchange, moto e motori da Gas e Lamborghini

FIRENZE10 gennaio 202013:52

– L’ uomo nuovo proposto a Pitti n.97 ha mostrato il suo lato classico, attento alle regole, ma anche quello ribelle, anche se decisamente metropolitano. Ama la classicità del tailoring di matrice inglese, il comfort della maglieria in lane pregiate, ma non trascura il suo lato rock, affidandosi al denim, o alla street culture (Armani Exchange), cedendo al fascino del militar style, o a quello agender che propone capi, come la mantella pied de poule e i colori neutri, adatti ad ambo i sessi (Gabriele Pasini). Il tutto in una estetica sostenibile che ha contagiato un pò tutti i marchi presenti a Pitti. Must-have del nuovo guardaroba è il cappotto, che per il rock boy deve sottolineare la spalle (Paltò) come negli anni Ottanta, oppure deve trasformarsi in passepartout da portare anche sulla tuta (American Vintage).
Tra i capispalla irrinunciabili c’è anche la giacca in stile biker (Aeronautica Militare) e il gilet imbottito che lascia intravedere felpe grintose, il trench classico come quello de L’Impermeabile. I tagli sartoriali diventano imprescindibili (Luigi Bianchi di Mantova) e rendono possibile l’alternarsi della pelle alla seta (Carlo Pignatelli) e ai velluti. Come dire, duri ma con stile. Lo spirito rock si esprime soprattutto nelle stampe che richiamano simboli e icone care al mondo underground, unite a frasi che inneggiano all’indipendenza e al coraggio di essere se stessi. Anche il mondo delle uniformi, militari (Blauer Usa) e da lavoro, torna ad influenzare l’estetica delle collezioni autunno-inverno 2020-21 e restituisce capi dall’anima rétro, ridisegnati in chiave contemporanea e resi impeccabili dall’impiego di materiali di alta qualità. Dettagli, dalla palette dei colori alla scelta di bottoni e alamari, che attingono alle linee vintage delle divise navali inglesi e giapponesi, capispalla comodi che citano le giacche dell’ aeronautica francese degli anni Trenta, scarponcini pensati per l’esercito italiano. Gas connette il denim al mondo del moto-racing, del suo dna, e presenta la nuova capsule Indigo Racing Club. La collezione Automobili Lamborghini punta a tre linee: Informal Luxury, Casual e Pilota Ufficiale.

Pitti Uomo: da Herno Globe il piumino è biodegradabileSi autoelimina in 5 anni anziché 50

FIRENZE10 gennaio 202013:55

– Da Herno il piumino è completamente biodegradabile comprese le zip e le imbottiture e si auto-elimina in 5 anni se gettato in una discarica anziché in 50 anni come quelli comuni. Fa parte della linea Herno Globe, contenitore che racchiude e tutti i progetti eco-sostenibili della collezione main di Herno. La prima apparizione dell’etichetta Globe, con 2 progetti, è stata durante la collezione primavera/estate 2020, di fatto lo step successivo e la naturale evoluzione del primo studio di impatto ambientale certificato, Pef, di cui l’azienda si era fatta promotrice fin dal 2016 con Herno First Act. La sostenibilità per Herno è un progetto culturale, di presa di coscienza e sensibilità a livello aziendale e personale, del suo presidente Claudio Marenzi, e dei dipendenti, che lo ritengono essenziale in un sistema fatto di valori comuni e responsabilità che avranno conseguenze sul nostro pianeta in futuro.
Per la stagione AI 2021 Herno Globe aggiunge 3 nuovi progetti, raccontando il prodotto, sottolineandone le origini dei materiali, le tipologie di lavorazione e le rispettive peculiarità ambientali. Per questa collezione presenta su un tessuto 20 denari, 2 piumini completamente biodegradabili perché occorrono solo 5 anni per essere smaltiti, accessori e imbottitura in piuma inclusi. Il processo di biodegradazione risulta più veloce che nel comune nylon, che invece si elimina in circa 50 anni. Si tratta di un bomber e cappotto in tessuto Fastdegradabile: un nylon appunto 20 denari creato dal filato di poliammide 6.6 Amni Soul Eco. Passando ad un altro progetto, sono invece 3 i modelli in Nylon 100% rigenerato Econyl, fibra prodotta utilizzando rifiuti pre e post consumo derivati da reti da pesca e scarti di tessuti provenienti da stabilimenti produttivi e da moquette destinate alla discarica. Un parka, un cappotto ed un blazer, di cui anche l’imbottitura deriva da piuma rigenerata ricavata da duvet dismessi. Il terzo progetto è la lana riciclata effetto melange derivata da materiale di scarto per cappotti e peacoat.

Cecilia Alemani dalla High Line alla Biennale ArteE’ la prima direttrice italiana. Franceschini:”sarà innovativa”

VENEZIA10 gennaio 202019:55

– Il ministro della Cultura Franceschini, che nel 2017 la volle alla guida del Padiglione Italiano, già la applaude: “Il suo sarà certamente un progetto innovativo e coraggioso”. Classe 1977, studi milanesi e carriera di successo nella Grande Mela dove vive ormai da 15 anni, Cecilia Alemani è da oggi alla guida della Biennale Arte 2021, prima donna italiana a ricoprire quello che per un curatore è forse l’incarico più di prestigio offerto dalle istituzioni del Belpaese. Una nomina arrivata in estremis dal cda della Biennale in scadenza (il mandato del presidente Baratta scade il 30 gennaio) dopo aver preso atto che non si poteva più rimandare per non compromettere la realizzazione del progetto (di solito l’incarico veniva dato poco dopo la chiusura della precedente edizione) e che la curatrice italiana, da tempo inserita nella lista delle personalità più influenti dell’arte stilata da Art Review, accoglie con il consueto aplomb: “Capisco e apprezzo la responsabilità e anche l’opportunità che mi è stata offerta e mi riprometto di dare voce ad artiste e artisti per realizzare progetti unici che riflettano le loro visioni e la nostra società”.Cresciuta a pane e musei (il prozio era Lodovico Barbiano di Belgiojoso progettista della Torre Velasca di Milano, ma anche i nonni e i genitori sono stati fondamentali nel dirigere verso l’arte la sua formazione), laureata in filosofia estetica a Milano, master al Beaubourg, corsi alla Tate Modern e al Bard College di New York, Alemani è del resto una solida professionista abituata anche ai primati.In America, dove si è trasferita nel 2005 proprio per ragioni di studio e dove vive con il figlio e il marito Massimiliano Gioni (anche lui curatore d’arte ha guidato tra l’altro la Biennale Arte nel 2013) , è stata la prima curatrice under 40 quando nel 2011 le venne affidata la direzione artistica della High Line di New York, la passeggiata costruita sul percorso in disuso di una ferrovia merci ai bordi dell’Hudson. Non ha deluso le aspettative: in pochi anni con gli oltre 200 artisti internazionali che ha chiamato ad esporre, ha saputo trasformare la passeggiata in una delle maggiori attrattive artistiche della città, percorsa ogni anno da 8 milioni di visitatori, tanto per capire un milione in più rispetto al Colosseo, il monumento più visitato d’Italia.Ha lavorato con molti degli artisti più importanti della scena contemporanea, da Olafur Eliasson a Barbara Kruger, da John Baldessari all’italiana Paola Pivi, Ed Ruscha, Nari Ward e Adrián Villar Rojas, tanto per citarne alcuni. Sempre dal 2011 è curatrice anche di Frieze projects, programma no profit di Frieze New York. Ha collaborato con musei, istituzioni, fondazioni, guest curatrice di Performa, la biennale di performance di New York, co fondatrice di No Soul For Sale, festival di spazi indipendenti.Nel 2017, scelta appunto da Franceschini, ha firmato un’edizione molto applaudita del Padiglione Italiano alla Biennale Arte 57. Nel 2018, in collaborazione con la città di Buenos Aires e Art Basel Cities, Hopscotch (Il gioco del mondo), ha curato una mostra di arte pubblica che ha celebrato il ricco ecosistema culturale della città argentina. Attenta all’innovazione, ma anche al discorso sul femminile, si preannuncia come un interessante mix di equilibrio e spregiudicatezza. Un mese fa, intervistata da D di Repubblica , la signora della High Line, come qualcuno la chiama, ha incoronato artista del 2020 Simone Leigh, l’artista afroamericana famosa per le sue donne con le grandi gonne, molto impegnata socialmente, protagonista tra l’altro di una personale al Guggheneim dopo aver vinto il prestigioso Hugo Boss Prize. “Per lei – ha detto – solo l’inizio di una grandissima carriera”. Di solito non sbaglia.

Pitti Uomo: Trussardi riparte dal simbolo del LevrieroCapsule artisti e designer, la prima con Giorgio Di Salvo

10 gennaio 202015:04

– Trussardi, a Pitti, riparte con le Beautiful Minds. Un percorso di collaborazioni a più livelli con alcuni selezionati talenti creativi che gravitano attorno al mondo della moda e del lifestyle. Menti artistiche, appassionate del marchio del levriero, fondono il proprio stile con il dna di Trussardi. Il primo appuntamento è la presentazione della collezione autunno/inverno 2020-21 pensata e realizzata da Giorgio Di Salvo, direttore creativo del brand di culto United Standard.
La collezione parte dall’idea primaria di ridare respiro e attualità al patrimonio di Trussardi, quello degli anni ’80 e ’90, ibridandolo col contemporaneo e le evoluzioni subite dalla moda in questo ultimo decennio. “Trussardi, nell’immaginario collettivo, rappresenta un’eleganza sofisticata ma mai inaccessibile; l’invenzione del lifestyle italiano, la sublimazione di una voglia di distinguersi ma con gusto” afferma lo stesso Di Salvo. “Mi ricorda, in qualche modo, il sapore di alcuni salotti di case di amici in cui durante l’adolescenza andavamo a giocare in assenza dei genitori. Se chiudo gli occhi e torno a quelle sensazioni trovo sempre un dettaglio che mi riporta al levriero. L’atmosfera che ho voluto ricreare con questa collezione è proprio questa: l’arrivo di una nuova generazione nel salotto buono della moda milanese. Un incontro di stili e una stratificazione di generazioni da cui nasce sempre qualcosa di nuovo, seppur strettamente legato all’intuizione originale di Nicola Trussardi”.
Ne viene fuori una collezione casual, disinvolta, elegante, adatta alla personalizzazione e che tiene conto dei processi in atto che stanno progressivamente assottigliando la linea di demarcazione fra formale e sportivo, fra giorno e notte, fra lavoro e tempo libero. Un esercizio di stile che aggiorna gli stilemi che hanno reso Trussardi celebre nel mondo: la pelle, il denim, le grafiche, declinate sia sul jersey sia sulla maglieria, con il levriero che torna protagonista.

Herzog incontra Gorbaciov ed è testamentoIn sala dal 19 al 22 gennaio il docu sull’ultimo leader Urss

10 gennaio 202015:57

– Nonostante ‘Herzog incontra Gorbaciov’ sia solo un documentario fatto di tutta una serie di interviste e materiali di repertorio, non manca di fascino perché quello che racconta è grande storia. Distribuito da Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection, in sala dal 19 al 22 gennaio, il documentario ha come protagonista l’88enne ultimo presidente dell’Unione sovietica e premio Nobel per la pace, Mikhail Gorbaciov. È lui che racconta, senza mai annoiare e con la sua faccia da contadino, gli anni che rivoluzionarono il corso del Novecento, dalla firma degli accordi sul disarmo nucleare alla fine della Guerra fredda e al crollo dell’Urss. Insomma i momenti più importanti della sua vita politica (1985-1991) e privata in quello che può essere definito una sorta di suo testamento morale ed esistenziale. Realizzato dal regista Werner Herzog e dal regista e produttore André Singer, il film racconta Gorbaciov dall’infanzia contadina agli studi all’Università di Mosca, fino alla sua rapida ascesa nelle fila del Partito Comunista Sovietico. È un viaggio tra ricordi, materiali d’archivio in bianco e nero e testimonianze d’eccezione, dalla Thatcher a Reagan, per ripercorrere le tappe salienti della politica degli ultimi decenni.

Harry Potter, a New York apre il primo megastore ufficialeAccanto al Flatiron, flagship sarà il più grande del mondo

NEW YORK11 gennaio 202011:23

J.K. Rowling si prepara a diventare ancora più ricca: la prossima estate a New York aprirà i battenti il primo megastore ufficiale dedicato a Harry Potter. Il negozio “flagship” occuperà tre piani di un palazzo accanto all’iconico Flatiron, area Eataly per intendersi, nel cuore di Manhattan.”Sarà il più grande negozio di Harry Potter nel mondo e una meta obbligata per i fan più entusiasti anche per le esperienze interattive e le opportunità di ‘selfie’ offerte”, ha detto Sarah Roots, vicepresidente della divisione viaggi e retail di Warner Bros, lo studio hollywoodiano dei film della serie. La data dell’inaugurazione deve essere ancora fissata: il Consiglio di quartiere ha infatti contestato all’unanimità il progetto dello studio di design Superette di installare dettagli architettonici (aste per la bandiera a forma di drago, ad esempio), a modifica della facciata dello storico edificio di Broadway, uno dei primi costruiti esclusivamente a scopo commerciale: “Se Harry Potter può installare un drago, Nike potrà installare una scarpa, e il fornaio dietro l’angolo un croissant. Non si sa dove si va a finire”, è stata la motivazione. Il negozio di Harry Potter apre però apre a fronte di una crisi del retail a New York dove department store e boutique continuano a chiudere e Madison Avenue sembra diventata un cimitero di serrande abbassate e locali sfitti. La flagship debutterà a 12 anni dall’ultimo romanzo della serie,”Harry Potter and the Deathly Hallows,” a riprova che la magia del mondo creato dalla Rowling continua a generare profitti: al Lyric Theater di Broadway è ancora in scena lo spinoff “Harry Potter and the Cursed Child,” mentre la marca di skateboard Vans l’anno scorso ha tenuto a battesimo una collezione di sneaker. Ci sono poi ovviamente il negozio online dove già si possono acquistare mantelli da maghi, divise di Hogwarts e bacchette magiche e le opportunità di acquisto offerte dagli studi Universal di Los Angeles e Orlando e dagli studi Warner a Londra, ma la flagship “ospiterà la più grande collezione di prodotti Harry Potter e Bestie Fantastiche nel mondo”, ha anticipato la Warner.

In mostra a Livorno le pagelle del liceo di ModiglianiDa archivio Niccolini documenti fanno allestire altra rassegna

LIVORNO10 gennaio 202016:38

– Livorno ritrova ed espone le pagelle di un ginnasiale Amedeo Modigliani (1884-1920), mentre prosegue con grande successo la super-mostra dedicata all’artista. Frutto di una ricerca all’Archivio storico del Liceo Ginnasio Niccolini Guerrazzi di Livorno, dove Modigliani fu studente, è allestita nei locali della biblioteca di via Ernesto Rossi dell’attuale Liceo Niccolini Palli, la mostra ‘A scuola di Dedo’, quadro d’insieme della vita del liceo negli anni in cui Modigliani lo frequentò. La rassegna è stata possibile dopo il ritrovamento di documenti e materiali inediti, tra i quali il registro dei voti, i libri dei verbali e il tabellone della sessione autunnale del 1898 consentendo di ricostruire la carriera scolastica dell’artista, che fu iscritto al Liceo classico Niccolini Guerrazzi negli anni 1893-98.
L’esposizione sarà visitabile (ingresso gratuito) dal 16 gennaio al 17 febbraio. Fino al 16 febbraio aperta la mostra ‘Modigliani e l’avventura di Montparnasse’ al Museo della Città.

