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DALLE 08:49 DI VENERDì 07 DICEMBRE 2018

ALLE 02:04 DI SABATO 08 DICEMBRE 2018

SOMMARIO

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Apple brevetta gli auricolari biometrici
Universali e interscambiabili, misurano battito e temperatura

Dopo Google+ chiude anche la chat AlloUtilizzabile fino a marzo, l’esperienza confluirà in Messaggi

Sleep texting frequente tra ragazziUsa, non ricordano di averlo fatto, comunicazioni senza senso

Australia incalza big del web, chiede accesso a messaggi criptatiOk a legge per dare più poteri a polizia e agenzie sicurezza

Casa Bianca, caso Huawei legato a sicurezza nazionaleUe, non sappiamo molto ma legge Cina obbliga a intelligence

Antitrust multa Facebook per 10 milioni di euroPer violazioni del codice del consumo

Microsft, più regole per riconoscimento facciale”Rischiamo di non controllarla più”

Honor, arriva smartphone con display foratoSarà presentato il 22 gennaio a Parigi

Realtà virtuale simula la mafia, al pc per combatterlaRisultato del Cnr, riprodotto il fenomeno del pizzo a Palermo

AlphaZero, il programma che può battere l’uomo in ogni giocoDagli scacchi al Go, impara da solo giocando contro sé stesso

Arrivano le batterie del futuro, dureranno settimaneSi basano su un approccio alternativo che utilizza il fluoruro

Onu, oltre metà della popolazione mondiale usa InternetSono 3,9 miliardi di persone, crescono paesi in via di sviluppo

In Sardegna nasce Supercervellone HuaweiSi chiama Ioc e può gestire dal traffico ai parcheggi ai rifiuti

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Apple ha registrato un brevetto per auricolari più evoluti rispetto agli attuali AirPods, dotati di sensori biometrici per monitorare la salute e l’attività fisica.
Gli auricolari saranno anche universali, cioè disegnati per adattarsi a ogni tipologia di orecchio, e interscambiabili: si potranno mettere indifferentemente nell’orecchio destro o sinistro, e saranno in grado di riconoscere in quale dei due sono inseriti.
Il brevetto mostra auricolari simmetrici e identici, diversi da quelli attuali che hanno un destro e un sinistro. Almeno uno dei due apparecchi sarà dotato di sensori in grado di rilevare vari parametri, tra cui il battito cardiaco e la temperatura.
L’arrivo sul mercato di tecnologie brevettate è incerto, ma le indiscrezioni indicano che Apple ha in programma di introdurre nuovi auricolari. Secondo l’analista Ming-Chi Kuo, la casa di Cupertino avrebbe intenzione di lanciare nuovi AirPods resistenti all’acqua e con cancellazione del rumore agli inizi del 2019, e un nuovo paio di auricolari, completamente ridisegnato, nel 2020.

Dopo Google+, il social mai decollato e chiuso a ottobre, la compagnia di Mountain View mette la parola fine anche su Allo, la chat che non è riuscita a sostituire WhatsApp, Messenger e Snapchat nel cuore degli utenti. Sul suo blog Google ha annunciato che Allo andrà in pensione il prossimo marzo; fino ad allora si potrà scaricare una copia proprie conversazioni.La notizia non è inattesa: lo scorso aprile Big G aveva reso noto lo stop agli investimenti in Allo, incapace di “raggiungere il livello di popolarità sperato”. Allo, lanciata nel settembre 2016, si distingue dalle altre chat per il fatto di avere l’assistente virtuale di Google a bordo.Google ha spiegato che l’esperienza di Allo confluirà in Messaggi, l’applicazione per sms “arricchiti” che si trova sui dispositivi Android e che attualmente conta 175 milioni di utenti, grazie agli accordi con 40 operatori mobili e costruttori di smartphone.Google ha inoltre confermato l’ulteriore sviluppo di Duo – applicazione per videochiamate che si trova anche su iPad, tablet Android e display smart – e l’impegno sulla chat Hangouts, ma nella sua declinazione per aziende.

Un numero crescente di adolescenti e studenti universitari negli Usa si connette con gli amici tramite i dispositivi elettronici come i telefonini anche nel cuore della notte e spesso non ricorda di averlo fatto. I Millenials, insomma, sono sempre più preda dello ‘sleep texting’, cioè l’invio di messaggi mentre si sta per prendere sonno o si è ancora addormentati. Le comunicazioni spedite sono spesso prive di senso, non danno risposte sensate a domande, e sono quindi più che pericolose imbarazzanti. Lo rileva una ricerca condotta su 372 ragazzi dalla Villanova University, pubblicata sulla rivista Journal of American College Health. “La maggior parte non aveva memoria del fatto di aver inviato messaggi o del loro contenuto – dice Elizabeth B.Dowdell, autrice dello studio – il fatto di non ricordare non è sorprendente, poiché la ricerca sul sonno ha scoperto che le persone che si svegliano dopo aver dormito per più di qualche minuto non sono in grado di ricordare i minuti prima di addormentarsi”. Più di un quarto (25,6%) degli studenti nel sondaggio ha riferito di aver inviato messaggi nel sonno; la maggioranza (72%) ha riferito di non ricordare di averlo fatto.Lo ‘sleep texting’ secondo gli studiosi è collegato a un sonno interrotto e ha un’influenza sulla qualità del sonno stesso, che se insufficiente e irregolare oltre a minare il rendimento scolastico e universitario può portare a un significativo squilibrio emotivo, affaticamento e scarsa concentrazione.I cellulari non sono l’unico tipo di tecnologia utilizzata dagli studenti. Secondo gli studiosi andrebbero valutati con attenzione anche laptop, tablet e e-reader. Quando è stata misurata la quantità di sonno durante la settimana rispetto al week end, gli studenti con quattro o più dispositivi tecnologici in camera da letto risultavano dormire significativamente meno di quelli con tre o meno.
Il parlamento australiano ha approvato una legge che chiede ai big della tecnologia di fornire alle forze dell’ordine e alle agenzie di sicurezza l’accesso alle comunicazioni crittografate, cioè quelle rese segrete grazie ad una particolare tecnologia, adottata ad esempio da WhatsApp.Secondo il primo ministro australiano Scott Morrison – riporta l’Associated Press – la normativa costringe grandi aziende tecnologiche come Facebook e Google ad aiutare la polizia con i messaggi crittografati inviati, ad esempio, da estremisti e criminali. “E’ molto importante per dare a polizia e agenzie di sicurezza la possibilità di entrare nelle comunicazioni crittografate”, ha spiegato Morrison. Il partito laburista, all’opposizione, ha accettato di sostenere la norma come misura di emergenza in vista dei grandi raduni di folla di Natale e Capodanno. I difensori della privacy e i big della tecnologia si sono fortemente opposti al disegno di legge. Apple, scrive il New York Times, contesta l’idea “che l’indebolimento della crittografia sia necessario per aiutare le forze dell’ordine”.”Solo negli ultimi cinque anni – ha aggiunto – abbiamo elaborato oltre 26.000 richieste di informazioni da parte delle forze dell’ordine australiane per aiutare a indagare, prevenire e risolvere crimini”. La società di Cupertino fu protagonista nel 2016 di un braccio di ferro con l’Fbi, proprio per l’accesso a conversazioni criptate sull’iPhone del killer di San Bernardino.

