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Grammy Awards 2020, un minuto di silenzio per Kobe Bryant
Allo Staples Center dove Black Mamba giocava con i Lakers
27 Gennaio 2020 01:43

La cerimonia dei Grammy è iniziata con un minuto di silenzio per Kobe Bryant. Il campione del basket ha perso la vita assieme alla figlia 13enne Gianna ‘Gigi’ nello schianto di un elicottero in California. Nell’incidente hanno perso la vita in totale nove persone. La cerimonia per gli Oscar della musica si tiene allo Staples Center dove Black Mamba giocava con i Los Angeles Lakers. Al di fuori dell’arena compare un cartellone gigante con una foto di Bryant e centinaia di fan si sono radunati per rendere omaggio al loro campione.

Ai Grammy trionfa Billie Eilish, vince in cinque categorieLa popstar 18enne premiata per la sua ‘Bad Guy’

LOS ANGELES (USA)27 gennaio 2020 06:50

Billie Eilish storica ai Grammy: vince in tutte le principali categorie di quelli che sono considerati gli Oscar della Musica. La cantautrice 18enne, originaria di Los Angeles, ha vinto nella categoria miglior artista esordiente, miglior album dell’anno (When We Fall Asleep, Where Do We Go?), miglior canzone dell’anno e miglior registrazione dell’anno (Bad Guy). ‘When We All Fall Asleep, Where Do We Go?’ ha vinto anche nella categoria minore di Best Pop Vocal Album. Billie è risultata vincitrice quindi in cinque categorie rispetto alle sei in cui era stata nominata.Ma la festa per la 62ma edizione dei Grammy è stata rovinata dalla notizia della morte improvvisa di Kobe Bryant. La star del basket è morto assieme alla figlie 13enne Gianna quanto il suo elicottero si è schiantato non lontano da Los Angeles. “Questa notte è per Kobe” – ha detto Lizzo dando il via alla cerimonia ufficiale mentre un minuto di silenzio è stato osservato durante l’assegnazione dei premi minori e non trasmessa in tivù. Commossa anche Alicia Keys, la presentatrice dei Grammy, che ha improvvisato la canzone ‘It’s So Hard to Say Goodbye to Yesterday’ di Boyz II Men.”Ti vogliamo bene Kobe” – ha detto poi. Sullo sfondo dello Staples Center, che ha ospitato la cerimonia, e una seconda casa per Black Mamba durante la sua carriera sportiva con Los Angeles Lakers, i numeri con i quali aveva giocato, 8 e 24. Il tributo al campione anche fuori dall’arena con centinaia di fan che si sono radunati appena saputo della sua tragica morte. Con la sua straordinaria vittoria, Eilish ha superato anche Taylor Swift come vincitrice più giovane nella storia dei Grammy. Swift aveva infatti 20 anni quando dieci anni fa vinse con ‘Fearless’. “Non vi farò perdere tempo, davvero – ha detto semplicemente dopo essere stata premiata per il miglior album dell’anno -. Grazie per questo”. La giovane artista è cresciuta registrando canzoni con il fratello Finneas O’Connell, co-autore e produttore della sua musica, in una camera da letto della casa dei genitori a Los Angeles.

Downey Jr da supereroe a super medico DolittleFilm da 175 mln ma incassi Usa deludono. In cast anche Smutniak

27 gennaio 202010:08

La febbre (e i compensi) da blockbuster continuano a lasciare un segno nella carriera di Robert Downey Jr. Dopo aver interpretato, dal 2008, Iron man, una decina di volte, tra film su di lui, Avengers e altri superhero movies Marvel (potrebbe aggiungersi anche un cameo in Black Widow), l’attore resta nel terreno del fantasy, anche se in chiave di adventure comedy. Lo fa con Dolittle di Stephen Gaghan, in arrivo in sala dal 30 gennaio con Universal. Alla base c’è il personaggio creato dal britannico Hugh Lofting per le lettere che spediva ai suoi figli dal fronte belga durante la I guerra Mondiale, poi diventato dal 1920 protagonista di una serie di libri per ragazzi.
Il super medico veterinario che sa parlare con tutti gli animali era già approdato sul grande schermo nelle interpretazioni di Rex Harrison nel 1967, per due film nel 1998 e il 2001 con Eddie Murphy più tre sequel dal 2006 al 2009 con Kyla Pratt. Questa nuova versione da 175 milioni di dollari che rispetta l’ambientazione viittoriana e ripesca molti dei personaggi dei libri, ha nel cast anche Antonio Banderas, Michael Sheen e Kasia Smutniak (nel ruolo quasi non parlante della moglie scomparsa di Dolittle) .Il film tuttavia è stato accolto male dalla critica e con poco entusiasmo dal pubblico Usa. In 10 giorni di uscita negli Stati Uniti ha incassato intorno ai 43 milioni di dollari e gli analisti parlano di un flop che potrebbe perdere intorno ai 100 milioni di dollari, a meno di un exploit sui mercati internazionali.
Sulla carta non mancano i punti di forza, come aver affidato nella versione originale le voci degli animali parlanti, realizzati in computer grafica, fra gli altri, a Emma Thompson per il saggio pappagallo Polinesia; Rami Malek per l’ansioso e pauroso gorilla Ci-Ci; John Cena per l’orso polare freddoloso Yoshi; Octavia Spencer per l’oca svampita Deb Deb; Kumail Nanjiani per lo struzzo asociale Plimpton; Marion Cotillard per la volpe Tutu; Tom Holland per l’affidabile cane occhialuto Jip e Ralph Fiennes per la tigre mammona e feroce Barry. Eppure proprio per integrare al meglio gli animali digitali nella storia, i produttori (tra i quali Susan Downey, moglie dell’attore, che è produttore esecutivo), dopo delle preview deludenti, hanno voluto rigirare delle scene, affidandole a due cineasti più a proprio agio con le creature in Cgi, Jonathan Liebesman (Tartarughe Ninja) e Chris McKay (Lego Batman), anche se Gaghan è l’unico a firmare da regista. Il risultato è un andamento del film macchinoso e confuso, con effetti digitali non proprio fluidi, che riserva comunque qualche momento divertente, in particolare di comicità slapstick.
Il Dolittle di Downey Jr, lo troviamo a inizio della storia nel pieno di una vita da eremita, insieme solo alla sua ‘famiglia’ di animali, nella dimora in Inghilterra dove si è rinchiuso dopo la scomparsa in mare, anni prima della moglie Lily (Smutniak). Quando la giovane Lady Rose (Carmel Laniado) , gli chiede di tornare ‘in servizio’ per curare di un’adolescente Regina Vittoria (Jessie Buckley), colpita da una misteriosa malattia che nessun altro dottore ha saputo individuare, Dolittle, è costretto a tornare nel mondo per un’avventura in mare, alla ricerca di un rarissimo antidoto. Insieme agli amici animali, lo accompagna un improvvisato e entusiasta assistente, il teenager Tommy Stubbins (Harry Collett). Non mancano però gli avversari, dall’infido ex compagno di corso, il Dr. Blair Mudfly (Sheen, nella performance più convincente del film) e re Rassouli dell’isola di Monteverde (Banderas), padre di Lily, che non ha perdonato a Dolittle di avergli portato via la figlia.
Nel guardare il film, “le persone possono commuoversi e divertirsi allo stesso tempo – spiega nelle note di produzione Robert Downey Jr -. La mia paziente signora ha detto che doveva incantare gli spettatori dai 4 ai 94 anni. Quindi, missione compiuta per la Team Downey! (la loro società di produzione, ndr)”. L’attore ora ha in cantiere anche un altro ritorno ad alto budget, con Sherlock Holmes 3, che al contrario dei primi due capitoli, non sarà diretto da Guy Ritchie ma da Dexter Fletcher.

Eugenia, l’amore e l’antisemitismoRomanzo di Duroy attinge a storia vera di Mihail Sebastian

27 gennaio 202010:12

LIONEL DUROY, EUGENIA (FAZI, PP 463, EURO 19,00). Una storia d’amore e di antisemitismo, nel momento in cui diventa contagioso, sullo sfondo di una nazione contraddittoria: la Romania nel decennio dal 1935 al 1945. La racconta in ‘Eugenia’ il reporter e scrittore francese Lionel Duroy che con questo romanzo, in cui la grande storia del secondo conflitto mondiale si intreccia alle vicende intime dei protagonisti, ha vinto il premio Anais Nin 2019 e venduto in Francia, dove è stato per settimane ai primi posti in classifica, 50 mila copie.
Pubblicato in Italia da Fazi editore, nella traduzione di Silvia Turato, nel Giorno della memoria 2020, il libro ci mostra lo sguardo sull’odio razziale di una donna indimenticabile e ci fa sentire le voci degli intellettuali dell’epoca, in particolare quella dello scrittore romeno Mihail Sebastian alla cui vera storia Duroy si è ispirato. E’ di lui che si innamora Eugenia, cresciuta nella raffinata e cosmopolita città universitaria romena di Iasi (conosciuta all’estero come Jassi o Jassy) dove negli anni Trenta gli ebrei cominciano a essere perseguitati e cominciano a prendere piede le correnti nazionaliste, come nel resto della Romania. Giovane studentessa di Lettere e futura giornalista, Eugenia sarà l’unica della sua famiglia a schierarsi in difesa di Mihail che la ragazza raggiungerà poi a Bucarest. Tra i due nascerà una travagliata storia d’amore, vissuta sullo sfondo di una capitale europea profondamente sconvolta dalla guerra. Invitato nel 1935 per una conferenza all’Università di Iasi, lo scrittore ebreo viene aggredito da militanti di estrema destra e per Eugenia questo è il momento della presa di coscienza della barbarie che avanza e non si arresta, fino al pogrom.
“Mi ricordai di quella specie di sollievo, e anche di liberazione, che avevo provato il giorno in cui mi ero resa conto che un ebreo poteva essere allo stesso tempo anche romeno.
Che una cosa non escludeva l’altra” dice la protagonista. E ancora: “Tornando verso casa avevo di nuovo la sensazione di irrealtà: la ragione rifiutava di ammettere quello che vedevano gli occhi: corpi abbandonati ovunque, quando solo la sera prima per quelle stesse strade si passeggiava tranquillamente”, racconta nel libro. “Eravamo – sottolinea – nel mezzo di un pogrom e nessuno riusciva a crederci” che causò la morte di 13.266.000 persone , tra cui 40 donne e 180 bambini.
Duroy, che è stato reporter per il quotidiano ‘Libération’ ed è autore di più di una decina di romanzi spesso ispirati alla sua esperienza di giornalista, in questo libro, ci offre un’accurata ricostruzione storica e , nello stesso tempo, attraverso lo sguardo di Eugenia ci fa porre gli stessi interrogativi della protagonista sull’antisemitismo.
“La famiglia nettamente scissa in due: da una parte Stefan e i nostri genitori, favorevoli alla costruzione di un muro alle nostre frontiere perchè nessuno straniero, nessun ebreo venisse più a insozzare il puro sangue romeno; dall’altra io e Andre, convinti della superiorità dell’umanità sulle nazioni, che sognavamo una vera fraternità tra i popoli che avrebbe spazzato via i patriottismi e gli egoismi, sul modello della letteratura che non conosceva frontiere – come gli uccelli” dice Eugenia che percorre a ritroso quello che ha vissuto, a partire dalla morte di Mihail il 29 maggio 1945, travolto da un camion.
“Mihail aveva trovato nella guerra una buona ragione per vivere: aspettare che finisse chiedendosi ogni mattina se la sera sarebbe stato ancora qui. Una volta tornata la pace, si è ritrovato faccia a faccia con se stesso, con ciò che chiamava la sua ‘impotenza’” spiega Eugenia determinata a non rinunciare ai suoi ideali di libertà e a comprendere l’origine del male, per poterlo combattere.

Renee Zellweger da Oscar, è leggenda JudyIn sala dal 30 gennaio biopic sulla Garland con 2 nomination

27 gennaio 202010:12

“Non vi dimenticherete di me” dice Judy Garland nell’ultimo concerto a Londra nel 1969, quando depressa e piena di barbiturici vuole ancora una volta essere cullata dall’abbraccio del pubblico che da 40 anni la adora e a cui ha dedicato e anche sacrificato la sua vita. Ma il tempo con lei non è stato clemente: chi oggi si ricorda di quella performer incredibile, una delle più grandi di sempre, che a 16 anni già era la star bambina del Mago di Oz e a 47 è morta per overdose di pasticche? Per l’interpretazione della Garland, Renee Zellweger è candidata al premio Oscar in Judy, il film di Rupert Goold in sala in Italia dal 30 gennaio con Notorius.
Il film, che ha anche una seconda nomination per miglior trucco e acconciatura, vuole proprio far ‘ri-scoprire’ la leggenda ai giovani: “La Garland – ha detto Goold alla premiere alla Festa di Roma lo scorso ottobre- rappresenta una giovanissima diventata famosa e questo è qualcosa che i ragazzi che usano Instagram e hanno vite esposte con i social può essere capita. Quando abbiamo fatto le proiezioni test di questo film la risposta dei giovani è stata una sorpresa: anzichè la star che piaceva alla loro nonne, i ragazzi troveranno qualcosa di molto più vicino a loro: Judy, in una società rigida e patriarcale, non ha mai accettato le regole stabilite. Ci potranno trovare in lei piuttosto una Amy Winhouse”.
In Judy siamo lontani dalla struttura classica del biopic: si racconta il periodo finale della sua vita, con molti flashback sugli step più importanti. Ha detto Renée Zellweger: “Pensavo che in questo film ci fosse l’opportunità di esplorare qualcosa che non viene spesso considerata quando si pensa a questa personalità immensa: cosa lei riponeva nel suo lavoro e quanto ciò le sia costato”. Judy Garland rappresenta, nel bene e nel male, la Hollywood dell’epoca d’oro quando produttori e agenti controllavano ogni cosa della vita della loro star proprio per renderla una star (distruggendone il privato): alla Judy bambina e già popolare Dorothy del mago di Oz fanno una festa di compleanno in una data qualsiasi e con una torta che lei non potra mangiare, finta anch’essa, oggi la definiremmo fake news, solo ad uso dei media. “Garland è una star di Hollywood all’antica. È remota, come lo sono tutte le stelle dell’età dell’oro, ma – ha detto il regista – ero interessato a bilanciare la leggenda con la donna umana e reale: la madre e il mito”. Quattro matrimoni che non la salvarono dalla depressione, tre figli (la prima è Liza Minnelli), un continuo contrasto psicologico tra il richiamo del palcoscenico, dell’affetto dei fan e i sensi di colpa come genitrice perennemente in tour, un abuso di farmaci sin da ragazza quando gli agenti le inducevano il riposo con pasticche per dormire o per stare sveglia per lavorare, Judy dice nel film “voglio solo quello che vogliono tutti, l’amore, ma per me è stato molto più difficile”. La trasformazione di Zellweger è impressionante: il regista e i produttori l’hanno scelta per il suo lato comico, sexy, emotivamente disponibile che Judy ha sempre avuto ma certo l’attrice americana di Bridget Jones ha messo del suo, aiutata da tanto materiale originale e dalla monumentale biografia dell’ultimo marito Mickey Deans. “Renee è una grande lavoratrice sempre alla ricerca di ulteriori note, una perfezionista – ha detto il regista – c’è stato una grande lavoro sulla voce e sul fisico ma Reneè ha avuto tutto lo spazio libero per trovare lei stessa le connessioni con il personaggio: lei come Judy è una stella che tutti fermano per strada ma che vive solitudini e paure”

Sky omaggia Brunelleschi, una cupola moderna a LondraE a maggio documentario per celebrare 600/mo capolavoro Firenze

LONDRA27 gennaio 202010:13

Un’interpretazione in scala e in chiave moderna della cupola di Filippo Brunelleschi, per celebrare i 600 anni dalla costruzione del capolavoro che sormonta il duomo di Firenze di Santa Maria del Fiore. E’ l’opera commissionata da Sky Arte all’artista britannico Luke Jerram, scoperta questa settimana a Londra nel cuore della movimentata zona di King’s Cross, simbolo di uno dei maggiori progetti londinesi di riqualificazione urbana contemporanea segnato dal restauro o dalla realizzazione ex novo di numerosi edifici in stile postindustriale. Un’iniziativa legata al lancio di un sontuoso documentario che l’emittente manderà in onda a primavera sui canali 120 e 400 a suggellare il 600esimo anniversario della creazione per antonomasia partorita dal genio del grande maestro rinascimentale, in sfida alle conoscenze, allo scetticismo, alle convenzioni del proprio tempo.Il programma, intitolato ‘Brunelleschi e le grandi cupole del mondo’, è una produzione Sky Arts Production Hub destinata a raccontare e illustrare la nascita delle soluzioni tecniche utilizzate dal Brunelleschi per innalzare un capo d’opera ingegneristico e costruttivo mai visto prima, ha sottolineato nella capitale del Regno Unito il direttore di Sky Arte, Roberto Pisoni. Ma anche per mostrare come il concetto di cupola si sia reiventato nei secoli e fra le epoche: fino all’espressione di archistar di oggi quali Norman Foster o David Libeskind, protagonisti di interviste ad hoc. Una reinvenzione a cui offre adesso un contributo pure Luke Jerram – artista emergente della scena britannica e internazionale fattosi conoscere ad esempio per la sua Luna, installazione ammirata fra l’altro l’anno scorso a Milano – attraverso una diversa “idea di cupola” esposta al pubblico fino al 17 febbraio e collocata a Lewis Cubitt Square: piazza non lontana dalle grandi stazioni di King’s Cross e di St. Pancras, al centro di un’area elevata in questi anni a modello di rinnovamento urbano di una metropoli che si evolve sforzandosi di restare nel contempo ancorata alle radici del suo passato.L’inaugurazione dell’opera di Jerram – intitolata Palm Temple e realizzata a forma di spicchio, come una struttura di cupola con lamelle a spirale tagliata in due parti uguali e quindi ricomposta in verticale quasi come due mani giunte in preghiera – è coincisa con la fine delle riprese del documentario. Ed è avvenuta alla presenza dello stesso autore, il quale ha spiegato d’essersi “ispirato a Brunelleschi”, e al suo percorso “di artigiano-artista, non di architetto di formazione”, per dare anima a un’installazione ‘site-specific’ immaginata a mo’ di luogo di contemplazione (dove ogni visitatore può accedere) e di collegamento “tra cielo e terra”: grazie anche ai riflessi del pavimento a specchio e alle trasparenze di un’opera che cambia colore a seconda della luce. Un inno “alla natura”, in un mondo secolare, a surrogare il richiamo universale al divino di Filippo Brunelleschi, nella parole dell’artista di Bristol. Il cui messaggio si condensa nel tintinnio d’una campanella, al vertice del ‘Tempio’, sospinta dal vento a suonare decine di volte al giorno: “una per ciascuna specie vivente minacciata quotidianamente di estinzione”.

Levante, difendo diversità ma non quote rosa”In un mondo maschilista la rivoluzione parta dal linguaggio”

27 gennaio 202014:59

La gola secca, il battito accelerato durante le prove, ma anche tanta serenità. Levante vive con la giusta dose di ansia ed emozione il debutto, a 32 anni, al festival di Sanremo. “Ci avevo già provato due volte in passato, poi avevo rinunciato. Pensavo di non essere adatta all’Ariston: troppo impegnata, troppo border, mi dicevano. Mi ero convinta, dopo tanta gavetta, di non avere bisogno del festival come trampolino di lancio. Evidentemente ora ho abbassato le difese, annullato le percezioni sbagliate. E vado a Sanremo con una canzone che so di poter difendere su quel palco e anche fuori”, racconta la cantautrice siciliana. Levante (Claudia Lagona, all’anagrafe di Caltagirone) è una delle 7 donne in gara, sui 24 big scelti da Amadeus. Ma lei, che porta un brano che è un inno all’inclusione dal titolo provocatorio Tikibombom (“un titolo che è l’opposto al messaggio che voglio mandare”), non ci sta a essere paladina delle quote rosa, in un festival che proprio sul tema delle donne sta scontando polemiche su polemiche (per l’esigua presenza di artiste, per le parole di Amadeus su Francesca Sofia Novello – un passo indietro dietro al fidanzato Valentino Rossi -, per i versi violenti e misogini di un vecchio brano del rapper Junior Cally). “Sono anni che mi spendo per le donne, ma non sono a favore delle quote rosa. Non ci è dovuto un posto per forza, non abbiamo un deficit. Io mi conquisto quello che mi merito e se sono al festival mi auguro che sia perché la canzone è bella e io sono brava”, spiega la cantautrice siciliana che poi aggiunge: “è vero che esiste un maschilismo generalizzato, a livello sociale e politico, che passa anche dal linguaggio comune. Bisognerebbe partire da qui. Anche noi donne dovremmo fare più attenzione”. E lei è la prima a provarci, anche con la sua Tikibombom, un brano in cui “rivendico la diversità, che è una ricchezza e non un motivo di divisione. Una canzone inclusiva, come non l’ho mai scritta”, dice ancora, rivelando come anche lei si sia spesso sentita sola. “Nella sensibilità con cui affronto la vita, nell’empatia che sento solo mia”. La musica è stata la medicina che l’ha curata, “perché mi ha dato la possibilità di scoprire che non sono affatto sola”.
Legata a doppio filo con il concetto dell’inclusione è anche la scelta della cover del giovedì: Si può dare di più di Raf, Tozzi e Ruggeri. “E’ spesso sottovalutata, considerata una canzone buonista. Ma anche quello è un brano totalmente inclusivo”, sottolinea. Per proporlo all’Ariston ha chiamato accanto a sé Francesca Michielin e Maria Antonietta. Una presa di posizione per rispondere alle polemiche? “No, affatto. E’ una decisione che avevo preso prima del caos e non è una risposta alle frasi di Amadeus. Infelici, sicuramente, ma le cose gravi sono altre. Ho trovato strumentale anche l’attacco a Junior Cally. Perché non pensarci prima? Accettiamo che esista il rap oppure Sanremo riscriva delle regole chiare”. Il brano sanremese sarà contenuto in Magmamemoria MMXX, edizione speciale dell’album di inediti uscito lo scorso ottobre e che, nella nuova versione, in uscita il 7 febbraio, conta 31 brani, 4 bonus track e il live registrato al Forum di Assago.
Meglio Sanremo o meglio il Forum? “Come chiedere se vuoi più bene a mamma o a papà…”.

A Belgrado un recital dedicato a Primo LeviBasato sul testo di ‘Se questo è un uomo’

27 gennaio 202010:31

– In occasione del Giorno della Memoria, che viene celebrato il 27 gennaio di ogni anno in ricordo delle vittime dell’Olocausto, l’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado, in collaborazione con il Teatro Drammatico della capitale serba, presenta il recital letterario Primo presso lo stesso Teatro Drammatico. Il protagonista è l’attore di origine svedese Jacob Olesen, presente sulle scene italiane ed estere da oltre trenta anni, la regia di Giovanni Calò e la produzione di Enrico Carretta.
Il recital letterario è basato sul testo di ‘Se questo è un uomo’, un libro del chimico e scrittore ebreo italiano Primo Levi sulle sue esperienze nel campo di sterminio di Auschwitz durante la seconda guerra mondiale. A volte si sopravvive per poter raccontare. Primo Levi è sopravvissuto per raccontare.
Primo vuole dare voce alla sua testimonianza, perché non si può dimenticare, non si deve. L’intensità e la leggerezza della parola di Levi, insieme alla grande valenza letteraria del suo racconto, hanno favorito il lavoro e mostrato la strada da seguire. Racconto storico e dolore, sentimenti umani e abominio si susseguono nella mimica perfetta di Olesen che rende gli spettatori partecipi di una delle pagine più dolorose della storia.
Lo spettacolo si svolge in lingua italiana con sovratitoli in serbo tratti dalla traduzione di ‘Se questo è un uomo’ in serbo da parte della traduttrice Elizabet Vasiljević e pubblicato dalla casa editrice Paidea (2005).

‘Una divisa per Nino’, il fascismo raccontato ai bambiniPer Gribaudo il libro di Francesca La Mantia

27 gennaio 202015:15

– FRANCESCA LA MANTIA, UNA DIVISA PER NINO (GRIBAUDO) Per conquistare una sua compagnetta di scuola, un bambino, Nino, in pieno fascismo e durante la guerra di Etiopia (1936), cerca di diventare un bravo “figlio della lupa”. “In quel momento avevo capito cosa volevo fare da grande: volevo essere il Duce, così lei sarebbe stata mia” dice il bambino nel libro ‘Una divisa per Nino: il fascismo narrato ai bambini’ di Francesca La Mantia, scrittrice e sceneggiatrice , regista cinematografica e teatrale, pubblicato da Gribaudo con le illustrazioni di Matteo Mancini.
Ma, quando Nino fa amicizia con il suo vicino di casa, l’antifascista Ruggerini, e con suo figlio Gabriele e quando il fratello maggiore torna dalla guerra, avverrà in lui un radicale cambiamento e un rifiuto totale del regime e della violenza.
Già autrice de ‘La memoria che resta’, docufilm storico sulla Resistenza, con le testimonianze dei partigiani milanesi, eletto film dell’anno e inserito nei programmi ministeriali delle 56.775 scuole d’Italia, La Mantia ci fa compiere un viaggio verso la consapevolezza e la scelta: da una divisa che non viene indossata per caso a una divisa che Nino sceglierà di non indossare. Oltre alle illustrazioni di Matteo Mancini, il libro contiene due appendici ‘Date e fatti storici’ e ‘Il Fascismo e la scuola’, strumenti utili per raccontare ai bambini, da un punto di vista comprensibile, un periodo difficile come quello del Fascismo e della guerra in Etiopia.

Al Forte di Bard le migliori immagini naturalisticheAnteprima italiana del Wildlife Photographer of the Year

AOUSTE27 gennaio 202013:17

– AOUSTE-SUR-SYE

– Il Forte di Bard ospiterà – dal primo febbraio al 2 giugno – l’anteprima italiana della 55/a edizione del Wildlife Photographer of the Year, il più importante riconoscimento dedicato alla fotografia naturalistica promosso dal Natural History Museum di Londra. Saranno presentate al pubblico oltre 100 immagini vincitrici nelle 19 categorie del premio, selezionate da una giuria internazionale tra 48.000 scatti provenienti da 100 paesi del mondo.
Vincitore del ‘Wildlife Photographer of the Year 2019’ è il fotografo cinese Yongqing Bao con lo scatto “The Moment”: l’immagine ritrae lo scontro tra una volpe e una marmotta, uscita dalla sua tana dopo il letargo, sull’altopiano del Qinghai, in Tibet. Il quattordicenne neozelandese Cruz Erdmann, invece, ha ricevuto il premio ‘Young Wildlife Photographer of the Year 2019’ con lo scatto “Night glow”, fatto durante una immersione notturna al largo di Sulawesi, in Indonesia (l’immagine raffigura un calamaro durante un corteggiamento).
Premiati anche due italiani: Riccardo Marchegiani con “Early riser” (categoria 15-17 anni) e Manuel Plaickner con “Pondworld” (‘Behaviour: Amphibians and Reptiles’). Altri tre fotografi italiani hanno ricevuto la menzione ‘highly commended’ come finalisti: Stefano Unterthiner (‘Animals in their Environment’), Lorenzo Shoubridge (‘Behaviour: Invertebrates’) e Roberto Zanette (‘Earth’s Environments’).

Parma celebra il 119/o anniversario della morte di VerdiPizzarotti, nel 2020 ancora più sentito con Capitale cultura

PARMA27 gennaio 202013:39

– Il 119/o anniversario della morte di Giuseppe Verdi è stato celebrato con una cerimonia commemorativa davanti al monumento dedicato al maestro, in piazza della Pilotta, presenti il presidente del Teatro Regio Federico Pizzarotti e il direttore generale Anna Maria Meo.
“E’ un anniversario importante – ha detto il sindaco – quello che celebriamo ogni 27 gennaio e nel 2020 è ancora più sentito: un momento che ci permette anche di riflettere sui valori che le opere di Verdi continuano a trasmetterci”. “In questo anno cruciale per Parma come Capitale Italiana della Cultura – ha sottolineato Meo – desideriamo ancor più valorizzare e mettere in evidenza l’eccellenza artistica del maestro”.
La presidente di Parma Lirica, Patrizia Monteverdi, in rappresentanza di tutti i gruppi e le associazioni musicali cittadine, ha introdotto il momento musicale conclusivo: il ‘Va’, pensiero’ interpretato dal Coro del Teatro Regio e dalla Corale Giuseppe Verdi di Parma.

Premio a Susanna Rigacci, la ‘voce’ di MorriconeA Modena il 5 marzo primo ‘Buk Film Festival Award’

MODENA27 gennaio 202014:05

– La soprano Susanna Rigacci, che da vent’anni interpreta nei concerti e nelle incisioni la musica di Ennio Morricone, riceverà il 5 marzo a Modena il primo ‘Buk Film Festival Award’, nella serata inaugurale del primo festival dedicato a cinema e letteratura (in programma fino all’8). Il riconoscimento – spiega il fondatore Francesco Zarzana – le è stato attribuito “per aver mirabilmente congiunto la voce alle note e alle immagini di pellicole che hanno fatto la storia del cinema contemporaneo”.
Susanna Rigacci, aggiunge Zarzana, “canta in sei lingue sia in opere barocche che in ruoli di coloratura dell’opera mozartiana, nonché nel belcanto italiano. E si è via via dedicata sempre più di frequente al repertorio contemporaneo, come nel 2011 sul palco di Sanremo, interprete d’eccezione per il brano dei La Crus”.
Il festival, diretto dalla filmmaker e produttrice francese Capucine Lemaire, si articolerà in un concorso di lungometraggi, tutti tratti da un libro o adattamento di un’opera letteraria. Home Mappa del sito

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Prima italiana di ‘Venezuela’ a Reggio Emilia
Coreografie di Ohad Naharin per la Batsheva Dance Company

REGGIO EMILIA27 gennaio 202014:17

– La stagione di balletto del Teatro Municipale Romolo Valli di Reggio Emilia ospita il 29 gennaio alle 20.30 la prima italiana di Venezuela, uno spettacolo della Batsheva Dance Company, compagnia israeliana di danza contemporanea tra le più famose al mondo. In Venezuela, Ohad Naharin, ex direttore e ora coreografo residente della Batsheva, mette in atto il conflitto tra dialogo, corpi e culture.
Attraverso la sua colonna sonora, la rappresentazione fa riferimento a uno specifico contesto socio-culturale e politico: la prima parte include canti ecclesiastici, con luci che illuminano il palco, mentre la seconda parte introduce il rap di The Notorious B.I.G. e musica araba. Ancora una volta, Ohad Naharin mette in mostra le capacità tecniche dei suoi danzatori in una performance fisicamente estenuante e sorprendente.
Attraverso le incredibili qualità della Compagnia, creatività, musicalità e passione, il pubblico viene trasportato in un viaggio affascinante e irresistibile.
Naharin, ideatore del linguaggio del movimento “GAGA”, ha iniziato la sua carriera di danzatore proprio con Batsheva nel 1974, presentando la sua prima creazione coreografica a New York nel 1980. Nel 1990 è stato nominato direttore artistico della Batsheva Dance Company. Ha creato oltre trenta nuovi lavori e ha rimontato le sue coreografie per numerose compagnie, tra cui il Nederlands Dans Theater, il Ballet National de l’Opéra de Paris, Les Grand Ballets Canadiens de Montréal.

Diodato, all’Ariston per raccontare qualcosa di meIn gara con Fai rumore. Dal 14/2 l’album “Che vita meravigliosa”

27 gennaio 202015:49

– “Vado a raccontare qualcosa di mio e a dare al mio album l’attenzione che merita”. Diodato torna al Festival di Sanremo per la terza volta (la seconda tra i big) con il brano Fai rumore, un invito ad abbattere i muri dell’incomunicabilità, che sarà contenuto nel nuovo album di inediti Che vita meravigliosa, in uscita il 14 febbraio per Carosello Records.
“Non credo di essere mai stato così tanto me stesso, d’essere mai stato in grado di mettere così a fuoco il mio vissuto e tutte le sensazioni che mi hanno portato a dare questo titolo prima a una canzone e poi a questo album – racconta il cantautore pugliese -. Ero pronto a condividere, a raccontare questa condizione di perenne viaggiatore, navigante felicemente disperso, di osservatore talvolta malinconico, talvolta disincantato, di eterno bambino innamorato di questa giostra folle”.
Nella serata dei duetti del giovedì, per celebrare i 70 anni del Festival, Diodato ha scelto Adriano Celentano e una rivisitazione di “24mila baci”, che porterà sul palco con Nina Zilli. “Voglio fare un tributo speciale a Celentano, sono molto amante della sua musica, del suo stile; è uno dei promotori del rock ‘n roll in Italia, e sono grato a un artista come lui, uno dei più grandi, arrivato al resto del mondo. Ho curato io l’arrangiamento rivisitando il pezzo ma restando fedele allo spirito del brano. Vorrei che uscisse l’attitudine in cui mi diverto, e tirar fuori l’amore che ho per la grande musica italiana”.

Storia di Sergio, cuginetto delle sopravvissute BucciNel libro i bambini usati negli esperimenti di Josef Mengele

27 gennaio 202015:59

– ANDRA E TATIANA BUCCI CON ALESSANDRA VIOLA, STORIA DI SERGIO (RIZZOLI, PP 160, EURO 14,90). Le due sorelle Andra e Tatiana Bucci, dopo aver raccontato la loro storia di superstiti dell’Olocausto in ‘Noi, bambine ad Auschwitz (Mondadori)’, danno voce in ‘Storia di Sergio’ al loro cuginetto, anche lui deportato nei campi di concentramento senza mai farne ritorno. Nel libro, scritto con l’autrice e regista Alessandra Viola, anche una testimonianza di Mario De Simone, fratello di Sergio.
Ad Auschwitz, Birkenau e Neuengamme esistevano dei kinderblok, baracche in cui venivano alloggiati i bambini che sarebbero stati usati per gli esperimenti medici dei nazisti. Sergio è uno di loro, ma è anche un bambino coraggioso che non si perde mai d’animo. Insieme ad altri ragazzini viene sottoposto agli esperimenti voluti dal dottor morte Josef Mengele e sarà ucciso, insieme agli altri, nella scuola di Bullenhuser Damm, perché non restassero prove delle torture subite.
Il libro, pubblicato da Rizzoli, con una testimonianza del fratello di Sergio, Mario De Simone, è suddiviso in due parti.
Nella prima si racconta la storia di Sergio. Nella seconda parte si ripercorrono gli eventi storici in cui si inserisce la storia di Sergio e dei venti bambini di Bullenhuser Damm, vittime degli esperimenti , fino al processo e alle successive condanne del Tribunale internazionale.
Andra e Tatiana hanno ispirato anche ‘La stella di Andra e Tati’, il primo film di animazione europeo sulla tragedia dei campi di concentramento con la regia di Alessandra Viola.

Scenografia futuristica tra Broadway e il passatoFirmata da Gaetano Castelli, “un festival disegnato dalla luce”

27 gennaio 202016:39

– Nessuna “macchina” scenica, ma un palco disegnato – e animato – dalle immagini e da linee curve che danno profondità allo spazio. E’ un omaggio al passato, anche ammiccando un po’ a Broadway ma guardando al futuro, quello che Gaetano Castelli firma per la scenografia del 70/o Festival della Canzone Italiana. Per lui è il diciottesimo e segna il ritorno tra le quinte dell’Ariston dopo 8 anni: “La mia scelta – dice – è stata quella di eliminare completamente le automazioni, sostituendole con elementi scenografici volumetrici progettati in modo da dilatare lo spazio scenico e acquisire la maggiore profondità possibile. E in questo spazio faccio ‘danzare’ la luce”.
Ridotta, ma non eliminata la scala, Castelli riporta l’orchestra ai lati del palco – nel golfo mistico – e ha lavorato soprattutto sull’integrazione tra elementi della scenografia, apparati video e luci: “I principali, i fondali e le quinte – prosegue Castelli – contengono, all’interno, apparati video e sceno-luminosi che, per la prima volta, sono completamente integrati con le luci del direttore della fotografia Mario Catapano. La scena acquista dinamismo grazie alle sue forme sinuose, agli accorgimenti prospettici e alla sincronia con il ritmo musicale di tutti gli effetti luminosi e grafici, personalizzati per ogni artista e sottolineati dal dinamismo della ripresa firmata da Stefano Vicario”.

Premio Bagutta: Deaglio, piazza Fontana cambiò storia ItaliaCerimonia a Milano, Alessandra Tedesco tra i nuovi giurati

27 gennaio 202016:52

– La strage di piazza Fontana è un “evento che ha cambiato non solo la storia di Milano, ma la storia d’Italia. Ed è stata una cosa talmente grande che ne portiamo ancora adesso le conseguenze”. Lo ha detto ieri sera Enrico Deaglio, ritirando il premio Bagutta assegnato quest’anno al giornalista per il libro ‘La bomba’ edito da Feltrinelli. Un evento che è “utile raccontare alle nuove generazioni, che di questa storia non sanno niente”, ha aggiunto l’autore, ricordando chi ne ha scritto prima di lui: Camilla Cederna e Piero Scaramucci.
Alla cerimonia era presente anche il vincitore dell’opera prima, Jonathan Bazzi, autore di Febbre (Fandango).
Presidente e segretario della giuria, Isabella Bossi Fedrigotti e Andrea Kerbaker, hanno annunciato una nuova giurata: la giornalista Alessandra Tedesco, conduttrice del programma ‘Il cacciatore di libri’ su Radio24.

Libri: Nathalie Guetta, “Dodici in caso di stressattrice nota per Don Matteo pubblica suo primo libro

27 gennaio 202016:59

– “Aspetta qui, devo vedere se dorme.
Sai, da noi è peccato.” Le fa segno con la mano di aspettare e scompare dentro casa.
Lei rimane in piedi, comincia ad avere sonno e spera che la cosa non si protrarrà a lungo. Le piacciono questo silenzio e questa tranquillità, avrebbe quasi voglia di sdraiarsi per terra ad aspettare. Le viene in mente una situazione simile: tanto tempo prima, in vacanza in Spagna, un ragazzo le aveva detto aspettami qua, torno subito, e non era mai tornato. Solo che l’aveva lasciata su uno scoglio e, dopo tre ore di attesa, ne aveva passate altrettante a domandarsi dove andare: alla fine si era fatto giorno. “Dodici in caso di stress”, è il primo romanzo di Nathalie Guetta l’attrice di origine francese (sorella di David produttore discografico e Dj noto in tutto il mondo ndr.) protagonista per tanti anni della serie “Don Matteo”, e che ha stregato il pubblico sulla pista di Ballando con le stelle, dove descrive un nuovo spaccato della sua personalità. Pubblicato con il marchio Cut-Up, casa editrice di La Spezia, all’interno della Collana Qulture, gestita dalla “Associazione Qulture e.t.s.
In una Parigi adagiata sui suoi ponti e i suoi bar, sul cibo etnico e gli ascensori, si dipana la storia d’amore tra Chloé e Houssine. Lei, ebrea, ha 46 anni; lui, musulmano, di anni ne ha 28. Il loro rapporto è vitale nonostante le ansie e i sensi di inadeguatezza, le differenze culturali e anagrafiche, le idiosincrasie. Houssine è sempre sul punto di sposarsi con altre donne anche se sostiene di amarla, Chloé talvolta lascia trasparire le insicurezze legate alla paura dell’invecchiamento che sono proprie di tutti noi. Chloé possiede un gatto vivace e amante della libertà che le dà filo da torcere, contribuendo ad aumentarne lo stress. E le sigarette, per auto imposizione, non possono essere più di dodici al giorno. Alla fine, a sorpresa, sarà lei a sposarsi con un altro uomo, lasciando Houssine a fare i conti con un sentimento di cui non era pienamente consapevole.
Perché l’amore è confronto, è volo e caduta, ma non ha nulla di metafisico quando combatte e si rivela nel quotidiano, come un pane necessario anche se, a volte, difficile da masticare.
Una storia narrata con un linguaggio colloquiale, diretto eppure introspettivo, che ricorda tanta letteratura e cinematografia francese.
Così è la storia d’amore tra Chloé e Houssine: non fa in tempo a entrare in scena col passo circospetto e imbarazzato della sua protagonista, che già, come la vita, capitombola tra situazioni comiche, commosse e poi anche buffe e pensose, dolorose, litigiose, impacciate, ruvide… persino feline. Dodici, allora, come numero scaramantico per rabbonire le ansie della vita e il logorìo delle scelte che toccano. Oppure dodici come metaforica, difficile linea di galleggiamento da tenere, quando serve, per portarsi al riparo di un porto, il più lontano dai dolori dell’anima.

esce libro su leggende Basket, capitolo su Kobe Bryantcampione americano di basket morto in un incidente di elicottero

27 gennaio 202017:30

– A due giorni dall’uscita in libreria del volume Le leggende del Basket – prevista per martedì 28 gennaio, Kobe Bryant, il più importante e il più forte tra i giocatori nati negli anni Settanta, “The Black Mamba” considerato giustamente l’erede di Michael Jordan, è morto tragicamente il 26 gennaio in un incidente di elicottero vicino a Los Angeles, con lui ha perso la vita anche la figlia Gianna Maria di 13 anni.
Un intero capitolo del libro Le leggende del basket (Diarkos – pp 420, euro 18) di Giulio Molo dal sottotitolo è dedicato a lui e alla sua incredibile carriera sportiva. La storia del basket e delle grandi epopee raccontata attraverso le gesta di grandi campioni o insostituibili gregari.
Si raccontano le imprese sportive ma anche le battaglie dei diritti umani, la lotta alla discriminazione, le migrazioni di massa. Tanti giocatori, soprattutto di colore, sono nati nella povertà assoluta e hanno dovuto saltare gli ostacoli della vita prima di raggiungere grandi palcoscenici. Il libro è un susseguirsi di emozioni e statistiche, di aneddoti e colpi di scena, di capricci e scaramanzie, ripercorrendo tutto ciò che di bello (e meno bello) il basket ci ha regalato dal dopoguerra a oggi. Fra lacrime di gioia, rimpianti e record imbattibili.
Incassi, in vetta ‘1917’ , secondo ‘Me contro te’Figli da monologo di Mattia Torre al terzo posto, sesto Zalone

27 gennaio 202014:32

– Conquista la vetta del box office italiano ‘1917’, il film di Sam Mendes, ispirato all’autobiografia del nonno del regista che racconta una pagina minuta della grande guerra attraverso la storia di due amici e commilitoni cui viene affidata una missione suicida. Favorito a sorpresa alla serata degli Oscar per le sue 10 nomination e la vittoria ai Golden Globe, ‘1917’, con un incasso in quattro giorni di 2.154.953 euro, scalza al secondo posto ‘Me contro Te Il Film – La vendetta del Signor S’ , il film dei giovanissimi youtuber Sofia Scalia e Luigi Calagna che guadagna 1.743.190 euro per un totale in due settimane di 8.440.767 euro. Precipita dal secondo al sesto posto Checco Zalone in versione ‘Tolo Tolo’ , che ottiene nel week end 868.802 euro per un totale in 4 settimane di 45.665.368 euro.
Tra le new entry, subito al terzo posto ‘Figli’ di Giuseppe Bonito, nato dal folgorante monologo scritto per Valerio Mastandrea da Mattia Torre, morto la scorsa estate a meno di 50 anni. Grazie a Lorenzo Mieli e a Wildside il film, con Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi, è stato realizzato a tempo di record e racconta una storia di insicurezze, comiche imprese, delusioni e illusioni di una coppia felice che affronta l’impervia scalata del “secondo figlio”, con in quattro giorni un guadagno di 1.427.184 euro. Altro nuovo ingresso, al nono posto, per ‘Tappo-Cucciolo in un mare di guai’ di Kevin Johnson con un cagnolino viziato che viene estromesso dal suo mondo dorato quando la padrona muore, che guadagna 272.235 euro in 4 giorni. Saldo al quarto posto ‘Piccole donne’ con un incasso di 889.448 euro nel week end per un totale in tre settimane di 4.883.392 euro. Chiude la top ten Jumanji: the next level’ con 229.092 euro per un totale in 5 settimane di 12.238.885 euro.
Gli incassi totali dei dati Cinetel si fermano a 10.729.989 euro, con -30% sullo scorso fine settimana e -16.32% su un anno fa.

Franceschini, Cicutto nuovo presidente della Biennale”Una candidatura prestigiosa per un’istituzione importante”

27 gennaio 202012:34

– “Sarà il veneziano Roberto Cicutto il nuovo presidente de La Biennale di Venezia”. Lo comunica il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini che ha avviato questa mattina la procedura di nomina. “Una candidatura prestigiosa per una delle più importanti istituzioni culturali italiane” ha commentato Franceschini augurando “buon lavoro a Cicutto per questa nuova fantastica sfida”. Cicutto subentra a Paolo Baratta che il ministro ringrazia.
‘Negli ultimi anni la Biennale ha vissuto un processo di rinnovamento in tutti i settori di attivita’ e ha incrementato la sua gia’ notevole fama sulla scena internazionale. Questo e’ stato possibile grazie al prezioso lavoro di Paolo Baratta e della sua squadra che ringrazio. Sono certo che Baratta, con la sua autorevolezza, continuera’ a impegnarsi per La Biennale’ sottolinea il ministro Franceschini.
Cicutto dal 2009 ricopre la carica di presidente e amministratore delegato di Istituto Luce-Cinecitta’ srl. Nato a Venezia nel 1948, ha lasciato la citta’ dopo aver conseguito la maturita’ classica al liceo Marco Polo. Si e’ trasferito a Roma dove ha intrapreso la carriera cinematografica. Nel 1978 ha fondato la societa’ di produzione Aura Film, con cui ha vinto, dieci anni dopo, nel 1988, il Leone d’oro a Venezia per ‘La leggenda del santo bevitore’ con la regia di Ermanno Olmi. Nel 1984 ha costituito la societa’ Mikado Film, con cui ha distribuito e prodotto film dei piu’ rappresentativi registi italiani e stranieri. Nel 1993 con Angelo Barbagallo, Nanni Moretti e Luigi Musini ha fondato la Sacher Distribuzione; e’ stato inoltre partner di Ermanno Olmi nella societa’ di produzione Cinemaundici. Nel 1994, in occasione del centenario della nascita del cinema, e’ stato insignito dal presidente della Repubblica Commendatore con altre personalita’ del cinema.
Nel 2009 e’ diventato direttore del Mercato Internazionale del Film. Per alcuni anni e’ stato membro del Consiglio di Ace (Atelier du Cine’ma Europe’en), EFA (Euyropean Film Academy) e del Centro Sperimentale di Cinematografia.

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Pitti Filati al via con 136 marchi, 19 Paesi esteri
Fortezza da Basso Firenze accoglie novità delle collezioni
FIRENZE 21 Gennaio 2020 20:13

– Al via dal 22 gennaio Pitti Filati 86: alla Fortezza da Basso di Firenze saranno 136 i marchi in mostra, di cui 19 provenienti dall’estero (Australia, Cina, Germania, Giappone, Mauritius, Perù, Regno Unito, Hong Kong, Romania, Svizzera e Turchia). La manifestazione, fino al 24 gennaio, propone l’anteprima mondiale primavera/estate 2021 delle collezioni di filati per maglieria, con un allestimento ispirato al tema delle bandiere, come per gli altri saloni di Pitti, Uomo e Bimbo, appena conclusi.
‘Yarns United’ è il titolo del nuovo Spazio ricerca, in linea con il tema generale: come in un vero e proprio laboratorio di creatività, si osserverà il tema bandiera da sei angolazioni diverse. La customizzazione applicata al mondo del lusso è al centro di CustomEasy, progetto alla terza edizione che mostra una collezione unica di maglieria, frutto di una integrazione di filiera. Cresce l’area dedicata alla sostenibilità e alle sue molteplici sfaccettature, e torna il concorso Feel The Yarn.

Arriva in Italia Blackie EdizioniA 10 anni dalla nascita a Barcellona apre una sede a Milano

21 gennaio 202020:44

– Ha il nome di una buffa cagnolina, Blackie, la casa editrice indipendente di Barcellona che apre una sede italiana a Milano. Fondata nel 2009 da Jan Martí e Alice Incontrada, che si sono conosciuti alla scuola italiana di Barcellona, Blackie Edizioni è nata dal desiderio dei suoi fondatori di pubblicare in Spagna Il libro della fantasia Gianni Rodari. Con grande sorpresa, in poco tempo tantissime persone leggevano e collezionavano i i libri di Blackie Edizioni, sono arrivati i premi e tanti titoli sono entrati nelle classifiche dei più venduti.
Così, a dieci anni dal suo debutto, l’editore ha deciso di realizzare il sogno di portare i suoi libri anche in Italia, patria d’adozione di Alice, che è nata a Barcellona da papà romano e mamma del sud della Spagna, è cresciuta in Toscana ed è poi ritornata a Barcellona. E di Jan, che è catalano ma ha frequentato le scuole italiane, come suo padre e il suo bisnonno, poeta e amico di Ungaretti e Montale. Diretta da Mario Bonaldi – 15 anni di esperienza nell’editoria indipendente, e una collaborazione con Rolling Stone, distribuita da Messaggerie Libri e promossa da Pro Libro – la casa editrice italiana vuole conservare lo stesso spirito della casa madre spagnola: un gusto libero ed eclettico, dalla letteratura alla divulgazione scientifica, dai saggi politici all’umorismo, un tono spigliato, l’estrema cura per i materiali, una grafica inconfondibile, la mancanza di pregiudizi nel mescolare il vecchio con il nuovo, l’originalità nella comunicazione sui social e un rapporto di complicità con lettori e librai.
Blackie Edizioni proporrà autori in traduzione, narrativa e saggistica italiana e progetti speciali creati e pensati per l’Italia. Tra i libri in arrivo nel 2020: ‘Gli schifosi’ di Santiago Lorenzo, un thriller atipico da 150 mila copie vendute che racconta di un uomo che scappa da tutto e trova la felicità assoluta nella solitudine; un’edizione del Candido di Voltaire, illustrato dal maestro Quentin Blake, con prefazione di Italo Calvino e postfazione di Julian Barnes; 101 esperienze di filosofia quotidiana di Roger-Pol Droi e Il grande successore di Anna Fifield, la biografia definitiva su Kim Jong-un. In arrivo anche ‘Le divoratrici di Lara Williams’, un romanzo d’esordio che è stato definito “il Fight Club femminista”, I Simpson e la filosofia, un libro sui libri amati da David Bowie.

Le opere del writer Zed1 al Teatro Verdi di FirenzePer i 40 anni della Fondazione Orchestra della Toscana

FIRENZE21 gennaio 202020:49

– Zed1, noto writer di origine toscana, è protagonista di una mostra al Teatro Verdi di Firenze che si inaugura il 22 gennaio in concomitanza con i 40 anni della Fondazione Ort (Orchestra della Toscana) che ricorrono nel 2020. Le opere di Zed1 sono presenti in molti Paesi e tra le sue creazioni ci sono i burattini umanoidi, che, nella loro apparente asetticità, interagiscono con la realtà che li circonda. Zed1 si muove, attraverso una danza di forme e colori, in un surrealismo postmoderno, che anche nei suoi tratti più irrazionali rimanda a una lucida consapevolezza, a volte malinconica, a volte terribilmente ironica. Esposti oltre una ventina di pezzi, tecniche e materiali diversi tra loro, più una piccola galleria di foto per le opere esterne di grandi dimensioni. Per l’occasione l’artista ha preparato un’opera inedita in esclusiva per noi, intitolata ‘Il salvataggio’ che vede al centro un violoncellista. Di questo soggetto è prevista una tiratura di 20 stampe ‘fine art’ firmate e numerate a mano.

Anna May Wong, Google ricorda la prima star cinese di Hollywood Doodle dedicato all’attrice simbolo della comunità sino-americana

22 gennaio 202014:44

Google ricorda con un doodle Anna May Wong, la prima attrice cinese diventata negli anni ’20 una star del cinema americano. Nata a Los Angeles il 3 gennaio del 1905 Anna May Wong ebbe il merito di aprire per prima gli schermi americani a una non caucasian, diventanto un attrice simbolo della comunità sino-americana. E non fu un’impresa da nulla. Il doodle di Google dedicato a Anna May WongIl film èThe Red Lantern (1919) con Alla Nazimova, uno di quei polpettoni sull’Oriente misterioso, tanto in voga sia a Hollywood che a Berlino in quegli anni. Trecento cinesine con in mano le lanterne rosse devono sfilare dinnanzi alla macchina da presa: tra queste vi è la piccola Wong Liu, quattordici anni. È la prima volta di colei che diventerà più nota come Anna May Wong, qualche anno dopo, quando, diciottenne, impersonerà la schiava mongola in un film che avrà un grande successo, The Thief of Baghdad (1924), con uno scatenato Douglas Fairbanks. Per la prima volta un’attrice cinese diventava una star del cinema americano, allora assolutamente selettivo, dove gialli, neri, indiani, ma anche i «latins», molte volte, erano relegati a ruoli marginali, ed in genere raffiguravano personaggi negativi.Il doodle di Google dedicato a Anna May WongDopo il film con Fairbanks, che fece conoscere Anna al di là e al di qua dell’oceano, l’attrice interpretò un’eschimese in The Alaskan (1924); in Peter Pan (1924) fu Tiger Lily, capo-tribù indiana, mentre in Forty Winks (1925) fu una seducente vamp orientale. Pur se costretta in film dove i personaggi, cinesi o giapponesi che fossero, erano calati in storie di uno stucchevole esotismo, Anna ebbe un’attività cinematografica intensa, anche se limitata al ruolo di antagonista.

Musica: Leonidas Kavakos apre stagione di concerti a ParmaIl 23 gennaio, programma dedicato a Beethoven per 250/mo nascita

PARMA22 gennaio 202011:40

– Il violinista greco Leonidas Kavakos e il pianista riminese Enrico Pace inaugurano il 23 gennaio alle 20.30 la stagione concertistica del Teatro Regio di Parma, realizzata da Società dei Concerti di Parma in collaborazione con Casa della Musica. Per Kavakos si tratta del debutto nel teatro parmigiano.
Il programma della serata, interamente dedicato a Ludwig van Beethoven in occasione del 250/o anniversario della nascita, comprende la Sonata N. 2 in la maggiore, la Sonata N. 3 in mi bemolle maggiore, la Sonata N. 6 in la maggiore e la Sonata N. 7 in do minore. Brani che i due strumentisti hanno in repertorio ormai da molti anni e dei quali, nel 2012, hanno realizzato anche la registrazione integrale per Decca Classics aggiudicandosi il Premio Abbiati della critica italiana. La stagione concertistica del Teatro Regio proseguirà il 17 febbraio con Jordi Savall, il primo marzo con i Solisti di Zagabria, il 19 aprile con il pianista Alexander Lonquich, il 24 maggio con il chitarrista Manuel Barreco. Il 9 aprile, nell’ambito di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020, Marco Angius dirigerà un concerto di musiche del ‘900 composte da Edgard Varèse, Luciano Berio, Iannis Xenakis, Bruno Maderna e Giacinto Scelsi.

A teatro, tra Fellini 100 e Guerritore-SezuanGlauco Mauri è Re Lear; Natalino Balasso nei panni di Arlecchino

22 gennaio 202011:54

– Il doppio omaggio ai 100 anni dalla nascita di Federico Fellini con Francesco Sala “In viaggio con Fellini – Note, ricordi, sue fantasie” e il “Processo a Fellini” di Mariano Lamberti, con Caterina Gramaglia e Giulio Forges Davanzati, entrambi a Roma; Glauco Mauri e Roberto Sturno nel “Re Lear” di Shakespeare per Andrea Baracco e Franco Oppini nel “Cocktail per tre” di Santiago Moncada, ancora nella capitale. E poi Paolo Briguglia con “Nel mare ci sono i coccodrilli” dal bestseller di Fabio Geda, a Milano, e Natalino Balasso nell'”Arlecchino servitore di due padroni” di Goldoni secondo Valerio Binasco, a Firenze; fino a Monica Guerritore ne “L’anima buona di Sezuan” da Brecht, a Catania: sono alcuni degli spettacoli teatrali in scena nel prossimo week end.

La pirateria sottrae al mondo del libro 528 mln l’annoRicerca Ipsos per Associazione Italiana Editori-AIE

23 gennaio 202009:59

E’ allarme pirateria nel mondo del libro con un danno economico di 528 milioni di euro annui alla filiera editoriale (carta più digitale), pari al 23% del valore del mercato (escludendo scolastica ed export), con ricadute per il sistema Paese di 1,3 miliardi e la perdita di 8.800 posti di lavoro, considerando anche l’indotto. E dal governo arriva la proposta di una campagna istituzionale che diventa culturale. “Potremmo pensare a una campagna istituzionale nelle tv, sui social, nelle scuole con messaggi molto precisi. Si tratta di far capire che fare click qualche volta determina un colpo sull’editore, sul libraio, sul giornalista, sull’autore. Basta pensare alle librerie o edicole che chiudono per capirlo” ha detto il sottosegretario all’editoria Andrea Martella alla presentazione dei dati Ipsos, illustrati da Nando Pagnoncelli, commissionati dall’Associazione Italiana Editori, che fotografano in modo completo un fenomeno che coinvolge più di un italiano su tre sopra i 15 anni (36%). “Dati drammatici che vanno al di là di ogni previsione, che richiedono e impongono una forte azione di contrasto” come ha sottolineato il presidente dell’Associazione Editori Italiani, Ricardo Franco Levi. “Continueremo – ha detto Levi – a lavorare insieme” e poi ha invitato a riflettere sul fatto che “se di quei 528 milioni di danni se ne recuperassero solo 1/4 cambierebbero tante cose”. Pronto ad accogliere l’invito di Martella il presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, Andrea Riffeser Monti: “Deliberiamo questa campagna istituzionale per l’anno 2020. Deve essere una campagna di tre-quattro argomenti, che sia una goccia tutti i giorni. Noi ci siamo come editori. Deve andare in televisione, nelle librerie, nei chioschi”. Educazione e repressione le due strade indicate, ma quello di cui dobbiamo essere consapevoli è che in ballo ci sono la nostra libertà e democrazia. “Dobbiamo combattere una battaglia che ha a che fare con la democrazia. Il danno non è solo economico ma incide sul pluralismo delle informazioni.In fondo si tratta di spiegare che scaricare dalla rete libri e articoli di giornale è un disvalore sociale e significa anche scaricare la democrazia e un pezzo di libertà degli altri” ha detto il sottosegretario. “Come governo -ha aggiunto – faremo la nostra parte. Una prima cosa abbiamo cominciato a farla con i 20 milioni di euro stanziati nella manovra di bilancio già approvata per promuovere la lettura nelle scuole e con l’estensione ai quotidiani della 18App” ha spiegato il sottosegretario che ha sottolineato anche la “mancanza di regole certe che dovrebbero riguardare la giusta remunerazione del lavoro editoriale” e ha invitato a “pensare anche alla leva fiscale per contrastare la pirateria e quindi può essere utile un nuovo sistema di incentivi fiscali che incoraggi e promuova la lettura e la legalità. Penso che questa sarà una riflessione del governo prossimamente”. Preoccupazione nel mondo editoriale: l’editore di Elena Ferrante, Sandro Ferri, ha pronta “una denuncia – – per circa 20 mila copie false dell’ultimo libro della scrittrice misteriosa, ‘La vita bugiarda degli adulti’ che girano da qualche mese su bancarelle e Amazon prime”. Selva Coddè, amministratore Delegato Area Trade di Mondadori Libri spiega che “l’obiettivo, come si è visto bene, deve essere quello di concorrere tutti insieme a elevare sia il tasso di lettura nel Paese che quello dell’acquisto del libro” e “quanto ai dati allarmanti sulla pirateria – aggiunge – ci sono settori più colpiti di altri; i più interessati appaiono essere i libri di saggistica e universitari”. E per Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato di GeMS, “stupisce che la pirateria la pratichino persino gli studi di commercialisti che rischiano di essere sanzionati dalla Guardia di Finanza”. Dato per certo che “non c’è proprio nulla di salgariano sulla pirateria attuale”, come ha affermato Martella, il presidente di Confindustria Cultura Italia Innocenzo Cipoletta ha spiegato all’incontro, a cui era presente anche il giovane scrittore Giacomo Mazzariol “come l’1% del prodotto interno lordo sia occupato dall’industria creativa” e Renzo Nisi, comandante del Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza ha fatto notare quanto sia difficile l’azione di contrasto di “un fenomeno così pulviscolare” e spiegato che sono “50 mila i testi cartacei sequestrati ogni anno. Mentre il presidente di Agcom, Angelo Marcello Cardani, ha insistito sul fatto che il problema “riguarda proprio la percezione di questa attività illegale”.

Pitti Filati, tendenza estate 2021 è sostenibilitàFilati ‘green’ e palette ispirata a natura, colore must è giallo

FIRENZE22 gennaio 202012:06

– Il mondo della maglieria parla il linguaggio della natura, declinando il rispetto per l’ambiente e per le sue risorse in forme sempre nuove e avanzate. A Pitti Filati 86, dove 136 aziende sono in mostra con l’anteprima dei filati per maglieria per la primavera/estate 2021, la passione per una moda ecosostenibile è al centro della scena. Ormai il concetto viene espresso a tutto tondo, non solo con i prodotti ma anche con l’organizzazione del lavoro e con le lavorazioni.
Nascono nuove famiglie di filati in fibre riciclate post-consumo, in molteplici strutture e finezze, e nuove viscose ecosostenibili. Migliorano le performance dei filati organici e certificati ecologici. Il pregiato cashmere si presenta in versione ‘recycled’, mentre il lino diventa ‘bio’ e la seta è ‘no cruelty’. Anche il cotone è bio: Monticolor lancia oggi FeelFine, il suo primo filato in cotone biologico. Naturali sono anche le tinture, ricavate da minerali e piante. Insomma tutta la filiera si evolve per ridurre l’impatto ambientale e dare nuova vita agli scarti: è sempre più presente il ritorno all’home made, al km 0, alla manualità. Il discorso prosegue anche con ricami e customizzazione, che diventano così sperimentazioni creative per recuperare antiche manualità e dare nuova vita alla maglieria. Anche i colori si rifanno al mondo della natura, con varie sfumature: dai verdi ai grigi, al beige, al nocciola, al cacao, poi azzurro acqua, blu navy, rosso, blu china, grigio profondo, fuxia, verde mela, corallo e arancio.
Assolutamente di tendenza è il giallo: limone, cedro, paglierino. Mentre tra gli effetti trionfano microbouclé, spugnette e ciniglie, cordonetti e fettucce, che creano superfici mosse e affascinanti. Spazio anche a stampe multicolor e decorazioni, e ad effetti speciali, come lino stonewash sportivo ed elegante, viscosa lucida e illuminata dal lurex. Per la sera arrivano pioggia di paillettes e strutture metalliche.

Umbria Jazz: 17 luglio Stefano Bollani e il Sfj CollectiveDal 23 prevendita per concerti dell’arena dell’11-16-17 luglio

PERUGIA22 gennaio 202012:07

– Venerdì 17 luglio Stefano Bollani torna a Umbria Jazz con la formula del piano solo, una delle più suggestive tra le tante cui ha dato vita nella sua intensa carriera. Il piano solo, dice Bollani, “è come costruire un ponte e al tempo stesso passarci sopra. Si tratta di cercare di tradurre il momento presente in suono, perché arrivi più diretto al cuore, senza passare necessariamente dal giudizio della vostra testa”.
Dire che Stefano Bollani è un musicista eclettico è poco. Anche classificarlo semplicemente come un musicista è riduttivo, perché scorrendo i tratti principali della sua carriera al fare musica bisogna aggiungere che ha scritto libri, condotto trasmissioni alla radio e alla televisione (con Renzo Arbore), lavorato in teatro.
A seguire il San Francisco Jazz Collective: un ensemble “democratico”, ovvero senza un leader, composto da otto star del jazz contemporaneo che generalmente ruotano nell’area californiana (ma non solo). La band – spiega Umbria Jazz – è espressione diretta del San Francisco Jazz, una delle maggiori istituzioni americane, che opera, senza fini di lucro, per promuovere e sostenere la musica afroamericana attraverso varie iniziative, dagli eventi live ai dischi, ma anche conferenze, seminari, ricerche. Sfjazz esplora l’intero spettro del jazz, dalle sue origini nella comunità afroamericana fino alle diverse evoluzioni moderne a livello internazionale: il jazz come forma d’arte viva, costruita su una tradizione in continuo divenire.

Franceschini, il videoclip è un’opera d’arteMinistro firma decreto, avrà accesso a tax credit.

22 gennaio 202012:43

– “Il videoclip è un’opera d’arte”.
Parola del ministro della Cultura Dario Franceschini, che ha firmato il decreto che riconosce a questo specifico prodotto audiovisivo i benefici del tax credit. La decisione, dopo la petizione firmata da tanti artisti, da Fiorello a Giovanni Allevi, da Gianna Nannini a Gino Paoli. “I video musicali- spiega Franceschini, hanno interpretato e interpretano al meglio l’immaginario popolare, facendo sognare intere generazioni e sono delle opere d’arte. Per questo motivo non c’era motivo di escluderli dalle agevolazioni fiscali. Nel 2017 sono stati esclusi dal tax credit , stamattina, quindi, ho corretto un errore”.
Il provvedimento individua i videoclip come opere artistiche universalmente riconosciute, frutto dell’ingegno con contenuti creativi analoghi a quelli di altri prodotti ammessi ai benefici fiscali della legge Franceschini sul cinema come ad esempio i film, la videoarte e i videogiochi.
Il primo applauso al decreto arriva da Fiorello, che twitta subito un “evviva il videoclip”

Non solo i film, anche un videoclip può essere arte. Dopo anni di battaglie e una petizione caduta nel vuoto, è un decreto firmato oggi dal ministro della cultura Franceschini a riconoscere la dignità, ma anche l’accesso ai contributi statali ai video musicali che la legge italiana equiparava alle pubblicità e ai video porno. “I video musicali hanno interpretato e interpretano al meglio l’immaginario popolare, facendo sognare intere generazioni e sono delle opere d’arte – sottolinea il ministro Pd – Per questo motivo non c’era motivo di escluderli dalle agevolazioni fiscali. Stamattina, quindi, ho corretto un errore”. Il primo ad applaudire è Fiorello, che sulla petizione al ministro (era Franceschini anche allora) aveva messo la faccia già nel 2017, quando proprio nei decreti che dovevano dare attuazione alla legge sul cinema e l’audiovisivo ne venne decisa, a sorpresa, l’esclusione dal tax credit. Con tutta probabilità, viene fatto notare ora negli ambienti musicali, si trattò di un abbaglio preso dai tecnici che si mossero ignorando i cambiamenti epocali arrivati con internet, dove i videoclip costituiscono la fetta in assoluto più grande – il 95 per cento secondo il regista Stefano Salvati – dei video cliccati. Un errore, sottolineano anche dalla Fimi, la federazione dell’industria musicale, ribadendo che oggi il “il videoclip è senza ombra di dubbio una delle più innovative e diffuse forme di comunicazione al mondo”. Tant’è che tra gli autori di videoclip si trovano tante stelle della regia, da Martin Scorsese, chiamato da Michael Jackson per Bad, a Roman Polanski, che insieme a Salvati, autorità italiana del settore, firmò Angeli di Vasco Rossi. E ancora: Tim Burton ha diretto i The Killers in Bones, singolo estratto dal loro secondo album Sam’s Town; David Lynch ha firmato un video per Wicked Game di Chris Isaak. E Sofia Coppola, che dopo il successo di Lost in translation si è provata nell’opera lirica, non si è negata incursioni nel settore musicale, dirigendo per esempio i The White Stripes in I just don’t know what to do with myself. Nato negli anni ’50, il videoclip sembra essere tra l’altro ‘un’invenzione’ tutta italiana. Un ruolo chiave – scrive Michele Bovi nel suo libro ‘Da Carosone a Cosa Nostra, gli antenati del videoclip’ (2007) sarebbe stato svolto dal Cinebox, in pratica un juke-box con lo schermo che riproduceva le pellicole dei video musicali realizzati dai cantanti dell’epoca. Costruito dai fratelli Angelo e Giovanni Bottani nel 1959, era stato pensato per la diffusione dei filmati musicali a colori nelle sale interne dei bar. Il primo videoclip sarebbe quindi il filmato musicale de La Gatta di Gino Paoli, girato proprio per il prototipo del Cinebox. Certo da allora si è fatta tantissima strada, a partire soprattutto dagli anni Ottanta con le prime televisioni tematiche con un palinsesto tutto musicale. “Oggi – racconta Salvati, regista di Sting come di Vasco, Venditti, Elisa e tantissimi altri – il videoclip è la palestra perfetta per far crescere qualsiasi filmmaker: c’è il racconto, c’è la tecnica, c’è tutto nel tempo di una canzone”. E i contenuti sono “i più visti del web”. Franceschini è d’accordo. Tanto da ammetterlo a viso aperto, in un videoclip per l’appunto, che lo vede intervenire in coda agli appelli lanciati dai vip della canzone. Disinvolto in maglione blu, il ministro sorride alle telecamere dal suo studio al Collegio Romano: “Mi avete convinto, rimedio”.

Cartabia, la Corte costituzionale e i diritti della donnaNel nuovo programma dal 23 gennaio su Rai Storia

22 gennaio 202013:53

– La Corte Costituzionale e i diritti della donna. Il lungo cammino verso la parità attraverso le tappe che hanno intrecciato la storia delle donne italiane con quella di un organo di garanzia che ha spesso fatto sentire la propria, autorevole voce: la Consulta, garante della nostra Carta costituzionale e dei diritti dei cittadini. Un’istituzione che, con i suoi interventi sulle leggi in vigore nel nostro Paese, ha contribuito allo sviluppo storico e giuridico della società italiana e che Marta Cartabia, neoeletta presidente della Corte e prima donna a ricoprire questo ruolo, racconta con la giornalista Stefania Battistini nel nuovo programma di Rai Cultura “Senza distinzione di genere”, in onda da giovedì 23 gennaio alle 20.40 su Rai Storia.
“A partire dalle sentenze della Corte Costituzionale che hanno contribuito maggiormente a modificare la condizione delle donne nella famiglia, nel mondo del lavoro e nei rapporti sociali, lungo le sei puntate della serie – spiega Cartabia – abbiamo inteso mostrare come lavora la Corte e come svolge la sua azione a tutela dei diritti dei cittadini, in particolare delle donne che tradizionalmente costituiscono una parte debole della società”. “Con questo programma – aggiunge Silvia Calandrelli, direttore di Rai Cultura – abbiamo voluto fare ‘cultura’ delle Istituzioni, nello spirito del servizio pubblico, facendo conoscere al pubblico il prezioso lavoro della Consulta. Un lavoro fondamentale per la società italiana e per il ruolo che le donne, proprio grazie alla Corte, hanno potuto rivendicare e affermare come risorsa importante per lo sviluppo del nostro Paese, nella vita pubblica e non solo”.

Moda: sindaco Lecce, Dior sfilerà qui a maggio’Presenterà collezione primavera/estate’. L’annuncio su Facebook

LECCE22 gennaio 202014:25

– “Ho il piacere di annunciare che ‘Christian Dior’ – prestigiosa e celebre società dell’alta moda – ha scelto Lecce e la Puglia per la presentazione della nuova collezione di primavera”. Lo annuncia il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, sulla propria pagina facebook, precisando: “Lavoreremo nei prossimi mesi al fianco di Dior, Curia e Prefettura per garantire il pieno successo di questo straordinario appuntamento”. La Curia di Lecce infatti ha avuto da ridire in più di un’occasione, in passato, nei confronti di iniziative laiche organizzate in piazza Duomo.
La scelta di Lecce, prosegue il sindaco, è stata “fortemente voluta da Maria Grazia Chiuri – direttrice creativa della maison – e Pietro Beccari – presidente e ceo di Dior – che ringrazio”.
“Nel mese di maggio i riflettori della moda internazionale saranno accesi quindi su Lecce” ed “equivale ad una promozione a livello mondiale”, conclude il sindaco: “negli ultimi anni le sfilate di primavera hanno visto Dior a Marrakech e Los Angeles”.

Le Vibrazioni, torniamo alle origini In gara con la ballad Dov’è, “ci rimettiamo il completo buono”

22 gennaio 202019:41

Il festival 2018 aveva sancito la reunion della band dopo una pausa durata cinque anni, quello che è ormai alle porte “è una conferma per noi stessi, un modo per rimettersi il completo buono, per fare ordine e concentrarsi solo sulla musica. Ci stava tornare, anche per tirare le somme dopo un anno intenso tra live e singoli”. Francesco Sarcina, leader de Le Vibrazioni, spiega così la scelta della band di tornare per la terza volta in gara a Sanremo con il brano Dov’è, una ballad old school firmata dallo stesso Sarcina, con Roberto Casalino e Davide Simonetta, che pesca nel passato e nella storia, ormai ventennale, del gruppo che – per ora – non ha nessuna intenzione di prendere altre pause.”L’abbiamo scritta esattamente con l’idea di fare Sanremo. Ed è stato un ritorno alle origini totale, a quel sound che ci ha caratterizzato fin dall’inizio, senza la volontà di voler colpire come avevamo fatto nel 2018 con Così sbagliato”. Nel brano, che racconta un amore finito e la voglia di ripartire, “c’è tanto di mio – racconta Sarcina, reduce da una turbolenta separazione dalla moglie Clizia Incorvaia -, c’è quello ho vissuto. La musica serve anche a curare le ferite, a vomitare fuori quello che ti ha colpito e fatto soffrire. Ora sto bene, la musica a volte è dannazione, ma anche salvezza”. In lavorazione c’è un album, “che spero uscirà entro la primavera”, ma nel frattempo, a partire da marzo, c’è un tour nei teatri, con un’orchestra di 20 elementi, che mescola rock e musica classica. “Sono generi meno distanti di quello che possiamo immaginare. La tensione che ti arriva oggi con l’elettronica, una volta ti arrivava dalla pressione sonora e fisica sullo strumento. E’ facile fare casino con il rock, ma anche con la classica c’è da divertirsi”.Al loro fianco, a dirigere l’orchestra, ci sarà Peppe Vessicchio. Ma il maestro più amato e atteso del festival, con i suoi papillon colorati e la sua presenza rassicurante, sarà anche all’Ariston? “Stiamo provando a portarlo con noi”, conferma Sarcina, che per la serata delle cover ha stupito con la sua scelta inconsueta: Un’emozione da poco, portata al successo nel 1978 da Anna Oxa. “La canzone scritta da Fossati è bellissima e lei un’artista che non le ha mai mandate a dire a nessuno. Ne faremo una versione prog, che sembrerà quasi un musical. E se la leggi dal punto di vista di un uomo è ancora più forte”. Come ospiti hanno chiamato i Canova. “Glielo dovevo. Ai tempi di Amici, si presentarono a metà programma: da giudice io li lasciai fuori a favore dei Dear Jack, che erano dentro dall’inizio. Feci quella scelta per proteggerli. Mi ricordano Le Vibrazioni dei primi tempi. E da band tifiamo per le band”. Sarcina interviene anche sulle polemiche che stanno agitando il festival. “Le critiche sono aria fritta – tuona sulla vicenda Junior Cally -. Chiacchiericcio. Un artista è libero di fare quello che vuole. E se è seguito, vuole dire che ha ragione lui. Quindi le critiche sono all’artista o ai suoi fan? E poi la coerenza dov’è finita? Lo avete scelto per il festival, dovete tenerlo. Sarà il pubblico a giudicare, un artista può piacere o non piacere. Squalificarlo sarebbe sbagliato”. E difende anche Amadeus, finito nel tritacarne per le frasi ritenute sessiste: “Può capitare di sbagliare, ha sulle spalle una macchina incredibile. In questa epoca le donne vanno portate su un petalo”. Home Mappa del sito

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Sordi, al cinema a febbraio il film con Edoardo Pesce
‘Permette? Alberto Sordi’ in sala 24-25-26 febbraio e poi Rai1

24 gennaio 202012:16

A cento anni dalla nascita, il cinema omaggia il grande attore romano con un evento. Solo il 24, 25 e 26 febbraio arriva sul grande schermo ‘Permette? Alberto Sordi’,(distribuito grazie ad Altre Storie) un film con la regia di Luca Manfredi che racconta le origini di una leggenda del cinema italiano. Una coproduzione Rai Fiction – Ocean Productions, il film andrà in onda prossimamente su Rai1. A vestire i panni dell’indimenticabile attore romano Edoardo Pesce (david di Donatello per Dogman di Garrone). Racconterà vent’anni di vita di Sordi (nato il 15 giugno del 1920 e morto il 24 febbraio del 2003) dal 1937 al 1957. Un film che vuole ricordare la straordinaria vitalità di Alberto Sordi, il suo immenso talento, la sottile ironia, l’artista e l’uomo, tra difetti e virtù. Il 27 febbraio 2003, partecipando ai funerali di Alberto Sordi, Ettore Scola disse: “Sordi non ci ha mai permesso di essere tristi”.
La sua capacità di scherzare e ironizzare sulle piccolezze, sulle nevrosi e le contraddizioni degli italiani, nel corso degli anni, ha lasciato un segno nella storia del costume del nostro Paese. Il figlio di Nino Manfredi, che ha già portato sul piccolo schermo grandi prodotti come “In arte Nino”, dedicato alla vita del padre interpretato magistralmente da Elio Germano, sul set delle riprese (sono svolte tra Roma e Tivoli) aveva anticipato gli snodi principali del film: “un Alberto Sordi giovane e inedito, con un lato della sua vita personale che pochi conoscono oggi. Tra questi la sua grande storia d’amore, con Andreina Pagnani, diva del teatro di posa e doppiatrice.
Sordi era giovanissimo, aveva 22 anni, questa relazione durò per nove anni facendo scalpore all’epoca, la Pagnani aveva 15 anni più di Alberto”. Da giovanissimo Sordi viene espulso dall’Accademia di Recitazione dei Filodrammatici a Milano per la sua incorreggibile parlata romana. Ma Alberto non si arrende e, tornato a Roma, con la sua ricerca della qualità attoriale e con impegno tenace, riesce a diventare l’inconfondibile voce di Oliver Hardy, si fa notare sui palcoscenici del Varietà e alla Radio con il personaggio di Mario Pio. In quegli anni stringe una grande amicizia con il giovane Federico Fellini (quando arriva a Roma è uno sconosciuto che si mantiene facendo il disegnatore), ma lì a poco diventerà un apprezzato regista e dirigerà l’amico ne Lo Sceicco Bianco e I Vitelloni (di Sordi la pernacchia più celebre del cinema italiano!). Alberto raggiungerà il trionfo con Nando Moriconi, l’Americano a Roma! ‘Permette? Alberto Sordi’ vuole essere “un affettuoso omaggio al grande talento di uno dei maggiori interpreti di un genere che ci ha reso famosi in tutto il mondo: la Commedia all’italiana – sottolinea Luca Manfredi – Un genere capace di raccontare i drammi e i vizi della nostra società̀, appena uscita dall’ultima guerra, con il sorriso e l’ironia. Un attore straordinario, dotato di un talento innato, che ci ha regalato con più̀ di duecento film una galleria di personaggi indimenticabili con un gioco di invenzioni e di “tic” sui loro modi di parlare e di muoversi, come il suo famosissimo saltello. Ma Alberto ha dovuto faticare non poco, per vedere riconosciuto il suo talento. Senza mai abbattersi, ma anzi, combattendo con una tenacia inarrestabile (che poi ha trasferito in uno dei suoi personaggi più noti, il Dentone) è riuscito a diventare uno degli attori più apprezzati del grande cinema italiano”.
Il film vede nel cast Pia Lanciotti nel ruolo di Andreina Pagnani, Alberto Paradossi in quello di Federico Fellini, con Paola Tiziana Cruciani, Luisa Ricci, Michela Giraud, Paolo Giangrasso, con la partecipazione amichevole di Giorgio Colangeli, Martina Galletta; Francesco Foti, Sara Cardinaletti e e Lillo Petrolo nel ruolo di Aldo Fabrizi.

A Venezia la nuova stagione del Teatrino di Palazzo GrassiSi parte con ‘Set up’ e si prosegue con 20 giornate incontri

VENEZIA22 gennaio 202016:02

– Il teatrino di Palazzo Grassi a Venezia si prepara ad una nuova stagione sotto la guida di Martin Bethenod, direttore e amministratore delegato di Palazzo Grassi – Punta della Dogana sistema espositivo della Pinault Collection. Il via il 7 febbraio con ‘Set up!’ giunto alla terza edizione con due serate di musica, danza e performance a Punta della Dogana. Il calendario culturale per il primo trimestre 2020 prevede 20 giornate di incontri, laboratori, proiezioni, concerti e performance con ogni settimana una nuova proposta dedicata agli appassionati di arte, letteratura, musica, danza e tanti laboratori per i più piccoli visitatori.
La totalità degli appuntamenti è aperta al pubblico gratuitamente, a eccezione di Set Up.

Mostre: le confische agli ebrei in ‘Storie restituite’I documenti della persecuzione antisemita alle Gallerie d’Italia

22 gennaio 202016:04

– Ricostruire pezzi di storia attraverso moduli, verbali e burocrazia. Nella mostra ‘Storie restituite. I documenti della persecuzione antisemita nell’archivio di Intesa Sanpaolo’, dal 23 gennaio al 23 febbraio alle Gallerie d’Italia di Milano, sono proprio le carte relative a confische, espropri e sequestri da parte dell’Ente gestione e liquidazione immobiliare (Egeli) verso ebrei italiani e stranieri a raccontare, da un nuovo punto di vista, le conseguenze delle Leggi razziali del 1938.
La mostra, organizzata anche in vista della Giornata della Memoria, è frutto di un lavoro durato più di due anni tra 300 faldoni e oltre 1500 pratiche nominative di ebrei spogliati dei loro beni: dall’intera casa alla caffettiera, tutto rigorosamente riportato ed elencato sui verbali con tanto di valore economico dai funzionari dell’Egeli, l’organo governativo creato ad hoc. Il percorso espositivo, allestito come un vero archivio con scaffali e faldoni, racconta sei storie simboliche.

Altaroma al via a teatro con “Lettere a Yves”Da libro di Bergé, Teatro Torlonia 23-26/1, con Pino Amendola

22 gennaio 202016:19

– Si possono scrivere lettere d’amore senza nascondere nulla? Pierre Bergé lo ha fatto alla morte del suo compagno Yves Saint Laurent, dopo cinquant’anni passati insieme tra baruffe e gelosie, abbandoni e riappacificazioni, estasi e tormenti. Le lettere di Bergé, raccolte nel volume “Lettere a Yves Saint Laurent”, sono state definite vere e proprie lezioni d’amore, perché sono del tutto sincere e non celano il lato oscuro dell’innamoramento, il dolore che sempre prima o poi lo accompagna. Sono il resoconto di “un’assenza sempre presente”, perché il ricordo di Yves segue il suo compagno ovunque: nelle case che hanno abitato, nei giardini di Marrakesh che amavano, persino nei luoghi dove Saint Laurent, sedentario e poco incline ai viaggi, non è mai stato. La nuova edizione di Altaroma a partire dal 23 al 26 gennaio nella ex caserma guido reni, chiude la sua prima giornata di eventi con lo spettacolo teatrale della lettura delle “Lettere a Yves”, tratte dall’omonimo libro che raccoglie le lettere scritte da Pierre Bergé al suo amato Yves Saint Laurent, il grande stilista, suo compagno di vita. Lo spettacolo in anteprima al Teatro Torlonia dal 23 gennaio sarà in replica la sera nello stesso teatro fino al 26. Con la partecipazione straordinaria di Maria Letizia Gorga, protagonista della lettura delle missive d’amore è Pino Ammendola, autore e attore di lungo corso teatrale, cinematografico e televisivo (Provaci ancora prof, il suo più recente successo) che ha lavorato con registi come Dino Risi, Lina Wertumüller e Giuseppe Tornatore, e come doppiatore ha prestato la voce a Antonio Banderas, Roman Polansky e Murray Abraham. Musiche originali composte ed eseguite al pianoforte da Giovanni Monti, regia di Roberto Piana. Laura Bosetti Tonatto, main partner dell’ anteprima dello spettacolo, ha creato per l’occasione il profumo Majorelle, ispirato al giardino di Marrakech più amato da Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, che lo acquistarono riportandolo allo splendore originario. Le ceneri di Saint Laurent, per suo volere, sono state sparse tra le rose del giardino.

J-Ax, una ‘Beretta’ contro la violenza sulle donneIn nuovo album ‘Reale’ lei uccide lui dopo vita di abusi

22 gennaio 202019:43

“Così Salvini smette di dire che sono del Pd”, scherza J Ax parlando di ‘Beretta’, uno dei brani del suo nuovo album ‘Reale’, in cui racconta una storia di violenza domestica che finisce con lei che uccide lui. “Non sono per dogma contro la legittima difesa, la mia visione shifta a seconda di quello che succede” dice l’ex Articolo 31, spiegando che “la storia è presa dai fatti di cronaca e io giustifico il gesto della persona in questione”. “I giornali danno contro chi si fa giustizia da solo, io – sottolinea – sono in una zona grigia, sono libertario e sono per leggi più morbide sulla legittima difesa”.A chi gli chiede se Salvini, con cui il rapper ha spesso interloquito via social, commenterà questa sua presa di posizione, J Ax risponde che “non risponderà, perché non sottolinea la sua narrativa, lui deve dipingermi come il comunista con il rolex che vive in un attico, mi aspetto piuttosto – dice – delle accuse da parti sinistroidi”. Sulle polemiche sanremesi legate alla presenza di Junior Cally e ai suoi testi, Ax spiega invece che “se hai bisogno del rap perché è il genere che tira, poi non ti puoi lamentare”. Il decano dei rapper italiani ricorda quando Eminem nel 2001 partecipò come superospite al festival, “era strapagato e aveva appena fatto una canzone in cui raccontava a sua figlia come aveva ucciso sua madre. Ora rompete le palle? Almeno Cally è in gara e non è pagato, allora – si chiede – di cosa stiamo parlando? Eminem diceva cose più pesanti di Junior Cally ed erano tutti a rincorrerlo, mi sembra una cosa da poveretti anche perché una canzone è una canzone così come un film è un film. Ci sono mille motivi per cui un artista sente di dire certe cose, io non ho mai usato certi cliché del rap, ma a volte li si usa”.Essere definito femminista non gli piace, “è una cosa da zerbino per prendere i like delle tipe”, e poi “esiste anche la violenza sugli uomini”, ma con Chadia Rodriguez – una delle tanti ospiti dell’album insieme a Enrico Ruggeri, Il Pagante, Max Pezzali, Paola Turci, Jake La Furia – canta la possibilità di abbandonare un attimo la battaglia tra sessi per trovarsi a metà strada in ‘Pericoloso’, pezzo nato da una ricerca sul mondo degli incel, gli uomini che ritengono d’essere rifiutati perché non attraenti da un mondo di donne che li giudica solo per look, status e conto in banca. “Un problema che va affrontato e risolto perché – dice – potrebbe portare a spargimenti di sangue come già accaduto in America”. Se l’esperienza da genitore musicalmente dice che non lo ha cambiato, perché “voglio avere la mentalità dei primi anni senza limiti”, la fine del rapporto con Fedez e Newtopia – di cui non vuole parlare se non per dire “va bene che mi facciate passare per il cattivo, così la smettiamo con lo zio Ax” – è entrata indirettamente nell’album in uscita venerdì nel pezzo ‘Quando piove, diluvia’, che fotografa la settimana fantozziana vissuta subito dopo la rottura con l’ex socio, tra controlli della Finanza e la paura che l’erba legale di cui è testimonial avesse un tasso di Thc oltre i limiti consentiti dalla legge. “Odio i dischi sui problemi di chi ha successo ma noi – spiega – abbiamo ciò che altri non hanno, la paura di perdere tutto da un momento all’altro, non è una cosa superficiale, è la paura di perdere il futuro e io ho il complesso dell’impostore, sempre con il pensiero che il destino me la faccia pagare”. E invece no, perché tra cadute e risalite di una lunghissima carriera – come canta in ‘Sarò scemo’ – “ho vissuto già tre vite come fosse un videogioco”.

Moda: una mostra e un libro celebrano Milano e il cappottoIl giorno e la notte nelle immagini di Zoppellaro e Ribeiro

22 gennaio 202016:54

– Un libro e una mostra fotografica, che si terrà il 28 gennaio presso la galleria Still di Via Ludovico Lazzaro Zamenhof, celebrano Milano ed un capo, il cappotto, che fa parte della storia della città e della sua gente. “Il Giorno e la Notte”, che raccoglie le opere originali dei fotografi Mattia Zoppellaro e Sha Ribeiro, nasce dall’incontro tra il brand made in Italy Paltò, e il magazine Perimetro che ha curato l’art direction del progetto.
Il testo nasce con una doppia cover, infatti si sviluppa lungo l’arco di un’intera giornata milanese, con le ore di luce descritte dallo sguardo di Ribeiro e quelle notturne da Zoppellaro, che hanno ritratto le storie di dieci ospiti che amano Milano: Antonio Moscogiuri, Carlo Antonelli, Antonio Diodato, Efisio Marras, Emiliano Salci, Gabriele Micalizzi, Isabella Potì, Martina Troni, Vinicio Marchioni e Woo Lee.

Moda: Ferretti sfila a Rimini con tributo a FelliniLa collezione resort sarà presentata il 22 maggio

22 gennaio 202017:27

– Sarà un tributo al cinema di Federico Fellini, in occasione del centenario della sua nascita, la sfilata della collezione Resort 2012 di Alberta Ferretti, che ha scelto di presentare le sue nuove creazioni il 22 maggio a Rimini, città natale del regista e terra in cui la stilista ha le sue radici.
“Sono felice di presentare la mia prossima collezione nei luoghi in cui sono nata e dove è cominciata la mia carriera, ancora oggi – dice Ferretti – la Romagna è la terra in cui vivo e ritrovo me stessa. Mi piace l’idea di rendere omaggio alla mia regione e a un artista come Federico Fellini, che è riuscito a rappresentare attraverso le sue opere la storia del nostro Paese e a far conoscere la cultura italiana nel mondo.”

Premi: il Bagutta 2020 a Enrico Deaglio per ‘La bomba’Jonathan Bazzi vincitore opera prima con ‘Febbre’

22 gennaio 202017:40

– Enrico Deaglio ha vinto il premio Bagutta con ‘La bomba’ (Feltrinelli), resoconto delle vicende di piazza Fontana scritto in occasione del cinquantesimo anniversario della strage. Il libro è stato scelto a larghissima maggioranza dalla giuria presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti. Il valore del testo di Deaglio, secondo la giuria, è anche didattico: in un’Italia ormai così diversa, dove la storia recente a scuola non viene studiata, “una ricostruzione tanto precisa svela a molti ragazzi un passato di cui sanno poco o nulla”.
Il premio per l’opera prima a ‘Febbre’ (Fandango) di Jonathan Bazzi, che racconta di un’esistenza difficile, tra la durezza della periferia, la scoperta dell’omosessualità e l’irrompere dell’HIV.
Come negli ultimi anni, dopo la chiusura del ristorante, il Premio verrà assegnato nella sede di via De Grassi messa a disposizione da Francesco Micheli, storico sostenitore del Bagutta. Lì, nella Sala dell’Ermellino, si terrà la cena a inviti di domenica 26 gennaio.

Teatro: a Bologna ‘La vita nuova’ di Romeo CastellucciIn anteprima come progetto speciale in occasione di ‘Art city’

BOLOGNA22 gennaio 202017:41

– Un parcheggio di auto ‘dormienti’, con i motori spenti, in cui si è dato convegno un gruppo di uomini, per cercare un modo nuovo e migliore di stare insieme.
E’ lo spunto di ‘La vita nuova’, prima nazionale dello spettacolo di Romeo Castellucci, in scena il 24 e 25 gennaio a Bologna, progetto speciale di Art City, negli spazi DumBo.
Il testo è di Claudia Castellucci, la musica di Scott Gibbons, con in scena Sedrick Amisi Matala, Abdoulay Djire, Siegfried Eyidi Dikongo, Olivier Kalambayi Mutshita, Mbaye Thiongane. Il lavoro è stato commissionato da Kanal-Centre Pompidou di Bruxelles, dove ha debuttato nel 2018, poi ospite di festival a Vienna, Atene, Helsingor e Parigi. La performance, in francese con sopratitoli in italiano, è ispirata da ‘Lo spirito dell’utopia’ do Ernst Bloch, un saggio, scritto tra il 1915 e il 1917 e rivisto in parte nel 1923, un classico del pensiero filosofico contemporaneo e si muove nella dimensione utopica del pensiero, delineando una ‘ontologia del non ancora’.

Sale della Comunità, cinema resilientiChiarulli racconta il lavoro sul territorio di cultura e ascolto

23 gennaio 202010:07

RAFFAELE CHIARULLI, SALE DELLA COMUNITA’, LA MAGIA CONTINUA. 11 STORIE SPETTACOLARI (Effatà Editrice, pp.96, 10 euro). Da Verona a Cento, da Bari a Firenze, da Genova a Pantelleria, sono undici le “storie spettacolari” che Raffaele Chiarulli racconta nel suo “Sale della Comunità, la magia continua” (Effatà Editrice), libro che accende i riflettori sulla realtà quotidiana delle circa 800 sale cinematografiche nate, in città o nei piccoli centri, in seno alle parrocchie. In questa piccola inchiesta, Chiarulli svela questi luoghi laici, creativi e dinamici, ma soprattutto resilienti, in cui spesso poche persone tra volontari e professionisti portano avanti un lavoro culturale importante sul territorio, di ascolto, incontro e confronto, capace di aggregare pubblici diversi, non necessariamente legati all’esperienza parrocchiale. Nel libro l’autore ha sottolineato la centralità delle persone che alimentano con passione l’attività di queste sale: sono loro a renderle uniche nella propria peculiarità, non omologate a un dettato comune, ma profondamente radicate nel territorio di cui sono espressione, “Luoghi in cui – scrive Chiarulli – la crescita personale di chi assiste a un evento culturale (un film, un’opera teatrale, una conferenza…) è anche crescita di una comunità che in quel progetto si riconosce”.

Editore e/o, girano 20 mila copie false ultima FerranteFalsi de La vita bugiarda degli adulti, pronta denuncia

23 gennaio 202009:57

ELENA FERRANTE, LA VITA BUGIARDA DEGLI ADULTI (E/O).  Copie false de ‘La vita bugiarda degli adulti’, l’ultimo romanzo di Elena Ferrante pubblicato come i precedenti dalla casa editrice e/o, uscito a novembre 2019, girano da un po’ di tempo sulle bancarelle e sul Marketplace di Amazon. A lanciare l’allarme è l’editore Sandro Ferri che ha “pronta una denuncia da depositare”. “E’ stato un po’ macchinoso farla perchè per essere certi di poter denunciare dovevamo essere sicuri che nessuno degli attori regolari del mercato, il nostro distributore e i grossisti, avesse rifornito chi vende illecitamente” spiega Ferri che si sta muovendo da una parte per conto proprio e dall’altra insieme all’Associazione Italiana Editori”.
“Ci siamo accorti da un mese che c’erano in giro copie falsificate de ‘La vita bugiarda degli adulti’ e pare che ad oggi ne abbiano stampate circa 20 mila” racconta a margine della presentazione dei dati Ipsos, commissionati dall’Associazione Italiana Editori, sulla pirateria nel mondo del libro.
“le copie pirata sono fatte bene. Una persona qualsiasi non riconosce facilmente che sono false. Si vede dalla carta, dalla stampa, ma possiamo dirlo noi o il tipografo. Abbiamo comprato le copie false sulle bancarelle dove vengono vendute a 10 euro, mentre il romanzo costa 19 euro e poi su Marketplace dove su Amazon vendono i privati, con il 15% di sconto , cioe’ a 16,16 euro, a cui si devono detrarre 3 euro che il venditore deve dare ad Amazon e altre 3 euro per la spedizione, che è gratuita.
Quindi per una copia l’incasso di chi la vende è meno di 10 euro. E questo dimostra che è impossibile siano state comprate da noi, che non scendiamo mai a questa cifra, o dal distributore” sottolinea Ferri.
“Abbiamo anche saputo, attraverso un canale che non possiamo dire chi sia, che stanno stampando altri libri: diversi Oscar Mondadori e sotto le feste è stato stampato in modo illecito ‘Lungo petalo di mare’ di Isabel Allende pubblicata da Feltrinelli e il Fabio Volo di Mondadori”.
Alla e/o è “la prima volta che succede a questi livelli. Abbiamo stampato 300 mila copie della Ferrante. Per questi pirati diventa un business, per un libro di mille copie non lo farebbero. Noi non siamo riusciti a giustificare quante volte nell’online ci piratano i libri. Per sconfiggere questo fenomeno da una parte bisogna sensibilizzare ed educare partendo dalle scuole. Io avevo anche pensato di aggiungere nei libri da noi pubblicati una paginetta in cui ringraziavo il lettore di aver comprato il libro in libreria e a prezzo intero. Dall’altra parte bisogna agire con una risposta di repressione che però mi sembra debole e molto difficile perchè la tecnologia aiuta i pirati” dice Ferri.

Regista di Vasco, per video vinta lunga battagliaSalvati, “E pensare che mi consideravano come i porno…”

23 gennaio 202013:10

– E pensare che fino ad oggi noi registi di videoclip eravamo considerati al pari dei registi di video porno…”. Quarant’anni di carriera ai massimi livelli, autore di oltre 300 videoclip da Sting a Vasco Rossi, osannato nel settore, tanto da meritare il titolo di “Fellini del videoclip”, Stefano Salvati è “la testa d’ariete” che facendosi portavoce dei grandi nomi della musica italiana, da Gino Paoli a Bennato, passando per Fiorello, ha convinto il ministro della cultura Dario Franceschini a firmare il decreto che riconosce la natura artistica dei videoclip, ammessi così anche alle facilitazioni fiscali previste dal tax credit. Lui che ha diretto Sting, gli Aerosmith, Billie Preston, Toquinho, tanto per citarne qualcuno, persino una giovanissima Angelina Jolie alle prime armi per un video di Antonello Venditti (era Alta Marea), che ha girato un videoclip con Roman Polanski (era Angeli di Vasco Rossi, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia) , che ha lavorato come autore anche per l’ultimo progetto del grande Fellini, oggi è soddisfatto come un bambino. “Quasi il più bel giorno della mia vita”,

“perché finalmente questa lunga battaglia è vinta”. Dietro, spiega, c’è IMAGinACTION , primo (e unico) festival mondiale di videoclip, che Salvati ha lanciato e dirige, con il sostegno della Fimi, ma anche una vita di lavoro e di aspettative oggi condivise da un numero sempre crescente di persone (“su 100 video che si vedono in rete 95 sono videoclip”) che chiedevano considerazione per una forma d’arte in qualche modo bistrattata. “Tanti giovani”, sottolinea, “perché quella dei videoclip è la forma d’arte più seguita dalle nuove generazioni”.Nel 2017 una petizione firmata da tutti i nomi più blasonati del pop italiano, da Vasco Rossi a Venditti, non aveva raggiunto l’intento. Nell’incontro di una settimana fa al Collegio Romano è andata decisamente meglio: “C’ero io come portavoce – racconta – Franceschini mi ha accolto ed è stato un grande, si è mostrato molto disponibile, ha ammesso l’errore, si è impegnato a riparare con un decreto”. Una “cosa bellissima”, aggiunge, che grazie al tax credit potrà essere importante anche per il turismo: “Ve lo immaginate che pubblicità per il nostro paese se una grande star internazionale viene a girare un video in Italia? Ora sarà molto più facile”.

Danza: Sasha Waltz lascia Staatsballet Berlino a fine 2020Compagnia di balletto classico l’aveva contestata estate scorsa

BERLINO22 gennaio 202020:31

– Dopo 5 mesi alla guida dello Staatsballet di Berlino la coreografa Sasha Waltz e Johannes Oehman termineranno il loro mandato comune a fine 2020. Lo ha confermato il dipartimento della Cultura all’emittente Rbb, e lo riporta Die Zeit. La coreografa e ballerina Sasha Waltz era stata contestata dalla compagnia di balletto classico questa estate con la petizione “Salvate lo Staatsballet”. Alla base della contestazione, la scelta di una coreografa di teatro-danza per una compagnia di balletto classico. “Questa forma di danza richiede altre qualità artistiche rispetto a quelle di un danzatore di balletto”, “è come se mettessero un allenatore di tennis alla guida di una squadra di calcio”, si diceva nella petizione. L’artista di Karlsruhe ha giustificato lo scioglimento anticipato del contratto, spiegando la sua intenzione di non proseguire da sola la conduzione dello Staatsballet dopo le dimissioni del condirettore Oehmann, che andrà a dirigere la Dansenhus (la casa della danza) a Stoccolma.

Circolo Lettori, Elena Loewenthal nuovo direttoreSalone del Libro? Mi metterò subito a studiare

TORINO23 gennaio 202009:55

– Elena Loewenthal,scrittrice e traduttrice pluripremiata, editorialista, docente di Cultura ebraica all’Università Vita-Salute San Raffaele, è il nuovo direttore del Circolo dei Lettori di Torino. Sostituisce Maurizia Rebola.
Elena Loewenthal è stata scelta dal consiglio di gestione dell’ente tra i candidati che hanno risposto al bando per il nuovo direttore.”Il Circolo dei Lettori è una realtà unica, in Italia e non solo, un modello vincente da valorizzare ed esportare in Piemonte e oltre i confini. Sono davvero felice di iniziare questa nuova avventura, lavorerò con passione e impegno per una continuità vincente”, ha commentato la scrittrice.
“Il Circolo dei Lettori per me è da sempre una casa delle parole, mie e di altri, a cui guardo con stupore e ammirazione da sempre per la sua specificità nel fare e diffondere cultura.
Il Salone del Libro? Mi metterò subito a studiare tutto quello che è stato fatto finora”.

Lia Levi , un segreto tra amicizia e musica klezmerStoria di adolescenza e passioni nello sfondo nel dopoguerra

24 gennaio 202009:51

– LIA LEVI, ‘IL SEGRETO DI ISABELLA’. (ACCADEMIA NAZIONALE SANTA CECILIA/ EDIZIONI CURCI) .
Una ragazzina che custodisce un segreto, le amicizie dell’ adolescenza tra timori e speranze, le vicende della guerra e le esperienze degli scout che riprendono l’ attività dopo il divieto imposto dal Fascismo. E’ una finestra sulla cultura ebraica e sulla musica klezmer “Il Segreto di Isabella”, il nuovo romanzo di Lia Levi, Premio Strega Giovani nel 2018, pubblicato nella collana i Gusci da Accademia Nazionale di Santa Cecilia/ Edizioni Curci . “Il senso di questo libro – spiega – è unire una musica che non c’ è più e la vitalità dei bambini. Isabella, bambina misteriosa, viene scoperta dalla amiche a suonare da sola nel bosco la musica che il padre aveva abbandonato. E’ il recupero della tradizione con gli occhi e l’ energia delle nuove generazioni”. La scrittrice piemontese presenta il volume giovedi 23 gennaio agli studenti dai 9 ai 14 anni delle scuole romane in un incontro all’ Auditorium Parco della Musica che sarà intercalato da brani di musica klezmer eseguiti dal vivo dal clarinettista Gabriele Coen con gli allievi del corso di Alto Perfezionamento dell’ Accademia Nazionale.
Nel romanzo gioca un ruolo fondamentale proprio la musica degli ebrei ashkenaziti dell’ Europa dell’ Est e il clarinetto, lo strumento tipico di questo genere musicale che accompagnava balli, spettacoli e rappresentazioni per matrimoni e altre celebrazioni. Le protagoniste, Caterina e Serena, condividono un balcone che unisce le loro due case. Il loro legame affettivo è cementato dalla scoperta degli scout, dalle prime esperienze di autonomia e dall’incontro con Isabella, misteriosa e solitaria.
I suo segreto inizialmente mette a rischio il loro rapporto ma poi unirà il gruppo ancora di più. “La cultura ebraica – spiega l’ autrice – sta trovando nuovi modi per esprimersi. Il mondo Yddish è tramontato ma restano i grandi scrittori del passato.
Questo libro è un invito a mettere in moto la creatività”. Oltre alla musica, Levi ha voluto richiamare l’ attenzione sul mondo degli scout laici nel dopoguerra, di cui lei stessa ha fatto parte. “Fu la prima reazione dei movimenti giovanili dopo la fine del Fascismo – ricorda – i primi resistenti tra le tante difficoltà vissute dalle associazioni democratiche. Non avevamo nemmeno la stoffa per le divise”. Il libro – di cui è disponibile anche la versione audio – è illustrato da Laura Fanelli, ha una scheda di approfondimento e una playlist online con Gabriele Coen (clarinetto), Gianluca Casadei (fisarmonica) e Monica Demuru (voce narrante).

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Marietti 1820, celebrazioni per 200 anni di attività
Casa editrice festeggia in 9 città con mostra, lezioni, libri

23 gennaio 202010:06

– Un viaggio in 9 città italiane, 11 lezioni e uno spettacolo, incontri con intellettuali e autori, una mostra con opere letterarie storiche e documenti, tante nuove pubblicazioni e un taccuino da collezione: sarà una lunga maratona tra libri e suggestioni quella che con l’iniziativa “Parole in viaggio” la casa editrice Marietti 1820 intraprenderà a partire dal 14 febbraio per festeggiare la propria storia, lunga ben due secoli. Nata a Torino nel 1820 e ora, dopo varie vicissitudini, con sede a Bologna, Marietti ha proseguito negli anni il suo cammino puntando sulla qualità, riflettendo nelle sue pubblicazioni i mutamenti della società in continua evoluzione. Nel 2020 tanti saranno dunque gli appuntamenti di “Parole in viaggio” per celebrare al meglio questa grande festa del libro e della cultura. Si partirà con le lezioni svolte da alcuni autori Marietti, incontri speciali in cui a ogni città sarà abbinata una parola: si va da “amore” per Torino, il 14 febbraio, a “futuro” per Roma, il 7 aprile, fino a “rito” per Messina il 6 maggio. Non mancheranno interessanti novità editoriali tra cui a marzo le Opere di Franco Ferrarotti e in autunno la Bibbia di Dorè.

Scala: Muti torna al Piermarini e dà lezioni di armoniaIl Maestro con la Chicago Symphony Orchestra, mancava da 2017

MILANO23 gennaio 202011:21

– “Ci vuole armonia per stare insieme in una società in maniera civile. Una cosa che chi ha governato questo Paese non ha sempre tenuto conto non dico adesso, ma da diverse generazioni”. E’ il messaggio che Riccardo Muti ha trasmesso ai bambini della scuola elementare di Milano “Sorelle Agazzi”, uno dei 10 istituti coinvolti nel progetto ‘La Scala fa Scuola. Un Coro in Città’, che ieri sera alla Scala erano presenti al concerto della Chicago Symphony Orchestra, diretta appunto dal Maestro.
Il concerto è parte della 34/a tournée in Europa della grande orchestra americana di cui il Maestro Muti è Direttore musicale dal 2010. Al Piermarini, da cui mancava dal 2017, Muti è stato accolto con grande affetto e calore. Intensi applausi gli sono stati tributati e grida di ‘bravo’, al suo ingresso, al termine della prima parte e alla fine del concerto, che ha presentato l’ouverture di Der fliegende Holländer di Richard Wagner, la Sinfonia Mathis der Maler di Hindemith e la Sinfonia n. 3 di Prokof’ev.

Musica: Bastianich, da restaurant man a rocker in tourAl via a Milano presentazione album ‘Aka Joe’

23 gennaio 202011:22

– Da restaurant man e volto tv a rocker, Joe Bastianich ha dato il via al tour di presentazione del suo album ‘Aka Joe’ ieri sera allo Zio Live Music Club di Milano con lo show di musica, aneddoti, parole e ricordi “New York Stories”.
In questo spettacolo, Joe Bastianich svela la sua parte più intima e si racconta nei panni di musicista. Il lavoro, registrato a Los Angeles, esplora diversi generi come l’alternative rock, l’alternative country e l’American music, con sonorità legate al rock-blues e al funky. “La musica per me rappresenta l’espressione più pura, l’emozione più vicina al cuore. In questo album – racconta l’ex volto di Masterchef – ho raccolto l’essenza più vera della mia vita, quella più intima, tra passioni, paure, ambizioni e amore. Racconta molto di me, di ciò che sono, che ho fatto e che farò. È la mia rivelazione più personale e inedita”.

Altaroma apre con la petite robe blanche di Koefia40 tubini bianchi tra statue facoltà di Lettere a La Sapienza

23 gennaio 202011:26

– Apertura “in bianco” per Altaroma che inaugura la sua kermesse con la mostra dell’Accademia Koefia all’Università La Sapienza, facoltà di Lettere e Filosofia, intitolata Petite robe blanche. In realtà, fu il little black dress, o petite robe noir, a conquistare la copertina di Vogue nel 1926. Era l’abito simbolo di Coco Chanel uno dei capi più amati del XX secolo. Ma a renderlo desiderato da tutte sarà quello nero di Givenchy indossato da Audrey Hepburn nel film Colazione da Tiffany diretto da Blake Edwards (1961). Gli allievi dell’Accademia Koefia, in collaborazione con gli studenti del Corso di Laurea in Scienze della Moda e del Costume dell’Università La Sapienza di Roma, hanno immaginato un dialogo tra la petite robe blanche e non noir, e i calchi di gesso, copie tratte delle numerose statue originali dell’età classica, presenti nella Gipsoteca della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza.
La mostra La petite robe blanche: un sogno in Bianco, mette in scena 40 tubini bianchi, allestiti sui tradizionali busti sartoriali, relazionarsi con le opere del Museo di Arte Classica che dal 1892, ha riunito una collezione di 1200 calchi che ripercorrono l’evoluzione della scultura antica greca e romana: un lavoro frutto dell’esercizio didattico del programma del secondo anno del Corso Triennale Bachelor in Fashion Design. I 40 abiti bianchi danno vita a una narrazione tessile che racconta le infinite evoluzioni possibili intorno a una forma semplice come quella del tubino. Ogni studente ha riletto il tubino. Un esercizio di stile che ha visto impegnati gli allievi nell’applicazione delle tappe fondamentali della modellistica e della confezione di alta moda che, con le sue complesse costruzioni, ripercorre la storia della moda nelle sue forme e tendenze, negli accenni di stile impero, negli appunti di romanticismo e nelle volute barocche, fino al modernismo degli anni ’50, e ai nostri giorni. Il bianco diventa struttura architettonica e ci immerge “nel silenzio”, come diceva Gianfranco Ferrè quando parlava delle sue iconiche camicie.