Tv: Don Matteo vola al 30%, non delude dopo 20 anniRovazzi guest star prima puntata “sono felice”. Social impazziti

10 gennaio 202017:42

– Che Terence Hill sia molto amato è un dato incontrovertibile, sia dalle vecchie che dalle nuove generazioni, e a Don Matteo è difficile non voler bene: forse non proprio tutti hanno la faccia tosta di confessare che lo guardano in tv su Rai1 dopo 20 anni e continuano a farlo, anche alla 12/a stagione. Ma i dati non lasciano scampo, tonaca e bicicletta sono una certezza annunciata per Rai1: la prima puntata della dodicesima serie con Terence Hill e Nino Frassica nei panni del maresciallo Cecchini, andata in onda ieri sera, intitolata ‘Non avrai altro Dio all’infuori di me’ (il filo conduttore della nuova stagione sono i 10 comandamenti) ha registrato risultati boom. È stata seguita, infatti, da 7.005.000 spettatori pari al 30.6% di share. Il primo episodio ha visto anche la partecipazione di Fabio Rovazzi che ha interpretato uno spietato documentarista che spara a Don Matteo.
L’esordio vincente della serie targata Lux Vide ricorda i dati del debutto dell’undicesima stagione. La prima puntata, trasmessa a gennaio del 2018, registrò 7.632.000 spettatori pari al 31.6% di share. Canale 5 ha trasmesso ieri il film ‘The legend of Tarzan’, che si è fermato a 1.797.000 spettatori (share 7.9%). Guest star Rovazzi, con poche battute che hanno mandato in tilt i social (#Donmatteo12 si è aggiudicato la prima posizione nella classifica dei trending topics Italia) . C’è chi ha postato divertito: “Rovazzi crea il panico a Spoleto” e chi: “Da andiamo a comandare, a andiamo a confessare è un attimo”. In tanti chiedono il suo ritorno nelle prossime puntate.
Lo stesso Rovazzi ha commentato: “Inizialmente mi ha molto spaventato questa richiesta di recitazione, ma una volta andato in onda Don Matteo ho ricevuto talmente tanti complimenti che ringrazio e ringrazierò sempre per avermi coinvolto in questo incredibile ruolo. Sono anche molto contento – ha aggiunto – che la puntata in cui ho esordito abbia ottenuto questi risultati”.
Il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta sottolinea: “Colpisce il dato complessivo e, nel dettaglio, impressiona il successo fra i ragazzi (32% fra gli 8 e i 14 anni) e le ragazze (35% fra gli 8/14 e 37% fra i 15/24)”. Per Andreatta “la serie dimostra così la sua vocazione profondamente inclusiva con risultati omogenei dal Nord al Sud e in tutti livelli socio-economici e di istruzione”. “Una longevità – rileva ancora – straordinaria, dovuta a un carisma inossidabile e all’ininterrotto lavoro che via via ha riarticolato trame e personaggi, fino alla svolta di questa edizione con puntate di cento minuti, ciascuna tematizzata su uno dei dieci comandamenti. E’ un impareggiabile testimonial questo sacerdote in bicicletta di Terence Hill che con la sua umanità riesce a parlare al cuore di tanti e dei suoi compagni di strada, primo tra tutti Il maresciallo Cecchini, nella grandiosa interpretazione di Nino Frassica”.

Hit parade, Tha Supreme resta in vettaIl rapper al top anche tra i singoli. Pink Floyd dominano vinili

10 gennaio 202019:54

– Resta pressoché invariata la classifica Fimi-Gfk degli album più venduti della settimana. In vetta si conferma 23 6451 di Tha Supreme, che guida anche la top ten dei singoli con Blun7 a Swishland. Alle sue spalle resta Marracash con Persona, al terzo posto Tiziano Ferro con Accetto Miracoli.Appena fuori dal podio resiste la coppia d’annata Mina Fossati, con il disco che porta il loro nome. Resiste al quinto posto Colpa delle favole di Ultimo, che questa settimana torna ad occupare anche la decima posizione con Peter Pan, da ben 100 settimane in classifica. Guadagna tre posizioni ed è sesto il gruppo trap FSK Satellite, con FSK TRapshit revenge, che precede Salmo Con Playlist Live, Vasco Rossi con Vasco Nonstop Live e Cesare Cremonini, 2C2C the best of.Tra i vinili dominano incontrastati i Pink Floyd con gli ‘evergreen The Dark Side of The moon, The Wall e Wish You Were Here.Ecco la top ten Fimi/Gfk degli album più venduti della settimana dal 27 dicembre 2019 al 2 gennaio 2020:1) 23 6451, THA SUPREME (EPIC-SONY)2) PERSONA, MARRACASCH (ISLAND-UNIVERSAL MUSIC)3) ACCETTO MIRACOLI, TIZIANO FERRO (VIRGIN-UNIVERSAL MUSIC)4) MINA FOSSATI, MINA & IVANO FOSSATI (PDU-SONY)5) COLPA DELLE FAVOLE, ULTIMO (HONIRO-BELIEVE)6) FSK TRAPSHIT REVENGE,FSK SATELLITE (THAURUS-UNIVERSAL MUSIC)7) PLAYLIST LIVE, SALMO (EPIC-SONY)8) VASCO NONSTOP LIVE, VASCO ROSSI (VIRGIN-UNIVERSAL MUSIC)9) CREMONINI 2C2C THE BEST OF, CESARE CREMONINI (VIRGIN-UNIVERSAL MUSIC)10) PETER PAN, ULTIMO (HONIRO-BELIEVE)Ecco la classifica dei primi cinque singoli più scaricati:1) BLUN7 A SWISHLAND, THA SUPREME (EPIC-SME)2) DANCE MONKEY, TONES AN I (ELEKTRA-WMI)3) TI VOLEVO DEDICARE, ROCCO HUNT FEAT. J-AX & BOOMDABASH (RCA RECORDS LABEL-SME)4) TUTTO QUESTO SEI TU, ULTIMO (HONIRO BELIEVE)5) FUCK 3X, THA SUPREME (EPIC-SME)Infine la classifica dei vinili:1) THE DARK SIDE OF THE MOON, PINK FLOYD (PARLOPHONE-WMI)2) THE WALL, PINK FLOYD (PARLOPHONE-WMI)3) WISH YOU WERE HERE, PINK FLOYD (PARLOPHONE-WMI)4) BACK TO BLACK, AMY WINEHOUSE (USM-UNIVERSAL MUSIC)5) GREATEST HITS I, QUEEN (USM-UNIVERSAL MUSIC)

E’ morto Neil Peart, batterista dei RushIl musicista canadese aveva 67 anni e un tumore al cervello

LOS ANGELES (USA)11 gennaio 202020:15

E’ morto in California all’età di 67 anni Neil Peart, batterista e paroliere del famoso gruppo rock progressive Rush; aveva un cancro al cervello. Lo ha annunciato ieri la band canadese.
“È col cuore spezzato che condividiamo la terribile notizia che il nostro amico, fratello e partner Neil ha perso martedì la sua battaglia di 3 anni e mezzo contro il glioblastoma”, hanno scritto i Rush su Twitter. “Coloro che desiderano esprimere le proprie condoglianze possono scegliere un’organizzazione di ricerca sul cancro e fare una donazione per conto di Neil”, ha aggiunto la band nata nel 1968 e a cui Peart si era unito nel 1974 in sostituzione di John Rutsey, iniziando così la sua avventura con il cantante-bassista Geddy Lee e il chitarrista Alex Lifeson.
Partendo dall’hard-rock per spostarsi gradualmente verso il jazz-rock, Neil Peart aveva uno stile brillante e una tecnica molto precisa, che lo rendeva uno dei batteristi più rispettati e apprezzati dai suoi colleghi e musicisti.

Lucinda Riley, la mia ragazza del soleIl sesto capitolo delle Sette sorelle

11 gennaio 202011:18

– LUCINDA RILEY, LA RAGAZZA DEL SOLE (GIUNTI, PP 912, EURO | 19,80).
Ci porta dai grattacieli di New York alle pianure del Kenya degli anni ’40 Lucinda Riley nelle oltre 900 pagine de ‘La ragazza del sole’, sesto capitolo della saga delle Sette Sorelle, di cui è protagonista la modella di colore Electra, in libreria per Giunti. E mentre la saga bestseller, basata sul mito della costellazione delle Pleiadi, che diventerà una serie tv prodotta da Hollywood, si avvia verso la fine, la scrittrice, che con i suoi romanzi ha venduto oltre 20 milioni di copie nel mondo, più di un milione in Italia, e vola subito in testa alle classifiche, sta pensando a una nuova serie.
“Ho una grande idea per una nuova saga, ma prima di svilupparla ulteriormente, voglio concentrarmi su ‘Le sette sorelle’. Le loro storie e la trama complessiva che attraversa tutti i libri sono state la mia vita per sette anni. Potrei dover andare in terapia una volta terminata perché sarà come perdere i miei migliori amici!” dice la Riley che ha iniziato la sua carriera come attrice per il cinema, il teatro e la tv e ha pubblicato il suo primo libro a 24 anni.
“Quando ho iniziato a scrivere ‘La ragazza del sole’ mi sono tuffata direttamente dentro la vita caotica di Electra. La sua voce è arrivata senza difficoltà. Mi preoccupava che i lettori potessero trovarla sgradevole dato che di lei, nei libri precedenti, avevamo intravisto solo alcune cose: che è una donna facile all’ira, che ha problemi di droga e alcol ed è una affermata top model. Ho deciso di non celare nessuno di questi aspetti negativi e di mostrare il suo percorso di scoperta di sé e riabilitazione e di come sia riuscita gradualmente a circondarsi di amici veri che tengono a lei” spiega l’autrice che è nata in Irlanda. “Credo che molti lettori saranno capaci di comprendere bene la sua solitudine e quindi che l’abuso di alcol e droghe era solo un modo di affrontare, di attenuare il dolore nel suo cuore. Io adoro Electra: è divertente, imperfetta e intensamente passionale. Spero che i miei lettori la amino quanto me” aggiunge.
La scrittrice racconta anche di aver sempre voluto esplorare l’Africa e di essere stata “attratta dal Kenya dopo la visione di ‘Misfatto bianco’, un film emblematico con Greta Scacchi, John Hurt, e Charles Dance. Ero affascinata dalla vita decadente dei ricchi coloni che fecero della ‘Happy Valley’ il loro paese dei balocchi. Mi intrigava anche la complessa relazione tra le varie etnie che vivevano una accanto all’altra: i coloni bianchi, i Maasai, i Kikuyu, i Somali e gli Indiani. Lo studio dei Maasai è stato impegnativo ma volevo evitare di rappresentare la loro cultura come in una foto turistica. Ho visitato il Centro di Studi africani e orientali a Londra e ho trovato ritratti della loro cultura. Poi io stessa sono andata in Kenya, e dopo vari incontri con la popolazione locale ho incominciato a capire il loro amore e rispetto per la terra e la relazione simbiotica che hanno con essa” dice la Riley che per il personaggio di Bill Forsythe si è ispirata “a Gilbert Colville, che usò la sua stretta relazione con i Maasai per diventare il più ricco allevatore di bestiame in Kenya” dice.
Electra D’Aplièse, la più giovane delle sette sorelle, non sembra aver superato il dolore per la morte del padre e da quando è stata mollata dal fidanzato si rifugia in alcol e droghe. Ma Stella Jackson, noto avvocato impegnato nella difesa dei diritti umani, tenta di contattarla in tutti i modi. E, proprio grazie ai suoi racconti, Electra scoprirà l’importanza di lottare per chi si ama.
La Riley sta lavorando anche alla serie tv delle Sette sorelle’. “Sono molto coinvolta dal punto di vista creativo, lavoro con i produttori per scegliere il regista e gli sceneggiatori giusti. Avendo i personaggi ben chiari nella mia immaginazione, ho una visione ben precisa di come dovrebbe essere la serie” sottolinea.
E del suo grande successo spiega: “Quando vedo i libri al numero uno in tutto il mondo mi sembra che stia succedendo a qualcun altro. Forse è perché sono madre di quattro figli e vedo quello come il mio lavoro principale. E poi perché adoro raccontare storie e mi sento la persona più fortunata del mondo a farlo ogni giorno. Successo o no, avrei scritto libri in ogni caso, perché è un bisogno dentro di me, è parte di ciò che sono” racconta la scrittrice.

Wall Eyes, in mostra sguardo tra Italia e AfricaDopo Johannesburg e Cape Town, approda a Roma dialogo tra mondi

11 gennaio 202011:53

– L’Italia guarda all’Africa. E l’Africa guarda l’Italia, attraverso l’arte. Dopo le prime due tappe espositive a Johannesburg e Cape Town, approda a Roma “Wall Eyes. Looking at Italy and Africa”, mostra collettiva itinerante curata da Ilaria Bernardi, fino al 29 gennaio all’Auditorium Parco della musica. Un progetto presentato in Sudafrica dall’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria all’interno del programma di promozione integrata Italia, Culture, Africa promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che va alla ricerca dei punti in comune tra Italia e Africa, per sottolineare anche quanto il grande continente sia sempre un’importante fonte di ispirazione artistica.
“Wall Eyes” (ovvero, sguardo “strabico” poiché rivolto allo stesso tempo da una parte verso l’Italia e dall’altra verso l’Africa) raccoglie le opere di dieci artisti italiani, in qualche modo ispirate all’Africa o realizzate durante un soggiorno africano. “Come nel caso di Gian Maria Tosatti – spiega la curatrice – che ha trascorso tre mesi in Sudafrica grazie alla borsa di studio vinta con il Cape Town Prize” e che firma il dittico Void. Ma ci sono anche le opere di Rä di Martino, Silvia Giambrone, Andrea Mastrovito, Elena Mazzi, Luigi Presicce, Marta Roberti, Marinella Senatore, Eugenio Tibaldi, Luca Trevisani. Nelle due precedenti tappe in Sudafrica, le opere sono state messe in dialogo con tre lavori di altrettanti giovani artisti africani: a Johannesburg con le opere di Lhola Amira, Jessica Webster, Neill Wright, prese in prestito da tre importanti gallerie della città, Goodman, SMAC e Everard Read, mentre a Cape Town con quelle di Jared Ginsburg, Rodan Kane Hart, Bronwyn Katz dalla collezione cittadina della A4 Art Foundation.

Parma 2020: cibo per futuro sostenibile, apre mostra BarillaFino al 13 aprile, spunto per ripensare sistemi agroalimentari

PARMA11 gennaio 202014:04

– L’alimentazione, la nutrizione e la tutela dell’ambiente sono i temi con cui si apre Parma 2020, l’anno che celebra la città emiliana come capitale italiana della cultura. Il primo evento che caratterizza l’anno è stato infatti il taglio del nastro della mostra “Noi, il cibo, il nostro pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile”, esposizione promossa dalla Fondazione Barilla.
Una mostra, spiegano gli organizzatori, che ha come obiettivo far nascere in tutti, giovani generazioni e non, un senso di cittadinanza attiva e una crescente consapevolezza che porti a ripensare i nostri sistemi agroalimentari. Sensibilizzare le coscienze, mettendo al centro una corretta educazione, alimentare e ambientale, per dar vita a un vero cambiamento.
Visitabile gratuitamente fino al 13 aprile, la mostra è pensata come un percorso immersivo, diviso in più parti. La prima, negli spazi della Galleria San Ludovico, rappresenta un ‘viaggio virtuale’ che evidenzia i paradossi globali del sistema alimentare. La seconda, sotto i Portici del Grano, è dedicata gli scatti di National Geographic Italia sui mille volti delle culture del cibo nel mondo. La terza è formata da percorsi di approfondimento riservati ai ragazzi e alle scuole.
“C’è un’emergenza che è sotto gli occhi di tutti, il nostro modello di vita non è più sostenibile – ha spiegato Riccardo Valentini, membro dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, Premio Nobel per la pace 2007 – Migliaia di ragazzi chiedono a noi adulti, ai politici e a chiunque ne abbia la capacità, di fare qualcosa di concreto. C’è un rischio concreto di estinzione di specie animali e vegetali, al tempo stesso le emissioni di gas serra sono quasi raddoppiate rispetto al 1980 portando a un aumento della temperatura di circa 0,8 gradi centigradi rispetto all’inizio del secolo. I cambiamenti climatici, che colpiscono i nostri raccolti, che provocano incendi, inondazioni o anche altre catastrofi ambientali, sono causati in buona parte dal modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo il cibo”.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Fellini, 100 anni dopo diari e sogni in libreria
Da Pennac al libro della nipote Daniela Barbiani