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Il caso Huawei è semplicemente un caso legato alla sicurezza nazionale e non dovrebbe interessare i negoziati con la Cina sul commercio: lo ha detto il consigliere economico della Casa Bianca Larry Kudlow che si è detto ottimista sui colloqui con Pechino.
E sul caso interviene anche l’Ue. “In realtà non sappiamo molto ma come persone normali dobbiamo essere preoccupati”. Così il vicepresidente della Commissione Ue al digitale Andrus Ansip, affermando che “dobbiamo essere preoccupati perché la Cina ha fissato nuove regole in base a cui le loro imprese devono cooperare con la loro intelligence” e “io sono sempre stato contrario a backdoor obbligatorie”. “Non è un buon segno quando le imprese devono aprire i loro sistemi ai servizi segreti”, ha aggiunto.
“Non conosciamo esattamente le ragioni per arrestare qualcuno in Canada”, ha aggiunto Ansip in merito al caso Huawei su cui non è entrato nel merito.
“Posso assicurare a tutti che siamo un Paese con un sistema giudiziario indipendente e che le autorità competenti hanno preso le decisioni su questo caso senza alcun coinvolgimento o interferenza politica”. Lo ha detto il premier canadese Justin Trudeau in merito all’arresto della top manager di Huawei Meng Wanzhou, avvenuto in Canada nell’ambito di un’indagine Usa. Trudeau ha anche detto di essere stato informato con qualche giorno di preavviso dell’intenzione delle autorità canadesi di arrestarla.
Meng Wanzhou, 46 anni, vicepresidente e capo finanziario del colosso delle telecomunicazioni cinesi Huawei, nonché figlia del suo fondatore Ren Zhengfei, è stata arrestata nell’ambito di una indagine Usa su un presunto uso del sistema bancario mondiale per eludere le sanzioni americane all’Iran, in particolare tramite HSBC Holdings Plc. Lo scrivono alcuni media Usa, precisando che Hsbc non sarebbe però sotto inchiesta. Huawei era nel mirino della giustizia americana almeno dal 2016.

 

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso l’istruttoria, nei confronti di Facebook Ireland Ltd. e della sua controllante Facebook Inc. per presunte violazioni del Codice del Consumo, irrogando alle società due sanzioni per complessivi 10 milioni di euro.”Stiamo esaminando la decisione e speriamo di poter lavorare con loro per fare chiarezza in merito a quanto contestato – commenta un portavoce di Facebook -. Quest’anno abbiamo reso più chiare le nostre Condizioni d’uso e le nostre normative, in modo da aiutare le persone a capire meglio come utilizziamo i dati e come funziona il nostro business. Abbiamo anche reso le nostre impostazioni sulla privacy più facili da trovare e utilizzare e lavoriamo costantemente per migliorarle. Le persone hanno il possesso e il controllo delle loro informazioni personali su Facebook”. L’Antitrust ha accertato che Facebook, induce ingannevolmente gli utenti consumatori a registrarsi nella piattaforma Facebook, non informandoli adeguatamente e immediatamente, in fase di attivazione dell’account, dell’attività di raccolta, con intento commerciale, dei dati da loro forniti, e, più in generale, delle finalità remunerative che sottendono la fornitura del servizio di social network, enfatizzandone la sola gratuità. “In tal modo, gli utenti consumatori hanno assunto una decisione di natura commerciale che non avrebbero altrimenti preso (registrazione al social network e permanenza nel medesimo)”.L’Autorità ha inoltre accertato che Facebook, attua una pratica aggressiva in quanto esercita un “indebito condizionamento” nei confronti dei consumatori registrati, i quali subiscono, senza espresso e preventivo consenso la trasmissione dei propri dati da Facebook a siti web/app di terzi, e viceversa, per finalità commerciali. L’indebito condizionamento deriva “dall’applicazione di un meccanismo di preselezione del più ampio consenso alla condivisione di dati”. In considerazione dei rilevanti effetti della pratica sui consumatori, l’Autorità ha altresì imposto al professionista, ai sensi dell’art. 27, comma 8, del Codice del Consumo, l’obbligo di pubblicare una dichiarazione rettificativa sul sito internet e sull’App per informare i consumatori.

Microsoft chiede al governo Usa più regole sul riconoscimento facciale, una tecnologia in grande espansione. “Se non agiamo, rischiamo che da qui a cinque anni si ampli in modo tale da non riuscire più controllarla”, dice in un post Brad Smith, chief counsel di Microsoft. Il manager, inoltre, sostiene che la revisione dei risultati di questa tecnologia debba essere affidata agli uomini e non al computer.Soprattutto, aggiunge, “quando le decisioni possono creare un rischio di danno fisico o emotivo ad un utente oppure quando possono esserci implicazioni sul fronte dei diritti umani o fondamentali, o laddove la libertà personale o la privacy di un consumatore possano essere intaccate”. La tecnologia di riconoscimento facciale viene comunemente utilizzata per attività quotidiane come ad esempio sbloccare telefoni e taggare gli amici sui social media. Ma i progressi dell’intelligenza artificiale e la proliferazione delle telecamere, come in Cina, hanno reso sempre più facile monitorare ciò che gli individui stanno facendo.Microsoft non è l’unica a sollevare preoccupazioni sull’uso di questa tecnologia. A maggio, l’Aclu, associazione americana per i diritti civili, ha rivelato che Amazon stava vendendo la sua tecnologia di riconoscimento facciale, Rekognition, alle forze dell’ordine negli Stati Uniti. Un test condotto da Aclu a luglio ha rilevato che il sistema confondeva 28 membri del Congresso con noti criminali.
In arrivo uno smartphone con display forato. Dovrebbe essere quello di Honor atteso il 22 gennaio a Parigi: la foto dell’invito mostra infatti un chiaro riferimento ad uno schermo bucato in alto a sinistra per ospitare la fotocamera anteriore. Honor View 20, questo dovrebbe essere

il nome del dispositivo, non sarà il primo smartphone con display forato al mondo.Samsung Galaxy A8s e Huawei Nova 4 saranno presentati prima, il 10 e il 17 dicembre, ma in Cina. Quella del display forato potrebbe essere una nuova moda nel settore, dopo la forma 18:9 del display e il ‘notch’, una tacca introdotta dall’iPhone X e poi copiata da tutti.
La realtà virtuale ha simulato la mafia e, in particolare, il fenomeno del pizzo a Palermo: il risultato potrebbe aiutare a individuare strategie efficaci per combatterla, perché la simulazione al computer permette anche di sperimentare le strategie di contrasto alla criminalità organizzata. Lo stesso modello potrebbe essere usato anche per contrastare il terrorismo. La simulazione, pubblicata sulla rivista Complexity, si deve al progetto europeo Gloders, al quale partecipa l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc).Coordinato dall’università britannica del Surrey, il progetto studia i meccanismi e le dinamiche di racket a livello europeo.
Il modello riproduce virtualmente, a Palermo, i meccanismi alla base della raccolta del pizzo, la forma di estorsione con cui i proprietari di attività commerciali sono costretti a versare una parte dell’incasso alla mafia in cambio di ‘protezione’.“Abbiamo identificato quali attori principali del modello i mafiosi, i commercianti, i cittadini, lo Stato e le associazioni non governative come Addiopizzo, da anni in prima linea contro la criminalità organizzata in Sicilia”, spiega Giulia Andrighetto del Cnr-Istc, che ha coordinato lo sviluppo del modello. Una volta identificati gli attori, sono state simulate le dinamiche del fenomeno e, confrontando i risultati con i dati reali raccolti a partire dagli anni ’80 a Palermo, è emersa una corrispondenza tra simulazione e realtà. I ricercatori hanno quindi testato due diverse strategie di contrasto alla mafia: una autoritaria e una dal basso “Nel primo approccio, ispirato alle strategie di lotta alla mafia messe in atto dallo Stato dagli anni ’80 – prosegue Andrighetto – vengono intensificati i controlli della polizia e applicate pene più severe in tribunale: una strategia efficace, ma costosa e poco adattabile a eventuali cambiamenti interni della mafia”.
Il secondo approccio prevede campagne di sensibilizzazione dei cittadini per renderli più coscienti dei danni economici ed etici causati dalla mafia, ma “anche in questo caso la strategia si rivela parzialmente efficace: si verifica un aumento delle denunce di estorsione, seguito però da azioni di ritorsione da parte della mafia, senza che ci sia una protezione adeguata messa in atto dallo Stato”. Secondo la ricercatrice, una raccomandazione che emerge dallo studio è quindi che lo Stato “deve assicurare che le iniziative di cambiamento sociale dal basso siano sostenute da un’azione legale e che tale linea di intervento integrata sia portata avanti fino a che il fenomeno non viene estirpato”. Lo stesso approccio può essere applicato anche ad altri ambiti della criminalità e in quest’ottica il gruppo del Cnr è coinvolto anche nel progetto europeo ‘Proton’ che punta a capire i meccanismi di reclutamento nelle altre forme di criminalità organizzata e nelle reti terroristiche.