Venezia: Basilica S. Marco, scatta prenotazione a pagamentoDa primavera biglietti online per evitare sovraffollamento

VENEZIA23 gennaio 202011:45

– Evitare code all’esterno ed eccessivi affollamenti all’interno: partirà a primavera la ‘rivoluzione’ per le visite alla Basilica di San Marco, a Venezia. La Procuratoria di San Marco, come riporta il Gazzettino, sta studiando un nuovo sistema di visita per l’edificio sacro.
Due le modalità: si potrà prenotare a pagamento l’ingresso e scegliere online l’orario desiderato oppure, il giorno stesso, procurarsi un numero (fino ad esaurimento) per l’accesso dalla macchinetta che sarà posta all’esterno della Basilica. Nel secondo caso la visita sarà gratuita ma senza possibilità di garantirsi la fascia oraria d’ingresso. Il Procuratore di San Marco Pierpaolo Campostrini sottolinea che la prenotazione a pagamento consentirà ai turisti di ammirare anche alcune opere d’arte del luogo sacro (come la Pala d’oro) già fruibili solo con un biglietto. Attualmente, ricorda Campostrini, nei periodi di alta stagione è già in vigore un sistema ‘salta la coda’ a pagamento.
“L’acqua alta del 12 novembre ci ha costretti a ragionare su una gestione programmata degli ingressi – rileva – da un lato per ridurre il sovraffollamento e dall’altra per garantirci dei fondi da utilizzare per il ripristino di quanto si è danneggiato proprio a causa della marea”. Il Procuratore tiene a precisare che, per chi entrerà gratis, la biglietteria con numero alla mattina programmerà gli accessi per la mattinata e al pomeriggio quelli per la seconda parte della giornata. “La chiesa è piccola al suo interno e va difesa, osserva, ricordando che “resterà l’accesso sempre libero a qualsiasi ora dalla Porta dei Fiori per i fedeli che intendono entrare in chiesa per pregare”.

The New Pope, guest star Sharon Stone in nuovo episodiosu Sky Atlantic serie di Paolo Sorrentino alle 21.15

23 gennaio 202012:50

– Arrivano domani sera dalle 21.15 su Sky Atlantic e NOW TV gli attesissimi nuovi episodi, quinto e sesto, di The New Pope la serie creata e diretta dal regista Premio Oscar Paolo Sorrentino. Dopo la visita di Marilyn Manson, guest star in Vaticano questa settimana sarà Sharon Stone, che verrà ricevuta in visita privata dal nuovo Papa interpretato da John Malkovich nella serie Sky Original prodotta da The Apartment e Wildside, parte di Fremantle.
Papa Giovanni Paolo III continua infatti ad essere attratto dallo star system, e il colloquio con l’attrice darà a Sir John Brannox spunti di riflessione rivoluzionari, che l’aristocratico inglese approfondirà con Sofia Dubois. Infatti, mentre Voiello si rifugia negli Appennini con Girolamo, il rapporto tra Sofia e il Papa si fa sempre più profondo, e Giovanni Paolo III discute con lei un modo per sviare l’attenzione dai perenni scandali sessuali che coinvolgono la Chiesa. Nel frattempo, in Vaticano vengono discusse le potenziali implicazioni del discorso pronunciato dal Papa a Lourdes. La quinta puntata si conclude con un cambiamento inaspettato delle condizioni di salute di Pio XIII. Nel sesto episodio, Sofia viene sconvolta dalla soffiata di un prete dall’aspetto inquietante che, dopo averla avvicinata, la indirizza verso una misteriosa villa fuori città, dove la Dubois verrà a conoscenza di sconcertanti rivelazioni sul marito, il Cardinale Spalletta e il Ministro dell’Economia.
Sofia si confida con Voiello, che a sua volta si appella a Giovanni Paolo III. Brannox, però, sorprenderà tutti, prendendo un durissimo provvedimento. Intanto a Venezia, i sospiri di Papa Belardo, che si fanno sempre più fitti, vengono trasmessi via radio, aumentando l’entusiasmo dei fanatici che lo idolatrano, e persino l’intervento del Vaticano per interrompere le trasmissioni si rivelerà vano. Nel frattempo, Giovanni Paolo III deve affrontare un’intervista cruciale, ma qualcosa non va per il verso giusto.

Amazon prime video punta su Italia e arruola VerdoneIl 13 marzo Celebrity Hunted, poi Cracco, Ferro, Bang Bang Baby

23 gennaio 202016:36

100 milioni di abbonati nel mondo, una produzione che spazia dalla fiction ai film, dalla moda alla cucina e un ruolo protagonista tra i grandi player dello streaming: ora Amazon prime video comincia a puntare pesantemente anche sul mercato italiano. Sono stati annunciati a Roma nuovi titoli in occasione della missione in Italia dei vertici del gruppo, tra cui Jennifer Salke a capo di Amazon studios e James Farrell capo internazionale delle serie originali, che stanno incontrando talent e produttori del nostro paese per ulteriori sviluppi. A cominciare da Vita da Carlo con Verdone prodotto da Filmauro. “Sarà divertente, sento di avere grande libertà: racconterò cose assurde che mi capitano continuamente, ho una Treccani di aneddoti. Sarà la mia autoanalisi”, ha detto Verdone accennando ad alcuni episodi tra cui quelli legati alla sua passione/fissazione per la medicina.
Il titolo già noto, l’atteso reality di strategia (e comicità involontaria) Celebrity Hunted – Caccia all’uomo con tra gli altri Totti, Fedez, la coppia Santamaria-Barra in fuga sarà on line dal 13 marzo dopo una anteprima mondiale il 9 marzo a Roma.
Senza data ma già in produzione gli altri titoli: Bang Bang Baby la superserie di teen mafia ambientata nella Milano da bere anni ’80 con una adolescente (Arianna Becheroni) protagonista, il Dinner Club con Carlo Cracco in viaggio tra le cucine del mondo con una brigata di celebrity tra cui Luciana Littizzetto e Sabrina Ferilli e Ferro un documentario musicale su Tiziano Ferro. L’Italia sarà il primo paese in Europa ad avere un social brand ambassador: Fedez

Architettura: morto Aldofo Natalini, fondò SuperstudioTra sue opere anche il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze

FIRENZE23 gennaio 202013:19

– E’ morto la notte scorsa a Firenze, l’architetto Adolfo Natalini. Nato a Pistoia nel 1941, laurea a Firenze nel 1966, Natalini è stato tra i fondatori di Superstudio insieme tra gli altri a Cristiano Toraldo di Francia scomparso a luglio scorso e iniziatore della cosiddetta ‘architettura radicale’, tra le avanguardie più significative degli anni ’60 e ’70. Dal 1979 aveva poi iniziato una sua attività autonoma, lavorando a progetti per i centri storici in Italia e in Europa e nel 1991 aveva iniziato l’attività della Natalini architetti, realizzando tra l’altro il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze.
Già professore ordinario alla facoltà di architettura di Firenze era anche membro onorario del Bda (Bund Deutscher Architekten) e del Faia (Honorary Fellow American Institute of Architects), accademico dell’Accademia delle arti del disegno di Firenze, dell’Accademia di belle arti di Carrara e dell’Accademia di San Luca.

Leonardo500: al Castello Sforzesco atelier e Salvator Mundi

MILANO23 gennaio 202013:55

– La Sala dei Ducali del Castello Sforzesco di Milano accoglierà, da domani al 19 aprile, una nuova mostra su Leonardo da Vinci dal titolo ‘L’atelier di Leonardo e il Salvator Mundi’, che si inserisce nel palinsesto promosso dal Comune proprio al Castello Sforzesco per celebrare i 500 anni dalla morte del genio toscano.
La mostra è incentrata sul recente ritrovamento di un disegno, custodito nel Gabinetto dei disegni del Castello, mai esposto prima e che è stato attribuito con certezza alla bottega di Leonardo. Il disegno, esposto all’interno di una teca per consentire la visione da entrambi i lati, presenta da una parte figure copiate da studi anatomici di Leonardo risalenti a diverse epoche, dal 1487 circa al 1510-13. Un paio di questi disegni anatomici, realizzati da allievi del maestro, sono rifiniti a penna e inchiostro e sono stati tracciati seguendo un disegno sottostante a matita rossa, che potrebbe fare pensare ad un primo labile tracciato di Leonardo. Dall’altro lato del foglio c’è invece una scritta a matita nera che rimanda a uno dei dipinti più dibattuti attribuiti a Leonardo, ‘Salvator Mundi’. Forse si tratta di un primo abbozzo per un’epigrafe o una scritta esplicativa da includere nel dipinto del Salvator Mundi, a cui Leonardo stava lavorando proprio introno al 1510-13.
La mostra, curata da Pietro Marani e Alessia Alberti, è accanto alla Sala delle Asse per permettere al pubblico di immergersi all’interno dell’organizzazione del lavoro e del cantiere in cui sono state realizzate le decorazioni della grande sala, e che ha visto all’opera alcuni dei migliori allievi di Leonardo.

Bruce Springsteen e Dodi Battaglia, due padrini d’eccezione per Leo Meconi – Anteprima VIDEOEsce ‘I’ll fly away’, il nuovo singolo del cantautore e chitarrista bolognese

24 gennaio 202010:20

Non è da tutti ricevere il battesimo artistico sul palco allestito nello stadio di San Siro e nientepopodimeno che da Bruce Springsteen ‘the Boss’. Il giovane cantautore bolognese Leo Meconi ha avuto questo privilegio il 5 luglio 2016 quando lo stesso Springsteen lo ha invitato a salire sul palco per un duetto alla chitarra su ‘Dancing in the Dark’. Da quella magica serata è nata l’ispirazione per la prima canzone scritta da Leo, ‘Guitar Man’.La fortuna non si è fermata a quella notte di San Siro e Meconi ha incontrato sulla strada un altro padrino d’eccezione, Dodi Battaglia, che ha deciso di seguirlo nel suo percorso artistico partito con la pubblicazione dell’album di cover ‘It’s Just Me’ e proseguito con ‘I’ll Fly Away’, il primo disco di inediti prodotto dallo stesso Dodi. Ecco l’ANTEPRIMA VIDEO dell’omonino singolo ‘I’ll Fly Away’. Si tratta di un inno a non arrendersi mai e a combattere per vedere realizzati i propri sogni. “E’ la storia di un ragazzo nato in un piccolo paese di provincia, dove non succede mai nulla e che sogna di fuggire da quel posto”, spiega Leo Meconi. “Gli amici gli dicono di restare perché la loro vita è lì. La famiglia sembra non capire le esigenze del figlio che dovrebbe studiare e trovare un lavoro fisso ma il protagonista è certo che un giorno volerà via e con la sua musica realizzerà i suoi sogni”, conclude.
La canzone è stata scritta nel 2017 solo per chitarra, armonica e voce. Nel corso del 2018 è stata registrata presso gli studi della San Luca Sound da Renato Droghetti, con il quale Leo ha cercato un arrangiamento ‘acoustic pop’ che rispecchiasse pienamente anche i generi musicali con cui è cresciuto, soprattutto il folk americano. IL VIDEO IN ESCLUSIVA:

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Musica: un omaggio a Marco Stroppa apre ‘Assoli’ a Roma
A rassegna Filarmonica omaggi per 80 anni Panni e 90 De Pablo

23 gennaio 202014:08

– ”Assoli”, sei appuntamenti con il nuovo virtuosismo e la musica d’oggi per la quinta edizione di questa rassegna dell’Accademia Filarmonica Romana, che si apre venerdì 24 gennaio, alla Sala Casella nella sede della Filarmonica in Via Flaminia con un concerto-omaggio a Marco Stroppa, compositore fra i primi ad aver approfondito la musica elettronica, studioso di informatica, scienze cognitive e intelligenza artificiale. Nato nel 1959, appartiene alla prima generazione di compositori che hanno imparato ad usare il computer da studente al Conservatorio, considerandolo, alla stregua degli strumenti della nostra tradizione musicale, un mezzo di composizione normale. Nel 1996, ha ricevuto il premio di composizione del Festival di Pasqua di Salisburgo, nel 1999 è stato il primo compositore italiano ad essere nominato professore di composizione alla Hochschule di Stoccarda, quindi al Conservatoire National Supérieur di Parigi. La rassegna prosegue il 7 febbraio con due concerti speculari dedicati alla chitarra, classica ed elettrica, con Giuseppe Mennuti e Francesco Palmieri, e il 6 marzo con due concerti sulle percussioni, a suono determinato e indeterminato (con Domiziana Del Mastro, Luca Caliciotti e Luca Giacobbe). L’ultimo appuntamento il 27 marzo presenta numerosi brani per il duo flauto-chitarra eseguiti da Andrea Biagini (flauto) e Luigi Sini (chitarra) con un omaggio ai novant’anni di Luis De Pablo e gli ottanta di Marcello Panni con due loro nuove composizioni in prima assoluta, cui si unisce anche una prima assoluta di Lucio Gregoretti.
A eseguire il 24 la musica di Stroppa, alternandola a quella del compositore ungherese György Kurtág (1926), per cui Stroppa nutre profonda ammirazione e interesse, sarà il pianista olandese Erik Bertsch.

L’Italia delle navi, storia che solca i mariSu History da 27/1, da spedizione dei Mille a turismo di massa

23 gennaio 202014:32

– Una lunga storia in movimento che solca i mari e affronta il vento, che sa di sale e incontra luoghi e persone diversi, e che dalla spedizione dei Mille arriva all’emigrazione di milioni di italiani tra ‘800 e ‘900, passando per la tragedia delle due guerre mondiali fino al boom economico degli anni ’60 e poi al turismo di massa dei nostri giorni: è il racconto epico de “L’Italia delle navi”, docu-serie in onda da lunedì 27 gennaio su History (in esclusiva su Sky al canale 407) alle 21.50, che in 4 puntate ricostruisce l’impatto della navigazione sull’evoluzione della società italiana.
Realizzata da Stand by Me per A+E Networks Italia in collaborazione con Marina Militare e Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane, la serie arriva al pubblico televisivo dopo il successo dello scorso anno sempre su History de “L’Italia del treno” (143mila spettatori e 1.2 milioni di contatti unici).
Nelle vesti di narratori anche questa volta ci saranno Beppe Severgnini e Raffaele Di Placido, alle prese con un racconto emozionante, una vera e propria navigazione nella storia, nella società e nella politica del nostro Paese, a bordo di piroscafi e sottomarini, transatlantici, cargo, fregate e ferry-boat, e condotto utilizzando immagini attuali girate in 2 mesi e mezzo di riprese e filmati d’archivio inediti.

Vianello dopo l’ictus, attenzione alle manipolazioni al colloIl racconto della rinascita nel libro ‘Ogni parola che sapevo’

24 gennaio 202013:23

Ora “non vedo l’ora di riprendere il lavoro, ma non voglio perdere quello che ho compreso in questi mesi. Non voglio più perdere tempo nelle stupidate. Siamo portati a ripetere gli stessi errori, ma cercherò di ricordarmi tutto” Lo dice il giornalista, conduttore ed ex direttore di Rai3, Andrea Vianello, in un Auditorium del Maxxi strapieno, con il pubblico (tanti anche gli amici e colleghi) che ha riempito persino l’atrio del museo, parlando dell’ictus quasi mortale che lo ha colpito un anno fa (il 2 febbraio 2019) e delle tappe del suo percorso di riabilitazione grazie al quale ha recuperato le capacità di parlare. Esperienze che ha raccontato con grande verità nel libro Ogni parola che sapevo (Mondadori), del quale Francesco Siciliano ha letto alcuni emozionanti passaggi.”Fare il libro era una necessità e una terapia perché volevo scrivere e non ci riuscivo. L’ho fatto da solo, senza usare nemmeno la correzione automatica. E’ stata dura ma è stato anche bello – ha spiegato il giornalista – . Mentre scrivevo purtroppo io e mio fratello abbiamo anche perso il nostro papà, è stato un anno duro. E ho finito di scrivere il libro anche per lui, perché era un progetto che lo aveva reso felice”. Vianello ha ringraziato tutte le persone che gli sono state vicino, a cominciare dalla moglie Francesca (“una donna straordinaria e molto forte, chissà perché venti anni fa ha scelto proprio me”) e tutti i medici e gli operatori sanitari che l’hanno salvato, assistito e aiutato nella malattia e nel percorso di guarigione (molti erano in sala) all’Umberto I e nella Fondazione Santa Lucia di Roma (“ho trovato persone straordinarie nella sanità pubblica”). “Io – ha sottolineato – ero un cretino a dire che non volevo restare un uomo a metà. Chi ha avuto un ictus è un uomo intero, anzi è più forte di prima. Quando ti succede una cosa come questa si può usare quello strano periodo in cui l’abisso ti guarda per capire le priorità della vita”. Ictus “è una parola che fa paura, ha sopra un tabù, come l’ha avuto per tanti anni la parola tumore. E l’ictus fa paura prima di tutto a noi che l’abbiamo avuto. Sembra quasi ci sia arrivato per colpa nostra e non è assolutamente così. Io sono stato fortunato, ci ho messo un po’ di tempo, ma ho ripreso a parlare, anche se non sono la voce più veloce del west. Il danno ancora c’è, ma è una malattia che oggi si può prevenire, poi si può curare e c’è la riabilitazione: la medicina ha fatto grandi passi avanti”. Con il tempo “magari non riusciremo a tornare esattamente come eravamo, ma non è un problema, tutti cambiano, ogni giorno”. Ora “spero, parlandone, di aiutare qualcuno che ha vissuto quest’esperienza. Già dopo la mia partecipazione alla trasmissione di Gramellini, tante persone mi hanno ringraziato”.Vianello vuole inoltre far conoscere di più i rischi di ischemia cerebrale che sarebbero legati anche al sottoporsi a manipolazioni al collo violente fatte da osteopati o chiropratici: “Io ne avevo fatta poco prima che avessi l’ictus, non avevo colesterolo e non c’era altro motivo perché mi colpisse, se non un problema meccanico, anche se non ci sono certezze. Non ci sono numeri su questo, ma c’è l’esperienza dei neurologi, dicono che può succedere ed è una cosa che pochi sanno”.All’incontro insieme a Vianello hanno parlato dell’esperienza che ha vissuto e del libro, amici come Giovanna Melandri, presidente della fondazione Maxxi; Stefano Coletta, nuovo direttore di Rai1 (ed ex direttore di Rai3); il direttore di Radio3 Marino Sinibaldi, la scrittrice e sceneggiatrice Simona Sparaco. In platea fra gli altri, Edoardo Vianello, zio del giornalista, Michele Mirabella, Enrica Bonaccorti, Carlo Massarini, gli ex direttori generali della Rai Luigi Gubitosi e Mario Orfeo; Arturo Diaconale, Nino Rizzo Nervo, Marianna Madia, Francesco Verducci, Luciano Nobili, Francesco Boccia.

Piace in Germania il Beethoven della FilarmonicaMentre Muti era a Milano, standing ovation per Chailly a Colonia

COLONIA24 gennaio 202009:46

– Mentre Riccardo Muti ieri veniva applaudito con la Chicago Symphony a Milano, il suo successore come direttore musicale del teatro, Riccardo Chailly, ha ricevuto una (doppia) standing ovation alla Kolner Philharmonie nel concerto inaugurale della tournée europea della Filarmonica dedicata a Beethoven. Una scelta, a 250 anni dalla nascita del compositore tedesco, che ha premiato con un tour praticamente sold out: biglietti esauriti ad Anversa, Luxembourg, Essen, mentre restano una ventina di biglietti per i due concerti conclusivi alla Philharmonie di Parigi.D’altronde Chailly, quando era direttore della Gewandhausorchester di Lipsia, ha inciso un’integrale delle sinfonie di Beethoven che è rimasta nella storia. E quindi ha suscitato interesse la sua decisione di eseguire a Milano a distanza di un decennio con l’ensemble scaligero tutte le nove sinfonie e di portare in tournée con la “sua orchestra italiana” (definizione del programma di sala di Colonia) l’ottava – forse la più complessa da eseguire – e la quinta, che è in assoluto la più conosciuta. La lettura vibrante e non scontata di Chailly è piaciuta al pubblico della Philharmonie che ha applaudito prima l’overture di Egmont, e poi l’Ottava, ma soprattutto la Quinta.Alla fine otto minuti di applausi e due standing ovation (prima e dopo il bis con l’overture del Prometheus) sono state il modo in cui ha dimostrato il proprio apprezzamento. Il programma (bis escluso) è lo stesso che la Filarmonica aveva eseguito a Milano la settimana scorsa nella stagione sinfonica del teatro, ma grazie anche all’acustica della sala da concerti di Colonia sono apparse più nitide le sfumature e più alto il volume. Lo stesso programma sarà ripreso in alcune delle tappe della tournée in Germania di aprile e maggio, con appuntamenti alla Elbphilharmonie di Amburgo, Norimberga, Monaco e Friburgo, mentre il primo giugno Chailly dirigerà la Filarmonica a Varsavia per un concerto in occasione del centenario della nascita di Papa Giovanni Paolo II. Anche in questa occasione il programma sarà interamente beethoveniano con l’esecuzione della Nona.

All’Armeria Reale ‘Splendidi acciai’,ecco nuovo allestimentoArmi orientali nella vetrina progettata da Pelagio Pelagi

TORINO23 gennaio 202015:10

– Nuovo allestimento, che rappresenta un ritorno alle origini, e nuova vita per parte della collezione – oltre 500 esemplari – di armi orientali dell’America Reale di Torino, ‘Splendidi Acciai’. Da oggi 25 dei principali oggetti di questo nucleo tornano in una delle vetrine storiche della Rotonda, progetta da Pelagio Pelagi a completamento del percorso museale della Galleria Beaumont.
Si tratta di armi, alcune finora esposte solo in occasione di mostre temporanee, sottoposte a restauro o manutenzione conservativa. Si distinguono per la ricchezza degli ornamenti e la preziosità dei materiali, in particolare un pregiato tipo di acciaio, il damasco wootz.
Fra gli oggetti provenienti da una vasta zona, dai Balcani all’estremo Oriente, spiccano lance di stato di Giava, la spada della casta dei guerrieri dei Nair, una sciabola donata dal re del Siam Rama V a Umberto I e la sciabola ottomana Kili con invocazioni a Maometto incise sulla lama e un cartiglio con il nome di Solimano il Magnifico.

Vitali e al Nord Ovest, fondazioni private contemporaneoPer Civita, prime Lombardia e Piemonte. Settore chiede Art Bonus

23 gennaio 202015:16

– Modellate sul museo piuttosto che sulla galleria, in gran parte concentrate nel Nord Ovest (43%) con Lombardia e Piemonte capofila. Per il 90% situate in città e 7 volte su 10 aperte tutte l’anno. Promuovono arte e artisti, organizzano mostre ed eventi, ma fanno anche inclusione sociale, sono protagoniste della rigenerazione urbana, investono in giovani e ricerca e collaborano con le università.
È la fotografia scattata dal report “Le organizzazioni private dell’arte contemporanea in Italia. Ruoli funzioni attività”, promosso da Associazione Civita, Comitato Fondazioni Arte Contemporanea e Intesa San Paolo per una mappatura dettagliata e inedita, con focus sul “modello italiano delle Fondazioni”.
“Una ricerca – spiega Simonetta Giordani, segretario generale di Civita – che testimonia l’estrema vitalità del mondo delle fondazioni private. C’è una grande attenzione ai temi ambientali e agli obiettivi dell’agenda 2030, ma soprattutto si lavora a fianco delle istituzioni per coprogettare e non lasciare solo lo Stato”.
“Al Mibact – aggiunge Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente del Comitato Fondazioni Arte Contemporanea – oggi chiediamo di continure a collaborare per la cultura, magari con qualche aiuto in più” come “un’estensione dell’Art Bonus” al settore privato del contemporaneo.
“L’Art bonus – risponde il Direttore generale Creatività contemporanea e Rigenerazione Urbana del Mibact – si sta dimostrando uno strumento formidabile. Il fatto che molti settori chiedano di essere ricompresi ne testimonia la bontà. È uno dei temi all’ordine del giorno. Come tutti i temi che comportano oneri a carico del bilancio dello Stato deve essere studiato con particolare attenzione”.

Helena Christensen firma capsule per HDalle sue foto i fiori stampati su T-shirt e felpe

23 gennaio 202015:51

– La super top degli anni 90 Helena Christensen, oggi fotografa di moda e arte, firma una capsule per H&M che ruota intorno alle sue fotografie, con immagini di fiori stampate su una serie di magliette, felpe con e senza cappuccio. Helena ha anche scattato le immagini della campagna della capsule, che sarà disponibile dal 30 gennaio nei punti vendita di tutto il mondo, nonché su hm.com.
I capi, disegnati dal team interno di H&M, includono magliette over con orli stondati, felpe cropped e oversize. I colori variano dal bianco, al nero e al grigio, per permettere allo sfondo neutro di dare maggiore risalto alle immagini stampate. “Collaborare con H&M è stata un’esperienza molto interessante perchè le mie fotografie – dice la supertop danese – hanno preso vita su capi di abbigliamento. Volevo catturare le generazioni di domani, incoraggiandole a essere se stesse e lasciando risplendere le loro personalità”.

Littizzetto e Stash firmano le veline dei Baci PeruginaLei: ‘Quando ti guardo i miei ormoni organizzano un rave’

23 gennaio 202015:54

– “Quando ti guardo i miei ormoni organizzano un rave”: è di Luciana Littizzetto il cartiglio più ironico dei baci Perugina. La comica e attrice, insieme a Stash, frontman dei The Kolors, firma infatti 30 frasi destinate ad accogliere i celebri cioccolatini.
Venti sono frutto del lavoro a quattro mani dei due artisti: “quanto mi piaci, ti riempio di Baci, così almeno taci”. Le restanti 10, invece, sono della Littizzetto, con il suo punto di vista “satirico” sull’amore: “Dio li fa e i migliori li presenta alla tua migliore amica”. “Ammetto che fa un certo effetto ritrovarsi sui cartigli dei Baci Perugina! – dice la Littizzetto – Questa è la consacrazione di un amore che mostra l’altra faccia: un pizzico di cinismo e tanta ironia sono ingredienti che spesso aiutano a stare con i piedi per terra ma nello stesso tempo a prendere la vita con più leggerezza”.
“Lavorare con Luciana – aggiunge Stash – è stata un’esperienza fuori da qualsiasi schema. Scambiarci idee e visioni diverse dell’amore e farle coesistere nelle frasi dei mitici cartigli è sicuramente una delle avventure che più mi hanno stimolato e reso felice!”.
I 30 cartigli sono accompagnati da una web series in 4 episodi, disponibile da domani sui social di baci Perugina, che si apre con il “Sig. Baci Perugina” che viene tempestato di telefonate e messaggi da parte della Littizzetto, che lo implora per poter fare da testimonial. Dopo ripetuti no, il “Sig. Baci Perugina” cede e decide di affidare alla Littizzetto l’arduo compito di scrivere i cartigli, facendole, però, una premessa: “Luciana, trovati un aiutante. Un romantico moderno, che conosca bene il linguaggio dei giovani e che completi la tua ironia”.
Luciana, in preda alla più totale confusione, si mette a sfogliare una rivista ed è lì che le scatta la scintilla: è Stash l’uomo giusto.

Salone Libro: Altaforte, ‘siamo stati invitati per il 2020’Ma Fiera smentisce, ‘è solo un’e-mail automatizzata’

TORINO23 gennaio 202016:01

– Dopo le polemiche dello scorso anno, sfociate nella sua esclusione, la casa editrice Altaforte ha ricevuto per posta elettronica un invito dal Salone del Libro 2020. La notizia è comparsa sul periodico online ‘Il Primato nazionale’. La Fiera, però, afferma che non intende sottoscrive alcun contratto con la società, e che il messaggio è una comunicazione commerciale automatizzata partita dall’Aie (Associazione italiana editori) verso un database contenente i contatti di tutti coloro che hanno richiesto un codice ISBN negli ultimi due anni: tra questi compare anche la casa editrice SCA2080 srl con sede a Roma, che a quanto pare, risulta collegata al marchio Altaforte.
Nel 2019 l’editore era stato escluso per via dei legami di un suo responsabile, Francesco Polacchi, con Casa Pound. Il ‘Primato nazionale’ afferma che intende onorare l’invito ma anche a proseguire la causa civile per danno di immagine.

Paolo Jannacci, non mi fa paura confronto con papàIn gara con Voglio parlarti adesso.”Polemiche? Stemperiamo toni”

24 gennaio 202009:45

La musica è stata il suo mondo fin da bambino. L’aria che ha respirato, il cibo che lo ha nutrito. Un cognome importante che però non lo ha distratto dal suo percorso: Paolo Jannacci, 47enne figlio dell’indimenticabile Enzo, è un affermato musicista e compositore. Per lungo tempo ha tenuto lontana da sé la voce, come strumento. “Lavorando con mio padre, era chiaro che il genio fosse lui – dice senza falsa modestia, con l’aria di chi si stupisce se provi a ricordargli che è tra i più apprezzati jazzisti in circolazione -. A me stava bene essere il ghostwriter, il musicista che lo accompagnava. Conoscevo i miei limiti e mi concentravo sulla musica”, racconta. Poi qualche anno fa è arrivata la svolta, con il tributo a Enzo “che mi ha fatto capire come la mia voce non fosse così male”. Una svolta che ora lo porta sul palco dell’Ariston, in gara tra i Big con il brano Voglio parlarti adesso (che aveva già provato a presentare senza fortuna negli anni passati), una dolce ninna nanna dedicata alla figlia che cresce e inesorabilmente si allontana (e che sarà contenuta nel repack del suo ultimo lavoro “Canterò”, in uscita il 7 febbraio per Ala Bianca, distrib. Warner/Fuga). “Ho cominciato a sperimentare, anche per l’esigenza di risentire certe cose che cantava mio padre. E ho capito, in maniera molto lineare, che potevo cimentarmi con il cantautorato. Alcuni nascono geni, per altri il processo è più lungo”. Ma la differenza, aggiunge, è sempre la sincerità. “Se non sei sincero, il pubblico lo capisce”. In omaggio a Enzo, Paolo ha scelto (anche spinto dagli autori del festival) di portare per la serata delle cover, chiamando accanto a sé Francesco Mandelli, il brano Se me lo dicevi prima, che il padre presentò nell’89, sul delicato tema della tossicodipendenza. “Sarà una meravigliosa emozione. Nel 1989 ero a Sanremo e guardavo con apprensione mio padre esibirsi e raccontare ai ragazzi di non buttarsi via con l’eroina. Oggi ho l’occasione di portare nuovamente questo messaggio e penso che lui ne sarebbe fiero. Dedico questo brano a tutti quelli che fanno fatica, a coloro che sono caduti o che rischiano la vita per gli altri e per rendere il nostro Paese un posto migliore”. Jannacci interviene anche sulle polemiche che hanno travolto Junior Cally e che stanno infiammando la vigilia del festival. “Se da un lato penso debba essere lecita e civile la libertà dì espressione, dall’altro non approvo manifestazioni gratuite di odio e cattiveria legate soprattutto al mondo dell’arte. L’appello che faccio è quello di stemperare i toni e dedicarsi alla crescita culturale del nostro paese, che per quanto riguarda la musica, si basa anche sul Festival di Sanremo”. Un festival che lui – che lo ha vissuto da spettatore, ma anche da direttore d’orchestra e da membro della giuria di qualità, non riesce e non vuole concepire solo come lustrini, paillettes e chiacchiericcio. “E’ un palco importante che dà la possibilità di ascoltare al meglio l’offerta artistica”.

Moda e natura nell’Herbarium di A.I.Mostra d’Artisanal Intelligence ispirata alla Dickinson

23 gennaio 202016:32

– Ispirazione natura con l’Herbarium, nuovo progetto espositivo di A.I Artisanal Intelligence, curato da Clara Tosi Pamphili e Alessio de Navasques, che viene mostrato nella ex Caserma Guido Reni dal 23 al 26 gennaio. A.I.
Herbarium prende ispirazione da quello di Emily Dickinson datato 1845: la cura scientifica che la scrittrice mise nel suo erbario rivela il suo immenso amore per la natura che ha influenzato tutta la sua poetica.
La moda è purtroppo uno dei maggiori responsabili dell’inquinamento del nostro pianeta e oggi si torna ad un utilizzo responsabile di quello che la natura ci offre per creare fibre o tinture che non avvelenino più l’ambiente. il progetto di A.I. prende spunto dall’amore per le specie floreali della scrittrice. La scenografia è un piccola casa con giardino con gli interni realizzati con antichi testi e stampe botaniche, grazie alla collaborazione con Valentina La Rocca, proprietaria dell’Antica Libreria Cascianelli, e grazie al prestito di 13 antiche teche erbari del Museo dell’Orto Botanico di Roma. Il simbolo della couture è un abito di Galitzine su immagine di Dior della collezione della Sartoria Farani. La visione artistica è rappresentata dalla performance dell’artista Marina Viola Cavadini: Les Doigts En Fleur: immagini dei tableaux vivant dove performer indossano accessori progettati con proprietà tattili e visive. Le estremità morbide, lucide e appuntite del corpo umano sfumano nelle piante invitandoci a riconsiderare la nostra relazione con l’alterità. I performer si fondono con la flora circostante in una forma che predilige linguaggi non verbali. Come il laboratorio permanente che ospita l’atelier di osservazione della materia di Chiara Cavallo, designer di gioiello che in seguito alla partecipazione della designer al progetto Keur Design 2, organizzato a Dakar da Eunic (Eu National Institutes for Culture) con 8 designer europei e 16 artigiani senegalesi, racconta l’esperienza sul territorio africano con due artigiani locali, Serigne Bamba Guye e Ibrahima Diatta, guidati nella realizzazione di una collezione di gioielli contemporanei.

Omaggio a Fellini e Masina da Accademia MaianiStile unisex, visionario e circense, volumi over

23 gennaio 202016:37

– E’ un omaggio a Federico Fellini e a Giulietta Masina quello tributato dagli studenti della Maiani Accademia Moda, con la sfilata dei loro final work nell’ex Caserma Guido Reni. La celebrazione di un mondo in cui la realtà diviene visione filtrata da una follia benevola e scherzosa, un curioso gioco che cuce sogni e tessuti, ricordi e ricami, figure femminili eccessive e profili caricaturali, superando il limite tra i due sessi. Esiste una doppia realtà dove tutto è possibile: uomini con giacche-vestito che usano zip come elemento decorativo, donne in pantaloni over dalla vita bassa sorretti da bretelle su top iridescenti. I volumi sono over. Le modelle portano un velo di tulle bianco sulla bocca a nascondere il volto ricordando Sandra Milo in Giulietta degli Spiriti.
Calze maschili e reggicalze diventano elementi seduttivi. Il tubino blu ha per maniche le camicie da uomo, i decori sono ghirigori di corde colorate, il blazer s’indossa al contrario.
Prevale una linea unisex che utilizza una palette di colori dal grigio al verde smeraldo, con interventi di glitter. I pantaloni giocano su forme e lunghezze, dagli shorts ai ciclista. Sono anche in plissé di organza bianca e nera. Gli abiti anni ’60 sono in cromie contrasto, come arancio e fucsia.
Le gonne corte e le giacche sono tagliate a portafoglio. Rombi di organza dal verde al viola decorano corpetti, tasche e maniche. Il velluto grezzo s’illumina qua e là di bagliori.
Sfilano costumi da bagno a culotte, mute in jersey blu, cappe trasparenti. Visioni sospese grottesche attingono da personaggi dei film felliniani, seguendo il filo di quella lucida follia che disegna una moda prosperosa, giunonica. Tele bianche per piccoli coprispalle come quelle dei clown guarniscono tute pantaloni, drappi di chiffon rosso rifiniscono giacche da domatore incrostate di oro, camicie bianche spiccano sotto giacchette circensi rifinite da broccato e catene.
L’auto-caricatura di Fellini con cappello e sciarpa rossa, diventa il profilo ricamato su un vestito maschile.Il volto di Giulietta Masina è impresso su una camicia portata su pantaloni con le scritte di Via Margutta.

Turismo cresce tra Italia e Cina, i numeri5,3 mln nel 2018, con una spesa di 650 mln di euro (+40%)

23 gennaio 202017:04

Oltre 5,3 milioni nel 2018, con una spesa turistica complessiva di 650 milioni di euro in netto incremento sul 2017 (+40%) e ancora di più nel 2019, con un saldo provvisorio degli arrivi gennaio- novembre che indica un +16% rispetto al 2018, per soggiorni prevalentemente dalle 9 alle 13 notti, di due o tre persone. Forte di questi numeri, come ricorda nella giornata di apertura dell’anno della cultura e del turismo, la sottosegretaria Mibact con delega al turismo Lorenza Bonaccorsi (la fonte è Enit), “la Cina è il più grande mercato del turismo in termini sia di spesa che di numero di viaggi verso l’estero”.
Impossibile quindi per il nostro paese, nel quale il settore turistico “vale il 13 per cento del Pil”, non puntare tutte le forze sul paese della Grande Muraglia, i cui viaggiatori, sottolinea la sottosegretaria, indicano l’Italia come meta “preferita” davanti anche “a Francia, Germania e Spagna”. Un turismo in costante evoluzione per numeri che nel tempo ha anche cambiato obiettivi ed esigenze, viene fatto notare, e che oggi “preferisce e chiede sempre di più esperienze”, con visite culturali, quindi, ma anche la scoperta della cucina italiana “che a noi cinesi piace moltissimo”, come sottolinea Yao Jun, direttore e presidente del China Oct Group, gruppo leader nel turismo cinese.
Se l’Italia con il nuovo Piano strategico del turismo punta “alla sostenibilità, all’accessibilità e all’innovazione”, tentando come dice il ministro Franceschini di deviare i flussi dalle solite, note, città d’arte verso luoghi più piccoli e remoti, la stessa cosa vale per la Cina, che vorrebbe vedere per esempio più italiani nella ‘piccola’ Macao e in altre regioni attualmente meno gettonate. Un discorso che vale anche al contrario: “Sono stata a Siena, Montalcino, San Gimignano, bellissimi!”, racconta la Ceo di Trip.com Jane Sun, e potrebbe non essere la sola, “molti nostri turisti sono interessati”.
Le presenze dei cinesi negli esercizi ricettivi (5,3 milioni) sono aumentate del 5.2% nel 2018 sul 2017, una crescita notevolmente superiore rispetto a quella dovuta alla totalità dei turisti stranieri, ferma ad un +2,8%. Le presenze cinesi, indicano i dati forniti dall’Osservatorio Nazionale del turismo, sono cresciute nel 2018 del 4.1% negli hotel, ma ancora di più, ovvero il 12,8%, nell’extralberghiero. Segno che i turisti cinesi cominciano a prediligere agriturismi e bed and breakfast.
Il dato più significativo rimane comunque quella della spesa che nel 2018 fa segnare un +40,8%.
Proprio guardando alla spesa la regione al top per il turismo cinese è la Lombardia (174,3 milioni di euro), seguita dal Lazio (126,9 milioni), Toscana (122,7 milioni), Veneto (103,6), e Piemonte (47): queste regioni insieme raccolgono l’88,4% della spesa totale dei cinesi in Italia. Introiti che risultano in crescita in tutte queste regioni, ma soprattutto in Toscana, che nel 2018 ha segnato addirittura un +120.6% Alla vacanza culturale i cinesi hanno destinato 353 milioni di euro, ovvero il 56,8 della spesa totale (fonte Enit su dati Banca d’Italia).
Piace la cultura, attirano le città d’arte, ma da poco i cinesi sembrano aver scoperto anche il fascino delle montagne italiane, tanto che nel 2018 sono decuplicati i pernottamenti e anche la spesa in Alto Adige (+1118,0%). Quanto alla destinazioni nelle 5 regioni al top si afferma il Lazio, seguita da Veneto, Toscana, Lombardia ed Emilia Romagna.
Bonaccorsi è ottimista: “La buona notizia arriva proprio in questi giorni dal potenziamento delle rotte tra Italia e Cina, che saranno triplicate passando da 56 frequenze settimanali a 108 con decorrenze immediata per arrivare nell’estate del 2021 a 136 e nel 2022 a 164”. E l’Italia, ricorda la sottosegretaria, “sarà l’ospite d’onore al prossimo Global tourism economy forum di Macao, che si terrà nella seconda settimana di ottobre 2020 e sarà probabilmente dedicato al turismo culturale”.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Nello spazio, un viaggio per celebrare la Luna
Al Museo del ‘900 di Mestre con astronauti, youtuber e chef

23 gennaio 202017:20

Un viaggio “spaziale” unico, in compagnia di astrofisici, astronauti, divulgatori scientifici, youtuber, chef “dello spazio”, registi per celebrare un evento che, 50 anni fa, cambiò per sempre la storia dell’umanità, l’allunaggio del 1969: inizierà l’8 febbraio a M9 – Museo del ‘900 di Mestre “Nello spazio – incontri a pochi passi dalla Luna”, il programma di eventi collaterali legati all’esposizione temporanea “Lunar City. Vivi l’esperienza” (visitabile fino al 3 maggio) e dedicati a un pubblico eterogeneo, dai giovani alle famiglie agli adulti. Sei le giornate evento previste: dopo l’8 febbraio, anche il 7 marzo e il 18 aprile, oltre al 3-4-5 aprile in cui il pubblico potrà sperimentare “Holodeck”, l’experience virtuale creata da Bigrock.
Tanti gli ospiti che interverranno al ciclo di incontri, tra cui il regista e video artist Fabio Massimo Iaquone, autore per M9 della videoinstallazione “Nello spazio” e del documentario “Infinito Hack, oltre l’infinito”, dedicato a Margherita Hack; l’astronauta Paolo Nespoli e l’astrofisica Sara Buson che racconteranno gli incredibili traguardi raggiunti dall’uomo nelle missioni spaziali; lo “chef dello spazio” Stefano Polato che rivelerà cosa c’è nel menù di un astronauta, e poi Daniele Bossari, il critico musicale Giò Alajmo e il divulgatore scientifico e youtuber Adrian Fartade.

Ghost, l’amore struggente di Sam e MollyDebutta al Sistina il musical made in Italy ispirato al film

24 gennaio 202009:48

Un fantasma sul palcoscenico protagonista di un amore che va oltre la morte, storia romantica di passioni e di amicizia tradita, thriller che alterna tensione paranormale a squarci comici, colpi di scena e magie a scene corali tra ritmi travolgenti e coreografie gospel e soul: sbarca nei teatri italiani “Ghost, il musical”, il racconto del legame struggente tra Sam e Molly che fece del film del 1990 con Patrick Schwayze e Demi Moore un successo planetario. Lo spettacolo, una produzione internazionale della Show Bees di Gianmario Longoni in collaborazione con Colin Ingram e Hello Entertnainment, debutta giovedì 30 gennaio al Sistina di Roma preceduto da due date “di riscaldamento” il 25 e il 26 a Bologna, forte della fortuna che dai sei mesi il pubblico di Madrid sta riservando al cast spagnolo diretto dallo stesso regista Federico Bellone.Il progetto – nato e realizzato interamente in Italia – è stato pensato per i due paesi, ma si candida a coinvolgerne altri. La trasposizione teatrale porta la firma di Bruce Joel Rubin, autore della sceneggiatura del film, con una colonna sonora originale che riporta la memoria al pop-rock di trenta anni fa grazie a due grandi nomi della musica, David Stewart (ex Eurythmics e produttore dei Ramones) e Glen Ballard, tra gli autori di Alanis Morrisette. Su tutto aleggia la mitica canzone “Unchained melody” dei Righteous Brothers, divenuta il marchio di fabbrica sonoro del film. Il pubblico tornerà a commuoversi per la vicenda che lega la giovane artista Molly al banchiere Sam, ucciso durante una rapina, che da fantasma cercherà di salvare la vita della sua donna grazie all’aiuto della medium truffatrice Oda Mae. A dare volti, corpi e voci ai protagonisti Giulia Sol, che non solo dai capelli a caschetto ricorda Demi Moore; Mirko Ranù il suo fidanzato fantasma; Thomas Santu, l’amico doppiogiochista Carl; e Gloria Enchill, piacentina di padre ghanese, al debutto teatrale nel ruolo della sensitiva, impersonata sullo schermo da una Whoopy Goldberg tanto scoppiettante da meritare un Golden Globe come attrice non protagonista.Accanto ai giovanissimi interpreti reciterà e canterà Ronnie Jones, vecchia volpe della scena musicale italiana e internazionale, che alla bella età di 82 anni torna al Sistina nel ruolo del fantasma dell’ospedale quasi mezzo secolo dopo aver partecipato al musical “Hair”, messo in scena nel 1971 da Giuseppe Patroni Griffi. “Qui ho trovato voci bellissime – dice -. Questi ragazzi cantano molto meglio di quelli che all’epoca erano sul palco con me. Sono contento di questo ritorno a casa”. Federico Bellone, che firma anche la scenografia e ha alle spalle altri musical di successo come Mary Poppins, Dirty Dancing, West Side Story, ha costruito un meccanismo complesso che prevede oltre trenta cambi di scena, corpi che lievitano e fantasmi che vi entrano così come attraversano porte chiuse, trucchi da antica scuola di illusionismo – alcuni realizzati per la prima volta su un palcoscenico – per merito di Paolo Carta, vero specialista del genere. Il regista ha detto che per il produttore di Broadway gli effetti speciali dell’edizione italiana superano quelli della versione originale. “Il pubblico che va a teatro per una cosa già vista al cinema – dice Bellone – non chiede la copia carbone ma vuole ritrovare l’essenza della storia. A Madrid, dove lo show registra il tutto esaurito quasi ogni sera e andrà avanti per altri due-tre anni, la scommessa ha funzionato: ho visto coppie di spettatori che si tenevano per mano, si baciavano e si dicevano di amo mentre anche gli attori lo facevano”. Ghost resterà al Sistina fino al 9 febbraio, sarà dall’11 febbraio al 1 marzo a Milano al Teatro degli Arcimboldi e proseguirà con una tournée italiana in una ventina di città.

Altaroma: Showcase con finalisti concorso Who is on next?Da questa edizione il supporto di Lazio Innova (Regione Lazio)

ROMA23 gennaio 202017:44

– Quinta edizione per Showcase Roma, progetto espositivo di Altaroma che stavolta mette in campo 56 designer, 14 brand al giorno a rotazione, nei giorni della kermesse, dal 23 al 26 gennaio, dando loro l’opportunità di presentare le proprie collezioni autunno/inverno 2020-2021 a buyer e stampa in un’esposizione di abbigliamento, accessori e gioielli negli spazi dell’ex Caserma Guido Reni. Il progetto implementa l’attività di scouting di Altaroma, aiutando i brand a posizionarsi sul mercato attraverso incontri con buyer e stampa. Tra i partecipanti tante start up, a sottolineare l’attenzione crescente che Altaroma riserva, grazie al sostegno del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dall’Agenzia Ice nei confronti di progetti focalizzati su innovazione tecnologica, sostenibilità e economia circolare, nonché alla loro promozione internazionale. Inoltre partecipano al progetto i finalisti dell’ultima edizione di Who is on next? e marchi di moda eco-sostenibile che utilizzano fibre naturali. In generale oltre il 60% dei partecipanti a Showcase ha cominciato la propria attività negli ultimi 4 anni e si tratta di ditte individuali o di imprese artigiane che provengono dal centro-sud Italia, con un fatturato inferiore agli 80mila euro. Da questa edizione, Altaroma fa sapere inoltre che Showcase si avvale della nuova partnership con Lazio Innova, società della Regione Lazio che destinerà ai designer del territorio laziale servizi di supporto alla crescita imprenditoriale.
“Tramite Lazio Innova – afferma l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Ricerca, Start up e Innovazione, Paolo Orneli – diamo il nostro contributo a Showcase mettendo a disposizione di 24 dei 56 designer che partecipano al progetto, un percorso di supporto d’imprenditorialità per aiutarli a sviluppare il proprio business. L’attività durerà due mesi e si svolgerà nello Spazio Attivo Roma Casilina di lazio Innova. Alla fine ai tre migliori progetti d’impresa verrà assegnato un premio di 3.000 euro ciascuno”.

Anello di Francesco Arena debutta al ColosseoArtista ospite Ass. Civita, “opera è riflessione sul Tempo”

23 gennaio 202017:45

– Un maestoso anello di quattro metri e mezzo di diametro. In bronzo. A riflettere sul senso del Tempo nel cuore dell’antica Roma. Si intitola, appunto, Anello, l’opera di Francesco Arena, che grazie all’Italian Council (il bando internazionale promosso dalla direzione generale Creatività contemporanea e Rigenerazione urbana del Mibact) debutterà nel Parco Archeologico del Colosseo “il 2 aprile”.
L’opera, posizionata sul Palatino “nello spazio vuoto della Vigna Barberini” che si affaccia proprio sull’Anfiteatro Flavio, “è stata pensata appositamente per quello spazio in relazione a ciò che la circonderà”, racconta l’artista, a margine della presentazione del report “Le organizzazioni private dell’arte contemporanea in Italia. Ruoli funzioni attività”, promosso da Associazione Civita e Comitato Fondazioni Arte Contemporanea e Intesa San Paolo.
“È un lavoro che mette in relazione il tempo umano, con quello invece della pietra – spiega – Al Parco archeologico, la pietra la fa da padrona, con i manufatti che sono lì da migliaia di anni. Hanno resistito così a lungo. Ma pietra erano originariamente e alla fine il tempo li sta ritrasformando in pietra naturale. Si distruggono e tornano a essere quello che erano prima. Anello è un’opera tutta in bronzo, materiale prezioso, la cui lavorazione è costosa – prosegue – Ed è grande.
È molto impegnativa da un punto di vista economico. È grazie all’Italian Council se è stato possibile realizzarla. Ora è pensata per rimanere esposta almeno un anno, ma sarei ben felice se entrando nel patrimonio del Parco Archeologico restasse permanente. Anche se personalmente non ci guadagno nulla”, sorride. “Ma si troverà in un contesto dove transitano milioni di persone. L’auspicio è che inviti i visitatori a una riflessione diversa del luogo”.

Noemi Letizia e le altre, le casalinghe vip di Napoli in tvIn chiaro su Realtime The real housewives Napoli

23 gennaio 202018:15

– Le casalinghe disperate napoletane ora arrivano anche sulla tv gratuita. Le “Real Housewives” di Napoli erano infatti approdate lo scorso novembre su “DPlay Plus”, il servizio a pagamento di “Discovery Italia”. Domani, invece, la prima puntata del nuovo reality verrà trasmessa alle ore 22.20 su Real Time, canale 31 del digitale terrestre. Sarà possibile seguire le vicende quotidiane di queste signore “ricche, sfrontate e a tratti eccessive” divise tra casa e mondanità, lavoro ed eventi esclusivi. Sei “casalinghe” fashion della cosiddetta Napoli bene che si riveleranno “amiche per la pelle ma anche rivali”.
Le “Real Housewives” sono Noemi Letizia : per lei le luci della ribalta sono arrivate il giorno del suo 18mo compleanno quando alla sua festa a sorpresa arrivò Berlusconi, sono passati 10 anni è oggi imprenditrice nel campo della cosmesi, si è sposata, separata e ha un nuovo compagno, vive a Chiaia con la sua famiglia moderna e allargata, e i suoi 3 figli. Poi ci sono Daniela Sabella, giornalista, impegnata nel sociale, possiede una villa all’interno della quale organizza eventi. Maria Consiglio Visco, sangue blu di famiglia, vive la sua vita aristocratica tra circoli privati e feste blindate: laureata con master, funzionario dei beni culturali per il Ministero, è una conduttrice radiofonica e una scrittrice, ha da poco infatti pubblicato il suo primo libro: un romanzo erotico.
Raffaella: vive a Torre del Greco ed è una mamma divorziata, discendente di una storica famiglia di commercianti di perle e coralli, ha una villa storica con piscina, campi da tennis e un bosco privato. Simonetta De Luca, psicologa, stilista, networker del benessere, vive con le sue due figlie. Stella Giannicola, sposata e divorziata tre volte, è titolare del più importante centro estetico di Napoli. I suoi “beauty party” sono diventati una vera e propria ricorrenza.

Fai apre cancelli Giardino degli aranci del Senato26/1 visita straordinaria nei cortili di Palazzo Madama a Roma

ROMA23 gennaio 202018:20

– Un impenetrabile e scuro cancello. E la sorpresa di un segreto Giardino degli aranci. Porte aperte nell’angolo meno conosciuto del Senato della Repubblica con una nuova apertura straordinaria del Fai, “Onori e segreti. I cortili di Palazzo Madama”, domenica 26 gennaio a Roma.
Durante gli scavi a Palazzo Madama, si scoprirà con i volontari del Fai, alla fine degli anni Ottanta furono rinvenuti alcuni reperti archeologici provenienti dalle terme neroniane-alessandrine, tra cui una grande vasca di granito di Assuan in frammenti. La vasca fu ricomposta e collocata nella attuale piazza della Costituente, inaugurata nel 1987 dal presidente del Senato Spadolini, come dono alla città per i 40 anni della firma della Costituzione. Partendo da qui si ammirerà poi la torre medievale delle case della famiglia dei Crescenzi; Palazzo Koch; Palazzo Carpegna, il cui isolato, tra Quattrocento e Cinquecento, apparteneva alla famiglia Jacovacci e che ora ospita le Commissioni parlamentari permanenti e i Gruppi parlamentari. Passando sotto il portico del Passetto con la Proclamazione della Vittoria si raggiunge il Cortile d’onore di Palazzo Madama, chiamato così in onore di Margherita d’Austria, figlia naturale di Carlo V e duchessa di Parma e Piacenza.
Rettangolare e di impronta rinascimentale, il Cortile ha mantenuto il suo impianto anche durante i lavori di metà ‘600 con le sei colonne testimonianza dell’edificio dei tempi di Leone X. Una targa commemora i lavori di restauro eseguiti sotto il pontificato di Clemente XIII, successore di Benedetto XIV, che acquistò il palazzo nel 1755 per gli uffici per lo Stato della Chiesa. Al centro di un tappeto pavimentale di marmi colorati circondato da sarcofagi romani, anche la statua di Emilio Greco. Apertura 10-18 in Largo della Costituente/Via degli Staderari (ultimo gruppo alle 17).

Raffaello: la Fornarina da “vicinissimo”Palazzo Barberini, 3 giorni di studi, indagini, approfondimenti

23 gennaio 202018:37

– Tre giorni di studi, ricerche e approfondimenti sulla Fornarina, opera celeberrima di Raffaello, prima che la tela lasci Palazzo Barberini per raggiungere le Scuderie del Quirinale, dove il 5 marzo si apre la grande mostra dedicata ai 500 anni dalla morte di Raffaello. Ma anche un’occasione unica lunga tre giorni, per avvicinare come non mai uno dei capolavori più iconici dell’arte occidentale e carpirne i segreti. Curato da Alessandro Cosma e Chiara Merucci, parte martedì 28 gennaio nelle Gallerie Nazionali Barberini Corsini “Raffaello da vicino”. Il primo giorno sarà dedicato ad un’acquisizione fotogrammetrica Gigapixel+3D del dipinto, in pratica una ripresa ad altissima risoluzione ottenuta attraverso l’unione di più macrofotografie di dettagli di uno stesso soggetto, che consentirà ingrandimenti di gran lunga superiori rispetto a quanto l’occhio umano possa percepire, con una resa di colori, toni, dettagli, nitidezza e illuminazione non altrimenti raggiungibili. Il modello 3D che se ne ricaverà, spiegano gli esperti, permetterà di mappare la forma dell’oggetto, delle pennellate e delle crettature con una precisione nell’ordine di decine di micron, e potrà essere impiegato sia per monitorare lo stato di conservazione dell’opera, sia per la diffusione e valorizzazione dell’immagine di Raffaello.
Il secondo e terzo giorno saranno dedicati ad una campagna di scansione macro della fluorescenza dei raggi X (MA-XRF), analisi che fornirà immagini ad alta risoluzione degli elementi chimici presenti sul dipinto analizzandone i singoli punti. Ogni mattina alle 11.00 è previsto un incontro con i curatori e i restauratori del museo per conoscere meglio la storia e la tecnica di questo fondamentale ritratto. Le visite sono gratuite previo acquisto del biglietto e prenotazione in biglietteria.

Stati Generali Memoria, al via con maratona tv di 24 ore27 gennaio su Uninettunouniversity.tv

23 gennaio 202018:52

– Una maratona televisiva di 24 ore su Uninettunouniversity.tv, a partire dalle 8 del 27 gennaio, per celebrare il Giorno della Memoria, a 20 anni dalla sua nascita.
E’ il progetto ‘Stati Generali della Memoria’, ideato da Furio Colombo con il regista Vittorio Pavoncello, realizzato dall’Università Telematica Internazionale Uninettuno, in collaborazione con l’Associazione Culturale ECAD e la Fondazione Adriano Olivetti. Per tutto il 2020 gli Stati Generali della Memoria proporranno eventi culturali, convegni, dibattiti, tavole rotonde e concerti sul tema della memoria, in sedi istituzionali e prestigiose location di Roma.
Si parte il 27 gennaio con una intera giornata tv di approfondimenti, musica e film, alternati ai contenuti delle lezioni estratti dall’archivio di Uninettuno per ricordare la storia della Shoah, e un’indagine sulle diverse forme della memoria e sulle sue differenti modalità nell’uomo e nell’ambiente. Tra i film, ‘I semi del girasole’ di Vittorio Pavoncello, con la partecipazione degli attori Giuseppe Alagna, Beatrice Palme e Alessandro Haber.
“Il Giorno della Memoria è anche un giorno in cui le scienze sono tornate ad essere libere e non irreggimentate a delle ideologie. La memoria ci viene raccomandata come la chiave del futuro, ma prima di tutto è la password di identificazione, che rende possibile qualunque accesso al futuro” dice Furio Colombo.

Alberto Urso vola a Londra, duetto con Katherine JenkinsLa regina della pop opera lo ha voluto nel suo nuovo progetto

23 gennaio 202019:10

– Il 30 gennaio il tenore polistrumentista Alberto Urso, in procinto di affrontare la gara al 70/o Festival di Sanremo con il brano “Il Sole ad Est” e con la cover “La voce del Silenzio” in duetto con Ornella Vanoni, volerà a Londra per raggiungere il mezzo soprano di fama mondiale Katherine Jenkins.
La star gallese che unisce sapientemente musica pop a musica classica (unica star classica ad avere su 13 album 13 vette in classifica) lo ha chiamato a duettare con lei in un brano del suo nuovo progetto.

Libri: Guccini presenta a Firenze ‘ballata’ su sua PavanaIntitolato ‘Tralummescuro’, ‘è un racconto di civiltà contadina’

FIRENZE23 gennaio 202019:49

– E’ Pavana (Pistoia), il piccolo paese sull’Appennino tra Emilia e Toscana dove c’era il mulino di famiglia, il protagonista del libro di Francesco Guccini ‘Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto’ (Giunti, pp.
288, 19 euro) presentato oggi a Firenze nel teatro La Compagnia.
“Il vero protagonista di questo libro è il paese di Pavana – ha raccontato Guccini ai numerosi fan presenti in teatro -, è un racconto di una civiltà contadina che non esiste più, come non esistono più i personaggi che ci vivevano, molti dei quali se ne sono andati per ragioni anagrafiche, quindi la vita è sempre più assottigliata. Adesso non c’è più nessuno, non c’è più nemmeno il campo di camomilla davanti al mulino di mio nonno e i tanti animali delle famiglie”.
Nel suo ultimo libro il cantautore, ormai da anni ritirato dalla musica e dedito alla scrittura, racconta di un luogo sempre più spopolato e ricorda persone, rumori, cose, risate e amori della sua giovinezza. “Ho scritto questo libro – ha aggiunto Guccini – perché sono molto legato a questo paese in cui non sono nato, ma quasi, l’ho vissuto, ho vissuto la gente che ci abita e che ci abitava. L’ho scritto per raccontare delle storie, è il mio modo di raccontare”.

Altaroma: elogio dell’imperfezione da MorfosisContrasti e femminilità nella collezione di Alessandra Cappiello

ROMA23 gennaio 202020:06

– Elogio dell’imperfezione nella collezione del marchio Mofosis, disegnato da Alessandra Cappiello, che mette in scena nella pedana della ex Caserma Guido Reni, il rigore delle linee sartoriali addolcito da accenti sinuosi, la ricerca dei dettagli e di sfumature di colore poetiche. La preziosità dei tessuti e la dolcezza delle forme s’ intrecciano per dare vita a pantaloni a vita alta e long dress, completi composti da giacche e pantaloni e maxi coat che attingono dalle forme oversize del guardaroba maschile, mentre profili più rigidi e sottili caratterizzano bluse e pencil skirt. Apre una cappa beige dal taglio impeccabile, illuminata da due bottoni gioiello. La palette cromatica si veste dei toni decisi del blu, del nero e del ruggine alternandoli alle nuances del rosa e del fucsia. La morbidezza dei cappotti in panno, la matericità della pelle e la luminosità degli inserti in lurex sintetizzano in chiave contemporanea un concetto di graffiante femminilità. Da imperfezioni a contrasti Morfosis persegue e raggiunge il suo stile sofisticato, concettuale, raccontando percorsi che si snodano nelle forme di un vestire femminile adatto ad una donna contemporanea che cerca nell’ordinario la sua accezione di straordinarietà.
Alessandra Cappiello, fashion designer romana, ha lanciato nel 2004 il marchio Morfosis, che nel 2008 è tra i finalisti della IV Edizione di Who’s On Next?. Attraverso il concorso ha sfilato nelle maggiori capitali della moda internazionale, come Parigi, Tokyo e Milano. Mossa dagli studi classici e influenzata dall’arte, in particolar modo dalla nonna pittrice Anna Grauso, la designer concepisce l’abito come forma di sintesi perfetta tra ispirazione e e stile indossabile. La scelta del nome Morfosis è legata al significato della parola: la forma quale sintesi e evoluzione d’ intuizioni. I capi hanno come riferimenti le tavole di Rorschach, il lavoro di icone di eleganza come Elsa Schiaparelli e Madeleine Vionnet. Senza dimenticare quello di Miuccia Prada. regina ineguagliabile della moda concettuale e dello stile “imperfetto”. Il marchio è distribuito in Giappone, Usa, Egitto e Regno Unito.

Gaultier, “Il meglio deve ancora venire””Finale fedele a me stesso”, ma il suo è un arrivederci

23 gennaio 202020:21

– “Addio, ma il meglio deve ancora venire!” . Con queste parole che alludono a qualche altro progetto dei suoi, creativo e irriverente, Jean-Paul Gaultier, che a 67 anni ha chiuso 50 anni di carriera con un fashion show di quasi un’ora e mezza, Al Théâtre du Châtelet a Parigi, lasciando tutti i suoi numerosi fan con il fiato sospeso. Chissà cosa avrà in mente quel “ragazzaccio” che va per i 70, ma ancora si fa lanciare in aria a fine sfilata facendo smorfie e boccacce, sotto gli occhi attoniti del suo parterre, tra cui brillano una evergreen Amanda Lear, una conturbante Dita Von Teese, Boy George, Eva Herzigova, Paris Jackson, Jasmin Le Bon,, Rossy de Palma. Una passerella da urlo con top e celebrities come Irina Shayk, Karlie Kloss, Gigi e Bella Hadid, Joan Smalls, Coco Rocha, Erin O’Connor. Gaultier è tra gli stilisti che hanno fatto la moda del Novecento: ha uno stile riconoscibile, righe e bustini non mancano mai nelle sue collezioni, per disegnare una figura femminile curvilinea. È celebre anche per aver disegnato il reggiseno con seni a cono indossato da Madonna durante il Blonde Ambition Tour del 1990 e per aver vestito celebrità come Kylie Minogue, Nicole Kidman, Cate Blanchett, Lady Gaga e Rihanna. Per il gusto provocatorio dei suoi abiti e delle sue sfilate, è stato considerato l’enfant terrible della moda francese.

Salone Libro invita Altaforte, anzi no. E’ polemicaColpa di una comunicazione commerciale. Enti convocano vertici

TORINO24 gennaio 202009:22 (APPROFONDIMENTO)

Una comunicazione commerciale, di quelle automatizzate, non un vero e proprio invito. Ma la mail ricevuta da Altaforte, esclusa la scorsa primavera dal Salone del Libro di Torino perché vicina a CasaPound, è bastata per riaccendere le polemiche. “Accogliamo l’invito, ma la causa di risarcimento per il danno di immagine subito l’anno scorso andrà avanti”, fa sapere la casa editrice, mentre gli organizzatori della fiera si affrettano a precisare che non intendono sottoscrivere alcun contratto.
“Caro editore – è il testo della mail incriminata – ti abbiamo riservato uno spazio speciale al Salone internazionale SalTo Nuovi Editori” in quanto “ogni editore è per noi importante” in quanto con il suo lavoro “aiuta a preservare la pluralità delle idee”. Un messaggi partito dall’Aie, l’Associazione italiana editori, verso un database contenente i contatti di tutti coloro che hanno richiesto un codice ISBN negli ultimi due anni. Tra questi anche la casa editrice SCA2080 srl, con sede a Roma, che a quanto pare risulta collegata al marchio Altaforte.
L’invito non invito diventa pubblico e il Salone del Libro – lo scorso anno nella bufera per la presenza fra gli stand del Lingotto della casa editrice, poi esclusa – precisa che “i contratti son da perfezionare per volontà delle due parti”. E, “visto il pregresso avvenuto nel 2019, non intende sottoscrivere alcun contratto con le suddette società”.
Tanto basta perché le istituzioni locali chiedano un incontro ai vertici del Salone, ora che anche il Circolo dei Lettori ha una nuova direttrice, Elena Loewenthal, nominata da appena 24 ore. “Chiederò al presidente Cirio e all’assessore Poggio di invitare i vertici del Salone nella prima giunta regionale utile per discutere insieme su come intendano garantire la pluralità all’interno del prossimo Salone del Libro”, è la richiesta dell’assessore Fabrizio Ricca, segretario torinese della Lega di Matteo Salvini, di cui la casa editrice pubblica un libro intervista a firma di Chiara Giannini. “Incontreremo il sindaco Appendino e l’assessore Leon per parlare dell’evento e quello degli inviti sarà certamente uno dei temi all’ordine del giorno”, assicura l’assessora alla Cultura della Regione Piemonte Vittoria Poggio, leghista pure lei. Fuori dal coro la sindaca Chiara Appendino: “Incontrerò volentieri l’assessore Poggio – dice – ma sulla questione inviti la posizione della Città non cambia”. La partita, dunque, è aperta.

La divisa da lavoro nelle immagini di 44 artistiProgetto ‘Uniform’ dal 25/1 alla Fondazione Mast di Bologna

BOLOGNA24 gennaio 202010:45

– Un progetto espositivo dedicato alle uniformi da lavoro, che attraverso oltre 600 scatti di grandi fotografi internazionali mostra le molteplici tipologie di abbigliamento indossate dai lavoratori in contesti storici, sociali e professionali diversi. È ‘Uniform into the work/Out of the work’, nuovo progetto della Fondazione Mast di Bologna curato da Urs Stahel, in programma dal 25 gennaio al 3 maggio.
Nate per distinguere chi le indossa, le uniformi mostrano l’appartenenza a una categoria, un ordinamento o un corpo, senza distinzioni di classe e censo, ma possono evidenziare una separazione dalla collettività. Le parole italiane ‘uniforme’ e ‘divisa’ evocano, allo stesso tempo, inclusione ed esclusione.
L’esposizione comprende una mostra collettiva sulle divise da lavoro nelle immagini di 44 fotografi e un’esposizione monografica di Walead Beshty, che raccoglie centinaia di ritratti di addetti ai lavori del mondo dell’arte incontrati dall’artista nel corso della sua carriera.

Ligabue, ‘Europe 2020′ al via il 23 aprile in 8 dateIn attesa di ’30 anni in un giorno’ il 12 settembre

24 gennaio 202011:24

– In attesa di “30 anni in un giorno”, l’evento live in data unica il 12 settembre alla RCF Arena Reggio Emilia (Campovolo), che ha già registrato il sold out con 100.000 biglietti venduti, Luciano Ligabue da aprile tornerà a esibirsi nelle principali città europee con il tour “Europe 2020” in 8 date.
Prima tappa sarà il 23 aprile alla Melkweg di Amsterdam a cui seguiranno il 26 aprile Londra, allo Shepherd’s Bush Empire, il 28 aprile Parigi, al Bataclan, il 1 maggio Bruxelles, al Cirque Royal, il 5 maggio Monaco di Baviera, alla Muffathalle, il 7 maggio Stoccarda, al LKA Longhorn e il 9 maggio Barcellona, al Razzmatazz.
Inoltre, il 19 luglio Ligabue si esibirà a Locarno in occasione del Moon & Stars Festival 2020.
Tutte le informazioni sull’apertura delle prevendite per “Europe 2020” su http://www.friendsandpartners.it. Le 8 date di ‘Europe 2020′ saranno gli unici appuntamenti live di Ligabue prima di “30 anni in un giorno’, uno degli eventi più attesi dell’anno con cui il rocker celebrerà 30 anni di straordinaria carriera e inaugurerà la RCF Arena Reggio Emilia (Campovolo), uno spazio totalmente nuovo, con una capienza di massimo 100.000 spettatori e una pendenza del 5% per garantire una visuale e un’acustica ottimali.
’30 anni in un giorno’ (prodotto e organizzato da Riservarossa e Friends & Partners), nonostante l’anticipato sold out, rimarrà in data unica, proprio per permettere al pubblico di vivere un’esperienza irripetibile (inizio concerto alle 20.30).
Dal 2 marzo saranno disponibili su http://www.ligabue.com e http://www.friendsandpartners.it le informazioni su parcheggi, alle modalità di accesso all’area concerto, al campeggio e ai treni speciali. Eventi in Bus Mobility, partner di Ligabue – “30 anni in un giorno’ organizzerà servizio autobus A/R da tutta Italia all’area del Campovolo con diversi orari di arrivo e partenza da 150 città. TUTTE LE INFO: QUI.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Modigliani: Livorno celebra i 100 anni dalla morte
Tanti eventi in città, opere Modì proiettate su Terme del Corallo

LIVORNO24 gennaio 202013:42

Spettacoli teatrali, illuminazioni scenografiche, proiezione di film, letture e ricordi per celebrare i 100 anni dalla morte di Amedeo Modigliani, avvenuta a Parigi il 24 gennaio 1920. Sono alcune delle iniziative iniziative in programma a Livorno ma non solo per ricordare Modì.Oltre alla grande retrospettiva ‘Modigliani e l’avventura di Montparnasse’ al Museo della Città, la biblioteca dei Bottini dell’Olio propone una maratona cinematografica con la proiezione del film ‘Modì, vita di Amedeo Modigliani’ sceneggiato in tre episodi realizzato dalla Rai negli anni Ottanta. Un suggestivo gioco di luci, video-mapping e musica proietterà, oggi e il 25 gennaio, le opere di Modigliani sugli edifici storici delle Terme del Corallo. Al Teatro Goldoni andrà in scena lo spettacolo ‘Modigliani’ di Alessandro Brucioni e Michele Crestacci, e al Centro artistico Il Grattacielo il pubblico potrà assistere a ‘Modì, Paris, Follies! L’indecente Dedo” di e con Eleonora Zacchi.A Casa natale Modigliani ci sarà lo spettacolo ‘Le stanze di Amedeo’ e anche l’iniziativa ‘Omaggio A Modigliani’. Prevista anche una visita guidata al Cimitero Monumentale ebraico mentre al liceo classico Niccolini Palli si potrà visitare la mostra ‘A scuola di Dedo’. Aneddoti su Modigliani e piatti della tradizione francese e labronica sono invece i protagonisti di una cena a tema in programma all’ex cinema Aurora.

Il belcanto di Bellini per Romeo e GiuliettaSfida vinta da Daniele Gatti applaudito e regia di Denis Krief

24 gennaio 202012:54

– Un bel successo e calorosi applausi hanno salutato questo nuovo allestimento dell’Opera di Roma de ”I Capuleti e i Montecchi” di Vincenzo Bellini, proposta impegnativa e particolare ma affascinante, voluta e diretta con piglio e sensibilità da Daniele Gatti, nuovo direttore musicale del teatro romano con l’idea apprezzabile di costruire un repertorio storico ampio che comprenda appunto anche capolavori come questo del belcanto.
L’opera di Bellini, datata 1830, pur sostanzialmente giocata sull’intensità lirica, sulle arie e la personalità dei cantanti, riesce a mostrare una sua forza intrinseca e coerenza drammaturgica, senza troppe divagazioni nel procedere verso il tragico finale, che del resto l’interessante regia di Denis Krief, che pure ha avuto qualche contestazione, ha saputo ben sfruttare, puntando sui momenti chiave dei recitativi per dare senso anche agli approfondimenti poi introspettivi dei personaggi e dei due protagonisti innanzitutto, Giulietta e Romeo.
La scelta è stata di un cast essenzialmente giovane di alta qualità vocale, con l’uso, ultimo esempio di una tradizione precedente, per i due amanti di due voci femminile, mezzosoprano per Romeo e soprano per Giulietta, rispettivamente le brave e applaudite Vasilisa Bezhanskaya e Mariangela Sicilia. Sono loro, naturalmente, con la musica, a dare sostanza e emozione all’opera e al belcanto, senza però esagerare, in felice contatto con Gatti e l’orchestra che li segue e si ferma quando note tenute, vocalizzi o gorgheggi richiedono il proprio spazio.
Con loro sono da notare assolutamente il Tebaldo di Ivan Ayon Rivas e il Lorenzo di Nicola Ulivieri. Presente ieri sera, alla prima, la sindaca Virginia Raggi. Seguono cinque repliche sino a giovedì 6 febbraio.

Concerto omaggio a Brahms al Comunale di ModenaDomenica 26 gennaio in scena il trio Dego-Perrotta-Owen

MODENA24 gennaio 202013:18

– Il Teatro Comunale Pavarotti di Modena in collaborazione con la Fondazione Gioventù Musicale d’Italia ha in programma per domenica 26 gennaio alle 17 il concerto ‘Hommage à Brahms’ con il trio formato dalla violinista Francesca Dego, dalla pianista Maria Perrotta e dal cornista Martin Owen.
La locandina si apre con la Sonata N. 1 per violino e pianoforte di Robert Schumann, grande sostenitore e mentore di Brahms. A seguire il Trio per corno, violino e pianoforte di Brahms, un unicum nella musica da camera, nato nel 1865 dal dolore per la morte della madre del compositore: al violino e al pianoforte è accostato il suono “materno”, caldo e dolente del corno. Centocinquanta anni dopo la nascita del compositore di Amburgo, ci riprova l’ungherese György Ligeti col suo Trio ‘Hommage à Brahms’: forme e modi brahmsiani sono recuperati con uno stile tutto suo, sempre col corno come nume tutelare. Corno che qualche anno prima, nel 1974, si era fatto timbro, trillo, sordina, effetti speciali di staccato, oscillazioni, armonici e quant’altro per imitare il canto degli uccelli nel brano Appel interstellaire di Olivier Messiaen, un brano, per corno solo, che in cinque minuti sperimenta ogni tipo di sonorità di questo strumento. I brani verranno introdotti dagli stessi esecutori.

Sharon Stone a Papa tv ‘matrimoni gay quando finisce tabù?Attrice guest star di The New Pope su Sky

24 gennaio 202013:26

In Vaticano per una causa che le sta particolarmente a cuore, quella dei matrimoni omosessuali, guest star degli episodi in onda stasera dalle 21.15 su Sky Atlantic e in streaming su Now Tv è Sharon Stone, una delle attrici più amate. Dopo la sorprendente visita di Marilyn Manson, la serie Sky Original creata e diretta dal regista Premio Oscar Paolo Sorrentino e prodotta da The Apartment e Wildside, parte di Fremantle, ospita nell’appuntamento di stasera l’attrice, che verrà ricevuta in visita privata dal nuovo Papa interpretato da John Malkovich. “Non sono venuta solo per umana curiosità, ma a chiederle un impegno: i matrimoni omosessuali, quand’è che questo inutile taboo verrà eliminato?”, chiede la diva a Giovanni Paolo III, che risponde: “Quando la Chiesa avrà un Papa rivoluzionario, risoluto e coraggioso, e io non possiedo nessuna di queste prerogative”. “Per la Bibbia l’unione sessuale deve essere solo a scopo procreativo, di conseguenze deve avvenire fra un uomo e una donna”. La Stone non ci sta: “Ma la Bibbia non si può aggiornare?”, chiede a Brannox, che spiega: “Ahimè la Bibbia non è un iPhone: tutto quello che si può aggiornare finisce nella spazzatura per poi essere rimpiazzato da un modello più costoso, mentre la Bibbia resiste ormai da moltissimo tempo proprio perché non può essere aggiornata”. Poi un’apertura improvvisa…

Wong, esce storia leader della protesta studenti di Hong KongIn libreria per Feltrinelli il 6/2 ‘Noi siamo la rivoluzione’

24 gennaio 202014:12

4 GEN – JOSHUA WONG CON JASON Y.NG ‘NOI, NOI SIAMO LA RIVOLUZIONE’ (FELTRINELLI, PP 224, EURO 15) Per la prima volta Joshua Wong, leader della protesta studentesca di Hong Kong, che ha 23 anni ed è già stato incarcerato tre volte e candidato al Nobel per la pace, racconta la sua storia, che fa rumore ovunque nel mondo, in ‘Noi siamo la rivoluzione – Perché la piazza può salvare la democrazia’, con Jason Y.Ng. Il libro esce il 6 febbraio per Feltrinelli, nella traduzione di Filippo Bernardini.
“Anche se siamo lontani, la nostra ricerca di democrazia e di libertà è la stessa. Vi prego di stare con Hong Kong, perché la nostra lotta non è ancora finita” dice Wong che ha cominciato questa battaglia quando era un adolescente. Mentre gli adulti stavano in silenzio, Joshua organizzò la prima protesta studentesca nella storia di Hong Kong per opporsi alla riforma dell’istruzione voluta dal governo filocinese. Da allora, ha guidato la Rivolta degli ombrelli, il grande movimento di resistenza pacifica al braccio sempre più lungo di Pechino sull’ex colonia britannica. Ha fondato un partito politico, Demosistō e ha attirato l’attenzione della comunità internazionale sulle proteste contro l’ingerenza della Cina nell’autonomia della città. Più di due milioni di persone sono scese nelle piazze e nelle strade di Hong Kong. La sua è la lotta della libertà contro la censura e dei valori democratici contro il titanismo totalitario della Cina.
Wong è un testimone straordinario della sua generazione, perché è ispirato da ideali che portano alla nascita di diritti nuovi. I diritti, infatti, non stanno fermi e la loro area non è definita per sempre. Le trasformazioni della società comportano nuove domande. Ed è proprio questa la trama della democrazia. Una democrazia sempre a rischio, in Oriente come in Occidente. La battaglia di Hong Kong è la testimonianza di una lotta che ci riguarda da vicino, che diventa anche nostra e restare in silenzio non è più possibile.

Marina Bruno canta Napoli in “Parthenoplay”In cd 14 capolavori da Viviani a Daniele.Pure interventi poetici

NAPOLI24 gennaio 202014:50

– “Un tributo a Napoli, incessante fonte di ispirazione per una moltitudine di musicisti, compositori, parolieri, poeti, arrangiatori, che si sviluppa in un percorso in quattordici brani proposto nei singolari arrangiamenti del pianista Giuseppe Di Capua”. Così Marina Bruno presenta il 24 gennaio a La Feltrinelli Musica e Dischi di Napoli, “Parthenoplay” titolo del suo ultimo lavoro discografico, il quarto della cantante napoletana, prodotto da MB Concerti e distribuito da Phonotype Record. Un’anticipazione del prossimo tour che inizierà con l’anteprima di sabato primo febbraio alla Domus Ars di Napoli e la prima di sabato 15 febbraio al Real Sito di Carditello.
In “Parthenoplay” vi sono, sottolinea una nota della produzione, “tracce musicali che restituiscono capolavori senza tempo” di Viviani, Bovio, Nicolardi, Denza, E.A.Mario fino a Renato Carosone e Pino Daniele, rivelando, per alcuni di essi, passioni inaspettate che prendono corpo nella voce testimoniante di Erri De Luca (nel brano “Io te vurria vasà”), di Lorenzo Marone (in “Napule è”) e di Mariano Rigillo (ne “O surdato ‘nnamurato”). Con la cantante, alla libreria di Via Santa Caterina, sono previsti gli interventi di Daniele Sepe e Lorenzo Marone insieme col pianista e arrangiatore Giuseppe Di Capua e ai musicisti Gianfranco Campagnoli, Tommaso Scannapieco, Claudio Romano e Peppe La Pusata.
“Questo lavoro – aggiunge Marina Bruno – sintetizza una ricerca musicale che basa su scelte consapevoli la necessità di incontro e di condivisione – di idee, opinioni, atmosfere – legate ad una visione di Napoli quale ‘città mondo’, crocevia di culture e stili, diversi sono in apparenza”. Si spiega così la doppia versione del brano “‘O surdato ‘nnamurato”, capolavoro del 1915 di Aniello Califano e Enrico Cannio, che avvia all’ascolto di “Parthenoplay” con una esecuzione solo voce e pianoforte introdotta dall’ispirato recitativo di Mariano Rigillo, per poi tornare, alla fine, “in un arrangiamento swing che ne ibrida in chiave dixieland cadenze e sonorità” si evidenzia.

Daniel Pennac, l’omaggio a Federico Fellini con un libro

24 gennaio 202015:01

Lo scrittore fara’ rivivere il mito di Fellini a teatro, nell’anno del centenario della sua nascita

Martino Midali, così vesto le donne vere’La stoffa della mia vita’ presentato con Altaroma

24 gennaio 202015:07

– Agli inizi della sua carriera nella moda come stilista, Martino Midali vestiva le signore milanesi, come lui stesso racconta nella sua biografia, “La stoffa della mia vita, un intreccio di trama e ordito” (185 pagine, 16 euro, edito da Cairo), scritta con Cinzia Alibrandi e ri-presentata nella capitale, nell’ambito degli eventi di Altaroma, dopo un recente debutto a Milano.
“Oggi vesto le radical chic di molti paesi”. Potrebbe rientrare in questa categoria l’attrice Stefania Sandrelli, che ha lo stilista ha scelto come testimonial e madrina della presentazione della biografia nella capitale. Conosciuto per l’uso dei colori accesi, da sempre sua cifra stilistica, e per la vestibilità e comodità delle sue linee, Midali, classe 1952, originario di Mignete, storica città lodigiana, si trasferisce a Milano giovanissimo, dove comincia la sua scalata nel mondo della moda. Fin da subito si distingue per essere uno stilista vicino alle donne ‘vere’, che tanto ama, ponendosi come missione principale quella di valorizzare il loro corpo. Oggi si parla tanto di inclusione e di curvy ma “la mia natura – rivela infatti lo stilista – è sempre stata quella di esaltare la bellezza femminile, in ogni sua forma”.
Ma il libro non è solo la storia di uno stilista che si è fatto da solo e che ha saputo entrare in sintonia con i mutevoli desideri delle donna, ma anche il racconto di un’azienda del made in Italy che negli anni è cresciuta in Italia e all’estero e oggi distribuisce e commercializza oltre 300.000 capi l’anno, conta circa 230 dipendenti e 60 punti vendita monomarca distribuiti su tutto il territorio italiano e 3 su quello spagnolo.

Madonna col bastone, nuovo stop a tourSalta altra tappa Madame X a Lisbona. Nove in totale

NEW YORK24 gennaio 202016:00

– I problemi al ginocchio costringono Madonna all’uso del bastone e a cancellare un’altra tappa di Madame X a Lisbona. Lo rivela lei stessa pubblicando un video su Twitter in cui si mostra mentre a fatica sale due rampe di scale.
“A Lisbona – si legge nel tweet – dove Madame X ha iniziato il suo viaggio. Grazie a Dio per il bel bastone vintage e tutti i grazie a Dino e Vittoria e agli straordinari musicisti che sono venuti”. E’ la seconda data a Lisbona che la popstar ha dovuto cancellare per problemi fisici.
Mentre sale le scale appoggiandosi anche alla ringhiera, si sente Madonna dire, ‘Santo cielo, ancora scale’. Le scale sono quelle della sua abitazione nella capitale portoghese. Poi entra nel soggiorno dove l’aspettano diversi musicisti a amici e dove Madonna ricorda come è nato Madame X. Poi segue un’esibizione musicale da parte di altri musicisti”. Da quando sono iniziati i guai al ginocchio, sono state cancellate nove date del tour.
La fine di Madame X è prevista per marzo 2020.

Cover, Anastasio chiama PFM, Diodato Nina ZilliE Giordana Angi sarà affiancata dal Solis String Quartet

24 gennaio 202016:08

– Ai duetti già annunciati per la serata del giovedì, dedicata ai 70 anni del festival di Sanremo, si aggiungono altre collaborazioni. Anastasio, per la cover di Spalle al Muro portata al successo da Renato Zero, ha chiamato la PFM. Diodato si esibirà con Nina Zilli in 24 mila Baci di Adriano Celentano e Giordana Angi sarà affiancata dal Solis String Quartet per La Nevicata del ’56.
Questo tutto l’elenco: Anastasio – Spalle al muro con PFM Piero Pelù – Cuore matto Elodie – Adesso tu con Aeham Ahmad Elettra Lamborghini – Non succederà più, con Myss Keta Giordana Angi – La nevicata del ’56 con Solis String Quartet Diodato – 24 mila baci con Nina Zilli Raphael Gualazzi – E se domani, con Simona Molinari Francesco Gabbani – L’italiano Alberto Urso – La voce del silenzio, con Ornella Vanoni Marco Masini – Vacanze romane, con Arisa Enrico Nigiotti – Ti regalerò una rosa, con Simone Cristicchi Michele Zarrillo – Deborah, con Fausto Leali Rita Pavone – 1950, con Amedeo Minghi Tosca – Piazza grande, con Silvia Perez Cruz Achille Lauro – Gli uomini non cambiano, con Annalisa Bugo e Morgan – Canzone per te Irene Grandi – La musica è finita, con Bobo Rondelli Le Vibrazioni – Un’emozione da poco, con Canova Levante – Si può dare di più, con Francesca Michielin e Maria Antonietta Junior Cally – Vado al massimo, con i Viito Paolo Jannacci – Se me lo dicevi prima, con Francesco Mandelli Pinguini Tattici Nucleari – Papaveri e papere, Nessuno mi può giudicare, Gianna Gianna, Sarà perché ti amo, Una musica più fare, Salirò, Sono solo parole, Rolls Royce Rancore – Luce, con Dardust e La rappresentante di lista Riki – L’edera, con Ana Mena.

Mostre: Basilico, lo sguardo sulle metropoliAl PalaExpo Roma il maestro della fotografia dello spazio urbano

ROMA24 gennaio 202016:16

– “La fotografia è un atto tecnico. Il fotografo è una persona che guarda” diceva Gabriele Basilico, maestro indiscusso del racconto per immagini dello spazio urbano. La grande rassegna “Metropoli” che il Palazzo delle Esposizioni di Roma gli dedica fino al 13 aprile è una lectio magistralis su come l’ occhio del fuoriclasse italiano dello scatto si sia posato per una vita intera sulle grandi città italiane e straniere rancontandone le trasformazioni, dalle stratificazioni storiche all’ espansione delle periferie, e al tempo stesso mostrando in che modo nel tempo sia cambiato il suo modo di guardare. Giovanna Calvenzi e Filippo Maggia, curatori della rassegna con la collaborazione dell’ archivio Basilico, hanno selezionato oltre 250 opere, di formati diversi fino alle grandi dimensioni, alcune esposte per la prima volta, dagli anni Settanta al Duemila riunendole i cinque capitoli in cui le metropoli italiane – Milano, Roma, Palermo – e le capitali internazionali come Madrid, Barcellona, Parigi, Buenos Aires, Gerusalemme, San Francisco, New York, Tel Aviv, Istanbul, Rio De Janeiro vengono affiancate secondo analogie e differenze, assonanze e contrasti. Gabriele Basilico (Milano 1944- 2013) ha fatto della analisi sul paesaggio antropizzato, sulla forma e l’ identità della città il cuore di una ricerca che lo ha impegnato per 40 anni e alla quale ha dedicato oltre cento libri.

Bertè, no Premio Critica a testi violentiMia sorella non avrebbe voluto nome associato a certi ‘soggetti’

24 gennaio 202016:31

– “Chiedo ai giornalisti della Sala Stampa dell’Ariston di escludere, a priori, una possibile candidatura al Premio della critica Mia Martini di qualsiasi artista che promuova attraverso i suoi testi violenza fisica o verbale verso le donne o misoginia in generale”. E’ l’appello lanciato sui social da Loredana Bertè, che – pur senza nominarlo – fa riferimento a Junior Cally e alle polemiche scatenate, in particolare, da un suo brano del 2017.
“Mia sorella è stata per anni vittima di bullismo ‘verbale’ e non credo che avrebbe mai voluto che il suo nome venisse associato a certi ‘soggetti’ che andrebbero SQUALIFICATI (come avvenuto di recente e giustamente in un’altra trasmissione di successo) per istigazione alla violenza sulle donne e per il pessimo messaggio che arriva ai giovanissimi”, scrive l’artista nel post.

Teatro: Hamlet con Pasotti e D’Abbraccio, parte tourneeIn quattro regioni, dal 15 febbraio al Marrucino di Chieti

24 gennaio 202016:37

– Giorgio Pasotti e Mariangela D’Abbraccio saranno a partire dal 15 febbraio, al Teatro Marrucino di Chieti, protagonisti con la tournee di Hamlet, per ora 20 date fra Abruzzo, Sicilia, Piemonte e Marche, per la regia di Francesco Tavassi. La tragedia, di Alessandro Angelini e Antonio Prisco, è liberamente tratta dall’opera di William Shakespeare.
In tutto il panorama dei personaggi shakespeariani non esiste forse un eroe più moderno di Amleto. Questo perché già diversi secoli prima della nascita della psicanalisi, Amleto s’impone come un personaggio dalla psiche profonda e complessa. La sua battaglia, prima ancora che col mondo esterno, è interiore e quindi attuale. In scena con Pasotti (Amleto) e D’Abbraccio (Geltrude) anche Claudia Tosoni (Ofelia), Gerardo Maffei (Re Claudio e lo Spettro), Rosario Petix (Polonio), Pio Stellaccio (Laerte), Andrea Papale (Guildersten) e Salvatore Rancatore (Rosencrantz).

Sanremo: Ospiti Gente de Zona e Romina Jr con Al Bano e RominaEx coppia della canzone torna con inedito scritto da Malgioglio

24 gennaio 202018:14

Insieme ad Al Bano e Romina, che tornano all’Ariston con un inedito scritto per loro da Cristiano Malgioglio dopo 25 anni, secondo indiscrezioni, ci sarà anche la figlia Romina Junior, di cui Romina era incinta nell’87 quando la coppia era in gara al Festival. La famiglia riunita sarà ospite della prima serata, martedì 4 febbraio.
Sembra confermata anche la presenza del gruppo cubano Gente de Zona, che porteranno all’Ariston il reggaeton. I Gente de Zona hanno raggiunto la notorietà grazie a collaborazioni con Enrique Iglesias (nel singolo del 2014 Bailando) e Marc Anthony con il quale pubblicano i singoli La Gozadera (“miglior canzone tropicale” ai Latin American Music Awards) e Traidora. Hanno duettato anche con Jennifer Lopez (Ni Tú Ni Yo nel 2017), con Laura Pausini (Nadie ha dicho (remix) nel 2018), Kylie Minogue (Stop Me from Falling, 2018) e Il Volo (Noche Sin Día, 2018).

Borowski, Paesaggio dopo la battagliaPer Giorno Memoria torna classico letteratura concentrazionaria

24 gennaio 202016:54

– TADEUSZ BOROWSKI, PAESAGGIO DOPO LA BATTAGLIA (Edizioni Lindau, pp.320, 24 euro, e-book 16.99 – traduzione dal polacco di Roberto Polce). Uno dei classici della letteratura europea ancora attuale per comprendere la Storia, una testimonianza cinica e vera sulle atrocità dei lager nazisti resa grazie allo sguardo lucido e disincantato sull’Olocausto di un autore ancora non completamente conosciuto in Italia: dal 23 gennaio è in libreria “Paesaggio dopo la battaglia” (Edizioni Lindau) di Tadeusz Borowski, in una nuova traduzione di Roberto Polce, in occasione del Giorno della Memoria. Borowski, prigioniero numero 119198 ad Auschwitz, vittima di sperimentazioni disumane, deportato poi a Dachau, e infine suicida a soli 29 anni nel 1951, racconta il funzionamento quotidiano e i meccanismi dei lager nazisti dalla sua prospettiva di “internato ariano” e svela, in modo brutalmente onesto, le caratteristiche di un inferno in cui la violenza veniva esercitata non solo dall’aguzzino sul prigioniero, ma anche da quest’ultimo sul compagno di detenzione. Nel libro è presente anche un glossario dedicato alla specifica lingua “concentrazionaria” che si creò ad Auschwitz, vista la compresenza nel lager di etnie, classi sociali e vari gruppi linguistici.

Mostre: ‘Festa’, collezione arte di Coveri a Viareggio40 opere in esposizione in occasione del celebre Carnevale

VIAREGGIO24 gennaio 202017:00

– La collezione d’arte di Palazzo Coveri a Firenze in mostra a Viareggio (Lucca) in occasione del celebre Carnevale. E’ ‘Festa – Enrico Coveri Art Collection’, esposizione ospitata alla Gamc dal 31 gennaio al 15 marzo, curata da Francesco Martini Coveri, nipote dello stilista e direttore artistico della maison, e da Beba Marsano.
In mostra una quarantina di opere, alcune mai esposte al pubblico, che evidenziano la positività, la gioia e l’amore per il colore che hanno reso unico lo stile di Enrico Coveri. Un “percorso appassionante e pieno di sorprese”, spiegano gli organizzatori che “attraverso la collaborazione con Andy Warhol, l’amicizia con Keith Haring e Renato Guttuso, gli straordinari progetti con tra i tanti, Romero Britto, Marco Lodola, Maurizio Galimberti, Daze”, documenta, aggiunge Francesco Martini Coveri, “la continua, reciproca ispirazione tra la maison e l’arte in un solco di continuità che da Enrico, attraverso la sorella Silvana, arriva fino alla nuova generazione”.
L’esposizione vuole raccontare la casa di moda e il suo rapporto “vitale, sostanziale ed irrinunciabile” con l’arte, attraverso “opere d’arte uniche, che hanno contribuito a costruire la sua storia, e gli abiti delle collezioni ad esse ispirate”. La famiglia Coveri insieme ad Antonio Recalcati, Bruno Prota, Marco Lodola, Adriano Buldrini ed Andrea Fumagalli, alcuni degli artisti che hanno realizzato le opere esposte, inaugurerà la mostra, il 31 gennaio alle 17.

Altaroma: The best of Naba tra inclusione e ricercaUndici stilisti in erba per il debutto dell’accademia a Roma

ROMA24 gennaio 202017:02

– Una modella esce in passerella con una abito lungo bianco con tanti oblo’ a forma di uovo di tessuto-piumino che contengono sullo sfondo i ritratti dipinti dei volti di bambini. Un nano sfila con una tuta di vinile argento con cappuccio. Un video mostra due ragazzi che si baciano, mentre sfilano modelli in outfit che attingono dal guardaroba femminile, come lunghe tute drappeggiate e bustier su busti velati dal tulle. Messaggi “forti”, liberatori da vincoli di genere, di sesso, d’inclusione, ma anche di libertà creativa, hanno accompagnato le collezioni e le clip proiettate sul fondo della passerella, nel debutto della collettiva degli studenti della Naba, Nuova Accademia di Belle Arti, che dopo aver aperto una sede nella capitale, partecipa per la prima volta alla Roma Fashion Week organizzata da Altaroma.
Con la sfilata The Best of Naba nella ex Caserma Guido Reni, undici tra i migliori alunni dell’area fashion di Naba hanno portato in passerella cinque outfit uomo e donna ciascuno, per un totale di 55 uscite, dove sono state esplorate identità e visioni legate a nuovi scenari e future tendenze. Attraverso ricerca e sperimentazione, i designer hanno cercato di raccontare sé stessi e il proprio percorso formativo, seguendo l’approccio “learning by doing” tipico di Naba. In pedana si sono visti cappotti over in eco-mongolia da temperature glaciali, completi in eco-pelle con volumi e lavorazioni sartoriali, cappotti con maxi gilet che dietro formavano lunghe code, abiti-grembiule con maniche a palloncino e bavagli sui volti delle modelle, piumini per lui con interni stampati fumetto manga, effetto mise da samurai.
Gli alunni del Triennio in Fashion Design e del Biennio Specialistico in Fashion and Textile Design che hanno visto sfilare le loro collezioni sono: Giacomo Baraldi, Manuel Capozzi, Alessandro Della Cella, Eva Fiorucci, Edoardo Guttadauro, Xhuliano Malaj, Lorenzo Seghezzi, Jessica Selvi, Xin Lin, Ning Wan, Yixuan Wang.

Pasquini, I membri della redazioneThriller ricco di personaggi ambientato in un grande quotidiano

24 gennaio 202017:03

– MASSIMO PASQUINI, I MEMBRI DELLA REDAZIONE (Alter Erebus, pp.198, 14.90 euro). Un grande quotidiano romano agli inizi degli anni ’90, una redazione che è un microcosmo ricchissimo di contraddizioni, tra invidie e competizione, intuito per la notizia, amicizia e generosità.
Qui, un pacchetto recapitato di primo mattino dal contenuto raccapricciante e scabroso scatena la fantasia di tutti i presenti al giornale, perché il mistero è talmente fitto che ogni ipotesi, anche la più bizzarra, può essere credibile. E’ l’inizio del giallo “I membri della redazione”, scritto da Massimo Pasquini per Alter Erebus, con la prefazione di Gino Castaldo. Una storia complessa, che si dipana con ritmo, coinvolgendo chi legge nella spasmodica ricerca del colpevole del misfatto e che al tempo stesso racconta non solo il mestiere del giornalista ma anche un’epoca precisa della nostra storia italiana, tra Mani Pulite e il declino della carta stampata. E proprio per permettere al lettore di orientarsi meglio in questo intricato thriller, l’autore all’inizio del libro elenca i tantissimi personaggi che prendono parte alla storia, tutti caratterizzati fin nei dettagli, compreso Eros Greco, l’ambiguo, affascinante e più famoso inviato del quotidiano.

Libri: Concas, 100 domande e 150 risposte su BanksyNel libro chatbot tanti contenuti extra per conoscere l’artista

24 gennaio 202017:27

– ANDREA CONCAS, BANKSY. 100 DOMANDE, 150 RISPOSTE. IL PRIMO LIBRO CHATBOT (Mondadori, pp.224, 9.90 euro). L’arte di Banksy è per tutti? Qual è la bomboletta più strana che ha utilizzato? E’ vero che ha venduto le sue opere su una bancarella, che ha affittato un tunnel a Londra e che ha un canale su YouTube? Una sua “incursione” è durata 47 giorni? Quando ha collaborato con l’artista più ricco del mondo? E poi, chi è davvero Banksy? Sono alcune delle domande a cui Andrea Concas cerca di rispondere nel suo “Banksy”, libro chatbot edito da Mondadori, e dedicato al misterioso, celeberrimo (e inafferrabile perché anonimo) street artist. In questo libro interattivo, Concas si propone non solo di offrire ben 150 risposte per 100 domande legate all’artista e alla sua produzione (il primo libro chatbot era dedicato a Leonardo da Vinci), ma soprattutto di stimolare la curiosità andando “oltre” la pagina, per vivere l’arte “quando vuoi e dove vuoi”: l’autore infatti invita il lettore a scrivere messaggi da smartphone, tablet e pc a ArteConcasBot, un sistema automatizzato programmato per rispondere a domande: in questo modo gli appassionati potranno conoscere molti contenuti extra grazie alle parole chiave presenti nel testo e scoprire video, foto, link, citazioni e anche fake news.

Altaroma: trionfo di stampe e leggende russe da Roi du LacAbiti in seta con figure mitiche tratte da Puskin

ROMA24 gennaio 202017:53

– Uccelli di fuoco, cavalli e cavalieri magici, matrioske, giostre e fiori fantasiosi, tutte le figure leggendarie tratte dal mondo poetico di Aleksandr Puskin e gli archetipi delle illustrazioni di Bibilin, portano nel mondo colorato e fantastico delle fiabe russe, con il marchio Roi du Lac, disegnato e realizzato dallo stilista italo-scozzese Marco Kinloch, nato a Castelfranco Veneto, da madre italiana e padre nato in Scozia, e da sua moglie, l’italianissima Antea Brugnoni.
In pedana con Altaroma, nella ex caserma Guido Reni, è il trionfo degli stampati su seta e jacquard, in un mix di colori e fantasie che riportano in un mondo magico e misterioso. Eppure le linee classiche di camicie e chemisier, il taglio sartoriale di giacche e pantaloni, hanno reso chiaro immediatamente che si era di fronte a creatività e artigianalità, indiscutibili in una collezione dove l’attenzione è stata posta sui dettagli di ogni singolo capo, dalla scelta di fodere e bottoni.
La palette cromatica varia dai toni caldi del marrone, chiaro richiamo alla terra, al rosso vivo, fino alle diverse sfumature di blu e azzurro, dal navy al carta da zucchero, colore identificativo del marchio e ricorrente nelle illustrazioni fiabesche. Ogni tessuto della collezione è stato realizzato in Italia: jacquard e stampe su seta a Como, ricami in Puglia, cachemire a Biella, fodere in Piemonte. Tra i pezzi forti della collezione gli abiti in paillette ricamati a a mano: 54 ore per i disegni, 36 ore di ricamo ininterrotto a macchina, 9 milioni di punti, 2,5 milioni di paillette per soli 3,87 metri di tessuto. I capi sono tagliati e finiti a mano nel laboratorio del marchio vicino Cremona.

Musei: tra fotografia e contemporaneo il 2020 del MamboA Pechino prima grande mostra in Cina di Giorgio Morandi

BOLOGNA24 gennaio 202017:58

– Dal contemporaneo alla fotografia, fino a Giorgio Morandi, protagonista, tra il 2020 e il 2021 di una grande mostra a Pechino. E’ ricco il programma espositivo del 2020 del Mambo (Museo d’arte moderna di Bologna) e delle altre sedi dell’area contemporanea. La stagione si è appena aperta con la collettiva di sette artisti ‘Againandagain’, (fino al 3 maggio); poi a giugno prevista ‘Safe and sound’, prima antologica di Aldo Giannotti in un’istituzione italiana.
Sempre gli spazi del Mambo ospiteranno, da aprile, ‘La Stanza Rossa 1992-1998. Trasversalità artistiche e realtà virtuali’, che documenterà otto anni di vita culturale e artistica legata alla rivista bolognese ‘La Stanza Rossa’; seguirà, tra giugno e settembre, ‘Hidden Displays. Il non realizzato a Bologna 1975-2020’, mentre ad ottobre partirà ‘Azioni in Super8. Film e performance allo Studio Bentivoglio’, un progetto di Home Movies sull’uso del medium filmico nelle esperienze dello storico laboratorio artistico bolognese. Fondato dal pittore Vasco Bendini e Pier Paolo Calzolari nel 1965, a Palazzo Bentivoglio, fu attivo fino alla prima metà degli anni Settanta.
A Villa delle Rose prosegue fino al 22 marzo la personale dedicata ad Antoni Muntadas, poi in primavera la quarta edizione di Rose Residency programme, con protagonista Helen Dowling. In occasione del 40/o anniversario della strage di Ustica è previsto ‘Stragedia’ di Nino Migliori: l’ex chiesa di San Mattia ospiterà una installazione che nasce da una rielaborazione di immagini scattate dal fotografo nel 2007, durante l’allestimento dei resti del velivolo negli spazi del Museo per la Memoria di Ustica. Gli 81 scatti, corrispondenti al numero di vittime della strage, sono eseguiti con la tecnica a ‘lume di candela’.
Infine, il museo Morandi curerà un’ampia personale dedicata a Giorgio Morandi in programma tra il 2020 e il 2021 negli spazi del Cafa Art Museum di Pechino, ‘Colore e forme del visibile’, con circa 140 opere, 40 delle quali prestate dal museo bolognese, per la prima retrospettiva sul maestro organizzata in Cina e la più completa finora realizzata.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Sabrina Salerno, quel mio ‘Siamo donne’ è sempre attuale
29 anni dopo torna a Sanremo, “non ho padrini, né eroi”

24 gennaio 202019:55

Si definisce “sincera, diretta, impulsiva, poco diplomatica anche a costo di essere impopolare, forse perché nella vita ho dovuto combattere contro luoghi comuni e stupidità”. Ma anche “serena” e pronta a divertirsi su un palco “che incute sempre un certo timore, ma al quale sono molto affezionata: a Sanremo ho vissuto tra i 5 e i 15 anni”. Con questo spirito Sabrina Salerno si prepara a tornare all’Ariston, dove fu in gara nel 1991 con Siamo donne insieme a Jo Squillo, stavolta tra le partner del festival di Amadeus.”Voglio illuminare Sanremo con la mia solarità”, dice

sorridendo la showgirl genovese, icona degli anni ’80, fisico esplosivo da sex symbol, una carriera tra programmi tv e hit come Boys o All of me che l’hanno proiettata in testa alle classifiche europee e sudamericane. “Canterò, ballerò, porterò il mio modo di essere donna insieme alle altre compagne di avventura”, dice, mantenendo il riserbo sulle sue performance. “Ognuna di noi porterà la sua storia, contribuendo con una diversa connotazione a comporre il quadro della femminilità di oggi. Non conosco le altre donne del festival, tranne Diletta Leotta, molto simpatica e solidale. Ma sono convinta che con Emma (D’Aquino ndr) e con Laura (Chimenti) ci divertiremo”. Con le due giornaliste del Tg1 sarà sul palco nella serata di mercoledì 5 febbraio, poi tornerà per la finale. A curarle il look sarà lo stilista Gabriele Fiorucci Bucciarelli. La polemica sulle dichiarazioni del direttore artistico? “Andrei oltre. E’ chiaro che le sue parole volevano essere un complimento, senza alcun intento sessista. E poi basta con i luoghi comuni sulla bellezza: aiuta, certo, ma non basta per avere successo. Servono coraggio, forza, talento e tanto, tantissimo impegno”.Ventinove anni fa quel ‘Siamo donne, oltre le gambe c’è di più’ le sembrava quasi “ovvio, scontato, una specie di ammissione di sconfitta. Ma oggi mi rendo conto che nel 2020 è un messaggio ancora attuale, con il maschilismo che regna sovrano e la difficoltà generalizzata ad accettare una donna al potere”, sottolinea Sabrina, 52 anni il prossimo 15 marzo, alle spalle 20 milioni di dischi venduti nel mondo, partecipazioni a programmi accanto alla Carrà (Ricomincio da 2) e a Carlo Conti (Cocco di mamma) ma anche a Mitici ’80 su Italia 1, passando per la cover di Call me con Samantha Fox o per il mega live Stars 80 & Friends che gira ancora per il mondo e che ha conquistato anche lo Stade de France a Parigi. “A fine marzo – racconta – torno in scena in Francia. Da dieci anni riempio stadi e palasport: lo spettacolo ha venduto 4 milioni di biglietti in dieci anni, è una realtà solida alla quale non rinuncio”. Ma intanto accarezza il sogno di “dare continuità” alla sua presenza in tv in Italia (“Ci sono idee in ballo, ma è un work in progress, non posso dire nulla”) e coltiva nuovi progetti musicali, dopo il singolo Voices, uscito nel 2018 con Sony. “Sto cercando un giovane produttore. Il mio genere resta il pop elettronico, anche se ascolto molto rock e adoro David Bowie da quando ero ragazzina”.E il rap, che occupa le cronache in questi giorni con il caso Junior Cally? “Il direttore artistico ha fatto le sue scelte, è giusto che le porti fino in fondo, anche perché l’artista ha preso le distanze dal brano contestato che è di tre anni fa. Certo, come mamma di un ragazzo di quindici anni ammetto che un certo linguaggio verbale mi preoccupa. Sono sempre stata molto attenta all’educazione di mio figlio e lo sono più che mai oggi, visto che il web ha sdoganato qualsiasi forma di violenza e crudeltà”. Molto attiva sui social, in particolare su Instagram, è “grata” ai fan per l’affetto, ma anche pronta a “bloccare o denunciare chiunque mi insulti. Altrimenti si avallano comportamenti riprovevoli”. E la politica? “L’arte non ha ‘colore’, per questo non mi sono mai schierata. Mio figlio ha simpatia per Salvini e io rispetto le sue idee. Ma io mi sento centrista. E comunque non ho padrini, né eroi. L’unico eroe che ho è mio marito – conclude con una battuta – che mi sopporta da una vita”.