11 gennaio 202020:15

L’uomo e il genio, il suo universo reale e immaginario. A cento anni dalla nascita di Federico Fellini, il 20 gennaio 1920 a Rimini, si riaccende la curiosità sul mondo onirico, pieno di idee e visioni del grande regista Premio Oscar.
Uno stimolo a ripercorrere la sua avventura viene da nuovi libri, anche per ragazzi, e dal ritorno di pubblicazioni ormai introvabili, come il grande omaggio di Daniel Pennac al regista o la biografia-conversazione di Charlotte Chandler. Tra i titoli spicca il ‘Dizionario intimo per parole e immagini’ (Piemme) dell’universo felliniano, curato dalla nipote, Daniela Barbiani, con testi di MIlan Kundera e Pietro Citati, in cui sono raccolte fedelmente le parole, le espressioni, gli amori, i ricordi, gli appunti visivi del regista.
Ispirato all’antica passione di Pennac per un gigante del cinema italiano che con il sogno ha dialogato tutta la vita, ‘La legge del sognatore’ , che arriva in libreria il 16 gennaio per Feltrinelli, mette in scena la rappresentazione della vita attraverso una concatenazione di sogni. E questo libro diventa realmente uno spettacolo teatrale che Pennac porta in tournée dal 20 al 22 gennaio a Milano al Piccolo Teatro Strehler, a Torino all’Auditorium del grattacielo Intesa Sanpaolo e a Rimini al Teatro Galli, grazie ad una produzione firmata Compagnie MIA – Il Funaro, in coproduzione con Intesa Sanpaolo e in un adattamento di Daniel Pennac e Clara Bauer, anche alla regia. A Bologna il 19 gennaio, nella Biblioteca Salaborsa , Pennac sarà invece in dialogo con Silvia Avallone. Pennac nel libro immagina che salti la lampadina del proiettore mentre sta guardando Amarcord con la moglie Minne e lui per aggiustarla frana a terra e fa una serie di sogni.
E torna in libreria nei Rizzoli illustrati ‘Il Libro dei sogni’, il diario tenuto da Federico Fellini dalla fine degli anni Sessanta fino all’agosto 1990, in cui il grande regista ha registrato fedelmente i suoi sogni e incubi notturni sotto forma di disegni, o nella sua stessa definizione di “segnacci, appunti affrettati e sgrammaticati”. E’ un coloratissimo viaggio negli sterminati territori della fantasia in una nuova edizione, con testi di Paolo Sorrentino, Gian Piero Brunetta, Filippo Ceccarelli, Simona Argentieri, Milo Manara, pubblicato in collaborazione con il Comune di Rimini e con Il Museo Nazionale del Cinema, Il Centro Sperimentale di Cinematografia e la Cineteca di Bologna, corredata da un nuovo apparato critico e con una nuova veste grafica.
A fine 2020, Rizzoli che seguirà i vari eventi per la celebrazione del centenario, pubblicherà una confezione in anastatica DeLuxe del Libro dei sogni e un’edizione in brossura riservata all’apertura del Museo Fellini di Rimini.
L’ormai introvabile ‘Io, Federico Fellini’ della giornalista Charlotte Chandler torna in libreria per Bur Rizzoli restituendoci la biografia-testamento del regista nata dal sodalizio e dalle conversazioni di Fellini con la giornalista.
E’ venuta fuori così una narrazione in prima persona, dall’infanzia a Rimini, all’amore con Giulietta Masina che lo conquistò con la sua voce, agli incontri con Marcello Mastroianni, Alberto Sordi e Anna Magnani. Torna in una nuova edizione per La nave di Teseo anche il romanzo culto di Ermanno Cavazzoni, ‘Il poema dei lunatici’ da cui Fellini trasse il suo ultimo film ‘La voce della luna’. Mentre Italo Moscati in ‘Federico Fellini cent’anni: film, amori, marmi’ (Castelvecchi) svela i tanti volti di Fellini e il suo talento multiforme e segue passo passo i suoi film da ‘La dolce vita’ a ‘I Vitelloni’. Attraverso fonti eterogenee e documenti inediti ricostruisce la genesi produttiva e creativa di un film che ha rivoluzionato il linguaggio cinematografico il libro ‘Fellini e 8 e 1/2, la genesi’ di Paolo Grassini, rilanciato da Edizioni ETS.
A ‘Giulietta e Federico’ e alla loro storia d’amore e di cinema è invece dedicato l’albo illustrato di Federica Iacobelli, con le illustrazioni di Puck Koper, talento emergente del libro per bambini, in uscita per la casa editrice Camelozampa, che prende spunto dal loro primo incontro, poco più che ventenni, nel 1943 negli studi radiofonici della Eiar.
Tra le curiosità lo scritto inedito denominato dallo stesso Fellini ‘La dieta dell’astronauta’ che sarà esposto alla mostra alla Biblioteca Angelica di Roma ‘Federico Fellini. Ironico, beffardo e centenario’ che si apre il 20 gennaio.

Christian De Sica: ‘Io sul palco per la finale di Sanremo’Con Abatantuono, Ghini,Finocchiaro e Rossi per brano film Brizzi

11 gennaio 202020:15

Christian De Sica sarà sul palco dell’Ariston durante la serata finale del Festival di Sanremo, l’8 febbraio. Lo ha annunciato lo stesso attore al microfono di Pino Strabioli, ospite di Viva Sanremo su Radio2.
“In passato – ha raccontato De Sica – mi hanno proposto di presentare il Festival, ma prima ero impegnato con le riprese del film Natale sul Nilo e un’altra volta avevo paura di farlo e ho rifiutato, se me l’offrissero oggi lo farei. Quest’anno sarò presente per la serata finale insieme a Diego Abatantuono, Massimo Ghini, Donatella Finocchiaro e Paolo Rossi e insieme canteremo questa canzone che abbiamo inciso per il film di Fausto Brizzi ‘La mia banda suona il pop’, quindi parteciperò come cantante!”, ha concluso.

Iacona: Presadiretta torna con Attacco al Papa”Quanti nemici ha Francesco?” Da lunedì in prima serata su Rai3

11 gennaio 202019:57

“Ha un consenso popolare immenso, anche tra i più giovani, è considerato il più amato tra i leader mondiali; il Papa dell’ascolto, della misericordia. Ma i nemici più agguerriti sono a casa sua e li conosce. Quando parla di migranti lo accusano di fare politica, per il sinodo dell’Amazzonia lo anno tacciato di idolatria. Gli hanno dato dell’apostata e dell’eretico per le sue prese di posizione a difesa dell’ambiente, sono arrivati a chiedere le sue dimissioni, accusandolo di aver coperto casi di pedofilia, chi son è perché ce l’hanno con papa Francesco, l’inflessibile”.
“Attacco al Papa” è il titolo della prima puntata del nuovo ciclo di Presadiretta, di Riccardo Iacona, in onda su Rai3 da lunedì 13 gennaio, alle 21.20, con nove appuntamenti in prima serata.
Per la ripresa di stagione Iacona ha deciso di affrontare un argomento forte e delicato: il pontificato di Bergoglio. E in una conversazione chiarisce perché fornendo alcuni dettagli. “La potente spinta riformatrice del pontificato di Papa Francesco, la prima dopo oltre 20 anni, ha lasciato un segno. Perché allora il pontefice è sotto l’attacco del ‘fuoco amico’ all’interno dello stesso mondo cattolico? Chi sono e che cosa vogliono i suoi potenti nemici? Tra questi – sottolinea – mettiamo anche i sovranisti di casa nostra, ma anche Trump e non solo. Le parole e le scelte di Francesco in questi anni hanno toccato temi sensibili come la morale sessuale, il cambiamento climatico e la crisi ambientale, i migranti, i giovani, la giustizia sociale, il dialogo tra le religioni, i toni e le parole della politica”.
Iacona ricorda il ‘J’accuse’ mosso da Carlo Maria Viganò, arcivescovo ed ex nunzio negli Stati Uniti. “Viganò, considerato dentro le gerarchie della Chiesa avversario di Papa Francesco, alleato con i gruppi conservatori ostili alle aperture del pontefice, aveva già attaccato Bergoglio sostenendo che dovesse dimettersi per aver ignorato le accuse di abuso sui minori nei confronti di un importante prelato americano, il cardinale di Boston Theodore McCarrick. Accuse arrivate mentre Bergoglio si trovava in volo con giornalisti al seguito di ritorno dall’Irlanda dove da tempo era scoppiato un altro scandalo sessuale all’interrno della chiesa e aveva deciso di chiedere scusa di persona e attaccare gli episodi. Il Papa – ricorda – ha preferito non rispondere direttamente alle accuse di Viganò che, in ogni caso, non erano sostenute da prove; ma solo da quello che raccontava fosse un colloqui privato a due, diverse persone coinvolte nella ricostruzione ne hanno smentito le circostanze, e alcuni dettagli del racconto di Viganò”.
Con Presadiretta il giornalista è andato negli Stati Uniti, a capire perché una parte della potentissima Chiesa cattolica americana si sia apertamente schierata contro le scelte di Papa Francesco, in difesa della conservazione della dottrina. Il programma ha attraversato le comunità cattoliche di base, come quella di Sant’Egidio, che mettono in pratica nella vita di tutti i giorni la Chiesa di cui parla Papa Bergoglio. Infine è stata in Germania, dove ha raccolto l’ansia riformatrice della Curia e dei fedeli tedeschi. Lì i cattolici chiedono da tempo una vera e propria rivoluzione, donne diacono, apertura verso coppie divorziate e gay, basta con i dogmi, la Chiesa deve cambiare.
Nel nuovo ciclo di inchieste tanti i temi approfonditi: le prossime elezioni in Emilia Romagna (“in quella data avremo una sorta di talk e saremo con la nostra inviata in collegamento in diretta, andando in onda di lunedì avremo la possibilità di aggiornamenti e commenti a caldo”, dice Iacona); il mercato dei dati, un business miliardario (Fino a che punto siamo spiati?).
E ancora, un viaggio all’interno del cratere a tre anni dal terremoto nel centro Italia, per fare il punto sulla ricostruzione. I temi dell’ambiente e il futuro del pianeta.
Infine, anticipa, “andremo sulle tracce dei soldi che entrano nelle casse dei partiti”.

Moda: Dolce e Gabbana, artigiani al ritmo di Tik TokUn ponte tra tradizione italiana del lavoro e nuove generazioni

11 gennaio 202016:23

– Il giardiniere, il sarto, il pastore, l’orafo, il lattaio sfilano sulla passerella di Dolce e Gabbana dedicata alle arti e ai mestieri. La tradizione italiana del fatto a mano viaggia al ritmo di Tik Tok, con 40 giovanissimi arruolati per fare i video delle postazioni-installazioni di artigiani all’ingresso della sfilata. “Il messaggio che vogliamo lanciare è un ponte tra la tradizione italiana del lavoro e le nuove generazioni – spiega Stefano Gabbana – Per dire loro che con le mani si può fare qualcosa di utile a se stessi e alla società”.

A Riad in scena la forza delle donne nello show LeilaIl 16 gennaio al King Fahd Stadium e in diretta su tv nazionale
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RIAD11 gennaio 202016:34

– Al King Fahd Stadium, che accoglie più di 30 mila persone, in scena il 16 gennaio (e in diretta sulla tv nazionale) “Leila, the Land of Imagination”, spettacolo senza precedenti in Arabia Saudita ideato e creato da Balich Worldwide Shows. Team tutto al femminile capitanato dalla Creative Director italiana Anghela Alò per celebrare una nuova generazione di donne in Arabia Saudita. Lo show chiude la Riyadh Season, il festival con più di 100 eventi artistici e sportivi, in 12 zone della capitale, che ha ospitato milioni di visitatori, grazie anche alle recenti aperture verso il turismo straniero.
“Leila è il simbolo della nuova generazione femminile saudita che vive una realtà mutevole, in profondo cambiamento. Il concetto dello spettacolo potrebbe essere ripreso in un’unica frase: le linee del terreno e le linee della mano sono le stesse. Il futuro, che è alle porte, è nelle mani di Leila ma, per poterlo conoscere, ha solo bisogno di dare libero sfogo alla sua immaginazione” dice Anghela Alò.
Lo show è costituito da 7 segmenti principali con performance di danza e teatro, ma anche numeri acrobatici, di parkour, videoproiezioni, film, ologrammi ed effetti speciali, sia acquatici che pirotecnici, che hanno coinvolto circa 500 artisti, 300 membri del team provenienti da 26 paesi diversi, oltre 90 ballerini, più di 600 costumi, 260 elementi scenici straordinari, musiche originali e produzioni video spettacolari.
Nel team centinaia di professionisti sauditi, danzatori folcloristici e artisti locali. Il più giovane di tutti è un acrobata di 8 anni, giovane promessa del panorama saudita. Ma vede anche la partecipazione di artisti speciali come Samira Al Khamis, la prima ballerina saudita, lo scrittore saudita Youssef Al Mohaimeed, la cantante Amel Sdiri, il calligrafo Mohammed Khodr. Lo show verrà trasmesso dalla tv nazionale saudita dalle 20:30 ora locale. Su http://www.instagram.com/balichws/?hl=it il racconto social dalle 18:30 ora italiana.

Morricone premiato al Senato, “Sono emozionato, non parlo”Omaggio alla carriera consegnato in Aula da presidente Casellati

11 gennaio 202016:17

– Ennio Morricone ha ricevuto il premio alla carriera dal Senato. Un omaggio dedicato alle eccellenze italiane nelle arti, nella cultura e nel sociale, voluto dalla presidente Elisabetta Casellati che gli ha consegnato il riconoscimento nell’Aula. Commosso il musicista, che ha compiuto 91 anni a novembre: “Non è previsto che io parli e sa perché? Perché sono molto emozionato”, si è limitato a dire tra gli applausi del pubblico.
Primo appuntamento dell’anno del ciclo ‘Senato&Cultura’, al direttore d’orchestra, Oscar alla carriera e vincitore di decine di premi internazionali, è andato l’omaggio di Palazzo Madama “per aver saputo raccontare con la sua musica – si legge nella motivazione – storie di valore universale che, dal grande cinema alla televisione, dalla direzione d’orchestra alla composizione, hanno saputo incantare intere generazioni, divenendo testimonianza vivente del genio ed eccellenza italiana nel mondo”. Casellati ha poi ricordato che “Morricone in oltre 70 anni di carriera non ha mai smesso di comporre, dirigere e battersi per la cultura italiana, a partire dall’insegnamento della musica nelle scuole”.
In Aula, accompagnato dall’orchestra Roma Sinfonietta, il maestro ha diretto alcuni brani tratti dalle colonne sonore dei suoi film più noti, come il tema di Deborah tratto da “C’era una volta in America” di Sergio Leone. Altri brani sono stati eseguiti dal figlio, Andrea Morricone anche lui compositore e direttore, come “Nuovo cinema paradiso” di Giuseppe Tornatore e “Vittime di guerra” di Brian de Palma. Finale con la lettura di un estratto da “Se questo è un uomo” di Primo Levi e l’accompagnamento musicale di Morricone e dell’orchestra. Al termine, pubblico in piedi e un lunghissimo applauso.

Il classico progressivo di Emporio ArmaniDominano rosso e nero, “netti e puliti senza influenze esterne”

11 gennaio 202017:52

– In tutto questo parlare di ritorno al sartoriale, arriva Giorgio Armani a mettere ordine e a dare la definizione di come va interpretata l’eleganza oggi: “classic pro” è il nome che accompagna alcuni capi della linea Emporio in passerella oggi e che si staglia sulle pareti del teatro di via Bergognone. È dunque un “classico progressivo”, come spiega Armani dopo lo show, quello giusto per i giovani uomini di oggi.
Una formula che si tiene ben lontana dal passatismo da una parte e dal grottesco dall’altra.
Ma come rendere glamour tessuti e capi che fanno parte del passato, che i ragazzi hanno visto in vecchie foto? La soluzione di Armani passa attraverso la lente di ingrandimento che esaspera la trama dei capisaldi maschili come Chevron, resche, diagonali, Galles, gessati, pied de poule. E poi la scelta dei colori, solo due: rosso e nero, “che non sono un omaggio ad Arnault – scherza lo stilista – ma due colori netti e puliti senza influenze esterne”. E la contaminazione continua con il mondo sportivo, dai gilet sartoriali ma con i tasconi al giustacuore imbottito da mettere sopra o sotto al cappotto, ai sottocolli in velluto o fustagno. “Ci vuole coraggio per uscire fuori dalla tradizione” dice Giorgio Armani, che per la sera rende brillante il nero con filamenti d’argento e decora anche le giacche più classiche con mini baguette luccicanti. Alla fine della sfilata, una sorpresa: si spengono le luci e appare la scritta “I am saying yes to recycling”, la stessa che appare su alcuni dei 18 capi in bianco e nero e in tessuti recuperati che chiudono lo show, di cui è ospite anche Biagio Antonacci.