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Si chiama AlphaZero ed è un programma per computer basato sull’Intelligenza Artificiale che può battere gli esseri umani in tutti i giochi da tavolo, anche quelli più complessi come scacchi, Go e shogi, noto anche come scacchi giapponesi. Il programma, realizzato dall’azienda inglese DeepMind e descritto in un articolo sulla rivista Science, è in grado di imparare da solo conoscendo esclusivamente le regole di base e giocando contro sé stesso, fino a diventare un campione.

Da tempo la capacità dei computer di vincere contro gli esseri umani ai loro stessi giochi è considerata un punto di svolta fondamentale nei progressi dell’Intelligenza Artificiale. In passato sono già stati messi a punto diversi programmi capaci di eccellere nei singoli giochi: ad esempio Deep Blue della IBM divenne famoso dopo aver battuto il campione mondiale di scacchi Garry Kasparov. Tuttavia gli algoritmi alla base di questi sistemi sono spesso progettati per un solo gioco.

I ricercatori guidati da David Silver, al contrario, hanno realizzato un programma di gioco più generalista che può tranquillamente fare a meno delle informazioni fornite dagli esseri umani: AlphaZero ha imparato a giocare a scacchi, shogi e Go giocando ripetutamente contro sé stesso, fino a padroneggiare le regole e le strategie di ognuno di essi. Messo alla prova contro altre Intelligenze Artificiali specializzate nei vari giochi, l’algoritmo della DeepMind è riuscito a batterli dopo solo poche ore di auto-allenamento. Il prossimo passo, secondo i ricercatori, sarà confrontarsi con una nuova generazione di giochi, ad esempio i videogame con più giocatori, che forniranno nuove sfide ai sistemi come AlphaZero.

Ricaricare lo smartphone solo ogni due settimane: un sogno che potrebbe diventare realtà in un futuro non troppo lontano, grazie a batterie di nuova concezione basate sul fluoruro, la forma del fluoro con carica negativa. La nuova generazione di dispositivi, descritta sulla rivista Science, promette batterie che durano otto volte più a lungo delle attuali agli ioni di litio, e arriva da una ricerca guidata dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl), gestito dall’Istituto di Tecnologia della California (Caltech) per conto della Nasa.
“Le batterie al fluoruro possono durare molto più a lungo di quelle usate oggi, ma si tratta di una sostanza difficile con cui lavorare, perché molto corrosiva e reattiva”, spiega Robert Grubbs, vincitore del Nobel per la Chimica nel 2005 e uno degli autori dello studio. Negli anni ’70, infatti, si tentò di usare il fluoruro insieme a componenti solide, ma questo tipo di dispositivi funziona solo a temperature elevate e sono quindi inutilizzabili. “Siamo ancora ai primi stadi di sviluppo”, dice Simon Jones, che ha partecipato alla ricerca guidata da Victoria Davis, “ma questa è la prima batteria al fluoruro ricaricabile che funziona a temperatura ambiente”.
Le batterie producono elettricità facendo spostare atomi carichi, detti anche ioni, dal polo positivo a quello negativo e viceversa. “Per una batteria che dura più a lungo bisogna muovere un maggior numero di ioni”, aggiunge Jones: “Invece degli ioni di litio, carichi positivamente, abbiamo raggiunto lo stesso risultato spostando gli atomi di fluoro carichi negativamente”. La chiave di volta è stata le scelta del liquido migliore in cui far lavorare gli ioni, chiamato BTFE, che mantiene il fluoruro stabile.

Nel mondo circa 3,9 miliardi di persone usano internet, questo vuol dire che per la prima volta oltre la meta’ della popolazione globale e’ online. Lo rivela l’agenzia dell’Onu per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Itu), secondo cui entro la fine del 2018 il 51,2% delle persone nel mondo utilizzerà internet.”E’ un passo importante verso una società dell’informazione globale più inclusiva”, ha detto il capo di Itu, Houlin Zhou, precisando tuttavia che “troppe persone in tutto il mondo stanno ancora aspettando di raccogliere i frutti dell’economia digitale”. Quindi Zhou ha chiesto più sostegno per la “tecnologia e l’innovazione aziendale in modo che la rivoluzione digitale non lasci nessuno offline”.Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, i paesi più ricchi del mondo hanno mostrato una crescita lenta e costante nell’uso di internet, passato dal 51,3% nel 2005 all’80,9%.[T] Ma gli aumenti piu’ significativi sono avvenuti nei paesi in via di sviluppo, dove attualmente il 45,3% usa internet rispetto al 7,7%% del 2005.Lo studio mostra anche che mentre gli abbonamenti telefonici su rete fissa continuano a diminuire in tutto il mondo, arrivando ad appena il 12,4%, il numero degli abbonamenti per i cellulari è ora superiore alla popolazione globale.

– CAGLIARI

– Il traffico gestito in tempo reale, i parcheggi che “curano” le esigenze dei disabili, la sicurezza garantita in luoghi affollati, il raccoglitore di rifiuti che quando è pieno “chiama” con un segnale il camion più vicino. Sono solo alcune delle attività che è in grado di fare IOC (Intelligence Operation Center), il Supercervellone elettronico messo a punto nel Joint Innovation Center di Pula da Huawei e Crs4, frutto dell’accordo firmato 3 anni fa dalla Regione e dalla società cinese. I risultati della ricerca sulle Smart and Safe city sono state presentate a Cagliari, alla presenza del governatore sardo, Francesco Pigliaru, il vice Raffaele Paci, il sindaco metropolitano Massimo Zedda, e il presidente di Huawei Italia, Luigi De Vecchis.
La sperimentazione sarà utilizzata a Cagliari come prototipo su scala regionale per far diventare la Sardegna la prima “Smart Region” italiana. Sul progetto e su tutti quelli che seguiranno sarà fatto un punto ogni 5 anni per programmare i 5 successivi.
Le prime applicazioni, in particolare quelle su traffico e affollamento, sono già operative a Cagliari e passano attraverso 25 telecamere, 92 stazioni del traffico, 23 sensori di parcheggio.
Il primo accordo con Huawei è stato siglato da Pigliaru ad Hannover nel 2015, il Joint Innovation Center di Pula è stato inaugurato a dicembre 2016 e ha comportato un investimento di 20 milioni da parte del colosso cinese dell’informatica: il Supercervellone IOC è il primo risultato di quell’investimento, cofinanziato dalla Regione con 3 milioni.
Il presidente De Vecchis ha annunciato che le collaborazioni con la Sardegna continueranno e saranno anzi intensificate. “Il laboratorio sta facendo cose importantissime per l’intera Sardegna – ha detto il governatore – abbiamo bisogno di creare professionalità intorno a questo concetto dell’essere intelligenti, che è fondamentale per migliorare la vita quotidiana”. Questo, ha aggiunto Paci, “è un sistema che non esiste in Europa, l’unico si trova qui a Cagliari. E nel Joint Innovation Center di Pula verranno da tutta Europa a imparare cosa stiamo facendo”.     