Anastasio, il mio grido non è generazionaleCally? “Sbagliato giudicare arte da artista o artista da arte”

24 gennaio 202019:53

“Il rap non deve avere un ruolo, il rap è uno strumento: lo devi usare come meglio credi. Ed è sbagliato giudicare l’artista dall’arte o l’arte dall’artista”. Anastasio, 22enne rapper di Meta di Sorrento in gara al Festival di Sanremo con il brano Rosso di Rabbia, difende il collega Junior Cally nel mirino di chi lo vorrebbe fuori dalla manifestazione per le frasi violente e contro le donne, contenute in un suo brano del 2017. “Se fosse capitato a me? Ci sarei rimasto di sasso, ma il mio passato è inattaccabile”, racconta Anastasio (che all’anagrafe è registrato come Marco), vincitore di X Factor a dicembre 2018. “Sì, avrei potuto partecipare al festival anche l’anno scorso, ma liquidai subito l’opzione: non avevo le forze di affrontarlo. E’ stato un anno intenso”.Un anno tra tour nei club, un ep, la lavorazione del nuovo disco Atto Zero, in uscita il 7 febbraio per Sony. Anche lui però non è stato esente da polemiche per alcuni like sui social che in passato lo hanno bollato come “fascista”. “Nel momento mio di massima esposizione mi hanno buttato addosso delle accuse infamanti. Non mi sento di destra e credo che l’Italia abbia conosciuto soltanto destre becere. C’è chi ha giudicato il mio pensiero molto superficialmente, è sufficiente ascoltare un po’ di mie canzoni per capirlo. Prendere delle posizioni nella musica è una scelta personale dell’artista”. Polemiche a parte, Anastasio – uno dei migliori della sua generazione – è concentrato sul festival (“voglio andare lì e mangiarmi il palco, vado a dare il massimo. L’obiettivo minimo? Troppo facile: è arrivare ultimo, perché comunque andrà sarà un lusso”) e sull’album, il primo ufficiale. “Atto Zero, perché in fondo non ho ancora iniziato. E questo disco è il culmine di una ricerca che mi ha portato a capire cosa devo capire”.Il progetto ruota intorno al brano Il Sabotatore. “Un flusso di coscienza all’inseguimento della trance artistica che a volte, come un miracolo, ti travolge. Una valanga di versi mi ha travolto e il Sabotatore non sono io ma quell’oracolo dispettoso che a volte c’è e a volte no”. In tutti gli altri brani, aggiunge, però, “ci sono io, con la mia vita e le mie esperienze”. In Cronache di gioventù metese, canta di quando ragazzino ascoltava il rap solo per le parolacce. “Nel mio pc c’era una cartella nascosta perché mia madre non voleva che ascoltassi certe canzoni. Dentro c’era Fabri Fibra, Mondo Marcio, Caparezza. Le parolacce per me rappresentavano la ribellione e mi piaceva trasgredire le regole. Poi ho cominciato ad approfondire e mi sono innamorato dello stile discorsivo del rap”. C’è anche un brano che lui definisce “una presa in giro”, Il Giro di Do. “Voce e chitarra. Una cosa che non c’entra nulla con il resto e proprio per questo l’ho voluta inserire”. Ma nessuna velleità da cantautore della vecchia scuola. “No, solo uno scherzo. Ma ho ascoltato tanto Fabrizio De André e Rino Gaetano”. E fuga ogni dubbio anche su significati politici legati a Straniero, “un pezzo che racconta di un apolide, ma nessun riferimento ai migranti. Non mi piace ancorarmi al tempo, l’arte è slegata dal tempo”.Atto Zero conterrà anche Rosso di Rabbia, “è un grido di frustrazione, ma non chiamatelo generazionale. Mi sembra quasi un insulto. Io parlo per me e racconto me stesso, anche se poi in tanti si riconoscono in quello che canto”. E’ sicuro anche della scelta fatta per la cover del giovedì: Spalle al Muro di Renato Zero, che eseguirà con la PFM. “Quando mi hanno detto che dovevo fare una cover non ci credevo… dopo tutte quelle fatte a X Factor! E poi io non ho una grande cultura sanremese. Ho scelto Zero perché in quella canzone c’è tutto”.

100 anni Chiara Lubich, tv movie RaiRegia di Campiotti, per la Rai. Riprese in primavera

24 gennaio 202019:21

– Un tv movie su Chiara Lubich, nata cento anni fa a Trento, il 22 gennaio 1920, (scomparsa il 14 marzo del 2008), fondatrice del Movimento dei Focolari. Le riprese inizieranno nella prossima primavera e si svolgeranno tra Roma e la sua città natale, La regia è affidata a Giacomo Campiotti. Lo rendono noto Luca Barbareschi, produttore per Eliseo Fiction, e Rai Fiction “orgogliosi di annunciare la realizzazione del tv  movie su Chiara Lubich”.
Chiara è giovanissima quando, negli anni della Seconda Guerra Mondiale, sente di essere chiamata a costruire un mondo migliore, un mondo più unito. Da allora si è posta l’obiettivo di costruire ponti tra gli uomini, a qualunque razza, nazione o fede religiosa appartenessero. La forza di una figura come quella di Chiara oggi è di farci guardare l’altro come possibilità, dono, portatore di un seme di verità da valorizzare e amare, per quanto distante possa essere. La fratellanza universale come presupposto di dialogo e pace. Il messaggio di Chiara non appartiene soltanto al mondo cattolico e la sua figura ha contribuito a valorizzare la donna e il suo ruolo anche e soprattutto al di fuori dell’istituzione ecclesiastica.

Altaroma: da Ied sei video sul tema dell’acqua, vince GolaRiunite varie discipline delle sedi di Roma, Milano, Firenze

ROMA24 gennaio 202018:25

– Non una sfilata collettiva ma sei corti ispirati al tema dell’acqua, così l’Istituto Europeo di Design ha partecipato alla nuova edizione di Altaroma.
Proiettati negli spazi della ex Caserma Guido Reni, la rassegna intitolata Amphibia, ha avuto anche un vincitore proclamato da una giuria tecnica: Gola di Simone Folli. Tra i sei short film in gara, realizzati da gruppi multidisciplinari di studenti Ied di Milano, Roma e Firenze, Gola ha vinto per aver trattato il tema dell’acqua in chiave ironica, riuscendo a sensibilizzare un pubblico trasversale con un effetto immediato.
Amphibia è una raccolta di suggestioni sull’acqua, l’acqua vista come una risorsa primaria dell’ecosistema, che genera e influenza la vita dell’uomo rappresentandone un motore primario.
Così che il filo conduttore dei 6 fashion film Crawled Ashore, Gola, Out.Create, Petricore, The Abstract Problem e Venus è la bellezza narrata della risorsa naturale per eccellenza del nostro Pianeta. Gola riaccende la questione di come le cattive abitudini alimentari dell’uomo hanno trasformato l’idrosfera in un oceano di plastica. Crawled Ashore è un’esortazione a prendere coscienza del cambiamento climatico ma anche ad imparare nuovamente l’alfabeto perduto della natura. Out.Create invita ad adottare un atteggiamento di speranza e ottimismo come fonte di un cambiamento reale. in Petricore si rivive la sensazione della terra bagnata dalla pioggia che emana il suo inconfondibile odore. The Abstract Problem affronta la realtà della costante decrescita o improvviso innalzamento del livello delle acque del Pianeta e ancora la Venere contemporanea di Venus ci parla di rinascita, di adattamento e di speranza.

Tarantino dichiara guerra ai blockbusterIn “guerra sui film” si allinea con Scorsese, uccidono cinema

NEW YORK25 gennaio 202013:24

Nel rush finale della corsa agli Oscar e mentre i giurati dell’Academy si preparano a votare, Quentin Tarantino dice la sua sulla “guerra dei film”: in pole position per far man bassa di statuette grazie alle dieci candidature del suo “C’era una volta…a Hollywood”, il regista si e’ allineato con Martin Scorsese nella polemica sui blockbuster Marvel che, dominando il mercato, “stanno uccidendo il cinema d’autore”.”C’e’ una guerra in corso” tra cinematografia “originale” e “prodotti commerciali proprieta’ intellettuale di conglomerati” come la Disney, ha detto Tarantino in una intervista a “Deadline”, in cui ha espresso preoccupazione per la posizione dominante che i certi grandi successi di cassetta, quelli che lui chiama i “blockbuster IP”, hanno stabilito sul panorama della distribuzione cinematografica negli Usa ma non solo. Il ragionamento e’ in linea con quello fatto da Scorsese quando la scorsa estate, anche per difendersi di esser andato da Netflix con il suo “The Irishman”, aveva sferrato un duro attacco ai film Marvel che a suo avviso “non sono vero cinema”.Con Scorsese si erano allineati altri “grandi vecchi” del cinema mondiale come Ken Loach e Francis Ford Coppola mentre figure chiave dei film in franchise tra cui il presidente degli Studi Marvel Kevin Feige e il regista degli “Avengers” Joss Whedon avevano difeso il loro lavoro. Tarantino, che ha 56 anni, e’ il nome finora piu’ di rilievo della sua generazione ad aver preso la parte del “cinema d’autore”. Grazie in buona parte ai film Marvel e alla franchise Lucas Film (oltre al catalogo di Twentieth Century dalla scorsa settimana non piu’ Fox), la Disney ha occupato nel 2019 il 40 per cento del box office nordamericano valutato a fine anno 11 miliardi di dollari.Nel 2019 “c’e’ stata una guerra sui film”, ha detto Tarantino: “Tanto il box office, quanto le conversazioni culturali sono state occupate negli ultimi anni dai film dei supereroi e dalle franchise, vuoi che siano Marvel Comics, Guerre Stellari, Godzilla o James Bond”. Poteva essere una Caporetto, “una supremazia globale”, ma non e’ successo, secondo il regista, perche’ nel frattempo “sono usciti tanti contenuti originali che reclamano di essere visti e che meritano di esser visti nelle sale”. Il regista si e’ detto particolarmente orgoglioso di esser stato candidato agli Oscar con altri film che rappresentano ‘l’altro cinema’, quello che “non rientra nella categoria dei blockbuster Ip” e che ha dimostrato di aver “tenuto la linea del fronte” nella guerra per l’anima di Hollywood.

Altaroma: Indocina e ‘900, Giada Curti ispirata da L’amanteLa stilista pensa al film di Annaud tratta dal romanzo di Duras

24 gennaio 202018:48

– Le atmosfere dei primi decenni del Novecento in Indocina, come dal film L’Amante di Jean-Jacques Annaud, tratto dal celebre romanzo omonimo di Marguerite Duras, hanno ispirato la nuova collezione di haute-couture S/S 2020 di Giada Curti, che ha sfilato con Altaroma scegliendo però come passerella gli spazi di un grande albergo romano. In pedana, dunque, si avvertono mille suggestioni dall’estremo Oriente e degli indumenti tipici della tradizione asiatica che si legano allo stile sartoriale europeo, convogliando in uno stile che richiama una femminilità sensualmente innocente, come quella delle geishe. In un perfetto equilibrio di forme, tagli e proporzioni, sfilano abiti oro e argento, ramage, bouquet floreali e pattern delicati su abiti con gonne balloon, a balze, on lunghe code. Nappe, raso e cordure tipiche dello stile orientale si depositano su lunghe mise in seta, in tessuti impalpabili come i gazar. Fitti ricami di paillettes illuminano i corpetti. Piccole pochette con catene si legano in vita. Tutto sembra voler trovare una sintesi equilibrata tra Ying e Yang.

Luca Guadagnino al Sundance per Cacciatori di tartufiProduttore esecutivo docu.Sequel Call me by your name in agenda

24 gennaio 202019:29

Luca Guadagnino è al Sundance per il documentario girato ad Alba in Piemonte, The Truffle Hunters, di cui è produttore esecutivo, sugli anziani cacciatori di tartufi nel nord Italia, con la regia di Michael Dweck e Gregory Kershaw.
“The Truffle Hunters – ha detto il regista a Deadline – parla di un gruppo alla fine della loro vita che vede il loro mondo sbiadire e il loro posto nella realtà sempre più al limite”, osserva il regista. “Allo stesso tempo, l’aggressività del nuovo va oltre le loro teste. Riguarda la mortalità e l’avvicinarsi della morte. L’immagine del cacciatore che non vuole più cacciare mi ricorda molto il film di Martin Scorsese The Irishman. È uno studio sulle persone alla fine della loro vita, le persone che erano al centro di qualcosa. La loro fragilità e la fragilità della vecchiaia sono toccanti nel film”.
Il regista palermitano, che recentemente in Piemonte ha acquistato una casa, è attualmente impegnato nella post-produzione a Parigi nella serie HBO We Are Who We Are di due adolescenti americani che diventano maggiorenni mentre vivono in una base militare americana in Italia. Non è stata ancora definita una data di lancio. Nell’intervista a Deadline, Guadagnino conferma di avere in agenda il sequel di Call me by your name: “Ho parlato delle mie idee a Timothée [Chalamet] e Armie [Hammer] e siamo tutti impazienti “. E sta lavorando su Blood On The Tracks, un progetto ispirato all’album seminale di Bob Dylan del 1975 e sul nuovo Il signore delle mosche per Warner Bros.

Bufera Grammy, Ciampi ‘difficoltà a votare’Unico italiano, mia preferenza a Billie Eilish e non a Bocelli

NEW YORK24 gennaio 202019:47

Anomalie e un meccanismo di nomination a rischio di manipolazione. Gabriele Ciampi, direttore d’orchestra e compositore trapiantato a Los Angeles, unico italiano presenta nella giuria dei Grammy, interviene sui premi e sulla recente bufera che si è abbattuta sugli ‘oscar della musica’ dopo l’allontanamento di Deborah Dugan, il primo presidente donna alla giuda della Recording Academy.”In fase di selezione – ha detto Ciampi

– è stato difficile ascoltare alcuni brani attraverso l’apposito portale al quale hanno acceso i giurati. In alcuni casi ho dovuto personalmente cercarli su internet. In una competizione come i Grammy è una cosa che non dovrebbe accadere”. Ciampi ha sottolineato che le anomalie si sono verificate solo per le categorie cosiddette minori e tra queste c’era anche quella per cui concorreva Barbra Streisand, ossia ‘Best Traditional Pop Vocal Album’. Nella stessa categoria era presente anche Andrea Bocelli.”Personalmente non ho votato per Bocelli – aggiunge – non perché non apprezzi il suo grandissimo talento, ma perché mi sto battendo per valorizzare il ruolo della donna musicista. Il mio voto è quindi andato all’artista emergente Billie Eilish e a Barbra Streisand, che torna in nomination ai Grammy Awards dopo ben 33 anni”. In una lettera inoltre Ciampi ha espresso piena solidarietà a Deborah Dugan, affermando che ancora una volta l’industria musicale si è dimostrata profondamente maschilista, contrastando una figura brillante come quella della Dugan che, sin dal suo arrivo alla guida della Recording Academy, ha tracciato l’inizio di un percorso di cambiamento, cercando di aprire le porte alle donne. Il compositore italiano si è anche detto molto preoccupato perché “si sta cercando di fermare un processo di cambiamento che vuole affermare la figura della donna musicista”.Poi ha auspicato un processo di cambiamento anche per l’Italia. “Con il Festival di Sanremo – ha spiegato – abbiamo una grande opportunità per intraprendere questo cambiamento. Sarebbe bello, in futuro, poter vedere una direzione artistica ‘al femminile’, con uomini pronti a fare un passo indietro rispetto ad una grande donna”.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Colosseo, Uffizi e Pompei al top dei visitatori nel 2019
La top 30 dei musei e dei parchi archeologici statali regala conferme e novità

25 gennaio 202017:25

Oltre 55 milioni di visitatori nel 2019 per i musei italiani. Con un lieve calo rispetto al 2018 in gran parte dovuto alle ondate di maltempo, che ha fatto soffrire i parchi archeologici e siti all’aperto, ma anche alla parziale cancellazione delle domeniche gratuite, poi ripristinate e rese permanenti da Dario Franceschini con il suo ritorno al Collegio Romano a settembre di quest’anno.
Al top c’è sempre il Colosseo, da sempre il monumento più iconico e gettonato d’Italia, nel 2019 con 7,5 milioni di presenze, circa 100 mila in meno rispetto ad un anno fa. Seguono le Gallerie degli Uffizi – per la prima volta considerate nel loro insieme, cioè con il giardino di Boboli e Palazzo Pitti che si aggiungono alla celeberrima pinacoteca – con 4,5 milioni di visite, e quindi gli Scavi di Pompei, di fatto l’unico sito archeologico che non risente nemmeno di pioggia e bufere riuscendo nel miracolo di 160 mila presenze in più, per un totale che ormai si avvicina ai 4 milioni di biglietti staccati (erano 2,5 milioni non più di cinque anni fa).Tant’è, risultati comunque ” straordinari” commenta Franceschini, che mercoledì prossimo presenterà alla stampa i nuovi 12 bandi internazionali per altrettanti musei (dentro ce ne sono 8 che sono stati appena promossi, dal Complesso dei Gerolamini al Palazzo Reale di Napoli, dalla Pinacoteca di Bologna al duo romano di Palazzo Venezia e Vittoriano).Il ministro Pd al suo secondo mandato alla guida del ministero fondato da Spadolini sottolinea soddisfatto il successo dell’autonomia gestionale – perno della riforma che porta il suo nome – che ha permesso il rilancio di tanti gioielli della cultura, dalle Gallerie Nazionali delle Marche al Museo di Capodimonte, che oggi sono in buona posizione nella top ten dei 30 musei più visitati. “A qualche anno dalla riforma dei musei – dice – i risultati straordinari si vedono sempre di più grazie al lavoro dei direttori e di tutto il personale”.Se il numero dei visitatori quest’anno per la prima volta dopo anni di costante ascesa non è aumentato, sono comunque cresciuti gli introiti per le casse statali, con un +5% che equivale ad un incremento di circa 12 milioni di euro, in parte dovuti ai nuovi piani tariffari proprio dei tre big Colosseo, Uffizi e Pompei. “Più incassi vogliono dire più risorse per tutela e ricerca, servizi museali” ribadisce quindi Franceschini annunciando che si proseguirà “sul percorso dell’innovazione”.Nella top 30, che da sempre fa la parte del leone per numero di visitatori e incassi, ci sono conferme e novità. Con i casi più che positivi delle Gallerie Nazionali delle Marche (+36,8% ingressi) e del circuito dei musei napoletani (Museo Capodimonte +34,2%, Castel Sant’Elmo +18,7%, Palazzo Reale + 11% , Museo archeologico Mann da 616 mila a 670 mila visitatori) ma anche delle Terme di Caracalla a Roma (+10,9%) e il Museo di Miramare a Trieste (+10,7%). Dall’altra le situazioni più deludenti riguardano la Reggia di Venaria (che perde 120 mila visitatori), la Reggia di Caserta (che perde 125 mila persone) e a Firenze le Gallerie del Bargello (che perdono 60 mila visitatori) mentre a Roma la Galleria Borghese vede diminuire le sue presenze di circa 40 mila unità.
Tra i record segnalati dagli esperti del ministero anche quello del Pantheon a Roma , dove non si paga il biglietto e dove i visitatori sono stati nel 2019 più di 9 milioni (+4% rispetto al 2018). E poi Matera, che pur non entrando nella top 30, con l’anno della cultura ha visto crescere di 50 mila unità gli ingressi nel suo museo (+20%).Quanto alla soppressione parziale e temporanea delle domeniche gratuite, il riflesso negativo sul numero totale di visitatori c’è indubbiamente stato, ma secondo gli esperti di statistica Mibact ha colpito di più i musei piccoli, già svantaggiati in partenza anche dal fatto di trovarsi lontano dalle rotte più battute del turismo. Tra le regioni, infine, si conferma il primato del Lazio, regina assoluta della top, seguita dalla Campania che con il successo ritrovato di Pompei e il nuovo appeal di tanti istituti napoletani ha ormai strutturalmente scavalcato la Toscana, terza davanti alla Lombardia.

Giulio Regeni, un ricatto di StatoQuattro anni dopo, Arcuri firma inchiesta e apre nuovi scenari

25 gennaio 202015:12

CAMILLO ARCURI, “GIULIO REGENI. RICATTO DI STATO” (ed. Castelvecchi, pp. 144 – euro 16,50). È il 25 gennaio 2016. Al Cairo, in Egitto è il quinto anniversario della rivolta di Piazza Tahrir e si respira un’aria da stato d’assedio. Un giovane ricercatore italiano si prepara per una cena di compleanno. Manda un messaggio alla fidanzata. Esce, diretto alla fermata della Metro di El Behooth. E sparisce. Nove giorni dopo, il 3 febbraio, giorno della visita ufficiale della delegazione italiana, il suo corpo verrà ritrovato sulla desert road per le piramidi nei dintorni di Giza. Così violentemente martoriato e torturato, che sua madre lo riconoscerà solo “dalla punta del naso”.
Quattro anni ed è ancora un mistero l’omicidio di Giulio Regeni, il 28enne dottorando a Cambridge, che sapeva sette lingue, esempio dei nuovi giovani cresciuti senza frontiere, arrivato al Cairo per le sue ricerche di studio. Alla vigilia dell’anniversario della scomparsa, il giornalista Camillo Arcuri, già inviato per Il Giorno e il Corriere della Sera, prova a rimettere ordine fra le (poche) certezze e i molti sospetti con “Giulio Regeni. Ricatto di Stato” (in libreria per Castelvecchi), inchiesta che ripercorre i quattro anni di indagini, omertà, depistaggi, morti, allargando lo scenario alle alte sfere egiziane e alla politica internazionale. E inserendo la scomparsa di Giulio Regeni in una fotografia dell’Egitto ben diversa dal paradiso di spiagge dorate e faraoni.
“I dati non ufficiali, anzi clandestini – scrive il giornalista – sono agghiaccianti: uno o due cittadini scomparsi ogni giorno, come Giulio, ossia un paio di migliaia di desaparecidos dal 3 luglio 2013 (data d’insediamento della giunta golpista) ad oggi. In più, 60.000 detenuti politici, come dire tutti gli abitanti di una città come Salerno, anziani e bambini compresi, ingabbiati per avere condiviso opinioni non conformi”. Fra loro, per dirne uno, è finito anche Ibrahim Metwally, rappresentante dell’associazione famiglie delle vittime di “sparizioni involontarie”, arrestato un attimo prima di salire su un aereo per Ginevra dove lo attendeva il gruppo di lavoro Onu, proprio, “sui desaparecidos in Egitto”.
Quasi certamente Giulio venne creduto una spia. Anche lui, probabilmente sarebbe finito in quell’elenco di migliaia di persone, generalmente giovani, come dice nel libro la giovane giurista francese Khadidja Nemar, “sparite nel deserto, dopo essere state uccise sotto tortura” e che Arcuri oggi accosta ai desaparecidos dell’Argentina o del Cile degli anni Settanta.
Un conflitto tra gli apparati civili e quelli militari sarebbe invece la ragione della sua morte e del ritrovamento del corpo. Ma chi tradì Giulio? Noura Wahby, “la sua più cara amica di Cambridge”, come lei si autodefiniva, “che gli telefonava spesso e ogni volta chiamava subito dopo un contatto collegato ai servizi segreti del Cairo”? Il coinquilino, l’avvocato Mohamed El Sayed, che gli nascose di aver fatto entrare la polizia nella sua stanza durante le vacanze di Natale? Mohamed Abdallah, capo del sindacato dei venditori ambulanti? Nel paese dove il presidente al-Sisi è stato eletto con il 96% di voti nel 2014 e con il 97% nel 2018, il caso Regeni rischia di diventare un altro caso Alpi, tra falsi proclami, ostacoli continui, prove che spariscono (come i 20 minuti video delle telecamere della Metro che avrebbero ripreso la sparizione di Giulio) e resistenze delle autorità egiziane. E anche oltremare, tra ambasciatori ritirati e riassegnati ed ex ministri dell’Interno per i quali “l’anelito di una famiglia non può determinare la politica dello Stato”, la ricerca della verità si piegherebbe davanti a ben altre priorità nei rapporti Italia-Egitto, come le migrazioni, il petrolio, l’economia, il turismo.
Intanto la Procura di Roma ha deciso di procedere da sola contro gli ufficiali egiziani accusati dell’omicidio e del relativo depistaggio. Ma davanti al rischio che la verità storica non possa mai diventare verità giudiziaria, forse la virata decisiva, suggerisce Arcuri, potrebbe essere l’archiviazione e poi il ricorso all’Aja o alla Corte dei diritti umani di Strasburgo, sebbene, per paradosso, l’Egitto di al-Sisi venga classificato “tra i Paesi più rispettosi dei diritti umani” a livello di organismi internazionali. Sarebbe “non una resa”, spiega l’autore, ma “il passo necessario per accedere a un’istanza internazionale” mentre “il conseguente deposito degli atti, renderebbe di pubblico dominio il contenuto dei dieci faldoni dell’inchiesta, con i loro destabilizzanti segreti. Ciò che potrebbe innescare uno scandalo mediatico di dimensioni globali, da cui l’immagine ufficiale dell’Egitto uscirebbe a pezzi. Resta da vedere se un simile rischio potrebbe spingere Il Cairo a togliere finalmente il catenaccio, ossia scaricare almeno gli esecutori materiali di un delitto di Stato”.

La follia di Ligabue ha la faccia di GermanoIn sala ‘Volevo nascondermi’ di Giorgio Diritti

25 gennaio 202021:08

– Dopo la superba prova di Favino nei panni di Bettino Craxi in ‘Hammamet’, c’è chi aspetta quella di Elio Germano in ‘Volevo nascondermi’ di Giorgio Diritti.
L’attore romano vestirà infatti i panni di Antonio Costa, conosciuto come Ligabue, immaginifico pittore dalla tragica vita nato in Svizzera e cresciuto poi a Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, dove morì nel 1965.
Un artista così folle tanto da essere capace di dipingere e dunque immaginare, leoni e giaguari, gorilla e tigri tra gli sterminati boschi di pioppi e sulle banchine del fiume Po. “Si può nascere con una fisicità sgraziata, una mente velata da una moderata follia, ci si può sentire sbagliati, soli, o avere voglia di nascondersi per la ‘vergogna di esistere…’ ma si può credere nel proprio talento e farlo diventare l’occasione del riscatto – dice il regista -. C’è sempre un modo per essere se stessi ed essere amati e Toni Ligabue lo voleva senza mollare mai”. ‘Volevo nascondermi’, prodotto da Rai Cinema e Palomar con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, sarà in sala dal 27 febbraio distribuito da 01 Distribution. Nel cast del film, oltre Elio Germano, troviamo anche Oliver Ewy (Ligabue da adolescente), Leonardo Carrozzo (Ligabue da bambino), Pietro Traldi (Renato Marino Mazzacurati), Orietta Notari (la madre di Mazzacurati), Andrea Gherpelli (il pittore Andrea Mozzali), Denis Campitelli, Filippo Marchi, Maurizio Pagliari, Francesca Manfredini, Paola Lavini e Gianni Fantoni.

Lifestyle, il negozio non deve morireA HoMi la contaminazione tra fisico e virtuale

RHO (MILANO)25 gennaio 202016:57

– L’uno, il negozio virtuale, ha bisogno di materializzarsi per avvicinare i suoi prodotti agli occhi e alle mani dei compratori. L’altro, quello fisico, per sopravvivere deve sdoppiarsi in un Avatar virtuale che faccia arrivare nel mondo le sue vetrine di strada. Il trend visto a HoMi. la rassegna internazionale degli stili di vita in corso alla Fiera di Milano, è quello di farli convivere nelle due dimensioni, partendo comunque dal punto fermo che il negozio tradizionale non deve morire, pena la desertificazione di paesi e quartieri di città.
Il negozio fisico d’altra parte – secondo i dati di indagini campione fatte per HoMi – resta il preferito dai consumatori, soprattutto nel settore dei prodotti per la casa, perché non tutti impazziscono per la scorciatoia dell’e-commerce. In tanti vogliono toccare con mano e lasciarsi consigliare da un negoziante sempre più ‘evoluto’ e preparato, tanto è vero che nell’ambito della rassegna milanese una serie di workshop sono proprio dedicati ai negozianti per aiutarli a stare sul mercato.
Sull’altro fronte, piattaforme di e-commerce che erano nate tali, stanno aggiungendo dei negozi fisici. Per tutti Facile.it che ha aperto in Corso di Porta Romana a Milano, Amazon che ha sperimentato la formula con dei temporary durante le festività natalizie e, all’estero, ‘Vestiaire Collective’ piattaforma department store con tanti prodotti anche per la casa, che ha piazzato un grande negozio in Oxford Street a Londra.

Musei: 55 milioni ingressi nel 2019, frena maltempoLieve calo sul 2018. Colosseo, Uffizi, Pompei sempre al top

25 gennaio 202017:25

Oltre 55 milioni di visitatori nel 2019 per i musei italiani. Con un lieve calo rispetto al 2018 in gran parte dovuto alle ondate di maltempo, che ha fatto soffrire i parchi archeologici e siti all’aperto, ma anche alla parziale cancellazione delle domeniche gratuite, poi ripristinate e rese permanenti da Dario Franceschini con il suo ritorno al Collegio Romano a settembre di quest’anno.
Al top c’è sempre il Colosseo, da sempre il monumento più iconico e gettonato d’Italia, nel 2019 con 7,5 milioni di presenze, circa 100 mila in meno rispetto ad un anno fa. Seguono le Gallerie degli Uffizi – per la prima volta considerate nel loro insieme, cioè con il giardino di Boboli e Palazzo Pitti che si aggiungono alla celeberrima pinacoteca – con 4,5 milioni di visite, e quindi gli Scavi di Pompei, di fatto l’unico sito archeologico che non risente nemmeno di pioggia e bufere riuscendo nel miracolo di 160 mila presenze in più, per un totale che ormai si avvicina ai 4 milioni di biglietti staccati (erano 2,5 milioni non più di cinque anni fa).Tant’è, risultati comunque ” straordinari” commenta Franceschini, che mercoledì prossimo presenterà alla stampa i nuovi 12 bandi internazionali per altrettanti musei (dentro ce ne sono 8 che sono stati appena promossi, dal Complesso dei Gerolamini al Palazzo Reale di Napoli, dalla Pinacoteca di Bologna al duo romano di Palazzo Venezia e Vittoriano).Il ministro Pd al suo secondo mandato alla guida del ministero fondato da Spadolini sottolinea soddisfatto il successo dell’autonomia gestionale – perno della riforma che porta il suo nome – che ha permesso il rilancio di tanti gioielli della cultura, dalle Gallerie Nazionali delle Marche al Museo di Capodimonte, che oggi sono in buona posizione nella top ten dei 30 musei più visitati. “A qualche anno dalla riforma dei musei – dice – i risultati straordinari si vedono sempre di più grazie al lavoro dei direttori e di tutto il personale”.Se il numero dei visitatori quest’anno per la prima volta dopo anni di costante ascesa non è aumentato, sono comunque cresciuti gli introiti per le casse statali, con un +5% che equivale ad un incremento di circa 12 milioni di euro, in parte dovuti ai nuovi piani tariffari proprio dei tre big Colosseo, Uffizi e Pompei. “Più incassi vogliono dire più risorse per tutela e ricerca, servizi museali” ribadisce quindi Franceschini annunciando che si proseguirà “sul percorso dell’innovazione”.Nella top 30, che da sempre fa la parte del leone per numero di visitatori e incassi, ci sono conferme e novità. Con i casi più che positivi delle Gallerie Nazionali delle Marche (+36,8% ingressi) e del circuito dei musei napoletani (Museo Capodimonte +34,2%, Castel Sant’Elmo +18,7%, Palazzo Reale + 11% , Museo archeologico Mann da 616 mila a 670 mila visitatori) ma anche delle Terme di Caracalla a Roma (+10,9%) e il Museo di Miramare a Trieste (+10,7%). Dall’altra le situazioni più deludenti riguardano la Reggia di Venaria (che perde 120 mila visitatori), la Reggia di Caserta (che perde 125 mila persone) e a Firenze le Gallerie del Bargello (che perdono 60 mila visitatori) mentre a Roma la Galleria Borghese vede diminuire le sue presenze di circa 40 mila unità.
Tra i record segnalati dagli esperti del ministero anche quello del Pantheon a Roma , dove non si paga il biglietto e dove i visitatori sono stati nel 2019 più di 9 milioni (+4% rispetto al 2018). E poi Matera, che pur non entrando nella top 30, con l’anno della cultura ha visto crescere di 50 mila unità gli ingressi nel suo museo (+20%).Quanto alla soppressione parziale e temporanea delle domeniche gratuite, il riflesso negativo sul numero totale di visitatori c’è indubbiamente stato, ma secondo gli esperti di statistica Mibact ha colpito di più i musei piccoli, già svantaggiati in partenza anche dal fatto di trovarsi lontano dalle rotte più battute del turismo. Tra le regioni, infine, si conferma il primato del Lazio, regina assoluta della top, seguita dalla Campania che con il successo ritrovato di Pompei e il nuovo appeal di tanti istituti napoletani ha ormai strutturalmente scavalcato la Toscana, terza davanti alla Lombardia.

Altaroma: Marseglia tra circo, zoo e riciclo con Fiona MayZoomantic al baule dei ricordi con materiali di scarto

25 gennaio 202017:50

– Lo Zoomantic di Italo Marseglia, che chiude la terza giornata di Altaroma con una sfilata che vedrà in passerella la bellissima Fiona May con cinque campioni della nazionale italiana di scherma, è un bestiario romantico all’insegna dell’upcycling, un safari nei ricordi dell’infanzia, tra giochi e animali. Seguendo l’idea del viaggio nel tempo, in toni caldi e sbiaditi come vecchie foto trovate in un baule, continua l’impegno dello stilista nel riutilizzo di materiale di scarto e conferma il suo impegno nell’upcycling, dando nuovo valore e contenuti a preziosi tessuti, pizzi, paillettes, pelli e accessori di sartoria. Un viaggio magico e fiabesco nell’ immaginario infantile, uno zoo romantico ispirato alla vita delle prime due domatrici circensi femminili, Claire Heliot e Olga Jeannet, e al loro affermarsi nel tardo ‘800 in un mondo così maschilista come quello del circo. Le sue eroine nei loro primi approcci al mondo animale e i loro ricordi di bambine rivivono nelle gonne di tulle ampio come tutù, nelle camicie dai colli arrotondati e dai volumi infantili, nella ricerca di proporzioni della fanciullezza. Ma queste figure non guardano ai generi maschile-femminile. Così le giacche rubate dal guardaroba maschile sono arricchite da dettagli femminili, come i polsini da cui spuntano piume di struzzo. Le abbottonature dei pantaloni si arricchiscono delle costruzioni tipiche della sartoria partenopea maschile, senza rinunciare alla femminilità.
Elefanti, giraffe, pantere, rane, leoni e uccelli, sono applicazioni tagliate a laser, ricami realizzati in perline di vetro riciclato, stampe serigrafiche realizzate con tecnica eco-green da Stamperia Fiorentina. I colori vanno dal bianco al nero, dai grigi al cammello fino al rosa e ai ross. Ogni materiale scelto all’insegna della sostenibilità e del riciclo, frutto di collaborazioni con aziende storiche come la Maison di pizzi Sophie Hallette (con sede a Calais, Francia) che fornisce il materiale destinato al macero per la produzione di un esclusivo patchwork di tirelle di vecchi campionari che per la prima volta si presenta con stampa in sublimatica digitale su tessuto ecosostenibile in alga.

Altaroma: Dark Celebration per Sylvio GiardinaEvento fashion con 12 capi di haute couture in total black

ROMA25 gennaio 202017:51

– Sylvio Giardina presenta le sue creazioni con Dark Celebration, un evento a metà tra la sfilata e la performance teatrale. Sono 12 look che costituiscono i primi esemplari della nuova collezione di haute couture per la primavera/estate. Le modelle compiono alcune movenze apparentemente casuali, per enfatizzare gli abiti che stanno indossando e renderli dinamici. Esprimo sensualità sebbene indossino giacche dai tagli rigorosi. Tute con pantaloni lunghi o corte con mini shorts, abiti e tubini sono scolpiti nei tagli enfatizzati dal colore nero assoluto.
Sylvio Giardina è nato a Parigi ma ha origini siciliane.
Dopo aver completato gli studi presso l’Accademia di Costume e di Moda di Roma inizia a lavorare presso la maison Fernanda Gattinoni dove, accanto alla grande couturier, apprende le fasi della progettazione e della realizzazione della haute couture.
E’ stato uno dei fondatori del marchio Grimaldi Giardina e dopo 12 anni ha intrapreso una nuova avventura con il brand eponimo Sylvio Giardina. Valori fondanti del suo stile sono la sartorialità, la tradizione, l’innovazione abbinati ad una continua ricerca e alla sperimentazione. Una strategia basata sulla complementarietà di elementi eterogenei: esclusività e portabilità, tagli virtuosi e costruzioni geometriche, texture preziose e dettagli minuziosi celebrano la silhouette femminile in chiave sartorial-chic, sia nel caso di creazioni di alta moda che nel caso del prêt a porter, dando vita a prodotti demi-couture. Il processo di ricerca che accompagna Sylvio Giardina nello sviluppo delle proprie collezioni è sempre parallelamente affiancato dalla concezione di un lavoro installativo attraverso il quale lo stilista esprime la controparte artistica che sottende intimamente la fase creativa della progettazione, quindi le ispirazioni e le visioni che muovono ogni suo nuovo progetto. Si tratta di una qualità propria della sua ascensione verso l’arte. Una consuetudine imprescindibile che ha trovato espressione, ad esempio, nei progetti multimediali “Crochet de Lunèville – Studio in fugato per otto ricamatrici e telaio amplificato” presentato a Roma nel 2011 e “Narrative Bodies” concepito per la Paris Fashion Week 2014.

Ranieri, un inedito e un duetto con FerroDirettore artistico? Perché no. Belli i festival senza politica

25 gennaio 202017:54

– A 32 anni dal trionfo al Festival di Sanremo, ‘Perdere l’amore’ tornerà a riecheggiare nel teatro Ariston. Massimo Ranieri la canterà insieme a Tiziano Ferro. Il Festival sarà anche l’occasione per presentare fuori gara una canzone inedita, ‘Mia ragione’, che anticipa la pubblicazione del nuovo album di Ranieri, in uscita in primavera. In futuro potrebbe anche accettare di fare il conduttore e direttore artistico. Dice: “Se me lo proponessero ci penserei, anche se mi si accappona la pelle”.
E’ contento dello “strano connubio” con Tiziano Ferro. Il duetto dovrebbe essere inserito in scaletta nella seconda serata della kermesse. “Tiziano ha dichiarato di essere rimasto fulminato quando nel 1988, davanti alla tv insieme al papà, mi vide a Sanremo con ‘Perdere l’amore’. E’ stato lui a cercarmi insieme ad Amadeus – racconta Ranieri – e sarò felicissimo di ricantarla con questo grande artista. Speriamo che sia un bel momento, la canzone lo merita, è ‘la’ canzone per antonomasia.
Proprio un anno fa ci lasciava l’autore Giampiero Artegiani”.
Il nuovo album, frutto di anni di lavoro a distanza con Gino Vannelli, che ha anche curato gli arrangiamenti, “includerà – spiega – qualche inedito e molte piccole grandi canzoni del passato che non sono state grandi successi perché non le ho promosse, avendo lasciato la musica, in quegli anni, per dedicarmi di più al teatro”.

Raffaello: celebrazioni a Urbino, mostre e ciclo attivitàA 500 anni da morte. Tra appuntamenti esposizione a cura Sgarbi

URBINO26 gennaio 202015:08

– Conferenze, mostre, convegni, spettacoli, scambi culturali internazionali, manifestazioni sportive, attività ludiche, percorsi di visita. Significa tutto questo a Urbino il 2020 nel segno di Raffaello a 500 anni dalla morte. Il ciclo di conferenze è iniziato in gennaio e andrà avanti fino a dicembre, con relatori di grandissime capacità comunicative. Uno degli appuntamenti più attesi è la mostra “Raffaello e Baldassarre Castiglione” a cura di Vittorio Sgarbi, Elisabetta Losetti e Pietro Di Natale (giugno-ottobre) nelle Sale del Castellare del Palazzo Ducale: tramite la figura dell’autore del Cortegiano, racconta la cultura di un’epoca: arte, oggetti, codici, diplomazia, letteratura, armi e vita a Corte. Un periodo che ha segnato la storia dell’Europa del Rinascimento e che ha avuto come protagonisti le grandi famiglie nobili, letterati, diplomatici, artisti, alti prelati e condottieri.
Un percorso dedicato a “Raffaello Bambino”, creato con l’Accademia Raffaello: immagini, testi e indicazioni per un circuito di scoperta, in vari punti, in cui la città parla ai bambini in visita e si racconta anche agli adulti. Da aprile, il visitatore scopre i luoghi legati all’infanzia di Raffaello, narrati in modo originale e accattivante. Di grande qualità il segmento di spettacoli dedicati a Raffaello e al Rinascimento. A Urbino produzioni originali con interpreti di assoluto rilevo che lavorano su progetti pensati per le celebrazioni 2020. Ad aprile, al Teatro Sanzio, Alessandro Preziosi sarà protagonista di “Raffaello. Una vita felice”, di Antonio Forcellino. A maggio, al Sanzio, arrivano David Riondino & Dario Vergassola con “Raffaello, la fornarina, il Cinquecento e altre storie”. Ad agosto, nella Sala degli Angeli di Palazzo Ducale, “Raphael Urbinas. Musica Picta de Divin Pictore”, anteprima nazionale dei Sonetti di Raffaello e le Rime di Giovanni Santi in musica, a cura di Simone Sorini: brani tratti da 5 sonetti autografi e uno apocrifo ritrovati nei cartoni preparatori di alcuni affreschi di Raffaello, oltre alle rime più significative del padre, Giovanni Santi. A Novembre in scena “La leggenda del pittore divino”, un progetto di e con Matthias Martelli.

Altaroma: Caterina Moro, ricamo il legno e uso tinte bioWood, la mia sostenibilità è ricerca

25 gennaio 202018:36

– “La mia nuova collezione è sostenibile per varie ragioni e l’ho intitolata Wood, Legno, perché stavolta ho utilizzato il legno di scarto che vicene dall’azienda Blu Italy, per lavorarlo e ottenerne quasi un tessuto con cui ho ricamato i capi della sfilata”. Caterina Moro, giovane stilista romana, votata alla sostenibilità dal suo esordio nella moda, dopo gli studi all’Accademia di Costume &Moda, ha cominciato “a pensare” dice lei, come poter realizzare una moda compatibile con l’ambiente. La stilista lo fa seguendo alcuni regole: “Realizzo stampe su tessuti naturali con tinture completamente biologiche, utilizzo materiali di scarto e li riciclo lavorandoli, e per quanto i tessuti prendo scarti di magazzino delle grandi aziende a prezzi convenienti attraverso la piattaforma Wastemark. Per il denim mi rivolgo ad aziende come la Berto, nel padovano, in Veneto, che produce certificazioni Gots per la produzione sostenibile della tela di Genova”. Svelati i suoi segreti la collezione Wood sfila attorno ad uno spoglio bosco fatto di scarti di legno naturale. Sono 30 outfits (ma la collezione completa conta 100 capi) che vanno dal trench più gonna in eco-pelle plissè color sigaro, ai maglioni color pervinca al completo color lime in velluto a riccioli effetto astrakan, fino all’abito in organza bianca con foglie di tessuto di legno che sembrano foglie di platano ricamate sulla gonna vaporosa.

Napoleone nero di Kehinde Wiley torna a BrooklynRitrattista di Obama riveste e dialoga con Bonaparte di David

NEW YORK25 gennaio 202019:05

– Dopo aver innalzato un monumento equestre a Times Square e in attesa che il suo ritratto dell’ex presidente Barack Obama vada in tournée attraverso i maggiori musei d’America, Kehinde Wiley porta al Brooklyn Museum la sua versione di “Napoleone che guida l’esercito attraverso le Alpi” in dialogo con il dipinto dello stesso soggetto del pittore francese Jacques Louis David.
“Pittura è parlare del mondo in cui viviamo. Uomini neri vivono in questo mondo. La mia scelta è includerli. Questo e’ il mio modo di dire ‘yes’ a noi”, proclama l’artista nigeriano-americano il cui ultimo “Rumors of War” – un cavaliere nero in posa eroica, i jeans strappati e i capelli rasta – è stato un mese fa trasferito da Times Square a Richmond in Virginia: installato in permanenza sull’Arthur Ashe Boulevard, lo storico viale intitolato all’unico nero ad aver vinto a Wimbledon, all’incrocio con Monument Avenue, finora ‘regno’ incontrastato dei generali della Confederazione sudista. Il Bonaparte nero di Wiley risale al 2005 ed è la prima volta che viene esposto a New York con il suo alter ego bianco di età neoclassica dopo la mostra che nel 2019 aveva visto abbinati i due dipinti al Castello di Malmaison in Francia. Visti assieme da questo week-end fino al 10 maggio, i due Napoleoni offrono l’opportunità di esplorare temi come il potere, la razza e mascolinità all’interno dello stesso formato: il ritratto.

Al via crowdfunding per co-fondare WikiPoesiaIniziativa per dare un futuro stabile alla community

25 gennaio 202019:06

– WikiPoesia, “La Wikipedia della Poesia”, dopo il primo congresso nazionale di Domodossola lancia una campagna di crowdfunding per raccogliere 1.258 euro necessari a proteggere il marchio “WikiPoesia” e dare un futuro stabile alla community che ruota intorno al mondo della poesia contemporanea.
“Chiediamo a tutti gli amanti della poesia di progettare con noi WikiPoesia – afferma Renato Ongania (presidente) – Il congresso di Domodossola ha incaricato gli organi di WikiPoesia di dare una struttura solida al progetto. La primissima raccolta fondi inizierà tra qualche giorno e servirà a registrare il marchio a livello comunitario. Il preventivo dell’ufficio brevetti che abbiamo interpellato ci ha notificato che servono 1.258,02 euro. Come presidente avrei potuto provvedere di persona, ma non si tratta di un progetto personale, la poesia è di tutti e anche questo progetto è aperto a tutti nella massima trasparenza. Con 40 persone o associazioni che versano 30 euro avremo le risorse necessarie per la registrazione del marchio”.
WikiPoesia è un progetto nato il 21 marzo 2019 e raccoglie informazioni enciclopediche relative a circa 500 premi di poesia che si svolgono in Italia. La piattaforma di crowdfunding scelta è eppela – http://eppela.com/wikipoesia il cui slogan è “Il futuro si fa in tanti” – ed il progetto si chiama “WikiPoesia – enciclopedia poetica”.
“Non vogliamo problematizzare la poesia – afferma Renato Ongania – ci adoperiamo perché divenga patrimonio di tutti e ci appelliamo a coloro che sono più sensibili alla Libertà di Pensiero e alla conoscenza condivisa”.

Altaroma: le fotografie di Tonelli ispirano Federico CinaProsegue l’omaggio sartoriale alla natia Romagna

ROMA25 gennaio 202019:07

– L’archivio fotografico di Vittorio Tonelli, maestro e scrittore, appassionato studioso della storia e della cultura romagnola hanno ispirato la collezione di abbigliamento maschile di Federico Cina che ha sfilato oggi con Altaroma nella ex Caserma Guido Reni. Nato a Sarsina in provincia di Forlì-Cesena, Tonelli esalta la bellezza della sua terra attraverso il racconto di piccole storie e raccolte fotografiche dove narra la cultura, la tradizione gastronomica e folcloristica della Romagna. Dal 1974 ad oggi ha scritto una trentina di volumi. Federico Cina, che già aveva presentato ad Altaroma la collezione “Romagna mia” decide di immergersi nell’aria del dopoguerra raccontata da Tonelli, esplorando il mondo classico sartoriale con un tocco di romantico e un mood raffinato, basato su approcci sperimentali di materiali e colori. Foderando il ternch in grigio topo con uno stampato fondo bianco a disegni maiolica, gli stessi stampati sulla T-shirt abbinata a classici pantaloni neri. Oppure utilizza gli stessi stampati effetto ceramiche per un completo unisex portato in pedana con cappello floscio in maglia ecru e monorecchino. Sfilano anche completi in pelle color verde oliva e completi in lucida seta grezza nera con giacca doppiopetto e mezze maniche, da cui spuntano quelle di una candida camicia in popeline. Un ampio cardigan in lana spessa e portato su pantaloni bianchi e T-shirt bianca e azzurra.

Altaroma: Accademia Costume&Moda apre a Milano, i premiatiVincono Eva Bureau, Alessia Di Seclì, Camilal Galletta

25 gennaio 202020:32

– L’ Accademia di Costume& Moda aprirà una nuova sede a Milano. L’annuncio è stato dato da Lupo Lanzara, nipote della fondatrice Rosana Pistelose, che gestisce assieme a suo fratello la storica scuola romana di moda, design, e ora anche di comunicazione e marketing con i nuovi corsi, durante il talent show 2020, presentato con Altaroma, nella ex Caserma Guido Reni. La giuria doc di esperti e addetti ai lavori ha premiato il lavoro di Eva Bureau per la categoria abbigliamento, Alessia Di Seclì per gli accessori, Camilla Galletta con il suo progetto di comunicazione. L’Accademia Costume & Moda ha presentato per l’edizione del Talents 2020, un progetto che interpreta la sintesi del diploma accademico triennale in Costume e Moda.
Un format didattico che con Roma apre anche a Milano a giugno 2020 con l’inaugurazione di una nuova sede in via Fogazzaro. Un progetto strategico per formare le nuove figure professionali che operano nel mondo della comunicazione e del management per il sistema moda.
Questa edizione ha visto la partecipazione di 18 studenti (10 per l’abbigliamento e 8 per gli accessori) che hanno avuto l’opportunità di collaborare con 47 aziende del Made in Italy per la realizzazione di 18 capsule collection (6 outfit ciascuna) che sono state presentate con Altaroma.
I giovani designer che hanno partecipato al talent sono: Sajith Amaratunga, Eva Bureau, Benedetta Cidonio, Elena D’Amico, Giulio D’Arpino, Alessia Di Seclì, Maddalena Gentile, Arianna Irato, Gabriele Larcher, Alessandra Mansi, Marco Passone, Federica Pironti, Alice Piscedda, Beatrice Scanni, Alessandro Tais, Giorgia Tavian, Irene Valandro, Marie Bernadette Woehrl.

Il sogno di musica del giovane malato di SlaPaolo Palumbo, chef sardo 22enne, rap con un comunicatore vocale

ORISTANO26 gennaio 202010:39

“Se esiste una speranza ci voglio provare. Per volare mi bastano gli occhi, sono la montagna che va da Maometto, pur restando disteso sul letto”. E’ una vera e propria sfida alla malattia che lo ha colpito quattro anni fa, quando lui ne aveva appena 18, la canzone che Paolo Palumbo, chef oristanese, il più giovane malato di Sla di tutta l’Europa, canterà mercoledì 5 febbraio sul palco del Festival di Sanremo.
Parole e musica sono sue. E la malattia che gli ha tolto la voce non gli impedirà di cantarla guidando con gli occhi il “comunicatore vocale” che gli ha ridato in qualche modo la parola. E pazienza, come recita proprio il testo della canzone, se la sua nuova voce sembra quella “di un casello autostradale”.
Sul letto in cui è costretto nella casa del centro storico di Oristano, dove vive con i genitori e il fratello Rosario (“che mi presta braccia e gambe”, dice) sta curando gli ultimi dettagli della sua partecipazione al festival. Aveva provato ad arrivarci partecipando alle selezioni di Sanremo Giovani, ma al secondo passaggio era stato escluso. Lo ha ripescato il direttore artistico e conduttore del festival, Amadeus, che era rimasto colpito dalla sua storia e dalla sua determinazione.
Sul palco del festival gli daranno una mano altri due sardi, il rapper Kumalibre, al secolo Cristian Pintus, e Andrea Cutri (autore del brano col quale Patty Pravo conquistò il sesto posto al Festival del 2009) che dirigerà l’orchestra. A Sanremo, Paolo Palumbo ci andrà in ambulanza con un’equipe medica che gli garantirà l’assistenza e l’ossigeno di cui ha bisogno per sopravvivere dopo l’intervento di tracheotomia a cui si è sottoposto solo una ventina di giorni fa.
“I vertici dell’Ospedale San Martino mi hanno dato una nuova vita”, racconta Palumbo. “Sanremo è il regalo più bello che la vita potesse farmi”, afferma ancora, spiegando che tutto quello che gli è successo può sembrare un buon motivo per abbattersi. “Ma il mio carattere – dice il giovane cuoco – non mi ha mai portato a vedere il bicchiere mezzo vuoto. Sono sempre andato avanti malgrado le difficoltà che la vita mi ha messo davanti e la mia propositività mi ha permesso di fare cose che prima della Sla non avrei mai immaginato. E il mio sogno ora è di poter dire a tutti con la mia canzone che ciò che ci può fermare è solo un’apparenza: nulla ci può distruggere se noi non glielo permettiamo”.

Rai1: Unomattina dedicato al ricordo della Shoah

26 gennaio 202014:28

6 GEN – Nella ricorrenza del “Giorno della Memoria”, il ricordo della Shoah è al centro di “Unomattina”, in onda domani dalle 6.45 su Rai1. Dopo l’aggiornamento sui risultati delle elezioni regionali, il programma apre un’ampia pagina dedicata all’Olocausto, a 75 anni dalla liberazione dei prigionieri sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz.
Roberto Poletti sarà collegato dal binario 21 della stazione centrale di Milano da dove partirono fra il 1943 e il 1945 molti treni diretti verso i campi di concentramento. In quei vagoni erano stipati non solo ebrei, ma anche partigiani e dissidenti politici.
Roberto Poletti – da questo binario che è un luogo simbolo di quei terribili anni e ospita il Memoriale della Shoah – parla con Gadi Schoenheit, rappresentante della Fondazione memoriale Shoah Milano; Gadi Luzzatto Voghera, direttore CDEC, Fondazione di documentazione ebraica contemporanea di Milano; Maurizio Molinari, direttore della Stampa; Marco Steiner, Presidente del comitato pietre inciampo; Marco Vigevani e Roberto Lepetit.
Ospiti di Poletti da Milano anche Federica Astrologo, Walker Meghnagi e Daniele Levi Formiggini.
Tanti ospiti anche con Valentina Bisti da Roma: Ruth Dureghello, presidente della comunità ebraica di Roma; Alex Zarfati del Progetto Dreyfus e l’attore Michele Riondino.
Saranno lanciati, da Milano e Roma, reportage, testimonianze e un’intervista con Liliana Segre, oltre a collegamenti dalla Germania.

Libri: Mario Nanni, Il curioso giornalistaViaggio istruttivo nel mestiere più bello del mondo

26 gennaio 202014:51

– MARIO NANNI, IL CURIOSO GIORNALISTA.
COME VESTIRE LE NOTIZIE (Media & Books, pp.352, 19 euro). Un viaggio stimolante, istruttivo e approfondito nel mestiere più bello del mondo, condotto da un cronista parlamentare di razza: è ricco di curiosità e consigli teorici e pratici “Il curioso giornalista. Come vestire le notizie”, scritto da Mario Nanni per Media & Books. Gli elementi di storia di giornalismo, la deontologia, le fonti e gli scoop, e poi le frasi fatte e i modi di dire a cui prestare attenzione, l’importanza della lingua italiana e dello stile da adottare, molti suggerimenti e trucchi del mestiere, perfino un sintetico dizionario-prontuario con l’origine di affermazioni celebri usate nel lessico giornalistico e politico: giunto alla seconda edizione, il libro, scritto con un linguaggio brillante e chiaro, è dunque un valido strumento di studio per gli aspiranti giornalisti, ma è utile anche a chi esercita già la professione e a chiunque voglia interrogarsi sul futuro del giornalismo, partendo dalla sua storia.
Ne “Il curioso giornalista”, testo che l’Ordine dei Giornalisti ha indicato tra quelli da leggere per prepararsi all’esame professionale di Stato, Nanni consiglia ai futuri professionisti di coltivare sempre il dubbio come “atteggiamento critico” e “chiave di lettura” e sottolinea, oltre all’importanza di approfondire anche ciò che c’è “dietro” o “dentro” una notizia (appunto, la curiosità che deve animare sempre un reporter), la necessità di vestire quest’ultima, ossia di collocarla nel proprio contesto storico, sociale, politico e culturale.

Biagio Antonacci verso Sanremo, nuovo video su SkyPer il singolo ‘Ti saprò aspettare’, c’è anche Gigi Buffon

26 gennaio 202015:02

– Biagio Antonacci verso Sanremo.
L’indiscrezione è riportata dalla Gazzetta del Sud, secondo la quale il cantautore dovrebbe essere uno dei superospiti del Festival targato Amadeus.
Intanto arriva oggi su Sky in anteprima il video del nuovo singolo di Antonacci ‘Ti saprò aspettare’, un brano interamente scritto dal cantante ed estratto dall’album ‘Chiaramente visibili dallo spazio’, pubblicato il 29 novembre per Iris/Sony Music. Un’intensa ballad che impreziosisce il suo nuovo lavoro, mette in mostra la sua indiscussa capacità di tratteggiare profili con parole e immagini che diventano di tutti, merito di una lente d’osservazione profondamente umana e meravigliosamente imperfetta.
L’uscita del brano è accompagnata dal video, nato da un’idea di Antonacci e diretto da Mauro Russo, che vede la partecipazione straordinaria di Gigi Buffon. Il video andrà in onda in esclusiva su Sky Uno oggi alle 19 e 23.20 e sarà programmato anche su Sky TG24 e Sky Sport.
Raddoppiano, inoltre, gli appuntamenti del tour stanziale, saranno infatti 20 gli spettacoli inediti del tour stanziale del cantautore al Teatro Carcano di Milano che, dal 29 settembre permetteranno di conoscerlo in una veste più raccolta e personale per presentare dal vivo il disco ‘Chiaramente visibili dallo spazio’.

Levante, rivendico la diversità ma non le quote rosa”In un mondo maschilista la rivoluzione parta dal linguaggio”

6 gennaio 202015:56

– La gola secca, il battito accelerato durante le prove, ma anche tanta serenità. Levante vive con la giusta dose di ansia ed emozione il debutto, a 32 anni, sul palco del festival di Sanremo. Una delle 7 donne in gara, sui 24 big scelti da Amadeus. Ma lei, che porta un brano che è un inno all’inclusione dal titolo provocatorio Tikibombom, non ci sta a essere paladina delle quote rosa, in un festival che proprio sul tema delle donne sta scontando polemiche su polemiche (per l’esigua presenza di artiste, per le parole di Amadeus su Francesca Sofia Novello – un passo indietro dietro al fidanzato Valentino Rossi -, per i versi violenti e misogini di un vecchio brano di Junior Cally). “Sono anni che mi spendo per le donne, ma non sono a favore delle quote rosa. Non ci è dovuto un posto per forza, non abbiamo un deficit. Io mi conquisto quello che mi merito e se sono al festival mi auguro che sia perché la canzone è bella e io sono brava”, spiega la cantautrice siciliana che poi aggiunge: “è vero che esiste un maschilismo generalizzato, a livello sociale e politico, che passa anche dal linguaggio comune. Bisognerebbe partire da qui”.
Il brano sanremese sarà contenuto in Magmamemorie MMXX, edizione speciale dell’album di inediti uscito lo scorso ottobre e che, nella nuova versione, in uscita il 7 febbraio, conta 31 brani, 4 bonus track e il live registrato al Forum di Assago.
Meglio Sanremo o meglio il Forum? “Come chiedere se vuoi più bene a mamma o a papà…”.

Sky omaggia Brunelleschi, cupola moderna a LondraE a maggio documentario per celebrare 600/mo capolavoro Firenze

LONDRA26 gennaio 202016:16

– Un’interpretazione in scala e in chiave moderna della cupola di Filippo Brunelleschi, per celebrare i 600 anni dalla costruzione del capolavoro che sormonta il duomo di Firenze di Santa Maria del Fiore. E’ l’opera commissionata da Sky Arte all’artista britannico Luke Jerram, scoperta questa settimana a Londra nel cuore della movimentata zona di King’s Cross, simbolo di uno dei maggiori progetti londinesi di riqualificazione urbana contemporanea segnato dal restauro o dalla realizzazione ex novo di numerosi edifici in stile postindustriale.
Un’iniziativa legata al lancio di un sontuoso documentario che l’emittente manderà in onda a primavera sui canali 120 e 400 a suggellare il 600esimo anniversario della creazione per antonomasia partorita dal genio del grande maestro rinascimentale, in sfida alle conoscenze, allo scetticismo, alle convenzioni del proprio tempo. Il programma, intitolato ‘Brunelleschi e le grandi cupole del mondo’, è una produzione Sky Arts Production Hub destinata a raccontare e illustrare la nascita delle soluzioni tecniche utilizzate dal Brunelleschi per innalzare un capo d’opera ingegneristico e costruttivo mai visto prima, ha sottolineato nella capitale del Regno Unito il direttore di Sky Arte, Roberto Pisoni. Ma anche per mostrare come il concetto di cupola si sia reiventato nei secoli e fra le epoche: fino all’espressione di archistar di oggi quali Norman Foster o David Libeskind, protagonisti di interviste ad hoc.
Una reinvenzione a cui offre adesso un contributo pure Luke Jerram – artista emergente della scena britannica e internazionale fattosi conoscere ad esempio per la sua Luna, installazione ammirata fra l’altro l’anno scorso a Milano – attraverso una diversa “idea di cupola” esposta al pubblico fino al 17 febbraio e collocata a Lewis Cubitt Square: piazza non lontana dalle grandi stazioni di King’s Cross e di St. Pancras, al centro di un’area elevata in questi anni a modello di rinnovamento urbano di una metropoli che si evolve sforzandosi di restare nel contempo ancorata alle radici del suo passato.

Morto Parigi: in tanti a camera ardente per ultimo salutoSindaco, annuncia giornata dedicata a cantante

FIRENZE26 gennaio 202018:09

– Il sindaco di Firenze Dario Nardella, la vicesindaca Cristina Giachi, il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani, l’assessore Andrea Vannucci ed ancora Carlo Conti, Joe Barone, Giancarlo Antognoni ma anche centinaia di fiorentini e non solo da stamani stanno rendendo l’ultimo omaggio al cantante Narciso Parigi, alla camera ardente allestita nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio.
“Noi – ha detto Nardella uscendo dalla camera ardente – non dimenticheremo mai il sorriso e la voce di Narciso e credo che il modo più bello per ricordarlo sia proprio quello di cantare le sue canzoni, eseguire le sue musiche. Era questo il suo sogno: che la sua musica non tramontasse mai. Ha portato Firenze nel mondo, Narciso è stato amato non soltanto a Firenze e in Italia ma anche negli Stati Uniti. Tra un mese vogliamo dedicargli una giornata di musica con artisti e cantanti che inviteremo un po’ da tutta Italia per ricordarlo. Abbiamo chiesto al Maggio musicale di eseguire alcune sue musiche, vogliamo coinvolgere tutte le istituzioni musicali e faremo una bella giornata”. “Intanto ai familiari va il mio abbraccio e il cuore di tutta la città – ha ripreso il sindaco -. Sappiamo benissimo quanto Firenze sia legato a quest’uomo, l’affetto che c’era tra Narciso e i fiorentini, non solo i tifosi. E’ un affetto commovente”. Nardella infine ha annunciato che “con la Fiorentina ci piacerebbe vedere se possiamo dedicargli un luogo del Franchi. Io stavo già pensando a un luogo importante del nostro stadio e troveremo anche qui il modo”. Accanto al feretro i figli Daniela e Andrea, diversi familiari e amici. L’abbraccio di Firenze “è stato incredibile – ha detto il figlio Andrea -.
Siamo grati alla città di Firenze e a tutte le persone che hanno partecipato, ci hanno fatto sentire meno doloroso questo momento”. Sulla bara la maglia della Fiorentina con la scritta Narciso e sotto il numero 1. In sala presenti il gonfalone del comune di Firenze.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

A Rotterdam Chekpoint Berlin di Ferraro
Una riflessione sul Muro del regista al festival olandese

26 gennaio 202018:19

– Un pezzo d’Italia all’IFFR – International Film Festival di Rotterdam con ‘Checkpoint Berlin’ di Fabrizio Ferraro che passerà oggi nella sezione Bright Future. Il film in sala dal 17 Marzo 2020 distribuito da Boudu in occasione dell’uscita vedrà anche, in alcune istituzioni europee, la programmazione in contemporanea tra cui la Cinemateca Portoghese di Lisbona, Filmoteca di Barcellona, Cineteca Slovena di Lubjana e Museo del Cinema di Torino. Questa la storia.Un regista si trova a Berlino per la proiezione di un suo film. Camminando per la città riflette sul Muro e sull’esperienza leggendaria di un suo parente, uno zio mai più ritrovato, dissennato per amore e divenuto da quel momento passeur tra le due zone della Germania divisa.
 Nel cast di Checkpoint Berlin, Alessandro Carlini, Marcello Fagiani, Fabio Fusco, Marta Reggio, Marco Ciampani, Caterina Gueli, Freddy Paul Grunert.

Mastandrea e Cortellesi genitori tragicomici di FigliIn 400 copie esce commedia nello spirito di Mattia Torre

24 gennaio 202010:02

L’orrore delle feste mascherate, dei pediatri guru, delle suocere poco disponibili, delle chat scolastiche, dei pianti dei neonati, del sonno perso, della divisione dei compiti nelle coppie, insomma l’inferno dei ‘Figli’ da crescere nello spirito di Mattia Torre, l’autore di Boris. Sua infatti questa commedia brillante, in sala dal 23 gennaio in 400 copie distribuite da Vision con protagonisti Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea, ma poi firmata da Giuseppe Bonito dopo la sua scomparsa il 19 luglio 2019.In ‘Figli’ la storia surreal-comica di Nicola (Mastandrea) e Sara (Cortellesi), una coppia felice con una figlia di sei anni che entra in un incubo con l’arrivo di Pietro, il secondo figlio. Tutto cambia, non si dorme più, emergono vecchi rancori, i suoceri non collaborano, le babysitter, quelle giuste, non si trovano e anche gli amici possono fare poco in preda spesso alle loro stesse situazioni. Nel film, tratto dal celebre monologo ‘I figli ti invecchiano’, scritto per Valerio Mastandrea proprio da Mattia Torre, recitano anche tanti altri amici di Mattia Torre: Stefano Fresi, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Andrea Sartoretti, Massimo de Lorenzo, Gianfelice Imparato, Carlo De Ruggeri.Una curiosità, a produrre ‘Figli’, il cui primo ciak è stato battuto il 16 settembre 2019, è stato con Wildside, Lorenzo Mieli, produttore storico e grande amico di Mattia che aveva annunciato la realizzazione del film durante la serata di commemorazione organizzata al Teatro Ambra Jovinelli a Roma nel corso dell’estate. “Torre mi manca molto – ha detto Giuseppe Bonito -. Tutto è stato così repentino. Mattia mi ha chiamato e mi ha detto che aveva bisogno di un regista di sostegno. Ho subito detto di sì”. E ancora il regista sullo spirito del film: “È un tratto tipico della sua scrittura capace di passare dalla realtà alla surrealtà, dalla sfrontatezza all’inconscio e tutto questo con cambi di registro dal comico al tragico”. Per Paola Cortellesi il film non è solo una storia di figli: “Certo c’è il difficile equilibrio di coppia da mantenere in una lunga relazione, ma Figli è soprattutto un’opera sull’amore. Mi sono ritrovata in tante cose che succedono – ha aggiunto l’attrice – perché Mattia Torre non racconta solo cose surreali, ma cose vere in maniera surreale”.E che il film non sia certo solo un modo per parlare di figli è l’opinione anche di Mastandrea: “Non parla di figli e basta – ha detto l’attore -, ma piuttosto di come resistere agli urti della vita”. Personaggio cult del film, quello interpretato da Stefano Fresi, un amico giornalista di Nicola che vive perennemente frustato dai suoi due figli che si accaniscono sulle sue spalle con i loro tubi di plastica.

Cinema: Ferrara Film Corto dedicato a cambiamento climaticoDal 28 gennaio all’1 febbraio con 17 cortometraggi in concorso

FERRARA22 gennaio 202012:41

– È dedicata alle tematiche del cambiamento climatico la terza edizione del ‘Ferrara Film Corto 2020’, festival nazionale di cortometraggi organizzato dalla Ferrara Film Commission, dal 28 gennaio all’1 febbraio in sala Estense. Sono 17 i corti in concorso, che saranno valutati e premiati da una giuria di esperti.
Oltre alla collaborazione con il Roma Film Corto, del quale sarà proposta una selezione di cortometraggi, è in programma nella giornata conclusiva una tavola rotonda su ‘Essere filmaker’, coordinata dal direttore artistico del festival Paolo Micalizzi, per porre l’attenzione sugli autori di cortometraggi e metterli in contatto con realtà che possano favorire la loro opera creativa e produttiva.
Saranno inoltre proiettati i lungometraggi ‘Baraka’ di Ron Fricke, ‘The Human Element’ di Matthew Testa e ‘Una gita a Roma’ di Karin Proia (tra gli attori Claudia Cardinale e Philippe Leroy) in anteprima per Ferrara. Karin, madrina del Festival, ha recitato nella serie tv ‘Boris’.

Weinstein alla sbarra, per procura è stupratoreLa difesa porta email ‘affettuose’ con presunte vittime

NEW YORK23 gennaio 202011:13

“Adescava le sue vittime facendo balenare il miraggio di un futuro nel cinema, poi le continuava a seguire, esercitando influenza per prevenire denunce”: questa la tesi della procura di New York al processo contro Harvey Weinstein, entrato nel vivo a New York. Due anni dopo lo scandalo che ne ha travolto la carriera, l’ex “re di Hollywood” è sul banco degli imputati nel primo processo dell’epoca di #MeToo e il secondo, dopo quello contro Bill Cosby, che potrebbe vedere un titano dell’entertainment finire in galera per il resto dei suoi giorni per molestie sessuali e stupri.Oltre 80 donne lo accusano, tra cui quelle che nei giorni scorsi a Los Angeles hanno portato a ulteriori incriminazioni. A New York difesa e parte civile hanno argomentato il caso: foto delle vittime di Weinstein, tra cui Annabella Sciorra dei “Soprano”, sono state mostrate dalla procura che ha definito l’ex produttore “predatore sessuale e stupratore”. Gli avvocati di Weinstein hanno contrattaccato parlando delle “decine e decine e decine” di “affettuose email” scambiate con l’ex boss di Miramax con le “donne che verranno in aula ad accusarlo”.A giudicare Weinstein è una giuria sulla carta favorevole: per metà maschi bianchi, un uomo di colore e solo cinque donne. Zoppicando, l’ex produttore è entrato in corte appoggiandosi al braccio di un assistente mentre un altro reggeva il deambulatore che aveva fatto da co-star nella fase preliminare del processo.

Berlino: Palazzo di giustizia racconta Italia a GenerationIn corsa film di Bellosi e corto Progresso Reinassance

22 gennaio 202017:44

– ‘Palazzo di Giustizia’, opera prima di Chiara Bellosi è nella selezione ufficiale del 70. Festival di Berlino (20 febbraio – 1 marzo), in concorso nella sezione Generation. Il film, come indica il titolo, racconta di una giornata di ordinaria giustizia in un grande tribunale italiano.
Sul banco degli imputati, un giovane rapinatore e anche il benzinaio che, appena derubato, ha reagito, sparando e uccidendo il giovanissimo, complice del ladro. Di scena non solo il rituale, ma anche il linguaggio, le toghe, gli interrogatori, le prove, i testimoni, ma soprattutto quello che sta fuori: i corridoi, gli uffici, il via vai feriale del tribunale, il rumore, il disordine. E ancora protagoniste del film le famiglie degli imputati e delle vittime, fuori, in attesa. Nel cast del film prodotto da tempesta / Carlo Cresto-Dina e Rai Cinema in co-produzione con Cinédokké e distribuito da Istituto Luce Cinecittà: Daphne Scoccia, Bianca Leonardi, Sarah Short, Nicola Rignanese, Giovanni Anzaldo, Andrea Lattanzi. Infine in Generation 14+ anche il corto ‘Progresso Renaissance’ di Marta Anatra. Una coproduzione italo-francese ambientata a Portovesme, nel sud della Sardegna, un luogo dai mille volti, un tempo fiore all’occhiello industriale, oggi luogo di lavoro abbandonato.

Oscar: Sarandos, con Netflix tra i grandi studiosNuovi progetti animazione. Perdita Friends? E’ guerra streaming

22 gennaio 202018:28

– Netflix è di fatto lo studio con maggior nomination agli Oscar: un totale di 24 tra cui le 10 di The Irishman di Martin Scorsese e le sei di Marriage Story di Noah Baumbach.
“È eccitante che alla fine siamo diventati lo studio più nominato agli Oscar con quei film. La cosa più eccitante è che quei film sono tutti incredibilmente popolari anche tra i nostri clienti dello streaming”, ha detto Sarandos come riporta Variety. Il cco di Netflix ha sottolineato il debutto nell’animazione, nuova grande area di interesse per l’azienda.
“Klaus”, il primo film animato originale della piattaforma, è stato un “vero piacere per la folla” e ha conquistato un nomination agli Oscar, permettendo a Netflix di entrare nello stesso cerchio di star del settore come Disney e DreamWorks. E ha citato due nuovi titoli che usciranno entro la fine dell’anno: “The Willoughbys” e “Over the Moon” (con all’opera il disegnatore della Sirenetta Glen Kean). Nell’intervista riportata da Variety, Sarandos ha parlato anche della perdita dei diritti di streaming di Friends, dal 1 gennaio, “come segno dell’accresciuta battaglia delle guerre di streaming”: la storica sitcom è in esclusiva su Hbo Max, il servizio streaming di WarnerMedia.

Mostre: a Bologna prima personale del filmmaker Mika TaanilaÈ tra i ‘Main projects’ dell’ottava edizione di Art City

BOLOGNA23 gennaio 202011:23

– La prima personale in un’istituzione pubblica italiana dell’artista e filmmaker finlandese Mika Taanila è ospitata dal 24 gennaio al 22 marzo nel Padiglione de l’Esprit Nouveau di Bologna. Promossa da Istituzione Bologna Musei, MAMbo-Museo d’Arte Moderna di Bologna e Regione Emilia-Romagna, con il patrocinio dell’Ambasciata finlandese, la mostra è uno dei Main projects dell’ottava edizione di Art City Bologna, il programma istituzionale di mostre, eventi e iniziative speciali promosso dal Comune in collaborazione con BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.
Il progetto espositivo presenta un’ampia selezione di opere multimediali incentrate sulle continue trasformazioni dell’immagine in movimento: due videoinstallazioni, una serie di fotogrammi intitolati ‘Black and White Movies’, la serie Film Reader, una nuova produzione di collage (Family Films) e tre opere filmiche. Taanila ha esposto in musei e gallerie internazionali e i suoi film sono stati presentati in più di 300 festival cinematografici.

La goccia maledetta, noir sul femminicidioTerminate le riprese del corto di Pecoraro

23 gennaio 202018:54

23 GEN – Si sono concluse in questi giorni le lavorazioni de “La goccia maledetta”, nuovo cortometraggio diretto da Emanuele Pecoraro, prodotto da Angelo Bassi per la Mediterranea Productions srl. Il mini-film, tratto da un racconto originale di Roberto Ricci, contenuto nella raccolta “Nero corvino” (Edizioni Le mezzelane), è stato sceneggiato da Lorenzo De Luca e da Pierfrancesco Campanella.
“La goccia maledetta” è un thriller psicologico che tratta della violenza sulle donne. Un noir, spiega il regista, “che vuole essere una metafora della fragilità dei rapporti umani al giorno d’oggi e del senso di colpa generato dalla paura e dal dolore dell’abbandono, portati alle estreme e più crude conseguenze”.
Tra gli interpreti, Nadia Bengala, Lorenzo Lepori e Francesca Anastasi. Il film è stato girato tra Pescia Romana e Montalto di Castro. Art director Laura Camia, la direzione della fotografia è di Sacha Rossi, la colonna sonora è stata composta da Paolo Reale. Per Pecoraro un ritorno al genere horror, dopo il cortometraggio d’esordio “Solitudini pericolose”, ugualmente incentrato sul tema del femminicidio.

Captain Marvel, si pensa al sequelIl film potrebbe arrivare in sala entro il 2022

NEW YORK24 gennaio 202009:49

L’universo Marvel è pronto ad offrire ai suoi fan un nuovo capitolo di Captain Marvel. Secondo quanto scrive Hollywood Reporter è infatti in fase iniziale di lavorazione un sequel per il film che, in un mese dall’uscita, lo scorso anno ha incassato globalmente oltre un miliardo di dollari.La Marvel è in attesa di finalizzare un accordo con Megan McDonnell (di WandaVision) per il copione, mentre non sarebbero coinvolti Anna Boden e Ryan Fleck, che hanno lavorato alla sceneggiatura di Captain Marvel 1. La Marvel inoltre spera di trovare una regista donna e guarda al 2022 come possibile uscita del nuovo film. Per quanto riguarda la trama, secondo indiscrezioni la storia sarà ambientata nell’epoca attuale invece che negli anni ’90 come nella precedente pellicola.

Valeria Golino per esordio regia di Michela CesconOcchi Blu, primo lungometraggio attrice, sul set a Roma

24 gennaio 202013:25

Debutta nella regia l’attrice Michela Cescon. Sono iniziate questa settimana le riprese di Occhi Blu, il suo lungometraggio di esordio prodotto da tempesta e Palomar con Rai Cinema in coproduzione con la società francese Tu vas Voir. Nel cast: Valeria Golino, Jean-Hughes Anglade, Ivano De Matteo, Matteo Olivetti e Ludovica Skofic.
Dopo la straordinaria accoglienza di “Come un soffio” alla 67ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Michela Cescon passa dal corto al lungometraggio di finzione muovendosi tra il Western e il Polar francese.
Occhi Blu, scritto da Michela Cescon con Marco Lodoli e Heidrun Schleef, esplora il genere noir mettendo al centro una inedita figura femminile interpretata da Valeria Golino, che scivola tra le pieghe di una Roma metropolitana, nervosa e violenta.

A 100 anni dalla morte un film racconta ModiglianiMaledetto Modigliani, in sala evento 30 – 31 marzo e 1 aprile

24 gennaio 202014:08

In occasione delle celebrazioni a 100 anni dalla morte di Modigliani, arriva al cinema solo il 30 e 31 marzo e l’1 aprile Maledetto Modigliani, il docufilm che racconta la vita e la produzione di Amedeo Modigliani (1884-1920), un artista d’avanguardia diventato un classico contemporaneo amato e imitato in tutto il mondo.
Livornese dalla vita breve e tormentata, Dedo o Modì, come fu soprannominato, viene qui narrato da un punto di vista originale: quello di Jeanne Hébuterne, l’ultima giovane compagna, che si suicidò due giorni dopo la morte dell’amato, avvenuta all’Hôpital de la Charité di Parigi il 24 gennaio del 1920. All’epoca Jeanne era incinta e lasciava una figlia di un anno. È proprio a partire dalla sua figura e dalla lettura di un passo dai “Canti di Maldoror”, il libro che Modigliani teneva sempre con sé, che si apre il nuovo docufilm della stagione 2020 della Grande Arte al Cinema. Il docufilm trae ispirazione anche dalla mostra “Modigliani – Picasso. The Primitivist Revolution” curata da Marc Restellini che aprirà all’Albertina di Vienna nel settembre del 2020 ed è arricchito dalle immagini di opere esposte sia all’Albertina, sia alla National Gallery of Art di Washington, nei musei e nelle collezioni di Parigi e nella grande mostra “Modigliani e l’avventura di Montparnasse” del Museo della Città di Livorno. Il film è prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital. Diretto da Valeria Parisi e scritto con Arianna Marelli su soggetto di Didi Gnocchi. Tra gli interventi Marc Restellini, Paolo Virzì, Simone Lenzi, Gérard Netter, Antonio Marras, Laura Dinelli, Emilia Philippot, Jacqueline Munck, Klaus Albrecht Schröder.   La Grande Arte al Cinema è un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital.
Nel 2020 la Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con i media partner Radio Capital, Sky Arte, MYmovies.it, Arte.it e in collaborazione con Abbonamento Musei.

Filming Italy – Los Angeles, tutti i premiatiQuinta edizione con Gerini e Maria Sole Tognazzi tra ospiti

24 gennaio 202016:38

– Si è conclusa la quinta edizione di Filming Italy – Los Angeles alla presenza di personalità dell’industria cinematografica italiana e hollywoodiana. La madrina di questa edizione è stata Claudia Gerini, presente insieme ad ospiti, tra cui la regista Maria Sole Tognazzi, la pluripremiata attrice australiana Jacki Weaver, l’attore William Baldwin che ha ricevuto il “Filming Italy Region Lazio Award”, il Vicepresidente di Variety Steven Gaydos che ha ricevuto il “Filming Italy Women Power Impact Award” , Chelsea Winstanley, produttrice di Jojo Rabbit, film super candidato a tutti i premi importanti, Nana Ghana, che ha diretto il documentario prodotto da Rosario Dawson “LA Woman Rising”, Winston Duke (Black Panther), Jessica Marie Garcia (On My Block di Netflix), Jackie Cruz (Orange Is The New Black di Netflix), Lesley Nicol (Downtown Abbey), Alessandro Del Piero premiato con il Filming Italy Sport Award, Romina Arena Filming Italy Music Award. Tra i premiatori, Rosario Dawson e l’attore/modello Jason Lewis.
Creato e organizzato da Tiziana Rocca, Agnus Dei e Valeria Rumori, Istituto Italiano di Cultura Los Angeles, Filming Italy – Los Angeles promuove l’Italia come set cinematografico e ponte tra la cultura italiana e americana. Il Festival, con la direzione artistica di Tiziana Rocca, è presentato sotto gli auspici del Consolato Generale d’Italia a Los Angeles.

Lupo Wall Street fa causa ai produttori del filmJordan Belfort ha ispirato la pellicola con DiCaprio

NEW YORK24 gennaio 202020:13

Il lupo di Wall Street e’ tornato. Ancora una volta e’ protagonista nelle aule di tribunale, ma in questo caso sostiene di essere lui la vittima. Jordan Belfort, il leggendario truffatore che ha ispirato il film di Martin Scorsese ‘The Wolf of Wall Street’, ha fatto causa alla società di produzione della pellicola per 300 milioni di dollari per frode e violazione del contratto. Secondo quanto riportano i media americani, ha accusato la Red Granite Pictures di avergli nascosto che il film è stato finanziato con denaro rubato. Belfort, interpretato sul grande schermo da Leonardo DiCaprio, ha venduto i diritti sulla storia della sua vita alla società di Riza Aziz, che sta affrontando accuse di corruzione in Malesia per una presunta appropriazione indebita di oltre 200 milioni di dollari.Denaro che sarebbe stato sottratto a 1MDB, un fondo statale malese. L’avvocato di Belfort ha spiegato che “Red Granite non ha rivelato al suo cliente che stava usando fondi ottenuti da attività criminali, altrimenti lui non avrebbe mai accettato di stipulare il contratto”. Le indagini sui produttori, ha sottolineato il legale, stanno influendo negativamente sui diritti della sua storia e impedendo la creazione di un sequel del film tratto dal suo secondo libro. Per questo vuole rescindere il contratto che lo lega alla società, a cui ha fatto causa davanti alla Los Angeles Superior Court.Immediata la risposta dell’avvocato di Red Granite, che ha affermato ad Hollywood Reporter: “Questa causa è un tentativo disperato ed estremamente ironico di uscire da un accordo che per la prima volta ha reso Belfort ricco e famoso con mezzi leciti e legali”. Il primo libro di memorie di Belfort, ‘The Wolf of Wall Street’, è stato pubblicato nel 2007 dopo che l’uomo aveva scontato 22 mesi di prigione per frode con la sua società di intermediazione relativa ad attività dei primi anni Novanta (per cui gli fu ordinato di rimborsare oltre 110 milioni di dollari ai suoi clienti). Nel 2009 e’ stato pubblicato un secondo libro, ‘Catching the Wolf of Wall Street’, mentre il film e’ uscito nel 2013, ha ottenuto cinque nomination agli Oscar (ma non ha vinto nessun premio) e rimane la pellicola di maggior successo di Scorsese al botteghino.

Greggio ‘padrino’ di ‘Los Angeles, Italia 2020’Dal 2 febbraio l’appuntamento al teatro cinese di Hollywood

NAPOLI25 gennaio 202019:18

– Sarà Ezio Greggio il ‘padrino’ di Los Angeles, Italia – Film, Fashion and Art Festival (2-8 febbraio), classico appuntamento del cinema italiano al Teatro Cinese di Hollywood alla vigilia della Notte degli Oscar (domenica 9), promosso dall’Istituto Capri nel Mondo.
”Mai in passato a ricoprire questo incarico era stato un attore – ricorda Tony Renis, presidente onorario del Festival -.
Ma Ezio oltre ad un meritatissimo ‘Excellence Award’, per essere uno dei re della commedia, meritava anche questo riconoscimento essendo un habitué di Hollywood con alcuni dei suoi film girati proprio qui con tanti grandissimi della commedia USA come Mel Brooks, Leslie Nielsen, Dom De Louise, Billy Zane, Martin Balsam, Shelley Winter, Rudy De Luca, John Astin. Nonché nei suoi film da regista con camei di John Landis, John Carpenter, Joe Dante”.
Greggio riproporrà alcuni sui film (Killer per caso, Il papà di Giovanna e Box Office 3D) e presenterà recenti commedie di amici e colleghi a cominciare da ‘Odio l’estate’ di Massimo Venier con Aldo, Giovanni e Giacomo (in uscita italiana il 30 gennaio). Con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, il sostegno del Mibact (Dg Cinema e Audiovisivo) e la partecipazione di Intesa Sanpaolo, Rai Cinema, Rai Com, Rainbow, Medusa, Iervolino Erntertainment, Consolato Generale,Ice e Istituto Italiano di Cultura, il festival Los Angeles, Italia 2020 sarà presieduto dai premi Oscar Gabriele Salvatores e Nick Vallelonga e ospiterà Remo Girone (coprotagonista di Lemans66 in corsa per l’Academy Award), Franco Nero, Francesca Archibugi, Elisa Amoruso con Chiara Ferragni. E per la musica Clementino, Valeria Altobelli e Gianluigi Lembo.

Downey Jr da supereroe a super medico DolittleFilm da 175 mln ma incassi Usa deludono. In cast anche Smutniak

26 gennaio 202014:49

– La febbre (e i compensi) da blockbuster continuano a lasciare un segno nella carriera di Robert Downey Jr. Dopo aver interpretato, dal 2008, Iron man, una decina di volte, tra film su di lui, Avengers e altri superhero movies Marvel (potrebbe aggiungersi anche un cameo in Black Widow), l’attore resta nel terreno del fantasy, anche se in chiave di adventure comedy. Lo fa con Dolittle di Stephen Gaghan, in arrivo in sala dal 30 gennaio con Universal. Alla base c’è il personaggio creato dal britannico Hugh Lofting per le lettere che spediva ai suoi figli dal fronte belga durante la I guerra Mondiale, poi diventato dal 1920 protagonista di una serie di libri per ragazzi.
Il super medico veterinario che sa parlare con tutti gli animali era già approdato sul grande schermo nelle interpretazioni di Rex Harrison nel 1967, per due film nel 1998 e il 2001 con Eddie Murphy più tre sequel dal 2006 al 2009 con Kyla Pratt. Questa nuova versione da 175 milioni di dollari che rispetta l’ambientazione viittoriana e ripesca molti dei personaggi dei libri, ha nel cast anche Antonio Banderas, Michael Sheen e Kasia Smutniak (nel ruolo quasi non parlante della moglie scomparsa di Dolittle) .Il film tuttavia è stato accolto male dalla critica e con poco entusiasmo dal pubblico Usa. In 10 giorni di uscita negli Stati Uniti ha incassato intorno ai 43 milioni di dollari e gli analisti parlano di un flop che potrebbe perdere intorno ai 100 milioni di dollari, a meno di un exploit sui mercati internazionali.

Verdone, pronto a ruolo drammatico, aspetto proposta giustaAttore romano ospite al Teatro Politeama di Catanzaro

CATANZARO26 gennaio 202017:48

– “Mai dire mai. Sento che potrei fare benissimo anche il genere drammatico. Però ci vuole un regista, non io, che abbia una bella storia, un bel copione ed un personaggio adatto. Quando arriverà, io sono pronto. Anche perché sono nell’età adatta per farlo. Mi piacerebbe molto, spero che capiti. Così il pubblico potrà vedere un’altra mia sfaccettatura con cui potrei dare molto”. Così Carlo Verdone ha risposto ad una domanda sulla possibilità che possa interpretare in futuro un ruolo drammatico dopo la sua riuscita interpretazione ne “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino. Verdone è stato ospite della rassegna “Musica&Cinema” organizzata dal Teatro Politeama di Catanzaro ed ha a lungo intrattenuto il pubblico ricevendo una grande manifestazione di affetto, alla quale ha risposto inginocchiandosi sul palcoscenico davanti alla platea.
“D’altra parte – ha aggiunto – molti attori drammatici provengono dalla commedia. Spero sinceramente che possa fare anch’io questa esperienza”.

L.A. Italia nel segno di Fellini e dei ‘maestri’Il 2 febbraio apre Casanova, omaggi da Wertmuller a Rosi

NAPOLI26 gennaio 202018:46

– Nel segno di Federico Fellini e degli autori che hanno fatto la ‘grande storia’ del cinema italiano nel mondo, da Wertmuller a Rosi: la 15ma edizione di Los Angeles, Italia – Film, Fashion and Art Festival (2-8 febbraio) aprirà la sezione ‘The Italian Masters’, nell’anno del centenario del regista riminese, il 2 febbraio al Chinese Theatre di Hollywood, con il film ‘Casanova’ interpretato da Donald Sutherland (1976, musiche di Nino Rota, fotografia di Peppino Rotunno, montaggio di Ruggero Mastroianni).
Segmento della kermesse tricolore che come di consueto precede la notte degli Oscar (domenica 9 febbraio), la sezione dedicata ai maestri italiani si chiuderà sabato 8 febbraio con un altro capolavoro di Fellini ‘Ginger e Fred’ (1986) con Giulietta Masina e Marcello Mastroianni, scritto con Tullio Pinelli e Tonino Guerra(coetaneo di Fellini e dunque festeggiatissimo quest’anno) con musiche di Nicola Piovani, fotografia di Tonino Delli Colli ed Ennio Guarnieri, scenongrafie di Dante Ferretti.
Tra gli altri momenti clou di ‘The Italian Masters’, gli omaggi a Lina Wertmuller (premiata lo scorso ottobre con l’Oscar alla carriera) con la proiezione di ‘Travolti da un insolito destino…’ (1974), il tributo a Francesco Rosi con il docu ‘Citizen Rosi’ di sua figlia Carolina e di Didi Gnocchi (presentato a Venezia 2019). Ci sarà anche un omaggio al celebre direttore della fotografia Carlo di Palma (con il documentario Acqua e Zucchero: I colori della vita di Fariborz Kamkari prodotto da Adriana Chiesa Di Palma).
Un ricordo del grande drammaturgo Eduardo de Filippo accompagnerà ‘Il sindaco del Rione Sanità’ portato sul grande schermo da Mario Martone, che sarà presentato dal protagonista Francesco di Leva. La manifestazione è promossa dall’Istituto Capri nel mondo con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, il sostegno del Mibact (Dg Cinema e Audiovisivo) e la partecipazione di Intesa Sanpaolo, Rai Cinema, Rai Com, Rainbow, Medusa, Iervolino Erntertainment e Isaia, Consolato Generale,Ice e Istituto Italiano di Cultura.

Box office Usa, Bad Boys for Life mantiene la vettaTiene al secondo posto 1917, flop per Dolittle

26 gennaio 202019:43

– La coppia di investigatori interpretata da Will Smith e Martin Lawrence continua a fare incassi al box office Usa, mantenendo la vetta anche nella seconda settimana di uscita. Bad Boys for Life, terzo capitolo della serie di Bad Boys, fa suoi altri 34 milioni di dollari nel weekend per un totale 120 milioni nel mercato nordamericano.
Tiene al secondo posto 1917, film sulla Grande Guerra diretto da Sam Mendes, che porta a casa altri 13 milioni, superando quota 100 milioni in 5 settimane.
Solo terzo Dolittle, con Robert Downey Jr nei panni del super medico veterinario che sa parlare con tutti gli animali, che, costato 200 milioni di dollari, non è andato oltre i 44 nel mercato casalingo in due settimane (solo 12 milioni nell’ultimo weekend).
Quarto The Gentlemen di Guy Ritchie con 11 milioni nel primo weekend d’uscita.

Quanto ci riguarda la banalità di EichmannMassini immagina un colloqui tra la SS e Hannah Arendt

26 gennaio 202020:02

– STEFANO MASSINI, ”EICHMANN, DOVE INIZIA LA NOTTE” (FANDANGO, pp. 114 – 12,00 euro).
”Quando fa buio il cielo cambia colore tutto quanto, i tuoi occhi non possono fermarlo.Non potranno mai”, risponde il padre a Hannah Arendt bambina, che gli chiede dove inizia la notte. E’ la metafora con cui si chiude questo terribile dialogo immaginato e scritto da Stefano Massini con tutta la sua abilità teatrale, tra la filosofa e storica tedesca ebrea e Adolf Heichmann, il gerarca delle SS che pianificò e organizzò materialmente la deportazione e lo sterminio di milioni di ebrei, al processo del quale assistette, dopo che questi fu rapito in Argentina, dove viveva sotto mentite spoglie, e portato in Israele.
Come al processo anche in questo dialogo Heicmann racconta con distacco i momenti salienti della persecuzione, della ”evacuazione” degli ebrei e della ”soluzione finale”, storie terribili, come la scelta tra l’uso ”meno spietato” del gas e le truci, truculente fucilazioni di massa.
Allora la Arendt scrisse il suo saggio su quell’esperienza intitolandolo ”La banalità del male”, perché vide in Heicmann il burocrate puro che fa meglio che può per guadagnarsi meriti e essere lodato e promosso, non un perverso sadico, ma un ottimo capo organizzatore che aveva un certo distacco da quel che faceva, forse non rendendosi mai conto fino in fondo del male assoluto che aveva permesso si realizzasse.
In questo colloquio, che vive della perizia, il ritmo, la forza della scrittura di Massini, che ai documenti del processo e agli scritti della Arendt si ispira, il gerarca risponde alla filosofa, le racconta la propria storia, in cui lei cerca di capire quale è il momento in cui inizia la notte, in cui nasce e prende corpo il male. Lui racconta quanto anzi fece, specie sino a un certo punto, per evitare il peggio, per evitare le uccisioni di massa, per mandare molti nelle fabbriche invece che nei campi, dove comunque ne morivano due su tre sfruttati, e così via, e come lui non avesse direttamente mai ucciso qualcuno (anzi aveva orrore per la morte, anche degli animali) e come lavorasse in una gigantesca macchina ineluttabilmente ormai messa in moto, dove, se si fosse fermato, qualcun’altro avrebbe subito preso il suo posto. Riferisce, per esempio, della volta che dirottò un treno diretto a Auschwitz su Lodz, dove esisteva un ghetto e non c’era sterminio, e fu aspramente rimproverato e costretto a scusarsi con Himmler, dopo di che non prese più iniziative e si limitò sempre solo a eseguire gli ordini: ”L’unico onore è non tradire mai” e ” fare quello che va fatto”.
Così l’SS accusa la Arendt di avere visto tutto e giudicato da lontano, camminando per i prati di un college di Boston, mentre essere là, nei campi era tutto diverso: ”Lei non può pensare che vivere e morire siano la stessa cosa per chi cammina sull’orlo di un baratro…. mentre tutti muoiono si è disposti a far tutto pur di vivere”. Le parla dell’indifferenza di Dio o della Natura, come la si voglia chiamare, della natura dell’uomo, delle circostanze.
”Siccome non mi avete chiuso in un treno e non ho rischiato di morire col gas – replica lei – allora non ho neanche diritto di capire? Io lo devo a quella gente…. devo capire per loro, perché almeno abbia un senso”. E’ non c’è un vero senso in tutto quello che ha riguardato, giorno dopo giorno, l’olocausto, tranne il fatto che a compierlo erano uomini normali che svolgevano il proprio lavoro e eseguivano degli ordini superiori, uomini come ognuno di noi. Ed è solo questo, alla fine di un tale intenso dialogo, il senso su cui ognuno deve riflettere, per evitare che il male possa prendere forma per colpa delle circostanze e della miseria umana.

Sanremo: Ricchi e Poveri ospiti in quartetto originarioReunion Brambati, Gatti, Occhiena e Sotgiu al Festival

25 gennaio 202021:34

I Ricchi e Poveri saranno ospiti a Sanremo, eccezionalmente nella loro formazione originaria in quartetto, in occasione dei 50 anni del brano ‘La prima cosa bella’ e della prima partecipazione al Festival del 1970. La reunion nasce dall’idea del manager Danilo Mancuso che ha riunito Angela Brambati, Franco Gatti, Marina Occhiena e Angelo Sotgiu per realizzare un progetto speciale. A darne notizia è l’ufficio stampa del gruppo.I Ricchi e Poveri, nella loro formazione originaria, saranno ospiti a Sanremo con ogni probabilità il 5 febbraio, nella seconda serata. In trio, Angela, Angelo e Franco avrebbero dovuto ricevere un Premio alla Carriera al Festival nel 2013, ma la loro partecipazione saltò a causa del ritrovamento del figlio di Franco Gatti senza vita. Da allora l’addio dello stesso Gatti al gruppo, divenuto quindi un duo. Era stato Franco Califano a prendere il quartetto sotto la sua ala e a battezzarlo, in origine, ‘Ricchi e poveri’. “Siamo qui tutti e quattro insieme – dicono oggi – per onorare l’affetto che il pubblico ci ha sempre dimostrato. Celebrare i 50 anni dal nostro primo grande successo, ‘La prima cosa bella’, è come ritrovarsi in famiglia dopo un lungo viaggio e rinsaldare un legame essenziale”. Il progetto ReuniON vedrà i Ricchi e Poveri al completo nuovamente protagonisti della scena musicale. “La grande carriera di questa band che ha saputo rinnovarsi nel tempo imponendosi in Italia e all’estero mi ha spinto – spiega il manager Danilo Mancuso – a realizzare questo progetto per renderle merito e far conoscere meglio alle nuove generazioni, peraltro già legate a loro, un universo musicale unico che ha sempre creato condivisione proprio per quella leggerezza festosa e vocazione al sentimento che è la cifra stilistica del gruppo”. I particolari del progetto saranno resi noti nel corso della conferenza stampa in calendario, presso la Sala Stampa del Teatro Ariston di Sanremo, il 5 febbraio alle 16.30.

Spopola sul web la Dolly Parton ChallengeLa regina del country si fa in quattro, la rete accetta la sfida

NEW YORK25 gennaio 202019:50

Dolly Parton si fa in quattro e spopola sul web. La 74enne, regina del country e da novembre protagonista di una popolare serie su Netflix ispirata ai suoi brani musicali piu’ famosi, ha ispirato l’hashtag #DollyPartonChallenge postando su Twitter un fotocollage di quattro diverse versioni di se’ ispirate ai social piu’ di punta.
Star di Hollywood, influencer, serie tv, persino musei – il Musee d’Orsay, Sotheby’s, il Benaki di Atene e il Museum of Fine Arts sono solo alcuni – e ovviamente tanti millennials padroni di pets sono partiti all’imitazione.    Professoressa abbottonata fino al collo per LinkdIn; in maglione natalizio con le renne per Facebook; con la chitarra in uno scatto in bianco e nero in omaggio agli estetismi di Instagram, mentre per la popolare dating app di Tinder la scelta e’ caduta sul costume da coniglietta di quando nel 1978 poso’ per Playboy: queste le quattro Dolly Parton, “una donna che può far di tutto”, come ha scritto la cantante in una frase accompagnata dall’emoji della strizzatina d’occhio come a dire: “Sapete, anche se non sono su Tinder, sono abbastanza hip per capire cos’e'”.
Nottetempo l’hashtag #DollyParton Challenge e’ diventato virale. Come gli scatti condivisi da Dolly, le foto su LinkdIn tendono ad essere professionali, quelle su Facebook amichevoli e familiari. Instagram aspira allo scatto d’arte, Tinder a suggerire la potenzialità di un flirt o qualcosa di provocante.
Chi ha accettato la sfida si e’ adeguato interpretandola con ironia il piu’ delle volte, talora con narcisismo.
A spingere l’asta sul web e’ stata Miley Cyrus, la figlioccia di Dolly: “Sta facendo tendenza in tutto il mondo parlando di piattaforme che neppure usa”, ha commentato la cantante, rendendo omaggio alla “queen of meme” e a sua volta partecipando con la sua versione alla ormai a quel punto irresistibile sfida su Instagram.
Celebrità come Jennifer Garner, Oprah Winfrey, Donatella Versace e tanti altri ne hanno seguito l’esempio. Ellen DeGeneres e’ salita a bordo (con la moglie Portia De Rossi, i cani di famiglia e un gruppetto di amici celebri) e cosi’ Naomi Campbell che ha sostituito Facebook con YouTube.
Donne soprattutto, ma anche tanti uomini – dall’astronauta della Nasa Scott Kelly agli attori Mark Ruffolo e Will Smith – piu’ migliaia di utenti della rete non famosi sono andati dietro all’esuberante, platinata e ritoccata star di “Jonelle” interpretando la sfida come una scusa per postare quattro lusinghiere foto di se’ in una sola volta. Una sezione a parte per i pets adorati dai millennial: una occasione per raccontare con ironia lo spirito dei loro amici a quattro zampe.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Hit parade, Cip! si conferma in vetta
Primo anche tra i vinili, Eminem debutta al quarto posto

24 gennaio 202018:55

Brunori Sas con Cip! si conferma per la seconda settimana consecutiva in vetta alla classifica dei dischi più venduti della settimana, secondo le rilevazioni Fimi/Gfk, e bissa anche il primo posto tra i vinili. Stabili sul podio anche 23 6451 di Tha Supreme e Persona di Marracash al terzo. Entra direttamente al quarto posto Eminem, con l’album uscito a sorpresa Music To Be Murdered By, titolo ispirato al maestro dell’orrore Alfred Hitchcock. Quinto gradino, senza variazioni rispetto a una settimana fa, per il gruppo trap FSK Satellite, con FSK TRapshit revenge, seguito da Rocco Hunt con Libertà.
Scivola di due posizioni Ultimo con Colpa delle favole, da 42 settimane in classifica, settimo davanti ad Accetto Miracoli di Tiziano Ferro, pronto a cimentarsi come ospite fisso del festival di Sanremo. Chiudono la top ten Salmo, con la versione live di Playlist, e Mina e Ivano Fossati con l’album che porta il loro nome. Primo tra i singoli Boogieman di Ghali in duetto con Salmo.   Ecco la top ten Fimi/Gfk degli album più venduti della settimana dal 17 al 23 gennaio 2020:1) CIP!, BRUNORI SAS (ISLAND-UNIVERSAL MUSIC)2) 23 6451, THA SUPREME (EPIC-SONY)3) PERSONA, MARRACASH (ISLAND-UNIVERSAL MUSIC)4) MUSIC TO BE MURDERED BY, EMINEM (VIRGIN-UNIVERSAL MUSIC)5) FSK TRAPSHIT REVENGE, FSK SATELLITE (THAURUS-UNIVERSAL MUSIC)6) LIBERTÀ, ROCCO HUNT (RCA RECORDS LABEL-SONY) 7) COLPA DELLE FAVOLE, ULTIMO (HONIRO-BELIEVE)8) ACCETTO MIRACOLI, TIZIANO FERRO (VIRGIN-UNIVERSAL MUSIC)9) PLAYLIST LIVE, SALMO (EPIC-SONY)10) MINA FOSSATIMINA & IVANO FOSSATI (PDU/IL VOLATORE-SONY)   Ecco la classifica dei primi cinque singoli più scaricati:1) BOOGIEMAN, GHALI FEAT. SALMO (STO RECORDS/ATLANTIC-WMI)2) BLUN7 A SWISHLAND, THA SUPREME (EPIC-SME)3) DANCE MONKEY, TONES AND I (ELEKTRA (NEK)-WMI)4) STU CORE T’APPARTEN, ROCCO HUNT (RCA RECORDS LABEL-SME)5) TI VOLEVO DEDICARE, ROCCO HUNT FEAT. J-AX & BOOMDABASH (RCA RECORDS LABEL-SME)   Infine la classifica dei vinili:1) CIP!, BRUNORI SAS (ISLAND-UNIVERSAL MUSIC)2) FONDAMENTA, COMA_COSE (BELIEVE-BELIEVE)3) THE WALL, PINK FLOYD (PARLOPHONE-WMI)4) WISH YOU WERE HERE, PINK FLOYD (PARLOPHONE-WMI)5) NEVERMIND, NIRVANA (GEFFEN RECORDS/USM-UNIVERSAL MUSIC).

Taylor Swift, ho sofferto di disturbi alimentariRivelazione cantante in un documentario di cui è protagonista

NEW YORK24 gennaio 202017:33

“Mi riducevo alla fame quando vedevo foto di me che non mi piacevano”. Lo ha rivelato Taylor Swift nel documentario Taylor Swift: Miss Americana diretto da Lana Wilson e di cui è protagonista. Il film è stato presentato in anteprima al festival cinematografico Sundance. La cantante parla dei suoi disturbi e del suo rapporto con il cibo definito dannoso e per il quale punta anche il dito contro le continue intromissioni nella sua vita da parte dei paparazzi, colpevoli dell’immagine di lei che davano in pubblico.
“E’ accaduto solo poche volte – racconta – ma non è una cosa di cui vado fiera. Una foto di me in cui mi sembrava di avere la pancia troppo grande o… qualcuno che mi diceva che sembravo incinta… e si innescava in me il desiderio di fare la fame… smettere di mangiare”.
In un’intervista a Variety ha aggiunto anche che con il suo rapporto con il cibo funzionava la stessa psicologia che applicava a tutto nella sua vita. “Se mi si dava una pacca sulla spalla – ha spiegato – la percepivo come una cosa buona, se mi si castigava la percepivo come una cosa cattiva”. Quando quindi vedeva foto di se’ non particolarmente piacevoli a sua detta si innescava il meccanismo di fare la fame.

Sicilia sottosopra, Ayala la prima volta a RomaAl Teatro dei Dioscuri dal 29/1 al 1/3 a cura di Enrico Menduni

24 gennaio 202013:42

La scoperta di un fotografo segreto.  Uno scrigno di immagini tenuto chiuso per 70 anni. Oggi aperto per restituire una storia antica, e uno sguardo sorprendente. La Mostra racconta la storia di un ragazzo, Gianfranco Ayala, che tra il 1948 e il ’52, tra i 15 e i 19 anni, a Caltanissetta, scatta decine, centinaia di fotografie, come una passione, come una liberazione. E’ un talento naturale, sono foto di pura bellezza, sulla città e la campagna, gli adulti e i bambini, sulla fatica, la povertà, il sorriso della vita. Senza formazione specifica, allievo solo di uno stampatore e di ciò che vede, Ayala incrocia senza saperlo le traiettorie del realismo cinematografico, di Cartier-Bresson, degli street photographers americani. Il ragazzo è amico del ‘professor’ Sciascia; è erede di gestori di solfatare, come Pirandello. La sua storia può essere quella di un racconto di Bufalino, di una vocazione postdatata.
E la mostra racconta la storia di Gianfranco Ayala, neurologo e docente di livello internazionale.Oggi ha 87 anni e la mostra Sicilia sottosopra porta per la prima volta a Roma questa promessa della fotografia. Sicilia sottosopra, promossa e organizzata da Istituto Luce-Cinecittà presso il Teatro dei Dioscuri al Quirinale, dal 29 gennaio al 1 marzo 2020, per la cura di Enrico Menduni, racconta in 75 immagini, e nel corto-gioiello del 1952 ‘Solfara.

Just Charlie, il coraggio adolescente di essere se stessiIl giovane talento Harry Gilby protagonista storia vera gender

24 gennaio 202010:02

Arriva in sala, dopo premi in molti festival, ‘Just Charlie diventa chi sei’, l’opera prima di Rebekah Fortune che racconta di Charlie, un adolescente della provincia inglese con un grande talento per il calcio. Una delle squadre più importanti, il Manchester City, gli offre un ingaggio da sogno, ma lui ha un segreto: è felice solo quando, di nascosto, può vestirsi da ragazza.
Intrappolata nel corpo di un fanciullo, Charlie è combattuta tra il desiderio di compiacere le ambizioni che il padre ripone in lei e il bisogno di affermare la propria identità. La scelta che la attende rischia di mandare in pezzi la sua famiglia e mettere a repentaglio i suoi affetti più cari. Ma il suo bruciante desiderio di abbracciare pienamente la propria vera identità, le fa trovare in sé la forza per farsi accettare e amare dalla comunità in cui vive.
Il film è ambientato a Tamworth, una piccola città di commercianti nelle Midlands, dove tutti si conoscono e dove il calcio domina qualsiasi argomento di conversazione. «Tutti i personaggi del film – dice la regista – sono ispirati a persone reali, con le loro difficoltà nell’aprirsi al di là della loro ‘zona di comfort’. Avendo io stessa sperimentato il rifiuto e la difficoltà nell’accettazione di individui che differiscono dalla norma, mi è sembrato il contesto perfetto in cui ambientare questa storia». Rebekah Fortune racconta una storia semplice, la storia di una famiglia e di una comunità. Una storia che è insieme appassionante, divertente, amara, commovente, e nel complesso molto gioiosa.
Charlie è interpretato dallo straordinario, giovanissimo Harry Gilby (l’acclamato interprete della versione teatrale di Billy Elliot) che per questo ruolo ha ottenuto la nomination BIFA come Miglior Esordiente. Il film è distribuito in Italia dal 23 gennaio da Valmyn e Wanted.