I Pooh, la discografia completa in edicolaDa “Opera prima” a “Pooh 50 – L’ultimo Abbraccio”

11 gennaio 202017:43

– Da “Opera prima” a “Pooh 50 – L’ultimo Abbraccio”: la discografia completa dei Pooh è appena arrivata in edicola in un nuovo cofanetto da collezione. Canzone dopo canzone, la collana Pooh – Le Canzoni della Nostra Vita, curata da Paolo Maiorino, responsabile del catalogo Sony Music, ripercorre tutti gli album in studio e i migliori live in 32 CD (29 CD singoli, 2 doppi e un triplo CD) in un’elegante edizione nell’ultima versione di rimasterizzazione, ampliata da contenuti esclusivi.
A dare il via alla collezione, in edicola per 32 settimane, sarà “Opera Prima” (1971), l’album che ha segnato la svolta nella storia artistica della band, il primo pubblicato con la casa discografica CBS e con il produttore Giancarlo Lucariello, inaugurando di fatto il nuovo corso dei Pooh, nella formazione composta da Roby Facchinetti, Riccardo Fogli, Dodi Battaglia e Valerio Negrini (a cui, proprio durante il tour di questo disco, sarebbe subentrato Stefano D’Orazio).
“Il testo originale scritto da Valerio Negrini si intitolava “Meno Male”, ricorda Roby Facchinetti a proposito della genesi di Tanta Voglia di Lei, “ma non era ben centrato e, su suggerimento di Lucariello, lo cambiammo e nacque quello che poi è divenuto il testo e il titolo finale”. E aggiunge – commentando la decisione di lanciare il secondo estratto, Pensiero, quando ancora Tanta Voglia di Lei era primo in classifica – come, in quel caso, proprio “la combinazione di due grandi successi così diversi tra di loro fu una delle chiavi di quell’incredibile successo”. “La vera storia dei Pooh inizia lì – dichiara Riccardo Fogli – con Giancarlo Lucariello e un album, Opera Prima destinato a entrare nella storia con la forza delle sue canzoni”.

Parma 2020: tre secoli di storia con la GazzettaEventi e protagonisti in una mostra del giornale più antico

BOLOGNA11 gennaio 202020:13

La storia di Parma, gli avvenimenti, i protagonisti, la cronaca e le imprese sportive. Tutto è stato raccontato in quasi tre secoli di attività dalla Gazzetta, il più antico quotidiano italiano pubblicato con continuità nella città emiliana dal 1735, che metterà in mostra a Palazzo Pigorini una selezione delle pagine più significative che sono state pubblicate per ripercorrere, insieme ai lettori, un cammino lungo 285 anni.    Lunedì 13 gennaio verrà inaugurata la mostra “Parma è la Gazzetta. Cronaca, cultura, spettacoli, sport: 285 anni di storia” che resterà aperta, con ingresso gratuito, fino al 15 marzo. Un evento organizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 e patrocinato dall’assessorato comunale alla Cultura.    L’allestimento, curato dal direttore del quotidiano Claudio Rinaldi e dallo storico Giancarlo Gonizzi, attraverso una selezione di 200 prime pagine della Gazzetta di Parma permetterà ai visitatori di fare un salto nel tempo e rivivere i momenti che hanno segnato la comunità cittadina e non solo. Come è suddiviso il quotidiano, anche la mostra sarà articolata in sezioni: cronaca, cultura, spettacoli e sport. Una quinta verrà dedicata alle grandi firme che hanno lasciato il segno in pagina come Egisto Corradi, Giovannino Guareschi, Cesare Zavattini, Attilio Bertolucci, Bruno Barilli o Pietrino Bianchi.    Oltre ad oggetti storici, che scandiranno il corso del tempo, saranno fruibili contributi multimediali, estratti dagli archivi di 12 Tv Parma, emittente che fa parte del gruppo Gazzetta di Parma insieme a Radio Parma. Usando lo smartphone e inquadrando un Qr code, che si trova vicino alle pagine esposte, i visitatori potranno vedere filmati di repertorio o interviste.    Per sfogliare da casa i contenuti dell’allestimento è stato preparato un catalogo in due volumi, per oltre 800 pagine, realizzato, come l’esposizione, in collaborazione con il Comitato scientifico.
Il primo libro, aperto dal saggio di Franco Contorbia, raccoglie oltre cinquanta articoli e saggi per approfondire eventi storici, culturali ed economici della città, firmati da giornalisti della Gazzetta di Parma, docenti universitari ed esperti. Ci sarà spazio anche per la cronaca nera e lo sport.    Nel secondo volume sono state pubblicate le 200 prime pagine protagoniste della mostra. “Parma è la Gazzetta” sarà aperta dal martedì al venerdì dalle 16 alle 19, il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. Tutte le informazioni sono disponibili su questo sito.

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Sorrentino, i miei papi né trasgressivi né provocatori
Dal 10/1 su Sky è sfida Malkovich e Law. Tema è fondamentalismo
06 Gennaio 2020 09:28

Con “la libertà espressiva” che spesso le serie televisive consentono rispetto “ai più rischiosi” progetti cinematografici, ecco di nuovo il talento di Paolo Sorrentino applicato alla narrazione tv: dal 10 gennaio va in onda in esclusiva su Sky Atlantic e Now Tv ‘The New Pope’, la nuova serie del premio Oscar della Grande Bellezza ambientata in Vaticano, seguito del successo internazionale The Young Pope. La serie originale Sky creata e diretta da Sorrentino, scritta con Umberto Contarello e Stefano Bises, prodotta da The Apartment e Wildside, parte di Fremantle, con ricostruzioni kolossal – 4500 costumi, 22 settimane di riprese, 9 mila fra protagonisti e figuranti, ricostruzione della facciata e degli interni della Basilica di San Pietro e della Cappella Sistina – comincia dove finiva la prima: il giovane e affascinante americano papa Pio XIII (Jude Law) è in coma.
Dopo l’anteprima alla Mostra del cinema di Venezia ora per il prodotto Sky, Hbo, Canal +, è il momento della messa in onda e c’è curiosità sulla sfida tra i due protagonisti Law e John Malkovich e sullo sviluppo narrativo della storia. Il nuovo plot è noto: “il papa è in coma e c’è la necessità del Vaticano di avere un reggente affidabile e visto che – dice

Sorrentino – nella prima serie Lenny Belardo aveva una forma di estremismo conservatore. Come spesso accade nella realtà si tende a creale alternanza e dunque grazie alla diplomazia del segretario di Stato Voiello (Silvio Orlando) la scelta ricade su un personaggio meno duro, meno spigoloso, più incline al compromesso e alla ‘via media’ da lui stessa teorizzata in un libro”. E così l’aristocratico inglese moderato, sofisticato, egocentrico, elegantissimo sir John Brannox (Malkovich) sale al soglio di Pietro e prende il nome di Giovanni Paolo III. Ma il carismatico Law, che folle di fedeli idolatrano e pregano invasati per le strade, si risveglia dal coma.
Ecco che due papi, cosi come nella realtà con Benedetto XVI e Francesco I, sono in Vaticano mentre minacce esterne colpiscono i simboli della cristianità. “Pio XIII e Giovanni Paolo III – prosegue Sorrentino – rappresentano due visioni diverse del papato, di fare politica e anche della vita: la prima prevede che i problemi vengano affrontati in maniera diretta, senza compromessi l’altra si adopera per l’opposto”. Ma al di là degli scontri è il tema del fondamentalismo, anche cattolico, a tenere alta la tensione di The New Pope. “Vista l’imprevedibilità con cui avvengono gli attentati terroristici siamo tutti vulnerabili e questo personalmente mi angoscia molto. Nella serie ho provato ad immaginare scenari futuribili che spero non accadano per davvero, legati alle ombre che incombono su tutti noi”. Ha fatto scalpore vedere all’inizio della serie il papa in costume da bagno. bellissimo e muscoloso come un modello, camminare tra ali di donne svenevoli e in bikini. “Se ti fermi alla visione di una scena la vista è parziale. The New Pope – prosegue il regista – non è irriverente, né trasgressivo né provocatorio, anzi ho rispetto e anche ammirazione per come funziona l’apparato della Chiesa Cattolica. Il mio obiettivo non è proprio questo, sarebbe peraltro un gioco facile che appartiene al passato di schematismi superati per cui essere provocatorio è fare arte”.
La serie, che vede nel cast anche Cecile de France, Javier Camara, Ludivine Sagnier nei ruoli principali, potrebbe non essere l’ultima né dell’ambientazione vaticana (un nuovo sequel a grande richiesta internazionale?) né in generale. La fascinazione di Sorrentino per la serialità tv non è esaurita, tutt’altro. The Young Pope è stata inserita nella classifica del Time tra le serie più importanti del decennio mentre The New Pope è tra quelle più attese nelle hit dal Guardian al New York Times. “Per anni la tv è stata un luogo di serie B perché la libertà viveva nel cinema, oggi va diversamente: i film dal punto di vista finanziario sono più rischiosi di una serie, preoccupano di più, sono più esposti a censure e raddrizzamenti narrativi per non scontentare nessuno”. Ma il prossimo progetto è per il cinema: Sorrentino torna in questi giorni a Los Angeles per proseguire la scrittura del nuovo film, dal titolo provvisorio Mob Girl, che avrà Jennifer Lawrence protagonista.

‘Il racconto degli dei’ di Vanni De SimoneRomance-script pubblicato da Elemento 115

06 gennaio 202018:44

VANNI DE SIMONE, IL RACCONTO DEGLI DEI (ELEMENTO 115, PP 211, EURO 15) Si muovono in un nuovo mondo falso che si chiama ‘Utopia Reale’, Pheros ed Euridix, i due protagonisti, ispirati al mito classico di Orfeo ed Euridice, del nuovo romanzo, ‘Il racconto degli dei’, di Vanni De Simone, scrittore di matrice cyberpunk, autore tra l’altro de ‘La leggenda dei fantasmi’, ‘Cyberpass’ e ‘Il respiro dell’orso bianco’.
“Romance-script” come viene definito il libro in copertina, ‘Il racconto degli dei’ ha una struttura complicata, che può ricordare quella di un film, sia per la scansione e l’andamento della narrazione, sia per i punti di vista dei personaggi indicati graficamente da macchine da presa (cameras), con didascalie per le ambientazioni (interno o esterno) e con immagini che possono stimolare la fantasia del lettore al quale è richiesto un certo impegno per calarsi nella vicenda. Il plot si snoda attraverso diverse citazioni attinte da scrittori, registi e saggisti, da Paolo Volponi a George Orwell al Sub Comandante Marcos, ringraziati nell’ultima pagina, che si fondono nel testo creando un corpo unico con le parti originali.
Il racconto degli dei continuamente evocato è basato, come spiega l’autore, “su un vero comunicato politico del Sub Comandante Marcos che si ispirò per l’occasione a un mito centro-americano”.
Euridix è una prostituta sfruttata da un cialtrone al servizio del potere che verrà eliminato e Pheros, anagramma di Orfeo, è un cantante che si innamora perdutamente di lei, ma, dopo una notte d’amore fantastico, la perde di vista e cerca in tutti i modi di ritrovarla. “In qualche modo la vicenda del romanzo rispecchia quello che è successo nel mito greco dove l’eroe va nell’Ade tenta di recuperare la donna ma non ci riesce. Nel libro Pheros si cala in una certa realtà dove si trova Euridix ma non riesce a portarla fuori. La perde, però contemporaneamente riesce a immettere nel circuito di questo mondo finto, come se fosse un virus del computer, il racconto degli dei che magicamente distrugge Utopia Reale e si ritorna ad un mondo vero, umano, vivibile” racconta De Simone che con questo romanzo inaugura la collana DeadLine della casa editrice Elemento 115  (http://www.elemento115.com) che pubblica in ebook e in cartaceo inediti, biografie, testi antichi recuperati, nuove proposte narrative d’avanguardia, saggi e reportage su argomenti d’attualità e contenuti multimediali.
Siamo in un non-luogo e non-tempo e dopo l’instaurazione dell’Utopia Reale, ci troviamo nella Città degli Dei, o Machina Dio, in cui si vive in uno stato di perfezione, in apparenza assoluto ma in realtà tirannico e predatorio e la storia si svolge all’interno di una gigantesca auto-illusione in cui solo Pheros e Euridix possono offrire una via di salvezza. “La Città degli Dei è una metafora del mondo contemporaneo perché rispecchia in maniera trascendente le contraddizioni del nostro mondo. Gli abitanti di Machina Dio è come se non vivessero, come se non si accorgessero della realtà che li circonda. Vivono una realtà irreale. Penso che il mondo attuale sia qualcosa di simile, si vive con gli occhi chiusi, ostaggio di forze che non si riescono a controllare. Gli individui non hanno più il controllo della loro vita che dipende sempre da un qualcos’altro che non è nelle possibilità delle persone” spiega l’autore. “Mi sono ispirato ad Orfeo ed Euridice perché riuscivano ad illustrare esattamente quello che volevo dimostrare e cioè la possibilità di uscire da questa sorta di stato catatonico nel quale si vive. Nel romanzo questo è diventato possibile immettendo all’interno di quella realtà finta un racconto della mitologia maya che non ha un nome e che io ho chiamato ‘racconto degli dei'” sottolinea De Simone che propone anche l’immagine della Piramide che rimanda alla memoria globale.

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Incassi, Zalone a quota 30 mln, vola il box office
+74% rispetto a un anno fa. Sul podio Jumanji e Pinocchio

06 gennaio 202019:50

– La marcia trionfale di Tolo Tolo continua e fa volare in alto il box office: dopo aver infranto il record di incassi nella storia del cinema italiano al debutto in sala con 8,7 milioni di euro, il nuovo film di Checco Zalone, prodotto da Taodue e distribuito da Medusa, sfiora i 30 milioni in cinque giorni di programmazione sugli schermi (ben 1286 quelli monitorati da Cinetel) e trascina il botteghino a 30,6 milioni, centrando un +22% su una settimana fa e un +74% rispetto al 2019 (quando l’incasso totale era stato di 17,5 milioni).Una manna per gli esercenti e una conferma del successo personale di Zalone, per la prima volta dietro la macchina da presa, ancora nei panni dell’italiano medio/mediocre stavolta alle prese con i temi dell’immigrazione, affrontati però con piglio meno comico del solito e più riflessivo. Alle spalle di ‘san Checco’ nella top ten del fine settimana si piazza Jumanji: The Next Level, con poco più di 2 milioni (e 9,9 milioni in totale), seguito sul terzo gradino del podio da Pinocchio, la rilettura della favola firmata da Matteo Garrone con Roberto Benigni-Geppetto, con 1 milione 760mila euro (e oltre 13,4 milioni complessivi). Risale in quarta posizione La dea fortuna, il nuovo film di Ferzan Ozpetek che supera di poco il milione di euro nel fine settimana (6,5 milioni in totale), poi l’ultimo capitolo della saga di Star Wars, L’ascesa di Skywalker (953mila euro, 12,3 milioni complessivi). Scivola sul sesto gradino della classifica Il primo Natale di Ficarra e Picone (926 mila euro nel week end), che con 14,7 milioni complessivi si avvia però ad occupare il secondo posto tra i film italiani più visti delle feste dopo Tolo Tolo (al netto, ancora, della giornata della Befana, per molto un irrinunciabile appuntamento con il cinema).New entry in settima posizione il drammatico 18 regali (801mila euro di incasso), poi il fenomeno Frozen II – Il segreto di Arendelle, film animato con il maggiore incasso di sempre, a quota 1,3 miliardi di dollari nel mondo, che in Italia porta a casa altri 415mila euro nel week end e viaggia oltre i 18,6 milioni. Chiudono la top ten il coraggioso Sorry we missed you di Ken Loach (405mila euro) e Playmobil -The Movie (263mila euro). Nel complesso, complice il boom di Zalone, gli incassi volano a 30 milioni 567 mila euro, +22% sullo scorso fine settimana (25 milioni 143 mila) e +74% su un anno fa (17 milioni 503mila).