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DALLE 14:46 ALLE 19:40

DI VENERDì 30 NOVEMBRE 2018

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Instagram, ora le Storie per amici più stretti
Al via nuova funzione per sistemi operativi iOS e Android

Facebook: Sandberg ordinò raccolta informazioni su SorosLo riferisce il New York Times

Attacco hacker a catena Marriott, violato databaseCoinvolti i dati di 500 milioni di clienti degli hotel Starwood

Ecco Yomi, il detonatore di malwareCataloga e analizza virus per migliorare cybersicurezza

Bollette a 28 giorni, multe da 2,4 mln Agcom a Tim e Wind TrePer questioni relative al passaggio alle bollette mensili

No all’accesso ai siti porno dal wifi SturbucksFiltri applicati a partire dagli Usa dal 2019

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Su Instagram ora è possibile creare una lista di Amici più Stretti e condividere le Storie solamente con loro. Per aggiungere persone alla lista, è necessario andare sul profilo, cliccare su “Amici più stretti” nel menù a destra.
Solo l’utente potrà vedere la lista degli amici più stretti, nessuno può chiedere di essere aggiunto. In questo modo l’utente si potrà sentire libero di cambiarla quando vuole. Quando si condivide come storia, si vedrà l’opzione “Amici più stretti”, contrassegnata da una stellina verde. Se si è stati aggiunti da un amico ad una lista, la sua Storia sarà contraddistinta da un adesivo e da un cerchio verde attorno la foto profilo nella sezione delle Storie. La funzione “Amici più stretti” è stata lanciata in tutto il mondo oggi e sarà disponibile nell’ultima versione di Instagram per sistemi iOS e Android.
Facebook fece ricerche sugli interessi finanziari del miliardario George Soros all’inizio dell’anno. Lo riferisce il New York Times, il quale specifica che la richiesta venne dal numero due del gruppo Sheryl Sandberg.La richiesta venne dopo che Soros definì sia Facebook che Google ‘una minaccia’ durante il suo discorso al World Economic Forum a Davos lo scorso gennaio. All’epoca Facebook era sotto accusa per il modo in cui aveva gestito la campagne di disinformazione della Russia e la proliferazione di discorsi di incitamento odio sulla sua piattaforma.Nello specifico la Sandberg chiese di indagare le critiche di Soros e di scoprire se stava cercando di trarre guadagni a livello finanziario dopo gli attacchi diminuendo il numero dello sue azioni. Un portavoce di Facebook ha detto inoltre che l’azienda indagò su possibili motivazioni dietro le critiche del miliardario ancora prima della richiesta della Sandberg.
Il database delle prenotazioni della catena di alberghi Starwood, parte del colosso internazionale Marriott, ha subito un attacco hacker, coinvolgendo i dati di 500 milioni di clienti dal 2014. Lo riferisce la società – riporta la Bbc online – aggiungendo che è in corso un’inchiesta interna e che i clienti colpiti verranno avvisati. Il procuratore generale di New York ha aperto un’inchiesta sulla violazione dei dati della catena di alberghi Marriott, che potrebbe aver colpito 500 milioni di clienti. Lo riportano i media Usa.La Marriott ha spiegato in una nota che un dispositivo di sicurezza interno ha segnalato un tentativo di accesso al database Starwood. E dopo una breve indagine è emerso che “una persona non autorizzata si è appropriata di alcune informazioni”. Per 327 milioni dei 500 milioni clienti colpiti si tratta di “dai personali come nome, cognome, indirizzo di casa, di posta elettronica, numero di telefono, numero del conto, data di nascita, giorno di arrivo e della partenza”. “Siamo profondamente dispiaciuto per l’incidente”, ha detto la compagnia americana annunciando di aver creato un sito per aiutare i clienti colpiti negli Stati Uniti e in altri Paesi.

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Si chiama Yomi, dal Giapponese ‘terra dei morti’, ed è un catalogo dei virus malevoli che vengono detonati e poi analizzati per migliorare la sicurezza informatica. E’ un’idea di Cybaze, azienda di cybersicurezza che nasce dalla fusione di Cse Cybsec, Emaze e Yoroi.
L’applicazione open source tutta italiana consentirà di controllare a chiunque se un file è infetto oppure no usando un sistema di ricompensa per chi fa analizzare e permette di scoprire più file infetti, in base a “un meccanismo di gamification che presenti una classifica dei migliori ‘cacciatori’ di contenuti malevoli”, ha spiegato Marco Ramili di Yoroi. All’interno di Yomi vengono ricreati alcuni ambienti di simulazione simili in tutto e per tutto a quelli più comunemente utilizzati in modo da rendere l’emulazione dell’ambiente ospitante il più attendibile e veritiera possibile.
“Cybaze è parte dello sforzo di creare un polo italiano della cybersecurity che faccia dell’italianità un vantaggio competitivo. Per questo seguiamo da vicino le iniziative e le attività dei nostri giovani talenti informatici selezionati dal CINI grazie al progetto Cyberchallenge.IT”, ha sottolineato Marco Castaldo, amministratore delegato di Cybaze.

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Tre distinte sanzioni per un totale di circa 2,4 milioni di euro sono state inflitte dall’Agcom a Tim e a Wind Tre per varie questioni afferenti al passaggio dalle cosiddette ‘bollette a 28 giorni’, ormai vietate dalla legge, a quelle mensili, con le relative modifiche contrattuali. Lo si legge sul sito dell’Autorità. Tim è stata sanzionata in due delibere, una per 464mila euro e la seconda per 1,044 milioni di euro (per un totale di circa un milione e mezzo), mentre a Wind Tre è stata comminata una multa da 870mila euro.

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Dal 2019 non si potrà più accedere a contenuti pornografici dal Wifi di Starbucks. Lo ha annunciato, come riporta il sito The Verge, la stessa compagnia, che sta testando ‘sistemi multipli’ per bloccare gli accessi.
“Anche se succede raramente – spiega Starbucks al sito -, l’uso del wifi pubblico per vedere contenuti illegali o disdicevoli non è mai stato permesso. Abbiamo identificato una soluzione per prevenire che questo materiale venga visto nei nostri store, e inizieremo a introdurlo negli Usa nel 2019”. Non ci sono ancora dettagli sul software che verrà usato, ma la compagnia ha affermato di aver individuato ‘soluzioni multiple’.
L’iniziativa segue di parecchio quella di McDonald, che ha bloccato il porno sul proprio wifi già nel 2016. A spingere per la stretta, ricorda The Verge, è la onlus Enough is Enough, molto attiva negli Usa, secondo cui i wifi pubblici favoriscono l’attività a pedofili, molestatori e altre categorie di criminali.     

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VOCI VOCALIZER E TALKBACK

VOCI VOCALIZER E TALKBACK

SE IL CELLULARE SMETTE DI PARLARE COSA FARE?

SCOPRITELO IN QUESTA PICCOLA GUIDA

VOCI VOCALIZER E TALKBACK

Con questo articolo mi rivolgo ovviamente a chi fa uso dei cellulari con terminale Android e che necessitano delle funzioni di Accessibilità.

VOCI VOCALIZER E TALKBACK

Siccome può accadere che l’utilizzo di Talkback o Assistente vocale vadano in conflitto con motori di sintesi vocali diverse da quelle Samsung o Google, può avvenire che una persona con disabilità visiva possa restare “a piedi” giacchè appunto tale convivenza può portare allo scorretto funzionamento dell’output vocale. Più che concentrarmi sul perchè, la mia premura qui è fornire velocemente la soluzione, peraltro presente essa stessa nelle impostazioni avanzate dello stesso Motore di sintesi vocale Vocalizer. Invece di cercare soluzioni nelle impostazioni di Talkback o Assistente vocale, le stesse impostazioni delle voci Vocalizer offrono la possibilità di non restare privi di supporto vocale.