Laura Imai Messina e il telefono del ventoScrittrice, andiamo “dove si fa del pensiero parola”

25 gennaio 202021:07

LAURA IMAI MESSINA, QUEL CHE AFFIDIAMO AL VENTO (PIEMME, PP 248, EURO 17,50). Un telefono nero, di bachelite, di quelli di una volta, che i ragazzi di oggi non hanno mai usato, trasporta le voci del vento. E’ scollegato e ospitato all’interno di una cabina telefonica in un immenso giardino privato, chiamato Bell Gardia, nel nord est del Giappone. Da tutto il paese, ma anche dal resto del mondo, arrivano ogni anno migliaia di persone che alzano la pesante cornetta per parlare con chi non c’è più.
Parte da qui, da questo luogo dove regna la potenza dell’immaginazione, il viaggio compiuto da Laura Imai Messina nel suo nuovo romanzo ‘Quel che affidiamo al vento’, pubblicato come i precedenti da Piemme, che in due settimane è arrivato alla seconda ristampa, è il primo si Amazon, va a ruba nelle librerie ed è stato venduto in oltre 20 paesi. E’ un romanzo sorprendente dove lo tsunami dell’11 marzo 2011 in Giappone, il dolore, i lutti e l’immensa sofferenza della perdita, anche dei figli, vengono raccontati in una storia di rinascita e di amore, ambientato in uno dei “luoghi di resilienza più potenti del mondo”. “Le persone devono perdersi per trovarsi. Devono vagare, cioè entrare in uno stato meditativo che è quello che le aiuta a parlare dalla cornetta del telefono. Il punto è fare del pensiero parola. La cabina del telefono serve a questo. A smorzare i toni drammatici. Un lutto è capace di uccidere, invece fare parola ti aiuta ad ascoltarti. Nella cabina, oltre al telefono, c’è un quaderno dove chi vuole può anche scrivere” racconta Laura Imai Messina, romana d’origine, che vive in Giappone da 15 anni, dove insegna italiano in tre università, è sposata con un giapponese e ha due figli piccoli.
In questi giorni è in Italia per l’uscita del libro che verrà tradotto in Giappone. “Non mi aspetto mai niente, ma già prima della Fiera di Francoforte 2019 sono arrivate tante offerte di traduzioni. Quella arrivata dal Giappone è stata una vera sorpresa e consacrazione, una grande gioia. Mi ha fatto commuovere. Tendenzialmente i giapponesi non traducono gli autori stranieri che parlano di Giappone. In generale fanno pochissime traduzioni e i pochi che scelgono sono famosissimi” spiega la scrittrice. E ci tiene a sottolineare che Bell Gardia, sul fianco scosceso di Kujira-yama, la Montagna della Balena, non “è un luogo turistico. Non ci sono indicazioni, cartine. Lo gestiscono Sasaki Itaru e la moglie, due ultrasettantenni. Il guardiano del romanzo è ispirato a lui che ha concepito questo luogo e lo ha condiviso con chi ne sente il bisogno.In effetti, “ci sono luoghi della terra che è importante continuino a esistere, al di là di noi e del nostro farne esperienza” sottolinea la Imai Messina e uno di questi è il Telefono del Vento dove la stessa autrice ha avuto remore ad andare: “la verità era che temevo di rubare qualcosa, di sottrarre tempo e disponibilità a qualcuno che ne aveva più bisogno di me”.Nel romanzo Yui, una donna di 30 anni, che nel marzo 2011 ha visto inghiottite dallo tsunami sua figlia e sua madre, va a visitare Bell Gardia dove incontra Takeshi, un medico che vive a Tokyo ed è padre di una bimba di 4 anni, muta dal giorno in cui è morta la madre. Quando un urgano rischia di abbattere quel Giardino, Yui fa di tutto per salvarlo, a costo della sua vita. “Andare lì è anche riconoscere che una persona non c’è più.
Rendersi conto di come ci si sente. Ammettere la mancanza. C’è chi non riesce a piangere. C’è chi scrive sul quaderno: ‘non ho sentito nulla’. E’ come una cartina di tornasole. E’ un luogo di grande bellezza, ‘consolante e rigenerante” sottolinea la Imai Messina. Bell Gardia è stato creato nel 2010, un anno prima dello tsunami, “in modo quasi poetico. Ed è proprio dalla poesia che vengono fuori cose magnifiche. La poesia è un distacco dal reale che te lo fa vedere in modo puro. Sasaki Itaru protegge quel luogo e io ho voluto scrivere una storia di rinascita, non raccontare il dolore per il dolore, sarebbe stato uno spreco. Ho voluto innestare un nuovo germoglio su un terreno bruciato” dice la scrittrice alla quale sono arrivate proposte per farne un film. “Se si realizzerà sarebbe bello che avesse lo stesso effetto che ha il libro sui lettori. Tutti mi dicono che è un romanzo che fa bene” dice la scrittrice che vorrebbe venisse privilegiata la “zona luminosa. In fondo un romanzo lo fa la parola, non tutta la storia” sottolinea la Imai Messina che in Giappone non vive sotto la pressione del mondo editoriale e riconosce e difende questa sua zona preziosa di libertà.

Il borgo che verrà, dal vino alle residenze per autoriSerrone si rilancia coniugando tradizione e contemporaneità

23 gennaio 202017:19

Rilanciare un borgo antichissimo partendo dalle sue tradizioni per arrivare a diventare una residenza per autori. È questo l’obiettivo a Serrone, in provincia di Frosinone, di ‘IN VINO FABULA Residenza delle Narrazioni’, un progetto frutto della sinergia tra territorio, cultura ed impresa. L’idea di Luca Calselli, curatore, e Rino Bianchi, direttore artistico, in collaborazione con le Istituzioni, la Rete e la cittadinanza, è quella di dar vita ad un progetto nuovo, capace di coniugare la scrittura con le altre discipline narrative e di ribadire il concetto che senza cultura un territorio è più debole. La cultura intesa come cardine dello sviluppo e volano per una nuova e dinamica coesione sociale. Il programma prevede l’ospitalità per ogni autore coinvolto, che scriverà a suo modo del territorio, del paesaggio, del vino, del lavoro.

“Alla base del progetto c’è l’idea, forte – spiega Bianchi – della contaminazione tra linguaggi narrativi, per riaffermare il principio che la cultura muove l’economia”. L’obiettivo è dare vita ad una frequentazione della città e del territorio, da parte di artisti, letterati, donne e uomini di cultura, che sappiano coglierne le specificità, le peculiarità, il vernacolo, le eccellenze dei prodotti dell’agroalimentare, la bellezza identitaria e, raccontarle al mondo. Ospitare artisti e cultori delle lettere e dei diversi linguaggi della comunicazione, significherà anche, dare modo di crescere ai cittadini, arricchire la biblioteca di nuovi autori, sapersi riconoscere in una comunità capace di guardare lontano e di volare alto.

Sinora, il progetto ha portato alla pubblicazione del libro  ‘In Vino in fabula’, ovvero una raccolta di narrazioni a più voci che vede protagonista il vino, nello specifico il Cesanese del Piglio, unica DOCG a bacca rossa del Lazio. Gli autori (Francesca Bellino, Rino Bianchi, Angelo Ferracuti, Emanuele Lelli, Eleonora Mazzoni e Marco Petrella) invitati sono stati ospitati per un periodo nel territorio per narrare il genius loci con racconti, graphic-novel e fotografia. Dalle narrazioni emergono con forza le suggestioni arrivate dal territorio, dalla gente, dal lavoro, quella stessa sensazione che deve aver vissuta Mario Soldati quando ha attraversato questi luoghi.

Il duca Farnese morì avvelenato? Esumati i resti dopo oltre 400 anniCold case rinascimentale, autopsia per risolvere il giallo sulla morte

22 gennaio 202017:46

Morì nel 1592, ufficialmente per una polmonite, ma quel decesso improvviso non convinse mai fino in fondo. Così oggi, ad oltre 400 anni di distanza, gli anatomo-patologi della medicina legale dell’Ospedale Maggiore di Parma insieme ai Carabineri del Ris della città emiliana cercheranno l’ultima verità sulla morte di Alessandro Farnese, terzo duca di Parma e Piacenza, forse il personaggio più importante della storia di Parma.Il giallo che ora si tenterà di risolvere è se, a soli 47 anni, il duca morì di morte naturale o fu avvelenato in un intrigo internazionale. Sì perché Alessandro Farnese, nonostante fosse a capo di un piccolo Stato, era un uomo di successo grazie alle sue grandi vittorie militari, al suo acume politico ma soprattutto l’uomo chiave di Filippo II di Spagna, il fondatore del Belgio moderno. Tanto onore per Farnese ma ovviamente tanti nemici e questo, da sempre, ha fatto pensare all’ipotesi dell’omicidio.Ad oltre quattro secoli dalla sua morte Anna Zaniboni Mattioli, grande appassionata di storia, e lo studioso Giuseppe Bertini, curatore del volume ‘La storia di Parma’ sui Farnese hanno così pensato di tornare ad investigare sulla morte del Duca Alessandro. Un progetto sostenuto anche dall’Ordine Costantiniano che ha permesso la riesumazione del corpo che riposa nella cripta della Steccata, la chiesa dove sono conservati i resti dei regnanti di Parma. Da ieri i resti di Alessandro Farnese e della moglie Maria di Portogallo sono stati trasferiti all’Istituto di medicina legale dell’Ospedale Maggiore dove sono iniziati gli esami autoptici a cui collaboreranno i Ris di Parma.”Alessandro Farnese era l’uomo chiave di Filippo II di Spagna – ha spiegato alla Gazzetta di Parma Anna Zaniboni Mattioli – I suoi successi suscitarono così forti invidie e il duca era diventato l’uomo più scomodo d’Europa. Al momento della morte si ipotizza che fosse malato di polmonite, ma c’è il sospetto che possa essere avvelenato per le invidie che aveva suscitato”. L’idea di esumare la salma di Alessandro Farnese arriva dopo analoghi interventi a grandi personaggi della storia, come ad esempio la famiglia Medici o Cangrande della Scala. E in quest’ultimo caso le analisi sulla salma hanno permesso proprio di attestare che morì avvelenato. Un altro giallo, questa volta di fine Rinascimento, rischia insomma di trovare una soluzione, nel 2020, 428 anni dopo il possibile delitto. E così sull’operazione Farnese sono già pronti un libro, un convegno e una mostra speciale. Manca solo da scrivere il capitolo finale.

Pfas alterano la coagulazione del sangueRicerca italiana scopre legame con le malattie cardiovascolari

24 gennaio 202011:50

– Individuato il legame tra inquinamento da Pfas, le sostanze chimiche che possono essere presenti in vernici, farmaci e presidi medici, e malattie cardiovascolari. Una ricerca italiana ha scoperto che questi inquinanti possono attivare le piastrine, rendendole più suscettibili alla coagulazione e predisponendo a un aumento del rischio cardiovascolare. La ricerca è dell’università di Padova sotto la guida di Carlo Foresta, ordinario di endocrinologia, con i gruppi di Luca De Toni e Andrea Di Nisio. La ricerca, pubblicata sull’International Journal of Molecular Sciences, nasce dalle osservazioni riportate sia in studi internazionali che dal Servizio Epidemiologico Regionale del Veneto che indicano un aumento del rischio cardiovascolare associato all’inquinamento da Pfas, i composti perfluorurati che vengono utilizzati per rendere resistenti ai grassi e all’acqua molti prodotti, dai tessuti ai rivestimenti per contenitori di alimenti.

Musica: J Ax, una ‘Beretta’ contro violenza su donneIn nuovo album ‘Reale’ lei uccide lui dopo vita di abusi

22 gennaio 202016:37

– “Così Salvini smette di dire che sono del Pd”, scherza J Ax parlando di ‘Beretta’, uno dei brani del suo nuovo album ‘Reale’, in cui racconta una storia di violenza domestica che finisce con lei che uccide lui. “Non sono per dogma contro la legittima difesa, la mia visione shifta a seconda di quello che succede” dice l’ex Articolo 31, spiegando che “la storia è presa dai fatti di cronaca e io giustifico il gesto della persona in questione”.
“I giornali danno contro chi si fa giustizia da solo, io – sottolinea – sono in una zona grigia, sono libertario e sono per leggi più morbide sulla legittima difesa”. A chi gli chiede se Salvini, con cui il rapper ha spesso interloquito via social, commenterà questa sua presa di posizione, J Ax risponde che “non risponderà, perché non sottolinea la sua narrativa, lui deve dipingermi come il comunista con il rolex che vive in un attico, mi aspetto piuttosto – dice – delle accuse da parti sinistroidi”.

Al cinema a febbraio il film su Sordi con Edoardo Pesce’Permette? Alberto Sordi’ in sala 24-25-26 febbraio e poi Rai1

22 gennaio 202015:02

– A cento anni dalla nascita il cinema omaggia Alberto Sordi con un evento. Solo il 24, 25 e 26 febbraio arriva sul grande schermo ‘Permette? Alberto Sordi’, un film imperdibile che racconta le origini di una leggenda del cinema italiano, prossimamente in onda su Rai1.

La pirateria sottrae al mondo del libro 528 mln l’annoRicerca Ipsos per Associazione Italiana Editori-AIE

22 gennaio 202012:00

– La pirateria sottrae al mondo del libro 528 milioni all’anno, pari al 23% del valore del mercato (esclusi scolastica ed export), con ricadute per il sistema Paese di 1,3 miliardi di euro e 216 milioni di mancati introiti del fisco. Un italiano su tre, sopra i 15 anni (36%), ha compiuto almeno un atto di pirateria e il 66% ritiene poco o per nulla probabile l’ipotesi che gli atti illegali vengano scoperti e puniti. Emerge dalla ricerca commissionata dall’Associazione Italiana Editori -AIE a Ipsos che per la prima volta traccia le dimensioni del fenomeno.
E’ stimato in 324 milioni il danno economico annuo provocato all’editoria di varia, per 29 milioni di copie in meno vendute; in 105 milioni quello all’editoria universitaria (4 milioni di copie) e in 99 milioni il danno all’editoria professionale e banche dati (2,9 milioni di copie). I posti di lavoro persi nel mondo del libro sono 3.600, considerando anche l’indotto 8.800.

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Sanremo: Zarrillo, cambio pelle e canto il malessere
Cantautore in gara per la 13/a volta con Nell’estasi o nel fango

19 gennaio 2020 14:15

Sanremo val bene un po’ di stress, un po’ di pressione psicologica e anche tutto il chiacchiericcio che ci si fa su. Oneri e onori del mestiere più bello al mondo, quello del cantautore, almeno stando alle parole di Michele Zarrillo, pronto a partecipare ancora una volta, la tredicesima (la prima fu nel 1981, l’ultima nel 2017), al festival più chiacchierato d’Italia con il brano Nell’estasi o nel Fango, scritto con Valentina Parisse.
“Sanremo è Sanremo. A me ha dato tutto e continua a farlo. Mi ha permesso di vivere una vita serena e non posso che essergliene grato. E poi è la conferma che sono ancora in piena attività”, racconta il cantautore romano, che però non evita di rivolgere uno sguardo critico alla manifestazione. “Negli ultimi 30 anni le cose sono cambiate profondamente. Sono aumentati i salotti mattutini, pomeridiani, notturni, nei quali chiunque può dire la sua e salire in cattedra senza avere neppure le competenze. Non si possono giudicare le emozioni. E poi magari la canzone più criticata finisce per essere quella più canticchiata”, tuona con una certa vis polemica. Qualche ferita ancora aperta? “No, affatto. Nuove Proposte a parte, non ho mai vinto ma delle dodici canzoni che ho portato a Sanremo, posso dire serenamente che almeno dieci continuano a vivere da sole. E questo è un dato di fatto – rivendica con orgoglio -: Una rosa Blu, La notte dei pensieri o L’elefante e la farfalla sono diventate dei classici. Nessuna rivalsa a posteriori, quello che io faccio è scrivere canzoni canzoni e non si può dire che non abbiano avuto successo. Non sono uno di quegli artisti che dopo essere stato incensato sparisce dopo una settimana”. Tutto viene consumato velocemente – è la sua riflessione – “si cerca solo il godimento immediato, sterile e fine a se stesso, nel nome della passione usa e getta. Il problema è sia sociale che politico. E questo si riflette anche nell’arte che diventa meno profonda. Nell’ultimo decennio quante canzoni sono rimaste? Forse tre o quattro perché anche la musica è lo specchio di quello che succede intorno a noi”. Questo malessere, di un uomo alla ricerca della serenità che vede sempre più sfumare, l’ha portato anche ne brano in gara a Sanremo. “Una canzone molto diversa rispetto al mio passato. Segna un cambio nelle sonorità, con un ritmo molto dinamico, e nel testo.
Stavolta niente amore”.
Non c’è un album in arrivo, rivela Zarrillo, “perché questa partecipazione al Festival non era prevista, è arrivata un po’ per caso grazie alla forza del progetto. Se fossi stato al post di Amadeus anche io non l’avrei lasciata fuori”. Ci sono però almeno un paio di altri singoli già nel cassetto, pronti a vedere la luce. “Usciranno a scaglioni, poi li riunirò in un disco che potrebbe uscire il prossimo autunno”.
Con Amadeus, conduttore e direttore artistico del festival, si conoscono da un po’ e nel 2018 Zarrillo è stato chiamato da lui come giudice e coach di Ora o mi più, su Rai1. “Mi ha sempre dimostrato stima sincera e affetto, ma sono certo che mi ha scelto per la canzone e non per il nostro rapporto. Il cast? Molto eterogeneo, ce n’è per tutti i gusti”

S. Cecilia: Kavakos e Pace e le sonate di BeethovenPrimo appuntamento con le composizioni per pianoforte e violino

19 gennaio 202016:26

– Il violinista Leonidas Kavakos e il pianista Enrico Pace saranno protagonisti, mercoledì 22 gennaio (alle 20:30, Auditorium Parco della Musica) del primo dei tre appuntamenti che Santa Cecilia dedica all’ esecuzione integrale delle sonate composte per i due strumenti da Ludwig van Beethoven. Il concerto è inserito nel programma che l’ Accademia Nazionale propone nel corso del 2020 per celebrare il 250/mo anniversario della nascita del genio di Bonn. Kavakos, Pace proporranno quattro sonate. Il secondo concerto è in programma il 25 marzo, il terzo nella prossima stagione. Con il ciclo di Sonate, Beethoven cambiò i rapporti che fino a quel momento intercorrevano tra i due strumenti, nel senso che a entrambi viene dato lo stesso valore e peso. Nato ad Atene 52 anni fa e cresciuto in una famiglia di musicisti, Leonidas Kavakos è considerato uno dei massimi violinisti contemporanei. Suona uno Stradivari ‘Abergavenny’ del 1724. Enrico Pace, riminese di 53 anni, si è esibito nelle principali sale da concerto europee da solo e con orchestre e direttori prestigiosi. I due musicisti sono legati da una lunga collaborazione e hanno già inciso per Decca ne 2012 l’ integrale delle Sonate per pianoforte e violino di Beethoven accolta da un grande successo internazionale.

Letizia Battaglia racconta la ricca umanità dei pazziAttratta da follia, per 3 anni nel manicomio di Palermo

20 gennaio 202012:32

“I folli, una umanità ricca ed emozionante…”. Parola di Letizia Battaglia, la grande fotografa che alla fine degli Settanta documentò i malati di mente del manicomio di Palermo aprendo uno squarcio su un mondo nascosto che solo la legge del 1978 ispirata da Franco Basaglia riuscì a liberare da un isolamento e una negazione secolari. L’ artista, capelli rosa e 84 anni portati con energia e lucidità straordinarie, ha raccontato quella stagione irripetibile di lotte e tensioni politiche, passioni e impegno sociale al pubblico che ha gremito Palazzo Merulana per un incontro dedicato appunto ai manicomi a 40 anni dalla morte dello psichiatra veneziano.
“Entrai in manicomio perché ero attratta dalla follia – dice – sapevo che la legge Basaglia era stata approvata uno o due anni prima ma i manicomi erano ancora aperti. L’ intento non era la foto, ero attratta dalla vita e da quel mondo molto chiuso.
All’ inizio non volevano farsi fotografare, avevano vergogna, ma facendo la ruffiana e la stupida…”. Quegli anni tra i malati di mente furono scanditi da contatti normali, giochi a palla, cinema, teatro, piccole cose. Letizia Battaglia, che all’ epoca lavorava al quotidiano “L’ Ora”, scappava dalla redazione durante la pausa pranzo e ogni giorno dedicava due ore del suo tempo nella Real Casa dei Matti di via Pindemonte. “Delle tantissime foto che ho scattato lì dentro solo una trentina sono buone” spiega. Riuscì a convincere ad entrare nel manicomio siciliano anche il collega ceco Josef Koudelka, autore dello storico reportage sulla fine della primavera di Praga e l’ invasione sovietica con i carri armati nel centro della città.
“Ha scattato tantissimo anche lui ma non ha mostrato nulla” dice con rammarico.
I ricordi di Letizia Battaglia fanno affiorare tante storie drammatiche. Graziella, ad esempio, entrata in manicomio a quattro anni. “Quando la incontrai aveva 22 anni. Era diventata schizofrenica, la convinsi a venire a casa nostra ma non restò a lungo. ‘Voglio essere ammalata tutta la vita, voglio tornare in manicomio’, mi disse. Fu un fallimento, un insuccesso e un dispiacere’. O quella di Fara, portata in manicomio a 15 anni perché un parroco l’ aveva messa incinta: il bambino finì in un orfanotrofio ma il prete mantenne l’ incarico. “Fara teneva le sue cose più care sotto il materasso perché non c’ erano armadietti. Un giorno la suora fece pulizia e buttò tutto e lei morì di crepacuore. Organizzammo per lei un funerale cantando e ballando intorno alla sua bara”. Era possibile anche sorridere, però. “Una volta portammo un gruppo di punk e guardando il loro abbigliamento e il loro modo di fare i malati commentarono ‘questi sono pazzi’. In un filmato c’era anche mia figlia che feci rasare a zero: lei faceva la pazza, i malati del manicomio i normali. Eravamo felici”.
“Ho sempre fotografato i malati con rispetto come ho fatto per i mafiosi. Non ho mai avuto paura della follia. Quello fu uno dei periodi più stimolanti della mia vita”, dice oggi Letizia Battaglia. Accanto a lei, nell’ incontro organizzato da Palazzo Merulana con Collettiva, c’ era Goffredo Fofi, giornalista e saggista, amico della fotografa e come lei impegnato in tante battaglie di quegli anni. Parla dei manicomi come di “una tragedia di cui tutti dovremmo provare vergogna”, riferendosi alle persone fate rinchiudere dai familiari per questioni di eredità, ai mariti che si liberavano i questo modo delle mogli, a quanti costretti ad entrare sani in manicomio furono poi travolti davvero dalla malattia mentale. “Bisogna ripartire da Basaglia – dice -. L’ Italia è stato il primo paese al mondo a chiudere i manicomi, poi abbiamo perso via via terreno. Bisogna lottare, con la lotta qualcosa si ottiene, altrimenti non può cambiare nulla. Allora c’ era una sinistra… democristiani e comunisti pur con percorsi e motivazioni diverse erano accomunati dalla volontà di intervenire sui temi sociali”.
“Io ero terrorizzato dai malati di mente, mi mettevano a disagio. Letizia invece, no. Lei è una donna, è un po’ matta.
Ha una vitalità, una generosità, un’affettività non solo verso i matti, ma verso i bambini, i morti ammazzati”. Nel tessere l’ elogio della fotografa Fofi la definisce “non solo un’artista, ma una grande militante. E’ troppo….Letizia è troppo”.

Film al giorno: al cinema nel segno di FelliniTante le iniziative per celebrare i 100 anni dalla nascita

20 gennaio 202010:02

– Torna nelle sale italiane il grande Federico Fellini in occasione dei 100 anni dalla sua nascita.
Tra le tante iniziative organizzate per celebrare questa ricorrenza spicca quella promossa da Cineteca di Bologna, Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e Istituto Luce – Cinecittà, che dal 13 gennaio hanno riportato nelle sale cinematografiche, in versione restaurata, alcuni dei suoi film.
Un valore aggiunto se si pensa che Fellini era un grande sostenitore della visione in sala. Ecco comunque i cinque film che sarà possibile vedere nelle sale di tutta Italia: dal film d’esordio ‘Lo sceicco bianco’ a ‘I vitelloni’, del ’53, scritto con Ennio Flaiano, ai lavori che lo hanno reso celebre in tutto il mondo: ‘La dolce vita’, ‘8 e mezzo’ e ‘Amarcord’, preceduto da ‘Amarcord Fellini’. Ovvero un montaggio di otto minuti di provini e tagli curato da Giuseppe Tornatore.
In occasione dei 100 anni dalla nascita di Federico Fellini da stasera, al Cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti di Roma, si terrà Fellini 100 per I lunedì del Nuovo Sacher. Saranno proiettati: ‘Lo sceicco bianco’ (ore 16:15), I vitelloni (18:00), 8 ½ (20:00) e Amarcord (22:30).
La proiezione di 8 ½ sarà introdotta da Emiliano Morreale.
Il programma sarà in parte replicato lunedì 27 gennaio (anche con la proiezione di La dolce vita).
Per la visione dei cinque film è disponibile alla cassa la tessera abbonamento al prezzo di 15 euro.
Fellini, va ricordato, ha vinto quattro Oscar per il miglior film straniero, con ‘La strada’, ‘Le notti di Cabiria’, ‘8 e mezzo’ e ‘Amarcord’.
Candidato poi dodici volte al Premio Oscar, per la sua attività da cineasta gli è stato conferito nel 1993 l’Oscar alla carriera.
Ha vinto inoltre due volte il Festival di Mosca (1963 e 1987), la Palma d`oro al Festival di Cannes nel 1960 per ‘La dolce vita’ e il Leone d`oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1985.

Marietti, dal 1820 a oggi due secoli di libriDa Torino a Bologna, casa editrice prosegue la sua storia

21 gennaio 202010:31

i piùEra il 1820 quando a Torino Giacinto Marietti aprì una libreria in via Po, a cui 5 anni dopo aggiunse una tipografia, imponendosi sul mercato con libri religiosi e testi scolastici di successo. Duecento anni dopo, la casa editrice Marietti 1820 prosegue l’attività festeggiando la sua storia, rievocando il passato ma continuando a guardare al futuro, cambiando pelle al passo con i tempi e mantenendo come il suo fondatore una vivace visione editoriale, commerciale e tecnologica. Pronta nel 2020 a celebrare con eventi, incontri e pubblicazioni i due secoli di libri, la casa editrice – oggi con sede a Bologna, dopo l’acquisto nel 2017 del catalogo e del marchio di Marietti 1820 da parte Centro editoriale dehoniano, proprietario delle Edizioni Dehoniane Bologna (EDB) – affronta il bicentenario con i conti in ordine e con prospettive positive, nonostante la crisi del settore: nel 2019 il fatturato è stato di 242 mila euro, rispetto ai 211 mila dell’anno precedente (+31 mila), con un margine operativo lordo salito da 51 a 62 (+11) e un’Ebitda in crescita da 24 a 30 (+6). In aumento anche la produzione: dai 25 titoli nel 2018, si è passati a 31 nel 2019, e nel 2020 saranno poco meno di 40 quelli previsti.Dal XIX secolo a oggi, un’attività di fatto mai interrotta, nonostante gli eventi storici e le trasformazioni sociali e tecnologiche, che la casa editrice è sempre riuscita ad affrontare con un approccio propositivo e vincente. Eppure tante sono state le sfide che la Marietti 1820 ha dovuto affrontare: all’inizio, i primi anni di attività, sono coincisi con il delicato passaggio dalla tipografia artigianale all’editoria industriale, con l’emergere di profili di nuovi lettori – le donne, i bambini e le classi operaie – e l’affermazione del romanzo; poi il passaggio dell’azienda a Pietro, figlio del fondatore, che incrementa l’attività della tipografia, e ancora un avvicendamento alla sua morte, nel 1875, con la casa editrice che passa al figlio Consolato e nel 1909 al nipote Edoardo. Neppure la grande depressione economica del 1929 e l’opera di censura e controllo intrapresa dal fascismo sono riusciti a frenare la produzione editoriale. Poi il dramma nel 1942, quando l’azienda viene distrutta da un bombardamento e solo 4 anni più tardi, nel ’46, rinasce trasferendosi a Casale Monferrato, con la direzione di Gian Piero, Annibale e Felice, figli di Edoardo, rimanendo comunque orientata su testi religiosi (con la pubblicazione per esempio dell’opera omnia di san Tommaso d’Aquino, un progetto poi interrotto nel 1969).Il cambio di rotta arriva negli anni ’80, con la Marietti che supera la crisi economica con una proprietà (la famiglia esce di scena) di imprenditori liguri e nuove scelte editoriali: la direzione viene assunta dal sacerdote genovese Antonio Balletto, che trasferisce la sede a Genova, e si avvale di nuovi collaboratori (non solo un valido comitato editoriale, ma anche direttori di collana come Claudio Magris che cura la narrativa, Adriano Prosperi la storia, Giovanni Miccoli la storia del cristianesimo) aprendo il catalogo alle grandi opere della filosofia, della cultura ebraica e islamica e della letteratura internazionale. Di quegli anni sono alcune scelte fondamentali, che hanno caratterizzato la qualità delle pubblicazioni della casa editrice: i romanzieri tedeschi come Stifter, Fontane, Kracauer, i grandi narratori yiddisch Sfurim e Aleichem, l’esordio di Pressburger, Pazzi, Abate, Rizzi, i grandi filosofi del ‘900 da Gadamer a Lévinas, da Gilson a Mancini e Austin, i testi religiosi e teologici di Rashi di Troyes, Origene, Lutero, Meister Eckhart, e altri. Nel 2001 ancora un cambiamento, con la maggioranza delle azioni che viene acquisita da una società milanese e il trasferimento della sede operativa a Milano, mentre la sede sociale resta a Genova. La storia della Marietti 1820 arriva così ai nostri giorni, con l’ingresso del Centro editoriale dehoniano, e il nuovo corso a Bologna, con un piano editoriale concentrato su filosofia, letteratura, scienze umane e sociali, una veste grafica e un logo rinnovati, con l’immagine di un cavallo con cavaliere rielaborata da un’incisione rupestre di 3200 anni fa.

A Milano mostra a tutto rock con la cover art di ThorgersonDal 23/1 all’Après-coup Arte con Arteutopia ‘Age of Acquarius’

MILANO20 gennaio 202011:49

– Après-coup Arte Milano, la galleria di via Privata della Braida, stringe, per il 2020, un sodalizio professionale con Luigi Pedrazzi di Arteutopia e inaugura una prima mostra il 23 gennaio: Age of Acquarius, le fotografie del grande Storm Thorgerson, l’ideatore delle più famose copertine dei Pink Floyd, Muse, Cranberries.
Fotografie, grafica, video, artworks con oltre 25 immagini di grande formato accompagneranno il visitatore nel tempio psichedelico e visionario del fotografo inglese, dove design, fotografia, cinema e grafica hanno saputo esprimere le intense emozioni di un artista che è ancora un riferimento originale per molti giovani creativi del XXI secolo. Dai Led Zeppelin a Peter Gabriel, da Paul Mc Cartney ai Nice, dai Cranberries ai Muse e soprattutto i Pink Floyd, amici d’infanzia e poi compagni di vita, le immagini di Storm Thorgerson rimangono come una insuperata sintesi di talento, tecnica e creatività.
Pochi artisti legati all’iconografia della musica rock hanno avuto un ruolo così determinante ed innovativo come Storm Thorgerson e non solo perché Storm ha illustrato con le sue nitide e visionarie immagini album ed artisti che oggi sono ormai leggenda ha fatto di più, ha legato indissolubilmente il suo lavoro a un’idea, allo spirito che quei suoni nuovi diffondevano nella cultura e nella società in cui si formavano.
Utopia e sogno, solennità e magia risolte in un iperrealismo visionario hanno conferito ai suoi lavori quella straordinaria forza evocativa e provocatoria che sono nel DNA stesso della musica rock. Una mostra per interpretare la musica come energia irrazionale e quasi magica, dove la creatività dell’artista si afferma negli infiniti mondi possibili che scaturiscono dal suo talento e dalla sua immaginazione.

Festival Bergamo e Brescia fa 57, con Armonie sospeseGrandi star internazionali per focus su Schubert e Bruckner

20 gennaio 202011:50

– E’ ‘Armonie sospese’ il titolo scelto per la 57/a edizione del festival di Bergamo e Brescia che dal 25 aprile al 30 maggio porta nelle due città grandi star internazionali del pianoforte e giovani di talento.
Il riferimento è alle caratteristiche compositive di Franz Schubert e di Anton Bruckner a cui la kermesse è dedicata con l’esecuzioni di pagine poco eseguite come rarità come la trascrizione di Liszt della Fantasia Wanderer di Schubert o la sesta di Bruckner eseguita dalla Russian National Orchestra diretta da Mikhail Pletnev con Dmitry Shishkin al piano.
L’apertura, nel giorno della Liberazione, sarà in grande con l’esibizione al Sociale di Bergamo di Martha Argerich e dell’orchestra del festival diretta da Pier Carlo Orizio, che è anche direttore artistico della manifestazione. Lo stesso concerto sarà poi ripetuto il giorno successivo al Teatro Grande di Brescia. In programma concerti anche di Alexander Lonquich, Arcadi Volados, Grigery Sokolov, ma anche della tredicenne Alexandra Dovgan.

Incassi: Me contro Te scalza Zalone in vettaTolo Tolo scivola 2/o con 44 milioni 354 mila totali, Hammamet 3/o

20 gennaio 202013:20

Me contro Te Il Film – La vendetta del Signor S scalza dalla vetta del box office italiano l’inossidabile Checco Zalone in versione Tolo Tolo. Il film dei giovanissimi youtuber Sofia Scalia e Luigi Calagna ha incassato in 3 giorni quasi 5 milioni e mezzo con la media “pazzesca” di 9.109 euro su 597 sale. Tolo Tolo, secondo, invece sale a 44 milioni 354 mila incassando nel terzo week end di programmazione altri 2 milioni 164 mila. La media è di 2.599 su 833 schermi.
In terza posizione continua la corsa di Hammamet di Gianni Amelio con Pierfrancesco Favino nei panni dello statista: guadagna 1 milione 614 mila per un totale di 4 milioni 431 mila in 15 giorni.
Le altre new entry sono Richard Jewell (di Clint Eastwood con Sam Rockwell, Olivia Wilde e Kathy Bates) al quinto posto con 1 milione 169 mila e Jojo Rabbit (di Taika Waititi che interpreta anche il Fuhrer e Scarlett Johansson) al sesto con 827 mila.
Gli incassi totali toccano 15.163.270 euro, +11% sullo scorso fine settimana e +31.26% su un anno fa.

Musica: Sting, prima data tour italiano 23 luglio a ParmaAnteprima festival ‘Parma Città della Musica’ con i Kraftwerk

PARMA20 gennaio 202013:24

– Sarà Parma, capitale italiana della cultura 2020, il palcoscenico della prima tappa italiana del nuovo tour di Sting: l’artista britannico si esibirà per la prima volta nella città emiliana il 23 luglio al Parco della Cittadella con il suo ‘My songs tour 2020’, nell’ambito della seconda edizione del festival ‘Parma Città della Musica’.
La rassegna quest’anno anticipa a luglio, invece che a settembre, e avrà come protagonisti – promettono gli organizzatori – importanti artisti italiani e internazionali. Ad aprire il festival, con un’anteprima al teatro Regio, saranno il 23 maggio i Kraftwerk, pionieri della musica elettronica, con uno show multimediale che fonde musica e arte performativa, una tappa speciale del tour ‘Kraftwerk 3-D’ 2020.

Al MANN 4 topolini mai visti per il Capodanno cineseStatuine in bronzo del I sec.aC, nell’atrio dal 24 gennaio

20 gennaio 202014:23

– Quattro topolini in bronzo del I secolo d.C, mai esposti al pubblico, uno di loro sgranocchia del cibo, una noce o del formaggio: sono la sorpresa che il Museo archeologico nazionale di Napoli riserva ai visitatori per il Capodanno Cinese 2020. Si darà il benvenuto all’anno del topo dal pomeriggio di venerdì 24 gennaio (dalle 17 ingresso gratuito), in perfetta sincronia con l’arrivo a Pechino del nuovo anno, svelando nell’atrio le opere provenienti dai ricchi depositi del Mann: due statuine, provengono dall’area vesuviana le altre due, appartenenti al nucleo della Collezione Borgia, mantengono una dubbia datazione, pur essendo verosimilmente coeve alle omologhe. ”Anche quest’anno al Mann si festeggia il Capodanno cinese, un’iniziativa che vuole mantenere vivo il dialogo con l’operosa comunità cittadina, ma anche porre sempre più attenzione verso il turismo che arriva dalla Cina, che tanta parte ha e avrà nello sviluppo del settore nel nostro paese” dichiara Paolo Giulierini, direttore del Mann.

Alla libreria Rinascita di Ascoli il 14/o premio MauriCerimonia consegna a 37/o seminario per Librai a Venezia

VENEZIA20 gennaio 202014:32

– Verrà consegnato a Giorgio Pignotti, della Libreria Rinascita di Ascoli Piceno, il 14/o premio per librai “Luciano e Silvana Mauri”, nell’ambito della giornata conclusiva del 37/o Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, all’isola di San Giorgio a Venezia.
La Libreria Rinascita, fondata nel 1976, dal 2001 ha sede al Palazzetto della Comunicazione, edificio gioiello del centro storico. Al suo interno sono presenti una sala conferenze e un cafè. Ha sviluppato anche un settore software, realizzando il più diffuso gestionale per librerie in Italia (MacBOOK) e ha attivato una piccola casa editrice, la Lìbrati. Contestualmente avverrà la presentazione e la consegna della prima Borsa di lavoro Nick Perren, istituita su iniziativa di James Daunt, amministratore delegato di Barnes & Noble e Waterstones, e assegnata a Irene Quercioli, della Libreria Rinascita di Empoli.

Madonna cancella di nuovo data, preavviso 45 minutiTappa di Lisbona. Sale a otto il numero delle date annullate

NEW YORK20 gennaio 202014:34

– Madonna cancella di nuovo una data del suo tour Madame X e da’ ai suoi fan solo 45 minuti di preavviso. E’ saltata così la tappa a Lisbona. “Grazie ancora Lisbona! – ha scritto su Instagram – Mi dispiace che ho dovuto annullare stasera ma devo ascoltare il mio fisico e riposare”.
Poi per sdrammatizzare ha aggiunto che deve essere stata colpa del Porto che ha bevuto durante il concerto della sera precedente.
Secondo quanto riferiscono alcuni media, una email è stata mandata la scorsa domenica alle 19.45 per informare che Madonna non sarebbe salita sul palco per il concerto previsto alle 20.30. La stessa Madonna l’anno scorso ha parlato di lesioni al ginocchio ma senza entrare nei dettagli.
Originalmente il tour Madame X, iniziato lo scorso settembre, prevedeva 93 date, 56 in nord-America e 37 in Europa. Ad oggi sono state cancellate otto date, due a New York, una a Los Angeles, tre a Boston, una a Miami Beach e l’ultima in ordine di tempo a Lisbona.

Fiorello, la politica pensi a un premier donnaSu Instagram ironizza, Amadeus sei il più cattivo d’Italia

20 gennaio 202014:36

– “Amadeus ti sei messo contro tutti, ti mancano gli anziani (dì qualcosa anche contro gli anziani) e soprattutto ti manca Fiorello. E’ l’unico rimasto che è ancora con te. Le donne ce hai tutte contro, la politica pure. Dammi del terrone e così hai fatto bingo”. Un Fiorello mascherato ironizza sulle polemiche che hanno travolto Amadeus, conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo. Su Instagram, a modo suo, fa il punto della situazione: “Io in qualità di anonimo proporrò per te la pena di morte: per quello che stai facendo, per quello che rappresenti. Da che eri un santo, ora sei l’uomo più cattivo d’Italia, un sessista”.
Il mattatore, poi, lancia però anche una frecciatina: “Vorrei dire una cosa alle 29 deputate che ti hanno accusato: proprio in politica cercate di fare un passo avanti, non state indietro.
Voglio vedere un presidente della Repubblica donna o un presidente del Consiglio donna. Allora sì che avremo fatto un passo avanti. Non lamentatevi di Sanremo”. Ciao, sei il Visitatore n. 244905 dal 12 Marzo 2018 Home Mappa del sito

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Ma Cally non è solo: “Il rap ha un linguaggio crudo, si evitino censure”
Mazza (Fimi): “Le polemiche ci stanno, ma si prenda atto che questa è l’evoluzione naturale della musica”. Napoli (FI): “Anche la politica non è moderata”

20 gennaio 202015:57

“Quando si affrontano questioni che riguardano la creatività artistica, è evidente che si debba procedere con la massima cautela per evitare fenomeni di vera e propria censura. Il rap, e più in generale la musica urban, è costituito da forme di linguaggio spesso molto crude e dirette. È un genere musicale che non a caso, prima negli Stati Uniti, poi in Europa e Italia, ha goduto di un crescente successo tra le nuove generazioni. Streaming e smartphone ne hanno amplificato l’audience tra millennial e generazione Z”. A sottolinearlo è Enzo Mazza, ceo della Federazione dell’industria musicale (Fimi), interpellato in merito alle polemiche sul caso Junior Cally.”In questo contesto – sottolinea Mazza – negli ultimi anni il Festival ha cercato di avvicinarsi ai giovani e ha dovuto necessariamente fare i conti con un repertorio ‘difficile’ per il pubblico tradizionale. Ma è un’evoluzione irreversibile della quale bisogna comprendere gli scenari nei quali si sviluppa e il linguaggio che si traduce poi in musica e in liriche. Per i teenager di oggi i rapper sono spesso ciò che per le nostre generazioni hanno rappresentato Battisti, De André o i Pink Floyd. Se Sanremo vuole rappresentare al meglio la musica italiana, deve farsi carico anche di proporre questo genere musicale. È un’evoluzione naturale che abbiamo visto anche ai Grammy negli Usa o ai Brits a Londra. Le polemiche ci stanno, la censura, magari preventiva, certamente no”.Da registrare, poi, anche il commento di Osvaldo Napoli, deputato di Forza Italia. “Mi associo allo sdegno di quanti chiedono alla Rai di bandire un tale cantautore dalla manifestazione canora per antonomasia. Però, a tanti miei colleghi mi permetto un consiglio: non esageriamo con lo sdegno. Il fatto che Cally dia forma e contenuto a un fiume di violenza dovrebbe farci riflettere e magari possiamo porci qualche domanda. Quella parte di italiani che su Facebook si scatena in insulti irripetibili contro questo o quello, che insulta le donne in politica apostrofandole esattamente come, se non peggio di quanto fa Cally, sul conto di chi vanno messi? I leoni della tastiera con il grilletto facile non sono forse l’humus, il terreno di coltura di “fenomeni” come Cally? Sono sorpreso per molti colleghi che si sorprendono di quello che Cally incarna. La politica usa forse un linguaggio moderato, rispettoso, dialettico oppure è anch’esso un linguaggio in qualche modo violento e imparentato con quello di Cally?”.

Arbasino, i 90 anni di un grande maestroNato il 22 gennaio 1930, il suo percorso dal Gruppo ’63 a oggi

20 gennaio 202016:45

– Alberto Arbasino compie 90 anni e, pur costretto in questi anni a una vita appartata, continua ad essere seguito e consultato come un venerabile maestro, un grande punto di riferimento. Nato a Voghera il 22 gennaio 1930, laureato in diritto internazionale all’università di Milano, ha sempre vissuto a Roma da quando si è trasferito nel 1957, l’anno in cui ha esordito come scrittore con alcuni racconti, incoraggiato da Italo Calvino. Per i suoi 80 anni gli era stata dedicata, nel 2010, un’edizione critica nei Meridiani Mondadori.
Legato alla neoavanguardia, al Gruppo 63 che contestava, anche con impazienza e ironia, tutta una certa cultura di allora e i maestri che aveva creato, Arbasino, nella sua critica alla cultura italiana, sempre elaborata con un sorriso sotto i baffi, ha sempre messo in risalto il provincialismo, come dimostrano anche le sue collaborazioni e recensioni di mostre e spettacoli da tutta Europa per Repubblica, cui collabora da quando è nata.
Non a caso i suoi ultimi libri a questo rimandano sin dai titoli: ”America amore” o ”Pensieri selvaggi a Buenos Aires”, seguiti a ”La vita bassa” in cui una decina di anni fa (2008) prendeva, con un gioco di parole, una moda quale metafora di una situazione generale che non può non ricordare il suo celebre, polemico articolo degli anni ’60 su Il Giorno, in cui invitava i letterati a fare una ”gita a Chiasso”, ovvero oltre confine, per allargare il proprio sguardo e scoprire cosa si producesse nel resto d’Europa. Fedele a quell’invito, Arbasino ha sempre avuto una vita cosmopolita, frequentando il bel mondo intellettuale internazionale, i teatri, le sale da concerto e anche i salotti più importanti, riferendone sui giornali. I suoi primi scritti sono usciti su ‘Paragone’ e ‘Il Mondo’ e ha sempre collaborato a riviste e giornali, da Il Giorno a L’Espresso. Le caratteristiche della sua prosa e del suo riferire o narrare sono una certa leggerezza e frivolezza anche esibite, ma sempre temprate da un’acuta intelligenza, da un senso dell’umorismo e da uno sguardo erudito che ha lo scetticismo e il disincanto di chi si rende conto o almeno tende a dimostrare che il nuovo non è mai nuovo davvero, a trovare sempre un riferimento o un paragone col passato. C’e quindi una mole quasi ipertrofica di citazioni colte, di associazioni tra arti e autori, nei testi di Arbasino, che possono anche sembrare una sorta di muro di difesa tra sé e la realtà, che la sua vena ironica assieme esalta e mimetizza, facendosi lente d’ingrandimento per un’osservazione che non sia superficiale e mostri in trasparenza un senso del tragico.
Non per nulla le sue narrazioni sono come in presa diretta e vengono anche usate come documenti, testimonianze di un dato momento storico e di costume. Sia i testi giornalistici che quelli più narrativi, a cominciare dal celebre (e per certi versi anche generazionale) ”Fratelli d’Italia”. E lui torna sui quei testi, invece, negli anni, aggiustandoli e modificandoli, come a correggere la possibilità che una visione a distanza alteri quella originale. ”Ogni libro nuovo, veramente moderno, di quest’epoca (di quale epoca?) sarà così profondamente ambiguo, cioè polimorfo, così com’è ambigua e polimorfa l’epoca, da raccontare in realtà alcune storie sempre fingendo di raccontarne tutt’altre, anche molto diverse?”, scrive proprio in ”Fratelli d’Italia” uscito nel fatidico ’63, che gli ha dato i notorietà, quando aveva già pubblicato i racconti d’esordio di ”Le piccole vacanze” (1957) e il romanzo ”L’anonimo lombardo” (1959). Nel 1960 esce a puntate su Il Mondo ”La bella di Lodi”, che l’anno successivo verrà adattato per il cinema insieme a Mario Missiroli. Nel 1967 inizia una collaborazione con Il Corriere della Sera, terminata poi con la direzione di Giovanni Spadolini. È stato deputato al Parlamento italiano come indipendente per il Partito Repubblicano Italiano fra il 1983 e il 1987.
”Nell’idea di romanzo di Arbasino le citazioni sostituiscono l’intreccio o l’avventura del romanzo tradizionale: sono altre avventure verso altri mondi noti o meno noti o ignoti”, ha del resto scritto Raffaele Manica nell’introduzione al Meridiano. Mentre lo stesso Arbasino ha detto: ”Sento dire spesso che sarei uno scrittore barocco, ma la definizione non mi soddisfa. Mi considero piuttosto uno scrittore espressionista: l’espressionismo non rifugge dall’effetto violentemente sgradevole, mentre il barocco lo fa”.

Hunziker, su donne invertire cultura sbagliataVideo su Instagram,mi sarei aspettata sensibilità su questi temi

20 gennaio 202016:51

– Anche Michelle Hunziker dice la sua su Sanremo – festival che peraltro ha condotto nel 2018 insieme a Claudio Baglioni e Pierfrancesco Favino – attraverso i social.
Sul suo profilo ufficiale Instagram la showgirl ha postato un video e un articolato ragionamento: “Ho pensato molto – scrive – a quello che è successo in questi giorni… per fortuna siamo in tanti a cercare di invertire una cultura profondamente sbagliata rispetto alla percezione che hanno le donne in questo paese…
ma evidentemente non basta… avanti tutta!! #sanremo2020”.
Nel video, dove parla seduta a una scrivania con uno sfondo probabilmente artificiale dove si intravedono un laghetto e dei fiori, la conduttrice afferma tra l’altro: “Devo dire, per esperienza, che è davvero faticoso ogni volta avanzare, perché la vecchia e sbagliata cultura è davvero ancora profondamente radicata, difficile da estirpare. Dietro ogni piccola battaglia vinta, c’è un sacrificio fatto da donne e uomini che sono stufi di confrontarsi ancora nel 2020 con i soliti preconcetti, i quali tra l’altro portano inevitabilmente a discriminazione, violenza psicologica, fisica e, nei casi più estremi e purtroppo sempre più frequenti, al femminicidio…Sarebbe stato veramente bello – prosegue nel video – vedere che un appuntamento mediatico così importante come il festival di Sanremo avesse una particolare sensibilità per le donne. E invece no. E proprio nel 70mo compleanno del festival non hanno prestato attenzione e sensibilità verso un tema così importante: il nostro futuro.
Anche perché certe parole, dette con superficialità, possono diventare pesanti come macigni, soprattutto se dette in una conferenza stampa davanti a tutto il paese. Detto questo faccio i miei auguri e spero che vada tutto bene, resto la fan numero uno del festival”

Clerici, le polemiche ci sono sempre poi però bastaA Parigi per sfilata Tony Ward.”Nel mio festival il caso Morgan”

20 gennaio 202016:53

– “Le polemiche sono il sale del festival, fanno parte delle regole del gioco e ci sono sempre state. Io posso dirlo: nel ‘mio’ Sanremo ci fu il caso Morgan.
Ma poi devono esaurirsi, specie se fondate sul nulla, perché c’è un limite a tutto”, dice Antonella Clerici, intervistata nel backstage a Parigi della sfilata di Tony Ward, il couturier di origine libanese che la vestirò all’Ariston. Il riferimento è alla frase ‘sessista’ del conduttore alla conferenza stampa del 14 gennaio che ha scatenato il dibattito (prima che si passasse ai testi del rapper Junior Cally). I social, a dire della Clerici, “amplificano tutto sempre, figuriamoci un evento come il festival. Si facevano i gruppi d’ascolto discutendo di canzoni e look, ora il gruppo è trasferito online, ma bisogna dare il giusto peso alle cose e senza essere offensivi. A me quando capita di ricevere critiche pesanti non le accetto e banno il profilo”, aggiunge. Del prossimo festival dice: “Ama è un amico e io vivo questa cosa come un divertissement. Sarò nella serata del venerdì, quella abbinata ai giovani, e io la musica giovane l’ho sempre seguita da Ti lascio una canzone a Sanremo Young. L’idea insomma mi divertiva”.

Nicola Piovani, chi ruba poesie è un ladro’Rispettare l’opera dell’ingegno e tutelare i giovani autori’

BRUXELLES21 gennaio 202009:48

– “Chi ruba poesie è un ladro, come il ladro di biciclette. Quando ci sarà la discussione sul recepimento della direttiva sul copyright in Parlamento, faremo quel che potrà essere utile a difendere un principio: l’opera dell’ingegno, l’opera spirituale deve essere rispettata quanto l’opera manuale, quanto il prodotto materiale”. Così il pianista, compositore e direttore d’orchestra Nicola Piovani, in un’intervista, ribadisce l’impegno degli autori e musicisti affinché la normativa europea approvata lo scorso anno diventi legge anche in Italia. E avverte che la questione riguarda soprattutto la tutela del lavoro – e quindi del futuro – dei giovani creativi, cioè coloro che oggi sono meno tutelati.
Piovani è stato tra i primi firmatari dell’appello rivolto ai parlamentari europei alla vigilia del voto decisivo. “Ricordo l’emozione quella mattina, a Strasburgo, quando la direttiva è passata per quattro voti, un soffio, uno scampato pericolo. Il diritto d’autore è stato una conquista della rivoluzione francese; conquista che ora, curiosamente, viene messa in discussione dalla rivoluzione digitale”.
Le multinazionali tecnologiche che governano internet, secondo il maestro, hanno investito molto per cercare di non far passare la direttiva guidate dal principio del “massimo profitto” che perseguono in “modo fondamentalista”. “Non vogliono riconoscere il diritto degli autori, non vogliono pagarlo, fossero anche pochi spicci rispetto ai loro bilanci.
Questo naturalmente non ci meraviglia, visto che cercano anche, metodicamente, di non pagare le tasse. Ci auguriamo che la politica non sia totalmente al servizio delle multinazionali”.
Allo stesso tempo Piovani è convinto che i giganti del web possano rappresentare anche una risorsa per gli autori se rispetteranno le regole per lo sfruttamento delle opere.
“Personalmente trovo Spotify una bellissima epifania per gli ascoltatori di musica, un mezzo entusiasmante per diffondere la musica. Basta che la paghino e non la rubino, né la pretendano per diritto gratuito”.
Eppure nel dibattito intorno al tema alcuni ritengono che porre più restrizioni alla diffusione gratuita sul web di opere musicali e artistiche limiti la libertà di espressione e un’ampia diffusione della cultura in grado di raggiungere tutti.
“Penso che sia una balla della demagogia molto in voga in questi anni: come dire che far pagare il giusto prezzo di una mela al contadino che l’ha coltivata sia un limite alla libera circolazione delle mele. La libertà di espressione si difende difendendo chi si esprime, in versi, in prosa, su un pentagramma” ribadisce l’autore.
Non si tratta di una battaglia per difendere i privilegi di pochi musicisti famosi. La questione coinvolge e riguarda soprattutto i giovani. “I grandi autori si possono proteggere con contratti e con avvocati”, spiega Piovani. “I giovani emergenti, gli aspiranti poeti devono invece poter contare su un compenso automatico e non arbitrario, stabilito per legge”.
In Italia per ora c’è molto silenzio su un tema divisivo poichè al governo c’è il movimento 5S che si è opposto da sempre alla direttiva sul copyright. Il maestro però si mostra fiducioso. “Ho fiducia che questo governo arrivi a rendere effettiva in Italia la sacrosanta direttiva Ue per la quale il presidente Sassoli, come Ennio Morricone e tanti di noi, si è battuto con molto impegno”.

Villetta con ospiti, tutti molto ‘peccatori’In sala la commedia noir di De Matteo con Giallini e Gallo

21 gennaio 202009:47

In ‘Villetta con ospiti’, film diretto da Ivano De Matteo e che si svolge in sole ventiquattro ore, c’è una famiglia borghese piena zeppa di scheletri nell’armadio, di veri peccatori. E questo vale purtroppo anche per chi circonda questo nucleo familiare compreso il prete e il poliziotto. Ci troviamo in una plumbea villetta benestante nel Nord Est d’Italia, una casa ai confini con il bosco dove la natura mette in scena le crudeli ordinarie dinamiche della sopravvivenza. All’interno della villa si consuma un’inaspettata tragedia: un ragazzo innocente, rumeno, viene ucciso perché scambiato per ladro, ma nessuno in questa piccola comunità protagonista della storia si sente davvero colpevole di quello che è appena accaduto o, forse, a nessuno conviene denunciare la verità.Questi i protagonisti del film in sala dal 30 gennaio con Academy Two: Giorgio (Marco Giallini), sposato con Diletta (Micaela Cescon), con la quale ha due figli, gestore della proprietà della ricca moglie e fervente fedifrago. Anche se, va detto, pure Diletta ha le sue colpe. Nella villa è poi presente occasionalmente un’assistente domestica, Sonja (Cristina Flutur), che ha un figlio adolescente Adrian (Ioan Tiberiu Dobrica). Tra gli altri protagonisti, il goloso ortopedico De Santis (Bebo Storti), il commissario Panti (Massimiliano Gallo) e il lussurioso sacerdote Don Carlo (Vinicio Marchioni). Scritto da De Matteo, insieme alla compagna Valentina Furlan, anche stavolta il regista attinge alla realtà ed esattamente allo scottante tema delle armi e della legittima difesa.Dicono i due sceneggiatori: “Ci aveva colpito un fatto efferato di cronaca accaduto in un contesto perbene e così abbiamo pensato di raccontare, con candore e leggerezza, una storia cattiva. L’abbiamo ambientata nel Nordest – aggiungono – perché nella provincia ricca c’è più l’idea di difendersi, anche se fatti così succedono ovunque”. Nel film che guarda dichiaratamente a ‘Seven’, ma anche ad ‘Ascensore per il patibolo’ di Louis Malle, e in generale ai noir degli anni Cinquanta, spiega il regista: “Parto sempre dalla famiglia con l’idea che, alla fine, in questa istituzione nessuno è salvabile, neppure il mio stesso figlio che a un certo punto potrebbe ubriacarsi e uccidere qualcuno. È – continua – racconto in fondo una storia di ordinaria follia che instilla comunque il dubbio a tutti noi. Vale a dire: che cosa avrei fatto io al posto loro?”. Conclude De Matteo che ha annunciato che il suo prossimo film potrebbe trattare del rapporto di un padre con una figlia adolescente, “non mi metto neanche in questo film certo a giudicare, ma quello che in caso vorrei dalle istituzioni è che mi mettessero in condizione di non dovermi trovare in una situazione così”. Per il disincantato Marco Giallini, infine, il vizio capitale della contemporaneità: “È il fatto che tutti oggi si sentono più colti, pensano di sapere tutto, come capita sempre di vedere sui social. E questo è un vero e proprio schifo”.

Andrea Obiso, enfant prodige a Santa Cecilia26 anni, nuovo primo violino, diplomato con lode e menzione a 14 anni

21 gennaio 202009:59

Andrea Obiso, palermitano di 25 anni, è il nuovo primo violino dell’ Orchestra dell’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Il giovane talento, enfant prodige tra i pochi al mondo a diplomarsi al conservatorio a 14 anni con lode e menzione speciale, ha vinto nello scorso fine settimana il concorso per oltre ottanta candidati per la selezione del nuovo primo violino spuntandola sugli altri tre concorrenti stranieri giunti in finale, un francese, un giapponese e un romeno. In questi giorni è con l’ orchestra ceciliana in Germania in tournèe fino al 27 gennaio e assumerà l’ incarico dopo l’ estate alternandosi con l’ attuale primo violino Carlo Maria Parazzoli. Il giovane violinista ha esordito come solista a tredici anni con la “Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana”. Nel 2005 è stato lo studente più giovane ad essere ammesso all’Accademia Chigiana di Siena. Tra i riconoscimenti internazionali, ha vinto il “66 ° Concorso Internazionale ARD 2017”, il 1 ° Premio e Premio del pubblico al Prix Ravel 2017, 2 ° Premio al prestigioso “Khachaturian Concorso Internazionale di Violino”, il Premio Speciale al sesto Concorso Tchaikovsky per Giovani Musicisti in Corea. Nel 2018 è stato in tournée in Germania e Finlandia e ha debuttato alla prestigiosa Berlin Philarmonie con la Deutches Symphonie Orchester Berlin. Nel 2019 si è laureato al prestigioso “Curtis Institute Of Music” di Philadelphia. “La prova finale per Santa Cecilia – racconta – è stata una esperienza unica, piena di tensione positiva. Uno dei test fondamentali era con tutta l’ orchestra. Il maestro Pappano che ha presieduto la giuria voleva valutare lo stile e le esecuzioni di ogni candidato. Io credo di aver fatto la differenza nei soli della Passione di San Matteo di Bach e in due composizioni di Strauss. Con Pappano nelle prove c’è stata subito una intesa molto particolare. Ci siamo capiti al volo”. Andrea Obiso si è avvicinato alla musica a 4 anni grazie ai genitori – papà insegnante di violino, la mamma di pianoforte – e a sei anni è entrato al conservatorio del capoluogo siciliano. Attualmente vive tra Roma, New York e Philadelphia. Quattro volte l’ anno vola a Tokyo, ospite del suo sponsor. “Essere il primo violino di Santa Cecilia è una bella responsabilità ma mi sento incoraggiato da tutta l’ orchestra – dice -. La mia sfida ora è crescere a 360 gradi, un musicista deve essere completo e in grado di mettersi alla prova in ogni contesto. Tra i violinisti che ammiro tantissimo c’ è Yo Yo Ma perchè porta la musica in tutto il mondo anche in posti lontani dove in genere non arriva. Anche questo è un mio obiettivo. Il sogno è poter suonare con tanti musicisti e sperimentare così linguaggi diversi”.

Musica: Umbria jazz sarà ancora presente in CinaDal 29 aprile a Xi’an, Nanjing e Chongqing

PERUGIA20 gennaio 202017:54

– Umbria Jazz conferma la sua vocazione internazionale annunciando anche per il 2020 la presenza del festival in Cina. Le città interessate saranno, dal 29 aprile al 12 maggio, Xi’an, Nanjing e Chongqing. Tra gli artisti confermati ci sono i Funk off e il progetto di Mauro Ottolini e Fabrizio Bosso “Storyville Story”, che il pubblico di Uj ha apprezzato nelle edizioni estive ed invernali del festival.
Il progetto è in collaborazione con Chic Investments, società che segue la pianificazione, la gestione e l’operatività, nonché lo sviluppo del business, di molte aziende in Cina.
“La sfida che ci si propone – sottolinea Umbria jazz – è di confermare, e rendere più stabile e duraturo, il dialogo da anni intrapreso con la realtà culturale e imprenditoriale, e con le profonde trasformazioni, della società cinese. Queste realtà possono incontrare nel messaggio libero del jazz una interlocuzione vitale e virtuosa”. “L’idea, in definitiva – aggiunge -, è di creare un interscambio sempre più fruttuoso tra la cultura contemporanea italiana e cinese, e il jazz italiano, una delle eccellenze culturali del nostro Paese sulla scena internazionale, è senza dubbio un veicolo efficace e di prestigio”.

Sardine, a marzo in libreria il libro dei fondatoriPubblicato da Einaudi, si intitola “Le sardine non esistono”

21 gennaio 202010:36

– “Le sardine non esistono”, l’unico libro dei quattro fondatori del movimento Andrea Garreffa, Roberto Morotti, Mattia Santori e Giulia Trappoloni sarà in libreria a marzo per Einaudi Stile Libero. Lo rende noto la casa editrice.
Il volume, viene sottolineato, è il frutto delle domande, degli spunti, delle speranze di chi sta tornando a vivere le città, le strade e la natura come spazi di libertà. Descrive un perimetro di valori e principi fondamentali, come la solidarietà, la tutela dell’ambiente, il rispetto del prossimo, i diritti, l’inclusione, la non-violenza, l’antifascismo. E fa i conti con un’esigenza viscerale e rivoluzionaria nel nostro presente minacciato dal populismo: quella dell’ascolto.
“Siamo tanti. Non importa se ci chiamano sardine. Potevamo essere storioni, salmoni o stambecchi. La verità è che siamo persone: migliaia di cittadini di ogni età che stanno riempiendo piazze, strade e sentieri dell’Italia intera. Tutto è successo grazie a un bisogno condiviso di tornare a sentirsi liberi di esprimere pacificamente un pensiero.”

Fellini: la Luna nell’alfabeto dei sogniEsce ‘Amarcord Fellini’ di Iarussi per Il Mulino

21 gennaio 202010:16

OSCAR IARUSSI, AMARCORD FELLINI-L’ALFABETO DI FEDERICO (IL MULINO, PP 256, EURO 16). Un alfabeto dei sogni che racconta Federico Fellini attraverso alcune parole chiave, dalla A di Amarcord alla V di Vitelloni, alla Z di Zampanò, passando per la E di Ekberg e la G di Giulietta, la P di Paparazzo e la R di Rex. A guidarci alla scoperta della poetica felliniana e della vita del grande regista, nel centenario della sua nascita, è ‘Amarcord Fellini.
L’alfabeto di Federico’ di Oscar Iarussi che arriva in libreria per il Mulino.
Nel libro, accompagnato da immagini, Iarussi, saggista, critico cinematografico e letterario, giornalista, che fa parte del Comitato esperti della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ci mostra anche e soprattutto come Fellini abbia colto il Paese in divenire e come la sua vita, affollata di incontri e ricca di onori, sia stata segnata dalla solitudine di una perenne ricerca.
Alla L di Luna Iarussi sottolinea: “La voce della luna arriva nelle sale a un anno di distanza dalla manifestazione della sinistra contro le interruzioni pubblicitarie nei film trasmessi in Tv, che si tenne nel Teatro Eliseo di Roma il 13 febbraio 1989. Fellini conia lo slogan ‘Non si interrompe un’emozione’ che sarà poi utilizzato nella campagna referendaria del 1995, ma infine il voto popolare sulla legge Mammì si esprime a favore degli spot durante la trasmissione dei film: le emozioni si possono interrompere”.
Così partendo della Luna l’autore del libro ci offre un ritratto del regista: “Il Fellini ‘politico’ certo in quegli anni ha in uggia il ‘decisionismo’ craxiano e il berlusconismo trionfante nei costumi ben prima che nelle urne (la ‘discesa in campo’ di Berlusconi ci sarà solo nel gennaio 1994). Sono dimensioni caratterialmente lontane dalle sue corde di eterno indeciso e di svagato satirista, come certifica la sublime battuta scritta per La dolce vita: ‘Siamo rimasti così in pochi a essere scontenti di noi stessi’. Amico personale di Giulio Andreotti e cattolico inquieto, vicino ai repubblicani sia pure in pigro ossequio alla tradizione romagnola di un Pri anarcheggiante, Fellini si dichiarava ‘riminese e politicamente esquimese’ e, di tanto in tanto, di sinistra, senza esserlo mai stato, ovvio, almeno non nei termini dell’ideologia marxista che tramonta nel 1989, con il crollo del Muro di Berlino. Come non riconoscere, in ogni caso, che egli sa cogliere l’Italia presente e indovinare quella a venire? Ancora una volta Fellini inquadra la deriva grottesca che altri – beffardamente – definiranno ‘felliniana’, scambiando la diagnosi per la malformazione!”. E ogni voce in questo viaggio, che Iarussi dedica al figlio Federico, è una fonte inaspettata di riflessioni, scoperte e racconti anche più personali come il rapporto con Rimini, il borgo, e con Roma.

Arriva ‘Sardine in piazza’ di ArcangeliIn libreria il 22 gennaio per Castelvecchi

21 gennaio 202010:37

azione MASSIMO ARCANGELI, SARDINE IN PIAZZA- UNA RIVOLUZIONE IN SCATOLA? (CASTELVECCHI, PP 62, EURO 9,00). Arriva in libreria il 22 gennaio ‘Sardine in Piazza- Una rivoluzione in Scatola?’ in cui Massimo Arcangeli, linguista, critico letterario e sociologo della comunicazione, ricostruisce la genesi del movimento che da mesi sta mobilitando l’Italia e cerca di indagare le ragioni del fenomeno nel contesto più ampio della politica degli ultimi dieci anni.
“Un movimento apartitico ma non apolitico, avverso a ogni colore ma tinto ogni volta di tutti i colori possibili. Una rivolta di piazza senza precedenti, che pare suonare come uno sberleffo ed è invece il sintomo di una singolare coesione interindividuale, antileghista e antisovranista fra cittadini convinti di dover disintermediare la politica dai partiti (e dai loro rappresentanti) senza però volerci entrare. E la nettissima impressione che non sarà un fuoco di paglia” come viene sottolineato nel libro.
Così la notte insonne di quattro giovani che decidono di sfidare Matteo Salvini con il primo flash mob “ittico” della storia vede dopo Bologna, e poi Modena, Palermo, Genova, Firenze, Napoli, Roma centuplicarsi le 6.000 sardine dell’iniziale sogno bolognese di partecipazione e di riscatto.
Aracngeli è autore, fra l’altro, per Castelvecchi di All’alba di un nuovo Medioevo. Comunicazione e informazione al tempo di internet (2016) e de Il Salvinario e Una pernacchia vi seppellirà (2019).

Musica: Ligabue sold out per concerto 30 anni di carrieraSpettacolo il 12/9 nella nuova Rcf Arena di Reggio Emilia

REGGIO EMILIA21 gennaio 202011:42

– È già sold out l’evento ’30 anni in un giorno’ di Luciano Ligabue, il concerto del rocker che si terrà il 12 settembre a Reggio Emilia, nella Rcf Arena Campovolo che sarà inaugurata proprio in quell’occasione.
A poco più di due mesi dall’apertura delle prevendite, sono già stati staccati 100.000 biglietti. La serata che inizierà alle 20.30 – prodotta e organizzata da Riservarossa e Friends & Partners – celebrerà i 30 anni di carriera del cantautore che ha cominciato la sua carriera nel 1990. “Nonostante l’anticipato pienone, l’evento rimarrà in data unica, proprio per permettere al pubblico di vivere un’esperienza irripetibile”, fa sapere l’organizzazione tramite una nota.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Moda: One x One, scienza e stilisti uniti per sostenibilità
Progetto Swarovski e Slow Factory Foundation

21 gennaio 202014:29

– Swarovski e Slow Factory Foundation, con il sostegno dell’Ufficio delle Nazioni Unite per le partnership, hanno annunciato i partecipanti e il comitato consultivo del progetto One X One, programma volto a promuovere collaborazioni sostenibili tra l’industria della moda e i giovani professionisti della tecnologia e della scienza. Con le prime partnership, One X One lancia lancerà le aree d’intervento: 3.1 Phillip Lim x Charlotte McCurdy, per promuovere l’innovazione scientifica e i materiali alternativi; Mara Hoffman x Custom Collaborative, per guidare la sostenibilità sociale attraverso il rispetto dei diritti umani; Telfar Global x Theanne Schiros per esplorare la circolarità attraverso l’uso di nuova materiali a basso impatto. I partecipanti riceveranno anche il supporto del One X One Advisory Panel, composto tra gli altri, dal cofondatore dello Studio One Eighty Nine, Abrima Erwiah, dal fotografo Alexi Lubomirski, dalla top model Amber Valletta, dal preside della Moda della Parsons School of Design, Burak Cakmak, dall’investitore Kikka Hanazawa, dalla stilista Rachael Wang, da Sasha Samochina, vice direttore del laboratorio operativo del Nasa Jet Propulsion Laboratory, da Valerie Craig, vice presidente di Impact Initiatives del National Geographic.
Direttore creativo e co-fondatore del marchio eponimo Phillip Lim lavorerà con Charlotte McCurdy, scienziata nota per la produzione di plastica alle alghe, neutra dal punto di vista del carbonio. La designer americana Mara Hoffman, impegnata nell’economia circolare lavorerà con Custom Collaborative, programma con sede a New York City che forma e sostiene le donne delle comunità a basso reddito e degli immigrati per lanciarle nel settore moda. Telfar Global, marchio guidato da Telfar Clemens collaborerà con Theanne Schiros – Assistant Professor of Science and Sustainability alla Fit, scienziata della Columbia University e co-fondatrice di AlgiKnit, azienda di biomateriali.
Uno dei partecipanti di X One sarà anche sostenuto da Nadja Swarovski; Celine Semaan e Colin Vernon, fondatori della Fondazione Slow Factory; Robert Skinner, direttore esecutivo dell’ufficio delle Nazioni Unite per le partnership.

Van Gogh multimediale ‘and Friends’ a ParmaDal 31 gennaio con dipinti di Renoir, Monet e Degas

PARMA21 gennaio 202013:04

– Un percorso multimediale porta a Parma un’esposizione dedicata a Vincent Van Gogh e al suo universo creativo, arricchita da dipinti di Renoir, Monet e Degas. È ‘Van Gogh Multimedia & Friends’, che approda nella Capitale della Cultura 2020 dal 31 gennaio al 26 aprile, a Palazzo Dalla Rosa Prati.
Riprodotti su supporti multimediali ad altissima qualità, ritratti e autoritratti, nature morte e paesaggi del genio olandese prendono vita permettendo al visitatore di vivere un’esperienza avvolgente e sentirsi totalmente immerso in opere che hanno fatto la storia dell’arte.
Il percorso si rivela come un labirinto vivente attraverso i cunicoli di una mente geniale e problematica che conduce in una stanza segreta dedicata ai dipinti degli amici dei quali l’artista si circondò durante la permanenza nella Ville Lumiere.
Provenienti da collezioni private, i capolavori di autori come Monet, Degas e Renoir aiutano a definire un contesto popolato da protagonisti dell’Impressionismo e del post-Impressionismo.

Musica:Domingo inaugura festival Donizetti e teatro ‘rinato’Dal 19 novembre a Bergamo al via la sesta edizione

21 gennaio 202013:23

– Parteciperà a una doppia inaugurazione Placido Domingo il prossimo 19 novembre a Bergamo: quella della sesta edizione del festival dedicato a Gaetano Donizetti nella sua Bergamo e quella della riapertura del teatro che porta il suo nome, dopo il restauro.
“Sono felice di debuttare il mio primo ruolo donizettiano come baritono – ha scritto Domingo che oggi compie 79 anni e non ha intenzione di ritirarsi – e mi dà tanta gioia farlo proprio nella città natale di Gaetano Donizetti. Non ho mai cantato a Bergamo e sarà un onore per me partecipare alle celebrazioni per la riapertura del Teatro Donizetti, interpretando Belisario”.
Dopo il Gala con Belisario in forma di concerto (replicato il 26 novembre), il cartellone include La fille du régiment (20, 28 novembre e 3 dicembre) nella nuova edizione critica, Marino Faliero (21, 27 novembre e 6 dicembre). Al teatro Sociale andranno in scena Le nozze in villa, opera scritta da Donizetti esattamente 200 anni fa e, come tributo a Beethoven, L’amor coniugale.

 

21 gennaio 202013:24

– Davide Toffolo è il Magister dell’edizione 2020 di Comicon, il salone internazionale del fumetto e dell’animazione che si svolgerà alla Mostra d’Oltremare di Napoli dal 30 aprile al 3 maggio, dopo il successo dello scorso anno che ha segnato il record di 160.000 visitatori. Toffolo è fumettista e musicista, conosciuto per essere la voce e la chitarra del gruppo Tre Allegri Ragazzi Morti, tra le prime e più influenti figure della scena indie rock in Italia. È tra gli autori più amati e originali del fumetto italiano, ha firmato opere quali Il re bianco, Graphic novel is back, Il cammino della Cumbia, ed è stato, venti anni fa con Pasolini, un pioniere del graphic novel di ambientazione italiana. Con i Tre Allegri Ragazzi Morti ha pubblicato nove dischi in studio e realizzato più di 2000 concerti. In qualità di Magister sarà protagonista di un ricco programma di attività culturali, tra cui: una mostra personale, una mostra collettiva dedicata ad alcuni fumettisti da lui selezionati, un ciclo di incontri tematici.

L’amica geniale, il ritorno di Lila e LenùSu Rai1 la seconda stagione dal 10 febbraio

21 gennaio 202014:16

– Dal 10 febbraio in prima visione su Rai1 arriva la seconda stagione de L’amica geniale, proiettata in anteprima mondiale nella sede Rai di viale Mazzini, tratta dal secondo libro dalla quadrilogia bestseller di Elena Ferrante (edizione e/o) . Gli eventi riprendono esattamente dal punto in cui è terminata la prima stagione. Lila (Gaia Girace) ed Elena (Margherita Mazzucco) hanno sedici anni e si sentono in un vicolo cieco. Se la prima stagione si muoveva sul piano orizzontale dell’infanzia che si affaccia con domande e prepotenza al mondo dell’adolescenza, in Storia del nuovo cognome Saverio Costanzo arriva a un nuovo livello di profondità, indagando le luci e le ombre di due giovani donne che non hanno chiaro dove vogliano arrivare.
Divise tra quello che è giusto è quello che sentono, Lila e Lenù saranno ancora una volta le protagoniste di una storia che è di tutti e che vede, sullo sfondo, l’Italia che cambia faccia, tra gli scioperi degli operai e dei movimenti studenteschi.
Un’anteprima al cinema solo il 27, 28 e 29 gennaio (distribuzione Nexo Digital) per la serie che conserva intatto il fascino della prima stagione, osannata dal pubblico e dalla critica per aver ricreato con infinita fedeltà il microcosmo tracciato dalla penna di Elena Ferrante. La regista Alice Rohrwacher, vincitrice nel 2014 del Grand Prix Speciale della Giuria per Le meraviglie e nel 2018 il premio per la Miglior sceneggiatura per Lazzaro Felice al Festival di Cannes, ha diretto due degli otto episodi, quelli ambientati ad Ischia.Una produzione Fandango, The Apartment e Wildside, parte di Fremantle In collaborazione con Rai Fiction n collaborazione con HBO Entertainment In co-produzione con Mowe e Umedia. La serie evento in quattro serate (8 episodi da 50’) sarà in onda in prima visione mondiale su Rai1 e online su RaiPlay.

Angela Merkel, la ‘regina d’Europa’ In un libro di Claudio Landi per Passigli editore il messaggio politico e la visione europea della Cancelliera tedesca

21 gennaio 202014:21

La conferenza di Berlino sulla crisi libica ha mostrato, ancora una volta, la centralità in Europa e l’ ‘innovatività’ dell’approccio di politica internazionale della Germania e della Cancelliera Angela Merkel. La recente matassa della crisi libica, sul piano geopolitico e diplomatico, si è dipanata sugli assi della sua politica: sull’asse Germania e Turchia e su quello fra Germania e Russia. La Cancelliera, dunque, può definirsi, anche per questo, la ‘Regina d’Europa’, come si legge nel sottotitolo del libro “Frau Merkel, Regina d’Europa”, scritto da Claudio Landi, giornalista parlamentare di Radio Radicale, edito da Passigli Editore.Angela Merkel, in questo quindicennio, secondo Landi, è stata una delle più importanti statiste dell’Occidente. Durante il suo incarico ha visto tre presidenti USA: George W. Bush, Barack Obama e Donald Trump. Ha costruito con il presidente della BCE Mario Draghi, gli strumenti di governance che hanno consentito all’eurozona di superare la crisi del debito e di consolidare il ruolo globale della moneta unica. Ma, specialmente, si sottolibea nel libro, ‘ha condotto la Germania come Repubblica Federale e come paese cardine dell’Unione Europa, attraverso le contraddizioni di questa epoca di grandi trasformazioni economiche, sociali, civili, che vedono il ‘ritorno dell’Asia’ e la fine del mondo prepotentemente occidental-centrico’.Il mondo globalizzato non è più un luogo dove è solo l’Occidente a dare le carte. Altri grandi attori sono diventati protagonisti. E l’innovativo approccio geopolitico della Merkel è quello di “coniugare i valori occidentali, della civiltà social-liberale, con il ‘ritorno dell’Asia’, attraverso una politica di ‘bilanciamento sofisticato’ fra tutti gli attori globali e una strategia di costruzione di istituzioni di governance: dalla BCE, all’Accordo del Clima di Parigi”, come sostiene Claudio Landi.
La Germania di Angela Merkel ha costruito, secondo la sua analisi, una serie complessa di rapporti e conseguenti ‘bilanciamenti’, fra Stati Uniti e Federazione russa e fra questi e i nuovi attori globali asiatici, Cina e Giappone in primissimo luogo. Allo stesso tempo ha cercato di mettere insieme l’Europa sotto la sua leadership, con le regole fiscali e monetarie, per quanto riguarda l’eurozona, e con la penetrazione capitalistica e il lavoro diplomatico serrato, per quanto concerne l’Europa centro-orientale. A cominciare dal Gruppo di Visegrad.
Questa costruzione geopolitica, complessa e raffinata, sembra particolarmente innovativa e collegata al mondo delle catene del valore globale disegnato da alcuni grandi politologi, da Prarag Khanna, studioso indiano, a Barry Buzan, grandissimo specialista inglese. Ma anche le innovazioni hanno un prezzo e presentano contraddizioni: la costruzione geopolitica di Angela Merkel non fa eccezione.
La crisi dei migranti del 2015 e i continui confronti geopolitici con gli Usa l’hanno messa a dura prova. L’approccio innovativo da ‘grande potenza civile’ della Merkel può funzionare bene ma, osserva Landi, “c’è una grande contraddizione: la Germania, pur con l’Ue al proprio fianco, non ha la ‘stazza’ per reggere la dimensione della competizione globale. Solo un’Europa più motivata da una sua ideologia e più disponibile a organizzare in maniera adeguata i suoi tanti strumenti e risorse geopolitiche, con la Germania (e la Francia) al centro, può reggere quella competizione globale”.
La costruzione di Merkel “può innovarsi poichè è una ‘geopolitica liberale’: ha un metodo basato sul compromesso e sui valori liberali, la forza delle istituzioni, della diversità, della libertà come responsabilità, che consente, in teoria, di innovare”, assicura l’autore. Ma ora la domanda è: l’Europa, che in questi anni merkeliani è stata capace di innovare, può continuare ed allargare i processi di innovazione anche con la fine del ciclo politico della Cancelliera? “E’ questa è la sfida dei prossimi anni – risponde Claudio Landi – imparare ed assorbire l’approccio di Angela Merkel sapendolo allargare. Ursula von der Leyen, Cristine Lagarde, lo stesso presidente francese e specialmente il prossimo Cancelliere tedesco ne saranno capaci? Su questa sfida si giocano le potenzialità della democrazia europea di contare nel mondo globalizzato e di partecipare alla costruzione di un Occidente liberale adeguato al mondo globalizzato. Per ora non possiamo che riconoscere che proprio a Berlino per la Libia, la Cancelliera tedesca ha dato prova, per l’ennesima volta, della sua abilità”.

Disney+ sbarca in Italia il 24 marzoAnche in altri paesi europei, prezzo 6,99 al mese

21 gennaio 202014:23

1 GEN – L’attesa per l’arrivo di Disney+ in Italia è terminata. Il colosso dell’intrattenimento ha fissato la data del lancio del proprio servizio di streaming per il 24 marzo 2020. A usufruirne da questa data potranno essere non solo gli utenti del nostro Paese, ma anche di Regno Unito, Irlanda, Francia, Germania, Spagna, Austria e Svizzera. Il lancio in altri paesi europei, quali Belgio, Scandinavia e Portogallo, avverrà successivamente, nell’estate 2020.
Nel catalogo prodotti Disney, ma anche targati Pixar, Marvel, Star Wars e National Geographic, assieme a contenuti esclusivi come film, serie tv, documentari e corti prodotti appositamente per il nuovo servizio.
Il prezzo del servizio, disponibile sulla maggior parte dei dispositivi mobili connessi, compresi console per gaming, lettori multimediali e smart TV, sarà di 6,99 euro al mese o 69,99 euro all’anno. Sarà possibile accedere a 4 stream simultanei in alta qualità e senza interruzioni pubblicitarie.
Il numero dei download sarà illimitato e su un massimo di dieci dispositivi. Gli utenti potranno fruire inoltre di suggerimenti personalizzati e avranno la possibilità di impostare fino a sette diversi profili. Sarà inoltre possibile impostare profili per bambini con interfaccia a navigazione facilitata e accesso a contenuti adatti alla loro età.
Tra le serie disponibili, “The Mandalorian”, scritta e prodotta da Jon Favreau; “High School Musical: The Musical: The Series”, versione moderna del franchise di successo; “The World According To Jeff Goldblum”, serie che esplora il mondo degli oggetti a noi più familiari; “Lilli e il vagabondo”, una rivisitazione del classico d’animazione del 1955. Tra gli altri titoli originali “Encore,” prodotto da Kristen Bell; “Diary of A Future President”, scritto e prodotto da Ilana Peña (“Crazy Ex-Girlfriend”) e da Gina Rodriguez (“Jane the Virgin”); “The Imagineering Story”, che racconta dell’eclettico gruppo di creativi che danno vita ai Parchi Disney.

Nasce una Fondazione per Biblioteca Capitolare VeronaAvviata collaborazione con Museo Egizio di Torino

VERONA21 gennaio 202014:27

– La Biblioteca Capitolare di Verona si costituisce in Fondazione, che si amplierà grazie anche al supporto della ricerca accademica e di realtà internazionali della cultura, tra cui il Museo Egizio di Torino.
Per mons. Bruno Fasani, presidente della Fondazione “intendiamo sviluppare tre aree di attività fortemente connesse fra loro: la consultazione, la ricerca e l’attività museale che abbraccerà le visite, le mostre dedicate, le mostre condivise anche fuori sede, il laboratorio didattico, eventi e conferenze, tutte attività che avranno lo scopo di fare conoscere le ricchezze e di contribuire al sostentamento dell’operazione complessiva”.
Nota a livello internazionale per l’antichità e la preziosità dei suoi manoscritti, la Capitolare è stata riconosciuta come la Biblioteca più antica al mondo ancora oggi funzionante. Ne dà conferma il celebre Codice Ursicino, datato 1 agosto 517 d.C.

Lusso: Sewelo, diamante grezzo più grande del mondo, 1758 ctLavorazione Vuitton con Lucara Diamond Corporation e Hb Company

21 gennaio 202014:34

– La maison Louis Vuitton annuncia la sua partecipazione, assieme a Lucara Diamond Corporation e a Hb Company di Anversa, alla lavorazione di un diamante raro ed eccezionale, da 1758 carati, il secondo il più grande diamante grezzo mai trovato: Sewelo, che significa “scoperta rara” in lingua setswana. Il 19 aprile 2019 rimarrà un momento storico: il giorno in cui il monumentale diamante grezzo da 1758 carati, è venuto alla luce nella miniera di Karowe in Botswana al 100% di proprietà di Lucara Diamond Corpation. È il secondo diamante grezzo più grande mai scoperto e il più grande ad aver mai lasciato il Botswana. Grande circa come una pallina da tennis, che misura 83 mm x 62 mm x 46 mm, pesa 352 grammi, Sewelo è il secondo diamante allo stato grezzo più grande della storia, superato solo dal Cullinan, a 3106 carati, scoperto in Sudafrica nel 1905, e trasformato in storici diamanti che ora sono parte della British Crown Jewels e della collezione reale. Sewelo è anche il più eccezionale e grande diamante grezzo recuperato dall’avanguardistica miniera Karowe di Lucara in Botswana. Il diamante è rimasto intatto grazie al circuito high-tech XRT di Lucara, un processo di recupero avanzato che evita la rottura della roccia contenente la pietra preziosa. L’analisi iniziale di Sewelo caratterizza la pietra come “gemma di qualità” con “prevalenza di gemma bianca di alta qualità”, mentre gli studi dettagliati sulla pietra, la sua composizione, qualità e potenziale continueranno per diversi mesi. Sewelo è spettacolare non solo per le sue incredibili dimensioni ma anche per le sue caratteristiche di forma, colore, formazione e composizione. Il cristallo grezzo è in gran parte coperto da uno strato molto sottile di carbonio nero, che custodisce al suo interno i segreti di 2 miliardi di anni. L’intera portata delle variazioni di colore e chiarezza della resa del diamante è ancora sconosciuta.

Mollica, Italia da Oscar, da Fellini a SorrentinoRicordi in volume, ‘vorrei statuetta per Giannini e Moretti

19 gennaio 202017:27

L’ironia di Fellini, l’entusiasmo incontenibile di Benigni, il fulminante ‘fuck you’ di Antonioni a Jack Nicholson “che faceva un po’ troppo lo splendido”. Sono fra i ricordi, momenti e aneddoti, “bellissime emozioni” che riportano alle persone e agli artisti dietro il glamour, vissuti da Vincenzo Mollica e condivisi in L’italia agli Oscar – Racconto di un cronista, il libro a cura di Steve della Casa (Luce Cinecittà /Edizioni Sabinae) realizzato in occasione dello storico accordo per una partnership almeno quinquennale fra Istituto Luce Cinecittà e il Museo dell’Academy of Motion Pictures di Los Angeles, di cui sono ancora in corso i lavori.
Mollica ha seguito la prima edizione degli Oscar da inviato a Los Angeles trent’anni fa: “Era candidato Peppuccio Tornatore, con Nuovo cinema Paradiso ed erano 15 anni che Italia non vinceva come miglior film straniero. Quando vinse Giuseppe era felicissimo, anche se non ebbe il tempo di parlare sul palco dopo il produttore Franco Cristaldi, riusci solo a dire grazie” racconta il maestro del giornalismo alla presentazione del libro, dove è venuto a salutarlo anche Francesco De Gregori. Tra gli eventi indimenticabili l’Oscar alla Carriera all’amico Federico Fellini: “Quando è arrivato a Los Angeles, l’Academy gli ha fatto un trovare un trono e tutti, da Billy Wilder in giù andavano a rendergli omaggio. Lui, ironico come sempre, quasi li benediva- dice Mollica -. Poi sull’aereo di ritorno in Italia, Federico mi parlò del rammarico per non aver mai lavorato con Sophia Loren (che gli aveva consegnato la statuetta insieme a Marcello Mastroianni, ndr) ma che stava scrivendo un film in cui sarebbe stata tra i protagonisti, intitolato Attore! Nel cast ci sarebbe stato anche Salvo Randone, che Fellini definiva il più grande rapinatore di applausi del teatro”. Come non ricordare poi le storiche vittorie di Roberto Benigni per La vita è bella (miglior film, miglior attore protagonista e la colonna sonora a Nicola Piovani, ndr): “quel momento straordinario nel quale Benigni arriva sul palco saltando sulle sedie è diventato uno degli spot simbolo dell’Academy – commenta sorridendo Mollica -. Nei giorni successivi, andai con Benigni a New York, e c’erano tassisti che quando lo vedevano gli urlavano ‘Roberto!’.
Lui per loro improvvisava un balletto in mezzo alla strada”.
Un’altra grande emozione furono le candidature postume a Massimo Troisi per Il postino: “Si riunirono le fidanzate di Massimo, che si sentivano tutte a loro modo vedove. E mi tornò in mente quando lui mi aveva raccontato per ore del progetto de Il Postino, in un’osteria di Roma. Mentre stavamo mangiando entrò all’improvviso Al Pacino con due sgallettate… e lo misero a mangiare un posto più riservato”. Il giornalista era a Los Angeles anche per la vittoria di Sorrentino: “E’ stata bellissima anche quella, oltre che inattesa. Il film era stato molto amato ma non si pensava che vincesse. Poi Sorrentino fece una dedica strepitosa, da Fellini a Maradona… che gli vuoi dire di più?”. Per Mollica, “il cinema italiano non è secondo a nessuno nel mondo perché è vitale e ha una forza che ha sempre rappresentato una guida”.
Sulla copertina del libro, Mollica e Della Casa hanno voluto Anna Magnani: “E’ la numero uno assoluta, rappresenta il cinema in tutte le sue forme, è L’italia, ed è stata la prima donna italiana a vincere un Oscar. Tutti i grandi protagonisti del cinema l’hanno sempre amata e rispettata. C’è un inchino da fare a questa donna così generosa e straordinaria, che ha regalato al cinema pagine di vita”. il giornalista è stato molto contento anche dell’Oscar alla carriera per Lina Wertmuller: “Mi piacerebbe ne arrivasse uno anche per Giancarlo Giannini e uno a Nanni Moretti… chissà cosa succederebbe su qual palcoscenico!”.

Remo Girone a Hollywood, premio nel nome di FerrariLos Angeles Italia, 7 febbraio, per Le Mans66 film da Oscar

NAPOLI19 gennaio 202019:26

– Remo Girone, che ha impersonato Enzo Ferrari in ‘Le Mans66-La grande sfida’ di James Mangold (in corsa per l’Oscar nella categoria Miglior Film), sarà premiato, venerdì 7 febbraio al TCL Chinese Theatre di Hollywood, in occasione del “Nominees Gala” del ‘Los Angeles, Italia Festival’.
Ad annunciarlo è il premio Oscar Nick Vallelonga, presidente della 15ma edizione della manifestazione promossa dall’Istituto Capri nel Mondo, con il patrocinio del MAECI ed il sostegno del MIBACT in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Accompagnato dalla moglie, l’ attrice Victoria Zinny, Girone riceverà il premio ‘L.A., Italia alla Carriera’ e subito dopo raggiungerà i colleghi Matt Damon e Christian Bale e il regista del film (titolo originale ‘Ford Vs. Ferrari’) all’evento pre-Academy Awards organizzato dalla 20th Century Fox in onore del cast del kolossal da cento milioni di dollari, tra i maggiori successi della stagione. Girone e la Zinny si aggregano dunque alla delegazione italiana che parteciperà all’ happening del cinema e dell’audiovisivo italiani a Hollywood promosso con la partecipazione di Rai Cinema, Rai Com, Rainbow, Medusa, Iervolino Erntertainment, Consolato Generale, Ice e l’Istituto di Cultura di Los Angeles.
Già annunciata la presenza del premio Oscar Gabriele Salvatores, Francesca Archibugi, Elisa Amoroso con Chiara Ferragni, Franco Nero e Clementino. Si tratta di un appuntamento significativo per la comunità italoamericana sulla West Coast che quest’anno festeggerà, con una retrospettiva, gli 80 anni dell’attore Al Pacino, cosi come tutta italoamericana sarà agli Oscar la sfida diretta tra Quentin Tarantino (Once Upon a Time in Hollywood) e Martin Scorsese (The Irishman ).
Tra gli altri artisti attesi a LA Italia 2020, i premi Oscar Nick Vallelonga (Green Book), Mira Sorvino (Mighty Aphrodite), Bobby Moresco (Crash), Barry Morrow (Rain Man) insieme con Diane Warren, Eli Roth, David O. Russell e Robert Davi.

Renee Zellweger da Oscar, è leggenda JudyIn sala dal 30 gennaio biopic sulla Garland con 2 nomination

19 gennaio 202019:45

“Non vi dimenticherete di me” dice Judy Garland nell’ultimo concerto a Londra nel 1969, quando depressa e piena di barbiturici vuole ancora una volta essere cullata dall’abbraccio del pubblico che da 40 anni la adora e a cui ha dedicato e anche sacrificato la sua vita. Ma il tempo con lei non è stato clemente: chi oggi si ricorda di quella performer incredibile, una delle più grandi di sempre, che a 16 anni già era la star bambina del Mago di Oz e a 47 è morta per overdose di pasticche? Per l’interpretazione della Garland, Renee Zellweger è candidata al premio Oscar in Judy, il film di Rupert Goold in sala in Italia dal 30 gennaio con Notorius.
Il film, che ha anche una seconda nomination per miglior trucco e acconciatura, vuole proprio far ‘ri-scoprire’ la leggenda ai giovani: “La Garland – ha detto Goold alla premiere alla Festa di Roma lo scorso ottobre- rappresenta una giovanissima diventata famosa e questo è qualcosa che i ragazzi che usano Instagram e hanno vite esposte con i social può essere capita. Quando abbiamo fatto le proiezioni test di questo film la risposta dei giovani è stata una sorpresa: anzichè la star che piaceva alla loro nonne, i ragazzi troveranno qualcosa di molto più vicino a loro: Judy, in una società rigida e patriarcale, non ha mai accettato le regole stabilite. Ci potranno trovare in lei piuttosto una Amy Winhouse”.
In Judy siamo lontani dalla struttura classica del biopic: si racconta il periodo finale della sua vita, con molti flashback sugli step più importanti. Ha detto Renée Zellweger: “Pensavo che in questo film ci fosse l’opportunità di esplorare qualcosa che non viene spesso considerata quando si pensa a questa personalità immensa: cosa lei riponeva nel suo lavoro e quanto ciò le sia costato”. Judy Garland rappresenta, nel bene e nel male, la Hollywood dell’epoca d’oro quando produttori e agenti controllavano ogni cosa della vita della loro star proprio per renderla una star (distruggendone il privato): alla Judy bambina e già popolare Dorothy del mago di Oz fanno una festa di compleanno in una data qualsiasi e con una torta che lei non potra mangiare, finta anch’essa, oggi la definiremmo fake news, solo ad uso dei media. “Garland è una star di Hollywood all’antica. È remota, come lo sono tutte le stelle dell’età dell’oro, ma – ha detto il regista – ero interessato a bilanciare la leggenda con la donna umana e reale: la madre e il mito”. Quattro matrimoni che non la salvarono dalla depressione, tre figli (la prima è Liza Minnelli), un continuo contrasto psicologico tra il richiamo del palcoscenico, dell’affetto dei fan e i sensi di colpa come genitrice perennemente in tour, un abuso di farmaci sin da ragazza quando gli agenti le inducevano il riposo con pasticche per dormire o per stare sveglia per lavorare, Judy dice nel film “voglio solo quello che vogliono tutti, l’amore, ma per me è stato molto più difficile”. La trasformazione di Zellweger è impressionante: il regista e i produttori l’hanno scelta per il suo lato comico, sexy, emotivamente disponibile che Judy ha sempre avuto ma certo l’attrice americana di Bridget Jones ha messo del suo, aiutata da tanto materiale originale e dalla monumentale biografia dell’ultimo marito Mickey Deans. “Renee è una grande lavoratrice sempre alla ricerca di ulteriori note, una perfezionista – ha detto il regista – c’è stato una grande lavoro sulla voce e sul fisico ma Reneè ha avuto tutto lo spazio libero per trovare lei stessa le connessioni con il personaggio: lei come Judy è una stella che tutti fermano per strada ma che vive solitudini e paure”

Box office usa, sequel Bad Boys al topSegue Dolittle, al terzo posto 1917

19 gennaio 202020:25

– La Sony ha impiegato 17 anni, ma l’ultimo sequel di “Bad Boys” sembra dare i suoi frutti, incassando circa 59,2 milioni di dollari per l’inizio di un fine settimana di vacanza negli Stati Uniti, secondo quanto riportato dalla France Press. “Bad Boys for Life” vede protagonisti Will Smith e Martin Lawrence come investigatori saggi che si riuniscono dopo anni di distanza (“Bad Boys II” risale al 2003, otto anni dopo l’originale “Bad Boys”) per affrontare un omicida cartello della droga a Miami . Le sue vendite di biglietti per il Nord America – stimate a 68,1 milioni di dollari quando sono incluse le vacanze nel giorno di Martin Luther King di lunedì – sono quasi due volte le previsioni originali, secondo Variety.com. Un’altra nuova uscita, la “Dolittle” della Universal, con Robert Downey Jr., si è classificata seconda con una stima di 22,5 milioni per il periodo da venerdì a domenica ($ 30 milioni per i quattro giorni). “Dolittle”, basato su un amato libro per bambini su un veterinario in grado di parlare con gli animali, è finito nel mirino della critica. La presenza di Downey, estremamente popolare nei film di supereroi Marvel, e di un cast di voci stellari tra cui Emma Thompson, Ralph Fiennes, Antonio Banderas, Rami Malek, Octavia Spencer e Marion Cotillard, potrebbero aver contribuito a rafforzarne la fortuna.
Al terzo posto il leader del box office dello scorso fine settimana, “1917”, sempre Universal. Ha incassato 22,1 milioni nella vendita dei biglietti (27 milioni per quattro giorni).
“Jumanji: The Next Level” di Sony è scivolato di un posto dall’ultimo fine settimana al quarto, guadagnando 9,6 milioni ($ 12,6 milioni). Il quinto posto è andato a “Star Wars: The Rise of Skywalker” della Disney a 8,4 milioni (10,6 milioni). A livello globale, il finale della Saga ha ormai superato il miliardo di dollari. A completare la top 10 sono stati: “Just Mercy” ( 6 milioni; $ 7,5 milioni per quattro giorni) “Piccole donne” (5,9 milioni; $ 7,4 milioni) “Knives Out” (4,3 milioni; $ 5,3 milioni) “Like a Boss” (3,8 milioni; $ 4,5 milioni) “Frozen II” ( 3,7 milioni; 5,1 milioni).

Cinema: Steve Della Casa racconta set d’autore di TorinoIl Salotto buono inaugura nuovo anno con appuntamento speciale

TORINO20 gennaio 202011:05

– Il Salotto Buono – In omaggio a Torino capitale del cinema 2020 – inaugura il nuovo anno domani con un appuntamento speciale di Aperitivo & Cinema in Salotto, ciclo di incontri condotti da Steve Della Casa, critico cinematografico e voce del programma cult di Radio3 Rai Hollywood Party.
Della Casa racconta questa volta ‘Torino e i suoi set d’autore’, con sequenze, curiosità, storie e aneddoti di backstage di film girati nella nostra città che hanno fatto entrare le location sabaude nell’immaginario universale: da Profondo rosso di Dario Argento a La donna della domenica di Comencini passando per Banditi a Milano di Lizzani, La seconda volta di Nanni Moretti e molti altri.
Il Salotto Buono è uno spazio per eventi privati “come a casa” nel cuore di Torino, creato dalla interior designer e stylist Isabella Giunto.

Fellini: Padiglione Italia lo celebra a Expo 2020 a DubaiLogo ed iniziative durante i sei mesi dell’Esposizione

20 gennaio 202011:45

– Il Commissariato per la partecipazione dell’Italia all’Expo 2020 di Dubai si unisce alle celebrazioni per il centesimo anniversario della nascita di Federico Fellini.
In onore del più noto regista della storia d’Italia, il simbolo iconografico del Commissariato italiano, si veste sui social network con sciarpa e cappello nello stile del cineasta riminese. A partire dal 20 ottobre, durante i sei mesi dell’Esposizione Universale di Dubai, Padiglione Italia celebrerà la grandezza del cinema tricolore e dei suoi protagonisti, incluso il grande Maestro de “La dolce vita” e “Otto e mezzo”.
Inoltre, spiega il Commissariato in una nota, nell'”Innovation Hub” che l’Italia porterà all’Expo, ci saranno spazi dedicati, eventi per grandi e piccoli e tante occasioni formative capaci di rappresentare al meglio le competenze e le eccellenze dei mestieri legati all’arte visiva, promuovendo così la filiera produttiva e occupazionale del settore.

Fellini: un autoritratto sul francobollo commemorativoEmesso il valore postale per il centenario della nascita

20 gennaio 202014:59

– Un autoritratto e’ stato scelto per illustrare il francobollo italiano emesso oggi per celebrare i cento anni dalla nascita di Federico Fellini.
Il disegno e’ nello stile tipico del regista che amava moltissimo creare illustrazioni: proviene – ricorda il comunicato di emissione – dal ‘Libro dei sogni’, ”un diario che il regista tenne dagli anni Sessanta fino al 1990 in cui ha annotato i suoi sogni sotto forma di disegni, un viaggio nella sua sconfinata creatività”.
Nato a Rimini il 20 gennaio 1920 e morto a Roma nel 1993, Fellini ha realizzato film che segnano la storia del cinema, dallo ”Sceicco Bianco” ai ”Vitelloni”, dalla ”Strada” alle ”Notti di Cabiria”, dalla ”Dolce Vita” a ”8 1/2”, da ”Roma” ad ”Amarcord, da ”E la nave va” a Ginger e Fred” e cosi’ via.
Il francobollo e’ valido per la posta ordinaria diretta in Italia; l’annullo speciale ”primo giorno di emissione” viene apposto negli uffici postali di Rimini e di Cinecitta’ Est a Roma.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Clandestine, l’altra Italia dell’arte
Da fotografa Carmi a street artist Pasquini in docu di Orlandini

21 gennaio 202012:56

– Lisetta Carmi, la fotografa 95enne dai molti talenti e plurime vite; la street artist Alice Pasquini, che dipinge muri in giro per il mondo; la poetrice Rosaria Lo Russo. E poi ancora, l’archeologa Marcella Frangipane che ha riportato alla luce una città turca del IV millennio a.C.; la pittrice e scultrice Cristina Crespo con il suo progetto di trasformazione delle rovine in giardini nei luoghi del terremoto delle Marche; Raffaella Formenti, che realizza le sue opere con la carta riciclata; Isabella Botti, guida nella Roma dei tesori nascosti e delle statue parlanti; Bianca Tosatti, massima esperta italiana di Art Brut, da lei ridefinita “arte irregolare”; fino alla fotografa e video artist, Agnese Purgatorio. Otto donne che hanno fatto dell’arte e della cultura la loro ragione di vita. Otto donne in alcuni casi conosciute e applaudite a livello mondiale, ma nel nostro paese “clandestine, costrette a compiere scelte e scalare vette per ottenere quello che spetta loro. Sono le protagoniste di “Clandestine – l’Altra Italia dell’Arte”, docu film ideato e diretto da Maria Paola Orlandini, Presidente dell’Associazione The Making Of, oggi in anteprima al Senato alla presenza del ministro per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, e nuova tappa del percorso integrato del Progetto didattico -formativo Clandestine realizzato col contributo del Dipartimento Pari Opportunità.
Un racconto del mondo dell’arte, declinato al femminile, e un viaggio di incontentabili esploratrici alla ricerca di forme e linguaggi nuovi che nella loro diversità rappresentano una prova concreta di come stereotipi e pregiudizi, causa dell’invisibilità evocata nel titolo, possano essere combattuti e vinti. Il docu-film diventerà strumento didattico insieme all’attivazione di Atelier di parità sentimentale e l’allestimento di mostre in scuole di Roma, Lastra a Signa (FI), Campobasso e Montefiascone (VT).

Cinema: Ferrara Film Festival premia Haber alla carriera’Professionista ammirevole in campo cinematografico e teatrale’

FERRARA21 gennaio 202013:24

– L’attore Alessandro Haber riceverà il Premio alla Carriera in occasione della quinta edizione del Ferrara Film Festival (28 marzo-5 aprile), in un evento pre-festival in programma il 21 marzo con altri personaggi del cinema nazionale.
“Alessandro Haber – spiega il direttore del Festival, Maximilian Law – è un professionista ammirevole sia in campo cinematografico che teatrale; la cosa meravigliosa è che mantiene una straordinaria carica di vitalità positiva, in linea con l’energia del nostro Festival. La carriera di Alessandro, ne sono certo, andrà avanti ancora molto a lungo e sono orgoglioso di potergli assegnare il primo riconoscimento della nostra quinta edizione del Festival”.
Haber ha interpretato oltre cento film, nell’arco di una carriera iniziata alla fine degli anni ’60, che lo ha visto protagonista o coprotagonista in pellicole dirette dai più grandi registi italiani, da Bertolucci a Pasolini, da Monicelli ad Avati, e ancora Bellocchio, Pieraccioni, Moretti, Salvatores e Tornatore.

Al bulgaro The Father il Trieste Film Festival 2020Assegnato a Kasia Smutniak l’Eastern Star Award

TRIESTE21 gennaio 202016:22

– Va al bulgaro The Father di Kristina Grozeva e Petar Valchanov il premio come miglior lungometraggio al Trieste Film Festival. L’elaborazione di un lutto attraverso il viaggio sgangherato di un padre e di un figlio, tra sensi di colpa e legami da riallacciare, si impone al 31/o appuntamento italiano dedicato al cinema dell’Europa centro-orientale, diretto da Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo.
Premiato come miglior documentario The Euphoria of Being dell’ungherese Réka Szabó, sulla figura di Éva Fahidi, unica della sua famiglia ad aver fatto ritorno dal campo di sterminio di Auschwitz Birkenau e oggi protagonista di una performance teatrale sulla sua vita. Tra i cortometraggi vince il bielorusso Lake of Happiness di Aliaksei Paluyan. Mentre va all’attrice Kasia Smutniak l’Eastern Star Award 2020, assegnato a una personalità del mondo del cinema che ha gettato un punto tra il cinema dell’Europa dell’est e quello dell’Europa dell’ovest.

La Divina Commedia rivive in un foglio di 97 metriL’artista Enrico Mazzone lo racconta

21 gennaio 202014:35

– Un rotolo di carta lungo 97 metri e alto 4, che pesa 276 chili. E’ la materia su cui fa rivivere la Divina Commedia l’artista torinese Enrico Mazzone, 38 anni.
Un’impresa folle, un sogno che ha cominciato a diventare realtà a fine 2016 a Rauma, in Finlandia, dove a Mazzone è stato regalato l’enorme rotolo di carta e dove è stato ospitato in diversi studi che gli hanno consentito di srotolarlo per cominciare a comporre l’opera che include le tre cantiche dantesche, Inferno, Paradiso e Purgatorio. Il lavoro è statp realizzato a matita: 6.240 quelle utilizzate di cui Mazzone ha conservato i moncherini “perché vorrei condividerli nel segno della passione”.

“Tutta la Divina Commedia su un foglio di 97 metri per 4, che mi è stato donato da U.P.M. Cartiera di Rauma, concentrando l’attenzione su alcuni personaggi e paesaggi. Ho terminato l’Inferno e il Purgatorio, adesso mi sto dedicando al Paradiso, ci sono ancora 35 metri da fare e c’è la possibilità di completare l’opera a Ravenna grazie all’interesse del gallerista Marco Miccoli che si sta occupando di vari eventi per le celebrazioni di Dante 2021” racconta l’artista, classe 1982, laureato all’Accademia di Belle Arti di Torino in scenografia teatrale. “Ma ho sempre avuto la passione per il disegno iconografico e la mitologia” spiega Mazzone che in questi giorni è in Italia ed è arrivato a Rauma con una borsa di studio per una residenza d’artista. Prima era stato in Islanda e poi in Groenlandia.
Non è, spiega l’artista, “una composizione iperrealista ma figurativa. Ha un taglio rinascimentale, con la tecnica a puntini ho creato i chiaroscuri. Realizzata in bianco e nero, a matita, ricorda le incisioni. L’unica vera sfida è stato operare su formati titanici dopo aver fatto schizzi e bozze su fogli A3.
Prima ho fatto le sagome e poi le ho puntinate. Non ho visto il disegno completo dei 62 metri finora realizzati e anche per me alla fine sarà una sorpresa la visione d’insieme. In orizzontale si può intuire, in verticale non lo so”. Ci sono cammei di Beatrice, di Paolo e Francesca, di Virgilio, Penelope, del Conte Ugolino e poi di Caronte, di Filippo Argenti, di Cerbero, Plutone, Orfeo, Minosse. “Quali sono i personaggi accattivanti e quelli che fanno da sfondo? Mi piacerebbe che la gente potesse accorgersi della fisiognomica, di quegli sguardi che si incrociano” sottolinea Mazzone che non è mai stato un “grande fan, ma la Divina Commedia mi ha sempre entusiasmato”.
L’ispirazione artistica in questo caso deve fare i conti con i problemi logistici. “Il trasporto non è semplice: può avvenire via terra e si potrebbe creare un evento nell’evento con il trasferimento su un camion da Rauma a Ravenna. Oppure si può trasportare via mare. Piano piano i tasselli si uniscono e si stanno creando delle sinergie con il coinvolgimento dell’Istituto Italiano di Cultura a Helsinki e delle autorità di Ravenna. Uno degli spazi che potrebbe ospitarlo potrebbe essere la Chiesa di Santa Maria dell’Angelo a Faenza che non viene utilizzata per funzioni religiose” spiega l’artista che non ha mai smesso di credere in questo progetto. E ora, dopo l’istituzione del ‘Dantedì’ e le celebrazioni nel 2021 per i 700 anni della nascita del Sommo Poeta, l’operazione acquista ogni giorno sempre maggiore attenzione.
“Piano piano il progetto prende spazio e in tanti fanno il tifo per averlo. La società Dante Alighieri è molto incuriosita.
Vittorio Sgarbi è al corrente del progetto. Dormo sonni tranquilli, ma questi anni non sono stati facili e sento la responsabilità non solo di progettare ma di saper anche presentare la commedia dantesca”. Le incisioni di Gustave Doré sono state un riferimento, ma Mazzone ha operato in modo diverso, mettendo tutta la prospettiva sul piano orizzontale.
“Mi sono permesso qualche licenza poetica. Ho seguito due binari. la sequenza delle varie cantiche, i gironi dell’Inferno, Purgatorio e Paradiso e poi un unico piano orizzontale visivo.
Sono stato tenace, ma ho grandi dubbi e incertezze. Più volte ho pensato ‘non ne esco vivo’, ma adesso il più è stato fatto e sono ad un punto cruciale, lo devo finire” sottolinea. Ma alcune certezze le ha: “Non lo vedo certo esposto in una parete unica, piana, dove occuperebbe 100 metri ma al centro di una stanza, come un ciclorama che avrebbe un raggio di 37 metri, una struttura alla quale si possa girare intorno” dice.