Da Mine vaganti ad Hamlet, i 10 titoli da non perdereStagione riparte tra anniversari, grandi ‘duelli’ e nuovi testi

07 gennaio 202010:01

Bullismo, anniversari, grande cinema in scena o eterni Shakespeare. Corre su molti fili il nuovo anno a teatro. Con grandi mattatori che proseguono tournée consolidate, da Gabriele Lavia con I giganti della montagna di Pirandello a Umberto Orsini ne Il costruttore Solness da Ibsen o Carlo Cecchi che riprende il suo dittico da Eduardo con Dolore sotto chiave / Sik-Sik, l’artefice magico. Ma anche molti nuovi testi e messe in scena. Ecco 10 titoli, più uno, da non perdere in questa seconda parte di stagione.IL NODO – Un’aula di scuola pubblica. L’ora di ricevimento. Un’insegnante e una madre: suo figlio è stato sospeso. Vittima di bullismo o molestatore? Ambra Angiolini e Ludovica Modugno portano per la prima volta in Italia il testo dell’americana Johnna Adams sulla più alta responsabilità umana: educare la generazione del domani. Regia Serena Sinigaglia (debutto l’11 gennaio al Dei Rozzi di Siena, poi in tournée).FUORIUSCITI – Brooklyn, 1944. Mentre in Europa infuriano i combattimenti tra nazifascisti e Alleati, l’esule politico Gaetano Salvemini va a trovare don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare Italiano, anche lui fuggito dall’Italia fascista. Dall’incontro immaginato dallo studioso Giovanni Grasso, Luigi Diberti e Antonello Fassari, diretti da Piero Maccarinelli, danno vita a due intensi ritratti e un confronto serrato sulle sorti del paese (dal 14 gennaio al Mina Mezzadri di Brescia e poi in tournée).MISERICORDIA – Emma Dante dedica il suo nuovo spettacolo alla storia di Anna, Nuzza e Bettina, che lavorano a maglia di giorno e si vendono la notte, e del povero orfano menomato che vive con loro. Con Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi, Simone Zambelli (dal 14 gennaio al Piccolo di Milano e poi in tournée).MINE VAGANTI – Per la prima volta Ferzan Ozpetek dirige un testo di prosa e sceglie uno dei suoi film più riusciti. Arturo Muselli e Giorgio Marchesi sono Tommaso, che torna nella grande casa di famiglia a Lecce per confessare la sua omosessualità, e suo fratello Antonio, che lo brucia sul tempo rivelando la propria. Con Francesco Pannofino, Paola Minaccioni e Caterina Vertova (debutto 17 gennaio a Caserta, poi in tournée e a febbraio all’Ambra Jovinelli di Roma).LE VERITÀ DI BAKERSFIELD – Ispirato a eventi realmente accaduti, Marina Massironi e Roberto Citran portano per la prima volta in Italia il testo di Stephen Sachs. Sullo sfondo di un’America dai forti divari sociali, è la storia di Maude, che nella sua roulotte cela un presunto quadro di Pollock. E di Lionel, arrivato da New York per l’expertise. Regia di Veronica Cruciani (tournée al via il 15 febbraio dal Teatro Comunale di Conselice-RA).LOCKE – Un uomo esce da un cantiere, si sfila un paio di stivali da lavoro e sale su una bella auto. A casa lo aspettano due figli, una moglie, la partita alla tv. E’ il più bravo capocantiere d’Inghilterra, ma questa notte non tornerà a casa. Dal film di Steven Knight con Tom Hardy, Filippo Dini porta in teatro questo testo sull’assunzione di responsabilità e sulla fragilità degli edifici morali sui quali costruiamo le nostre famiglie e sicurezze (marzo al Franco Parenti di Milano).HAMLET – Antonio Latella torna per la terza volta al capolavoro di Shakespeare con la nuova traduzione di Federico Bellini, “che riporta il senso della parola del Bardo per quello che è, e non per quello che vogliamo sia”. Nel ruolo del protagonista, Federica Rosellini (marzo al Piccolo di Milano).DIPLOMAZIA – Il generale Dietrich von Choltitz, governatore di Parigi nell’occupazione nazista, e il console svedese Raoul Nordling, si fronteggiano in uno scontro verbale senza esclusione di colpi nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1944. Il tedesco ha l’ordine di radere al suolo la città. Il diplomatico userà tutta la sua retorica per convincerlo a disobbedire al führer. Dopo Frost/Nixon, Elio De Capitani e Ferdinando Bruni tornano a sfidarsi sul palco portando in Italia il testo di Cyril Gely, già film per Volker Schlöndorf (marzo all’Elfo Puccini di Milano).ALDA DIARIO DI UNA DIVERSA – Nel decennale della scomparsa di Alda Merini, Giorgio Gallione esplora gli intrecci tra poesia, follia, danza, vita e opera di una donna straordinaria. A darle corpo e voce è Milvia Marigliano (maggio al Duse di Genova e poi in tournée).UNO SGUARDO DAL PONTE – Una passione forte e immorale, una dignità che si sgretola di fronte a un’attrazione inconfessabile. Valerio Binasco affronta per la prima volta la piece di Arthur Miller, diretta negli anni da grandi come Peter Brook e Luchino Visconti. Con lui, Deniz Özdoğan e Dario ed Emmanuele Aita (maggio al Carignano di Torino).I DUE GEMELLI VENEZIANI – Primo incontro con Goldoni per Valter Malosti in una commedia ricca di equivoci, scambi di persona, espedienti, battute, ma che riflette su famiglia, identità, amore e morte (maggio al Piccolo di Milano).

Torna Best Bakery con i nuovi giudici Servida e AchererDal 7 gennaio su Sky e Now Tv

06 gennaio 202014:38

– Il cooking show più dolce arriva, con la sua seconda edizione e con tante novità, su Sky e Now Tv: dal 7 gennaio tutti i martedì alle 21.15, va in onda Best Bakery, prodotto da Endemol Shine Italy per Sky. I due nuovi giudici sono Alessandro Servida e Andreas Acherer, due maestri della pasticceria italiana, pronti a esplorare alcune delle città più belle d’Italia, da Salerno a Como, passando per Firenze, Pavia e Milano, per scovare i potenziali vincitori e giudicare le prelibatezze da loro proposte.
Nel corso delle undici settimane i due saranno protagonisti di una sfida all’ultimo dolce, per eleggere la miglior pasticceria d’Italia. In ogni città si sfideranno 12 pasticcerie, tre per ogni puntata, e i giudici saranno chiamati a valutare i partecipanti affidando loro un punteggio. Solo cinque saranno le pasticcerie finaliste, ovvero le vincitrici di ognuna della città, che potranno gareggiare nella “finalissima nazionale”. Durante le ultime due puntate, infatti, le migliori pasticcerie si sfideranno al Castello di Belgioso, nei pressi di Pavia, dove dovranno dar prova di tutta la loro abilità per portare a casa il titolo di Best Bakery d’Italia.
Alessandro Servida, pasticcere di esperienza trentennale, è un imprenditore di successo e docente in diverse scuole di specializzazione di pasticceria. Nel 2014 si è aggiudicato il premio speciale di Gambero Rosso per il “Miglior Packaging”. Il suo primo insegnante fu il padre, ma il suo mentore è stato il maestro dei Maestri pasticceri italiani, Iginio Massari, del quale è stato anche assistente per un anno.
Andreas Acherer, alla sua prima apparizione televisiva, è l’unico pasticcere italiano a far parte della prestigiosa associazione di cioccolatieri svizzeri “Chaîne Confiseur”. È il proprietario delle pasticcerie Acherer, premiate con 3 torte Gambero Rosso. Dopo il liceo si è trasferito a Vienna per imparare l’arte dolciaria, e poi da lì in Francia, Svizzera, Germania e Svezia. La sua pasticceria è entrata a far parte del prestigiosissimo Relais Dessert, l’esclusivo circolo di 80 pasticceri provenienti da tutto il mondo.
Il programma è in onda su Sky Uno (canale 108, canale 455 digitale terrestre), sempre disponibile on demand, visibile su Sky Go e in streaming su Now Tv.

Su Italia 1 arriva La pupa e il secchione e viceversaA Paolo Ruffini il compito di mettere a confronto mondi opposti

06 gennaio 202014:52

– Cosa succederebbe se persone provenienti da mondi agli antipodi fossero costrette a convivere sotto lo stesso tetto? Occhialuti nerd dal discutibile sex-appeal e ragazze spigliate dal fisico mozzafiato, tutte smalto e selfie, ma anche…viceversa? Martedì 7 gennaio, in prima serata su Italia 1, parte “La Pupa e il Secchione e Viceversa”, versione completamente rinnovata del programma cult da EndemolShine Italy.
Tante le novità, a cominciare dal conduttore: Paolo Ruffini.
A lui il compito di raccontare l’incontro-scontro tra questi pianeti completamente opposti, che avranno come rappresentanti non solo pupe e secchioni, ma anche pupi e secchione. Nuova e moderna anche la modalità di racconto. Non più la classica conduzione in studio, ma una narrazione che si svolgerà direttamente in loco: una sontuosa villa in cui vivranno i protagonisti del programma. Nel corso delle sei puntate, Paolo Ruffini sarà affiancato da Francesca Cipriani. Tra gli ospiti del primo appuntamento Alessandro Cecchi Paone e Valeria Marini.
Sei le pupe e sei i secchioni. Da un lato, quindi, donne dalla femminilità prorompente e dal fisico mozzafiato che si dividono tra palestra, beauty farm ed eventi mondani. Dall’altro sei studiosi e intellettuali poco avvezzi alla vita sociale e alla cura del loro aspetto, con alle spalle un’esistenza dedicata quasi unicamente all’approfondimento culturale. I dodici concorrenti varcheranno il cancello della villa dove formeranno sei coppie. I secchioni coordineranno lo studio delle loro pupe, le quali, a loro volta, sottoporranno i propri partner a duri allenamenti giornalieri e a un miglioramento del look. In questa edizione entreranno in gioco anche i viceversa: due pupi e due secchione. I pupi sono giovani prestanti ma scarsamente preparati sotto il profilo didattico, intenti a postare sui social corpi perfetti. Le secchione, per contro, sono donne che da sempre combattono per conquistare un posto nella società e dimostrare il loro valore e che, al giorno d’oggi, sono cool, ironiche, tenaci e pronte a mettersi in gioco.
Su Mediaset Play (sito, app, smart tv) sarà possibile seguire le puntate in diretta, rivederle insieme ai momenti più divertenti e fruire di una serie di contenuti esclusivi. Ci sarà, inoltre, il pre-show con Tommaso Zorzi e Giulia Salemi: realizzato in collaborazione con Studio71, sarà distribuito in streaming su Mediaset Play e i relativi canali Facebook e YouTube a partire dal secondo appuntamento dalle ore 20.50 fino all’inizio della puntata, in una sorta di “passaggio del testimone” dal web alla tv. L’hashtag ufficiale è #lapupaeilsecchione.

Santa Cecilia, Honeck dirige la Creazione di HaydnCon orchestra e coro un cast internazionale di voci

06 gennaio 202015:58

– Manfred Honeck sul podio di Santa Cecilia per dirigere La Creazione di Franz Joseph Haydn: con il capolavoro del compositore austriaco riprende giovedì 9 gennaio alle 19:30 (repliche venerdì 10 alle 20.30 e sabato 11 alle 18, Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica) la stagione sinfonica del’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
Honeck sarà sul podio per guidare Orchestra e Coro e un cast internazionale, composto dal soprano Robin Johannsen, il tenore Maximilian Schmitt e il basso Tareq Nazmi. La Creazione è una delle più belle pagine composte da Haydn al culmine della sua carriera. Un oratorio, una narrazione in musica, in cui vengono raccontati i sette giorni della nascita dell’Universo. Composta fra il 1796 e il 1798, La Creazione fu influenzata dai viaggi in Inghilterra e dall’ascolto di alcuni oratori di Händel. Al rientro dal suo secondo viaggio londinese, l’autore ricevette dalle mani dall’impresario Salomon un libretto in lingua inglese, ricavato dal libro della Genesi, da alcuni versetti dei Salmi e da stralci del Paradiso perduto di Milton. Tornato a Vienna, Haydn fu convinto ad affrontare il lavoro dall’amico e protettore barone Gottfried van Swieten, che ne allestì la traduzione in tedesco, e lo portò a termine.

Addio a John Baldessari, pioniere dell’arte concettualeLeone alla carriera Biennale 2009; cremò opere per farne dolci

NEW YORK06 gennaio 202019:45

Uno dei più famosi artisti americani contemporanei, John Baldessari, è morto a 88 anni nella sua casa di Venice in California. Lo ha annunciato la galleria Marian Goodman, che lo rappresentava, definendolo una persona “intelligente” e un artista “incomparabile”.Baldessari, che aveva realizzato migliaia di opere combinando immagini e parole e inserendo una dose di umorismo nell’arte concettuale, era stato premiato alla Biennale di Venezia del 2009 con il Leone d’Oro alla carriera e nel 2014 aveva ricevuto dal presidente Barack Obama la Medaglia Nazionale per le Arti. Figlio di un robivecchi italiano emigrato in California e di una infermiera danese, Baldessari aveva cominciato la sua carriera come pittore semiastratto. A metà anni 60 aveva cominciato a sperimentare oltre la tela, girando film, creando collage e installazioni. Nel 1970 era diventato famoso prendendo le distanze dalla sua produzione precedente: aveva bruciato i quadri ripudiati del periodo 1953-1966 nel crematorio di una impresa di pompe funebri di San Diego, usando poi le ceneri per fare biscotti. “The Cremation Project” – o meglio l’urna che conteneva i dolcetti – fu esposto al MoMA di New York nella mostra “Information”, la prima importante rassegna di arte concettuale organizzata in America.Influenzato da Marcel Duchamp e a sua volta ispirazione per altri artisti contemporanei da Barbara Kruger a Cindy Sherman, Matt Mullican e David Salle (quest’ultimo lo definì “un gigante”, in senso sia letterale che metaforico), Baldessari traeva le sue immagini dai mass media o dal cinema. Tra le altre opere, un anno dopo “The Cremation Project”, aveva creato “I Will Not Make Any Boring Art,” per cui aveva istruito studenti a scrivere questa frase (non farò arte noiosa) sulle pareti di una galleria. Più recentemente, nel 2007, “”Beethoven’s Trumpet (With Ear),” era quello che dice il titolo: una gigantesca cornetta accanto a un altrettanto grande orecchio replicato in sei edizioni fuse in bronzo.Protagonista di oltre 300 mostre, Baldessari aveva tra l’altro esposto a Documenta 7 Kassel (1982), alla Biennale d’arte di Venezia (1997) al MoMA (1994), al Deutsche Guggenheim di Berlino (2004) e alla Fondazione Prada di Milano (2010). Tra 2009 e 2011 la retrospettiva itinerante “Pure Beaty” ne aveva portato l’opera dalla Tate Modern al Los Angeles County Museum of Art e al Metropolitan di New York.