PROCEDURA

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Per risolvere questo problema, attenersi alla seguente procedura:

Si ricorda che vi sono molti cellulari che u sufruiscono dei terminali Samsung; le mie indicazioni fanno riferimento al Samsung Galaxy S9+ con la versione Android più recente installata, vale comunque per tutti i principali cellulari Android. Ognuno dovrà arrivare comunque alle Impostazioni all’interno della sezione Accessibilità.

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Andare dunque nelle Impostazioni del proprio cellulare, quindi scorrere in tali Impostazioni sino ad “Accessibilità” ed entrarvi. Una volta qui scorrere sino alla dicitura “Da testo a voce” e qui entrarvi.  Nella nuova schermata che si apre, scorrendo, troveremo “Motore preferito” accompagnato (la sintesi vocale o dirà) da quello che è attualmente il vostro Motore diSintesi preferito. Entriamo in questo elemento specifico. Vi verranno elencati quanti elementi fanno parte di questo menù e scorrendo troveremo le diciture “Motorepreferito” seguita, tale dicitura, il che si ottiene scorrendo con i flicks sulo schermo, dai nomi dei vari Motori di sintesi installati, per esempio: Motore sintesi vocale Samsung e scorrendo ancora avremo accanto a ciascun motore, il suo pulsante di Opzione che verrà detto se è Selezionato o Non selezionato; per selezionarlo: doppio tap; idem per deselezionarlo. Se non lo abbiamo ancora fatto, eseguiamo il doppio tap (ricordo ai vedenti che il doppio tap è applicabile all’accessibilità che tuttavia si avvale anche del tocco singolo sperimentale), sul pulsante che segue e che dunque accompagna la dicitura “Vocalizer da testo a voce” e quindi lo selezioniamo.

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A questo punto dobbiamo tornare indietro di una schermata, solitamente con il tasto Indietro che sta in basso a destra(o con i gesti specifici) e ci ritroviamo all’interno della schermata “Da testo a voce” e scorrendo o comunque toccando lo schermo, sentiremo questa volta “Motore preferito: Vocalizer da testo a voce”, ancora un flick ed avremo “Impostazioni pulsante”. Qui doppiotappare per entrare.  Sentiremo ripetere “Impostazioni” e la visualizzazione di tutti gli elementi che nel mio caso sono 31. Li scorriamo (ora arrivo al sodo senza tratarli, magari in futuro su richiesta).

VOCI VOCALIZER E TALKBACK

Dobbiamo scorrere sino alle impostazioni Avanzate, esattamente la voce reciterà “avanzato”, ma non è un elemento cliccabile o tappabile, ma introduce comunque a tali impostazioni. La prima concerne la lingua ed è accompagnata da una casella di controllo (sempre si interagisce con il doppio tap) e decidete a vostro comodo. Se la casella è deselezionata, il prossimo flick vi dirà che la lingua di default è disattivata ovviamente. Il prossimo flick è il nostro punto focale:

“Usa un Da testo a voce alternativo, se non è disponibile nessuna voce di Vocalizer per la lingua selezionata verrà utilizzato un da testo a voce alternativo”, questo che ho virgolettato è accompagnato dalla casella di controllo che si può come la precedente selezionare/deselezionare doppiotappando. Selezionarla e non resterete più privi di voce. Prima però, fare ancora un flick e sentiremo qual è, se abbiamo selezionato la casella, il “da testo a voce alternativo” ad esempio “Da testo a voce alternativo Motore Sintesi vocale Samsung”. Vogliamo decidere quale “da testo a voce alternativo” scegliere? Doppio tap su questa voce, non fosse chiaro 🙂 il “da testo a voce alternativo” accompagnato dal motore attuale e sentiremo “Da testo a voce alternativo” e scorrendo avremo fondamentalmente i 2 elementi, ciascuno accompagnato da “selezionato” e “non selezionato” naturalmente: se avremo selezionato il Motore Sintesi vocale Samsung, avremo il Motore di sintesi Google non selezionato. Scegliamo come preferiamo. Nel caso andasse bene già uno dei 2 presenti, doppiotappare su Annulla.

CONCLUSIONI

VOCI VOCALIZER E TALKBACK

Abbiamo visto in questa breve guida come risolvere l’eventuale conflitto tra i vari Motori di sintesi vocale. Qualcuno di voi conosceva questa impostazione? C’è chi si è imbattuto in tale problema? Potete sia commentare negli appositi box l’articolo,sia  segnalare le vostre esperienze e condividere e mettere un bel Like al post se ovviamente è di vostro gradimento.

Alla prossima e buona navigazione. Non prima di avervi ricordato che tutte le questioni di accessibilità sul mio sito le potete trovare cliccando qui   

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DALLE 07:46 ALLE 17:45

DI VENERDì 23 NOVEMBRE 2018

SOMMARIO

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Apple come Google, pensa a chiavetta tv
Indiscrezioni, più piccola e più economica della Apple tv

Scuola crea profili social dei personaggi studiatiDa Dante a Manzoni, a Firenze ideato nuovo metodo d’insegnamento

Usa a paesi alleati, “non usate Huawei, rischio cybersicurezza”Immediata la replica della società, ‘sorpresi dagli Usa, è oltre la loro giurisdizione’

Scuse Samsung per malattie di dipendentiLe scuse sono parte di un accordo per il risarcimento dei malati

Apple, in Giappone incentivi a tlc per ridurre prezzo iPhoneRiguardano modello XR, nel paese in auge modelli meno recenti

Di Maio, blockchain entrerà in ordinamento dello Stato Grazie al riconoscimento legale di questa tecnologia

Drone da record, solleva in aria 101 kgLo ha realizzato Forvola con sostegno di Fpt Industrial

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Apple come Google e Amazon, pensa ad una chiavetta tv per guardare i contenuti in streaming.
L’indiscrezione arriva dal sito The Information: il dispositivo dalle dimensioni più piccole della Apple tv, la ‘scatoletta’ che serve allo stesso scopo, sarebbe anche più economico. La testata cita fonti anonime, che però non hanno confermato se Cupertino porterà avanti i piani per produrre la chiavetta. Il dispositivo potrebbe essere simile al Chromecast di Google e al Fire Stick di Amazon.
Secondo altri ‘rumors’ circolati qualche settimana fa, sempre del sito The Information e anche di Bloomberg, Apple entro la metà del 2019 dovrebbe lanciare il suo servizio di streaming che potrebbe essere a pagamento e soprattutto esclusivo solo per gli utenti dei suoi dispositivi, ovvero iPad, iPhone e Apple Tv.
Secondo le rilevazioni della società di analisi Thinknum, negli Stati Uniti la Apple Tv 4K sta vivendo un periodo di popolarità tra gli utenti che di solito utilizzano un dispositivo per lo streaming di contenuti con quella definizione.