Costanzo, racconto ‘L’amica geniale’ evolve con la storia d’Italia

21 gennaio 202014:37

“Se i primi due episodi di Storia del nuovo cognome sono fortemente in continuità con la fine della prima stagione, dal terzo capitolo le cose iniziano a cambiare.
Lila ed Elena ci appaiono più grandi, adulte, amiche ma anche rivali, due brave ma anche ‘cattive’ ragazze”. Il regista Saverio Costanzo, nel corso della presentazione della seconda stagione dell’Amica geniale – dopo lo straordinario successo della prima, venduta in molti Paesi del mondo con critiche entusiastiche – che sbarca in prima visione su Rai1 dal 10 febbraio, ragiona sulla nuova serie (tratta dal secondo libro della quadrilogia di Elena Ferrante edito da e/o) che vedrà per due episodi la regia di Alice Rohrwacher (quelli ambientati a Ischia).
Costanzo ricorda: “Siamo negli anni ’60, piano piano si aprono gli orizzonte e la drammaturgia di Elena Ferrante accelera. Troviamo il desiderio di scoprire qualcos’altro. Il racconto filmico, invece, evolve con la storia italiana, con la condizione sociale”. E fa notare: “Se la prima stagione si è ispirata al racconto neorealista, la seconda si concede un’evoluzione anche cinematografica. La presenza di Alice è un vero regalo, è un’artista con uno sguardo proprio. E’ un cinema che strappa le inquadrature, che strappa la musica al racconto.
Ho avuto la possibilità di sperimentare dentro la formacinema e tutto questo è stato possibile grazie al romanzo. Se è stato possibile lavorare in modo così sensato e profondo, è grazie solamente al romanzo”. La macchina da presa e “la messa in scena, tentano di seguire questa loro crescita delle due protagoniste, facendo respirare le inquadrature con un tempo più posato e discontinuo insieme; qualcosa inizia a rompersi”. Alla domanda se ci sarà un seguito a questa seconda stagione, visti gli altri due libri della Ferrante, risponde: “Me lo auguro a prescindere da me”. Per Alice Rohrwacher, “l’intuizione di Saverio è stata quella di vedere, nel quarto e nel quinto episodio che io ho diretto, un romanzo a sé. Far entrare un altro regista è stato un elemento di rottura, soprattutto per le due ragazze”.

Quadro Klimt: fu pagata ricompensa per ritrovare il dipintoLibertà: a un piacentino per informazioni utili sull’opera

PIACENZA21 gennaio 202014:41

– Anche dopo il ritrovamento dell’opera, quello del ‘Ritratto di Signora’ di Klimt rubato e poi ritrovato a Piacenza, resta un giallo. Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano locale Libertà, nel 2015 sarebbe stata pagata una ricompensa a un piacentino che aveva avviato una trattativa con i carabinieri sostenendo di poter fornire informazioni utili per ritrovare il dipinto.
A pagare sarebbe stata la Banca di Piacenza e a confermare la notizia è stato il presidente onorario dell’istituto di credito Corrado Sforza Fogliani, che però non ha precisato l’entità della somma.
Un altro mistero ruota intorno ai due piacentini, entrambi pregiudicati, che nei giorni scorsi si sono autoaccusati del furto con una lettera al quotidiano Libertà. Oggi si apprende che i due starebbero per finire in carcere per un cumulo pene giunto al giudizio di Cassazione e relativo a vecchi reati.
Entrambi erano componenti della cosiddetta ‘banda del grimaldello bulgaro’, che mise a segno decine di furti tra Piacenza e province limitrofe. Venerdì scorso la Cassazione ha confermato le sentenze di secondo grado e reso definitive le condanne. Uno dei due deve scontare 7 anni e due mesi (in primo grado fu condannato a 14 anni), l’altro 4 anni e 8 mesi (contro gli 8 anni e 8 mesi del primo grado).
Dopo aver inviato la lettera a Libertà nella quale si ascrivevano il merito di aver restituito il quadro, entrambi sono stati ascoltati dagli investigatori della squadra mobile di Piacenza. La Procura della Repubblica ha confermato che vi è un’indagine in corso sul Klimt senza però precisare se a loro carico o meno, ma spiegando che vi sono due piste investigative.
Il reato ipotizzato è quello di ricettazione poiché il reato di furto è invece ampiamente prescritto.

Deliberata candidatura Portici Bologna a patrimonio UnescoDa Commissione nazionale italiana. Esito atteso nel 2021

BOLOGNA21 gennaio 202015:49

– Deliberata dal Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco – riunito oggi presso il ministro dei Beni Culturali – la presentazione della candidatura dei Portici di Bologna alla Lista del Patrimonio Mondiale per il 2020. L’esito della candidatura – spiega una nota dello stesso ministero – è atteso nel 2021.
Con la decisione di presentare la candidatura a patrimonio dell’Unesco i Portici vengono riconosciuti come “un elemento identificativo della città di Bologna, sia dalla comunità che dai visitatori, e sono un punto di riferimento per uno stile di vita urbano sostenibile, in cui gli spazi religiosi e civili e le abitazioni di tutte le classi sociali sono perfettamente integrate”.

Giorno memoria: nei libri tante voci di deportateDa ‘Le 999 donne di Auschwitz’ a ‘L’Alto Nido’

21 gennaio 202014:51

– La vera storia, mai raccontata, delle prime deportate ad Auschwitz e una delle operazioni di salvataggio più audaci della resistenza olandese all’occupazione nazista messa in piedi dalle sorelle Lien e Janny Brilleslijper.
Voci di donne, perdute, ritrovate, cercate, da ascoltare, sono le protagoniste di molti fra i libri in uscita per il Giorno della memoria che si celebra il 27 gennaio.
In dieci anni di ricerche l’attivista impegnata contro la negazione dell’Olocausto Heather Dune Macadam, ha raccolto in ‘Le 999 donne di Auschwitz’ (Newton Compton) le testimonianze inedite e le interviste alle sopravvissute che il 25 marzo del 1942 vennero condotte ad Auschwitz, da cui l’autrice ha tratto anche un documentario. Mentre nel romanzo verità ‘L’Alto Nido’ (Bompiani) l’avvocata e pubblicista olandese Roxane van Iperen ci racconta la vita in una villa nascosta a est di Amsterdam di dozzine di ebrei in fuga. Il nascondiglio è appunto l’Alto Nido dove le sorelle Brilleslijper creano un’operazione di salvataggio che verrà compromessa nel giugno del 1944.
Rimasto segreto fino ad ora, ‘Il diario di Renia 1939-1943’ (Neri Pozza), ci fa rivivere invece i sogni e le speranze di una ragazza polacca che, separata dalla madre e dalla sorella, viene trasferita dalla casa dei nonni al ghetto di Przemys’l dal quale riesce a evadere con l’aiuto di un importante medico ebreo. Ma, tradita da un informatore anonimo , viene giustiziata a 18 anni dalla polizia nazista, nel luglio del 1942. Ginette Kolinka, 95 anni, una delle ultime sopravvissute a Birkenau, dopo aver taciuto per 50 anni ha deciso di raccontare in modo diretto, semplice e coinvolgente la sua storia in ‘Ritorno a Birkenau’ (Ponte alle Grazie), scritto con Marion Ruggeri. Ed è ambientato nella Francia occupata dai nazisti ‘Mai più. Per non dimenticare’ (Giunti) il primo graphic novel della scrittrice bestseller R. J. Palacio, pseudonimo di Raquel Jaramillo, l’autrice di Wonder. In ‘Eugenia’ (Fazi), con cui lo scrittore e giornalista Lionel Duroy ha vinto il premio Anais Nin 2019, viene raccontata una storia d’amore segnata dalla persecuzione antisemita in Romania attingendo alla storia vera dello scrittore e intellettuale Mihail Sebastian.
Torna in libreria per Harper Collins, a 25 anni dalla prima uscita nelle edizioni e/o, il piccolo grande classico ‘Una bambina e basta’ di Lia Levi, impreziosito da originali tavole a colori dell’illustratrice Zosia Dzierzawska. La scrittrice, 89 anni, Premio Strega Giovani nel 2018, spiega ai più piccoli cosa voleva dire diventare grandi sotto le leggi razziali. Arriva anche una nuova edizione del ‘Diario di Anne Frank’ (Mondadori), a cura di Guia Risari, con illustrazioni di Giulia Tomai e la postfazione di Marco Missiroli.
E viene finalmente pubblicato in Italia, ‘Il maestro di Auschwitz’ (Newton Compton), un racconto autobiografico, ispirato alla vita dello scrittore pragahese Otto B Karus, che durante la sua prigionia ad Auschwitz sfidò le regole dei nazisti dando lezioni di nascosto ai 500 bambini ebrei che vissero nel Blocco 31 ad Auschwitz.
Basato sul diario segreto di Gustav Kleinmann dal campo di concentramento, esce per Harper Collins anche ‘Il ragazzo che decise di seguire suo padre ad Auschwitz’, una storia vera raccontata da Jeremy Dronfield, originario del Galles. Dalla testimonianza diretta della prigionia nei lager e della storia d’amore con la diciottenne Friedel, raccontata in un diario dallo psicoanalista Eddy de Wind, che è stato uno dei primi a descrivere la sindrome del sopravvissuto, è nato ‘Ultima fermata Auschwitz’ (Rizzoli) che esce in contemporanea in diversi paesi. Ispirandosi a fatti reali, Franco Forte e Scilla Bonfiglioli raccontano in ‘La bambina e il nazista’ (Mondadori) i tormenti di un ufficiale di complemento delle SS che vuole salvare dalle camere a gas una bambina ebrea che somiglia a sua figlia. Una preziosa esplorazione dell’antisemitismo attraverso i testi sacri, la tradizione rabbinica e le leggende ebraiche, è quella di Delphine Horvilleur, rabbino francese del Movimento ebraico liberale di Francia, in ‘Riflessioni sulla questione antisemita’ (Einaudi) che esce nella traduzione di Elena Loewenthal.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Giorno Memoria: Gli eventi per non dimenticare
Mostre e concerti in tante città

21 gennaio 202015:02

– Sarà una moltitudine di concerti, mostre, incontri quella che anche quest’anno caratterizzerà la partecipazione di tante città italiane, da nord a sud, al Giorno della Memoria del 27 gennaio, nato per commemorare le vittime dell’Olocausto. “Là dove giace il cuore. Note e parole d’esilio” è il titolo del settimo Concerto per la Memoria in programma all’Auditorium Parco della Musica di Roma il 23 gennaio.
Gianluca Capozzi, Isabel Consigliere, Elisabetta Di Sopra, Bernhard Draz, Silvia Margaria, Nano Valdes, Theo van Keulen sono gli artisti che con le loro opere riflettono sul Giorno della Memoria nell’ambito della mostra “Segrete. Tracce di Memoria. Alleanza di artisti in memoria della Shoah”, dal 23 gennaio al 9 febbraio a Palazzo Ducale di Genova.
A Milano il 27 al Conservatorio G. Verdi si terrà “Il ballo di Irène. L’incredibile storia di Irène Némirowsky”, con Alessia Olivetti, scritto e diretto da Andrea Murchio in collaborazione con Bruno Maida, le musiche a cura degli studenti del conservatorio e l’introduzione di Ferruccio De Bortoli.
Al Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara, che il Giorno della Memoria resterà aperto dalle 10 alle 18, si può visitare il percorso multimediale “1938: l’umanità negata”, a cura di Paco Lanciano e Giovanni Grasso, inaugurato il 17 gennaio e allestito in modo permanente.
Il Museo Ebraico di Bologna accoglie dal 24 gennaio all’8 marzo le “Cariatidi” di Luca Freschi, installazione site-specific dedicata al concetto di memoria: l’artista romagnolo ha concepito sculture monumentali composte da elementi in terracotta ceramica dipinta ed objet trouvè che si inseriscono, rievocando la memoria storica collettiva, nel percorso museale.

Gabbani, mi sono preso il tempo che mi servivaSu Junior Cally, “libertà d’espressione non va censurata”

21 gennaio 202015:38

– Ci sono voluti tre anni per convincerlo a tornare al Festival di Sanremo, dopo la doppia vittoria tra le Nuove Proposte nel 2016 e tra i Big l’anno successivo. “Ho assecondato quello che sono. Mi sono preso il tempo necessario per arrivare a Viceversa, il brano che porto in gara quest’anno e che dà anche il nome al nuovo album”, spiega Francesco Gabbani senza ansia da prestazione, senza la necessità di dover dimostrare qualcosa a tutti i costi. “Non ho la presunzione di pensare di andare a vincere, questa soddisfazione già me la sono tolta – scherza il cantautore toscano -.
Piuttosto è l’occasione per presentare un brano che mostra un’altra faccia di me artista, quella più intimista ed emozionale. Non vado per stupire, ma per stupirmi”.
Subito dopo il festival uscirà il nuovo album per BMG. “Non vuole essere un concept album, ma c’è un filo conduttore che corre tra le canzoni: un inno alla condivisione e all’abbandono dell’individualismo. E’ anche un modo per guardarmi allo specchio e chiedermi chi sono io in rapporto agli altri, scoprendo di sentirmi soprattutto una persona libera che ha sempre rispettato gli altri”.
Sulla polemica che infiamma i giorni pre-festival, quelli legati alla presenza del rapper Junior Cally, si limita a dire che “la libertà di espressione non va limitata, altrimenti bisognerebbe aprire un’inquisizione per tanti altri artisti”.

Il parka disegnato da 18 stilisti del popolo Inuit90 capi Canada Goose, vendite a sostegno comunità attraverso ITK

21 gennaio 202015:46

– Canada Goose lancia una collezione artigianale di parka creata in collaborazione con 18 designers Inuit, l’antico popolo dell’Artico che risiede nel Canada del Nord. La collezione, nata per supportare Atigi, il progetto sociale per lo sviluppo di un programma d’impresa Inuit su larga scala, è stata creata proprio dai designer provenienti dall’ Inuit Nunangat, patria di questa popolazione. Costituito nel 2019, il progetto Atigi celebra l’ heritage dell’artigianalità Inuit che ha loro consentito loro di vivere nelle più difficoltose ed estreme condizioni climatiche. Costruito sul successo e l’impatto della collezione inaugurale, il progetto presenta 90 capi sartoriali creati da 18 designers Inuit che provengono da 12 differenti comunità della regione dell’Inuit Nunangat. In collaborazione con l’organizzazione Inuit Tapiriit Kanatami (ITK), Canada Goose ha commissionato a questo gruppo di abili designers la creazione di 5 giacche a testa che riflettessero il loro heritage, la cultura e le loro tradizioni artigianali. La collezione sottolinea la profonda tradizione sartoriale del Nord ed ogni designer ha plasmato i tessuti in qualcosa di funzionale. Dei ricavi delle vendite della Project Atigi collection beneficeranno le comunità Inuit canadesi attraverso l’organizzazione ITK che lavora con le quattro regioni che compongono l’Inuit Nunangat. Attraverso ITK i profitti dello scorso anno hanno supportato progetti educativi, occupazionali e di tutela culturale. La Project Atigi 2020 collection, che include modelli Uomo e Donna, sarà presentata in selezionati store Canada Goose attraverso il Nord America e l’Europa e saranno disponibili per gli ordini sul sito.

Cinema: omaggio ad Aldo Fabrizi al Festival di LecceIl 2 aprile 1990 moriva il genio comico

21 gennaio 202015:56

– A 30 anni dalla scomparsa di Aldo Fabrizi, il Festival del Cinema Europeo (Lecce – Multisala Massimo, 18-25 aprile 2020) diretto da Alberto La Monica, rende omaggio a una delle figure più carismatiche della cultura e del cinema italiani.
Il ricordo di Fabrizi, scomparso il 2 aprile 1990, si articola in diversi momenti: il regista e l’attore, con una retrospettiva dei suoi film, una mostra fotografica e un incontro/tavola rotonda dedicato alla sua arte a cui prenderanno parte addetti ai lavori, presieduto dalla nipote di Fabrizi, Cielo Pessione.
Dal varietà al cinema, alla televisione, definito dai critici americani “a comic genius”, dopo la rappresentazione a Broadway del celebre musical “Rugantino” di Garinei e Giovannini nel 1964, Fabrizi ha lavorato con i più grandi autori del nostro cinema. Dal debutto sul grande schermo nel 1942 con “Avanti c’è posto” di Mario Bonnard al ruolo, nel ’45 di Don Pietro in “Roma città aperta” di Roberto Rossellini. Nel 1950 riceve il Nastro d’Argento per “Prima comunione” di Alessandro Blasetti riconoscimento che si aggiudicherà anche nel ’75 per “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola. Al Festival di Cannes viene premiato come co-sceneggiatore di “Guardie e ladri” uno dei tantissimi film girati assieme a Totò verso il quale Fabrizi ha sempre nutrito un grande affetto e una profonda stima. Ha lavorato in oltre 60 film diretti, per citarne solo alcuni, da Monicelli, Steno, Mattoli, Magni, Bragaglia, Nanni Loy, Franciolini, Pabst, Zampa.
Ed è stato anche regista da Emigrantes del 1949 alla famosa commedia La famiglia Passaguai del ’51, in tutto 9 titoli.
Il Festival del Cinema Europeo, ideato e organizzato dall’Associazione Culturale “Art Promotion”, è realizzato dalla Fondazione Apulia Film Commission e dalla Regione Puglia con risorse del Patto per la Puglia (FSC).

Addio Severino, filosofo dell’eternoMorto a Brescia il 17 gennaio, solo oggi la notizia

21 gennaio 202017:12

– “Avvicinarsi alla morte è avvicinarsi alla gioia, ma alludo al superamento di ogni contraddizione che attraversa la nostra vita perchè siamo costantemente nello squilibrio e nell’instabilità: non ci attende la reincarnazione o la resurrezione, ma qualcosa di infinitamente di più”. Così scriveva e ripeteva spesso, nelle sue lectio e nei suoi incontri, Emanuele Severino, morto il 17 gennaio a Brescia, ma si è saputo solo oggi, che aveva compiuto 90 anni il 26 febbraio 2019. Un pensiero radicale, il suo, che per la negazione del ‘divenire’ lo ha portato ad un conflitto con la chiesa cattolica al punto che nel 1968, 4 anni dopo aver pubblicato ‘Ritornare a Parmenide’, su sua richiesta venne istruito un processo dall’ex Sant’Uffizio, che dichiarò la sua filosofia incompatibile con il cristianesimo. Un pensiero che Severino, considerato uno dei più grandi filosofi, scrittori e intellettuali del Novecento, ha coltivato facendo riferimento, oltre che a Parmenide, ad Aristotele, Eraclito, Hegel, Nietzsche, Leopardi. Per il filosofo bresciano l’Occidente vive nel nichilismo, ovvero nella convinzione che le cose, tutte le cose escono dal nulla e vi fanno ritorno. Nei numerosi libri pubblicati sin dagli anni ’50, Severino ha mostrato invece che tutto, anche le cose più insignificanti sono eterne per necessità e la convinzione che tutte le cose escono dal nulla e vi fanno ritorno è la ”follia estrema”. L’uomo ha sempre cercato il rimedio al terrore davanti al dolore e alla morte. Lo ha cercato con il mito, la poesia e la religione e proprio in questo contesto ha approfondito il pensiero di Eschilo ma anche di Giacomo Leopardi.

Miu Miu rilegge mito della colonia d’artisteScenario Casa Corbero vicino Barcellona. Nel cast Bella Hadid

21 gennaio 202017:22

– Una colonia di artisti, tutta al femminile le cui storie si svolgono in uno spazio tentacolare, labirintico: parte scenografia, parte installazione, parte galleria, parte dimora, in cui si muove una squadra di supermodelle capeggiate d Bella Hadid, è lo scenario della nuova campagna di Miu Miu per la primavera estate. ll mito della colonia di artisti rivive nella Casa Corberó costruita dall’artista catalano Xavier Corberó a Esplugues, nelle immediate vicinanze di Barcellona. La sua “casa sublim” si contraddistingue per le linee sofisticate che rivelano severità, disciplina e funzionalità. Queste caratteristiche si riflettono nella stessa collezione di Miu Miu, dove la creatività si esprime con chiazze di colore pitturate a mano, con bottoni “sbagliati”, con applicazioni di rouches e increspature a collage, contrapponendosi alla forma disciplinata, la silhouette severa e la funzionalità presenti negli esempi di uniforme e abbigliamento da lavoro, temi a cui Miuccia Prada ritorna ancora una volta.
I punti di vista fotografici di Liz Collins e Lynette Garland formano un collage con i video e i fotogrammi di Call This Number (Steve Mackey & Douglas Hart) e Robbie Mailer-Howatt. La campagna ritrae un cast di Miu Miu girls composto da Bella Hadid appunto, Tomiwa Adeshina, Pia Ekman, Bo Gebruers, Tang He, Léa Julian, Jordan Leftwich, Lila Moss, Patrycja Piekarska, Alexis Sundman, Xiao Wen Ju e Kaila Wyatt.

Dario Argento al lavoro, girerà serie thrillerProduzione con Iervolino Entertainment

21 gennaio 202018:13

– Dario Argento al lavoro per una coproduzione di una serie tv, ovviamente thriller. Lo annuncia Iervolino Entertainment di Andrea Iervolino e Monika Bacardi che la produrrà in associazione con la società di produzione maltese Talulah e con la partecipazione produttiva e creativa di Alberto Tarallo, in collaborazione con Neo Art Producciones, società spagnola con sede a Barcellona, e Talulah, casa di produzione maltese di cui fa parte l’italiano Alberto Tarallo.
La serie è articolata in 4 episodi della durata di 50 minuti ognuno. A Dario Argento sarà affidata la regia del primo episodio e la direzione, artistica in qualità di showrunner, di tutta la serie. La serie, che ha tutti gli elementi che hanno caratterizzato la fortunata carriera del maestro, spazia dal thriller al giallo fino a toccare gli incubi più profondi tipici del cinema horror.
Il primo episodio, diretto da Dario Argento, gira intorno alla figura della bellissima attrice americana Sharon Vieri che, dopo alcune disavventure a Hollywood, decide di ritirarsi in Italia, nella casa natale del padre. Nella tranquilla cittadina toscana di Alberi, però, si aggira un’inquietante figura intenta a rapire bambine. E nel suo mirino ora c’è Lisa, la figlia dodicenne di Sharon.

Costanzo, L’amica geniale evolve con l’ItaliaIl regista, “con Alice Rohrwacher valore aggiunto importante”
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21 gennaio 202014:57

– “Se i primi due episodi di Storia del nuovo cognome sono fortemente in continuità con la fine della prima stagione, dal terzo capitolo le cose iniziano a cambiare.
Lila ed Elena ci appaiono più grandi, adulte, amiche ma anche rivali, due brave ma anche ‘cattive’ ragazze”. Il regista Saverio Costanzo, nel corso della presentazione della seconda stagione dell’Amica geniale – dopo lo straordinario successo della prima, venduta in molti Paesi del mondo con critiche entusiastiche – che sbarca in prima visione su Rai1 dal 10 febbraio, ragiona sulla nuova serie (tratta dal secondo libro della quadrilogia di Elena Ferrante edito da e/o) che vedrà per due episodi la regia di Alice Rohrwacher (quelli ambientati a Ischia).
Costanzo ricorda: “Siamo negli anni ’60, piano piano si aprono gli orizzonti e la drammaturgia di Elena Ferrante accelera. Troviamo il desiderio di scoprire qualcos’altro. Il racconto filmico, invece, evolve con la storia italiana, con la condizione sociale”. E fa notare: “Se la prima stagione si è ispirata al racconto neorealista, la seconda si concede un’evoluzione anche cinematografica. La presenza di Alice è un vero regalo, è un’artista con uno sguardo proprio. E’ un cinema che strappa le inquadrature, che strappa la musica al racconto.
Ho avuto la possibilità di sperimentare dentro la forma cinema e tutto questo è stato possibile grazie al romanzo. Se è stato possibile lavorare in modo così sensato e profondo, è grazie solamente al romanzo”. La macchina da presa e “la messa in scena tentano di seguire questa loro crescita delle due protagoniste, facendo respirare le inquadrature con un tempo più posato e discontinuo insieme; qualcosa inizia a rompersi”. Alla domanda se ci sarà un seguito a questa seconda stagione, visti gli altri due libri della Ferrante, risponde: “Me lo auguro a prescindere da me”. Per Alice Rohrwacher, “l’intuizione di Saverio è stata quella di vedere, nel quarto e nel quinto episodio che io ho diretto, un romanzo a sé. Far entrare un altro regista è stato un elemento di rottura, soprattutto per le due ragazze”.

‘Alice e il sindaco’, politica e sentimentoDal 6 febbraio il film di Pariser con Luchini e Heimann

21 gennaio 202019:35

– ‘Alice e il sindaco’ di Nicolas Pariser, in sala dal 6 febbraio con la Bim con protagonisti Alice Heimann e Fabrice Luchini, mescola passione politica e sentimento, una sorta di omaggio-sequel al film di Éric Rohmer, L’albero, il sindaco e la mediateca il cui protagonista era un giovane Luchini insegnante dal cuore socialista nella Francia rurale.
Questa volta l’attore francese è invece Paul Theraneau, sindaco di Lione a qualche mese dalle elezioni municipali. Un politico che dopo trent’anni di attività si sente come svuotato, non ha più un’idea. E così, con un azzardo di sceneggiatura molto francese, il sindaco chiama in suo soccorso una giovane ragazza, Alice (Heimann), una filosofa trentenne abbastanza disincantata, che ha come singolare missione dare nuove idee e stimoli al politico. Va detto che Alice, nonostante l’originalità del suo lavoro, è davvero brava tanto da diventare indispensabile al sindaco, una cosa che la renderà presto antipatica allo staff del politico. Il contributo di Alice sarà così fondamentale per ricucire quel rapporto con la società che questo politico socialista non ha ormai più.

Sanremo, raccolte ventimila firme per escludere Junior Cally La polemica sul rapper dopo il forfait di Monica Bellucci. Rinuncia non legata alle ultime polemiche o al cachet

21 gennaio 202013:04

In 24 ore ha superato le 20 mila firme la petizione lanciata su Change.org da Carmen Cera a nome dei docenti del Liceo Scientifico Nicolò Palmeri di Termini Imerese per chiedere alla Rai di non fare esibire sul palco di Sanremo il rapper Junior Cally per i contenuti del brano e del videoclip di “Strega” da lui pubblicati 2 anni fa.L’appello cita il testo della canzone nella quale Cally utilizza un linguaggio “sessista, oltraggioso e pericoloso” (“L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la maschera”) e descrive le immagini del video, in cui il rapper “si muove minacciosamente di fronte ad una ragazza legata mani e piedi ad una sedia con un sacchetto sulla testa”. “Noi, con la sua esclusione dalla kermesse sanremese, ribadiamo – si legge nella petizione – che la violenza sulle donne deve essere combattuta pubblicamente ed esplicitamente soprattutto a livello culturale e che i media hanno in questo un ruolo fondamentale, affinché il lavoro quotidiano degli educatori non venga vanificato in nome delle leggi del mercato”.IL FORFAIT DI MONICA BELLUCCI: Monica Bellucci si chiama fuori: non ci sarà “per cause maggiori”. A due settimane dal debutto, Sanremo 2020 deve fare i conti con il forfait della diva e con la bufera che imperversa su Junior Cally, il rapper mascherato romano al centro delle polemiche per le frasi violente e contro le donne contenute in un

brano del 2017, Strega.Dopo l’altolà del presidente Rai Marcello Foa, è il presidente della Vigilanza, Alberto Barachini (FI), a scrivere allo stesso Foa e all’ad Fabrizio Salini per chiedere di evitare che all’Ariston “vengano diffusi messaggi lesivi dei diritti e della dignità della persona, o inquadrabili nel fenomeno dell’hate speech”. Intanto continua – dalla Lega al Pd, da Forza Italia a Leu – il tam tam per chiedere a Viale Mazzini di intervenire.Il caso Cally è stato oggi al centro di una riunione tra Salini e il neo direttore di Rai1 Stefano Coletta, in costante contatto con Amadeus, impegnato a Sanremo nelle prove del festival. Una decisione arriverà a breve, ma secondo quanto si apprende solo dopo un’attenta valutazione delle posizioni emerse in queste ore, nel massimo rispetto di tutte le opinioni. Niente impulsività, ma cautela ed equilibrio, è la posizione dell’ad: in ballo ci sono temi urticanti, il cambiamento del senso comune, ma anche un’analisi ‘retroattiva’ dei testi che finora non è mai stata presa in considerazione e che richiederebbe una modifica del regolamento. Amadeus, come i direttori artistici che lo hanno preceduto, ha ascoltato i brani proposti (e quello di Junior Cally, No grazie, con riferimenti neanche troppo velati a Matteo Salvini e a Matteo Renzi, ha convinto anche la critica) e l’ufficio legale ha fatto le sue valutazioni sugli artisti.Bellucci, intanto, si sfila : “Il signor Amadeus ed io ci siamo incontrati mesi fa ipotizzando un progetto insieme. Purtroppo per cause maggiori non siamo riusciti nel nostro fine. Auguro un bel Festival a lui e al suo team e spero in un’altra possibilità nel futuro”, fa sapere l’attrice attraverso il suo ufficio stampa. Una defezione che arriva dopo quella di Salmo, ampiamente annunciato come ospite della prima serata. Ma è su Cally che si concentrano ancora le attenzioni del Palazzo, a conferma del fatto che Sanremo, l’evento per eccellenza della Rai, finisce con il catalizzare le tensioni politiche.”Sanremo ha avuto grandi interpreti a rappresentare il talento, la competenza e l’autorevolezza delle donne. Quest’anno si trasmette un brutto messaggio che offende le donne. Tutti siamo chiamati in causa”, scrive su Twitter il segretario dem Nicola Zingaretti, mentre Laura Boldrini parla di “testi agghiaccianti” di Junior Cally e chiede le scuse del direttore artistico. “La Rai e Amadeus prendano immediati provvedimenti”, auspica l’azzurra Mariastella Gelmini.Il più duro è Matteo Salvini: “Mi vergogno di quel cantante che paragona Donne come troie, violentate, sequestrate, stuprate e usate come oggetti. Lo fai a casa tua, non in diretta sulla Rai e a nome della musica italiana”, scrive su Twitter. Frasi che finiscono però nel mirino del Pd: a insorgere, in particolare, è Matteo Orfini che ricorda a Salvini la “bambola gonfiabile” che portò sul palco “per offendere la Boldrini”.Con l’amico Amadeus si schiera Fiorello. Il volto ‘mascherato’ da una sciarpa, posta un video su Instagram e ironizza: “Io in qualità di anonimo proporrò per te la pena di morte: per quello che stai facendo, per quello che rappresenti. Da che eri un santo, ora sei l’uomo più cattivo d’Italia, un sessista”. “Le polemiche ci sono sempre, ma poi basta”, gli fa eco Antonella Clerici, una delle signore del festival. Molto critica, invece, Michelle Hunziker: “Siamo in tanti a cercare i invertire una cultura profondamente sbagliata rispetto alla percezione che hanno le donne in questo paese… ma evidentemente non basta”.Dal fronte musicale, Enzo Mazza invita alla “massima cautela”: “Il rap, e più in generale la musica urban, è costituito da forme di linguaggio spesso molto crude e dirette”, ricorda il ceo di Fimi, sottolineando che, per avvicinarsi ai giovani, il festival “ha dovuto necessariamente fare i conti con un repertorio ‘difficile’ per il pubblico tradizionale. Ma è un’evoluzione irreversibile”. Per questo “le polemiche ci stanno, la censura, magari preventiva, certamente no”. Anche per Paola Zukar, signora del rap italiano, manager di artisti come Fabri Fibra, Marracash, Clementino, “non si può prendere il rap, portarlo al Festival, poi spacchettare i testi e decontestualizzarli. Così non si va da nessuna parte”.

Ai Sag Parasite fa la storia: è straniero e ‘miglior film’Joaquin Phoenix e Renee Zellweger come ai Golden, miglior attori

20 gennaio 202013:18

Parasite, il thriller/commedia nera coreana, che ha vinto la Palma d’oro a Cannes, continua la sua marcia trionfale tra i premi dell’anno e dopo i Golden Globe e le ben sei nomination agli Oscar ha fatto stanotte la storia al 26/mo Screen Actors Guild Awards, i Sag diventando il primo film in lingua straniera a vincere il premio ‘outstanding performance by a cast in a motion picture’ (l’eccezionale performance di un cast), che è l’equivalente della categoria Oscar per miglior film. Le piattaforme streaming protagoniste anche ai Sag: Netflix con la vittoria di “The Crown” best TV drama e Amazon per “The Marvelous Mrs. Maisel” best TV comedy. Gli attori che premiano gli attori hanno decretato le vittorie, in linea con i Golden Globes per Renee Zellweger (“Judy”) e Joaquin Phoenix (“Joker”) come attori protagonisti. Per la tv hanno vinto Peter Dinklage (“Il trono di Spade”) e Jennifer Aniston (“The Morning Show”) per la sezione drama. Phoebe Waller-Bridge (“Fleabag”) e Tony Shalhoub (“The Marvelous Mrs. Maisel”) nella categoria commedie.

Fellini racconta FelliniNuova edizione del libro della Chandler a 100 anni dalla nascita

20 gennaio 202009:50

– CHARLOTTE CHANDLER, ‘IO, FEDERICO FELLINI’ (BUR RIZZOLI, PAG. 350, EURO 16) – ”Io, Federico Fellini è tutte le cose che Federico Fellini mi confidò lungo l’intero arco del nostro sodalizio, durato quattordici anni, dalla primavera del 1980, a Roma, fino a poche settimane prima della sua morte, avvenuta nell’autunno del 1993. Io, Federico Fellini è stato più parlato che scritto”. Ed ora quel libro, che uscì nel 1994, torna in occasione dei 100 anni della nascita del grande regista, il 20 gennaio del 1920, in una nuova edizione tascabile quanto preziosa. ”Ho una sola vita, ed è quella che ti ho raccontato. Questo è il mio testamento finale, perché non ho altre parole da aggiungere”. Ha messo insieme quelle parole Charlotte Chandler, già biografa di Groucho marx, Alfred Hitchcock, Marlene Dietrich, Ingrid Bergman, Bette Davis e Billy Wilder in un libro in cui il grande regista parla in prima persona come fosse una vera e propria autobiografia.
Lui, che come racconta lo stesso Wilder nell’introduzione, amava così tanto raccontarsi parlando soprattutto di sesso e di donne, ”avventure amorose, passioni. Sapeva essere divertentissimo.
Gli piaceva stupire le persone”, seduto al tavolo della sua osteria preferita, in campagna, a pochi passi da Cinecittà, dove sui tavoli razzolavano le galline. Un luogo italiano, per un uomo dal carattere profondamente italiano, come lo racconta la Chandler, dal corpo che sembrava ancora più imponente di quanto fosse e la voce così flebile che ti costringeva al contatto fisico che lui amava. Sempre leggero, sempre ironico, anche e soprattutto quando parlava di cose troppo serie.
Un bambino solitario, un figlio unico per vocazione, che sapeva vivere nel suo mondo di fantasia, che aveva come eroi la nonna e il clown Pierino. Il ragazzo che credeva nei presagi, e aveva ”uno spiccato senso drammatico”. Poi dopo Rimini Roma, dove sentiva ”di essere arrivato a casa”, e voleva raccontare nel suo primo film il suo primo amore: una ragazza vista a 16 anni affacciata ad un balcone e che aveva pensato fosse un angelo. Poi la voglia di diventare giornalista perché gli era piaciuto il cappello di Fred MacMurray, Poi la sua timidezza, e la monogamia che ”non è una condizione naturale per un uomo”.
Lui che non fu mai un marito perfetto ma era convinto di essere ”un buon marito”. E cercava di spiegarlo alla sua Giulietta che però aveva un’altra opinione ”aveva il suo punto di vista, completamente diverso dal mio, e altrettanto implacabile”.
Convinto che ”gli uomini che amano le donne rimangono giovani”.
E poi Federico Fellini, da Lo sceicco bianco in poi. Quello che voleva essere un capo infallibile, con l’orrore per ”uniformità e irrigimentazione”: ”non mi è mai piaciuto fare l’amore il sabato sera. Non mi è mai piaciuto fare le cose che immagino gli altri facciano nello stesso momento”. Che non ha mai abbracciato movimenti, se non per vaghe iniziali ispirazioni neorealiste. La solitudine, la solitudine. Come un faro fino alla fine. ”So che tipo di morte non voglio; non che ce ne sia una che preferisco, comunque. A lungo ho vissuto con l’illusione che la morte sia qualcosa che accade agli altri. Ora sono vicino a quello che è considerato il limite medio della vita di un uomo e so che il mio futuro è limitato. Ho eliminato la maggior parte delle mie carte non lasciando nulla di imbarazzante per me o per Giulietta. Non ho figli di cui preoccuparmi. Ho i miei film a rappresentarmi nel futuro: almeno, spero che lo faranno”.

Sanremo, tutti contro Cally. Il rapper: ‘Arte è libertà’Lo attacca anche Salvini, ma con il suo intervento finisce a sua volta al centro di un mare di polemiche

21 gennaio 202014:28

Polemiche per la partecipazione del rapper Junior Cally a Sanremo. Ma lui respinge l’accusa di scrivere testi sessisti e populisti. ”E’ evidente dunque che su questa polemica non solo Junior Cally e le sue rime, ma anche le donne e il sessismo non c’entrano nulla. Due sono le cose: o si accetta l’arte del rap, e probabilmente l’arte in generale, che deve essere libera di esprimersi, e si ride delle polemiche. Oppure si faccia del Festival di Sanremo un’ ipocrita vetrina del buonismo, lontana dalla realtà e succursale del Parlamento italiano”. Il presidente della Rai Marcello Foa esprime “forte irritazione per scelte che vanno nella direzione opposta rispetto a quella auspicata. Il Festival, tanto più in occasione del suo 70esimo anniversario, deve rappresentare un momento di condivisione di valori, di sano svago e unione nazionale, nel rispetto del mandato di servizio pubblico. Scelte come quella di Junior Cally sono eticamente inaccettabili per la stragrande maggioranza degli italiani”. E chiede che Amadeus sappia ”riportare il festival nella sua giusta dimensione”.A Foa e all’amministratore delegato Fabrizio Salini è quindi pervenuta una lettera di Alberto Barachini, presidente della Commissione di vigilanza sulla Rai, in un cui passo si legge: “Il Festival di Sanremo costituisce indubbiamente l’evento Rai più importante della stagione televisiva, sia in termini di ascolti, sia di risonanza mediatica. Non è pertanto accettabile che nel corso di tale evento vengano diffusi messaggi lesivi dei diritti e della dignità della persona, o inquadrabili nel fenomeno dell’hate speech”.Attacca Junior Cally anche il leader della Lega, Matteo Salvini, ma il suo intervento ottiene l’effetto di moltiplicare le polemiche. “Mi vergogno di quel cantante che paragona donne come troie, violentate, sequestrate, stuprate e usate come oggetti. Lo fai a casa tua, non in diretta sulla Rai e a nome della musica italiana”, protesta su Twitter l’ex ministro attirandosi, a stretto giro, un mare di repliche. Dal Pd arrivano quelle di Matteo Orfini, Valeria Valente e Alessia Morani. “Io invece – scrive quest’ultima – fossi in te #Salvini mi vergognerei perché hai detto che gli insulti alle donne vanno bene se fatti in casa. Che pena, mamma mia”. Si associa quindi il viceministro per gli Affari regionali Stefano Buffagni (M5s): “Quindi insultare, sequestrare, violentare, stuprare, usare le donne come oggetti, per te va bene ma basta farlo con discrezione dentro casa? Vergogna!”.Quindi, con la consueta ironia, prova a metterci un punto Fiorello, che si rivolge direttamente ad Amadeus con un messaggio su Instagram in cui appare mascherato come il rapper Cally: “Amadeus, ti sei messo contro tutti, ti mancano gli anziani (di’ qualcosa anche contro gli anziani) e, soprattutto, ti manca Fiorello. E’ l’unico rimasto che è ancora con te. Le donne ce l’hai tutte contro, la politica pure. Dammi del terrone e così hai fatto bingo. Io, in qualità di anonimo, proporrò per te la pena di morte: per quello che stai facendo, per quello che rappresenti. Da che eri un santo, ora sei l’uomo più cattivo d’Italia, un sessista”.Il mattatore, però, lancia anche una frecciatina: “Vorrei dire una cosa alle 29 deputate che ti hanno accusato: proprio in politica cercate di fare un passo avanti, non state indietro. Voglio vedere un presidente della Repubblica donna o un presidente del Consiglio donna. Allora sì che avremo fatto un passo avanti. Non lamentatevi di Sanremo”.Infine, tra le donne che affiancheranno Amadeus, oltre ad Antonella Clerici (vedere l’articolo associato), interviene sulla questione Cally Emma D’Aquino: “La polemica – osserva la giornalista del Tg1 – è su un suo pezzo precedente e un brano così è chiaro che non vorrei mai sentirlo”.

Riccardo Muti a carcere minorile Nisida, emozioni in musicaTra i minori detenuti con orchestrali della Chicago Symphony

NAPOLI19 gennaio 202017:23

– “Avevo detto ai nostri ospiti che questa è la città del sole ma ieri pioveva. Ho parlato con il Signore, spiegandogli che avrei fatto una brutta figura…”. Ed è un angolo di paradiso Nisida, che ha accolto il maestro Riccardo Muti, accompagnato dai musicisti Jennifer Gunn, Charles Vernon e Gene Pokorny della sua Chicago Symphony orchestra, in visita ai ragazzi dell’Istituto penitenziario minorile napoletano. L’incontro ha preceduto di qualche ora il concerto del San Carlo, prima tappa italiana con la Chicago che dirige da dieci anni. “Volutamente ho portato qui gli strumenti estremi, il più piccolo e acuto e quello più grave, ‘o gruoss e ‘o piccirill'”, scherza in napoletano il maestro presentando l’originale performance ai ragazzi raccolti sul Belvedere in una mattinata di sole.
Si parte con ‘Oculus non vidit’ di Carlo Santino, per flauto, trombone e tuba, segue il Concerto in Do minore per due violini di Bach. Ad accogliere gli ospiti è stato il direttore Gianluca Guida.

Auguri! Un sacco bello compie 40 anniEsordio da regista per Calo Verdone, ‘intuizione fu la solitudine’

21 gennaio 202010:14

Sono i numeri a fissare per prima cosa quell’epopea un po’picaresca e un po’eccezionale che oggi è diventata di culto come il titolo stesso del film, “Un sacco bello”. 40 anni dalla data dell’uscita (il 19 gennaio del 1980); 5 settimane e due giorni (invece delle sette previste, per la gioia di un produttore ufficiale, al secolo l’esperto Romano Cardarelli e di uno reale dietro le quinte, ovvero Sergio Leone); poco più di 500 milioni delle vecchie lire il budget garantito dalla distribuzione Medusa sulla parola di Leone e invece oltre due miliardi e mezzo lo strabiliante incasso che proiettò il neo-regista Carlo Verdone nell’olimpo delle maschere comiche di una nuova commedia italiana; 3 i premi vinti in poche settimane, dal Globo d’oro e dal Nastro d’argento per l’attore rivelazione al David di Donatello speciale a incoronare un novello Fregoli dell’interpretazione che si era diretto da solo dividendosi davanti all’obiettivo in 3 protagonisti e altrettanti comprimari. Ciascuno coi suoi tic, le sue manie, i suoi tormentoni indimenticabili che venivano dalla gavetta di teatrini off come l’Alberichino a Roma e poi dalla grande scuola del varietà televisivo “No Stop” firmato da Enzo Trapani e trampolino di lancio per il giovane Verdone, allora nemmeno trentenne. Romano, di buona famiglia e buoni studi (il padre è lo storico del cinema Mario), beniamino del pubblico come attore e regista di quasi 30 pellicole Carlo Verdone fissa oggi in un’istantanea nostalgica quel debutto. “La grande intuizione – dice oggi – è di aver collocato tre storie di solitudine, tre personaggi involontariamente comici, in una Roma agostana, assolata e deserta ma piena di un’umanità, di un calore, di suoni e scorci che oggi non esiste più, ma che il cinema rende immortale”. Questa dualità sottile e nascosta del film (solitudine e comicità) è certamente il segreto di un successo che Sergio Leone intuì per primo e consegnò a sceneggiatori esperti come Leo Benvenuti e Piero De Bernardi perché dessero alle maschere comiche di Verdone una struttura narrativa. Il modello deriva in qualche modo dal film a episodi della commedia all’italiana e rimanda soprattutto a “I mostri”, ma diversamente da quella stagione la sceneggiatura di “Un sacco bello” intreccia le cronache minute di Enzo, Leo e Ruggero con una libertà quasi situazioni sta che ha per ragione e sfondo comune proprio la città d’estate, terreno di solitudine e di destini incrociati. Così Enzo, che vorrebbe partire per una gita erotica nell’Europa dell’est si arena alle porte di Roma; Leo cerca in ogni modo di sfuggire al ferragosto a Ladispoli con la madre e finisce solo nonostante la speranza di un incontro amoroso che poteva dargli una via di fuga; Ruggero non può evitare il confronto col padre che vorrebbe riportarlo sulla “retta via” dopo una stagione di sogno hippie (o “capellone”). Non c’è dubbio che lo sketch prevale sulla storia e che i momenti indimenticabili del film sono tutti scritti sulla faccia, attonita e stranita, del protagonista; ma è altrettanto indiscutibile che il film conserva una freschezza e una vitalità che poche volte si sarebbero ripetute in quel decennio.
A dar forza a “Un sacco bello” sono poi senz’altro i grandi professionisti che Leone e Verdone seppero scegliere per sventare le paranoie e le legittime paure dell’attore che divenne regista controvoglia, giacché tentò di farsi guidare da maestri più esperti prima di cedere ai consigli del suo mentore che aveva scommesso sul suo talento. Così troviamo tra gli attori una storica maschera trasteverina come Mario Brega che nei western di Sergio Leone si era costruito una fama e un personaggio; alle scene c’è il fidato Carlo Simi e le musiche sono firmate da Ennio Morricone; la fotografia è di Ennio Guarnieri e il montaggio di Eugenio Alabiso che aveva lavorato con Leone a partire da “Per qualche dollaro in più”. Insomma un piccolo esercito di “pretoriani” di lungo corso che non potevano tradire e accompagnarono Carlo Verdone passo dopo passo verso il successo. Al resto pensò proprio lui che la notte prima dell’esordio si dice non avesse nemmeno il coraggio di presentarsi sul set. Finché nel cuore della notte, il papà adottivo Leone non suonò alla sua porta per trascinarlo fuori in una lunga passeggiata notturna attraverso la Roma deserta sotto la luna. Ed è forse proprio la riscoperta di questo protagonista a sorpresa (la città) che rassicurò l’incerto debuttante spingendolo a osare il massimo e ad ottenere il massimo.

Carlotto, gli amori della pensione LisbonaVite che si tingono di nero e c’è anche l’ombra dell’Alligatore

21 gennaio 202010:18

MASSIMO CARLOTTO, ”LA SIGNORA DEL MARTEDI” (E/O, pp. 212 – 16,50 euro) – ”Pensione Lisbona” avrebbe potuto intitolarsi questo libro, dato che è in fondo la vera, sempre presente protagonista di questo romanzo, ma visto che si tratta a sorpresa di un romanzo d’amore, anche se si tinge ma quasi per caso, praticamente per un incidente, di nero, forse è più giusto questa ”Signora del martedì”, che quando si troverà nei guai avrà anche l’aiuto di un signore innominato, ma in cui si riconosce l’Alligatore, quel Marco Buratti al centro di tanti romanzi di Carlotto, nel ruolo di risolutore di problemi un po’ alla ‘Pulp fiction’, con tanto di coppia specializzata nel far sparire cadaveri.
Insomma un Carlotto non spiazzante, ma che punta l’attenzione e porta in primo piano quei personaggi sempre apparsi nei suoi libri, ritenuti ‘diversi’ dalla maggioranza e quindi costretti ai margini, a nascondersi, a indossare una maschera, a vivere una vita sofferta in cui i loro sentimenti, forti, reali, vengono calpestati e riescono a vivere un propria libertà solo all’interno della Pensione Lisbona, in una qualsiasi cittadina del nord.
Innanzitutto Alfredo Guastini, vero motore della vicenda, benestante proprietario della pensione oramai quasi deserta e attempato omosessuale di buon cuore, capace di mettersi nei guai proprio per amore, magari egoistico, ma amore. Ha sempre amato vestirsi da donna, ex prostituto e amante un tempo di un rapinatore portoghese, oggi costretto a indossare gli amati abiti femminili con tanto di cappellini tipo regina Elisabetta e a truccarsi come gli piace solo appunto nella sua pensione per fuggire alla violenza della gente, perché ”una travesta che ha superato i sessanta è una vittima predestinata. E’ tollerata solo se è giovane, se riesce a suscitare fantasie. Ma un vecchio con la gonna e tacchi risulta grottesco, offensivo”.
Poi il suo unico pensionate rimasto dai tempi d’oro, che occupa la camera n. 3, Bonamente Fanzago, fortunato primattore di film porno, in arte Zagor, oramai costretto tristemente a chiudere la carriera, perché dopo un ictus per abuso di sostanze eccitanti legate al suo mestiere, deve fare molta attenzione e in più è diventato fragile sentimentalmente e piange per poco.
Bell’ uomo ha sempre avuto molte donne e talvolta ne ha approfittato per arrotondare i guadagni, ma oramai gli è rimasta solo la Signora del martedì, che ogni settimana quel giorno tra le 15 e le 16 lo va a trovare, lascia i soldi sul comodino e soddisfa le proprie voglie, senza mai avergli rivelato nulla di sé.
La Signora del martedì è in realtà Alfonsina Malacrida, un tempo nota come Nanà, protagonista di un celebre caso giudiziario che la portò innocente in carcere, ma da tutti ritenuta colpevole, per l’omicidio del ricco bruto cui l’aveva venduta giovanissima il padre. Oramai si sono tutti dimenticati di lei, che è stata fatta rinascere dall’avvocato Fontana che sa con certezza come sia stata vittima di un errore giudiziario e con cui convive nell’anonimato e senza sesso. Questo fin quando invece accade qualcosa che la riporta all’attenzione della polizia e della stampa scandalistica, in particolare di un giornalista senza scrupoli in cerca di scoop veri o finti, Pietro Maria Belli, che finirà male, per non parlare della ferocia persecutoria di social.
Tutti sono mossi dall’amore, ricambiato e meno. Lei ama come un padre l’avvocato e come un uomo un amico di Fontana dai torbidi trascorsi e dagli stivali da texano che la respinge. Lei è oramai amata dall’attore che frequenta, ma cui fa capire che a parte il sesso non può esserci nient’altro. La travesta Alfredo ha un amore ricambiato con un docente di ispanistica, Federico Bassi, che arrivava in città per le sue lezioni, ma ormai in pensione, mentre progetta di trasferirsi alla Lisbona e tenta di spiegare ragioni e verità ai figli, sarà da questi costretto a rinunciare a tutto per paura dello scandalo. Alfredo per non restar solo si darà da fare, un po’ troppo, per proteggere e trattenere in pensione l’amato vecchio attore. A questi si aggiunge anche l’amore di una donna che si sente tradita da chi l’ha privata del proprio amante.E così sono i sentimenti che pian piano fanno precipitare tutto e movimentano il bel racconto di Massimo Carlotto, dalla scrittura asciutta ma non scarna, essenziale nell’attenersi ai fatti, senza sentimentalismi e mettendo in luce sofferenze e tragedie di chi si trova perseguitato dalla società solo per la sua natura particolare.

Ecco i duetti del giovedì al FestivalOmaggi a Mia Martini, Celentano, Zero. Tra ospiti Arisa e Vanoni

21 gennaio 202018:13

– Nella serata speciale di Sanremo 70, giovedì 6 febbraio, per celebrare i 70 anni del festival, ogni Campione interpreterà un brano che ha segnato la storia della manifestazione. Questa è lista: Anastasio – Spalle al muro; Piero Pelù – Cuore matto; Elodie – Adesso tu con Aeham Ahmad; Elettra Lamborghini – Non succederà più, con Myss Keta; Giordana Angi – La nevicata del ’56; Diodato – 24 mila baci; Raphael Gualazzi – E se domani, con Simona Molinari; Francesco Gabbani – L’italiano; Alberto Urso – La voce del silenzio, con Ornella Vanoni; Marco Masini – Vacanze romane, con Arisa; Enrico Nigiotti – Ti regalerò una rosa, con Simone Cristicchi; Michele Zarrillo – Deborah, con Fausto Leali; Rita Pavone – 1950, con Amedeo Minghi; Tosca – Piazza grande, con Silvia Perez Cruz; Achille Lauro – Gli uomini non cambiano, con Annalisa; Bugo e Morgan – Canzone per te; Irene Grandi – La musica è finita, con Bobo Rondelli; Le Vibrazioni – Un’emozione da poco, con i Canova; Levante – Si può dare di più, con Francesca Michielin e Maria Antonietta; Junior Cally – Vado al massimo, con i Viito; Paolo Jannacci – Se me lo dicevi prima, con Francesco Mandelli; Pinguini Tattici Nucleari – Papaveri e papere, Nessuno mi può giudicare, Gianna Gianna, Sarà perché ti amo, Una musica più fare, Salirò, Sono solo parole, Rolls Royce; Rancore – Luce, con Dardust e La rappresentante di lista; Riki – L’edera, con Ana Mena.

Addio a Jimmy Heath, leggenda del jazzSassofonista e compositore originario Filadelfia, aveva 93 anni

NEW YORK21 gennaio 202018:51

Jimmy Heath, una delle leggende del jazz americano, è morto a 93 anni. La famiglia ha fatto sapere che il decesso è avvenuto per cause naturali. Heath, soprannominato Little Bird per l’influenza che Charlie ‘Bird’ Parker ebbe sul suo passaggio al sassofono tenore, è stato per 70 anni un ricercato sassofonista e un compositore geniale. Ha lavorato con nomi come Miles Davis, John Coltrane e Dizzy Gillespie oltre che con membri della sua stessa famiglia, era infatti il fratello del bassista Percy Heath e del batterista Albert Heath.Per la sua educazione musicale, Heath si nutrì di Louis Armstrong, Fats Waller e Marian Anderson oltre alla musica che il padre, Percy, un meccanico di auto che suonava anche il clarinetto, ascoltava e la madre Arlethia, che cantava in un coro di una chiesa. A 13 anni ebbe il suo primo sassofono e da allora non se ne separò più. Negli anni ’50 ebbe anche problemi con la droga e fu condannato a quattro anni e mezzo di prigione per spaccio. Durante la detenzione si liberò dalla dipendenza imparando a suonare il flauto e concentrandosi sulla composizione e l’arrangiamento. Il suo primo album da leader risale al 1959, ‘The Thumper’.

Ozzy Osbourne: ‘Ho il morbo di Parkinson’Lo ha rivelato lo stesso rocker, 71 anni, durante la trasmissione Good Morning America della Abc

21 gennaio 202018:51

Il cantante Ozzy Osbourne, già leader dei Black Sabbath e star dei reality tv in Usa e Gran Bretagna, ha il morbo di Parkinson. Lo ha rivelato lo stesso rocker, 71 anni, durante la trasmissione Good Morning America della Abc.”Ho fatto il mio ultimo concerto a Capodanno del 2019 al Forum di Los Angeles. Poi ho fatto una brutta caduta e ho dovuto sottopormi ad un intervento chirurgico al collo, che ha danneggiato i miei nervi. Così ho scoperto di avere una forma lieve di Parkinson”, ha raccontato Ozzy.”Prendo un sacco di medicine, soprattutto per le conseguenze dell’intervento – ha proseguito -. Questo braccio si addormenta, a causa dell’operazione, e le mie gambe si gelano. Non so se dipende dal Parkinson, ma questo è il problema”. Osbourne, che era accompagnato in tv dalla moglie e manager Sharon, andrà in Svizzera il prossimo aprile per tentare altre cure, con la speranza di tornare ad esibirsi: “Non vedo l’ora di star meglio e tornare in tour. Mi uccide non farlo. Ne ho bisogno, quella è la mia droga oggi”.

Opera Tua, dipinto ‘700 restituito a Pesaro dopo restauroScelto da soci Coop Alleanza 3.0, appartiene a Musei Civici

PESARO21 gennaio 202019:58

– Restituito ai Musei Civici di di Pesaro il dipinto Madonna col bambino, Sant’Andrea e teoria di angioletti, attribuito a Giovanni Venanzi (Pesaro 1627-1705), appartenente alle raccolte dei Musei Civici, dopo il restauro reso possibile grazie al voto dei soci di Coop Alleanza 3.0 per l’edizione 2019 di Opera Tua, progetto che sostiene la cultura, attraverso la valorizzazione e il recupero di capolavori locali.
Eseguito nei primi anni del XVIII secolo, il dipinto è stato danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale dalle schegge di un ordigno e crivellato da colpi di armi da fuoco.
Iniziato a fine settembre, il restauro è stato realizzato dalla ditta Pantone Restauri di Roma, con la possibilità di seguire le varie fasi dell’intervento sul sito di Coop Alleanza 3.0. Il santo raffigurato era stato erroneamente identificato con San Giuseppe, ma si tratta di Sant’Andrea apostolo. Il restauro ha reso più visibile la schiera di angeli che regge lo strumento del martirio: la croce a X, o ‘croce di S.Andrea’.

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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA TUTTE LE NOTIZIE IN TEMPO REALE

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DALLE 14:47 DI MERCOLEDì 15 GENNAIO 2020

ALLE 14:15 DI DOMENICA 19 GENNAIO 2020

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Libri: Salvy, Il libro dei fiori, tra segreti e colori
Tante curiosità in un viaggio nel tempo e tra le culture

15 gennaio 2020 14:47

– CLAUDE SALVY, IL LIBRO DEI FIORI.
MANUALE PER CHI AMA, OFFRE E COLTIVA FIORI (Odoya Edizioni, pp.176, 14 euro) Dalla A di azalea alla V di violetta, sono davvero tantissime le varietà floreali descritte nel libro di Claude Salvy, in uscita con Odoya il 30 gennaio in tempo per la festa di San Valentino, dal titolo “Il libro dei fiori. Manuale per chi ama, offre e coltiva fiori”. Il volume soddisfa più di una curiosità, presentando al lettore in modo leggero ma intelligente storie e aneddoti, viaggiando tra culture differenti e a cavallo dei secoli tra passato e presente, nonché illustrando significati e informazioni pratiche legate al coloratissimo mondo dei fiori.
Tra le pagine gli appassionati potranno conoscere come abbinare in un bouquet varietà e colori per comunicare un preciso messaggio al destinatario, quali fiori sia meglio donare nelle varie occasioni oppure scoprire per esempio che il saluto arabo ‘salamelek’ allude proprio dal mazzolin di fiori (selam) che veniva accompagnato alle visite nella cultura araba. Inoltre nel manuale sono presenti anche focus su passioni attuali come la cura delle orchidee, l’arte giapponese dell’ikebana, i giardini botanici più belli del mondo e le più fiorite succulente.

Reggia Caserta, al via restauro facciate, stanze e Parco RealeDirettrice, lavori necessari per risolvere finalmente criticità

CASERTA15 gennaio 202014:58

– Partono in questi giorni i lavori di restauro della Reggia di Caserta, che coinvolgeranno l’intero complesso vanvitelliano, dalle superfici esterne, come facciate e tetti, a quelle interne, tra il meraviglioso scalone, le stanze, e opere d’arte; anche il Parco Reale con il Giardino Inglese sarà oggetto di lavori.
Le opere sono finanziate con fondi stanziati dal Mibact per un importo di 13 milioni di euro, che rappresenta la prima tranche dell’intero finanziamento pari a 40 milioni di euro; fondi il cui “obiettivo è risolvere in modo strutturale le più urgenti criticità della Reggia”, ha spiegato la direttrice del monumento patrimonio dell’Unesco Tiziana Maffei nel corso della conferenza stampa convocata per illustrare il piano di lavori.
Si tratta di tre distinti lotti con altrettanti cantieri, che partiranno a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro e che si concluderanno, ha annunciato Maffei, “entro la fine del 2020. I tempi sono stretti ma ce la faremo”.

Libro: Giulietta e Federico, una storia d’amoreIacobelli racconta Fellini ai ragazzi tra fantasia e realtà

15 gennaio 202015:41

– FEDERICA IACOBELLI, GIULIETTA E FEDERICO (Camelozampa, pp.48, 15 euro. Illustrazioni di Puck Koper) C’erano una volta due innamorati, che sono rimasti insieme per tutta la vita, che hanno condiviso sogni e giochi, cambiando per sempre il mondo del cinema e l’immaginario collettivo italiano: è un omaggio, un viaggio poetico fatto di parole e colori, un volo tra fantasia e realtà il libro per ragazzi “Giulietta e Federico” (Camelozampa), picture book scritto da Federica Iacobelli e illustrato da Puck Koper e ispirato alla storia di Federico Fellini e Giulietta Masina.
Il libro prende spunto dal vero incontro avvenuto in radio nel 1943 tra il regista e la sua futura moglie, all’epoca poco più che ventenni, in occasione de Le avventure di Cico e Pallina, le storielle romantiche e stralunate di due fidanzatini di cui lui era autore e lei doppiatrice. Sono proprio i primi due personaggi felliniani, Cico e Pallina, ad accompagnare i giovani lettori nella conoscenza di Federico e Giulietta e della loro straordinaria storia d’amore e di lavoro, in un testo disseminato di citazioni e rimandi all’immaginario felliniano.
Realizzato in occasione dei 100 anni dalla nascita del regista, “Giulietta e Federico” – che si fregia del logo Fellini 100, in occasione delle Celebrazioni per il centenario di Federico Fellini – è un’edizione ad alta leggibilità, con il font EasyReading, carattere adatto anche ai lettori dislessici.

Moda: foto adv Weekend Max Mara nella Galleria Arte ModernaFirmata scatti Ethan James Green, in posa Giadre Dukauskaite

15 gennaio 202016:11

– Scattata da Ethan James Green, all’interno della Galleria d’Arte moderna e Contemporanea di Roma, la campagna pubblicitaria di Weekend Max Mara per la Primavera/Estate 2020, svela l’eterna contrapposizione fra tradizione ed innovazione che accomuna arte e moda. Circondata da una selezione di opere, la protagonista è una donna contemporanea, elegante con nonchalance, sofisticata, una viaggiatrice che sceglie una fuga nella cultura durante una calda giornata estiva. Il suo guardaroba è versatile, essenziale con un tocchi eclettici. Gioca con la contrapposizione di elementi maschili e femminili attraverso stampe, volume e silhouette. Giacche impeccabili sono indossate su abiti disinvolti, camicie lavorate e pantaloni in stile pijama. Il gioco cromatico che alterna toni caldi a toni freddi. Con lo styling di Anastasia Barbieri, protagonista degli scatti di Ethan James Green è la modella Giedre Dukauskaite.

Billie Eilish canterà nel prossimo James BondSuo e di suo fratello Finneas tema portante di “No time to die”

15 gennaio 202016:21

– Sarà Billie Eilish, la giovane cantante statunitense rivelazione del 2019, a cantare il tema portante della colonna sonora del prossimo capitolo di James Bond. “No time to die”, in sala dal 2 aprile, 25/o film della saga di 007.
Billie Eilish, la 18enne artista multiplatino e nominata ai Grammy, ha scritto il brano inedito con il fratello e collaboratore Finneas. Billie è così la più giovane artista della storia ad aver scritto e registrato il brano principale della colonna sonora di James Bond.
“E’ pazzesco essere parte di questo progetto. È un grandissimo onere firmare il brano portante del film che è parte di una serie così leggendaria. James Bond è la saga più incredibile che esista. Sono ancora scioccata”, ha dichiarato la giovane. E il fratello ha aggiunto: “Scrivere il tema del film di James Bond è qualcosa che abbiamo sognato per tutta la nostra vita. Non c’è accoppiata più iconica tra cinema e musica se non brani come Goldfinger e Live And Let Die. Ci sentiamo così fortunati nel ricoprire un ruolo, seppur piccolo, in una saga così leggendaria e longeva come 007”.
“Siamo davvero molto felici di annunciare che Billie e Finneas hanno scritto una canzone incredibilmente potente e commovente per No Time To Die, un brano che è stato confezionato impeccabilmente per inserirsi perfettamente nell’emotività della storia del film”, hanno reso noto Michael G. Wilson e Barbara Broccoli, produttori del film.

A Parigi il 18 gennaio la Notte della LetturaQuattro temi per l’iniziativa dell’Unesco

16 gennaio 202018:33

L’Unesco celebra quest’anno, per la prima volta a Parigi, sabato 18 gennaio la nuova edizione della ‘Notte della lettura’. L’avvenimento, organizzato in collaborazione con il ministero della Cultura francese, vuole essere l’occasione per riunire tutti coloro che fanno della lettura un momento di incontro, scoperta della diversità e cambiamento.
La Notte della lettura, dal 2017, è stata celebrata in altri 32 Paesi. Quest’anno, l’Unesco ha scelto di porre questo evento sotto il tema “Lettura senza frontiere” per rendere omaggio a tutti coloro che fanno della lettura l’occasione per incontrare l’Altro. Quattro saranno i temi su cui soffermarsi: la lettura al servizio dell’inclusione, i giovani e la lettura, leggere per imparare la tolleranza e per capire il mondo.

Fellini 100 anni, a Rimini 7 giorni di festaTra concerti, conversazioni e la ‘Torta dei Sogni’ alta 2 metri

RIMINI15 gennaio 202016:34

– Rimini si prepara a celebrare il centenario della nascita di Federico Fellini con una settimana abbondante di festeggiamenti – dal 19 al 26 gennaio – incluso il taglio della torta di compleanno – previsto alle 19 del 20 in Piazza Cavour -: un dolce alto 2 metri e ribattezzato la Torta dei Sogni’ preparata dal maestro pasticcere pluripremiato a livello internazionale, Roberto Rinaldini.
Il programma di festa avrà momenti significativi come quelli di domenica 19 gennaio, con la musica di Ezio Bosso al Teatro Galli e una Conversazione su Fellini con i registi Marco Bellocchio e Marco Tullio Giordana e il direttore della Cineteca di Bologna, Gianluca Farinelli.
Lunedì 20, nel giorno esatto del centenario della nascita del Maestro del Cinema, sul palcoscenico del ‘Galli’ salirà, alle 21.30, Vince Tempera, per augurare ‘Buon compleanno Federico’ attraverso le musiche che hanno reso immortali le pellicole del grande regista.

Salvemini e don Sturzo, in scena ‘Fuoriusciti’Atto unico di Giovanni Grasso, con Antonello Fassari

15 gennaio 202016:38

– Antifascisti, esuli dall’Italia di Mussolini, don Luigi Sturzo e Gaetano Salvemini si trovano a Brooklyn in una giornata di primavera del 1944: è questa la cornice di ‘Fuoriusciti’ atto unico di Giovanni Grasso, portavoce del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in scena al teatro Mina Mezzadri di Brescia fino al 19 gennaio, prima di approdare dal 28 gennaio al teatro Gobetti di Torino.
Un’occasione per mettere a confronto due pensatori con una diversa visione del mondo ma accomunati dall’amore per la libertà, di rievocare vicende storiche che sono alla base della Costituzione ma che permette di riflettere anche sulla situazione attuale. A dare voce al sacerdote e fondatore del Partito Popolare è Antonello Fassari (conosciuto per aver recitato fra l’altro nei Cesaroni ma anche in pellicole come Muro di gomma di Marco Risi). A interpretare il laico Salvemini Luigi Diperti (‘I medici’ e ‘Saturno contro’ di Ozpetek). La regia invece è affidata a Piero Maccarinelli.

E’ arrivato l’accordatore, la storia del mito FabbriniMaestro pescarese tra grandi del mondo, Steinway e Michelangeli

PESCARA15 gennaio 202016:39

– ANGELO FABBRINI, LA VALIGETTA DELL’ACCORDATORE, Passigli, 160 pp, 18,00 euro) Nel mondo della musica, e in particolare del grande pianismo internazionale, Angelo Fabbrini è un vero mito. A lui si sono rivolti i più grandi pianisti da Benedetti Michelangeli a Pollini, da Zimerman a Brendel, da Sokolov a Martha Argerich, che suonano solo sui gran coda Steinway da lui accordati, e che spesso lo vogliono al loro fianco nelle loro tournée in tutti i paesi del mondo.
Se si considera che Fabbrini si avvale di una ventina di collaboratori e ha acquistato e poi rivenduto oltre 200 gran coda Steinway, e che ne possiede una ventina che affitta in tutti i maggiori teatri ai più valenti pianisti, sarà chiaro che la sua storia non è solo la storia di uno straordinario artigiano del suono, ma anche quella di un valente imprenditore e di un testimone davvero eccezionale. “I pianoforti, viaggiano spesso dall’Europa all’Asia agli Stati Uniti e poi ancora in Europa. Quello di Pollini oggi è a Vienna, domani viene trasferito ad Amsterdam e poi a Londra”.
Così scrive Fabbrini; e con i pianoforti ecco che anche lui viaggia, al seguito dei più grandi interpreti di questo strumento. Le pagine di questo libro, ricche di aneddoti e notizie, sono di sicuro interesse non solo per un pubblico di specialisti e di amanti della musica, ma anche per chiunque sia alla ricerca di una lettura di grande piacevolezza.

Al via Salone Cultura, 500mila titoli e super mostra MeriniIl 18 e 19 gennaio a Milano

15 gennaio 202020:41

– Oltre 500mila titoli, con molti esemplari rari e imperdibili, saranno esposti da librai ed editori alla quarta edizione del Salone della Cultura, che si svolgerà il 18 e 19 gennaio a Superstudio Più, a Milano.
Aperto alla Cultura in tutte le sue forme, il Salone ospiterà in 12.000 metri quadrati conferenze, esposizioni e laboratori con tra gli eventi di punta ‘Il verso d’amore sul Naviglio’, la più grande mostra dedicata ad Alda Merini in Italia che, nel decennale della morte della poetessa, vede esposta per la prima volta la sua intera e sterminata produzione letteraria: solo nelle edizioni Pulcinoelefante di Alberto Casiraghy (di cui Luni Editrice pubblica il catalogo completo), sono stati pubblicati 1189 volumi.
Innovativa formula pensata per rappresentare un punto di incontro tra librai antiquari (ALAI/ILAB), collezionisti, editori e appassionati del settore librario, il Salone della Cultura, che ha il patrocinio della Regione Lombardia, del Comune di Milano e dell’Associazione Italiana Editori, ospiterà il ‘Giornale circostanziato di quanto ha fatto la Bestia Feroce nell’Alto milanese dai primi di luglio dell’anno 1792 sino al giorno 18 settembre’, libro esistente in pochissimi esemplari; ‘Le prime stampe del Manifesto del Futurismo’ e un incontro dedicato allo stato della cultura nei giornali.
A chiudere la manifestazione, il 19 gennaio, saranno il filosofo Umberto Galimberti e il giornalista Armando Torno in un incontro dedicato a ‘La cultura innanzitutto!’ Tra le conferenze, ‘Donne bibliofile: storie di bibliologia, arti del libro e collezionismo al femminile’ e la presentazione della grande mostra in programma tra giugno e luglio 2020 alla Biblioteca nazionale centrale di Roma dedicata alla complessità e ricchezza del patrimonio librario nazionale.
Tra le mostre in primo piano anche ‘Carlo Porta in 200 meno 1 – Carlo Porta e la sua Milano’, in occasione dell’uscita del catalogo monografico dedicato al poeta meneghino; oltre 40 opere di Shepard Fairey da una collezione privata riunite in ‘Obey/Disobbedisco! ‘, nel centenario dell’impresa fiumana compiuta da d’Annunzio (1919-1920), ‘Il porto dell’amore’ e Fondazione 3M propone ‘I protagonisti della dolce vita’, 32 scatti di Elio Luxardo con i più famosi protagonisti del cinema italiano del ‘900 tra cui Alberto Sordi, Sofia Loren, Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida.

Marianne & Leonard, il film su Cohen e la sua musaIl 3 e 4 marzo in sala il docu sulla storia d’amore

15 gennaio 202019:47

– Nel settembre del 1960, Leonard Cohen acquistò una casa non lontano dalla costa del Peloponneso, sull’isola greca di Hydra, che fra gli anni ’50 e gli anni ’60 era diventata un rifugio di artisti, raccogliendo una comunità bohémienne di scrittori, pittori, musicisti uniti da uno spirito libero e libertario. All’epoca, Cohen aveva da poco compiuto 26 anni e aveva già scritto Let us compare mythologies e The Spice-Box of Earth. A Hydra, il poeta canadese cercava la pace che gli occorreva per scrivere. È proprio per narrare questa esperienza che nasce MARIANNE & LEONARD. PAROLE D’AMORE, l’ultimo documentario di Nick Broomfield (Kurt & Courtney), composto da filmati d’archivio, testimonianze, immagini di repertorio, in arrivo nei cinema italiani solo per due giorni, il 3 e 4 marzo da Nexo Digital. Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2019, il documentario racconta la storia d’amore tra Leonard Cohen e la sua musa norvegese, Marianne Ihlen. Un amore breve e intenso il loro, iniziato nel 1960 proprio sull’idilliaca isola di Hydra. Con immagini inedite, il film segue Marianne e Leonard a partire dai loro primi giorni sull’isola, all’insegna dell’amore libero e dei matrimoni aperti, sino all’evoluzione della loro relazione, quando Leonard divenne un musicista di successo. Il legame speciale tra i due sarebbe continuato, tra alti e bassi, per il resto delle loro vite. Spiega il regista: “Ero un ventenne in cerca di avventura e divertimento quando sono arrivato sull’isola di Hydra, in Grecia. Ho avuto la fortuna di incontrare Marianne, l’amante di Leonard Cohen. Fu lei a convincermi a realizzare il mio primo film. Quello è stato uno dei periodi più magici della mia vita. Fare questo film ha significato tornare a quel punto di partenza”. La relazione tra Marianne e Leonard, cominciata con Marianne che posava lo sguardo su quel “canadese dai capelli scuri, la coppola, le scarpe da tennis e lo sguardo intenso”, durò fino al 1967. Quando si affermò anche come cantautore, Cohen si allontanò pian piano dalla sua musa, ispiratrice di brani come ‘Hey, That’s No Way to Say Goodbye’, ‘Bird on the Wire’ e naturalmente ‘So long, Marianne’, ma non smise mai di sentirla. Marianne Ihlen si spense il 28 luglio del 2016. Leonard Cohen il 7 novembre dello stesso anno.

‘Vivere in Italia e mangiare pane’, il sogno di JLoPer popstar un futuro senza riflettori in intervista Vanity Fair

NEW YORK15 gennaio 202017:06

– Vivere in un paesino in Italia e mangiare pane. E’ la felicità secondo Jennifer Lopez lontano dai riflettori. In un’intervista a Vanity Fair, la popstar e attrice parla del suo futuro, ma anche della possibilità di di dire addio a Hollywood. In termini di carriera un passo avanti sarebbe dirigere un film, ma se dovesse considerare le cose che sogna di fare prima di morire, la Lopez vuole abbandonare gli Stati Uniti e vivere una vita semplice.
“Mi piacerebbe – dice – vivere in un posto fuori dagli Stati Uniti, in un paesino in Italia, oppure dall’altra parte del mondo a Bali. Vorrei iniziare un’altra vita che sia un po’ più semplice e organica, andare in bicicletta e comprare il pane”.
JLo, che da poco ha compiuto 50 anni, ha anche detto che sogna di cospargere il pane di marmellata, mangiarlo e poi anche dipingere. “Vorrei anche – continua – sdraiarmi su una sedia a dondolo con una bella vista sugli alberi di oliva oppure delle querce e semplicemente sentire l’odore. Ho fantasie di questo tipo”.

Chiude la libreria Paravia, la più antica di TorinoAssessore Piemonte, serve strategia condivisa pubblico-privato

TORINO16 gennaio 202009:34

“Per ogni serranda che cade si spegne una luce e si crea un vuoto. La libreria Paravia a Torino rappresentava un valore aggiunto per la città, si occupava anche di testi scolastici, facendo un lavoro forte nel mondo dell’istruzione. La sua chiusura è un grande dolore”. Lo afferma l’assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Vittoria Poggio, commentando la chiusura della storica libreria torinese, nata nel 1802 e seconda più antica d’Italia.
“Purtroppo – afferma Poggio – viviamo in contesto in cui le piccole imprese soffrono da anni. Hanno subito la mannaia delle liberalizzazioni a partire da Bersani, che ha creato un mercato poco regolamentato, con la concorrenza non tanto dei centri commerciali che pur fanno la loro ombra, quanto soprattutto dell’e-commerce”.
“Il mondo – rimarca – non si può cambiare. La Regione intende mettere in campo tutto il sostegno. Però mi auguro che a livello nazionale si arrivi a una visione più benevola verso le aziende”.

A Bologna il 1980 di sangue rivive in un’installazione’Clash City rockers è il vincitore della call ‘PubbliCittà’

BOLOGNA15 gennaio 202017:32

– L’installazione ‘Clash city rockers’ è il lavoro primo classificato della call ‘pubbliCITTÀ_lost&found’, sul tema dei 40 anni dal 1980, per la costruzione di una memoria collettiva, promosso a Bologna dall’associazione Serendipippo nell’ambito di Art City.
La giuria (Cinzia Venturoli e Fabiola Naldi (Unibo), Lorenzo Balbi (Mambo), Roberta Caldana (Tper), Etta Polico (Serendippo) e Ivano Ruscelli (Fondazione Rusconi), ha selezionato sei esposizioni tra quelle pervenute che dal 19 al 31 gennaio saranno visibili sulle pensiline Tper delle Linee 27-28 e 37, oltre a spazi interni pubblici e privati, e due performance che verranno realizzate durante la prossima primavera. Tra i fatti cruciali del 1980, hanno rilevato i giurati, spicca la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto, perché è tra gli episodi che più è rimasto nella memoria. In un anno che ha visto anche la crisi Fiat, la chiusura della Borsa a Milano, la svalutazione della lira, la strage di Ustica, il terrorismo, le infiltrazioni mafiose e massoniche nello stato, il terremoto dell’Irpinia, la nascita di Legambiente, l’entrata in funzione del Servizio Sanitario Nazionale, la presentazione del progetto di legge di iniziativa popolare contro la violenza sessuale.
Letizia Calori ha realizzato una playlist del concerto dei Clash in piazza Maggiore dell’1 giugno 1980, che si può scaricare attraverso un serie di Qr code applicati in vari luoghi cittadini. ‘Est ovest’, di Beatrice Caruso, seconda classificata, è una installazione video e audio che riflette sulle testimonianze materiali della strage, con il contrasto tra i due orologi della facciata della stazione: quello est fermo all’ora della strage, l’ovest che segna regolarmente l’ora. VAI ALLE NOTIZIE DEL PIEMONTE

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Da Sotheby’s, linea moda ispirata a Old Masters
T-shirts e felpe per attirare nuovo pubblico alle aste

NEW YORK15 gennaio 202019:46

– I “Grandi Maestri” tornano di moda. Dopo Gucci che nel 2018 si e’ ispirato a capolavori del passato per la collezione capsule “Hallucination”, dopo Louis Vuitton che l’anno prima, in collaborazione con Jeff Koons, aveva messo la Gioconda e Van Gogh sulle borsette, e dopo le incursioni annuali di Dr. Martens tra William Blake, Hieronymous Bosch e Giannicola di Paolo, adesso e’ Sotheby’s che si lancia nel mondo della moda attingendo a opere che di qui a pochi giorni finiranno sotto il martello del battitore.
La casa d’aste ha lanciato una joint venture con Highsnobiety, un popolare blog berlinese a meta’ tra trend e e-commerce: magliette e felpe con o senza cappuccio, iconici elementi della moda di strada ma decorati con immagini di dipinti in vendita da Sothebys a fine mese, debutteranno il 20 gennaio con prezzi compresi tra i 65 e i 125 euro. I capi, su cui sono stampate riproduzioni di opere di scuola italiana, olandese e fiamminga di epoca rinascimentale e barocca, saranno in vendita anche in un pop-up shop di Highsnobiety da Selfridges accanto a brand come Prada, Moncler e Bang & Olufsen. Includono, tra gli altri un “memento mori” di scuola olandese del sedicesimo secolo (stima della vigilia da Sothebys 60-80 mila dollari), una sensuale Galatea di Ginevra Cantofoli (40-60 mila dollari) e paesaggio immaginario con le allegorie dell’Abbondanza e della Castità’ di scuola praghese.

Fellini 100, su Sky Arte il ritratto-omaggio di Wes AndersonIn onda lunedì 20 gennaio alle 21.15, Fantastic Mr Fellini

15 gennaio 202017:56

– Il 20 gennaio del 1920 nasceva a Rimini il grande Federico Fellini. Regista, sceneggiatore e fumettista italiano che ha segnato la storia del cinema italiano. In occasione del centenario della sua nascita Sky Arte (canali 120 e 400) e in streaming Now tv gli rende omaggio, lunedì 20 gennaio alle ore 21.15, con un ritratto del grande regista italiano da un punto di vista inedito: quello del regista americano Wes Anderson. Ritratto impreziosito dal fatto che questa è la prima approfondita intervista che Anderson rilascia al di fuori della promozione dei suoi film.
Stimolato da Francesco Zippel, documentarista e suo collaboratore in “Castello Cavalcanti” e “The Grand Budapest Hotel”, in “Fantastic Mr Fellini” Anderson ha ripercorso alcuni temi a lui cari e, al tempo stesso, vicini alla poetica di Fellini. Pensieri e ricordi del maestro romagnolo, narrati da una voce d’eccezione, quella di Stefano Accorsi, accompagnati da una colonna sonora originale, composta da Rodrigo D’Erasmo, sono per Anderson lo spunto per lasciare fluire le sue riflessioni e per incrociarle con la propria personale esperienza artistica.
Un dialogo volto a mostrare le similitudini tra i due e gli insegnamenti che Anderson ha tratto vedendo i film di Fellini.
Federico Fellini. Wes Anderson, così lontani, così vicini. Due artisti appartenenti a due momenti storici profondamente diversi ma accomunati da un approccio al cinema simile, inventivo e onirico al tempo stesso, in cui il colore, i dettagli e i volti la fanno da padroni.

Mibact, ad Ascoli Piceno nuova Soprintendenza Marche Sud’Decisione su parametri oggettivi, è la sede più appropriata’

SCOLI PICENO15 gennaio 202020:11

– La nuova Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Fermo, Ascoli Piceno e Macerata avrà sede a Ascoli Piceno. Lo ha reso noto il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo nel corso di un’informativa con le parti sociali che si è tenuta questo pomeriggio a Roma al Collegio Romano. La decisione della sede della nuova Soprintendenza introdotta dalla recente riorganizzazione dell’articolazione periferica del ministero voluta dal ministro Dario Franceschini, informa una nota, è avvenuta tenendo conto di parametri oggettivi quali “il numero dei vincoli diretti; la consistenza di patrimonio, anche archeologico; il numero di abitanti e altre questioni logistiche e geografiche che fanno di Ascoli Piceno la sede più appropriata per potenziare le funzioni di tutela e garantire servizi efficaci ed efficienti ai cittadini nel territorio delle Marche meridionali”.

Gli abiti e i gioielli che hanno creato lo ‘Stile Milano’In mostra a Palazzo Morando cambiamenti ed evoluzioni da anni’50

MILANO16 gennaio 202012:06

– Ogni città ha il suo stile e Milano, con la sua sobrietà, è la capitale della moda: la mostra ‘Stile Milano’, aperta a palazzo Morando, dal 21 gennaio al 29 marzo, racconta come lo è diventata. Le ‘Storie di eleganza’ della mostra ideata da Mara Cappelletti, uniscono il mondo dell’abito e del gioiello made in Milano sottolineando lo stretto legame tra il vestito e l’ornamento dagli anni Cinquanta a oggi. Dal dopoguerra in poi le sartorie, da Biki a Jole Veneziani, e i gioiellieri, da Buccellati a Cusi, hanno creato abiti e gioielli personalizzati che esprimono un lusso ricercato e ‘su misura’, all’origine di ciò che eleggerà Milano capitale della moda. La creatività non è solo nella realizzazione di capi, ma anche nel modo di indossarli, nella comunicazione, nel giornalismo, come mostra la ricerca negli archivi del Gruppo Rcs e della Rai, che restituiscono lo sfondo degli avvenimenti sociali che hanno contribuito ai cambiamenti dello stile dal dopoguerra a oggi.

La carismatica Cate Blanchett presiederà la giuria di VeneziaLa 77/a Mostra dal 2 al 12 settembre. Barbera, riferimento per l’intera società

16 gennaio 202019:45

Diversità e uguaglianza di genere cercasi: se gli Oscar, viste le nomination, non lasciano quest’anno speranza – troppo bianchi e troppo maschili – e sembrano riportare indietro rispetto al cambio di rotta innescato la scorsa stagione da #metoo, campagne gender equity e inclusive, ci pensano i festival, i più importanti del mondo, a dare prospettive di progresso. Il festival di Cannes ha annunciato un regista ‘contro’, punto di riferimento degli afro-americani e della Hollywood più democratica come Spike Lee, tenace oppositore di Donald Trump e oggi la Mostra del cinema di Venezia non resta a guardare. Sarà Cate Blanchett, l’attrice australiana, un mito di carisma e bravura, bellezza algida ed eterea, con una incredibile classe che la fa adorare anche nel mondo della moda, due volte premio Oscar (The Aviator e Blue Jasmine) e cinque altre volte candidata, a guidare la giuria che assegnerà il Leone d’oro della 77/a edizione (2-12 settembre).
La Blanchett, sulla linea di una strada già delineata, succede alla argentina Lucrecia Martel e ad Annette Bening, mentre la stessa Blanchett nel 2018 ha presieduto la giuria di Cannes. Predecessore di Spike Lee un anno fa a Cannes il messicano Alejandro Inarritu. Tutti nomi, quelli 2020 e i precedenti recenti, che sembrano andare in una unica direzione di apertura, inclusione, nuove sensibilità (ha tenuto banco lo scorso anno il caso Martel Polanski, tanto per memoria). Sotto queste presidenze sono stati premiati i film dell’anno, molti dei quali sono in nomination: pensiamo al Leone d’oro Joker, 11 candidature e alla Palma d’oro Parasite, sei , senza dimenticare altri candidati C’era una volta a Hollywood (Cannes), Marriage Story (Venezia) e poi The Irishman e Ford V Ferrari (visti, tra l’altro, a Venezia).
Ma allora come mai l’Oscar è quest’anno definito poco inclusivo? Rispetto alle donne i dati parlano chiaro e sono francamente drammatici: solo 5 sono state candidate come miglior regia nella storia degli Oscar, ossia dal 1929 al 2020. Nell’ordine: la nostra Lina Wertmuller, la prima in assoluto, 1977, Jane Campion nel 1994, Sofia Coppola nel 2004, Kathryn Bigelow nel 2010 (prima ed unica ad aver vinto) e Greta Gerwig nel 2018. Al netto di questo secondo gli analisti è il sistema di voto degli Oscar che necessita di una riforma radicale e non solo di un allargamento di piattaforma, diversificando la base elettorale, cosa già avvenuta e non evidentemente sufficiente. L’anno scorso, il 50% dei nuovi membri erano donne e il 29% erano persone di colore. Oggi, il 16% dei quasi 9.000 membri totali sono persone di colore, rispetto a solo l’8% nel 2015. Da una parte i festival sembrano recepire il cambiamento e le nuove sensibilità, dall’altra l’Academy degli Oscar sembra ancora poco reattiva. Il tema è d’attualità e la scelta di Cate Blanchett si presta a questa lettura. Non a caso, il direttore della Mostra del cinema di Venezia, Alberto Barbera, nell’annunciare la scelta dell’attrice ha dichiarato: “Cate Blanchett non è soltanto un’icona del cinema contemporaneo, corteggiata dai più grandi registi dell’ultimo ventennio e adorata dagli spettatori di ogni tipo. Il suo impegno in ambito artistico, umanitario e a sostegno dell’ambiente, oltre che in difesa dell’emancipazione femminile in un’industria del cinema che deve ancora confrontarsi pienamente con i pregiudizi maschilisti, ne fanno una figura di riferimento per l’intera società. Il suo immenso talento d’attrice, unitamente a un’intelligenza unica e alla sincera passione per il cinema, sono le doti ideali per un presidente di giuria. Sarà un enorme piacere ritrovarla in questa nuova veste a Venezia, dopo averla applaudita come magnifica interprete dei film Elizabeth di Shekhar Kapur e I’m not there di Todd Haynes, che le valse la Coppa Volpi come miglior attrice nel 2007”. Blanchett ha ringraziato: “Ogni anno attendo la selezione di Venezia e ogni anno essa risulta sorprendente e notevole. Venezia è uno dei festival di cinema più suggestivi al mondo, una celebrazione di quel mezzo provocatorio e stimolante che è il cinema in tutte le sue forme. E’ un privilegio e un piacere essere quest’anno presidente di giuria”. L’attrice di Che fine ha fatto Bernadette? sta girando la serie tv Mrs America e sarà al festival di Berlino con un altra serie tv, Stateless, mentre è in pre produzione Lucy and Desy, la vita e la carriera della pioniera della tv, Lucille Ball scritta da Aaron Sorkin.

A Tolentino un museo di resti preistorici nel campusSindaco Pezzanesi, campagna scavi non ha fermato iter scuola

TOLENTINO16 gennaio 202012:41

– Un museo con i tesori riaffiorati dagli scavi nell’area archeologica preistorica di Tolentino dove è stato individuato un accampamento databile a circa 10-11mila anni fa, la fase antica del Mesolitico, all’interno del nuovo campus scolastico di contrada Pace a Tolentino. A ipotizzare il progetto è stato il sindaco Giuseppe Pezzanesi, nel corso del convegno “Archeologia preistorica a Tolentino. Nuove acquisizioni per lo studio del Mesolitico nelle Marche e in Italia” , a cui hanno partecipato la soprintendente delle Marche Marta Mazza, e vari esperti. Quella di Tolentino è ritenuta tra le più importanti scoperte archeologiche in Europa.
La campagna scavi, ha spiegato il sindaco, non ha bloccato l’iter per il nuovo campus scolastico, dove stanno proseguendo le ispezioni geologiche e le azioni propedeutiche alla stesura del progetto definitivo: la nuova scuola ospiterà i licei classico, scientifico, coreutico, l’istituto tecnico economico Filelfo e l’istituto professionale Frau.

‘I Quadri di Pietro’, capolavori della collezione BarillaDodici opere arte moderna a cadenza mensile a Pinacoteca Stuard

PARMA16 gennaio 202012:50

– Dodici delle opere più amate da Pietro Barilla (1913-1993) saranno esposte per un anno a cadenza mensile, dal 25 gennaio, nelle sale della Pinacoteca Stuard a Parma, “per raccontare attraverso il pennello di grandi maestri la passione di una vita, vissuta all’insegna dell’eccellenza”.
Il progetto, ‘I Quadri di Pietro’, a cura di Giancarlo Gonizzi, voluto e organizzato dal Comune e dalla famiglia Barilla, mette in mostra per tutto il 2020 – anno di Parma Capitale italiana della Cultura – alcune delle più interessanti opere della Collezione Barilla di Arte Moderna.
Il primo dipinto esposto sarà ‘Coquillages’ di James Ensor, nei mesi successivi verranno presentate opere di Alberto Savinio, Atanasio Soldati, Chaim Soutine, Max Ernst, Giorgio Morandi, Fernand Leger, Ennio Morlotti, Renato Guttuso, Jean Dubuffet, Lucio Fontana e Pablo Picasso. Spiegando quanto contasse l’arte nella sua vita di imprenditore, Barilla diceva: “E’ il mio orizzonte e il mio respiro, mi dà calore e mi fa guardare in avanti”.

Scala: Roméo et Juliette in versione ‘young’Pubblico giovane per l’opera con Grigolo reduce da ‘Amici’

16 gennaio 202012:51

– Un cast che piace ai giovani per un’opera che di giovani parla: ‘Roméo et Juliette’ di Gounod, in scena alla Scala, sembra fatta apposta per avvicinare i ragazzi alla lirica. E lo ha dimostrato al debutto con un pubblico innegabilmente più giovane della media, che ha applaudito per nove minuti, e con un insperato successo di botteghino e due recite su otto già sold out.
I motivi sono diversi. Da un lato il protagonista maschile, Vittorio Grigolo, è diventato un idolo dei ragazzi, che hanno imparato a conoscerlo come insegnante del talent show ‘Amici’.
Ma c’è anche l’interesse degli appassionati per il debutto del ventinovenne Lorenzo Viotti alla conduzione di un’opera alla Scalam, la presenza come Juliette di Diana Damrau, ‘signora’ della lirica e un cast di giovani ormai affermati come il baritono Mattia Oliveri (un atletico Mercutio), il mezzosoprano Marina Viotti come Stéphano, Ruzil Gatin (Tybald).

Calzature sportive, in aumento consumi ed exportA Micam (16-19 febbraio) confermata l’area Players district

16 gennaio 202013:18

– Il mercato delle calzature mostra tendenze che vedono il segmento delle scarpe sportive in crescita, sia per quanto riguarda l’export del Made in Italy, sia per il mercato interno. E Micam, la rassegna internazionale delle calzature, in programma dal 16 al 19 febbraio in Fiera Milano a Rho, ripresenta, dopo il successo ottenuto al debutto, Players Discrict, area pensata per offrire uno spazio inedito al mondo della calzatura sportiva e Outdoor. Nei primi nove mesi del 2019, secondo gli ultimi dati di Confindustria Moda, le famiglie italiane hanno speso il 3,4% in più per le calzature sportive rispetto allo stesso periodo del 2018, per un totale di circa 750 milioni di euro di valore e 15,4 milioni di paia vendute (+3%). Anche i dati Istat delle esportazioni italiane di scarpe sportive risultano caratterizzati da dinamiche positive: l’Italia ha infatti esportato, nei primi 9 mesi del 2019, 11,8 milioni di paia per 645,4 milioni di euro (con incrementi tendenziali rispettivamente del 9,5% e del 6,7%).

Incontrada ‘Come una madre’, torno con favola nera su Rai1Dal 2 febbraio tre prime serate dirette da Andrea Porporati

17 gennaio 202009:57

Vanessa Incontrada uno dei volti più amati dal pubblico della fiction Rai. Torna protagonista su Rai1 nella miniserie ‘Come una madre’ – dal 2 febbraio in tre prime serate – nei panni di Angela, una donna ferita che ha perso il figlio, Matteo di soli 9 anni, in un incidente stradale e si rifugia su un’isoletta in Toscana. Qui diventa amica di una vicina che le affida momentaneamente i due figli, ma una notte verrà uccisa. Una favola nera on the road, che vedrà la donna un’assistente sociale – accusata ingiustamente dell’omicidio della nuova amica – affrontare con i due fanciulli, Valentina e Bruno, un lungo viaggio, una fuga suo malgrado, per ritrovare la pace interiore perduta.
“Ho sempre pensato – racconta nel corso della presentazione a Viale Mazzini – che le donne interpretate da me siano molto coraggiose, non abbiano paura di lottare per quello che vogliono: donne anche fragili, ma determinate”.
Dopo il successo del monologo sull’imperfezione (all’interno dello show ‘Venti anni che siamo italiani), sarà un anno davvero speciale, ricco di novità per la popolare attrice spagnola che in Italia ha trovato il successo, si è sposata e ha avuto due figli. Dal 2 febbraio sarà appunto in ‘Come una madre’, con la regia di Andrea Porporati che firma anche la sceneggiatura e il soggetto. Una produzione 11 marzo film in collaborazione con Rai Fiction. Tra i protagonisti di ‘Come Una Madre’ anche Giuseppe Zeno (Un agente dell’intelligence, Kim. Agli occhi dei bambini quasi un supereroe), con Incontrada ha già recitato nel mistery Scomparsa del 2017. La nuova serie “è una storia popolare e moderna – prosegue Vanessa – che racconta l’esperienza riparativa di una donna rispetto alla sua maternità perduta”. La serie si svolge in tre serate, una sceneggiatura con una trama in cui interagiscono livelli narrativi e riferimenti di genere diversi: una fuga e dunque un inseguimento e la minaccia che incombe, dando spazio all’azione e alla sospensione-attesa del thriller.
La storia di un rapporto che si costruisce tra una donna, Angela che da pochi da pochi mesi ha perso il figlio Matteo di nove anni. “Una tragedia che l’ha spezzata, e il rapporto che lei instaura con i due ragazzini che le vengono affidati: il coraggio e l’amore di una donna che si riscopre madre ed elabora in questo modo il suo lutto”. Nel cast principale Sebastiano Somma (un maggiore dell’intelligence che a un certo punto però ha smarrito i confini tra il bene e il male. Si trova invischiato nel caso dei bambini e della loro madre, cerca di risolverlo e invece finisce sempre più a fondo in una storia di prepotenza e violenza), Simone Montedoro, Crystal Deglaudi, Tancredi Testa, l’ex soprano e oggi attrice Katia Ricciarelli (che interpreta una romantica figura di senzatetto dal grande passato. E’ stata una famosa cantante lirica e si è rovinata per un amore sbagliato), Ivan Franek, Marco Cocci, Luigi Diberti, Eleonora Giovanardi, Ninni Bruschetta.
In questo 2020 la aspettano tanti altri progetti. Si comincia il 7 febbraio, quando l’attrice debutterà al teatro La Fonderia di Follonica (Grosseto) con ‘Scusa sono in riunione… ti posso richiamare?’. Poi in aprile inizierà le riprese di un nuovo film per Rai1. Il regista e autore della sceneggiatura Porporati dice: “si tratta di un “road movie” che vede i tre personaggi alle prese con un viaggio, una fuga che li porta attraverso paesaggi poco raccontati. La necessità di nascondersi spinge i protagonisti a muoversi con mezzi non convenzionali, tra i boschi, le colline, i borghi, le rive del mare che lambisce un’Italia bellissima. Un paesaggio reale e da favola, come questa storia. Uno sfondo che si ispira da una parte a quello che conosciamo, dall’altra a quello di Pinocchio e di altri luoghi dell’anima, come la Vigàta di Montalbano, sospesi a metà tra realtà e fantasia”.
Per la direttrice di Rai Fiction, Eleonora Andreatta, Incontrada “per la Rai rappresenta una certezza, un’interprete che porta con sé un certo tipo di storia, fatta di sentimenti.
Un esempio della forza del femminile”. Come Una Madre aggiunge “conferma come la fiction sia ormai oltre il perimetro dei generi”.

Pitti Bimbo, eleganza “mignon” ha gusto retròGiacche ispirate al mondo dello sci, ma focus su sostenibilità

FIRENZE16 gennaio 202013:42

– Torna il formale, anche nell’abbigliamento per i più piccini. Da una parte le passerelle della moda maschile hanno appena mostrato i codici di stile del nuovo formale, e così anche la moda junior, in mostra da oggi al 18 gennaio alla Fortezza da Basso, propone la nuova eleganza quotidiana in versione mignon. Vestire bene è l’input del prossimo autunno inverno, un fil rouge che si presenta in molteplici declinazioni. Per i maschietti c’è quella vintage che richiama gli anni Trenta e i look da simpatica canaglia (coppola oversize e shorts con calzettone al ginocchio) o da piccoli lord con abiti in velluto liscio, bordati di merletto e pantaloni alla zuava. Il gusto retrò trionfa anche per lei con abitini e scamiciati in tessuto tartan, con tanto sangallo e crochet. Non manca la variante più urban. L’attenzione all’ambiente ridefinisce comunque la filosofia dei brand che, imboccata la strada dell’ecosostenibilità, non finiscono mai di stupire per la costante ricerca di nuove fibre.

Con Kathryn Weir il Madre sempre più internazionaleAl lavoro la neo direttrice artistica. ‘Napoli città unica’

16 gennaio 202020:06

Nata ad Oxford, di origine australiana, passaporto britannico e residenza francese: Kathryn Weir, la nuova direttrice artistica del Museo Madre, si è già innamorata di Napoli: ”una città per me unica non solo in Italia ma in Europa”, la definisce appena insediata, prima donna a ricoprire questo incarico nel museo d’arte contemporanea della Regione Campania che ora vanta quindi un vertice tutto al femminile. Presidente della Fondazione è infatti Laura Valente, appena ‘eletta’ da Artribune ‘miglior presidente di museo’ italiano per il 2019.La neo direttrice trova un Madre in salute: 140mila i visitatori lo scorso anno , con un incremento del 37 per cento (e del 48% nella fascia adolescenti e ragazzi) e una crescente attenzione al sociale. “Kathryn Weir è stata nominata all’unanimità da una commissione indipendente e libera, di cui ha fatto parte anche il direttore uscente Viliani. Con Weir il Madre sarà sempre più nel mondo” ha spiegato Valente. Cinquantadue anni, un’importante esperienza di direttore del Départment du Développement Culturel del Centre Pompidou (dal 2014 è membro del Consiglio), Weir abiterà a Napoli con la famiglia e sta già cercando casa nel centro storico. E’ stata lei l’ideatrice della piattaforma Cosmopolis, format realizzato per il Centre Pompidou e sbarcato nel 2018 Cina, che mette in rete paesi anche lontanissimi con attenzione alle ‘nuove forme di sperimentazione creativa e al pensiero critico’.”Il museo Madre in questo ultimo periodo ha cambiato passo, con una nuova visione progettuale che per me corrisponde alla realtà dell’arte di oggi – nota la direttrice – Cosmopolis è una rete di relazioni ma anche una metodologia; sono sicura che questa esperienza potrà essere trasportata anche a Napoli, ma prenderà altre forme e affronterà questioni differenti. Mettere in rete gli artisti di Napoli ma soprattutto metterli in dialogo con il contesto internazionale è fondamentale. Napoli è una città unica che ha una storia importantissima nelle arti visiva e in tutte le altre arti, questa storia va portata sicuramente a livello internazionale attraverso la proposta di artisti contemporanei”. La prima cosa sulla quale si concentrerà è la conoscenza della città ”andare a incontrare, ascoltare e capire quali sono le dinamiche che esistono oggi qui – spiega – ho già lavorato con degli artisti napoletani, ma voglio approfondire questa mia conoscenza della scena e di tutti gli attori, non solo di Napoli ma anche di tutta la Campania”.Il presidente della regione Vincenzo De Luca cosi saluta Weir: ”Ha fatto in primo luogo una scelta di passione, di amore per la città e di curiosità intellettuale per la vita e l’esperienza del museo Madre”. Tra le mostre del 2020 del museo napoletano anche una coproduzione internazionale dedicata a Peter Lindberg e un omaggio a Mendini.

Oscar: Mollica, mi piacerebbe per Giannini e MorettiRicordi nel libro L’Italia agli Oscar.De Gregori a presentazione

16 gennaio 202014:38

– ” Sono stato molto contento dell’Oscar alla carriera per Lina Wertmuller. Mi piacerebbe ne arrivasse uno anche per Giancarlo Giannini e uno a Nanni Moretti… chissà cosa succederebbe su quel palcoscenico”. Lo dice un maestro del giornalismo come Vincenzo Mollica che ripercorre decenni di eventi e aneddoti legati alla statuetta in ‘l’Italia agli Oscar – Racconto di un cronista’, il libro a cura di Steve della Casa (Luce Cinecittà/Edizioni Sabinae) realizzato in occasione dello storico accordo per una partnership almeno quinquennale fra Istituto Luce Cinecittà e il Museo dell’Academy of Motion Pictures di Los Angeles, di cui sono ancora in corso i lavori.
Il cronista de Tg1, ha presentato il volume insieme a Steve della Casa in un incontro romano al quale è arrivato per salutarlo anche Francesco De Gregori. “La mia prima volta a Hollywood per gli Oscar è stata 30 anni fa – ricorda Mollica -.
Era candidato Peppuccio Tornatore, con Nuovo cinema Paradiso ed erano 15 anni che l’Italia non vinceva come miglior film straniero. Quando vinse, Giuseppe era felicissimo, anche se non ebbe il tempo di parlare sul palco dopo il produttore Franco Cristaldi, riusci solo a dire grazie”.

Moda: l’uomo Valentino romantico ha un fiore sul cappottoCollaborazione con Onitsuka Tiger per rilettura sneaker icona

16 gennaio 202014:46

– La nuova collezione maschile di Valentino che ha sfilato a Parigi decreta il trionfo del cappotto e il ritorno a uno stile decisamente romantico per un uomo delicato, che osa mettere il soprabito scuro, con una peonia gigante dipinta e cucita in 3D su un lato, oppure la camicia candida con una enorme rosa colorata. Sono le immagini floreali di Inez e Vinoodh cucite sui capi, e le parole sentimentali di Melanie Matranga (need) ingrandite su tutte le superfici fino a diventare segni e astrazioni. Ma il direttore creativo della maison, Pierpalo Piccioli avverte che “il significato del romanticismo oggi è mutato. Lo è in particolare per gli uomini, che si sono evoluti da modelli imposti per quel che riguarda il loro apparire e il loro sentire. Nuovi contesti creano nuovi significati. Nuovi significati definiscono nuovi atteggiamenti. In questo flusso, il sartoriale sembra essere di nuovo un valore centrale. È lo spirito che è cambiato”. Per troppo tempo, l’abito formale è stato considerato un’uniforme grigia, qualcosa in cui nascondersi, un modo di vestire senza personalità. Per Piccioli sono importanti la precisione della costruzione, l’attenzione ai dettagli e, in definitiva, il senso di intimità della sartoria. Per questo in pedana sfilano giacche, cappotti, completi, ma anche capi sportivi in una lettura sartoriale, si mescolano in modi che non obbediscono a norme e regolamenti. Emerge un’idea di sartorialità sensibile e romantica, mentre si materializza una silhouette strutturata, snella e fluida, poggiata su scarpe con suole a carrarmato e completata da cappelli. La palette va dal bianco all’avorio, bordeaux, piombo, blu, nero. La sartorialità, in definitiva, offre un vocabolario, non un modo di conformarsi. Si tratta di avere le parole adatte per esprimersi, con sensibilità e spontaneità. La maison Valentino ha collaborato con il marchio giapponese di sportswear Onitsuka Tiger, per una rivisitazione dell’iconico modello di sneaker Mexico 66 SD reinterpretata da Piccioli in quattro diverse tonalità colori. Home Mappa del sito

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Mostre: personale Luciano De Vita in Pinacoteca a Bologna
Allievo e assistente di Giorgio Morandi, famoso come incisore

BOLOGNA16 gennaio 202015:28

– La figura di Luciano De Vita (1929-1992), una delle più interessanti del panorama artistico di tre decenni del secondo dopoguerra italiano, è al centro di una mostra personale promossa dall’Accademia di Belle Arti di Bologna, curata da Silvia Evangelisti e in programma dal 22 gennaio al 23 febbraio, nell’ambito di Art City Segnala 2020.
Allievo e assistente di Giorgio Morandi, famoso come incisore, non è altrettanto conosciuto come artista a tutto tondo, nonostante gli inviti alla Biennale di Venezia e l’importante attività di creatore di scenografie per l’opera lirica. La mostra riunisce in un unico luogo le diverse attitudini di De Vita, testimoniandone la forza creativa nella pittura, nella scultura, nella scenografia e naturalmente nell’incisione. In esposizione saranno una trentina di dipinti anche di grandi dimensioni, disegni, sculture, un ampio corpus di incisioni arricchito dai quattro libri d’artista realizzati nella sua vita e rari materiali per il teatro come costumi, bozzetti e maquette.