Tosca e Rita Pavone, le sorprese tra i BigSalini sul caso Jebreal, su ospiti Amadeus si confronterà con me

07 gennaio 202010:04

E alla fine anche Tosca e Rita Pavone risposero alla chiamata per salire sull’ultimo treno, destinazione Festival. Con l’annuncio delle due artiste stasera in diretta su Rai1 durante la trasmissione Soliti Ignoti – Speciale Lotteria Italia (a sorpresa? programmato a tavolino? deciso in extremis per placare gli animi dopo la decisione irrituale di Amadeus di rivelare qualche giorno fa i nomi dei cantanti al quotidiano La Repubblica?) passano da 22 a 24 i Big in gara all’Ariston, in calendario dal 4 all’8 febbraio.
Era stato lo stesso direttore artistico e prossimo conduttore della 70/a edizione della manifestazione a dire che no, gli artisti in gara non sarebbero aumentati di numero. Impossibile – assicurava – per i tempi legati alle esigenze televisive (anche se in passato è già successo). Possibile invece, evidentemente, per le più stringenti esigenze di una pax augustea in salsa musical-televisiva. E anche, c’è da immaginare, per mettersi al riparo dalle già incombenti polemiche sulle poche presenze in rosa (che ora diventano 7 su 24, sempre pochine a dire il vero).
La scelta di Rita Pavone potrebbe però far storcere il naso a qualcuno per le sue posizioni pro Salvini e per le critiche a Greta Thunberg. Perché Sanremo, si sa, diventa cosa seria in Italia e fa tremare i piani alti di Viale Mazzini, arriva in Parlamento, sollecita batti e ribatti politici, accende polemiche via social. L’ultima questione, che ha costretto lo stesso amministratore delegato Rai Fabrizio Salini a intervenire, è quella scoppiata sulla presenza o meno tra gli ospiti della giornalista palestinese, con cittadinanza italiana, Rula Jebreal, da sempre impegnata contro la violenza sulle donne. “Le proposte della direzione artistica, già discusse con la direzione di Rai1, saranno oggetto, come di prassi, di un confronto con l’amministratore delegato, con il solo obiettivo di realizzare un grande Festival di Sanremo”, precisa Salini, che già domani ha in programma un incontro con lo stesso Amadeus e con la responsabile della rete ammiraglia Teresa De Santis.
“Da domani – precisa l’ad – si definiranno le presenze che affiancheranno Amadeus nel corso delle 5 serate e la partecipazione di altri ospiti, oltre a quelli già decisi”.
E’ stata la stessa Jebreal a rivelare la marcia indietro della Rai, dopo l’invito ricevuto da Amadeus: “Evidentemente – ha detto a Repubblica – qualcuno si è spaventato che venisse offerta una ribalta a italiani nuovi, a persone diverse come me che appartengono a un’Italia inclusiva, tollerante, aperta al mondo, impegnata in missioni di dialogo e di pace”.
Il contorno “politico” allontana l’attenzione da quello che dovrebbe essere il cuore del festival (e che ogni direttore artistico mette al primo posto delle sue priorità, prima di essere smentito dagli eventi) e cioè la musica e le canzoni.
Stasera, ad esempio, a far notizia dovevano essere i titoli dei brani che gli artisti portano in gara e che loro stessi, entrando uno alla volta in studio (è la prima volta che tutto il cast viene presentato insieme in tv prima del festival), hanno rivelato tra l’identità di un ignoto e l’altro. “Ci tenevo che fossero qui in mezzo alla gente”, ha spiegato Amadeus.Questo l’elenco degli artisti e dei brani (in ordine alfabetico): Achille Lauro (Me ne frego), Alberto Urso (Il sole a est), Anastasio (Rosso di rabbia), Bugo e Morgan (Sincero), Diodato (Fai rumore), Elettra Lamborghini (Musica – E il resto scompare), Elodie (Andromeda), Enrico Nigiotti (Baciami adesso), Francesco Gabbani (Viceversa), Giordana Angi (Come mia madre), Irene Grandi (Finalmente io), Junior Cally (No grazie), Le Vibrazioni (Dov’è), Levante (Tiki Bom Bom), Marco Masini (Il confronto), Michele Zarrillo (Nell’estasi o nel fango), Paolo Jannacci (Voglio parlarti adesso), Piero Pelù (Gigante), Pinguini Tattici Nucleari (Ringo Starr), Rancore (Eden), Raphael Gualazzi (Carioca), Riki (Lo sappiamo entrambi), Rita Pavone (Niente – Resilienza 74), Tosca (Ho amato tutto).

Il mondo che cambia tutto in una notteUn thriller tra realtà e fantasia di Marco Panella

07 gennaio 202010:06

MARCO PANELLA, ”TUTTO IN UNA NOTTE” (ROBIN, pp. 324 – 18,00 euro)
Servizi deviati, una costante nella nostra storia repubblicana, con dietro interessi di poteri economici o politici, su cui magari si innescano interessi e tentazioni personali. Insomma, un gioco a incastri dietro le quinte dove c’è un non meglio definito Ufficio che opera libero da ogni controllo. Di quell’ufficio è anima Giulio Vanacurti che una bella e calda sera d’estate romana, mentre è in vacanza e passa il tempo sul proprio divano in terrazzo a Trastevere bevendo rum Saint Jacques, riceve uno strano anonimo messaggio sul telefonino.
E’ solo l’inizio di una rapida, ‘tutto in una notte’, scivolata nell’orrore non solo personale. Lo si avvisa che c’è una scatola, anzi un ‘pakko’, per lui lasciata davanti alla sua porta di casa, sarà la prima di una serie sempre più macabra con una sorta di caccia al tesoro che lo costringe a andare in giro per la città a rivisitare i luoghi legati alla sua vita passata, di cui in verità nessuno dovrebbe sapere alcunché. Del resto anche l’Ufficio, che non sarebbe dovuto esistere, che per certi versi non esisteva, lo conoscevano in pochi e tra loro qualcuno era di troppo.
Marco Panella, imprenditore della comunicazione qui al suo primo libro di narrativa, un thriller che pare nascere da quel ‘Trastevere noir’, festival di cui fu uno dei curatori qualche anno fa, gioca coi misteri del nostro Paese sulla base di alcuni dati oramai davanti agli occhi di tutti, dai quali derivano una serie di ipotesi, di invenzioni narrative più o meno plausibili.
Giulio quella sera del 2018 si ricorda di un dossier letto nel 1989 (anno della caduta del Muro) che preconizza nel giro di pochi anni un inimmaginabile flusso di denaro che sarebbe derivato dal traffico internazionale di droga e di come la malavita organizzata e la finanza più speculativa avrebbero creato un mondo in cui la corruzione e la collusione tra politica e affari e malaffari sarebbe diventata pervasiva, senza risparmiare nessuno.
Il racconto, scritto in modo quasi sincopato, senza fronzoli, asciutto ma non scarno, procede con capitoli che di una notte estiva del 2018 riportano come titolo solo l’ora, il procedere del tempo dalle 22,30 alle 6 di mattina, con qualche raro flashback, in una corsa individuale del nostro protagonista sempre più distrutto da quel che man mano va scoprendo e dal sentirsi manovrato e minacciato da qualcuno spietato e misterioso che sa tutto di lui. ”Gli avevano insegnato che quasi mai quelle che tutti a prima vista penserebbero essere semplici coincidenze sono poi veramente solo tali. Esiste la realtà, ma gli avevano insegnato che esiste anche il suo simulacro, apparenza così tanto verosimile e credibile quanto altrettanto falsa e fuorviante. Nel suo lavoro era così”.
All’alba, dopo quell’unica notte, non sarà davvero più lo stesso, ma forse nessuno lo sarà.
Tradimenti, disegni politici-strategici, manovre di potere pian piano, tra un colpo di scena e una rivelazione, diventano un po’ più chiari tra agenti dell’Ufficio che vengono uccisi e terroristi che qualcuno non ha fermato prima che il gioco gli sfuggisse di mano deflagrando per piazzette e vicoli di Trastevere, di Roma. E’ la stessa sicurezza nazionale che viene messa in grave pericolo. E Roma e la nostra storia recente non fanno solo da sfondo, ma sono in parte protagonisti di questo racconto che non si appiattisce sulla sequenza spietata di fatti, ma ci rivela particolari poco noti su alcuni luoghi e monumenti o ci ricorda avvenimenti che sono stati cruciali negli ultimi vent’anni, nel cambio di secolo, di millennio.

Regio Parma apre con Turandot, il 12 atteso MattarellaIn scena dal 9/1 l’ultima opera di Puccini, repliche fino al 19

PARMA07 gennaio 202010:23

– L’ultima opera di Giacomo Puccini, il capolavoro incompiuto Turandot, inaugura il 10 gennaio alle 20 la stagione lirica del Teatro Regio di Parma (repliche 11, 12, 17, 18 e 19). Alla recita di domenica 12 assisterà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per le giornate inaugurali di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020.
L’allestimento è quello del Teatro Comunale di Modena realizzato da Giuseppe Frigeni, autore di regia, coreografia, scene e luci, con i costumi di Amélie Haas. Responsabile della sezione musicale sarà Valerio Galli che guiderà la Filarmonica dell’Opera Italiana “Bruno Bartoletti”, il Coro del Regio preparato da Martino Faggiani e un cast che comprende per i tre ruoli principali Rebeka Lokar e France Dariz (Turandot), Carlo Ventre e Samuele Simoncini (Calaf), Vittoria Yeo e Marta Torbidoni (Liù). Puccini morì poco prima di avere ultimato il duetto finale e sarà Franco Alfano a completare l’opera, sulla base degli appunti lasciati dal compositore. Alla prima alla Scala, il 26 aprile 1926, Arturo Toscanini fermò l’esecuzione in quel punto, spiegando: “Qui finisce l’opera lasciata incompiuta da Puccini per la sua morte”.
“Turandot non è la carnefice leggendaria – scrive il regista Giuseppe Frigeni – ma una donna ferita nel proprio orgoglio, vittima di una violenza maschile atavica (nel ricordo della sua antenata violentata), che si difende dagli attacchi maschili utilizzando le loro proprie leggi contro di loro. Quando alla fine ella si concederà, ammaliata da Calaf, sarà sconfitta dalla sua ambizione di potere. Se la principessa incarna l’amore difensivo, Liù rappresenta quello sacrificale: è l’innocenza, l’umiltà, i gesti discreti. Sarà proprio lei a suggerire a Calaf le risposte che lo libereranno dalla minaccia di morte. Liù è la figura centrale, il cui suicidio è un atto d’amore di tale forza che farà calare un silenzio di morte”.

Scuola: al via le iscrizioni, 1 su 2 indeciso sulla sceltaGiovani molto preoccupati sulla possibilità di trovare lavoro

07 gennaio 202010:11

Al via oggi le Iscrizioni Scolastiche online. Ma, a pochi giorni dal via, circa la metà dei ‘licenziandi’ non ha le idee chiare sul percorso post diploma. A rivelarlo è un sondaggio di Skuola.net, svolto in collaborazione con Radio 24 il quale evidenzia che ben 9 su 10 ragazzi hanno partecipato ad attività di orientamento. Decisivi, per la scelta, passioni e sbocchi lavorativi. I giovanissimi sono preoccupanti le prospettive percepite: il 52% dei 13enni ha paura di non trovare lavoro e il 63% mette seriamente in conto la possibilità di lavorare o studiare all’estero dopo il diploma.

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Libri: Coppi, mito e dettagli inediti a 60 anni morte
Tornano in libreria due volumi di Ediciclo Editore

01 gennaio 2020 06:41

– Mito intramontabile del ciclismo di altri tempi, Fausto Coppi moriva sessant’anni fa, il 2 gennaio del 1960, ucciso a soli 40 anni da una malaria contratta durante un viaggio in Africa a non diagnosticata. Per l’occasione, Ediciclo Editore rilancia in in libreria ‘COPPI, L’ULTIMO MISTERO – LE VERITA’ MAI RACCONTATE SUL TRAMONTO DEL CAMPIONISSIMO’ di Paolo Viberti e Adriano Laiolo (pp. 208, 15,00 euro) e ‘ALFABETO FAUSTO COPPI – 99 STORIE E UNA CANZONE’ di Gino Cervi e Giovanni Battistuzzi, con i disegni di Riccardo Guasco e la prefazione di Adriano Sofri (pp. 320, 28,00 euro).
Le ricerche di Viberti e la testimonianza visiva di Laiolo restituiscono nel primo volume una realtà diversa da quella conosciuta, con particolari assolutamente inediti. Coppi si rifiutò di prendere il chinino quando era in Africa, pur sapendo di rischiare il contagio? Si sarebbe salvato, se Giulia Occhini (la celebre ‘Dama Bianca’) fosse andata con lui? Laiolo racconta come contrasse la malaria in Alto Volta e spiega come lui e Raphael Geminiani riuscirono a salvarsi. E in un’intervista rilasciata pochi giorni prima di morire, Coppi afferma che nel 1960 avrebbe voluto correre ancora il Giro delle Fiandre, la Parigi-Roubaix e il Giro d’Italia, prima di diventare produttore di mountain bike con 40 anni d’anticipo sul resto del mondo.
Figlio di contadini, nato a Castellania, tra colline e vitigni dell’Alessandrino, Coppi preferì chinarsi sul manubrio anziché sulla terra. E da lì conquistò il mondo, vincendo cinque Giri d’Italia, due Tour de France, tre Milano-Sanremo, una Parigi Roubaix. E ancora tre Mondiali, due su pista e uno su strada, quattro titoli italiani, cinque Giri di Lombardia.
Figura spezzata, contraddittoria: garzone e airone, splendido e goffo, invincibile e fragile, mortale a quarant’anni, immortale a cento: di Coppi, della sua vita, delle sue imprese, della sua morte forse si è già scritto tutto. Nel libro ‘Alfabeto Fausto Coppi’ Cervi e Battistuzzi provano a ricomporre per frammenti lo specchio della sua storia e a riordinarli come in un sillabario, in ordine alfabetico, per piccole illuminazioni laterali: un oggetto, un sentimento, un dettaglio trascurabile al primo sguardo. Dalla A alla Z, cento microstorie, cento piccoli quadri rileggono Fausto Coppi come un’opera cubista, con le 21 lettere dell’alfabeto, racconti tra i racconti, illustrate dal segno inconfondibile di Riccardo Guasco.

Epifania a teatro tra Bolle, Lillo e De CaroPession-Guanciale in After Miss Julie; Pivetti-Viktor Viktoria

01 gennaio 202013:51

– La danza di “Roberto Bolle and friends” a Milano e Lillo scatenato nella “School of rock” di Andrew Lloyd Webber, diretto da Massimo Romeo Piparo, a Imola (BO); le risate di Enzo De Caro in “Non è vero ma ci credo” di Peppino De Filippo, per la regia di Leo Muscato, e quelle per “La cena dei cretini” di Francis Veber con Nicola Pistoia e Paolo Triestino, tutti a Roma; e ancora, Lino Guanciale e Gabriella Pession di nuovo insieme per ”After Miss Julie” di Patrick Marber, tra Figline Valdarno (FI) e RImini, e Veronica Pivetti con ”Viktor und Viktoria” a Fano (PU): sono alcuni degli spettacoli teatrali in scena nel lungo week end dell’Epifania.

Claudio Magris, le Polene per guardare oltreLo scrittore racconta gli occhi che guardano il mare

01 gennaio 202014:15

CLAUDIO MAGRIS, POLENE. Occhi del mare (La nave di teseo, pag. 189, euro 20,00) All’inizio era un occhio, soltanto un grande occhio apotropaico che sulla prua di ogni nave che aveva ambizioni di solcare mari poco domestici sfidava con lo sguardo l’orizzonte.
”All’inizio c’è dunque un grande occhio sgranato e malevolo al pare delle perfide onde, simile a un pesce, con ciglia e sopracciglia irte come pinne sul dorso. L’occhio è l’uovo da cui usciranno le figure femminili protese a prua, i seni regali, le mani che cercano di velarli portando una rosa al petto, i volti composti, le labbra socchiuse”. Donne, non uomini, raccomanda Claudio Magris in questo suo affascinante esercizio, più poetico che saggistico, dedicato alle Polene. Perchè se anche esistono figure maschili che adornavano la prua delle navi e se pure sono spesso generali ed eroi, non hanno nulla del valore simbolico e appunto quasi metafisico, delle Polene. Queste donne infatti, racconta Magris corredando il volume di un apparato iconografico di rara bellezza, avevano assunto la funzione che in origine aveva l’occhio, ovvero lanciare lo sguardo verso quell’orizzonte che i marinai non potevano fisicamente e non volevano mentalmente, guardare. Solo in quanto estrema sintesi della femminilità nel loro corpo offerto al nulla, quasi sempre senza gambe, il seno nudo, lo sguardo fiero, sono state oggetti si ma fatti di sogno.
”Chi è in preda al sentimento del sublime, scrive Kant, è immoto e attonito – ed è forse quest’ultimo aggettivo, attonito, che dice la fisiognomica della polena, la sua trasparenza e il suo segreto, lo spavento l’incanto e la corposa dignità che li affronta. Lo sguardo della polena è stupore, da cui nasce la poesia, malia delle cose viste la prima volta o come fosse la prima volta”. Lei vede il mare oltre il mare, mentre loro, i marinai, si agitano sul ponte indaffarati e al suo sguardo vengono attribuiti poteri di seduzione che ovviamente, come sempre per le figure femminili, sono positivi e negativi insieme, nutrono il mito nella loro ambiguità. Così ad esempio, ricorda Magris, ”quando Gunter Grass, nel Tamburo di latta, racconta la storia grottesca e luttuosa di Noibe, la polena verde che semina rovina, riprende – senza rielaborarli con la sua radicale creatività – i topoi della tradizione: la sventura che colpisce, nei secoli, tutti coloro che mettono le mani sulla polena maledetta”. Fascinazione distruttiva o salvifica che sia, spesso legata alla smania di possederla, amore e morte dunque, la polena ha attraversato i mari e anche la letteratura: da Karen Blixen ai poeti sudamericani come Neruda, a Giuseppe Sgarbi, che ne hanno subito il fascino. Oggetto che diventa letteratura, legno che si nutre di versi e che con la sua estrema sensibilità è capace di guardare oltre come fa Claudio Magris in queste meravigiliose pagine.