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Ideare e animare profili Instagram di 14 personaggi studiati a scuola, da Dante e Beatrice al Manzoni, passando per Seneca, Aristotele, Machiavelli e Lincoln, ipotizzandone linguaggio e comportamento ‘social’. E’ la singolare iniziativa su cui sono stati chiamati a sfidarsi circa 100 studenti degli istituti fiorentini. A vincere, con il profilo di Alessandro Manzoni, gli studenti del liceo classico Galileo aggiudicandosi il titolo di scuola più ‘social’ di Firenze.
La sfida del ‘Social challenge’, spiega una nota, è un metodo pensato per l’uso dei social network nelle scuole, ideato da DataLifeLab, laboratorio di ricerca dell’Università di Firenze, insieme alla cooperativa di progettazione ReteSviluppo e alla startup tecnologica Kinoa. Il metodo è stato presentato e testato nell’ambito del Forum studenti Firenze, una tre giorni recentemente svolta presso il liceo classico Galileo.
“Il metodo Social Challenge può tranquillamente entrare tra i banchi di scuola – spiega una nota – e aiutare a dare vita a personaggi, materie, nozioni. I social network, piuttosto che essere banditi dalle aule scolastiche, se saputi gestire attraverso format e metodi appropriati, possono divenire un valido strumento per il trasferimento dei contenuti studiati nel linguaggio del quotidiano, oltre che oggetto di discussione e riflessione. E’ questa la sfida che Kinoa e Data Life Lab lanciano a insegnanti e studenti, per una scuola ancorata al presente che non abbia paura dei social network ma li utilizzi con arguzia e creatività”.

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Il governo Usa ha avviato una “straordinaria campagna di sensibilizzazione” dei Paesi alleati, Italia compresa, per persuadere le compagnie di tlc a non usare le apparecchiature di rete prodotte da Huawei. Lo scrive il Wall Street Journal citando persone a conoscenza della situazione.

Funzionari Usa avrebbero informato, in merito a rischi sulla cybersicurezza, le loro controparti governative e i dirigenti delle telco in Paesi amici tra cui Germania, Italia e Giappone, dove i prodotti Huawei sono già ampiamente usati.

Immediata la risposta di Huawei che si dice “sorpresa dai comportamenti del governo Usa descritti nell’articolo” del Wall Street Journal. “Se il comportamento di un governo si estende oltre la sua giurisdizione – dice un portavoce Huawei – tale attività non dovrebbe essere incoraggiata”. “Prodotti e soluzioni Huawei sono ampiamente usati in oltre 170 Paesi in tutto il mondo, servono 46 dei primi 50 operatori mondiali, aziende di Fortune 500 e centinaia di milioni di consumatori”. E conclude: “Ci scelgono perché si fidano pienamente”.
Gli Stati Uniti – scrive il Wall Street Journal – starebbero valutando l’ipotesi di aumentare gli aiuti finanziari per lo sviluppo delle telecomunicazioni in Paesi che evitano le apparecchiature prodotte in Cina, le quali esporrebbero a rischi di cyberspionaggio. Tra le preoccupazioni del governo ci sarebbe l’uso di prodotti di tlc cinesi in Paesi che ospitano basi militari americane. Il Dipartimento della Difesa ha i propri satelliti e la propria rete di telecomunicazioni per le comunicazioni sensibili, ma la maggior parte del traffico in molte basi militari viaggia attraverso reti commerciali, spiega il quotidiano. La messa in guardia dei Paesi alleati su Huawei, che negli Usa fatica a commercializzare anche i propri smartphone, si inserisce nelle crescenti tensioni economiche tra Washington e Pechino, sfociate nell’apposizione di dazi.

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Samsung china il capo e chiede scusa per la malattia e la morte di alcuni lavoratori, ammettendo di non essere stata in grado di creare un ambiente di lavoro sicuro nelle sue fabbriche. Nel corso di una conferenza stampa a Seul il presidente della divisione dispositivi Samsung, Kinam Kim, ha ammesso che la società non è riuscita a “gestire in modo adeguato le minacce per la salute” nelle sue linee di produzione di semiconduttori e display a cristalli liquidi. “Porgiamo le più sincere scuse ai nostri lavoratori che hanno sofferto per malattie, e alle loro famiglie”.
La dichiarazione del colosso coreano arriva a settimane di distanza dall’accordo, raggiunto tra Samsung e i rappresentanti di lavoratori malati, per un risarcimento che ha posto fine allo stallo in atto tra le due parti da oltre un decennio. Le scuse della compagnia erano parte dell’intesa.
Nel corso dell’ultimo decennio decine di lavoratori di Samsung hanno riportato malattie gravi come leucemia e tumore al cervello.

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A meno di un mese dall’arrivo dei negozi dell’iPhone XR, il più economico dei melafonini, Apple si muove in Giappone per offrire incentivi agli operatori tlc a sostegno delle vendite del dispositivo. Lo riporta il Wall Street Journal. Lo sconto, unito ai piani sui tagli di produzione per il modello XR, sono un “segnale”, secondo la testata, dell’entusiasmo limitato tra i consumatori per il modello che ha meno funzioni rispetto alle nuove versioni dell’iPhone e anche a modelli più vecchi ma popolari come l’iPhone 8. Non è noto se gli incentivi si estenderanno anche agli operatori di telecomunicazioni di altri paesi del mondo.
La testata Usa, nei giorni scorsi, ha riportato di un rallentamento da parte di Apple dei piani di produzione per tutti e tre i modelli presentati a settembre, con una particolare attenzione per il modello XR. Secondo gli analisti, la domanda più debole del previsto dell’XR potrebbe rispecchiare quanto successo nel 2013 con l’iPhone 5c, anche questo più economico e colorato. Per contro, secondo il Wsj, in Giappone restano popolari modelli meno recenti come l’iPhone 8 e l’iPhone X, entrambi lanciati nel 2017. Il primo, ancora disponibile sugli scaffali, è ancora più economico del modello XR. Riguardo il secondo, di recente, i fornitori Apple hanno ripreso a produrlo anche per i contratti in essere con Samsung che fornisce i display.
Cupertino ha bisogno di acquistare una certa quantità di pannelli dal produttore sudcoreano e, dato il taglio degli attuali modelli, sta cercando – secondo il Wsj – di colmare il divario con il vecchio dispositivo.

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“Blockchain entrerà nell’ordinamento dello Stato grazie al riconoscimento legale di questa tecnologia. Sono innovazioni che entreranno tutte con il decreto semplificazioni che rispettano la prima promessa del programma elettorale”. Lo afferma il vicepremier Luigi Di Maio. “Presto riunirò al Mise il tavolo sulle pmi previsto dal testo unico del 2011 e servirà per migliorare la legge di bilancio e il decreto semplificazione: nei primi giorni di dicembre sarà legge il decreto”, aggiunge Di Maio.

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TORINO

– Entra nel Guinness dei primati il superdrone realizzato dalla torinese Forvola: ha sollevato 101

kg in aria a un’altezza di oltre 1,5 metri. Il record del mondo è stato raggiunto, grazie al sostegno di Fpt Industrial, durante il Tech Day 2018 presso il Cnh Motor Village a Torino ed è stato registrato da due giudici professionisti del settore. Il drone di 300 chili e dotato di 16 eliche in futuro potrà anche assicurare il trasporto di componenti e materiali in zone remote o difficili da raggiungere senza richiedere la presenza dell’uomo. Fórvola è nata nel 2015 a Govone (Torino) dal sogno di due ingegneri di Torino, Gregory Alessio e Piercarlo Ponchione.
Il precedente record era di 61 kg.   

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DELLE 14:00

DI DOMENICA 16 SETTEMBRE 2018

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LG, nuovo smartphone il 4 ottobre
Dovrebbe avere una tripla fotocamera posteriore

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LG entra nella corsa degli smartphone, riaperta da Apple e Samsung. La casa coreana ha annunciato che presenterà il modello V40 ThinQ il 4 ottobre, pochi giorni dopo, il 9 ottobre, Google ha fissato un evento e a seguire Huawei il 16 ottobre presenta il Mate 20. LG, per icuriosire gli appassionati, ha pubblicato un video di 10 secondi che andrebbe a confermare i rumors dei giorni scorsi riguardanti una tripla fotocamera posteriore. La configurazione è molto simile a quella dell’attuale Huaweri P20 Pro. Il V40 ThinQ dovrebbe avere a bordo un processore Snapdragon 845 coadiuvato da 6 GB di RAM. Per quanto riguarda il display, molto probabile la presenza di un pannello OLED da 6,4 pollici con risoluzione Quad HD+ (3120ž1440 pixel) con l’ormai immancabile notch nella parte superiore. Il taglio di memoria è di 64 o 128 GB..