Musica: Turandot in diretta streaming da ParmaIl 19 gennaio alle 15.30, nell’ambito di un progetto triennale

PARMA16 gennaio 202015:37

– L’opera di Giacomo Puccini, Turandot, che ha inaugurato la stagione lirica del Teatro Regio di Parma alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sarà trasmessa in diretta streaming il 19 gennaio alle 15.30 su OperaStreaming.com, il primo portale online gratuito di opera lirica in Italia.
Il progetto triennale, sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna e realizzato in collaborazione con Edunova e Università di Modena e Reggio Emilia, nasce per divulgare e diffondere la passione per la musica e per l’opera lirica, rendendo fruibile a tutti, soprattutto a chi non può assistervi dal vivo, uno spettacolo teatrale e promuovere l’Emilia-Romagna attraverso una ricca programmazione di trasmissioni video realizzate nei principali teatri ed enti lirici della Regione (Bologna, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Ravenna, Rimini), territorio di tradizione musicale e di produzione operistica di prestigio internazionale.
Nel portale, disponibile in italiano e in inglese, è possibile trovare approfondimenti sul teatro, sugli interpreti, sulle opere trasmesse in streaming e notizie sulle città in cui verranno eseguite. Le opere in cartellone verranno trasmesse in chiaro sul canale YouTube di OperaStreaming e resteranno poi disponibili gratuitamente per i sei mesi successivi. Il programma di trasmissioni di OperaStreaming proseguirà con Falstaff di Verdi dal Teatro Municipale di Piacenza (26 gennaio), Cavalleria Rusticana e Pagliacci di Mascagni e Leoncavallo dal Teatro Valli di Reggio Emilia (9 febbraio); Lucrezia Borgia di Donizetti dal Teatro Alighieri di Ravenna (8 marzo); Elisir d’amore sempre di Donizetti dal Comunale di Bologna (10 aprile); Madama Butterfly di Puccini dal Comunale di Ferrara (4 maggio) e infine la nuova opera in prima esecuzione Otherness, Fear and Discovery, dal Comunale di Modena (8 maggio).

Amadeus, si difende: sessista? Sono stato frainteso’Tante sensibilità su palco, anche storie comuni violenza donne’

17 gennaio 202014:28

Nessuna intenzione di offendere le donne, soltanto un equivoco. Anche perché Sanremo vuole celebrare i diversi aspetti della sensibilità femminile. Amadeus prova a smorzare i toni della polemica sollevata dalle parole che ha rivolto in conferenza stampa a Francesca Sofia Novello, modella 25enne, legata sentimentalmente a Valentino Rossi, una delle donne che condivideranno con lui il palco. Presentandola, ha spiegato di “averla scelta per la bellezza, ma anche per la capacità di stare accanto a un grande uomo, stando un passo indietro”. Affermazioni che hanno incendiato i social, tra accuse di “sessismo”, “superficialità” e “ritorno al Medioevo”. E intanto scoppia il caso Elisabetta Gregoraci che denuncia di essere stata esclusa dall’AltroFestival di Nicola Savino per motivi “politici”. “Mi dispiace che sia stata interpretata malevolmente la mia frase, sono stato frainteso”, si accalora Amadeus. “Quel ‘passo indietro’ – spiega – si riferiva alla scelta di Francesca di stare fuori dai riflettori che inevitabilmente sono puntati su un campione come Valentino. Un’altra ragazza avrebbe forse potuto ‘cavalcare’ tanta popolarità e invece Francesca ha scelto di essere più discreta, di rimanere più defilata”, aggiunge il direttore artistico e conduttore di Sanremo. “Purtroppo non credo che sia il passo avanti o indietro ad assicurare e a garantire il ruolo della donna”, gli fa eco la stessa Novello. “Mi fa ridere tutto questo tam tam, però fa parte del gioco. Il Sanremo che ha immaginato Amadeus è incentrato sulla valorizzazione delle donne in tutte le diverse sfumature e sfaccettature”. Quel ‘passo indietro’ e gli apprezzamenti sulla “bellezza” delle ‘regine’ del festival hanno fatto il giro del web: a catalizzare la protesta, l’hashtag #boycottSanremo lanciato dall’economista Imen Boulahrajane: “Chiara Ferragni e Rula Jebreal no, ma le fidanzate di Valentino Rossi e Cristiano Ronaldo sì”, ha scritto su Instagram. “Sia mai che qualche ragazza che vi guarda con occhi sognatori dalla provincia di Varese pensi che una donna nel 2020 possa fare l’imprenditrice senza passare per Temptation Island o che possa fare la giornalista di successo senza sfoderare il suo davanzale ai quattro venti in prima visione”. Le commissioni Pari opportunità di Fnsi e Usigrai e l’associazione Giulia evocano la “violazione del contratto di servizio”, in particolare “gli articoli che riguardano la promozione della parità di genere e il superamento della rappresentazione stereotipata delle donne”, mentre dal Pd Monica Cirinnà parla di “spettacolo indecente” e chiede all’ad della Rai Fabrizio Salini di “prendere le distanze”. Amadeus rivendica “sensibilità e rispetto per le donne” e promette che ciascuna delle sue partner porterà all’Ariston “la sua sensibilità”, facendo spazio anche a momenti di riflessione sui temi sociali. Su tutti, la violenza sulle donne, che sul palco non coinvolgerà soltanto Rula Jebreal: “Ci sarà spazio anche per testimonianze di persone comuni: ho invitato Gessica Notaro (la showgirl sfregiata dall’acido nel 2017 dall’ex fidanzato) e ci sono buone probabilità che venga”. Quanto alla vicenda Gregoraci: la showgirl lamenta su Instagram di essere stata esclusa da Nicola Savino dal ruolo di co-conduttrice dell’Altrofestival, che andrà in onda su RaiPlay dopo le serate, in base a “motivi inesistenti, pretestuosi e strumentali, tra i quali (affermazione pronunciata nel corso di una nostra conversazione telefonica privata e che mi ha molto ferito) la presunta appartenenza politica alla destra del mio ex marito (Flavio Briatore, ndr), in quanto all’interno del format avrebbe già incluso comici sostenitori di sinistra”. Una questione di cui Giorgio Mulè (Forza Italia), Paolo Tiramani (Lega) e Daniela Santanchè (Fdi) sono pronti a investire la commissione di Vigilanza

La voce di Giorgia per salvare le tartarughe. Greenpeace lancia un corto

16 gennaio 202015:56

La voce di Giorgia per salvare le tartarughe. Greenpeace lancia  “Tartarughe in viaggio”, il corto di animazione realizzato per l’organizzazione dal pluripremiato studio Aardman, creatore tra gli altri di “Galline in fuga” e “Wallace e Gromit”, che mostra come i nostri oceani siano in pericolo e quanto sia importante agire subito per proteggerli.
Con la partecipazione straordinaria dei premi Oscar Olivia Colman and Dame Helen Mirren, per la versione internazionale, e di Giorgia e Adriano Giannini, doppiatori per la versione italiana, il video racconta la storia di una famiglia di tartarughe che tenta di tornare a casa, in un oceano che è sempre più minacciato da cambiamenti climatici, inquinamento da plastica, trivellazioni petrolifere e pesca eccessiva.
La cantautrice Giorgia, doppiatrice di “mamma tartaruga”, dichiara: “Sono felice di dar voce a una tartaruga grazie a Greenpeace. La casa è quanto di più prezioso abbiamo, uno spazio sicuro per noi e la nostra famiglia. Eppure la stiamo togliendo a tartarughe, balene, pinguini e tanti altri animali. Se non agiamo ora, rischiamo di causare danni irreversibili ai nostri oceani e di perdere alcune specie per sempre. Spero che questo corto faccia prendere coscienza a sempre più persone dei danni che stiamo causando al mare”.
Negli ultimi 500 anni le popolazioni di tartarughe marine si sono fortemente ridotte, principalmente a causa della caccia. Oggi le principali minacce alla loro sopravvivenza sono la pesca industriale, l’urbanizzazione costiera, l’inquinamento e i cambiamenti climatici. Le tartarughe marine migrano per migliaia di chilometri attraverso i mari per spostarsi tra le spiagge dove nidificano, le aree dove si accoppiano e quelle più ricche di cibo per alimentarsi.
In contemporanea all’uscita del corto, Greenpeace lancia i risultati di uno studio realizzato per tracciare le migrazioni delle tartarughe liuto, la specie di tartarughe più grande al mondo, dalle aree di riproduzione in Guyana francese. Lo studio “Turtles Under Threat” mostra come a causa dei cambiamenti climatici le tartarughe debbano viaggiare quasi il doppio per raggiungere le aree dove si alimentano consumando una gran quantità di energia. Questo potrebbe avere impatti gravissimi sulla loro già ridotta capacità di deporre uova. Il numero di uova deposte dalle tartarughe marine sulle spiagge della Guyana francese rispetto agli anni Novanta è diminuito di circa 100 volte, con meno di 200 nidi per stagione, rispetto ai 50 mila di allora.
“Sei delle sette specie di tartarughe marine sono minacciate di estinzione e senza un’azione urgente la situazione non potrà che peggiorare. Non c’è più tempo da perdere: i governi di tutto il mondo devono firmare un Accordo Globale che garantisca la reale protezione degli oceani. La comunità scientifica chiede di tutelare almeno il 30 per cento della superficie marina entro il 2030 con una rete di Santuari per permettere alla vita marina di sopravvivere in un mondo sempre più minacciato dalle attività umane, cambiamenti climatici in primis” dichiara Giorgia Monti responsabile Campagna mare di Greenpeace Italia.
Un Accordo Globale sugli oceani verrà definito alle Nazioni Unite quest’anno. Greenpeace ha inviato ieri al Ministero degli Esteri una lettera per chiedere che l’Italia, originariamente uno dei paesi promotori del trattato ma recentemente assente dai negoziati internazionali, assuma una posizione forte a tutela degli oceani.

Rai: Verducci (PD), per Agcom tg salvinizzati e giù ascolti

16 gennaio 202016:01

– ” I Dati Agcom confermano due cose: la salvinizzazione sfrontata dei tg ed il precipizio allarmante degli ascolti. I tg Rai non sanno più cosa sia il pluralismo, è uno sfregio continuo agli obblighi del servizio pubblico. La continua perdita di ascolti significa che la Rai è in picchiata quanto a credibilità e prestigio dell’informazione, e questo è inaccettabile. Il fatto che di fronte a tutto questo l’Ad Salini non intervenga, nonostante abbia il potere e il dovere di farlo, è diventata una situazione insostenibile. La conduzione di Salini è ingiustificabile e insostenibile”. Lo dice il senatore del Pd Francesco Verducci, della commissione di Vigilanza Rai.

Scrittura e salute, concorso letterario de BanfieldFino 31/1 invio scritti su Alzheimer. Marzano presiede giuria

TRIESTE16 gennaio 202016:02

– Si può partecipare fino al 31 gennaio al primo concorso letterario ideato e promosso dall’associazione de Banfield (impegnata da 30 anni nel sostegno degli anziani non autosufficienti) dal titolo “La nonna sul pianeta blu. Brevi racconti di memoria smarrita”, sul tema dell’Alzheimer. Per il momento, alla giuria, presieduta dalla scrittrice Michela Marzano, sono giunti oltre trenta racconti, da tutta Italia. Il concorso non ha precedenti a livello nazionale, “La nonna sul pianeta blu”, è ispirato ad una frase pronunciata proprio da una assistente nel gruppo di sostegno che frequenta nella struttura triestina. L’Alzheimer interessa in Italia circa 1,2 milioni di persone. La scelta della presidente è caduta sulla Marzano anche perché il suo ultimo romanzo, “Idda”, parla proprio di memoria perduta e di Alzheimer. Le premiazioni sono previste il prossimo marzo: i 10 migliori racconti saranno pubblicati in una raccolta con una prefazione firmata dalla stessa Marzano.

Moda: Hugo, capsule unisex ispirata a David BowieCopertine albume e slogan del Duca Bianco su T-shirt e accessori

16 gennaio 202016:05

– Hugo (gruppo Hugo Boss) lancia la capsule uomo e donna Hugo loves Bowie, che rende omaggio e s’ispira al mitico David Bowie e al suo stile inimitabile. La collezione combina T-Shirt e accessori che raffigurano le copertine degli album del Duca Bianco e gli slogan che hanno fatto la storia della musica. “David Bowie era uno spirito ribelle che viveva la vita a modo suo” afferma lo stilista Bart de Backer. “Questa capsule è un’opportunità per celebrare l’influenza che ha avuto e i valori che condividiamo”.
La Berlin Trilogy, ossia i tre album ispirati alla capitale tedesca, composta dagli album Low, Heroes e Lodger, è citata in tutta la capsule. La felpa, creata per omaggiare l’album del 1977 Heroes, presenta le fotografie di Bowie scattate per la copertina dell’album da Masayoshi Sukita. Lo slogan Tomorrow belongs to those who can hear it coming, utilizzato per promuovere l’album, è stampato su accessori e T-Shirt.

Tv: arriva nuovo canale Mediaset, Cine34 film solo italianiDal 20 si parte con omaggio a Fellini. Cicli da western a eros

16 gennaio 202016:46

– Solo film italiani, di tutti i generi, da quelli prodotti dagli anni ’40 in poi, decine dei quali mai trasmessi in televisione. Debutta il 20 gennaio il nuovo canale tematico Mediaset, Cine34, interamente dedicato al cinema italiano. Ci saranno diversi cicli dedicati a tutti i generi dai polizieschi al western fino all’erotico in tarda serata” La scelta della data non è casuale. Il 20 si celebra il centenario della nascita di Federico Fellini e al grande regista sarà dedicata la programmazione dell’intera giornata. “Nel panorama televisivo mancava un canale dedicato solo al cinema italiano e ci abbiamo pensato noi – ha detto Marco Costa, direttore dell’offerta tematica Mediaset nella conferenza stampa di presentazione a Milano – Altri eliminano i canali tematici e noi ne apriamo di nuovi: con questo siamo a 10 e finora abbiamo la conferma che intercettano nuovo pubblico senza erodere lo share delle reti generaliste”.

Arte: danneggiata teca opera Kounellis esposta in PugliaOrganizzatori, ‘rotto solo vetro di protezione, opera integra’

16 gennaio 202017:23

– E’ stato danneggiato in una mostra a Novoli il vetro di protezione di una teca che contiene un’opera di Jannis Kounellis, esposta nuovamente in occasione della Fòcara, tradizionale falò che si accende ogni anno proprio il 16 gennaio. L’artista l’aveva realizzata per la Fòcara nel 2015 ed è composta da bicchieri anneriti dal fumo di candele e posti a formare una croce, che s’interseca con una rosa.
Gli organizzatori della mostra, inaugurata il 12 gennaio e aperta fino al 19 al Palazzo Baronale, precisano che è stato infranto solo il vetro di protezione e che “l’opera è integra”.
E’ stata ritirata dall’esposizione – che ospita opere anche di Paladino, Nespolo, Nagasawa, Baruchello – in attesa di individuare il modo adeguato di ripristinare la protezione. Il danno è stato scoperto ieri alla chiusura serale della mostra e oggi i tecnici del Comune e il sindaco Marco De Luca hanno compiuto un sopralluogo; sarà la Polizia municipale ad accertare se si è trattato di un incidente o di gesto vandalico.

Whitney Houston entra in Rock and Roll Hall of FameAnche Depeche Mode, The Doobie Brothers, The Notorious B.I.G.

NEW YORK16 gennaio 202017:25

– Whitney Houston entra nella Rock and Roll Hall of Fame. Lo ha deciso una giuria internazionale composta da oltre mille artisti. Con lei anche i Depeche Mode, The Doobie Brothers, Nine Inch Nails, The Notorious B.I.G. e T-Rex. La cerimonia di ammissione si terrà a Cleveland in Ohio il prossimo due maggio e sarà trasmessa dal vivo da Hbo.
Tra gli artisti che sono stati nominati, ma che non entreranno nella Hall of Fame, Benatar, Judas Priest, Kraftwerk, Dave Matthews Band, MC5, Motorhead, Rufus and Chaka Khan, Todd Rundgren, Soundgarden e Thin Lizzy.
“Siamo incredibilmente onorati – hanno detto i Depeche Mode in un comunicato – di essere stati ammessi nella Rock and Roll Hall of Fame e di essere al fianco di altri incredibili performers nella Rock Hall e di quelli che uniranno quest’anno.
Un immenso grazie va a chi ci ha sostenuti negli anni, sono stati loro a renderlo possibile”.
Per entrare nella Rock and Roll Hall of Fame bisogno aver pubblicato un album almeno 25 anni prima dell’anno in cui si viene nominati. Il Rock and Roll Hall of Fame and Museum è un museo che si trova a Cleveland ed è dedicato alla memoria di alcuni tra i più importanti e influenti artisti, produttori, ingegneri del suono e personalità che hanno influenzato l’industria musicale.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Arte: al Booming contemporary debutta pittore Luca Carboni
Cento artisti e 31 gallerie, a Bologna dal 23/1

16 gennaio 202017:27

– BOLOGNA

– L’arte in stato di ‘emergenza’ sarà il tema di Booming contemporary art show, dal 23 al 26 gennaio a Bologna allo spazio DumBO, a cui parteciperanno 31 gallerie italiane e straniere ed oltre cento artisti. “Emergente non come dato anagrafico – ha spiegato la curatrice Simona Gavioli – ma come ‘essere in procinto di emergere’: come emergenza, quindi, necessità, urgenza, ma anche come momento di criticità foriero di cambiamenti”.
Previste anche due esibizioni off: ‘Il giardino abitato’ di Margherita Paoletti a Palazzo Boncompagni, e ‘Le forme della materia’, sculture di cera di David Aaron Angeli in Galleria Cavour. All’ingresso di DumBO sarà posta la grande installazione ‘Per farla finita con il giudizio di Dio’ di Leandro Summo, progettata dall’Apulia center for art and technology, con all’opera un braccio meccanico mentre scolpisce un enorme blocco di polistirolo. Debutterà poi con una personale il cantante Luca Carboni, che dipinge da anni, con ‘Cattedrali erranti’ nello spazio Casarini 7.
Main section e Solo show saranno le due sezioni in cui si articolerà la manifestazione, declinate in emergenze dell’ambiente e femminismi. La prima sarà all’insegna del Climax, sui temi della natura in pericolo, della fragilità e della bellezza del pianeta; tra le ospiti della seconda sezione la fotografa Letizia Battaglia, l’artista argentina Silvia Levenson e la francese MadMeg. Previsto anche Plasticad’a-mare, eco festival #plasticfree protagonista dell’Estate Romana 2019, con il tema dell’inquinamento da plastica nei mari. Cosima Montavoci, vincitrice della ‘Call for artists’ lanciata dalla manifestazione, esporrà le sue opere frutto di una ricerca sul riuso dei rifiuti e coinvolgerà il pubblico nella realizzazione live di un’opera site specific. In calendario anche talk, incontri e appuntamenti sulle professionalità del mondo dell’arte.

Teatro: torna a Ny la Broadway Week, show a metà prezzoDal 21 gennaio al nove febbraio. Tra le hit West Side Story

NEW YORK16 gennaio 202017:30

– Per il decimo anno torna a New York la Broadway Week. Grazie all’iniziativa dal 21 gennaio al nove febbraio sarà possibile acquistare due spettacoli a Broadway pagandone uno solo. Alla settimana di Broadway partecipano 21 show, tra questi le new entry West Side Story, To Kill a Mockingbird, My Name is Lucy Barton, A Soldier’s Play mentre si confermano, tra gli altri, Harry Potter and the Cursed Child, Frozen, The Lion King, Aladdin.
“La popolarità della NYC Broadway Week, ora al decimo anno – ha detto in un comunicato Fred Dixon, presidente e Ceo di NYC & Company, l’ente che si occupa della promozione turistica della Grande Mela – continua a svolgere un ruolo importante nell’aiutare i visitatori a pianificare la loro vacanza in base alla possibilità di vedere teatri di punta con convenienza”.
Contemporaneamente alla settimana di Broadway c’è anche la Restaurant Week con la possibilità di pranzare o cenare nei miglior ristoranti della città a prezzo scontati e la Must See Week con le attrazioni a metà prezzo.

Lividi su volti donne potenti, virali i poster chocPalombo, io il Banksy sociale, ma in Italia non c’è coscienza

16 gennaio 202017:51

– Le protagoniste della politica mondiale ritratte come vittime di violenza, da Angela Merkel a Brigitte Macron, tappezzano i muri di Milano dal 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ma ora le opere manifesto dell’artista aleXsandro Palombo hanno preso una nuova eco.
Sui poster affissi all’ingresso dell’università degli Studi, sulla facciata del Teatro Lirico e su quella del Litta, lo slogan “Solo perché sono una donna” è accompagnata da frasi come Sono vittima di violenza domestica – Vengo pagata poco – Sono stata violentata.
“Le opere sono state realizzate per il 25 novembre, se avessi usato i miei rapporti con i media per renderle note avrei scatenato qualcosa che non volevo, volevo invece vedere – spiega Palombo – come avrebbe reagito la città a quest’opera.
Se l’avessi fatta a Londra o Parigi sarebbe stato facile, ma volevo vedere quanto tempo ci metteva qui ad arrivare alla popolarità, ed è accaduto attraverso gli stranieri di passaggio, che l’hanno resa virale”. Per lui “era interessante vedere le reazioni delle persone, spesso c’è chi le reputa troppo forti, io – sottolinea – metto solo a nudo la realtà che nessuno vuole vedere, perché viviamo nel mondo social dove è costantemente alterata: ti posti a petto nudo su Instagram e sei bellissimo, poi magari hai appena pestato la tua compagna, basta vedere cosa è successo al Grande Fratello. Io con il mio lavoro ti porto la realtà e ti dico: questo è il mondo dove viviamo”.

Regeni: Giulio fa cose, da genitori libro in cerca di veritàIn libreria da 23 gennaio. Il 19 ospiti di Fazio su Rai2

16 gennaio 202018:28

– I genitori di Giulio Regeni hanno firmato il libro “Giulio fa cose”, scritto con il loro avvocato Alessandra Ballerini, in uscita il prossimo 23 gennaio da Feltrinelli, dove ricostruiscono questi ultimi 4 anni della loro vita, nei quali si sono sempre strenuamente battuti per ottenere la verità e la giustizia sulla morte del figlio, scomparso il 25 gennaio 2016 al Cairo. Domenica 19 gennaio Fabio Fazio ospiterà a Che tempo che fa (in onda dalle 21 su Rai2), Paola Deffendi e Claudio Regeni.

Sabrina Salerno, a Sanremo porto la mia solaritàSu Radio1, ‘Seguo Salvini su Instagram? L’ha messo mio figlio’

16 gennaio 202018:29

– A Sanremo “porto me stessa, la mia solarità, la mia voglia di divertirmi, è un palco importante al quale tengo particolarmente”. Parola di Sabrina Salerno, una delle donne che sarà all’Ariston con Amadeus, ospite a Un giorno da pecora su Rai Radio1.
Seguitissima sui social, “tra i politici che segue c’è Matteo Salvini”, le fa notare il conduttore Giorgio Lauro. “E’ mio figlio che me l’ha messo, ha quindici anni, è un fan di Matteo Salvini”, la risposta della cantante e showgirl. Quanto all”amicizia’ con Beppe Grillo, “è genovese come me, mi è capitato spesso di incontrarlo, ma amici è un parolone”, spiega.
“L’ho conosciuto giovanissima, ci siamo trovati in più situazioni. Con i genovesi ho un’affezione particolare, come con Gino Paoli”.
Le richieste più stravaganti dei fan sui social? “Far vedere i piedi, ma è pieno di casi strani”. Top secret lo stilista che la vestirà al festival: “Non voglio mettere i tacchi alti – si limita a confessare – ma i ‘Camperos’, gli stivali texani.
Volete farmi fare le scale? Ho paura”. Per molti è ancora una “bomba sexy”, la incalza Lauro. “Sono una donna matura…
Diciamo che mi difendo bene: il mio fisico, grazie allo sport e a un’alimentazione costante, ha una buona tenuta”.

1917, l’orribile meraviglia della Grande GuerraFilm Mendes, 10 candidature Oscar, immersivo e coinvolgente

17 gennaio 202012:21

“Volevo percorrere ogni passo al fianco di questi ragazzi, sentire ogni loro respiro, ed è per questo che, insieme al direttore della fotografia Roger Deakins, ho realizzato 1917 come un’esperienza totalmente immersiva”. Così, nelle note di regia, Sam Mendes parla del film candidato a dieci Oscar e in sala dal 23 gennaio con 01. Il regista di ‘Skyfall’, ‘Spectre’ e ‘American Beauty’ non delude riuscendo, per oltre due ore, a far vivere in sala le stesse esperienze dei protagonisti di ‘1917’ grazie a un interminabile e vampiresco piano sequenza. E questo per condividere – come in un videogioco ‘spara tutto’ in soggettiva – l’orrore della guerra tra umide trincee, topi giganti, cadaveri, fango, cecchini, fame, freddo e sporco.Tutto inizia il 6 aprile 1917 quando a Blake (Dean Charles Chapman) e Schofield (George MacKay), due giovani caporali britannici dell’8° Battaglione, in stanza nel territorio francese viene affidata una missione suicida: attraversare le linee nemiche tedesche e consegnare entro 36 ore un messaggio ‘di non attacco’ che potrebbe salvare la vita di 1600 uomini (tra questi anche il fratello maggiore di Blake). Da qui la lotta contro il tempo da parte di questi due giovani caporali, raccontata appunto ‘in tempo reale’ con un solo inedito piano sequenza. Per poter unire le varie scene del film ognuna è stata infatti girata con la massima precisione in modo tale che due frame potessero poi essere uniti senza soluzione di continuità. Ciò ha richiesto una esasperata attenzione ai dettagli che doveva tener conto dell’azione, del clima, degli attori e del set.Non solo, per garantire la fluidità Mendes ha utilizzato vari metodi: come personaggi che varcano una soglia o che passano attraverso una tenda o che entrano in un bunker e, a volte si è avvalso dell’escamotage fluidificante di una silhouette, di un movimento corporeo, di un oggetto di scena. Ad ispirare invece la trama di ‘1917’, scritto dallo stesso Mendes con Krysty Wilson-Cairns, il nonno del regista: “La prima volta che ho capito cos’è una guerra è stato quando mio nonno mi ha raccontato la sua esperienza nella prima guerra mondiale.Ma questo film – sottolinea – non esplora certo la sola storia di mio nonno bensì lo spirito dell’epica, gli eventi vissuti da quegli uomini, i loro sacrifici, cosa voleva dire credere in qualcosa che andava al di là di se stessi”. Candidato a dieci premi Oscar e vincitore di due Golden Globe, il film di Mendes – tra l’altro premiato con una media del 90% dal sito di Rotten Tomatoes sia da parte della critica che pubblico – è probabilmente il più diretto concorrente di ‘Joker’ di Todd Phillips che di candidature ne ha avute una in più, undici. Va detto che molto probabilmente la giuria dell’Academy si dividerà in due, per ‘Joker’ peserà molto l’interpretazione di Phoenix, mentre per 1917 prevarrà l’idea di un film di ‘pura visibilità’ grazie anche a un’espediente tecnico che non ha mancato di provare tutta la sua poesia e pathos. Nel cast del film, infine, anche Mark Strong, Andrew Scott, Richard Madden, Colin Firth e Benedict Cumberbatch.

L’ultimo libro di Bourdain uscirà postumo a ottobreLo chef suicida nel 2018 condivide consigli di viaggi e cibi

NEW YORK16 gennaio 202019:14

L’ultimo libro di Anthony Bourdain, a cui lo star-chef stava lavorando quando quasi due anni fa si è tolto la vita, vedrà finalmente la luce. “World Travel: An Irreverent Guide”, una guida illustrata di riflessioni di Bourdain sulle sue mete preferite in tutto il globo, è stato completato da Laurie Woolever, l’assistente storica di Bourdain, mentre il vignettista Tony Millionaire ha curato le illustrazioni di ciascun capitolo.
L’appuntamento in libreria fissato dalla casa editrice HarperCollins è per il 13 ottobre. “World Travel”, oltre ai consigli di Bourdain “su cosa mangiare, dove stare… e in alcuni casi, cosa evitare”, raccoglierà testi di membri della sua famiglia e di amici: tra questi il fratello Chris, mentre l’impresario musicale Steve Albini ha curato una guida ai migliori locali di Chicago dove mangiare a buon mercato.
L’annuncio del libro è arrivato a pochi giorni dalla morte della madre di Bourdain. Gladys Bourdain, 85 anni, era stata a lungo correttrice di bozze al New York Times e in questo ruolo aveva aiutato la carriera del figlio convincendo un redattore, il futuro direttore del New Yorker David Remnick, a pubblicare il primo articolo di Tony.
La Woolever, che ha lavorato con Bourdain per oltre un decennio e nel 2017 ha scritto con lui “Appetites”, aveva raccontato un anno fa alla Cnn il terremoto emotivo provato nel riprendere in mano il libro del maestro: “E’ stato terribile tornare a quel manoscritto mentre cercavo di superare il lutto per la perdita della sua gentile, irriverente, sorprendente e brillante esistenza”.
Annunciando l’uscita postuma di World Travel, la Woolever ha commentato che “il libro permetterà ai fan di Tony di continuare a viaggiare sulle sue orme. Dopo essersi formato al Culinary Institute of America, Bourdain divenne famoso nel 2000 con “Kitchen Confidential: Adventures in the Culinary Underbelly”, un exposé dietro le quinte del mondo della ristorazione.
Successivamente era diventato conduttore di programmi televisivi che lo hanno portato a raccontare le tradizioni alimentari di luoghi e popoli diversi: dalle tribù del Borneo alla fibrillazione cosmopolita di Buenos Aires o Shanghai, le foreste della Tanzania e la solitudine del deserto dell’Oman.
Bourdain, che all’epoca del suicidio era legato ad Asia Argento, si è ucciso nel giugno 2018 mentre girava in Francia un episodio del suo popolare programma per la Cnn “Parts Unknown”.
Lo chef aveva 61 anni e sulle cause del suo gesto nessuno è ancora riuscito a fare completa luce.

La top Elsa Hosk protagonista per Luisa SpagnoliLa supermodella in posa per l’obiettivo di Giampaolo Sgura

16 gennaio 202019:37

– Nella nuova campagna di Luisa Spagnoli per la collezione primavera estate 2020, gli scatti del fotografo Giampaolo Sgura immortalano una donna grintosa e di carattere, interpretata dalla supermodella svedese e volto social da 6 milioni di follower, Elsa Hosk.
La nuova donna di Luisa Spagnoli coniuga femminilità e praticità, senza rinunciare ai dettagli couture, passando con naturalezza da un total look snake print ad un abitino stampa vichy, fino ad arrivare alle lavorazioni preziose nervature, volant, drappeggi delle maxi skirt e di alcuni cocktail dress.
Protagonisti gli accessori con i quali la modella gioca nelle foto: i grandi cappelli in paglia, i foulard portati sul capo, i misteriosi occhiali da sole e le borse tra cui l’iconica Luisa, declinata in tre formati e in diverse colorazioni. Ogni scatto a colori è affiancato e completato da ritratti o piani americani attraverso i quali il fotografo è riuscito a cogliere lo stile da giovane lady di Luisa Spagnoli.

Mostra permanente a Meis di Ferrara ‘1938: l’umanità negata’Rassegna allestita per mesi al Quirinale passa al Museo Shoah

FERRARA16 gennaio 202019:39

– È una mostra pensata e voluta dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella e esposta per mesi al Quirinale, “la casa degli italiani come dice sempre il Presidente”: lo ha ricordato Giovanni Grasso, portavoce dello stesso Mattarella, nonchè curatore della mostra insieme a Paco Lanciano, presentando “1938: l’umanità negata”, rassegna allestita nel 2018 a Roma in occasione degli 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali e trasferita da oggi – in pianta stabile – negli spazi del Meis, il museo nazionale sull’ebraismo italiano e della Shoah di Ferrara.
“Quando abbiamo pensato a questa mostra – ha raccontato – non volevano farla documentaria, l’idea è stata quella di fare una mostra ‘emotiva’ per dare informazioni ma lasciare qualcosa dentro a chi la visitava”. La mostra – con installazioni multimediali, immagini e filmanti e documenti d’epoca – permette a chi la visita, soprattutto scuole che che lo hanno fatto per mesi e mesi al Quirinale, di capire il dramma delle leggi razziali.

‘Sono le venti’, Gomez racconta e analizza i fatti’Fastidio due pesi e due misure’ e frecciata a Lilli Gruber

16 gennaio 202020:03

I competitor sono ovviamente “quelli che vanno in onda alle 20”, ovvero i Tg, ma ‘Sono le venti’, il programma al via il 20 gennaio sul Canale Nove di Discovery, scritto e condotto dal direttore del Ilfattoquotidiano.it Peter Gomez, vuole raccontare “cose diverse o raccontarle in modo diverso”. La striscia quotidiana, prodotta da Loft Produzioni, in onda dal lunedì al venerdì, ovviamente alle 20, vuole infatti raccontare e approfondire anche ciò che durante la giornata il telespettatore ha appreso (o gli è sfuggito) sui social o da altri mezzi di informazione che ormai ci accompagnano per tutta la giornata.Il tutto con un’attenzione particolare alla “memoria storica” per interpretare la realtà di oggi, spiega Gomez che ironizza: “perché per fare il nostro mestiere bene basterebbe avere una memoria di poco superiore a quella di un pesce rosso ed è importante, quando si ha un ospite, ricordare ciò che ha detto e fatto negli anni”. Nessuna velleità, al momento, di sfidare i Tg tradizionali in termini di audience ma “abituati come siamo a fare tutto allo stesso modo, magari farlo in modo diverso può indurre qualcuno a cambiare canale” e in più c’è il vantaggio della novità.Il sottotitolo del format, con la direzione artistica di Duccio Forzano, regista e autore televisivo che ha lavorato con Fiorello e Fabio Fazio e anche firmato la regia del Festival di Sanremo è'”L’informazione che si vede’ e il programma vuole raccontare “quello che è davvero importante”, approfondendo le notizie con l’intervento di protagonisti e di opinionisti, trattando temi che vanno dalla politica internazionale, dal costume allo spettacolo. Nel programma “l’alto e il basso”. Non solo, infatti, politici ma anche personaggi ‘pop’ (di recente proprio durante ‘La confessione’ di Gomez Fedez ha ammesso il rischio che possa contrarre la sclerosi multipla) raccontati e intervistati “con imparzialità, se ci riusciremo” perché, sollecitato dai giornalisti, Gomez spiega che la cosa che gli dà più fastidio sono “i due pesi e due misure”. Cita come esempio negativo Lucia Annunziata e lancia una frecciata a Lilli Gruber: “Quando Salvini va da loro per essere intervistato vanno al limite dell’aggressione, e non che non lo meriti, ma quando viene intervistato un politico più vicino, per il cui partito ti sei fatta eleggere in maniera discutibile all’Europarlamento, l’intervista non è più un’intervista”.Nello studio avveniristico ci sono totem digitali sui quali scorreranno le notizie e le immagini dalla giornata mentre il giornalista da una scrivania interattiva lancerà i temi di giornata. I telespettatori potranno inviare domande direttamente in redazione e in formato video (rigorosamente verticale) alla mail redazione.sonole20@gmail.com alle quali risponderà il conduttore.

Arte: monumentale ‘Ballerina’ di Cavallini in mostra a DubaiBronzo alto più di 3 metri esposto per a ‘Difc Sculpture Walk’

FIRENZE16 gennaio 202020:36

– C’è anche monumentale ‘Ballerina’, di Sauro Cavallini, bronzo alto più di tre metri, in mostra a Dubai alla ‘Difc Sculpture Walk’, allestimento nel distretto finanziario della capitale degli Emirati Arabi, con una selezione di opere di artisti di rilevanza internazionale in esposizione fino a primavera 2020. Il progetto nella metropoli araba nasce dalla collaborazione tra 71StructuralArt di Dubai e la Galleria Frilli di Firenze.
La ‘Ballerina’ che Cavallini realizzò nel 1979 sarà al centro della Gate Avenue di Dubai, per rappresentare, si spiega, l’eccellenza italiana nell’arte scultorea contemporanea. La ‘Difc Sculpture Walk’, dove l’opera di Sauro Cavallini è collocata, introduce un vasto programma di eventi che faranno di Dubai Expo2020 uno dei principali appuntamenti attrattivi mondiali di quest’anno.

Il Cdm istituisce 25 marzo giornata di DanteIl ministro Franceschini: “Rappresenta l’unità nazionale”

18 gennaio 202011:16

Il consiglio dei ministri, su proposta del ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini ha approvato la direttiva che istituisce per il 25 marzo la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. “Ogni anno, il 25 marzo, data che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia – spiega – si celebrerà il Dantedì. Una giornata per ricordare in tutta Italia e nel mondo il genio di Dante con moltissime iniziative che vedranno un forte coinvolgimento delle scuole, degli studenti e delle istituzioni culturali”. “A un anno dalle celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante – ha aggiunto Franceschini – sono già tanti i progetti al vaglio del Comitato per le celebrazioni presieduto dal prof. Carlo Ossola. Dante – ha concluso Franceschini – ricorda molte cose che ci tengono insieme: Dante è l’unità del Paese, Dante è la lingua italiana, Dante è l’idea stessa di Italia”.
La proposta della giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri oltre ad essere oggetto di diversi atti parlamentari aveva raccolto l’adesione di intellettuali e studiosi e di prestigiose istituzioni culturali dall’Accademia della Crusca, alla Società Dantesca, alla Società Dante Alighieri, all”Associazione degli Italianisti alla Società italiana per lo studio del pensiero medievale.

Esce a sorpresa album di Eminem, contro le armiMusic to Be Murdered By è l’undicesimo per il rapper

NEW YORK17 gennaio 202015:53

Eminem pubblica a sorpresa nella notte un nuovo album. L’uscita di Music to Be Murdered è stata annunciata su Twitter e il titolo del brano di punta, Darkness, è stato ispirato da Alfred Hitchcock. Il brano è anche accompagnato da un video nel quale si chiede di cambiare le leggi sulle armi. In particolare viene descritta una sparatoria durante un concerto e l’allusione è al massacro di Las Vegas nel 2017 quando durante un festival musicale un folle fece fuoco sulla folla uccidendo 58 persone. ‘Quando finirà? Quando abbastanza persone se ne interesseranno’ – si legge alla fine del video. Poi un invito a registrasi per votare, l’unico modo per far sentire la propria voce e aiutare a cambiare le legge sulle armi in America.Music to Be Murdered è l’undicesimo album di Eminem e per il quale si è avvalso della collaborazione di Ed Sheeran, Young M.A., Juice WRLD (il rapper 21enne è tuttavia deceduto lo scorso dicembre), Skylar Grey, Don Toliver, Anderson .Paak, KXNG Crooked, Royce da 5’9″, Joell Ortiz.Eminem è considerato il più grande MC di sempre con all’attivo oltre 250 milioni di dischi venduti nel mondo e 15 Grammy Awards.

Mannarino a Parigi, festa notturna al Museo d’OrsayFolla di italiani lo acclama. E lui rende omaggio agli scioperi

PARIGI17 gennaio 202014:48

Mannarino accende la festa sotto la grande navata del Museo d’Orsay, uno dei luoghi mitici di Parigi, consacrato all’arte. Primo italiano ad essere invitato come ospite d’onore alla rassegna “Curieuse Nocturne”, il cantautore romano si è esibito in due parti davanti a una folla di oltre 2.000 italiani, che hanno cantato all’unisono con lui, saltando e tributandogli ovazioni.
Fra i corridoi dove i pochi avventori estranei al concerto continuavano ad ammirare le opere della collezione del museo, la grande navata si è infiammata fin dall’inizio per la performance di Mannarino e del suo gruppo, per gli accenti colorati e trascinanti della sua musica. Il set è cominciato con “Apriti cielo”, il quarto e più recente album dell’artista e il pubblico, in piedi, ha cominciato a ballare. Una dopo l’altra, Mannarino ha investito la navata del museo, sotto la volta a vetrata dell’ex stazione ristrutturata da Gae Aulenti, con “Tevere Grand Hotel”, “Animali”. Poi i cori quasi da stadio per “Arca di Noè” e il bis “Me so’ mbriacato”.
Perfettamente a suo agio nel cuore di Parigi, da cantautore metropolitano ormai abituato a successi internazionali con i suoi tour, Mannarino ha poi salutato tutti i presenti parlando in italiano. E prendendo spunto dall’attualità: “Sono arrivato a Parigi un po’ preoccupato, mi avevano parlato di scioperi – ha detto – ma io vengo da Roma e non me ne sono accorto. Anzi, voglio dire che fa piacere che ci sia qualcuno che si fa carico dei problemi di tutti…”. Un omaggio alla battaglia sociale contro la riforma delle pensioni che da 43 giorni imperversa in Francia e che soltanto negli ultimi giorni ha conosciuto un inizio di pacificazione. Le parole del cantautore sono state salutate da un lungo applauso.

A teatro note e fantasie, in viaggio con Fellini21-22/1 Francesco Sala in 1/o spettacolo calendario centenario

18 gennaio 202010:41

Un set cinematografico spoglio. La sedia da regista, con il megafono a terra. Due riflettori accesi e, al collo, l’inconfondibile sciarpa rossa. A cento anni esatti dalla nascita, il mito di Federico Fellini (Rimini, 20 gennaio 1920 – Roma, 31 ottobre 1993), il maestro del cinema conosciuto in tutto il mondo, torna in scena con il volto di Francesco Sala, protagonista e regista di “In viaggio con Fellini – Note, ricordi, sue fantasie”, in prima nazionale il 21 e 22 gennaio al teatro Lo Spazio di Roma e primo spettacolo inserito nelle manifestazioni Mibact per il centenario.
“Uno spettacolo, concerto, reading – spiega Sala – in cui è Fellini stesso a raccontare di sé, dei suoi incontri, della sua arte”. E dove ogni parola, “è stata realmente pronunciata dal Maestro”. L’idea nasce dall’esperimento della “cena teatrale” “Sotto casa di Federico”, realizzata dal ristorante il Margutta Veggy Food & Art, proprio a due passi dalla casa romana del Maestro e da lui a lungo frequentato. “Fellini non era assolutamente vegetariano – sorride oggi la proprietaria Tina Vannini – Ma al tempo qui vedeva entrare personaggi curiosi: indiani, modelle, stranieri. Così, dovendo a un certo punto mettersi forzatamente a dieta, passò ed entrò”. Ne nacque una lunga amicizia e quelle sale divennero per lui un secondo salotto, con un buon Sangiovese camuffato nella teiera e “produttori di tutto il mondo che venivano a mangiare qui con lui pur di parlargli”.
“In viaggio con Fellini”, a oggi “l’unico spettacolo con il bollino ufficiale del Comitato Fellini 100”, dice Enrico Carretta, produttore insieme alla compagnia Gl’Incamminati, ripercorre la sua storia, tra aneddoti personali e set di grandi successi come La Strada, Le notti di Cabiria, 8 1/2, Amarcord e i cinque Oscar collezionati. “Sono cresciuto con i racconti in famiglia su mio zio Riccardo, che partecipò alle Notti di Cabiria – dice Sala – E’ il bambino con la maglietta a righe che strimpella e fa ridere la Masina. Oggi ho cucito insieme le dichiarazioni originali di Fellini in una sorta di conversazione interrotta, per citare Flaiano, in cui è lui stesso a raccontare i suoi amici, Rimini, inciampi e sogni. Diamo corpo anche agli scarti che buttò nel cestino affidandoli agli allievi della scuola Cantiere Teatrale”. Ecco allora l’arrivo del circo di notte. “Un’apparizione – recita Sala – quasi una mongolfiera: la sera c’era, la mattina dopo non c’era più”. E con quel gran tendone, anche il clown bianco; Giovannone, il matto di paese che saltella come uno spaventapasseri; la Monaca nana, che “poverina, stava un po’ in convento un po’ al manicomio”. E ancora, sulle note della cantante Raffaella Siniscalchi e del Maestro Antonio Nasca, con le immagini delle opere di Brivido Pop (alias Marco Innocenti), si parla di Gadda, Pasolini, Moravia. Del leggendario progetto mai realizzato per Il viaggio di Mastorna. Di quanto sia difficile trovare un titolo per un film (“Amarcord” arrivò giocando con Tonino Guerra sul nome dell’Amaro Cola) o di come la scena topica di Ciccio Ingrassia che corre minacciando il suicidio se non gli viene data una donna fosse tratta da un vero fatto di cronaca.
“Un progetto che nasce in Italia, ma che ha potenzialità enormi.
Non solo per il centenario, ma per perché Fellini è il primo nome italiano che viene in mente all’estero – spiega Carretta- C’è grande interesse per lo spettacolo, non solo attraverso le istituzioni italiane, ma anche dai festival di cinema e teatro.
Ce lo hanno chiesto persino in Iran”. Intanto, “il 25 settembre saremo ad Amsterdam, poi in Polonia. Stiamo definendo per Budapest e in attesa ci sono anche Parigi, Hong Kong e Berlino”.

È autentico il quadro di Klimt ritrovato a PiacenzaRitratto di Signora rubato nel ’97 era tra più cercati al mondo

TORINO17 gennaio 202016:17

– È autentico il ‘Ritratto di signora’ di Gustav Klimt ritrovato a Piacenza lo scorso dicembre dal personale che eseguiva interventi di manutenzione straordinaria alla Galleria Ricci Oddi su incarico del Comune.
“Una notizia di importanza storica per la comunità artistica e culturale e per la città di Piacenza”, comunicano il sindaco piacentino Patrizia Barbieri e l’assessore alla Cultura Jonathan Papamarenghi.
L’annuncio, accompagnato da applausi in sala, è stato dato a Piacenza durante una conferenza stampa della Polizia di Stato che ha dato conto degli esiti degli accertamenti tecnici disposti sul ‘Ritratto di Signora’ attribuito a Klimt. Il dipinto era stato rubato nel 1997 alla Galleria d’arte moderna Ricci Oddi ed era tra i più ricercati al mondo. Il 10 dicembre scorso, durante i lavori di ripulitura su una parete esterna della stessa Galleria, era stata scoperta un’intercapedine chiusa da uno sportello, all’interno della quale c’era un sacco con dentro il quadro.

Altaroma al via con cento marchi in ascesaFashion week dal 23 al 26 gennaio torna a ex caserma Guido Reni

ROMA17 gennaio 202016:24

– Ritorno alla ex Caserma Guido Reni, per la nuova edizione della Roma Fashion Week organizzata da Altaroma che vedrà in pedana tra sfilate ed esposizioni un centinaio di marchi in ascesa dal 23 al 26 gennaio. Su questa linea, giunge alla V edizione Showcase, stavolta comprensivo di 56 designer, 14 brand al giorno a rotazione, che presenteranno le loro collezioni in un’esposizione. Da questa edizione Showcase si avvarrà della nuova partnership con Lazio Innova (Regione Lazio) che destinerà ai designer del Lazio servizi di supporto alla crescita. Per Who Is On Next? sfileranno le nuove collezioni di Federico Cina, Jing Yu, Hibourama, Iuri, Maiorano, Nahiot Hernandez e Twins Florence, con i protagonisti dell’edizione di luglio. Il contest ha decretato finora il successo di 150 designer, come Marco De Vincenzo, Stella Jean, Msgm di Massimo Giorgetti, Arthur Arbesser, Benedetta Bruzziches, Max Kibardin, Nicholas Kirkwood, Sergio Zambon. Si consolida la presenza di designer del territorio capitolino con Caterina Moro, Italo Marseglia, Morfosis, Roi Du Lac, Antonio Martino, e Gall che mostreranno le loro collezioni. Debutta Ginevra Odescalchi con un’esposizione al Museo Andersen e torna a sfilare Sylvio Giardina al Guido Reni con la collezione Dark Celebration. Per Rome Is My Runway, format che promuove brand emergenti che hanno partecipato a Showcase, in pedana Asciari, Chiara Perrot, Gentile Catone, Sartoria 74. Per gli atelier sfileranno le collezioni di Sabrina Persechino, Giada Curti (Ht St Regis) mentre Nino Lettieri mostrerà un tableaux vivant a Palazzo Ferrajoli. Il 24 gennaio toccherà alla IV edizione di International Couture Fashion Show, organizzata dall’Istituto Culturale Italo Libanese che sfilerà i marchi Abiddikkia, Barocqo Jewelry, Marcela de Cala, Missaki Couture, Natasha Pavluchenko. Per le scuole debutta l’accademia milanese Naba. Lo Ied Italia presenterà Amphibia, rassegna di fashion film sul tema della sostenibilità realizzati dagli studenti. Saranno presentati inoltrel l’Accademia di Belle Arti di Frosinone, Accademia Di Belle Arti Di Roma, Accademia Costume & Moda, Accademia Koefia, Accademia Moda Maiani.

Moda: Angelo Cruciani, un italiano nel nuovo talent NetflixAl via il 29 gennaio ‘Next in fashion’ con Alexa Chung

17 gennaio 202016:25

– Lo stilista Angelo Cruciani è stato scelto per il talent show di Netflix ‘Next in Fashion’, condotto da Tan France e Alexa Chung, che debutterà a livello mondiale il 29 gennaio, già tradotto in 14 lingue. La première a New York, in occasione della fashion week. Il programma, in 10 puntate e con 18 concorrenti, mette in palio 250mila dollari e una collezione su Net-a-Porter.
Attivista per i diritti Lgbt, creatore dei flash mob del Gay pride e stilista con la sua linea Yezael, il 42enne Angelo non nasconde la sua soddisfazione: “Non mi aspettavo di essere scelto, hanno fatto prima una selezione tramite i direttori di giornali moda, poi un casting durato 6 mesi, ci hanno portato in 28 a Los Angeles, e siamo rimasti in 18, ognuno famoso nel suo Paese ma non altrettanto a livello internazionale. Io non mi aspettavo di entrare perché sono una briciola rispetto agli altri concorrenti e ad altri colleghi italiani che sfilano in calendario e hanno un percorso ben avviato”. Se la sua moda nel programma Netflix è stata definita grunge, glamour, rock e fashion, per lui l’importante è “mandare un messaggio, dare un mio punto di vista sul pensiero positivo e credo che questo sia stato un punto forte per la selezione. Per Netflix è importante il mio attivismo sociale e ideologico anche con Amnesty, che patrocina sempre le mie mostre. La mia – sottolinea – è una moda impegnata e non una decorazione, per me devi essere consapevole che quello che appari sei: ogni monaco sceglie suo abito”.

Artemisia Gentileschi, star alla National Gallery a LondraDa aprile a luglio la monografica con 30 opere dell’artista

LONDRA17 gennaio 202017:07

– Una delle pittrici più talentuose e di successo del barocco italiano, la cui vita e arte continuano ancora oggi a essere fonte di ispirazione, sarà protagonista in Gran Bretagna in primavera: alla National Gallery sarà allestita per la prima volta una grande monografica dedicata ad Artemisia Gentileschi, in programma dal 4 aprile al 26 luglio, e intitolata semplicemente “Artemisia”. Il progetto espositivo, concepito dopo l’acquisizione da parte del museo londinese dell’Autoritratto di Artemisia Gentileschi raffigurata come Santa Caterina d’Alessandria (il primo dipinto dell’artista ad entrare in una collezione pubblica del Regno Unito), prevede l’esposizione di circa 30 opere della pittrice provenienti da istituzioni pubbliche e collezioni private di tutto il mondo.
Un’autentica novità per il pubblico britannico, se si considera che la maggior parte dei lavori presenti in mostra non sono mai stati esposti in Inghilterra. Il percorso, che vuole delineare la figura della pittrice a 360 gradi anche con lettere personali scoperte di recente e documentare quanto la sua identità personale sia strettamente intrecciata con la sua produzione artistica, segue un ordine cronologico, a partire dai primi dipinti di Artemisia, tra cui la sua prima opera firmata e datata, Susannah and the Elders, realizzata dall’artista a 17 anni. Nell’esposizione anche lo straordinario confronto le due versioni della più famosa e iconica composizione di Artemisia – Judith beheading Holofernes, Giuditta che decapita Oloferne -, quella conservata al Museo e Real Bosco di Capodimonte e quella delle Gallerie degli Uffizi di Firenze.

Versace, nuovi flagship store a Londra e ParigiDonatella, ‘due città che adoro’

17 gennaio 202017:08

– Versace aprirà questo autunno due nuovi flagship store a Londra e Parigi. In rue Saint-Honoré, la boutique di Parigi si sviluppa su una superficie di 780 mq distribuiti su tre piani e presenterà capi e accessori ready-to-wear, sia per donna che per uomo. Lo store di Londra aprirà in New Bond Street e coprirà un’area di 670 metri quadrati. Anche in questo caso, la boutique offrirà una selezione di capi e accessori ready-to-wear sia per donna sia per uomo, disposti su tre piani. “Stiamo aprendo due flagship store – dice Donatella Versace – in due città che adoro. Parigi è al centro dell’Europa, la ammiro per la sua bellezza, la sua arte e la sua storia senza paragoni. Londra è la città più variegata al mondo. Non si ferma mai, oltrepassando i confini e infrangendo le regole. Sono sempre ispirata dalla sua eccentricità e dalla sua cultura, così presente nel mondo della musica e così attenta alla ricerca di nuovi trend”. VAI ALLE NOTIZIE DI TECNOLOGIA

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Moda: Galliano by Maison Margiela lancia la borsa unisex
Si chiama Snatched, omaggio a generazione genderless

17 gennaio 202017:10

– Il suo nome è Snatched, è la borsa genderless disegnata dal direttore creativo di Maison Margiela, John Galliano, che ha sfilato in passerella a Parigi, in omaggio al gergo di una nuova generazione espressione dei valori di indipendenza, diversità e inclusività.
Snatched in inglese è un’espressione slang sinonimo di “look impeccabile”. Riferito poi alla clutch con angoli asimmetrici, ripiegati come un origami, una chiusura a ribalta e una fascia attraverso cui passare la mano, il nome allude anche al significato più letterale del termine, ovvero “afferrare prontamente un oggetto”.
Snatched è disponibile in due versioni multi funzionali: un formato più grande da portare come pochette o tracolla, e un formato più piccolo da portare come pochette, tracolla o marsupio grazie all’aggiunta di una cintura.

Regeni, un libro, i genitori e la ricerca della veritàA 4 anni dalla morte, il punto su situazione e sviluppi

TRIESTE18 gennaio 202011:21

Un libro in cerca della verità, un altro che invece ritiene che la verità si sappia ma che questo non trascinerà i responsabili in Tribunale. Giulio Regeni, quattro anni dopo la scomparsa (25 gennaio 2016), è ancora un caso-mistero ma intanto escono due libri: il primo scritto dai genitori Paola Deffendi e Claudio Regeni con il loro avvocato Alessandra Ballerini – “Giulio fa cose” (Feltrinelli, in libreria il 23 gennaio), il secondo da un navigato giornalista, Camillo Arcuri – “Ricatto di Stato” per la Castelvecchi (sempre il 23 gennaio), che aveva già pubblicato “Morire al Cairo” nello stesso 2016, scritto da Antonella Beccaria e Gigi Marcucci.
I genitori dello studioso friulano – che appariranno in televisione domenica 19 gennaio alla trasmissione di Fabio Fazio ‘Che tempo che fa’ (in onda dalle 21 su Rai2) – nel volume ricostruiscono questi ultimi 4 anni della loro vita, un periodo di strenue battaglie per ottenere la verità e la giustizia sulla morte del figlio, una battaglia che riguarda tutti perché nel rapimento, nelle torture e nell’uccisione di Giulio Regeni la ragion di Stato sembra aver messo a tacere la giustizia. Paola e Claudio chiedono “una verità processuale” sulle torture, i depistaggi, i mandanti e gli esecutori, convinti che “su Giulio sono stati violati tutti i diritti umani, compreso il diritto di tutti noi ad avere verità”. I genitori ritengono che nel silenzio della politica gli egiziani abbiano “ucciso cinque innocenti, inventato storie incredibili, falsificato documenti per allontanare i sospetti dai loro apparati” ma la Procura di Roma ha tuttavia individuato e messo sotto inchiesta 5 funzionari della Nsa, i servizi segreti del Cairo. Però, i genitori hanno dalla loro parte la cosiddetta ‘onda gialla’ che ha letteralmente investito l’Italia con striscioni, bracciali, testimonianze di attenzione di ogni tipo.
Anche Arcuri parla dei cinque esponenti dei servizi segreti e si spinge fino a individuare in un conflitto tra gli apparati civili e quelli militari la ragione della sua morte. Secondo il giornalista sarebbero stati i servizi civili a sequestrare Giulio e, accortisi di non aver preso una spia o una persona pericolosa, di averlo consegnato ai ‘colleghi’ del settore militare. Sarebbero stati questi a ucciderlo. Mentre il ritrovamento del corpo sarebbe stato uno sgarbo che uno degli apparati avrebbe fatto all’altro visto che sarebbe stato facile farne perdere le tracce, come è accaduto per tanti che sono spariti nel nulla. Il giornalista fa ancora un passo in avanti: cosa fare? La verità storica raggiunta dalla Procura di Roma probabilmente non si convertirà in una verità giudiziaria poiché le autorità egiziano non consegneranno mai i cinque indagati e armi spuntate appaiono pure la possibilità di ricorrere all’Aja o alla Corte dei diritti umani di Strasburgo.
Arcuri sottolinea anche la forza della lobby egiziana che opera all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani che, paradosso nel dolore, ha ottenuto che la brutale dittatura di al-Sisi venisse classificata rispettosa dei detenuti. Incredibile ma vero: perfino più rispettosa di paesi davvero civili come la Svezia.

Grammy: è caos, organizzazione silura primo presidente donnaDeborah Dugan in carica da solo sei mesi. Si parla di golpe

NEW YORK17 gennaio 202017:44

A meno di dieci giorni dalla cerimonia per l’assegnazione dei Grammy, l’organizzazione mette alla porta il suo leader. Deborah Dugan, la prima donna alla guida dei premi che sono considerati gli Oscar della musica, è stata rimossa dalla sua carica a neanche sei mesi dalla sua nomina. Un comunicato ufficiale parla di accuse di cattiva condotta da parte di un’altra donna membro della Recording Academy (ente che organizza i Grammy).
Secondo indiscrezioni invece riferite da Variety, nei confronti della Dugan ci sarebbe stato un vero e proprio golpe.
I cambiamenti proposti dalla Ceo, all’insegna della diversità e di una maggiore inclusione, sarebbero stati infatti mal digeriti da alcuni membri più anziani dell’organizzazione, poco inclini ad una cosiddetta ‘riforma’. Al posto della Dugan, ad interim è stato nominato il produttore Harvey Mason Jr.
La cerimonia dei Grammy si terrà il prossimo 26 gennaio. Sono previste esibizioni da parte di artisti come Lizzo, che ha avuto otto nomination, Aerosmith, Camila Cabello, Billie Eilish, H.E.R., The Jonas Brothers, Demi Lovato, Bonnie Raitt, Gwen Stefani.

Sanremo: Coletta, difendo Amadeus da accuse sessisteNeo direttore Rai1, “è una persona perbene”

17 gennaio 202018:02

– “Pur avendolo appena conosciuto, difendo Amadeus, una persona specchiata e perbene”. Stefano Coletta, direttore di Rai1 appena insediatosi, prende le parti del conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo, dopo le polemiche scatenate dalle sue frasi ritenute sessiste e da una petizione partita su change.org per chiedere la sua rimozione.
“Credo che la Rai abbia dimostrato in tante espressioni di dedicare spazio alle donne – ha aggiunto Coletta, a margine degli ascolti dei brani di Sanremo per gli addetti ai lavori, a Milano -. Io vengo da Rai3, dove c’è sempre stata attenzione nel raccontare il mondo femminile. E’ un po’ perturbante pensare ad accuse sessiste. La petizione su change.org è legittima, nel senso che è democratico esprimere proprio pensiero, ma io difendo Amadeus, è chiaro che non era sua intenzione offendere nessuno”.

Dante, il 25 marzo sarà il giorno del Sommo PoetaFranceschini, Dante è l’unità del Paese, l’idea stessa d’Italia
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18 gennaio 202011:18

Il 25 marzo sarà il giorno del Sommo Poeta. A un anno dalle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante, il consiglio dei ministri, su proposta del ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Dario Franceschini, ha approvato la direttiva che istituisce la giornata nazionale dedicata all’Alighieri. Sarà “il Dantedì” come spiega il ministro Franceschini, che verrà celebrato “ogni anno, il 25 marzo, data che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia. Una giornata per ricordare in tutta Italia e nel mondo il genio di Dante con moltissime iniziative che vedranno un forte coinvolgimento delle scuole, degli studenti e delle istituzioni culturali”. “Dante ricorda molte cose che ci tengono insieme: Dante è l’unità del Paese, Dante è la lingua italiana, Dante è l’idea stessa di Italia” ha detto il ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo. E per le celebrazioni dantesche, l’impegno globale dello Stato, chiarisce Franceschini, sarà di due milioni di euro (uno aggiunto proprio con l’ultima finanziaria).
Accolta con grande favore da Andrea Martella, il Dantedì “sarà una grande occasione. Per riscoprire una dimensione alta della nostra identità e per ritrovarci uniti attorno alla bellezza della cultura” ha detto in un tweet il sottosegretario all’editoria. Una proposta di legge, targata Fratelli d’Italia, per fare si che l’anniversario dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri “non faccia la fine delle celebrazioni di Leonardo Da Vinci che sono finite in Francia” è stata poi annunciata dalla presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, al termine di una visita alla tomba del padre della lingua italiana, in occasione di un incontro elettorale a Ravenna. “Abbiamo presentato una proposta di legge per chiedere che ci siano risorse, che ci siano dei comitati, che ci sia anche una migliore difesa della lingua italiana” ha detto la Meloni.
La proposta di una giornata nazionale dedicata a Dante, oltre ad essere oggetto di diversi atti parlamentari aveva raccolto l’adesione di intellettuali e studiosi e di prestigiose istituzioni culturali, dall’Accademia della Crusca, alla Società Dantesca, alla Società Dante Alighieri, all’Associazione degli Italianisti alla Società Italiana per lo studio del pensiero medievale. E “sono già tanti – come ha detto il ministro Franceschini – i progetti al vaglio del Comitato per le celebrazioni presieduto dal professor Carlo Ossola”.
“Al comitato sono arrivati 322 progetti, da tutta Italia e anche dall’estero, in seguito al bando che scadeva il 31 dicembre 2019. Ci sono bellissime proposte di mostre, spettacoli teatrali, reading che stiamo valutando sotto la guida del professor Ossola e pensiamo di vagliarli entro marzo 2020” ha spiegato Maria Ida Gaeta, segretario generale del Comitato nazionale per le Celebrazioni Dante 2021 che ha ricordato come a dare il via alle celebrazioni sarà “il 4 settembre un concerto di Riccardo Muti a Ravenna che sarà replicato a Firenze e Verona. Ci sarà anche una grande mostra a marzo alle scuderie del Quirinale”.
Nella miriade di iniziative per le celebrazioni dantesche grande protagonista sarà l’Italia dei comuni, dei centri piccoli e piccolissimi, dei borghi e delle frazioni, nel progetto con il sostegno di Poste Italiane che prevede di puntare su 70 comuni, ma potranno essere anche di più” come ha anticipato l’ad Matteo Del Fante.
E che le celebrazioni del Sommo Poeta non si possano limitare a un solo luogo ce lo fa comprendere bene anche il libro di Giulio Ferroni, ‘L’Italia di Dante’ (La Nave di Teseo) nel suo ” Viaggio nel paese della Commedia” di oltre mille pagine sulla traccia dei luoghi danteschi.

Arte: Palazzo Ducale Genova esporta mostra a LondraBertolucci, anno ottimo e grande successo per Bansky

GENOVA17 gennaio 202018:52

– Palazzo Ducale esporterà a aprile una mostra all’Historical Collection di Londra in autunno alla Biblioteca estense di Modena sarà presente con la mostra dedicata agli anni Venti che sta riscuotendo grande successo a Genova. Lo ha detto Serena Bertolucci, direttore di Palazzo Ducale. “E’ stato un anno ottimo – ha detto – per Palazzo Ducale. Tutte le mostre hanno superato e 20 mila visitatori con la grande sorpresa di Bansky che ha permesso di avvicinare un pubblico differente: il pubblico giovane Genova esiste – ha sottolineato Bertolucci – e che anzi bisogna lavorare proprio in prospettiva di sollecitare questo pubblico a essere ancora più partecipe e attivo”. Per questo “abbiamo in cantiere una mostra a sorpresa: stiamo firmando proprio in questi giorni. Quindi oltre al calendario già annunciato saremo in grado di offrire qualcosa di più. C’è la voglia del Ducale di essere disposizione dei giovani che hanno dimostrato di voler partecipare a questo progetto”.

Musica:San Carlo, la Tosca senza tempo di Edoardo De Angelis22 gennaio, il regista dal cinema all’opera debutta con Puccini

NAPOLI17 gennaio 202019:13

– ‘Tosca è storia di donne e di uomini, ma parla di Dio. Questa storia accade oggi in una periferia che è il centro della terra”: debutta nella lirica con il capolavoro di Giacomo Puccini uno dei registi più interessanti del cinema italiano, Edoardo De Angelis, aprendo con uno spettacolo da ‘tutto esaurito’ il 2020 operistico del Teatro di San Carlo. La nuova produzione, dal 22 gennaio, ha le scene firmate dall’artista Mimmo Paladino e una ambientazione senza tempo. ”Una storia di tanti anni fa, di un luogo lontano e capitale come Roma. Questa storia accade oggi in un luogo che è terreno bagnato e bruciato, letto di fiume”. Direttore Donato Renzetti, sul podio dell’Orchestra e del Coro, un cast di rango con Carmen Giannattasio che si alterna con Monica Zanettin nei panni di Floria Tosca, Fabio Sartorie Arsen Soghomonyan saranno Mario Cavaradossi, Enkhbat Amartuvshine George Gagnidzei due Barone Scarpia, Renzo Ran sarà Cesare Angelotti, Matteo Peirone il Sagrestano, Francesco Pittari, Spoletta.

Livermore a Genova, “siamo pirati della bellezza”Nuovo direttore ‘Nazionale’, io innamorato del teatro pubblico

GENOVA18 gennaio 202010:39

“Il teatro deve andare l’attacco dell’immaginario della società. Vogliamo essere pirati della bellezza”. Sta in queste parole, che hanno raccolto gli applausi a scena aperta di un pubblico fatto di media e amanti del teatro, tutto l’impeto e la passione di Davide Livermore, che si è presentato a Genova nelle vesti di nuovo direttore del Teatro Stabile-teatro Nazionale affermando di essere “innamorato del teatro pubblico”. Una vera e propria star, per di più molto attesa, cui affidare le sorti del teatro per un rilancio globale, rilancio che prevede una possibile internazionalizzazione. Per questo Livermore, ex direttore del Baretti di Torino, del Centre de Perfeccionament Placido Domingo e del Palau Les Arts Regina Sofia di Valencia oltre che apprezzatissimo regista lirico, scenografo, sceneggiatore, cantante lirico e pure scrittore (notevole il suo Mozart e il violino di Lucifero, scritto a 4 mani con Rosa Mogliasso, ed.
Salani), l’uomo che ha fatto della cultura uno strumento rivoluzionario di vera aggregazione, ha adesso in mano il timone di una istituzione – lo Stabile appunto, oggi Nazionale – chiaramente in sofferenza. Potrà, il carismatico Livermore, dettare la linea immaginando ampi spazi per la nuova drammaturgia e spazi-riserve non più indiane destinate ai classici, “storie meravigliose che hanno affascinato la gente nei secoli, meccanismi perfetti che non hanno bisogno di riscrittura”. Uno Shakespeare per esempio, che bellezza se in lingua originale, ma per pietà con “l’esigenza di fare un Macbeth come si deve”. Livermore il vulcanico ha mille idee pronte per una ricetta sicura: azioni per coinvolger ei giovani, attenzione alla multiculturalità del territorio genovese, con particolare attenzione ala comunità ecuadoriana, ma anche la spinta verso l’estero: come inaugurare la stagione il 12 ottobre, il ‘Columbus day’, “quale giornata migliore per l’apertura della stagione del Teatro di Genova se non il giorno più importante a New York e nelle tante città latino americane?”. Ma non basta. E anche se Livermore non anticipa nulla di quello che sarà il suo programma, c’è già in cantiere la prima edizione del Premio Ivo Chiesa dedicato al fondatore del teatro, e la collaborazione con il Museo dell’Attore e la Scuola di recitazione del Teatro di Genova, la migliore accademia italiana. Infine, la questione dei finanziamenti: “dire che con la cultura non si mangia è affermare il falso.
Studi economici dimostrano che ogni euro investito in cultura può valere in media cinque volte tanto. Come direttore di questo teatro, da sempre uno dei più importanti d’Italia, vorrei pungolare la politica perché possa avere maggiore consapevolezza dell’importanza del nostro lavoro. E’ giusto chiedere risorse per la bellezza, il teatro migliora la qualità della vita”.

Addio di Gaultier alle sfilate, l’ultima il 22 gennaioPer stilista non è addio a moda, lavorerò con nuovo concept

17 gennaio 202019:18

– Jean Paul Gaultier dice addio alle sfilate e annuncia che il suo ultimo defilé di alta moda, che segnerà 50 anni di attività, è quello prossimo di Parigi il 22 gennaio. L’annuncio in un comunicato stampa e sui suoi social.
L’ultima sfilata si terrà al Théâtre du Châtelet. Lo stilista, 67 anni, non si ritira: ha precisato infatti che proseguirà a lavorare nella moda con un nuovo concept.

Hit parade, Cip! conquista la vettaSeguono 23 6451 e Marracash

17 gennaio 202020:12

E’ l’album appena uscito a firma del cantautore calabrese Brunori Sas, dal titolo onomatopeico Cip!, a conquistare la vetta della classifica Fimi/Jfk degli album più venduti della settimana che va dal 10 al 16 gennaio e anche il primo posto tra i vinili più venduti. Che fosse il principale discendente di una certa tradizione di cantautori di razza era apparso chiaro sin dal primo album di Brunori, Vol. 1, che l’anno scorso ha compiuto i suoi primi dieci anni e dov’è sviluppato uno stile personale con un’attitudine alla De Gregori nel modo di raccontare certe cose con orgoglio, quanto di un humour alla Lucio Dalla. Il nuovo album, disco più maturo, precede il suo primo tour che partirà a Jesolo il 3 marzo.
Undici tracce, registrate tra Milano e la Calabria e prodotto dallo stesso artista con Taketo Gohara, per parlare “dell’Uomo, e non degli uomini”. Un lavoro che cerca di sfumare divisioni e confini. Cip! spodesta dal trono 23 6451 di Tha Supreme, che scivola al secondo posto e spinge al terzo Marracash con Persona. Quarta posizione per Ultimo con Colpa delle favole (41 settimane in classifica). Quinto gradino per il gruppo trap FSK Satellite, con FSK TRapshit revenge. Primo tra i singoli Blun7 A Swishland di Tha Supreme.

E’ autentico il quadro di Klimt ritrovato a Piacenza (2)

Rubato nel 1997, era saltato fuori durante una pulizia

PIACENZA17 gennaio 202020:15

“E’ con non poca emozione che confermiamo l’autenticità dell’opera”. Così il sostituto procuratore di Piacenza Ornella Chicca, titolare dell’indagine sul misterioso furto del 1997 del “Ritratto di Signora” di Gustav Klimt dalla galleria Ricci Oddi di Piacenza e sul suo recente e misterioso ritrovamento nello stesso luogo dopo 22 anni, ha confermato che quella tela trovata casualmente il 10 dicembre scorso a Piacenza dentro un anfratto nel giardino della stessa galleria, è l’autentico capolavoro del pittore austriaco.
Un quadro dal valore inestimabile, che per 22 anni è stato in cima alla lista delle opere d’arte trafugate più ricercate al mondo.
L’annuncio, atteso da giorni e per questo carico di suspense ed emozione, si è tenuto nella sede piacentina della Banca d’Italia, unico luogo inespugnabile “per custodirlo al sicuro durante le indagini svolte dai tre periti nominati dalla procura” è stato detto in apertura ringraziando la disponibilità mostrata fin da subito dalla Banca.
Accanto alla titolare dell’indagine, tutti i protagonisti della conclusione di una vicenda avvincente e con il lieto fine: il procuratore facente funzione Antonio Colonna, il maggiore Giuseppe De Gori del Tpc carabinieri di Bologna, la dirigente della squadra mobile di Piacenza Serena Pieri. E poi i tre super esperti, la cui identità è rimasta un mistero fino alla conferenza stampa, incaricati di analizzare da vicino e in ogni sua parte la tela trovata il mese scorso da alcuni operai durante la manutenzione del giardino della Ricci Oddi.
“Non sono state necessarie indagini invasive per stabilirne l’autenticità” ha sottolineato subito Diego Cauzzi (funzionario per le tecnologie del complesso monumentale della Pilotta, Parma), che ha condotto analisi scientifiche rigorose, mentre Anna Selleri (funzionario restauratore delle Pinacoteca nazionale di Bologna) e Claudia Collina (storica e critica d’arte, funzionaria Ibc specialista in Beni Culturali) hanno condotto indagini sullo stato e le caratteristiche della tela e un approfondito lavoro di analisi e confronto storico dell’arte.
“Il quadro è vero. E’ quello acquistato dal collezionista Giuseppe Ricci Oddi nel 1925 e conservato fino al 1997, anno del furto” hanno concordato gli esperti.
Le indagini sulla vicenda sono però ancora lontane dalla conclusione e moltissime sono le domande senza una risposta.
Mentre il destino del capolavoro è quello di tornare entro breve tempo esposto alla galleria d’arte moderna nel centro di Piacenza, la domanda principale alla quale ora la procura vuole dare una risposta è “da quanto tempo si presume che la tela si trovasse in quell’anfratto?”. “Per ora su questo aspetto vi è ancora il segreto di indagine” hanno detto gli inquirenti in conclusione dell’incontro.

Trieste Film Fest apre con Malick e BellocchioSi alza il sipario al Politeama Rossetti sulla 31/a edizione

TRIESTE17 gennaio 202020:20

– E’ con A hidden Life di Terrece Malick che al Politeama Rossetti si è alzato questa sera il sipario sulla 31/a edizione del Trieste Film Fest, l’appuntamento dedicato alla cinematografia dell’Europa orientale (fino al 23 gennaio). Ospite speciale della serata inaugurale, il regista Bellocchio che ha ricevuto il Premio del Sindacato nazionale Critici Cinematografici italiani per il miglior film italiano del 2019 con Il Traditore. Una quarantina i Paesi ospiti della rassegna diretta da Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo, per un’area geografica che dai Balcani si estende fino al Caucaso, con 34 – fra lungometraggi, documentari e corti – che saranno giudicati dal pubblico.
A ricevere il Eastern Star Award sarà la modella e attrice polacca, Kasia Smutjnak, che con il suo lavoro ha contribuito a gettare un ponte tra Europa dell’Est e dell’Ovest. Omaggio anche a Federico Fellini, nel centenario dalla sua nascita con un focus speciale.

Sanremo, il festival dei sentimenti tra rap e ’80Amadeus: ‘Ho scelto le canzoni che possono durare nel tempo’

18 gennaio 202010:33

I sentimenti. Sempre loro. Quelli che si prendono Sanremo e lo monopolizzano. Che sia l’amore, a volte felice a volte no, per il partner (Enrico Nigiotti, Diodato, Le Vibrazioni, Riki), quello per la madre (Giordana Angi), un figlio (Paolo Jannacci) o il nipotino che da poco si è affacciato alla vita (Piero Pelù). La legge del festival colpisce anche quest’anno e fa niente se il mondo va a rotoli, tra gas serra che ci soffocano e guerre alla porta di casa che sembrano poter esplodere da un momento all’altro. All’Ariston, come da tradizione, è sempre la rima cuore-amore a farla da padrona per almeno metà delle 24 canzoni in gara. L’altra metà si divide tra riflessioni sull’attualità (Rancore e Junior Cally), su se stessi (Marco Masini, Irene Grandi, Rita Pavone), sulla diversità (Levante) e sulla difficoltà di rapportarsi ad un mondo che ci vorrebbe tutti omologati e schiavi del pensiero unico (Michele Zarrillo e il grido generazionale lanciato da Anastasio). “Il Festival è tante cose insieme: show, varietà, ospiti. Ma il clou sono le canzoni. E sono contentissimo dei brani selezionati – rivendica Amadeus, conduttore e direttore artistico -. Ci ho messo mesi per trovare una composizione che possa essere attuale e contemporanea”. Racconta che non ha usato il bilancino nella scelta dei generi musicali (né tantomeno in quello delle quote azzurre o rosa), “ma sono andato su brani che ritenevo forti e che avessero le caratteristiche per durare nel tempo”. E allora tanto ritmo, tanto rock, parecchie sonorità anni Ottanta, una dose rinforzata di urban e rap, qualche ballad e un paio di pezzi molto “sanremesi”. Il ventaglio musicale è vario e variegato. Convincono i più giovani. Su tutti Junior Cally, Elodie, Rancore. Il primo, tra rap e pop antipopulista, fa riferimenti neanche troppo velati a Matteo Salvini (“odio il razzista che pensa al Paese ma è meglio il mojito”) e a Matteo Renzi (“il liberista di centro sinistra che perde partite e rifonda il partito”). Elodie si affida a Mahmood e Dardust (e si sente) per un brano urban che graffia e lascia il segno (e lo farà anche in radio). C’è la mano di Dardust (Dario Faini) anche nel pezzo di Rancore, che l’anno scorso si fece notare con Daniele Silvestri in Argentovivo. Le Vibrazioni pescano nella loro storia con un brano dal ritornello ipnotico (Dov’è, dov’è, dov’è, la gioia dov’è, ripetuto come un mantra). Sorprendono anche Bugo e Morgan, con il loro salto nell’elettro-pop in pieni anni Ottanta, tra Battiato e Ivan Cattaneo. Anastasio si fa notare con il suo grido disperato “Come ti senti? Disinnescato”. Emozionante e intensa Giordana Angi, che conferma le sue doti di scrittura, mentre Irene Grandi valorizza il brano scritto per lei da Vasco Rossi e Gaetano Curreri. Qualcuno invece delude un po’. Achille Lauro, che solo un anno fa stupì, ripete se stesso e la sua Me ne frego ricalca un po’ troppo Rolls Royce. Anche per Enrico Nigiotti (bene nel 2019 con Nonno Hollywood) sembra un’occasione persa: non getta il cuore oltre l’ostacolo e la sua rock ballad non osa, mantenendosi sul tranquillo binario della tipica composizione sanremese. Anche per il ritorno di Riki, che gioca con l’autotune, le aspettative erano più alte. C’è anche chi prova a spiazzare l’ascoltatore, come Raphael Gualazzi, che abbandona l’immagine del serioso pianista per concedersi atmosfere più caraibiche, condite di elettronica. Al suo 13/o festival anche Michele Zarrillo cerca di cambiare pelle, mentre Rita Pavone rivendica un suo ruolo nella musica italiana e la voce sembra darle ragione. Una botta di allegria dance proveranno a portarla i Pinguini Tattici Nucleari, la quota indie del festival, che dal loro passaggio all’Ariston hanno solo da guadagnare. Come Elettra Lamborghini, che ha scelto la comfort zone del reggaeton. Sembrano parlarsi a distanza i due ex Diodato e Levante. Lei canta: “Ciao tu, animale stanco, sei rimasto da solo” e lui, che racconta un amore finito, sembra risponderle: “Sai che cosa penso, che non dovrei pensare, che se poi penso sono un animale”. Completano il quadro Alberto Urso che, c’è da giurarci, incontrerà il favore del pubblico con il suo nostalgico pop-lirico, Francesco Gabbani con una filastrocca in cui gioca con le parole, Paolo Jannacci che cerca la sua strada nel cantautorato. Marco Masini si guarda allo specchio e fa pace con se stesso, mentre Piero Pelù veste i panni del nonno rock. La voce di Tosca impreziosisce un brano dall’atmosfera sognante

Musica, morta la madre di Celine DionTherese aveva 92 anni, lanciò la carriera della figlia

MONTREAL (CANADA)18 gennaio 202006:19

– E’ morta a 92 anni Therese Dion, madre della cantante Celine.
“Mamma, ti amiamo così tanto… Dedichiamo lo spettacolo a te stasera e canterò per te con tutto il cuore”, ha twittato la star canadese prima di un concerto ieri sera a Miami. Celine ha anche pubblicato una vecchia foto di famiglia in bianco e nero, che mostra ‘Maman Dion’ – così era soprannominata Teresa – con accanto suo marito e i loro 14 figli.
Therese lanciò la carriera della sua figlia più giovane quando aveva 12 anni inviando nel 1981 un nastro al produttore René Angelil, che sarebbe poi diventato anche marito di Celine.
Thérèse ha condotto per diversi anni un programma di cucina in tv, commercializzando i suoi piatti con il marchio ‘Les pâtés de Maman Dion’. Ha anche creato la ‘Fondation Maman Dion’, che mira in particolare a sostenere il percorso scolastico dei giovani del Quebec da 5 a 16 anni provenienti da contesti svantaggiati.

Kavafis segreto in ‘Tutte le poesie’Per la prima volta escono in Italia in Poesia Donzelli

18 gennaio 202011:15

KONSTANDINOS P. KAVAFIS, TUTTE LE POESIE A CURA DI PAOLA MARIA MINUCCI (DONZELLI, PP 716, EURO 35,00). Le poesie che pensava di dover conservare “segretamente”, i primi versi, i componimenti rifiutati e quelli più antichi, pubblicati su riviste o fatti circolare in foglietti volanti. Si entra nel laboratorio poetico di Konstandinos Kavafis con ‘Tutte le poesie’ in cui viene presentata per la prima volta nella sua completezza l’opera di uno dei maggiori poeti del Novecento, nella collana Poesia della Donzelli, con testo greco a fronte .
Grazie al lavoro di Paola Maria Minucci, il lettore italiano potrà conoscere versi nascosti e un intero universo di poesie fino ad oggi mai pubblicate in italiano.
Se si esclude qualche eccezione, finora Kavafis era conosciuto come l’autore di 154 poesie, di Itaca (“E se la trovi povera, Itaca non ti ha illuso”) o di Aspettando i barbari, di quei versi che aveva destinato alla pubblicazione, sottraendoli al continuo lavoro di riscrittura che caratterizzava il suo processo creativo. Alle poesie riconosciute si aggiungono nella raccolta di Donzelli 74 poesie nascoste e 27 poesie tra le prove poetiche più antiche, che aveva poi rifiutato negli anni successivi.
La lettura di tutta l’opera mette in luce, come sottolinea la Minucci, traduttrice e docente alla Sapienza di Roma, “il lavoro ossessivo su ogni testo, rielaborato per anni, se non per decenni”, ma soprattutto offre “un quadro della sua poesia e delle tematiche che l’attraversano decisamente più ricco e dagli orizzonti più aperti”.
“Dalle mie azioni meno evidenti /e dai miei scritti più segreti – /da questi soltanto riusciranno a capirmi” scriveva Kavafis nel 1908 in Segreti.
Romantico, come nelle prime poesie del decennio 1884-1894 in cui scrive: “Lo specchio non m’inganna, veritiera è l’immagine/, sulla terra non c’e’ un’altra così bella”, Kavafis ricorre alla storia, alla memoria, al simbolismo, ma è quando lascia che i suoi versi siano attraversati dall’erotismo che raggiunge le vette più alte. Come in ‘Torna’ del 1912: “Torna spesso e prendimi,/amata sensazione torna e prendimi -/quando si risveglia la memoria del corpo,/e l’antico desiderio penetra nel sangue”.
Queste pagine “sono un tramite, un mezzo per capire meglio ciò che si cela dietro le sue parole, per andare oltre i veri mascheramenti, storici, mitologici e finanche autobiografici.
Sotto questa luce la sua poesia diventa una grande metafora e l’opera completa una chiave per leggerla” dice la Minucci.
Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1863 da genitori discendenti da antiche famiglie aristocratiche di Costantinopoli, Kavafis che era amico di Giuseppe Ungaretti e che nel 1929 Marinetti, in visita ad Alessandria, volle conoscere, ha stampato la sua prima raccolta – fascicolo di 14 poesie nel 1904 e nel 1907 si è trasferito nella sua casa di via Lepsius 10 ad Alessandria dove ha vissuto per tutta la vita. Morto il 29 aprile del 1933 , nello stesso giorno in cui era nato, la sua opera è rimasta inedita fino al 1935 se si escludono poche poesie pubblicate su una rivista ateniese e i versi fatti circolare su foglietti volanti.
Poeta del relativo e dell’empirico, come spiega la curatrice della raccolta, è ‘Miris'”l’unica delle poesie mature di Kavafis” che “mette a frutto tutte le risorse del suo metodo poetico, risultato di una fusione dell’intuizione storica e di una visione erotica” .”Mi precipitai fuori da quella casa d’incubo,/corsi lontano, prima che il loro cristianesimo/mi rubasse e distruggesse il ricordo di Miris” sono i versi di Kavafis che chiudono la poesia.

A Salerno oltre cento foto ‘raccontano’ David BowieScatti del maestro Sukita fino a 27 febbraio a Palazzo Fruscione

NAPOLI18 gennaio 202013:03

– David Bowie non lo conosceva nemmeno, non sapeva chi fosse. Ma decise comunque di andare ad un suo concerto. E lo fece perché rimase colpito, attratto, dal manifesto dell’evento: c’era Bowie, con una gamba alzata e su uno sfondo nero. Inizia tutto da lì. E’ da quel giorno che le foto di Masayoshi Sukita hanno iniziato a raccontare i ‘volti’ di Bowie. Foto, alcune delle quali, oltre cento, fino al 27 febbraio saranno esposte a Palazzo Fruscione, a Salerno. Una retrospettiva, “Stardust Bowie by Sukita”, organizzata dall’associazione culturale Tempi Moderni e ONO arte contemporanea, con il supporto della Regione Campania, che racconta non solo il quarantennale rapporto professionale tra i due ma che racconta anche il tempo che Bowie ha vissuto e in parte ha anticipato.
“Vedere David Bowie sul palco mi ha aperto gli occhi sul suo genio creativo. In quella circostanza osservai Bowie esibirsi con Lou Reed ed era davvero potente… Bowie era diverso dalle altre rock star, aveva qualcosa di speciale che dovevo assolutamente catturare con la mia macchina fotografica”, raccontò Sukita che, dopo quel concerto, riuscì ad incontrare Bowie di persona. I due si incontrarono e scatta qualcosa. Nel 1973 Sukita ritrae di nuovo Bowie, sia negli Stati Uniti che durante il suo primo tour in Giappone, ma l’incontro indubbiamente più significativo avviene nel 1977 quando Bowie torna a Tokyo per la promozione dell’album “The Idiot” di Iggy Pop, che aveva prodotto. Sukita scatta 6 rullini e realizza anche la fotografia che non sapeva sarebbe divenuta la celebre copertina dell’album “Heroes”.

I sogni di Pennac, fra sorpresa, delusione e incubiA teatro con omaggio a Fellini, soffriva quando non li ricordava

18 gennaio 202013:49

– “Una delle funzioni dei sogni è la sorpresa, ma ci sono anche delusioni assolute al risveglio e incubi che non vorrei rifare”. Così racconta il suo rapporto con l’onirico Daniel Pennac, che ha reso omaggio a Federico Fellini con il suo nuovo libro, ‘La legge del sognatore’ (Feltrinelli Editore), e farà rivivere a teatro il grande poeta del cinema nel centenario della sua nascita. “Quando avevo vent’anni, Fellini prima mi ha sconvolto con Il bidone e poi meravigliato con gli altri suoi film, Amarcord, Roma, Intervista, Ginger e Fred – spiega lo scrittore francese, in scena lunedì 20 gennaio a Milano, al Piccolo Teatro Strehler, il 21 gennaio a Torino e il 22 gennaio a Rimini -.
L’attitudine a sognare credo sia legata all’intensità dei desideri provati nel corso della giornata, e invecchiando sono meno intensi. Forse c’è una minore frequenza del ricordo.
Proprio non riuscire più a ricordare i sogni ferì molto Fellini”.

Sanremo: Salmo, non vado al festival, non me la sento”Tra i due santi Sanremo e San Siro, preferisco San Siro”

18 gennaio 202015:15

Salmo non va a Sanremo: ”non me la sento”. Il rapper lo annuncia con un video in una stories su Instagram. ”Allora prima di farmi venire un aneurisma…io volevo ringraziare di cuore Amadeus e tutto lo staff di Sanremo che mi aveva invitato come super ospite della prima serata del festival ma non sarò presente al festival, non me la sento, mi sentirei a disagio. Vi ringrazio di cuore. Tra i due santi, Sanremo e San Siro scelgo san Siro. Quindi se volete venire a sentirmi nel posto giusto con la gente giusta venite a San Siro il 14 giugno”.

Terremoto: Basilica Tolentino, tesori ancora off limitsPriore agostiniani, senza risorse per museo, cripta, biblioteca

TOLENTINO18 gennaio 202014:38

– “A oltre tre anni dal terremoto non ci sono fondi stanziati e nemmeno un progetto di ristrutturazione. Di questo passo parte del monastero, la biblioteca, il museo, la cripta, la sagrestia monumentale della Basilica di San Nicola rischiano di restare chiusi al pubblico almeno per altri 10 anni”. A fare il quadro impietoso in cui versa ancora un’ampia porzione della grande chiesa di Tolentino, risalente al XII secolo è padre Giustino Casciano, priore degli agostiniani che custodiscono e diffondono il messaggio di San Nicola. La navata principale della Basilica è stata da tempo riaperta al culto. “Per il suo recupero e per quello del cappellone e delle cupole danneggiate – spiega padre Giustino – sono stati stanziati 3 milioni e 800 mila euro, ma purtroppo per il grosso dei danni non è al momento previsto alcun finanziamento”. é presente un labirinto di stanze tra le ceramiche del museo, la sala degli ex voto e gli oltre 80 mila libri custoditi sugli scaffali dell’enorme biblioteca.

Gli 80 di Iva Zanicchi: ‘Festeggio senza parolacce”Benigni? L’ho perdonato’

18 gennaio 202021:09

“Il mio ultimo Festival è stato molto triste perché sono successe delle cose molto spiacevoli con Roberto Benigni e ne ho sofferto molto. Però l’ho perdonato perché la satira si sa com’è e poi lui ha avuto la carineria di chiamarmi e soprattutto chiedere perdono alla mia famiglia e io l’ho apprezzato moltissimo”.Iva Zanicchi ha parlato ai microfoni di Rai Radio2 nel programma condotto da Pino Strabioli Viva Sanremo, in onda il sabato e la domenica dalle 11 alle 12 e che oggi ha voluto celebrare gli 80 anni dell’artista dedicandole parte della puntata. In occasione del suo compleanno. Ha anche dichiarato di avere fatto un fioretto: “Non dico più le parolacce! Ho fatto un fioretto e non mi sentirete mai più dire parolacce come “vaffanculo” e quelle robe lì che io non dirò più!”.

Pennac, i miei sogni felliniani, sorprese e incubiA teatro omaggio a regista. ‘All’Ue serve un’educazione europea’

18 gennaio 202019:04

I sogni sono diventati un libro e dal libro ha preso forma uno spettacolo teatrale. Daniel Pennac rende omaggio a Federico Fellini con il suo ultimo romanzo ‘La legge del sognatore’ (Feltrinelli), portandolo in scena nel centenario della nascita del poeta del cinema, da cui ha mutuato l’abitudine ad annotare al mattino le esperienze oniriche della notte.
“L’ultima dopo aver letto un romanzo del giapponese Akira Mizubayashi che parla di un violino. Nel sogno non mi stupiva affatto che il piccolo violino parlasse con la voce di Akira, ma che quella voce fosse il suono di un violoncello. Una delle funzioni del sogno è proprio la sorpresa”, ricorda in un’intervista lo scrittore francese, 75 anni, gustandosi ancora la sensazione di stupore che permea anche la catena di sogni al centro del suo ultimo libro, confusa fra finzione e realtà.
Ne ha fatti di indimenticabili che dopo un po’ non tornano più. Come quello ambientato “nella mia casa perfetta, dopo cui impiegavo giorni a capire che in realtà non esisteva”. Ma anche incubi. “Da giovane, lasciato per la prima volta, sognavo di incontrare quella ragazza in metropolitana, ci correvamo incontro e pensavo ‘Allora mi ama ancora’. Ma al momento di abbracciarsi, mi passava attraverso saltando su un vagone con la mia famiglia. Tremendo”, ricorda leggermente raffreddato, girandosi fra le mani una biro nella sede di Feltrinelli a Milano, dove porterà in scena la lettura teatrale al Piccolo Teatro Strehler lunedì 20, replicando martedì 21 a Torino e mercoledì 22 a Rimini, dove il 20 gennaio 1920 nacque Fellini.
“L’attitudine a sognare è legata all’intensità dei desideri provati nel corso della giornata, invecchiando sono meno intensi. Non riuscire più a ricordare i sogni ferì molto Fellini”, spiega Pennac, che a vent’anni fu “meravigliato e poi sconvolto” dalle pellicole del regista, ma non ha mai pensato di cimentarsi a sua volta con un film. “La cinepresa cattura un mondo che ha senso dentro l’inquadratura e lo perde spostandosi anche solo di un centimetro. Io sono un contastorie”.
Da dietro i suoi occhialini tondi, inquadra un mondo in cui “c’è un forte distacco generazionale” e un’Ue che “potrebbe darsi un’identità con un’educazione europea”. “Se dagli anni ’80 avessimo mandato i bambini dalla prima media due mesi in un altro paese ogni anno, oggi avremmo un’Europa poliglotta, il vicino non sarebbe un’astrazione” dice, per nulla sorpreso della candidatura di Marine Le Pen per le presidenziali francesi 2022.
“E’ una costante, più si aggrava la crisi economica e più certi istinti si esprimono attraverso personalità politiche di estrema destra, nazionaliste”, spiega Pennac, che viaggia con un trolley rosso su cui ha disegnato il suo Benjamin Malaussene, personaggio simbolo del capro espiatorio: “E’ un elemento costitutivo della storia dell’umanità, non passa di moda. E’ all’origine del martirio di Gesù, dell’antisemitismo, del sessismo… L’antidoto è la curiosità: il capro espiatorio funziona perché non ci interessiamo agli altri, è il gruppo che si richiude su se stesso e si costituisce a partire dall’esclusione di un diverso”.

Carminati direttore artistico del Bellini di CataniaNominato dal commissario Lo Cascio, succede a Nicolosi

CATANIA18 gennaio 202019:02

Fabrizio Maria Carminati è il nuovo direttore artistico del Teatro Massimo ‘Vincenzo Bellini’ di Catania. Operatore musicale di fama internazionale è stato in passato direttore artistico della Fondazione Arena di Verona. Lo ha nominato il commissario straordinario dell’Ente, Daniela Lo Cascio, su proposta del sovrintendente Giovanni Cultrera. Succede al pianista catanese Francesco Nicolosi.
Fabrizio Maria Carminati, nato a Bergamo nel 1958, diplomatosi in pianoforte sotto la guida di Carlo Pestalozza, ha proseguito gli studi di composizione a Milano con Vittorio Fellegara. Ha conseguito il diploma di direzione d’orchestra a pieni voti. Entrato giovanissimo al Teatro Regio di Torino vi ha esordito come direttore d’orchestra dove entra a fare parte del Cda, dal 2001 al 2006, su indicazione ministeriale. Dal 2000 al 2004 è stato direttore artistico del Teatro Donizetti di Bergamo, dal 2004 al 2006 della Fondazione Arena di Verona. Nel 2008 è stato nominato primo direttore ospite fino al 2015.

Nigiotti, torno al festival per rafforzare mio percorsoCon Baciami adesso, che sarà nel nuovo album “Nigio”

18 gennaio 202019:07

Dodici mesi fa era tra le scommesse del festival con l’intensa Nonno Hollywood, stavolta prova a confermare i buoni risultati raggiunti in un anno che gli ha dato molte soddisfazioni. Enrico Nigiotti, livornese classe ’87, aria da duro con il cuore tenero, torna a Sanremo con una canzone “ancora una volta di pancia”, dal titolo Baciami adesso.
“E’ nata di getto e parla d’amore – racconta il cantautore dai mille tatuaggi, che dopo le esperienze da talent con Amici e X Factor ha già scritto brani per Eros Ramazzotti, Gianna Nannini e Laura Pausini -. Credo che le canzoni d’amore mi portino fortuna, forse perché più di altre me le sento addosso, sulla pelle. E’ un flusso di energia che non posso fermare”.
Se nel 2019 non aveva nulla da perdere o quasi, il festival 2020 è un banco di prova decisamente più impegnativo. “L’anno scorso speravo, ora miro a consolidare il percorso, a salire un altro gradino, ma la vittoria non è un obiettivo primario. Nonno Hollywood ha segnato un passaggio importante per la mia carriera: è come se, dopo tanta gavetta, ad un certo punto il pubblico si fosse accorto di tutto quello che ho fatto in precedenza, riconoscendone il valore”.
Baciami adesso, che sarà contenuta nel nuovo album dal titolo Nigio (il soprannome che ha da sempre) in uscita il 14 febbraio, è una romantica ballad con inserti rock “che mi sembrava perfetta per il palco dell’Ariston. Per questo l’ho presentata.
Senza dubbi e senza ripensamenti”, racconta Nigiotti che sul palco torna anche a imbracciare la chitarra. “E’ un po’ la cifra distintiva di tutto il nuovo album, che definirei ‘americano’ per le sonorità che spaziano dall’hip hop a John Mayer”.
Nel disco, il quinto di inediti, ha cercato di far confluire sensazioni, argomenti, stimoli diversi, “senza schemi precostituiti”, dice con il sorriso che non lo abbandona mai.
Per realizzarlo ha scelto Bologna, “per la magia che sprigiona e che mi ha trasmesso. Credo ancora nella dimensione del bar sport, dell’osteria, del contatto umano. Mi piace star comodo in un posto: Bologna era tutto questo”. Per concentrarsi su Sanremo (“mi sono messo a regime, dal 1 gennaio non bevo. Sanremo per me è una sorta di rehab”, scherza”) ha anche detto qualche no. “Alcuni artisti importanti, tre-quattro, mi avevano chiesto di scrivere qualche pezzo per i loro album. E ben otto case editrici mi hanno contattato per scrivere un libro. Ho declinato tutte le offerte: non voglio distrazioni. Non voglio vivere il festival come un’esperienza fine a se stessa, ma come un percorso”.
Dopo Sanremo e dopo l’uscita dell’album, l’attenzione si sposterà sulla dimensione live (“ma riprenderò anche a scrivere, per me e per altri”, promette): dal 2 maggio Nigiotti sarà in tour nei teatri. “Saranno concerti molto suonati, durante i quali omaggerò anche due grandi artisti del passato: uno sarà Pino Daniele, l’altro potrebbe essere Lucio Battisti”.

Dopo 150 anni a Trieste ‘Lucrezia Borgia’,è successoMelodramma Donizetti ben diretto da Gianola, bravi protagonisti

TRIESTE18 gennaio 202019:15

Se è un’opera minore, è inaspettatamente di alto livello. E gli oltre tre minuti di applausi che il pubblico del Teatro Verdi ha tributato alla ‘Lucrezia Borgia’ di Gaetano Donizetti diretta da Roberto Gianola ne è la testimonianza. Un’opera non immediatamente afferrabile, con un palcoscenico spesso calcato da più di 40 persone, con una scenografia moderna, con una trama animata da valori d’antan (libretto di Felice Romani), complessa, un po’ si confonde nel caldo lessico ottocentesco. Ma arie, buona esecuzione e bravura dei cantanti sono una bella sorpresa. A sorprendere è anche la Lucrezia (Carmela Remigio). tratteggiata dal regista Andrea Bernard: non la donna di potere figlia di un Papa e moglie dell’influente Alfonso d’Este (Dongho Kim), ma un’eroina umana nelle debolezze come nel furore, che il regista inquadra in un contesto paragonabile ai miti greci. Lucrezia di amor si strugge per Gennaro (Stefan Pop), ma di vendetta si nutre, fino a morirne, colpita da un fato avverso sin dalla prima scena.

Sabrina Salerno, Amadeus frainteso’Donne con percorsi diversi per comporre un gruppo eterogeneo’

18 gennaio 202019:18

“Le parole di Amadeus sono state fraintese. Lo ritengo una persona gentile e rispettosa nei confronti di tutti. Non ho ancora avuto modo di conoscere tutte le donne di questo Festival, ma sono convinta che il direttore artistico abbia scelto, per calcare un palcoscenico così prestigioso, donne con percorsi diversi così da comporre un gruppo eterogeneo”. Lo dice Sabrina Salerno, che sarà sul palco di Sanremo con Amadeus, dopo le polemiche di questi giorni.

Mulan, la guerriera Disney diventa action kolossalCast di 900 attori. Il film n sala dal 26 marzo

15 gennaio 202019:46

– “Una guerriera con grazia”. Si definisce così Niki Caro, regista neozelandese che ha diretto il remake del cartone Disney ‘Mulan’, sugli schermi italiani dal 26 marzo in ‘anteprima’ rispetto agli Stati Uniti, dove uscirà il 27 marzo, portando ‘in battaglia’ sul set un cast di oltre 900 attori. Una guerriera tenace e sensibile come Mulan (interpretata da Yifei Liu), ragazza di un piccolo villaggio cinese che per proteggere la sua famiglia si traveste da uomo e risponde alla chiamata alle armi dell’imperatore, prende il posto del padre malato e si arruola nella leggendaria Armata Imperiale cinese per difendere il paese dagli Unni. ‘Leale, vera e impavida’, come riportano le incisioni sulla spada del padre, coraggiosa anche nel mostrare le paure perché, per avere coraggio, bisogna avere paura. Un personaggio, quello tratto dalla tradizionale ballata cinese di Mulan, che già nel 1998, anno di uscita del cartone Disney, raccontava una storia di forza e successo al femminile lontana dalle più classiche principesse che attendono il principe azzurro: “l’empowerment femminile è nel dna di questa storia, Mulan ha un percorso che mi ha ha appassionato: la vediamo compiere un cammino di crescita da ragazzina del villaggio a soldato uomo a guerriero. Rappresenta tutti noi ed è una storia per tutti: c’è un elemento femminile ma anche una fluidità di genere che rende la storia valida per tutti”, ha detto la regista alla presentazione del footage a Milano. E in questa sua impresa al femminile Mulan ce la farà senza l’aiuto de drago Mushu, grande assente nel film: un personaggio “insostituibile” e talmente “perfetto che è impossibile ricrearlo”, ha spiegato la regista. In questo remake “ho voluto onorare l’animazione Disney e anche la ballata originale. Il mio compito è stato quello di renderla reale”. Sfatando il cliché del ‘film d’azione, film roba da maschi’, dirigere ‘Mulan’ per Niki Caro è stata “la cosa più naturale del mondo”. E mentre di solito gli action movie devono risultare “cool, qui ho cercato di concentrare le scene sulla storia, sull’anima. Per questo risulta più reale”. “Mulan è una donna che guida un esercito di uomini, è quello che ho cercato di fare anche io e mi sento assolutamente a mio agio come donna in questo mondo”, ha spiegato. “Quando è travestita da uomo, pur essendo leale, coraggiosa e impavida, non è sincera e solo quando mostra la sua vera identitá riesce a essere potente davvero. È questo il mio messaggio al mondo”, ha concluso la regista. Nel film, in cui la regista ha riportato in modo accurato e il più possibile fedele la tradizione cinese, tra i protagonisti anche Donnie Yen nel ruolo del comandante Tung, Jason Scott Lee sarà Bori Khan, Yoson An come Cheng Hongui e Jet Li come imperatore della Cina.

Cinema: coproduzione internazionale nuovo film Edoardo LeoCommedia romantica Lasciarsi un giorno a Roma, partner spagnoli

17 gennaio 202015:42

– “Lasciarsi un giorno a Roma”, il nuovo film di Edoardo Leo, sarà una coproduzione internazionale: l’avvio delle riprese è previsto a marzo. Lo rende noto la Lucisano Media Group annunciando di aver siglato un accordo con Neo Art Producciones, società spagnola con sede a Barcellona. Il film sarà inoltre coprodotto e distribuito da Vision Distribution.
Dopo successi come “Buongiorno papà” (2013), “Noi e la Giulia” (2015) e “Che vuoi che sia” (2016), Edoardo Leo torna dietro la macchina da presa con una commedia romantica che racconta quanto sia complicato lasciarsi dopo tanti anni di convivenza, ma senza perdere lo sguardo ironico e disincantato che contraddistingue il suo cinema.
“L’accordo con Neo Art Producciones rappresenta un nuovo passo avanti nella strategia di internazionalizzazione della nostra linea editoriale”, ha commentato Federica Lucisano, Amministratore delegato di Lucisano Media Group.
“Grazie a collaborazioni come questa non puntiamo soltanto a un ampliamento della capacità produttiva, necessario per restare al passo con le richieste di un mercato in continua crescita, ma anche a dare un taglio sempre più internazionale al nostro peculiare modo di intendere, vivere e fare cinema, ampliando gli sbocchi commerciali delle nostre opere. Siamo convinti – ha aggiunto – che in quest’ottica un film come ‘Lasciarsi un giorno a Roma’ potrà regalarci importanti soddisfazioni”.

Cortellesi e Mastandrea, noi genitori tragicomiciEsce Figli, commedia nello spirito di Mattia Torre

18 gennaio 202010:38

– L’orrore delle feste mascherate, dei pediatri guru, delle suocere poco disponibili, delle chat scolastiche, dei pianti dei neonati, del sonno perso, della divisione dei compiti nelle coppie, insomma l’inferno dei ‘Figli’ da crescere nello spirito di Mattia Torre, l’autore di Boris. Sua infatti questa commedia brillante, in sala dal 23 gennaio in 400 copie distribuite da Vision con protagonisti Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea, ma poi firmata da Giuseppe Bonito dopo la sua scomparsa il 19 luglio 2019.
In ‘Figli’ la storia surreal-comica di Nicola (Mastandrea) e Sara (Cortellesi), una coppia felice con una figlia di sei anni che entra in un incubo con l’arrivo di Pietro, il secondo figlio. Tutto cambia, non si dorme più, emergono vecchi rancori, i suoceri non collaborano, le babysitter, quelle giuste, non si trovano e anche gli amici possono fare poco in preda spesso alle loro stesse situazioni. Nel film, tratto dal celebre monologo ‘I figli ti invecchiano’, scritto per Valerio Mastandrea proprio da Mattia Torre (e raccolto con altri sei atti comici nel libro “In mezzo al mare” di Mondadori, recitano anche tanti altri amici di Mattia Torre: Stefano Fresi, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Andrea Sartoretti, Massimo de Lorenzo, Gianfelice Imparato, Carlo De Ruggeri. Una curiosità, a produrre ‘Figli’, il cui primo ciak è stato battuto il 16 settembre 2019, è stato con Wildside, Lorenzo Mieli, produttore storico e grande amico di Mattia che aveva annunciato la realizzazione del film durante la serata di commemorazione organizzata al Teatro Ambra Jovinelli a Roma nel corso dell’estate. “Torre mi manca molto – spiega oggi a Roma Giuseppe Bonito -. Tutto è stato così repentino. Mattia mi ha chiamato e mi ha detto che aveva bisogno di un regista di sostegno. Ho subito detto di sì”. E ancora il regista sullo spirito del film: “È un tratto tipico della sua scrittura capace di passare dalla realtà alla surrealtà, dalla sfrontatezza all’inconscio e tutto questo con cambi di registro dal comico al tragico”. Per Paola Cortellesi il film non è solo una storia di figli: “Certo c’è il difficile equilibrio di coppia da mantenere in una lunga relazione, ma Figli è soprattutto un’opera sull’amore. Mi sono ritrovata in tante cose che succedono – aggiunge l’attrice – perché Mattia Torre non racconta solo cose surreali, ma cose vere in maniera surreale”. E che il film non sia certo solo un modo per parlare di figli è l’opinione anche di Mastandrea: “Non parla di figli e basta – dice l’attore -, ma piuttosto di come resistere agli urti della vita”. Personaggio cult del film, quello interpretato da Stefano Fresi, un amico giornalista di Nicola che vive perennemente frustato dai suoi due figli che si accaniscono sulle sue spalle con i loro tubi di plastica.

Cinema: Cineteca e Università di Bologna omaggiano FelliniLunedì 20 ‘giornata speciale’ e inaugurazione mostra foto Pais

BOLOGNA17 gennaio 202017:09

– Cineteca e Università di Bologna rendono omaggio a Federico Fellini nel centenario della nascita con una giornata speciale e una mostra.
Lunedì 20 gennaio, giorno del centenario, la Cineteca festeggerà con una giornata tra proiezioni di restauri e rarità, incontri sull’universo felliniano, accompagnati da piadina e sangiovese. Ospiti i registi Marco Bellocchio, Franco Maresco, Giorgio Diritti, Gianni Zanasi, lo scrittore Ermanno Cavazzoni (che con Fellini lavorò all’ultimo film ‘La voce della luna’) e il pianista ed autore di colonne sonore Daniele Furlati.
L’atrio della Biblioteca universitaria, in via Zamboni, ospiterà invece dal 20 gennaio al 28 febbraio la mostra ‘Federico Fellini: fotografie di Rodrigo Pais’, che farà vivere il mondo del cinema italiano tra la seconda metà degli anni ’50 e gli anni ’70. Le foto narreranno eventi collegati alle opere cinematografiche, mentre una sezione speciale sarà dedicata al documentario tv di Sergio Zavoli realizzato nel 1964 dopo il successo di ‘8 1/2’.

Sorpresa in metro Ny, Awkwafina fa annunciVoce di attrice sulla linea 7. Sponsorizza suo nuovo show

NEW YORK17 gennaio 202019:10

– ‘Questa è la 103ma Strada-Corona Plaza e non è dove si fa la birra’. Un insolito annuncio con una voce nota ha sorpreso I pendolari sulla Linea 7 della metropolitana di New York. E’ quella di Awkwafina che per sponsorizzare il suo nuovo show ‘Nora From Queens’ per una settimana renderà più leggero il viaggio lungo il percorso della linea che collega il Queens a Manhattan.
La rapper e attrice, all’anagrafe Nora Lum, quindi alternerà l’annuncio delle fermate con alcune battute, ad esempio, “Questa è Hudson Yards-34ma Strada e spero che vi piaccia l’architettura strana”.
E’ la prima volta in assoluto nella storia del sistema dei trasporti di New York (Mta) che un annuncio pre-registrato viene usato per uno spot oppure che vengono aggiunte delle battute.
Mta non ha rivelato quanto incasserà dallo spot ma spera che per il futuro ci siano altre opportunità di unire gli annunci di servizio a sponsorizzazioni. “Stiamo esplorando modi nuovi e diversi per generare introiti – ha detto Sarah Mayer a capo della divisione del servizio ai clienti – ma anche per sorprendere e dilettare i pendolari”.