Robot e visioni di Asimov 100 anni dopoRinnovò la fantascienza dandole credibilità scientifica

01 gennaio 202014:54

La fantascienza, sin verso la metà del secolo scorso, era una narrativa coloritamente fantasiosa, più o meno pulp e di basso consumo e fu Isaac Asimov, nato in Russia a Petrovici il 2 gennaio 1920, quindi giusto cento anni fa, a darle una dimensione e valore diverso, più alto perché legata sempre a una plausibilità scientifica, a conoscenze che intendeva così rendere popolari, divulgative, arricchendole di riflessioni sociologiche e visioni futuristiche.
Un futuro che disegnava abbastanza in modo negativo, per mettere in guardia, per denunciare i vari pericoli che avrebbero potuto portare alla fine del pianeta e all’estinzione del genere umano, di cui grande metafora è la sua ‘Trilogia della Fondazione’ (Cronache della galassia, Il crollo della galassia centrale, L’altra faccia della spirale), che racconta del declino e caduta dell’Impero Galattico e dei lunghi anni d’interregno e di barbarie che ne seguono, ispirandosi a un classico storico come ‘Declino e della caduta dell’Impero romano’ di Edward Gibbon, creando una descrizione sociopolitica di un lontano futuro con cui nasce quella che viene definita psicostoriografia, basata per Asimov su alcuni comportamenti prevedibili dell’uomo messi a fuoco sviluppando secondo leggi matematiche e statistiche alcuni dati di partenza.
Con questa Trilogia, l’altro aspetto diventato quasi mitico dell’opera di Asimov è quello legato ai suoi numerosi racconti e romanzi sui Robot che misero quasi definitivamente da parte quella visione che ne faceva futuristici mostri alla Frankenstein, legando la programmazione del cervello di questi esseri ‘positronici’ a tre leggi fondamentali, tre imperativi categorici: 1 – Un robot non può arrecare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. 2 – Un robot deve obbedire agli ordini impartiti da un essere umano, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge. 3 – Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge. Dopo molti anni, a queste lo stesso Asimov, nell’ultimo racconto della serie dei Robot e nell’ultimo della saga delle Fondazioni, aggiunse una Legge Zero più generale e cui dovevano sottostare tutte le tre precedenti: 0 – Un robot non può danneggiare l’Umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l’Umanità riceva danno. Leggi che sono restate un punto di riferimento come la sua opera, che, pur nel passare degli anni e l’incredibile evoluzione scientifica, mantiene per il lettore il suo fascino letterario.
Asimov si laureò in Chimica alla Columbia University, essendo andato a vivere negli Stati Uniti all’età di tre anni, dove, la sua famiglia ebraica di origine russa, si era trasferita parendo a New York una drogheria che vendeva anche giornali e dove il giovane scoprì le prime riviste di fantascienza. A nemmeno vent’anni riesce a farsi pubblicare il suo primo racconto e non smetterà più di scrivere tutta la vita, continuando a pubblicare molte opere senza lasciare però i suoi studi e divenendo nel 1955 professore associato di biochimica, così che si dedicherà per quasi vent’anni solo alla divulgazione scientifica, riprendendo a alternare questa con nuovi testi letterari verso la fine degli anni ’70. Col tempo riprende in mano sia il Ciclo della Fondazione, sia il tema dei robot e nel 1992, poco prima di morire a New York il 6 aprile, vince per la sesta volta il premio Hugo per il racconto ‘Gold’.
Col suo lavoro per tutta la vita si impegnò anche socialmente, come fosse una conseguenza del suo pensare al futuro, sempre dalla parte progressista e del partito Democratico, esponendosi in favore del movimento femminista come contro la guerra in Vietnam, denunciando tra i primi nel 1991 l’effetto serra e i pericoli ambientali per il nostro pianeta, difendendo da ex immigrato il diritto all’immigrazione come l’esistenza dello stato di Israele, ma dicendosi non sionista perché mai nazionalista: ”Gli ideali in cui credo sono pace, libertà e sicurezza per tutti. Lo stato-nazione è obsoleto: abbiamo bisogno di un governo mondiale federale”.

Eletta la prima Miss del 2020, è una mamma di 24 anniSi chiama Beatrice Scolletta, è laziale, ha anche un gatto e cinque cani

01 gennaio 202020:19

Proclamata in diretta su Rai 1 da Amadeus a ‘L’Anno che verrà’ la prima Miss dell’Anno 2020, promossa alle selezioni finali di Miss Italia, 81a edizione. Si chiama Beatrice Scolletta, ha 24 anni, è nata a Roma ed è mamma di due figli: Leone di quattro anni e Vittoria Romana di undici mesi. Beatrice è “Miss 365 – Prima Miss dell’Anno 2020”, titolo che le consente di partecipare direttamente alle selezioni finali di settembre di Miss Italia.

Beatrice, sposata con Roberto, fashion designer con negozio di abbigliamento a Nettuno (Roma), dove risiede con la famiglia, studia Scienze e tecniche psicologiche ed è impiegata nella società di famiglia che su occupa di prevenzione e formazione sulla sicurezza sul lavoro.

La Miss, che ha una sorella, due genitori “super presenti”, ha anche un gatto e cinque cani aspira a realizzarsi “come mamma e come donna lavoratrice”. Al concorso è stata iscritta dal marito, otto anni di conoscenza con la nuova miss e un anno e mezzo di matrimonio. “Credevo nella sua vittoria”, ha detto. Perfezionista, maniaca della pulizia, molto alla mano, nonostante la prima impressione, la nuova Miss 365 ama scherzare e ridere di cuore.

La giuria di fotografi che, in un casting nazionale, ha scelto Beatrice era presieduta da Si chiama Beatrice Scolletta, è laziale, ha anche un gatto e cinque cani, il celebre “re dei paparazzi”. Ai posti d’onore Margot Truffa, 18 anni, romana, e Rebecca Puci, 22 anni, di Mantova, che saranno ammesse alle Prefinali nazionali di Miss Italia 2020. Home  Mappa del sito

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BUON 2020

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BUON 2020 A TUTTI VOI!

BUON 2020 A TUTTI VOI, CARI LETTRICI E LETTORI!

BUON 2020!

Auguro di Cuore e sinceramente a tutti Coloro che hanno la voglia, la pazienza, il desiderio di seguirmi, un anno che possa portarVi tutto ciò che desiderate, nel limite del possibile, come dico sempre! Inutile pretendere la Luna, meglio restare con i piedi ben saldi a terra, così ogni ulteriore miglioramento sarà una possibile rampa di lancio verso l’alto!

BUON 2020!

Mi auguro di crescere sempre di più conVoi e soprattutto Grazie a voi. Farò il mio massimo, come sto sempre cercando di fare, per fornirVi tutta l’informazione al meglio possibile, in modo imparziale, obbiettivo, approfondito e completo. Sottolineo che sono da solo a fare tutto ciò e, se l’unica pecca può essere qualche ritardo (vorrei essere sul pezzo sempre minuto perminuto ma ovviamente non è possibile, non ho doni di ubicuità o simili 🙂 ), Vi garantisco la massima celerità possibile, ma soprattutto, l’informazione completa, integrale ed affidabile, questo sì: sempre! Brindo con Voi virtualmente, uno ad uno, sperando che possiate crescere sempre di più! Come persone ed anche con me, aiutandomi a crescere! Sono trascorsi i primi 20 minuti di questo nuovo anno, il messaggio volevo farlo partire alle 00:00, ma sono stato rapito per brindare 🙂 ANCORA I MIEI PIù SINCERI AUGURI A TUTTI VOI! MAURIZIO BARRA

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ALLE 06:59 DI SABATO 28 DICEMBRE 2019

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Francesca Pansa, camminare nel dolore
Un romanzo, una storia familiare, l’avventura di un’epoca

27 dicembre 2019 04:52

– FRANCESCA PANSA, ‘NESSUNA NOTTE E’ INFINITA’ (Rizzoli, pag. 157, euro 18,00).
””Pochi giorni prima di Natale lei mi aveva detto: ‘Sarà il mio ultimo Natale, ci dovrete essere tutti a tavola, figli e nipoti, dobbiamo essere uniti, prometterci che ci vorremo più bene, che ognuno sia davvero più vicino agli altri, voglio preparare come ogni anno i cuddurielli”. Invece quel Natale Soave non lo festeggiò con la sua famiglia ma la traccia della sua vita è rimasta un po’ nella storia del nostro Paese e molto nel cuore della figlia Francesca che a modo suo, in un romanzo, un po’ saggio, un po’ memoria familiare ne ha ripercorso avanti indietro l’esistenza tanto significativa. Non perchè Soave abbia compiuto imprese eroiche, se per eroismo s’intende quello a cui ci hanno abituato (erroneamente a mio avviso) i ibri di storia, ma perchè l’eroismo l’ha vissuto giorno dopo giorno, ora dopo ora, nella sua battagliera quotidianità di giovane donna del sud con quattro figli e un marito amatissimo impegnato politicamente per cercare di dare alla sua famiglia un mondo migliore. Il maestro Ermanno che l’aveva scelta e l’aveva amata in un istante, sulle note di una canzone popolare, lui figlio di una maestra altrettanto coraggiosa e forte tanto da sfidare la fatica e il pregiudizio. Nipote di un ciabattino forse scanzafatiche ma illuminato di una saggezza antica, fatta di proverbi e citazioni e ‘gossip’ da bar di paese. La sapienza di una Calabria anomala, lontana dagli stereotipi, racchiusa in queste pagine dove si parte dalle viuzze di Castrovillari per arrivare a Roma, dove in più fasi, sempre dolorose, si trasferirà una famiglia sempre legata dall’amore e dalla passione.
Pagine in cui si trovano personaggi come gli zii soldati , Saverio e Giovanni, morti nello stesso giorno, insieme, il 16 dicembre, nella prima guerra mondiale in trincea, tanto da far impazzire la nonna Saveria – la mamma di nonna Rosina – che si consumerà per il dolore. Vite vissute insomma nelle varie generazioni, sempre cariche di valori significanti, di caratteri che danno il senso della trasformazione di un mondo e della battaglia di chi ha creduto che agire non sia mai inutile e in questo modo ha disegnato la sua esistenza. Figure che nel libro sono sapientemente alternate da Francesca Pansa a pagine dedicate a grandi autori, e al loro rapporto con la famiglia, da Virginia Woolf e la madre Julia, Ennio Flaiano e il suo rapporto con la figlia, Alberto Moravia che non credeva nei sogni, l’infanzia esilio di Aldo Rosselli. Pagine radicate insomma nell’oggi dove universale e locale sono i fili di uno stesso tessuto di emozioni.

il Piccolo Coro dell’Antoniano torna in tour in CinaPer il 5/o anno concerti sold out a Shanghai, Nanchino e Pechino

BOLOGNA27 dicembre 201911:39

– Quinta tournée in Cina e otto concerti ‘sold out’ per il Piccolo Coro dell’Antoniano: sei al Children’s Art Theatre di Shanghai, dal 31 dicembre al 2 gennaio, e due il 4 gennaio a Nanchino, al Jiangsu Center for the Performing Arts. Il tour si chiuderà a Pechino, dove per la prima volta il Coro diretto da Sabrina Simoni farà la sua comparsa sul primo canale nazionale televisivo, Cctv-1, in uno dei programmi di maggiore successo della rete, ‘Everlasting Classics’.
Protagoniste dei concerti sono le canzoni dello Zecchino d’Oro, in particolare della 62/a edizione, alternate a grandi classici: da pezzi intramontabili come ’44 gatti’ (in una versione bilingue italiano/cinese) e ‘Il coccodrillo come fa’ alla prima hit estiva del Piccolo Coro ‘Come i pesci, gli elefanti e le tigri’. In scaletta anche un brano interpretato assieme ad alcuni bambini cinesi. Con questo viaggio salgono a 31 le trasferte internazionali del Coro, che è anche Ambasciatore Unicef e Portavoce della Solidarietà dell’Antoniano.

18 regali, una storia triste inno alla vitaLa vicenda Girotto arriva in sala con Leo, Porcaroli e Puccini

27 dicembre 201911:43

Una storia triste che più triste non potrebbe essere, eppure ’18 regali’ di Francesco Amato, ispirato alla straordinaria vicenda di Elisa Girotto, alla fine oltre a commuovere è un grande inno alla vita. Perfetto così anche per un’uscita natalizia, quella del 2 gennaio con Vision Distribution.
Cosa racconta questa sorta di dramedy? La storia vera di Elisa Girotto, una donna che ha commosso il mondo lasciando 18 regali per i futuri compleanni della figlia quando ha scoperto di avere un tumore e poco tempo per vederla crescere. Così, come racconta il film, ogni anno Alessio (Edoardo Leo) consegna alla figlia Anna (Benedetta Porcaroli) un regalo lasciatole dalla mamma Elisa (Vittoria Puccini). Ma Anna cresce come una ribelle, in guerra con il mondo e lo stesso padre, non avendo mai davvero accettato la morte della mamma. Così il giorno del suo diciottesimo compleanno, quando si ritrova a scartare l’ultimo regalo della madre, la sua rabbia è al massimo, tanto che scappa dalla festa organizzata per lei dai suoi parenti.
Si ritrova così a vagare nella notte per strada quando un’auto all’improvviso la investe. Al suo risveglio in ospedale si ritrova, in una sorta di crasi spazio-temporale, faccia a faccia con quella madre che non ha mai conosciuto (è proprio lei infatti ad averla investita). Per loro, madre e figlia, l’occasione finalmente di conoscersi. Inizialmente sono solo due sconosciute, ma piano piano arriva per Elisa e Anna la consapevolezza che le loro vite sono legate da un destino di dolore, gioia e speranza.
’18 regali’, prodotto da Lucky Red, 3 Marys e Rai Cinema, spiega il regista oggi a Roma, ha avuto una vita travagliata.
“Inizialmente – dice Amato – non volevo farlo, ero spaventato.
Poi sono andato a trovare Alessio Vincenzo, il marito di Elisa, che tra l’altro ha partecipato anche alla sceneggiatura, che mi ha svelato qualche segreto della moglie. Soprattutto mi ha fatto leggere le sue lettere, degli scritti per certi versi filosofici in cui c’è un grande messaggio di speranza. E questo, alla fine, mi ha convinto ad andare avanti”.
Dice invece Vittoria Puccini: “Quando ho visto gli scritti di Elisa e le sue lettere ho capito quanto dentro quelle sue parole ci fosse di positivo. Sono un inno alla vita anche e proprio per la grande semplicità che vi si avverte”.
E spiega ancora meglio la brava Benedetta Porcaroli (Baby), capace di essere a suo agio in ogni registro interpretativo: “Non doveva essere un film ricattatorio – ci tiene a dire l’attrice 21enne -, dove si piange e ci si dispera. Ci siamo sempre contenuti per non cadere in questo errore”.
Conclude, infine, il regista: “Può sembrare una cosa bizzarra, ma questo film io l’ho visto anche come una commedia.
E va detto che ci siamo divertiti parecchio, cercando sempre di evitare ogni patetismo”.