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LG entra nella corsa degli smartphone, riaperta da Apple e Samsung. La casa coreana ha annunciato che presenterà il modello V40 ThinQ il 4 ottobre, pochi giorni dopo, il 9 ottobre, Google ha fissato un evento e a seguire Huawei il 16 ottobre presenta il Mate 20. LG, per icuriosire gli appassionati, ha pubblicato un video di 10 secondi che andrebbe a confermare i rumors dei giorni scorsi riguardanti una tripla fotocamera posteriore. La configurazione è molto simile a quella dell’attuale Huaweri P20 Pro. Il V40 ThinQ dovrebbe avere a bordo un processore Snapdragon 845 coadiuvato da 6 GB di RAM. Per quanto riguarda il display, molto probabile la presenza di un pannello OLED da 6,4 pollici con risoluzione Quad HD+ (3120ž1440 pixel) con l’ormai immancabile notch nella parte superiore. Il taglio di memoria è di 64 o 128 GB.   

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TECNOLOGIA: TUTTI GLI AGGIORNAMENTI: Assistente Google diventa poliglotta Intelligenza artificiale potenzia schermi e speaker Google-Mastercard, intesa segreta per tracciare clientiMonitorate vendite al dettaglio di 2 miliardi di consumatori Usa, Microsoft premia congedo parentaleBeneficio già previsto per dipendenti, ora anche per fornitori

DELLE 16:34

DI VENERDì 31 AGOSTO 2018

L’assistente di Google diventa poliglotta. All’Ifa di Berlino l’azienda di Mountain View ha presentato la novità, spalmabile su più dispositivi compresi quelli per la casa ‘smart’: si possono fare e ottenere risposte in più lingue. Attualmente, l’Assistente può comprendere qualsiasi coppia di lingue in inglese, tedesco, francese, spagnolo, italiano e giapponese. “ci espanderemo a più lingue nei prossimi mesi”, spiega Big G.
L’intelligenza artificiale è alla base della strategia della società. Arriva anche Google Home Max: offre audio ad alta fedeltà e bilanciato ed è disponibile in Germania, Regno Unito e Francia. E dopo aver introdotto il primo Smart Display il mese scorso con Lenovo, Google ora espande la proposta con il lancio di Link View di JBL nelle prossime settimane, dedicato alla cucina. Si può usare la voce per scorrere lo schermo e seguire una ricetta, controllare la casa intelligente, guardare la TV in diretta su YouTube TV e fare videochiamate con Google Duo. Gli Smart Display sono inoltre integrati con Google Calendar, Google Maps, Google Foto e YouTube.
L’Assistente Google è così importante che Google dedica un tasto apposito, su più telefoni e cuffie Android. Alcuni dei più recenti dispositivi tra cui LG G7 One, SHARP Simple Smartphone 4 e Vivo NEX S, ora dispongono di pulsanti dedicati per accedere facilmente all’Assistente. Inoltre, il nuovo Xperia XZ3 di Sony e Blackberry Key 2 LE sfruttano anche le scorciatoie per attivare l’Assistente.

Google e Mastercard avrebbero concluso un accordo segreto che avrebbe permesso alla società di Mountain View e ai suoi inserzionisti di tracciare le vendite al dettaglio, quindi “offline”, di oltre due miliardi di carte. Google – secondo Bloomberg – avrebbe pagato milioni di dollari per avere i dati da Mastercard e le due società avrebbero discusso anche la divisione di una parte dei guadagni, secondo persone che hanno lavorato all’intesa. I portavoce di Google e Mastercard non hanno voluto commentare. L’intesa riguarderebbe solo gli Stati Uniti.Se l’accordo fosse vero (le due compagnie non ne hanno mai parlato pubblicamente), più di due miliardi di possessori di Mastercard sono stati inconsapevoli di questo tracciamento, fa notare Bloomberg. Lo scorso anno Google ha annunciato un servizio chiamato “Store Sales Measurement” spiegando di avere accesso ad “approssimativamente il 70%” delle carte di debito e credito Usa attraverso dei partner, senza menzionarli. La vicenda ancora una volta solleva questioni di privacy: “le persone non si aspettano che le cose comprate nei negozi fisici siano collegate a quelle comprate online, non c’e’ abbastanza informazione ai consumatori su cosa stanno facendo e che diritti hanno”, spiega Christine Bannan, dell’Electronic Privacy Information Center (EPIC). Qualche settimana fa Unicredit ha interrotto le interazioni con Facebook giudicando il social network “non etico”.“Prima di lanciare questo prodotto in versione beta lo scorso anno, abbiamo sviluppato una nuova tecnologia di crittografia in doppio cieco che impedisce sia a Google sia ai nostri partner di visualizzare le informazioni personali identificabili degli utenti. Non abbiamo accesso a nessuna informazione personale dalle carte di credito e di debito dei nostri partner, né condividiamo alcuna informazione personale con i nostri partner. Gli utenti Google possono fare opt out in qualsiasi momento utilizzando gli strumenti gestione Attività Web e App”, questo il commento di un portavoce di Google.

– Negli Usa Microsoft ha annunciato che lavorerà solo con compagnie che riconoscono il congedo parentale retribuito ai propri dipendenti, un benefit che la casa di Redmond già garantisce ai propri dipendenti ma non ai ‘contractor’. La rivoluzione, in un paese in cui il congedo esiste solo in cinque Stati, riguarderà oltre mille aziende, dalle ditte di pulizia ai fornitori.
Ai lavoratori, spiega in un post sul proprio blog il vicepresidente di Microsoft Dev Stahlkopf, dovrà essere riconosciuto almeno il 66% dello stipendio o un massimo di mille dollari a settimana per tre mesi. “Questo cambiamento – spiega – dovrà essere applicato a tutti i genitori impiegati dai nostri fornitori che non vanno al lavoro per una nascita o un’adozione.
Vale per tutte le aziende con più di 50 dipendenti”. Non è la prima volta che Microsoft fa da apripista nel settore dei diritti dei lavoratori. Come fa notare l’edizione Usa di Wired, nel 2015 la compagnia ha iniziato a chiedere ai fornitori di dare 15 giorni di ferie pagate l’anno ai dipendenti, oltre a riconoscere la malattia, iniziativa poi copiata da altri big della tecnologia come Facebook.   

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TECNOLOGIA/ANDROID: TUTTI GLI AGGIORNAMENTI: Motorola One, sistema operativo Android in versione ‘light’ All’Ifa lo smartphone di fascia media da 5,9 pollici Panasonic, dopo Brexit si sposta ad AmsterdamPesano problematiche fiscali e libero flusso merci e persone Blackberry, il Key 2 si fa economicoAll’Ifa la versione LE, ha la tastiera fisica ed è meno caro

DALLE 10:00 ALLE 14:32

DI VENERDì 31 AGOSTO 2018

Motorola si unisce all’elenco delle compagnie – da Nokia a Samsung e Lg – che propongono uno smartphone Android One. La versione leggera del sistema operativo di Google equipaggia un dispositivo chiamato semplicemente Motorola One, e che sfrutta i vantaggi del robottino in versione “light”: aggiornamenti di sicurezza garantiti per tre anni, insieme a una fotocamera smart coadiuvata da Google Lens.
Svelato all’Ifa di Berlino, lo smartphone si presenta con un corpo in vetro curvo, schermo da 5,9 pollici con l’ormai classico notch, doppia fotocamera posteriore da 13MP più fotocamera frontale da 8MP.
All’interno monta il processore Snapdragon 625 di Qualcomm, 4 GB di Ram e 64 GB di memoria interna, espandibile fino a 256 GB. La batteria da 3.000 mAh promette d durare per tutta la giornata. Il sistema operativo è Android 8.1 Oreo in versione One e – assicura Motorola – sarà tra i primi ad aggiornarsi ad Android 9 Pie.
Il lancio del Motorola One è previsto in Europa a un prezzo di 300 euro; nei prossimi mesi sbarcherà anche in America Latina e in Asia Pacifico.