Bellocchio, a fine primavera riprese ‘Esterno notte”Camilleri mi suggerì di fare il regista’

TRIESTE18 gennaio 202013:17

– “Girerò una serie interessante dal titolo ‘Esterno notte’ che parte dalla strage di via Fani e racconta quello che è accaduto esternamente alla prigione di Moro nel corso dei 55 giorni di prigionia”. Lo ha annunciato il regista Marco Bellocchio prima di ricevere un premio al Trieste Film Festival. Il regista ha precisato che si tratta di “sei puntate e che Rai1 è interessata. Sono ottimista, forse anche le televisioni generaliste vogliono cambiare il loro prodotto”. Le riprese dovrebbero cominciare a fine primavera.
Rispondendo a una domanda su come cambia il cinema con nuovi protagonisti come Netflix e Amazon, Bellocchio ha osservato che queste piattaforme offrono “possibilità professionali” anche ai giovani “ma ti costringono a una serialità”. Nel ripercorrere infine la sua carriera, ha ricordato Andrea Camilleri: “E’ stato mio insegnante di recitazione. L’aneddoto vuole che sia stato proprio lui a consigliarmi di passare alla regia perché vedeva che come attore ero titubante”.

Felliniana, Ferretti racconta FelliniA Cinecittà la storia di un sodalizio artistico e umano

18 gennaio 202015:47

– La Fiat 125, luogo in cui immaginare progetti e storie, ma anche teatro di confessioni e di sogni, che sui suoi sedili ha visto nascere e consolidarsi un’amicizia destinata a durare una vita. La “casa di piacere”, così come ce la restituisce La città delle donne, con lo scivolo toboga e le soubrettes che circondano Marcello Mastroianni. E poi il cinema Fulgor, piccolo universo quasi mitico, dove Fellini da ragazzino ha visto i primi film e dove ha iniziato a prendere forma il suo immaginario. Sono le tre tappe del viaggio di “Felliniana – Ferretti sogna Fellini”, mostra-installazione che da fine gennaio, proprio per celebrare i 100 anni dalla nascita dell’indimenticabile maestro, aprirà le porte negli Stabilimenti di Cinecittà e che sarà allestita in modo permanente nella storica Palazzina Fellini. Prodotta e promossa da Istituto Luce-Cinecittà, la mostra porta la firma di un grande artista, nonché amico del regista riminese, lo scenografo premio Oscar Dante Ferretti, che l’ha realizzata insieme con Francesca Lo Schiavo, sua compagna di vita e di lavoro, scenografa e set decorator. Il progetto, concepito come una sorta di regalo al tempo stesso fisico e onirico, rappresenta la perfetta modalità per raccontare non solo la vivida fantasia di Fellini ma anche il sodalizio artistico e umano che, nato dall’incontro nel 1969 sul set del Satyricon, ha legato il regista allo scenografo.

Sindaco invita Jennifer Lopez a vivere in UmbriaPost da Gualdo Cattaneo per la popstar e attrice

GUALDO CATTANEO (PERUGIA)18 gennaio 202019:03

GUALDO CATTANEO (PERUGIA) – Jennifer Lopez venga a vivere a Gualdo Cattaneo, piccolo centro dell’entroterra umbro. A invitarla è il sindaco Enrico Valentini. In un’intervista a Vanity Fair la popstar e attrice ha detto che risiedere in un paesino in Italia e mangiare pane per lei sarebbe la felicità, ipotizzando la possibilità di dire addio a Hollywood.
“E quale posto migliore del Comune di Gualdo Cattaneo?” ha scritto il sindaco sul suo profilo Facebook. “Non è un caso – ha aggiunto – che nel 2019 il nostro comune avesse il 30% degli ultra centenari umbri”. E domanda alla Lopez “sai perché?”, Valentini ha elencato una serie di specialità del luogo, indicandole in dialetto: “Perché noi mangiamo le lumache alla pomontina, perché ovunque vai vedi oliveti unici che producono un olio unico e fenomenale, perché il ‘cicotto’ esiste solo a Grutti, perché la porchetta de ‘Guallo’ è la migliore d’Italia, perché siamo uno dei pochi comuni che ha il tartufo bianco e nero nello stesso comune”. “Perché tutti i funghi che si trovano a Gualdo Cattaneo – ha sottolineato ancora – in un solo giorno un americano non li mangerà nemmeno durante tutta la sua vita”.
La lettera “aperta” affidata ai social si completa con altre informazioni che Valentini fornisce sempre in chiave ironica.
Mettendo ad esempio in guardia la Lopez da chi gioca alle carte al bar. Ma in chiusura si fa serio e l’invito diventa reale. “Io amo Gualdo Cattaneo – ha concluso – e sono certo che se verrai a vivere anche a te nel nostro Comune non te ne andrai più”.

Fellini: Franceschini e Zingaretti a mostra per centenarioIl ministro della Cultura e il segretario Pd in tappa a Rimini

RIMINI18 gennaio 202018:50

– Il ministro per i Beni e le Attività culturali Dario Franceschini e il segretario del Pd Nicola Zingaretti hanno visitato la mostra allestita a Castel Sismondo a Rimini per i 100 anni dalla nascita di Federico Fellini.
Entrambi in tour elettorale in Romagna, sono stati accompagnati nella visita a ‘Fellini 100 – Genio immortale’ dal sindaco di Rimini Andrea Gnassi e dal curatore dell’esposizione Marco Bertozzi. La mostra in 14 sale ripercorre l’arte e l’immaginario di Fellini, con ‘set’ dedicati, proiezioni e cimeli.

‘Le orme dell’acqua’, le reti della memoria di Gilda PantulianoArtista espone a Trastevere le sue intricate trame tra ecologia e inconscio

18 gennaio 202019:03

Un viaggio tra creature mostruose e intricatissime trame create con fotografie che ritraggono reti da pesca. È questo il percorso creativo della personale  di Gilda Pantuliano che inaugura il 25 gennaio alle 18.30 alla Art G.A.P Gallery in via San Francesco a Ripa a Roma a cura della storica dell’arte Federica Fabrizi.”È come un carosello di colori squillanti, a tratti violenti e dissonanti – spiega una nota dei curatori –  quelli utilizzati dall’artista che, attraverso la sua arte, grida tutto il suo amore e la sua preoccupazione per la sorte del mare. ’Le orme sull’acqua’ è il titolo della serie di collages fotografici digitali che denuncia gravi fenomeni relativi all’ambiente marino: la pesca fantasma e la sovrapesca. Già dal gioco di parole del titolo si evince il messaggio.”Il mio sogno – spiega Patuliano – sarebbe di far scendere a zero l’impronta ecologica dell’uomo sull’ecosistema marino. Il monito sempre presente nelle mie opere è di gestire con saggezza il terribile potere che deteniamo: quello di distruggere o salvaguardare la Natura”.I soggetti di molte opere sono le pareidolìe, basate sulla tendenza dell’artista a riconoscere forme antropomorfe e zoomorfe note in elementi dalle forme casuali, come le nuvole. L’osservatore può scegliere se seguire le suggestioni indicate dal titolo oppure immergersi nelle forme solo apparentemente astratte alla ricerca di figure, come in un test di Rorschach. Nelle opere converge molta introspezione psicologica: da esse emerge il suo stile visionario e la sua indole intuitiva, con il perenne bisogno di esplorare le profondità del proprio inconscio alla ricerca di emozioni sommerse.Le opere sono state esposte al Carrousel del Museo del Louvre, in gallerie di Madrid, Amburgo e Parigi, e a Napoli a Castel dell’Ovo, al Maschio Angioin e nel Museo di Pietrarsa.

Morto a 95 figlio di Tolkien, custode sua operaCuratore e letterato raffinato, criticò adattamento hollywoodiano

LONDRA17 gennaio 202011:27

E’ morto a 95 anni Christopher Tolkien, figlio dell’autore del Signore degli Anelli e curatore negli ultimi decenni dell’opera del celebre scrittore e accademico britannico. Ad annunciare la notizia sono state la Tolkien Society e la casa editrice HarperCollins UK.
Terzogenito di Tolkien, Christopher ne ha custodito l’eredità fin dalla sua scomparsa, nel 1973, curando la pubblicazione di buona parte delle varie edizioni originali dei lavori paterni in inglese uscite da allora con scrupolo e devozione. Una devozione che lo portò fra l’altro a criticare le libertà dell’adattamento cinematografico della trilogia, valsa un gigantesco successo planetario al regista premio Oscar Peter Jackson, come un tradimento del testo – e dello straordinario sottofondo culturale e spirituale dell’autore – in favore di “un film d’azione per ragazzi fra i 15 e i 25 anni”.
Charlie Redmayne, chief executive di HarperCollins, ha ricordato “Christopher” in un messaggio di condoglianze come un curatore colto, raffinato e rispettoso, capace di contribuire alla straordinaria popolarità letteraria consolidatasi attorno a JRR Tolkien negli ultimi decenni e a “portare le giovani generazioni verso la Terra di Mezzo”. “E’ stato un onore conoscere e lavorare con lui, il più affascinante degli uomini e un autentico gentleman”, conclude Redmayne, inchinandosi alla sua memoria e rivolgendo i propri pensieri ai familiari.

Al cinema nel 2019, crescono incassi e presenze

16 gennaio 202009:25

Nel 2019 al box office italiano si sono incassati 635.449.774 euro per un numero di presenze in sala pari a 97.586.858. Rispetto al 2018 si è registrata una crescita degli incassi del 14,35% e un aumento delle presenze del 13,55%. Sono fra i dati Cinetel sull’andamento generale dell’anno, illustrati oggi all’Anica.
E’ cresciuto rispetto al 2019 il box office della produzione italiana (incluse le coproduzioni): ha registrato un incasso di 134.8 milioni di euro (+5.39% rispetto al 2018) per una quota totale del 21.22% (nel 2018 era del 23,03%). E’ aumentata la quota del cinema statunitense con un risultato sul totale del 65,16% (era del 55,57% nel 2018) per un incasso di circa 414 milioni di euro.
“ll 2019 è un anno decisamente positivo – commenta Francesco Rutelli, presidente dell’Anica -. C’è un pieno ritrovato feeling con un grande pubblico nelle sale cinematografiche”. Questa crescita, tuttavia, “non può essere legata a pochi mesi all’anno e deve esserci una piena attuazione della legge Franceschini in tutta la sua articolazione, con i suoi strumenti per la produzione, la distribuzione, l’esercizio, le regole per le piattaforme, gli investimenti e le programmazioni nelle televisioni. la priorità adesso è il tax credit produttivo”.
In termini generali il primo incasso assoluto del 2019 è Il re leone con oltre 37,5 milioni di euro, seguito da Avengers: Endgame e Joker. Il film italiano che ha incassato di più nel 2019 è Il primo Natale di Ficarra e Picone (sesto posto generale, unico italiano nella top ten) con 13,3 milioni.
Seguono, fra gli italiani, Pinocchio (12/o) e 10 giorni senza mamma (19/o). Tra i primi 50 titoli per incassi, 13 sono italiani. Il fatto che sia sceso il numero di film distribuiti (495 nel 2019,-34 rispetto al 2018), di cui 193 di produzione o coproduzione italiana (-18 rispetto al 2018), ha favorito l’aumento dell’incasso medio, che per i film italiani registra +22,01%. “Le monosale sono quelle che sono cresciute di più come incassi – aggiunge Mario Lorini, presidente dell’Anec – ma in generale il fatto che l’esercizio si sia riunito è stato molto importante per avere una svolta”.
Dopo i primi tre mesi dell’anno negativi, “da aprile la filiera si è messa insieme per un impegno comune strutturato e sono arrivati i risultati” sottolinea il presidente Cinetel Davide Novelli. Ha ripagato la nuova programmazione estiva più ricca: i saldi positivi maggiori dell’anno sono stati registrati a luglio (+108,90%) e agosto (+45,91%, il più alto incasso per il periodo dal 1995), seguiti da aprile (+41,15%). Particolarmente brillante anche dicembre (+13,76 % rispetto al 2018), il migliore dell’ultimo decennio il terzo in assoluto dal ’95. Nella settimana di Natale gli incassi sono saliti del 13,94% e le presenze del 14.73%. Aggiungendo poi i giorni di festa fino alla Befana (quindi anche i primi sei giorni d’uscita di Tolo Tolo di Zalone), si arriva a +39,78% di incassi e +38.37% di presenze rispetto al 2018. “Sono numeri che ci Incoraggiano nel lavoro che stiamo facendo e anche nel differenziare l’offerta, una scelta che ha pagato in particolare a Natale dove gli spettatori, pur non trovando cinepanettoni, hanno scelto spesso nostri film – dice Francesca Cima, presidente della sezione produttori dell’Anica -. Nell’anno, gli ottimi incassi anche per film come Il traditore e Martin Eden dimostrano che il pubblico vuole qualità e vuole essere sorpreso”.
Nei primi mesi del 2020, “siamo già a +24 milioni rispetto al 2019 (grazie principalmente a Tolo Tolo, ndr) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma non va dato per scontato che in totale nel 2020 si supereranno i dati del 2019, ci sono ancora varie incognite – dice Luigi Lonigro, presidente della sezione distributori dell’Anica -. I numeri positivi dell’anno scorso ci fanno uscire da un triennio orribile. Nel 2019 siamo riusciti anche a superare i dati al botteghino della Spagna, un risultato che sembrava impossibile, ottenuto grazie a un’estate straordinaria che ci ha rimesso in linea con gli altri Paesi europei”.

Scherza con i fanti, storia e musica di italiani in divisaIn sala il premiato documentario di Pannone e Sparagna

16 gennaio 202013:58

Dire che ‘Scherza coi fanti’ di Gianfranco Pannone e Ambrogio Sparagna e’ solo un documentario dedicato al rapporto tra italiani ed esercito e’ ingiusto e riduttivo. Perche’ il film mettendo insieme belle immagini di repertorio, straordinarie musiche e pagine di diari dal fronte, alla fine, oltre a raccontare la guerra, fa anche una poetica operazione-nostalgia di un’Italia semplice che non c’e’ piu’.
Arriva nei cinema dopo la prima mondiale alle Giornate degli Autori dell’ultimo Festival di Venezia, applaudito e ben accolto dalla critica, il film, prodotto e distribuito da Istituto Luce-Cinecittà, uno dei documentari più premiati dell’anno: dalla recente vittoria come miglior docu al Festival del Cinema Italiano di Madrid, al Premio Speciale della giuria CICT-UNESCO ‘Enrico Fulchignoni’, il Premio SIAE al Talento Creativo assegnato a Pannone e Sparagna alle Giornate degli Autori, e il premio alla Carriera a Pannone conferito dal Festival del Documentario ‘Visioni dal Mondo-Immagini dalla Realtà’ di Milano. Ed entrato nella quindicina finalista come Miglior documentario ai David di Donatello. Una carrellata di riconoscimenti e attenzione di pubblico e critica, che accompagna l’uscita del film nelle sale italiane, dal 16 gennaio e fino a tutto febbraio, con un tour di proiezioni e teniture nelle principali città: Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Genova, e molte altre in calendario.Un tour che prevede la presenza degli autori in dibattiti in sala e di piccoli eventi musicali con protagonista Sparagna, una delle più brillanti e amate voci della musica popolare in Italia.
Dopo il viaggio nel mondo della credenza religiosa di ‘Lascia stare i santi’, la coppia creativa, tra cinema e musica, composta da Gianfranco Pannone e Ambrogio Sparagna torna cosi’ ad analizzare la nostra identita’ culturale, ma sul fronte della guerra. E lo fa appunto con un percorso lungo oltre cent’anni, attraverso inediti canti popolari e immagini, e quattro diari di guerra che vengono dal passato. Ed esattamente: il diario di un soldato lombardo del Regio Esercito di stanza a Pontelandolfo, in Campania, tra i protagonisti dell’eccidio di civili piu’ cruento all’indomani dell’Unita’ d’Italia; quello di un autista viterbese del Regio Esercito, che nel 1935 ando’ a combattere in Etiopia dove scopri’ la realta’ dei gas ai danni della popolazione locale e quello di una giovane donna borghese, che divenne partigiana sulle montagne tra Parma e La Spezia. Infine, nel film anche le parole di un sergente napoletano della Marina militare, oggi quarantenne, che negli anni Novanta ha prestato servizio nelle missioni di pace internazionali e che in Kosovo ha scritto un diario ricco di umanita’. Sua grande preoccupazione, come si vede in una lunga intervista, quella di fornire abiti ai tanti bambini che incontrava in zona di guerra.
I diari nel docu si intrecciano ovviamente con i canti e le musiche popolari scelti, e talvolta composti ad hoc, dallo stesso Ambrogio Sparagna e con il repertorio di memoria dell’Archivio storico Luce. Tra le molte testimonianze quella di Ferruccio Parazzoli, che il destino ha voluto abitasse su quel Piazzale Loreto da lui “cantato” nei suoi romanzi. Chiusura in musica con la commovente e poetica ‘San Lorenzo’ di Francesco De Gregori

Manzini, Schiavone indaga dall’ ospedaleIl vicequestore torna in Ah l’amore l’amore

16 gennaio 202009:17

ANTONIO MANZINI, AH L’AMORE L’AMORE (SELLERIO, PP 335, EURO 15). Un proiettile “piccolo e infido” ha frantumato un rene a Rocco Schiavone. Il vicequestore è in ospedale, ad Aosta, e si annoia tra brodini con le stelline e bollito. Nel nuovo romanzo di Antonio Manzini, ‘Ah l’amore l’amore’, pubblicato da Sellerio, ripartiamo dalla fine del precedente libro ‘Rien ne va plus’ dove avevamo lasciato Rocco ferito in un lago di sangue. Colpito in uno scontro a fuoco durante l’arresto di una banda di falsari e rapinatori responsabili di un duplice omicidio a Saint-Vincent, il vicequestore ha perso un rene ma è irrequieto e non riesce a reprime il suo istinto da sbirro.
Schiavone, che nella fortunata serie in onda su Rai2 è interpretato da Marco Giallini, ha conquistato il cuore dei lettori con il suo anticonformismo , ma non smette mai di stupirci e questa volta indaga dalle corsie dell’ospedale dove lo sguardo sulla realtà diventa più introspettivo. Negli stessi giorni in cui lui è ricoverato, un altro paziente, l’imprenditore Roberto Sirchia, ha perso la vita in un intervento chirurgico simile al suo. Tutto sembra sia dipeso da una sacca da trasfusione con il gruppo sanguigno sbagliato. La vedova e il figlio dell’imprenditore si scagliano contro la malasanità, ma a Rocco non convince questa ipotesi. Anche perchè ha molta stima del primario, il dottor Filippo Negri, che sarebbe il principale responsabile dell’errore. “I capelli bianchi pettinati come un vecchio senatore della Democrazia Cristiana, basso, cicciotello, con il naso che sembrava attaccato direttamente agli occhiali, gli ricordava un gnomo delle favole, quei personaggi piccoli e industriosi di cui ti puoi fidare ciecamente”: ecco il ritratto di Negri fatto da Manzini, che è anche sceneggiatore, ed ecco che Rocco capisce di dover indagare fuori dall’ospedale. “Lì dentro il tempo era sospeso, a regolare l’esistenza e la cadenza temporale erano i dolori,le pillole, analisi e prelievi. E le visite” racconta Manzini nelle oltre 330 pagine di ‘Ah l’amore l’amore’ che ha cominciato la serie con protagonista Schiavone nel 2013 con ‘Pista nera’.
Con il suo stile dissacrante, il vicequestore di stanza ad Aosta, comincia a guidare a distanza la sua squadra, ma è difficile dai corridoi dell’ospedale, che riempie di fumo di ogni tipo, raccogliere indizi, scavare nella vita dell’imprenditore, trovare il movente. “Ma possibile che solo io penso che sia un omicidio?” dice ad un certo punto Rocco che si affida sempre di più al suo intuito. Tra i riti e le atmosfere ospedaliere, gli odori e il cibo immangiabile, in malinconiche giornate di pioggia, Schiavone, ormai vicino ai cinquant’anni, diventa un po’ più morbido. C’e’ sempre un’ombra che lo segue lì fuori ,ma forse si affaccia anche un nuovo amore e le vicende private della sua squadra hanno maggior peso in questo caso.
Fino al primo giorno fuori dall’ospedale che Schiavone vive in sella alla Triumph Bonneville, senza casco. E poi, è un po’ stanco, ma è perchè si apre sempre, a modo suo, alla vita.

Netflix interessata a Harry e MeghanI vertici ammettono, la porta è aperta

19 gennaio 202012:59

– A partire dalla primavera Harry e Meghan non dovranno più adempiere ad obblighi legati alla famiglia reale, non utilizzeranno il titolo di altezze reali e non rappresenteranno formalmente la regina. Allora perchè non guardarsi intorno e puntare magari sulla più influente piattaforma in streaming di produzione tv, Netflix, come hanno fatto anche Michelle e Barack Obama? Nulla osta ad un loro coinvolgimento, secondo i vertici di Netflix: Ted Sarandos, a capo dei contenuti, lo ha confermato alla Press Assiciation durante un evento a Los Angeles. “Chi non sarebbe interessato? Si, certo”, ha detto.

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Sanremo 2020, da Bellucci alla Clerici: ecco le donne di Amadeus
Clerici, Leotta, D’Aquino, Chimenti e Novello

14 Gennaio 2020 11:15

Amadeus ha presentato in conferenza stampa alcune delle donne che saranno presenti con lui al Festival di Sanremo: Antonella Clerici, Diletta Leotta, Emma D’Aquino, Laura Chimenti, Francesca Sofia Novello.”E’ confermata anche la presenza di Monica Bellucci, la seconda sera”, annuncia Amadeus, nella tradizionale conferenza stampa di presentazione. “Ci saranno anche Rula Jebreal, Sabrina Salerno, Alketa Vejsiu, Mara Venier e Georgina Rodriguez (nella serata del giovedì)”.Tra gli ospiti ci saranno anche la popstar Dua Lipa e Johnny Dorelli. Confermati poi Massimo Ranieri che canterà con Tiziano Ferro e Mika. “Su altri nomi stiamo lavorando per chiudere i contratti – aggiunge il direttore artistico -: vorremo Al Bano e Romina, con un inedito scritto da Malgioglio, Zucchero e Ultimo. Speriamo di averli”.”Ho incontrato Rula Jebreal la prima volta a settembre”, ha raccontato Amadeus in conferenza stampa. “Volevo una giornalista internazionale che parlasse di donne. Come sapete – ha aggiunto alludendo alle polemiche dei giorni scorsi – mi occupo di spettacolo e non di politica, nel mio Sanremo è lo show che deve prevalere. Cercavo una persona dal sapore e dall’esperienza internazionale che parlasse di donne: quando si accusa la violenza, penso che non ci sia colore della pelle, ceto sociale o appartenenza politica che tenga. La donna va rispettata ovunque nel mondo”.”Sarà fantastico fare parte del cast di Sanremo. Amadeus ha realizzato un sogno”, dice Tiziano Ferro in un video trasmesso durante la conferenza di presentazione. “Sanremo mi ha fatto diventare sognatore: lo guardavo da piccolo immaginando di fare quello nella vita. A 40 anni essere felice come un bambino di 8 è una fortuna”. Tiziano Ferro sarà presente tutte e 5 le serate al teatro Ariston: “Succederanno cose belle, divertenti e anche emozionanti. Amadeus è persona appassionata, merita quello che sta vivendo adesso. Sarà una bella, bella edizione. Non vedo l’ora di esserci”.

Tributo all’autore di ‘O sole mio nel centenario della morteMusica e poesie con la presentazione di due canzoni dimenticate

14 gennaio 202012:51

– Una mattinata di canzoni e poesie a Napoli per ricordare l’autore di ‘O sole mio nel centenario della morte. Si intitola Capurro 100 il tributo a Giovanni Capurro in programma domenica 19 gennaio alle 11.30 presso la sala da concerto Napulitanata.
Ideato dalla Fondazione Bideri e promosso con Napulitanata, l’evento celebra una delle figure più importanti della canzone classica napoletana. Giovanni Capurro se ne andò il 18 gennaio 1920, lasciando un patrimonio di versi che, solo in forma musicale, conta oltre 200 titoli.
Capurro 100 vedrà protagonisti l’ensemble Napulitanata, la cantante Francesca Fariello, il giornalista-poeta Gianni Valentino e lo studioso Ciro Daniele.
Proprio Ciro Daniele darà il via alla matinée con un intervento dedicato alla poetica e alla vita di Giovanni Capurro. Subito dopo sarà la volta del collettivo Napulitanata che interpreterà Lili Kangy, Ammore che gira, Addo cemette ‘o musso Margarita e Quanno mammeta nun ce sta.

Arte: Belice, sindaco, restaurare opere di ConsagraAppello al ministro Beni culturali, sculture a rischio

PALERMO14 gennaio 202013:01

– Nei giorni in cui ricorre l’anniversario per il terremoto del Belìce, che nel 1968 distrusse interi paesi, compresa Gibellina, il sindaco di Gibellina, Salvatore Sutera e l’assessore alla cultura, Tanino Bonifacio, hanno inviato una lettera al ministro per i beni culturali, Dario Franceschini “affinché si possano restaurare, in breve tempo, le numerose opere che Pieto Consagra, amico di Ludovico Corrao, realizzò nel nuovo centro di Gibellina.
L’appello rivolto al Ministro ha proprio come tema “Salviamo la bellezza di Gibellina” e, non a caso, è stato rivolto a Franceschini in occasione del centenario della nascita del maestro: Consagra nacque a Mazara del Vallo ed è stato sepolto, per sua volontà, al cimitero di Gibellina nel 2005. Gibellina è stata eletta a luogo altamente simbolico da Consagra e, proprio qui, il maestro volle realizzare il progetto di “Città frontale” dice Bonifacio. Le opere di Consagra non sono state mai restaurate, ma alcune di loro ora sono a rischio.

Riparte Scrittura creativa PordenonescriveAnche Tarabbia tra docenti 11/a edizione

PORDENONE15 gennaio 202011:04

– Per cinque settimane Pordenone riprende le attività di scrittura creativa con la 11/a Scuola di Scrittura Creativa, curata dagli scrittori Alberto Garlini e Gian Mario Villalta, promossa dalla Fondazione Pordenonelegge e che annovererà tra i docenti Andrea Tarabbia (Premio Campiello).
L’appuntamento è dal primo febbraio al 7 marzo 2020, ogni sabato; è prevista una ‘full immersion’ di 36 ore di lezione per “Scrivere insieme le trame della vita”.
In particolare, Michela Marzano approfondirà i rapporti tra fiction e autobiografia; Nadia Terranova terrà una lezione dedicata al gotico siciliano e un laboratorio sul romanzo famigliare. Marcello Fois si soffermerà, invece, sull’amicizia, Tullio Avoledo sull’Ucronia (possibilità di inventare sviluppi diversi della storia), mentre i curatori di Pordenonescrive, Alberto Garlini e Gian Mario Villalta, daranno vita ad altrettanti laboratori sulla costruzione del romanzo e alla poesia come forma “alta” di utilizzo della lingua.

Dua Lipa e Johnny Dorelli tra gli ospiti di SanremoConfermati anche Massimo Ranieri e Mika

14 gennaio 202015:37

– Tra gli ospiti di Sanremo ci saranno anche la popstar Dua Lipa e Johnny Dorelli. Lo ha reso noto Amadeus, durante la conferenza stampa di presentazione del festival.
Confermati poi Massimo Ranieri che canterà con Tiziano Ferro e Mika. “Su altri nomi stiamo lavorando per chiudere i contratti – aggiunge il direttore artistico -: vorremo Al Bano e Romina, con un inedito scritto da Malgioglio, Zucchero e Ultimo.
Speriamo di averli”.

Libri per bimbi dominano top 10 della NY Public LibraryPrimo “Un giorno di neve”, poi anche Seuss, Sendak, E.B. White

NEW YORK15 gennaio 202011:03

I libri per l’infanzia dominano la top ten dei volumi piu’ prestati di sempre dalla Public Library di New York. La biblioteca, la cui sede principale su Fifth Avenue e’ guardata a vista da leoni di pietra, ha pubblicato l’elenco in occasione del 125esimo anniversario della fondazione e “The Snowy Day” (Un giorno di neve) di Ezra Jack Keats e’ in testa alla classifica con 485.584 uscite dalla pubblicazione nel 1962.
E’ una favola semplice di un bambino afroamericano che per la prima volta si trova in mezzo a una nevicata. L’avventura del piccolo Peter “e’ uno di primi esempi di diversità nella letteratura per l’infanzia”, ha commentato la Library in una nota che accompagna la classifica.
Secondo in lista e’ il leggendario “Cat in the Hat” di Dr.
Seuss, preso in prestito per ben 469.650 volte. Altri libri per bambini sono inclusi nella top ten: “Nel Paese dei Mostri Selvaggi” di Maurice Sendak, pubblicato nel 1963, ha circolato per 436.016 volte, seguito da “La Tela di Charlotte” di E.B.
White con 337.948 prestiti e, al decimo posto, “Il piccolo Bruco Maisazio” di Eric Carle. In lista anche libri per adulti come “1984” di George Orwell, terzo classificato, “Il Buio oltre la Siepe” di Harper Lee, al quinto posto, “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury, settimo, e “Come trattare gli altri e farseli amici” di Dale Carnegie all’ottavo posto. Nono, a meta’ tra grandi e bambini, “Harry Potter e la Pietra Filosofale”. La lista non include “Buonanotte Luna”, il popolarissimo libretto illustrato di Margaret Wise Brown e la Library spiega il perché: sarebbe entrato in classifica se non fosse che una bibliotecaria, Anne Carroll Moore, odiava tanto il racconto all’epoca della pubblicazione nel 1947 che la biblioteca non lo inserisco’ in catalogo che nel 1972.

Piccinni, ‘cervello in fuga’ nel SettecentoRinomato alla corte di Maria Antonietta, lo celebra la sua Bari

BARI14 gennaio 202018:14

– Compositore di successo alla corte di Maria Antonietta, Niccolò Piccinni viene celebrato dalla sua Bari nel giorno della nascita, il 16 gennaio di 292 anni fa, per iniziativa del Fai di Bari con il Museo civico, il Conservatorio e tante adesioni. “Ora diremmo un cervello in fuga – sottolinea il sindaco di Bari, Antonio Decaro -. Da quest’anno vogliamo che sia un appuntamento ricorrente, nel segno della conoscenza e della gratitudine nei confronti di un musicista internazionale a cui è intitolato il nostro Teatro Comunale, appena riaperto dopo un lungo e accurato restauro”.
A Bari anche il Conservatorio si chiama Piccinni. Nato nel 1728, si formò a Napoli e contribuì allo sviluppo dell’Opera Buffa, ma il suo grande successo lo ebbe alla corte di Parigi.
Le celebrazioni partiranno alle 17 con l’illuminazione della statua di Piccinni nel centralissimo corso dove affacciano il Teatro e il Comune, per concludersi a Casa Piccinni in piazza Mercantile, dopo concerti e altre iniziative.

Moda: Rita Ora nel Magic Garden di Thomas SaboLa cantante protagonista campagna gioielli del marchio tedesco

14 gennaio 202017:18

– Rita Ora è la protagonista della campagna della collezione di gioielli e orologi per la primavera-estate 2020 del marchio tedesco Thomas Sabo. Ispirata ad un giardino magico, la collezione ruota intorno a inedite creazioni a foggia di colibrì, libellule e caleidoscopi.
Realizzata in argento sterling, la collezione ispirata alla natura sfodera pietre colorate in nuance che vanno dai toni pastello ai colori dell’arcobaleno, particolari rifiniti in oro giallo e dettagli che si accendono di riflessi iridescenti.
Classici reinterpretati, charms e orologi coordinati vanno ad aggiungersi alle nuove proposte.

Doris Femminis vince il Premio svizzero dei letteratura 2020La cerimonia di premiazione il 13 febbraio a Berna

14 gennaio 202017:43

– Doris Femminis con ‘Fuori per sempre’, pubblicato da MarcosyMarcos, è la vincitrice del ‘Premio svizzero di letteratura 2020’. La cerimonia di premiazione avrà luogo il 13 febbraio presso la Biblioteca nazionale svizzera a Berna.
“Fuori per sempre affronta con oggettività il tema difficile dell’abuso e del disagio psicologico, costruendo la narrazione intorno al punto di vista di personaggi realistici e complessi.
Privo di compiacimenti, asciutto nello stile, il romanzo rappresenta efficacemente ambienti e paesaggi, tanto naturali quanto sociali. Femminis ha saputo costruire una trama in cui la reticenza e la rivelazione si alternano e si intrecciano per raccontare con piena consapevolezza un’esperienza umana profonda e autentica” sottolinea la motivazione al premio.
La Femminis è nata nel 1972 tra le montagne della Svizzera italiana.

Arte: tutto pronto a Bologna per via Art City 2020Spettacoli e mostre in tutta la città dal 24 al 26 gennaio

OLOGNA14 gennaio 202017:47

– L’arte protagonista nei luoghi dismessi o recuperati di Bologna, più spazio alle artiste, quest’anno più numerose dei colleghi uomini, e un vivace “confronto generazionale”, come lo ha definito il direttore artistico Lorenzo Balbi, “tra affermati protagonisti e giovani emergenti” per dare spazio a tutti. Sono alcuni dei tratti distintivi della art week che segna l’ottava edizione di Art City Bologna, il cartellone di oltre centro tra mostre, eventi, performance e spettacoli promosso dal Comune in collaborazione con BolognaFiere in concomitanza con Arte Fiera, la fiera internazionale di arte moderna e contemporanea in calendario dal 24 al 26 gennaio.
Un’edizione che “non ha un tema preciso – ha aggiunto – ma che è un’unione di tanti argomenti. Per il 2020 il medium è la pittura”. Sotto la direzione di Balbi, è stato ideato un ricchissimo programma che prevede uno special project e 22 main project, tutti gratuiti, riassunti in una guida, formato tabloid, e in una app interattiva. Sabato 25 gennaio torna la Art City White night, la notte bianca dell’arte con gallerie, palazzi storici e negozi aperti, performance ed eventi.
“Art City è un progetto che è esploso negli ultimi anni – ha commentato l’assessore comunale alla cultura Matteo Lepore – è bello potere usare spazi dismessi come Dumbo o altre strutture per ospitare l’arte”. Tra gli eventi da non perdere “c’è la prima nazionale di ‘La vita nuova’ di Romeo Castellucci – ha aggiunto Balbi – in programma a Dumbo nel fine settimana di Arte Fiera, la mostra internazionale al Mambo dal titolo ‘AgainandAgainandAgainand’, sul tema delle ciclicità del tempo con opere di artisti presentati anche per la prima volta in Italia e l’apertura al pubblico dello studio di Concetto Pozzati, simbolo per l’arte bolognese”.

Stoner, esce in edizione economica romanzo cultoIl 16 gennaio per Fazi Editore

14 gennaio 202019:22

Arriva in libreria il 16 gennaio, in edizione economica a 10 euro, ‘Stoner’, il romanzo culto dell’americano John E. Williams – pubblicato da Fazi nella traduzione di Stefano Tummolini – che ha vissuto una vera e propria rinascita in questi ultimi anni.
Poeta e narratore, nato nel 1922 in una famiglia di modeste condizioni economiche del Texas, John Edward Williams, dal 1942 al 1945 è stato di stanza in India e in Birmania. Ha vissuto a Denver, dove è morto nel 1994, tutta la vita. E’ autore di Stoner, Butcher’s Crossing, Augustus e Nulla, solo la notte.
Nelle 330 pagine di Stoner, apparso per la prima volta nel 1965 senza grande clamore, ristampato dalla New York Review Books nel 2006, Williams racconta la vita all’apparenza piatta e desolata del professor Stoner che non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato. Il professore mantiene sempre lo stesso lavoro, resta infelicemente sposato alla stessa donna per quasi quarant’anni, ha sporadici contatti con l’amata figlia, per i suoi genitori è un estraneo e per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Un’esistenza in fondo banale che Williams e’ riuscito a trasformare in una storia appassionante

Bastianich, nello spettacolo vince la passioneDa 15/1 su TV8 imprenditore nuovo giurato a Italia’s Got Talent

15 gennaio 202009:37

“Per me quello dello spettacolo è un mondo fatto di passione, e quando si tratta di talento, giudicare è molto più complicato. Il talento o ce l’hai o non ce l’hai”. Se in cucina ha sempre sferzato con il suo “caratteraccio” inflessibile gli aspiranti chef giunti al suo cospetto, forse questa volta mostrerà un lato diverso di sé Joe Bastianich protagonista nelle vesti di nuovo giurato, sempre temutissimo, della edizione 2020 di “Italia’s Got Talent”, il programma prodotto da Fremantle e condotto per il quarto anno da Lodovica Comello che dal 15 gennaio sarà in onda su TV8 tutti i mercoledì alle ore 21.30 in prima visione.Direttamente da Masterchef Italia, Bastianich dividerà con Federica Pellegrini, Mara Maionchi e Frank Matano, veterano del gruppo al suo quinto anno come giurato, l’arduo compito di giudicare l’ampia schiera di ballerini, cantanti, imitatori, illusionisti, contorsionisti, funamboli, comici ed addestratori che si presenteranno sul palco per mostrare quanto sono bravi in soli 100 secondi. “In cucina, dopo 30 anni di ristorazione, sono diventato molto esigente: credo che in quel settore si tratti molto di talento, quanto di tecnica e di tante prove. Con l’arte invece è diverso, è l’emozione ciò che ti colpisce, per questo sarò meno severo con i concorrenti e avrò un altro atteggiamento”, dice Bastianich al telefono intercettato mentre si trova a New York. Nelle 7 puntate di audizioni (registrate nei teatri di Avellino, Milano e Vicenza), prima di arrivare all’attesissima finale live (in cui a decretare il vincitore saranno gli spettatori da casa), ciascun concorrente avrà dunque meno di due minuti per non essere eliminato, dimostrare di valere almeno 3 “sì” della giuria e ottenere il lasciapassare alla fase successiva della gara, o magari per meritarsi addirittura l’ambitissimo Golden Buzzer, il pulsante dorato con il quale i giurati possono far accedere il candidato direttamente alla finale.Da quest’anno poi anche il pubblico sarà dotato di un proprio Golden Buzzer: alla fine della settima puntata verrà aperto il televoto e il pubblico potrà votare e scegliere il proprio finalista, aggiungendolo agli 11 selezionati dalla giuria. “Anche io mi metterò in gioco come musicista e cantante”, assicura l’imprenditore, che si è trovato benissimo con i suoi compagni di avventura, “Mara la conosco da anni, ho conosciuto la campionessa Federica e Matano, col quale ormai siamo migliori amici: questa è una giuria fantastica, super adatta al programma e molto divertente”. Anche in questa edizione di “Italia’s Got Talent” sono in tanti gli aspiranti campioni del talento: tra i partecipanti, il 50% dei concorrenti proviene dal Nord, il 22% dal Centro, il 16% dal Sud e il 12% dall’estero, con una predominanza di ballerini (21%), seguiti da musicisti (11%) e comici (10%), e il 41% degli iscritti che ha un’età compresa tra i 26 e i 41 anni (il concorrente più giovane è un sassofonista di appena 5 anni, la più anziana una ballerina di 94 anni). Se dovesse dare un consiglio a chi si appresta a salire sul palco cosa gli direbbe per fare colpo sul pubblico? “Gli direi di trasmettere passione, di colpire al cuore con la propria arte chi ha davanti”, afferma Bastianich, “non è importante essere il più bravo al mondo nel canto o nel ballo, ma arrivare al pubblico”. Ma c’è qualcuno tra tanti concorrenti che l’ha colpita al cuore? “Posso garantire che c’è, ma non voglio rovinare la sorpresa”. VAI ALLE NOTIZIE DELLA REGIONE PIEMONTE

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All’Omero di Ancona 35 mila visitatori nel 2019
Nuovo allestimento e sezione Made in Italy con Della Valle

ANCONA14 gennaio 202017:52

– Quasi 35 mila visitatori, 60 eventi, nove mostre e 700 laboratori, cui si aggiungono 30 convegni e corsi di formazione assieme a consulenze in Italia e all’estero (Egitto) sul tema dell’accessibilità museale. E’ il lusinghiero bilancio 2019 del Museo Omero tracciato in un incontro stampa ad Ancona dal presidente Aldo Grassini. Primo contenitore di opere d’arte che si possono toccare, la struttura è diventata dalla sua fondazione nel 1993 un punto di riferimento internazionale su come allestire uno spazio museale aperto a tutti, che ha visto crescere negli ultimi tre anni del 38% il numero delle visite, diventando grazie alle sue molteplici iniziative luogo d’incontro per eventi culturali. Tra questi, oltre alla tradizionale rassegna estiva di teatro e musica ‘Sensi d’estate’, anche l’VIII edizione della Biennale Arteinsieme, cui hanno partecipato 200 scuole e oltre 100 musei e luoghi della cultura, assieme alla mostra ‘Rabarama e i giovani artisti, coi lavori di talenti emergenti ispirati ai temi della nota scultrice. Tra le esposizioni, quella di maggior successo (5.000 presenze) e ancora in corso, è la mostra ‘Toccare la bellezza. Maria Montessori Bruno Munari’, che ha messo insieme per la prima volta i lavori della famosa pedagogista e del grande artista e designer nel segno della tattilità, e che il 25 gennaio prossimo ospiterà un convegno internazionale con Philippe Daverio e la presentazione del catalogo. Per il 2020 si prevede di varare il nuovo allestimento del Museo, che richiede un concorso internazionale, e l’apertura dell’attesa sezione Made in Italy (nella Sala Boxe) donata dall’imprenditore Diego della Valle. Sarà uno spazio dedicato al meglio del design dal 1950 ad oggi, con auto, oggetti di arredamento e di moda che hanno fatto la storia della creatività industriale. E’ prevista invece per l’8 febbraio l’inaugurazione della mostra itinerante ‘Toccar con mano i Longobardi’, percorso tattile di modellini di sette città longobarde italiane che inizia da Ancona il suo percorso espositivo. Tra breve il Museo Omero sarà inoltre segnalato da un totem vicino a Porta Pia denominato Vela al Vento, con video per illustrare gli eventi previsti.

Mostre: arte e fumetti Palazzo Malaspina exhibitions 2020Nuova stagione al via il 18/1 a Barberino Tavarnelle

FIRENZE14 gennaio 202017:54

– Storia, disegno, pittura, scultura, fumetto e arte contemporanea: sono gli ingredienti della stagione culturale del Comune di Barberino Tavarnelle (Firenza) ‘Palazzo Malaspina exhibitions 2020’ presentata oggi nella sede del Consiglio regionale.
La stagione del Malaspina sarà aperta con la mostra collettiva (sabato 18 gennaio) ‘Teste per aria piedi per terra’ con oltre 50 opere del mondo della narrazione illustrata. Sono in cartellone una decina di personali e collettive, con scultori e pittori italiani e stranieri tra cui la rassegna ‘Chianti Comics’ (dal 24 ottobre al 29 novembre) con le firme più celebri del fumetto italiano, la mostra di Paolo Staccioli e Danilo Fusi (dal 4 aprile al 24 maggio), un ‘primo piano’ dedicato al pittore chiantigiano Sergio Nardoni (dal 30 maggio al 19 luglio) e l’esposizione delle tele Joyce Brian (dal 1 agosto al 6 settembre). La stagione espositiva si concluderà con la sesta edizione dei ‘Presepi in mostra’ che accoglierà le interpretazioni del tema della Natività, in forma artigianale e artistica dal 5 dicembre 2020 al 10 gennaio 2021.
“Accoglieremo un anno di eventi che intreccia diverse forme espressive – ha detto il sindaco David Baroncelli – confermando una cifra stilistica in questi anni apprezzata da migliaia di visitatori”. Il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani ha evidenziato “questo impegno”, definito “l’esempio di una Toscana che scommette sulla cultura come leva di attrazione turistica per tutta la nostra regione, e non solo per le grandi città”.

Moda: ispirazione Natura per nuova campagna S/S 2020Foto di Brigitte Niedermair, modelle Selena Forrest e Ruth Bell

14 gennaio 202018:19

– Dior presenta la campagna per la collezione ready-to-wear primavera-estate 2020 di Maria Grazia Chiuri, ispirata all’armonia della natura. Di fronte all’obiettivo di Brigitte Niedermair, le modelle Selena Forrest e Ruth Bell incarnano lo spirito impegnato delle creazioni del direttore artistico. Un vero inno al giardino e alla bellezza della sua diversità, questa serie di foto, accattivanti ed estive, mette in mostra i codici dello spettacolo, dai set tie & dye alla silhouette reinventata del Bar. I fiori selvatici, come tanti tesori conservati in un erbario, sono delicatamente ricamati sugli sguardi, come un manifesto appassionato di eleganza secondo Dior, punteggiato da preziosi accessori con uno spirito couture.

Gucci torna all’infanzia contro la mascolinità tossicaGrembiuli e bermuda, gattini e calzini

14 gennaio 202018:23

Alessandro Michele spiega il senso della collezione Gucci per il prossimo inverno, che è un viaggio nell’infanzia tra pantaloni corti, grembiulini, magliette in taglie da bambino e scarpette con gli occhietti.
Il tema è quello di “una mascolinità che non esclude, il raccontare la complessità dell’essere uomo non per forza come ci è stato raccontato crescendo”. Per questo Alessandro Michele ha “immaginato di tornare un po’ bambino, quando ci viene permesso di essere liberi e meno etichettati perché poi quando cresci – spiega subito dopo lo show – ti dicono “questo non lo puoi più fare”, “questo non è da maschio o da femmina” ed è interessante scoprire come reimparare, tornare indietro è un modo di tornare a imparare, usare il tempo in un modo arbitrario e dire “proviamo a fare qualcosa di diverso perché la tossicità dell’essere maschile in un modo stereotipato é pericolosa – sottolinea – sia per gli uomini che per le donne, gli uomini ne sono schiavi e le donne lo subiscono”.

Diletta Leotta, l’Ariston sarà il mio stadio”Per me sarà come stare a San Siro o al Bernabeu”

SANREMO15 gennaio 202009:34

“L’Ariston sarà il mio stadio.Mi sentirò come a San Siro o al Bernabeu, quello sarà il mio stadio e, per la prima volta, avrò la possibilità di passare da bordo campo direttamente in campo, sperando di poter essere un buon centravanti”. Così Diletta Leotta, volto televisivo del calcio prima per Sky poi per Dazn, si prepara a tornare a Sanremo, stavolta tra le ‘regine’ del festival. “In questo caso i calciatori siamo noi donne e scenderemo in campo con il mister Amadeus, che ci guiderà nel modo migliore”. Amadeus è interista… “Io sarò imparziale e poi ci sarà Georgina, la compagna di Ronaldo, per assicurare la quota bianconera” che farà rivivere la sfida scudetto. Il 70/o Festival di Sanremo sarà anche una celebrazione della figura femminile in cui Diletta esclude che ci sarà gara ad essere la ‘prima donna’. “Nasceranno amicizie, non ci saranno sfide tra noi. Sono contenta, ci sono tante donne con sfaccettature molto diverse l’una dall’altra. Sono particolarmente felice per la presenza di Antonella Clerici che mi ha dato un sacco di consigli e mi ha fatto da Cicerone a Sanremo, un palco che conosce molto bene”. E poi c’è Rula Jebreal, che arriva dopo tante polemiche. “E’ una donna forte e coraggiosa. Sono molto contenta di aprire Sanremo con lei”. Diletta, il calcio, la tv e la musica… quale preferisce? “Faccio radio da tre anni e ascolto tantissimo la musica che va in onda in radio. Qui a Sanremo devo essere imparziale, non posso sbilanciarmi troppo”. Che Diletta sia già la beniamina di questo Festival lo dimostra anche il fatto che tutti la cercano. Finita la conferenza stampa di presentazione del Festival subisce un vero e proprio assalto da giornalisti, fotografi, cineoperatori e addetti ai lavori, magari solo per un selfie. “Volevo mangiare una pizzetta, ma non ce l’ho ancora fatta – dice con ironia – ma tanta attenzione mi inorgoglisce. Non vedo l’ora di cominciare questa avventura, di godere di tutto questo entusiasmo, di farmi trasportare da questa onda bellissima. Sono felice anche perché da oggi posso parlare di questo: finora non l’ho fatto, da ora potrò rispondere a tutti i messaggi che mi sono arrivati in queste settimane”. L’assalto si attenua, c’è il tempo per una pizzetta, un pasticcino, un calice di bollicine. Ora per Diletta scatta la lunga vigilia verso la discesa in campo all’Ariston: la maglia da titolare l’ha già conquistata. Non le resta che aspettare il fischio d’inizio.

Libri per bimbi dominano top 10 della NY Public LibraryPrimo “Un giorno di neve”, poi anche Seuss, Sendak, E.B. White

NEW YORK15 gennaio 202010:20

I libri per l’infanzia dominano la top ten dei volumi piu’ prestati di sempre dalla Public Library di New York. La biblioteca, la cui sede principale su Fifth Avenue e’ guardata a vista da leoni di pietra, ha pubblicato l’elenco in occasione del 125esimo anniversario della fondazione e “The Snowy Day” (Un giorno di neve) di Ezra Jack Keats e’ in testa alla classifica con 485.584 uscite dalla pubblicazione nel 1962.
E’ una favola semplice di un bambino afroamericano che per la prima volta si trova in mezzo a una nevicata. L’avventura del piccolo Peter “e’ uno di primi esempi di diversità nella letteratura per l’infanzia”, ha commentato la Library in una nota che accompagna la classifica.
Secondo in lista e’ il leggendario “Cat in the Hat” di Dr.
Seuss, preso in prestito per ben 469.650 volte. Altri libri per bambini sono inclusi nella top ten: “Nel Paese dei Mostri Selvaggi” di Maurice Sendak, pubblicato nel 1963, ha circolato per 436.016 volte, seguito da “La Tela di Charlotte” di E.B.
White con 337.948 prestiti e, al decimo posto, “Il piccolo Bruco Maisazio” di Eric Carle. In lista anche libri per adulti come “1984” di George Orwell, terzo classificato, “Il Buio oltre la Siepe” di Harper Lee, al quinto posto, “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury, settimo, e “Come trattare gli altri e farseli amici” di Dale Carnegie all’ottavo posto. Nono, a meta’ tra grandi e bambini, “Harry Potter e la Pietra Filosofale”. La lista non include “Buonanotte Luna”, il popolarissimo libretto illustrato di Margaret Wise Brown e la Library spiega il perché: sarebbe entrato in classifica se non fosse che una bibliotecaria, Anne Carroll Moore, odiava tanto il racconto all’epoca della pubblicazione nel 1947 che la biblioteca non lo inserisco’ in catalogo che nel 1972.

Scorsese e Lirico Cagliari, docu-film sbarca in UsaPrima mondiale per “The Oratorio” a festival Santa Barbara

CAGLIARI14 gennaio 202019:18

– La Sardegna con il Coro e l’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari conquista la ribalta internazionale. Sarà proiettato il 23 gennaio in prima mondiale in California, al festival cinematografico di Santa Barbara, “The Oratorio”, il documentario che vede protagonista e ideatore Martin Scorsese, il celebre regista statunitense naturalizzato italiano. Prodotto dalla Provenance Productions di New York per la regia di Jonathan Mann, racconta la riscoperta e prima esecuzione moderna, ad opera del Lirico di Cagliari, del concerto “Oratorio for the Benefit of the Orphan Asylum” (1826).
“Il programma, che ebbe all’epoca come solisti Maria Malibran e suo padre Manuel Garcia, è stato eseguito il 16 ottobre 2018 nella basilica di Old St Patrick a Little Italy da Orchestra e Coro del Teatro, diretti da Donato Renzetti, nell’ambito del progetto di internazionalizzazione della Fondazione da me realizzato negli anni del mio mandato col sostegno della Regione Sardegna e del Mibac”, spiega l’allora sovrintendente Claudio Orazi, oggi alla guida del Carlo Felice di Genova. Dello spartito si erano perse le tracce, ma si è riusciti a ricostruirlo e riproporlo nella sua interezza quasi 200 anni dopo. Scorsese rievoca gli anni in cui da piccolo frequentava quella parrocchia, partecipava al coro della chiesa, per poi diventarne benefattore.
Il progetto di internazionalizzazione del Lirico è culminato con la produzione dell’Ape musicale – prima opera italiana destinata al pubblico americano – di Lorenzo Da Ponte, librettista di Mozart e fine uomo di cultura, “figura cardine nell’instaurazione dei rapporti culturali tra Italia e Stati Uniti – aggiunge Orazi – ‘The Oratorio’ celebra questo antico legame”. Proprio nella cattedrale di Saint Patrick furono celebrati i funerali di Da Ponte. Un’altra coincidenza significativa, che “come in un melodramma – sottolinea il sovrintendente – intreccia i destini degli artisti italiani che hanno dato lustro al Belpaese in terra americana”.
Esprime la sua soddisfazione Nicola Colabianchi, attuale sovrintendente a Cagliari: “Questa ribalta internazionale è motivo di orgoglio, risultato di un’attenzione verso uno sguardo più universale”.

Moda: iniziative green con gli occhiali StingCon Save the planet a sostegno Amazzonia respiro del mondo

14 gennaio 202019:45

– Sting, brand di occhiali del gruppo De Rigo, si schiera in difesa dell’ambiente nella battaglia contro il cambiamento climatico con tre progetti rivolti ad un pubblico di giovani sensibili al tema della sostenibilità ambientale. Il brand ha deciso di essere al fianco della onlus Save the Planet, attiva nella promozione di progetti collettivi green, impegnandosi a compensare le proprie emissioni di Co2 nell’atmosfera e contribuendo così a ridurre l’impatto dannoso che l’uomo ha quotidianamente sull’ambiente. In quest’ottica Sting sosterrà l’iniziativa Amazzonia respiro del mondo, campagna di raccolta fondi a favore dell’Escola Agricola Rainha Dos Apostolos di Manaus che nel cuore della foresta pluviale, promuove il rispetto e la tutela dell’ecosistema. L’intervento di Sting in difesa dell’ambiente non si limita ad iniziative benefiche, ma investe anche i suoi prodotti.
Al fine di ottenere un’effettiva riduzione nell’utilizzo della plastica usa e getta, il più giovane housebrand di De Rigo si è interrogato su come rendere meno nocive per il pianeta le diverse parti che compongono la confezione di un paio di occhiali: dall’astuccio alla bustina, fino all’espositore presente nel negozio dell’ottico. Ogni componente è riciclabile, non plastificata e certificata FSC (Forest Stewardship Council), regolarmente tracciata e realizzata con materie prime derivanti da foreste gestite secondo principi eticamente corretti. Alcune componenti sono state anche reinventate per offrire nuove opportunità di utilizzo. L’astuccio porta occhiali, ad esempio, è stato trasformato in una borraccia nei colori verde, blu e rosso a simboleggiare il legame con la terra, il mare e l’energia vitale. Inoltre Sting lancia proprio in questi giorni, coinvolgendo oltre duemila classi delle scuole superiori italiane Your Talent, Your Future, che vedrà gli studenti impegnati in un contest di progettazione per l’occhiale del futuro che premierà le idee migliori con buoni spesa per istituti e ragazzi. I docenti guideranno gli studenti attraverso un percorso formativo fondato sulla consapevolezza del cambiamento climatico e l’attenzione all’ambiente.

Achille, l’eroe malinconicoNelle pagine di Norcia rivive l’antico mito

15 gennaio 202011:02

GIUSEPPINA NORCIA, L’ULTIMA NOTTE DI ACHILLE (Castelvecchi, 157 pp, 17,50 euro) Bisogna avere sangue ellenico nelle vene per scrivere un libro così. Non per la capacità stilistica di assorbire e riproporre il ritmo e il tono di Omero, ma per la padronanza di interpretarne lo spirito, appropriandosi dei sentimenti e dei princìpi achei. Dunque questa ultima notte di Achille ripropone la vita dell’eroe in una inedita versione, collaterale all’Iliade, tangenziale al corso degli eventi che attraversò Achille nella sua breve vita, e all’ardore che lo animò.
Bisogna, dunque, essere almeno siciliani, come è l’autrice, Giuseppina Norcia. A raccontare le gesta e la vita non è in prima persona la Norcia però, oppure Omero, né uno di quei tanti autori dell’epoca che, come era uso, intersecavano brani e nomi noti a nuove storie, a nuovi fatti, aggiungendo mito al mito, volti all’almanacco eterogeneo che abitava il Pantheon e più in basso l’Acropoli e la società comune, in un intreccio di destini, già scritti. La novità introdotta dalla Norcia sta nel fatto che a raccontare la vicenda è un protagonista d’eccezione: Thanatos, la Morte, il dio nero e silenzioso, colui che rimane “quando anche gli dei fuggono per non sporcarsi di dolore e di sangue, per non vedere abissi di solitudine e rimpianto aprirsi negli occhi di un uomo che muore”. Thanatos, colui che tutti porta via e che accompagna Achille, in paziente attesa, dal concepimento dei passionali Teti e Peleo fino allo scoccare della freccia davanti alle Porte Scee durante l’assedio di Troia, l’inutile mattatoio. Lì dove trovano la morte i migliori: Patroclo, l’amante di Achille che di questi veste le armi, Ettore, Menesteo, Troilo. Una paziente attesa quella di Thanatos, che conosceva il destino di Achille, così come lo conosceva la splendida Teti che, pazza d’amore per il figlio, farà di tutto per renderlo immortale. Ci riuscirà, ad eccezione di quel tallone. Lui, nelle pagine della Norcia è il giovane malinconico che avrebbe voluto condurre una vita ordinaria, è la potenza svogliata, che non vuole essere importunata, svegliata, non vuole la si chiami a intervenire. Se il solito Ulisse, accompagnato da Diomede e entrambi imbeccati dall’indovino Calcante, non lo avesse scovato a Sciro convincendolo a seguirli in guerra, lui avrebbe continuato – dopo essersi a lungo finto Pirra – a vivere con l’innamoratissima moglie, la bella Deidamia, che gli diede un figlio, Neottolemo. Ancora dopo il sacrificio di Ifigenia, figlia di Agamennone e Clitennestra, ipotizzava con Patroclo l’ipotesi di tornare a Ftia invece che andare in guerra. E chissà che non sarebbe rimasto sul Pelio, con il Maestro, il centauro Chirone, ad addestrarsi, se Teti non fosse andata a prenderlo. Ma il destino è scritto e segnato, quello degli eroi poi, è scolpito nella roccia, è un “giogo”.
Perché gli eroi vivono “nella paura di sparire”, dunque subiscono per la guerra di Troia un “richiamo irresistibile”, per quanto essa “ingiusta e bugiarda possa essere”.

Gallerie d’Italia, a Torino quarta sede dedicata alla fotografiaA Palazzo Turinetti, pronta in due anni

TORINO15 gennaio 202009:44

Nasce in piazza San Carlo, l’elegante ‘salotto’ di Torino, il nuovo polo museale di Intesa Sanpaolo. Palazzo Turinetti, storico edificio con sale ricche di decori, stucchi e specchi, sede sociale di Inesa Sanpaolo, ospiterà la quarta sede delle Gallerie d’Italia: affiancherà quelle di Milano, Napoli e Vicenza, che nel 2019 hanno accolto oltre 500.000 visitatori. Il nuovo museo, che sarà pronto fra un paio d’anni, sarà dedicato prevalentemente alla fotografia e video-art, con mostre temporanee di fotografi di respiro internazionale. Per presentare il progetto, nuovo segnale dello stretto rapporto con il territorio, ma anche tassello del Progetto Cultura della banca, a Torino sono arrivati i vertici del gruppo: il presidente emerito Giovanni Bazoli, il presidente Gian Maria Gros-Pietro e il consigliere delegato Carlo Messina. “E’ una grande prova d’amore, un nuovo atto concreto dopo l’investimento nel polo assicurativo”, ha commentato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio. “Siamo orgogliosi ed entusiasti, è un investimento importante per gli sforzi che facciamo e che hanno portato a un aumento del 21% delle presenze di turisti nell’ultimo anno”, ha sottolineato la sindaca Chiara Appendino. Gli spazi espositivi – ha spiegato Michele De Lucchi, curatore del progetto – saranno per la maggior parte ipogei, accessibili da una grande scalinata, nell’attuale cortile, che porterà luce naturale alla hall di ingresso. Ci saranno aree dedicate alla didattica e a un laboratorio di restauro. Sarà esposta una selezione di opere delle collezioni della banca, tra le quali l’Archivio Piblifoto, costituito da circa 7 milioni di scatti fotografici su eventi, personalità e luoghi realizzati dall’inizio degli anni Trenta agli anni Novanta del ‘900 e acquisito recentemente da Intesa Sanpaolo. “Noi siamo il primo datore privato di lavoro in Piemonte perché diamo più lavoro di Fca e della Ferrero e siamo gli unici che stanno portando l’accelerazione nelle assunzioni con il progetto assicurativo. Questa città e questa regione senza Intesa non esistono”, ha rivendicato con orgoglio Messina che ha parlato del progetto museale come di “un grande investimento per fare tornare il palazzo di piazza San Carlo, svuotato con lo spostamento dell’attività nel grattacielo, a essere il centro della città. Un regalo a Torino”. Gros-Pietro ha ricordato che “Intesa Sanpaolo ha oltre 8.000 dipendenti in Piemonte e più di 3.600 a Torino ed è il primo gruppo al mondo ad avere quattro musei di proprietà messi a disposizione della comunità”.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Chevalier, ecco la mia ricamatrice
Nuovo romanzo dell’autrice La ragazza con l’orecchino di perla

15 gennaio 202010:00

TRACY CHEVALIER ‘LA RICAMATRICE DI WINCHESTER’ (NERI POZZA, PP 287 , EURO18). Zitelle, o con più garbo definite donne in eccedenza, lo diventarono, e non per scelta, circa due milioni di inglesi negli anni ’30 del secolo scorso, quando la prima guerra mondiale aveva falcidiato gli uomini e non ce ne erano a sufficienza per garantire un matrimonio a tutte. Violet, la protagonista de ‘La ricamatrice di Winchester’, il nuovo romanzo di Tracy Chevalier, autrice del best seller ‘La ragazza con l’orecchino di perla’, era una di quelle.
Giovani costrette a cercare una strada fuori dal matrimonio e dal destino di badanti per i genitori, rassegnandosi a lavori ingrati per garantirsi l’indipendenza e inventandosi nuovi spazi sociali dove coltivare relazioni adatte a donne sole. Come diventare appunto ricamatrice della Cattedrale di Winchester, un’associazione fondata proprio agli inizi degli anni ’30 per decorare le centinaia di cuscini cuciti per rendere più confortevole la permanenza dei fedeli nella chiesa. “Volevo una storia che parlasse ancora di una donna sulla scia della ragazza con l’orecchino di perla, ma più adulta e ambientata in tempi più vicini ai nostri – spiega Tracy Chevalier a Milano per il lancio dell’edizione italiana del suo libro – Violet ha 38 anni ed è una donna costretta suo malgrado ad emanciparsi, porta avanti una battaglia che apre le premesse alle successive conquiste femminili, anche se incredibilmente per certi versi oggi non sembra siano passati 90 anni anni da allora, è vero siamo più libere, abbiamo più opportunità di lavoro e di movimento, ma certe etichettature sono rimaste: parlo con tante mie amiche single e mi raccontano di sentire su di loro spesso tutta la differenza con cui vengono trattate rispetto alle donne sposate”.
Violet riesce ad abbattere i pregiudizi del tempo, lavora come dattilografa e impone pure alcune scelte al suo datore di lavoro, si concede ogni tanto incontri con uomini conosciuti nei bar, diventa amica di due donne lesbiche, fino ad innamorarsi di un campanaro sessantenne e sposato. E continuando a ricamare cambia pure la trama della sua vita.
Un libro al femminile, dove gli uomini sembrano comparse spaesate di fronte a queste nuove donne. “Si direi che gli uomini sono sorpresi, sembrano pure accettare certi cambiamenti, finché non intaccano delle norme consolidate – spiega la scrittrice – Quando succede si aspettano che la donna torni a comportarsi secondo le vecchie regole”. Tracy, che è nata a Washington ma da decenni vive in Inghilterra, è già al lavoro per il prossimo libro che sarà ambientato in Italia. “Lo avevo promesso durante un mio incontro al Festival della Letteratura a Mantova – ha detto – Si svolgerà a Murano tra i lavoratori e le lavoratrici del vetro”. Come fa sempre con i suoi libri si documenterà con pignoleria e precisione e tornerà quindi spesso in Italia ‘un paese che amo, soprattutto per il suo sole, le bellezze, il cibo’. L’Inghilterra invece le sta procurando qualche dispiacere (‘ma non chiedetemi nulla di Megan’, esclama riferendosi alle vicende dei reali). “Vedo in quel paese molta inquietudine, rabbia, divisioni – ammette – ma credo sia un pò cosi in tutto il mondo”.

Beauty: profumi e alchimia, Sileno Cheloni lancia SatanelIl maestro profumiere lancia i profumi personalizzati ‘fai date’

15 gennaio 202009:50

– Il maestro profumiere Sileno Cheloni non trascura l’alchimia per le sue fragranze magiche e oltre ad invitare i sui clienti a creare profumi personalizzati, all’insegna del motto latino olere e facere, annusare e fare, lancia il suo nuovo profumo dal titolo evocativo, Satanel, dal nome dell’angelo prediletto di Dio che dopo la sua caduta viene allontanato dal paradiso diventando Satana. Satanel è un Extrait de Parfum con un carattere intensamente deciso che viene sprigionato dalle note olfattive di Rosa Bulgara, Frankincense, Zafferano e Oud. Sofisticata, potente, questa fragranza prende ispirazione dalla raffinatezza e dal calore di lungo caftano in velluto rosso. La bottiglia che la custodisce ha la forma dell’ampolla alchemica che veniva utilizzata in epoca medicea per conservare i veleni.

‘Richard Jewell’, l’eroe obeso di EastwoodIn sala il film su attentato al Centennial Olympic Park

15 gennaio 202011:20

‘Richard Jewell’, trentenne sovrappeso che vive ancora con la mamma e si considera un tutore della legge anche se svolge per lo più lavoretti di piccola sorveglianza, è l’inedito eroe dell’ultimo film di Clint Eastwood. Un eroe buffo, infantile, inadeguato, ma a cui ti affezioni subito. Zelante soldatino pieno di impacci e inutili certezze, Richard (Paul Walter Hauser) considera infatti sua principale missione proteggere gli altri ad ogni costo. È insomma un vero e proprio patriota: durante le Olimpiadi del 1996 fu lui il primo a dare l’allarme quando scoprì uno zaino sospetto abbandonato sotto una panchina. Una cosa che limitò i danni dell’attentato del 27 luglio al Centennial Olympic Park e che rese Richard Jewell, suo malgrado, l’eroe che aveva sempre sognato di essere oltre che l’orgoglio della protettiva madre (Khaty Bates, l’unica di questo grande film ad essere candidata all’Oscar). Una celebrità, la sua, che come si vede nel film di Eastwood in sala dal 16 gennaio con Warner, durerà ben poco per ribaltarsi in un incubo. Dopo pochi giorni infatti l’aspirante alle forze dell’ordine diventa il sospettato numero uno dell’FBI, diffamato sia dalla stampa che dalla popolazione. Dalla sua parte solo l’avvocato indipendente Watson Bryant, il premio Oscar Sam Rockwell, mentre contro di lui: l’investigatore capo dell’FBI (Jon Hamm), e Kathy Scruggs (Olivia Wilde) la rampante giornalista dell’Atlanta Journal-Constitution. Basato sulla vera storia dell'”eroe di Atlanta” e su un articolo intitolato ‘American Nightmare’, ‘Richard Jewell’ ha fra i produttori Leonardo DiCaprio e Jonah Hill. Su questa vicenda poi, ancora molto dibattuta negli States, esce in libreria dal 21 gennaio con la Mondadori ‘Il caso RIchard Jewell. La storia di un uomo in cerca di giustizia’ a firma di Kent Alexandre, il procuratore che seguì all’epoca le indagini, e di Kevin Salwen giornalista del Wall Street Journal.
“Spesso vediamo storie di persone potenti che vengono accusate, ma avendo disponibilità economica possono permettersi un bravo avvocato e sfuggire subito alle accuse – spiega Eastwood- . La storia di Richard mi ha colpito perché invece tratta di un uomo comune, una persona qualunque. Un uomo, tra l’altro, perseguitato in tutti modi senza alcuna prova. Il fatto è – continua il regista – che c’era fretta di trovare il colpevole e lui non aveva alcun potere di sfuggire alle accuse”.
E ancora Eastwood: “Ecco perché ho voluto fare questo film, per risanare l’onore di Richard. Perché è un uomo comune che aspira a diventare un poliziotto per dedicarsi all’umanità e che per aver fatto un gesto eroico si trova costretto a pagare un prezzo troppo alto e viene dato subito in pasto ai lupi. Spero – conclude polemicamente – che le persone oggi in America abbiano davvero realizzato che il vero attentatore si è presentato sei anni dopo e ha anche confessato il suo reato. Quel pubblico, che ha accusato Richard senza alcuna prova, deve insomma finalmente capire quanto quell’ uomo sia stato un eroe”.

Mostre, da Leonardo a McCurryA Brescia le donne nell’arte dal Rinascimento alla Belle Époque

MONZA15 gennaio 202010:31

– Tante le suggestioni offerte dalle mostre in programma il prossimo weekend, dallo sguardo indagatore di McCurry all’universo femminile come fonte di ispirazione per i pittori, a partire dal Rinascimento e fino alla Belle Époque, e poi ancora il genio di Leonardo, seguendo il racconto compiuto dalle carte d’archivio, e i volti e le ombre dell’artista contemporanea Liao Pei.
MONZA – All’Arengario dal 17 gennaio al 13 aprile 70 immagini raccontano la passione universale per la lettura, secondo la sensibilità di uno dei più grandi fotografi contemporanei: è la mostra “Leggere” di Steve McCurry che raccoglie gli scatti realizzati in 40 anni di carriera, opere in cui l’autore ha rappresentato persone di tutto il mondo, assorte nell’atto intimo del leggere.
BRESCIA – Dagli albori del Rinascimento al Barocco, fino alla Belle Époque, le donne sono sempre state fonte di ispirazione per gli artisti: lo documenta “Donne nell’arte. Da Tiziano a Boldini”, allestita dal 18 gennaio al 7 giugno a Palazzo Martinengo. Nel percorso 90 capolavori di artisti quali Tiziano, Guercino, Pitocchetto, Appiani, Hayez, Corcos, Zandomeneghi e Boldini, dedicati alla rappresentazione dell’affascinante complessità dell’universo femminile.
MILANO – La Galleria Bottegantica ospita dal 17 gennaio al 29 febbraio “Novecento privato. Da de Chirico a Vedova”: la mostra celebra il ritorno di grandi artisti del secolo scorso in quegli spazi storici (all’epoca gli ambienti erano occupati dalla Galleria del Naviglio) dove, nel secondo dopoguerra, essi erano stati accolti quali giovani protagonisti dell’arte del loro tempo. Il percorso si compone di 30 opere, in un suggestivo viaggio cronologico e visivo. Un focus sulla vita, sulle opere, sui luoghi e sull’uomo Leonardo, in una vera e propria passeggiata emozionale: è la mostra “Nero su bianco. Carte d’archivio raccontano Leonardo” allestita in occasione dei 500 anni dalla morte del genio italiano all’Archivio di Stato dal 16 gennaio al 28 marzo. La mostra si basa sulle fonti documentarie conservate nell’Archivio e si avvale anche delle tecnologie 2D e 3D. Tra i documenti più importanti anche l’unica firma autografa a oggi conosciuta di Leonardo, vergata da sinistra verso destra di fronte al notaio Antonio de Capitani in calce al contratto per la realizzazione del dipinto “La Vergine delle Rocce”, oggi esposto al Museo del Louvre.
ROMA – Apre il 18 gennaio “Riscatti di città”, in programma fino al 17 febbraio a Palazzo Merulana: tra fotografia, grafica, video e progetti architettonici realizzati e visionari, l’esposizione offre una panoramica sullo scenario urbanistico e architettonico di Roma per mezzo di un approccio multidisciplinare al fine di stimolare (anche con una serie di attività correlate) la discussione e il confronto sul tema della rigenerazione urbana. “L’invisibilità non è un superpotere” è la mostra in programma dal 16 gennaio al 6 febbraio al WeGil: esposte 10 fotografie, scattate da Marzia Bianchi, e 10 radiografie (effettuate alle donne arrivate nei Pronto Soccorso) che raccontano il mondo di dolore e silenzio in cui vivono le donne vittime di violenza. Dal 15 gennaio al 6 marzo Visionarea Art Space ospita “Liao Pei. Liquid Shadow”, mostra che presenta una selezione di pitture ad olio su tela realizzate nel corso del 2019 da una delle artiste cinesi più note a livello internazionale. Nelle opere, di grande impatto, Liao Pei dipinge volti, corpi, spiriti, fantasmi, anime che catturano lo spazio espositivo. Apre il 16 gennaio al Maxxi la mostra di Alessandro Valeri “An Iron Ring”: allestita fino al 26 gennaio, l’esposizione presenta fotografie, video e installazioni e chiude il percorso di ricerca artistica e personale iniziato da Valeri nel 2011, dopo la visita dell’orfanotrofio di Zippori, vicino Nazareth, un istituto che accoglie bambini di ogni religione e cultura.
PRATO – Alla Galleria Open Art la mostra “Guido Pinzani. La forma nel tempo della forma” dal 18 gennaio al 7 marzo: in questa antologica sono esposti circa trenta lavori, tra sculture in legno di grande formato e bronzi, molti dei quali inediti, esemplari unici mai esposti prima.

A teatro, dalla Dante a Popolizio e SandrelliDiberti-Fassari Fuoriusciti; Marcoré-Dighero tra calcio e tango

15 gennaio 202010:40

– Il nuovo “Misericordia” di Emma Dante a Milano e “Un nemico del popolo” per Massimo Popolizio con Maria Paiato a Roma; il “Tango del calcio di rigore” per Neri Marcorè e Ugo Dighero, diretti da Giorgio Gallione, ancora nella capitale e Luigi Diberti e Antonello Fassari, alias Gaetano Salvemini e don Luigi Sturzo, diretti da Piero Maccarinelli in “Fuoriusciti” a Brescia. E ancora, Ambra Angiolini e Ludovica Modugno per Serena Sinigaglia ne “Il nodo” di Johnna Adams tra Savona e Casal Monferrato (AL); e Amanda Sandrelli ne “La locadiera” di Goldoni per Francesco Niccolini e Paolo Valerio a Torino: sono alcuni degli spettacoli in cartellone nel prossimo week end.

S. Cecilia, Pappano e Janine JansenNel concerto per violino di Felix Mendelsshon

15 gennaio 202011:04

– Il maestro Antonio Pappano e la violinista Janine Jansen, in scena giovedì 16 gennaio nel concerto per la stagione sinfonica dell’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia (alle 19:30 all’ Auditorium Parco della Musica, repliche venerdì 17 alle 20:30 e sabato 18 alle 18). Sir Tony e la solista olandese, che hanno stretto da tempo un legame artistico con spettacoli, tournèe e registrazioni discografiche, proporranno il Concerto per violino e orchestra di Felix Mendelsshon, uno dei massimi capolavori del compositore tedesco.
Pappano e l’ Orchestra presenteranno poi un’opera eseguita assai raramente, l’Ouverture da Re Stefano di Beethoven, musica di scena composta nel 1811 per il dramma König Stephan di August von Kotzebue. L’ esecuzione del brano del genio di Bonn è la prima di una lunga serie di proposte previste dall’ Accademia Nazionale nel corso del 2020 per l’omaggio al grande compositore nel 250/mo anniversario della nascita. Il programma della serata si chiuderà con la Prima Sinfonia ‘Primavera’ di Schumann, la cui prima esecuzione avvenne a Lipsia il 31 marzo 1841 proprio sotto la direzione di Mendelssohn. Con lo stesso programma Pappano e l’Orchestra di Santa Cecilia, accompagnati da Janine Jansen, saranno in tournèe in Germania dal 20 al 25 gennaio.

Cinema: Cinetel, nel 2019 crescono incassi e presenze1/o assoluto Il Re Leone. Aumenta quota cinema italiano

15 gennaio 202012:15

– Nel 2019 al box office italiano si sono incassati 635.449. 774 euro per un numero di presenze in sala pari a 97.586.858. Rispetto al 2018 si è registrata una crescita degli incassi del 14, 35% e un aumento delle presenze del 13,55%. Sono fra i dati Cinetel sull’andamento generale dell’anno, illustrati oggi all’Anica.
E’ cresciuto rispetto al 2019 il box office della produzione italiana (incluse le coproduzioni): ha registrato un incasso di 134.8 milioni di euro (+5.39% rispetto al 2018) per una quota totale del 21.22% (nel 2018 era del 23,03%). Il numero di presenze della produzione italiana (incluse le coproduzioni) nel 2019 è di 21 milioni nel 2019 (+5.56%) per una quota totale del 21.56%..
In termini generali il primo incasso assoluto del 2019 è Il re leone con oltre 37,5 milioni di euro, seguito da Avengers: Endgame e Joker. Il film italiano che ha incassato di più nel 2019 è Il primo Natale di Ficarra e Picone (sesto posto generale, unico italiano nella top ten) con il 13,3 milioni.

Nasce scuola-laboratorio Officina del Premio Viareggio

VIAREGGIO15 gennaio 202013:01

– Un laboratorio di scrittura nei luoghi del Premio Viareggio: i luoghi e gli autori del premio letterario saranno atmosfera e sostanza per chiunque ami la scrittura e intenda darle il giusto supporto. Nasce a Viareggio la scuola dell’Officina del Premio, promossa dall’omonima associazione che vede tra i suoi soci fondatori Giordano Bruno Guerri, storico, scrittore e presidente della Fondazione Il Vittoriale degli italiani, e Simona Costa, presidente del Premio letterario Rèpaci.
L’iniziativa sarà presentata nel corso di un incontro-conferenza stampa, aperto al pubblico, che si terrà sabato 18 gennaio alle ore 12 nella sala convegni dell’hotel Palace, in via Flavio Gioia a Viareggio.
All’incontro saranno presenti, fra gli altri, Giordano Bruno Guerri e il presidente dell’Officina del Premio Adolfo Lippi, nonché alcuni dei docenti che daranno vita alle lezioni. Tra gli scrittori che animeranno il laboratorio ci sono, oltre a Giordano Bruno Guerri, Giuseppe Lupo, Chiara Valerio, Marco Rovelli, Divier Nelli, Giampaolo Simi. Le lezioni inizieranno il prossimo 20 marzo e si terranno all’hotel Palace, sede dell’Associazione.

Marc Bolan, Bowie, Roxy Music: 50 anni di Glam rockGenere incrociò moda e leggerezza, diventò fenomeno di costume

BERLINO15 gennaio 202013:44

– Paillettes, piume, zatteroni, trucco, un recupero della leggerezza nelle canzoni dopo l’impegno degli anni Sessanta. All’alba degli anni Settanta appare un nuovo genere nel variegato mondo del rock: è il glam rock, abbreviazione di “glamour”, strettamente intrecciato alla moda tanto da diventare anche un fenomeno di costume. Il capostipite è Marc Bolan, leader dei T-Rex, ma tra gli esempi più popolari ci sono David Bowie e i Roxy Music. E a 50 anni dalla nascita lo stile decadente e alcune canzoni sono sopravvissute al tempo.
Il fenomeno annovera anche altri artisti come Mott the Hoople, Faces, Slade, Gary Glitter, Suzie Quatro. E nei primi anni della loro carriera anche Elton John, Rod Stewart e Freddie Mercury adottano stili glam. Così come influenze si intravedono nel celebre musical The Rocky Horror Picture Show. Il fenomeno, inoltre, molto più marcato in Gran Bretagna, suggestiona pure alcuni musicisti americani come Alice Cooper, i New York Dolls, Lou Reed e Iggy Pop, dal look più estremo che anticipa il punk.
E in Italia Renato Zero.
Il ‘glam rock’ declina a metà degli anni Settanta e molti dei suoi massimi esponenti a partire da Bowie cambiano stile (Bolan morì nel ’77 in un incidente stradale), ma getta il seme per altri generi come il ‘new romantic’ e il ‘synthpop’ dei primi anni Ottanta, in particolare Duran Duran, Abc, Ultravox e Japan.
Cosa rimane del ‘glam’ nella musica oggi? “La fissazione con la fama come soluzione o via d’uscita, l’idea di decadenza”, ha spiegato a Billboard Simon Reynolds, critico musicale e autore del libro ‘Polvere di stelle. Il Glam Rock dalle origini ai giorni nostri’, che individua in Marilyn Manson, Lady Gaga e Kanye West gli epigoni attuali del ‘glam’.

Cinema:a Ferrara docufilm partita calcio Bertolucci-Pasolini’Centoventi contro Novecento’, due singolari squadre in campo

FERRARA15 gennaio 202013:44

– Un documentario molto raro dedicato alla partita tra due singolari squadre di calcio: la rappresentativa della troupe di ‘Salò o le centoventi giornate di Sodoma’ di Pier Paolo Pasolini contro quella di ‘Novecento’ di Bernardo Bertolucci, due film che segnarono la storia del cinema italiano e che si girarono negli stessi giorni, a pochi chilometri di distanza vicino a Parma, nel marzo 1975.
Il docufilm ‘Centoventi contro Novecento’, di Alessandro Scillitani e Alessandro Di Nuzzo, sarà proposto sabato 18 gennaio al cinema Apollo di Ferrara (ore 17 – ingresso gratuito), preceduto da una presentazione del regista Scillitani, che ha diretto molti documentari realizzati con il giornalista Paolo Rumiz, lo storico cinematografico Paolo Micalizzi e il critico Vito Contento. L’evento nasce dalla collaborazione tra Ferrara Film Festival, Ferrara Film Commission e Ferrara Corto.

Musei: Racine alla guida di Palazzo Grassi e Dogana VeneziaCambio alla collezione Francois Pinaulti di Venezia

VENEZIA15 gennaio 202014:33

– Bruno Racine sarà il direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana dalla fine del mese di marzo, successivamente all’apertura delle mostre della stagione 2020. Lo annuncia François Pinault che rileva che alla stessa data, Martin Bethenod, direttore dell’istituzione veneziana dal 2010 e responsabile della direzione del futuro museo della Bourse de Commerce dal 2016, potrà così dedicarsi completamente all’apertura e allo sviluppo dell’istituzione parigina, la cui apertura è prevista per giugno 2020. Bruno Racine è stato direttore di importanti istituzioni culturali, tra cui il Centre Georges Pompidou e la Bibliothèque nationale de France, per la quale ha organizzato un ciclo di mostre di arte contemporanea. Autore di numerosi libri sull’Italia e fine conoscitore del Paese, di cui difende la lingua, ha diretto l’Accademia di Francia a Roma dal 1997 al 2002, aprendo Villa Medici all’arte contemporanea e agli artisti italiani.

Musica: Paolo Conte a Lucca Summer festivalIl 24 luglio ‘debutto’ cantautore piemontese a festival

LUCCA15 gennaio 202013:48

– ‘Debutto’ di Paolo Conte al Lucca Summer festival. “Alla lista delle leggende della musica che hanno calcato il palco del Lucca Summer – spiegano gli organizzatori – mancava il nome di una delle figure fondamentali della storia del cantautorato italiano: Paolo Conte. Questa lacuna verrà colmata il prossimo 24 luglio”. Quello di Lucca è adi Lucca, si precisa, è una delle uniche due dellaprossima estate A Lucca Conte riproporrà tutti i suoi grandi classici a partire da Azzurro, brano che è stato lo spunto del disco ‘Live in Caracalla – 50 years of Azzurro’ a cui ha fatto seguito il tour che ha il cantautore a esibirsi nei più importanti teatri europei e che a luglio lo farà approdare al festival toscano.
Saranno soltanto due i concerti che Paolo Conte terrà nel nostro Paese nell’estate 2020 e Lucca Summer Festival, spiega una nota, accoglie con orgoglio la scelta del maestro di svolgere uno di questi due spettacoli in Piazza Napoleone.
I biglietti per il concerto saranno in vendita da giovedì 16 gennaio sul sito http://www.ticketone.it e http://www.dalessandroegalli.com.

Pace tra i fratelli Muccino, processo chiusoGabriele ha ritirato la querela per diffamazione

14 gennaio 202019:19

– Scoppia la “pace” tra i fratelli Muccino, al centro di una vicenda giudiziaria in cui Gabriele, regista pluripremiato, ha querelato per diffamazione Silvio, per alcune affermazioni fatte da quest’ultimo nel 2016. Il colpo di scena è arrivato il 14 gennaio 2020, nella prima prima udienza del processo nato dalla denuncia e che vedeva Muccino jr imputato. Gli avvocati hanno comunicato al giudice che le parti sono arrivate ad un accordo. La querela è stata ritirata e il giudice ha dichiarato il procedimento chiuso.

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Nuovi eroi, storie di persone comuni e straordinarie
Insigniti da Mattarella dell’Ordine al merito, Rai3 li racconta

12 gennaio 2020 09:43

Trenta puntate per raccontare le storie di cittadini e cittadine insigniti dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, in quanto rappresentativi della più alta espressione dei valori che definiscono la Nazione, il suo impegno civile e il forte senso di comunità. Nuovi Eroi, il format originale prodotto da Stand by Me e Rai3 con la preziosa collaborazione del Quirinale, torna su Rai3 dal 13 gennaio dal lunedì al venerdì alle 20:25. Trenta puntate inedite per trenta straordinarie storie di eroi comuni – spesso sconosciuti al grande pubblico, ma esempio virtuoso per tutto il Paese – narrate attraverso le testimonianze del protagonista e di amici, familiari, colleghi, e da immagini, filmati privati e repertorio di cronaca, perché le loro vicende s’intrecciano molto spesso con momenti cruciali della nostra Storia recente.La voce fuori campo che guida il racconto è quella di Veronica Pivetti, mentre i passaggi decisivi della vita del protagonista di puntata sono ricostruiti attraverso suggestive rievocazioni. Nella prima settimana (13-17 gennaio) cinque storie di cittadini coraggiosi e determinati, che hanno sposato cause importanti: Roberto Morgantini, che nel 2015 decide di creare a Bologna delle “cucine popolari”, non soltanto delle semplici mense per i poveri ma luoghi di incontro, di ritrovo, di cultura per tutti i senzatetto; Suor Elvira Tutolo, una missionaria originaria di Termoli che da 30 anni in Africa dedica la sua vita ai bambini di strada per cercare loro una famiglia e strapparli dalla violenza e dalle armi; Gaetano Fuso, ex poliziotto affetto da Sla, che in Puglia ha fondato un’associazione per permettere alle persone nella sua stessa situazione di andare al mare in una spiaggia adeguatamente attrezzata; Roxana Roman, proprietaria del Roxy Bar a Roma che, dopo aver subito un’azione mafiosa, ha deciso di denunciare i Casamonica e, infine, Igor Trocchia, allenatore di una squadra di calcio di Bergamo che è stato il primo in Italia a decidere di ritirare la sua squadra da un torneo dopo che uno dei suoi ragazzi è stato oggetto di insulti razzisti.In ogni puntata le immagini della consegna dell’onorificenza al merito civile svoltasi al Quirinale alla presenza del presidente Mattarella. Un Ordine nazionale, istituito nel 1951, destinato a “ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, dell’economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari”. Nuovi eroi è un format originale prodotto da Stand By Me e Rai3. Produttore creativo Simona Ercolani, capoprogetto Andrea Felici, scritto da Gaspare Baglio, Alessandro Chiappetta, Lorenzo De Alexandris, Raffaele Di Placido, Francesca Mattioli, Nunzia Scala. Regia di Claudio Pisano.

Il futuro, questo sconosciuto a metàSaggio filosofico di Iaquinto e Torrengo

TRIESTE12 gennaio 202015:36

SAMUELE IAQUINTO E GIULIANO TORRENGO, ‘FILOSOFIA DEL FUTURO. UN’INTRODUZIONE’ (Raffaello Cortina Editore, pag.171; 17 euro)Il presente avanza secondo l’idea che il tempo scorra, dunque che sia composto da un passato, ormai inaccessibile, e da un futuro, che può essere condizionato dalle nostre scelte (del presente). E’ il concetto comune del tempo sul quale Iaquinto e Torrengo si sono interrogati da un punto di vista filosofico per aumentare la comprensione profonda del futuro, e più in generale del tempo. Filosofia più che fisica, cui di diritto spetterebbe la speculazione intorno al tempo.Ma questo assunto che può sembrarci così scontato e semplice schiude inquietanti interrogativi: siamo sicuri che il futuro non sia già scritto? Oppure che risieda nient’altro che in una ristretta gamma di possibilità alternative? Qualcosa tuttavia sta cambiando nelle discipline in questi anni e i due autori lo segnalano: se filosofia e fisica dialogano, nuove scoperte da parte di quest’ultima potrebbero imporre radicali revisioni del nostro modo di pensare al tempo.Per meglio analizzarlo, si pongono i cosiddetti ‘esperimenti mentali’, che prendono in esame circostanze alternative a quelle comuni nel tentativo di ampliare la comprensione di un dato fenomeno o evento, appunto.Così il filosofo Derek Parfit ipotizza che un giorno dobbiamo andare su Marte, pianeta dove siamo già stati in passato ma che abbiamo raggiunto sempre e solo con navicelle spaziali. Stavolta invece si verrà teletrasportati: uno scanner ci disintegrerà per poi ricomporci sul pianeta di destinazione. Il sistema funziona e noi ci ritroviamo su Marte. Il quesito posto è: siamo la persona che è sopravvissuta al teletrasporto oppure ne siamo un’altra ricreata che crede di essere noi, seppur identica a noi? Siamo sempre nell’ambito della filosofia, ma ci sono anche esperimenti mentali tratti dalla fisica, come quello che discende dalla teoria della relatività speciale secondo la quale il tempo rallenta a mano a mano che ci si avvicina alla velocità della luce. E’ questo: supponiamo di avere una sorella gemella, questa subito dopo la nascita viene fatta salire a bordo di una navicella che viaggia quasi alla velocità della luce e spedita nello spazio. Quando torna, è molto più giovane di noi. E’ un esperimento che forza la nostra immagine intuitiva del mondo, secondo cui il tempo scorrerebbe ovunque alla stessa velocità.Il libro sviscera l’argomento tempo da diversi punti di vista: dunque affronta gli interrogativi sollevati da metafisica, logica, etica, psicologia, economia, soffermandosi inoltre sul dibattito filosofico contemporaneo sui viaggi nel tempo.

100 anni nascita Bufalino, al via le iniziativeL’autore ricordato nella scuola di Vittoria dove insegnò

VITTORIA12 gennaio 202012:56

– Al via le manifestazioni per il centenario della nascita di Gesualdo Bufalino (15 novembre 1920-14 giugno 1996), lo scrittore di Comiso balzato agli onori della cronaca letteraria per ‘Diceria dell’untore’, pubblicato da Sellerio nel 1981 e vincitore del premio Campiello.
La prima iniziativa per ricordare Gesualdo Bufalino ad opera della Fondazione a lui intestata ha avuto luogo nella scuola dove ha insegnato per 25 anni, l’Istituto Magistrale ‘Giuseppe Mazzini’ di Vittoria. “Era un professore che scuoteva, che toccava la coscienza degli studenti” ha ricordato il professor Gaetano Bonetta, suo allievo negli anni ’60’, oggi docente ordinario di pedagogia dell’Università di Catania. “E’ stato un plasmatore di soggettività umane – ha aggiunto Bonetta – che ha caratterizzato la relazione nel gruppo classe”.
Oltre a Bonetta hanno ricordato il Bufalino professore la docente universitaria Lisiana Giordano, altra sua allieva, il direttore scientifico della Fondazione Nunzio Zago e la ricercatrice Barbara Distefano.

Siani, a teatro è festa tutti i giorniIn giro con Felicità tour, meglio un abbraccio vero che un like

NAPOLI12 gennaio 202020:11

Per Alessandro Siani le feste non finiscono mai, o meglio, come racconta soddisfatto il popolare artista napoletano, “in teatro può essere festa tutti i giorni”. E i numeri lo confermano: 40 sold out e 38mila spettatori in un solo mese al Teatro Diana, il suo one man show ‘Felicità Tour’ sta battendo tutti i record e da fine gennaio riparte per i palcoscenici delle principali città italiane, stavolta puntando verso Nord, da Parma (29 gennaio) all’Arcimboldi a Milano (“dal 2 al 4 febbraio…abbiamo aggiunto una data anche se c’è Sanremo…”) fino ad approdare al Quirino di Roma (dal 20 al 23 febbraio).E così Siani spiega una ricetta semplice a base di empatia: ”Voglio regalare agli spettatori felicità e momenti di condivisione vera, almeno ci provo. L’utilizzo della parola tour nel titolo rimanda proprio a questo, alla tanta felicità che gira intorno a noi e che a volte abbiamo persino timore a vivere con gli amici più cari. Oggi la condivisione è solo virtuale, nella vita reale ce n’è ben poca. A me viene sempre in mente la vecchia ‘comitiva’. Ci si organizzava per trascorrere insieme una serata, con il solo desiderio di ridere e divertirsi. Una volta a tenere banco nel gruppo era l’amico più spiritoso, ora vedo i ragazzi raccogliersi intorno ad un telefonino, fissando un video sullo schermo. Il teatro è l’antidoto al mondo virtuale: deve essere protetto anche per questo! Personalmente a un like sui social preferisco l’abbraccio e la foto con un fan a fine spettacolo, un ‘protocollo’ a cui sono abituato e che amo moltissimo. E mi interessa sempre l’opinione degli spettatori”.Un monologo in napoletano in puro stile Siani che da un anno si rinnova, tra tic e manie, poveri e ricchi, nuove tendenze e vecchie differenze: ma al Nord si perdono qualche battuta? ”Ho sempre notato che quando cercavo di italianizzare una parola o una frase intraducibile, esprimermi insomma in maniera meno calda, l’effetto non era lo stesso: diciamo che il desiderio di napoletanità è ovunque molto alto, si aspettano da me quell’accento, quel gesto. Il mio dialetto comunque è una via di mezzo tra il napoletano dei nostri nonni e quello che parlano i nipoti. Già da TeleGaribaldi sono stato un po’ il precursore. Intanto torno ad essere solo sul palco, accompagnato dal maestro Umberto Scipione, e spero di farmi conoscere meglio da alcune platee, oltre l’immagine del Siani al cinema”.Con ‘Il giorno più bello del mondo’, ha incassato in autunno 6 milioni e 400mila euro. Insomma, se la sala è insidiata dall’offerta delle piattaforme e le uscite sono studiate come in un risiko dai distributori, anche grazie alla lunga militanza teatrale Alessandro Siani vanta un suo pubblico per ogni stagione. ”E’ stato un ottimo anno per il cinema – nota – la strada è quella giusta: i buoni risultati sono iniziati con l’estate e poi sono andati avanti per i film italiani”. Sul set tornerà a maggio con Christian De Sica. Prima il Natale su Sky (“la più bella esperienza mai fatta in tv”), poi l’abbraccio della sua città (anche tre spettacoli in un giorno, repliche fino al 26 gennaio con una data appena aggiunta, il 22), per Siani adesso è solo ‘Felicità tour’: ”Vent’anni anni fa esordivo qui al Diana, è un’emozione ripensare ai miei inizi proprio su questo palco. Il teatro resta per me meraviglia assoluta”. Tra le tappe, Firenze (Verdi 30 gennaio), Padova (Gran Teatro Geox 31 gennaio), il ritorno a Torino (Alfieri, 1 e 2 febbraio), Varese (Openjobmetis, 6 febbraio), Lugano (Palazzo Congressi, 7 febbraio), Zurigo (9 febbraio), Genova (Carlo Felice, 11 febbraio) Bologna (Europauditorium, 15-16 febbraio).

Morrissey, il 20 marzo “I Am Not A Dog On A Chain”Nel nuovo disco la partecipazione della leggenda Thelma Houston

12 gennaio 202013:05

– “I Am Not A Dog On A Chain” è il 13/o album in studio da solista che Morrissey pubblicherà il 20 marzo. Si tratta della sua terza uscita per Bmg e segue l’album di cover dello scorso anno “California Son”. Prodotto dal produttore vincitore del Grammy Award Joe Chiccarelli (Beck, The Strokes, The Killers), è stato registrato allo Studio La Fabrique di Saint-Rémy-de-Provence, in Francia e al Sunset Sound di Hollywood, in California.
“Ho prodotto – spiega Chicarelli – quattro album in studio per Morrissey. Questo è il suo album più audace ed avventuroso. Ha allargato ancora una volta i confini, sia musicalmente che con le liriche. Ancora una volta dimostrando come sia a suo agio come cantautore e cantante. In verità, nessuno può essere Morrissey a parte… Morrissey!”.
Morrissey ha annunciato l’uscita dell’album condividendo il primo singolo “Bobby, Don’t You Think They Know?”. La canzone vede la partecipazione di Thelma Houston leggenda della Motown, che è meglio conosciuta per la sua interpretazione di “Don’t Leave Me This Way” che salì in vetta alla Billboard Hot 100 nel 1977.
“Una delle più grandi gioie per me in questo ambiente è avere l’opportunità di collaborare con altri grandi artisti” ha dichiarato Thelma Houston. “Adoro la sfida di vedere se ciò che io faccio può funzionare con ciò che stanno facendo. A volte funziona, a volte no. Penso che la miscela di ciò che Morrissey sta cantando e ciò che io sto cantando funziona davvero su “Bobby”. Ed è stato molto divertente lavorare con M anche in studio!”.

Lucio Fontana, l’ispiratore di altri mondiA Monfalcone peso e influenza del padre dello Spazialismo

12 gennaio 202013:23

– “Non vengo per distruggere, ma per creare un modo nuovo per la pittura”. Questo diceva di sé Lucio Fontana, l’autore dei celebri tagli e dei buchi sulla tela, padre geniale dello Spazialismo e fonte di stimoli e suggestioni per molti altri grandi nomi dell’arte della seconda metà del Novecento. Al pittore italiano, nato nel 1899 in Argentina, e ai “mondi oltre la tela, tra oggetto e pittura” è dedicata la mostra che la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone propone fino al 2 marzo. I curatori Giovanni Granzotto e Leonardo Conti hanno selezionato una trentina di sue opere tra tele, ceramiche e carte, per mettere in luce le tematiche che, tra la fine degli anni ’40 e il 1968, l’ anno della sua morte a Varese, hanno rappresentato un modo radicalmente diverso di concepire la pittura. Il lavoro di Fontana visto, quindi, come un incipit della ricerca artistica contemporanea. Una lezione per altre figure – da Piero Manzoni a Agostino Bonalumi e Enrico Castellani, da Alberto Biasi a Gianni Colombo, da Mario Deluigi a Tancredi e Morandis, da Roberto Crippa a Gianni Dova, sino a Giuseppe Santomaso, Ettore Spalletti, Nunzio, Ben Ormenese, Sandro Martini, Riccardo Licata, Gastone Biggi e altri ancora – attraverso le quali i curatori hanno costruito con una cinquantina di loro opere il percorso espositivo in cui si possono riconoscere i mondi del maestro.

Rosi, Imparato, Andò per un coraggioso Eduardo’Ditegli sempre di sì’, sottile gioco delle parti su filo follia

12 gennaio 202014:31

– Davanti a uno spettacolo della qualità di questo ”Ditegli sempre di sì”, che si replica all’Ambra Jovinelli di Roma sino al 19 gennaio, prima di una lunga tournée che arriverà allo Strehler di Milano dal 18 marzo al 5 aprile, bisogna riconoscere il coraggio di Roberto Andò nel leggere Eduardo prescindendo dall’invadente ricordo che ancora abbiamo di lui attore, ma ancor prima quello di Carolina Rosi, che oggi guida la compagnia che fu di Luca De Filippo e si ritrova ad essere l’erede di quella famiglia, nello scegliere un regista di alta personalità.
E il risultato c’è, con un testo che resta molto divertente ma lascia spazio a ombre inquietanti giocando sul sottile confine tra chi, come Michele Murri appena uscito di manicomio, si aggrappa a una razionalità estrema, ed è pazzo, e chi, sano, ha fissazioni, passioni, sofferenze che possono arrivare ad apparire assurde, forse anche folli, a cominciare da Luigi Strada, poeta e attore mosso da un sacro fuoco. I due erano i ruoli con cui Eduardo e Peppino duellavano in scena, lasciando spazio anche a eventuali improvvisazioni, con la forza espressiva del napoletano. Oggi abbiamo un Gianfelice Imparato che torna a interpretare Michele dopo vent’anni e trova una sua personale, vera e poetica chiave umana e moderna, e Edoardo Sorgente che ne offre il contraltare in una prova d’attore quale macchietta forse anche un po’ folle, che recitano in italiano, avendo Andò recuperato la traduzione che Eduardo preparò per la versione televisiva di ”Ditegli sempre di sì”.
Con Milano, alcune delle tappe principali della tournée di ”Ditegli sempre di sì” saranno: Modena 23-26 gennaio; Caserta 14-16 febbraio; Pontedera 22-23 febbraio; Cuneo 1 marzo; Carrara 7-8 marzo; Parma 21-22 aprile; Locarno 23-24 aprile.

Il Nucleo, torniamo perché abbiamo qualcosa da direNuovo singolo ‘Cellule impazzite e album in primavera

12 gennaio 202020:16

E’ tempo di tornare in scena per Il Nucleo, la band emiliana che dopo la reunion annunciata lo scorso anno si ripresenta ora con un singolo e con un album in arrivo. “Tornare a suonare assieme è stata una cosa naturale – raccontano – e ci siamo subito trovati in sintonia appena entrati in sala prove”. L’avventura del gruppo, ‘esploso’ con brani come ‘Sospeso’ e ‘Meccanismi’ e nato nel 1998 quando Andrea Zanichelli, Luca Canei, Mauro Buratti e Marcello Presi hanno deciso di mettere in piedi una nuova band mischiando la loro attitudine rock a quella elettronica, si era interrotta nel 2010, quando i quattro avevano annunciato di volersi prendere una pausa dopo un decennio fortunato, anche su quel fronte live che aveva visto la band confrontarsi con palcoscenici importanti.Oggi, a segnare il ritorno del gruppo, è un singolo intitolato ‘Cellule impazzite’, anticipatore di un album di inediti previsto per la prossima primavera e che s’intitolerà ‘Oltre’. “In dieci anni cambiano tante cose – commenta Andrea Zanichelli, frontman del gruppo – e sicuramente è cambiato il contesto musicale che ci sta attorno. E’ anche vero, però, che il periodo è propizio ad un certo tipo di musica italiana e anche noi abbiamo la nostra da dire”. Abituata a sperimentare attorno al suo suono, la band che all’attivo ha tre album (‘Il Nucleo’ del 1999, ‘Meccanismi’ del 2003 ed ‘Essere romantico’ del 2005), conserva anche per il ritorno in scena quel tradizionale mix tra rock ed elettronica, in senso pop.”Nel nuovo album ci sarà tutta la nostra storia – conferma Zanichelli – forse con un po’ meno sintetizzatori. Mi piace pensare a questo nuovo album come al nostro primo”. Il nuovo mappamondo della scena musicale italiana attuale, quello dell’indie che qualcuno è convinto non esista più, a tutto vantaggio di un pop italiano dai confini molto più variabili, potrebbe anche essere un terreno fertile per chi, come Il Nucleo, ha sempre cercato di non essere etichettato in un genere piuttosto che in un altro. “Il Nucleo ha sempre viaggiato su una strada ‘scomoda’ – dice in proposito Zanichelli – perché siamo sempre stati nel mezzo tra pop ed indie, prendendo anche non poche sberle. Il contesto musicale di oggi potrebbe essere paradossalmente più semplice da affrontare, anche se resta il fatto che noi siamo tornati a suonare assieme solo perché pensiamo di avere qualcosa da dire. Ho continuato a scrivere e quando i cassetti hanno cominciato ad essere troppo pieni, la cosa più naturale da fare è stata quelle di chiamare gli altri e tornare in sala a suonare”.Dopo la pubblicazione dell’album, Il Nucleo tornerà anche a suonare dal vivo, prima per qualche data estiva e in autunno per un tour nei club. “La lezione più importante che abbiamo imparato – sottolinea sempre la voce del gruppo – è quella della necessità di affrontare tutto con calma e per gradi. Dal vivo, di base saremo sempre noi quattro, ma ai concerti ci stiamo ancora pensando”.

Paola Iezzi, esce il brano ‘Ltm’ feat. Myss KetaSi rinnova la collaborazione tra le due artiste

12 gennaio 202015:26

– Si intitola ‘LTM’ il nuovo singolo di Paola Iezzi, con il featuring della rapper e performer italiana Myss Keta. Le due artiste erano già apparse insieme sul palco dello scorso ‘Pride’ di Bologna, in qualità di madrine della manifestazione. Successivamente Paola, invitata da Myss Keta, ha preso parte, come guest, alle riprese del video de ‘Le ragazze di Porta Venezia – The Manifesto’.
Ascoltando il brano, che nasce dalla collaborazione di Paola Iezzi con Myss Keta, Dario Pigato, Simone Rovellini, e Stefano Riva, che è anche il giovane produttore del pezzo, si scopre che ‘Ltm’ è l’acronimo di “La Tua Mamma”. La traccia, di ambientazione esotica con echi caraibici, si struttura su un serrato beat reggaeton, sul quale risuonano armonie e strumenti tipici delle foreste sudamericane come il kuisi o gaita colombiana, un tipico strumento a fiato, ricavato dallo stelo di un cactus e utilizzato soprattutto per suonare la cumbia.
Utilizzando l’espediente dell’ironia e la figura della “mamma” come metafora, Paola, supportata dal featuring di Myss Keta, parla della donna di oggi e della donna del futuro. Una donna che non ha più paura dei propri “poteri”, della propria femminilità e avvenenza e delle proprie ambizioni.

A Sanremo un ‘passaggio’ anche per Mara VenierZucchero, Mika e Ultimo attesi sul palco esterno al teatro

13 gennaio 202009:51

– Capitan Amadeus chiama a bordo anche Mara Venier: per la signora della domenica di Rai1 si prepara un ‘passaggio’ sul palco dell’Ariston al Festival di Sanremo (4-8 febbraio). Sarebbe questa la “sorpresa” evocata oggi dallo stesso conduttore e direttore artistico in un videomessaggio di saluto a Domenica in, al quale Venier ha risposto laconicamente: “Non so nulla, non dico nulla”. In ogni caso la conduttrice, da domani anche al timone di Chiamate Mara 3131 su Radio2, è attesa a Sanremo per condurre la tradizionale puntata di Domenica in che chiude la settimana del festival ospitando i cantanti in gara.
A due giorni dalla conferenza stampa ufficiale di Sanremo, in programma il 14 gennaio al Teatro del Casinò, il toto-ospiti coinvolge anche il grande palco che sarà allestito all’esterno dell’Ariston, per un festival ‘allargato’ a tutta la città: come anticipa SanremoNews, Zucchero e Mika dovrebbero esibirsi in piazza Colombo, salvo poi fare una puntatina sul palco ‘ufficiale’ di Sanremo 70. Sorte analoga anche per Salmo, già dato ufficialmente tra gli ospiti della prossima edizione.
Confermati Fiorello, Roberto Benigni, Tiziano Ferro, Christian De Sica con gli altri attori del cast del film di Fausto Brizzi La mia banda suona il pop (Diego Abatantuono, Massimo Ghini, Donatella Finocchiaro e Paolo Rossi), all’Ariston ci saranno anche Al Bano e Romina e con ogni probabilità Massimo Ranieri e Fabio Rovazzi. Nel mosaico di voci femminili, fil rouge del festival, ‘sbloccata’ la presenza di Rula Jebreal, entrerebbe anche Sabrina Salerno, mentre sono date per certe Antonella Clerici, Diletta Leotta, Emma D’Aquino, Laura Chimenti e ancora Francesca Sofia Novello, fidanzata di Valentino Rossi, e Georgina Rodriguez, compagna di Cristiano Ronaldo. L’ospite internazionale finora confermato è Lewis Capaldi.

Parma 2020: Mattarella, la cultura cresce nel dialogoIl Capo dello Stato cita Verdi, Toscanini e Stendhal

PARMA13 gennaio 202009:06

“La cultura definisce il segno distintivo di ogni comunità ed è tutt’altro che una condizione statica, immobile, inerte. Perché si nutre di confronto, si sviluppa nel dialogo e nelle relazioni”. E’ con queste parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che hanno preso il via, dal Teatro Regio di Parma, uno dei templi della musica italiana, le iniziative per la nuova città Capitale italiana della Cultura per l’anno appena iniziato.

Un discorso breve, ma di tono elevato, preceduto e dunque ispirato dal Va’ Pensiero di Giuseppe Verdi, interpretato dal coro e dall’orchestra filarmonica intitolata ad Arturo Toscanini. Due grandi personaggi della storia culturale parmense che il Capo dello Stato non ha mancato di ricordare come esempi.

Il compositore, “illustre figlio di questa terra” la cui musica fu “al servizio dell’ideale risorgimentale del nostro Paese”. Il direttore d’orchestra, esule durante il fascismo, “diede un segno di rinascita al nostro Paese con il concerto della liberazione per la riapertura della Scala nel 1946”.