A Milano 80 mila visitatori per Canova alle GallerieApertura straordinaria lunedì, visite anche il 1 gennaio

MILANO27 dicembre 201912:53

– Sono oltre 80 mila in due mesi i visitatori alla mostra Canova -Thorvaldsen che resterà aperta fino al 15 marzo alle Gallerie d’Italia di Milano con 160 opere fra cui le sculture di Amore e Psyche e Le Grazie.
Proprio per il successo di pubblico la mostra sarà visitabile, con apertura straordinaria, anche lunedì dalle 9.30 alle 18. Il 31 le Gallerie saranno aperte invece dalle 9.30 alle 18 e il primo gennaio dalle 14.30 alle 19.30.
“C’è una particolare soddisfazione per l’attenzione ricevuta e per il gradimento da parte del pubblico per la mostra dedicata al dialogo tra Canova e Thorvaldsen. Quest’anno ormai verso la conclusione – ha osservato Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni storici di Intesa Sanpaolo -, si è rivelato uno dei più significativi dall’apertura delle Gallerie di Piazza Scala, avvenuta nel novembre del 2011. Un’ulteriore dimostrazione del valore dell’impegno di una grande impresa privata nel difendere e diffondere l’importanza della cultura per il nostro Paese”.

Biagio Antonacci da solo a teatro per serie concertiDal 29 settembre al Carcano in versione raccolta e personale

MILANO27 dicembre 201912:55

– Non un tour, non i palazzetti o gli stadi: Biagio Antonacci ha scelto di tenere una serie di concerti stanziali, da solo sul palco del Teatro Carcano di Milano, dal 29 settembre, per presentare in una veste più raccolta e personale il suo ultimo album, ‘Chiaramente visibili dallo spazio’.
Il cantautore milanese dedicherà al suo pubblico atmosfere intime in grado di spogliare le sue canzoni più note da tutti i loro ornamenti, permettendo di apprezzarle proprio come sono nate e come sono state concepite in fase di composizione. Per agevolare i fan, sarà realizzata una app dedicata per cercare le soluzioni di viaggio ottimali, nonché prenotare treni, parcheggi convenzionati, trasporto pubblico locale, taxi, e addirittura cercare l’hotel più adatto o godersi un aperitivo pre-show in teatro.
Le prevendite sono disponibili online su ticketone.it dalle 16 del 27 dicembre e nei punti vendita dal 3 gennaio 2020. LEGGI TUTTO SUL MONDO ECONOMICO VAI ALLE PREVISIONI METEO INTERATTIVE

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Opera Roma, 2019 boom per incassi e spettatori
Oltre 15 milioni di euro (+8,4% sul 2018), pubblico + 8%

ROMA27 dicembre 201915:59

– Oltre 15 milioni di euro di incassi, nel 2019, per il Teatro dell’Opera di Roma, che registra un incremento dell’8,4 per cento rispetto al 2018 con un bilancio di fine anno che definisce “di grandi successi”. Un risultato “ancora più interessante – fanno notare dalla direzione del Costanzi – se valutato sul medio-lungo periodo , con gli incassi che dal 2013 sono più che raddoppiati”.
Aumenta anche il numero degli spettatori , che passa dai 246.675 dello scorso anno ai 266.500 del 2019, con un incremento di circa 19mila persone (+8%).
Soddisfatta la sindaca di Roma Virginia Raggi, presidente del teatro, che in una nota sottolinea lo “straordinario lavoro di squadra, quest’anno arricchito dalla presenza di Acea e Camera di Commercio di Roma divenuti soci della nostra Fondazione, che ha condotto a risultati importanti”. Risultati, “superiori alle aspettative”, fa notare il soprintendente Carlo Fuortes , che si dice orgoglioso dei risultati raggiunti dal teatro in termini di spettatori e di incassi .
Il teatro ricorda infine il bilancio artistico della stagione con tanti spettacoli di successo, da Les vepres siciliennes di Verdi diretto da Daniele Gatti all’Orfeo e Euridice di Gluck diretto da Gianluca Capuano , dall’Idomeneo di Mozart con la direzione di Michele Mariotti a La Vedova Allegra con la regia di Damiano Michieletto. E poi la danza con la Serata Philip Glass affidata a tre diversi coreografi e Biancaneve, coreografato da Angelin Preljocaj , ottima prova del corpo di ballo, diretto da Eleonora Abbagnato, a confronto con differenti declinazioni del linguaggio coreografico di oggi.

Teatro: è morta Donatella Ceccarello, recitò con ViscontiAttrice e autrice, ha lavorato anche per la tv

27 dicembre 201918:01

– È morta a Roma l’attrice Donatella Ceccarello, volto noto del teatro italiano, apprezzata interprete goldoniana e shakesperiana. Nata il 6 giugno 1937 a Belluno, lascia il figlio Marco.
E’ del 1962 il suo debutto come professionista della scena, dove ha lavorato nei principali teatri stabili italiani, diretta dai importanti registi: da Giorgio Strehler al Piccolo di Milano, a Luchino Visconti allo Stabile di Roma, in occasione della sua inaugurazione, con ‘Il Giardino dei Ciliegi’ di Checov, da Luigi Squarzina a Sandro Sequi, e ancora Edgardo Siroli, Alfredo Arias, Benno Besson, Marco Bernardi, Franco Enriquez, mentre per Maurizio Scaparro è stata la Regina nel ‘Riccardo II’ e la Siora Marta nelle ‘Ultime Sere di Carnovale’ di Goldoni.
Da Visconti Donatella Ceccarello apprese la cura della parola e imparò a difendere uno stile naturale, che diventò il suo tratto distintivo, recitando al fianco anche di Mariangela Melato e Valeria Moriconi.
E’ stata anche autrice teatrale e diversi copioni li ha portati in scena con la sua stessa regia.

Rai: Mediterraneo, viaggio lungo un anno nel meglio del 2019

PALERMO27 dicembre 201918:01

– Un viaggio lungo un anno che ha toccato decine di Paesi e affrontato ogni argomento: la prossima puntata di Mediterraneo, la rubrica nazionale della TgR in onda domenica alle 12,25 su RaiTre, riproporrà alcuni dei migliori servizi trasmessi nel corso del 2019.
Si comincia con “Il volto di Gesù”, di Piero Marrazzo. Con la barba o senza, adulto o giovane, occhi scuri o celesti: le molte raffigurazioni di Cristo nella storia. E in Israele la scoperta di uno degli affreschi più antichi.
Quindi “La prigione delle madri” di Amedeo Ricucci. Un viaggio nel campo di Al Hol, nel deserto siriano, che ospita solo donne e bambini. Settantamila persone, miliziane o familiari di terroristi dell’Isis.
Il viaggio prosegue in Spagna per “La città intelligente” di Lucia Basso: a Barcellona una rete di connessioni gestisce trasporti, parcheggi, illuminazione, acqua e rifiuti. Tra gli artefici della rivoluzione digitale c’è una economista italiana.
Infine in Francia. “Notre Dame rinascerà così”: Stefano Ziantoni racconta come potrebbe rinascere la cattedrale parigina distrutta dal terribile rogo del 15 aprile. Tetto e guglia di cristallo, o vetri colorati, oppure un giardino o fasci di luce.

Cinema: Pinocchio di Garrone campione di incassiIl regista: “Un’emozione sapere che in tanti lo hanno visto”

27 dicembre 201918:45

– Nel giorno di Santo Stefano, per tradizione uno dei più ricchi dell’intero box office italiano, Pinocchio di Matteo Garrone è primo al botteghino, sfiorando 1,9 milioni di euro e superando così i 6,5 milioni di incasso complessivo.
Un dato che, unito a quello altrettanto positivo del 25 dicembre (oltre 1 milione di euro), fa di Pinocchio il maggiore risultato del Natale 2019.
Soddisfattissimo il regista Matteo Garrone: “Che emozione sapere che il film è stato visto da tanti spettatori, grandi e piccoli.
Vogliamo ringraziare tutto il pubblico che ha scelto Pinocchio e che si è lasciato trasportare per un paio di ore in un mondo magico, dove il reale si mescola al fantastico”.

Teatro: Cechov di Kriszta Szekely debutta al CarignanoUngherese firma nuova produzione Stabile Torino con Pierobon

TORINO27 dicembre 201919:40

– E’ la tragedia delle occasioni mancate, delle aspirazioni deluse, dell’incapacità di essere felici. Racchiude l’essenza del teatro di Anton Čechov, il senso di fallimento, Zio Vanja, capolavoro del drammaturgo russo che approda al Carignano con la direzione della giovane regista ungherese Kriszta Székely, astro nascente del teatro europeo che firma la sua prima regia in Italia per la nuova produzione dello Stabile di Torino.
La prima nazionale di questa nuova edizione del dramma cechoviano il 7 gennaio, con repliche fino al 26 gennaio. Nel cast, tra gli altri, Paolo Pierobon, Ivano Marescotti, Ariella Reggio.
“Zio Vanja è il testo più satirico di Cechov – spiega Kriszta Székely – I personaggi illudono se stessi e gli altri con mutue bugie. Sono pervasi da grandi sentimenti, passioni e piani per cambiare il mondo, ma non sono capaci di viverli e lasciano passare la vita senza esserne partecipi. L’adattamento e lo spettacolo indagano questo modo di essere nella realtà odierna”.

Gandolfo racconta il Piemonte che cambiaArriva la nuova edizione dell’annuario del giornalista

TORINO27 dicembre 201910:30

– Un 2019 nel segno del cambiamento.
E’ questa la chiave di lettura di “Un anno in Piemonte”, la nuova edizione dell’almanacco (EnneCi Communication, 370 pagine, 20 euro) compilato dal giornalista Beppe Gandolfo. Cambia il governatore, che ora è Alberto Cirio; cambiano i sindaci di tanti Comuni, cambia Fca con le nozze con Peugeot, “cambia rotta” il Tav con il via libera del premier Conte, cambia il mondo dello sport: Torino passa dal sogno di un’Olimpiade alla realtà delle Afp di tennis, mentre sulla panchina di una Juve che conquista l’ottavo scudetto consecutivo parte Allegri e arriva Sarri.
Il tutto, nel libro, si snoda nella tradizionale forma del diario (per ogni giorno dell’anno sono riportate le notizie più importanti) con a margine un sontuoso condimento di dati, statistiche, tabelle e approfondimenti. “Continuiamo – scrive Gandolfo – a raccontare la nostra terra con la voglia, l’entusiasmo e l’impegno del 2002, anno in cui cominciammo le pubblicazioni”.

Suona mentre viene operato al cervelloL’intervento alle Molinette di Torino con tecnica asleep-awake

TORINO27 dicembre 201914:16

– Ha suonato chitarra e tamburello in sala operatoria, alternando il repertorio proposto dalla neuropsicologa a momenti di improvvisazione mentre veniva operato al cervello per un tumore. Un musicista di 35 anni è stato operato da sveglio, alle Molinette della Città della Salute di Torino, con la tecnica ‘asleep-awake’, che consente una exeresi massimale con minimi rischio di deficit neurologici permanenti attraverso il monitoraggio delle funzioni del paziente. L’intervento è perfettamente riuscito.
Non è la prima volta che l’equipe neurochirurgica del professor Diego Garbossa – composta da Antonio Melcarne, Matteo Monticelli, Filippo Veneziano Santonio e Pietro Zeppa – utilizza la awake surgery, la chirurgia a paziente sveglio, per testare le ‘funzioni superiori’ dell’essere umano in sala operatoria durante la rimozione di lesioni celebrali. Nel caso del musicista, compositore della band ‘LaStanzadiGreta’ Alan Brunetta, oltre a salvargli la vita l’intervento ha preservato le sue abilità creative.

Zalone, “Sperimento l’Africa e torno col barcone”In Tolo Tolo l’Italia vista da lontano. In sala in 1200 copie

27 dicembre 201920:26

Più sorrisi che risate in questo atteso Tolo tolo di Checco Zalone, primo film da lui diretto e con una sceneggiatura condivisa con Paolo Virzì. Uscita monstre, 1200 copie distribuite da Medusa dal 1 gennaio per questo film che parla di Africa, emigrazione, Italia, politici improvvisati e fascismo (“Tutti lo abbiamo dentro come la candida”, dice a un certo punto il protagonista Checco approdato in Africa dopo il fallimento dei suoi sogni in Italia). E il trailer sull’emigrazione che ha fatto tanto discutere? Neppure una immagine : “Il trailer non c’entra niente con il film – spiega Zalone – lo avevamo concepito come promozione, ma nessuno si aspettava che andasse a finire nelle prime pagine dei giornali”.
Un film che piacerà a Salvini? “Non c’è proprio Salvini nel film, comunque non volevo fare un film contro di lui. E poi se è contro di lui sarà Salvini stesso a dirlo”. Gli fa eco il produttore Pietro Valsecchi: “Non avrei investito venti milioni di euro per fare un film contro Salvini”.
Questa la storia del film, davvero cattivo solo verso certa Italia cialtrona, ipocrita e vigliacca e, soprattutto, piena di politici improvvisati, su tutti Luigi Gramegna (Gianni D’Addario) dalla carriera lenta, inesorabile e senza merito, da disoccupato a primo ministro (“l’ho immaginato con il carattere di Di Maio, vestito come Conte e con il linguaggio di Salvini”).
Girato tra Kenya, Marocco e Malta, dove sono stati ricreati i campi di detenzione libici, il film ha come protagonista Checco (Zalone), un sognatore che deluso dalla madre patria si trasferisce in Africa dove assiste allo scoppio di una guerra civile con l’arrivo di una sorta di Isis o di Boko Haram.
Vorrebbe tornare indietro, solo che non può farlo perché in Italia è inseguito dai creditori. Si ritrova quindi nella stessa situazione dei migranti: nessuno lo vuole, specie quando la sua famiglia scopre che la sua scomparsa estingue definitivamente i suoi debiti.
L’Africa vissuta da Checco è ovviamente quella piena dei luoghi comuni dell’italiano medio all’Alberto Sordi (“un attore a cui guardo sempre”) dove per accogliere un bambino gli si dice “dammi la zampa” e dove le nere sono quelle destinate a diventare escort. “Chi è davvero il mio personaggio? Semplice – dice Zalone – è uno incapace di guardare oltre i suoi piccoli problemi. E se scoppia una bomba vicino a lui e muore della gente non gliene frega niente”.
Quanto ha pesato il successo al box office dei precedenti film sulla realizzazione di quest’ultimo? “Ha contato molto, dieci su dieci, bisogna riempire le sale!” Nel cast, oltre un cameo di Niki Vendola, ci sono Souleymane Sylla, Manda Touré, Nasser Said Birya, Alexis Michalick, Arianna Scommegna, Antonella Attili, Nicola Nocella, Diletta Acquaviva, Maurizio Bousso e Sara Putignano.

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IL CERVELLO COME INTERFACCIA

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IL CERVELLO COME INTERFACCIA

IL CERVELLO COME INTERFACCIA, POTREBBE ACCADERE ENTRO IL 2030, SECONDO ERICSSON. è L’INTERNET DEI SENSI

AGGIORNAMENTO IN “TECNOLOGIA”/”SCIENZA”/”MEDICINA SALUTE E BENESSERE” DELLE 03:23 DI DOMENICA 22 DICEMBRE 2019

IL CERVELLO COME INTERFACCIA

L’Internet dei sensi, la tecnologia che interagisce con vista, udito, gusto, olfatto e tatto, diventerà realtà entro il 2030. Sono le previsioni tecnologiche di Ericsson nella nona edizione del report ‘Hot Consumer Trends’. Nel giro di dieci anni, in pratica, utilizzando il cervello umano come interfaccia, i dispositivi elettronici dialogheranno con i nostri pensieri, dando vita ad una nuova forma di interazione. A dare una spinta a questa tendenza saranno la realtà aumentata e virtuale, il 5G e l’automazione.
Il traino verrà anche dall’intrattenimento e dello shopping online sempre più immersivo, ma anche dalla crisi climatica e dalla necessità di ridurne al minimo l’impatto ambientale.
Un’idea di quello che ci aspetta si può avere dall’acquisizione conclusa poche settimane fa da Facebook. Ha comprato Ctrl-Labs, una startup che sta studiando il modo di consentire alle persone di comunicare con i computer tramite segnali cerebrali. In particolare lavora ad un braccialetto “che dia alle persone il controllo dei loro dispositivi come una naturale estensione del movimento”. Un passo intermedio alla creazione di interfacce che consentano alle persone di controllare e utilizzare i computer tramite il pensiero. LEGGI TUTTO SULLA TECNOLOGIA