Panasonic sposterà il suo quartier generale da Londra ad Amsterdam per evitare potenziali noie fiscali dovute all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, decisa con il voto sulla Brexit. Lo anticipa il giornale Nikkei, citando l’amministratore delegato in Europa dell’azienda giapponese, Laurent Abadie, il quale ha spiegato che la Panasonic potrebbe comunque considerare la sede inglese come ‘paradiso fiscale’ se dovesse abbassare le imposte sui profitti delle imprese.La Gran Bretagna aveva anticipato un abbassamento delle tasse per le aziende che manterranno la loro sede nel paese dopo la Brexit, spiega il Nikkei, ma per alcune società la designazione di ‘tax heaven’ dove operano, potrebbe comportare un maggior carico fiscale nelle nazioni di provenienza. Considerate le varie implicazioni dovute al processo innescato dalla Brexit – incluso il trasferimento delle merci e il libero flusso delle persone -, Abadie ha aggiunto che la società ha impiegato 15 mesi per progettare un’eventuale trasferimento nel Vecchio continente. Le sedi amministrative di Panasonic in Europa sono divise principalmente tra la Germania e la Spagna, insieme ad altri paesi. Le 20-30 persone impiegate a Londra, il settore che si occupa di auditing e delle operazioni fiscali, verranno trasferite in Olanda. Solo lo staff dell’ufficio delle relazioni con gli investitori rimarrà a Londra.
All’Ifa di Berlino BlackBerry va incontro alle esigenze degli utenti che apprezzano la tastiera fisica ma non vogliono spendere oltre 600 euro per il top di gamma. Il marchio canadese, preso in licenza da Tcl, svela il Key 2 LE, una versione economica del Key 2 arrivato sugli scaffali nelle scorse settimane.La tastiera, peculiarità di BlackBerry, è presente anche sul nuovo smartphone, ma non ha il gesture touch che equipaggia il fratello maggiore. Il corpo in alluminio lascia il posto a una scocca in policarbonato, il processore Snapdragon 660 è sostituito dal 636, la Ram è da 4 invece che da 6 GB.Un po’ più piccola anche la batteria, da 3.000 invece che 3.500 mAh, che dovrebbe comunque garantire una giornata di autonomia. Il sistema Quick Charge di Qualcomm ricarica il 50% in 36 minuti. Il comparto fotografico vede la presenza di una doppia fotocamera posteriore da 13MP + 5MP (il Key 2 ha due sensori da 12MP), cui si aggiunge una fotocamera frontale da 8MP.Con schermo da 4,5 pollici, lo smartphone Android arriva in 3 varianti di colore – Slate, Champagne e Atomic – a 400 euro nella variante da 32GB di memoria interna, che salgono a 430 per i 64 GB.   

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TECNOLOGIA/ANDROID: TUTTI GLI AGGIORNAMENTI: LG, all’Ifa primo smartphone Android One Svelati due fratelli minori del G7 ThinQ, i modelli One e Fit

DELLE 09:52

DI GIOVEDì 30 AGOSTO 2018

Dopo Samsung anche un altro colosso hi-tech coreano, LG, si cimenta con uno smartphone equipaggiato con Android One, il sistema operativo “leggero” di Google. In occasione dell’Ifa di Berlino, l’azienda ha presentato il G7 One, versione economica del top di gamma G7 ThinQ.
Il dispositivo ha uno schermo da 6,1 pollici come il fratello maggiore, e si allontana dalla fascia alta per via del processore: il Qualcomm Snapdragon 835, presente sui telefoni più costosi dell’anno scorso (quest’anno il top è lo Snapdragon 845). Sul retro monta una fotocamera da 16 megapixel, mentre per i selfie c’è un sensore da 8 megapixel. Resistente ad acqua e polvere, ha 4 GB di Ram, 32 GB di memoria interna espandibile e una batteria da 3.000 mAh con ricarica veloce.
Simile al G7 One è il G7 Fit, anch’esso presentato in Germania. Lo schermo è lo stesso, così come le memorie e la batteria, e le fotocamere sono molto simili. A cambiare è il processore, che in questo caso è lo Snapdragon 821. Ma soprattutto il sistema operativo: il Fit ha Android 8.1 Oreo con interfaccia personalizzata LG UX, mentre il G7 One ha la versione ‘basic’ di Oreo, per cui Google garantisce aggiornamenti costanti.   

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TECNOLOGIA: TUTTI GLI AGGIORNAMENTI DI SABATO 23 GIUGNO 2018: WhatsApp bollerà i messaggi inoltrati Manager società, aiutare fact-checkers sarà nostra mossa cruciale NOTA: Personalmente, essendo Beta Tester di WhatsApp per Android, ho già da almeno 15 giorni questa etichetta, visibile come “Messaggio inoltrato”, ancheben rintracciabile da Lettori di schermo quali Assistente vocale (nativo Samsung) e Talkback. FINE NOTA – DOPO BICI ARRIVA MONOPATTINO A NOLEGGIO

DELLE 12:16 E 12:23

WhatsApp sta ufficialmente testando una funzione contro spam e fake news: contrassegna un messaggio inoltrato per far capire che non è stato scritto dall’utente ma semplicemente copiato da un’altra conversazione, quindi non verificabile. Un possibile deterrente alla divulgazione di bufale o catene di Sant’Antonio.

A confermare un’indiscrezione circolata qualche settimana fa è Carl Woog, capo della comunicazione della chat di proprietà di Facebook, intervenuto al Global Fact-Checking Summit che si è tenuto a Roma.

 

“Aiutare i fact-checkers sarà una mossa futura cruciale per WhatsApp, abbiamo a cuore la sicurezza degli utenti”, aggiunge il manager della chat più popolare al mondo. Secondo gli ultimi dati la piattaforma conta 1,5 miliardi di utenti mondiali che inviano 65 miliardi di messaggi al giorno. Per Woog “il 9% dei messaggi sono mandati tra due persone, i gruppi contano in media 6 utenti”.

La startup americana Lime punta a rivoluzionare la mobilità in Europa portando nelle grandi città bici e monopattini elettrici a noleggio. La società californiana, che conta un milione di utenti in 60 città statunitensi, oggi ha inaugurato il servizio a Parigi, dopo il lancio a Zurigo della settimana scorsa.
Nelle strade della capitale francese sono comparsi centinaia di monopattini, e in futuro – spiega l’azienda – ne arriveranno migliaia, presumibilmente anche di bici. Il funzionamento è semplice: trovato il monopattino più vicino sulla app, lo si sblocca con lo smartphone, attraverso cui si fa il “check out” una volta giunti a destinazione. Il costo è di un euro a noleggio più 15 centesimi per ogni minuto di utilizzo, e il mezzo può essere parcheggiato in strada, senza bisogno di portarlo in aree apposite.
I monopattini di Lime, corredati da un casco, sono utilizzabili solo da maggiorenni muniti di patente. Hanno 32 chilometri di autonomia e una velocità massima di 24 chilometri all’ora. Stessa velocità per le bici, che però offrono un’autonomia di 80 chilometri e non richiedono la patente di guida. La startup intende espandersi in altre città europee entro l’anno.