La cultura è anche, ha aggiunto, “più ricca quando si apre alla conoscenza e al rispetto delle differenze”. Capace di generare “un patrimonio che rende tutti più ricchi, di umanità innanzitutto”. E da cui deve arrivare un messaggio positivo, come quello di Stendhal, che proprio nella Certosa di Parma, ha citato il presidente, scriveva che le gioie degli italiani “sono più vive e durano più lungamente”.

La bicicletta, un mito da 150 anniPivato ne racconta la storia seguendo l’evoluzione del Paese

3 gennaio 202011:26

– STEFANO PIVATO, STORIA SOCIALE DELLA BICICLETTA (IL MULINO, PP. 280, 22 EURO) – Se è vero che per molti parlare di bicicletta significa andare col pensiero alle mitiche imprese dei “giganti” Fausto Coppi e Gino Bartali, per tutti – anche per i giovanissimi dei nostri tempi – muoversi pedalando sulle due ruote evoca probabilmente due cose, infanzia e libertà: ecco perché è davvero adatto a ogni generazione il libro di Stefano Pivato, dal titolo “Storia sociale della bicicletta”, edito da il Mulino, nel quale si offre al lettore un ritratto appassionato della bicicletta. Pagine densissime – di capitoli, di dati storici, di aneddoti, anche di fotografie, con un inserto dedicato alle bellissime fotografie di Ezio Quiresi – raccontano un mito lungo 150 anni: del resto è innegabile che la bicicletta – che è molto più di un semplice mezzo di trasporto come si direbbe oggi “sostenibile” – sia stata, fin dalla sua comparsa verso la fine dell’800, uno strumento di svago e di lavoro capace di accompagnare i cambiamenti del nostro Paese, seguendo l’evolversi degli stili di vita degli italiani.
Dapprima il biciclo, poi la trasformazione in triciclo, nel tentativo di risolvere i problemi di equilibrio e di conduzione, infine nel 1897 la forma definitiva con l’invenzione della ruota libera e la scelta, mai più variata, del nome: ecco la bicicletta, emblema di modernità e di comodità, ma anche oggetto che l’autore definisce “perturbante”, capace di dare scandalo.
Con un approccio brillante, Pivato nel libro si sofferma proprio sugli aspetti sociali legati al nuovo veicolo: la bicicletta da subito ha diviso la platea dei possibili fruitori in sostenitori e detrattori, tra chi la considerava un’occasione da cogliere al volo per migliorare la propria quotidianità e chi invece la vedeva come un attentato all’onore delle donne o alla dignità dei preti, o ancora perfino un incentivo alla criminalità.
Quello che è certo è che la bicicletta ha attraversato il ‘900 compiendo una corsa “straordinaria” tra guerre, movimenti politici e ideologie, accompagnando le gesta di campioni-eroi che hanno impresso i propri nomi nella storia del ciclismo e unendo la cultura alta a quella bassa nel nome dello sport (tra cantastorie e grandi intellettuali), e ancora essendo testimone partecipe di tutti i cambiamenti del costume, della società, dell’economia fino ai giorni nostri.
Anche oggi infatti, che con la nuova coscienza ambientalista e “a basso consumo” pedalare diventa una filosofia di vita per esprimere valori ecologici ed etici, la bicicletta è ancora una volta protagonista, simbolo però di antimodernità e di ritorno al passato non globalizzato, più felice e a misura d’uomo. Non può che essere vera quindi l’affermazione di Gianni Brera, riportata all’inizio del libro da Pivato: “Traverso le viti di una bicicletta si può anche scrivere la storia d’Italia”. VAI ALLA POLITICA VAI ALLE PREVISIONI METEO INTERATTIVE

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Amelio, l’agonia di un Craxi senza potere
Favino in Hammamet, ho empatizzato con il leader socialista

13 gennaio 202011:26

– In ‘Hammamet’ di Gianni Amelio, in sala in 430 copie distribuite da 01, il vero gigante è Pierfrancesco Favino, perfetto nel ruolo di Bettino Craxi, una interpretazione, la sua, così grande da mettere pericolosamente in ombra tutto il resto (compresi i personaggi di contorno). Di fatto nel film, che racconta gli ultimi sei mesi del leader socialista esule in Tunisia, nessuna chiara volontà di fare politica, ma casomai di raccontare quell’umanità del leader socialista in esilio e alle prese con le sue molte malattie:”Non ho voluto raccontare il Craxi degli anni d’oro, quello degli anni Ottanta, ma quello di fine secolo scorso – spiega Amelio -.
Racconto la sua agonia, la storia di un uomo che ha perso il potere e va verso la morte. Un uomo pieno di rabbia, rimorsi e desideri, macerato fino all’autodistruzione”.
Il film girato parzialmente nella vera casa di Craxi ad Hammamet (per concessione di Anna moglie del leader), racconta su tutto il rapporto con la figlia Anita (Livia Rossi), vera vestale piena di devozione verso un padre malato pieno di boria e capricci. Una figlia che gli concede anche di incontrare in un albergo ad Hammamet la sua storica amante (Claudia Gerini). Ma tra i personaggi di rilievo, tra passato e presente, ci sono anche il tesoriere ‘cassandra’ del partito, Vincenzo (Giuseppe Cederna), un vecchio amico democristiano (Renato Carpentieri) che va a trovare Craxi nella sua casa e, infine, come una sorta di sua cattiva coscienza (“di antagonista”), il giovane Fausto (Luca Filippi). Ovvero il figlio di quel Vincenzo, ormai morto, che crede fermamente nelle colpe di Craxi anche e soprattutto verso suo padre.
Infine, sul fronte politico, il Craxi raccontato da Amelio ha come ossessione la certezza di essere stato solo lui a pagare per le colpe di tutti e poi l’odio verso l’uso strumentale di certa magistratura politicizzata: “Solo il Pci non è stato toccato da ‘Mani Pulite'” (dice a un certo punto). Per quanto riguarda la famiglia Craxi, sottolinea il regista, “con Anna, la vedova del presidente, ci siamo intesi subito anche perché ho scoperto che è una cinefila. Stefania Craxi (che vedrà il film domani) è invece una donna molto impegnata che ha come unisco scopo il fatto che il padre non sia dimenticato”.
Infine, per quanto riguarda il figlio Bobo, “non l’ho mai incontrato. In compenso – dice con ironia – È uno che scrive molto e so che anche stamani ha scritto qualcosa su un quotidiano sul film, che ha visto ieri, lo leggerò”.
Spiega Favino sulle sedute di trucco alle quali si è sottoposto per cinque ore al giorno: “Credo che truccarsi così tanto ti dia la chiave attraverso la quale ti dimentichi di averlo. A me capitava intorno alla quinta ora, quando mi mettevano sopracciglia e occhiali. In quel preciso momento è come se avessi sorpassato una porta verso l’oblio”. E ancora l’attore: “Questo film ti fa pensare molto al rapporto tra padre e figli, una cosa che mi riguarda personalmente. E io vengo da una generazione i cui genitori trovavano sconveniente mostrare i loro sentimenti verso i figli.
Di Craxi – continua Favino – si può dire tutto meno che non amasse il suo Paese”. E poi conclude: “Faceva parte di una classe politica ricca di linguaggio e di competenze totalmente diversa da quella di oggi. Una volta i politici dicevano ‘noi’.
Oggi dicono ‘io’ e questo è molto triste”.

Incassi: Tolo Tolo supera i 41 milioni, Amelio 2/oIn terza posizione esordisce Piccole donne

13 gennaio 202011:23

– Continua la corsa di Checco Zalone: il suo Tolo Tolo ha superato i 41 milioni totali di incassi mettendo via nel week end appena trascorso, nonostante il calo del 75%, altri 5 milioni 251 mila euro con una media di 4714 euro su 1114 sale. Debutta in seconda posizione Hammamet di Gianni Amelio con Pierfrancesco Favino, Omero Antonutti e Claudia Gerini. Il film dedicato agli ultimi 6 mesi di vita di Bettino Craxi incassa 2 milioni 244 mila in 4 giorni con una media di 4859 euro su 462 schermi. In terza posizione esordisce Piccole donne di Greta Gerwig con Meryl Streep, Emma Watson e Saoirse Ronan. La rivisitazione del capolavoro di Louisa May Alcott incassa 1 milione 597 mila euro (la media sala è di 3759 euro su 421).
Le altre new entry sono City of Crimes di Brian Kirk con Chadwick Boseman, Taylor Kitsch e Sienna Miller (ottavo con 443 mila euro) e Sulle ali dell’avventura di Nicolas Vanier (nono a 285 mila euro).

Arte: Case e Chiese di Milano, il nuovo corso del Fai’Venti inviti da non perdere’ da gennaio a novembre 2020

13 gennaio 202012:33

– Il FAI – Fondo Ambiente Italiano continua la sua indagine sul patrimonio artistico di Milano – dopo il corso “El nost Milan” – attraverso una serie di affondi monografici dedicati a edifici sacri e profani. In ogni lezione verrà esaminato un monumento attraverso plurimi punti di vista, con attenzione sia alla ricostruzione dei contesti storici e artistici che al valore culturale intrinseco del monumento.
Dopo vent’anni di corsi, giunti alla 13/ma edizione, il corso del FAI, curato da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, propone 20 appuntamenti a cadenza settimanale tra gennaio e novembre 2020 alle ore 18 nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano e aspira a porsi come un momento di riflessione sul destino di alcune emergenze monumentali di Milano, a fronte dei problemi della tutela e della crisi delle vocazioni, che hanno portato a riconversioni varie gli edifici sacri della città.
Dopo la collaborazione con il Piccolo Teatro, quest’anno è stato intrapreso un dialogo con un’altra realtà culturale milanese: la Civica Scuola di Cinema “Luchino Visconti”.
Spetterà ad alcuni suoi diplomati la realizzazione di brevi filmati con cui si apriranno tutte le puntate del corso. A queste clip seguirà la lezione affidata, come di consueto, ai giovani studiosi dell’Università Statale di Milano.
A partire dalla chiesa sconsacrata di San Paolo Converso nel centro storico, con le opere di Antonio e Giulio Campi, a San Maurizio al Monastero Maggiore, chiesa di origine paleocristiana sede del più importante monastero femminile benedettino della città; dalla settecentesca Villa Reale, splendido esempio di neoclassicismo milanese con le opere di Luigi Acquisti e Antonio Canova e residenza dei viceré d’Italia, a Santa Maria delle Grazie, nota come tempio del Cenacolo di Leonardo. E ancora, si andrà alla scoperta di Casa Bagatti Valsecchi, frutto di una straordinaria vicenda collezionista di fine ‘800, e di Casa degli Atellani, palazzo del ‘400 restaurato nel 1922 da Piero Portaluppi, con il vigneto che Ludovico il Moro donò a Leonardo da Vinci.

Mostre: al Meis di Ferrara apre ‘1938: l’umanità negata’In modo permanente dal 17/1, dramma leggi razziali e sterminio

FERRARA13 gennaio 202012:36

– Apre in modo permanente dal 17 gennaio al Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah-Meis di Ferrara il percorso multimediale ‘1938: l’umanità negata’, a cura di Paco Lanciano e Giovanni Grasso.
Un’iniziativa promossa dalla Presidenza della Repubblica con il contributo del Ministero dell’Istruzione e il sostegno di Intesa Sanpaolo. Fortemente voluta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la mostra è stata allestita nel 2018 al Quirinale in occasione degli 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali e costituisce la prima parte dell’allestimento del Meis dedicato alla Shoah.
Attraverso l’uso di immagini e filmati d’epoca, documenti originali e installazioni, ‘1938: l’umanità negata’ crea una esperienza immersiva che permette al visitatore di entrare in contatto con il dramma delle leggi razziali, l’esclusione sociale, la persecuzione nazifascista e lo sterminio. Il percorso concepito dai curatori è arricchito al Meis dall’installazione site-specific dell’artista israeliano Dani Karavan, creata per ricordare l’esperienza italiana della Shoah.
Già firma di diverse opere internazionali (il memoriale sui Sinti e i Rom a Berlino, la camminata sui diritti umani a Norimberga, l’omaggio a Walter Benjamin a Portbou e il monumento al deserto nel Negev), Karavan è stato protagonista dell’esposizione al Meis ‘Il giardino che non c’è’.

Mostre: due settimane in più per Man Ray a CameraFino al 2 febbraio, già 26.000 i visitatori a Torino

TORINO13 gennaio 202013:39

– È prorogata fino al 2 febbraio la mostra “Wo|Man Ray. Le seduzioni della fotografia”, curata da Walter Guadagnini e Giangavino Pazzola. Due settimane in più di apertura della mostra per un pubblico che ha già confermato il successo con oltre 26 mila visitatori dall’apertura, il 17 ottobre, a inizio gennaio.
“Man Ray, non c’è dubbio, è un grande nome, un grande maestro della fotografia del XX secolo – Con la nostra mostra abbiamo costruito una prospettiva in cui Man Ray è offerto agli spettatori in un modo del tutto nuovo, ed è questa una delle chiavi principali del successo della mostra, oltre al grande fascino delle immagini esposte, capolavori assoluti della fotografia del XX secolo”, commenta Walter Guadagnini.
Il percorso della mostra è tutto dedicato ad un preciso soggetto, la figura femminile, fonte di ispirazione primaria dell’intera poetica di Man Ray, in particolare nella sua declinazione fotografica. Man Ray, ma anche Lee Miller, Berenice Abbott, Dora Maar, Meret Oppenheim. E Kiki de Montparnasse, Nusch Éluard, Juliet (l’ultima moglie): artiste, modelle, amiche, compagne. E le protagoniste della Parigi degli anni Venti e Trenta, Gertrude Stein, Nancy Cunard, Sylvia Beach, Youki Foujita Desnos. Tra le oltre duecento fotografie in mostra, realizzate a partire dagli anni Venti a Parigi fino alla morte avvenuta nel 1976, alcuni dei capolavori che hanno reso celebre il maestro americano a livello internazionale come le leggendarie Le Violon d’Ingres (1924), Noire et blanche (1926) e La Prière (1930).

Il classico del futuro di FendiSilvia Venturini Fendi, i giovani vanno educati alla qualità

13 gennaio 202013:56

– “Back to the future” sulla passerella di Fendi: il tema è sempre quello di stagione, il ritorno al classico, lo svolgimento – affatto banale – parte dai tessuti intramontabili del guardaroba maschile e arriva ai capi più nuovi che cambiano colore alla luce del sole.
“C’è voglia di classico perché è una forma di perenne, abbiamo voglia – spiega Silvia Venturini Fendi – di punti fermi perché abbiamo capito che dobbiamo ridurre e che ci sono ancora i bei tessuti di una volta. I giovani devono essere educati alla qualità, dobbiamo dare loro delle alternative valide: sono abituati a comprare 100 capi che buttano via senza nemmeno metterli in lavatrice, invece devono capire che ci sono investimenti che valgono una vita”.
E cosa c’è in fondo di più sostenibile di un cappotto di Casentino, di un pullover con le trecce, di un pantalone di velluto? Il “classico del futuro” prende questi capisaldi del guardaroba maschile e li trasforma con un gioco di zip.

Lirica: Muccino debutta all’Arena di VeronaRegista di Cavalleria rusticana e Pagliacci

VENEZIA13 gennaio 202014:52

– Debutto sul palcoscenico d’opera dell’Arena di Verona per Gabriele Muccino, regista di Cavalleria rusticana e Pagliacci nella nuova produzione inaugurale del Festival lirico 2020. Muccino si troverà a dirigere più cast nell’alternanza di star del bel canto che la Fondazione sta pianificando, a partire dalla coppia Roberto Alagna e Aleksandra Kurzak, già annunciati per la serata di gala di Cavalleria e Pagliacci dell’8 agosto.

Il Carlo Felice riparte da RossiniTorna l’opera il Barbiere con scene di Luzzati, dirige Casellati

GENOVA14 gennaio 202010:22

– Il Carlo Felice riparte da Rossini. Mercoledì sera ore 20 va in scena Il barbiere di Siviglia, proposto nel colorato e storico allestimento firmato da Lele Luzzati per la regia di Filippo Crivelli e con i costumi di Santuzza Calì. Sul podio dei complessi stabili salirà Alvise Casellati. Il cast prevede nel ruolo di Rosina la giovane Annalisa Stroppa che un anno fa il pubblico genovese ha calorosamente applaudito in Norma. Accanto a lei ci saranno Alessandro Luongo (Figaro), René Barbera (il Conte di Almaviva), Paolo Bordogna (Don Bartolo) e Giorgio Giuseppini (Basilio).
“Il Barbiere – ha detto questa mattina Casellati – è l’opera da cui si deve partire per avvicinarsi alla lirica. E’ un lavoro geniale nel quale Rossini ha ottenuto una mirabile commistione fra parola e musica”. Nonostante la giovane età, Annalisa Stroppa ha al suo attivo 48 recite del Barbiere in dodici produzioni diverse: “Aver cantato in poco tempo tante volte lo stesso personaggio con direttori e registi diversi – aveva detto – è stato molto utile perché ogni volta ho scoperto qualcosa di nuovo del personaggio. Naturalmente cerco di fare mie le idee dei registi, ma nello stesso tempo sono convinta che gli interpreti devono proporre una loro verità”. Il sovrintendente Orazi ha annunciato l’avvio di una stagione musicale al Teatro della Gioventù: “Sabato 18 e sabato 25 il Coro femminile del Teatro diretto da Francesco Aliberti e il Coro di voci bianche diretto da Gino Tanasini offriranno un interessante concerto, punto di partenza di un’attività che vogliamo realizzare con cadenza regolare al Teatro della Gioventù, teatro per il quale stiamo strutturando una stagione di cui daremo presto notizia: si prevedono anche opere da camera che al Carlo Felice non sono possibili e che lì potremmo mettere in scena collocando l’orchestra nella sottostante sala Barabino e collegandola con nuovi sistemi live con il palcoscenico e gli artisti”.

Italia’s Got Talent al via, in giuria Bastianich su Tv8novità nel meccanismo gara, con Comello a Conduzionew

13 gennaio 202015:29

– Italia’s Got Talent, al via dal 15 gennaio : prodotto da Fremantle, in onda tutti i mercoledì alle ore 21.30 in prima visione su TV8, con 7 puntate di Audizioni e 1 Finale live.
Per il nuovo anno, il talent schiera in giuria la new entry: direttamente da Masterchef Italia, Joe Bastianich. Al suo fianco, ritroviamo la campionessa olimpica Federica Pellegrini, la regina della discografia Mara Maionchi e Frank Matano, veterano del gruppo al suo quinto anno dietro il tavolo.
Alla conduzione, per il quarto anno torna Lodovica Comello. La nuova giuria ha come sempre il compito di selezionare i talenti più meritevoli che si alterneranno sul palco: tra ballerini, cantanti, imitatori, illusionisti, contorsionisti, funamboli, comici ed addestratori, ognuno di loro avrà a disposizione 100 secondi per dimostrare di valere almeno 3 “sì” della giuria, così da poter accedere alla fase successiva della gara, o ancora meglio di meritarsi l’ambitissimo Golden Buzzer: posto al centro del tavolo dei giurati, il pulsantone dorato è a disposizione di Federica, Mara, Frank e Joe che hanno la possibilità di schiacciarlo, durante la fase di audizioni, una sola volta per mandare un talento direttamente in finale.
Ma oltre a promuovere, i giudici possono anche “bocciare” una performance premendo il buzzer, il pulsante rosso presente davanti a ciascun giudice: con 4 “buzzate” il concorrente deve automaticamente interrompere la sua esibizione e ascoltare il parere dei giudici, che determinerà come sempre l’esito della sua gara.
Il ballo è la performance più gettonata con il 21%, seguito dal musicista (11%) e dal comico (10%). Il 41% degli iscritti ha un’età compresa tra i 26 e i 41 anni: il concorrente più giovane è un sassofonista di appena 5 anni, che si esibisce su vorticose scale musicali, la più anziana è invece una concorrente di 94 anni che balla in modo indiavolato. Il gruppo più numeroso presente sul palco è di ben 69 persone. Tra le esibizioni originali si segnala quella di un ragazzo di 32 anni, sordo dalla nascita, che oltre a “sentire” la musica, riesce a rappare con straordinario senso del ritmo. O ancora, tra i numeri fuori dagli schemi, in evidenza la sinfonia di Star Wars rivisitata da 30 “obsoleti” floppy disk, un cane che gioca a nascondino, un crew di indiani Sikh che si cimenta in una pericolosissima sfida “all’ultimo cocco”, uno snodatissimo “uomo-ragno” che si aggira per la platea spaventando i giudici e il pubblico, la straordinaria voce di un ventriloquo di Bari che fa cantare al suo inseparabile pupazzo, con intonazione impeccabile, “I’ve got the world on a string” di Frank Sinatra.
Tra le novità anche il pubblico diventa protagonista perché avrà un Golden Buzzer a sua disposizione. Alla fine della settima puntata verrà aperto il televoto e il pubblico potrà votare e scegliere il proprio finalista, diventando ufficialmente il dodicesimo finalista in gara.
Al termine della fase di Audizioni, la gara si chiuderà in diretta da Roma con la finale live, in cui 12 finalisti si sfideranno per il titolo di campione. A decretare il vincitore di questa edizione 2020 sarà l’insindacabile giudizio del pubblico da casa.

Galleria Borghese raccoglie fondi per comprare busto di BerniniServono 8 milioni per il ritratto di Urbano VIII

13 gennaio 202015:37

– La Galleria Borghese ha avviato una raccolta fondi attraverso l’Art Bonus: le donazioni concorrono all’acquisto di un’importante opera di Gian Lorenzo Bernini, il busto in bronzo di Urbano VIII Barberini, eseguito nel 1658 per il cardinale Antonio Barberini e attualmente di proprietà dei discendenti. Il personaggio raffigurato dalla scultura è Urbano VIII, una figura strettamente connessa alle vicende della collezione di Scipione Borghese della quale fu il teorico ispiratore. Così come fu l’ideatore e il commentatore dei temi rappresentati da Gian Lorenzo Bernini nelle monumentali sculture che l’artista realizzò giovanissimo per la Villa Borghese, dove ancora si trovano. L’opera è dunque legata strettamente al luogo che attende di ospitarla. Il costo stimato per l’acquisizione del busto è di 8 milioni di euro. All’opera , assicurano dal museo romano, verrà riservato un posto di massimo rilievo all’interno della collezione e sarà affiancata dall’elenco dei donatori.

Tv: Justin Chambers lascia Grey’s Anatomy, addio a dr KarevL’attore era nel cast dall’inizio della serie nel 2005

NEW YORK13 gennaio 202016:15

– Grey’s Anatomy perde il dr Alex Karev. Justin Chambers ha infatti annunciato che lascerà la serie dopo 16 stagioni. Chambers, 50 anni a luglio, era nel cast dal 2005. “Non è mai il tempo giusto – ha detto lo stesso attore – per dire addio ad uno show e ad un personaggio che ha definito così tanto la mia vita negli ultimi quindici anni. Tuttavia è da tempo che sto cercando di diversificare i ruoli della mia carriera artistica. Ora è il momento, visto che sono prossimo ai cinquant’anni e ho il sostegno di mia moglie e di cinque splendidi figli”.
L’ultimo episodio con Chambers è andato in onda alla fine dell’anno scorso, al momento non è chiaro come la produzione gestirà la sua uscita.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Non solo dance, ecco ‘Living to live again’
Dal mondo clubbing esce il singolo di The Beautiful Sinners

14 gennaio 202010:22

– L’atmosfera pura delle street e dei club newyorkesi in perfetto stile East Coast, con un mix di sound tutti da ballare. Arriva in radio ‘Living to live again’, il singolo dal mondo clubbing di The Beautiful Sinners, che è il nuovo progetto discografico ideato dal giovane producer italiano Manfredi Barbarossa, ispirato al suo EP del 2017 (“Beautiful Sin”), pubblicato dall’etichetta Midi Mood Records con la collaborazione della cantante Sanna Hartfield e del bassista Mauro Pepe. Alcune delle sue precedenti produzioni sono state remixate da Dj come Martin Roth, Alex Dimou, Moodymanc, Tevo Howard e supportate da Joachim Garraud, producer di David Bowie, Kilye Minogue, Culture Club e da Tom Findlay dei Groove Armada.
The Beautiful Sinners strizza l’occhio al mercato internazionale basandosi sulla contaminazione di sonorità che vanno dalla deep house, alla chillout fino all’ hip-hop. ‘Living To Live Again’ è la prima release del brano con il featuring del cantante statunitense Curtis Clark Jr, attualmente anche produttore per tv e cinema di colonne sonore. Il brano è nato per rievocare uno stile musicale come l’house vocale non solo da ballare, ma anche da poter ascoltare in radio. Alla versione radio-edit di ‘Living to live again’ si aggiungeranno anche alcuni remix del brano realizzati da alcuni nomi di punta del panorama dance-oriented italiano.

Tributo a Prince, star rendono omaggio con concertoA Los Angeles ‘Let’s Go Crazy: The GRAMMY Salute to Prince’

NEW YORK14 gennaio 202010:22

– A quasi quattro anni dalla sua morte, il mondo musicale si unisce per rendere tributo a Prince.
Il concerto chiamato ‘Let’s Go Crazy: The GRAMMY Salute to Prince’ si terrà a Los Angeles il prossimo 28 gennaio e sarà mandato in onda dalla Cbs in una data ancora da destinarsi.
Tra gli artisti che parteciperanno John Legend, Foo Fighters, Alicia Keys, Juanes, Coldplay’s Chris Martin, Usher, Earth, Wind & Fire. Durante la sua carriera il genio di Minneapolis ha vinto sette Grammy Awards ed è stato nominato 38 volte.
Prince è stato trovato morto in un ascensore all’interno del complesso di Paisley Park, sua residenza alle porte di Minneapolis 1l 21 aprile 2016, aveva 57 anni. Il referto dell’autopsia parlò di overdose accidentale di Fentanyl, un potente anti-dolorifico.

S. Cecilia: Caro Pubblico, introduzione ai concertiDirettore, solista o un critico illustrerà i brani

13 gennaio 202018:58

– L’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia accorcia le distanze con gli spettatori dei concerti sinfonici per facilitare l’ ascolto e far apprezzare meglio i brani che verranno eseguiti dall’ Orchestra e dal coro. Dal 16 gennaio ogni appuntamento sarà preceduto da “Caro Pubblico”, una introduzione di una quindicina di minuti durante la quale il direttore d’orchestra, un solista, un musicologo e in alcuni casi il presidente Michele dall’Ongaro illustrerà il programma della serata mettendo in luce caratteristiche e particolarità delle esecuzioni.
L’esordio sarà affidato giovedì 16 gennaio (repliche il 17 e il 18 gennaio) ad Antonio Pappano che sarà sul podio con la solista Janine Jansen per il concerto per violino e orchestra di Mendelsshon. Il maestro guiderà poi l’orchestra nell’Ouverture da Re Stefano di Beethoven e nella Prima Sinfonia di Schubert.
La novità di questa guida all’ascolto nasce proprio dall’espressione “Caro pubblico” con cui il direttore musicale dell’ Accademia Nazionale saluta abitualmente la platea prima dei suoi concerti, in particolare quelli di musica moderna con pezzi più difficili e impegnativi, facendo seguire un approfondimento breve e colloquiale sui brani.
“La grande capacità di Pappano di comunicare con gli ascoltatori e la mia lunga esperienza di tanti anni di programmi radiofonici – ha detto il presidente Dall’Ongaro – ci ha convinti a proporre una spiegazione informale prima di ogni concerto. Il pubblico potrà entrare liberamente anche dopo l’ inizio della chiacchierata, che eviterà i tecnicismi e il linguaggio per addetti ai lavori con l’ obiettivo di essere un punto di riferimento per quanti hanno voglia di condividere le emozioni, le idee e la bellezza della musica classica e, soprattutto di accogliere il pubblico nuovo che sempre di più si sta avvicinando all’Accademia Nazionale”. ‘Caro pubblico’ potrebbe ospitare, con traduzione, anche i direttori e gli autori stranieri in cartellone con loro opere. Si sta pensando di cominciare con il compositore cinese Tan Dun che sarà sul podio il 6, 7 e 8 febbraio per dirigere la prima esecuzione italiana del suo Buddha Passion.

Morta ‘Agnese delle cocomere’, Lucio Dalla le dedicò pezzoA 93 anni è scomparsa una delle figure-simbolo di Bologna

BOLOGNA13 gennaio 202019:15

– Lucio Dalla le dedicò un pezzo, ‘Agnese delle cocomere’, nell’album ‘Luna Matana’ del 2001: a 93 anni è morta Agnese Lelli, una delle figure più note di Bologna, titolare per molti anni di un chiosco in piazza Trento e Trieste (ora gestito dal figlio e dai familiari) aperto fino a tarda notte d’estate e frequentato da artisti e sportivi. Non solo Dalla, ma anche Morandi, Guccini, Carboni, Cremonini, Antonacci, gli Stadio, i calciatori del Bologna, a volte Vasco Rossi, come testimoniano le tante foto di un album dei ricordi visibile anche in rete, e politici come l’ex sindaco Giorgio Guazzaloca.
“Di nuovo insieme, ciao mitica Agnese”, si legge in un post pubblicato sulla pagina Facebook del locale (ora ‘drink, fruit & food’) accompagnato da una foto che ritrae assieme Dalla, scomparso quasi otto anni fa, e Agnese. Tanti i like e i messaggi di cordoglio. I funerali sono in programma giovedì mattina in Certosa.

Moda: Versace Cruise sfilerà il 16 maggio di nuovo negli UsaDopo il defilé del 2 dicembre la maison tornerà in America

13 gennaio 202019:53

– Versace sfilerà di nuovo con la Collezione Cruise 2021, il 16 maggio 2020 negli Stati Uniti. Lo annuncia una nota dell’ufficio stampa della maison, che non indica però, la città americana e la location, dove si svolgerà il defilé.
In linea con la recente scelta creativa di sfilare con la formula co-ed, il direttore creativo, Donatella Versace, svelerà le Collezioni Donna e Uomo con uno show che porterà nuovamente in America il glamour Versace, che ora gravita nell’orbita di Capri Holdings.
Il ritorno di Versace negli Usa si riferisce alla sfilata della collezione pre-fall del 2 dicembre 2019, andata in scena negli spazi dell’America Stock Exchange a New York. Una presentazione quasi commemorativa, piena di ricordi e citazioni di Gianni Versace, il fratello della stilista, celebrato proprio nel giorno del suo compleanno. In pedana era andato uno stile tra il pop e il western. Un tocco di America e un mix di suggestioni in cui lo stile cowboy si combina alla cultura pop europea e al barocco tipico di Versace. La collezione, indossata da un casting di top model, aveva sfilato davanti ad un parterre di celebrity tra cui Uma Thurman, Lupita Nyong’o, Mary J Blige, Kim Kardashian e Kanye West.

Sky: Patriarcato Venezia contro sigla ‘The New Pope’Delegato cultura, inopportuno video musicale in luogo monastico

VENEZIA13 gennaio 202019:55

– Il Patriarcato di Venezia contro Paolo Sorrentino per l’utilizzo “offensivo” di simboli religiosi e una sala della Fondazione Cini dell’isola di San Giorgio per la sigla di “The New Pope”.
In una nota, il delegato del Patriarca per i beni culturali, don Gianmatteo Caputo, sottolinea oggi che “la scena – parte integrante del film – risulta in sé offensiva, mancando oltretutto di un contesto narrativo che ne giustifichi la ragione e il contenuto. Pertanto ciò che viene offerto agli spettatori è solamente una ripresa simile ad un video musicale realizzato in un luogo fondamentale della storia e della tradizione monastica a Venezia, trasformato in una sorta di stage per una danza dal contenuto ammiccante e allusivo, collocata – precisa – sotto il simbolo cristiano per eccellenza, la croce”.
Secondo Caputo “non è necessario scomodare la censura per dire che siamo davanti a un episodio che offende e profana, per il riferimento al simbolo della croce. Sarebbe stato comunque opportuno non concedere, per le riprese – conclude – l’utilizzo di quello spazio ad elevato valore storico e simbolico”.

Mahmood, nuovo album e tourIl primo singolo, dal titolo Rapide, è atteso per il 16 gennaio

13 gennaio 202020:13

– Il 2020 sarà un anno importante per Mahmood: dopo aver annunciato il tour europeo, sono in arrivo un nuovo singolo, un nuovo album e un nuovo tour italiano. Il primo singolo, dal titolo Rapide, è atteso per il 16 gennaio.
E’ sicuramente straordinario il percorso di Mahmood – dalla doppia vittoria a Sanremo Giovani e Sanremo nel 2019, al secondo posto all’Eurovision Song Contest di Tel Aviv, al successo del primo tour europeo e la vittoria del premio per il Best Italian Act agli Mtv EMA dello scorso autunno – in meno di dodici mesi è riuscito a ritagliarsi un suo percorso, frutto di sperimentazioni e contaminazioni.
Queste le date live: 14 aprile Milano, 15 aprile Anversa, 19 aprile Parigi, 20 aprile Amsterdam, 21 aprile Londra, 25 aprile Murcia, 27 aprile Madrid, 3 maggio Monaco, 4 maggio Stoccarda, 7 maggio Colonia, 10 maggio Amburgo, 15 maggio Losanna, 16 maggio Zurigo. Poi di nuovo in Italia a novembre: 4 novembre Firenze, 9 novembre Milano, 13 novembre Napoli, 14 novembre Roma, 17 novembre Torino/Venaria, 19 novembre Nonantola (MO), 21 novembre S. Biagio di Callalta (TV).

Tracy Chevalier, racconto le donne “in eccedenza”La scrittrice a Milano presenta “La ricamatrice di Whinchester”

MILANO14 gennaio 202009:35

Zitelle, o con più garbo definite donne in eccedenza, lo diventarono, e non per scelta, circa due milioni di inglesi negli anni ’30 del secolo scorso, quando la prima guerra mondiale aveva falcidiato gli uomini e non ce ne erano a sufficienza per garantire un matrimonio a tutte. Violet, la protagonista di ‘La ricamatrice di Winchester’ (Neri Pozza Editore, 287 pagine,18 euro), nuovo romanzo di Tracy Chevalier, autrice del best seller ‘La ragazza con l’orecchino di perla’, era una di quelle. Giovani costrette a cercare una strada fuori dal matrimonio e dal destino di badanti per i genitori, rassegnandosi a lavori ingrati per garantirsi l’indipendenza e inventandosi nuovi spazi sociali dove coltivare relazioni adatte a donne sole. Come diventare appunto ricamatrice della Cattedrale di Winchester, un’associazione fondata proprio agli inizi degli anni ’30 per decorare le centinaia di cuscini cuciti per rendere più confortevole la permanenza dei fedeli nella chiesa. “Volevo una storia che parlasse ancora di una donna sulla scia della ragazza con l’orecchino di perla, ma più adulta e ambientata in tempi più vicini ai nostri – spiega Tracy Chevalier a Milano per il lancio del’edizione italiana del suo libro – Violet ha 38 anni ed è una donna costretta suo malgrado ad emanciparsi, porta avanti una battaglia che apre le premesse alle successive conquiste femminili, anche se incredibilmente per certi versi oggi non sembra siano passati 90 anni anni da allora, è vero siamo più libere, abbiamo più opportunità di lavoro e di movimento, ma certe etichettature sono rimaste: parlo con tante mie amiche single e mi raccontano di sentire su di loro spesso tutta la differenza con cui vengono trattate rispetto alle donne sposate”. Violet riesce ad abbattere i pregiudizi del tempo, lavora come dattilografa e impone pure alcune scelte al suo datore di lavoro, si concede ogni tanto incontri con uomini conosciuti nei bar, diventa amica di due donne lesbiche, fino ad innamorarsi di un campanaro sessantenne e sposato. E continuando a ricamare cambia pure la trama della sua vita. Un libro al femminile, dove gli uomini sembrano comparse spaesate di fronte a queste nuove donne. “Si direi che gli uomini sono sorpresi, sembrano pure accettare certi cambiamenti, finché non intaccano delle norme consolidate – spiega la scrittrice – Quando succede si aspettano che la donna torni a comportarsi secondo le vecchie regole”. Tracy, che è nata a Washington ma da decenni vive in Inghilterra, è già al lavoro per il prossimo libro che sarà ambientato in Italia. “Lo avevo promesso durante un mio incontro al Festival della Letteratura a Mantova – ha detto – Si svolgerà a Murano tra i lavoratori e le lavoratrici del vetro”. Come fa sempre con i suoi libri si documenterà con pignoleria e precisione e tornerà quindi spesso in Italia ‘un paese che amo, soprattutto per il suo sole, le bellezze, il cibo’. L’Inghilterra invece le sta procurando qualche dispiacere (‘ma non chiedetemi nulla di Megan’, esclama riferendosi alle vicende dei reali). “Vedo in quel paese molta inquietudine, rabbia, divisioni – ammette – ma credo sia un pò cosi in tutto il mondo”.

Per l’Archivio Alinari una villa museo a FirenzeAllestimento in 27 mesi. Fondazione per valorizzare patrimonio

14 gennaio 202009:36

Il patrimonio Alinari, composto da oltre 5 milioni tra immagini e altri oggetti, sarà destinato alla fruizione pubblica grazie all’allestimento di un nuovo museo, a Villa Fabbricotti a Firenze, in circa 27 mesi. E per gestire e valorizzare l’archivio entro aprile 2020 la Regione Toscana, che ne è divenuta proprietaria il 19 dicembre scorso, approverà un ‘Piano strategico di sviluppo culturale del patrimonio’ ed entro maggio procederà alla creazione di una Fondazione nella quale potrebbe essere coinvolto anche il Mibact. Questo il futuro dell’antica azienda fotografica Fratelli Alinari, fondata a Firenze nel 1852, illustrato oggi dalla Regione che ha così ufficializzato l’acquisizione scattata dopo l’annuncio della vendita della sede storica della società nel maggio scorso. L’archivio comprende fotografie, negativi su lastra di vetro e su pellicola, diapositive, autocromie, cartoline, apparecchi fotografici e 26mila pezzi del fondo stamperia d’arte. Entro maggio 2020 poi sarà acquistato anche il patrimonio di oltre 200mila immagini digitali, con il relativo sistema di catalogazione e indicizzazione: la società F.lli Alinari Idea, ha spiegato la Regione, si è già impegnata a cedere questo patrimonio al prezzo che sarà determinato con valutazione economica e comunque entro i 2,4 milioni previsti dalla legge. Nel suo complesso, il patrimonio, uno dei più grandi del mondo, testimonianza unica della cultura, del paesaggio, dell’arte, della moda italiana tra la seconda metà dell’800 e la prima metà del ‘900, sarà poi esposto nella nuova sede di Villa Fabbricotti appena saranno terminati i lavori necessari per adeguare la struttura. Il valore di tutta l’opera, tra acquisizione e allestimento della sede, è di circa 15 milioni di euro. “Abbiamo reso pubblico un grande patrimonio – ha detto il governatore toscano Enrico Rossi -, abbiamo impedito che si disperdesse, che venisse venduto all’estero, a privati o ad altre istituzioni”: ha “un valore culturale enorme, quello che abbiamo realizzato potrà avere grandi sviluppi ed essere foriero di ulteriori acquisizioni, senza trascurare che, grazie alla sua unicità, il suo valore è destinato a crescere”.

Oscar, Joker sbanca alle nominationSeguono Tarantino, Scorsese, Mendes. Johansson raddoppia

NEW YORK14 gennaio 202009:42

“The Joker” si prende la rivincita dopo le polemiche sulla violenza scoppiate all’uscita nelle sale: il dramma di Todd Phillips sull’arcinemico di Batman ha trionfato alle nomination per gli Oscar portandone a casa 11, piu’ di tutti gli altri film del 2019. Seguono a ruota con 10 candidature ciascuno “C’era una volta…a Hollywood” di Quentin Tarantino, “1917” di Sam Mendes (campione di incassi all’ultimo box office) e “The Irishman” di Martin Scorsese, ma a insidiare il sistema Hollywood si infila a gamba tesa “Parasite” del sudcoreano Bong Joon ho che vince in sei categorie: miglior film, miglior film straniero, miglior regista, sceneggiatura originale, production design ed editing.
Appuntamento al 9 febbraio: come per i Golden Globes, anche la notte degli Oscar sara’ quest’anno uno showdown tra vecchia e nuova Hollywood. Sulla scia delle polemiche tra Scorsese e i film Marvel che hanno dominato l’autunno, “Joker”, che peraltro non appartiene a quella scuderia, diventa il film su un supereroe campione di nominations dopo “The Dark Knight” nel 2008, e potrebbe diventare il primo film tratto dai “comics” nella storia a vincere come miglior film (“Avengers Endgame” e’ candidato per gli effetti speciali).
Due grandi esclusi: Robert De Niro per la recitazione (Al Pacino e Joe Pesci sono in corsa come supporting actors in “The Irishman”) e Greta Gerwig, di nuovo snobbata come regista.
Candidata nel 2018 per “Lady Bird”, la Gerwig resta in gara con “Piccole donne” per il miglior film, migliore sceneggiatura non originale, miglior attrice (Saoirse Ronan) e gli straordinari costumi di Jacqueline Durran. Snobbati anche gli attori di colore: solo la nigeriano-britannica Cynthia Erivo e’ entrata in corsa per “Harriet” e c’e’ poco da stupirsi: pur cercando dal 2015 di essere piu’ inclusiva, la giuria dell’Academy resta al 68% composta da uomini e all’84% di bianchi.
Dopo lo schiaffo dei Golden Globes, in cui su 34 nomination ha incassato due premi soltanto, Netflix si e’ presa la rivincita con oltre 20 candidature tra cui quelle per il miglior film (“The Irishman” e “Marriage Story”), piu’ altre due per lungometraggi a cartoni animati e il dramma vaticano “I due papi”: Jonathan Pryce e Anthony Hopkins sono candidati rispettivamente come attore protagonista e non non protagonista, mentre “American Factory”, finanziato e distribuito da Netflix e candidato tra i documentari, equivale a un invito agli Oscar a Michelle e Barack Obama che lo hanno prodotto.
“Marriage Story” di Noah Baumbach (candidato anche per sceneggiatura e miglior film) domina intanto nelle categorie della recitazione con Adam Driver e Scarlett Johansson protagonisti (quest’ultima anche tra le miglior supporting actresses in “Jojo Rabbit”, la prima attrice in 13 anni a ricevere piu’ di una nomination) e Linda Dern, non protagonista.
Driver se la dovrà vedere con una fitta concorrenza: oltre a Pryce, sono in finale Joaquim Phoenix (“Joker”), Leonardo DiCaprio (“C’era una volta”) e Antonio Banderas (“Pain and Glory”). Tra le donne, oltre Erivo, la Ronan e ScarJo, anche Charlize Theron (“Bombshell) e Renee Zellweger (“Judy”)

Dardust, io tra classica ed elettronica17/1 esce S.A.D. Storm and Drugs, chiude trilogia con 7 e Birth

14 gennaio 202010:26

Dici Dardust e pensi a tanti successi degli ultimi tempi, da Soldi di Mahmood a Riccione e Felicità Puttana dei Thegiornalisti, passando per Se piovesse il tuo nome di Elisa e Nuova Era di Jovanotti, solo per citarne alcuni. Pezzi nei quali c’è immancabilmente il suo tocco. E’ il re Mida dei produttori, il genio della composizione, l’eminenza grigia della musica pop.
Ma Dardust, all’anagrafe Dario Faini, è prima di tutto un compositore e un pianista che si muove da sempre in maniera fluida tra sonorità classiche e l’elettronica più spinta. E lo dimostra anche con il suo nuovo album strumentale: S.A.D. Storm and Drugs, in uscita il 17 gennaio per Sony Music Masterworks e Artist First, che chiude la trilogia iniziata nel 2014 con “7” e continuata nel 2016 con “Birth”.
Il titolo del nuovo lavoro è una rivisitazione corretta dello Sturm und Drang tedesco del Settecento. “Mi piaceva l’idea di essere un po’ irriverente e scorretto. La tempesta, sturm in tedesco, storm in inglese, rimane, perché mi apparteneva molto la sensazione di trovarmi in uno sconvolgimento personale e familiare, nel momento in cui ho scritto questi pezzi, non mediati dalla razionalità. Nello stesso momento mi sono sentito senza riparo dopo la fine di una storia e la perdita della casa di famiglia ad Ascoli Piceno per il terremoto. L’impeto, il drang, è diventato Drugs, ma più legato a una dipendenza affettiva che non alle droghe vere e proprie che non mi appartengono”, racconta Dardust il cui obiettivo era traslare in epoca moderna il concetto espresso dalla rivoluzione culturale settecentesca. “Mi sono sentito un po’ Giovane Werther, un po’ Mark Renton, l’eroe negativo del film cult Trainspotting”.
Il disco, e l’intera trilogia, attraversa l’asse geografico-musicale tra Berlino, Reykjavik ed Edimburgo e riesce nell’intento di unire il mondo pianistico neoclassico a quello che ruota intorno all’elettrica di matrice Nord Europea. “A Berlino devo il mio imprinting musicale legato all’elettronica, a quel mondo che arriva fino a David Bowie, a Brian Eno. La scena irlandese, a partire dai Sigur Ros, mi ha insegnato una modalità più libera e meno ingessata nell’approccio alla forma canzone. Da Edimburgo ho assorbito l’influenza cupa dei luoghi di Trainspotting”.
Come Bowie, che aveva scelto per sé l’alter ego di Ziggy Stardust, Faini ha scelto Dardust. “Più che un alter ego è la mia metà. quella che esplora, che cerca nuovi confini, che va oltre tutto e tutti. E’ più futuribile di Dario, l’immagine che non invecchia”. Come il ritratto di Dorian Gray. “Sì, io mi vedo ancora a suonare a 80 anni il pianoforte con incursioni nell’elettronica, fuori dalle mode del momento”. Con le quali però deve fare i conti quando lavora per il pop. “Uno non esclude l’altro. Ma il progetto Dardust è l’ambizione maggiore.
E l’obiettivo è farlo uscire dai confini italiani”.
Classica ed elettronica. Uno scontro, a volte, più che un incontro. “Passo da una all’altra. Senza scegliere né una, né l’altra. Ma è da lì, in quel passaggio, che può sembrare forzato, che nasce la scintilla vitale – dice ancora Faini -.
Non mi è mai piaciuto che la musica classica, solo perché senza parole, sia considerata musica d’ambiente, di sottofondo.
L’ascolto deve essere attivo, non passivo. E l’incontro-scontro con l’elettronica è come sfondare un muro”. Quel muro che sembra sfondare anche con la foto di copertina, dove appare in bianco e nero con il pugno alzato. Un’immagine che rimanda a quelle delle Pantere Nere alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968. “Il riferimento non era voluto, ma mi piace. Lo considero strapositivo”.
In attesa del tour che partirà a febbraio (“un primo atto più intimista e teatrale, un secondo più colorato e vivace”), anche quest’anno parteciperà a modo suo al festival di Sanremo. L’anno scorso aveva firmato il pezzo vincitore (Soldi di Mahmood), quest’anno quello di Elodie (dal titolo Andromeda, al quale ha lavorato con lo stesso Mahmood) e quello di Rancore (Eden). “Ma al festival non vado, l’anno scorso ho diretto l’orchestra per gli Ex-Otago e mi sono divertito. Stavolta però rimango a casa”.

Manifesto socialista per il XXI secoloDa classe operaia a ecologia, ecco la rivoluzione di Sunkara

14 gennaio 202010:13

BHASKAR SUNKARA, MANIFESTO SOCIALISTA PER IL XXI SECOLO (Editori Laterza, pp. 290, 18 Euro). Un sos per salvare quello che resta di un sogno socialista andato in pezzi, ma anche un’occasione per ripensare il passato alla luce dei fatti del presente e in vista del futuro: arriva forte dagli Stati Uniti la voce di Bhaskar Sunkara, trentenne newyorkese figlio di immigrati, autore del “Manifesto socialista per il XXI secolo”, edito in Italia da Laterza con la traduzione di Alberto Prunetti. Sunkara, fondatore ed editor di Jacobin (rivista che viene pubblicata anche in Italia), è riuscito negli ultimi anni a galvanizzare la sinistra del partito democratico statunitense con le sue idee rivoluzionarie, intrise di un ottimismo contagioso, che questo libro condensa ed espone con un linguaggio brillante e chiaro.
L’autore coltiva il sogno di costruire una nuova società più a misura d’uomo e crede ciecamente nella possibilità di guarire il mondo capitalista dalle sue sofferenze attraverso un socialismo che, se oggi è in difficoltà, di certo non è morto e può avere un futuro se a impegnarsi è la collettività. Essere socialista per Sunkara significa sostanzialmente, come scrive nella premessa, “avere fiducia nella capacità delle persone comuni di dare forma a quei sistemi che plasmano le loro vite”.
Nel libro l’autore dapprima immagina, descrivendola, la vita di un operaio negli Stati Uniti e in Svezia, poi passa ad analizzare la storia del socialismo nei vari Paesi, i suoi protagonisti, i punti deboli e quelli di forza, in una analisi lucida e appassionata. Dall’excursus storico l’autore infine arriva a strutturare una sorta di programma politico, sottolineando che pensare di realizzare davvero un socialismo democratico non è un’utopia, ma un progetto concreto, che parte dalla volontà di incanalare la rabbia e la disillusione di intere classi sociali in qualcosa di costruttivo.
L’idea è quella di iniziare la rivoluzione dagli Stati Uniti e poi allargarsi al mondo: non basta certo discutere di socialismo nelle università e sui social network, ma serve coinvolgere la classe operaia – che comprende chi sta nelle fabbriche, ma anche chi lavora da casa e nei servizi -, cercare strade economiche credibili e alternative al capitalismo per ridistribuire in modo equilibrato la ricchezza, arginare il populismo di destra, lavorare “a un nuovo sistema politico che rappresenti pienamente i cittadini degli Stati Uniti”, sfidando il federalismo, abolendo il Collegio elettorale e spingendo verso un sistema elettorale proporzionale. Con forza Sunkara afferma che il socialismo democratico non può prescindere dalla coscienza ecologista e dall’impegno non più rimandabile nella salvaguardia di un pianeta ormai distrutto dall’inquinamento, dal “dare battaglia per l’eliminazione dell’intolleranza, dello sciovinismo, di ogni forma di pregiudizio all’interno delle nostre organizzazioni”, coltivando fin da subito l’uguaglianza.
Lungi dal pensare che il progetto politico socialista sia semplice da realizzare, lo scrittore ritiene non solo che sia fattibile, ma che oggi sia “la migliore garanzia per la pace”: “le barriere tecniche e politiche del progresso non possono essere sottostimate – scrive in chiusura – ma se vogliamo fare qualcosa di meglio per il mondo in cui tutti abitiamo, le politiche socialiste, intese in senso ampio, ci offrono i migliori strumenti a disposizione”.

Sulle ali dell’avventura per salvare la naturaAdventure movie da storia vera di ‘Birdman’ salvatore oche rare

14 gennaio 202010:19

Dal 1999, l’ornitologo Christian Moullec, soprannominato “birdman”, dedica la sua vita a allevare e salvare esemplari di oche, rimaste orfane, appartenenti a specie rare che rischiano di estinguersi. Diventandone di fatto la figura ‘paterna’, le guida anche in volo, a bordo di un deltaplano a motore, attraverso l’Europa (che solo negli ultimi 30 anni ha perso 430 milioni di uccelli), per mostrare agli stormi le rotte di migrazione più sicure per la nidificazione.
Una straordinaria storia vera, già raccontata dalla stampa di tutto il mondo e in un documentario, che ora approda anche al cinema di fiction, con Nicolas Vanier, un regista e scrittore da sempre appassionato difensore della natura, capace di declinare spesso il tema in film di grandissimo successo come Belle e Sebastien (2013). Una ricetta riuscita anche con Sulle ali dell’avventura, che dopo essere stato visto oltralpe da oltre un milione di spettatori, arriva in Italia dal 9 gennaio con Lucky Red.
Nella sua rilettura, il cineasta, che ha dedicato alla storia anche un romanzo, dallo stesso titolo, edito in Italia da Sperling & Kupfer, e in arrivo nelle librerie il 14 gennaio, mantiene intatto il ritratto della personalità e della missione di Moullec, che ha collaborato alla sceneggiatura e ha seguito le riprese dalla Francia all’Artico, curando in prima persona quelle in volo con le oche. Il racconto si apre a un pubblico ampio diventando un adventure movie per tutta la famiglia, capace di appassionare e commuovere. E’ basato sul rapporto fra un padre e un figlio, la bellezza delle scene nella natura ma anche sul realismo, con tanto di utilizzo di oche vere e non ricreate digitalmente. Tra le carte vincenti del film c’è anche aver affidato il ruolo del protagonista a un interprete versatile come Jean-Paul Rouve, popolarissimo in Francia grazie alla saga comica dei Les Tuche (che in Italia ha ispirato le commedie di Fausto Brizzi, Poveri ma ricchi e Poveri ma ricchissimi), perfettamente a suo agio anche su toni più seri.
Nella storia Rouve è Christian, padre divorziato, scienziato visionario e appassionato, che dopo essersi visto rifiutare i fondi per il suo progetto di salvaguardia delle oche, decide di andare avanti da solo, anche con mezzi non proprio leciti.
Diventa fondamentale in particolare l’aiuto del figlio 14enne Thomas (Louis Vazquez), teenager di città, che dopo aver cercato in tutti i modi di convincere la madre (Melanie Doutey) a non mandarlo in vacanza per l’estate dal padre, in campagna, finisce per farsi coinvolgere in toto dal progetto del genitore. Tanto da trovarsi, in un momento nel quale il viaggio delle oche sembra doversi interrompere, a prendere una decisione fondamentale.
“Non ho la pretesa di cambiare il mondo con un film – ha spiegato Vanier a La Republique du Centre – ma agisco utilizzando i mezzi che mi appartengono: la meraviglia può provocare l’emozione. E dall’emozione può arrivare la voglia di fare qualcosa. In questo film evoco la tragica scomparsa di tante specie di uccelli e attraverso questo il crollo della biodiversità nel mondo. Nello stesso tempo c’è il messaggio di speranza di quest’uomo che utilizza il suo cuore e la sua energia per essere al servizio della natura”.

Jojo Rabbit, satira anti-odio sul nazismoIn sala la commedia nera di Waititi con Scarlett Johansson

12 gennaio 202020:13

Non è certo la prima volta che la sulfurea figura di Adolf Hitler viene cucinata in commedia. È il caso anche di Jojo Rabbit del regista neozelandese Taika Waititi (What We Do In The Shadow), film d’apertura del 37/o Torino Film Festival dopo aver vinto il premio del pubblico a Toronto e ora in sala dal 16 gennaio con la Fox. Una singolare commedia nera con un esplicito intento morale: “Non volevo fare un film zuccheroso sul nazismo, ma piuttosto una satira anti-odio” ha sottolineato lo stesso regista che nel film interpreta Hitler.Il film racconta la storia di Jojo (Roman Griffin Davis), un ragazzino di dieci anni nella Germania nazista ormai prossima alla sconfitta, irriducibilmente fedele al Führer, tanto da averlo come amico immaginario. Dopo un incidente durante l’addestramento, il giovane, che sembra uscito da Moonrise Kingdom di Wes Anderson, scopre che la madre (Scarlett Johansson) offre rifugio ad una ragazza ebrea. È troppo per lui. Molte delle sue convinzioni cominciano a sfaldarsi, mentre è sempre più frequente in Jojo la domanda: cosa significa davvero essere nazisti? In fondo Jojo, questa una delle tesi del film, è solo un ragazzino che non sa neppure esattamente quello che pensa in un mondo più grande di lui. Per lui e il suo amico Yorki, ci sarà comunque ancora il tempo per la redenzione, mentre il vecchio sistema in cui sono cresciuti crolla sotto gli attacchi degli alleati.Con Jojo Rabbit torna al cinema la figura di Hitler in maniera ironica dopo film come Lui è tornato e, in chiave più demenziale, Kung Fury. Una lunga linea di lavori che partono dal Grande dittatore di Chaplin fino a La vita è bella di Benigni e a Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, ma nel caso dell’Hitler dì Waititi la figura del dittatore ha una chiave molto macchiettistica, in fondo è solo la proiezione di un bambino. Sull’attualità del pericolo della destra estremista ha detto in un’intervista a Toronto il regista Taika Waititi, sangue maori, russo ed ebraico: “Mi sembra oggi di rivivere gli anni Trenta, quando la gente mormorava per strada: ‘Hey, dopo la Prima Guerra Mondiale non commetteremo più gli stessi errori. Il mondo sarà un posto migliore’. Un’illusione. Sta succedendo di nuovo. L’ignoranza e l’arroganza sono un grosso difetto del genere umano. Azzerano la nostra memoria. Ecco perché è importante mettere in circolo esempi come Jojo. Dobbiamo trovare un modo nuovo e immaginifico di reagire e raccontare la storia con S maiuscola. E farci ascoltare dalle giovani generazioni”. Ha detto, infine, a Torino il giovanissimo attore che interpreta Jojo: “Quando a scuola ci hanno fatto vedere La vita è bella di Benigni nessuno conosceva i lager, tranne un mio compagno che aveva letto Il bambino con il pigiama a righe”. E ancora Griffin Davis: “Il messaggio del film è che ognuno deve guardare la vita con i propri occhi. In questo caso il film insegna ai bambini, con umorismo, cos’è stata la seconda guerra mondiale”.

Archibugi e Amoruso, eccellenze a HollywoodPremio e film per due registe al festival Los Angeles, Italia

2 gennaio 202016:58

– Francesca Archibugi ed Elisa Amoruso riceveranno il premio ”LA Italia Excellence Award 2020” domenica 2 febbraio, giornata inaugurale di Los Angeles, Italia – Film, Fashion and Art Festival. Le due registe, insieme a Gabriele Salvatores e a Chiara Ferragni, saranno tra gli ospiti della 15/a edizione dell’happening del cinema e dell’audiovisivo italiani a Hollywood promosso dall’Istituto Capri nel mondo con il patrocini del ministero degli Affari Esteri, il sostegno del Mibact (Dg Cinema e Audiovisivo) e la partecipazione di Intesa Sanpaolo, Rai Cinema, Rai Com, Rainbow, Medusa, Iervolino Erntertainment. Nonché del Consolato Generale, l’Ice e l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles.
LA Italia 2020, la kermesse che precede la notte degli Oscar e che coinvolge il Gotha dell’industria globale al Chinese Theatre nel momento più caldo dello showbiz, quest’anno festeggerà, con una retrospettiva, gli 80 anni dell’attore Al Pacino. E sarà teatro della sfida diretta tra Quentin Tarantino (Once Upon a Time in Hollywood) e Martin Scorsese (The Irishman).
Ad annunciare l’omaggio ”losangelino” alle due registe italiane, Marina Cicogna, vice-presidente onoraria della manifestazione che dice: ‘E’ un bel momento per il cinema italiano al femminile ed a LA Italia avremo modo di apprezzare l’ultimo film della Archibugi ‘Vivere’ e le prime due opere della Amoruso ‘Chiara Ferragni – Unposted’ (documentario campione d’incassi 2019) ed il film ‘Bellissime’ che decretano Elisa tra i principali talenti del cinema italiano made in Italy”.
Tra gli altri artisti attesi a LA Italia 2020, Franco Nero, i premi Oscar Nick Vallelonga (Green Book), Mira Sorvino (Mighty Aphrodite), Bobby Moresco (Crash), Barry Morrow (Rain Man) insieme a Diane Warren, Eli Roth, David O. Russell e Robert Davi e Maylin Aguirre.

Incassi Usa, 1917 batte Star WarsDopo i Golden Globes Mendes punta agli Oscar. Terzo Jumanji

12 gennaio 202020:07

– Fresco di vittoria ai Golden Globes per il miglior film drammatico e la miglior regia, in pista per le nomination agli Oscar, 1917 conquista la vetta del box office nordamericano del week end. La storia di un’amicizia tra il sangue e i combattimenti della prima guerra mondiale a firma Sam Mendes ha incassato 36,5 milioni di dollari, scalzando dalla prima posizione Star Wars, L’ascesa di Skywalker, ultimo capitolo della saga, che ha ottenuto 15 milioni di dollari nel fine settimana, superando in totale sul mercato domestico i 478 milioni di dollari. Sul terzo gradino del podio Jumanji: The Next Level (14 milioni di dollari nel week end, per un incasso totale di 257 milioni).
New entry, in quarta posizione, Like a Boss (Amiche in affari), commedia al femminile di Miguel Arteta, con 10 milioni di dollari, seguita da Just Mercy (Il diritto di opporsi), con 10 milioni di dollari, e dalle Piccole donne di Greta Gerwig (7,6 milioni di dollari nel fine settimana, per un totale di 74 milioni sul mercato domestico).

Critics’ Choice, C’era una volta a Hollywood miglior filmPer la tv vincono Succession e Fleabag

13 gennaio 202012:44

C’era una volta a Hollywood di Quentin Tarantino è il miglior film 2019: è stato premiato dai critici di cinema nella 25/ma edizione dei Critics’ Choice Awards che si è tenuta a Los Angeles. Per il film premiato anche Brad Pitt come migliore attore non protagonista (aveva vinto anche il Golden Globe per lo stesso ruolo), lo stesso Tarantino per la migliore sceneggiatura originale e Barbara Ling e Nancy Haighbest per il best production design. Migliore attore Joaquin Phoenix per Joker, migliore attrice Renée Zellweger per Judy.Laura Dern è la migliore attrice non protagonista (Storia di un matrimonio, Marriage Story), mentre miglior giovane attore è Roman Griffin Davis (Jojo Rabbit).Il cast di The Irishman ha vinto come best acting ensemble. Ex aequo per la regia: Sam Mendes per 1917 e Bong Joon Ho per Parasite, film che ha vinto anche come miglior pellicola straniera.Tra i premati anche Greta Gerwig per il miglior adattamento di sceneggiatura (Little Women). Per la tv: miglior drama è Succession (HBO) (premiato anche il protagonista Jeremy Strong), miglior commedia è Fleabag (Amazon) (premiata anche la protagonista Phoebe Waller-Bridge).

Cinema: Il Traditore miglior film Sncci,Bellocchio a TriesteFilm uscirà presto in Usa con Sony

13 gennaio 202012:46

– Marco Bellocchio sarà alla serata inaugurale del Trieste Film Festival, venerdì 17 gennaio, per ritirare il premio che il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) ha assegnato a Il Traditore come Miglior film italiano 2019.
Dopo la lunga tenitura in fase di uscita, in Italia il film ha avuto e ha tuttora un’intensa vita – nelle sale d’essai, nelle occasioni pubbliche, nelle manifestazioni culturali, con incontri col pubblico, studenti, cinefili a Bologna, Caserta, Salina, Bobbio.. – culminata nella giornata del 9 dicembre con l’assegnazione della “Laurea honoris causa” a Marco Bellocchio allo Iulm di Milano. Quanto all’estero, dopo le vendite in oltre 70 paesi e gli inviti nei più prestigiosi festival del mondo, il film di Bellocchio su Tommaso Buscetta uscirà prossimamente negli Usa con Sony Pictures.
Il film è prodotto da Ibc Movie, Kavac Film con Rai Cinema, in coproduzione con Ad Vitam Production (Francia), Match Factory Productions (Germania), Gullane (Brasile), distribuito in Italia da 01 Distribution, e venduto nel mondo da Match Factory.

Oscar: al top Joker con 11 candidature10 nomination per Hollywood di Tarantino, 1917, The Irishman

13 gennaio 202016:10

– Sono state annunciate le nomination agli Oscar. La cerimonia di premiazione si terrà domenica 9 febbraio al Dolby Theatre di Los Angeles. Guida Joker con 11 candidature (già vincitore di 2 Golden Globe e del Leone D’Oro a Venezia), The Irishman, C’era una volta a Hollywood e 1917 ne hanno ottenute 10, mentre 6 sono andate a Piccole Donne e Parasite. Tra le curiosità: la doppia candidatura di Scarlett Johannson per due diversi film: Storia di un matrimonio (Marriage Story) come protagonista e Jojo Rabbit come non protagonista. Tra i migliori attori si sfidano Leonardo DiCaprio, Antonio Banderas, Adam Driver, Joaquin Phoenix e Jonathan Pryce. Tra le migliori attrici la sfida è tra Cynthia Erivo (Harriet), Scarlett Johansson, Saoirse Ronan, Charlize Theron e Renee Zellweger. Tra i non protagonisti Brad Pitt, Tom Hanks, Anthony Hopkins Joe Pesci e Al Pacino (entrambi per lo stesso film, The Irishman). Tra le non protagoniste Kathy Bates, Laura Dern, Scarlett Johannson, Florence Pugh e Margot Robbie.

Oscar: Parasite fa la storia e torna in sala a febbraioPrimo sud coreano, film di Bong Jooh Ho ha vinto Palma e Golden

13 gennaio 202019:13

– Parasite è certamente tra i film dell’anno. Dopo aver vinto la Palma d’oro a Cannes, aver vinto il Golden Globe come miglior film straniero è candidato a ben sei premi Oscar, diventando il primo film sud coreano ad entrare nell’Academy. Il film di Bong Joon Ho Parasite, ha conquistato le nomination come Miglior Film, Regia, Film Internazionale, Sceneggiatura Originale, Montaggio e Scenografia. E in occasione della consegna degli Oscar, Academy Two in collaborazione con Lucky Red, riporta in sala Parasite che dal 6 febbraio riuscirà nei cinema di tutta Italia.
Uscito in sala il 7 novembre Parasite è stato visto da oltre 300.00 spettatori, è stato designato Film dell’anno dal Sindacato nazionale critici cinematografici italiani, ha raccolto riconoscimenti dalle associazioni di categoria di tutto il mondo ed è anche candidato ai Bafta in 4 categorie.
Inoltre dal 20 febbraio arriverà in sala, inedito in Italia, il primo capolavoro di Bong Joon Ho Memorie di un assassino – Memories of Murder, un thriller avvincente con Song Kang-ho, in cui il regista miscela perfettamente, proprio come in Parasite i registri comico e drammatico. In un piccolo villaggio, nel 1986, viene trovata una giovane donna brutalmente assassinata. Due mesi dopo, un crimine molto simile, attira l’attenzione dell’opinione pubblica. Lo spettro di un assassino seriale fa sprofondare l’intera regione nel terrore. Due poliziotti locali, tanto brutali quanto impreparati, indagano con mezzi poco ortodossi sugli omicidi. Si unirà a loro un terzo detective, in arrivo direttamente da Seul. Penserà di poter risolvere il caso ma, fra errori e false piste, verrà trascinato negli abissi di un’indagine senza apparente risoluzione

Festival di Cannes, Spike Lee presidente di giuriaE’ il primo nero a ricoprire il ruolo

PARIGI14 gennaio 202010:21

Il regista americano Spike Lee è stato scelto come presidente della giuria del Festival del cinema di Cannes, in programma dal 12 al 23 maggio 2020. E’ il primo nero ad occupare il prestigioso ruolo che lo scorso anno fu del cineasta messicano Alejandro Iñarritu. “Quando sono stato chiamato, non potevo crederci, ero felice, sorpreso e orgoglioso allo stesso tempo”, ha dichiarato Spike Lee, 62 anni. “Sono onorato di essere la prima persona nella diaspora africana” negli Stati Uniti ad assumere questa funzione.

Morto Giampaolo Pansa, giornalista controcorrente Aveva 84 anni. Provocatore fino all’ultimo ha raccontato l’Italia dei vinti

13 gennaio 202013:11

Scrittore, polemista, commentatore, firma dei più importanti quotidiani italiani, dalla Stampa, dove ottenne il suo primo contratto giornalistico, nel 1961, al Giorno, dal Corriere della Sera a Repubblica (di cui è stato vicedirettore) al Messaggero, dall’Espresso a Epoca a Panorama, Giampaolo Pansa, morto a Roma all’età di 84 anni, ha raccontato con acume la società e la politica italiana, mettendo alla berlina i vizi della classe dirigente e soprattutto proponendo un punto di vista controcorrente, sempre in grado di stimolare il dibattito e la riflessione.Basti pensare alle polemiche giornalistiche e storiografiche che hanno sempre accompagnato i suoi libri dedicati alla Resistenza, su tutti Il sangue dei vinti, il saggio del 2003 sui crimini dei partigiani compiuti dopo il 1945 che gli è costato l’accusa di revisionismo. Suoi numerosi scoop, per esempio sullo scandalo Lockeed, ma anche espressioni entrate ella storia come la ‘Balena bianca’, cioè la Democrazia cristiana, o il ‘Bestiario’, titolo di una sua celeberrima rubrica. Piemontese di Casale Monferrato allievo di Alessandro Galante Garrone, Pansa ha esordito nel giornalismo con la Stampa, occupandosi tra l’altro del disastro del Vajont, per passare poi al Giorno, al Messaggero di Roma, al Corriere della Sera (quotidiano con cui era tornato da poco a collaborare), e ancora a Repubblica e all’Espresso con cui ha collaborato dal 1977 al 2008 quando abbandonò polemicamente il Gruppo Espresso, in contrasto con la linea editoriale. Da allora ha scritto per Il Riformista, Libero, Panorama e The Post Internazionale. Una passione per gli anni del fascismo e della Resistenza maturata fin dalla tesi di laurea, Pansa ha firmato innumerevoli romanzi e saggi storici.Nel 2001 ha pubblicato Le notti dei fuochi, sulla guerra civile italiana combattuta tra il 1919 e il 1922, ma anche I figli dell’Aquila, racconto della storia di un soldato volontario dell’esercito della Repubblica sociale italiana. Ha firmato poi il ciclo dei vinti, libri dedicati alle violenze compiute dai partigiani nei confronti di fascisti durante e dopo la seconda guerra mondiale: Il sangue dei vinti (vincitore del Premio Cimitile 2005), Sconosciuto 1945, La Grande Bugia e I vinti non dimenticano (2010).Nel 2011 ha firmato Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri, in cui ritrae l’Italia degli umili tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX attraverso la storia dei propri nonni e genitori. E ancora La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti ( 2012) e Sangue, sesso e soldi . Una controstoria d’Italia dal 1946 ad oggi. Provocatore fino all’ultimo, tra i suoi libri più recenti l’autoritratto intitolato Quel fascista di Pansa e poi con un pamphlet su Salvini “Ritratto irriverente di un seduttore autoritario” Pansa è morto a Roma assistito da sua moglie, la scrittrice Adele Grisendi. Nel 2016 aveva perso il figlio Alessandro, ex ad di Finmeccanica morto di malattia a 55 anni. Un dolore dal quale non si era mai ripreso.

Rai: ecco chi sono i direttori proposti dall’AdDirigenti interni di lungo corso già responsabili di aree cruciali dell’azienda a prescindere dalle aree o dalle etichette politiche

13 gennaio 202012:56

In sintesi, il ‘chi è’ dei nuovi direttori indicati dall’ad Rai Fabrizio Salini in vista del cda di domani. Si tratta di dirigenti interni di lungo, in alcuni casi, lunghissimo corso già responsabili di aree cruciali dell’azienda a prescindere dalle aree o dalle etichette politiche.ANGELO TEODOLI (coordinamento generi) – Nato a Roma il primo gennaio 1956, è un dirigente Rai di lungo corso, un autentico ‘uomo macchina’ della tv pubblica. E’ stato direttore di Rai1, di Rai2 (rete per la quale aveva già curato i palinsesti sotto la direzione di Giampaolo Sodano), direttore dei Palinsesti, responsabile di RaiGold, consigliere di amministrazione Rai Pubblicità, responsabile progetto Fiorello su RaiPlay.STEFANO COLETTA (prime time e Rai1) – Cinquantaquattro anni, dal 1991 in Rai, autore e capoprogetto di programmi di prima e seconda serata e di programmi di servizio sociale, innovatore di programmi tv di successo come Chi l’ha visto, dal luglio 2017 è direttore di Rai3.LUDOVICO DI MEO (Serie tv e cinema e Rai2) – E’ stato vicedirettore del Tg2 e di Rai1, responsabile delle Rubriche e approfondimenti informativi.SILVIA CALANDRELLI (Cultura e Rai3) – 56 anni, mente di Rai Cultura e di Rai Storia, da un anno vicedirettore di Rai3, è stata direttore di Rai Educazione, Rai Cultura e Rai Scuola.FRANCO DI MARE (Day Time) – In Rai al Tg2 e al Tg1, inviato e corrispondente in zone di guerra, autore di servizi e documentari su mafia e criminalità, dal 2003-2004 conduttore di UnoMattina per molte edizioni, è vicedirettore di Rai1 con delega agli approfondimenti e alle inchieste.DUILIO GIAMMARIA (Documentari) – Giornalista, conduttore televisivo e documentarista, 60 anni, lavora in Rai dal 1985, prima a Rai2 e poi per i programmi di approfondimento di Rai3 fino al 1996. Nel 1990 è stato autore e produttore di Extra, primo programma di coproduzione europea. Dal 1998 ha lavorato al Tg1 nella redazione Speciali e successivamente agli Esteri, come inviato speciale (tra l’altro in Iraq a in Afghanistan). Dal 2013 conduce il programma di inchieste Petrolio.ELEONORA ANDREATTA (Fiction) – Nata a Bologna nel 1964, è direttrice Rai Fiction dal 2012, artefice di successi mondiali e della leadership Rai della fiction degli ultimi anni. Già nel 1999 aveva seguito le attività di cinema e fiction alle dirette dipendenze del direttore di Rai1 e l’anno successivo le era stata affidata la responsabilità della struttura Programmazione cinema e fiction della rete. Nel 2006 è diventata responsabile dell’area Coproduzioni e Serie della Direzione Rai Fiction.LUCA MILANO (Ragazzi)- Nato a Roma nel 1958, in Rai dal 1982, da giugno 2017 è direttore di Rai Ragazzi (nella quale confluiscono, oltre ai due canali Rai Yoyo e Rai Gulp, anche le attività di produzione di cartoni animati) e dal 2018 è presidente del gruppo “Kids Media” della UER/EBU, l’unione delle televisioni pubbliche europee. E’ stato a lungo dirigente di Rai Cinemafiction e Rai Fiction, mantenendo un’attenzione particolare alle coproduzioni internazionali e ai rapporti con l’industria audiovisiva indipendente. Nel 2013 è stato nominato vicedirettore di Rai Fiction, con delega su Marketing, Pianificazione e Cartoon.

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Lady Gaga, io stuprata più volte all’età di 19 anni
Confessione popstar durante intervista con Oprah Winfrey

NEW YORK09 gennaio 2020 10:52

Lady Gaga è stata stuprata ripetutamente all’età di 19 anni. Lo ha ricordato la stessa popstar durante un’intervista con Oprah Winfrey. L’artista ha aggiunto anche che in seguito alle violenze subite ha sviluppato disturbi post-traumatici da stress.
Il periodo coincide con l’avvio della sua carriera, quando all’improvviso si è ritrovata ad essere una star e a girare il mondo. “A causa di questo – ha detto – non sono riuscita ad elaborare ciò che mi era accaduto”.

La cerimonia degli Oscar sarà di nuovo senza presentatoreIl 9 febbraio. Nel 2019 formula era stata premiata da ascolti

NEW YORK09 gennaio 202012:42

– Per il secondo anno consecutivo la cerimonia di assegnazione degli Oscar, il 9 febbraio prossimo, sarà senza presentatore. Lo ha annunciato Karey Burke, presidente di ABC Entertainment, il network che manda in onda la cerimonia.
La decisione è stata presa d’accordo anche con Academy of Motion Picture Arts and Science (ente che organizza gli Oscar).
L’anno scorso la formula aveva dato i suoi frutti in termini di ascolti e quindi è stato deciso di ripeterla. Ha aiutato anche inoltre a contenere i tempi di durata dello show. “Lo scopo principale – ha spiegato la Burke – è di far rientrare lo show nelle tre ore. I produttori hanno deciso saggiamente di non avere un presentatore e di far sì che i film siano i veri protagonisti”.
Lo scorso anno la cerimonia è stata vista da 29 milioni e 600mila telespettatori con un incremento del 12% rispetto al 2017.

Da Emma Dante alla Merini, a teatro sarà anno delle donneProve d’attrice per Angiolini, Lazzarini, Guarnieri, Ricci

10 gennaio 202009:42

A due anni dall’esplosione mondiale del #metoo, nel pieno del fiorire di campagne contro femminicidio e gender-gap, si può forse davvero parlare di una nuova ondata di consapevolezza femminile che in qualche modo si riflette e cresce anche sui palcoscenici del teatro italiano.
Dove a scorrere i cartelloni dei primi mesi del 2020, sembra sempre più saldo e promettente un “teatro delle donne”, che dalle donne è diretto, scritto, recitato o che le donne racconta a platee che non siano, però, per forza esclusivamente “rosa”.
Titolo molto atteso è certo “Misericordia”, nuovo spettacolo di Emma Dante, regista che all’universo femminile si dedica spesso in diverse declinazioni, da successi come “Le sorelle Macaluso” all’Eracle femmina al Teatro greco di Siracusa. Questa volta la Dante porta in scena la forza delle donne condannate a lottare per sopravvivere, a combattere con ogni possibile risorsa per emergere dal degrado e dallo squallore in cui la società pare averle relegate, con la storia di Anna, Nuzza e Bettina, che lavorano a maglia di giorno e si vendono la notte, e del povero orfano menomato che vive con loro (debutto 14 gennaio al Piccolo di Milano).
Dopo il successo di “In nome del padre” è alla Madre, figura spesso intoccabile, a volte soffocante nei confronti dei figli, altre escludente verso i padri, che Mario Perrotta dedica il secondo capitolo della sua trilogia sulla famiglia, con la consulenza di Massimo Recalcati (dal 7 gennaio al Piccolo poi in tournée). Laura Curino e Lucia Vasini raccontano invece le storie de “L’anello forte” che Nuto Revelli, cantore di un’Italia contadina d’altri tempi, assegna alle donne: memorie di lavoro e tenacia, storie struggenti di soprusi ed emancipazione dove in campagna prima e nell’industria poi si affrontano i desideri di autonomia e libertà per un futuro diverso per se stesse e per i propri figli (maggio al Gobetti di Torino).
Ci sono poi i grandi omaggi. Ai dieci anni della scomparsa la Merini rivive in scena con Milvia Marigliano in “Alda. Diario di una diversa” (maggio, Duse di Genova). Vivian Maier, astro della street photography americana, è al centro di “Tutt’intera” di Guillame Poix con Tamara Bartolini e Michele Baronio (febbraio, India di Roma). Mary Anderson, che inventò il tergicristallo, Maria Curie, Nobel per la fisica, Tina Anselmi, primo ministro della Repubblica Italiana, Tina Modotti, fotografa di guerra, sono tutte in palcoscenico in “Se non posso ballare… non è la mia rivoluzione”, il nuovo spettacolo di Lella Costa ispirato a “Il catalogo delle donne valorose” di Serena Dandini (tournée al via il 25 gennaio dal Teatro Trivulzio di Melzo – MI).
L’attualità irrompe poi con l’indagine teatrale di Carlotta Corradi sullo scandalo delle “baby squillo” dei Parioli in “Nel bosco” (dal 9 gennaio all’India). O con il tema del femminicidio in “Scene di violenza coniugale / atto finale” di Gérard Watkins, per il quale Elena Serra firma una regia nello spazio di un vero appartamento (dal 20 gennaio alla Galleria d’arte Franco Noero di Torino).
Tahar Ben Jelloun, tra le voci più alte e libere della letteratura araba, apre una finestra sulla condizione femminile nel suo mondo con “Creatura di sabbia” interpretato da Raffaella Azim (febbraio, Duse di Genova). Da una storia vera, Anna Della Rosa ne “L’angelo di Kobane” di Henry Naylor diventa la giovane Rehana che in un villaggio della Siria sogna di diventare avvocato, ma si ritrova in prima linea contro l’ISIS (marzo, Brancaccino di Roma e poi tournée).
Elena Sofia Ricci torna al teatro e affronta il tema dell’Olocausto nei panni di Sylvia, l’ebrea, casalinga, improvvisamente colpita da paralisi dei “Vetri rotti” di Arthur Miller (febbraio, Eliseo di Roma e poi in tournée), inaugurando una lunga galleria di bellissime occasioni per una prova d’attrice. Come “Il nodo” di Johnna Adams, in cui Ambra Angiolini e Ludovica Modugno si fronteggiano sul tema dell’educazione dirette da Serena Sinigaglia, a sua volta regista che solo nei prossimi sei mesi vanta il record personale di ben 11 spettacoli in scena. Ma c’è anche “Harper Regan. Due giorni nella vita di una donna” per Elena Russo Arman con cui Elio De Capitani ha fatto conoscere in Italia la scrittura di Simon Stephens (giugno, Elfo Puccini di Milano). O la madre e la figlia attiviste politiche de “L’eclisse” Joyce Carol Oates che Francesco Frongia affida a Ida Marinelli ed Elena Ghiaurov (marzo, Elfo Puccini). Per la Ghiaurov c’è anche l’ossessione del tempo che passa di “Jezabel”, da uno dei romanzi più noti di Irène Némirovsky per la regia di Paolo Valerio (febbraio, Rossetti di Trieste e poi in tournée). E ancora Mascia Musy è “Anna dei miracoli” che William Gibson ha tratto dalla storia vera della sordo-cieca Helen Keller e della sua insegnante Anne Sullivan, per la regia di Emanuela Giordano (dal 9 gennaio al Duse di Genova e poi in tournée). Fino a due grandissime signore del palcoscenico italiano: Anna Maria Guarneri e Giulia Lazzarini, in un cult di risate e noir come “Arsenico e vecchi merletti” di Joseph Kesserling, dirette da Geppy Gleijeses (dal 7 gennaio al Quirino Gassman di Roma e poi in tournée).

Coez, primo italiano a registrare Spotify singlesAll’estero coinvolti Ed Sheeran, Taylor Swift e Sam Smith

09 gennaio 202012:58

– Spotify ha scelto Coez per il lancio degli Spotify Singles in Italia. Il cantautore, in esclusiva per la piattaforma, ha registrato una versione inedita di “La tua canzone”, tratta dal suo ultimo album E’ sempre bello, e la cover “Via” di Claudio Baglioni presso gli iconici Abbey Road Studios di Londra. I due singoli sono già disponibili.
Il programma Spotify Singles prevede la realizzazione in esclusiva per Spotify di alcuni brani rivisti da artisti famosi: una canzone propria e la cover di un brano, scelto per aver rappresentato qualcosa di importante per il percorso dell’artista.
L’iniziativa è già partita in molti Paesi: ad oggi sono stati coinvolti ben 185 artisti (tra quelli coinvolti ci sono Ed Sheeran, Taylor Swift e Sam Smith), che hanno registrato più di 600 Singles, per un totale di 23 ore di musica e quasi 3 miliardi di ascolti.
“Sono molto contento di essere il primo artista a portare in Italia Spotify Singles – afferma Coez -. Per l’occasione abbiamo scelto due brani molto diversi tra loro: il primo è la reinterpretazione di La tua canzone. Abbiamo cercato di dare una nuova chiave di lettura, più morbida rispetto alla versione rock del disco, solo con piano e voce. Mentre per il secondo pezzo, abbiamo scelto una cover degli anni ’70 di Claudio Baglioni: Via. Anche in questo caso abbiamo cercato un ritmo diverso rispetto al pezzo originale, precisamente drum and bass, fornendo una nuova chiave interpretativa, nel rispetto dello spirito del pezzo”.
“Singles è un omaggio ai 45 giri. Per il debutto del programma in Italia abbiamo scelto Coez che, con la sua scrittura, ha dato il via in Italia a un genere crossover tra rap e pop con cui ha dominato le classifiche, collezionando oltre 20 dischi di platino e diventando un portavoce della sua generazione, oltre che un simbolo del nuovo cantautorato italiano”, ha dichiarato Federica Tremolada, Managing Director, Southern and Eastern Europe di Spotify.

Reggia Caserta: oltre 40 mila visitatori per feste NataleIn continuo incremento presenze in complesso vanvitelliano

CASERTA09 gennaio 202013:27

– Oltre 40mila persone hanno scelto la Reggia di Caserta per le festività natalizie appena trascorse. Un trend di crescita costante quello registrato dal Complesso vanvitelliano che, dall’istituzione dei musei autonomi voluta nel 2014 dal Ministro dei Beni e delle Attività culturali e per il Turismo Dario Franceschini, ha raddoppiato il numero di visitatori nel periodo compreso tra il 24 dicembre e il 6 gennaio. La Reggia di Caserta si conferma così un formidabile attrattore culturale e turistico. I dati dei biglietti delle feste lo attestano: dai 22444 nel 2014 ai 43813 di quest’anno.
Sono stati il 30 dicembre e il 2 gennaio i giorni di apertura ordinaria che hanno fatto registrare la maggiore affluenza, con 4518 presenze nel penultimo giorno del 2019 e 4619 nel secondo giorno del 2020 (primo giorno di apertura dell’anno della Reggia di Caserta). Non solo numeri, però. La Direzione della Reggia di Caserta ha infatti avviato in questi mesi una valutazione delle potenzialità e criticità del complesso.

Giornalisti: morto Italo Moretti, storico volto Rai86 anni, ex direttore Tg3, raccontò orrori regimi in Sud America

09 gennaio 202013:45

– E’ morto a Roma, all’età di 86 anni, il giornalista Italo Moretti. Volto storico della Rai, era stato a lungo inviato in Sud America. Lo rende noto il Tg3.
Iniziò la sua carriera a 17 anni, collaborando a Perugia con le redazioni locali dei quotidiani nazionali. Entrò in Rai nel 1966. Si occupò di sport, cronaca, politica interna e politica estera. Nel 1968 iniziò il suo lavoro in America Latina.
Raccontò le delicate situazioni di quegli anni in Cile, Argentina e Uruguay.
Nel 1976 Italo Moretti entrò nella redazione del Tg2 continuando a dedicarsi al Sud America, ma anche alla politica di Portogallo e Spagna. Nel 1987 fu nominato vide-direttore del Tg3 di cui diventò poi direttore nel 1995. Dal ’96 al ’98 fu condirettore della Tgr.

La Rai perde un volto storico e interprete del giornalismo televisivo. Addio a Italo Moretti, famoso inviato della Rai in Sud America. Aveva 86 anni. È stato conduttore del Tg2 e direttore del Tg3. E’ morto a Roma all’età di 86 anni.Nella sua vita è sopravvissuto a una sciagura aerea nello scalo di Addis Abeba, vicenda di cui fece un reportage che gli valse il Premio Saint-Vincent. Ha sempre inseguito la verità sul caso Alpi-Hrovatin, e non a caso è stato anche presidente del Premio Ilaria Alpi per il giornalismo televisivo.Originario di Giulianova, in Abruzzo, classe 1933, aveva iniziato la sua carriera a soli 17 anni collaborando a Perugia con le redazioni locali dei quotidiani nazionali. Intelligente, tenace, entrò in Rai nel 1966. Nella sua lunga carriera si è occupato di sport, cronaca, politica interna ma soprattutto di politica estera. Nel 1968 iniziò il suo lavoro in America Latina. Da Cile, Argentina e Urugua, ha raccontato i regimi golpisti e autoritari di quei paesi, documentando la tragedia dei desaparecidos. Nel 1976 Italo Moretti passò alla redazione del Tg2 continuando a dedicarsi al Sud America, ma anche alla politica di Portogallo e Spagna.Nel 1987 fu nominato vice-direttore del Tg3 di cui diventò poi direttore nel 1995. Dal ’96 al ’98 fu condirettore della Tgr Italo Moretti è stato anche scrittore . Tra i tanti riconoscimenti anche la Colomba d’Oro per la pace, il Microfono d’Argento, il Premiolino, il Premio Scarfoglio. Tra i messaggi di cordoglio alla famiglia quello congiunto della Federazione Nazionale della Stampa italiana e l’Usigrai che ricordano Italo Moretti come “un uomo che ha davvero onorato con il suo impegno e la sua passione per il giornalismo la funzione del servizio pubblico, che ha contrastato ogni forma di oscurità, oscurantismo e bavaglio, in Italia e non solo. Milioni di italiani hanno conosciuto attraverso i suoi reportage gli orrori e le atrocità delle dittature in America Latina”.Tanti i messaggi di cordoglio alla famiglia: il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’Informazione e all’Editoria, Andrea Martella sottolinea in nota: “La scomparsa di Italo Moretti segna una perdita significativa. Non solo per il mondo del giornalismo che da tempo lo colloca tra i suoi principali maestri, ma anche per tanti italiani che grazie alla sua professionalità e al suo certosino lavoro di inchiesta hanno potuto beneficiare di un eccellente servizio pubblico”. Ma tiene a rilevare anche “un sentimento di gratitudine nei confronti di questo grande giornalista che ha interpretato il suo ruolo senza mai risparmiarsi bensì addentrandosi in realtà sociali, luoghi e vicende di particolare complessità e drammaticità. Tra gli esempi emblematici di questo suo taglio, l’impegno costante per far luce sull’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin”.In una dichirazione congiunta il presidente e l’ Ad Rai tengono a rilevare: “Italo Moretti, cronista attento, inviato delle vicende politiche e sociali dell’America Latina, indimenticato direttore del Tg3, è stato un modello per tutti i giornalisti. La sua passione per la notizia in tutte le sue declinazioni, il suo respiro internazionale e la sua capacità di comunicare con il pubblico trasferendo competenza, credibilità e emozione hanno dato orgoglio e lustro alla Rai”. Infine in un comunicato congiunto la Federazione Nazionale della Stampa italiana e l’Usigrai ricordano Italo Moretti come “un uomo che ha davvero onorato con il suo impegno e la sua passione per il giornalismo la funzione del servizio pubblico, che ha contrastato ogni forma di oscurità, oscurantismo e bavaglio, in Italia e non solo. Milioni di italiani hanno conosciuto attraverso i suoi reportage gli orrori e le atrocità delle dittature in America Latina”.

A Riad in scena la forza delle donne nello show LeilaIl 16 gennaio al King Fahd Stadium e in diretta su tv nazionale

RIAD11 gennaio 202021:45

Al King Fahd Stadium, che accoglie più di 30 mila persone, in scena il 16 gennaio (e in diretta sulla tv nazionale) “Leila, the Land of Imagination”, spettacolo senza precedenti in Arabia Saudita ideato e creato da Balich Worldwide Shows. Team tutto al femminile capitanato dalla Creative Director italiana Anghela Alò per celebrare una nuova generazione di donne in Arabia Saudita. Lo show chiude la Riyadh Season, il festival con più di 100 eventi artistici e sportivi, in 12 zone della capitale, che ha ospitato milioni di visitatori, grazie anche alle recenti aperture verso il turismo straniero.
“Leila è il simbolo della nuova generazione femminile saudita che vive una realtà mutevole, in profondo cambiamento. Il concetto dello spettacolo potrebbe essere ripreso in un’unica frase: le linee del terreno e le linee della mano sono le stesse. Il futuro, che è alle porte, è nelle mani di Leila ma, per poterlo conoscere, ha solo bisogno di dare libero sfogo alla sua immaginazione” dice Anghela Alò.
Lo show è costituito da 7 segmenti principali con performance di danza e teatro, ma anche numeri acrobatici, di parkour, videoproiezioni, film, ologrammi ed effetti speciali, sia acquatici che pirotecnici, che hanno coinvolto circa 500 artisti, 300 membri del team provenienti da 26 paesi diversi, oltre 90 ballerini, più di 600 costumi, 260 elementi scenici straordinari, musiche originali e produzioni video spettacolari.
Nel team centinaia di professionisti sauditi, danzatori folcloristici e artisti locali. Il più giovane di tutti è un acrobata di 8 anni, giovane promessa del panorama saudita. Ma vede anche la partecipazione di artisti speciali come Samira Al Khamis, la prima ballerina saudita, lo scrittore saudita Youssef Al Mohaimeed, la cantante Amel Sdiri, il calligrafo Mohammed Khodr. Lo show verrà trasmesso dalla tv nazionale saudita dalle 20:30 ora locale. Su http://www.instagram.com/balichws/?hl=it il racconto social dalle 18:30 ora italiana.

Fellini 100 anni: il successo, gli attori, le donnePillole a tema per ricordare il maestro del cinema

11 gennaio 202019:54

Federico Fellini e il successo, le donne, i film e poi la sua amata Giulietta, suo porto e approdo. Pillole a tema per ricordare il maestro del cinema che ha sempre confuso sogno e realtà, in occasione dei cento anni dalla sua nascita (20 gennaio).Leggi anche FELLINI, 100 ANNI DOPO DIARI E SOGNI IN LIBRERIA    IL SUCCESSO – Fellini lo ha ottenuto essendo solo se stesso e attingendo esclusivamente alla sua vita, senza indicare strade, giudicare, voler essere un maestro di pensiero. “Non faccio film – diceva – per dibattere tesi o sostenere teorie. Faccio film alla stessa maniera in cui vivo un sogno che è affascinante finché rimane misterioso e allusivo, ma che rischia di diventare insipido quando viene spiegato”. Chi avrebbe mai scommesso che questo ragazzo di provincia che avrebbe poi conquistato quattro Oscar? E tutto questo raccontando solo se stesso. “Sono autobiografico anche quando parlo di una sogliola” aveva detto con un certo orgoglio e molta onestà il regista di Rimini parlando della sua creatività. Ma nell’immaginario collettivo il suo premio più grande è stato l’Oscar alla carriera ricevuto nel ’93 dalle mani di Sofia Loren e di un Marcello Mastroianni visibilmente commosso. E questo al teatro Dorothy Pavillon di Los Angeles dove tra il pubblico c’era una piangente Giulietta Masina. “Per favore, sedetevi, restate a vostro agio – aveva detto allora Fellini -. Che posso dire? Beh, non me lo aspettavo davvero… Vorrei naturalmente, prima di tutto, ringraziare tutte le persone che hanno lavorato con me. Non posso nominare tutti, quindi lasciate che faccia un solo nome, quello di un’attrice che è anche mia moglie. Grazie, carissima Giulietta, e per favore, smettila di piangere!”.

I SUOI FILM – Sogno, fumetto, circo e fantasia, ovvero l’idea che nel mondo c’è sempre un po’ di magia, anche se si fosse all’inferno. Gran parte dei film di Fellini seguono questa surreale grammatica con l’aggiunta ovviamente del vento come colonna sonora. E questo da LO SCEICCO BIANCO, esordio del 1952, fino a GINGER E FRED del 1985, terz’ultimo lavoro nel segno della nostalgia. In mezzo, in ordine di tempo, troviamo I VITELLONI con protagonisti cinque perditempo in una città di provincia tanto simile a Rimini; LA STRADA, premio Oscar come miglior film in lingua straniera con la storia di due artisti di strada (Anthony Quinn e Giulietta Masina) e , nel 1957 LE NOTTI DI CABIRIA, altro premio Oscar per il film straniero, protagonista ancora la Masina (Palma d’oro a Cannes) che sceglie la prostituzione come rimedio alla povertà. È ancora Palmares nel 1960 con LA DOLCE VITA (Oscar per i costumi e Palma d’oro a Cannes) uno dei film più conosciuti al mondo anche solo per la scena della Ekberg che fa il bagno nella fontana di Trevi. 8½, forse il suo film più maturo e intimo, si porta a casa due premi Oscar, miglior film straniero e per i costumi. Di scena la storia di un regista in crisi (Mastroianni). Anche in GIULIETTA DEGLI SPIRITI del 1965 tracce di autobiografia. Qui troviamo una donna tradita dal marito (Masina) a cui viene in soccorso la vicina (Sandra Milo). Con ROMA Fellini torna poi al passato, quello di un giovane di provincia che arriva alla stazione Termini nel 1939 e con AMARCORD, infine, va ancora più dentro alla sua memoria: quella dell’infanzia in famiglia. LE DONNE – Fellini, come è noto, amava le donne abbondanti, quelle che negli anni Sessanta si chiamavano ‘maggiorate’, e così non a caso ha riempito i suoi film di attrici extralarge. È il caso di Anita Ekberg in LA DOLCE VITA, quello di Magali Noel (la mitica Gradisca di AMARCORD) e, su tutte, della generosa tabaccaia Titta (Maria Antonietta Beluzzi) sempre dello stesso film del 1973. Traditore seriale come era, Fellini aveva un’idea della donna del tutto particolare che si lega alla meraviglia. La stessa che ha rappresentato in AMARCORD nella scena in cui una folla, a bordo di piccole imbarcazioni, attende il passaggio nell’Adriatico del transatlantico Rex. Ma una vera sintesi dell’immaginario di Federico Fellini e del suo rapporto con le donne sta tutta nel suo 8½. Qui Guido Anselmi, suo alter ego interpretato da Mastroianni, immagina un’inconfessata fantasia erotica comune a tutti gli uomini: un harem in cui tutte le donne convivono felicemente.

GIULIETTA – Forse il film più bello Federico Fellini non lo ha mai scritto, quello dedicato al suo infinito amore per Giulietta Masina. Sposati il 31 ottobre del 1943, i due restarono insieme tutta la vita. E questo contro tutto e tutti. Tra le cose più dolorose subite dalla Masina, le rivelazione dell’attrice Sandra Milo che dichiarò di avere avuto una relazione durata diciassette anni con Fellini. E anche che il regista sarebbe stato pronto a lasciare la moglie. Eppure la minuta e dolce Giulietta, la donna più lontana dall’idea estetica di Fellini, superò tutto e restò il grande amore del regista come dimostra questo commovente episodio. Ovvero il messaggio che Federico scrisse alla moglie nel 1992 prima di entrare in sala operatoria per un ictus: “Ancora un bacetto prima di addormentarmi. È un grande conforto sapere che quando mi risveglierò ti vedrò vicina a me come sempre, mia adorata Giulietta. Lo so, le parole sono un po’ goffe, convenzionali, ma tu sai di essere veramente la mia vita. A tra poco amore mio, con profonda tenerezza e gratitudine».

GLI ATTORI – “Io avevo bisogno di un italiano, di un amico che accettasse con umiltà di essere come un’ombra rispettosa, che non venisse fuori in modo eccessivo. Così ho preso Mastroianni, lo conoscevo già, ed è stato bravissimo: così allusivo, discreto, simpatico, antipatico, tenero, prepotente. C’è e non c’è. Perfetto”. Così Federico Fellini sulla scelta dell’attore protagonista di 8½ e de LA DOLCE VITA, ovvero quel Marcello Mastroianni che è stato il suo attore feticcio, il suo alter ego. Conservatore con Mastroianni, come con la sua adorata Giulietta Masina, Fellini fu rivoluzionario quando scelse, ad esempio, Paolo Villaggio e Roberto Benigni per LA VOCE DELLA LUNA, suo ultimo film del 1990.

‘Gli anni più belli’ di Claudio Baglioni – IL VIDEORegia di Gabriele Muccino. Il brano dà anche il titolo al suo nuovo film

11 gennaio 202000:32

E’ online il video de ‘Gli anni più belli’, il nuovo brano inedito di Claudio Baglioni, già in radio e in digitale.“Gli anni più belli’ dà anche il titolo al nuovo film di Gabriele Muccino, nelle sale cinematografiche dal 13 febbraio 2020. Ed è stato proprio Gabriele Muccino a dirigere il video del brano, disponibile sul canale ufficiale Youtube dell’artista:Nel video, le immagini di Claudio Baglioni si intrecciano con alcune scene del film del regista romano. ‘Gli anni più belli’ è un brano sulla limpidezza, la vitalità e il richiamo di libertà dei sogni dell’adolescenza; sul valore dell’amicizia e il rapporto tra amore e dolori; sull’esigenza di cercare dentro di noi le energie per vivere il futuro ma anche sulla saggezza e la profondità dell’età matura.
Ed è anche una delle 12 tracce che comporranno il nuovo album di inediti di Baglioni, in uscita nella primavera 2020. VAI ALLA POLITICA VAI ALLE NOTIZIE DEL PIEMONTE VAI ALLE NOTIZIE DAL MONDO VAI ALLA CRONACA VAI ALLO SPORT VAI AL CALCIO

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Campiello, Paolo Mieli presidente giuria 58/ma edizione
Il 29 maggio la cinquina, cerimonia premiazione il 19 settembre

VENEZIA10 gennaio 202011:22

Sarà il giornalista e storico Paolo Mieli il presidente della Giuria dei letterati della 58/a edizione del Premio Campiello, che vedrà il 29 maggio a Padova la selezione della cinquina finalista e il 19 settembre a Venezia la cerimonia di proclamazione del vincitore. Mieli è stato direttore de ‘La Stampa’ e de ‘Il Corriere della sera’ e fino al 2016 è stato presidente di RCS Libri S.p.A. “Come da tradizione – afferma Enrico Carraro, per la prima volta presidente della Fondazione Il Campiello e di Confindustria Veneto – anche quest’anno la Fondazione Il Campiello ha affidato la guida della Giuria dei letterati ad una personalità di alto profilo della cultura italiana. Paolo Mieli, che ringraziamo per aver accettato l’incarico, è uno dei giornalisti più autorevoli e un profondo conoscitore delle vicende storiche del nostro Paese. Siamo certi che saprà coordinare con competenza e autorevolezza i lavori della Giuria. Questo premio è diventato non solo uno dei concorsi letterari più prestigiosi, ma anche una manifestazione culturale tra le più importanti e seguite in Italia e rappresenta l’espressione delle energie e dell’impegno degli imprenditori del Veneto nella promozione della cultura. Voglio infine rivolgere un ringraziamento particolare a Carlo Nordio che con professionalità ed intelligenza ha presieduto la Giuria dei letterati nelle ultime due edizioni”. Gli altri componenti della Giuria sono Federico Bertoni, docente di Critica letteraria e letterature comparate all’Università di Bologna, Daniela Brogi, docente di Letteratura Italiana contemporanea all’Università per Stranieri di Siena, Silvia Calandrelli, direttore di Rai Cultura, Philippe Daverio, storico dell’arte, Chiara Fenoglio, docente di Letteratura Italiana all’Università di Torino, Luigi Matt, docente di Storia della lingua italiana all’Università di Sassari, Ermanno Paccagnini, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea alla Cattolica di Milano, Lorenzo Tomasin, Docente di Filologia Romanza all’Università di Losanna, Roberto Vecchioni, cantautore, ed Emanuele Zinato, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Padova.Al 58/mo Campiello possono partecipare i romanzi pubblicati per la prima volta in volume tra il primo maggio 2019 e il 30 aprile 2020 e regolarmente in commercio. Non sono ammessi saggistica, né poesia, né opere tradotte in italiano da altre lingue.

Ginette Kolinka, ‘Superiamo l’odio’95 anni, sopravvissuta a lager, i ricordi in un libro

10 gennaio 202010:24

GINETTE KOLINKA CON MARION RUGGERI, RITORNO A BIRKENAU (PONTE ALLE GRAZIE, PP. 89, EURO 12,00). Deportata a Birkenau quando aveva 19 anni, fra gli ultimi sopravvissuti ai campi di concentramento dove è stata da aprile del 1944 a giugno 1945, Ginette Kolinka, matricola 78599 come mostra sul braccio tatuato, dice a 95 anni che “l’odio è all’origine di tutti gli orrori”.
“Hitler odiava gli ebrei e voleva sterminare tutti quelli che c’erano in Europa. Questo odio è all’origine di tutto e ai ragazzi che incontro nelle scuole chiedo di rendersene conto. Di capire che quando dicono – come si fa spesso, con leggerezza, quando si è molto giovani – ‘a me stanno sulle scatole gli ebrei o i neri, oppure i musulmani’ si ha già un piede dentro Auschwitz”, spiega la Kolinka in questi giorni in Italia dalla Francia dove vive con ‘Ritorno a Birkenau’ scritto con la giornalista Marion Ruggieri.
Nel libro, pubblicato da Ponte alle Grazie, Ginette, che è una donna luminosa, sorridente e di grande energia, si racconta, dopo 50 anni di silenzio su quello che ha vissuto. A farle riaprire quello che considerava un libro chiuso è stato Steven Spielberg che, dopo il film Schindler’s List, ha creato una fondazione e mandato dei giovani cineasti in giro per il mondo a raccogliere la testimonianza dei deportati. “Quando mi hanno contattata ho rifiutato il colloquio perchè per me la deportazione era una pagina chiusa. Non ricordavo e non avevo voglia di ricordare. Ma hanno talmente insistito che a un certo punto mi hanno convinta. I colloqui mi hanno fatto scoprire un sacco di cose. Ma quando parlo ai giovani cerco anche di divertirli. Faccio battute su quello che, per esempio, vedo al supermercato quando compro la carta igienica: c’è una scelta enorme, diversi spessori, colori, disegni. Io per 15 mesi non ho avuto a disposizione neppure un coriandolo di carta” racconta Ginette che dai primi anni Duemila si dedica a tramandare la memoria della Shoah.
“Le cose sono molto cambiate. All’inizio i ragazzi dicevano ‘Ah, che bello! Viene questa, ci racconta una storia così non c’è lezione’. Adesso c’è più preparazione, anche da parte degli insegnati. I ragazzi ascoltano” afferma.
“Certo, nessuno è perfetto, gli esseri umani non sono fatti soltanto di bontà, ma spero che le manifestazioni di odio siano sempre meno. Che si riescano a tenere sotto controllo in modo da non creare una seconda Auschwitz. Per il momento non vedo questo rischio, però i pregiudizi sono duri a morire. Ebrei e musulmani dovrebbero darsi la mano. Ciascun popolo è stato vittima di altri. Faremmo bene a non detestarci più” è l’invito della Kolinka.
In ‘Ritorno a Birkenau’ uscito in Italia nella traduzione di Francesco Bruno – che purtroppo in copertina riporta il numero di matricola di Ginette con un refuso, un 6 al posto di un 5 – la Kolinka è riuscita a raccontarsi in modo diretto, semplice, ma sono tante anche le cose di cui non ha parlato.
“Non ci penso mica sempre a quello che ho vissuto. E’ difficile ricordare. Quando ne parlo rivedo le cose e le rivivo, ma senza quel dolore. Potevano esserci anche meno venti gradi a Birkenau a febbraio o marzo. Adesso, quando andiamo in visita con gli studenti siamo vestiti di tutto punto, berretto, guanti, sciarpa. Noi non avevamo niente. Dovevamo congelare. Erano previste la fame, la sete, il freddo. Io però non li ricordo, l’unica cosa che mi torna in mente è che quando avevo molto freddo alle mani per scaldarle, durante l’appello, le mettevo sotto le ascelle della compagna che avevo davanti” racconta Ginette che, dopo la guerra, per molti anni ha tenuto un banco di articoli di maglieria al mercato di Aubervilliers, con il marito. La gente “ci vede come esseri sovrannaturali per il fatto che siamo tornati. Quello che abbiamo passato è difficile da credere. Noi stessi abbiamo difficoltà a renderci conto di che cosa ci è stato inflitto”.
Tra le cose che più la fanno ancora soffrire l’aver spinto, dopo il terribile viaggio in treno, il padre, il fratello minore di 12 anni, Gilbert, e il nipote a salire sui camion che portavano i più stanchi al campo senza sapere che così sarebbero finiti direttamente nelle camere a gas. “Sono andati in fumo subito dopo l’arrivo. Ho sempre avuto il rimorso di aver raccontato a mia madre con tanta brutalità quale era stata la sorte degli uomini della famiglia. Certo per me i sentimenti sono una cosa problematica. Per farmi piangere ce ne vuole”.

Berlinale, Jeremy Irons sarà presidente della giuria 2020L’attore: “sono onorato, è un festival che ammiro da tempo”

BERLINO09 gennaio 202018:42

L’attore britannico Jeremy Irons sarà il presidente della giuria della Berlinale 2020. Lo ha annunciato lo stesso festival attraverso una nota. “Sono molto lieto di questo incarico.- ha commentato Irons – E mi sento onorato di poter essere presidente della giuria del festival di Berlino, un festival che ammiro da tempo e che ho sempre frequentato con piacere”. Sulla nomina di Irons è intervenuto Carlo Chatrian, nuovo direttore della Berlinale: “Le figure iconiche che ha interpretato Jeremy Irons e il suo stile inconfondibile mi hanno accompagnato nel mio viaggio nel cinema e mi hanno messo davanti agli occhi la complessita’ della natura umana. Io ammiro Jeremy Irons come uomo, e come artista – ha sottolineato Chatrian – e sono orgoglioso di poterlo salutare come presidente della 70/ma edizione della Berlinale”.

Weinstein, legali chiedono rimozione giudicedifficile selezione della giuria, troppi conoscono il caso

10 gennaio 202009:45

“Il giudice e’ di parte” e la difesa di Harvey Weinstein ne chiede la rimozione. Il magistrato che presiede sul processo newyorchese contro l’ex produttore di Hollywood si e’ visto recapitare una lettera con la richiesta di farsi da parte per aver minacciato di mandare in prigione l’imputato se non avesse smesso di mandare sms dall’aula del tribunale.
Prevedibilmente il giudice James Burke ha risposto picche: “Non c’era nulla di incendiario o di parte nel rimproverare un imputato che non rispetta i regolamenti della corte”, ha detto il magistrato in apertura dell’udienza: “Non ho alcun pregiudizio verso di lui e anzi, ho fatto il possibile perche’ il vostro cliente abbia il processo equo che si merita”.
Un legale di Weinstein aveva scritto al giudice affermando che i suoi commenti “ne hanno messo in dubbio l’imparzialità”. L’uso dei cellulari in aula è severamente proibito dalla corte, ma l’avvocato aveva sostenuto che Weinstein avrebbe inviato i messaggi prima dell’inizio dell’udienza.
L’avvocato, Arthur Aidala, aveva osservato che le parole del giudice “hanno aggiunto un ulteriore elemento ai molti ingiusti pregiudizi” che il suo cliente ha di fronte. Procede intanto con difficoltà la selezione della giuria: molti dei potenziali giurati sono state esclusi perchè a conoscenza del caso e convinti che Weinstein dovrebbe essere riconosciuto colpevole.
“E’ un procedimento laborioso” ha detto un ufficiale giudiziario al sito Deadline Hollywood davanti a oltre duemila convocazioni inviate per quello che dovrebbe essere un processo di otto settimane. La selezione dovrebbe proseguire la prossima settim